Elegante bottiglia per Bombay Sapphire Sunset Special Edition 2021
Bombay Sapphire Sunset è la nuova Special Edition 2021 del celebre London Dry Gin, firmato dal master blender Anne Brock e dal master herbalist Ivano Tonutti di Bacardi-Martini. In giro per le spiagge italiane una serie di feste a tema con Bombay Sunset Tour.
Grazie all'infusione di nuove spezie e di scorza di mandarino, il celebre Bombay Sapphire London Dry Gin è disponibile in una seconda e nuova versione: Bombay Sapphire Sunset. Presentazione al TOM Cocktail & Tapas Bar di Milano.
Dal 1761 Bombay Sapphire London Dry Gin deve il suo successo a dieci inimitabili botaniche attraversate e infuse a vapore, con una estrazione delicata dei relativi aromi (metodo esclusivo Vapour Infusion). Di recente la bionda master distiller della distilleria di Laverstoke Mill (Hampshire, nel sud est dell'Inghilterra) Anne Brock, in collaborazione con il master herbalist Ivano Tonutti (Bacardi-Martini), hanno messo a punto una versione special edition 2021 più morbida, utilizzando altre tre botaniche come le scorze agrodolci di mandarino spagnolo della Murgia, lo speziato cardamomo bianco indiano e la piccante curcuma dorata (43% alc). Proposto sempre nella iconica bottiglia azzurrata, Bombay Sapphire Sunset Special Edition London Dry Gin è prodotto e distribuito dal gruppo Bacardi-Martini.
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Botaniche utilizzate per Bombay Sapphire Sunset
Anne Brock master distiller Bombay Sapphire
Ivano Tonutti master herbalist Bacardi-Martini
Chiara Pedraglio brand ambassador Bombay Sapphire
presentazione al TOM di Milano di Bombay Sapphire Gin Sunset
«Lo scopo era realizzare un distillato ideale come aperitivo estivo da proporre per appuntamenti e feste organizzate al tramonto - precisa Chiara Pedraglio, brand manager Bombay Sapphire, nel corso della recente presentazione al TOM Cocktail & Tapas Bar di Milano - 5 cl da gustare freddi in purezza e guarniti con una ruota di arancia e anice stellato, oppure miscelati con tonic water o ginger ale, una fettina di zenzero fresco e succo di lime».
Bombay Sapphire Sunset & Tonic Ingredienti
5 cl Bombay Sapphire Sunset
10 cl premium tonic water Preparazione
Miscelare direttamente in un baloon con ghiaccio e una fetta di arancia, guarnire con anice stellato.
Bombay Sapphire Sunset Buck Ingredienti
5 cl Bombay Sapphire Sunset
10 cl ginger ale
3 cl succo fresco di lime Preparazione
Miscelare direttamente in un baloon pieno di ghiaccio, guarnire con una fetta di zenzero.
Bombay Sapphire Sunset Negroni Ingredienti
2,5 cl Bombay Sapphire Sunset
2,5 cl Martini Rosso Riserva Speciale Vermouth di Torino
2,5 cl Martini Bitter Preparazione
Miscelare nel mixer e versare direttamente in un baloon pieno di ghiaccio, guarnire con una fetta di arancia e anice stellato.
In abbinamento foodparing ai drink Bombay Sapphire Sunset (tramonto), lo chef Alessandro Cresta del TOM (The Ordinary Market di via Molino delle Armi 25 - Milano) ha preparato una serie di tapas:
Tartare di salmone con soia, granella di nocciola e avocado;
Dim Sum di gamberi e capasanta con salsa teriyaki;
Croquetas di ombrina.
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Cocktail Bombay Sapphire Sunset Buck con la bottiglia Bombay Sapphire Sunset
Per l'occasione Chiara Pedraglio ha presentato anche il Bombay Sunset Tour, viaggio on trade che sta toccando esclusivi locali balneari italiani, con un mix di sonic sound (Polifonic Festival), divertimento e cocktail firmati Bombay Sapphire Sunset.
Singita Beach Club di Fregene (Rm) 18/6 CalaFelice Beach Clubdi Puntone di Scarlino (Gr) 20/6 La Spiaggia di Riccione 10/7 Singita Miracle Beach di Marina di Ravenna 11/7 Le Palme Coccaro Beach Club di Savelletri di Fasano (Br) 25/7
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Locandina Bombay Sunset Tour a CalaFelice Beach Club di Puntone di Scarlino (Gr)
Bombay Sunset Tour a CalaFelice Beach Club di Puntone di Scarlino (Gr)
Il bartender canadese si è aggiudicato la finale mondiale del contest, svoltasi in formato virtuale, conquistando il titolo di Bartender of The Year World Class 2021. Tra i 50 aspiranti al titolo anche il nostro Simone Molè
James Grant: è questo il nuovo nome scolpito nella Hall of Fame della World Class. Il bartender canadese si è infatti aggiudicato la finale mondiale della competizione, tra le più prestigiose al mondo dedicate all'arte della miscelazione, e il titolo di Bartender of The Year Diageo World Class.
Nato a Melbourne, in Australia, James è cresciuto in Canada dove ha studiato scrittura creativa all'Università di Alberta. Il suo approdoto dietro il bancone arriva dopo anni di attività nel campo della comunicazione e delle pubbliche relazioni, più precisamente quando si trasferisce a Londra e comincia a lavorare in diversi locali, innamorandosi del settore dell'ospitalità. Quindi il ritorno ad Alberta, dove sta proseguendo la sua carriera di bartender, ora impreziosita dal trionfo nell'importante competizione.
