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Plant Chik’n Nuggets, le nuove pepite vegane di Salomon

Salomon Plant Nuggets
Lo specialista del food service amplia l'innovativa linea di specialità interamente vegetali Green Heroes con un altro suo best seller ora proposto in versione vegana

Dall’inizio dell’anno, Salomon FoodWorld con Green Heroes propone i suoi apprezzatissimi best seller in un’innovativa versione a base vegetale. Una gamma che lo specialista del food service ha creato per fornire ai locali una facile soluzione per portare in tavola un’offerta al passo con i tempi: proposte di alta qualità e capaci di accontentare ogni palato, dagli amanti della carne, ma che vogliono ridurne il consumo, ai flexitariani, dai vegetariani ai vegani. Una linea che riscuote grande successo e che l’azienda continua ad ampliare: l’ultimo nato si chiama Plant Chik’n Nuggets, l’amato spuntino della casa, ma preparato con il 100% di proteine del grano e dal sorprendente gusto Chik’n. Avvolto da una croccante panatura vegana in tempura, è praticamente impossibile distinguerlo dall’originale: aspetto, sapore e consistenza sono in grado di superare qualsiasi prova al palato!

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Gusto, versatilità e servizio

I Green Heroes Plant Chik’n Nuggets, oltre a far felici i clienti, garantiscono immediati vantaggi anche al gestore del locale. La variante vegana dell’amata ricetta è infatti un versatile snack adatto a grandi e piccini che offre le più diverse possibilità di servizio: come protagonista tra i finger food in qualsiasi evento e occasione, come fragrante coronamento di un’insalata o semplicemente da portare via e gustare per strada. Inoltre, i nuggets sono pronti in un lampo, cotti in friggitrice, in vaporiera combinata o in Merrychef.

Nuova generazione, nuova definizione di gusto

Tra le maggiori realtà mondiali del food service, Salomon FoodWorld segue con attenzione i cambiamenti sul mercato e li plasma, per offrire ai ristoratori prodotti eccellenti adeguati ai tempi e facili da preparare. La nuova gamma vegana Green Heroes si rivolge, soprattutto, a un segmento importante del consumo fuoricasa: le generazioni Y e Z. La loro inedita concezione del gusto ha avuto un forte impatto sui recenti cambiamenti dell’industria alimentare e richiede esperienze innovative e sostenibili: e i Green Heroes di Salomon sono la risposta perfetta a questa nuova esigenza.

Per qualsiasi ulteriore informazione e domande, inviare una mail all’indirizzo office-int@salomon-foodworld.com

La bottega dolce di Pasticceria Martesana apre al Mercato Centrale

Martesana Mercato Centrale2
Il nuovo pdv di Pasticceria Martesana nel Mercato Centrale Milano
Apre il quarto pdv della storica insegna dolce milanese, all'interno della nuova area food della stazione centrale dedicata alle botteghe artigianali. Un negozio pensato per raccontare i prodotti e la storia di Martesana

C'è anche Pasticceria Martesana nella nuova realtà commerciale che apre oggi, alla stazione centrale del capoluogo lombardo: Mercato Centrale Milano, un nuovo spazio dedicato al cibo e alle "botteghe del gusto" . Ventinove attività, distribuite su due piani, aperte ogni giorno dalle 7 del mattino fino a mezzanotte. Uno spazio di 4500 metri quadrati ricavato nelle aree a piano terra della stazione, che erano in disuso da anni e che sono stati oggetto di un intervento di riqualificazione.

Martesana porta così la sua solida tradizione di qualità nella pasticceria artigianale in un quarto punto vendita a Milano (dopo quelli di via Sarpi, via Cagliero e piazza Sant'Agostino).

Tra prodotti cult e storia

Nel nuovo punto vendita di Pasticceria Martesana il bancone dedicato alle linee di prodotti freschi e confezionati è integrato all’area della caffetteria, per permettere il massimo agio alla clientela. Accanto all’area vendita è stato pensato uno spazio per presentare ai visitatori la storia della pasticceria e condividerne i valori attraverso tre corner. I clienti vengono accolti da un allestimento che racconta la lunga tradizione artigianale della pasticceria raccontata attraverso le immagini storiche e gli antichi strumenti utilizzati dai suoi pastry chef: dallo scatto della celebre torta a forma di Duomo di Milano realizzata nel 1986, fino alla macchina per i biscotti degli anni ’70 e agli stampi per i classici prodotti da forno e ai paioli di rame per cuocere la crema pasticciera. Nell’angolo dedicato ai prodotti che hanno scritto la storia di Martesana non possono mancare i Martesanotti, biscotti simbolo del Maestro Vincenzo Santoro preparati interamente a mano. A completare il bancone della caffetteria di Martesana c’è quindi un corner che espone la storia del lievito madre di Martesana. Il terzo allestimento di Mercato Centrale racconta la storia più recente della pasticceria, attraverso le torte sartoriali e i lavori di cake design dei pasticceri, accanto alla scultura di cioccolato di ispirazione futuristica realizzata da Domenico Di Clemente, pastry chef di Martesana dall'autunno 2020.

