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Al via Pursuit of Perfection, il cocktail contest firmato No.3 Gin

Pursuit of Perfection competition 2022
Aperte fino al 18 aprile le iscrizioni per partecipare alla competition che sfida i bartender di Italia, Regno Unito e Germania a creare il cocktail perfetto a base del pluripremiato London dry gin

Semplicemente la ricerca della perfezione. È questa la sfida, del resto già scritta nel nome, che lancia ai bartender la Pursuit of Perfection Competition, il cocktail contest firmato No.3 Gin. Sfida che quest’anno per la prima volta coinvolge, oltre ai professionisti del bancone del Regno Unito, anche i bartender di Italia e Germania.

Per questa edizione la gara è incentrata sulla perfezione del gusto, che i concorrenti dovranno raggiungere creando un cocktail originale a base del London dry creato da Berry Bros. & Rudd, la più antica compagnia di commercio di vini e liquori a conduzione familiare della Gran Bretagna (è stata fondata nel 1698) e importato e distribuito in esclusiva nel nostro Paese da Pallini.

ISCRIVITI ALLA PURSUIT OF PERFECTION COMPETITION

Più nello specifico, i bartender dovranno ispirarsi a uno dei tre principali profili aromatici di principali di No.3, ginepro, agrumi o spezie, per dare vita a un cocktail innovativo, equilibrato e accattivante che esalti in pieno il sapore e il carattere distintivo del pluripremiato distillato vincitore di oltre 30 riconoscimenti internazionali di eccellenza dal 2010 ad oggi, tra i quali i ben quattro titoli di miglior gin del mondo all'International Spirits Challenge e il prestigioso titolo di Supreme Champion Spirit nell'edizione 2019 della stessa competizione.

Come partecipare

Per prendere parte alla sfida occorre iscriversi entro il prossimo 18 aprile compilando l’apposito form sul sito del concorso www.no3competition.co.uk/enter-italy, inserendo i propri dati personali e la ricetta del cocktail, che può esser un long drink o uno short drink (volume di liquido minimo di 60 ml), completa di foto, di ingredienti (con le relative quantità espresse in ml) con la descrizione del metodo di preparazione e un breve testo che racconti l’ispirazione alla base del cocktail.

La ricetta può contenere massimo 6 ingredienti, tra i quali obbligatoriamente un minimo di 30 ml di No.3 Gin, e comunque il totale degli ingredienti alcolici combinati non deve essere superiore a 100 ml e avere un contenuto alcolico non superiore al 40% in volume. È consentito anche l’utilizzo di un ingrediente homemade, ma ne deve essere riportata la ricetta e la modalità di preparazione, così come si può completare il drink di guarnizione che non viene contata tra gli ingredienti.

Le fasi del contest

Una giuria composta da esperti internazionali valuterà tutte le ricette candidate, e il 26 aprile verranno annunciati i nomi dei bartender che prenderanno parte per ogni Paese alle gare regionali in presenza, che per quanto riguarda l’Italia si terranno tra il 23 maggio e il 29 luglio in una location da definire.

Gli autori delle 3 migliori ricette per ogni Paese in gara si aggiudicheranno un viaggio tutto compreso presso la distilleria dove No.3 viene prodotto, a Schiedam, nei Paesi Bassi, per prendere parte alla fase finale della Pursuit of Perfection. Ad attenderli due giorni di intensa competition durante i quali creeranno i loro cocktail davanti a una giuria di altissimo livello.

Il 13 settembre si svolgeranno infatti le finali nazionali dalle quali emergeranno i tre vincitori (uno per ogni Pese) che il giorno successivo (14 settembre) si sfideranno nella finalissima della competition. Il vincitore assoluto si aggiudicherà un budget di 5.000 sterline per realizzare un suo sogno. Premiati anche i campion nazionali con un kit da bartender con le attrezzature firmate No.3.

Cioccolato e colombe, a lezione da Andrea Filippi per scegliere al meglio

Pasticceria Filippi_colomba_cioccolato
Andrea Filippi dell’omonima pasticceria vicentina spiega come selezionare il cioccolato più adatto per prodotti da ricorrenza di fascia alta

La Pasqua 2022 di Pasticceria Filippi si preannuncia all'insegna del cioccolato. Il lavoro fatto dall'azienda vicentina ha preso le sue mosse dalla costante ricerca e dall'esplorazione di nuovi accostamenti, finalizzando il suo percorso in tre abbinamenti in cui il punto di partenza è sempre la materia prima.

La scelta di Criollo e Trinitario

Durante il webinar "Abbinamenti fondenti: il gioco delle coppie nelle colombe Filippi" dello scorso 23 febbraio, Andrea Filippi ha illustrato la genesi della scelta del cioccolato selezionato per i propri lievitati. La Pasticceria Filippi, che è anche una Benefit Corporation, usa gocce di cioccolato fatte con un cacao che nasce nelle piantagioni attorno a un piccolo villaggio dell'Ecuador. Grazie a una cooperativa locale, i produttori riescono a mantenere un elevato standard qualitativo, valorizzando le relazioni umane e professionali necessarie per costruire un know how produttivo attorno al cacao. La trasformazione in gocce di cioccolato viene fatta in Italia, utilizzando una selezione di fave di cacao Criollo e Trinitario con una percentuale minima del 60%.

I consigli: profili aromatici e percentuali

Ecco, in sintesi, il percorso di selezione del cioccolato per i grandi lievitati illustrato da Filippi.

  • Studiare i profili aromatici. Nella fase di selezione delle materie prime, per valutare correttamente il cioccolato da utilizzare nella propria produzione, prima di tutto bisogna acquisire una conoscenza di base su cosa rende un cioccolato adatto al proprio prodotto. Le provenienze e i profili aromatici dei vari cioccolati, informazioni acquisite in fase di selezione, saranno i fattori che influenzeranno il grande lievitato finito.
  • Valutare l’acidità desiderata. Una volta comprese le caratteristiche di un cioccolato salubre e di qualità, si possono valutare acidità e sentori diversificati: frutti rossi, tabacco, affumicato o frutta secca.
  • Puntare sul fondente più “giusto”. Per quanto riguarda la percentuale di cacao ottimale per la lavorazione di questi prodotti, Andrea Filippi suggerisce: «il cioccolato fondente 60%-65% ha un impatto ottimale su un grande lievitato. A percentuali maggiori, questo ingrediente sposta il prodotto verso nicchie di mercato troppo ristrette». Tuttavia, nel valutare questa materia prima, si possono sperimentare monorigine o cru diversi per testare prodotti in purezza.

