Dopo il trionfo, è già ora di rimettersi in pista con le selezioni per la prossima competizione. Il team italiano che ha vinto l'ultima edizione della Coupe du Monde de la Pâtisserie a Lione, lo scorso settembre, ha goduto della giusta dose di gloria. Lorenzo Puca, Massimo Pica e Andrea Restuccia hanno portato la pasticceria italiana in cima al mondo, grazie anche al prezioso aiuto del maestro Alessandro Dalmasso, presidente del Club della Coupe du Monde de la Pâtisserie Selezione Italia.
Campioni di domani: via alle selezioni per la Coupe du Monde de la Pâtisserie
A lezione di pasticceria crudista da Vito Cortese
Lo chef pasticcere Vito Cortese dà il via a una serie di corsi sulla pasticceria crudista rivolti ai professionisti e agli aspiranti pasticceri. Cortese guiderà alla preparazione di cheesecake, paste frolle, pan di Spagna, crema pasticciera e cioccolatini: tutto in versione veg, gluten free, a basso indice glicemico e rigorosamente senza cottura. Obiettivo: apprendere le tecniche per realizzare dolci e dessert che vadano incontro alla crescente domanda sul mercato di dolci senza glutine, senza lattosio, senza derivati animali, senza zuccheri raffinati, realizzati senza ricorso ad alcun tipo di cottura.
Uno stage retribuito per i partecipanti del corso
La prima edizione dei nuovi corsi 2022 di Pasticceria Crudista Gourmet si terrà dal 7 al 19 marzo presso Casa Cortese a Pontassieve, a 15 minuti da Firenze, città nella quale Cortese ha recentemente aperto la sua pasticceria, il Cortese Café Novecento, in Piazza Santa Maria Novella. All’interno della pasticceria sarà possibile mettere in pratica le competenze acquisite durante il corso attraverso uno stage retribuito, destinato ai soli partecipanti del corso a numero chiuso.
«Quella crudista è la pasticceria del futuro»
«Nei miei corsi», spiega Vito Cortese, «insegno tecniche che sono insieme tradizionali e innovative: l’essiccazione, la reidratazione, la fermentazione. Miriamo a una pasticceria creativa senza effetti collaterali. La pasticceria crudista è la pasticceria del futuro. Un modo innovativo, più consapevole, di approcciarsi al mondo dei dolci e attraverso cui dare la priorità ai sapori autentici degli ingredienti, mantenuti nella loro forma più naturale che ne preserva le proprietà nutritive, e alla salute».
Una full immersion lunga 12 giorni
Ecco come sarà sviluppato il corso: 12 giorni di full immersion, con 6 ore di lezione al giorno durante le quali si partirà con uno studio sulla conoscenza della frutta secca e poi delle farine da frutto (come quella di mandorla e di anacardi), utilizzate nella pasticceria crudista. Si approfondiranno la realizzazione e la gestione delle varie ricette, partendo dalle basiche fino a quelle più gourmet per conoscere a pieno l'utilizzo dei dolcificanti naturali e dei grassi saturi naturali come l’olio di cocco e il burro di cacao. Poi si passerà alle tecniche per la realizzazione di basi solide come il pan di spagna e le frolle senza cottura, o delle creme per dolci al cucchiaio senza uova, senza latte e senza amidi (in particolare la crema pasticciera e la crema gianduia). Si tratterà l’utilizzo dell’essiccatore per la creazione di biscotti e sfoglie, la tecnica per la produzione di confetture e marmellate, anche qui senza cotture, per arrivare al cioccolato crudo, dalla macinatura delle fave di cacao al temperaggio, dalla realizzazione del cioccolato di copertura ai ripieni per le praline. Ogni lezione si comporrà di una parte teorica e una parte pratica, mentre ogni allievo avrà una sua postazione esclusiva.
Cheesecake, tiramisù e Sacher senza cottura
Tra le ricette che si andranno a realizzare durante il corso ci saranno la cheesecake raw e il tiramisù raw, due dessert dei quali Vito Cortese ha sviluppato due ricette esclusive. Una lezione sarà dedicata ai segreti della Sacher Torte, per la quale Cortese ha iniziato a studiare come realizzare la versione raw circa dieci anni fa. Il costo del corso completo è di 3.300 euro e le iscrizioni si possono effettuare online.
