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Birre artigianali, bentornata semplicità

birre artigianali

La birra con i carciofi? Fatta. Quella con tabacco toscano in infusione? Pure. Birre con mosto di vino o uva impiegate nella ricetta? Idem. Addirittura l’autorevole Beer Judge Certification Program, la classificazione americana sulla quale si poggiano i concorsi più autorevoli a livello mondiale, le ha riconosciute come stile distintivo italiano: “Italian Grape Ale”. Insomma, quanto a fantasia e originalità i birrai italiani non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi europei e americani. Il rovescio della medaglia è che, troppo spesso, si tende a considerare la birra artigianale come quella “strana”, quella che “non sa di birra”, quella che “sì, interessante, ma la birra è un’altra cosa”. Niente di più sbagliato perché se è vero che l’attenzione dei media si è fatta affascinare dall’ingrediente insolito, esistono un numero enorme di birre artigianali, ergo non pastorizzate e create da piccoli produttori indipendenti, che sono fatte come le presunte “birre birre” ovvero acqua, malto d’orzo o altri cereali, luppolo e lievito.

Le birre artigianali italiane tra "leggende" e realtà

L’equivoco, ovvero quello di considerare come artigianale un’ipotetica birra ai carciofi e mainstream o industriale la birra “acquamaltoluppololievito” è stato fomentato per anni soprattutto dalla stampa generalista, che ha a lungo inquadrato il fenomeno dei piccoli birrifici artigianali come dei simpatici ragazzi alle prese con dei pentoloni nel garage di papà.

La realtà, ovviamente, è ben diversa. Vero che i primi birrai si sono ispirati, nei loro passi iniziali, alle scuole birrarie d’oltralpe (Belgio, Germania, Regno Unito) e d’oltreoceano (Stati Uniti); vero anche che il sentirsi liberi da tradizioni e vincoli li ha portati a scoprire e sperimentare frutta, spezie, radici del loro territorio; vero infine che la vicinanza con cantine vinicole li ha spinti anche sulla strada del connubio, a volte felice a volte un po’ meno. Tuttavia la birra artigianale italiana è, e lo è stata fin dall’inizio, anche birra così come il pensiero comune la definisce.

Una ad esempio delle più iconiche produzioni artigianali, la Tipopils del Birrificio Italiano in provincia di Como, è nata nel 1996 come “birra birra” ovvero bassa fermentazione, malti chiari, luppolo tedesco (aggiunto, aspetto innovativo e determinante, anche in dry hopping) e lievito. Una birra che ha fatto presto scuola, omaggiata anche negli States (dal celebre birrificio californiano Firestone Walker con la sua PivoPils), ma che in Italia è rimasta a lungo abbastanza isolata nel mare magnum delle alte fermentazioni.

Birre a bassa fermentazione: successo in crescita

Oggi invece sembra che la tendenza se non invertita stia almeno allargandosi anche alle birre di bassa fermentazione ergo dai profumi più dettati dai malti e dai luppoli, meno esteri quindi minore intensità fruttata, grado alcolico “normale” (circa 5% vol). Paragonabili, in poche parole, alle birre che l’italiano considera più facilmente tali. Uno dei principali interpreti delle basse fermentazioni artigianali italiane è certamente Josif Vezzoli che, insieme al fratello Raoul, ha fondato nel 2013 il birrificio Elvo in quel di Graglia, provincia di Biella. Forti di una fonte d’acqua particolarmente indicata per le birre di bassa i fratelli Vezzoli sono passati in pochi anni da cento ettolitri a duemila e dai tre, quattro locali serviti ai circa quaranta di oggi. «La crescita c’è stata senza dubbio - ci conferma Josif -. Oggi su circa venti birre in produzione, diciassette sono di bassa fermentazione. Abbiamo un’acqua leggerissima, perfetta per queste tipologie e cerchiamo sempre di dare vita a birre che siano “da bere”, equilibrate e pulite. Se vogliamo semplici, ma ci stiamo rendendo conto, soprattutto da quando abbiamo aperto il nostro beer garden, che sono quelle che incontrano il gusto della maggior parte dei consumatori».

Ecco, in fondo, è nelle parole del giovane birraio biellese che si cela il segreto del successo delle birre a bassa fermentazione. Piacciono praticamente a tutti: sia al bevitore casuale che si ritrova nel loro gusto più canonico, sia al  più esigente che si compiace di quel bilanciamento perfetto e calibrato che fa finire il boccale in un paio di minuti. Perché birre “semplici” non significa birre “facili” al contrario, trovare il perfetto equilibrio con quattro ingredienti è infatti come costruire un castello di carte dove il minimo errore ne determina il crollo.
Ma, allo stesso tempo, queste sono le birre che sempre più mantengono una posizione fissa anche nei pub indipendenti, dove il turn over alle spine a volte rasenta la schizofrenia, e che stanno lanciando un interessante “guanto della sfida” alle basse fermentazioni di produzione industriale. Una sfida interessante proprio perché giocata nel loro secolare “campo pratica”. Dove non sarà più possibile dire “ah, ma questi ci mettono il carciofo e poi passano tutto in botte di legno, noi invece produciamo birra”. E allora la differenza la faranno la qualità degli ingredienti, le piccole varianti di gioco in termine di malti, il luppolo fresco contro l’estratto di luppolo, la pastorizzazione contro la decantazione ecc..
In palio c’è un premio fondamentale, almeno per la sopravvivenza dei piccoli birrifici: il grande pubblico. Magari non la famosa, per quanto ormai forse deceduta, “casalinga di Voghera” ma tutta quella fascia di consumatori che si colloca a metà strada tra quelli del “divano e birra gelata” e gli enciclopedisti del nome e cognome del ceppo di lievito usato.