Sfide in formato virtuale
Competizione quest'anno svoltasi in formato virtuale, ma come da tradizione ricca di sfide che hanno messo alla prova a 360° le abilità, la creatività e la presenza scenica dei 50 finalisti, da altrettanti Paesi di tutto il mondo, tra i quali il nostro Simone Molè, general manager del Neo di Cefalù (Palermo), il vincitore della sessione italiana del contest (leggi Simone Molè vince la World Class Italia 2021 e va nella list dei campioni italiani)
Numerose le prove che gli aspiranti al titolo hanno dovuto affrontare nei 5 giorni di gara. A partire dalla creazione di un highball a base di Johnnie Walker che riflettesse gli aromi e la cultura della loro città natale. Per proseguire tenendo una masterclass su come preparare un cocktail World Class con Tanqueray No. Ten a casa e con l'ideazione di un cocktail a base di vodka Ketel One che avesse impatto ambientale positivo ed esprimesse il senso di community. Infine la realizzazione di un drink originale con un ingrediente sotterraneo, come radici, tuberi e vegetali, e con tequila Don Julio.
Da questa lunga trafila di prove sono stati selezionati i dieci top bartender che si sono contesi la vittoria nella sfida finale: uno “speed round” con pochissimo tempo a disposizione, dove i bartender hanno dovuto creare un menu di 4 cocktail basati sulle special edition di whisky di malto, The Singleton e Talisker (due drink per ogni whisky). Prova che ha permesso di testare non solo l’efficienza dei concorrenti, ma anche la qualità e la progettazione dei loro cocktail.
A valutare le prove dei concorrenti, ognuno dei quali le ha svolte dal suo Paese, una giuria composta dai vincitori delle scorse edizioni, mixologist pluripremiati, giornalisti e scrittori specializzati del settore beverage, che hanno seguito le loro performance in diretta streaming anche loro ognuno dal proprio Paese, e grazie alla presenza "di bartender-avatar" hanno potuto assaggiare e valutare i cocktail in tempo reale, approcciandosi alle creazioni come in un evento dal vivo.
Con la vittoria, oltre al titolo di Bartender of the Year Diageo World Class, Grant si è aggiudicato una collaborazione di 12 mesi con Diageo.
Eventi virtuali per la community
Durante la settimana, si è inoltre svolto un ricco calendario di esperienze virtuali immersive, che ha permesso la partecipazione online degli spettatori. Tra questi eventi ha avuto particolare risalto l’incontro fra Stanley Tucci, attore e global partner di Tanqueray No. Ten, e Ago Perrone, tra i giudici della competition e director of mixology del Connaught di Londra. Altro evento di spicco la tavola rotonda con alcuni massimi esponenti del settore, che stanno delineando il futuro della socializzazione, come Benjamin Lickfett, global head of digital innovation di Diageo, e il mixologist Ryan Chetiyawardana, noto come Mr Lyan.
Zhero Ice Cube cubetti di ghiaccio al limone e lime
In buste sigillate da 500 g, i cubetti di ghiaccio alimentare Ice Cube sono ora disponibili in 4 diverse aromatizzazioni, per dare più gusto a qualsiasi drink.
Un'idea semplice ma sfiziosa in grado di arricchire subito qualsiasi drink. Si tratta di Zhero, il ghiaccio alimentare in cubetti di Ice Cube in 4 aromatizzazioni: limone & lime, lampone & fiori di sambuco, menta & rosmarino, zenzero.
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Zhero Ice Cube cubetti di ghiaccio al limone e lime
Zhero Ice Cube cubetti di ghiaccio al lampone e fiori di sambuco
Zhero Ice Cube cubetti di ghiaccio alla menta e rosmarino
Zhero Ice Cube cubetti di ghiaccio allo zenzero
Protagonista del settore della produzione, vendita e distribuzione di ghiaccio alimentare, Ice Cube ha lanciato Zhero, prodotto creativo pensato per arricchire il gusto di bevande e drink, da semplici acque toniche e da cocktail basic come gin tonic e vodka tonica a drink più strutturati. Zhero si caratterizza per essere arricchita di aromi naturali 100%, senza zuccheri, senza calorie, dal gusto delicato e genuino. Disponibile attraverso l'app Winelivery, Zhero è disponibile in buste sigillate da 500 g composte da 24 cubetti pronti per l'impiego.
Il ghiaccio alimentare Ice Cube è prodotto dalla omonima azienda di Termini Imerese (Palermo) con acqua oligominerale pura, cristallina, inodore e insapore, proveniente dalle sorgenti di Scillato (Palermo) nel Parco Regionale delle Madonie, un'area naturale protetta dal 1989, con vette che arrivano fino a duemila metri e che fa parte dellla Rete mondiale di Geoparchi Unesco. Con una rete di oltre 140 distributori su tutto il territorio nazionale, Ice Cube vanta una produzione annuale di 6mila tonnellate di ghiaccio all'anno, proposto nei più diversi formati.
L'elenco dei prodotti del paniere dell'ultima tappa di Baritalia Milano, le modalità di invio delle vostre ricette, i locali ospiti speciali dell'evento che si svolgerà il 18 ottobre 2021
Candidati per l’ultima tappa di Baritalia Milano, in calendario il 18 ottobre, mandandoci le tue ricette (al massimo 5) con i prodotti del paniere messo a disposizione dalle aziende partner. Il tema di quest’anno del laboratorio di miscelazione itinerante organizzato da Bargiornale? Il cocktail più ordinato di sempre: il “Fai Tu!” Esatto per questa edizione di Baritalia Lab il tema è libero! La sfida è rivolta ai bartender maggiorenni e dallo spirito libero. Puoi consultare il regolamento completo a questo indirizzo.
Ti basterà selezionare il prodotto sponsor con il quale partecipare, scegliere almeno un altro prodotto dal nutrito paniere delle aziende sponsor (vedi l'elenco completo in fondo) e inviarci da 1 a 5 ricette al massimo. Le ricette che Bargiornale riterrà più interessanti entreranno a far parte del match. La sfida di Baritalia Milano è riservata a chi come te è un bartender professionista e vuole candidare ricette originali o rivisitazioni di cocktail classici. Se la tua ricetta sarà scelta andrai direttamente in gara. In giuria troverai un ambassador per ognuna delle aziende partner. Ai coach delle aziende si affiancheranno giudici diversi di tappa in tappa, selezionati fra i maggiori esperti di mixology della città.