Cream Cheese Debic, il formaggio spalmabile per preparazioni dolci e salate
Cremoso, ricco di gusto ed estremamente versatile. È così che si presenta Cream Cheese l’ultimo nato sotto le insegne del marchio Debic. Il nuovo prodotto, che sarà disponibile a breve sul mercato, è un formaggio spalmabile di elevata qualità composto da latte fresco e panna.
Ingredienti, a loro volta di alta qualità, garantita dallo stretto regime di controllo lungo tutta la filiera produttiva che caratterizza il brand, il cui processo di fermentazione dona al prodotto le sue peculiarità: un gusto particolarmente ricco e cremoso, combinato a una consistenza liscia e facilmente spalmabile.
Oltre che per queste virtù, Cream Cheese spicca anche per la sua grande versatilità. Il nuovo nato di Debic è infatti perfetto per preparazioni fredde e calde, dolci e salate o come ripieno, farcitura o copertura. Preparazioni dove il prodotto può essere utilizzato sia come ingrediente principale sia in abbinamento ad altre materie prime, in quanto, nonostante abbia un suo gusto ben marcato, lascia spazio ad altri sapori. Un altro plus è l’ottima tenuta alla cottura, che ne amplifica le possibilità di utilizzo, garantendo risultati al top.
Proprietà che ne fanno un alleato ideale per l’operatore bar che in modo facile e veloce e con un po’ di fantasia può sfruttarlo per trasformare anche le più classiche preparazioni in proposte gourmet in grado di conquistare i clienti più esigenti, dai toast ai croissant con farcitura salata, dai panini ai bagel. Un esempio suggerito dal team Debic è il bagel newyorkese al salmone, in accompagnamento a salmone marinato, cipolla, aneto, capperi e pomodori (in fondo all’articolo la ricetta completa).
Debutto al Sigep
In formato da 1,5 kg, Cream Cheese sarà presentato ufficialmente in occasione del Sigep (12-16 marzo) presso lo stand di Debic e, insieme a Cream Plus Macarpone Debic, lanciato qualche mese fa, sarà tra i protagonisti della serie appuntamenti organizzati dal brand per l’occasione, tra i quali anche l’evento finale della Sweet&Shake Cup Debic, il contest organizzato con Bargiornale (leggi Sweet&Shake Cup: crea un cocktail con la panna e il suo pairing perfetto).
A proposito della kermesse riminese, il brand ha deciso di organizzare la sua vetrina per occasioni di consumo, colazione, aperitivo, feste, proposta domenicale e tea time, e durante la manifestazione, insieme al proprio team di professionisti, svelerà i segreti per costruire una proposta equilibrata e creativa per ogni occasione.
Il ricco programma per gli addetti ai lavori comprende dimostrazioni curate da maestri quali Leonardo Di Carlo, l’alchimista della pasticceria, Loretta Fanella e Davide Malizia, approfondimenti a cura del team Debic che avranno come protagonisti professionisti del calibro di Andrea Bonati e Antonio Cuomo, culinary advisor Debic, e tanti altri eventi organizzati in collaborazione con i media partner del brand.
La ricetta
Bagel newyorkese al salmone
Ingredienti:
Marinatura: 1300 g salmone, 100 g zucchero, 75 g olio, 50 g sale, 20 g semi di coriandolo, 10 g pepe nero, 5 g semi di finocchio, 3 g bacche di ginepro, 2 limoni
Guarnizione: 800 g Cream Cheese Debic, 100 g cipolla rossa, 40 g aneto, 20 g capperi, 10 bagel, 2 pomodori
Preparazione:
Sfilettare il salmone e forarne la pelle lungo tutto il filetto. Grattugiare la scorza dei limoni e mixarla in un frullatore con tutti gli altri ingredienti della marinatura. Ricoprire il salmone con la miscela e lasciarlo marinare in frigorifero per 2 giorni. Sciacquare e asciugare il filetto. Eliminare la pelle e le parti grasse e scure del salmone e lasciare asciugare in frigo per un altro giorno
Assemblaggio:
Se necessario, cuocere i bagel. Tagliare a metà e spalmare Cream Cheese Debic su entrambe le parti. Affettare il salmone molto sottilmente e adagiarlo sul fondo del bagel. Disporre poi una fetta di pomodoro, i capperi, l’aneto e in fine gli anelli di cipolla affettati finemente e servire.
