Home Blog Pagina 359

Al via la guida del Camaleonte, bussola del mondo del caffè

Il Camaleonte
Curata da Andrej Godina e Mauro Illiano, la gu si propone quale spazio di incontro tra torrefattore e consumatore. Sono aperte le adesioni dei produttori alla nuova iniziativa

L’obiettivo è molteplice: smarcare il caffè dai classici stereotipi con aggettivi come “intenso”, forte”, “aromatico”, permettere alle torrefazioni di dare una precisa connotazione in termini di flavore ai propri caffè e offrire all’operatore come al consumatore finale la possibilità «di scegliere in base a dati oggettivi, come il flavore, la tostatura, le note aromatiche che più gli piacciono e provarne di nuove». Così Andrej Godina introduce un progetto messo a punto con Mauro Illiano: la realizzazione della prima guida ai caffè e alle torrefazioni d’Italia. Le griglie e la struttura della Guida del Camaleonte (come il variopinto rettile, i chicchi di caffè cambiano colore durante la tostatura) sono pronte ad accogliere le storie delle torrefazioni che vorranno aderire all’iniziativa e i loro caffè. «Il format che abbiamo individuato è analogo a quello delle guide dei vini, con una presentazione della torrefazione e dei caffè sottoposti ad assaggio, con note sintetiche di degustazione - prosegue Godina -. Penso che sarà un importante strumento per il consumatore e per le torrefazioni; inoltre, finalmente si potrà fotografare un comparto italiano rilevante (soprattutto per l’espresso) che oggi non ha una vetrina unica».

L’accesso alla guida da parte delle torrefazioni avviene mediante l’acquisto di spazi suddivisi per taglie, in base al numero dei prodotti recensiti: Small con info di contatto, breve storia e un massimo di 3 referenze di caffè; Medium: spazio con info di contatto, eventuale locale di somministrazione di proprietà, breve storia e un massimo di 5 referenze di caffè; Large: spazio con info di contatto, eventuale locale di somministrazione di proprietà, una caffetteria consigliata dall’azienda, breve storia con video della torrefazione e un massimo di 10 referenze di caffè.

«Il vero senso della guida dei caffè è creare un nuovo spazio di incontro tra torrefattore e consumatore attraverso un linguaggio semplice, che non esprimerà giudizi, ma ad alcuni permetterà di scoprire una ricchezza di proposte, di gusti e aromi che, purtroppo, ancora troppi ignorano; ad altri indicherà dove trovare caffè dai gusti particolari, anche insoliti - afferma Mauro Illiano -. La sua realizzazione sarà la prima pagina di una nuova storia da scrivere tutti insieme: torrefattori, assaggiatori e consumatori, affinché l’eccellenza del caffè italiano possa riaffermarsi in tutta la sua unicità».

L’uscita è prevista nel gennaio 2022 e sarà in forma cartacea e digitale; quest’ultima, tramite un’APP dedicata, consentirà di ricercare i caffè per tipologia (grani, moka, monoporzionato, qualità commerciale, qualità Specialty, caffè certificati…) oppure per caratteristiche aromatiche. Ad esempio, basterà digitare le parole “cacao” o “caramello” e saranno evidenziati i caffè con queste caratteristiche. L’esauriente video di presentazione del progetto sottolinea come la scheda prodotto di ogni caffè ne evidenzierà solo i pregi, nonché simboli che indicano se il caffè è biologico o specialty, la modalità di estrazione suggerita per ogni referenza (espresso, moka/napoletana,  filtro o monoporzionato), e le eventuali certificazioni che lo accompagnano. Oltre alla classificazione generale sono previsti premi e menzioni per le torrefazioni e per i caffè: per chi li meriterà saranno un importante valore aggiunto.

Per ricevere informazioni scrivere a info@guidadeicaffe.com o contattare gli autori: Andrej Godina 340 865 4848, Mauro Illiano 331 290 9949.

Il futuro? Più roseo per i locali digitali e sostenibili

sostenibilità
Elena Borghi e Fabrizio Franco de Belvis di Pwc Italia delineano l'evoluzione del mercato horeca. E suggeriscono ai gestori di locali indipendenti le leve su cui puntare

Digitalizzazione e sostenibilità, ma anche qualità dei prodotti ed etica del lavoro: sono le direttrici principali lungo le quali si evolverà il mercato del fuori casa prossimo venturo. E saranno i locali meglio in grado di far proprie e interpretare al meglio queste richieste della clientela ad avere una marcia in più. Ad affermarlo sono gli esperti di Pwc Italia.

Sempre più digitali

Elena Borghi, Partner Deals Food&Beverage di PwC Italia

«L'horeca - spiega Elena Borghi, partner deals Food&Beverage di Pwc Italia - è stato uno dei settori più coinvolti nell'evoluzione digitale. A tantissimi livelli: dall'e-commerce, alle App, al digital marketing, al social commerce attraverso Facebook, Tik Tok e Instagram, ai pagamenti cashless, agli acquisti tramite delivery o click&collect. Tutti aspetti che nell'ultimo anno hanno avuto una fortissima accelerata».
Questa maggiore digitalizzazione dei gestori non potrà che innescare nuovi processi all'interno della filiera: «Ora i gestori sono pronti - continua Borghi -. Ci aspettiamo che le  aziende che operano nel b2b, dai produttori ai distributori, colgano questo cambiamento e mettano in atto nuove modalità di relazione più digitali con i punti vendita. Con indubbi vantaggi in termini di efficienza e capacità di risposta: dalla raccolta ordini alla disponibilità di dati sull'andamento del mercato in tempo reale».

Sostenibilità a tutto tondo

L'altro fattore chiave dello sviluppo del mercato fuori casa è quello della sostenibilità, un concetto che abbraccia - secondo Borghi - un'ampia fascia di tematiche: «Il primo aspetto è quello legato alla scelta delle materie prime, con il territorio che assume un'importanza sempre maggiore. Ne è una prova la crescita della domanda di prodotti italiani Dop. Ma la sostenibilità si estende anche al packaging e anche, per estenzione, all'etica del lavoro, come dimostra l'attenzione crescente alle condizioni di lavoro dei rider».

Borghi insiste su quanto sia cruciale l'orientamento alla qualità nella scelta dei prodotti: «I consumatori, alla ricerca di gratificazione, nell'ultimo anno hanno accentuato il loro orientamento verso prodotti premium. E nel periodo post pandemia si prevede una forte accelerazione per la richiesta di cibi più sani, sostenibili, biologici».

sostenibilità
Fabrizio Franco De Belvis, partner Deals Strategy di Pwc Italia

«La sostenibilità - le fa eco Fabrizio Franco de Belvis, Partner Strategy Deals di PwC Italia - per i locali finisce per avere una doppia rilevanza: da un lato permette di innalzare la qualità dell'offerta. E, grazie alla selezione dei fornitori, soprattutto sul fronte dei freschi e freschissimi, ottenere un posizionamento distintivo rispetto alla concorrenza. Dall'altro, questo posizionamento diventa la base per raccontare la propria offerta, creando uno storytelling basato sulla sostenibilità che risulta molto efficace».

 

Indipendenti versus catene

Nell'ultimo anno, le catene hanno mostrato, in media, una resilienza maggiore e performance migliori rispetto ai locali indipendenti. E il loro peso sul mercato è destinato a crescere.
Su cosa, allora, possono fare leva i locali indipendenti? «Sui loro tradizionali punti di forza - spiega Borghi -: il radicamento sul territorio, la capacità di essere, o diventare, una "destinazione". Migliorando la capacità di profilare la propria clientela, anche grazie alle App per prenotazioni e pagamenti, per lavorare sulla fidelizzazione. Ma, soprattutto, è sempre più indispensabile puntare sul servizio e sulla qualità».

Quali le maggiori distanze da colmare rispetto alle catene? «I due elementi su cui occorre lavorare - aggiunge De Belvis - sono l'atmosfera, che significa ringiovanire con maggior frequenza il punto vendita, curando gli arredi e l'illuminazione, e la pulizia. Su quest'ultimo fronte, le catene in media offrono standard decisamente più elevati».

