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Luca Bruni vince la Do it Dry! The Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition con il Mai Tai di sintesi

Do it Dry luca bruni_vincitore
Il bartender del Tukana di Rieti vince la cocktail competition firmata Pierre Ferrand Dry Curaçao, per questa seconda edizione giocata sul tema il classico del futuro

Si è svolta ieri al Velluto Botanique Eclectique di Bologna la finale della seconda edizione di Do it Dry! The Pierre Ferrand Dry Curaçao Competition, il cocktail contest organizzato da Compagnia dei Caraibi in collaborazione con Maison Ferrand. Dietro il banco del famoso locale bolognese, diretto da Enrico Scarzella, si sono alternati 6 finalisti: Giovanni Maffeo (Quanto Basta, Lecce), Dario Baturi (Ronin, Milano), Luca Bruni (Tukana, Rieti), Nicolas Di Maria (Caffè Concerto Paszkowski, Firenze), Marco Favretto (Il Mercante, Venezia) e Mattia Lotti (Freestyle Cocktail Bar, Scandiano).

Al termine di una sfida di altissimo profilo ha trionfato Luca Bruni con Synth Mai Tai. Bruni vince un viaggio alla scoperta della distilleria di Maison Ferrand nel suggestivo Château de Bonbonnet, nella regione del Cognac, in Francia.
A decretare la vittoria del bartender del Tukana, una giuria composta da Francesco Pirineo, advocacy manager di Compagnia dei Caraibi, Enrico Scarzella, bar manager di Velluto, Stefano Nincevich di BargiornaleVito Nicotra, bar manager del Truffle Pig di Berlino.

Quattro i criteri di giudizio: bilanciamento degli ingredienti, originalità, presentazione, attinenza con il tema della gara “il classico nel futuro”. Tema che si è prestato a due tipi di declinazioni da parte dei bartender. C'è chi ha ideato cocktail originali pensati per assumere lo status di classico nei prossimi anni, e chi, partendo da un classico della miscelazione, ha creato un twist on classic con l'ambizione di ottenere la stessa gloria dell'originale.

Il futuro del Tiki secondo Bruni

Quelle che seguono nel prossimo paragrafo sono state le parole del vincitore, capace col suo Synth Mai Tai di creare un varco spazio-temporale. Un passaggio tra l'immaginario dei pionieri e il futuro prossimo del genere Tiki. Tra l'universo che fu di Trader Vic e Don The Beachcomber e la generazione Z. Si dice che il primo senso con cui si apprezza un drink o un piatto sia la vista. Ma la "vista" oggi non è più (o non è solo) quella degli occhi, ma è anche quella dell'occhio della camera che immortala il drink e lo fa surfare nel mare di Instagram.
Apriamo il microfono a Luca Bruni: «Ogni classico segna un'epoca, ma se non sa evolversi rischia l'estinzione. Un classico che ha invece il coraggio di mutare e di plasmarsi diventa eterno e rimane cristallizzato nel tempo come i ghiacciai millenari. In un mondo sempre più frenetico e caotico, il Classico del Futuro per me è un drink semplice, facile e veloce da replicare, ma che al tempo stesso riesce a preservare la propria identità. Per esaltare al meglio il profilo aromatico di Pierre Ferrand Dry Curaçao, sono partito dall'idea di un Mai Tai. L'ho scomposto e ne ho sintetizzato (da qui "synth") le caratteristiche fondamentali, mantenendo un design pulito ed essenziale. Per farlo ho eliminato tutte le parti organiche e quindi fermentiscibili, riducendo sia i costi sia gli sprechi, rendendo il drink potenzialmente pre-assemblabile e con una "shelf life eterna”.

