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Cobelli e il neuromarketing applicato al prezzo dell’espresso

Cervello - foto pixabay.com
I principali nemici dell’espresso sono la sua dimensione contenuta e il rapido consumo, che conferiscono un basso valore a una bevanda meravigliosa
Davide Cobelli
Davide Cobelli

Il prezzo dell’espresso è un argomento da tempo oggetto di incontri, dibattiti e riflessioni. Bargiornale ha chiamato all’appello professionisti ed esponenti delle associazioni del caffè, che si sono espressi su questa urgenza nell’ambito di Sigep 2020; ancora prima ha risposto a chi puntava su un deciso abbassamento del prezzo quale leva per fatturare di più, dimostrando come quello fosse l’elemento più sbagliato su cui puntare.

Perché non riusciamo da dare il giusto valore all’espresso? Davide Cobelli, titolare di Garage Coffee Bros. e di Coffee Training Academy, risponde con un’ampia esposizione che prende in esame nuovi elementi e fornisce alcune indicazioni fornite dal neuromaketing. Si tratta di una disciplina emergente che applica le conoscenze e le pratiche neuroscientifiche al marketing, allo scopo di analizzare i processi irrazionali che avvengono nella mente del consumatore e che influiscono sulle sue decisioni di acquisto.

«Io nutro da sempre un’idea che spesso condivido con i professionisti che incontro - afferma -: l’espresso è una bevanda che richiede un tempo relativamente breve di preparazione, ma soprattutto un brevissimo tempo di consumo in pochi sorsi. Questo è è il suo grande problema in quanto il cliente finale, nella sua mente, da sempre attribuisce un “valore temporale” a ciò che acquista o consuma, parametrato al tempo del consumo. Questo valore attribuito è tanto inferiore quanto più è breve il tempo di consumo». Dal neuromarketing qualche spunto che può essere utile per un piccolo esercizio.

Il consumatore dà un valore mediamente maggiore alle seguenti caratteristiche.

  • Dimensione - non è un caso che oggetti piccoli vengano “impreziositi” da confezioni importanti, soprattutto grandi.
  • Durata - un maggiore tempo di fruizione equivale a più denaro/valore.
  • Colori vividi - richiamano l’attenzione e influenzano l’acquisto sugli scaffali da sempre.
  • Sensazione tattile - che si tratti di un pack particolare sullo scaffale, oppure della frizzantezza o della densità di una bevanda.
  • Senso di appagamento - (quanto mi fa stare bene quello che ho comprato?) o status symbol (lo compro/consumo perché mi fa apparire migliore).
  • Senso di colpa nella spesa: più alto è il valore e più alto devono essere il “giustificato motivo” dell’acquisto e l’autoconvinzione che valesse la pena fare quella spesa (per giustificare l’acquisto nei confronti delle altre persone che ci stanno intorno. Es: “sì, l’ho pagato di più ma è meglio di quello che tu puoi comprare altrove…”). Nel caso di prodotti etici, sostenibili, realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle persone, con confezioni riciclabili o, meglio ancora, compostabili, il valore aggiunto cresce e con esso il “giustificato motivo” dell’acquisto.

Alcuni esempi: un bottiglietta d’acqua d 500ml, costa circa 0,25 centesimi e non richiede alcuna spesa accessoria (se non il frigorifero), eppure il consumatore è disposto a spendere in media 1,50€ per acquistarla; un succo di frutta al bar costa circa 40-45 centesimi, richiede solo la spesa del frigorifero e del lavaggio di un bicchiere (e la cannuccia), eppure costa tra i 2,50 e i 3,00 euro.

Il fattore tempo. In Italia, il rito del caffè ha la durata di pochi istanti, nel resto del mondo invece richiede più tempo e ha un servizio più completo. Oltre frontiera, infatti, il consumo al banco è pressoché inesistente; spesso il cliente riceve un vassoio con un bicchiere d’acqua e la consumazione richiesta che porta al tavolo per la consumazione.  Tutto ciò allunga di fatto i tempi di consumo (dunque il valore).

Tornando in Italia, non solo l’espresso al bar è la consumazione più rapida, ma spesso non appaga. Da oltre un decennio i consumatori preferiscono capsule e cialde a casa o in ufficio anziché andare al bar, perché non colgono una differenza qualitativa, inoltre ha un sapore discutibile, un valore scarso, un basso senso di colpa, nessun senso di appagamento; ecco perché il consumatore non può dare un valore maggiore al caffè bevuto al bar. Ed ecco perché ancora oggi, è uno dei prodotti con il valore percepito più basso che si possa trovare in un pubblico esercizio.

In sostanza, i veri nemici dell’espresso sono  la sua dimensione contenuta e il rapido e distratto consumo, che fanno di questa meravigliosa bevanda un prodotto che non riesce ad essere venduto al valore corretto, oggi come nel passato.

La soluzione? Cobelli prova a ragionare sul futuro immaginando tre strade che possono portare a un miglioramento della situazione.

Aumentare la percezione del valore della bevanda attraverso un’attenta comunicazione diretta e indiretta, ma anche del prodotto stesso e dello storytelling (viene da chiedersi cosa potrebbe raccontare un barista di molte miscele Italiane classiche, dove le uniche informazioni sono irrilevanti e parlano di “pregiati caffè dal Centro e Sud America”).

Accrescere la professionalità di chi la prepara e serve, attraverso una formazione continua che deve partire da tutte le aziende che vendono prodotti ai baristi, come un mantra per migliorare le proprie condizioni.

Creare maggiore valore attraverso il neuromarketing applicando anche poche regole di base per far sì che il caffè sia sempre più percepito come un prodotto di valore (che deve essere veramente tale), un’emozione, un momento di pausa più lungo che persiste piacevolmente anche dopo aver bevuto.