Caffè Moreno entra nella famiglia Csc

Caffè Moreno_Csc
La torrefazione di Casoria è il nuovo socio dell'associazione che promuove la diffusione e la cultura del caffè di qualità. A breve il lancio della sua miscela certificata Csc

Si allarga la famiglia di Csc - Caffè Speciali Certificati. A fare il suo ingresso nell’associazione che promuove la diffusione e la cultura del caffè di qualità è Caffè Moreno, torrefazione di Casoria che proprio quest'anno compie i suoi primi 60 anni di attività.

Fondata da Ferdinando Percuoco, al quale sono subentrati i figli Umberto, Maurizio, Claudio e Laura, affiancati ora dai rappresentanti della terza generazione della famiglia, Vittoria, Marco e Ferdinando, la torrefazione ha compiuto negli anni un importante percorso di crescita che ne ha allargato il suo raggio d'azione dalla Campania a tutta la Penisola e anche all'estero, dove le sue miscele sono distribuite in circa 60 Paesi. Un percorso all'insegna della cultura e della tradizione del caffè napoletano di qualità che con l'ingresso in Csc segna ora una nuova tappa.

L'incontro con l'associazione è arrivato infatti in un momento in cui l'azienda aveva dato il via a un rinnovamento della sua offerta, fornendo così lo spunto per compiere una svolta ancora più radicale, sposandone in toto la filosofia. Caffè Moreno di recente ha dato il via a una revisione della filiera produttiva e a breve presenterà la sua prima miscela a bollino Csc. Al contempo sta avviando la sua scuola di formazione, con la consulenza di due noti e importanti professionisti del settore, quali Andrea Matarangolo ed Ermanno Perotti. Un insieme di attività che ha come obiettivo di proporre un prodotto di qualità sempre più alta supportare il cambiamento in atto nel bar napoletano, dove fanno il loro ingresso nuovi metodi di estrazione e caffè più complessi e aromatici. Tendenze alle quali la torrefazione risponderà al meglio con i caffè di CSC.

Un progetto che la realtà campana sta presentando ad alcuni "locali-pilota", che hanno potuto testare la qualità dell'offerta e desiderosi di qualificare e diversificare la loro proposta caffè con prodotti nuovi e diversi.

Con la new entry Caffè Moreno salgono a otto le torrefazioni che aderiscono a Csc: Barbera 1870 di Messina, Blaser Café di Berna (Svizera), Caffè Agust Brescia,  DiniCaffè di Firenze; Goppion Caffè di Preganziol (Treviso), Le Piantagioni del Caffè di Livorno e Mondicaffè C.T.&M. di Roma.

Atelier Damiano Carrara, la pasticceria gluten free del pastry star

Damiano carrara team
A Lucca, la sua città natale, il pasticcere-star del piccolo schermo Damiano Carrara ha aperto l'Atelier, la sua prima pasticceria in Italia

LUCCA. Nella pasticceria si respira un profumo particolare, una fragranza creata appositamente da Damiano Carrara con estratti di vaniglia e fiori di cannella. Assieme allo studio sulla texture del packaging e all’arredo da atelier di alta moda, contribuisce a rendere quel senso di alta gamma che il pasticcere di Lucca voleva imprimere al suo primo locale italiano. Damiano, pasticcere e imprenditore negli Stati Uniti con le sue Carrara Pastries, giudice televisivo in Italia (Bake Off Italia - Dolci in forno, Cake Star, Fuori Menù e Tarabaralla - finché c’è dolce c’è speranza), ha voluto «ricominciare da casa mia, mi son proprio detto “preferisco ripartire da casa”». Ha scelto la sua città per aprire, il 2 ottobre, il primo Atelier Damiano Carrara. «E ci sono, ci sono quasi sempre», ci racconta. «Ormai passo circa 10 mesi l’anno in Italia, spesso sono via per le registrazioni dei programmi televisivi ma mi sto dedicando anima e corpo al mio negozio».

 Offerta imperniata su tre pilastri

Ex bartender che ha letteralmente trovato l’America, ha fatto una scelta forte per l’Atelier: tutti i dolci sono gluten free. «Ritengo che si possano preparare ottimi dolci senza glutine senza che chi li consuma si renda conto della differenza. Certo, servono tantissimo studio tecnico e prove su prove. Ideare un bignè senza glutine non è uno scherzo, per fare un esempio. Io lavoro con farina di riso, qualche amido, al massimo fibra naturale». I tre pilastri che reggono l’offerta dell’Atelier sono il gluten free, il ricambio continuo (ogni due-tre settimane entrano dolci nuovi) e l’idea che ogni dolce debba regalare una esperienza unica e irripetibile a casa. «Ho ideato monoporzioni da prendere con le mani e mangiare in un sol boccone, ma l’immediatezza del consumo non si porta dietro semplicità di realizzazione. Tutto il contrario: prendiamo Il cocco, monoporzione con mousse al cocco, ripieno di latte di cocco da bere prima di mangiarla con cannuccia in cioccolato, ricoperta di cioccolato fondente. È divertente e interattiva, ma tecnicamente sofisticata». Tra le altre monoporzioni che hanno esordito all’apertura c’è Dall’orto la carota, cake di carota e noce pecan con mousse al mascarpone e vaniglia, gelèe di mandarino, arancia e pepe rosa e terra al cioccolato. Oppure Mirtillina, ricomposto di streusel alla mandorla e mirtillo, plum cake di mirtilli selvatici, cremoso alla panna acida e gelée di mirtilli selvatici, mousse al cioccolato bianco e limone nero dell’Oman. Poi torte fresche e da forno. Il cavallo di battaglia è la New beginning, e non poteva essere altrimenti: base di streusel ricomposto al fondente, mousse al cioccolato bianco e vaniglia con inserto di marquise e mousse fondente, cremoso al cioccolato al latte. «Prova a dirmi di no, invece, è risultata la più venduta nei mesi prima delle Feste», spiega Carrara. Senza lattosio, è uno streusel al pistacchio ricomposto, inserto di daquoise al pistacchio con cremoso al pistacchio e gelée al lampone e pepe rosa. Poi praline, dragées e spalmabili alla nocciola, pistacchio e mandorla, barrette di cioccolata, confetture e marmellate (albicocche, lime e vaniglia, confettura di fichi, confettura di pesche merendelle e pepe rosa, marmellata di limoni e curcuma): tutto prodotto dal laboratorio di circa 200 mq, con 13 persone all’opera sotto la supervisione di Damiano.

