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I drink di Nescafé danno nuovo appeal al menu estivo

Espresso Mojito
Espresso Mojito
Quattro ricette semplici da realizzare e un signature cocktail di Flavio Angiolillo per stupire i clienti e richiamare i giovani in bar, gelaterie e pasticcerie

Complice il lavoro da casa e l’affermarsi di un trend già in atto negli Stati Uniti, che avanza anche nel nostro Paese, diminuisce il consumo di caffè a colazione per spostarsi in altri momenti della giornata, soprattutto il pomeriggio e la sera. Accanto alla tazzina di espresso sono sempre più graditi i ricettati realizzati con metodo filtro e cold brew (il freddo è sempre più protagonista). Lo attesta una ricerca di Kantar Worldpanel Usage - 2017-2018 Out of Home e lo ha confermato di recente Allegra Worlds Coffee Portal. «Il caffè è sempre più un’occasione per ritrovarsi, stare con gli amici, condividere momenti piacevoli piuttosto che la sosta rapida per “caricarsi” - osserva Zaira Luisi, brand manager beverages Nescafé -». Le ricerche sottolineano inoltre che sono i millennial i principali consumatori di caffè freddo e ricettato e che la loro richiesta verte su prodotti premium e nuovi.

«Ci siamo chiesti come aiutare gli operatori (nostri clienti e non) ad arricchire la loro offerta con preparazioni in grado di rispondere a queste nuove esigenze - riprende Zaira Luisi - e abbiamo realizzato il pacchetto Vivi l’estate con i cocktail Nescafé che comprende quattro ricette semplici da realizzare per ogni ora della giornata più un signature cocktail messo a punto da Flavio Angiolillo. Si possono realizzare con Nescafé solubile oppure in grani al bar, in pasticceria e in gelateria. Il prodotto solubile è già presente nei laboratori di numerose gelaterie, per la preparazione di gelato al caffè; un suo punto di forza è la versatilità, che permette di utilizzarlo in modo semplice ed efficace, con un food cost limitato e margini molto interessanti: lo proponiamo ai locali non clienti insieme a materiali di supporto». Quest’ultimo comprende un ricettario digitale e cartaceo, video tutorial, bicchieri jar da 200 ml e un totem da banco.

Le ricette

Coffee Breeze - fresco ed equilibrato, ideale per un aperitivo dolce o salato. Ingredienti: (preparazione in alternativa tra loro) 1 cucchiaino di Nescafé Selection/2 bustine Nescafé Classic/1 espresso, cedrata Sanpellegrino. Preparazione: sciogliere il caffè in poca acqua calda e aggiungere acqua fredda fino a raggiungere 5 ml di preparato da versare nel bicchiere aggiungendo del ghiaccio; completare con cedrata Sanpellegrino. Versione alcolica: aggiungere 6 cl di vodka.

Aria Tropicale - intenso e fruttato, con una leggera aria di caffè, perfetto per una pausa dal caldo estivo. Ingredienti: 1 cucchiaino di Nescafé Selection/1 bustina Nescafé Classic/20 cl espresso, 3 cl sciroppo d’agave, 1 bottiglietta (20 cl) succo frutto della passione, 8 gr o 2 bustine di zucchero. Preparazione: versare nello shaker lo sciroppo d’agave, il succo di frutta e il ghiaccio e shakerare energicamente. Versare il composto nello jar e aggiungere il ghiaccio. In un mixing glass preparare un’aria di caffè (unire zucchero, acqua e caffè e lavorare gli ingredienti con un frullino elettrico) con cui rifinire il drink, adagiandola sulla superficie.

Coffee Berry Smoothie - l’intensità del caffè e la nota amara del mirtillo si fondono nel latte in uno smoothie vellulato e rinfrescante. Ingredienti: 2 cucchiaini di Nescafé Selection/2 bustine Nescafé Classic/1 espresso, 20 cl succo di frutta al mirtillo, 5 cl latte scremato o una bevanda vegetale. Preparazione: sciogliere il caffè in poca acqua calda e aggiungere acqua fredda fino a raggiungere 6 ml di preparato; versarlo nel frullatore insieme al succo di mirtillo e al latte. Frullare e servire nello jar con un ciuffetto di menta e frutti rossi.

Espresso Mojito - fresca rivisitazione del moijto cubano; un’ottima scusa per prendere un caffè all’aperitivo. Ingredienti: 1 cucchiaino di Nescafé Selection/1 bustina Nescafé Classic/20 cl espresso, 5 cl rum, 1 cl liquore al caffè, 4 gr o 1 bustina di zucchero di canna, mezzo limone spremuto, foglie di menta, acqua frizzante. Preparazione: sciogliere il caffè e lo zucchero in poca acqua calda e aggiungere acqua fredda fino a raggiungere 5 ml di preparato. Nello jar inserire le foglie di menta strofinandole all’interno con l’aiuto di uno spoon. Aggiungere il succo di limone e gli altri ingredienti, eccetto l’acqua, quindi il ghiaccio, completando con acqua frizzante, mescolando bene. Decorare con un ciuffetto di menta e una buccia di limone tagliata finemente.