«Possiamo utilizzare molte armi, prima di tutto la comunicazione - conclude Davide Cobelli -.. Deve però coinvolgere tutti gli attori di questo meraviglioso mondo, partendo dalle torrefazioni di ogni dimensione che giocano un ruolo fondamentale come anello di congiunzione tra la filiera e il consumo del prodotto, arrivando a generare nei consumatori una coscienza al consumo consapevole. Anche rimanendo fedeli alle proprie origini e al proprio modello di business.

Cominciamo a raccontare di più, di noi e dei prodotti che vendiamo».

Nasce DaV Pastry Lab, pasticceria e laboratorio della famiglia Cerea

Ad Albano Sant'Alessandro è nato il nuovo polo produttivo del gruppo Da Vittorio, con annesso punto vendita

BERGAMO. I fratelli Cerea non si fermano mai. Dopo aver incamerato, lo scorso anno, la seconda stella Michelin per il loro ristorante a Shanghai e per quello a St Moritz; dopo la ristrutturazione della Pasticceria Cavour a Bergamo e l’apertura del ristorante a Portofino, a fine novembre i tristellati bergamaschi del ristorante Da Vittorio hanno inaugurato DaV Pastry Lab ad Albano Sant’Alessandro, pochi chilometri di distanza dal ristorante di Brusaporto. Un capannone di 3.500 mq dedicato alle produzioni dolci e salate, con annesso punto vendita, battezzato Da Vittorio Selection. Tre milioni di euro di investimento per un laboratorio che sarà performante a lungo, da ammortizzare in 5 anni. Racconta Rossella Cerea, general and product&innovation manager del Gruppo Da Vittorio: «Il laboratorio a Brusaporto produceva grandi lievitati ormai tutto l’anno, acquistati o ordinati on line e che viaggiano un po’ in tutto il mondo. Una vendita che progressivamente è aumentata e rischiava di mettere in difficoltà il reparto pasticceria del ristorante».

Laboratorio ecosostenibile

Così in pieno Covid i Cerea hanno deciso di strutturarsi con un grande laboratorio dove dislocare la produzione dolce (e non solo). «Ci abbiamo messo due anni - prosegue Rossella - per trovare la location giusta: un capannone su tre piani, che abbiamo risistemato secondo le nostre esigenze. Oggi DaV Pastry Lab ha al piano interrato tutti i magazzini, al piano terreno un piccolo laboratorio di pasticceria e il negozio e al piano superiore gli spazi produttivi e il reparto confezionamento. Il tutto è stato realizzato tenendo conto dei principi di ecosostenibilità, a partire dai pannelli solari, fino ad arrivare ai macchinari 4.0 che ci aiutano a ottimizzare il lavoro ed evitare gli sprechi. Ora qui lavorano 28 pasticceri e altre 18 persone nel reparto confezionamento, mentre nel negozio abbiamo 3 addette, 5 nel weekend». La produzione va ben oltre quella dolce. «Nel nuovo spazio - spiega la manager - mettiamo in linea produzioni dolci e salate; qui, per esempio, prepariamo i kit per i Paccheri alla Vittorio, i funghi o i carciofini sott’olio e tutto ciò che riguarda la vendita on line. Quanto al dolce qui vengono realizzati lievitati, piccola pasticceria, biscotti, torte, gelati. Inoltre ci sono i dolci stagionali, primo fra tutti il panettone (a un mese dall’apertura siamo a una produzione che supera i 1.000 al giorno); ogni anno poi ci facciamo ispirare da una fiaba, questo Natale era quella di Hansel e Gretel, e così abbiamo creato la casetta delle fiabe, i biscotti ecc.  Sempre dal DaV Pastry Lab escono i dolci per la pasticceria Cavour e quello che serve al catering. Sul fronte dolce quest’anno la novità è il Pan d’Oro, un lievitato senza canditi che ricorda il pandoro. Stiamo anche facendo i test per quattro nuovi kit di piatti da cucinare a casa. I primi due, che usciranno in primavera, saranno i Fusilloni con il sugo alla fricassea e il Risotto alla milanese con ragù di ossobuco. Per divertirsi con la nostra cucina anche restando a casa».

L'intervista a Rossella Cerea

L’e-commerce ha un ruolo sempre più rilevante, questo ha influito nella decisione di creare il nuovo lab? Assolutamente sì, la vendita on line, è cresciuta sia in l’Italia che verso l’estero. L’investimento è stato indispensabile per soddisfare una clientela globale. Stiamo anche cominciando la produzione a Shanghai dove abbiamo già due ristoranti, Da Vittorio Shanghai e Da Vittorio Bistrot. Per esempio il nostro sugo di pomodoro o la terrina di foie gras sono prodotti a Shanghai, mentre altre specialità, come il panettone, partono dal nuovo laboratorio. DaV Pastry Lab prelude a nuovi sviluppi? Speriamo di sì. Non nascondo che Da Vittorio Selection, il negozio annesso al nuovo laboratorio, potrebbe diventare un modello che ci piacerebbe riproporre in altre parti d’Italia e magari del mondo. Avete riscontrato problemi nella ricerca di personale? Eccome! Al bisogno ci appoggiamo a cooperative, ma è complicato trovare le persone e formarle. Oggi, il capitale umano è una risorsa da tenere stretta.