Tra le novità anche pasticciotti e maritozzi

La nuova bottega porta con se anche qualche novità di prodotto. Tra questi il pasticciotto, una dedica di Vincenzo Santoro alla sua terra e alle origini pugliesi, e il maritozzo con la panna, icona della pasticceria laziale. Nel nuovo punto vendita sarà a breve disponibile anche il panettone artigianale di Martesana, il lievitato vincitore di Artisti del Panettone 2020.

Santoro: «Qui attiveremo virtuose collaborazioni»

Spiega il Maestro Vincenzo Santoro in una nota: «Il nuovo Mercato Centrale di Milano nasce come espressione delle eccellenze artigianali non solo meneghine ma di tutta Italia, per questo ci riempie di gioia e orgoglio che Martesana sia stata chiamata a rappresentare il meglio della pasticceria in questo nuovo hub. È un onore per noi lavorare a contatto con i più grandi artigiani del gusto e ci stiamo già attivando per dare vita a virtuose collaborazioni con le diverse eccellenze del Mercato». Per Domenico Di Clemente «qui racconteremo ai nostri clienti la tradizione ma anche il volto più attuale di Martesana, che nel nuovo corner abbiamo tradotto in una futuristica scultura di cioccolato. L’iconografia è quella di un’antica locomotiva a vapore, un omaggio della nostra pasticceria all’architettura del Mercato e alla Stazione Centrale di Milano che ci accoglie».  

Hai bisogno di talenti? È tempo di coltivarli

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Come fare a “tenersi stretti” i dipendenti di maggior valore? Domanda mal posta: vanno fatti crescere. Il coach motivazionale Maurizio Papa spiega come fare

Da una parte ci sono i timori dell’imprenditore: “Se gli faccio i complimenti poi si allargano/si siedono/mi chiedono l’aumento”. Oppure: “I ragazzi di oggi lavorano solo per lo stipendio a fine mese”.
Dall’altro ci sono i pensieri del dipendente: “Se faccio di più non mi verrà riconosciuto/poi mi toccherà farlo sempre”.
Chiunque si ritrovi in questa descrizione e in queste riflessioni, è molto probabile che non abbia una grande considerazione dei propri dipendenti (se è un titolare) o del proprio posto di lavoro (se è un dipendente).

La conseguenza - meno immediata da immaginare ma, a pensarci bene, altrettanto realistica - è che probabilmente nemmeno i clienti avranno una grande considerazione di quel locale. Inutile esplicitare quale potrà essere l’effetto sul conto economico.

Coltivare i talenti

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Maurizio Papa, business coach

Come uscire allora da questo cul-de-sac?
Maurizio Papa, consulente strategico al fianco degli imprenditori nello sviluppo della loro attività, suggerisce di ribaltare la prospettiva e puntare a coltivare i talenti della propria squadra. «Un imprenditore - spiega - deve essere in primo luogo un leader, capace di guidare le persone. Perché la crescita della propria azienda passa necessariamente dalla crescita delle persone che ne fanno parte: da soli non si va da nessuna parte» (leggi anche: "Come creare un buon team nel locale").

Il punto di partenza, secondo Papa, è comprendere quali sono i bisogni delle persone, primo passo indispensabile per pensare a come soddisfarli: «Le persone, al lavoro, puntano a soddisfare quattro bisogni fondamentali: sicurezza, varietà, importanza e condivisione».

Sicurezza e varietà: occorre equilibrio

La sicurezza è il punto di partenza, tanto più oggi che la pandemia ha mandato all’aria gran parte delle sicurezza su cui le persone poggiavano: «Sicurezza, per un lavoratore - spiega Papa -, significa sapere che l’azienda per cui lavora ha un futuro, che gli è garantito il pagamento puntuale dello stipendio, che gli è chiaro cosa deve fare e qual è il suo ruolo. Attenzione però: la sicurezza senza varietà produce insoddisfazione». Non tenerne conto, spiega l’esperto, può creare equivoci, delusioni e risentimenti: «Sento dire spesso: “Ma come: mi ha chiesto lui di lavorare perché ne aveva bisogno, gli ho dato un lavoro, gli ho dato tutto quello che mi ha chiesto e adesso mi molla e se ne va? Che ingrato!”. La realtà è che la sicurezza senza varietà va bene solo a chi si accontenta, a chi non vuole crescere, magari perché identifica il lavoro con lo stipendio. Ma non sono certo questo tipo di persone quelle su cui si può costruire una squadra vincente».

«Un’area di comfort troppo estesa fa sì che le persone si addormentino, si siedano, perdano gli stimoli. Un rischio che l’imprenditore non si può permettere: per quello deve esercitarsi nell’arte della delega, stimolando le persone attraverso una crescita del loro ruolo e delle loro responsabilità. Ma anche investire nella loro crescita, ad esempio attraverso la partecipazione periodica a corsi di aggiornamento. Spesso la crescita manca perché né l’imprenditore né il singolo dipendente hanno ben chiaro in testa cosa in quell’azienda potrebbe essere la crescita. È responsabilità dell’imprenditore farlo: e funziona più di tante paternali».