Dinamici, flessibili, organizzati: l’identikit dei distributori più performanti
Pochi virtuosi e tanti in difficoltà: è la fotografia del mercato dei distributori food&beverage horeca a due anni di distanza dallo scoppio della pandemia: «Il panorama - afferma Alberto Scola, amministratore delegato di Progettica - è ben delineato: c’è un gruppo di campioni, circa un 10% del totale, che nel 2021 ha chiuso su valori vicini a quelli del 2019. Un secondo gruppo, circa il 50%, che ha chiuso in linea con l’andamento del mercato, con un -15%. E infine un terzo gruppo, cui appartiene il rimanente 40% delle imprese, che il cui segno meno è in media di dieci punti superiore a quello del mercato. Questo ha fatto sì che si accelerasse il processo di concentrazione già avviato, con diverse acquisizioni da parte dei distributori più dinamici e strutturati».
L'arma vincente? Pianificare

La caratteristica principale che accomuna i campioni del primo gruppo, secondo Scola, è la capacità di pianificazione: «Sono aziende che, anche nei periodi di discontinuità, hanno continuato a pianificare. E hanno saputo cavalcare meglio di altri il principale trend che si è manifestato nel 2020 e confermato nel 2021: la crescita del canale diurno, che ha ampliato la propria offerta abbracciando nuovi momenti di consumo, dando un impulso decisivo alla crescita di vino e spirit, le due categorie che hanno registrato le performance migliori. Anche la birra, la categoria più penalizzata nelle vendite, specie per il crollo dei fusti, nel diurno ha mostrato sviluppi incoraggianti».
Un altro elemento di discontinuità rispetto al recente passato è stato l’orientamento dei gestori verso ordini più frequenti e più parcellizzati: «Nei primi nove mesi del 2021 il numero medio di consegne è salito dell’11%, da 3,3 a 3,7 a settimana».
Un fenomeno che ha di molto ridimensionato l’attività di sell out: «A trarne maggior beneficio sono stati quei distributori che si sono riorganizzati in funzione di questa nuova modalità. Da una parte strutturando meglio la logistica, dall’altra facendo evolvere la gestione degli ordini dei punti di consumo con un modello misto fisico e digitale».
Un’ulteriore evoluzione va nella direzione di una maggiore segmentazione del parco clienti: «I distributori più evoluti stanno spingendo in questa direzione: differenziare i servizi offerti in funzione del profilo del cliente, segmentando per potenzialità e marginalità».
Più attenzione alla qualità
Scola sottolinea due elementi di novità che hanno caratterizzato in positivo l’evoluzione del fuori casa: la qualità dell’offerta e la regolarità dei pagamenti. «La crescita, in tutte le categorie, della quota di prodotti premium evidenzia l’evoluzione del fuori casa verso una qualità dell’offerta migliore, che corrisponde alle esigenze di un consumatore sempre più esigente. La parcellizzazione degli ordini ha avuto come effetto di abbandonare abitudini consolidate, al limite del malcostume, a ritardare i pagamenti, anche senza motivo, per andare verso una maggiore regolarità e puntualità».
Il prossimo passo? Supportare i gestori nell’esigenza di introdurre maggiori elementi di gestione manageriale nelle loro attività.
Cancer plan europeo: vince il buon senso sugli alcolici
Vino, birra e spirit sono salvi. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, ha approvato gli emendamenti che evitano che il semplice consumo di bevande alcoliche sia considerato un rischio per lo sviluppo del cancro all’interno del Cancer plan. È questo il documento, che non ha natura di atto legislativo ma di indicazione, che si occupa di prevenzione ai tumori e che rappresenta un tassello fondamentale per la costruzione del piano strategico europeo per contrastare la diffusione delle patologie oncologiche. Sulla base delle linee guida tracciate dal Cancer plan la Commissione europea infatti emanerà le direttive che, una volta approvate, vincoleranno gli Stati membri. Un documento, dunque, importantissimo per la tutela dei cittadini rispetto a patologie gravi e devastanti, ma che ha suscitato sconcerto per le posizioni esageratamente punitive nei confronti delle bevande alcoliche.
Alcolici demonizzati
Nella sua formulazione iniziale il testo equiparava indiscriminatamente il consumo delle bevande alcoliche al tabacco come fattore di rischio, senza alcuna distinzione tra consumo moderato e consumo eccessivo e, quindi, dannoso.