Pasticceria La Monaca: un pdv in bianco e nero per dolci full color

Solo bianco e nero, due "non colori" per evocare lusso ed eleganza nel format della pasticceria torinese La Monaca

TORINO. Il nome La Monaca può sembrare lontano dall’evocare l’arte pasticcera se non si ha memoria del fatto che le suore di clausura in passato si dedicavano alla preparazione dei dolci, in cambio dei favori ricevuti dalle poche persone con cui erano in contatto. La pasticceria di via Moncalieri a Torino, di proprietà della famiglia Vaccaro, deve però il suo nome a una storia d’amore che coinvolse nella metà del XVII un’antenata destinata alla vita monastica. Un amore che la vita di clausura non riuscì a impedire: la ragazza fuggì dal convento e sposò segretamente il suo innamorato dando inizio alla discendenza “Il Monaco” e “La Monaca”. In ricordo di questa storia l’architetto Veronica Patta ha attinto il black-white della tonaca monacale per la ristrutturazione del locale.

Un bancone a tutta lunghezza

Due soli colori, dunque, per trasformare un piccolo supermercato in un’iconica pasticceria con annesso laboratorio artigianale e un unico elemento, il lungo bancone espositore, per catturare subito l’attenzione dei clienti e minimizzare i dislivelli che circoscrivono l’area vendita in una zona definita e con superficie piuttosto esigua rispetto all’insieme. Il grande banco, un parallelepipedo dai tagli netti con vetrine squadrate, che occupa l’intera larghezza dell’area vendita, mette in evidenza i prodotti di pasticceria dai colori brillanti e variegati dalle forme minute, precise e curate. Sulla parete di fondo prevalgono ancora le linee rigorose che inquadrano il retro banco e gli espositori per le confezioni. Il rigoroso disegno d’insieme bicolor, che offre ai passanti un colpo d’occhio accattivante e una sensazione di pregio e qualità dei prodotti, è addolcito dai decori della bianca carta da parati delle pareti laterali, che richiama quelli in glassa delle torte nuziali. L’effetto scenografico che ne deriva gioca sull’alternanza di luci e ombre anche grazie a un’illuminazione mirata (faretti) o riflessa, sulla scelta di volumi semplici ed essenziali e su finiture morbide al tatto. Dall’area vendita è possibile ammirare l’attività in corso nel laboratorio attraverso il grande oblò vetrato che racconta, con la sua trasparenza dal valore simbolico, la creazione artigianale di ogni prodotto. È tutto quello che serve per rendere questo locale un punto di riferimento importante in città.

L’intervista all'architetto Veronica Patta

Quanto conta il trattamento dei materiali nei suoi progetti? Sono sempre oggetto di studio approfondito. Nel caso de La Monaca, dove lo spazio da destinare all’area vendita aperta al pubblico era, per vincoli strutturali, piuttosto esigua, la ricerca dei materiali con cui rivestire i pochi elementi presenti è stata determinante. L’illuminazione ha un importante ruolo di valorizzazione. Come è stata utilizzata in questo progetto? La luce artificiale e gli effetti emozionali che è in grado di creare sono aspetti chiave nei miei progetti. Anche per la pasticceria La Monaca mi sono avvalsa della collaborazione della lighting designer Paola Minerdo, con cui collaboro da anni, condividendo con lei la ricerca dell’effetto scenico ed emozionale desiderato. Lo studio della luce é stato improntato sulla piena valorizzazione del bancone e dei prodotti esposti, dai colori variopinti e brillanti. Il contorno è invece stato trattato con luci più “morbide” e ricercando l’alternanza con zone di ombra ed effetti wall washer radenti le pareti. Come è stato impostato il rapporto con la committenza? La sensazione di una grande sintonia reciproca mi ha accompagnata fin dal primo incontro. Il cliente ha seguito passo a passo le fasi progettuali, partecipando attivamente e lasciandosi consigliare per il meglio con estrema fiducia. Il risultato finale è stato di grande soddisfazione per tutti. Le particolari dimensioni del locale hanno influenzato il concept? Il pdv presentava diversi vincoli strutturali e dimensionali, minimizzati sia attraverso soluzioni progettuali atte a occultarli, sia attraverso la creazione di focal point su altri elementi che costituivano invece punti di forza e diventavano protagonisti dell’ambiente.

Who’s who

Veronica Patta consegue la laurea in Architettura presso il Politecnico di Torino con una tesi redatta in collaborazione con l’Unione Industriale di Torino con il cui settore urbanistico poi inizia a lavorare. Successivamente acquisisce, presso lo studio di ingegneria paterno, una consolidata esperienza nella progettazione architettonica e strutturale, nella direzione e contabilità lavori e nella sicurezza cantieri. Nel 1999 fonda il proprio studio a Torino specializzandosi nella progettazione architettonica civile e nel design di interni dove la valorizzazione della luce ha un ruolo fondamentale.

Il Pudding Reale dei maestri Ampi, omaggio a The Queen

pudding reale Ampi
Nel Regno Unito Elisabetta II celebra nel 2022 i 70 anni di regno e la casa Windsor lancia il concorso The Platinum Pudding Competition. I maestri Ampi colgono lo spunto per creare una versione tutta italiana del dolce preferito della Regina

Nel 2022 la Regina Elisabetta II festeggia i 70 anni di regno. Un Giubileo di platino che in Gran Bretagna viene celebrato con The Platinum Pudding Competition, una vera e propria competizione di pasticceria (riservata ai residenti britannici), istituita da Buckingham Palace in vista dei festeggiamenti per celebrare i settant’anni di regno di Sua Maestà. Ispirati da questa iniziativa anche gli esponenti di vertice dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani hanno voluto mettersi alla prova. Così il Presidente Ampi Salvatore De Riso e i Vicepresidenti Santi Palazzolo e Paolo Sacchetti, hanno analizzato la ricetta originale del pudding e l’hanno rivisitata inserendo ingredienti italiani come la pasta di mandarino, le nocciole e il Marsala. Una sontuosa decorazione in glassa di zucchero e pasta di mandorle lo decora, rendendolo degno della tavola di Sua Maestà. La ricetta competa la trovate qui