Coffee Manhattan - signature drink di Flavio Angiolillo. L’innovativa versione del famoso short drink con un delicato aroma di caffè, indicato per l’aperitivo. Ingredienti:  2 cucchiaini di Nescafé Selection/2 bustine Nescafé Classic, 40 ml vermouth rosso, 40 ml rye whiskey, 2 gocce angostura bitter. Preparazione: versare vermouth rosso, rye whiskey  angostura in un recipiente con del ghiaccio e mescolare. Versare il caffè in un passino a maglie strette e utilizzarlo per filtrare il preparato alcolico che risulterà aromatizzato. (Per realizzare questo cocktail con il caffè in grani macinato: versarne 2 cucchiaini nel passino e fare filtrare 5-7 volte a seconda del grado di intensità che si intende ottenere). Il video tutorial è su YouTube.

È arrivata la ricetta del gelato artigianale Nutella®

Nutella gelato artigianale ok
Offri ai tuoi clienti il gusto inconfondibile di Nutella®. Bastano tre ingredienti e semplici passaggi per dare un gusto unico alla tua gelateria. Guarda il video

È nata la ricetta del gelato artigianale Nutella®: un’incredibile novità, pensata per offrire ai tuoi clienti un’esperienza dal gusto inconfondibile.
La preparazione, studiata per te da Ferrero, assicura un risultato di qualità con pochi ingredienti e semplici passaggi, senza l’utilizzo di basi o di pastorizzazione.

Ingredienti: 10% di latte intero, 30% di acqua e 60% di Nutella®.

Preparazione: miscela Nutella® con acqua e latte sino a ottenere una soluzione omogenea tramite un mixer. Versa il composto nel mantecatore e procedi come da consuetudine.
Ecco la ricetta per dare un gusto unico alla tua gelateria!

Guarda il video

 

Non solo l’Italia, anche il Regno Unito a corto di personale

Mancano camerieri, baristi, chef non solo in Italia. Oltremanica, le imprese dell'ospitalità sono a caccia di candidati, ma nessuno si presenta. I lockdown e la Brexit hanno provocato una fuoriuscita di lavoratori che sarà difficile compensare in breve tempo. Ma non è solo un problema di paghe basse. Occorre creare un sistema di garanzie che renda il lavoro in un pub o in un café di nuovo attrattivo e competitivo

Il mondo della ristorazione è a corto di personale. Mancano all’appello circa 150 mila lavoratori. I quotidiani ne hanno parlato a lungo in queste ultime settimane e gli opinionisti di tutti fronti si sono spesi in discussioni infinite su cause e possibili soluzioni. Di questi 150 mila, la Fipe stima che 120 mila siano professionisti a tempo indeterminato che quest'anno, a causa degli impedimenti imposti alle attività durante i diversi lockdown, hanno preferito cambiare lavoro e interrompere i loro contratti. A questi si aggiungono circa altri 20mila lavoratori che lo scorso anno lavoravano a tempo determinato e che oggi, anche alla luce dell’incertezza sul futuro, potrebbero preferire strumenti di sostegno al reddito, invece di un vero impiego. Quello che però parrebbe, almeno dai titoli di alcuni giornali, un problema solo italiano e che riguarda esclusivamente figure professionali come bartender, cuochi o camerieri è in realtà un fenomeno che va ben oltre i confini nazionali e che impatta anche su settori che con l'ospitalità o il turismo non hanno nulla che fare. Come la nostra sanità, ad esempio, in cronica difficoltà proprio per una carenza di medici e di personale infermieristico. Un gap che si riesce a colmare solo in parte con l'assunzione di professionisti dall'estero. Per non parlare, di altri settori strategici dove il personale non si trova: uno su tutti, quello degli operatori penitenziari.