Sentirsi importanti e parte di un progetto

Il terzo bisogno da soddisfare è l’importanza: «Il lavoratore per sentirsi importante ha bisogno che gli altri - l’imprenditore, i colleghi, i clienti - riconoscano il suo valore, che abbia un ruolo chiaro, per cui se le cose vanno se ne può attribuire il merito, che gli venga riconosciuta la bravura. Anche questo spetta al leader. Nella realtà, molti imprenditori non fanno altro che sminuire, criticare o dare per scontato. E questo è l’anticamera della demotivazione».

Il quarto bisogno è la condivisione: «Le persone vanno coinvolte sull’andamento dell’attività, dando feedback, stimolando e raccogliendo suggerimenti e proposte su come risolvere problemi o migliorare alcuni aspetti, se occorre ascoltandone sfoghi e lamentele. Se non gli si dà questo spazio, finiranno per farlo di nascosto».

Terrazza Aperol: da Venezia alla conquista del mondo

Aperol
Il gruppo Campari apre nel cuore della città la prima Terrazza Aperol. Per celebrare Venezia e l'ascesa irresistibile di un drink, l'Aperol Spritz, entrato nella top ten dei più venduti al mondo

In Campo Santo Stefano, uno dei più ampi spazi aperti di Venezia, ben piantato nel cuore della città, l'arancione è diventato un colore importante. Arancione come l'Aperol e come, di conseguenza, il colore dominante di Terrazza Aperol, il nuovo "flagship store" del brand del gruppo Campari. Inaugurato in grande stile alla presenta del top management della multinazionale con cuore a Sesto San Giovanni, a partire dal ceo Bob Kunze-Concewitz.

«Diciotto anni fa, quando abbiamo rilevato il marchio Aperol - ha ricordato Kunze-Concewitz - le sue vendite si concentravano prevalentemente tra Venezia, Padova e Treviso. Oggi Aperol Spritz è il nono cocktail più venduto al mondo. Siamo orgogliosi del percorso che abbiamo fatto. E anche di vedere come, sulla stampa, sempre più frequentemente quando si parla di aperitivo la foto a corredo mostra persone che bevono Spritz».

Un progetto per Venezia

Da questo legame, sempre più stretto e sempre più internazionalmente conosciuto e riconosciuto, tra aperitivo, convivialità e Spritz nasce il progetto Terrazza Aperol, di cui Venezia è il primo "mattone" di un progetto che, ha rivelato il ceo, punta a colorare di arancione altre città del mondo. E non poteva che essere Venezia - per la storia di Aperol combinata con l'allure internazionale della città - il luogo da cui cominciare questa nuova avventura. Anche se, ha sottolineato il ceo, la Terrazza Aperol di Campo Santo Stefano vuol essere prima di tutto un regalo per i veneziani e per Venezia. Rafforzato da una serie di iniziative collaterali messe in piedi dal gruppo Campari: dal contributo al restauro di due imbarcazioni storiche, una Caorlina e un Batèlo da Nasse, al progetto "Open Day Squeri" per far conoscere con visite guidate gratuite le ultime botteghe storiche dove si costruiscono le gondole, alla collaborazione con il conservatorio Benedetto Marcello.

Design, Spritz e cicheti. E a colazione...

E veniamo al locale e alla sua offerta. Inutile alzare lo sguardo: la Terrazza Aperol è a livello strada. Oltre 200 metri quadri, di cui 90 all'esterno, progettati da Vudafieri-Saverino Partners con l'arancione e il grigio come colori dominanti. Una rivisitazione in chiave contemporanea di un bacaro, la tipica osteria veneziana.

Ovviamente, l'offerta ruota attorno all'Aperol Spritz, proposto a 7 euro (ben più della media cittadina) in accompagnamento a un "cicheto gourmet". La proposta food infatti è stata elaborata da Alessandro Negrini e Fabio Pisani di Aimo e Nadia, che hanno rivisitato i bocconi tipici della tradizione con materie prima d'eccellenza e impiattamenti raffinati.

Ma in realtà si parte dalla colazione, dove al posto delle brioche vengono servite delle fette di pan brioche fatte al momento con una ricca spalmata di creme, cioccolata marmellate &co (ci sono anche anche in versione salata).

A guidare la squadra di Terrazza Aperol come store manager è Luca Boso, un lunga esperienza alle spalle come gestore di locali e nel catering.

 

Compagnia dei Caraibi premia i suoi dipendenti

Compagnia dei Caraibi sede
La sede di Compagnia dei Caraibi a Vidracco (Torino)
L'azienda piemontese ha siglato un accordo con i sindacati sul premio di risultato per i suoi lavoratori per il biennio 2020-2021. Un ulteriore elemento di attenzione verso i dipendenti e di valorizzazione del loro lavoro

Valorizzare il contributo dei dipendenti al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’azienda. Risponde a questo obiettivo l’accordo sul premio aziendale sottoscritto da Compagnia dei Caraibi con le rappresentanze sindacali, nello specifico Fisascat Cisl. Premio che l’azienda piemontese, specializzata nell’importazione, sviluppo e distribuzione di distillati, vini e soft drink premium e ultra premium e proprietaria di brand quali Vermouth Carlo Alberto, Salvia & Limone e Bitter Rouge, riconoscerà ai suoi lavoratori al conseguimento di target previsti dalla società per il 2021 e 2022. Target che riguardano la qualità del servizio percepita dal cliente (Net promote score), i ricavi per dipendente e l’Ebitda (margine operativo lordo).