Hoshizaki rileva Brema e punta forte sull’Europa

Hoshizaki
Con l'acquisizione, l'azienda giapponese diventa il più importante player del mercato europeo e amplia la gamma offerta

Diventare il numero uno in Europa: è l’obiettivo che ha spinto Hoshizaki Corporation, l’azienda giapponese produttrice di macchine per il ghiaccio, a rilevare Brema Group, l’azienda fondata da Cesare Maroli e attualmente guidata dal figlio Alessandro. L’accordo, formalizzato a gennaio, diventerà operativo entro il primo semestre dopo l’iter delle diverse autorità Antitrust coinvolte.

«Con l’acquisto di Brema Group – afferma Paolo Moro, responsabile business development per l’Europa di Hoshizaki – otterremo vari vantaggi: acquisiremo la leadership di mercato anche in Europa, grazie all’importanza acquisita negli anni da Brema, amplieremo la gamma offerta, dal momento che Hoshizaki e Brema hanno come target di riferimento segmenti di mercato diversi e complementari; razionalizzeremo la strategia di marketing sfruttando tutti i mezzi a nostra disposizione per fornire prodotti e supporto sempre più in linea con le aspettative del mercato. Un’attenzione particolare avranno le sinergie che potranno nascere dall’integrazione delle competenze tecnologiche e produttive delle due aziende».

Fondata nel 1985 a Villa Cortese, a Nord di Milano, Brema Group nel 2020 ha sviluppato un fatturato vicino ai 42 milioni di euro.

«Brema ha un grandissimo potenziale di crescita e un importantissimo patrimonio di tecnologie e di knowhow - afferma Alessandro Maroli, amministratore delegato di Brema Group -. L’accordo con Hoshizaki consentirà all’azienda di accelerare significativamente i piani di sviluppo sui mercati dell’area Emea e non solo».

Panna Spray Debic festeggia 50 anni con sei ricette speciali

Carpaccio di mango
Un ricettario - scaricabile gratuitamente - firmato da Antonio Cuomo, per celebrare il mezzo secolo di un prodotto amico dei professionisti del dolce

Ricette per pasticceri e chef, scaricabili gratuitamente e fonte di ispirazione per i professionisti del dolce: Debic festeggia così i 50 anni della sua Panna Spray.

Spray zuccherata debic
La panna spray Debic nella versione zuccherata

Per professionisti del dolce, ma anche della caffetteria

Nata nel 1972, la panna spray Debic è famosa per la sua qualità costante e per la tenuta. Una soluzione pratica e veloce, da sfruttare per impreziosire dessert, dolci al piatto, frutta, macedonie, ma anche prime colazioni, cocktail e, per i più creativi, piatti salati. «Si tratta di un prodotto realizzato per le mani dei professionisti della ristorazione e della caffetteria, capace di garantire qualità costante nel tempo e risultati perfetti, in modo semplice», spiega l'azienda in una nota.

Dalla panna cotta al tortino al cioccolato

Sulla pagina creata appositamente per festeggiare l'anniversario del prodotto ci sono tante idee per dare libero sfogo alla creatività in ogni occasione di consumo. Lo ha realizzato Antonio Cuomo, Culinary Advisor Debic, in cui preparazioni tradizionali della ristorazione vengono esaltate dal fiocco di Panna Spray. Ci sono le indicazioni e i consigli per proporre una perfetta panna cotta al pistacchio e fragole, un tortino caldo al cioccolato e tante altre creazioni. E poi spunti e approfondimenti per utilizzare Panna Spray Debic anche nel mondo della caffetteria e della mixology. Silvia Federica Boldetti, Cinzia Ferro e Antonio Cuomo hanno messo a disposizione i loro segreti per realizzare un pairing perfetto, abbinando cocktail e preparazioni dolci e salate.

 

Bollette e dehors: le agevolazioni per i locali

agevolazioni per i locali Bilancio 2022
Foto di AlexanderStein da Pixabay
Un'analisi delle agevolazioni introdotte per i pubblici esercizi con la legge di Bilancio 2022 per quanto riguarda l'occupazione di suolo pubblico e il contrasto al caro bollette

Approvata alla fine dello scorso anno, la legge di Bilancio 2022 (legge n. 234 del 2021) ha previsto alcune misure di sostegno per le imprese. Analizziamo le agevolazioni per i locali in materia di occupazione del suolo pubblico e caro bollette.

Canone comunale di occupazione: esenzione fino al 31 marzo

Per bar, ristoranti, pasticcerie, gelaterie e locali assimilati la legge di Bilancio 2022 proroga al 31 marzo 2022 le esenzioni in materia di occupazione di aree e spazi pubblici e del canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria dovuto dai pubblici esercizi per le occupazioni con tavolini.

La posa in opera temporanea di strutture amovibili (dehors, elementi di arredo urbano, pedane, tavolini, ombrelloni etc.) funzionali all’attività, non è subordinata ad autorizzazione.

Seguono lo stesso termine anche le altre facilitazioni vigenti: le domande di nuove concessioni per l’occupazione di suolo pubblico o di ampliamento delle superfici già concesse sono presentate in via telematica, con allegata la sola planimetria e in esenzione dall’imposta di bollo.

La posa in opera temporanea su piazze e strade di strutture amovibili per favorire il rispetto delle norme sul distanziamento non è subordinata alle autorizzazioni previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e non è soggetta al limite temporale di novanta giorni per la loro rimozione.