Per la tappa di Baritalia Milano in giuria avremo come giudici d'onore i rappresentanti dei migliori locali della città. Sia nella giornata del 18 sia il giorno seguente con la finalissima nazionale della manifestazione.
Come inviare la ricetta per Baritalia Milano
Niente di più facile. Puoi inviare la tua ricetta per Baritalia Milano in 5 facili mosse: registrati in pochi secondi su Bargiornale Premium, clicca su Baritalia Lab, seleziona la tappa di Milano, scegli dal menu a tendina il prodotto-base con cui creare il tuo drink, seleziona gli altri prodotti, invia la tua ricetta.
Buon inizio di estate per AIBI, l'Associazione italiana bakery ingredients. Che però mette in guardia gli operatori: la pasticceria deve fare proprie le lezioni imparate durante la pandemia
Cielo sereno in questa prima parte della stagione estiva per la pasticceria artigianale italiana. A confermarlo è AIBI, Associazione italiana bakery ingredients, che all’interno di ASSITOL rappresenta il Gruppo prodotti semilavorati della panificazione, pizzeria e pasticceria. Dopo il calo dello scorso anno, con un -40% del fatturato del comparto causato dalle restrizioni per la pandemia, anche nel primo trimestre del 2021 è proseguito l’andamento negativo, a fronte di un calo più contenuto. «Ora assistiamo ad un graduale recupero – sottolinea Giovanni Bizzarri, presidente di AIBI - per riconquistare completamente le posizioni perse dovremo attendere il 2022. Tuttavia, se i consumi continueranno a ritmo sostenuto, come registrato a giugno, a fine stagione potremo avvicinarci ai livelli del 2019».
Voglia di normalità e di stare all'aperto: favorite le formule "bakery bistrot"
«C’è grande voglia di normalità – osserva Bizzarri – la gente sente il bisogno di uscire, girare, divertirsi, fermarsi per una pausa. È questa la tendenza più rilevante dell’estate 2021». A proposito di tendenze, l'associazione individua come centrali quelle "ereditate" dalla pandemia da Covid-19. Sono digitalizzazione, asporto e, soprattutto, preferenza per la consumazione all’aperto. Focus sui dehors, anche per la pasticceria e il bakery bistrot. «Questa domanda di open air sta favorendo i bakery bistrot, che mettono insieme panetteria, pasticceria e caffè – osserva il presidente di AIBI – il consumatore non vuole soltanto acquistare, ma anche avere un posto dove consumare piacevolmente, concedendosi un momento di golosità, a qualsiasi ora della giornata».
Prodotti genuini e "senza" sugli scudi
L’attenzione alla salute, la stagionalità degli ingredienti e la sostenibilità dell'attività del locale restano in cima alla lista delle preferenze dei consumatori. Ormai in pasticceria hanno conquistato spazio i prodotti con ridotto contenuto di zucchero e di grassi, quelli "senza lattosio", "senza glutine" o con ingredienti da filiera corta. O anche torte, cornetti e pane preparati con farine integrali o grani antichi, o con prodotti vegani. Ovviamente, i dolci della tradizione italiana non si discutono. «La voglia di normalità – conclude Bizzarri di AIBI – si traduce nel desiderio di essere rassicurati riscoprendo sapori che fanno parte della nostra memoria alimentare».
Prima di intraprendere l’ultima parte della scalata sul Monte Everest verso gli 8848 metri di altezza, sono indispensabili alcune giornate di preparazione: accompagnarle con buoni espressi realizzati a regola d’arte è quello che ci vuole. È così che a 5400 metri d’altezza, al confine tra la Cina e il Nepal, pochi giorni fa è arrivata in elicottero presso il primo campo base posto sul versante nepalese della montagna, ai piedi del ghiacciaio Khumbu, una macchina espresso LaCimbali M23 Up. Realizzata in acciaio, è versatile, elegante, di facile uso e manutenzione; garantisce buone prestazioni anche ad alta quota. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Gruppo Cimbali e il distributore in Nepal One House Solution.
Tra attività quotidiane e sfide logistiche, il campo ospita ogni primavera centinaia di escursionisti che qui si preparano e si acclimatano all’altitudine prima di intraprendere la scalata verso la vetta, una spedizione di 3-5 giorni, per poi rientrare e riprendersi nel “conforto” di un’aria comunque densa trovando un luogo di ristoro, da oggi ancora più apprezzato per la presenza di espressi realizzati a regola d’arte.
Design al top. Gruppo Cimbali è inoltre stato tra le aziende protagoniste dell’Italian Design Day, un’ampia rassegna di eventi promozionali nata per sostenere e promuovere il design e l’internazionalizzazione di un comparto industriale strategico per l’export italiano. Quest’anno l’evento è stato inaugurato con un video che celebra i prodotti di design che rafforzano il rapporto tra Italia e Stati Uniti, suddivisi tra più settori. Alla voce food sono state inserite le macchine espresso La Cimbali Pitagora, disegnata da Achille e Pier Giacomo Castiglioni, che resta tutt’oggi l’unica macchina per caffè ad aver vinto il Compasso d'Oro nel 1962 (nel 2018 venne esposta alla Triennale di Milano all’interno di una mostra dedicata ad Achille Castiglioni) e la moderna Faema E71E: sviluppata in collaborazione con la Divisione Industrial di Italdesign, è stata inserita nell’ADI Design Index 2019 e si ispira al mondo automobilistico. Il suo design incarna al megio la visione stilistica del brand Faema e la filosofia progettuale che caratterizza Italdesign: ergonomia, tecnologia e funzionalità.