Da qui tutta una serie di misure particolarmente penalizzanti per il settore, come l’inserimento sulle bottiglie di etichettature con avvertenze sanitarie come quelle che si leggono sui pacchetti di sigarette, il divieto di sponsorizzazioni di eventi sportivi, l’esclusione dalle politiche promozionali dell’Unione e l’aumento della tassazione sugli alcolici.
Un’impostazione che di fatto demonizzava vino, birra e spirit, categorizzati di fatto come dannosi in sé, con pesantissime ripercussioni su tutta la filiera. Un’impostazione che ha generato la sollevazione delle associazioni di categoria italiane, fatte proprie dai nostri europarlamentari che hanno proposto una serie di emendamenti approvati a larghissima maggioranza durante la seduta dell’Europarlamento.
Il rischio è l'abuso
In particolare, la prima grande modifica riguarda l’introduzione della distinzione tra consumo moderato e abuso di alcol, attenuando molto l’affermazione che non esiste in livello sicuro associato alle bevande alcoliche: «C'è differenza tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche e non è il consumo in sé a costituire fattore di rischio per il cancro», recita ora il testo. Accompagnata dall’introduzione di un chiaro riferimento al “consumo dannoso” di alcol come obiettivo della strategia di contrasto ai tumori.
Nel testo è stato anche cancellato il riferimento alle avvertenze sanitarie da inserire sulle etichette, con l’invito, invece, a migliorarle con l’inclusione di informazioni su un consumo moderato e responsabile.
Attenuato anche il divieto di sponsorizzazione delle attività sportive, che ora viene limitato solo agli eventi sportivi destinati ai minori.
Soddisfazione da parte della filiera
L'approvazione delle modifiche è stata salutata con soddisfazione dale associazioni di categoria. «Siamo soddisfatti che il Parlamento europeo abbia accolto le nostre istanze, introducendo miglioramenti per costruire un testo più equilibrato, che faccia la dovuta distinzione fra consumo e abuso di bevande alcoliche – ha commentato a bargiornale.it Micaela Pallini, presidente di Federvini, la Federazione italiana industriali produttori, esportatori e importatori di vini, acquaviti, liquori, sciroppi, aceti e affini di Confindustria –. Da sempre promuoviamo un consumo responsabile e riteniamo che puntare su educazione e responsabilità sia la strada più efficace da percorrere, invece di penalizzare e discriminare un comparto che, per il nostro Paese, oltre a costituire una fetta importante dell’economia, con i suoi prodotti di altissima qualità rappresenta un fiore all’occhiello del made in Italy nel mondo. E siamo anche soddisfatti che questa linea sia stata sposata anche dai deputati europei, come mostrano le ampie maggioranze con le quali le proposte sono state approvate».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Fivi, la Federazione italiana vignaioli indipendenti. «I Vignaioli indipendenti sono sempre stati in prima linea nella promozione di un consumo attento e sano del vino, comunicando moderazione e combattendone l’abuso – ha commentato in una nota la presidente Matilde Poggi –. Crediamo che l’educazione sia sempre il mezzo migliore per incoraggiare le persone a osservare comportamenti adeguati, non la repressione. Il vino è nella tradizione e nella cultura dei popoli e fa parte di una filiera che tiene vivo il mondo rurale e ne contribuisce allo sviluppo: tutelarlo è fondamentale».
Grande soddisfazione è stata espressa anche da Coldiretti. «Il giusto impegno dell’Unione europea per tutelare la salute dei cittadini non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate - il commento in una nota di Ettore Prandini, presidente dell’organizzazione degli imprenditori agricoli -. L’equilibrio nutrizionale va ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e non certo condannando lo specifico prodotto. Si tratta peraltro di un orientamento incoerente con il sostegno accordato dal provvedimento alla Dieta mediterranea, considerata un modello alimentare sano e benefico per la prevenzione di molte malattie, tra cui il cancro, ma che si fonda anche sul consumo equilibrato di tuti gli alimenti a partire dal bicchiere di vino ai pasti».