L'intervista a Damiano Carrara

Come mai hai deciso di chiamare Atelier la tua pasticceria? Perché voglio che sia chiaro che l’offerta è curatissima: come in un ristorante stellato, facciamo tantissimo lavoro di selezione delle materie prime. Ogni settimana si va dal fruttivendolo, ogni giorno si pensa a come valorizzare quelle eccellenze. Come hai impostato questo lavoro di studio? Io sono molto presente, formulo tutte le ricette. Se non sono in laboratorio perché impegnato altrove mi chiamano per ogni dettaglio, mentre se ci sono assaggio tutto. Voglio che questi dolci siano la diretta emanazione di quello che sono io. Tutto il team studia e ci siamo dati un appuntamento fisso: ogni domenica tagliamo i dolci insieme e ci ragioniamo sopra. Se necessario, cambiamo tutto. Mi piace che ci sia un rinnovamento continuo, ogni due settimane al massimo entrano uno-due dolci nuovi. La scelta del “tutto gluten free” e alcuni dolci senza lattosio è coraggiosa. La trovo giusta, vista la sensibilità dei clienti oggi: è moderna e sfidante insieme. Molti pasticceri lamentano difficoltà nel trovare personale valido: tu hai aperto da poco e hai dovuto fare selezione, come ti sei trovato? Benissimo, per il personale non ho avuto problemi. Io credo questo, da sempre e in tutte le mie esperienze imprenditoriali in California: se lavori bene e sei aperto e sai insegnare, trovi una bella risposta dalle persone. Il segreto è aprirsi subito e dare subito qualcosa, crescere insieme. Così si costruisce una squadra. Vedremo altri Atelier Damiano Carrara in Italia? Quando inizio qualcosa è difficile che mi io mi fermi, non mi basta mai. Mi piacerebbe realizzare qualcosa in più in Italia, certo. Oggi è prematuro parlarne, siamo aperti da poco, però certo che sì.  

Soluzioni per l’incasso digitale a costi agevolati con l’accordo Fipe-Nexi

Bar incasso digitale Fipe
Grazie all'intesa, che mira a rilanciare le attività del fuoricasa attraverso la loro evoluzione digitale, i soci Fipe potranno disporre delle soluzioni per i pagamenti della pay tech italiana a condizioni agevolate

Puntare sull’innovazione digitale per rilanciare il settore del fuoricasa. Va in questa direzione l’accordo siglato da Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) e Nexi, in base al quale i soci della Federazione potranno usufruire a condizioni agevolate delle soluzioni di incasso digitale della pay tech italiana.

Obiettivo dell’intesa è favorire l’evoluzione digitale dei locali, leva strategica per risollevare il comparto, innanzitutto aprendoli ai pagamenti digitali, sempre più apprezzati e utilizzati dai cittadini, come dicono anche gli ultimi dati del Politecnico di Milano, che  mostrano come le transazioni digitali siano passate dati da 3,1 miliardi nel 2016 a 5,2 miliardi a fine 2020, con una ulteriore crescita del 23,1% in transato e del 41% in numero di transazione nel primo semestre dello scorso anno rispetto allo stesso periodo del 2020.

Insieme, e soprattutto, garantendo ai locali la possibilità di sfruttare tutte le potenzialità offerte proprio dai pagamenti digitali e in grado di migliorarne le performance economiche e l’esperienza offerta al cliente: dall’implementazione di servizi a forte valore aggiunto, come il delivery, i servizi e-commerce, i programmi di fidelizzazione, fino ai Pos più evoluti che assicurano maggiore sicurezza, più velocità e più comodità.

La partnership mira dunque a fornire un sostegno concreto, in particolare, a bar e ristoranti, che costituiscono la seconda voce dei servizi turistici e che negli ultimi due anni, secondo i dati Fipe, hanno registrato un deciso calo dei volumi rispetto al periodo pre-pandemia. Nel 2021 la perdita del settore rispetto al 2019 è stata di 24 miliardi di euro, un calo del 28%, e nel 2020 di 32 miliardi, circa il 37,4% sempre sul 2019, con una pesanti ripercussioni anche sul fronte dell’occupazione, con 205.000 dipendenti in meno a fine 2021 rispetto al 2019.

Tante soluzioni per migliorare il business

Diverse le soluzioni avanzate di incasso digitale di Nexi delle quali le realtà associate a Fipe potranno disporre a condizioni agevolate. Per farlo basta contattare il servizio clienti business della società o la propria banca. Soluzioni quali Incasso Senza Pensieri Ristorante, un nuovo strumento di incasso a distanza pensato per bar e ristoranti e che perette dallo SmartPOS Nexi di accettare prenotazioni con la massima garanzia di incasso anche in caso di disdetta o mancato arrivo del cliente, inviando a questi in anticipo un link di pagamento via email, SMS, o social.

Altra soluzione è Izicap, un’app che consente al gestore di attivare un programma di fidelizzazione e campagne promozionali personalizzate per i clienti per accrescere il suo business.

A queste si aggiungono Easy Calendar e Easy Delivery, soluzioni pensate per permettere al gestore di essere online con la propria vetrina di prodotti o servizi in modo facile e senza avere in sito di e-commerce. Con Easy Delivery permette infatti di creare il menu digitale del locale da mettere online, di ricevere gli ordini direttamente sulla vetrina, gestire le consegne a domicilio o l’asporto e incassare digitalmente o alla consegna/ritiro. Con Easy Calendar invece è possibile portare la propria agenda online e accettare le prenotazioni dei servizi in base alle disponibilità, dando la possibilità ai clienti di pagare in anticipo o direttamente nel locale.