Misure per il caro bollette

Azzerati gli oneri generali di sistema per le famiglie e le piccole attività commerciali con potenza disponibile fino a 16,5 kilowatt per i consumi del primo trimestre 2022 per contenere i rincari nel settore elettrico e del gas naturale (legge di Bilancio 2022).

Gli stessi oneri sono ridotti per le restanti utenze sulla base di un fondo stabilito pari a complessivi euro 1,8 miliardi di euro per l'energia elettrica e a 480 milioni per il gas.

Contemporaneamente, l’Iva sul gas naturale scende al 5% per tutte le utenze, per usi civili o industriali.

Per i clienti finali domestici, in caso di mancato pagamento delle bollette gas emesse tra il 1° gennaio e il 30 aprile 2022, le società dovranno offrire al cliente un piano di rateizzazione di durata non superiore a 10 mesi, senza applicazione di interessi.

Altre misure saranno previste per il futuro

Il governo ha in previsione ulteriori interventi dell’ordine di qualche miliardo di aggiungere alla spesa prevista per le nuove misure di sostegno.

Tra gli argomenti in discussione vi è la possibilità di coprire tale spesa con la destinazione dei proventi delle aste CO2 e uno scostamento di bilancio per far salire le risorse disponibili.

Tra le varie possibilità si discute anche del rilancio della produzione interna di gas, per essere meno soggetti alle variazioni internazionali dei prezzi.

La situazione necessiterà di qualche settimana per essere definita.

Angelot, la boutique senza vetrine

angelot
I limiti strutturali diventano elementi di forza della pasticceria cinese Angelot. Dove i dolci sono esposti in piccole teche, come gioielli

HANGZHOU (Cina). Nessuna ampia vetrina, nessun colore che spicca e attira lo sguardo, nessun logo se non un semplice nome. Difficile immaginare che questo locale, incastonato nella facciata del moderno edificio che lo ospita come all’interno di una cornice, sia una pasticceria. Un negozio di gioielli, magari, oppure una galleria d’arte. Eppure, guardandola dall’esterno, l’Angelot lascia intravedere una piccola teca dove, al posto di oro o dipinti, espone un pasticcino. Un capolavoro di pasticcino. Ad Hangzhou, nella Cina delle architetture più esuberanti ed eccessive, questa pasticceria spicca proprio per il suo essere lontano dagli schemi: è sobria, elegante e forse per questo, incredibilmente glamour. Difficile non lasciarsi sedurre dal richiamo di quelle piccole teche che sembrano uno scrigno. Già dall’esterno tutto sembra frutto di una ricercata scelta stilistica: l’ingresso effetto luxury box, le sue dimensioni compatte rispetto al fronte arretrato, l’elegante rivestimento a piastrelline che richiama la macro squadratura della facciata. Chi mai potrebbe immaginare che questa facciata tanto definita sia in realtà frutto di un semplice stratagemma per far fronte a un ordinario ma alquanto scomodo problema tecnico?

Soluzioni intelligenti per superare vincoli strutturali

La pasticceria Angelot è infatti realizzata in uno spazio dai vincoli a prima vista insormontabili, tali da mettere in discussione più di una volta la scelta della location da parte dei proprietari. Primo tra tutti un pozzetto di sfiato dell’aria che occupava un terzo della facciata e che non poteva essere spostato, poi la struttura su cui si doveva intervenire che si presentava già parzialmente oltre il filo facciata e infine una pianta lunga e stretta che si affacciava verso uno spoglio e triste cortile. Condizioni, in pratica, che avrebbero impedito sia un ingresso facilmente accessibile, sia la presenza di vetrine espositive. E si sa che in una pasticceria la vista del dolci è, per i passanti, una grande attrazione. Lungi dal farsi scoraggiare, i Say Architects che si sono occupati del progetto hanno creato una serie di soluzioni alternative: «Invece di nascondere semplicemente tutti questi svantaggi, abbiamo cercato di usarli collegandoli ad un concetto semplice: un senso del rituale svelato gradualmente». Come prima cosa hanno mantenuto la struttura originaria creando però un ingresso a “imbuto” che cela dietro una griglia (che ben si armonizza con il pattern geometrico delle superfici) il famoso pozzetto, dopodiché hanno sostituito le classiche vetrine espositive con due piccole teche vetrate dove i dolci sono esibiti come gioielli pregiati. La mancanza di un’ampia esposizione su strada è diventata un punto di forza: l’Angelot si presenta come un luogo d’eccellenza, uno spazio da scoprire che si svela poco a poco. Così, chi vuole assaggiare torte e pasticcini si deve addentrare nel locale varcando un percorso sinuoso, accompagnato da pareti curve e da un’atmosfera eterea. Oltrepassato questo ingresso, i 150 mq della pasticceria non smentiscono le aspettative: il primo ambiente che si incontra è la sala esposizione e vendita, con un lungo bancone in pietra chiara rivestito parzialmente in legno. Ampio e monolitico, questo elemento è frazionato in tre blocchi che, in ordine, fanno da bancone bar, teca d’esposizione dei dolci, e banco distribuzione. Una soluzione unica per tre diverse esigenze. Alle spalle del bancone, il laboratorio. Tutte le pareti, così come il controsoffitto, sono stati trattati con un rivestimento in cemento rinforzato di fibre di vetro, una finitura che scalda la tonalità del bianco e la rende più morbida, più soft. Tre gradini differenziano la zona degustazione, ampia e dalla luminosità rarefatta. Questo era un altro dei problemi che aveva messo in crisi i titolari: ampie vetrate affacciate su una vista da nascondere. La soluzione è stata la più semplice: tende semitrasparenti che schermano la vista esterna ma lasciano filtrare la luce solare. Infine, quattro piccoli alberi di limone portano l’esterno all’interno, formando uno spazio intimo e privato.