La ricetta prevede 30 ml di Pierre Ferrand Dry Curaçao, liquore dal basso contenuto di zuccheri, che ha quel "kick" e gli spigoli tipici di un distillato. Nel drink uso anche 15 ml di Plantation Xaymaca Special Dry. Un ingrediente che uso per un doppio scopo: da una parte perché esalta i sentori speziati di arancia amara presenti in Dry Curaçao, dall'altra perché non può esistere un Mai Tai senza rum giamaicano. Il mio Synth Cordial va a sostituire i due ingredienti organici di un classico Mai Tai: lime e orzata.
L'ho realizzato sciogliendo in acqua acido citrico, acido malico, olio essenziale di lime, zucchero, aroma di mandorla, acqua di fiori d'arancio e gomma xantana. Il tutto allo scopo di replicare la consistenza plastica e lattiginosa di un'orzata. Per quanto riguarda la garnish, ho sostituito anche il classico ciuffettino di menta con un profumo di menta che ha ricopre la stessa funzione. L'ho creato su una base di Plantation 3 Stars in cui ho disciolto dell'aroma di menta dolce. L'ho chiamato Abstract Mint (menta astratta). Il drink viene accompagnato con coloranti alimentari disciolti in acqua così che il cliente possa customizzare il colore del suo drink. Una sorta di filtro Instagram. Il mio motto? Make it simple, make it smarter, make it faster!"

La serata ha auto un epilogo di successo grazie alla special guest shift di Vito Nicotra che ha presentato alcuni pezzi forti del Tuffle Pig di Berlino (le ricette in fondo all'articolo).

Le ricette dei finalisti di Do it Dry!

Synth Mai Tai di Luca Bruni
Ingredienti:
30 ml Pierre Ferrand Dry Curação, 15 ml Plantation Xaymaca, *50 ml Synth Cordial
*Synth Cordial: acqua, aroma di lime, acido citrico, acido malico, aroma di mandorla, idrolato di fiori d'arancio, zucchero, gomma Xantana
Preparazione:
stir

E5 di Giovanni Maffeo
Ingredienti:
30 ml Dry Curacao Pierre Ferrand, 50 ml Cordiale Senza Piombo*
* Cordiale Senza Piombo. Ingredienti: 6 g spirulina, 15 ml fake lemon, 15 ml Apricot brandy, 15 ml Plantation Xamayca, 10 ml latte di mandorla
Preparazione:
shake & double strain

Leon di Dario Baturi
Ingredienti:
2 cl Pierre Ferrand Dry Curacao, 2 cl Bitter Rouge, 3 cl Citadelle Jardin d'eté, 4 cl Sake Honjoso ai fiori di hibiscus*, 1 cl distillato di lamponi homemade**, 2 dashes Bitter Chocolate 2 dashes
*Sake ai fiori di Hibiscus: infusione per 24h di sake honjozo e karkadè.
**Distillato di lamponi: distillato con girovap a 58 °C di vodka e lamponi 500 g per 500 g, frullati e ridistillati.

Tour de France di Mattia Lotti
Ingredienti:
6 cl Chablis, 2,25 cl Belle de Brillet Liqueur Poire & Cognac, 2,25 cl Pierre Ferrand Dry Curaçao, 0,75 cl miele millefiori acidificato*, 3 dashes Peychaud’s Bitter 3 dashes, Assenzio Spary (per profumare la coppa internamente)
*Miele Millefiori acidificato: soluzione di miele ed acqua 3:1 più aggiunta di acido citrico
Preparazione:
stir
Guarnizione:
zest di limone e scartare

Ace of Earth di Marco Favretto
Ingredienti:
20 ml Dry Curaçao, 40 ml Plantation Panama, 45 ml cordiale limone e carota homemade
Preparazione:
stir
Guarnizione:
sale di Cime di Carota sul bordo

Car Radio di Nicolas Di Maria
Ingredienti:
30 ml Dry Curaçao Pierre Ferrand, 60 ml Trip Cordial*,
*Trip Cordial: cordiale con bucce di lime, farina di semi di vinacce e cognac
Preparazione:
stir
Side:
Alkekengi al Sidecar e crostino di fegatini toscani

Le ricette dello special guest dell'evento: Vito Nicotra del Truffle Pig di Berlino 

Tuffle Sidecar
Ingredienti:
Pierre Ferrand Dry Curaçao, Pierre Ferrand Cognac 1840, tartufo, limone
Guarnizione:
scorzetta di limone
Preparazione:
shake & double strain
Bicchiere:
coppetta