Tra gli strumenti di incasso digitale inclusi nell’accordo c’è anche SmartPos Cassa Plus, il dispositivo per l’accettazione dei pagamenti che alle funzionalità del Pos include quelle di registratore di cassa telematico e un software gestionale di cassa evoluto. La soluzione beneficia, inoltre, del decreto sul credito d’imposta per chi acquista, noleggia o utilizza strumenti evoluti di incasso collegati a registratori di cassa telematici, che prevede il rimborso sulle commissioni fino al 100% per le imprese con ricavi fino a 400.000 euro e un bonus fiscale fino a 160 euro.

Infine, nell’offerta esclusiva per i soci Fipe, XPay PRO, un Pos virtuale che consente di accettare pagamenti online sul proprio sito e-commerce con oltre 30 metodi di pagamento.

La collaborazione tra Nexi e Fipe prevede anche una serie di iniziative per sensibilizzare e informare le imprese sul valore e sui benefici dei pagamenti digitali, con eventi, seminari e webinar che verranno organizzati nel corso dell'anno e una newsletter informativa sulle novità legate ai digital payments.

Il Gruppo Cipriani prepara lo sbarco a Milano

Palazzo Bernasconi a Milano ospiterà Casa Cipriani
Con la ristrutturazione dei 4mila mq dello storico e centralissimo Palazzo Bernasconi, il gruppo Cipriani si prepara a sbarcare a Milano con un grande progetto entro l'anno

Milano si prepara ad avere il proprio Harry's Bar. Lo storico locale di Calle Vallaresso 1323 apre i battenti nel 1931 a Venezia per mano di Giuseppe Cipriani. Nei suoi 91 anni di storia è diventato un punto di riferimento per la città e dichiarato patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali nel 2001.

Capitanato da Giuseppe, 56 anni, figlio di Arrigo e nipote del nonno Giuseppe, il Gruppo Cipriani è diventato un leader nell'hospitality & leisure di alta gamma con circa 4mila dipendenti. Dopo la prima apertura a New York nel 1985 (oggi 5 ristoranti), hanno fatto seguito Montecarlo, Miami, Ibiza, Hong Kong, Las Vegas, Città del Messico, Abu Dhabi, Dubai (2), Riyah. Ora i Cipriani si preparano per lo sbarco a Milano.

La sede della nuova apertura è Palazzo Bernasconi, storico (1910) edificio di via Palestro 24 (angolo corso Venezia), con affaccio sui Giardini Pubblici Indro Montanelli. L'immobile di circa 4.000 mq disposti su 4 piani ospiterà il nuovo concept di Casa Cipriani. All'interno ci saranno due ristoranti, un boutique hotel, un club con bar per solo soci, un centro benessere e uno fitness. L'apertura era prevista entro il 2021, ma è auspicabile vedere tagliare il filo rosso entro la fine di quest'anno.

Giuseppe Cipriani, 56 anni

«Stiamo tornando a casa, in Italia - ha annunciato Giuseppe Cipriani - con un modello innovativo che combina cibo, ospitalità di alto livello e lusso. Palazzo Bernasconi è perfettamente corrispondente alla nostra immagine e ai nostri bisogni. Milano sta crescendo e compete con le altre città internazionali e il gruppo Cipriani vuole essere parte dell'eccezionale sviluppo della città».

All’Antico Vinaio, lo street food fiorentino varca l’Atlantico

Tommy Mazzanti e Joe Bastianich
Dopo Firenze, Campi Bisenzio, Roma e Milano, le focacce calde farcite di All'Antico Vinaio sbarcano a Los Angeles e New York con la collaborazione di Joe Bastianich.

“Bada come la fuma” (guarda come fuma) è solo una frase in vernacolo fiorentino che si sente uscire dalla bocca dai ragazzi clienti de All'Antico Vinaio, nata come una piccola rivendita di vino a mescita e schiacciate calde riccamente farcite che, nell'ultimo decennio, è cresciuta oltre l'immaginabile, diventando a pieno titolo uno simbolo della città, in Italia e all'estero. Grazie anche a un servizio amichevole carico di sorrisi e battute.

A tenere le redini è Tommaso "Tommy" Mazzanti, il giovane imprenditore (33 anni) che ha portato avanti l'attività di famiglia nata nel 1989, quindi rilevata in prima persona nel 2006, fino a far diventare All'Antico Vinaio una realtà con oltre 100 dipendenti. Puntando sulla qualità degli ingredienti, sul marchio di fabbrica di un prodotto sempre caldo e sull'atmosfera amichevole e canzonatoria, il piccolo esercizio nel centro di Firenze (via dei Neri, a un passo da piazza della Signoria) è diventato nel 2014 è il locale più recensito al mondo dal portale Trip Advisor. In pochi anni, per far fronte alla fila perenne, vengono acquistati altri tre sporti sulla strada, e cominciano le aperture di nuovi outlet.

Il primo si trova al centro commerciale I Gigli di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze; la seconda apertura è stata a Milano in via Lupetta (traversa di via Torino), seguita dalle due di Roma (via Rosetta e piazzale della Masddalena) per poi scavalcare l'Oceano, prima con un pop-up a Los Angeles, poi con uno nel Greenwich Village di New York all'interno di Otto, uno dei locali di Joe Bastianich. Il grande successo riscontrato, unito all'amicizia tra il giovane fiorentino e il famoso ristoratore italo-americano, ha portato all'apertura ufficiale nel dicembre 2021, nella centralissima 8th Street.

Quello creato da Mazzanti è ormai un piccolo grande impero, fondato su un prodotto tipico, semplice, spesso dato per scontato.
«Molti sono capaci di fare buoni panini - commenta Tommy Mazzanti - ma da noi sono serviti in più con il massimo della cordialità, con un sorriso o una battuta per tutti». E le file davanti ai locali si allungano sempre più.

Ingredienti di qualità conditi con un sorriso

Alla base di tutto c'è un trancio di focaccia salata, croccante ai bordi, morbida all'interno, preparata in teglia con un impasto a base di farina 00, acqua, olio evo e lievito di birra, aromatizzata con un rametto di ramerino (il rosmarino toscano). Ancora calda di forno, viene tagliata in pezzi (180 g circa), riccamente farcita con formaggi e salumi toscani, verdure e salse (6 € circa) e servita in un incarto a prova di colature (di salse). Ma si può chiedere anche la mezza porzione (3 €). Per i golosi inguaribili, a disposizione anche la versione dolce con Nutella.
Per i più affamati inoltre sono disponibili, in confezione take away, taglieri di formaggi e salumi toscani, primi piatti (pappardelle in testa) e secondi piatti, accompagnati da un bicchiere di buon vino (2 €).