Giovani leoni alla sfida dell’aeropress
Ogni occasione di incontro è preziosa per la community dei baristi, a cui mancano momenti comuni quali gare e dimostrazioni, che offrono preziose occasioni di confronto e apprendimento. Lo scorso dicembre al campionato italiano di Aeropress organizzato da La Marzocco negli spazi di Accademia del Caffè Espresso a Pian di San Bartolo-Trespiano (Fi) hanno partecipato 13 baristi, tra i quali erano numerosi i giovani, contenti di confrontarsi e imparare da professionisti affermati. Si sono divertiti contendendosi il primato al quale seguirà una finale mondiale decisamente insolita: si svolgerà in marzo a Sydney, ma non in presenza; la vincitrice Mary Silletti (appassionata dell’aeropress, che apprezza per la velocità, la praticità e la possibilità di estrarre in modi diversi) affiderà la sua ricetta a un barista australiano che competerà per lei.
«Un modo nuovo e diverso di far conoscere il caffè»
«L’evento è stato un po’ sottotono per motivi di sicurezza, ma molto partecipato, con i concorrenti ben carichi e contenti di stare di nuovo insieme, pur con le precauzioni del caso - osserva Lavinia Caini, marketing coordinator dell’Accademia -. La competizione, che negli ultimi anni si è svolta a Milano, per la prima volta è arrivata in Accademia che probabilmente ne diventerà la sede: siamo da sempre interessati a questa gara in quanto rappresenta un modo nuovo e diverso di far conoscere il caffè e di accrescerne la cultura. Quest'anno ci auguriamo inoltre di poter organizzare un maggior numero di momenti comuni in presenza e di diventare sempre più un punto di riferimento, di cui il caffè resta l’elemento centrale, ma aperto anche ad altri settori».
«Giovani e carichi di entusiasmo accanto ai veterani»
Quanto alla competizione, i concorrenti hanno ricevuto in anticipo un campione di cui non sapevano caratteristiche e origini e la mattina della gara si sono potuti allenare con il caffè fornito da Ally Coffee: un Ihcafe90 lavato, coltivato e processato in El Ocotillo, Honduras, dalla finca San Lorenzo di Wilfredo Sanchez, a 1600 metri di altitudine. La nuova varietà è stata sviluppata e promossa dall’Instituto Hondureno de Café, per rafforzare la cafficoltura locale con piante più resistenti a insetti e malattie. I tre finalisti hanno sottolineato la difficoltà nel gestire un caffè che ha richiesto di variare più volte temperature e dosaggi e anche di effettuare bypass al fine di fare emergere al meglio la leggera acidità, le note di frutti rossi, nocciola e caramello. Nel pomeriggio ha preso il via la competizione, con tre giudici di eccellenza: Tommaso Bongini di Gearbox, Silvio Rascioni, after sales specialist de La Marzocco e Alessandro Galtieri di Aroma Caffè, terzo classificato al Mondiale Brewers Cup 2019 e vincitore della competizione che si è svolta prima della finale. Racconta: «È stato un momento scherzoso, ci siamo buttati: la prima valutazione ci ha visti pari merito, poi ha vinto la mia tazza. È stata una giornata molto bella per il contesto, l’organizzazione, lo spirito che l’ha accompagnata. Accanto ai veterani hanno partecipato giovani, carichi di entusiasmo. Trovo che sia un bel segnale per il futuro».
Rinaldini punta ai giovanissimi con le merendine di alta pasticceria
Roberto Rinaldini prende ispirazione dai meccanismi di mercato della moda e propone tre capsule (collezioni in limited edition) dolci, dedicate alle merendine. Le merende della tradizione italiana, quelle che hanno conquistato i pomeriggi delle generazioni X e Millennial e che ora Rinaldini Pastry ripropone in chiave contemporanea alla GenZ e alla Alpha (i nati dal 2010 in poi). 
Quattro gusti per la prima collezione limited edition
Un progetto suddiviso in tre diverse collezioni, che verranno presentate nei prossimi mesi. Le prime merendine a fare il loro esordio si chiamano GnamBelline e sono delle ciambelline morbide che vengono preparate in Casa Rinaldini, il polo produttivo di Rimini di Rinaldini Pastry. Quattro i gusti: con farina di mandorle e di nocciola, senza glutine e senza lattosio, con olio extravergine di oliva umbro, alle carote e profumo di arancia, fino alle GnamBelline al cioccolato e noci, ribattezzate "senza rimpianti" dal gusto intenso di cioccolato fondente al 70%. Le confezioni sono da 2 o da 4 pezzi, sia monogusto che combo con tutti e quattro i gusti. Pezzatura da 60 g, per merenda, o come colazione o dopocena.