L'impatto del Covid dopo un 2019 da record

Davvero un peccato. Non ci fosse stato l’imprevedibile Covid-19 a disturbare la festa, l’ultimo Annual Report di AssoBirra, ovvero quello relativo all’anno 2019, sarebbe stato da incorniciare. In realtà da incorniciare lo è perché l’anno scorso la birra in Italia ha messo a segno solo risultati positivi. Cresciuta la produzione del 5% rispetto al 2018, e superato il “muro” dei 17 milioni di ettolitri, cresciuto il consumo interno del 2,6%, oltrepassando la barriera dei 20 milioni di ettolitri, con un notevole litro in più per quello che riguarda il consumo pro-capite (34,6 litri nel 2019) e infine autentico boom delle esportazioni (+13%) con i risultati più importanti messi a segno in Paesi dove la birra è la bevanda della tradizione come Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Considerevole, infine, l’aumento dei posti di lavori creati dal mercato birra e la crescita del fatturato complessivo degli associati (3,3 miliardi di euro circa contro i 3,1 circa del 2018). Unico neo, dal punto di vista dei locali, la quota dei consumi fuori casa che si è ridotta progressivamente al 36%.

«Il 2019 ha confermato la crescente predilezione degli italiani per la birra che, anno dopo anno, assume un ruolo sempre più di rilievo nel panorama del beverage italiano e di conseguenza nell’economia nazionale», ha confermato Michele Cason, presidente di AssoBirra. Tuttavia, se il 2019 è stato l’anno dei record, ultima di una serie di tappe tutte in crescendo per quello che appare essere un trend durevole, il 2020 con il lockdown per alcuni mesi e le incertezze legate alla stagione estiva si sta trasformando in una battuta d’arresto che, per alcuni protagonisti del settore, si quantificherebbe in un calo a doppia cifra di volumi e fatturato. Non a caso allora, il vicepresidente di AssoBirra Alfredo Pratolongo si è fatto portavoce delle richieste più pressanti di un settore che sta assicurando ricchezza al Paese.

Due le misure principali richieste alle istituzioni: «La prima misura che chiediamo riguarda un intervento strutturale che, mediante la riduzione delle accise, consenta al comparto di rimanere competitivo nello scenario attuale e fronteggiare al meglio il calo stimato dei volumi e dei consumi made in Italy».
Accise che per inciso, in soli 15 mesi - dall’ottobre 2013 a gennaio 2015 - sono aumentate di ben il 30%. «E la seconda richiesta - ha concluso Pratolongo - riguarda invece un sostegno immediato al canale Horeca, tramite un supporto concreto alla liquidità dei singoli esercenti». Misure, entrambe, che avrebbero il compito di far ricordare il 2020 come una battuta d’arresto. E non, piuttosto, come una pericolosa inversione di tendenza.

Samuele Ambrosi: esperienze, studi e viaggi per diventare barman

Samuele Ambrosi
Samuele Ambrosi, ideatore e organizzatore Mixology Circus
Le stagioni al Badrutt’s Palace, la vittoria al The Elite Bartenders Course JWC e la costante voglia di apprendere. Ambrrosi ripercorre i momenti chiave della carriera e le sue passioni: prima fra tutte il gin, alla quale ha dedicato un libro

La prima volta che ho incontrato Samuele Ambrosi fu in occasione del Trofeo Internazionale del Calvados. Normandia, anno 2008. E fu allora che imparai come i barman non siano dei semplici miscelatori di liquidi e quanto dentro ogni bicchiere ci fosse studio, letture, ricerche, tentativi andati a vuoto… Tutto questo me lo insegnò proprio Samuele Ambrosi che quel trofeo, non a caso, lo vinse a mani basse.

Allora Samuele, mi racconti come è iniziata la tua avventura nel bartending?
La mia famiglia ha un’attività di ristorazione a Legnago in provincia di Verona e io fin da piccolo cercavo di aiutare i miei genitori dietro il banco per preparare le ordinazioni e lavare i bicchieri. Non ho idea di quanti bicchieri abbia lavato in quel periodo, un numero enorme comunque… La mia prima stagione invece l’ho fatta ad Asiago e avevo 15 anni! In realtà sono sempre stato attratto dalla miscelazione e tenevo d’occhio da tempo lo shaker di mio padre. Un giorno mi chiesero di fare un aperitivo così lo presi di nascosto e… beh, avevo visto il film “Cocktail” con Tom Cruise pertanto ritenevo di essere già a un livello semiprofessionistico. Misi del ghiaccio e forse un Crodino nello shaker e iniziai ad agitare nel modo più impacciato possibile. Lo shaker praticamente esplose e inondai tutto ciò che mi circondava. Decisi allora di imparare sul serio….

