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Consegne a domicilio facili da gestire con Menu di Passepartout

Passepartout Menu asporto

In Italia negli ultimi anni abbiamo assistito alla massiccia diffusione dell’home delivery, grazie al successo delle piattaforme di prenotazione online, che hanno convinto locali e consumatori per la loro semplicità di utilizzo e adozione. Sono molte le realtà ad aver sfruttato il fenomeno per ampliare il proprio mercato, aprendosi senza indugi alle consegne a domicilio, con l’ausilio di uno dei vari intermediari disponibili nel nostro Paese.

I locali che vogliono sfruttare i vantaggi della gestione diretta dei servizi di asporto e food delivery, possono da oggi organizzare il proprio lavoro in maniera professionale grazie alle app collegate a Menu, il software di Passepartout dedicato a bar e ristoranti. Chi opera nel settore della somministrazione di cibi e bevande conosce bene l’importanza dell’offerta di un servizio di alto livello ai fini della fidelizzazione del cliente. Gestire internamente il servizio di consegna a domicilio aiuta a conservare alcuni vantaggi competitivi che rischiano di svanire delegando le operazioni a un intermediario. Ci riferiamo al controllo sui tempi di consegna e sulla qualità del servizio offerta dal proprio personale, alla possibilità di instaurare un rapporto con il cliente che ha ordinato, offrendogli promozioni personalizzate sui suoi dati anagrafici e sul suo stile di vita. Una serie di informazioni che possono fare la differenza e che è semplice gestire attraverso un software dedicato come Menu.

Con Menu, ogni attività può organizzare gli ordini con consegna a domicilio, ricevuti dai propri clienti, traducendoli in chiare istruzioni operative per gli addetti ai centri di produzione. Questi ultimi possono essere informati in maniera automatizzata tramite monitor in cucina, rispettando tempi di consegna ed evitando fraintendimenti.

Ma come è possibile offrire ai propri clienti la possibilità di prenotare da app come farebbero con una qualsiasi piattaforma di food delivery? È qui che entra in gioco Menu MySelf, l’app disponibile sugli store, che permette al cliente di avere accesso, direttamente dal proprio smartphone, al menu elettronico del locale e di effettuare in autonomia l’ordine. Tramite l’app il cliente può anche ricevere informazioni su news ed eventi facilitando quindi tutte le comunicazioni marketing e personali gestite dal locale. Tutte le informazioni relative all’ordine vengono conservate nel Crm integrato in Menu, permettendo di analizzare gusti e preferenze della propria clientela e di elaborare strategie commerciali più efficaci.

App Menu MySelf permette di avere a disposizione una piattaforma di prenotazione personalizzata mantenendo il controllo su tutto il processo di acquisto fino alla consegna. Il mobile payment, integrato nella nuova App MySelf, per transazioni one-click, permette il pagamento anticipato del conto con il proprio smartphone o alla cassa attraverso un semplice QR Code.

Ma i vantaggi per i locali non finiscono qui, perché per gli utenti Menu è disponibile anche App Menu Point, una soluzione integrata per totem e chioschi dalla quale il cliente effettua l’ordine e il pagamento, in contanti o tramite Pos con emissione dello scontrino fiscale.

Una vera e propria suite completa di soluzioni digitali, per gestire la propria attività in modo innovativo e soprattutto diretto, senza rivolgersi a fornitori di servizi esterni e ottimizzando tutti i processi, mantenendo il massimo controllo possibile su tutte le operazioni.

Per chi non ha dimestichezza con un software gestionale di questo tipo c’è la possibilità di richiedere una dimostrazione delle potenzialità di un gestionale per bar e ristoranti compilando il modulo presente sul sito Passepartout.

Gli ammortizzatori sociali del Dl Cura Italia: scopri come funzionano

Ammortizzatori sociali

Cigd (Cassa integrazione in deroga) per le aziende fino a 5 dipendenti e Fis (Fondo di integrazione salariale) per le aziende con più di 5 dipendenti: sono i due ammortizzatori sociali che il Decreto Legge Cura Italia ha previsto per le imprese, estendendone la portata, seppur con modalità pratiche di accesso tuttora complesse e non del tutto definite.

Paolo Bergamo, consulente del lavoro e titolare dello Studio Themis di Jesolo, spiega come funzionano in pratica.

Cassa integrazione guadagni in deroga (Cigd)

Possono chiederla le aziende con un massimo di 5 dipendenti.
La Cigd si può richiedere retroattivamente a partire dal 23 febbraio 2020 per un massimo di nove settimane. Le richieste possono essere presentate (sulla base delle linee guida delle
Regioni o province autonome) nei quattro mesi successivi alla sospensione dell’attività lavorativa e fino al 31 agosto 2020. Però attenzione: i finanziamenti stanziati per la misura sono limitati e, anche se verranno rifinanziati, le domande saranno accolte secondo l’ordine cronologico di arrivo. Il consiglio, quindi, è presentare la domanda con sollecitudine.
Le procedure per attivare la Cigd sono definite su base regionale secondo le regole stabilite dalle singole Regioni in accordo con le parti sociali, ma secondo la cornice stabilita dallo Stato uguale su tutto il territorio nazionale.
Il primo passo è comunicare (via Pec o via fax) l’intenzione di richiedere la Cigd alle Rsa/Rsu dell’azienda, se esistenti, o alle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.
Nell’informativa ai sindacati va specificata l’entità della richiesta: va indicato per quanti dipendenti la si richiede, per quanto tempo (il decreto Cura Italia, come detto, al momento prevede fino a un massimo di nove settimane), se si tratta di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa (quest’ultimo caso è relativo a chi fa delivery) e le cause (ovviamente, qui andrà indicata ”emergenza Covid-19”).
L’accordo dei sindacati è auspicabile ma non è indispensabile. In ogni caso non è richiesto con riferimento ai datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti. In seguito, va presentata un’istanza amministrativa telematica alla Regione/Provincia autonoma di riferimento, su cui vengono riepilogati i termini della richiesta. La Regione istruirà la pratica ed emetterà il decreto di concessione, che dovrà inoltrare all’Inps; per il pagamento, è in fase di definizione la possibilità da parte delle banche di anticipare gli importi direttamente ai lavoratori. Importante: la Cigd è applicabile a tutti i lavoratori  che risultano assunti alla data del 17 marzo (quella del Decreto Cura Italia), così come stabilito dal Decreto Liquidità. La Cigd prevede il riconoscimento ai lavoratori della contribuzione figurativa e dei relativi oneri accessori. In capo ai datori di lavoro rimangono gli accantonamenti per il Tfr, che matura come se il lavoratore avesse integralmente lavorato.
Il trattamento è pari all’80% della retribuzione persa per effetto della sospensione/riduzione di orario (retribuzione  calcolata al lordo, non al netto) comunque con applicazione di un massimale abbastanza “basso”. Ciò significa che
un lavoratore che normalmente percepisce 1.300-1.400 euro al mese può aspettarsi circa 800-850 euro con il trattamento Cigd, a cui eventualmente si aggiungono gli assegni per il nucleo famigliare