Nel Regno Unito, mancano all'appello 190 mila lavoratori dell'ospitalità

Ma se andiamo a guardare solo un attimo fuori dai nostri confini, scopriamo che davvero "tutto il mondo è paese". Nel Regno Unito, ad esempio, considerato fino a ieri un approdo sicuro dove molti professionisti andavano fino a ieri a fare gavetta e carriera, lamenta una forte carenza di personale in tutti i settori dell'ospitalità. Sono circa 190 mila lavoratori che mancano all'appello, di cui 73 mila nelle imprese di pub, café, ristoranti e bar. Si calcola che circa il 50% degli addetti dell'ospitalità, dopo la fine della pandemia, non siano ritornati ai loro vecchi lavori e abbiano trovato alternative professionali più interessanti e soprattutto meno impegnative sul piano personale con orari fissi e weekend liberi. In più, c'è da calcolare l'impatto della Brexit, si stima che 1,3 milioni di lavoratori stranieri abbiano lasciato il Regno Unito durante i diversi lockdown. Per non parlare, infine, dei dipendenti che sono ancora in congedo lavorativo (il cosiddetto furlough, status simile alla nostra casa integrazione che dovrebbe terminare il prossimo settembre) e che si teme non vogliano più rientrare in servizio. Questo deficit occupazionale - di calcola che l'85% dei locali del regno sia alla ricerca di personale cucina e l'80% di personale di sala - sta intanto avendo un impatto a dir poco devastante sugli staff attualmente impegnati a lavorare nei pub e nei ristoranti ritornati a macinare clienti e fatturati dopo la quasi completa abolizione delle restrizioni Covid - 19 decisa da Boris Johnson. Molti di loro, obbligati a turni massacranti con zero riposi proprio per la scarsità di rincalzi o sostituti, sono sull'orlo di una crisi di nervi, come ha recentemente documentato un'inchiesta giornalistica dello scozzese The Independent. Resta da capire come uscire da una sorta di cul de sac che sta mettendo in crisi anche altri settori economici strategici dell'economia britannica come quelli, ad esempio, dei trasporto su gomma e dell'edilizia. Non è solo un problema di stipendi bassi, mettono in guardia alcuni esperti, ma si tratta di offrire una rete di tutele e di garanzie che possono rendere il settore dell'ospitalità più attrattivo e interessante, soprattutto per le nuove generazioni. Ad esempio, coperture sanitarie e assicurative in grado di garantire maggiore serenità al lavoratore o percorsi di formazione e di carriera e di crescita ben definiti. In altre parole trasformare il posto di lavoro in un ecosistema che oltre a offrire una paga competitiva consenta al lavoratore di sviluppare i propri talenti e aggiornarsi a livello professionale. Per ora, però, si naviga a vista nella speranza, forse vana, che tutto ritorni come prima.

 

All’Artesian Bar scatta l’ora di Giulia Cuccurullo

Giulia Cuccurullo head bartender Artesian bar Londra on Bar
La barlady napoletana, fresca di nomina come head bartender del bar londinese tempio della miscelazione, racconta la sua filosofia, la nuova drink list e le sue prime sensazioni nel nuovo ruolo

All’altro capo del telefono risponde una voce dal dialetto familiare. È napoletana, simile alle tante che si rincorrono nelle chiacchiere tra i vicoli del centro storico, il giorno per l’università, la sera per i drink e il divertimento, in quel dedalo di persone e nazionalità che è la Napoli delle notti estive. Nel raccontarmi le prime sensazioni in uno dei posti più prestigiosi al mondo, Giulia Cuccurullo è fiera, decisa e particolarmente emozionata: la ragione è nel ruolo di head bartender all’Artesian di Londra, il bar che ha cambiato per sempre la storia e l’approccio al bere miscelato in tutto il mondo. I nomi passati da quelle parti sono di quelli che fanno tremare i polsi: Alex Kratena, Simone Caporale, Remy Savage, Marco Corallo. Stavolta è toccato a lei e alla storia di una ragazza partenopea cresciuta nel fermento culturale della Napoli di inizio Duemila, partita con il sogno dell’architettura. Un approccio messo al servizio, grazie alla sue estrema sensibilità, della Londra del bar visionaria dell’ultimo decennio.

Domanda di rito per iniziare: cosa si prova ad essere diventata head bartender all’Artesian?

Un po’ spaventata e affascinata allo stesso tempo. È quella che io la chiamo “paura buona”. Quella che ti spinge a comprendere l’infinita responsabilità del ruolo, che nasce dal peso dei nomi passati, dall’importanza che ha questo posto nel mondo della mixology mondiale. Quella che mi spinge a dire “Ok. Mettiamoci sotto”.

Un po’ quella che abbiamo tutti dalle nostre serate fiume, a Napoli. Quelle dei tuoi inizi…

Eh sì. Le serate al Nabilah, le mie primissime avventure da bartender: quando arrivava la fiumana di persone, tutta assieme. Io abbassavo la testa e lavoravo, aspettando di alzarla solo due ore dopo. Se ci penso, lì forse è nata la mia concezione di paura buona.

E forse è nato anche il tuo approccio alla miscelazione: semplice, lineare, molto pulito.

Nel mio percorso all’Artesian, che dura oramai da tre anni, l’avanguardia è un valore che va coltivato quotidianamente al banco e in laboratorio: devi trovare un modo per raggiungerla di continuo. Nel mio approccio seguo la logica del risultato. Devo raggiungere un obiettivo nella combinazione di sentori, analizzo tutto: dalla base alla garnish, tutto deve avere una logica e un senso. In questo percorso, scelgo sempre le soluzioni più semplici e immediate, anche se poco ortodosse. Non ci avevo mai pensato, ma forse è figlia dell’arte d’arrangiarsi tutta partenopea (ride ndr.).

Un approccio che avrai applicato anche nella nuova drink list dell’Artesian, chiamata Connections, che nasce dalle esperienze frutto della condivisione nell’anno della pandemia.