Belle Époque
Ingredienti:
Pierre Ferrand Dry Curaçao, Pierre Ferrand Cognac 1840, Verjus, assenzio, spumante, dry tonic water
Guarnizione:
acino d'uva
Preparazione:
stir
Bicchiere:
highball

Kung-Fu Pandan
Ingredienti:
Pierre Ferrand Dry Curaçao, Plantation 3 Stars, pandan, lime, soda
Guarnizione:
scorzetta d'arancia
Preparazione:
shake & double strain
Bicchiere:
highball

 

Daniele Dalla Pola fa il bis a Miami con il Kaona Room, metà speakeasy, metà tiki lounge

Dopo il successo di Esotico Miami, la cintura nera del Tiki, mette la sua firma sul raffinato Kaona Room. Con lui il brillante bar manager Elis Carriero. Il menu è un omaggio ai grandi classici della Tiki Old School, ma comprende anche qualche jolly come il Mai Tai affinato artificialmente col sonicatore e lo Zombie chiarificato e fantasma

Nel cuore dell'Arts & Entertainment District di Miami apre Kaona Room. Potremmo definirlo un locale col teletrasporto. Perché, nelle sue intenzioni, c’è quella di prendere per mano il suo pubblico e portarlo in fuga, almeno per un paio d’ore, verso paradisi esotici. Si tratta di un bel concentrato di escapismo e creatività̀ dietro il quale c’è lo zampino di Daniele Dalla Pola, in arte DDP, alfiere da oltre un decennio della cultura Tiki. Dopo il successo dell’Esotico Miami, il noto bartender italiano dà vita a un nuovo progetto, nato in collaborazione con Graspa Group, che mescola negli stili d’arredo l’atmosfera calda degli speak-easy con il gusto eccentrico dei faux-polynesian. Il design è stato curato dallo stesso Dalla Pola che ha inserito all'interno degli spazi alcuni pezzi rari della sua collezione Tiki. Con lui ha collaborato un gruppo di artisti. In particolare Paul "Tiki" Campese, maestro italiano di sculture Tiki in legno. Campese ha intagliato il fronte del banco del locale, oltre a realizzare alcune bellissime maschere ispirate alle divinità polinesiane.

Un viaggio nel tempo e nello spazio

Kaona, che in hawaiiano equivale a “qualcosa di nascosto”, permette di far viaggiare nel tempo e nello spazio solo 45 passeggeri alla volta. Nel locale si intrecciano elementi polinesiani tradizionali e musica jazz. «La nostra idea - racconta Dalla Pola - è quella di far risuonare nel locale le stesse note e vibrazioni che furono dei tempi dei pionieri e dei primi Tiki restaurant. Mi riferisco a personaggi come Don the Beachcomber o Trader Vic, che costruirono il loro impero tra gli anni Trenta e Quaranta. Esattamente nello stesso periodo in cui il pubblico ballava e impazziva sulle note dello swing, del lindy hop e delle big band di Duke Ellington e Count Basie». Praticamente un twist (o meglio un jazz) on classic.

Menu Tiki “old school” con qualche sorpresa

Oltre all’intrattenimento notturno, Kaona Room è caratterizzato dalla grande specialità della casa: i cocktail. Al banco troviamo il bar manager Elis Carriero, compagno d’avventura da anni di DDP. Con lui aveva iniziato al Nu Lounge di Bologna per poi viaggiare, questa volta non in senso figurato, verso la Florida. Il menu del Kaona Room è quello che ci aspetta da un locale del genere. Al suo interno raccoglie un’ampia selezione di etichette di rum, piccoli assaggi di cucina teletrasportata dai Mari del Sud e una galleria di drink classici. La descrizione del menu la lasciamo al dynamic duo Carriero-Dalla Pola: «A differenza di Esotico che ha una cocktail list tropicale con qualche influenza Tiki, per Kaona abbiamo pensato a un menu Tiki che definiremmo “old school”, fedele alla tradizione. Ci sono i classici Tiki come il Mai Tai, il Suffering Bastard o il Lychee-Nut Daiquiri. Ovviamente abbiamo inserito anche qualche sorpresa. Come lo Zombie Ghost (Zombie preparato con 4 rum e chiarificato) o il Mai Tai affinato tramite metodo di sonicazione. Il processo di sonicazione consente, in pratica, di accelerare artificialmente, grazie alle onde acustiche, il processo di invecchiamento. Tradotto il Mai Tai può essere fatto maturare in tempi ultrasonici dai 15 anni ai 30 minuti». In bottigliera tanto, tanto rum: per l’esattezza 489 etichette. Ma non manca una bella proposta agave-based. In casa ci sono una ventina di Tequila oltre a 12 mezcal. E che l’orchestra inizi a suonare!