Le testimonianze da cui prendere spunto per programmare l'evoluzione dell'attività nella ripartenza. La linea gluten free È buono uguale della famiglia Pepe
L'identità, il laboratorio, la vendita: sono tre elementi chiave su cui fondare la ripartenza e l'evoluzione dell'attività. Ne abbiamo parlato con i nostri esperti qui; oltre al loro parere abbiamo voluto dare voce alle testimonianze di professionisti del settore. Ne abbiamo parlato, per esempio, con Giuseppe Pepe, titolare di Pepe Mastro Dolciere a Sant'Egidio (Sa). È buono uguale è il nuovo locale e la nuova linea di prodotti gluten free di Pepe Mastro Dolciere, che ha aperto a pochi metri dalla pasticceria storica un nuovo punto vendita, con laboratorio separato. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Pepe, che insieme al fratello Prisco ha affrontato un anno difficile per l’azienda di famiglia, dopo la perdita dell’altro fratello, Alfonso.
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È il sogno di Alfonso che si realizza. In realtà era già tutto pronto quando lui se n’è andato; lo choc della perdita prima, la pandemia poi hanno messo tutto in stand-by. Abbiamo aperto l’11 febbraio, a un anno esatto dalla sua morte. Quel giorno c’era un sole bellissimo, siamo convinti che lo abbia mandato lui. Un anno da incubo. Da cancellare, non lo possiamo nascondere. Avendo il bistrot, che si fonda sulla consumazione in presenza, c’è stato un calo di fatturato del 50%. Senza contare quasi 2 anni di affitto pagati a vuoto per il nuovo punto vendita, a fronte di un investimento importante per metterlo su, circa 300mila euro, perché era fondamentale avere il laboratorio separato. In compenso abbiamo avuto grandi soddisfazioni dalla campagna dei lievitati, sia a Natale che a Pasqua, e ottimi segnali dal senza glutine. Un esempio sono le prime “colombine” senza glutine: i primi 500 pezzi sono andati a ruba. Negli ultimi 2 mesi cosa ha avuto più successo? Funzionano i prodotti da colazione all’italiana come i cornetti. Grande successo anche per le monoporzioni come il Sole di Pepe, realizzata con i limoni di Amalfi. Sono dolci che facciamo solo nel nuovo negozio, perché vogliamo che ci siano dei prodotti che facciano entrare nel locale gluten free anche chi non ha problemi di intolleranze. E per l’e-commerce? Stiamo rimettendo mano a tutta la parte digital, ma vogliamo che È buono uguale abbia il suo canale dedicato, per evitare che un celiaco, per errore, possa acquistare un prodotto con glutine.
La giovane azienda di Reggio Emilia propone una ricca gamma di basi pinsa prodotte artigianalmente con ingredienti di qualità. Facili e veloci da preparare, aiutano a creare una proposta gourmet per il pranzo e per l'aperitivo
Leggerezza, digeribilità, fragranza e numero di calorie. È grazie a queste virtù che la pinsa negli ultimi anni sta scalando la classica di gradimento dei prodotti alimentari degli italiani. A confermarlo un’indagine Nielsen dello scorso aprile, che ha rilevato come il mercato del prodotto nel 2020 abbia superato i 18 milioni di euro, registrando una crescita del 182% sull’anno precedente. Nella produzione di pinse artigianali di alta qualità è specializzata Pinsalab, giovane realtà di Reggio Emilia, che propone al mondo del fuoricasa una ricca gamma di basi pinsa precotte fresche, solo da farcire e infornare. Soluzioni pensate per permettere al locale di arricchire in modo facile e veloce il proprio menu con pinse gourmet, senza bisogno di particolari attrezzature, eccetto ovviamente un forno, e di personale specializzato. Sfruttando, in più, un’altra peculiarità del prodotto, la sua grande versatilità, che gli consente di accompagnare in modo sempre diverso il momento del pranzo e dell’aperitivo.
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Pinsa con olio e rosmarino
Lavorazione della pinsa
Prodotte artigianalmente, le basi Pinsami, questo il nome della gamma, vengono realizzate con materie prime tracciate e di qualità, a cominciare dalla miscela di tre farine, frumento, soia e riso, come da ricetta storica, che vengono unite alla pasta madre, dando così all’impasto un gusto articolato e una grande leggerezza. In particolare, la farina di frumento tenero tipo “0”, grazie all’elevata idratazione, permette di realizzare un impasto a lunga lievitazione, ipocalorico e con elevato contenuto proteico. Quella di soia, invece, con le sue importanti qualità nutritive, dona croccantezza e friabilità, senza utilizzo di strutto, quindi con un basso apporto di grassi. Mentre alla farina di riso, che fissa l’acqua versata nell’impasto durante la cottura, si deve la morbidezza che contraddistingue l’interno della pinsa. Infine, la pasta acida di frumento che, sapientemente acidificata ed essiccata, conserva tutte le antiche caratteristiche.
All’accurata selezione delle materie prime si aggiunge poi un altrettanto accurata lavorazione. Dopo la maturazione a temperatura controllata, che va dalle 24 alle 48 ore, le pinse vengono stese rigorosamente a mano, assumendo la tipicaforma allungata. La lunga lievitazione e l’attento monitoraggio dell’umidità garantiscono che l’impasto, soffice e areato, conservi le caratteristiche peculiari del prodotto: la superficie croccante e la parte interna tenera. La lavorazione si conclude con la cottura dei panetti e quindi con il confezionamento.
Anche in versione integrale
Attenta alle nuove esigenze alimentari dei consumatori l’azienda ha realizzato anche una versione delle basi Pinsami fatta con farina integrale. Sempre preparate a mano, in questo caso le basi contengono crusca, cruschello, un mix di semi e germe di grano. Ricche di fibre, rappresentano una proposta ancora più salutista, ma senza perdere niente in termini di gusto, croccantezza e digeribilità, e cha rende ancora più ricca l’offerta per il canale del fuoricasa.