Assolutamente. Assieme ad Anna Sebastian, bar manager dell’Artesian, abbiamo realizzato questa drink list che è composta da cinque sezioni (Wellness, Celebrations, Community, Sustanibility e Happiness), ispirate tutte dalla condivisione di esperienze. Come quella della sostenibilità, che è anche un monito. Per esempio, nel nostro Around the Kitchen mettiamo in infusione i residui di caffè dell’albergo che ospita l’Artesian e le bucce degli ananas che utilizziamo, congeliamo il tutto e ne ricaviamo un ghiaccio che dona una nota aromatica in più alla combinazione complessa di gin, rum aromatizzato agli scarti di banana, e orzata ai semi di avocado, lime e cachaca che compongono il drink. Se te lo racconto è complesso, ma ti assicuro che sono tutte soluzioni estremamente pratiche e accessibili a tutti.

Bisogna arrivarci però. Tu come fai a sviluppare il tuo talento per l’innovazione?

Ascolto tanto e ascolto tutti. Bisogna sempre aprire le orecchie e il cuore alla sorpresa. Per dire, nell’ultimo viaggio in Puglia ho scoperto che friggono la pasta e ceci. Incredibile, non ci sarei mai arrivata!

Bonus Pos 2021: i nuovi incentivi per i pagamenti elettronici

bonus Pos 2021
Foto di tomekwalecki da Pixabay
Il governo ha messo in campo un pacchetto di nuovi incentivi sotto forma di credito di imposta che vanno a coprire le spese per le commissioni bancarie sui pagamenti elettronici e per l'acquisto di Pos evoluti

L’azzeramento delle commissioni sui pagamenti e un bonus, anzi due, per i gestori che decidono di dotarsi di Pos evoluti. Sono le nuove misure emanate dal governo a favore delle imprese, quindi anche delle attività del fuoricasa, per favorire i pagamenti elettronici. Misure, contenute nel dl 99/2021, in vigore dallo scorso 30 giugno, che rientrano nel più ampio piano di contrasto all’evasione fiscale, che ha uno dei suoi perni proprio nell’incentivazione dell’uso di strumenti di pagamento tracciabili, come quelli elettronici, rendendone la gestione per chi li accetta meno costosa.

Commissioni azzerate

La prima novità è il rafforzamento del cosiddetto bonus Pos, ovvero il credito di imposta del 30% in vigore dal luglio del 2020, per le commissioni addebitate per l’utilizzo della moneta elettronica del quale possono fruire esercenti e professionisti.

Credito di imposta che ora viene portato al 100% per le commissioni maturate nel periodo dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022, andando così a coprire interamente le spese bancarie che imprese e professionisti devono sostenere quando accettano i pagamenti con bancomat e carte di credito e di debito e altri pagamenti elettronici tracciabili.

Più nello specifico, il credito di imposta viene riconosciuto agli esercenti che effettuano vendite nei confronti di consumatori finali adottando strumenti di pagamento elettronico (Pos) collegati ai registratori di cassa o strumenti di pagamento evoluto che consentono la memorizzazione e la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei corrispettivi giornalieri.

La misura, come già in precedenza, si applica alle imprese e professionisti che nell’anno precedente hanno realizzato ricavi o compensi fino a 400.000 euro. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante modello F24, e a partire dal mese successivo a quello nel quale la spesa è stata sostenuta. Dovrà essere indicato nella dichiarazione dei redditi del periodo di maturazione e nelle dichiarazioni successive per gli importi residui non ancora utilizzati in compensazione, ma non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.

Il bonus per chi acquista il Pos

Ma il decreto ha introdotto anche due incentivi per le attività che vogliono dotarsi di strumenti per l’accettazione dei pagamenti elettronici.

Un primo bonus del valore massimo di 160 euro, sempre sotto forma di credito di imposta, viene riconosciuto agli esercenti che acquistano o noleggiano o utilizzano Pos e strumenti che consentono forme di pagamento elettronico collegati ai registratori telematici o ai software di fatturazione elettronica, tra il primo luglio 2021 e il 30 giugno 2022. Il bonus copre anche le spese per il convenzionamento e quelle sostenute per connettere gli strumenti che già si possiedono ai registratori telematici.

Il credito d’imposto, parametrato al costo di acquisto, noleggio o utilizzo, spetta secondo il seguente schema:

- 70% per i soggetti con ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente fino a 200.000 euro;

- 40% per quelli con ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente superiori a 200.000 e fino a 1 milione di euro;

- 10% per quanti hanno percepito ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente superiori a 1 milione e fino a 5 milioni di euro.

Il bonus per l’acquisto di strumenti di pagamento evoluti

Un ulteriore bonus, sempre nella forma del credito di imposta, riguarda gli acquisti, i noleggi e l’utilizzo di strumenti di pagamento evoluti effettuati nel corso del 2022. Per strumenti evoluti di pagamento si intende quelli strumenti che consentono anche la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri. In questo caso il credito di imposta è più ricco, raggiungendo un valore massimo di 320 euro, e viene sempre riconosciuto in base all’ammontare dei ricavi del professionista o dell’attività. Più nello specifico:

- 100% per coloro che hanno percepito ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente di ammontare fino a 200.000 euro;

- 70% per coloro che hanno percepito ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente di ammontare superiore a 200.000 e fino a 1 milione di euro;

- 40% per coloro che hanno percepito ricavi e compensi relativi al periodo d’imposta precedente di ammontare superiore a 1 milione e fino a 5 milioni di euro.