In allegato un documento che spiega a quanto ammonterà il trattamento per i lavoratori: Trattamento integrazione salariale

Per i livelli retributivi, clicca qui: Tabelle retributive pubblici esercizi

Fondo Integrazione salariale (FIS)

È, di fatto, l’equivalente della Cassa integrazione ordinaria prevista per l’industria;
il trattamento si chiama assegno ordinario e viene erogato dal Fondo Integrazione salariale (Fis) dell’Inps.
Ne sono destinatarie le imprese del terziario, tra cui bar e ristoranti, con più di 5 dipendenti (media calcolata sul semestre precedente il mese in cui viene inizia la ospensione/riduzione dell’attività lavorativa).
Per richiederlo, il primo passo è informare (via Pec o via fax, come nell’esempio precedente) le Rsa/Rsu ove esistenti e le articolazioni territoriali dei sindacati di categoria comparativamente più rappresentativi a livello nazionale, che potranno richiedere un esame congiunto della situazione entro 3 giorni. In caso di incontro (rigorosamente per via telematica) non sarà obbligatorio arrivare a un accordo (i sindacati non hanno potere di veto). Successivamente va presentata la domanda amministrativa all’Inps in via telematica. È una procedura complessa, anche se per l’occasione è stata semplificata; per questo, di norma, se ne occupa lo studio di consulenza del lavoro.
Anche in questo caso, la durata massima del trattamento per causale Covid-19 è a oggi di nove settimane, da far partire, anche retroattivamente (dal 23/02/2020 in avanti), con domanda da presentare all’Inps entro quattro mesi dalla data della sospensione dell’attività lavorativa. La scadenza del trattamento è attualmente fissata al 31 agosto 2020. Contribuzione figurativa e i relativi oneri accessori sono a carico dell’Inps. Anche questa misura si applica a tutti i dipendenti in forza alla data del 17 marzo 2020.

 

Il Panino Primaverile: la ricetta dell’Artista del Panino Giacomo Dini

La video ricetta del Panino Primaverile di Giacomo Dini, della Pasticceria dei fratelli Bonci di Montevarchi (Ar) e Artista del panino 2019.

Pochi ingredienti per un risultato innovativo e goloso da replicare oggi a casa e tra poco anche nel vostro bar. Uova, crema di asparagi, petti di pollo, ricotta salata contenuti in un morbido bun.

Le microdistillerie, un movimento emergente

microdistillerie
Il bollitore dell'impianto di distillazione Peter in Florence

Soffia il vento della distillazione artigianale o microdistillerie. Solo negli Stati Uniti hanno aperto, negli ultimi dieci anni, oltre duemila nuove attività. In Italia i numeri sono più piccoli ma qualcosa ha iniziato a muoversi. E a interessare il mondo della mixology che, in qualche caso, si è lanciata sui distillati e liquori “sartoriali”

Due nuove distillerie nel 1982, poco meno di cento nel 2010. Poi i “fuochi d’artificio” ovvero oltre 2.200 alambicchi accesi nel 2020. La progressione negli Stati Uniti ricorda quella avvenuta dagli Anni Settanta con i birrifici artigianali che oggi, negli States, contano più di 8.000 aziende e un market share del 24%. E, come per la birra artigianale, ciò che si verifica oltreoceano arriva presto anche nel Vecchio Continente con la differenza che, questa volta, è la distillazione il leitmotiv.

Le nuove distillerie in Italia

Così, se in Francia sono ormai cinquanta le distillerie che producono whisky, l’Inghilterra può oggi vantare più alambicchi della vicina Scozia. Nuovi vapori insomma si condensano sotto il cielo. Anche in Italia dove distillerie.it, il sito-progetto fondato dal duo di Whisky Club Italia, Claudio Riva e Davide Terziotti, ha iniziato a monitorare un mercato che non appare più di esclusivo appannaggio delle storiche distillerie di grappa sparse su tutto il territorio nazionale, ma sta salutando la nascita di una nuova generazione di distillatori. Decisamente, va detto, più votati al re degli white spirits, il gin. «Penso che per la fine del 2020 - ha commentato proprio Riva qualche tempo fa - in Italia avremo una quindicina di nuove distillerie, e altrettante ne nasceranno nel 2021». Dichiarazioni pre-Coronavirus, va detto, ma “maledizione pandemica” a parte, indicative di un trend che sta prendendo piede anche dalle nostre parti.

Nel 2017, ma il progetto era partito un paio d’anni prima, è ad esempio nato Peter in Florence, gin toscano realizzato dalla GinLab con il trentatreenne Stefano Cicalese al comando di un alambicco Carter Head da 150 litri. «È il nostro unico prodotto - dice Cicalese -. Distilliamo in un podere a Pelago (Fi) usando le botaniche, tranne quelle tropicali, che coltiviamo sul posto. Nel 2019 abbiamo venduto circa undicimila bottiglie, ma al momento non facciamo gin per singoli locali. Non c’è richiesta e, a parer mio, è un fenomeno ancora poco presente. Tuttavia il successo delle piccole distillerie credo vada cercato nella maggiore attenzione che possono riservare al prodotto e alla sua immagine. Inoltre, come nel nostro caso, possono dare una maggiore connotazione territoriale al gin. Noi viviamo nel miglior areale del ginepro e dell’iris, e siamo dei fanatici della distillazione. Come potremmo non creare un gin espressione del nostro territorio?».