Il nuovo accordo rappresenta un ulteriore elemento di attenzione verso i propri dipendenti e di valorizzazione del loro lavoro da parte di Compagnia dei Caraibi. Attenzione che caratterizzano fin dalla nascita questa azienda, fresca di approdo in borsa (leggi: Sbarco in Borsa per Compagnia dei Caraibi) e di recente trasformatasi in Società Benefit, ovvero in società che, oltre a obiettivi di profitto, perseguono finalità di beneficio comune, come la tutela dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile, la valorizzazione dei territori, la promozione e lo sviluppo di attività culturali e supporto dell’arte, la creazione di valore per dipendenti e stakeholder, la adozione e la promozione della social equality.

Tra tali obiettivi vi è anche la creazione di un ambiente di lavoro positivo, coinvolgente e motivante, nel quale le persone possano trovare benessere, che le valorizzi, favorendone la crescita umana e professionale e basato su relazioni positive. In questa politica si inserisce l’accordo sul premio di risultato, che può anche essere convertito parzialmente o integralmente in servizi welfare, a scelta del dipendente. Premio che fa seguito all’adozione di un contratto di secondo livello, in essere dallo scorso anno, che, attraverso l’adozione dello smart working per tutti i lavoratori, punta a garantire una migliore conciliazione famiglia-lavoro.

 

Gin&P di Turin Vermouth premiato all’International Wine & Spirit Competition

Gin&P gin Turin Vermouth
Una medaglia di bronzo nella prestigiosa competizione premia il progetto Gin&P, il gin artigianale dall'animo piemontese, che ha tra le sue botaniche il genepì

C’è un primo importante riconoscimento internazionale per Gin&P, il gin dal carattere piemontese di Turin Vermouth. Il distillato ha ottenuto la medaglia di bronzo nella categoria Other Flavoured Gin all’International Wine & Spirit Competition 2021, tra le più prestigiose competition mondiali dedicate ai vini, spirit e liquori. Medaglia che si aggiunge all’Ampolla d’oro, conquistato sempre quest’anno, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida Spirito Autoctono agli spirit che rappresentano le migliori espressioni del territorio italiano.

E proprio il legame con il territorio è l’elemento che caratterizza Gin&P. Questo distillato artigianale nasce infatti dalla volontà dell’azienda torinese di creare un gin, che però si distinguesse dalle tante proposte della categoria per il suo animo marcatamente piemontese. Progetto al quale il master distiller della casa e creatore della ricetta, Giovanni Negro, ha dato seguito utilizzando come botanica principale, insieme alla bacche di ginepro, un ingredienti particolare: il genepì, pianta del genere artemisia che cresce sulle cime più alte delle montagne piemontesi e della Val d’Aosta. Una specie protetta, per cui il genepì utilizzato per il distillato proviene da coltivazioni situate ad altezze relativamente basse, a una quota di circa 2.000 metri, rispetto a quello non coltivato che cresce tra i 2200 e i 3000 metri.

Gin&P viene prodotto in piccoli lotti con una lavorazione svolta interamente all’interno della distilleria di Turin Vermouth in modo da avere il controllo di ogni singola fase del processo e garantire la massima qualità del risultato finale. Le botaniche segrete della sua formula, vengono fatte macerare in alcol di cereali e acqua per alcune settimane e, successivamente, distillate in un impianto discontinuo a bagnomaria, metodo scelto per esaltare tutto il gusto. Nella lavorazione vengono utilizzate solo ingredienti naturali, senza impiego di sostanze chimiche e di aromi artificiali.

Dall’aroma complesso, fresco e floreale, Gin&P (alc 425 in vol) al palato è morbido e persistente, caratterizzandosi per la perfetta armonia tra le note di ginepro e quelle del genepì, accompagnate da delicati sentori agrumati dati dalla presenza della scorza di arancia.

Un gin che si può servire anche liscio, ma che lavora molto bene anche in miscelazione, dove può essere impiegato sia nella rivisitazione di classici sia per nuove creazioni, oltre che per un Gin&Tonic. Un esempio proposto dall’azienda è il Turin Negroni, rivisitazione piemontese del grande aperitivo, fatta miscelando Gin&P con altri due prodotti della casa, il Bitter Tuvè e il Vermouth Drapò Rosso, e decorando con una scorza di arancia.

Curato nella lavorazione e nel gusto il nuovo prodotto lo è anche nel pack. Una bottiglia da 70 cl con l’etichetta che riporta il disegno stilizzato degli arbusti di genepì in colore giallo, lo stesso dei fiori della pianta. Ogni bottiglia, firmata dal master distiller, è inoltre impreziosita da un collarino scritto a mano con l’indicazione del numero della bottiglia, della data di produzione e del numero del lotto. Mentre l’immagine della Piazza San Carlo di Torino presente nel collarino è stata ripresa da un francobollo ritrovato su una cartolina degli anni Trenta del secolo scorso.

