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Prisma Cocktail Station, design e funzionalità in movimento

Prisma Cocktail Station
Progettata per ottimizzare il flusso di lavoro, nella versione mobile, completamente autonoma si può spostare e posizionare dove si preferesce, all’interno o all’esterno dei locali

Versatilità, praticità e design. Nasce all’insegna di questi valori Prisma Cocktail Station, la stazione cocktail professionale firmata da Prisma e disegnata in collaborazione con lo studio di architettura di Franco Driusso.

Una nuova soluzione nella quale l’azienda di San Polo di Piave, in provincia di Treviso, ha riversato tutti i suoi 40 di esperienza nella progettazione di attrezzature, elementi di arredo e cucine professionali per il mondo del fuoricasa, per offrire ai bartender una postazione altamente performante, che garantisca massima flessibilità, sicurezza, igiene e un’ottimale organizzazione del loro lavoro.

Pensata per l’uso outdoor e ideale anche per l’indoor, la stazione è realizzata in corpo unico in acciaio Inox Aisi 304, ha dimensioni di 210 x 80 x 120 cm ed è disponibile nelle versioni mobile o integrata all’interno di un banco bar.

Nella versione mobile, la stazione è completamente indipendente, per funzionare richiede solo di una presa elettrica, e può essere trasportata e posizionata in qualsiasi spazio o ambiente, grazie alle 6 ruote (heavy duty in acciaio Inox), che ne facilitano lo spostamento, e al sistema autonomo di approvvigionamento e scarico dell’acqua.

Caratteristiche che, insieme al design pulito ed essenziale, le permette di adattarsi a qualsiasi ambiente, interno o esterno al locale, o situazione, come un particolare evento, consentendo di creare un punto funzionale alla preparazione e servizio dei drink, evitando assembramenti. È inoltre anche personalizzabile, grazie a pannelli di rivestimento frontali e laterali intercambiabili e facilmente assemblabili dotati di sistema di aggancio magnetico.

Eleganza e funzionalità

Dalle linee eleganti, è dotata di vetrina espositiva ribassata frontale per le bottiglie che funge anche da bancalina d’appoggio. Il vetro frontale, dotato di serratura, è apribile, per consentire la pulizia e l’allestimento, ed è protetto da un profilo in acciaio Inox, utilizzato anche per l’applicazione di una strip led a scomparsa, mentre fianchi della vetrina sono costituiti da vetrocamera con finitura fumé, così come sempre in finitura fumé è il vetro che costituisce il suo lato superiore.

Il lato bartender è stato progettato per ottimizzare gli spazi disponibili e il flusso di lavoro ed è suddiviso in quattro aree principali. Drink rail, con corsia di appoggio e presentazione dei drink, con vaschetta di raccolta dei liquidi provvista di scarico per agevolare le operazioni di pulizia. Cutting station, per la preparazione delle guarniture, che comprende un tagliere in polietilene, foro di sbarazzo con cornice saldata e cassetto di raccolta del residuo umido. Ice Bin Station, con una vasca ghiaccio isolata (capacità 20 l) suddivisa in quattro compartimenti, ed è dotata di vaschette porta condimenti scorrevole (garnish rail) e di una bottigliera (speed rail) integrata sul fronte, mentre nella parte sottostante sono presenti due cassettoni refrigerati. Blender station, con abbassamento integrato con due prese di corrente, per l’appoggio del blender/mixer.

Estremamente pratica e funzionale nel suo design compatto la Prisma Cocktail Station racchiude anche una zona lavaggio con lavello e lavabicchieri, una base frigorifera con compressore a bordo e due cassettoni frigo, la pattumiera con apertura a vasistas per le bottiglie vuote, un vano con porta a battente per lo stoccaggio di bicchieri con doppio piano d’appoggio, il triplo serbatoio per l’acqua pulita, l’acqua di scarico e l’acqua prodotta dallo scioglimento del ghiaccio e una postazione Pos con due prese elettriche.

Coupe du Monde de la Pâtisserie, appuntamento a Lione il 24 e 25 settembre

La Coupe du Monde de la Pâtisserie, che si sarebbe dovuta tenere a inizio anno, è rimandata al prossimo autunno. E ora ci sono le date precise: inizialmente previsto per lo scorso gennaio, il Sirha di Lione sarà da giovedì 23 a lunedì 27 settembre, come annunciato proprio oggi dagli organizzatori dell'evento. La prestigiosa competizione di pasticceria si terrà nelle giornate del 24 e 25 settembre, mentre il Bocuse d'Or il 26 e 27.

«A sostegno di un settore in continuo adattamento»

Per questa 20° edizione, la fiera Sirha dedicata ai professionisti della gastronomia - che si terrà a Eurexpo, il centro congressi nel comune di Chassieu, a sud-est di Lione - dovrà fare i conti con un contesto di grave crisi nel settore della ristorazione, il più colpito dall'inizio dalla pandemia di Covid-19. «Questa ventesima edizione avrà più che mai un ruolo centrale nel percorso di ripresa, attestando il ruolo della manifestazione come pioniere e a sostegno di un settore in continuo adattamento», scrive l'organizzazione in una nota alla stampa. La competizione di pasticceria vedrà sfidarsi Francia, Italia, Giappone, Svizzera, Svezia, Russia, Cile, Argentina, Messico, Algeria, Egitto, Marocco, Malesia, Singapore, Cina, Kuwait, Gran Bretagna, Brasile, Corea del Sud e Taiwan. Per i nostri colori, vedrà protagonista il team Italia composto da Lorenzo Puca, Massimo Pica Andrea Restuccia, sotto l'egida del Club Italia presieduto da Alessandro Dalmasso. Nell'edizione 2019 la squadra italiana conquistò la medaglia di bronzo.

Tutte le preparazioni da presentare alla giuria

Questa, nel dettaglio, la sfida che dovranno affrontare.