Il successo social dello street food fiorentino

La ricetta di maggior successo? La Favolosa con sbriciolona (salame morbido toscano con aglio e finocchietto selvatico), fette di melanzane, crema di carciofi e di formaggio pecorino).
Quella nata Oltre Atlantico? JB (dedicata a Joe Bastianich) con pancetta toscana, crema di formaggio pecorino, paté di pomodori secchi e rucola.

Un case study perfino per l'Università Bocconi, quello di un successo arrivato in parte per fortuna, ma saputo egregiamente sostenere e cavalcare. All'Antico Vinaio è rimasto sempre fedele a se stesso, e ancora oggi le comunicazioni ufficiali non vengono da un ufficio stampa internazionale, ma dalle pagine Instagram e Facebook di Tommaso e dei vari locali (oltre 500mila follower).

Le foto sono semplici, il linguaggio colloquiale e gergale. Si punta tutto su una autenticità percepita che poi ha un riscontro nel reale. Ma, nonostante il decimo locale in arrivo (ancora segreta la location), nonostante l'annuncio recente della ricerca di altre 50 persone da aggiungere all'organico, nonostante le “offerte folli” (rifiutate) ricevute dagli Emirati Arabi per l'acquisto del marchio, “Tommy”, come lo chiamano tutti, è spesso e volentieri dietro il banco di quei 8 metri quadri che lo hanno reso famoso, sorridente e con la battuta pronta. Chissà come si dice “bada come la fuma” in slang newyorkese...

Sbarca a Milano Il Cantiere, originale HamBirreria e GinTonicheria

Daniele Vetrugno titolare Il Cantiere
Dopo il successo del locale di Lecce, aperto quattro anni fa, Il Cantiere di Daniele Vetrugno apre a Milano nel cuore della movida di corso Garibaldi. Punti di forza, l'ora dell'aperitivo, gli hamburger di qualità, le birre speciali, anche in esclusiva, una ricca gamma di gin per cocktail.

Dai campi di calcio al bancone di un locale. Con un ricco percorso professionale (da 23 anni la famiglia gestisce il ristorante I Latini di Lecce), Daniele Vetrugno, insieme al fratello Andrea e alla moglie Erica, ha dato vita alcuni anni fa (nel 2017) a Lecce a un'insolita iniziativa, inaugurando il locale Il Cantiere caratterizzato da una particolare proposta: HamBirreria e GinTonicheria. Ovvero il top dell'offerta gastronomica del settore food street e della miscelazione friendly. Anche per l'arredo a vincere è stata una scelta originale (potremmo definire industrial chic), con largo impiego di ferro acidificato, parti di impianti tecnici recuperati e riutilizzati, insieme a comode sedute casual.

Il Cantiere ha trovato posto a Milano nel cuore della movida, esattamente sotto i portici del civico 111 di corso Garibaldi, una situazione che permette di avere numerosi posti a sedere esterni e riparati, visto che il locale (non più di 40 mq) ha una conformazione ideale per lo street food, comprendendo essenzialmente la cucina più il bancone cocktail&beer con affaccio diretto all'esterno. Diversamente dal locale di Lecce che ha una conformazione più tradizionale da birreria, inizialmente con 80 posti a sedere, cresciuti a 600 disposti su due piani per un totale di mille mq, con un team di 50 persone.

Le sette spine di birra ospitano solo birre estere

Varie le tipologie birrarie a disposizione, a cominciare da quelle "Just for Cantiere" dell'artigianale Brasserie Lupulus di Gouvy (Vallonia/Belgio, ai confini con il Lussemburgo), appositamente studiate e prodotte per il locale italiano come la birra in bottiglia 33 cl (etichetta personalizzata) Lupulus Oxidus, una strong ale da 8,5% alc dal sapore ossidato particolarmente deciso. Per continuare con quella alla spina Lupulus Crash, una rossa d'impatto dalle note fruttate da 6,5% alc. Non manca un'altra specifica collaborazione con la californiana Lagunitas, le cui Ipa (India Pale Ale) hanno subito ricevuto le dovute attenzioni da parte dei clienti, tanto che il titolare Daniele Vetrugno pensa di dedicargli un apposito corner. A completare la linea alla spina ecco altre specialità più conosciute come le inglesi Bulldog Strong Lager (7% alc) e Bulldog Strong Ale (6,3% alc) e l'australiana Foster's Lager (5% alc).

Punti di forza

Oltre alle birre, i punti di forza de Il Cantiere sono una ricca scelta di panini con hamburger di carne di prima scelta; gli stuzzicchini realizzati per l'ora dell'aperitivo e serviti su originali vassoi a più piani chiamati Impalcature; una ricca scelta di gin (a Lecce sono oltre 400) per la realizzazione di cocktail.

 

I cocktail bar? Sempre più alla moda

Continua l'espansione dei grandi marchi di moda nel mondo dell'ospitalità: dopo hotel e ristoranti, è la volta dei cocktail bar. Le ultime aperture: Ralph Lauren a Milano, Gucci Giardino 25 a Firenze

Nell’ultimo decennio, soprattutto in città strategiche per afflusso turistico e visione internazionale, sono andate moltiplicandosi le aperture di locali di enogastronomia, affiliati a marche della moda di lusso. Gli hotel sono stati i primi: a Milano, ad esempio, brand di caratura planetaria hanno investito sull'ospitalità di lusso, investendo anche su ristorazione e bar: investendo su chef altrettanto rinomati, per legarli alla loro firma e alzare, se possibile, il livello della loro proposta, come Niko Romito al Bulgari Hotel o Matsuhisa Nobu all'Emporio Armani, e affiancando al ristorante cocktail bar di livello, come il Bulgari Bar o il Bamboo Bar dell'Armani Hotel.