Offerta che comprende due linee di prodotto: la linea fresco (conservate a -4 °C) e quella congelato (conservate a -18 °c), ognuna delle quali comprende basi pinsa ovale, sia classica sia integrale (con dimensioni 32 x 18 cm), tonda classica (diametro 32 cm) e maxi, sia classica sia integrale (dimensioni 55 x 35 cm). A queste si aggiunge la base pinsa monoporzione (dimensioni 18 x 19 cm), disponibile solo in versione classica e nella linea del congelato.
Veloce da preparare, ottima anche dolce
A qualità e varietà la gamma Pinsami aggiunge anche la praticità. La preparazione delle pinse è infatti facile e veloce, basta aprire la confezione e aspettare 2-3 minuti in modo che raggiunga la temperatura ambiente per il prodotto fresco, o lasciare decongelare per 10-20 minuti, nel caso della linea congelato, e quindi farcire. Infine, mettere in forno ventilato e lasciare cuocere per 5-7 minuti.
Così come infinite sono le possibilità di utilizzo, sia per il momento del pranzo sia per il momento dell’aperitivo, grazie alle infinite possibilità di farcitura, lasciando campo libero alla creatività dell'operatore. Esempi di ricette proposte dall’azienda sono Oltrepo, dove la pinsa classica è farcita con mozzarella, radicchio, speck, taleggio, pomodorini gialli, e un po’ di olio extravergine di oliva, e Profumata, dove la base di pinsa integrale è arricchita con pomodoro canestrino, un pizzico di sale, timo, zucchero di canna ed extravergine. Senza dimenticare la possibilità di sfruttarla in accompagnamento a taglieri di salumi e formaggi, o, perché no, come dessert, farcendo con creme e frutta secca. Anche in questo caso non manca il gustoso suggerimento dell’azienda: aggiungere alla pinsa zucchero di canna, marmellata di lamponi, cioccolato bianco, mentuccia dolce e zeste di limone
Il Vermouth di Torino IGP è da sempre protagonista nei concorsi di miscelazione come Baritalia by Bargiornale
Sono passati trentanni dal riconoscimento geografico protetto IGP del Vermouth di Torino. Un categoria merceologica moderatamente alcolica che si sta rivelando molto vivace, anche grazie all'entrata nel settore di nuovi e creativi produttori. Organizzate degustazioni guidate a Pollenzo e a Milano.
Sono circa 300 anni che nei bicchieri viene versato un particolare e apprezzato vino aromatizzato che ha visto riconosciuto il marchio "Vermut o Vermouth di Torino IGP" nel 1991 con il Regolamento Comunitario della Indicazioni Geografiche. Nel 2017 il settore si consolida con la nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino IGP, a cui segue nel 2019 la costituzione del Consorzio del Vermouth di Torino IGP.
Ma la normativa italiana riguardante il vermouth inizia con il Regio Decreto Legge n.1696 (9/11/1933) che fornisce le indicazioni generali al fine di caraterizzare il prodotto come gradazione alcolica minima, tenore zuccherino, percentuale in volume del vino base e sostanze aromatiche aggiunte. Il primo Regolamento comunitario CE che individua le Indicazioni Geografiche Protette per i vini aromatizzati è il n. 1601 del 10/06/1991 in base al quale viene riconosciuto e tutelato il Vermouth di Torino IGP anche a livello europeo.
Ma fondamentale non era solo avere il riconoscimento europeo della Indicazione Geografica Protetta ma anche delle caratteristiche di prodotto. Così, grazie anche al sostegno di Federvini e di Regione Piemonte, il riconoscimento "Vermut di Torino o Vermouth di Torino IGP" è stato affidato al DM 1826 (22/3/2017), inviato alla Commissione Europea per la successiva ratifica: "Il Vermouth di Torino è il vino aromatizzato ottenuto in Piemonte a partire da uno o più prodotti vitivinicoli italiani, aggiunto di alcol, aromatizzato prioritariamente da artemisia unitamente ad altre erbe e spezie".
Il 2017 vede la nascita dell'Istituto del Vermouth di Torino con Roberto Bava come primo presidente e Giorgio Castagnotti come vice, con tutti i soci fondatori presenti in consiglio direttivo. La fondazione dell'Istituto crea quindi le premesse per la costituzione nel 2019 del Consorzio del Vermouth di Torino IGP e la definizione dell'apposito Disciplinare con il compito di valorizzare, promuovere e tutelare la denominazione e i marchi ad essi collegati.
23 piccoli e grandi produttori insieme sotto lo stesso tetto
Tra le iniziative studiate per celebrare i 30 anni del riconoscimento del "Vermouth di Torino IGP", il Consorzio ha organizzato di recente due grandi degustazioni per la stampa e gli operatori del settore, la prima alla Banca del Vino di Pollenzo Bra (Cuneo), la seconda a Palazzo Parigi Hotel & Gran Spa di Milano.
In entrambe le occasioni a fare gli onori di casa (e di Consorzio) sono stati il presidente Roberto Bava e il direttore Pierstefano Berta, con due interventi che hanno spaziato dai Savoia alla nuova legge di tutela.
La prima importante sottolineatura è stata relativa alla unicità dell'esistenza del Consorziodel Vermouth di Torino IGP in forma volontaria all'interno dell'intero settore europeo dei vini aromatizzati.
La seconda considerazione riguarda la necessità di arrivare a un nuovo statuto riconosciuto dagli enti pubblici che trasformi la natura volontaria del consorzio in quella obbligatoria con poteri diretti di intervento. Magari prendendo a modello il Comité du Champagne come consorzio interprofessionale che raccolga non solo le cantine di settore (come accade ora, il 98,5% di un vivace settore che coinvolge grandi aziende e piccole factory, marchi storici e marchi sepolti dalla memoria ma ripresi negli ultimi anni) ma tutti gli operatori dela filiera, dai produttori vitivinicoli ai commercianti e ai distributori, dagli enologi ai sommelier professionali.