Uno spazio che si svela passo dopo passo

Un percorso sinuoso fa da ingresso a questa pasticceria. Lo spazio interno è diviso in tre zone, una che fa da esposizione/vendita con un lungo bancone, un laboratorio chiuso alla vista e, saliti pochi gradini, una vasta sala degustazione. Spiegano i progettisti: «Il percorso d’ingresso ha un’altezza più bassa rispetto al soffitto del locale interno, dando la percezione a chi entra di penetrare nello spazio come in una grande sala improvvisa. È un percorso che conduce verso una sorta di giardino segreto che lentamente dispiega gli spazi ai suoi ospiti». È il loro tratto distintivo, la filosofia che li guida in ogni intervento «Vogliamo creare una sensazione di spazio narrativo e personale per ogni progetto che curiamo». Le sedute sono state posizionate non tanto per sfruttare al massimo lo spazio ma per dare all’ambiente luminosità: ecco quindi che una serie di tavolini trovano posto in mezzo al locale, mentre una serie di divanetti è schierata accanto alle ampie finestre schermate con tende semitrasparenti così da impedire la vista ma lasciar filtrare la luce. Spesse tende bianche e coprenti rivestono invece le pareti laterali, così da creare una sensazione di avvolgente accoglienza.

Pioggia di medaglie per il birrificio agricolo IBeer

Giovanna Merloni, titolare IBEER, foto courtesy rivista Imbottigliamento - Tecniche Nuove
Diretto da Giovanna Merloni, il birrificio marchigiano IBeer non cessa di raccogliere riconoscimenti in Italia e all'estero.

Ancora medaglie per IBeer-Birrificio Agricolo Fabriano fondato e diretto da Giovanna Merloni. Dopo International Beer Challenge di Londra (ben 10) è stata la volta di Best Italian Beer/FederBirra (ben 8).

L'universo birrario sta regalando molte soddisfazioni alle donne impegnate nel settore. A cominciare da Giovanna Merloni, fondatrice e titolare del birrificio agricolo IBeer di Fabriano (Ancona), che all'International Beer Challenge 2021 di Londra ha raccolto la bellezza di dieci riconoscimenti.

IBEER trionfa International Beer Challenge di Londra

1 Medaglia d'Oro per El Dorado American Bitter (5,2% alc)

4 Medaglia d'Argento per
Uniko, Barley Wine con uve di Verdicchio (14,5% alc)
La Bionda, Golden Ale con luppolo Nelson Sauvin (5,5% alc)
A Testa in Giù Italian Grape Ale con mosto di Lacrima di Morro d'Alba (9% alc)
Million Reasons Saison con roiboos tea (5,4% alc)

5 Medaglie di Bronzo per
Ipils Pilsner (4,5% alc)
Donna di Cuori English Red Ale (5,5% alc)
Edvige Weizen (4,6% alc)
Kia Kaha Pacific Pale Ale (6,3% alc)
Bee Bock Honey Beer al miele (7,5%).

Alla 7.a edizione del concorso nazionale Best Italian Beer 2021 di FederBirra, IBeer ha ricevuto
Spiga di Bronzo e Medaglia d'Oro per Edvige Weizen (4,6% alc)
4 Medaglia d'Oro
Special One Imperial Porter (9% alc)
Bee Bock Honey Beer al miele (7,5%).
Donna di Cuori English Red Ale (5,5% alc)
Irace Italian Lager (4,3% alc)
1 Medaglia d'Argento
A Testa in Giù Italian Grape Ale con mosto di Lacrima di Morro d'Alba (9% alc)
1 Medaglia di Bronzo
El Dorado American Bitter (5,2% alc).

IBeer-Birrificio Agricolo Fabriano  è nato nel 2015 sulle colline marchigiane di Fabriano (Ancona) in località Collegiglioni, per volontà di Giovanna Merloni, specialista di marketing in un'azienda metalmeccanica, innamoratasi del ciclo produttivo della birra, certificata Mastro Birraio presso Doemens Akademie di Monaco di Baviera, bier sommelier.
Impianto da 5 hl in un vecchio fienile ristrutturato con 11 serbatoi isobarici per una produzione di 600 hl di varie tipologie, a bassa e alta fermentazione. L'orzo distico  di varietà Steffi proviene dai campi circostanti, circa il 70% del fabbisogno.

Eventi di successo per le Donne della Birra

Elvira Ackermann presidente Le Donne della Birra
Proseguono le iniziative di formazione dell'associazione Le Donne della Birra. Nuovi e originali eventi attesi a Beer&Food Attraction di RiminiFiera.

Successo di partecipazione ai corsi di formazione birraria con l'Associazione Le Donne della Birra e la piattaforma Formalimenti. Debutto al prossimo Beer&Food Attraction per l'evento "Sorsi diVersi - Birre e parole da (de)gustare".

In collaborazione con la piattaforma Formalimenti, gestita dal gruppo Donne del Cibo, l'Associazione Le Donne della Birra hanno organizzato l'anno scorso una serie di webinar e corsi on demand su vari temi di settore.
Docenti: Elisa Lavagnino, birraia, coltivatrice di luppolo, ricercatrice; Eleonora Caprio, titolare e insegnante AICI della Scuola di Cucina Gusti Tuscia; Paola Uberti, foodblogger e fondatrice del sito libriricette.eu; Chiara Rubinato, beer sommelier; Michela Cimatoribus, titolare dell'agenzia di comunicazione Rossi&Bianchi e fondatrice di The Good Beer Society; Chiara Andreola, giornalista, bier sommelier Doemens, autrice blog "La giornalista beer lance". L'associazione è stata fondata da Elvira Ackermann (presidente, nella foto di apertura), Caroline Noël e Giuliana Valcavi.
Oltre alla 3.a edizione del Premio Le Donne della Birra, a Beer&Food Attraction di RiminiFiera (27-30 marzo 2022), l'associazione  presenterà due originali eventi.