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La ricetta

Turin Negroni
Ingredienti:
3 cl Gin&P, 3 cl Bitter Tuvè, 3 cl Vermouth Drapò Rosso
Preparazione:
build
Bicchiere:tumbler basso
Decorazione:
fetta di arancia

Panettone artigianale, il futuro del mercato: registrati all’evento del 2 dicembre

panettone Nielsen
Il 2 dicembre a Milano la presentazione della terza edizione dell'osservatorio sul mercato del panettone. Registrati online per seguirla in streaming

Uno spazio conquistato facendo leva sulla qualità, quello che si è guadagnato il panettone artigianale in questi ultimi anni. Consolidato il sorpasso (a valore) del lievitato artigianale rispetto al prodotto dell'industria - a partire dalla campagna 2019 e con una importante conferma nella campagna 2020 - resta aperta la riflessione su quali opportunità ci siano ancora da cogliere per rendere il prodotto principe della pasticceria italiana ancora più forte. I clienti più giovani come si possono attrarre? Le ricette creative possono portare risultati? Si può spingere sulla distribuzione, e se sì in che modo, per guadagnare altre quote di mercato? Domande a cui si proverà a dare una risposta alla presentazione della terza edizione dell'osservatorio sul mercato del panettone, una ricerca effettuata da CSM Ingredients con il supporto di NielsenIQ e che verrà presentata il 2 dicembre. "L'evoluzione nei consumi del panettone in Italia", questo il titolo dell'appuntamento fissato per giovedì 2 dicembre alle ore 18, presso Eataly Milano Smeraldo (terzo piano) in Piazza XXV Aprile, 10 a Milano. L'evento si potrà seguire anche in diretta streaming.

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I perché delle scelte dei nuovi consumatori La ricerca prende in esame l'ultima campagna natalizia, quella del 2020, e analizza i comportamenti di acquisto delle famiglie italiane. Include una analisi geografica del mercato, incrociata con il profilo degli acquirenti - per mostrare quale consumatore si sta spostando da un prodotto all'altro e dove questo sta avvenendo in misura maggiore, oltre che per analizzare quali siano l'età, i driver della scelta e le aspettative dei nuovi consumatori che si stanno approcciando al consumo del panettone artigianale.

Quali opportunità cogliere per allargare il mercato

L’analisi effettuata da Nielsen IQ prova a riassumere le potenziali leve da muovere per aprire ancora di più il mercato dei panettoni artigianali. Un lavoro che dovrà riguardare  l’assortimento (con variazioni sulla ricetta e sulle farciture, o la crescita di prodotti senza uvetta e senza canditi), il prezzo e la disponibilità del prodotto in canali di vendita che vadano oltre la sola vendita in negozio o pasticceria.

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Queste e altre riflessioni emerse dalla presentazione della ricerca saranno oggetto della tavola rotonda organizzata in concomitanza con la presentazione del 2 dicembre. Al dibattito prenderanno parte Aldo Uva, CEO di CSM Ingredients, Niccolò Beati, Senior Sales Consultant Nielsen IQ, Carlo Meo, direttore del Corso Brand & Retail Experience Design presso POLI.design Politecnico di Milano, Marco Pedron, Head Pastry Chef Ristoranti Cracco, e Giuseppe Ferrandi, responsabile Ufficio Acquisti Pane e Dolci, Esselunga S.p.A. Modererà l'incontro Rossella De Stefano, Direttore Responsabile delle testate Dolcegiornale e Bargiornale

I temi affrontati nelle Pillole di Panettone Day

La tavola rotonda rappresenterà in un certo senso il punto di approdo di un percorso di riflessione e condivisione iniziato quest'anno prima della finale del concorso Panettone Day (ideato e promosso proprio da CSM Ingredients). Dolcegiornale ha infatti seguito quel percorso con una serie di talk in videopodcast intitolati Pillole di Panettone Day. Dal packaging come elemento distintivo al nuovo ruolo dell'artigiano e della distribuzione: una serie di incontri utili pensati per tutti gli operatori del settore, per capire come adattare produzione e distribuzione del proprio prodotto nel migliore dei modi.

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Il giro d’Italia con LaCimbali e Faema

Venezia Caffe Florian
Venezia Caffe Florian
Da Milano a Palermo, otto tappe in sette città presso alcuni dei locali più rappresentativi e storici, dove l’espresso è realizzato con le macchine di Gruppo Cimbali

È un vero giro d’Italia quello che Gruppo Cimbali propone attraverso le immagini e il racconto di alcune location simbolo delle principali città italiane che hanno scelto le sue macchine per offrire ai clienti una pausa caffè piacevole e gustosa. Ne nasce un viaggio ideale attraverso i locali storici che hanno reso l’Italia - e il caffè all’italiana - famosi nel mondo, ma non solo: il suo tema centrale è soprattutto la ripartenza, la riscoperta del piacere della pausa caffè attraverso espressi realizzati con le macchine espresso LaCimbali e Faema.

Esprimono orgoglio le parole di Josep Feixa, direttore vendite Italia del Gruppo, che osserva:«Italiani e turisti apprezzano sempre di più la nostra passione e cultura del caffè espresso. Gustare la bevanda più famosa al mondo riscoprendo le bellezze del nostro Paese significa tornare – seppur con le dovute distanze fisiche – a quella normalità che tanto ci mancava. Sapere che il caffè bevuto nei locali simbolo delle città italiane proviene dalle nostre macchine, ci riempie di orgoglio e passione, e rende ancor più forte la nostra volontà di essere ambasciatori della cultura del caffè espresso nel mondo».