Eugenio Belli è invece un trentenne che ha avviato Eugin Distilleria Indipendente alla fine del 2018 a Meda (Mb). Nel 2019 ha venduto 3.700 bottiglie del suo gin: 1.200 con il suo marchio, il resto conto terzi. Già perché la richiesta di gin senza “sporcarsi le mani” è elevata. Lo conferma anche Giacomo Faramelli, alla guida dell’umbra Anonima Distillazioni da maggio 2018. «Il nostro prodotto di punta è ovviamente il nostro gin, 43°12° Aquamirabilis - spiega - ma da poco produciamo anche parte di quello per The Botanical Club».

Proprio il The Botanical Club, oggi tre locali di successo a Milano, è stato il vero precursore del trend “microdistilleria”. Davide Martelli, l’imprenditore che l’ha lanciato nel 2015 con l’apertura del primo locale nel quartiere Isola, ricorda gli inizi della sua avventura: il dialogo con la burocrazia, la ricerca del produttore di alambicchi ideale. «Il nostro successo - sottolinea - credo sia dovuto alla “true generation” ovvero persone che vogliono vedere da vicino il processo produttivo, la creatività, percepire che chiunque può costruire un’attività di successo partendo dalle proprie passioni». Il Botanical, così come quasi tutte le distillerie di nuova generazione, produce a partire da un alcol demetilato, ma i risultati sono eccellenti. «Quando ho ricevuto i complimenti di due autorità come Desmond Payne e Jared Brown confesso di essermi emozionato», confessa Faramelli. Che, oltre al gin, produce anche liquori, alcuni dei quali su stimolo e collaborazione con Riccardo Rossi, titolare del Freni e Frizioni di Roma.
«L’idea di produrre dei nostri liquori - spiega Rossi - nasce dal fatto di non riuscire ad avere la disponibilità di quei prodotti o di non averli come li vorremmo noi. Sono nati così un liquore alla lavanda, un liquore al caffè come il Café de Olla, speziato con cannella, noce moscata, chiodi di garofano e cacao e, ancora, dei cocktail in bottiglia, dal Negroni al Martinez e all’Hanky Panky. Avere dei prodotti “nostri” non credo sia tanto una questione di business quanto piuttosto una comprensibile gratificazione personale, di immagine e, come ho detto, il desiderio di poter lavorare con prodotti non presenti sul mercato».

Tra i protagonisti di questo fermento imprenditoriale c’è anche chi fa della distillazione “on demand” il proprio core business. Loro sono Attilio Cillario e Gigi Marazzi (www.cillarioemarazzi.it), uno avvocato penalista e l’altro ingegnere impiantista, con un atavico pallino per cocktail e distillati. Hanno iniziato quasi per scherzo ma, oggi con il loro alambicco da cento litri e centinaia di prove sulle spalle, hanno creato oltre una cinquantina di gin diversi per clienti del calibro di Aimo e Nadia, Trussardi Café e Dry a Milano, il resort di Ferragamo a Castiglion del Bosco, il circuito di ristoranti di Roberto Costa sparsi tra Milano e Londra. «Per Costa - racconta Marazzi - produciamo un gin caratterizzato dal basilico che lui stesso ci fa arrivare, ancora in vaso, dalla Liguria; il gin per Trussardi Café nasce invece da un’idea del capobarman Luigi Pastore che ha voluto un tocco caratterizzante di salvia e poi scorza di pompelmo e fava Tonka».

Andrea Cremone: i tanti modi per preparare e proporre il caffè

Nel video di oggi si parla di caffè con Andrea Cremone, formatore Sca e titolare con Matteo Caruso del locale genovese Tazze Pazze Caffetteria Gourmet. Il suo set è un laboratorio con numerose macchine e strumenti per l’estrazione, che via via mostra e descrive, evidenziando le numerose opportunità che il barista ha per offrire il caffè nel suo locale. Ovviamente la base di partenza è di qualità, che identifica in un arabica specialty, ma soprattutto in un barista di nuova generazione, innamorato del proprio lavoro e del prodotto che tratta, di cui conosce la pianta, il frutto, il chicco, ogni parte della filiera. Una competenza che si acquisisce soprattutto con i corsi, ma anche con tanta curiosità e voglia di apprendere da testi, video, tutorial e le numerose opportunità che stampa e social mettono a disposizione. Chiude con la preparazione di un caffè filtro, che anche in Italia è sempre più richiesto. Chi lo definisce “acqua sporca” forse non lo conosce a fondo… Buona visione.

Personalizza la tua proposta food e beverage con Photoglass

Photoglass

La ricetta per il successo di un locale prevede almeno tre ingredienti: la qualità della proposta, la qualità del servizio e un pizzico di originalità. Se, infatti, la bontà dell’offerta e la capacità di accogliere e fare stare bene il cliente restano fattori determinanti per conquistare e fidelizzare i consumatori, è vero anche che questi rivolgono sempre più la loro predilezione a quei locali in grado di offrire loro un’esperienza unica e originale. A dare una mano ai gestori a raggiungere questo obiettivo ora arriva Photoglass, un’innovativa soluzione, messa a punto dall’omonima giovane azienda con sede a Ravenna e Alghero, pensata per bar, caffetterie, cocktail bar, pub e birrerie che vogliono dare un tocco di originalità alla propria proposta food e beverage. Una soluzione che mette alla portata di ogni locale le grandi potenzialità offerte dai processi di stampa tridimensionale.

Photoglass stampante 3dPhotoglass è infatti una stampante 3D che permette di personalizzare, attraverso un processo di stampa effettuato con inchiostro alimentare, le superfici di bevande e alimenti. Il tutto in modo facile, veloce e sicuro e senza necessità di installare programmi, né sulla macchina né su pc, e di scaricare app.

Stampe pronte in pochi secondi

Per ottenere il risultato basta semplicemente posizionare il bicchiere, la tazza o il contenitore con l’alimento sul piatto della macchina e selezionare l’immagine che si intende stampare direttamente dallo schermo del tablet integrato, scegliere la grandezza del diametro dell’immagine che si desidera stampare, premere il comando di stampa e il gioco è fatto. Un processo rapidissimo, la durata di ogni ciclo di stampa dura dai 10 ai 25 secondi, a seconda della grandezza dell’immagine, che si può applicare a una gamma infinita di proposte.