Quali sono state le tappe più importanti della tua carriera?
Ebbi un’occasione importante, che presi al volo. Ovvero il Badrutt’s Palace Hotel di St. Moritz. Tre stagioni paragonabili al servizio militare, ma fondamentali. Regole rigidissime, protocolli precisi, qualità ai massimi livelli. Imparai a pormi con i clienti e il savoir faire e perché il cliente è sopra ogni cosa. Principi, sultani, attori di Hollywood, magnati dell’industria e della finanza. Tra tutti però, quello che mi colpì maggiormente fu l’Avvocato Agnelli. Poi iniziai a girare il mondo o meglio a viverlo. Le tecniche, le ricette, gli abbinamenti, quelli li ho imparati studiando, non viaggiando. Le esperienze all’estero mi hanno fatto crescere come uomo e come persona. Viaggiare vivendo il luogo che si visita è la scuola più importante che esista. Poi nel 2005 riuscii a raggiungere uno degli obiettivi più belli della mia carriera conquistando a Singapore uno dei concorsi più difficili al mondo: The Elite Bartenders Course JWC con annesso il podio più alto presso la South Asia Pacific Competition, a oggi unico italiano. Un’esperienza che non ripeterei per la sua difficoltà e l’impegno necessario, ma che ancora conservo nel cuore.

Sei considerato uno dei massimi esperti di gin in Italia. Quando è iniziata questa tua passione?
È iniziata cercando informazioni su questo poco considerato e sottovalutato distillato. Parliamo, ovviamente, di moltissimi anni fa e io non mi capacitavo di trovare libri e libri sul whisky, sul Cognac, sui liquori e nulla sul gin. Mi chiesi come fosse possibile che un prodotto così versatile e di “facile” bevuta non fosse adeguatamente documentato. Così scattò la scintilla della ricerca. In Italia non c’era ancora nulla e come primo acquisto d’impulso azzardato presi “The Dedalus Book of Gin” di Richard Barnett. Trecento pagine tutte in inglese. Mi misi a tradurre pagina per pagina e mi ci vollero sei mesi. Fu in quel momento che iniziai a raccogliere compulsivamente ogni tipo di informazione sul gin. Inoltre compresi che la mia sensibilità verso il distillato era condivisa anche dai miei clienti e che quindi collimava perfettamente con il mio business.

Il gin è decisamente molto popolare in questi ultimi anni. Pensi che possa restare ancora a lungo sulla cresta dell’onda?
Oggi il gin fa numeri impensabili molti anni fa. Ogni giorno sento chiaroveggenti che prevedono deadline, ricadute e nuove meteore del business. Io non ho questo dono, semplicemente posso fare delle constatazioni. La prima riguarda i numeri e trovo che sia naturale che dopo tanti anni ci possano essere curve e cali. La seconda è che, come sempre, si tende a dimenticare e non a metabolizzare. Il boom del gin ha letteralmente cambiato la percezione e la conoscenza del distillato. La clientela non sarà mai più ferma su tre brand che monopolizzavano la bottigliera come succedeva una volta. Oggi, tutti i bar del mondo hanno almeno 10 differenti etichette di gin e questo trend rimarrà di certo, magari con volumi più bassi. Infine, non dobbiamo dimenticare che il gin è il distillato che accontenta tutti, a differenza di whisky o Tequila, e che fa parte della storia del pianeta, del bere miscelato e dell’essere umano e, non ultimo, che è l’ingrediente principe del cocktail più bevuto al mondo.

Come vedi il mondo del bartending tricolore?
Finalmente la nostra professione inizia ad avere i  riflettori puntati. Era ora. C’è una cosa che però molti sottovalutano: il barman non è semplicemente colui che realizza un cocktail. Fare il barman significa sapere di dovere sacrificare vita di coppia e tempo libero, significa studio e ricerca di nuove tecniche e nuovi bilanciamenti, significa viaggiare molto non per piacere, ma per confrontarsi e dare vita a nuovi progetti. Fare il barman significa lavorare sempre in piedi, sempre sorridendo, gestire risorse umane, fare network, fare business, ma sopra ogni cosa, significa superare le aspettative del cliente! Questo è essere un barman.

Il riscatto delle donne del caffè di Masaka al flagship Art&Caffeine

Changing world: the women of coffee-portraits from Masaka

Uno scatto della mostraIl sorriso al sole di una giovane donna che trova un minuto per riposare durante la giornata di lavoro è l’immagine che presenta e introduce alla mostra temporanea Changing world: the women of coffee-portaits from Masaka. Si svolge dal 9 settembre al 15 novembre (visite su prenotazione dal lunedì al venerdì, ore 10,00-13,00 e 15,00-17,00, a questo link) presso il flagship store Faema Art&Caffeine in via Forcella 7 a Milano e offre una cornice unica dedicata all’arte e alla cultura del caffè nel cuore della Città del design. L’esposizione si inserisce nel Photofestival, che Gruppo Cimbali sponsorizza per il 6° anno e che rappresenta la più importante rassegna dedicata alla fotografia d’autore nella Metropoli lombarda. Il tema della sua 15a edizione è Scenari Orizzonti Sfide - Il mondo che cambia.

Francesco Sanapo in Uganda
Francesco Sanapo in Uganda

Gli scatti al flagship store sono firmati da Flavio&Frank, fotografi e fratelli, salentini di origine, che hanno seguito Francesco Sanapo nel suo viaggio di centinaia di chilometri attraverso l’Uganda cogliendo immagini di persone, volti, momenti di lavoro di chi vive quotidianamente il processo del caffè in un Paese emergente come l’Uganda, dal grandissimo potenziale qualitativo. La selezione delle fotografie proposte si sofferma sull’importanza di un equilibrio di genere che, se e dove attuato, porta risultati concreti e positivi anche a livello economico. L’esempio raccontato è quello della città di Masaka, all’interno di una zona particolarmente vocata alla coltivazione del caffè nel cuore dell’Uganda, dove sono state avviate iniziative per promuovere la parità di genere nelle famiglie dei coltivatori. Ne emerge una realtà che  grazie al frutto del lavoro comune, il caffè, assicura dignità e prospettive per una vita migliore alle donne, aumentando inoltre la catena di valore del caffè.