Il viaggio prende il via dallo storico Bar Duomo-Caffè Bistrot, in piazza Duomo a Milano, dove sul bancone in pieno stile Novecento, tra legni e specchi, è protagonista LaCimbali M100. In piazza San Marco a Venezia è una Faema E71 personalizzata con la targa del locale a spiccare sul bancone del caffè Florian, Nato nel 1720, ha saputo conservare nel tempo la propria identità, unita a un’atmosfera particolare e unica. Alla fine del 1800 qui nacque l’idea di organizzare la Biennale di Venezia, un’esposizione d’arte diventata famosa nel mondo. La terza tappa è al Paszkowski nel cuore di Firenze, fondato nel 1903 come birreria e divenuto presto un tipico caffè-concerto, punto di incontro di intellettuali quali Giovanni Papini, Dino Campana, Gabriele D’Annunizo, Eugenio Montale. Sul bancone una Cimbali M100 con scocca color oro che riprende le nuance interne del locale. Un breve spostamento porta al Caffè dei Miracoli, in piazza Miracoli di Pisa. Insieme a eccellenti espressi erogati con una Faema Emblema, qui si può gustare in tutta la sua bellezza la storica torre pendente. Eccoci ora a Roma a due passi dal Colosseo, presso il nuovissimo Caffè Roma, inaugurato ad aprile, che si distingue per l’attenzione alla qualità delle materie prime e di espressi erogati con una Faema E71E. Di nuovo a Roma, al Pantheon si trova la Casa del Caffè - Tazza d’Oro, l’unica azienda artigianale d’epoca che sopravvive nel cuore della Capitale: a preparare un buon caffè ci pensa una LaCimbali M39. Si giunge a Napoli, nella maestosa Galleria Umberto I presso il bar Anna Bellavita che delizia turisti e non con gelati, cioccolateria, cucina e pizzzeria; in chiusura un buon espresso realizzato con una LaCimbali M100. Stessa macchina in un locale di spicco nel Salento, a Lecce: il Caffè Cittadino (bar e microroastery), sito a pochi passi da piazza Sant’Oronzo, propone caffè selezionati con cura e tostati nel locale. Il tour si conclude a Palermo presso il Caffè del Massimo - Pasticceria Ruvolo che da anni delizia i palati dei turisti con dolci tipici palermitani e siciliani, accompagnati da un espresso realizzato con cura con una Faema Teorema.

Intesa tra Fipe e Assosomm per favorire l’occupazione di qualità

lavoro Fipe Assosomm
Grazie all'accordo con l'Associazione delle agenzie per il lavoro, al via un progetto di 12 mesi per favorire l'incontro tra domanda e offerta per lavoratori altamente qualificati nel fuoricasa

Da un lato offrire ai lavoratori le giuste garanzie e tutele, dall’altro fornire ai locali personale adeguatamente formato e preparato. Mette al centro le esigenze di tutti gli attori del fuoricasa, lavoratori e professionisti da una parte e gestori e datori di lavoro dall’altra, il protocollo d’intesa siglato tra Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, e Assosomm, l’Associazione italiana delle agenzie per il Lavoro. Intesa che si propone di moltiplicare le opportunità di lavoro nel mondo dei locali, favorendo un incontro virtuoso tra domanda e offerta.

L’accordo ha infatti dato vita a un progetto sperimentale della durata di 12 mesi che aiuterà a collegare i lavoratori qualificati e i professionisti iscritti alle numerose Agenzie del lavoro associate ad Assocom con le declinazioni territoriali di Fipe, così da costituire un modello virtuoso per la somministrazione di forza lavoro sempre più qualificata e professionalizzata.

Cercasi personale qualificato

L’intesa nasce dalla necessità da parte delle attività del fuoricasa di reperire personale preparato che vada a compensare la grave emorragia di lavoratori dei mesi precedenti. Secondo i dati di Fipe, sono circa 220.000 le persone assunte a tempo indeterminato nei pubblici esercizi che a fine 2020 hanno preferito cercare altre strade.

«Le incognite che troppo a lungo hanno minato, e continuano a minare, il nostro settore, spesso destinatario di misure restrittive unilaterali, si sono ripercosse sui lavoratori, che si sono indirizzati su altri comparti meno soggetti al fenomeno dello stop & go con cui bar e ristoranti hanno dovuto convivere negli ultimi 18 mesi», ha sottolineato il vicepresidente vicario della Federazione, Aldo Cursano. A fronte di tale situazione gli imprenditori hanno sentito la necessità di stringere una collaborazione più forte con le agenzie associate ad Assosomm per la ricerca di nuove figure ad alta professionalità da impiegare nei locali. «Siamo fiduciosi che questa cooperazione porterà frutti importanti sia a noi che a una nuova generazione di lavoratori», ha continuato Cursano.