Con Photoglass si può personalizzare ogni tipologia di prodotto alimentare che abbia una texture o una base solida o semisolida: dall’espresso al latte macchiato, dal cappuccino alla birra, dai drink ai frullarti, dal frappè al gelato, dai semifreddi ai prodotti di pasticceria, dai tramezzini ai panini, dai semifreddi ai formaggi. Gamma che si amplia anche alle bevande che non nascono con una superficie più compatta: in questi casi basta creare una schiuma per poter procedere con la stampa.

Photoglass paniniCosì come infinita è la gamma di personalizzazioni che si possono realizzare, in quanto la macchina riproduce velocemente ogni tipologia di immagine e non solo, lasciando così massima libertà alla fantasia e alla creatività. Per esempio si può riprodurre il logo del locale, un’immagine pescata su internet, o si può creare un’immagine ad hoc, oppure una foto scattata al momento. Come per il processo di stampa, anche il trasferimento delle immagini avviene in modo facile e veloce: basta scannerizzare il Qr code della macchina con il proprio smartphone, scegliere dalla galleria la foto e quindi inviarla alla stampante.

Un potente strumento di marketing

Ma oltre che una soluzione per rendere più originale e sorprendente l’offerta e distinguersi dalla concorrenza, Photoglass è anche un potente strumento di marketing e di fidelizzazione del cliente.

Photoglass cappuccinoCon la macchina per esempio si possono stampare messaggi personalizzati che promuovono eventi del locale, che il cliente troverà sulla bevanda o il cibo che ordina. Lo stesso cliente può essere coinvolto attivamente in questo “gioco”, per esempio chiedendogli di postare il drink o il cibo personalizzato sui suoi social, pubblicizzando così l’attività del locale, oppure di scegliere un’immagine che troverà impressa nella sua ordinazione.

Incrementa i tuo business

Leggera e dalle dimensioni compatte, 27 cm x 34 cm x 41 cm, che permettono di posizionarla anche sul banco o retrobanco, Photoglass è una soluzione davvero alla portata di ogni locale, anche sotto il profilo economico. Il suo acquisto richiede infatti un investimento contenuto, che si ripaga rapidamente, grazie all’incremento delle vendite che assicura e a costi di gestione davvero ridotti al minimo, dal momento che non necessita né di pulizia né di manutenzione, e alle speciali promozioni lanciate dall’azienda per aiutare i locali ad ampliare il proprio business e superare il difficile momento che stanno attraversando per via dell’emergenza sanitaria.

Photoglass logophotoglassdrink.com

www.facebook.com/PhotoglassDrink

Tel. 3317602986 

Raicilla, Bacanora e Sotol: alla scoperta dei “nuovi” spiriti messicani

Raicilla, Bacanora e Sotol
Piantagioni di agave nell'area di Guadalajara, nello stato di Jalisco in Messico
Con Roberto Artusio, esperto di distillati messicani, siamo partiti alla volta della patria del Tequila per andare alla scoperta di tre distillati ancora poco conosciuti: Raicilla, Bacanora e Sotol. Con i consigli per il loro utilizzo in purezza e nella miscelazione

Sapete tutto su Tequila e mezcal? Bene, allora, è il tempo di fare un salto in avanti, e di passare, come si fa nei giochi online, a un livello superiore. Sì perché il mondo dei distillati messicani è ancora in larga parte tutto da scoprire. La straordinaria varietà vegetale e climatica del territorio messicano abbinate alla maestria artigianale dei campesinos e dei mezcaleros hanno nel tempo prodotto una quasi infinita varietà di distillati di origine vegetale che solo in questi ultimi anni hanno cominciato ad essere distribuiti a livello internazionale e ad affacciarsi anche sul mercato italiano. Ad accompagnarci in questa viaggio immaginario nelle distillerie assolate del Paese latinoamericano, un riconosciuto esperto in materia: Roberto Artusio, fondatore insieme a Cristian Bugiada de La Punta Expendio de Agave di Roma, nonché socio del Jerry Thomas Speakeaesy. Tre le specialità sulle quali ci soffermeremo: Raicilla, Bacanora e Sotol. Prodotti non del tutto sconosciuti ai bartender italiani grazie a eventi come Agave Experience e The Mexican Village, e alle masterclass organizzate da bartender specializzati, brand ambassador e distributori.

Raicilla, un mezcal che proviene dallo stato di Jalisco

Partiamo dal Raicilla. «Si tratta di un mezcal che proviene esclusivamente dallo stato di Jalisco - precisa Artusio - che solo recentemente è stato riconosciuto con una denominazione d’origine che ne tutela la produzione. Viene distillato utilizzando solo agavi endemiche come, ad esempio, l’Agave Maximiliana o l’Agave Valenciana. La sua produzione assomiglia molto a quella del mezcal tradizionale: si possono utilizzare diversi tipi di alambicchi, da quelli in rame a quelli più rudimentali in stile “filippino”. Solitamente i forni per la cottura sono interrati come nella produzione di mezcal, ma ci sono produttori che utilizzano forni a mattone più moderni. Teniamo poi conto che un Raicilla della costa è completamente diverso da un Raicilla dell’entroterra montuoso: la variabile del terroir è fondamentale per comprendere questo tipo di distillati che si possono benissimo paragonare per complessità ai grandi vini o ai whisky invecchiati». Si tratta di un distillato che vanta una gradazione media dai 35 ai 55° e che andrebbe preferibilmente proposto in purezza a temperatura ambiente. «Si può benissimo utilizzarlo anche in miscelazione - ribadisce Artusio - creando, ad esempio, un semplice twist del Margarita, ma si rischia di perderne il carattere, il flavour, la tipicità. Ogni Raicilla è diverso dall’altro: cambiano gli aromi a seconda del territorio di provenienza, del metodo di cottura delle agavi, dei tempi di fermentazione o dei diversi tipi di alambicchi utilizzati per la distillazione. Parliamo sempre di prodotti ancestrali creati da piccoli produttori che utilizzano ancora metodi lenti e tradizionali. Tra questi c’è sicuramente Esteban Morales Garibi, un vero pioniere del Raicilla e, oggi, alla guida di una giovane azienda che ha creato i distillati della linea La Venenosa distribuiti in Italia da Fine Spirits».