Infinita, la bottiglia sostenibile di Ferrarelle per il fuoricasa

Ferrarelle Infinita
Il nuovo pack creato per il canale horeca unisce eleganza e rispetto per l'ambiente, in quanto realizzato interamente in Pet riciclato

È una novità nata nel segno della sostenibilità quella riservata da Ferrarelle alle realtà del fuoricasa. Si chiama Infinita ed è la prima linea di bottiglie 100% in r-Pet, ovvero in plastica riciclata, dedicata esclusivamente al canale horeca.

Realizzata nel formato da 50 cl, la nuova bottiglia amica dell’ambiente custodisce le referenze Ferrarelle, l’effervescente naturale, Natìa, la minerale oligominerale, e Maxima, l’acqua effervescente naturale rinforzata con il gas della sua sorgente. Caratterizzato da un design contemporaneo dalle linee eleganti, il pack rappresenta un ulteriore traguardo nel percorso di sostenibilità che il gruppo porta avanti.

Il suo lancio si inserisce nel progetto Bottle to bottle, sviluppato pensando alle più classiche dinamiche dell’economia circolare. Un’altra peculiarità della nuova bottiglia è che la sua produzione avviene all’interno dello stabilimento di Presenzano, in provincia di Caserta. Uno stabilimento dedicato al riciclo e produzione di Pet riciclato e tra i primi di questo genere realizzati da un’azienda del settore food & beverage. Il sito è stato costruito nel 2018, con un investimento di ben 27 milioni di euro, che Ferrarelle ha realizzato con il supporto di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa. Un sito la cui attività sta dando risultati importanti, eliminando dall’ambiente ogni anno oltre 20.000 tonnellate di bottiglie provenienti dalla raccolta differenziata e che vengono quindi trasformate in r-Pet pronto a una nuova vita.

Per Gelato Go diversificare è una strategia che paga

gelato go
Non solo gelato. Il fatto di offrire anche una piccola linea di pasticceria e di rosticceria si è rivelato importante in pandemia per Gelato Go, 25 pdv all'estero

Le catene di gelaterie italiane all'estero, nonostante tutte le problematiche del periodo pandemico, godono di buona salute, e ne abbiamo scritto qui. Uno dei casi di eccellenza è Gelato Go. Dalla prima location americana, nel 2013, Gelato Go oggi conta 25 pdv tra Florida, California, New York City (in fase di avvio) e Hong Kong, dove ha aperto un punto vendita poco più di un anno fa. La catena di gelato all’italiana è arrivata, in 7 anni, in piena fase di crescita quando ha incrociato le conseguenze della pandemia. «Eppure, già a marzo scorso si è cominciata a vedere una ripresa in Florida nonostante l’assenza di turisti - spiega Domenico D’Addio, co-founder della catena -. Il fatto di offrire anche una piccola linea di pasticceria e di rosticceria si è rivelato importante in pandemia, perché ci ha permesso di restare su altri mercati che non fossero il retail del gelato. I clienti del comparto hotellerie e le società di catering hanno rivisto le loro strutture di costo e molti player hanno tagliato proprio in cucina. Alcuni clienti che già compravano da noi il gelato e avevano un’offerta di pasticceria-rosticceria prodotta internamente si sono rivolti a noi per una fornitura dall’esterno. Si è rivelato un modo per cercare di mantenere il nostro personale, soprattutto in Florida, e una opportunità di diversificare. Ma il main business è e deve rimanere il gelato. L’apertura di New York è un sogno che si avvera e continueremo a investire per il futuro dei nostri punti vendita».

Who’s who

Domenico D'Addio
Domenico D'Addio
Domenico D’Addio è co-founder & CEO delle catene Gelato-go e Pasta-go. Dopo gli studi in Business Administration presso l’Università Bocconi, ha lavorato per diverse grandi compagnie nel settore corporate finance. Gelato Go è nata negli Stati Uniti nel 2013, dall’idea di due amici, Domenico e Alessandro Alvino, innamorati del gelato ma provenienti da due ambiti diversissimi: finanza, appunto, e pubblicità.    

421 Venezia Mia, un cocktail “storico” per brindare ai 1600 anni di Venezia

Walter Bolzonella
421 Venezia Mia, il cocktail di Walter Bolzonella
Walter Bolzonella, celebre capobarman del Bar Gabbiano all'Hotel Cipriani di Venezia mette la sua firma sul cocktail che celebra i 1.600 anni della città lagunare

Walter Bolzonella è capo barman dal 1989 del salotto veneziano del Cipriani: il Bar Gabbiano. Da sempre è stato un alfiere, non solo della creatività, ma della valorizzazione del suo territorio. Con 421 Venezia Mia, il suo ultimo drink, ha voluto rendere omaggio ai 1600 di Venezia. Lo ha fatto con una mistura che, nella sua formulazione, riflette la passione per i prodotti della tradizione e per le componenti aromatiche (erbe e spezie) che hanno fatto la storia della città lagunare.

Walter Bolzonella - capo barman Belmond Hotel Cipriani - Venezia

421 Venezia Mia è un cocktail leggermente speziato e fresco, preparato con un mix di ingredienti che hanno contribuito allo sviluppo commerciale di Venezia. A cominciare dalle spezie. Nel XVI con Marco Polo, la città divenne un punto di riferimento gastronomico per tutto il mondo. Questo grazie alla sorprendente fusione degli alimenti e delle tecniche culinarie locali con cibi provenienti dal mondo bizantino e arabo, dall’Istria e dalla Dalmazia, dal Nord Europa e dal Nuovo Mondo. Grazie a Venezia il Malvasia divenne, tra il 1300 e il 1600, il vino più famoso d’Europa. L’importanza economica di questo vino indusse la Repubblica di Venezia a creare uno scalo apposito chiamato ancora oggi il Fondaco della Malvasia. Le stesse botteghe dove si vendevano i vini importati via mare erano chiamate le Malvasie. Luoghi immortalati nella toponomastica cittadina con luoghi come Calle de la Malvasia e il Ponte de la Malvasia. In 421 Venezia Mia di Walter Bolzonella troviamo anche il Maraschino, la cui produzione iniziò nella Dalmazia Veneta, al tempo sotto la Serenissima Repubblica di Venezia (1759). A vivacizzare la formula di 421 Venezia Mia contribuisce anche Select, bitter veneziano Doc, dal 1920, che, a partire dalla metà degli anni Sessanta, si è affermato come ingrediente tradizionale per lo Spritz Veneziano. Non potevano mancano le erbe aromatiche degli orti veneziani, le more di rovo presenti in molti giardini dell’isola della Giudecca. E, a completare quest’opera veneta, il Prosecco Valdobbiadene Superiore "Crede Brut" Bisol.

 

421 VENEZIA MIA

di Walter Bolzonella, capo barman del Bar Gabbiano, Hotel Cipriani, Venezia

Ingredienti

2 cl di vino Malvasia Rosso Passito in infusione con spezie, erbe aromatiche e bucce d’arancia.

3,5 cl di Select

1 bar spoon Maraschino Buton

5 gocce di aromatic bitters all’arancia

8 cl di Prosecco Valdobbiadene Superiore "Crede Brut" Bisol.

 

Preparazione

Mettere in infusione nel vino le more di rovo, pepe del Bengala, pepe selvatico Timut, pepe Andaliman Indonesia, pepe Sichuan, cardamomo verde, bacche di ginepro, timo limonato, maggiorana, alloro e bucce di agrumi. Lasciare riposare per 6 ore a temperatura ambiente e 8 ore in frigorifero. Con l’aiuto di un passino filtrare la marinatura.

Servizio

Il drink viene preparato direttamente in un bicchiere di Murano con ghiaccio. 421 Venezia Mia viene su un sottobicchiere ricamato a mano di Burano con il logo del Palazzo Ducale.