  • Tema unico per tutte le squadre: TUTTA L’ARTE È IMITAZIONE DELLA NATURA.
  • 4 dessert da condividere realizzati con cioccolato Pure Origine Valrhona, che non potranno essere abbattuti.
  • 4 entremet gelato realizzati con frutta Capfruit.
  • 10 dessert da ristorante: questa prova sarà giudicata da una speciale giuria composta da 8 pastry chef e chef.
  • Tutte le preparazioni, destinate alla degustazione, dovranno essere realizzate senza l'uso di coloranti, biossido di titanio e ossido di ferro.
  • Pièce artistica in zucchero: realizzazione di una composizione vegetale omogenea (nastro, fogliame, fiore artistico o astratto). L’altezza massima - base inclusa - dovrà essere di 165 cm.
  • Pièce artistica di cioccolato: l’altezza massima - base inclusa - dovrà essere di 165 cm.

 

I KitKat Chocolatory ridisegnano la pausa dolce

L'iconica barretta Nestlè si ripropone come esperienza commerciale di alto livello, da personalizzare a piacere nello store dedicato

 

Toronto (Canada). Con il suo ripieno al wafer e la copertura al cioccolato, KitKat è stato, ed è tuttora, sul podio delle vendite di snack dolci in tutto il globo: chi da bambino (e non solo) non ha ceduto alla tentazione di prendersi una pausa e spezzare l’iconica barretta, come suggerito dal claim “Have a Break, Have a KitKat” creato da Donald Gilles? Lanciato sul mercato a Londra nel 1935 come cialda croccante al cioccolato, ha assunto l’attuale nome solo dopo la Seconda guerra mondiale, ispirandosi, probabilmente, al circolo culturale “the KitKat Club” che in quegli anni raccoglieva, proprio in una pasticceria, gli intellettuali della città. Anche i riconoscibili colori dell’incarto, rosso e bianco, sono mutati negli anni, quando per la mancanza di latte durante la guerra, lo snack è stato prodotto nella versione fondente e l’incarto modificato in blu e bianco, per poi tornare ai suoi colori vivaci e mantenerli fino a oggi. I KitKat Chocolatory sparsi tra il Giappone, l’Australia e ora il Canada, e altri temporary shop in diversi mercati, sono nati per celebrare la leggendaria barretta. Quello di Toronto è stato inaugurato nel centro commerciale Yorkdale, un flagship store progettato da Unique Store Fixtures insieme a Model/ctzn e che è valso al progetto un Global Golden A ’Design Award, ambito premio del design.

Personalizzare le barrette

Il concept store offre ai clienti l’opportunità di personalizzare le proprie barrette KitKat in un vero e proprio emporio di cioccolato. Lo spazio è all’interno di uno dei centri commerciali più grandi del Canada, ma è stato pensato per far dimenticare al cliente di esserne all’interno: i colori, i materiali e soprattutto la disposizione della pianta permettono, varcando l’ingresso, di venire proiettati all’interno di uno spazio a se stante. Il colore di immediata riconoscibilità è il rosso, leit motiv che si ripete nelle insegne e negli accessori, così come in parte degli arredi. Ma il vero punto di forza è l’utilizzo del legno che riveste i banconi e i morbidi profili delle controsoffittature: il suo colore di un caldo tono marrone e la sua sagoma scanalata richiamano alla mente proprio le barrette di cioccolato, rendendo l’estetica del locale imprescindibilmente legato alla marca. Racconta Ferro Corrente, COO di Unique Store Fixtures: «Il nostro approccio è stato quello di innovare e ripensare l’intera esperienza del tipico KitKat: non solo un prodotto da mordere al volo, ma un dolce per creareun’esperienza più intensa. Per questo la Chocolatory è stata progettata come un negozio ultra funzionale, perfetto per accogliere un traffico intenso e veloce ma anche per consentire una consumazione più lenta». Ecco, quindi, che lo spazio è organizzato intorno a due banchi più lunghi: uno che dall’ingresso guida verso l’interno dove si assemblano gli snack personalizzati e uno più in fondo, che consente agli operatori di raccogliere le ordinazioni. Un banco a isola, al centro del locale, è pensato come piano d’appoggio e, grazie a una fila di visual mobili, permette comodamente di guardare e scegliere quale ingrediente aggiungere. Il lungo bancone è attrezzato con una serie di alti sgabelli per una degustazione del prodotto più tranquilla, così come è stato previsto un angolo più appartato con divanetti rosso fuoco (o rosso Kitkat…) per potersi accomodare durante le attese. Il flusso dei clienti può procedere spedito verso il banco delle ordinazioni, oppure fermarsi ad acquistare i prodotti che vengono esposti su ripiani a muro. Alle pareti, come elementi funzionali e contemporaneamente decorativi, sono appesi ripiani per esporre i pacchetti di dolci e visual luminosi dove vengono proposte aggiunte e ingredienti per personalizzare i propri snack.

Order of Merit, l’aristocrazia del bartending tricolore in diretta digitale

Order of Merit a Bruno Vanzan, Dario Comini, Francesco Cione e Ursula Chioma. Sono questi alcuni dei premiati dal prestigioso riconoscimento creato da Danilo Bellucci