Le radici "moonshine" del Bacanora

Cugino del Raicilla è il Bacanora, fino a poco tempo fa classificato come un distillato “moonshine”, illegale o di contrabbando. «Anche questo è un mezcal che viene prodotto esclusivamente nello stato di Sonora e che proviene da una sola varietà di agave, l’Agave Pacifica della famiglia Angustifolia. ll suo processo produttivo è simile a quello del mezcal, ma ogni dettaglio viene segretamente tramandato di generazione in generazione senza che esista un vero e proprio metodo riconosciuto universalmente». Come detto, nel 2000 il governo messicano ne ha regolamentato la produzione con una denominazione riservata ai soli produttori dello stato di Sonora. Ovviamente, si tratta di produzioni di carattere artigianale che, dopo un lungo periodo di illegalità, stanno crescendo molto anche dal punto di vista qualitativo. Il suo utilizzo? «Nella miscelazione per creare semplici twist di cocktail classici o, come nel caso del Raicilla, in purezza. Liscio è in grado di offrire al consumatore una experience davvero unica come un quella di un grande whisky o Cognac, ma credo che ci vorrà ancora qualche anno perché si arrivi a un suo riconoscimento internazionale».

Dalla spugna del deserto nasce il Sotol

Diverso il caso del Sotol, prodotto che gode già di una folta platea di appassionati e consumatori. Non è un mezcal, ma deve il suo nome all'omonima pianta da cui deriva: la Dasylirion wheeleri che appartiene alla famiglia delle Liliaceae, comunemente nota come spugna del deserto, in spagnolo Sotol, che cresce nelle aree selvatiche del Messico settentrionale, del New Mexico, del Texas occidentale e della Texas Hill Country. Viene preparato essenzialmente nelle regioni di Chihuahua e Durango con piante cresciute a più di mille metri sul livello del mare e che impiegano circa 15 anni per maturare, quasi il doppio delle agavi utilizzate per la produzione di Tequila e mezcal. Dal settembre 2002, ha ottenuto la denominazione di origine e un regolamento per la sua produzione che è autorizzata in soli tre stati: Durango, Chihuahua e Coahuila. «Si tratta di prodotto antico quanto il mezcal che deriva da una pianta da sempre considerata sacra in Messico e che presenta quattro diverse varietà genetiche che vanno ad influenzare direttamente il risultato finale della distillazione. La materia prima, la geografia e il terroir giocano di nuovo un ruolo fondamentale nel caratterizzare le diverse specialità di Sotol che sono tantissime. Ne ho avuto prova incontrando, insieme a Cristian Bugiada, Ricardo Pico, co-fondatore di Sotol Clande e proprietario di uno dei bar più famosi di Chihuahua, La Vinata, che in uno dei nostri numerosi viaggi in Messico ci ha fatto scoprire prodotti incredibili». L’utilizzo ideale? «A La Punta, abbiamo più di 35 etichette di Sotol. Lo utilizziamo in miscelazione per preparare preferibilmente dei sour o dei semplici Negroni in modalità pre-batch. Ma, ovviamente, lo proponiamo anche in purezza. Ad esempio, offriamo delle release speciali di Sotol Clande, brand che in Italia è distribuito da Compagnia di Caraibi». Il consiglio finale del nostro esperto è di avvicinarsi a questo tipo di prodotti dopo averli ovviamente degustati e, soprattutto, avere imparato a conoscerli bene. «Alle mie masterclass lo ripeto continuamente, l’essenza di un cocktail è data dal distillato: tutto il resto non è secondario, ma deve essere ideato per esaltare le caratteristiche dell’ingrediente principale». A chi, invece, è già ferrato in materia, si annunciano nuove specialità in arrivo dal Messico. «Tra quelle destinate prossimamente a scuotere la bar industry ci sono sicuramente il pox, distillato a base di mais, canna da zucchero e grano, il charranda, distillato da canna da zucchero e derivati, e, soprattutto, i whisky messicani a base di mais che, come sappiamo, è l’alimento base della cucina locale. Quest’ultimi, saranno probabilmente la grande rivelazione dei prossimi anni».

Da Eurovo 100mila euro per l’assistenza domiciliare a Imola

eurovo_donazione
Da Eurovo arriva una donazione a favore dell'assistenza domiciliare nella zona di Imola per la lotta contro il coronavirus

Ripartire dal proprio territorio, dando un aiuto economico concreto alle strutture che si impegnano nell'assistenza domiciliare dei malati di coronavirus. È quello che ha fatto il Gruppo Eurovo, leader europeo nella produzione di uova e ovoprodotti, che si è posto al fianco delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCA) di Imola nella “battaglia a domicilio” contro il Covid19 con una donazione di 100.000 euro.  L’azienda ravennate ha offerto il proprio sostegno economico  alle unità mobili di intervento domiciliare, responsabili per il trattamento precoce delle infezioni da Coronavirus per tutto il territorio di Imola1 (dieci i comuni coinvolti: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Castel San Pietro Terme, Dozza, Fontanelice, Imola, Medicina, Mordano)di un protocollo organizzativo sperimentale che prevede la somministrazione precoce e direttamente a domicilio di un’associazione di farmaci che hanno dimostrato efficacia nel bloccare il peggioramento della malattia da Covid19. Il progetto, avviato lo scorso 31 marzo e liberamente sostenuto dall’Azienda USL di Imola, dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, dall’Università degli Studi di Bologna e dalla Regione Emilia-Romagna, prevede l’assistenza a domicilio di tutti quei pazienti, sintomatici, sospetti o positivi, che non necessitano di ricovero ospedaliero. Sono in tutto 6 le équipe territoriali coinvolte, ciascuna composta da un medico e da un infermiere, il cui compito è di procedere alla visita domiciliare, effettuare i tamponi e fornire i kit con i farmaci per la cura a casa.  Siro Lionello, Presidente di Gruppo Eurovo dichiara: «Siamo orgogliosi di poter offrire un aiuto concreto al nostro territorio in un momento così difficile, in cui è essenziale operare con rapidità ed efficienza in favore anche e, soprattutto, di tutti coloro che risultano positivi al virus ma non sono nelle condizioni di essere curati in ospedale. I nostri ospedali sono al collasso, è indispensabile oggi trovare e incentivare percorsi di cura alternativi. Per questo motivo abbiamo scelto di sostenere l’attività sperimentale delle USCA di Imola, nella speranza che possano essere raggiunti e assistiti più pazienti possibili, direttamente nelle loro case».