 

Collaboratori cercasi: guida alla scelta del contratto di lavoro giusto

contratti di lavoro
Come orientarsi nella scelta tra tempo indeterminato o determinato, apprendistato, a termine, a chiamata, occasionale: i consigli agli imprenditori del consulente del lavoro Paolo Bergamo

I contratti di lavoro, per molti imprenditori, sono un rompicapo. Difficile capire qual è la scelta ottimale quando si vuole assumere qualcuno, specie in casi in cui - come di questi tempi - l’incertezza regna sovrana. Per farlo, è importante conoscere tutte le opzioni disponibili. E valutarne attentamente vantaggi e svantaggi. Oltre ai possibili rischi di soluzioni solo apparentemente vantaggiose.

Paolo Bergamo
Paolo Bergamo, contitolare dello Studio Themis di Jesolo (Ve)

Per fornire un quadro il più possibile completo delle opzioni disponibili, abbiamo interpellato Paolo Bergamo, consulente del lavoro e contitolare dello Studio Themis di Jesolo (Ve). Con il suo aiuto, analizziamo le diverse forme contrattuali e le loro caratteristiche (leggi anche la nostra guida agli ammortizzatori sociali).

 

Analizziamo quindi:
• i contratti a tempo indeterminato (full time e part time);
• i contratti a termine;
• i contratti a chiamata;
• l’apprendistato;
• le prestazioni occasionali (voucher).

Tratteremo infine anche la soluzione delle prestazioni occasionali autonome, evidenziando i forti rischi che tale soluzione comporta per il datore di lavoro.

I contratti a tempo indeterminato

Quel che più spaventa gli imprenditori in questo tipo di contratto è la impossibilità di risoluzione del rapporto di lavoro. In realtà, però, questa possibilità esiste. Vediamo in quali casi e come funzionano.
a. Dimissioni del lavoratore.
b. Licenziamento. Può avvenire:
• durante il periodo di prova (non va data nessuna giustificazione).
• per giustificato motivo. Quest’ultimo può essere:
1. oggettivo, cioè legato a problemi organizzativi del datore di lavoro (come nel caso di una contrazione dell’attività lavorativa collegata a una crisi, di una ristrutturazione ecc.);
2. soggettivo (disciplinare). Si tratta di casi che riguardano la situazione soggettiva del lavoratore: ad esempio quando il lavoratore contravviene a precise direttive del datore di lavoro e lede il rapporto fiduciario. Nei casi più gravi, si parla di giusta causa di licenziamento quando avviene un fatto talmente grave che compromette irrimediabilmente il rapporto di fiducia tra lavoratore e azienda, tale che il rapporto non possa proseguire neanche temporaneamente. «L’articolo 7 della L. n. 300/1970 - spiega Bergamo - prevede la necessità di una contestazione scritta e di un periodo di “raffreddamento” di 5 giorni (ampliabili da parte della contrattazione collettiva) per consentire al lavoratore di dare le proprie giustificazioni. Dopodiché si adotta un provvedimento disciplinare: il lavoratore riceve una sanzione che può essere conservativa o espulsiva. Le sanzioni conservative possono consistere in un richiamo scritto o verbale, in una multa disciplinare, e nei casi più gravi in una sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a un massimo di 10 giorni. Viceversa una sanzione espulsiva, come indica il termine, prevede la risoluzione del rapporto di lavoro».

In mancanza di giusta causa/giustificato motivo, il licenziamento viene considerato viziato e, nei casi di violazione più gravi, il lavoratore può essere reintegrato da un giudice: «Il vizio più grave nel diritto è la nullità - spiega l’esperto -; nei licenziamenti si concretizza ad esempio quando si procede a un licenziamento vietato dalla legge, come nel caso di una lavoratrice in maternità. Per vizi meno gravi sono previste tutele economiche per il lavoratore: il licenziamento produce effetti ed è quindi definitivo, ma al lavoratore andrà corrisposta un’indennità economica variabile a ristoro».

Il contratto a tempo indeterminato full time per i pubblici esercizi prevede un orario settimanale di 40 ore distribuibili su cinque giornate e mezza, salvo diverse intese aziendali.

Tempo indeterminato: contratto part time

Il contratto part time comporta un orario di lavoro inferiore alle 40 ore settimanali e uno stipendio proporzionato all’orario svolto.

«Il vantaggio per l’imprenditore, che rende questa formula molto utilizzata nei pubblici esercizi, è di contenere i costi calibrandoli sulle effettive esigenze lavorative - spiega Bergamo -. Gli orari però vanno stabiliti già nella stipula del contratto e modificarli è possibile solo con l’accordo del lavoratore. È opportuno pertanto pattuire, già alla firma del contratto individuale, delle clausole elastiche che prevedano sia la possibilità di aumentare le ore settimanali sia di variare la collocazione dell’orario in funzione delle esigenze che dovessero sorgere. È comunque necessario rispettare almeno due giorni di preavviso per le modifiche, come stabilito dalla legge e dalla contrattazione collettiva di categoria».

Contratto a tempo determinato

I contratti a tempo determinato sono sottoposti a una serie di vincoli, che vanno tenuti presente: «Sono utili per sopperire a esigenze temporanee - spiega l’esperto -. Vanno però rispettati dei limiti numerici legati al numero di dipendenti a tempo indeterminato in organico: chi ha fino a 4 dipendenti a tempo indeterminato può assumere un massimo di 4 dipendenti a tempo determinato; da 5 a 9 dipendenti si può arrivare a sei; da 10 a 25 il massimo diventa sette. Oltre i 50 dipendenti i contratti a tempo determinato possono arrivare al 20% dei contratti a tempo indeterminato. Ci sono casi in cui questi vincoli non si applicano: per i contratti a termine stipulati con gli over 50, quelli stagionali e le sostituzioni per maternità o altre cause di assenza».

Due le cose da tenere presente: il periodo di prova non può essere troppo lungo rispetto alla durata complessiva del rapporto a termine (il lavoratore non può essere in prova per tutto o quasi il rapporto!) e il licenziamento per giustificato motivo non è mai ammesso.

La durata massima del contratto è di 12 mesi (senza necessità di indicare una causale). Se si vuole fare un rinnovo o una proroga oltre i 12 mesi, la causale diventa necessaria: «Le possibili casistiche giustificative sono tre - spiega Bergamo -: sostituzione di lavoratore assente, esigenze temporanee e oggettive estranee all’ordinario svolgimento dell’attività ed esigenze connesse a incrementi temporali, significativi e non prevedibili, dell’attività ordinaria. La necessità di motivare il rinnovo è però sospesa fino al 31 dicembre 2021 per agevolare la ripartenza economica post chiusure per Covid-19».

In ogni caso, sia con la proroga, sia con il rinnovo, non si può andare oltre i 24 mesi complessivi per lo svolgimento di mansioni equivalenti.

Contratto a chiamata (lavoro intermittente)

Si tratta di contratti introdotti nel 2004 dalla cosiddetta Legge Biagi. «Sono accordi tra azienda e lavoratore che prevedono obblighi reciproci come quelli dei normali rapporti di lavoro ma con riferimento ai soli periodi di chiamata - spiega Bergamo -. Di fatto, il datore di lavoro può chiamare il lavoratore ogni volta che ha bisogno, con almeno un giorno di preavviso. Il lavoratore non è obbligato a rispondere alla chiamata, salvo che il contratto non preveda un’indennità di disponibilità. Ma sono pochi gli imprenditori disposti a corrispondere una specifica indennità a prescindere dalle chiamate».

«Sono contratti riservati a lavoratori over 55 e under 24, oppure a specifiche mansioni indicate - nel caso dei pubblici esercizi - dal Rdl n. 2657/1923. Tra queste ci sono il cameriere e il personale di cucina ma non il barista. Questo significa che si può assumere personale di cucina con contratto a chiamata indipendentemente dall’età, mentre per i baristi si può applicare solo a under 24 o over 55».