Sono stati anche illustrate le cifre del successo del Vermouth di Torino IGP che ha raggiunto nel 2019 la dimensione di 4.500.00 litri di prodotto venduto, con una flessione in periodo Covid limitata al 17%.
Punti chiave del Disciplinare del Vermouth di Torino IGP
Piemonte come area di produzione Vini di sola origine italiana Utilizzo di assenzio coltivato e raccolto in Piemonte Quantità minima di assenzio: 0,5 g/lt Gradazione alcolica da 16% a 22% Per tipologia Superiore:
gradazione alcolica minima del 17%; vino del Piemonte; erbe piemontesi.
Direzione del Consorzio
Presentazione dei 30 Anni del Vermouth di Torino IGP a Palazzo Parigi di Milano con Roberto Bava, presidente del Consorzio Vermouth di Torino e con Pierstefano Bera, vicepresidente e direttore
Comitato di presidenza Roberto Bava presidente; Marco Pellegrini vice; Pierstefano Berta vice e direttore; Giorgio Castagnotti. Comitato Scientifico Comitato Legale Comitato Marketing Soci Onorari Piero Miravalle, Moreno Soster +, Ottavio Cagiano de Azevedo, Fulvio Piccinino, Giorgio Ferrero. Organo di Controllo
Uffici Doganali.
Prossimi obiettivi del Consorzio
Progetto Memorie Storiche Promozione internazionale Progetto Europeo 1144 Partecipazione a fiere ed eventi internazionali Protezione e difesa del marchio dalle contraffazioni Controlli qualitativi costanti.
Degustazione blind e perfect service
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Un momento della conferenza del Consorzio del Vermouth di Torino a Palazzo Parigi di Milano
Esposizione di bottiglie di Vermouth di Torino IGP
Servizio dei Vermouth di Torino IGP a Palazzo Parigi di Milano
La libera scelta tra i 53 Vermouth di Torino da degustare
Degustazione in corso
Un momento della degustazione guidata a Palazzo Parigi di Milano
All'aspetto storico ed economico è seguita una degustazione alla cieca tra le 53 etichette di Vermouth di Torino IGP disponibili, suddivisi per tipologia: Extra Dry e Dry; Superiore Extra Dry e Dry; Bianco; Superiore Bianco; Ambrato; Superiore Ambrato; Rosso; Superiore Rosso.
Il bartender e sommelier Nicola Mancinone di Asti ha provveduto quindi a rispondere ad alcune domande dei partecipanti relative al perfect service del Vermouth di Torino IGP che qui condensiamo.
Per raffreddare il Vermouth di Torino IGP bisogna tenerlo in frigo o in un'apposita bowl con ghiaccio.
Oltre che liscio a temperatura di cantina (12 °C circa) in piccoli calici (condizione che fa meglio apprezzare il bilanciamento tra acidità e residuo zuccherino) e freddo con ghiaccio in calici più ampi, il Vermouth di Torino IGP trova da sempre un largo impiego nella miscelazione. Si contano oltre mille possibili misture, oltre alle ricette più classiche a cominciare da mix mitici internazionali come Americano e Negroni.
Come foodparing sono stati serviti le cioccolate premium Palette di Assedium Ritual Pastry di Cuneo, i Gianduiotti di Baratti & Milano di Torino, le Nocciole Elite di Emanuele Canaparo di Cravanzana (Cuneo), oltre a scorze di Limone di Amalfi IGP presentato dal relativo Consorzio di Tutela, tranci di focaccia e fettine di pesca fresca.
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Limone di Amalfi IGP
Cioccolata Palette di Assedium Ritual Pastry
Gianduiotti Baratti & Milano
Abbinamenti possibili: Nocciole di Piemonte IGP con trancetti di focaccia e fettine di pesca fresca
Breve bibliografia
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Il Grande Libro del Vermouth di Torino OICCE
Il Grande Libro del Vermouth di Torino OICCE 4 copertina
libro Vermouth di Torino di Fulvio Piccinino
Libro Vermouth di Torino di Fulvi Piccinino 4 copertina
Per chi volesse approfondire l'argomento, Oicce (Organizzazione Interprofessionale per la Comunicazione delle Conoscenze in Enologia) ha pubblicato nel 2018 "Il Grande Libro del Vermouth di Torino" a cura di Giuisi Mainardi e Pierstefano Berta, 303 pagine fitte di notizie, foto e diagrammi.
Per i tipi di Graphot, il nostro collaboratore Fulvio Piccinino ha pubblicato sempre nel 2018 il libro "Il Vermouth di Torino", 147 pagine ricche di notizie e aspetti storici spesso poco conosciuti.
Alcune nostre modeste proposte
Indicare in etichetta il vino base e la sua provenienza, potendo così valutare le diverse caratteristiche di partenza come acidità e astringenza relative ai vini impiegati, da quelli non aromatici (Trebbiano, Gavi) a quelli aromatici (Moscato, Erbaluce).
Trovare uno spazio in etichetta per segnare la data di sboccatura per le bottiglie grandi, magnum e oltre.
Segnalare su appositi cartellini da collo di bottiglia, i migliori abbinamenti gastronomici per quel particolare tipo di Vermouth di Torino IGP: cioccolato fondente o al latte, frutta secca (se mandorle o nocciole), candita o disidratata (mele, agrumi), oltre ad appetizer salati eccetera.
Fornire tutte le bottiglie del rispettivo QR Code per un'informazione di prodotto la più ampia, aggiornata e precisa possibile.
Organizzare a Torino un periodico Grande Concorso Internazionale di Miscelazione riservato al Vermouth di Torino IGP per sollecitare sempre nuove proposte e abbinamenti da parte di bartender di tutto il mondo.