Uniti per resistere e ripartire più forti

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

Paura del contagio, rabbia verso le istituzioni tutte, compresa l’Europa, ma anche grande senso di responsabilità solidarietà verso i più deboli. La quarantena ha messo in luce la natura complessa dell’essere umano. Ha stravolto le nostre abitudini, cambiato definitivamente il nostro vocabolario. E, ahinoi, sta impattando in maniera considerevole sui bilanci delle nostre imprese. 

È ancora troppo presto per conoscere gli effetti dell’emergenza sul settore, sia in ragione del diverso grado di prosecuzione dell’attività (si pensi, per esempio, all’attività di delivery), sia per l’incertezza relativa ai tempi di durata del lockdown. Stando ai dati diffusi dall’Osservatorio sui bilanci delle Srl, pubblicato dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti, prevedendo due mesi di lockdown, per le sole Srl del settore Ristoranti e alberghi (72.748 società), si stima una perdita di 16,7 miliardi di euro, pari a un calo, rispetto al 2019, del 44,1%. 

Nel momento in cui andiamo in stampa con il numero di aprile 2020 di Bargiornale sta per essere varato il decreto per assicurare alle imprese, piccole, medie e grandi, la liquidità necessaria, ma occorre rimboccarsi le maniche e ingegnarsi, ora e subito. Per questo motivo abbiamo chiamato a raccolta esperti, consulenti e riunito i rappresentanti delle principali associazioni di settore per fornirvi tutte le informazioni e i suggerimenti per cogliere i cambiamenti in atto ed essere pronti alla ripartenza.

#semprepresenti #chiusimanonfermi #baristicheresistono

Debic, ispirazione per i professionisti con gli appuntamenti social

illusione di arachide antonio cuomo
Illusione di Arachide. Emulsione di arachidi, salsa di soia glassata al tosazu. Realizzata con Prima Blanca dal Culinary Advisor Debic Antonio Cuomo

Nell'anno delle sue 100 primavere, Debic deve affrontare un compleanno dal gusto non proprio dolce, a causa dell'emergenza coronavirus. Una bella sfida, da affrontare accanto ai professionisti del mondo pasticceria. L'azienda, che produce e commercializza burro e panna per gli operatori del settore, in questo momento vuole concentrarsi sulla creazione di contenuti utili ai professionisti. Per dare loro ispirazione durante lo stop forzato delle loro attività.

Lasciarsi ispirare in diretta Instagram

Come? Dando spunti, insegnando tecniche, proponendo ricette e rispondendo alle domande degli artigiani. Parte già oggi pomeriggio, con la prima diretta Instagram alle 17, il progetto #ispirazionecontinua. I professionisti partner dell'azienda, il pasticcere Andrea Bonati e lo chef Antonio Cuomo, si scambieranno i ruoli: Bonati proporrà una preparazione salata, Cuomo una dolce. Il tema è, naturalmente, pasquale.

Domande specifiche per i maestri della pasticceria

La diretta social con proposte di questo tipo diventa un appuntamento fisso settimanale. Coinvolti, oltre a Bonati e ai culinary advisor Alessandro Comaschi e Antonio Cuomo, anche il maestro Leonardo Di Carlo e altri nomi che si aggiungeranno alla lista, portando le loro ricette e le loro ispirazioni. Il progetto è tutto "digitale" e nel suo sviluppo prevede anche una modalità di interazione con i maestri della pasticceria e della cucina. Sessioni di "domanda e risposta" che prevederanno una raccolta di domande degli operatori a mezzo social e delle video risposte da parte dei maestri.

debic ispirazione continua
Una preparazione con Prima Blanca Debic firmata dal maestro Leonardo Di Carlo

Operatori chiamati a interagire

Come ultimo step, si prevede di invitare gli operatori a inviare le loro ricette, per condividere con tutta la community di partner e artigiani del mondo Debic indicazioni e nuovi spunti, utili per la fase di ripartenza. Per tutte le informazioni è sufficiente seguire i canali social ufficiali di Debic, o la sezione dedicata del sito.      

Edgardo Ferrero, le attenzioni per mantenere in forma la macchina espresso

LaCimbali Experience

La chiusura forzata dei locali è stato un provvedimento repentino che può non avere visto applicate le giuste attenzioni alla macchina espresso e al macinacaffè. Con Edgardo Ferrero, direttore qualità e technical service di Gruppo Cimbali abbiamo fatto un ripasso delle operazioni per un fermo macchina corretto e chiesto suggerimenti per piccoli interventi al fine di ripartire con macchine “in forma” e ben funzionanti.

Edgardo Ferrero, direttore qualità e technical service di Gruppo Cimbali
Edgardo Ferrero, direttore qualità e technical service di Gruppo Cimbali

“Il primo consiglio che do è quello di ripassare il manuale d’uso della macchina: descrive tutte le operazioni necessarie con chiarezza” - afferma. Un intervento importante è quello di svuotare la caldaia servizi: mantenere al suo interno l’acqua può dare problemi di calcare che si deposita e può anche ostruire gli ugelli. Ci sono macchine che la effettuano automaticamente, altre attivando appositi comandi, infine le tradizionali vengono gestite manualmente, per lo più spegnendo la macchina, ruotando la manopola del rubinetto lancia acqua calda e facendo fuoriuscire l’acqua. Un suggerimento è poi di caricare e svuotare la macchina ogni tanto: “anche se è addolcita, mantiene un minimo di durezza - nei nostri manuali suggeriamo fino a 8 gradi francesi - riprende Ferrero - . Non è tanto, ma se si lascia la macchina ferma a lungo, il calcare contenuto dall’acqua nei tubi che terminano sugli ugelli li può otturare o ridurne la portata, anche a causa del loro diametro piccolo (da 0,5 a 1,2-1,4 mm). Il risultato all’apertura è un cattivo funzionamento o la necessità dell’intervento di un tecnico».