Logo I talenti delle donneLa mostra in corso, come quelle precedenti è organizzata in ricordo di Gabriele Cimbali, grande appassionato di fotografia e sostenitore di Photofestival e si inserisce nel palinsesto cittadino 2020 I talenti delle donne, un calendario denso di appuntamenti che il Comune di Milano dedica alle donne in un’ottica multidisciplinare e inclusiva.

Info sul sito faema.it/news e artandcaffeine.faema.it 

Locandina mostra fotografica al flagship Faema_Photofestival 15th

Scopri come migliorare la gestione del locale con il tech test di Passepartout

Passepartout TechTest Menu

Per molti gestori di bar e locali la digitalizzazione è ancora un argomento estraneo, in molti casi percepita più come un ostacolo che un’opportunità e, per questo motivo, ancora raramente presente nei piani di investimento di tante realtà del food & beverage. Pagamenti elettronici, connessioni veloci, gestionali e app, device mobile ma anche monitor, casse automatiche e totem sono termini che difficilmente rientrano nel vocabolario del piccolo locale. Eppure, negli ultimi anni il tema del cibo ha guadagnato sempre maggiore rilevanza online e il successo delle piattaforme di food delivery, testimonia come gli utenti siano pronti ad adottare le tecnologie digitali anche per scoprire nuovi locali. Questa primavera, per esempio, complice il lockdown, il settore del food ha sperimentato una crescita esponenziale degli ordini di consegne a domicilio e asporto. Una sempre maggiore predisposizione all’utilizzo di servizi digitali da parte degli italiani, che si inserisce in un contesto segnato dal boom di pagamenti elettronici, avvenuto lo scorso anno e dal vicino ingresso dello scontrino elettronico, a partire dal primo gennaio 2021.

Gli spazi di manovra per avviare un percorso di digitalizzazione ci sono quindi anche per bar e locali. Diventa fondamentale analizzare la propria situazione e i risultati che si vogliono ottenere per poter identificare i partner in grado di attivare il processo.

Passepartout, che per il mondo dei locali ha sviluppato Menu, un software completo e flessibile per una gestione efficiente di ogni aspetto dell’attività, e Menu Delivery, dedicato ai locali che cercano un software per la sola gestione della consegna a domicilio e dell'asporto, ha analizzato i principali fronti sui quali agire per digitalizzare il locale, facilitando i processi gestionali, raggiungendo nuovi clienti e raccogliendo dati da interpretare e valutare in un processo di continua ottimizzazione dell’attività. Da questa analisi è nato il TechTest, uno strumento che aiuta il gestore a valutare la propria situazione e scoprire quali opportunità di business è possibile cogliere con il digitale.

Fai il test gratuito

Si arricchisce di nuove esclusive il catalogo di OnestiGroup

OnestiGroup_Amaro Bastaldo

Continua ad ampliarsi il catalogo di OnestiGroup. Dopo la linea di Fragranze igienizzanti alimentari Aqva di gin il portafoglio di prodotti distribuiti in esclusiva per il nostro Paese dall’azienda di Fiorenzuola D’Arda (Piacenza) si arricchisce di nuovi brand, quali Three Cents, Amaro Bastaldo e Twin Fin spiced Rum, tutti disponibili da questo mese.

Cominciamo la rassegna delle novità da Three Cents, brand di bevande premium per la mixology creato nel 2014 da un gruppo di bartender greci: Vassili Kalantzis, George Bagos, George Tsirikos e Dimitris Dafopoulos. Prodotte artigianalmente, utilizzando ingredienti selezionati e di qualità e aromi naturali, senza coloranti, aromi artificiali e conservanti, le bevande sono suddivise in due linee di prodotto, tutte in bottiglia di vetro da 20 cl: The Tonics e The Sodas.

La linea The Tonics di Three Cents

Della prima fanno parte quattro toniche, realizzate con chinino naturale di alta qualità e aromi freschi: Tonic Water, una classica tonica, ma dall’alto contenuto di chinino, Leon Tonic, fatta con limoni mediterranei, Dry Tonic Water, con il 50% di zuccheri in meno rispetto alla ricetta della classica e ideale per accompagnare gli spirit premium, e la fresca e delicata Aegean Tonic, con aromi di cetriolo fresco, basilico e menta.

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La linea The Sodas di Three Cents

La linea The Sodas è invece composta da sei referenze. Pink Grapefruit Soda, fatta con scorze di pompelmo fresco e per preparare un Paloma, cocktail fatto con tequila, succo di lime e soda al pompelmo, o accompagnare un gin. Mandarin & Bergamot Soda, nata dalla combinazione di aromi di bergamotto e mandarino. Cherry Soda, fatta con ciliegie selvatiche e noccioli di ciliegie e ottima per i cocktail Collins. Sparkling Lemonade, preparata con limoni e lime freschi e l’aggiunta dell’esclusivo lime finger australiano. Ginger Beer, prodotta da radici naturali di zenzero fermentate senza aggiunta di capsicina, un esaltatore di piccantezza, ideale per punch, Mule e drink analcolici. La fresca e rinfrescante Two Cents Plain, fatta con acqua di una sorgente naturale greca.