Anche i due nuovi bonus sono utilizzabili solo in compensazione mediante modello F24, successivamente al sostenimento della spesa e devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l’utilizzo. Così come entrambi non concorrono alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap.

Le caratteristiche tecniche degli strumenti agevolati dai bonus Pos saranno definite con un apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate.

Il nuovo corso delle bagne alcoliche

Se ben calibrate donano unicità e carattere a molti dolci. Ma sottostanno a precise regole per essere gradite al consumatore. Ne parliamo con il maestro Sal De Riso

MILANO. Non è una novità che spirits e mondo dolce si trovino bene assieme. Le bagne alcoliche hanno da sempre un posto speciale nella pasticceria italiana, utilizzate per inzuppare o per insaporire, per conferire un determinato profumo a dolci e cioccolatini. Insomma, stiamo parlando di un elemento caratterizzante della nostra tradizione pasticciera. I dolci inzuppati a base alcolica oggi vivono una nuova fortuna perché hanno dimenticato gli eccessi di qualche anno fa, quando l’uso poco calibrato di bagne alcoliche e di prodotti di qualità non eccelsa hanno allontanato il consumatore. Oggi molti addetti ai lavori riscoprono le bagne, a condizione che si usino prodotti validi e un “carico” di alcol misurato. A patto, insomma, che la bagna sia dosata al millilitro come un ingrediente di pregio, che deve lasciare non solo alcol nel dolce finito, ma anche e soprattutto personalità.

La parte alcolica gioca un ruolo chiave

L’utilizzo avviene nella parte strutturale dei dolci, per esempio inzuppando il pan di Spagna; nelle creme, dove il contenuto di panna e burro può essere importante e l’alcol gioca anche un ruolo di “ripulitura” del palato; come prezioso ripieno di una pralina o di un cioccolatino; come elemento caratterizzante del profumo di un impasto, anche in un grande lievitato da ricorrenza. O ancora, per bagnare un dolce da forno come una crostata, per conferirle un tocco di personalità in più. Il grande vantaggio - per così dire territoriale - della pasticceria italiana è quello di potersi approvvigionare di tante produzioni di eccellenza. I professionisti più attenti cercano particolari note profumate, aromi leggeri ma caratterizzanti, piacevolezza senza la persistenza nel dolce che può, come detto, allontanare il cliente. Il quale sta scoprendo, proprio negli ultimi anni, un modo nuovo di tornare alle origini della tradizione pasticciera. Ne abbiamo parlato con Sal De Riso (di lui abbiamo parlato anche qui), titolare dell'omonima pasticceria in Campania, a Minori e con punti vendita a Milano e Roma, nonché presidente dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

L’intervista a Sal De Riso

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Sal De Riso, maestro pasticcere e presidente Ampi
Quanto è importante, per un dolce, la “parte alcolica”? La bagna alcolica deve conferire personalità al prodotto. Oggi prepariamo molti dolci senza alcol, ovviamente, e nel nostro caso questo è essenziale per poter stare su mercati esteri, come quello mediorientale per esempio. Ma per me una parte alcolica a bassa gradazione dà un qualcosa in più, purché si usino grandi distillati e non aromi chimici. Diciamo che un dolce all’italiana deve avere un 20-25% di inzuppitura leggermente alcolica. Come si prepara una bagna alcolica in laboratorio? La gradazione della bagna viene tagliata utilizzando uno sciroppo di zucchero per diluire lo spirit, fino a scendere a un livello tra i 13 e i 15 gradi alcolici. Nell’utilizzarla, ipotizziamo in un chilo di dolce, al massimo si utilizzeranno 200 grammi di bagna. Nel dolce finisce una gradazione dall’1,2 al 2%. Dipende dal dolce specifico, naturalmente: un babà al Rhum è strutturalmente più alcolico, ovviamente. Si usano anche su paste lievitate? Si, io negli ultimi anni ho iniziato a fare anche il panzuppato, pasta lievitata cotta che viene inzuppata con grandi distillati. Su 700 g di prodotto lievitato cotto aggiungiamo circa il 22-25% di inzuppitura. Lo rende più umido, più goloso e gli viene conferita maggiore capacità di conservazione, data proprio dalla parte alcolica che rimane all’interno. In quali altri dolci le utilizza? In alcuni dolci da forno, dove la parte alcolica evapora ma lascia il gusto particolare. Nella Torta Paradiso è previsto il Maraschino, nel Dolce d’Amalfi c’è il limoncello. È un dolce che rimane in forno per 60 minuti a una temperatura intorno ai 155 gradi: nella cottura perde la parte alcolica ma rimane una leggera nota nel gusto. E poi nei grandi lievitati, dove l’alcol è anche nebulizzato nelle buste prima del confezionamento, per sfruttarne la capacità di conservazione. Ancora, nell’emulsione che si prepara per il pandoro, - quando si monta il burro con burro di cacao e vaniglia - c’è una parte alcolica: del Rhum che conferisce un sapore particolare.    