Una caldaia molto incrostata
Una caldaia molto incrostata

Di nuovo, se non si è fatto prima di spegnere le macchine, è importante provvedere alla loro pulizia a fondo con appositi prodotti: gruppo, filtri e portafiltri, lancia vapore, macine, tramoggia e dosatore. In caso contrario non solo si potrebbe avere un cattivo funzionamento, ma il primo a risentirne sarà il gusto, che risulterà sovrastato da sentori di rancido e da una marcata amarezza. «Per chi ne ha la possibilità, questo periodo può essere indicato anche per fare una manutenzione più attenta - osserva Edgardo Ferrero -, ad esempio smontando le doccette per pulirle bene. Suggerisco anche di sostituire le guarnizioni, così quando si riparte, si ha una macchina ben pronta, pulita e senza calcare». È importante dedicare un poco di tempo all’addolcitore, da pulire a fondo; se il fermo è stato superiore ai 30 giorni occorre eseguire una rigenerazione delle resine. Sarebbe anche il momento opportuno per pulire a fondo la camera di macinatura e controllare ed eventualmente cambiare le macine; tuttavia, se non si ha dimestichezza con quest'ultima operazione è meglio non azzardare un’operazione che potrebbe compromettere il buon funzionamento dell’apparecchiatura.

Non dimentichiamo di pulire, caricare di sale e rigenerare l'addolcitore
E' importante pulire, caricare di sale e rigenerare l'addolcitore

Al rientro la pulizia del locale e della macchina espresso saranno fondamentali. “Per dare sicurezza al cliente e per fargli percepire il buon gusto del caffè penso siano tre i punti fondamentali da osservare con attenzione - conclude Ferrero -: la manutenzione, la pulizia e la cura in fase di estrazione. Sul mercato ci sono macchine in grado di erogare espressi perfetti, eppure al banco bar si compiono ancora tanti errori; bruciare il caffè è uno dei più comuni, facilmente evitabile. Oggi più che mai è importante richiamare l’attenzione del consumatore sulla qualità dell’offerta”.

Un ultimo accorgimento per facilitare la pulizia sotto la macchina (dove si accumula parecchio sporco) può essere quello di installare piedini più alti, come già è d’obbligo negli Stati Uniti. Di nuovo un’operazione in cui non avventurarsi con il fai da te (le macchine sono pesanti), ma da realizzare al primo intervento tecnico; il loro costo è contenuto.

La bar industry in prima linea per rispondere all’emergenza

Elegant asian woman and skyline view of Shangai in Sunset
A Shangai e in altri luoghi in Cina stanno lentamente aprendo bar e ristoranti. Con tutte le precauzioni del caso.
La bar industry reagisce alla pandemia mettendo in campo raccolte fondi, donazioni, sinergie tra locali e diverse buone idee per ripartire

Si prevede una perdita di fatturato di 21 miliardi di euro per i pubblici esercizi italiani. Secondo le proiezioni Fipe, questo significherebbe crisi per oltre 50mila imprese tra bar e ristoranti e la prospettiva di chiusura per il 15% dei locali. Ed è un conteggio parziale perché nei numeri non rientrano le imprese italiane all’estero e i tanti nostri professionisti che lavorano in altri Paesi del mondo. Ma non siamo qui per recitare il de profundis. Tutt’altro. La stessa “crisi” è una parola greca che significa separazione e, per estensione, mutamento repentino, punto di svolta. È giunto il tempo di ricucire le ferite provocate della pandemia Covid-19 e ripartire con nuovo slancio.

Così abbiamo fatto un giro d’orizzonte per indagare, a livello nazionale e internazionale, sia le iniziative messe in campo a sostegno della bar industry, sia le attività di supporto messe in piedi dall’industria del beverage a favore della salute pubblica.

Dalle iniziative strutturate a quelle spontanee

Partiamo dagli Stati Uniti dove la United States Bartenders’ Guild ha attivato la USBG National Charity Foundation, una raccolta fondi e altre forme di sostegno, destinate a supportare persone e imprese del settore.
A Roma, invece, è nata un’iniziativa spontanea che punta a costituire una nuova forma di associazionismo e rappresentanza per i locali. Ce ne ha parlato Patrick Pistolesi del Drink Kong: «La nostra intenzione è fare rete con i colleghi dei locali più in vista di Roma. Tutto è partito da una chat, ma ci siamo resi conto che era necessario rendere tutto più concreto, così ci stiamo muovendo per dare vita a una nuova associazione che meglio ci rappresenti. D’altra parte il nostro è un comparto del turismo che porta a Roma molte presenze». Nell’associazione ci saranno i big, ma le realtà meno strutturate non saranno lasciate indietro: «Il nostro lavoro - conclude Pistolesi - sarà compiuto nell’interesse di tutti. Per esempio, stiamo mettendo a fattor comune le informazioni ogni giorno dai nostri commercialisti e legali».
Sempre a Roma The Race Club ha proposto #timetorace, un’iniziativa che propone prezzi scontati per drink in pre-ordinazione. Li paghi oggi a poco prezzo e li ritirerai un domani quando il locale riaprirà.
Nel frattempo, a Milano il team di [Ca-Ri-Co] sta pensando a un modo per festeggiare insieme il ritorno: un mese di drink e food con il 30% di sconto. Un ticket a tiratura limitata (per solo 100 persone) per uno sconto del 30% su consumazioni illimitate per un mese.
Ancora a Milano continueranno anche le iniziative di sostegno ai locali di #keepmilanoalive, gruppo misto di cocktail aficionados, uniti dalla passione per i cocktail bar.

In Francia invece è partita, su iniziativa di Stéphane Jégo, chef di L’Ami Jean di Parigi, una petizione che ha raccolto più di 100.000 firme in pochi giorni dove chef e barman hanno chiesto al governo di decretare lo stato di catastrofe naturale sanitaria per Covid-19, in modo che le assicurazioni possano risarcirli. Oltralpe, come da noi, il lockdown ha coinvolto tutti i locali, ma la situazione appare per certi versi migliore. «Se non altro perché tutti i contrattualizzati - ci informa Anthony Poncier, inventore e animatore di @lecocktailconnoisseur - ricevono l’80% dello stipendio grazie ai contributi statali».