Amaro Bastaldo OnestiGroup
Amaro Bastaldo

Tra le nuove esclusive di OnestiGroup l’Amaro Bastaldo (alc 30% in vol), altra creazione di bartender, questa volta gli italianissimi Gianni Dell’Olio e Francesco di Gioia, titolari de A’Baracca e del Contrabar di Bisceglie (Barletta-Andria-Trani), già ideatori di Bitter Violento. Raffinato e vivace, dal colore giallo intenso, agrumato al naso e dal gusto amaro con note di rabarbaro, il nuovo prodotto testimonia dell’amore e attenzione dei suoi creatori verso la loro terra: la ricetta, segreta, prevede infatti l’uso di vino moscato, arance dolci e amare, vaniglia, rabarbaro e altre spezie. In bottiglia da 500 ml, è ottimo da servire liscio e perfetto anche per l’uso in miscelazione per la creazione di originali cocktail.

Twin Fin spiced Rum OnestiGroup
Twin Fin spiced Rum

Altra new entry del catalogo OnestiGroup è Twin Fin spiced Rum (alc 38% in vol), prodotto dalla Southwestern Distillery. Un rum che inizia sulla sua vita nei Caraibi per poi essere completato in Cornovaglia. Nei Caraibi sono prodotti i due rum che blendati costituiscono la base del prodotto, un rum jamaicano pot still e un leggero rum domenicano column-still. A questa base, una volta giunta nel Regno Unito, viene poi aggiunta una miscela segreta di spezie, che include arancia e vaniglia, distillata in un alambicco di rame della Cornovaglia. Tocco finale una piccola aggiunta di sherry Pedro Ximenez, per dare al prodotto un equilibrio finale, prima di lasciarlo riposare su trucioli di quercia carbonizzati che gli regalano il ricco colore dorato. In bottiglia da 700 ml, Twin Fin spiced Rum sprigiona aromi di frutta caramellata, arancia, banana e spezie, mentre al palato è ricco e morbido e rivela un gusto pieno, con note speziate aromatiche di banana caramellata con vaniglia, cannella e noce moscata, di agrumi esotici e un finale leggermente affumicato, che lo rendono perfetto anche per la miscelazione.

Davide Malizia è il nuovo Maestro dello zucchero

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Il turno di un italiano è arrivato: Davide Malizia è il Meilleur Tireur de Sucre Artistique du Monde, ossia il Miglior Artista al Mondo dello Zucchero. Malizia è stato premiato domenica 6 settembre a Roma, durante un evento presso Palazzo Naiadi. Il Maestro pasticcere romano, membro dell'Ampi, è il primo italiano a vincere questo prestigioso titolo, nato in terra francese nel 1997 e da allora appannaggio, nelle due precedenti edizioni, dei soli colleghi d'oltralpe Gabriel Paillasson e Stephane Klein. Ora terrà stretto il titolo di campione per i prossimi 10 anni, mantenendo alto il nome della pasticceria italiana a livello internazionale.

Malizia: «Oggi corono un sogno»

Spiega Davide in una nota inviata alla stampa: «È una soddisfazione immensa. Lo reputo un traguardo eccezionale, considerando anche l'altissimo livello dei miei predecessori, Gabriel Paillasson e Stephane Klein. Non ho mai pensato di vincerlo, quindi è stata una sorpresa, un duplice onore. Si tratta di un tassello importante della mia carriera, che sancisce nel migliore dei modi tutto ciò che finora ho fatto nella disciplina dello zucchero artistico. Sono 20 anni che lavoro con questa materia, dal contenuto così effimero, ma così magico. I miei genitori sono mancati molti anni fa, insieme. Vengo da una famiglia di ceramisti, precisamente scultori della ceramica. Mi hanno lasciato un dono, che nel tempo ho affinato: l'arte della manipolazione della materia, che ho applicato allo zucchero. Questo perché nella vita professionale mi sono dedicato alla pasticceria. Lo zucchero artistico è, a mio avviso, la massima espressione per un pasticcere: quando ho cominciato ero uno dei pochi, non mancava chi mi diceva "non puoi vivere di zucchero". Ma ho sempre creduto nella mia passione, e oggi corono un sogno».

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Davide Malizia con Iginio Massari e Gabriel Paillasson

Iginio Massari: «Un riconoscimento prezioso»

Malizia ha ricevuto il premio dalle mani di Gabriel Paillasson, membro della giuria del premio, indiscusso maestro della pasticceria francese, fondatore e presidente onorario della Coupe du Monde de la Pâtisserie. Accanto, l'ospite d'onore Iginio Massari, che ha commentato così: «Questo è un riconoscimento prezioso, di enorme importanza. Anche per la sua rarità: viene conferito ogni 10 anni, ciò vuol dire che in un secolo ci saranno solo 10 artisti dello zucchero a portare questo titolo. Davide Malizia è uno di questi».      

Webinar sui caffè speciali del Brasile il 1° ottobre, aperte le iscrizioni

La locandina dell'evento
La locandina dell'evento

Per celebrare la Giornata Internazionale del Caffè, il 1° ottobre si svolgerà il webinar I Caffè Speciali del Brasile: eccellenza e sostenibilità. L’incontro con la realtà dei migliori caffè del maggiore produttore mondiale si svolge dalle 15,00, è online e gratuito e ha quale obiettivo la promozione dei caffè speciali brasiliani da un punto di vista qualitativo e di sostenibilità, in linea con le scelte d’acquisto di importatori e consumatori. L’evento è organizzato dall’Ambasciata del Brasile a Roma in collaborazione con la Camera Italo-Brasiliana di commercio, industria e agricoltura (Italcam), il Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile (Cecafé), l’Associazione brasiliana dei caffè speciali (Bsca) e l’Agenzia di promozione delle esportazioni e degli investimenti. Sarà in lingua portoghese con traduzione simultanea in italiano.