Order of Merit più forte del Covid. Il prestigioso riconoscimento ai consoli dell'ospitalità creato da Danilo Bellucci è andato ieri pomeriggio in onda, via Facebook, per rendere ancora una volta omaggio ai professionisti che si sono distinti in Italia e all'estero per professionalità, eleganza, classe e stile. Bellucci ci aveva provato in tutti i modi ad organizzare l'evento in presenza, selezionando in primis una location a Genova e, in una seconda fase quando la pandemia sembrava arretrare, a Milano. Tuttavia non si è mai arreso. E, finalmente, ieri pomeriggio è riuscito a portare in porto l'edizione 2020 del suo premio, per la prima volta in formato digitale. La regia dell'evento, come sempre affidata a Michele Di Carlo, ha avuto due anfitrioni d'eccezione: Giorgio Fadda, presidente IBA - International Bartenders Association e Giovanni Angelucci, giornalista abruzzese esperto in food&beverage che hanno sapientemente guidato la diretta, durata quasi 2 ore, con collegamenti nazionali e internazionali. Ecco tutti i nomi dei 23 premiati, molti ben noti agli addetti ai lavori e rappresentanti della "vecchia" e nuova guardia del bartending tricolore: Andrea Bianco, Elio Cattaneo, Ursula Chioma, Francesco Cione, Dario Comini, Luca Cordiglieri, Marco Cremonesi, Massimo D'Addezio, Antonio Di Franco, Bernardo Ferro, Francesca Gentile, Simone Giorgi, Francesco Iadonisi, Francesco Lanfranconi, Mauro Mahjoub, Peppino Manzi, Tony Micelotta, Antonio Palazzi, Raimondo Palomba, Mimmo Pugliese, Giorgio Rocchino, Paolo Ruggiero e Bruno Vanzan. Per chi si fosse persa la premiazione, la diretta dell'evento è disponibile all'interno della pagina Facebook di Order of Merit. Dopo aver ringraziato premiati e sponsor, Danilo Bellucci ha dato appuntamento a tutti in autunno quando avverranno le selezioni dei nuovi candidati al premio per l'edizione 2021. Un'edizione che si spera, questa volta davvero, di poter vivere in presenza.

Viaggio alla scoperta dell’espresso con b.farm e Accademia

Erogazione espresso
Erogazione espresso

Una delle considerazioni dette più di frequente da chi ha da poco frequentato un corso approfondito sul caffè e l’espresso è un «non mi aspettavo che questo settore fosse così interessante e articolato». Per questo numerosi operatori e sempre più clienti finali (come ha evidenziato pochi giorni fa Alessio Vabres presentando il suo centro di formazione Wonder Bean) si interessano e seguono lezioni su questo argomento.

Locandina corsoUn nuovo appuntamento per fare un viaggio (virtuale) nell’espresso è quello in programma mercoledì 24 febbraio dalle ore 15,00 alle 17,20 realizzato da Accademia del Caffè Espresso in collaborazione con b.farm. Docenti sono i caffesperti  Andrej Godina e Sandro Bonacchi che osservano come questa iniziativa sia «strategica nel settore del caffè, soprattutto in questo periodo di crisi, quando è importante fare divulgazione, parlare di buone pratiche e soprattutto farlo insieme». Da parte loro i responsabili degli spazi di studio e divulgazione di Accademia sono soddisfatti di ospitare nella propria sede un corso che parla di una bevanda tanto complessa quanto amata qual è l’espresso. La collaborazione con b.farm dimostra inoltre che nel settore del caffè e nel territorio è possibile fare rete e cultura.

Il tour. Il viaggio prende il via dai primi passi dell’espresso, ovvero dalla macchina a vapore, per proseguire con quella a leva, con pompa elettrica per arrivare ai modelli più avanzati come la Strada de La Marzocco. Quindi la definizione di espresso: quali sono i parametri che influiscono sulla qualità in tazzina? Dalla teoria si passa poi alla pratica, con la preparazione in diretta di alcuni espressi con miscele e caffè di singola origine e la spiegazione in dettaglio degli aspetti tecnici dell’estrazione (macinatura, dose, acqua ecc.). A seguire l’assaggio, con cenni di analisi sensoriale: vista, olfatto, gusto tatto, ovvero i sensi che servono per valutare la buona riuscita - o meno - di un espresso anche grazie all’utilizzo di una scheda di assaggio dedicata e all’impiego del flavore. In chiusura, spazio al cappuccino e alla Latte Art.

Per iscriversi basta collegarsi al sito b.farm sezione Academy, il costo del biglietto è di 30 euro.

Tequila Curado celebra il Margarita Day in quattro locali Italiani

Tequila Curado - Margarita Day
Il RuDe di Roma, il Noh Samba di Bari e il Bob e il Nik’s & Co di Milano i locali coinvolti nei festeggiamenti, che propongono i loro signature Margarita con Curado per l'asporto o il consumo in loco

Il 22 febbraio è l’International Margarita Day, la giornata in cui in tutto il mondo si festeggia il classico cocktail a base di tequila, Triple Sec e succo fresco di lime (per la storia della festa e del drink leggi Festeggiando il Margarita Day). Tequila Curado, il brand di tequila super premium di Vantguard, distribuito in esclusiva da Compagnia dei Caraibi, ha scelto di celebrare l’evento in quattro locali di tre città da Nord a Sud della Penisola.

Il RuDe di Roma, il Noh Samba di Bari e il Bob e il Nik’s & Co di Milano i cocktail bar coinvolti nei festeggiamenti, ognuno dei quali proporrà i suoi signature Margarita creati ad hoc per il delivery o la consumazione in loco.

Protagonisti dei drink le tre versioni di Tequila Curado, Tequila Curado Blue Agave, Tequila Curado Espadìn e Tequila Curado Cupreata, prodotte dall’infusione di tre tipologie di agavi cotte seguendo la tecnica di ciascuna regione di provenienza: la Blue Weber di Arandas, l’Espadín di Oaxaca e la Cupreata di Michoacán. Dalle tre diverse infusioni nascono le tre referenze, caratterizzate da note degustative estremamente differenti, grazie alle proprietà che ogni qualità porta: la Blue Weber conferisce al distillato delle note vegetali, floreali e leggermente dolci, mentre la Cupreata si presenta con una buona acidità e note di pepe bianco, mentre l’Espadín regala al palato note delicatamente affumicate con sentori di agrumi.

Per quanto riguarda l’offerta per il Margarita Day dei quattro locali, il RuDe propone la Delivery Box Rude 100CL che comprende 3 Margarita, 3 assaggi di Tequila Curado, un bicchiere, una maglietta (la box si acquista a questo link). La Delivery Box include anche una masterclass live con Francesco Angotti, brand activation manager di Tequila Curado, con inizio alle 19.30 (solo per acquista la box online).