Santo Trastevere: entro Natale la nuova release di gin Spirito Santo

Santo Trastevere Daniele Fadda
Daniele Fadda, proprietario di Santo Trastevere, con Spirito Santo, l'etichetta di gin del locale
Oltre 100 gin nella carta della gintoneria romana di Daniele Fadda. Tra questi due etichette signature realizzate dai bartender del locale e ribattezzate Spirito Santo

Puntare tutto sul gin. È questo che hanno fatto i ragazzi di Santo Trastevere, indirizzo romano collocato in una zona meno turistica del quartiere, che si è accreditato come gintoneria. La prima di Roma, dicono, anche se non dimentichiamo che i veri apripista erano stati quelli del The Gin Corner (che si spera torni sulla scena entro il prossimo anno). Intanto di sicuro i gin lover romani non sono stati all’asciutto, visto che Daniele Fadda, patron di Santo Trastevere, ha messo su una bella collezione di distillati di ginepro.

Mood da street bar, ottima cucina e tanto gin

Oltre cento le etichette in bottigliera, in bella vista all’entrata a dominare il bancone. Una ex carrozzeria con una vetrata che fa cambiare completamente l’atmosfera in base all’ora in cui ci si trova. Incastonato in una piazzetta giustamente defilata dalla movida trasteverina, Santo vanta una zona giardino (un unicum a Trastevere), mentre all’interno il mood è da street bar con neon alle pareti e grande attenzione alla parte visual. Impossibile non fare qualche foto per Instagram, mentre intanto si sceglie il proprio Gin Tonic (o altro drink, naturalmente, ma qui come si è detto i gin lover trovano cocktail per i loro palati).

Nota di merito anche per la cucina, che propone piatti non banali e ben coordinati con l’atmosfera. Inoltre c’è la possibilità di richiedere un percorso di pairing cibo-cocktail, nonché delle degustazioni di più Gin Tonic in formato mini. Last but not least, l’ampia varietà di etichette del distillato di ginepro ha attirato il favore di Schweppes che ha scelto Santo Trastevere come locale partner.

Due nuove etichette signature

Particolarmente interessante la grafica del menù dei gin, strutturato in maniera chiara e immediata: le etichette sono suddivise per nazione (Italia, Inghilterra, Spagna, Francia, Scozia, Germania, Olanda, Belgio, America e Giappone) e i gin sono classificati con dei simboli, che ne definiscono il profilo, distinguendo fra balsamico, fruttato, agrumato, floreale e secco.

Novità più recente, due etichette signature realizzate dai bartender del locale, provocatoriamente ribattezzate Spirito Santo. La seconda release è prevista in tempo per il prossimo Natale e già si preannuncia come ottimo regalo per le festività. Prodotto in Umbria da Italiana Liquori, un liquorificio con oltre 40 anni d’esperienza, il gin di Santo è un compound, base neutra su cui si è potuta scatenare la fantasia dei bartender, che hanno elaborato e bilanciato le ricette.