Garantire le tutele ai lavoratori

Cooperazione che ovviamente non trascura le esigenze di tutela e sicurezza dei lavoratori. Il punto di partenza per ogni nuovo tipo di impiego sarà il Contratto nazionale del lavoro, sottoscritto da Fipe e dai sindacati di categoria nel 2018 (leggi: Siglato il nuovo Contratto collettivo per i dipendenti dei pubblici esercizi). Trattandosi di lavori dipendenti, ai lavoratori devono essere garantiti gli stessi livelli contributivi e di inquadramento previsti per i dipendenti assunti da un’azienda.

«Questa collaborazione si propone di sostenere la ripartenza del settore, di creare una forza lavoro che possa essere adeguatamente formata, in modo gratuito, attraverso i corsi del fondo Forma.Temp – ha commentato Rosario Rasizza, presidente Assosomm -. Puntiamo insieme alla legalità: assumere attraverso l’istituto della somministrazione significa infatti offrire le giuste garanzie e tutele per il lavoratore. Ora più che mai il settore horeca ha bisogno di essere attrattivo agli occhi dei lavoratori e di puntare sulla “talent acquisition”, non si può certo prescindere da un’offerta in linea con il mercato del lavoro attuale e connaturata con l’esperienza di ogni professionista».

Coupe du monde de la pâtisserie, come si allena la squadra italiana

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Da sinistra: Massimo Pica, Andrea Restuccia, Alessandro Dalmasso, Lorenzo Puca
Il 25 settembre il team italiano sarà in gara a Lione, in Francia, presso il Salone Sirha, per la Coupe du Monde de la Pâtisserie: i tre pasticceri si preparano con esercitazioni full time

Manca pochissimo: la data chiave è il 25 settembre, la squadra italiana sarà in gara a Lione, in Francia, presso il Salone Sirha, per la Coupe du Monde de la Pâtisserie. Il gruppo tricolore si allena da oltre un anno e mezzo full time per portare alto il nome della nostra pasticceria nella competizione più blasonata a livello internazionale.

Il team italiano al lavoro da un anno e mezzo

Il nostro team è composto da Lorenzo Puca, Massimo Pica e Andrea Restuccia.  Si allenano ogni giorno a ritmi serrati – quotidianamente dalle 7 alle 22 – in CAST Alimenti, a Brescia. Un lavoro di preparazione accurato e coordinato dal presidente del Club Italia Alessandro Dalmasso, dagli allenatori ufficiali Campioni del Mondo 2015 (Francesco Boccia, Emmanuele Forcone e Fabrizio Donatone) e da tutti i componenti del Club, nei rispettivi ruoli e con la stessa determinazione. La coppa 2021 si preannuncia come un'edizione molto sentita, dopo il rinnovamento guidato da Pierre Hermé, coadiuvato da Claire Heitzler e Frédéric Cassel come vice presidenti.

La gara: le novità e le prove

Le 14 squadre finaliste della Coupe du Monde de la Pâtisserie 2021 si sfideranno lungo 2 giornate e saranno così suddivise: il 24 settembre toccherà a Francia, Gran Bretagna, Egitto, Corea del Sud, Russia, Cina, Giappone; il 25 settembre a Cile, Algeria, Messico, Brasile, Svizzera, Italia, Marocco. Queste le novità nelle prove - che vedranno appunto tre pasticceri per ogni squadra cimentarsi con preparazioni complesse.

  • Ci sarà un tema unico per tutte le squadre: "Tutta l’arte è imitazione della natura".
  • Ciascuna squadra dovrà realizzare 4 dessert da condividere realizzati con cioccolato Pure Origine VALRHONA, che non potranno essere abbattuti; 4 entremet gelato realizzati con frutta CAPFRUIT; 10 dessert da ristorante (prova giudicata da una speciale giuria composta da chef di fama internazionale).
  • Tutte le preparazioni, destinate alla degustazione, dovranno essere realizzate senza l'uso di coloranti.
  • Le prove artistiche saranno due piècein zucchero e cioccolato, di altezza massima pari a 165 cm – e una scultura ricavata da un blocco di cioccolato fondente (addio dunque alla scultura in ghiaccio delle passate edizioni). Queste strutture faranno da coreografia all’esposizione dei dolci eseguiti per la competizione, a chiusura della gara e prima della valutazione finale.

«Uniti per un obiettivo importante»

«Affrontiamo questo appuntamento con un grande spirito di squadra, a tutti i livelli – racconta in una nota Alessandro Dalmasso – Questi ragazzi hanno dedicato un anno e mezzo della loro vita alla preparazione della finale, e oggi più che mai tutto il nostro comparto si ritrova unito a fare il tifo per loro. Senza divisioni, trasversalmente: è qualcosa di molto importante che ci rende orgogliosi».  

Mokico, la crema al caffè in coppetta di Foodness

Mokico crema al caffè coppetta Foodness
Pronta al consumo, in coppetta monodose da 125 g, la nuova crema al caffè dell'azienda dei free from è dedicata al take away e al consumo on the go

Un classico della proposta bar ora disponibile anche in versione ready to eat. È Mokico, la crema al caffè in coppetta ultima nata in casa Foodness. Una novità con la quale l’azienda dei free from ha spinto sul livello di servizio di un prodotto molto apprezzato dai clienti bar per offrire all’operatore una soluzione perfetta per il take away e il delivery e ideale anche per il consumo on the go. Modalità di vendita che hanno ricevuto un forte impulso nell’ultimo anno per via dell’emergenza sanitaria e che continueranno ad avere un certo peso nel bilancio dei locali. Mokico è infatti proposto nella sua pratica coppetta monodose da 125 g già pronta per il consumo.