Tre signature Magarita con Curado, da consumare presso il locale o per il delivery è invece la proposta del Noh Samba. Mentre sia il Bob sia il Nik’s & Co propongono, rispettivamente, tre Margarita e tre mini Margarita, sempre con tequila Curado, ma solo per il consumo in loco.

Festeggiando il Margarita Day

Margarita Rita Hayworth
Il 22 febbraio è il Margarita Day, inventato da Todd McCalla per celebrare il drink messicano più famoso al mondo le cui origini sono avvolte nella leggenda

Todd McCalla ha creato il National Margarita Day tra il 2008 e il 2009. McCalla lavora nel settore Real Estate ed è di Nashville. Non ha niente a che fare con i bar, tranne per il fatto di averne visitati molteplici alla ricerca del suo sacro Graal alcolico. McCall è grande estimatore del drink messicano più popolare al mondo. Uno di noi per intenderci. Sulla scelta della data, 22 febbraio, McCalla non ha mai rilevato il perché. Di certo febbraio, dalle nostre parti, non è un mese da sogno per un drink che rimanda a sogni tropicali, a forme sinuose cosparse da creme abbronzanti, a un sorso di benessere dopo una giornata di calura estiva. Ma noi siamo noi e McCalla è McCalla. Bello sguardo e ventre allegro da Tequila è titolare di una pagina Facebook da quasi 150mila fan e il suo Margarita Day è ripreso da tante tv americane.

Sulle origini di questa meravigliosa creatura con Tequila, lime, bordatura di sale, Cointreau o Triple Sec (da The Major School of Bartending, pubblicato a Los Angeles nel 1937, sopra nell'edizione del 1952) si sono rincorse tante storie e leggende tutte accomunate da un comune denominatore declinato in più lingue: Margaret, Marguerite, Majorie, Margarita.

La prima persona cui sarebbe stato dedicato, in ordine cronologico, il drink è Marguerite Hemery cliente de Las Dos Republicas di Metamoros in Messico (anno 1935). Segue nel 1936 la storia di una cliente, anche lei Margarita, ospite del bartender Danny Negrete bartender dell’Hotel Garci-Crespo a Puebla. Continua nel 1938 con Carlos “Danny” Herrera che si dice abbia creato il cocktail per una showgirl di nome Majorie King. E arriviamo agli anni Quaranta con Enrique Bastate Gutierrez al banco del Foreign Club del Tijuana, dove apparve in tutta la sua magia Margarita Carmen Cansino, che sarà conosciuto nel mondo come Rita Hayworth. E potremmo andare avanti quasi all’infinito perché sulle origini del Margarita si sono sbizzarrite le cronache. Una delle storie più affascinanti racconta di Johnny Durlesser, barman al ristorante McHenry’s Tail o’ the Cock che, tra il 1936 e il 1937, si trova a tu per tu con Margaret Sames, ricca salottiera texana. La signora gli racconta di un drink bevuto in Messico e lui fa il patatrac. Il drink, di rimbalzo, si diffonde in tutte le località turistiche frequentate dai benestanti: Acapulco, Puerto Vallarta, Mazatlan. Col suo tipico bicchiere chiamato sombrero diventa una delle icone dell’escapismo esotico, una bandiera dell’americano in vacanza con camicia sgargiante come passe-partout, ombrellino multicolor e il portafoglio gonfio. Se volete ancora un pizzico di sale sul vostro sombrero non vi resta che seguire la prossima puntata della rubrica Cocktail Story. La trovate numero di marzo di Bargiornale.

 

 

A Taipei nasce Reply, l’eco-bar di Luca Cinalli, Sam Kuan, Allen Cheng e soci

Luca Cinalli e i soci del Reply di Taipei
Luca Cinalli e i soci del Reply di Taipei