Ci si iscrive al sito webinarsambasciatadelbrasile.it.

Credito foto: Wenderson Araújo
Credito foto: Wenderson Araújo

Il caffè è una tradizione che lega indissolubilmente il Brasile, primo Paese produttore ed esportatore al mondo, e l'Italia, terzo mercato brasiliano di questo prodotto. Per lo più i caffè brasiliani presentano caratteristiche quali un sapore dolce e nocciolato, con un gusto “rotondo” e cioccolatoso e un’acidità contenuta, che li rende particolarmente indicati per la realizzazione di miscele, al cui interno la loro delicatezza bilancia caffè con gusti più intensi. Un altro motivo del successo è il prezzo, per lo più contenuto. Non tuttavia caffè più pregiati come i lavati, che offrono un retrogusto più aromatico, i caffè frutto di lavorazioni honey o a doppia fermentazione che conferiscono aromi più intensi e gli specialty coffee.

Oggi dei nove stati produttori, due concentrano quasi i tre quarti delle superfici coltivate: Minas Gerais (30-32 milioni di sacchi) ed Espírito Santo (13-15), seguiti da São Paulo, Bahia, Rondônia, Paranà, Rio de Janeiro, Goiás e Mato Grosso. Il 60% circa dell’intera produzione è destinato all’estero, la restante parte al consumo interno, pari a 4,2 kg all’anno per persona.

A Book Of Recipes How To Mix Fancy Drinks – Bartenders’ Guide, 1900

Un manuale di ricette certo, ma non solo, questo pubblicato dalla Brunswick-Balke-Collender Company, ancora oggi esistente sotto il nome di Brunswick Corporation, un’azienda che vanta una lunga, ma soprattutto variegata, storia. Era l’anno 1845 quando l’immigrato Svizzero John Moses Brunswick decise di fondare la sua azienda dedicandosi alla produzione di Carrozze. Affascinato, però, dall’antichissimo gioco del biliardo decise presto di spostare la sua produzione ai tavoli da gioco; produzione che risulto molto più̀ redditizia visto che in quel periodo la compagnia era il solo produttore in tutta l’Inghilterra. La strada fino al successo fu breve e in discesa e nel giro di pochi anni l’azienda si espanse non solo in nuove città ma anche in nuove produzioni. Era il 1884 quando i nuovi soci formarono la Brunswick-Balke-Collender Company, l’azienda tra le molte cose si dedico inoltre alla produzione di forniture da Bar. Infatti, tavoli, sedie e banchi bar, in qualsiasi tipologia di legno e con rifiniture per tutte le tasche, sono alcune delle immagini che possiamo trovare nelle ultime pagine di questa piccola raccolta di ricette pubblicata dalla storica azienda Brunswick nel 1900. Immagini che regalano istantanee di quello che potevano essere alcuni dei saloons di quegli anni. Molte di più sono invece le pagine dedicate ai “Recipes for mixing fancy drinks” ; bevande miscelate che spaziano dai cobblers ai “Fizz” passando per i “Daisy” e i “Crusta” per un totale di circa 230 ricette.

Buona lettura dal Bibliotecario.

Titolo: A Book Of Recipes How To Mix Fancy Drinks - Bartenders’ Guide

Autore: The Brunswick-Balke-Collender Company

Pubblicazione: 1900

Stampato da: The Brunswick-Balke-Collender Company

Numero di pagine: 44

Lingua: Inglese

Peso: 11,5 mb

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Un impegno di tutti per rilanciare il fuori casa

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

Hanno riaperto quasi tutti, ma il business fatica a riprendere. La ripartenza è più veloce per i locali in provincia, e va meglio a chi è in montagna rispetto a chi è al mare. In difficoltà invece i locali delle principali città italiane, prosciugate di clienti per la contemporanea assenza dei lavoratori italiani (a casa in smart working) e dei turisti stranieri (non pervenuti, o pervenuti in minima parte). Dati alla mano, giugno ha chiuso a -25% rispetto allo scorso anno, luglio si è attestato attorno al -14% (fonte: Progettica). Come fare a uscire dal guado?

bargiornaleServono reattività e pragmatismo. Servono nuove idee per lo sviluppo futuro del settore dell’ospitalità made in Italy. È quanto faremo durante gli Horeca Work Forum promossi da Planet One in collaborazione con Bargiornale. Tre appuntamenti presso il Borgo Antichi Orti di Assisi (Pg), fitti di confronti, di scambi di esperienze e di laboratori in cui i professionisti del fuori casa si sono confrontati tra loro, con esperti ed esponenti delle istituzioni per individuare possibili exit strategy. Di più: a chi non si è arreso, a chi ha saputo reinventarsi, trovare soluzioni innovative per continuare a fare ospitalità di eccellenza è dedicato quest’anno il nostro premio Barawards. Le candidature sono aperte fino al 10 ottobre!