È stata poi la volta delle pasticcerie: nel 2013 il mitico Cova 1817 in via Montenapoleone fu acquisita dal gruppo Lvmh (proprietario di un portfolio wine & spirits di livello assoluto), due anni dopo toccò alla storica Marchesi 1824, che oggi si divide tra la sede originaria a Santa Maria alla Porta e le successive in via Montenapoleone e Galleria Vittorio Emanuele II, passare sotto il controllo di Prada.

Cocktail bar sotto i riflettori

E parallelamente alla rinascita (ormai definibile come completa, o quasi) della miscelazione, anche i bar sono entrati nel mirino delle case di moda. Sempre a Milano, il Ceresio 7, che affaccia sul Cimitero Monumentale ed è legato a Dean e Dan Caten (Dsquared) segnò un roboante ingresso nel mercato nel 2013, con una formula ai tempi decisamente innovativa: ristorante d’eccellenza (guidato da Elio Sironi) e cocktail bar con tanto di terrazza e piscina, divenuto nel tempo una delle mete più rincorse della città. Poi ancora Replay, firma storica di prodotti in denim, con The Stage Octavius Bar all’interno di un negozio di abbigliamento in piazza Gae Aulenti, e Prada, che al Bar Luce presso la Fondazione, disegnato addirittura dal regista Wes Anderson (Grand Budapest Hotel), ha affiancato il Bar Ristorante Torre. Il successo di un consumo nuovo o riscoperto (fine dining, aperitivo) ha attirato le attenzioni di realtà dedite ad altro, in un sistema di offerta sempre più fluido e trasversale.

Ralph Lauren apre a Milano

Gli ultimi nomi in ordine di tempo sono altrettanto altisonanti. Lo scorso novembre, a Milano, Ralph Lauren ha infatti aperto il nuovo flagship store in via della Spiga, arteria iconica dello shopping in centro: e per la prima volta in Italia, è stato inaugurato anche un bar interno alla boutique, attivo dalla colazione all'aperitivo e denominato semplicemente The Bar at Ralph Lauren. Un cortile interno e un giardino, parte dei 1500 mq dello store, che permettono un'esperienza innovativa nel panorama nazionale (piuttosto rodata invece nei paesi anglosassoni, Ralph Lauren ha già ristoranti nei suoi negozi di New York e Chicago e Parigi per l'abbigliamento di altissima gamma: il bar propone una miscelazione classica e non troppo elaborata gestita dal bar manager Federico Volpe, e un comparto gastronomico selezionato dallo stesso Ralph Lauren, che a Milano ha voluto ripresentare le sue scelte preferite, tutte a stelle e strisce (cookies a colazione, hamburger e lobster roll per pranzo).

Gucci Giardino 25 a Firenze

A Firenze, invece, il brand Gucci (dal '99 parte del gruppo Kering) a San Valentino ha alzato la serranda di Gucci Giardino 25 in Piazza della Signoria (Clicca per leggere il nostro articolo di approfondimento). Negli spazi di quello che fu un negozio di fiori, è il fratellino della già rinomata Osteria Gucci aperta da Massimo Bottura, che vive proprio accanto, e si inserisce nel più ampio respiro del progetto Gucci Garden, uno spazio multiforme (galleria, showroom, ristorante) varato a inizio 2018 dal direttore creativo della Maison, Alessandro Michele. A dirigere sala e danze è stata chiamata l'eugubina bar manager Martina Bonci (ex Gesto): dodici cocktail votati alla sensorialità e all'espressione di colori e odori, oltre a riprese dei più classici: il fiorentinissimo Negroni, eletto come drink più popolare dell'ultimo anno da Drinks International, qui è servito nel twist Mémoire di Negroni, con l'aggiunta di sake. Sedici coperti (che con il déhors attivo in estate sono destinati ad aumentare), aperto dalle 8 del mattino alle 1 di notte, con una decisa spinta internazionale su tutta la proposta, dalla colazione, che contemplerà croissant, uova e idee da tutto il mondo, alla formula light lunch con quattro piatti variegati (ramen, zuppa, focaccia, ceviche), e la cerimonia del tè al pomeriggio.

Fisicità ed esperienza i valori per i brand

Esclusività, bellezza e cura dei dettagli più invisibili: passerella e ospitalità continuano a intrecciare le loro trame, puntando a vette di qualità adatte ai marchi che si rendono protagonisti. Ma quali sono le chiavi dell’attrattiva che il mangiarbere esercita su imprese e utenti? Da un lato la possibilità, per il consumatore, di relazionarsi al brand attraverso un’esperienza, concetto ormai dilagante nelle proposte contemporanee di qualsiasi settore: non più soltanto di indossare (o possedere) un prodotto, bensì significa addentrarsi a fondo nell’offerta di un marchio, fisicamente “assaggiandone” le idee, creando un ulteriore fidelizzazione.

Dall’altro, la consapevolezza, per le aziende, di quanto il food&beverage, e l’ospitalità in generale se si considerano gli alberghi brandizzati, continui a essere una dimensione che forse mai smetterà di interessare o finirà davvero in crisi nel complesso, al netto delle difficoltà imposte dagli ultimi anni. Anzi, la tavola e il bancone diventano in realtà veicoli per i brand stessi, per riportare il pubblico a contatto con i prodotti da troppo tempo intravisti soltanto su schermi e fotografie. Sperando non si tratti soltanto di moda, è il caso di dire.

 

Giardino 25, il primo bar by Gucci apre a Firenze

Café e cocktail bar Giardino 25 by Gucci a Firenze
Allo spazio multifunzionale Gucci Garden, composto da gallereia, boutique, bookstore e Gucci Osteria, si è aggiumto il café & cocktail Bar Giardino 25 nella centralissima piazza della Signoria a Firenze, diretto dal bar manager Martina Bonci.

L’area di piazza della Signoria è da sempre stata il cuore della vita politica fiorentina, fin dall’epoca pre-romana. Cosimo I° de' Medici adibì il presistente Palazzo Vecchio a sede della Signorìa nel 1540 che divenne poi sede del Parlamento Italiano negli anni di Firenze capitale (1865-1870) e oggi ospita l'ufficio del Sindaco.

Non stupisce quindi che il marchio internazionale Gucci (nato in questa città nel 1921 ad opera del pellettiere Guccio Gucci) abbia deciso nel 2018 di inaugurare Gucci Garden, una galleria che celebra la storia della maison, una boutique e un ristorante fine dining nel prospicente Palazzo della Mercanzia.