Con l'intensificarsi dei problemi legati al riscaldamento globale e la crescente preoccupazione per l'inquinamento ambientale, i Paesi di tutto il mondo sono sempre più consapevoli di quanto sia importante adottare un approccio sostenibile in ogni aspetto della vita pubblica e privata. È in questo contesto che nasce Reply, la risposta di un bar taiwainese all’emergenza ambientale. Dietro questo progetto c’è un team composto, tra gli altri, da Luca Cinalli (nelle vesti di bartender e direttore creativo) e di un team di lavoro di prim’ordine del quale fanno parte Kenny Shi (relazione clienti), Frankie Hong (amministrazione), Allen Cheng (direttore creativo e bartender), Sam Kuan (general manager e bartender) e Rex Lin che si dedica alle relazioni pubbliche. Precisa subito Cinalli: «Non siamo concentrati solo sull'innovazione nella proposta di alimenti e bevande, ma ci impegniamo anche a cambiare le nostre abitudini, a favorire un’economia circolare della nostra impresa. Ci preoccupa adempiere alle nostre responsabilità di operatori e vogliamo fare la nostra parte nella cura della nostra Terra». Sam Kuan, uno dei fondatori di Reply, laureato in ingegneria dell'ambiente marino, si è impegnato per anni a promuovere la cultura dei cocktail in Asia, trascorrendo quasi tre anni a ricercare la strada giusta per portare sostenibilità ed eco-compatibilità nel settore dei bar. Nel 2019 ha incrociato la sua agenda (verde) con quelle del leggendario barista “londinese” Luca Cinalli e del proprietario del celebre bar Fourplay di Taipei, Allen Cheng. Ne è nata una collaborazione inaspettata. «La coesistenza con la natura e la terra è al centro delle idee di Reply», afferma Allen Cheng. Pertanto, l’attività viene condotta sulla base della riduzione al minimo dello stress sull’ambiente naturale e della riduzione degli sprechi durante la progettazione di piatti e cocktail. Questa è una missione importantissima, oltre che una nuova sfida. Per esempio, il piatto “Involtini di pesce nastro al pesto” è realizzato con pesce nastro fresco deliscato che viene poi arrotolato e fritto in una forma tonda. Gli involtini sono poi riempiti di spezie. Per concludere guarniamo il piatto con un top di lische croccanti ridotte in polvere. Questa specialità presenta un bel gioco di consistenze diverse, ma parla della nostra missione di zero-rifiuti. Lo stesso approccio viene usato nella miscelazione. Come nel caso di Gift to Mother Earth, un drink ispirato dalla noce di betel, che svolge un ruolo importante nella vita dei popoli aborigeni di Taiwan. Combinando menta piperita, cetriolo, vaniglia, cedro dell’incenso di Taiwan e meloni dolci, ci riporta al clima fresco delle montagne e alla dolce gioia del raccolto». Come accennato all’inizio Reply ha fatto altre scelte importanti, oltre ai drink e ai piatti, nel suo percorso green. Per esempio, scegliendo di eliminare i prodotti monouso, utilizzando per la pulizia prodotti naturali, disinfettando e pulendo con un sistema di acqua ozonizzata e luce UV, «Rinunciando - spiega Sam Kuan - ai tradizionali prodotti chimici per la pulizia e alla grande quantità di bottiglie di plastica che li accompagnano, siamo in grado di ridurre al minimo il nostro impatto e adempiere alle nostre responsabilità, consentendo comunque ai nostri clienti di sentirsi al sicuro. Abbiamo creato anche un banco mobile che può essere utilizzato sia per eventi all'aperto sia al chiuso. Il giorno che traslocheremo da qui, l'intero bar potrà essere facilmente trasportato, eliminando la necessità di smantellarlo o ricostruirlo e quindi riducendo gli sprechi di costruzione aggiuntivi». Le statistiche mostrano che un bar utilizza in genere circa 3.000 litri di ogni sera. Un singolo cocktail, dalla miscelazione alla pulizia, richiede circa 2 litri di acqua. I rifiuti creati da prodotti per la pulizia monouso, bottiglie di liquori, bucce di frutta, ecc. ammontano a oltre 15 kg ogni sera. «Nessuno presta attenzione a questi numeri, ma sono la realtà di ogni singolo giorno", dice Sam Kuan. «L’indice di riciclo di Taiwan è di circa il 12%, ma molti rifiuti non possono essere riciclati e vengono scartati, seppelliti o inceneriti. Noi puntiamo a riciclare qualsiasi cosa". Sam Kuan ha progettato nuove contenitori per il riciclo in risposta a quanto sopra: creando un sistema di 18 diversi tipi di contenitori in base al tipico di plastica e al tipo (colore) di vetro. Voleva garantire che ogni tipo di rifiuto potesse essere riciclato e riutilizzato. "Come le scorze di limone più “esauste” che raccogliamo, immergiamo in alcol e riutilizziamo la pulizia del bistrot”, spiega Sam Kuan. Il principio è semplice. Prima di acquistare una materia prima si pensa a quali e quanti utilizzi se ne potranno fare. Il fine? Una vera soluzione a zero rifiuti. Proteggere il nostro ambiente è fondamentale e partecipare al riciclo dovrebbe essere la missione di tutti, dai Taiwan all’Italia, passando per il resto del globo. I ragazzi di Reply confidano che questo progetto possa aiutare a sensibilizzare e far riflettere l’intero settore sulle nostre responsabilità. Cos'altro possiamo fare per la Terra? Le azioni di un bar non potranno influenzare l'intero settore dell'ospitalità, ma se le condividiamo tutti insieme possiamo attivare un circolo virtuoso e rendere il mondo un posto migliore. “Reply to the earth, enjoy & share”, questo è il motto del locale.

C’era una volta la Swinging London e (probabilmente) ci sarà ancora

La capitale britannica è una città vuota e spenta, quasi irriconoscibile se confrontata alla Londra pre pandemia. Il "full lockdown", deciso lo scorso dicembre dal governo Johnson, ha fatto riabbassare la saracinesca a pub, ristoranti, alberghi, cocktail bar, fatta eccezione per il servizio di takeaway. Per l’economia è un colpo devastante: centinaia di migliaia di posti di lavoro potrebbero saltare, soprattutto in quei settori, dall’ospitalità allo spettacolo, che più avevano sofferto a causa dei lockdown precedenti e che non erano mai riusciti a riprendersi (a rischio ci sarebbero 750mila posti di lavoro solo nell'industria dell'ospitalità). Una situazione che potrebbe perdurare ancora per mesi (al momento si prevede un allentamento delle restrizioni a partire da aprile) e che l'anno scorso ha obbligato molti professionisti che lavorano nell'hospitality a rientrare nei loro Paesi d'origine (si parla di un esodo di quasi 700mila residenti nati all'estero). C'è chi resiste. Soprattutto chi se lo può permettere perché lavora in compagnie internazionali dalle spalle ultra solide o è "coperto" dal furlough, la "cassa integrazione" britannica che contribuisce all'80% (lordo) dello stipendio, fino a un massimo di 2.500 sterline, con il restante 20% a carico del datore di lavoro.

 

«La situazione è quella che nota a tutti, ma non bisogna lasciarsi prendere dallo sconforto o dalla paura - spiega Enrico Gonzato, bars manager al The Statford e professionista di lungo corso con esperienze al The Connaught e al Dandelyan - ma occorre reagire e approfittare di questo periodo di pausa per riprendersi in mano l'esistenza e riprogrammare il futuro. Io l'ho fatto: ho adottato uno stile di vita healthy, ho riallacciato contatti che prima trascuravo e ho cercato di caricare di positività ogni momento della giornata. Tanto che mi sono inventato uno show che ho chiamato "Ciao - Ciao - Ciao Vivi Miscelato": in pratica, organizzo delle dirette su Instagram dove ospito colleghi italiani che lavorano all'estero. Ho già invitato grossi nomi come Daniele Dalla Pola, William Perbellini, Massimo Stronati e altri. È un modo per rafforzare la community e dare un messaggio positivo a chi ci ascolta. È un'iniziativa che è partita un po' in sordina, ma che sta ottenendo un notevole supporto anche da molti noti brand della bar industry. Detto questo, le grandi compagnie alberghiere presenti a Londra, compresa quella per cui lavoro, stanno tutte investendo o avviato milionari piani di sviluppo: è questo un indicatore che la ripartenza non solo ci sarà, ma  sarà importante. Allora dovremo essere pronti a rituffarci nella Londra che tutti ricordiamo e amiamo: dunque, il mio messaggio è non mollare perché fioriranno  nuove opportunità di business e di lavoro, anche per i più giovani che sono all'inizio della loro carriera e che oggi sono la fascia più colpita dalla crisi».