Il nuovo prodotto costituisce dunque una soluzione complementare alla Crema Fredda Caffè in brik da un litro, lanciata da Foodness in primavera: una crema già pronta all’uso, solo da versare in coppetta, dedicata al servizio al banco o al tavolo (leggi: Crema Fredda Caffè Foodness: la novità pronta da servire). Innovazioni, insomma pensate per facilitare e velocizzare il lavoro del barista, evitando la lavorazione in granitore e liberandolo dalle incombenze legate alla preparazione e pulizia della macchina.

In entrambi i casi il tutto senza nessun arretramento sul piano della qualità e del gusto. Anche Mokico è infatti preparato con ingredienti selezionati, senza utilizzo di grassi idrogenati e di ingredienti ogm, ed è del tutto privo di glutine e lattosio. Attenzione alla qualità che unita alla consistenza vellutata e al gusto di caramello e caffè che la caratterizzano ne fanno un prodotto ideale per ogni momento della giornata e per accontentare anche i palati più esigenti.

La nuova crema al caffè, poi, non necessita di catena del freddo, elemento che ne accentua ulteriormente l’aspetto di praticità. Disponibile in confezioni da 40 coppette, si conserva a temperatura ambiente, ma per regalare un’esperienza di degustazione al top al cliente l’azienda consiglia di riporlo in frigo a 4 °C qualche ora prima del servizio. Inoltre, per aumentare la visibilità nel bar, si può esporre nel pratico espositore da terra fornito dall’azienda.

Whisky Week sulle sponde del lago di Como

Giacomo Bombana di Velier mentre conduce la degustazione in motoscafo di Nikka Japan Single Malt Joichi
Centinaia di distillati di malto provenienti da tutto il mondo sono statii protagonisti di una settimana di eventi nei locali del Comasco, culminati nel gran finale il 29 agosto a Villa Revel Parravicini sulle sponde del grande lago prealpino.

Dal 25 al 30 settembre si è svolta nei migliori locali del Comasco Whisky Week, una settimana di assaggi dei migliori whisky di tutto il mondo, a cominciare da Scozia, Irlanda e Stati Uniti, compresa l’Italia, grazie al lavoro di Whisky Club Italia collegato a Whisky Italy, il più grande e-commerce italiano di whisky con oltre mille prodotti disponibili.

Gran finale nella prestigiosa Villa Revel Parravicini, sulle sponde del lago di Como, dove le più importanti aziende importatrici e distributrici di whisky hanno proposto i tanti rispettivi prodotti in un clima da party, con momenti di musica celtica (cornamuse), cibo e cocktail a base di whisky. Un evento che sarà prossimamente replicato in altre città italiane.

Fondata una decina di anni fa dai brianzoli Claudio Riva e Davide Terziotti, Whisky Club Italia conta oggi oltre 16 mila iscritti.

Di particolare interesse, una serie di degustazioni guidate a bordo del grande motoscafo Il Medeghino con i top whisky Waterford Single Malt Whisky Farm Origin, The Glenrothes Whisky Makers Cut e Nikka Single Japan Malt Yoichi distribuiti da Velier e la gamma dei tre Westward Single Malt Whiskey distribuiti da Rinaldi 1957, condotte rispettivamente da Giacomo Bombana e Valter Gosso.

Tra i tanti espositori e le centinaia di distillati di malto, ricordiamo i tavoli di degustazione di Velier (con Giacomo Bombana e Marco Callegari); Onesti Group (con Lorenzo Bianchi), Spirits & Colori (con Max Melis), Cuspid Spirits (con Giuseppe Bezza), Rinaldi 1957 (con Gabrile Ròndani e Valter Gosso), Dream con i nuovi whisky Jerry Thomas  Il Frutto Malt Whiskey e L'Ospite Maryland Malt Whiskey firmati da Leonardo Leuci, Beija-Flor (con Samuel Cesana e Jacopo Grosser), Fine Spirits (con Chiara Beretta), Ghilardi Selezioni (con Elia), Whisky Italy (con Diego Malaspina), Mulligans Irish Pub di Milano, Tokyo Nippon Restaurant di Monza, Cuzziol Craft (con Dario Crisci). Da citare un antesignano dei whisky italiani come Puni Distillery di Glorenza (Bz), oltre al prossimo arrivo di distillati di puro malto New Make Strada Ferrata in collaborazione con Birrificio Italiano di Agostino Orioli.

 

Da sottolineare la presenza del rimorchio bar allestito da Fresco Cocktail Shop di Como (titolare Andrea Attanasio) che ha presentato una serie di cocktail innovativi a base di whisky e succhi di frutta preparati dal barman Stefano Giacomelli. In funzione anche un  angolo-fumo a cura del 035 Cigar Club di Bergamo.

L'evento Whisky Week è stato realizzato in collaborazione con Acqua Minerale Chiarella, delle vicine montagne prealpine, Caffè Milani 1937, Café Imperial di Vedano al Lambro (Mb), Birrificio Canediguerra di Alessandria.

 

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