Sorsi diVersi - Birre e parole da (de)gustare
Incontro innovativo che vede per la prima volta la birra affiancata a emozioni suggerite da brani letterari.

Claudia Lauricella


Una degustazione sinestesica che, dopo l’accostamento della birra ai tessuti dell’edizione 2020 della manifestazione riminese, accosta a ogni stile birrario una poesia o un brano di narrativa, sempre e rigorosamente frutto di creatività femminile. Claudia Lauricella, content e social media manager, che recentemente ha tenuto un laboratorio di letture al femminile presso la Biblioteca Universitaria, ha selezionato dei brani in sintonia emozionale con i diversi stili birrari.

Obiettivo sostenibilità: valorizzazione microbiologica e riuso dei sottoprodotti della birra Seminario tecnico dedicato all’ecosostenibilità dei processi industriali che si basa sulla valorizzazione dei sottoprodotti, degli scarti e sul loro riuso presso il concomitante salone BBTech Expo.

Marilena Budroni


«Recentemente, le trebbie (BSG), il principale sottoprodotto della produzione della birra – spiega Marilena Budroni, professoressa associata di Microbiologia Agraria presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, alla quale è stato affidato il seminario - è stato riciclato con successo attraverso il vermicompostaggio e il compostaggio e le acque reflue, il principale scarto, attraverso un processo di depurazione microbica. Vermicompost e compost sono in corso di valutazione agronomica su colture ortive e florovivaistiche, mentre per il trattamento delle acque è in fase di ottimizzazione l’inoculo di microrganismi in grado di abbattere BOD e COD. Infine, saranno illustrati anche i risultati preliminari dello studio dell’attività antimicrobica di specie vegetali locali». 

 

World Chocolate Masters, chi sono i talenti in corsa

Fra due giorni a Pollenzo si terrà la finale italiana del World Chocolate Masters: scopriamo i profili dei talenti in gara per un posto nella competizione mondiale del prossimo ottobre

Sette fuoriclasse del cioccolato sono in corsa per un posto nella finale mondiale di ottobre. Sono loro i pasticceri che si sfideranno il 2 febbraio presso la sede di Selmi Chocolate Machinery a Pollenzo (Cuneo). A scegliere il campione o la campionessa che rappresenterà i nostri colori nella fase finale del World Chocolate Masters saranno i giurati Matteo Berti, direttore didattico di Alma - La Scuola Internazionale di Cucina Italiana, Vittorio Santoro, direttore di Cast Alimenti, la pastry chef Loretta Fanella, lo chef Pietro Leemann, Enric Rovira, maître chocolatier catalano, e Lorenzo Puca, pasticcere e membro del team italiano che ha conquistato la Coupe du Monde de la Pâtisserie lo scorso anno. Il nome del campione italiano uscirà da questa rosa, durante la finale italiana organizzata da Chocolate Accademy Milano e Barry Callebaut. Ecco i profili dei pasticceri in corsa, pronti a sfoderare tutta la loro carica creativa per inseguire il sogno della finalissima.

Anna Gerasi, Pasticceria Piccinelli (Brescia)

Anna Gerasi
Originaria di Brescia, ha 43 anni. È nata e cresciuta nel mondo della pasticceria, oggi gestisce con suo fratello la storica pasticceria Piccinelli a Brescia. Ha deciso di partecipare al World Chocolate Masters perché il tema scelto per questa edizione le è molto caro. Vorrebbe portare una visione contemporanea della tradizione e delle tecniche moderne facendo una scelta degli ingredienti basata sulle esigenze dell'uomo: materie prime vere, naturali, ad alto contenuto di fibre riducendo al minimo lo zucchero bianco.

Antonino Maresca, consulente

Antonino Maresca
Nato a Sorrento nel 1975, si è avvicinato al mondo della pasticceria per curiosità. Si definisce costantemente ispirato dal desiderio di offrire alle persone momenti da ricordare quando assaggiano la sua cucina e reputa uno dei suoi più grandi successi il riuscire a divertirsi facendo il suo lavoro. Per lui il cioccolato è un ingrediente che richiede una pausa mentale. Il suo profumo, la sua consistenza e il suo sapore sanno creare una voglia di trovare insolite e inaspettate combinazioni. Con un’esperienza ultraventennale da pasticcere, Maresca oggi svolge attività di consulenza per ristoranti, pasticcerie ed aziende del settore agroalimentare ed è autore di corsi di formazione.

Attilio Rebeccani, Pasticceria Marisa, San Giorgio delle Pertiche (PD)

Attilio Rebeccani
Nato a Padova, ha 28 anni. Dopo la scuola di geometra ha deciso di seguire la sua vera passione: il mondo del cibo, in particolar modo la pasticceria. Un corso in Cast Alimenti lo ha condotto in provincia di Padova per uno stage formativo da Lucca Cantarin. Successivamente ha sperimentato la pasticceria da ristorazione con lo chef Paolo Cappuccio e nel 2018 ha deciso di rientrare da Lucca Cantarin, dove attualmente lavora come responsabile di laboratorio.