«Per i pubblici esercizi - prosegue l’esperto - non esiste un numero di giorni massimo e la chiamata si può fare giorno per giorno. Ma se si chiama un lavoratore tutti i giorni per un periodo lungo il rischio è di vedersi trasformare il contratto in un normale rapporto a tempo indeterminato, perché viene meno la discontinuità. Al contrario, se un imprenditore non dovesse mai chiamare il lavoratore con cui ha stipulato un contratto a chiamata, non avrebbe nessun costo retributivo e/o contributivo e nessun altro obbligo nei confronti del lavoratore».

Contratto di lavoro extra

«Il contratto di lavoro extra, in realtà, è una specie di contratto a termine, della durata da 1 a 3 giorni - spiega Bergamo -: è preferibile rispetto al contratto a termine perché è più semplice da attivare (è sottoposto a meno vincoli burocratici). È però utilizzabile solo nel settore turistico e in fattispecie precise: banqueting, meeting, o in generale nei fine settimana e nelle festività secondo le ipotesi previste dal Contratto nazionale (Ccnl) per i pubblici esercizi. Attenzione ai contratti extra legati al banqueting, ad esempio un matrimonio: se l’evento salta, il datore di lavoro è comunque tenuto a pagare lo stesso il dipendente con cui ha stipulato un contratto extra».

Apprendistato

«Il vantaggio del contratto di apprendistato - spiega Bergamo - è la forte riduzione dei contributi a carico del datore di lavoro: si parla di una forchetta che va da un minimo dell’1,5% a un massimo del 10% della retribuzione imponibile, contro circa il 30% dei lavoratori non apprendisti. A questo si aggiunge una retribuzione inferiore rispetto a quella minima stabilita dal contratto nazionale per i lavoratori qualificati: il 20% in meno il primo anno, il 15% in meno il secondo anno. Si può applicare solo ai minori di 30 anni, a patto però che non siano in possesso della qualifica necessaria; nei pubblici esercizi la durata può arrivare fino a 48 mesi per le qualifiche di capo cuoco e capo barista». Per gli artigiani, invece, la durata massima sale a 5 anni.

«L’apprendistato richiede da parte del lavoratore l’obbligo di partecipare a corsi formativi svolti all’esterno dell’azienda, i cui costi però sono sostenuti dalle Regioni, mentre l’azienda è tenuta a retribuire normalmente le ore di corso fatte dall’apprendista. All’interno dell’azienda occorre nominare un tutor, a cui l’apprendista fa capo. E occorre registrare la formazione impartita all’apprendista».

Al termine del periodo di apprendistato, l’azienda può recedere dal contratto. In caso contrario, il contratto diventa automaticamente un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

«Va tenuta presente - perché è un’opportunità interessante - anche l’esistenza di un nuovo contratto di apprendistato, applicabile a persone di qualunque età: si può applicare alle persone che percepiscono la disoccupazione (cosiddetta Naspi), purché non in possesso della qualifica richiesta. Può essere fatto anche per un part time, garantendo però un orario minimo compatibile con la formazione».

Prestazioni Occasionali a Voucher (PrestO)

«Cambiati nel 2017, gli ex voucher ora si chiamano Voucher PrestO è sono molto meno utilizzati che in passato - spiega Paolo Bergamo -, perché la procedura è più macchinosa. Occorre infatti che sia il prestatore sia il committente siano preventivamente registrati nel sito dell’Inps. Si richiede il requisito dell’occasionalità (si misura entro un tetto massimo di prestazioni effettuabili nell’anno) e sono usabili solo da aziende e professionisti che hanno fino a 5 dipendenti a tempo indeterminato. Ogni prestazione prevede un minimo di 4 ore di lavoro e richiede una comunicazione tramite il sito dell’Inps almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione: vanno indicati l’oggetto della prestazione, la data, l’ora e il compenso. Attenzione: sono previste sanzioni da 500 a 2.500 euro in caso di mancata comunicazione».

I voucher costano al datore di lavoro 12 euro l’ora, di cui 9 vanno al lavoratore, 2,97 euro all’Inps e 0,03 all’Inail. «Per il pagamento, il datore di lavoro deve creare all’interno del sito Inps una sorta di portafoglio virtuale depositando delle somme da utilizzare conil PrestO. Sarà poi l’Inps, verificata la capienza di fondi, a pagare direttamente il lavoratore entro il 15 del mese successivo a quello in cui ha svolto il lavoro».

Il vantaggio di questa soluzione rispetto al lavoro occasionale autonomo? «Il lavoratore ha la copertura Inps e Inail, che mette al riparo il datore di lavoro da molti rischi, legati ad esempio agli infortuni sul lavoro». Inoltre, la comunicazione preventiva esclude la maxi sanzione per lavoro nero.

Attenzione però: ogni datore di lavoro può erogare un massimo di 5mila euro l’anno in voucher. E il singolo lavoratore non può ricevere più di 2.500 euro dallo stesso datore di lavoro in un anno e non più di 5mila euro in voucher (che sono fiscalmente non imponibili).

Le prestazioni occasionali autonome? Un bel rischio

«La mancanza di qualsiasi obbligo comunicativo legato alle prestazioni occasionali d’opera - spiega Bergamo - rende questa soluzione apparentemente allettante. In realtà, per l’imprenditore è una scelta rischiosa». Vediamo perché.

La mancanza di comunicazioni preventive, nessuna busta paga da elaborare, né la necessità che il lavoratore sia in possesso di partita Iva (l’occasionalità non la prevede) la rende molto semplice e veloce da utilizzare. Attenzione però: si tratta di una prestazione di lavoro autonomo, che richiede un’autonomia organizzativa e gestionale del lavoro.

«In un bar o in un ristorante è difficilmente dimostrabile - spiega l’esperto -. Può un cameriere, uno chef o un barman essere autonomo se inserito in un’organizzazione altrui? Il risultato è che, in caso di ispezione degli organi competenti (ispettorato del lavoro/ispettori degli enti previdenziali, Guardia di Finanza e non solo), è molto probabile che venga comminata la maxi sanzione per lavoro nero».

Ma c’è un secondo rischio, più subdolo: «Chi fa una prestazione occasionale non è assicurabile all’Inail. In caso di infortunio sul lavoro nessuno risponderebbe. A quel punto il lavoratore potrebbe fare causa all’imprenditore e rivendicare la subordinazione con tutte le tutele del caso. E avrebbe ottime probabilità di spuntarla».

Funkidory, un community bar londinese

A Londra il Funkidory non solo ha resistito ai lockdown, ma ha conquistato il vicinato con un mix a base di musica, arte e signature

Sergio Leanza incontra Anna Fairhead nel 2013 e i due si intendono subito. Anna convince Sergio, che all’epoca lavora al Mark’s Bar in Liverpool Street a Londra, a iniziare con lei una collaborazione. Fino al 2017, organizzano insieme numerosi eventi nella capitale.

 

Nel 2018, decidono di incanalare l’entusiasmo per gli ottimi drink e la passione per la musica funk, hip hop e soul in una loro creatura imprenditoriale. Nasce così il Funkidory, bar ispirato al funk e all’hunky-dory, termine che potremmo tradurre con un milanesissimo “bella lì”. E lo aprono nelle immediate vicinanze della loro casa a Peckham Rye, uno dei quartieri più vivaci, creativi e multiculturali di Londra. Una scelta non casuale perché il bar deve rappresentare la community e fungere da meeting point per il vicinato di zona che Sergio e Anna conoscono molto bene. E, difatti, il Funkydory ha tutte le caratteristiche del community bar.

A partire dall’arredamento, in stile urbano newyorkese degli anni ‘70, progettato per creare un’atmosfera rilassata e dalla musica, diffusa da quattro altoparlanti, accuratamente selezionata da Sergio e mai “sopra le righe”. Tutto è concepito per offrire un ambiente accogliente dove le persone sono invitare a rimanere a lungo con pavimenti in sughero, mobili in compensato, progettati da Sergio e costruiti da falegnami locali, e, dulcis in fundo, incenso aromatizzato per purificare gli interni (alle pareti, i disegni realizzati dallo studio Night by Night che illustrano alcuni luoghi tipici del quartiere di Peckham). I drink del Funkidory hanno un aspetto semplice e fresco e sono pieni di sapori meravigliosi e persistenti. A tal proposito, il locale collabora con dei produttori locali che forniscono ingredienti come birra, kombucha, sake e miele. D’altronde, Peckham, è una delle zone più cosmopolite e multiculturali di Londra con una vasta proposta di prodotti esotici o rari da trovare nei mercati tradizionali.