Tra omaggi alla romanità e sapori natalizi

Nella prima release, un omaggio alla romanità con rosmarino e mentuccia romana, botanical più balsamici e mediterranei che vanno a unirsi al ginepro, riequilibrati da una parte fruttata più esotica, data dal mango. La seconda versione, oltre all’immancabile ginepro, vede una spinta agrumata data da pompelmo e limone, con una parte speziata di coriandolo e cannella, a dare la componente “natalizia”. E se è vero che un’etichetta accattivante fa la metà del successo di una bottiglia, quelle di Santo Trastevere sicuramente vanno nella direzione giusta, con un nome divertente e una grafica spiritosa.

Antonio Ferrara dell’Aman Venice si aggiudica 110 e Lode. Assegnati 21 Order of Merit

110 e Lode Antonio Ferrara
La sesta edizione della competition ideata da Danilo Bellucci e riservata ai bartender di grandi hotel è andata in scena a Rapallo. Preceduta, il giorno prima, dalla consegna delle onoreficienze che celebrano il merito professionale nel mondo bar

Si è svolta all'Excelsior Palace Hotel Rapallo, sulla Costa di Portofino, la sesta edizione di 110 e Lode, il concorso riservato ai bartender degli hotel 5 stelle d'Italia. Organizzata da Danilo Bellucci, che ne l’ideatore, insieme a Francesco Cione, la gara è stata preceduta, il giorno prima, dalla cerimonia di premiazione di Order of Merit, onorificenza creata sempre da Bellucci per celebrare il merito professionale nel mondo bar. 21 in totale le personalità insignite dell’onoreficenza, tra le quali Peter Dorelli, che è stato head barman e bar manager dal 1984 al 2003 dell’American Bar al Savoy di Londra, Salvatore The Maestro Calabrese (Donovan Bar e Velvet di Londra), Lucio D'Orsi (Dry Martini Sorrento), Tiziana Borreani (The Balance Savona), la barlady Erica Rossi e Paola Mencarelli, ideatrice delle Florence, Venice e Cortina Cocktail Week.

Classe e stile il tema della sfida

Tornando al concorso, 39 i bartender in gara, provenienti dai più rinomati luxury hotel della Penisola, come Mandarin Oriental, Four Seasons, St Regis, Venice Simplon Orient Express e La Perla Corvara, a sfidarsi sul tema scelto per questa edizione: Classe e Stile.

A ogni concorrente è stato chiesto di ideare una ricetta originale di cocktail intorno a un ingrediente che il drink doveva esaltare al meglio. Una sfida avvincente che ha evidenziato una volta in più perché i nostri bartender siano così richiesti a livello internazionale: per la innata e calorosa ospitalità e l’impareggiabile eleganza.

A giudicarli una giuria composta da Giorgio Fadda, presidente dell'International Bartenders Association (Iba), Rama Redzepi del Grand Hotel Fasano e campione in carica di 110 e Lode (leggi Rama Redzepi laureato a Stresa con 110 e Lode), e Ilaria Legato, brand designer per ristoranti e bar.

Vince Ferrara con il suo Count Martini

Ad aggiudicarsi la gara è stato Antonio Ferrara dell’Aman Venice con il suo Count Martini, cocktail che ha come protagonista il gin Bull Dog e le sue botaniche asiatiche. Cocktail che Ferrara ha creato miscelando 60 ml di gin con 20 ml di vermouth Cinzano 1757 Extra Dry e 15 ml di una tintura homemade di menta e finocchio, dando così vita a un’originale versione insieme semplice e sofisticata del Martini Cocktail. Ferrara ha filtrato il suo drink in un'elegante coppetta Nick and Nora guarnita con una foglia d'oro commestibile, omaggio agli ornamenti dorati che decorano Palazzo Papadopoli, dove ha sede Aman Venice.

«È stata una bella sorpresa per me vincere 110 e Lode e credo che ciò che mi ha aiutato è che il mio Count Martini è un cocktail che mi rispecchia in pieno – ha commentato Ferrara -. Ho dedicato questo cocktail al conte Giberto Arrivabene, che abita all'interno dell'albergo ed è un habitué del bar. Questo legame personale con il drink mi ha sicuramente dato un vantaggio per vincere questa prestigiosa competizione».