Un'instancabile ricerca degli aromi migliori
L'aromatizzazione del vino risale nella notte dei tempi, spesso usata per farlo durare più a lungo durante i viaggi per terra o mare, ma coprendo nel caso anche qualche sapore mediocre. Greci e Romani per esempio nelle anfore miscelavano i vini con resine, miele, erbe aromatiche e spezie varie. Tra tutte, l'estratto delle piante di artemisia absinthium diventato quello più apprezzato per il gusto asprino e la capacità di conservazione, dando vita in Europa a una serie di bevande vermut o vermouth (in lingua tedesca l'artemisia absinthium era chiamata wermut). Tanto che ll profilo della sua foglia è stato inserito all'interno del marchio del Consorzio del Vermouth di Torino IGP.
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Logo del Consorzio del Vermouth di Torino IGP
Pianta di artemisia romana coltivata a Pancalieri (Cn)
Spezie utilizzate per aromatizzare il Vermouth di Torino: cannella, anice stellato, zenzero, macis, semi di finocchio, cardamomo, coriandolo, anice verde, chiodi di garofano, pimento, noce moscata.
Con la diffusione in Europa di spezie ed estratti orientali come cannella, chiodi di garofano e rabarbaro, i vermut sono diventati una sempre più grande famiglia, inizialmente utilizzati come bevande medicinali. Ma è all'inizio dell'Ottocento che si sono affermate le produzioni di vermouth dei liquoristi e distillatori piemontesi, torinesi in particolare, per l'ottimo bilanciamento degli ingredienti impiegati (mitigando spesso il gusto con aggiunta di zucchero), tanto che diventarono di consumo frequente alla Corte dei Savoia come bevande aperitive conviviali, capace di "sollecitare" l'appetito e facilitare i rapporti sociali nei salotti.
Fu così che furono distribuiti le prime patenti reali dei Savoia che premiavano le migliori realizzazioni dei vini aromatizzati, dolci, balsamici, alcolici e conservabili che venivano battezzati "Vermouth di Torino". I primi ad affermarsi furono quelli "bianchi", floreali e agrumati a base di vino Moscato, a cui seguirono quelli "rossi" ottenuti con l'aggiunta di caramello o con vini ottenuti da uve Nebbiolo e Barbera. A metà Ottocento si potevano contare solo a Torino una quarantina di venditori di distillati e una trentina di produttori di liquori. Un successo che non rimase confinato alle tavole e ai salotti reali ma che si diffuse velocemente in tutte le case, caffè e osterie, anche del resto d'Europa e d'oltreoceano.
Oggi il Vermouth di Torino IGP (gradazione alcolica minima di 16% fino a 22%) è classificato in base al colore (Bianco, Rosso, Ambrato, Rosato) e alla quantità di zucchero aggiunto: Dolce (130 g/litro), Secco o Dry (meno di 50 g/litro), Extra Secco o Extra Dry (meno di 30 g/litro). Il Disciplinare prevede anche la tipologia Vermouth di Torino Superiore IGP per prodotti con gradazione alcolica minima di 17%, realizzati con almeno il 50% di vini piemontesi e aromatizzati con erbe (diverse dall'assenzio) coltivate o raccolte in Piemonte.
La nuova edizione del contest di digital art sfida gli artisti a celebrare l'aperitivo in stile italiano ridisegnando il profilo e l’identità di 14 città tra le più importanti al mondo
Creare un’opera artistica che rappresenti alcune delle più importanti città del mondo, esaltandone i simboli urbani e la vocazione verso l’aperitivo moderno. È la sfida che Italicus, il Rosolio di Bergamotto creato da Giuseppe Gallo, lancia ai creativi di tutto il mondo con la seconda edizione Art of Italicus Creative Talent. Un concorso che ancora una volta, come nello spirito del brand, vuole celebrare e saldare il rito dell’aperitivo in stile italiano con il mondo dell’arte, in particolare con la digital art.
Le citta ridisegnate da cinque visual artist er Italicus
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Milano di Vix Black
Barcellona di Roxanne Dewar
Londra di Luke Smiles
Miami di Mr.Penfold
New York di Thomas Kirk Shannon
La tecnologia digitale sarà lo strumento che i partecipanti dovranno utilizzare come parte del processo creativo o di presentazione dei loro lavori. Lavori nei quali, prendendo spunto dagli elementi che contraddistinguono Italicus e il suo design, dovranno ridisegnare il paesaggio urbano di una città con monumenti ed edifici simbolo. 14 le città tra le quali gli l’artista può scegliere quella da rappresentare, motivando la scelta a seconda delle proprie origini o del proprio vissuto: Roma, Milano, Los Angeles, Miami, New York, Londra, Barcellona, Parigi, Sydney, Berlino, Atene, Tokyo, Hong Kong e Mosca.
Organizzato in collaborazione con Moniker Art Fair, tra le più prestigiose piattaforme internazionali attive nella valorizzazione dell'arte urban e contemporanea, il concorso è aperto agli artisti, affermati o emergenti, dagli illustratori ai grafici, dai pittori agli artisti di collage e digital artist di 15 Paesi del mondo, che avranno tempo fino al prossimo 3 agosto per presentare i loro lavori: Italia, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Svezia, Norvegia, Danimarca, Grecia, Russia, Paesi Bassi, Irlanda, Australia, Giappone e Hong Kong.
Nata dalla volontà di Italicus di sostenere gli artisti, ll’iniziativa mira anche a realizzare una campagna “glocal” virtuale, locale e globale insieme, che celebri le città e ne valorizzi le comunità, comunità che si raccolgono intorno al momento dell’aperitivo in stile italiano, momento di socialità per eccellenza.