Le magliette create dallo studio Night by Night con soggetti che si ispirano al quartiere di Peckham indossate da Sana Barclay (store supervisor) e Anna Fairhead, co-titolare di Funkydory

Un esempio di drink dall’anima locale è l’Holy Negroni, un twist sul Negroni nato da una collaborazione con Fix8, un produttore locale di kombucha che ha iniziato la sua attività contemporaneamente al Funkidory. L’Holy Negroni viene preparato con Martini Riserva Speciale Rubino, bitter, fragole, tulsi (un’erba nota anche come il “basilico sacro”), kombucha e olio al limone. Il kombucha di Fix8 ha un’acidità piccante che si abbina perfettamente sia al dolce del vermouth, sia all’amaricante o al secco del bitter. La lista dei cocktail al Funkidory si ispira non solo al quartiere di Peckham ma anche agli eroi musicali e ai personaggi preferiti e amati da Sergio e Anna. Un esempio è il Kalakuta Sour, un omaggio alla leggenda della musica nigeriana Fela Kuta, pioniere del genere Afro Beat e attivista per i diritti umani. Gli ingredienti di questo mix, che è un vero e proprio must del Funkidory, sono whisky Monkey Shoulder, superbo blend creato da William Grant, Disaronno, succo di limone, albume d’uovo, tè all’ibisco e tintura di foglie amare.

Quando è iniziata la pandemia, Sergio e Anna sono passati alla “modalità di sopravvivenza” e hanno immediatamente richiesto una licenza per poter diventare un negozio e vendere alcolici da asporto. Eliminando i posti a sedere, hanno creato un angolo con degli scaffali in legno per la vendita dei loro cocktail in bottiglia. La drink list è stato semplificata, riducendo il numero dei cocktail e cercando di massimizzare le quantità di ingredienti, il che ha permesso loro di lavorare in modo più efficiente durante i lockdown malgrado la riduzione del personale.

Sergio e Anna hanno inoltre aggiunto una selezione di vini naturali, di prodotti locali e un banco dove Sergio propone una serie di vinili. Tra le novità in vendita, anche le stampe e le t-shirt firmate dallo studio creativo e transdisciplinare Night by Night di Barcellona. A livello logistico, è Sergio a occuparsi personalmente delle consegne locali spostandosi in bicicletta, ma le consegne sono garantite anche in tutto il territorio nazionale grazie allo shop on line d Funkidory. Come proprietari indipendenti e con un budget limitato, Sergio e Anna si sono in questi ultimi mesi occupati in prima persona del marketing e delle pubbliche relazioni, ottenendo anche importanti riconoscimenti dai media locali, tra i quali il settimanale Time Out con la nomina di Funkidory tra i 50 migliori bar. Sono risultati finalisti anche nelle graduatorie di Class Magazine’s Social Media Presence e di Imbibe’s Bar Owner Of The Year, raggiungendo le stesse posizioni di celebrità come del settore Alex Kratena, Monica Berg, Max Venning e Erik Lorincz. Oggi, dopo la graduale abolizione delle restrizioni, Londra è tornata a vivere. E Sergio e Anna hanno ripreso con entusiasmo le normali relazioni di quartiere. Al Funkidory, ovviamente. *

 

 

Sergio Leanza

35 anni, è originario di Saronno. Studia a Milano per diventare orafo, ma le prime esperienze in laboratorio lo annoiano a morte tanto che decide di iniziare a lavorare alla sera in un bar. Si trasferisce a Londra per acquisire maggiore esperienza. Al ritorno in Italia, lavora al Gerry’s Bar del Grand Hotel et de Milan per due anni. Ritorna, quindi, a Londra e nel 2013, incontra la futura moglie Anna Fairhead, una ragazza inglese del Kent. Dopo diverse esperienze professionali, Anna e Sergio iniziano a coltivare il desiderio di aprire un loro bar da gestire in autonomia dove entrambi possono finalmente esprimere la loro creatività. Nel 2018, il loro sogno finalmente si realizza con l’apertura del Funkidory nel sud di Londra.

OOLONG MARTINI

di Sergio Leanza

Ingredienti

60 ml Tanqueray Ten London Dry Gin

15 ml Fino sherry infuso in tè Waikato Oolong della Nuova Zelanda

Preparazione

Mescolare e filtrare in una coppetta ghiacciata. Guarnire con scorza di limone.

 

RYE LANE

di Sergio Leanza

Ingredienti

40 ml Michter’s Rye Whiskey

20 ml Martini Ambrato

2,5 ml di sciroppo di semi di finocchio

2,5 ml di salamoia di olive Giarraffa

Preparazione

Mescolare e filtrare in una coppa ghiacciata

Guarnire con oliva Giarraffa.

Il Gin&Tonic più grande del mondo è italiano!

RCR_Gin&Tonic record
Con un calice di Gin&Tonic da 1001 litri, RCR cristalleria Italiana ha fissato il nuovo record del long drink più grande del mondo

Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione. È Parafrasando questa celebre frase dal film “Amici Miei”, che si traduce la scelta del giorno in cui battere un Guinness dei primati. Il World Gin Day dello scorso 12 giugno ha rappresentato per RCR Cristalleria Italiana -  azienda leader nella produzione di bicchieri in eco-crystal – l'opportunità di celebrare la tanto attesa ripartenza con un calice di Gin&Tonic da 1001 litri, superando di ben 55 litri il precedente record del drink più grande del mondo.

All'interno del magazzino dell'azienda di Colle Val d'Elsa (SI), la mattina del 12 giugno è stato riempito un calice “Alkemist” di tre metri di altezza, grazie alla collaborazione dell'affiatato team di Danny del Monaco (ambassador di RCR) e del supporto di Santoni Spirits che ha fornito il gin, e di Royal Bliss Tonic Water per la parte sodata. L'evento - al di là dell'obiettivo di infrangere il record mondiale – è stato pensato come un grande brindisi dedicato a tutto un comparto, quello della ristorazione e delle aziende legate a esso, e un augurio di ripartenza per l'estate e per tutto l'avvenire. Ma anche un modo per RCR Cristalleria Italiana, azienda leader dell’industria italiana del vetro di qualità nel mondo dell’arredo tavola, dell’arredo casa, della degustazione e del mixology, di dichiarare la propria strategia di ripresa, attraverso le parole dell'amministratore delegato Roberto Pierucci: «La sostenibilità economica, nasce dalla sostenibilità sociale ed ambientale».

I nuovi gin dei bartender

gin bartender
Nel ricco panorama del distillato arrivano quattro nuove proposte, artigianali, di alta qualità, prodotte in piccoli lotti, firmate da altrettanti professionisti del bancone: Dario Olmeo, Christian Sciglio, Michele Piagno e Francesco Orsi

Da più in decennio sulla cresta dell’onda, il gin è un distillato la cui fortuna pare non conoscere sosta, né il minimo segnale di arretramento. Basti considerare che il mercato del distillato, secondo una recente indagine della società di ricerca Iri, negli ultimi 2 anni ha continuato a macinare numeri impressionanti, registrando una crescita del 33% in termini di fatturato e del 20% in volume. Performance che neanche la crisi ha intaccato. Il distillato, insomma, continua a conquistare favori sia presso i bartender sia presso i consumatori. La crescita della domanda si riflette nella crescita altrettanto esplosiva dell’offerta, con la nascita di nuovi brand artigianali e non, che ormai anche in Italia hanno raggiunto numeri record. Fenomeno nel fenomeno, il mutuato ruolo dei professionisti del bancone, che da semplici utilizzatori hanno dato sfogo al loro estro, trasformandosi anche in produttori. Negli ultimi anni è infatti cresciuta la proposta di gin creati da bartender e se sono tanti i professionisti che, forti della loro esperienza e competenza, collaborano con i brand del beverage per mettere a punto nuove ricette, sempre più numerosi sono quelli che scelgono di “mettersi in proprio”, dando vita al loro distillato. In questi casi si tratta per lo più di piccole produzioni, dal carattere ricercato e peculiare, che rispondono a un’esigenza particolare del professionista, sfruttando le molteplici possibilità di caratterizzazione che questa tipologia di spirit permette, ma che guardano anche oltre la mixology, aprendosi a forme di consumo, come la bevuta liscia non comune per questo distillato. In questo panorama si inseriscono quattro nuove proposte, fresche di lancio o che stanno per essere lanciate, firmate da altrettanti bartender: Soero Gin di Dario Olmeo, Grand Tour Gin di Christian Sciglio, Barancli di Michele Piagno e Æguademâ 2018 di Francesco Orsi.