Diego Mascia, L'Arte del Dolce, Baveno (VB)

Diego Mascia

Classe 1983, si è avvicinato al mondo della cucina da giovane quando, dopo la scuola dell’obbligo, ha scelto di studiare presso Vco Formazione. Nel 1999 ha iniziato il suo percorso lavorativo all’Hotel La Palma a Stresa, per poi iniziare un viaggio in giro per l’Europa e imparare il mestiere. Rientrato in Italia nel 2014, ha partecipato al campionato italiano di pasticceria gelateria e cioccolateria, diventando così Campione Italiano. Nel dicembre 2016 ha realizzato il suo più grande sogno: aprire la sua pasticceria/cioccolateria L’Arte del Dolce sul Lago Maggiore a Baveno.

Filippo Valsecchi, ArteSapori, Lecco

Filippo Valsecchi

Classe 1998, ha sviluppato la sua passione per la pasticceria seguendo l’esperienza del padre Emanuele, membro dell’Ampi. Ha gettato le basi nel mondo dell’arte culinaria frequentando la scuola alberghiera di Casargo (LC), durante la quale ha avuto la possibilità di lavorare presso le cucine di numerosi chef stellati. A 17 anni ha ottenuto la medaglia d’oro al concorso Nazionale di Cucina a Ristorexpo (LC) e a 19 anni si è classificato al primo posto al Campionato Italiano di Pasticceria Juniores e al World Pastry Cup Juniores (Sigep). Attualmente è impiegato nella pasticceria di famiglia ArteSapori e docente presso l’Istituto Alberghiero di Casargo (LC).

Matias Ortiz, Foyer alla Scala, Milano

Matias Ortiz

È nato a Buenos Aires nel 1992. Dopo aver conseguito una qualifica triennale come pasticcere, ha lavorato per quattro anni in pasticcerie in provincia di Milano. Ma la voglia di esplorare e conoscere lo ha portato a trasferirsi per tre anni in Australia, prima a Sydney e poi a Melbourne, dove ha lavorato come Head Pastry Chef per A la Folie Patisserie. Tornato a Milano ha lavorato come Capo pasticcere da Ernst Knam per tre anni. Dal 2019 lavora come Chef pasticcere a Foyer alla Scala del gruppo Gualtiero Marchesi.

Stefano Bernardi Ceolin, Resort Valle dell’Erica, Santa Teresa Gallura (SA)

Stefano Bernardi
Nasce a Cremona nel 1977. Da adolescente ha trascorso le sue estati lavorando nella cucina dello zio Angelo, chef di grande esperienza e professionalità: è stato proprio lui a trasmettergli la passione per la cucina. Negli ultimi 15 anni ha trascorso gli inverni in Messico, dove ha avuto l’opportunità di conoscere la cultura Maya, fortemente legata al cacao. Si è impegnato a lavorare il cioccolato fondendo l'innovazione e la sacralità della visione Maya. Attualmente lavora come Head Pastry Chef at Resort Valle dell'Erica, a Santa Teresa di Gallura.

Thomas Reuter nuovo direttore generale di Nespresso Italia

Thomas Reuter
Subentra a Stefano Goglio con l’obiettivo di proseguire un cammino di qualità, innovazione e fortemente incentrato sulla sostenibilità

Con vent’anni di esperienza aziendale, Thomas Reuter è nuovo direttore generale di Nespresso Italia; subentra a Stefano Goglio, in carica dal giugno 2017, che prosegue la sua carriera entrando a far parte del leadership team presso l’headquarter di Losanna (Svizzera).

Compito di Router sarà guidare la direzione strategica dell’azienda - che oggi in Italia conta oltre 800 dipendenti - continuando a generare valore in un mercato strategico per il Gruppo come quello italiano, mantenendo caratteristiche di qualità, innovazione e sostenibilità, un obiettivo, quest’ultimo sul quale viene riposto grande impegno in vista della proposta di un caffè a impatto zero, come ha dichiarato lo scorso anno Guillame Le Cunff, ceo.

Nato nel 1969 a Bruxelles, Reuter è laureato in Economia al Trinity College di Hartford (USA) e d è entrato in Nespresso nel 2002 come marketing manager per la Svizzera, ricoprendo successivamente diversi ruoli in azienda, sia all’interno dei singoli mercati sia dell’intera zona. Tra questi, new business manager presso la sede di Losanna, con il compito di seguire l’apertura di nuovi mercati come Portogallo, Russia e Norvegia. Nel 2011 ricopre il ruolo di international brand communication manager, guidando campagne globali e la strategia di comunicazione digitale dell’azienda; quindi, nel 2015, è regional marketing manager zone Europe dove il suo ruolo risulta determinante nel guidare i mercati e nel sostenerli nello sviluppo di campagne di marketing locali, per poi approdare nel 2016 in Spagna dove, in qualità di direttore generale, ha saputo portare a termine un piano di crescita sostenibile e difendere la leadership aziendale nel mercato del caffè porzionato in uno scenario altamente competitivo. Sotto la sua guida, ha registrato una decisa crescita il cammino per la sostenibilità e la digitalizzazione della clientela nel mercato spagnolo, migliorando l'esperienza del cliente. Oggi si è stabilito in Italia, a Milano, dove vive con la sua famiglia e i suoi tre figli.

Con questa nomina Nespresso conferma i suoi obiettivi di crescita in Italia e la volontà di continuare a generare valore positivo nel Paese. Un focus costante riguarderà la valorizzazione dell’esperienza in Boutique – oltre 70 in Italia – e lo sviluppo di strategie omnicanale per rispondere efficacemente alle abitudini e alle modalità di acquisto dei consumatori, con un approccio fortemente orientato alla sostenibilità e all’innovazione.

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