L'esodo dei lavoratori stranieri

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Lucia Montanelli, head bartender al The Bar at The Dorchester  e vincitrice della Beluga Signature 2019, che sottolinea come vi sia, nonostante la contingenza, la volontà di andare oltre e di guardare al futuro con ottimismo. «Siamo tutti consapevoli della gravità della situazione, ma chi ha potuto beneficiare del farlough scheme e lavora per compagnie affermate e finanziariamente solide si è sentito protetto. Meno bene, è andata a chi magari era appena arrivato a Londra o lavorava come cameriere o barback dove a fare la differenza non è tanto lo stipendio base, generalmente ai livelli minimi, ma il service charge. E, dunque, molti lavoratori stranieri, visto l'alto costo della vita, hanno dovuto lasciare la capitale. L'80% delle persone che conosco è tornata in patria e spera di ritornare quando i tempi saranno migliori. Anche la mia compagnia ha investito molte risorse ed elevato il livello, già molto alto, della struttura. Tutto questo fa presagire una ripartenza in grande stile. Anche se, personalmente, credo che gli effetti di questa crisi si faranno sentire sui comportamenti di consumo delle persone. Il lusso sarà vissuto con meno opulenza e sfarzo: ci sarà più attenzione a temi come la semplicità, la sostenibilità o la lotta allo spreco. E anche gli standard di servizio cambieranno insieme al modo di rapportarsi con la clientela. Insomma, ci avvieremo a una nuova normalità. Non dimentichiamo, infine, che un altro tema caldo ad alto impatto sarà quello della Brexit. Il panorama è ancora incerto, ma credo che, a differenza del passato, per chi vorrà venire a lavorare a Londra ci saranno molte barriere all'entrata».

Il futuro incerto della City

A Londra, come nel resto del Regno Unito, l'incoming turistico è bloccato e il mercato americano, strategico per l'hotellerie di fascia alta, è quasi completamente assente da circa un anno. Ma c'è chi è rimasto aperto fino allo scorso 20 dicembre, accogliendo per di più clienti nazionali e qualche straniero. Tra queste eccezioni, il Conrad London St. James che aveva come ospiti diversi membri dello staff della Commissione Europea impegnati nelle trattative finali della Brexit. «Nessuno nega che il settore sia in forte difficoltà - spiega Francesco Lombardi, bar general manager del Conrad London St. James, luxury hotel nel cuore di Westminster - ma, allo stesso tempo, sono previste diverse importanti nuove aperture di locali che sono state rinviate al momento in cui si ritornerà alla normalità come il NoMad o il Peninsula Hotel, solo per citare le più note. Il nostro management sta mettendo a frutto questo periodo per avviare un refurbishment completo delle attività f&b dell'albergo con l'attivazione di un cocktail bar, di un destination restaurant che vedrà la presenza della chef stellata Sally Abe e di un luxury pub. E, dunque, non stiamo con le mani in mano. Il recupero sarà lento, ma  irreversibile. Io e i colleghi italiani che lavorano nella capitale ne siamo convinti: Londra riacquisterà presto la sua centralità di snodo commerciale e finanziario a livello globale. È una metropoli dalle risorse infinite che risorgerà più forte di prima. Certo, gli effetti della pandemia a livello economico si faranno sentire per molto tempo e colpiranno soprattutto i locali ad alta frequentazione delle high street, quelli cioè abituati a lavorare sui grandi volumi. Più agevolati nella ripartenza, saranno, invece, i locali che si rivolgono alla fascia premium del mercato». A proposito di Brexit,  è ancora difficile valutare le conseguenze dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e il futuro di Londra come hub finanziario è ora in balia dei venti politici su entrambi i lati della Manica. Secondo alcune stime la recessione causata dalla Brexit sarebbe equivalente alla perdita di produzione economica per un valore di oltre 40 miliardi di sterline in due anni. Ma ci sono anche le previsioni della Banca d'Inghilterra, secondo la quale nel Regno Unito ci sarà una crescita del 5% nel 2021 e del 7,25% nel 2022. Una stima che rimette la prua dell’economia britannica più avanti di quella dei competitor europei, a partire da Italia e Spagna, che nel 2022 non saranno ancora tornate ai livelli di Pil pre-pandemici. Insomma, l'ottimismo dei nostri connazionali sembra essere ben riposto.

 

 

Osservatorio Birra: rapporto su socialità, curiosità e tendenze

Spillatura della birra

L'Istituto Piepoli ha realizzato la 4° Ricerca su "Birra, fulcro della nuova socialità degli Italiani" per Osservatorio Birra di Fondazione Birra Moretti che rivela come gli italiani stanno riconquistando, nonostante il Covid-19, una nuova dimensione interpersonale, sottolineando alcuni aspetti insoliti e innovativi.

Alcuni esempi significativi: per 7 su 10 la nuova normalità sarà più sicura e distanziata; 3 su 10 restringeranno la cerchia degli amici; una birra in compagnia batte il caffè come simbolo dello stare insieme all'italiana; particolare attenzione è rivolta alle birre speciali e di territorio.