Soero, fresco e floreale

Fresco, morbido e dal bouquet floreale, Soero è frutto di un lavoro di ricerca avviato da Dario Olmeo, bartender e titolare, con il fratello Gavinuccio, del Maracaibo, cocktail bar collocato nel Lido San Giovanni di Alghero, due anni fa e che ha avuto un forte accelerata all’inizio di quest’anno a causa della pausa forzata dell’attività imposta dall’emergenza sanitaria. Si tratta di un distilled gin artigianale prodotto con 13 botaniche provenienti dalle varie regioni della Penisola, a partire dal ginepro e dal mirto che vengono dalla sua Sardegna, ai quali si aggiungono coriandolo, lavanda, rosa, miele, arancia, viola, cardamomo, limone, gelsomino, pepe nero e angelica.

Armonioso, grazie al perfetto bilanciamento raggiunto tra i numerosi ingredienti, e molto delicato al palato, grazie al processo di distillazione in rame, eseguito presso la Distilleria Zamperoni, distilleria artigianale di Galliera Veneta (Padova) che ne cura la produzione e l’imbottigliamento, si presenta di colore giallino delicato e luminoso, che ne anticipa il carattere fresco, ravvivato dalle note degli agrumi, e la finitura soave. Un gin che si presta molto alla miscelazione, a partire dal classico Gin&Tonic, ma senza eccedere con ingredienti troppo speziati e agrumati per non snaturarne il carattere, proseguendo con la realizzazione di twist sui classici, ma è ideale anche per il servizio liscio. È proposto in un’elegante bottiglia, da 50 cl, a forma di goccia che ne sottolinea il posizionamento premium, con un’etichetta pulita ed essenziale, realizzata in Sardegna, che ne mette in risalto lo spirito “estivo”.

Gran Tour Gin, sapori e profumi di Sicilia

E l’ultimo lockdown si è rivelato decisivo anche per portare a compimento il progetto di Grand Tour Gin (alc. 40% in vol), avviato da Christian Sciglio, bartender e patron del Morgana Lounge Bar di Taormina, 8 anni fa. Un progetto che vuole essere anche una celebrazione della Sicilia. Il nome del prodotto è infatti quello del lungo viaggio a carattere culturale che i rampolli dell’aristocrazia del Nord Europa, a partire dal XVII secolo, intraprendevano per completare la loro formazione e che aveva come meta privilegiata l’Italia, con il suo ricco patrimonio di antichi monumenti romani e greci, con tappa obbligata in Sicilia. Un viaggio che questo gin intende compiere in senso inverso, restituendo al resto del mondo, attraverso i suoi profumi e il suoi sapori, le diverse suggestioni dell’isola. Fedele a questo obiettivo, Sciglio nel creare la ricetta ha utilizzato, eccetto il ginepro, tutte botaniche autoctone, tra le quali diverse eccellenze di quella terra: quali la mela Cola dell'Etna, il pomodoro ciliegino di Pachino, il cappero di Salina, l’ortica della Piana di Catania, ai quali si aggiungono foglie di ulivo, limone e origano.

Il risultato è un gin di un colore giallo, datogli dal pomodorino e dalla foglie d’ulivo, dagli aromi mediterranei, complesso e ben bilanciato al palato, dove la nota dolce sempre apportata dal pomodorino si sposa con quella balsamica dell’origano e dell’ortica. Quest’ultima dona anche una nota pungente, che ben si amalgama con quella erbacea e salina del cappero, quella bitter dell’ulivo e agrumata del limone. A rendere possibile l’alchimia il processo di lavorazione e l’arte distillatoria dell’Antica Distilleria Quaglia di Castelnuovo Don Bosco (Asti) che si occupa della produzione: Grand Tour è infatti un compound gin, nel quale metà delle botaniche vengono macerate e metà distillate. Ottimo da proporre liscio, per la sua ricchezza di sapori, questo gin, i bottiglia da 70 cl, è ideale anche per la mixology, sia per nuove creazioni, sia per dare un tocco mediterraneo ai grandi classici, ma si presta anche all’alta pasticceria, per la creazione di dessert.

Barancli, il gin delle montagne friulane

Un carattere marcatamente territoriale presenta anche Barancli (alc. 40% in vol), la creazione di Michele Piagno. Il territorio in questione è il Friuli, che il bartender, titolare dell’Enoteca Vecchia Pretura di Codroipo (Udine), formatore di barman, autore di libri sulla miscelazione e collaboratore per diverse realtà del beverage, ha voluto celebrare a partire dallo stesso nome dato al prodotto: “barancli” infatti è il nome in friulano del ginepro, la botanica imprescindibile di ogni gin.

E friulane sono tutte le botaniche che compongono la formula di questo compound gin, frutto di un lavoro di ricerca di oltre un anno, tutte provenienti dalle montagne dell’area di Claut, in provincia di Pordenone: ginepro, pino mugo, angelica, ed erbe aromatiche.

Il risultato dell’unione di questi ingredienti è un originale gin “di montagna”, caratterizzato al naso al palato da intense note boschive di ginepro e pino mugo. Peculiarità che lo rendono perfetto da proporre liscio, o con ghiaccio, ma che si esaltano al meglio anche in un Gin&Tonic, completando con tre pinoli come guarnizione. In alternativa si può abbinare a una bitter lemon oppure utilizzare per realizzare un altro grande classico come un Gin Fizz o per la preparazione dei Sour. Ma non solo perché Barancli si presta anche ad altri abbinamenti insoliti, in particolare con erbe aromatiche, tra le quali la salvia del Friuli.

Disponibile in bottiglia da 70 cl, il nuovo gin, che fa parte di Arte Liquida, il progetto di Michele Piagno che racchiude le sue creazioni nel mondo dei cocktail e dei liquori, è prodotto artigianalmente in piccoli lotti dalla Liquoreria Friulana Opificium di Spilimbergo (Pordenone).

Æguademâ 2018, il gin blu premium

Un intenso colore blu, 100% naturale, è il biglietto da visita di Æguademâ 2018 (alc. 42,5% in vol), primo nato della gamma di gin premium artigianali Æguademâ, che presto si arricchirà di due nuove uscite, firmata da Francesco Orsi, titolare di Enoteca & Wine Bar “da 8tto” di Senago (Milano). Un progetto nato nel 2018 dalle tre passioni di Orsi, quella per gli spirit, per il mare, da qui il colore del prodotto, e i viaggi, e concretizzatosi dopo pochi mesi con la creazione del primo distillato, grazie alla collaborazione con Cillario&Marazzi Spirits, distilleria di Viconago (Varese), realtà di eccellenza per le microdistillazioni di alta qualità, che si occupa della sua produzione. Una produzione in piccolissimi lotti, solo 100 bottiglie da 50 cl, numerate ed etichettate a mano, per singola distillata.

Un progetto partorito da Orsi inizialmente per offrire ai clienti del suo locale un gin artigianale che si distinguesse per la sua unicità dall’offerta del mercato, ma che ora ha assunto un respiro più ampio, con l’avvio della distribuzione ai cocktail bar della Penisola, curata dall’azienda di famiglia 8tto Wine & Spirits.