Emanuele Russo a Baritalia Talks lunedì 14 settembre con La doppia natura del gusto

Emanuele Russo, Spirits Educational Specialist di Compagnia dei Caraibi
Emanuele Russo, Spirits Educational Specialist di Compagnia dei Caraibi

Emanuele Russo sarà l'ospite speciale il 14 settembre, dalle 15.30 alle 16.30, di Baritalia Talks. Il webinar dello Spirits Educational Specialist di Compagnia dei Caraibi sarà trasmesso sulle pagine Facebook Redazione Bargiornale Baritalia e su Instagram Redazione Bargiornale.

Il titolo dell’intervento di Emanuele Russo, realizzato in partnership con Compagnia dei Caraibi, è "Salvia&Limone - La Doppia Natura del Gusto". Il talentuoso bartender del NAt Cocktail House di Torino, tra i protagonisti del Drink Team 2018 di Bargiornale, vi condurrà in un percorso tecnico e di approfondimento che tratterà della storia di Salvia&Limone, di miscelazione, dei nuovi modi di bere e del rapporto tra mondo del cocktail e della pasticceria. Il tutto accompagnato dalla realizzazione di alcune ricette come Maestro, Palomita e Oriental.  

Per qualsiasi dubbio o curiosità sarà possibile rivolgere domande a Emanuele Russo potete lasciare un commento sotto la diretta Facebook trasmessa da Redazione Bargiornale Baritalia. La redazione si occuperà di riportare le domande più interessanti, ma anche i vostri saluti, al protagonista del nostro webinar.

Tutti i video di Baritalia Talks saranno disponibili sulla nostro sito, nella sezione Bargiornale Premium, e potranno essere scaricati previa registrazione. Tra i contenuti extra troverete anche le ricette complete presentate da Emanuele Russo.

Un webinar imperdibile! Ci sarà da imparare ma, come sempre, anche da divertirsi. Conduce in studio Stefano Nincevich.

 

IL PROGRAMMA DI BARITALIA TALKS (in aggiornamento)

Lunedì 22 giugno dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Compagnia dei Caraibi

Dal Messico a Barbados: cultura e miscelazione attraverso il Mar del Caribe

Relatori Michele Tuveri, ambassador The Real McCoy Rum e Francesco Pirineo ambassador Tequila Ocho. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 29 giugno dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Red Bull

La miscelazione secondo Bruno Vanzan

Relatore Bruno Vanzan. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 6 luglio dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia talks with Coca-Cola Hbc Italia

La rivoluzione della Bollicina

Relatore Alexander Frezza, L'Antiquario. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 20 luglio dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Molinari

Cointreau - The Art of The Mix

Relatore Luca Moroni, brand ambassador Molinari. Modera Stefano Nincevich

 

Lunedì 27 luglio dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Organics by Red Bull

Tropical Mixology: la frizzante miscelazione dei Caraibi

Relatore Jonathan Di Vincenzo. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 3 agosto dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Campari Academy

Easy mix: rinfrescanti, facili e veloci

Relatore Luca Casale, Campari Academy Coordinator. Modera Stefano Nincevich

 

Lunedì 7 settembre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Campari Academy

Il Camparino raccontato da Tommaso Cecca

Relatore Tommaso Cecca. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 14 settembre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Compagnia dei Caraibi

Salvia&Limone  -  La Doppia Natura del Gusto

Relatore Emanuele Russo, Spirits Educational Specialist

Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 21 settembre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Nonino Distillerie

Relatore Simone Caporale. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 28 settembre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Nonino Distillerie

Relatore Sam Ross. Modera Stefano Nincevich (Bargiornale)

 

Lunedì 5 ottobre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia talks with Coca-Cola Hbc Italia

 

Lunedì 12 ottobre dalle 15.30 alle 16.30

Baritalia Talks with Molinari

Relatore Luca Moroni, brand ambassador Molinari. Modera Stefano Nincevich

 

LE DATE di BARITALIA 2020-2021 si svolgeranno con questo calendario

  • 16 novembre 2020 Firenze
  • Il 14 dicembre 2020 Torino
  • 1 febbraio 2021 Palermo
  • 1 marzo Reggio 2021 Reggio Calabria
  • 29 marzo 2021 Cagliari
  • 26-27 aprile 2021 ultima tappa e final show a Milano

Il futuro della mixology in diretta streaming: martedì 8 settembre dalle 10

work forum mixology

Ragionare insieme, per capire cosa è stato fatto, cosa ha funzionato e cosa ancora si può e si deve fare. Gli obiettivi? Mettere a punto un exit strategy, sviluppare nuove idee, porre le basi per l'evoluzione del mondo della mixology.
Bargiornale e Planet One hanno chiamato a confronto al Borgo Antichi Orti di Assisi rappresentanti delle istituzioni, dell'industria, della distribuzione insieme a un gruppo rappresentativo di protagonisti del mondo dei locali serali e dei cocktail bar italiani per ragionare insieme sul futuro, dando vita al Bootcamp e Horeca Work Forum 2020: un vero e proprio campo di allenamento per prepararsi al futuro.

Due giorni di incontri, scambi, ragionamenti, approfondimenti e riflessioni per ripartire con le idee giuste e nuove energie. Uno stare insieme produttivo e costruttivo, in cui tutti si mettono in gioco e mettono a disposizione dei colleghi e di tutti i protagonisti del mondo dell'ospitalità le proprie intuizioni, le scelte fatte e le strade da percorrere.

work forumDue giorni che avranno il culmine nell'evento conclusivo, il Work Forum, un evento pubblico che sarà possibile seguire in diretta streaming martedì 8 settembre dalle 10 alle 12.30 sulle pagine Facebook di Planet One e Redazione Bargiornale e sul canale Youtube di Planet One

Un evento che segue di una settimana il Work Forum sul mondo della caffetteria andato in scena martedì scorso  (vedi qui la registrazione) e che precede di una settimana il 3° Work forum dedicato al food e alla ristorazione, in programma con la partecipazione di chef e pasticceri di primo piano martedì 15 settembre alle 10.