Riportiamo uno stralcio con alcune considerazioni importanti della 4.a Ricerca di Osservatorio Birra.
Il Covid-19 non ha fermato la Primavera della Birra, la voglia di sperimentare gusti, stili e tipologie di questa bevanda millenaria che negli ultimi anni ha visto ampliare la base di consumatori e consumatrici nel nostro Paese. E infatti il settore della birra è vicino agli italiani anche nella “scoperta” della nuova normalità, grazie, per esempio, alla valorizzazione di realtà locali, espressione di territori e comunità, o all’offerta di nuove birre e formati, alcuni lanciati durante o subito dopo il lockdown. Ulteriore filone sono le attività per promuovere la conoscenza e la cultura della birra in Italia attraverso la formazione di appassionati e addetti ai lavori.
Il lockdown ha favorito un nuovo modo di consumare per la birra, come il pranzo in casa, ma ha anche messo in ginocchio il settore Horeca, da sempre polo di riferimento per questa bevanda. Secondo il 3° Rapporto “La creazione di valore condiviso del settore della birra in Italia”, lanciato da Osservatorio Birra nel 2019, la produzione e commercializzazione della birra generava nel fuori casa un valore condiviso di oltre 6 miliardi di euro, che oggi sono a rischio. Oggi questo nuovo studio aggiunge che attorno a una ‘spina’ di birra ruotano gioia di vivere e di condivisione. La birra andrebbe sostenuta anche perché è la bevanda sociale che può aiutare a risorgere i luoghi della socializzazione come bar, ristoranti, pizzerie, pub, locali pubblici.

Dieci curiosità e tendenze della birra in Italia

  1. Maschio, tra i 30 e i 44 anni, residente nelle città del Nord Est, si concede una birra in media una volta a settimana: è l’identikit dell’appassionato di birra in Italia fotografato dalla ricerca Istituto Piepoli per Osservatorio Birra.
  2. Se 1 italiano su 2 lega la birra al classico abbinamento con la pizza, per i giovani la birra è anche adatta per un pasto speciale con qualcuno o per un aperitivo. Mentre per 1 italiano su 3 non serve un’occasione speciale per acquistare una birra.
  3. Negli ultimi mesi, la lontananza forzata da ristoranti pub e pizzerie ha dato al consumo di birra una maggiore dimensione domestica. Il 65% degli italiani ha spostato i consumi prevalentemente in casa, mentre il 35% (solo tra i 24-30 si arriva al 51%) continua a preferire il fuori casa.
  4. Anche a casa, gli italiani hanno cercato di rendere la degustazione un’esperienza gratificante: in questi mesi 1 consumatore su 2 (52%) l’ha sempre servita fredda al punto giusto, mentre il partito di chi la versa nel bicchiere di vetro (29%) batte quanti la sorseggiano direttamente dalla bottiglia (10%).
  5. A testimonianza che il Covid-19 non ha frenato la curiosità verso questa bevanda, 2 consumatori su 3 (66%) gradirebbero essere guidati nella scelta delle birre, per imparare come degustarle e servirle. Mentre 1 su 3 sostiene di essere già adeguatamente informato su stili e tipologie.
  6. A proposito dei benefit che in futuro gradirebbero ricevere da un produttore di birra, gli italiani, soprattutto tra gli under 30, vorrebbero avere a disposizione i consigli di un esperto, reale o virtuale (27%), sui migliori abbinamenti birra-cibo. E, più in generale, corsi e webinar sulla cultura della birra.
  7. Per 1 intervistato su 3 (il 35%, con punte del 43% tra i giovani) il lockdown è stato un momento per sperimentare nuove birre.
  8. Interrogati su quali saranno i simboli della nuova normalità (spesso più domestica) in ambito birrario, per 1 consumatore su 2 (46%) saranno le birre di territorio, legate per produzione o ingredienti a una determinata regione. Al secondo posto le “birre responsabili”, prodotte in modo sostenibile per ambiente e territorio (28%), mentre per i giovani under 30 votano (34%) anche i piccoli formati, perfetti per assaggiare la birra anche in pausa pranzo e sempre alla temperatura giusta, o i fusti per spillatura domestica (20%) per replicare l’iconicità di una birra alla spina anche a casa.
  9. Per 9 italiani su 10 le birre sono adatte per un momento da condividere con gli amici e anche le consumatrici affermano che sono perfette per essere consumate a pasto.
  10. A proposito di socialità, per gli italiani il binomio birra/amici evoca soprattutto l’estate: con gli amici davanti a un barbecue o, più romanticamente, in compagnia al chiaro di luna in terrazza.

 

Lifetastic, stile monumentale per il pdv a Hong Kong

Un progetto all'interno di un centro commerciale, con arredi luxury e uno spazio senza barriere che invita a entrare. E a sostare a lungo, nelle tre differenti aree di degustazione

  A Hong Kong (Cina), in pieno centro, un edificio di ben 29 piani ospita al suo interno uno dei più grandi centri commerciali della capitale. Si tratta del The One, al cui interno, lo studio Max Lam Designs ha messo a punto un progetto del tutto particolare: una piccola pasticceria dall’allettante nome di Lifetastic. Il “dolce viaggio” ha inizio non appena si oltrepassa la soglia del locale, completamente aperto sul corridoio di passaggio antistante e ci si ritrova catapultati in uno spazio che cattura l’attenzione per la sua straordinaria fantasia decorativa. La prima impressione è quella di entrare in un tunnel delimitato da un susseguirsi di archi che si estendono dal soffitto ai muri laterali. Soffitto e pareti sono caratterizzati da cinque diverse texture, motivi e sfumature che vanno dal bianco al blu intenso passando per diverse tonalità di azzurro, arricchite e impreziosite da profili in ottone lucido. Questo effetto a gradiente gioca sicuramente un ruolo fondamentale nella restituzione di un’atmosfera in equilibrio tra l’immaginario e il fantascientifico.