A Grappa Extrafina Nardini il Grappa Trophy dell’International Wine & Spirit Competition

Grappa Extrafina Nardini
La grappa bianca della Selezione Bortolo Nardini completa il trionfo all'Iwsc con il Grappa Trophy, il massimo riconoscimento assegnato a un prodotto nel prestigioso contest internazionale

Se 8 medaglie sono già tante, si può comunque sempre fare meglio. E meglio ha fatto Distilleria Nardini che, dopo una medaglia d’oro “eccezionale”, cinque argenti e due bronzi conquistati all’International Wine & Spirit Competition 2021 (leggi Pieno di medaglie per Nardini all’International Wine & Spirit Competition) ha completato il suo trionfo nella stessa edizione dell’importante contest internazionale con un nuovo prestigioso riconoscimento: il Grappa Trophy assegnato alla Grappa Extrafina della Selezione Bortolo Nardini.

Si tratta del massimo riconoscimento che viene attribuito a un prodotto in questa competizione, equivalente al titolo di best of the best: possono infatti ambire al Trophy esclusivamente le referenze già premiate con la medaglia d’oro nella stessa gara. Una gara tra eccellenze, insomma, nella quale il vincitore viene decretato dopo un secondo assaggio da parte dei giudici dei prodotti che già avevano premiato.

Gara che Grappa Extrafina Selezione Bortolo Nardini si è aggiudicata con il voto unanime della giuria, composta da personalità di spicco e grandi esperti del mondo spirit, tra i quali David T Smith, Ian Burrell, Marie Cheong-Thong, Joel Harrison e Colin Hampden-White.

Giuria conquistata al gusto morbido, rotondo ed elegante, con sentori floreali e fruttati di Grappa Extrafina, che aveva già premiato con la Gold Medal Outstanding solo due settimane fa. Una grappa bianca (alc. 42% in vol) di altissima qualità, frutto di un progetto ventennale che esprime in pieno tutta l’arte distillatoria della storica distilleria di bassano del Grappa. Grappa Extrafina è infatti il risultato di un blend delle grappe più morbide ed aromatiche di casa Nardini, a loro volta ottenute dalla distillazione con diversi metodi di vinacce freschissime di uve plurivitigno esclusivamente diraspate. Un’alta qualità che i nuovi riconoscimenti, ottenuti in uno dei più prestigiosi contest internazionali dedicati al mondo del vino e degli spirit, certificano una volta in più.

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Underberg, l’amaro in formato piccolo ma dal gusto grande

amaro Underberg
Distribuito da Onesti Group, l'amaro alle erbe tedesco nell'iconica bottiglietta da 2 cl, oltre che ottimo digestivo, è anche un formidabile ingrediente per la miscelazione. E dall'autunno arriva la tin box celebrativa per il suo 175° anniversario

L’iconico formato “tascabile” da 2 cl non è il solo elemento distintivo di Underberg. A rendere unico l’amaro tedesco alle erbe c’è la sua alta qualità il gusto ricco e complesso e una storica ricetta segreta.

Distribuito in esclusiva in Italia da OnestiGroup, l’amaro Underberg nasce da un ricetta creata nel 1946 da Hubert Underberg e che i suoi discendenti si tramandano di generazione in generazione. Una ricetta costudita gelosamente a base di erbe aromatiche selezionate provenienti da 43 Paesi del mondo, alcol, acqua e nient’altro. Materie prime che vengono lavorate con un processo, altrettanto segreto, da allora rimasto identico, non a caso denominato Semper Idem, che in latino significa, appunto “sempre lo stesso”, che ne permette di estrarre delicatamente le preziose sostanze attive e le caratteristiche aromatiche.

Con le sue spiccate note erbacee e balsamiche, Underberg è un ottimo digestivo, naturale, senza zuccheri, senza glutine, ideale anche per i celiaci e i vegani e certificato koscher.

Ma le sue caratteristiche permettono di proporlo anche oltre il tradizionale servizio dopo pasto. Negli ultimi anni l’amaro è sempre più usato in mixology per creare cocktail dal carattere deciso e dal gusto unico, come un ottimo Gin&Tonic, al quale l’aggiunta di due gocce di Underberg regalano piacevole quanto inedite sfumature di gusto.

Disponibile nelle particolari confezioni in Beer Casse e Tin box in latta decorata, da 12 bottiglie monodosi, entrambe ideali anche per proposte regalistiche, è in vendita nei migliori locali italiani e su www.86gradi.it

Inoltre, dall’autunno, sarà disponibile anche nella speciale tin box celebrativa realizzata per festeggiare il 175° compleanno dell’amaro, compiuto lo scorso 17 giugno.