L’organizzatore dell’evento Francesco Cione ha condiviso i suoi pensieri sul concorso: «110 e lode riporta alle origini quel senso di stile ed eleganza che questa professione ha quasi dimenticato nel tempo, e che ora soprattutto grazie ai ragazzi che hanno preso parte alla competizione vengono tornano al centro con un taglio fresco e contemporaneo, a conferma che il futuro dei bar d'hotel in Italia è in ottime mani».

Le bevande all’avena Oatly arrivano in Italia

Oatly Oat Drink Barista Edition
Oatly Oat Drink Barista Edition
Il brand svedese propone una serie di prodotti, tra cui una bevanda cremosa e adatta ad essere montata, pensata per i baristi.

I prodotti a base vegetale sono sempre più ricercati nel mondo e in Italia, trainati da chi segue una dieta vegetariana o vegana, o la nuova tendenza dei flexitariani, ovvero di chi, pur mangiando di tutto, predilige un’alimentazione plant based.

Dati Iri 2022 mostrano che il consumo di questi prodotti è in continua crescita e lo scorso anno ha registrato un +9,9%, trend confermato anche nei primi sei mesi del 2022 (+0,7%) e ha raggiunto circa 22 milioni di consumatori. All’interno di questo insieme di prodotti le bevande vegetali registrano un +9,6% , confermando il trend positivo già registrato lo scorso anno. In particolare, sempre secondo i dati Iri, le bevande all’avena sono quelle che stanno crescendo più rapidamente (+39,9%).

Il motivo del loro successo viene individuato principalmente nel gusto neutro, diverso dalla dolcezza del riso o dal gusto spiccato della mandorla. Il barista trova in esse un prodotto che ben si presta alla realizzazione di creme per sormontare cappuccini, realizzare latti macchiati; per questo sempre più spesso lo si trova al banco bar accanto o in alternativa al latte di soia.

Tutte queste caratteristiche si ritrovano nella gamma di prodotti Oatly, brand svedese di drink vegetali che ha fatto da poco il suo ingresso in Italia distribuito da Eurofood.

La gamma disponibile in Italia comprende

Oat Drink Barista Edition - cremoso e adatto a essere montato, è appositamente formulato per accompagnare il caffè, dunque è la scelta migliore per preparare un cappuccino d’avena da manuale;

Oat Drink, è versatile quanto il latte vaccino, e può essere utilizzato da bere fresco, oppure scaldato o ancora per cucinare gustose ricette. Ideale per l'uso quotidiano dal giusto apporto di proteine, carboidrati, fibre e grassi sani, arricchito con Vitamina D, Vitamina B12 e Calcio.

Oat Drink Organic è composto di soli acqua, avena biologica e un po' di sale marino per insaporire: unisce gusto e semplicità.

Oat Drink Chocolate è una bevanda di avena al cioccolato che fornisce il giusto apporto di proteine, carboidrati, fibre e grassi sani.

«Siamo molto contenti di poter offrire la nostra gamma di bevande d’avena anche in Italia - dichiara Jens Sintéus, sales manager export -. Il nostro obiettivo è quello di creare prodotti che abbiano il massimo valore nutrizionale e il minimo impatto ambientale. Ci auguriamo che in futuro il maggior numero possibile di persone possa abbracciare la filosofia plant-based e passare dai prodotti lattiero-caseari a quelli vegetali».

Oatly ha sede a Malmö, in Svezia e da oltre 25 anni sviluppa le proprie competenze relative all’avena; i suoi prodotti sono disponibili in più di 20 Paesi nel mondo.

Arabia ed Emirati Arabi trainano la crescita in Medio Oriente

Allegra Project Café Middle East 2023
La ricerca Project Café Middle East 2023 di Allegra mostra un mercato in crescita e un aumento di appassionati di caffè di qualità tra i consumatori

Il report East Asia del del World Coffee Portal’s di Allegra lo scorso anno ha registrato un rallentamento del mercato che è stato rapidamente superato, come emerge dalla nuova ricerca Project Café Middle East 2023 che fa il punto su 21 Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa: Algeria, Iran, Kuwait, Oman, Siria, Bahrain, Iraq, Libano, Stato Palestinese, Tunisia, Gibuti, Israele, Libia, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Giordania , Marocco, Arabia Saudita, Yemen.