E a dare unicità al prodotto concorrono l’accurata scelta delle materie prime e il particolare processo di produzione. Per quanto riguarda le prime, la base di questo gin è costituita da alcol ottenuto da grano tenero italiano bio certificato biologico, una base importante che ne eleva la purezza e qualità del prodotto finale. 18 invece sono le botaniche utilizzate, sia italiane sia provenienti da terre lontane, ma tutte accuratamente selezionate e raccolte a mano, che variano da quelle più classiche a quelle più agrumate, speziate e saline. Tra le quali il ginepro del mediterraneo, la cui nota balsamica dona al gin la sua eleganza, la santolina delle spiagge, che apporta una nota sapida, tre varietà di pepe, quello quello di Sichuan e di Timut, per la parte speziatae leggermente pungente, e quello lungo del Bengala, che invece non porta la nota piccante, ma insieme alla buccia di limone, rigorosamente priva della parte bianca, dà la nota agrumata.

Botaniche che vengono distillate con il metodo London dry vapor infused, quindi senza macerazione degli ingredienti in alcol, ma con il passaggio di valore nella parte alta dell’alambicco e a bassa temperatura, garantendo così una lenta estrazione degli oli aromatici e dando al gin un gusto più persistente. Nel distillato vengono poi infusi i fiori di Butterfly Pea, provenienti dall'Inodesia o dalle Filippine a seconda della stagione, che regalano al gin il suo colore naturale blu.

Una ricchezza di sapori, perfettamente bilanciati, che fanno di Æguademâ 2018 un gin dal carattere complesso, che si apprezza al meglio servito on the rocks, dove lascia emergere distintamente i vari ingredienti che lo compongono, ma al tempo stesso estremamente versatile anche in miscelazione, dove si può utilizzare per un elegante Gin&Tonic, accompagnandolo con una tonica delicata, per un Martini Cocktail, e per sbizzarrirsi in originali twist su tutti i grandi classici.

REGISTRATI SU PREMIUM.BARGIORNALE.IT
E SCARICA LO SPECIALE GIN

Hagakure Noh Samba e il fascino di mescolare le tradizioni

Hagakure Noh Samba fa della comunione tra cucine un segno distintivo. La mixology è un vero viaggio alla scoperta di nuovi gusti

Vincenzo e Saverio De Giglio sono gli ultimi eredi di una famiglia importante di armatori a Bari, che con la propria flotta di pescherecci opera nel Mare Adriatico. Nove anni fa hanno pensato di legare il mondo della pesca a quello della ristorazione, fondando il Gruppo Hagakure: ristoranti che combinano la cultura del sushi all’eccellenza del pescato di primissima qualità. Ne sono nati tre in pochi anni, tra il capoluogo e la provincia barese.

L'eclettico stile policromo dell'Hagakure Noh Samba di Bari è la rappresentazione del suo approccio globale applicato alla mixability e alla ristorazione

Tommaso Scamarcio è un bartender pugliese di caratura internazionale, reduce da numerose esperienze in Inghilterra, Stati Uniti e Australia, tornato a casa per portare il suo sapere nella terra natale.

Nell’estate 2018, i De Giglio, già alle prese con i primi tentativi di ibridazione sul tema sushi con Hagakurinho, che mirava a unire sushi e cucina sudamericana, s’incontrano a Trani con Scamarcio, allora consulente per un importante gruppo distributivo. Si piacciono e dalla loro intesa nasce a Bari Hagakure Noh Samba, ultima evoluzione della catena dei De Giglio, che amplifica al massimo il concetto di fusion tra diverse culture culinarie e di bartending nel mondo. Un concetto che ci appare chiaro sin dall’ingresso: una sorta di giungla urbana, declinata in un arredamento che spazia dalle sedute tipiche di un ristorante di Rio alle tante palme e piante che decorano il locale, dai tanti elementi giapponesi, come le pareti Meiji dietro le sushi station, fino ai numerosi richiami all’Art Déco francese nelle decorazioni e nelle luci. E poi la cucina: si spazia da quella giapponese a quella brasiliana e messicana, con incursioni in quella thai, cinese e nostrana. Capita così di trovare in menu un Bao alla Carbonara, dove al noto panino cotto al vapore cinese si unisce un ripieno di rosso d’uovo, guanciale e Pecorino.

Un dettaglio del bottigliere di Hagakure Noh Samba

Un principio che ritroviamo nella mixology di Scamarcio, bar manager del Gruppo Hagakure, e nella proposta del suo Tapas Bar: «La nostra miscelazione va di pari passo con lo studio che il nostro chef, David Cavuoto, compie nell’ambito food. Un binomio che mettiamo in pratica proponendo cocktail list itineranti, esplorando prima il mondo sake, successivamente quello delle spezie africane, il Messico dell’agave e della magia, il fascino del Brasile dei suoni e della freschezza dei sapori», racconta Scamarcio. Un format sostenuto anche dal coraggioso e sostanzioso bottigliere. Le referenze presenti sono oltre cinquecento: shochu, awamori, oltre a diverse varianti di sake. In rappresentanza degli spirit messicani, oltre a etichette particolari di Tequila e mezcal, troviamo prodotti come il Sotol (distillato prodotto dalla Spugna del Deserto, una pianta simile all’agave) e la Raicilla, distillato d’agave originario del Jalisco. Spesso serviti lisci e degustati, la selezione delle migliori etichette è uno degli imperativi del lavoro di Scamarcio, come ci racconta: «Dietro ogni etichetta c’è una grande ricerca, con un occhio particolare ai prodotti artigianali e a tiratura limitata, specialmente per i marchi sudamericani. Per l’utilizzo in miscelazione prediligiamo il mondo sudamericano a quello giapponese, dato che quest’ultimo è più adatto a degustazioni e al dopo cena». Il format Hagakure Noh Samba nei mesi primi della pandemia ha suscitato un successo clamoroso al punto da attrarre clienti da altre regioni. Un risultato raggiunto anche grazie al servizio, finalizzato sempre ad offrire un’esperienza: da Hagakure si può trovare un walkman con una musicassetta che trasmette musica brasiliana, offerto assieme a un drink a tema brasiliano.

È uno dei tanti dettagli dell’ultima cocktail list - realizzata da Scamarcio assieme ad Haneul Lee, talentuosa bartender coreana e pugliese d’adozione - frutto di uno studio lungo e approfondito maturato in tempi di pandemia. Brasilian Sensorial, questo il nome della nuova cocktail list, è un viaggio nei sensi e nei sapori dei luoghi carioca, come quelli umidi dell’Amazzonia. Li ritroviamo, ad esempio, nel Wet, un cocktail che ricrea le atmosfere della foresta più grande e ricca di biodiversità al mondo, in una miscela dove il mezcal viene nebulizzato, per sviluppare la parte aromatica di un gin amazzone infuso al tè verde e chiarificato, bilanciandolo con un amaro agrumato, un miele millefiori, rinforzandolo poi nella “parte estetica” con dello sciroppo di shiso e basilico che ne dona una colorazione verde assieme al succo di aloe vera. Il tutto completato dai profumi erbacei della decorazione realizzata con foglia di sedano. Un viaggio che proseguiamo tra le paludi del Mato Grosso, declinate nei sapori sapidi e marini del Vision. Si parte dalla base secca di un gin London Dry, miscelato assieme a note dolci dalle diverse complessità generate principalmente da un cordiale alla cipolla rossa e da uno sciroppo di melone home made, il tutto finalizzato con dell’albume e dell’olio d’oliva “posizionati” sulla superficie di un drink servito in coppetta. In uno scenario ancora in fase di ripartenza, un segnale di creatività, sperimentazione e classe è atterrato a Bari. *

 

Wet

di Tommaso Scamarcio

Ingredienti

45 ml Gin Canaïma aromatizzato al tè verde

5 ml Amaro Mandragola

1 cucchiaino miele millefiori

10 ml sciroppo di shiso e miele

60 ml succo aloe vera

nebulizzazione di mezcal

Preparazione

Tecnica: shake and strain

Decorare con foglia di sedano.