Creatività a briglia sciolta

«La situazione è comunque grave -continua Poncier - e abbiamo pensato di realizzare un concorso di creatività a sostegno dei bartender. Si chiama #bartendersgetsocialfrance. Proponiamo una sfida sulla loro presenza su Instagram, senza nessun tema specifico, chiediamo solo essere il più creativi possibile. La competizione si svolgerà durante il periodo di contenimento. La giuria sarà composta da un trio di giudici: un influencer internazionale (Le Cocktail Connoisseur), un blogger locale (For Georges) e un marchio a supporto dell’iniziativa (Bombay Sapphire France). Giudicheremo la creatività, la tecnica e l’impatto dei contenuti. I bartender riceveranno premi in denaro grazie al supporto del brand».

Dagli spirit disinfettanti e charity

Dal suo appartamento di Londra anche Simone Caporale ci informa che la famosa distilleria venezuelana Dusa (Destilerías Unidas Sa), produttore di Rum Diplomático e del suo gin super premium Canaïma, ha scelto di convertire parte degli impianti per la produzione di pregiati spirit a quella di alcol etilico, ingrediente indispensabile per la produzione di disinfettanti per le mani.
Lo stesso ha fatto il gruppo Bacardì coinvolgendo sia il suo impianto di produzione a Porto Rico, sia sette stabilimenti dei brand del gruppo: il sito produttivo di Martini a Pessione, Dewar’s in Scozia, Grey Goose in Francia e altri.
Ma Bacardì ha pensato anche ai pesanti risvolti economici legati alla crisi. A questo scopo ha lanciato l’iniziativa #RaiseYourSpirits, finalizzata al supporto di bar e ristoranti messi in difficoltà dalla chiusura forzata, stanziando un budget di 3 milioni di dollari in aiuti finanziari e di altro genere a favore degli addetti del settore.
Le iniziative di charity, fundraising e supporto per la produzione di igienizzanti hanno coinvolto tantissime aziende in Italia.
Realtà come F.lli Branca, Campari, Casoni, Nardini, Ramazzotti, IllVa Saronno e altri hanno prodotto dei disinfettanti.
Castagner ha realizzato lo spray disinfettante alla grappa.
Ancora: Campari, con “spirito solidale” ha donato un milione all’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano.
Coca-Cola è scesa in campo donando 1,3 milioni di euro alla Croce Rossa Italiana.
Nastro Azzurro, con una #birraperdomani, ha lanciato un’iniziativa che punta a raccogliere almeno 500.000 euro, con un contributo iniziale da parte del brand di 250.000 euro, da destinare a locali e pizzerie, attraverso la collaborazione con Fipe.
Tutti i proventi della vendita dello speciale kit di “Engine Oil Inclusive” di Gin Engine sono stati destinati a sostenere la Fondazione Cesvi per l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Come testimonial è sceso in campo, al fianco di Engine, anche Boss Doms, produttore e partner in crime di Achille Lauro. È evidente che tutti, dai grandi ai piccoli produttori, si sono lanciati in una gara di solidarietà senza pari nella nostra storia.

Un biglietto per gli eroi di Silb

Lo stesso mondo dell’intrattenimento ha avviato una gara di solidarietà. L’ha fatto il Silb-Fipe, Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da ballo e di spettacolo, con un appello al popolo della notte, dei concerti e dei grandi eventi formato da centinaia di migliaia di persone lanciando l’iniziativa “Un biglietto per gli eroi”. Una raccolta fondi che parte da una cifra simbolica per ognuno, l’equivalente di un ingresso nei locali o di un aperitivo, da devolvere alla Protezione Civile per fronteggiare l’emergenza.
Nel frattempo gli imprenditori dei locali non sono stati a guardare. Oltre agli esempi fatti all’inizio, si sono organizzati con attività che torneranno utili in prospettiva futura: dalla lavorazione e stoccaggio sottovuoto di materie prime ai programmi interni di formazione a distanza.

La lenta ripresa in Cina

Per il prossimo futuro, potrebbe essere utile fare tesoro di quanto sta succedendo nei Paesi orientali. A partire dalla Cina. China Hotel Association Research Institute, a fine marzo, ha fotografato uno scenario di lenta ripresa su tutti i locali. Si calcola che il 60% di locali (compresi quelli di catena) siano tornati alla piena operatività. I più esposti ai rischi sono le piccole aziende di ristoranti, bar e caffetterie che impiegano circa 200 milioni di persone. Va meglio per i lavoratori di hotel & catering industry che complessivamente impiegano 26 milioni di persone. In linea generale le perdite per il canale si aggirano intorno al 55% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A Shenzen, megalopoli da 13 milioni di abitanti a nord di Hong Kong, i titolari di locali normalmente affollati, lasciano il loro locale per inforcare la bicicletta e fare consegne a domicilio di cibi e bevande. In alcune grandi regioni, come lo Jiangxi e lo Jiangsu, è stato ordinato ai funzionari pubblici di andare a mangiare al ristorante spendendo almeno 100 yuan, 13 euro, nel tentativo di creare un clima di fiducia nel resto della popolazione. Perché, in generale, gli ingressi nei locali cinesi sono molto più limitati di prima: sia nel numero sia nella modalità di accesso. Si entra in piccoli gruppi. Si mantengono le distanze e le mascherine sono sempre indossate o, comunque, a portata di mano. Nei bar più famosi di Shanghai, per esempio, sono state definite precise modalità di ingresso. Se l’ospite proviene da una zona rossa non può entrare. Se viene da una zona arancione può entrare, ma solo dopo la misurazione della temperatura e ulteriori controlli a cura dei titolari dei locali. Se l’ospite è di Shanghai, zona a rischio prossimo allo zero, può entrare senza particolari controlli. Mentre scriviamo, nonostante il rischio di una seconda ondata di contagi, assistiamo al moltiplicarsi in tutta la Cina di iniziative di collaborazione e di sostegno reciproco tra gli stessi titolari di bar, ristoranti e locali di catena. Le maglie si stringono. L’unità fa la forza. Ma c’è un altro problema da affrontare: gli approvvigionamenti. Molti piccoli-medi imprenditori stranieri in Cina lamentano scarsità di materia prima. Qualcosa però inizia muoversi, visto che le navi cargo per la consegna delle merci hanno ricominciato a navigare, a partire già dal 20 marzo dai principali porti del Paese. La Cina riprende il suo mare e, siamo fiduciosi, lo riprenderemo anche noi.

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