Forno Brisa apre uno spaccio accanto al laboratorio

forno brisa 1
Il quarto punto vendita dei breaders di Bologna è uno spaccio che nasce proprio accanto alla produzione e offre anche i prodotti "imperfetti", nel segno della riduzione degli sprechi

Ha aperto i battenti pochi giorni fa il nuovo punto vendita di Forno Brisa, a Bologna. Si trova in via Nicolò dall’Arca, alla Bolognina, accanto al laboratorio di produzione inaugurato nell’inverno 2019, ed è una "spaccio" di pane, aperto tutti i giorni dalle 8 alle 20.30. «Finalmente realizziamo questa ambizione: vogliamo essere parte del dinamismo inarrestabile della Bolognina» racconta Pasquale Polito del team di Forno Brisa.

«Ormai la sostenibilità è un pilastro del nostro modo di fare impresa»

E visto che sostenibilità e lotta allo spreco sono un must per tutti, non potevano essere da meno i breaders del "forno collettivo" di Bologna. Questo pdv, infatti, offre le linee classiche di produzione - pane, pasticceria da colazione, caffè, pizza in teglia e pizza tonda - oltre ai prodotti "brutti ma buoni". Insomma, trovano spazio (e mercato) biscotti e tortini con piccole imperfezioni estetiche, il pane del giorno prima e - sotto Natale - l’outlet dei panettoni. Spiega Sara, store manager del pdv: «Sostenibilità e lotta allo spreco sono ormai i pilastri del nostro modo di intendere l’impresa, l’apertura dello spaccio è l’occasione per lanciare anche questa nuova linea che dà una seconda opportunità a prodotti che solo per il loro aspetto imperfetto non hanno trovato finora spazio sugli scaffali. Crediamo che non si possa più valutare una vetrina solo per la sua estetica ma che il valore venga dall’impatto delle scelte che facciamo quotidianamente come produttori e consumatori».

Un dettaglio dei murales che "arredano" il nuovo pdv di Forno Brisa

«Una porta sul laboratorio»

«Lo spaccio è una porta sul laboratorio: il contatto con la produzione sarà costante e sarà l’occasione per portare al banco i ragazzi del lab e viceversa, in modo da coltivare quel sapere artigiano consapevole di tutti gli aspetti che fanno un prodotto» spiega invece Gianluca, responsabile della produzione. Intanto prosegue la politica di particolare attenzione all'elemento umano di Forno Brisa: la nuova apertura porta a crescere alcuni ragazzi, è previsto un avvicendamento nella gestione dello store e la formazione di nuove figure manageriali. Dal lato accoglienza, presto si completerà il progetto con il dehors che potrà ospitare un pubblico più sensibile a una socialità fuori dal centro storico.

Mixology Experience International Bar & Beverage Trade Show si prepara per il grande debutto

A maggio 2022, a Milano, Mixology Experience International Bar & Beverage Trade Show

Fervono i preparativi a Milano per il debutto di Mixology Experience International Bar & Beverage Trade Show. Un appuntamento che punta a diventare un punto di riferimento per il mondo dell’ospitalità nazionale. E le carte in regola le ha tutte.

L’evento è organizzato da Bartender.it che, dopo aver contribuito alla nascita della nuova era della mixology moderna italiana, ora punta ora su una fiera specializzata dedicata al mondo del bar, della miscelazione e di tutto quello che gli ruota attorno.

A guidare la squadra, Luca Pirola, fondatore di Bartender.it assieme ai soci Agostino Perrone, Dario Comini e Dom Costa a cui si affianca Fulvio Piccinino di Saperebere.com

La manifestazione, che avrà come media partner Bargiornale, si svolgerà presso Megawatt Court.

Le aree tematiche saranno ben 9 in rappresentanza dei format di successo che Bartender.it ha realizzato negli ultimi anni. Ci sarà Aperitivi&Co Experience, l’evento trade dedicato al mondo di aperitivi, digestivi, corroboranti. Dai vermouth storici ai liquori più innovativi. Spirits Experience con la sua ampia selezione di etichette da tutto il mondo. Agave Experience, un “viaggio spiritoso” in Messico alla scoperta di differenti materie prime, metodi di produzione, storie e culture. Grappa Experience, progetto dedicato al nostro distillato portabandiera da scoprire e riscoprire in tutte le sue declinazioni di consumo. Juniper Experience, un’esperienza che porta in scena (e in degustazione) le produzioni italiane di gin. Un tour alla scoperta di come valorizzare al meglio il gin in miscelazione. E poi ancora il mondo dei rum e dei whisky Sugarcane Experience e Malt&Grain Experience. Ma le novità non finiscono qui. All’interno di Mixology Experience International Bar & Beverage Trade Show troverete anche Coffee Mixology, per una differente chiave di lettura del mondo del caffè interpretato attraverso gli spirits e Beer Experience dove la birra, si trasforma in una “nuova protagonista” della miscelazione moderna.