All'interno di questo spazio creativo e multidisciplinare si aggiunge oggi anche Giardino 25, il nuovo café & cocktail bar aperto ufficialmente il 14 febbraio scorso. Sorge davanti all'entrata di Gucci Osteria, nello spazio di uno storico fioraio. Prendendo ispirazione dai colori e profumi che caratterizzano un negozio di fiori, che si unisce all'estetica tipica di un raffinato bistrot alla francese e all'ambiente caldo di un salotto dal soffitto in legno e dai divani rivestiti in pelle.

Dalla colazione ai cocktail

Sono sedici i posti a sedere, per un bar che apre al mattino e chiude all'una di notte; la colazione include specialità di pasticceria italiana insieme a creazioni ispirate al Messico, per una selezione moderna e internazionale che si riflette anche sulla scelta del primo menu lunch e dinner, composto da quattro piatti che toccano diversi punti del pianeta e tengono conto di ogni esigenza alimentare: le opzioni spaziano dal ramen alla focaccia con mortadella e ricotta, passando dalla zuppa borsch al ceviche di carciofi. Una selezione di piatti abbastanza atipica, me che rappresenta una delle caratteristiche del marchio: l'inclusività.

Martina Bonci, bar manager Giardino 25 by Gucci

Come racconta la bar manager Martina Bonci, il senso di appartenenza e di inclusione è una delle cifre distintive che ha riscontrato nelle settimane di formazione pre-apertura. «Ognuno ha un ruolo ben delineato e chiaro – precisa Marina Bonci - ma nell'insieme è l'unione delle diverse competenze che crea un continuo movimento creativo. È visitando l'Art Lab, dove vengono costruiti numerosi prodotti del brand, che ho trovato spunti nella creazione di alcuni cocktail». Martina è a capo di uno staff giovane composto da sette persone oltre a lei: tre bartender, altrettanti chef de rang e un floor supervisor.

Proprio in questa ottica inclusiva, nella drink list composta da 12 cocktail, sono presenti 3 analcolici creati con ingredienti interessanti e creativi. Uno di questi è il il "1921", omaggio all'anno di fondazione di Gucci, caratterizzato da sapori terrosi e dall'utilizzo di una kombucha di mele fatta in casa. Il prezzo medio di un drink è tra i 16 e i 20 Euro, lievemente superiore a quello di un bicchiere di vino, a scelta tra una selezione di 4 sparkling, 3 bianchi e 3 rossi a bicchiere. La carta dei vini ha una selezione molto ampia.

Nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, è l'ora dell'Afternoon Tea, il tipico rituale del tè inglese, che viene accompagnato da piatti dolci e salati, disponibile ogni giorno al costo di 30 Euro. Una particolare attenzione è anche rivolta alla selezione dei caffè, con tre miscele e differenti modalità di estrazione. La cucina è aperta tutto il giorno, a partire dalle 8 per la prima colazione fino alla cena e agli spuntini leggeri serviti fino all'una di notte.

 

Cocktail 1921 by Giardino 25 Gucci

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terra, il gasatore di ultima generazione di SodaStream

Sodastream Terra
Compatto ed elegante, il nuovo sistema per la produzione di acqua frizzante si caratterizza per l'estrema facilità e praticità d'uso

Compatto, elegante, comodo da usare. È così che si presenta Terra, il nuovo gasatore che arricchisce la gamma di soluzioni per la preparazione di acqua frizzante di SodaStream. Una macchina innovativa dalle dimensioni contenute, che ne consentono un facile posizionamento anche negli spazi più limitati, e dal design dalle linee sempli e pulite e dalla doppia finitura lucida e opaca, che le sono già valsi il Good Design Award 2021, il prestigioso riconoscimento di disegno industriale assegnato dal 1950 dal Chicago Athenaeum: Museum of Architecture and Design ai prodotti più innovativi dell’anno, che vengono poi esposti in maniera permanente all'interno del Chicago Athenaeum.

Semplice e pratico

Ma non è solo per la sua estetica accattivante che Terra si contraddistingue. Nel suo sviluppo SodaStream ha infatti introdotto una serie di funzionalità che ne rendono l’utilizzo ancora più pratico e semplice da utilizzare. Quali l’innovativa tecnologia Quick Connect, il sistema a incastro rapido per agganciare il cilindro gasatore, ovvero il cilindro che contiene la CO2 alimentare, nella macchina, operazione che avviene con un solo click. Altro particolare importante il pulsate di gasatura di grande dimensione, studiato per facilitare l’aggiunta di gas. A questo si aggiunge, infine, il sistema Snap-Lock per un facile inserimento della bottiglia, che in pratica viene fissata con una rapida spinta verso l’alto, senza bisogno di avvitarla.

Valorizzare l’acqua di rubinetto

Soluzioni che permettono di creare acqua gasata in pochi secondi e in pochi gesti: basta infatti riempire la bottiglia di acqua di rubinetto, agganciarla al gasatore e premere il pulsante. L’operatore può anche scegliere il livello di gasatura, aggiungendo tutte le bollicine che vuole semplicemente premendo più volte il pulsante di gasatura.

Studiato per valorizzare l’acqua di rubinetto, il sistema è dotato di bottiglia da 1 litro in Titran, lavabile in lavastoviglie e riutilizzabile. Inoltre, si possono utilizzare anche le bottiglie in Pet di SodaStream, anche queste lavabili in lavastoviglie, che hanno una durata di 2 anni dalla produzione.

Il cilindro contiene 425 gr di anidride carbonica, quantità che permette di possibile realizzare fino a 60 l di acqua frizzante.