Solo sullo shop online
Rinaldini investe dunque su questa idea delle merendine "di alta pasticceria". «La lavorazione è rigorosa, con materie prime di alta qualità - precisa il pasticcere - per uno snack semplice e gustoso, soprattutto privo di conservanti». Unico canale di vendita: le GnamBelline sono disponibili esclusivamente sullo shop online di Rinaldini Pastry.
Tutto il fascino della trasparenza nelle sedute Bellelli Design
Comfort, design, qualità, senza trascurare la praticità. È quanto garantiscono le sedute designed by Bellelli, risultato di una creatività e di una progettualità tipicamente made in Italy. Soluzioni come le sedie Lucienne e la Gohst La16 e lo sgabello Mahi Mahi, in policarbonato trasparente, che l’azienda di Viadana (Mantova) ha progettato, dedicando estrema cura a ogni dettaglio, per dare risposta, insieme, alle esigenze di comodità del cliente e di praticità di arredo dei gestori dei locali.
A partire dalla scelta del materiale, il policarbonato, che garantisce alle sedute una struttura solida, ma al tempo stesso molto leggera e, in più, anche molto facile e veloce da pulire. Proprietà del materiale che vengono esaltate dal processo di trasformazione, eseguito tramite stampaggio a iniezione, assicurando così elevati standard qualitativi e lunga resistenza nel tempo.
Il fascino della trasparenza
A una precisa scelta stilistica risponde poi la trasparenza, che dona alle creazioni di Belelli Design un accattivante fascino contemporaneo. Questa esalta il design elegante ed essenziale di sedie e sgabelli, aggiungendo un tocco di ricercatezza, conferisce loro leggerezza anche sotto il profilo visivo e dona più luminosità allo spazio, rendendolo più gradevole e alla moda. Inoltre, la trasparenza rende le sedute ancora più versatili e facilmente inseribili in qualsiasi tipologia di arredo, dallo stile moderno al classico fino al retrò.
Il richiamo agli anni Cinquanta
Andando nello specifico, la sedia Lucienne si caratterizza per il design ispirato alle tradizionali sedute anni Cinquanta, finemente rivisto in linea con le tendenze moderne. Realizzate con un unico stampo a iniezione, coniugano la forma tondeggiante della seduta con lo schienale ampio e avvolgente, a garanzia del massimo comfort, mentre il profilo innovativo delle gambe posteriori dona loro forza e raffinatezza. Estremamente versatili, e idonee sia per interni sia per esterni, sono disponibili in ampia gamma di colori e si possono ulteriormente impreziosire e rendere più confortevoli graze a un'ampia scelta di cuscini (in 25 colori), e rappresentano una soluzione perfetta anche per eventi. Resistenti alle sollecitazioni e agli urti, sono impilabili fino a 8 pezzi.
Sinuosa rivisitazione dello stile Luigi VI
Riferimenti più classici ha invece Gohst La16. Una sedia con braccioli che rivisita in modo inedito lo stile Luigi XVI, coniugando alla perfezione la totale trasparenza della scocca con l’impeccabile equilibrio delle forme.
L’inedita forma dello schienale è stata creata dai designer Bellelli fondendo sinuosamente la cornice esterna con il medaglione centrale, per un risultato finale che racchiude una semplicità e un equilibrio estetico senza tempo. I braccioli riprendono esattamente l’immagine delle sedie dell’epoca, ma garantendo al tempo stesso comodità e praticità di utilizzo.
Sgabelli a tutto comfort
Praticità e garanzia di massimo comfort assicura anche lo sgabello Mahi Mahi. A renderlo estremamente confortevole, innanzitutto la seduta ergonomica ed ampia, per accogliere al meglio il corpo, il comodo schienale, e le aste che uniscono i 4 piedi, che fungono da poggiapiedi. Caratteristiche che lo rendono perfetto per consentire al di consumare al bancone in totale relax. Disponibile in due diverse altezze (66 cm o 76 cm), è molto stabile e robusto, grazie alla struttura monoblocco in policarbonato, e si inserisce ottimamente in ogni stile di locale, dai moderni a quelli minimali e di design.