Con Il tuo bar Women in Coffee Caffè Vergnano premia due donne titolari di bar

Caffè Vergnano_Il tuo bar Women in Coffee
Rivolto alle titolari, o co-titolari, di bar, il nuovo concorso della torrefazione piemontese mette in palio un restyling in rosa del proprio locale e una fornitura di caffè e prodotti

Women in coffee (Wic) è il progetto di sostenibilità sociale di Caffè Vergnano che valorizza il ruolo delle donne in piantagione e sostiene progetti di empowerment al femminile. Da oggi Wic è vicino anche alle donne dietro al bancone con un nuovo concorso, Il tuo bar Women in Coffee, rivolto alle titolari (o co-titolari) di bar che mette in palio un restyling in rosa del proprio locale e una fornitura di caffè e prodotti.

Partecipare è semplice: basta inviare un video nel quale si raccontano la propria storia di imprenditoria al femminile e le motivazioni dietro al sogno di aprire un locale Women in Coffee.

PARTECIPA AL CONCORSO
IL TUO BAR WOMEN IN COFFEE

Per promuovere l’iniziativa la torrefazione piemontese ha scelto una delle ambassador Wic: Sisa, maestra di sci, che di recente ha aperto un bar Women in Coffee in montagna, a Cesana.

«Sono Elisa Vottero, Ma tutti mi chiamano Sisa. Ogni giorno, con le mie scelte, cerco di avvicinarmi di più a quello che può far sorridere la mia anima. Lo faccio per me e per tutte le donne che per crescere vogliono uscire dalla loro comfort zone. Qualche anno fa ho deciso di intraprendere un viaggio speciale. Ho attraversato l’Italia in bicicletta insieme al mio cane e km dopo km sono rinata. Oggi il mio viaggio continua con il progetto Women in Coffee di Caffè Vergnano, per supportare altre donne che come me credono nei propri sogni».  

Le candidature sono aperte fino al prossimo 30 settembre e le due vincitrici saranno svelate entro il 15 novembre.

L’iniziativa è partita lo scorso luglio con il Women in coffee tour che ha viaggiato per la nostra Penisola con un van rosa. Dal road trip è nata Storie, una serie web on line da agosto che racconta storie di donne che hanno saputo fare della propria passione il loro lavoro. Racconti di resilienza, coraggio e intraprendenza che vogliono ispirare e spingere a perseguire i propri obiettivi.

Per dettagli e info sul regolamento:
www.caffevergnano.com/iltuobarwomenincoffee

Ripartenza, le testimonianze: Nicolò Arietti

Nicolo Arietti
Le testimonianze da cui prendere spunto per programmare l'evoluzione alla ripartenza. Nicolò Arietti, titolare di Gelati D'Antan a Torino

L'identità, il laboratorio, la vendita: sono tre elementi chiave su cui fondare la ripartenza e l'evoluzione dell'attività. Ne abbiamo parlato con i nostri esperti qui; oltre al loro parere abbiamo voluto dare voce alle testimonianze di professionisti del settore. Ne abbiamo parlato, per esempio, con Nicolò Arietti, titolare di Gelati D'Antan, a Torino.

  Com’è andato il 2020? Sinceramente, bene. All’inizio del lockdown siamo partiti con tanti dubbi e incertezze. Però, la nostra gelateria da sempre fa solo asporto ed è aperta tutto l’anno. Quindi, il Covid non ha toccato le nostre dinamiche. Durante il lockdown abbiamo rafforzato il delivery, mettendo in consegna un certo numero di gusti classici, per dare un servizio ai clienti che non potevano venire in negozio, ma non è quello su cui puntiamo. Finito il lockdown, si è tornati alle modalità solite. Abbiamo potenziato l’asporto, valorizzando i nostri punti di forza, ovvero i gusti particolari, frutto di ricerca continua, e la quasi quotidiana proposta di novità. L’aver guadagnato tre coni, poi, ci ha dato molta visibilità e ha attirato nuova clientela. Quindi, nessun cambiamento? Sono cambiati i meccanismi della somministrazione, ma il lavoro in sé è andato bene. La scorsa estate il Comune ci ha permesso di posizionare 3-4 panchine all’esterno. Il fatto di vedere fuori dal negozio persone che mangiano il gelato attira altri clienti. Non vediamo l’ora di rimetterle anche quest’anno. Negli altri periodi, il divieto di consumare all’esterno del locale ha invece fatto aumentare la vendita di gelato in vaschetta. Dal punto di vista personale, il fatto che possano entrare in negozio solo 1-2 persone per volta mi ha dato la possibilità di scambiare due chiacchiere in più con i clienti. Come vede il futuro? Sia la mia esperienza personale, sia i dati di settore dicono che la domanda di gelato è aumentata. Del resto, che cosa si può fare quando bar e ristoranti sono chiusi? Anche chi non ama il gelato viene a prendere un cono. Inoltre, in zona rossa e arancione la gente non può uscire dalla città durante il weekend, e questo ci ha favorito. Magari quando tutto riaprirà, la città si svuoterà. Progetti? Prima della pandemia eravamo prossimi ad aprire una gastronomia, poi abbiamo temporeggiato e abbiamo fatto bene. Quest’anno ci concentreremo sul nostro core business e su questo punto vendita. Nel 2021 mi aspetto di lavorare sulla stessa lunghezza d’onda e di fare meglio.      

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