Inoltre, per stimolare la creatività dei concorrenti, il brand ha chiesto a cinque personalità di spicco della visual art di segnare la strada con le loro proposte artistiche (che vedete nella gallery in apertura dell'articolo) sul tema della sfida durante la promozione del progetto. Gli artisti coinvolti sono Mr.Penfold (Miami), Vix Black (Milano), Roxanne Dewar (Barcellona), Luke Smiles (Londra) e Thomas Kirk Shannon (New York) e le loro opere a breve saranno visibili sul sito del contest.
Come partecipare
Per partecipare occorre registrarsi sul sito del concorso, compilando l’apposito form e allegando la propria opera digitale, che si può realizzare con le più diverse tecniche: in stop motion, animazioni, immagini in movimento, illustrazioni digitali, dipinti, video. Le immagini devono avere un peso massimo di 15 MB, mentre i video una durata massima di 30 secondi.
Chiusa la fase di presentazione dei lavori, le opere saranno quindi visibili sulla stessa piattaforma, dove dal 10 al 20 agosto il pubblico potrà votarle. Il voto popolare unito a quello di una giuria di esperti decreterà i 14 lavori, uno per città, vincitori, ai quali andrà un premio di 1.000 euro. I loro nomi saranno svelati il primo settembre, in occasione del quinto compleanno di Italicus.
L'identità, il laboratorio, la vendita: sono tre elementi chiave su cui fondare la ripartenza e l'evoluzione dell'attività. Ne abbiamo parlato con i nostri esperti qui; oltre al loro parere abbiamo voluto dare voce alle testimonianze di professionisti del settore. Ne abbiamo parlato, per esempio, con Marco Pedron, executive pastry chef del gruppo Cracco, a Milano. “Un pasticcere con un know how gestionale”, è così che si definisce Marco Pedron, pastry chef di Carlo Cracco, protagonista insieme al suo team di un miracolo: trasformare il reparto pasticceria di Cracco in Galleria da Cenerentola in principessa. Il principe, naturalmente, è Carlo Cracco. Un successo ancora da studiare? Lo chiamo effetto Gulliver, ci siamo trovati davanti a qualcosa più grande di noi. Ma siamo riusciti ad affrontare questa crescita improvvisa grazie al lavoro di squadra, alla professionalità e a un prodotto di altissimo livello. Quest’ultimo aspetto per noi è sottinteso, ma non sono mancate le difficoltà, specie nel reperire le materie prime in lockdown, visto che non avevamo programmato questi numeri. Parliamo di 200 brioche al giorno, anche in zona rossa. Modifiche alla linea? La linea delle brioche è stata tagliata per semplificarci il lavoro: abbiamo puntato sul best-seller, la cornucopia, con tre punti di somministrazione esterni che davano un senso di sicurezza alla clientela. Vogliamo che la gente dica “Cracco c’è sempre stato”. Tuttavia lo scontrino del dolce è sempre più limitato di quello del salato, una brioche costa 2€, il ristorante fa i numeri con la metà degli sforzi. E l’e-commerce? Abbiamo aperto l’e-commerce prima di Natale 2019, era una struttura già esistente che abbiamo implementato. Grande successo per i lievitati delle feste, con 6.500 panettoni e 4.500 colombe venduti, e per il Bacio di Cracco, il nostro best seller. Anche i kit per le ricorrenze danno soddisfazione, come quello per la festa della mamma. Bacio di CraccoSi può dire che la pasticceria ha pagato i conti? Ha aiutato molto in un momento difficile. Il reparto pasticceria non ha fatto un giorno di cassa integrazione e ha consentito anche agli altri reparti di lavorare. La nostra è una squadra di giovanissimi, dai 16 ai 25 anni che sono con me dall’inizio, siamo in 7. Ma bisogna ringraziare tutti, dal lavapiatti al maître che fa le consegne. E Carlo Cracco, perché senza la sua capacità imprenditoriale racconteremmo un’altra storia.
Pensata per conquistare anche i baristi più esperti, la nuova macchina per caffè espresso a un gruppo è stata progettata per offrire una straordinaria esperienza caffè nel comfort di casa
Rancilio presenta Silvia Pro, la nuova macchina per espresso a un gruppo per il mercato domestico. Il mito di Silvia torna in scena, dunque, ma in un nuovo formato, sempre compatto, e con una serie d’importanti novità, pensate per conquistare anche i baristi più esperti.
Il cuore tecnologico della macchina è stato totalmente rivisitato con l’obiettivo di portare la qualità dell'estrazione caffè e il controllo di acqua e vapore ai livelli di una macchina per espresso professionale. La principale novità è la doppia caldaia che permette una gestione separata dell’acqua per il caffè e per il vapore. Inoltre, grazie a due regolatori PID posizionati all’interno delle caldaie, è possibile regolare con precisione diverse temperature per la preparazione del caffè e per il vapore. Tutte le impostazioni sono regolabili tramite i tasti (+ e -) a lato del display, dove è possibile visualizzare anche la temperatura di estrazione, la durata dell’erogazione e l’alert che segnala la necessità di ricaricare il serbatoio dell’acqua. Navigando tra i vari menu dell’interfaccia, è si può anche attivare la funzione “Wake Up” (“Sveglia”) per impostare l’accensione automatica e attivare il ciclo di pulizia.
Tutta la qualità Rancilio
A tutto questo si aggiungono i materiali di qualità e le componenti professionali che sono da sempre il marchio di fabbrica di tutti i prodotti della linea Casa Rancilio: corpo macchina in acciaio, gruppo in ottone, caldaie coibentate, portafiltro ergonomico con basket da 8 e 16 gr, lancia vapore multidirezionale in acciaio inox, lancia acqua, ripiano e griglia poggiatazze regolabile in altezza.
Nella dotazione, oltre al kit completo per la pulizia, tra i vari strumenti per il barista, Rancilio offre un meraviglioso pressino professionale in legno nero con base piatta da 58 mm in acciaio inox.
Silvia Pro definisce un nuovo scenario per il barista di casa, a metà strada tra il mondo professionale e quello domestico. Brew like a Pro!
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