Whiskey e arte si fondono in Kasc, il progetto solidale di Kinahan’s

I’M OK Marcantonio_Kinahan's

Cultura del whiskey, arte e impegno sociale si fondono nel progetto Kasc di Kinahan’s Whiskey. Un’iniziativa che lo storico brand di whiskey irlandese, i cui prodotti sono ora importati e distribuiti in esclusiva per l’Italia da Fine Spirits, ha lanciato per valorizzare il proprio impegno sociale attraverso la creazione di opere artistiche in serie limitata in collaborazione con artisti internazionali. Opere frutto di un lavoro artigianale e progettuale unico, che racchiudano un messaggio profondo strettamente legato a ciò che abbiamo vissuto individualmente e collettivamente come società nel corso di quest’anno e i cui ricavati saranno devoluti a progetti di solidarietà.

Un progetto che ha nell’Italia, Paese icona dell’arte e del design, ma anche del food e beverage di alta qualità, il suo punto di partenza.

Prima nata nell’ambito del progetto è infatti I’m ok, opera realizzata da Marcantonio (nella foto a fianco), artista contemporaneo tra i più iconici del scena italiana, che vanta collaborazioni con nomi quali Seletti, Giorgio Armani e realtà come galleria Rossana Orlandi, solo per citarne alcuni. Sintesi del profilo del moderno pensatore, Marcantonio, capace di fondere in ogni sua opera impeto creativo, artigianalità del lavoro, approccio ironico e poesia ha realizzato I’m ok durante il periodo di isolamento a seguito dell’emergenza sanitaria. La scultura, in resina poliuretanica e vetro, è un’opera insieme insolita ed emotiva che rappresenta lo stesso artista, miniaturizzato e racchiuso in una bottiglia di Kasc Project Whiskey, mentre alza un pollice al mondo: una dichiarazione di positività, anche in periodi di incertezza come quello che stiamo vivendo.

I'm ok Marcantonio Kasc Kinahan's
I,m ok, l'opera di Marcantonio per il progetto Kasc di Kinahan's

Realizzata in soli 500 esemplari, la scultura è in vendita sul sito www.kascproject.com e il ricavato andrà a sostegno di Food for Soul, organizzazione no-profit fondata dallo chef stellato Massimo Bottura e sua moglie Lara Gilmore, che attraverso i suoi Refettori si occupano di raccogliere cibo che altrimenti andrebbe sprecato e trasformarlo in pasti offerti alle comunità più vulnerabili. Grazie ai progetti attivati in tutta l’Unione europea, nel Regno Unito, Nord e Sud America, l’organizzazione ha finora contribuito a portare la sicurezza alimentare a oltre 80.000 persone, salvando anche oltre 40 tonnellate di cibo. Una causa ancora più necessaria in questo periodo di grandi difficoltà per molti.

Carattere ibrido e non convenzionale

Progetto dall’alto valore culturale e sociale, Kasc è uno spazio creativo che riflette la mentalità ibrida e innovativa di Kinahan’s, esaltando la sinergia tra culture e comunità per promuovere il progresso sociale e trasformare la realtà rendendola più inclusiva, sfidando stereotipi e battendo vie non convenzionali. Un’iniziativa che si inscrive alla perfezione nella storia del brand che nei suoi 240 di vita ha portato sempre elementi nuovi nella tradizione del whiskey irlandese.

Kasc Project Whiskey Kinahan's
Kasc Project Whiskey

Non a caso, l’iniziativa prende il nome da Kasc Project Whiskey, ultimo nato di Kinahan’s e che segna una nuova tappa nella produzione del distillato. Si tratta di un whiskey ottenuto da una miscela di whisky di malto e cereali, che ha la sua peculiarità nel processo di invecchiamento. Kasc Project Whiskey invecchia infatti in botti ibride, ognuna delle quali costruita a mano con un mix di 5 diversi tipi di legno, ciascuno accuratamente selezionato per creare una miscela di nuovi e ricchi sapori: quercia ungherese, quercia francese, quercia americana, castagno e la rara quercia portoghese. Il risultato è un prodotto (alc 43% in vol), che si presenta al naso con note di prugna rossa e delicati sentori di pera, mela rossa, frutti tropicali e spezie mediterranee, e che accarezza il palate con note di vaniglia, mango mature, frutti tropicali caramellati e cioccolato, accompagnate da quelle persistenti di uvetta e fichi essiccati, per un finale nel quale emergono delicate sentori di noce moscata, arancia, chiodi di garofano, miele e ananas.

Ma non solo. Perché tra i valori del brand grande rilevanza ha anche la sostenibilità. Certificata tra le realtà sostenibili dal governo irlandese, Kinahan’s dallo scorso anno ha stretto una partnership con Quercus, ong ambientale portoghese e tra le maggiori d’Europa, con la quale partecipa al Reforestation Project, progetto che mira alla salvaguardia della rara quercia portoghese, legno fondamentale per la produzione del suo whiskey, attraverso la piantumazione di migliaia di alberi ogni anno.

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