 

Paolo e Andrea Sacchetti, partigiani della tradizione

Dolcegiornale è andato in visita alla Pasticceria Nuovo Mondo di Prato. Dove il maestro Paolo Sacchetti, affiancato dal figlio Andrea: al primo spetta la pasticceria di tradizione, al secondo quella più creativa. Con il punto fermo dell'alta qualità come comun denominatore
Se avesse dato retta al suo babbo, Paolo Sacchetti sarebbe diventato un bravo meccanico. Per fortuna a volte i figli prendono strade diverse, quando il destino (nonché la passione per i dolci e una zia bravissima a prepararli) ci mette lo zampino. «Sono goloso - dice - e già da ragazzo strologavo con gli ingredienti, provavo le ricette dolci che pubblicavano sui settimanali, insomma ho iniziato da autodidatta». Da qui parte la storia di uno dei più quotati maestri pasticceri italiani, titolare della pasticceria Nuovo Mondo di Prato, fondata nell’89. «Da sempre la mia produzione è legata al concetto di freschezza. Quando ho cominciato tutti avevano le vetrine congelatore, io invece ho cominciato a fare i dolci espresso, a partire dalla millefoglie, crostate, profiteroles, specialità che se fatte al momento sono tutta un’altra cosa! E la clientela ha percepito la differenza. Perché Nuovo Mondo? Perché sono stato fra i primi a Prato a produrre 15 tipi di pasticceria mignon, il cremino caldo, ancora oggi un nostro cavallo di battaglia sia la mattina che al pomeriggio a merenda; e ancora, le monoporzioni, che qui non s’erano mai viste. Eravamo diventati locale di tendenza, molto frequentato anche per l’ora dell’aperitivo, che abbiamo sempre curato molto (a conferma, il premio del Gambero Rosso per la Migliore pasticceria Salata nel 2020, ndr)».

Innovare con criterio, puntando a bontà e fattibilità

Insomma, da sempre Paolo Sacchetti lavora per portare ad alti livelli la pasticceria, nel rispetto della tradizione, a lui molto cara, del gusto e della materia prima, specie quella del territorio, in linea con lo statuto dellAccademia Maestri Pasticceri Italiani, di cui è vice presidente. «Seguiamo la tradizione in maniera fanatica - dice -. Alla fin fine la gente ti conosce perché porti avanti i prodotti classici del nostro territorio e quando li preparo so che la clientela è contenta. Per me uno dei dolci più buoni che facciamo è la torta della nonna: solo tre ingredienti e piace sempre. Che vuoi rivisitare? Devi solo farla buona». Naturalmente questo non significa dormire sugli allori, ma innovare con criterio, puntando a bontà e fattibilità. Su questo fronte la delega è ad Andrea Sacchetti, che porta nuove idee. «Ci siamo spartiti i compiti - dice - ed è stato naturale che il babbo curasse la produzione più tradizionale e io quella legata alle novità, che a volte nascono per via di un evento, come è accaduto lo scorso anno per la Pescamisù». Frutto della creatività di Andrea è la torta che presentiamo qui. «È l’evoluzione di un dessert al piatto a base di mele Rotella della Lunigiana creato per un evento - spiega Paolo - che Andrea ha rielaborato in formato torta. Su una base di pan di Spagna abbiamo messo le mele flambé allo zenzero, che si intravedono già nel bordo: se un prodotto è buono vale la pena di mostrarlo. Il tutto è completato dalla ganache montata alla vaniglia e bastoncini di pasta sfoglia. Amiamo le cose semplici, semplicità e razionalità del lavoro sono aspetti imprescindibili».

La pasta sfoglia più buona è di casa a Prato

Nuovo Mondo è stata fondata nel 1989 dal maestro Paolo Sacchetti, affiancato dalla moglie Edi e da 3 anni anche dal 25enne figlio Andrea, braccio destro in produzione, ricerca e sviluppo. Un locale piccolo (la parte vendita copre circa 50 mq, a cui si assommano il laboratorio nel retro e il magazzino, al piano superiore), giusto con un paio di tavolini per una consumazione al volo, che sforna prodotti eccezionali (pasticceria 38 euro/kg), per i quali Sacchetti è stato più volte premiato (fra cui Gambero Rosso, che gli assegna le Tre Torte). «Tutte testimonianze che ci gratificano, ma forse quella di cui sono più fiero - racconta - è il premio dei colleghi accademici Ampi per la migliore pasta sfoglia». Un riconoscimento che viene da maestri che rappresentano il gotha della pasticceria italiana, mica poco!. In laboratorio lavorano 4 persone oltre a Paolo e Andrea, mentre nella parte vendita, che comprende anche il corner caffetteria, ci sono 3 addetti. «Il banco della caffetteria è fondamentale - dice Sacchetti - ma per fatturato rappresenta solo il 10%, la parte del leone la fa la pasticceria. Che per noi deve essere semplice e freschissima. D’altronde avendo poco spazio io produco solo per me e non vogliamo fare altrimenti». Fra i best seller di Nuovo Mondo c’è la millefoglie (che va alla grande anche a Natale, insieme al panettone) e la Pesca di Prato (2,80 euro cad.), vero emblema del locale: un dolce che Sacchetti ha contribuito a togliere dall’oblio in cui era caduto anni fa, elevandone al massimo grado la qualità e facendone un prodotto cult. «Prima della pandemia - spiega - producevano 1.200 pesche alla settimana ma oggi anche di più, perché da quando lo scorso anno con Andrea abbiamo creato la variante Pescamisù la vendita è cresciuta, senza che il nuovo prodotto intaccasse le vendite della Pesca classica». La produzione spazia dai prodotti da prima colazione - come il mitico cremino, servito caldo, lo Scendiletto a base di pasta sfoglia e crema pasticcera, il Budino di riso, la Parigina, tanto per citare qualche specialità - alla biscotteria, dalla pasticceria mignon alle torte e monoporzioni, ai grandi lievitati; fra questi ultimi, il Giulebbe, a forma di panfrutto, con fichi secchi di Carmignano e noci della Val Bisenzio: la maniera di Nuovo Mondo per interpretare il concetto di “panettone tutto l’anno”.

Evoluzione della specie: dalla Pesca al Pescamisù

La Pesca di Prato è il dolce più iconico di Paolo Sacchetti, che per portarne la qualità al top ha perfezionato i 3 elementi che la compongono: pasta brioche, inzuppitura di Alchermes e crema pasticcera. Se la ricetta delle Pesche classiche è consolidata, niente vieta che ne vengano ideate versioni evolutive. È il caso di Pescamisù, ideata da Sacchetti col figlio Andrea. La forma non cambia, ma gli ingredienti si rifanno al Tiramisù: qui le semisfere di pasta brioche sono aromatizzate al caffè, e farcite con mousse al mascarpone. Prossimamente ci sarà anche la Pesca in versione salata.

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