 

Vision

di Tommaso Scamarcio

Ingredienti

45 Fisher’s Gin

15 ml cordiale di Cipolla Rossa

15 ml sciroppo di melone

30 ml di acido citrico

15 ml di albume d’uovo

3 gocce d’olio d’oliva

Preparazione

Tecnica: hard shake and double strain

Garnish: bacon caramellato.

Tommaso Scamarcio

Classe 1980, Tommaso muove i primi passi in una delle scene pioniere del bartending pugliese, Trani. Grazie ad un amico Dj, inizia a lavorare all’estero, tra New York, San Francisco, Australia. Ha lavorato a Roma, al Barnum ed è tornato a Trani nel 2017, dove ha contribuito all’apertura del Quadra Cocktail Bar. Finalista europeo al Clairin World Championship di Parigi e terzo classificato alla Gin Mare Mediterranean Inspiration Competition, è attualmente consulente per Compagnia dei Caraibi. Dal 2019 è Bar Manager del Gruppo Hagakure.

Haneul Lee

Coreana, classe 1987, la storia di Haneul (Annetta per gli amici e colleghi) inizia con il caffè, in una catena del suo paese. Si trasferisce in Europa, per stabilirsi a Bari dove dal 2017 inizia la sua carriera come trainer per Barproject Academy. Terzo posto alla World Class di quest’anno, dal 2019 segna il suo passaggio alla mixology come bartender di Hagakure Noh Samba.

 

 

Cinque possibili vie per ripartire a mille

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale
L'editoriale di Bargiornale di giugno 2021 del direttore Rossella De Stefano. E il link per registrarsi a premium e scaricare lo "Speciale restart" (gratuitamente)

Partire di nuovo da un punto stabilito, o, per estensione, rimettersi in moto. Questi i sensi che elenca il vocabolario Treccani sotto il lemma “ripartire”. E chi, tra noi, non vorrebbe cancellare gli ultimi 15 mesi e da lì ricominciare? L’85% dei titolari di bar e ristoranti si è detto sicuro che il settore riprenderà a marciare con decisione. Numeri alla mano, il 36% degli imprenditori ritiene possibile nel 2022 un ritorno ai livelli di fatturato pre-Covid e un altro 36% prevede invece uno slittamento al 2023. In generale, la speranza è quella che l’effetto rimbalzo dei consumi fuori casa nei prossimi 3-5 anni possa essere tale da superare i livelli del 2019. Come? Gli “addetti ai lavori” che abbiamo interpellato individuano cinque strade maestre:

ripartire
La copertina di giugno-luglio 2021 di Bargiornale

1. Ripensare l’offerta: in molti hanno introdotto lattine e bottled drink per favorire nuove modalità di consumo; aboliti “per legge” i buffet, c’è chi ha messo a punto un’offerta food da abbinare ai cocktail o chi, per fronteggiare le riduzioni di orario serale, offre un servizio di ristorazione all day long;

2. Esplorare nuovi spazi: progettare i locali contemplando uno spazio esterno è una via obbligata;

3. Diversificare: non solo somministrazione ma anche vendita;

4. Fare impresa: aguzzare l’ingegno, fare sistema e sfruttare le opportunità che ci offre la tecnologia;

5. Lavorare in team: aver cura dei clienti, ma soprattutto dei propri dipendenti.

Non ultimo: c’è un esercito di under 30 appassionati e talentuosi sui cui dobbiamo costruire il futuro del fuori casa.

SCARICA LO SPECIALE RESTART DI BARGIORNALE

Patrón Perfectionists: aperte le votazioni online. Vota il tuo finalista

hacienda Patrón_Patrón Perfectionists
L'hacienda Patrón sull'altopiano di Jalisco, in Messico
Al via le votazioni online aperte a tutti che decreteranno 3 dei 10 finalisti che si contenderanno il titolo italiano del contest firmato dal tequila super premium. Si vota fino al 31 luglio

Aperte le votazioni online che decreteranno i Top 10 bartender che accederanno alla finale italiana della Patrón Perfectionists Cocktail Competition, il contest internazionale firmato dal brand di tequila super premium del Gruppo Bacardi.

La giuria della competition, composta dai bartender della famiglia di Tequila Patrón, Cristian Bugiada, Chiara Mascellaro e Lucas Kelm, e dalla giornalista Margo Schachter, ha infatti stilato la lista dei 30 concorrenti che con le loro creazioni hanno superato la fase di selezione e che ora si contendono l’accesso alla finale.

Ecco i loro nomi e quelli dei loro drink a base di Tequila Patrón: Federico Pin con Granada, Riccardo Scroppo con Sopita Tropical, Biagio Francesco Malara con Messicano, Matteo Calcagno con Green Phoenix, Marco D’Agnano con The meeting point, Gioacchino Sorrentino con The perfect soul, Daniele Salviato con Yolixpa Moderno, Fabio Privitera con Canario, Luca Fanari con Simply green, Claudio Salemi con Mango Sting, Mirko Giuliani con Tarde de varano, Manuel Zama con Elegans, Valerio Mestrangelo con Tepache 2.0, Fabiana Canella con TeQuiero, Alessandro Morelli con Cada loco, Gabriele Marchitelli con Remedio Mexicano, Erik Munguia con Anatolia, Milva Di Pasquale con Sentimento, Gianni Tritto con Spiced beer ice tea, Marco Torre con Wake Up!, Gilberto Sicchiero con Mariposa, Matias David Barrueco Caceres con Carnaval, Gennaro Ranieri con Nuvole e Messico, Antonio Ferrara con ViBi, Sergio Testaverde con Tributo, Andrea Cordi con Madrugada a la playa, Nicolò Lo Iacono con Il bello di Jalisco, Michael Pantoli con 19-89, Roberto Di Gioia con Casa azul ed Erwan Garofano con Agua de vida.

VOTA IL TUO COCKTAIL PREFERITO
DELLA PATRÓN PERFECTIONISTS COMPETITION

Per loro la gara prosegue con una nuova fase di selezione. Nuova fase che per la prima volta nella storia della Patrón Perfectionists vede i consumatori nella veste di giudici. Grande novità di questa edizione è infatti il coinvolgimento diretto del grande pubblico chiamato a scegliere con il proprio voto online i bartender che potranno competere per il titolo nazionale.

Un pubblico di consumatori sempre più esperto. In questo ultimo anno, a causa dell’emergenza sanitaria, un gran numero di persone ha infatti scoperto il rito dell’aperitivo casalingo, cimentandosi nella preparazione dei drink. Il consumatore si è quindi trasformato in un barman provetto, ma sempre più preparato. Patrón non è rimasto indifferente a questa tendenza e per favorire la crescita di questa nuova cultura del bere ha scelto di aprire le votazioni al rande pubblico.

Per lo stesso motivo la gara ha posto una sfida in più ai bartender nella loro ricerca della perfezione: creare un cocktail originale, dal gusto sorprendente, ma anche facilmente riproducibile, proprio per permettere ai consumatori di replicare e degustare le ricette a casa e votare la preferita in totale consapevolezza.

Per votare basta andare sul sito della competizione, visionare le ricette ed esprimere la propria preferenza. Le votazioni si chiudono il 31 luglio.

I 3 concorrenti che riceverrano più voti dai consumatori, insieme ai 7 selezionati dalla giuria, accederanno alla finale che decreterà il campione italano della competition.

Il vincitore staccherà un biglietto per il Messico, destinazione hacienda Patrón, sull’altopiano di Jalisco. Qui vivrà un’esperienza unica nel mondo del tequila e a genaio del prossimo anno sfiderà i campioni nazionali degli altri Paesi in gara per aggiudicarsi il titolo mondiale di Patrón Perfectionists.

VOTA IL TUO COCKTAIL PREFERITO
DELLA PATRÓN PERFECTIONISTS COMPETITION

css.php