Un soffitto che richiama le torte a strati

Tanti sono gli “strati” che si alternano sul soffitto quanti sono quelli che caratterizzano le torte di Lifetastic, esposte in bella mostra in una imponente e scenografica vetrina in cristallo, ben visibile dall’esterno. Essa stessa è inserita in un grande blocco centrale, rivestito interamente in lastre di marmo, che funge da banco per la vendita e per la preparazione dei prodotti da caffetteria. Sopra di esso, appesa al soffitto troneggia una struttura rivestita in ottone e legno che reca il logo della pasticceria e che al suo interno è attrezzata con una serie di ripiani e piccoli contenitori. Se il soffitto è un tripudio di archi sinuosi, gli fa da contrappunto un’elegante e sofisticata pavimentazione a motivi geometrici con lastre di marmo differenti e inserti in ottone. Intorno al maestoso bancone, lungo le tre pareti perimetrali, sfilano una dietro l’altra le diverse sedute predisposte in zone differenti, a seconda della loro funzione e tipologia. Qui, la grande creatività del designer Max Lam ha saputo interpretare le esigenze del cliente, trasformandole in una interessante opportunità progettuale.

Tre zone differenziate per la degustazione

Tre zone dedicate alla degustazione ruotano dunque intorno al grande blocco centrale, marcatamente differenti l’una dall’altra per tipologia ma con una matrice comune, la grande eleganza dettata dall’uso di materiali importanti e da forme accoglienti. Piccoli tavolini quadrati con poltroncine bianche e un lunghissimo divano in velluto blu a parete si contrappongono, sul lato opposto, a tavolini alti corredati di sgabelli e decorazioni con rifiniture in ottone. Un mix di materiali apparentemente smisurato ma pensato nei minimi dettagli per dare forma ad un “apparato” materico di grande impatto, dove alle ridondanti rifiniture in ottone è accostata l’eleganza del marmo bianco, alla naturalità del legno un morbido tessuto in velluto.  

Allegra, prospettive positive per le caffetterie a marchio Usa

Allegra, proiezioni Usa 2021

La resilienza, ovvero la capacità di reazione di fronte a difficoltà e a situazione traumatiche, è una parola-chiave per inquadrare la situazione delle caffetterie a marchio negli Usa. Lo sottolinea il Project Café Usa 2021 di Allegra World Coffee Portal che valuta il settore in 36 miliardi di dollari. C’è un calo del 24% nell’ultimo anno principalmente a causa dl Covid, tuttavia la contrazione dei punti vendita equivale solo al -0,6%, ovvero 208 su un totale di 37.189. Dunque, nonostante le grandi turbolenze del mercato, gli Stati Uniti rimangono un riferimento per innovazione e capacità di adattarsi rapidamente alle nuove esigenze del mercato. Il principale esempio in tal senso è il rapido diffondersi dei drive-thru, ovvero il servizio fornito ai clienti che possono acquistare senza lasciare l’auto.

Drive thru di Starbucks Coffee
Drive thru di Starbucks Coffee

Questa modalità oggi è presente nel 37% delle catene e sta diventando una strategia sempre più interessante da attuare: la percentuale dei consumatori che preferiscono questa modalità all’ingresso nel locale è passata dal 48% nel 2019 al 63% nel 2020. Con 6.391 siti, Dunkin è il più grande operatore drive-thru del Paese, davanti Starbucks con a 3.900 sedi e Panera Bread (840).

Anche nelle città d’oltre oceano è avvenuta una redistribuzione della clientela, con locali posti nei pressi di mezzi di trasporto e uffici che hanno subìto un calo importante e altri nelle zone periferiche e rurali che hanno visto aumentare gli incassi durante la pandemia in quanto i clienti sono rimasti a casa e hanno fatto acquisti a livello locale. Le sfide che le aziende devono affrontare sono ancora grandi; solo il 38% degli intervistati ha dichiarato un andamento positivo, per gli altri la perdita media mensile a locale è stimata in oltre 32mila dollari; tuttavia l’81% dei leader di settore intervistati ritiene che ci sia ancora un ampio potenziale di crescita per i locali a marchio negli Stati Uniti.

Polina Tankilevitch -Pexels
Polina Tankilevitch -Pexels

La chiusura forzata ha visto i locali organizzarsi sul fronte delle proposte e promozioni sul web, che sono state sfruttate dai consumatori, tra i quali il 45% indica che proseguirebbe con questa opzione qualora ve ne fosse la disponibilità, individuando tre aspetti da migliorare: consegne più rapide, tariffe più basse e imballaggi in grado di escludere qualsiasi perdita di contenuto. Ancora, rimane l’attenzione sull’aspetto etico del caffè ordinato e consumato dal 57% egli intervistati (erano il 48% nel 2019), nonostante gli operatori si siano visti costretti a sospendere temporaneamente iniziative quali l’uso di tazze riutilizzabili nel locale.

Foto Roman Odintsov - Pexels
Foto Roman Odintsov - Pexels

Prospettive positive. Con la conclusione del piano vaccinale, si prevede che il segmento delle caffetterie di marca potrà tornare ai livelli di vendita pre-pandemia entro il 2023; il 65% dei leader di settore intervistati ritiene che le condizioni commerciali dei coffee shop miglioreranno nei prossimi 12 mesi, con una vendita dei locali a marchio entro la fine del 2025 e una crescita quinquennale del 2%. La conclusione di Jeffrey Young, fondatore e Ceo di Allegra è che «il mercato delle caffetterie negli Stati Uniti sta attraversando la peggiore situazione a memoria d’uomo a causa della pandemia che sta esercitando una pressione straordinaria sull’horeca in tutto il mondo. Tuttavia, con la prospettiva di vaccinazioni di massa e la capacità degli operatori di adattarsi rapidamente alle nuove situazioni, ora si vede una luce alla fine del tunnel di un anno particolarmente impegnativo. I caffè rimarranno una parte vitale dell’economia dell’economia degli Stati Uniti ancora negli anni futuri; prevediamo che il commercio inizierà a stabilizzarsi dall’estate 2021; tuttavia prima che gli operatori si adattino completamente alla “nuova normalità”, ci vorranno alcuni anni».

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