Nella sua globalità il mercato è cresciuto del 10,5% negli ultimi 12 mesi per raggiungere 8.874 punti vendita; tra i Paesi considerati, 12 hanno visto aumentare il numero dei punti vendita - ai primi posti si posizionano Marocco (20,8%), Arabia Saudita (18,5), e Iraq (16,7) -, dove i primi 20 operatori del mondo rappresentano il 60% del mercato totale delle caffetterie a marchio.

Queste ultime sono in crescita in tutto il Medio Oriente e soprattutto nell’Arabia Saudita e negli Emirati Arabi, diventati centri chiave per la crescita e l’innovazione grazie a numerosi operatori premium che contribuiscono ad alzare il livello di qualità del prodotto e del servizio.

Soprattutto i giovani, più inclini ad utilizzare le nuove tecnologie, si rivolgono al take away con apposite app e al drive-thru, con il 30% degli operatori che identifica in ciò una tendenza chiave per il futuro.

«Il Medio Oriente è diventato un vero e proprio punto caldo di attività per l'industria globale delle caffetterie, in particolare in Arabia Saudita, dove un'economia forte sostenuta da alti prezzi petrolchimici e riforme sociali sta consentendo all'industria del caffè di crescere. Prevediamo questo trend continuerà nei prossimi tre-cinque anni, poiché i consumatori del Medio Oriente si basano su una cultura del consumo di caffè intrinsecamente forte per abbracciare un vivace mercato di marchi internazionali e di operatori nazionali emergenti», ha affermato il fondatore e Ceo di Allegra Group Jeffrey Young.

In effetti, i forti investimenti del governo, la liberalizzazione economica e le riforme sociali stanno generando enormi opportunità per le catene di caffè nazionali e internazionali in Arabia Saudita. Spinto da una delle economie sviluppate in più rapida crescita al mondo, il mercato delle caffetterie di marca è cresciuto del 18,5% negli ultimi 12 mesi per raggiungere 3.556 punti vendita, di gran lunga il più grande del Medio Oriente. Le catene internazionali di caffè, tra cui Starbucks, Dunkin', Costa Coffee e Tim Hortons, continuano a sfruttare la forte domanda di esperienze nei coffee shop.

Specialty alla ribalta. Gli operatori indipendenti e di medie dimensioni traggono impulso dal momento positivo per gli specialty coffee: in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi il 76% degli intervistati ha consumato un caffè indipendente negli ultimi 12 mesi e il 74% afferma che la propria esperienza di caffetteria è migliorata negli ultimi 12 mesi. Quasi un quarto dei leader di settore in Medio Oriente identifica nell’appassionato e nell’intenditore di caffè una tendenza chiave per i prossimi anni.

Per quanto riguarda le catene, World Coffee Portal prevede che il mercato raggiungerà 11.840 punti vendita nel 2027, rappresentando una crescita quinquennale del 5,9% CAGR .Il segmento incentrato sul caffè crescerà del 6,5% CAGR nei prossimi cinque anni per superare i 9.190 punti vendita, mentre quello incentrato sul cibo dovrebbe crescere al 4,2% CAGR per superare i 2.640 punti vendita.

Bartender of the Seas premia i professionisti della mixology sulle navi da crociera

1st Bartenders of the Sea Competition - Pre Event - 11
I tre finalisti della Bartender of the Seas 2022: da sinistra Torbjorn Liljhammar, Stephan Orange e Norilyn M. Candolita
Buon successo per la prima edizione della competizione targata Bacardi, nata su iniziativa di due brand ambassador italiani: hanno partecipato 200 professionisti che lavorano sulle navi da crociera di cinque compagnie

Il vincitore è lo svedese Torbjorn Liljhammar, che rappresentava la compagnia Tallink Silja, con il cocktail Crimosom Cooler: Gin Bombay Sapphire, succo di cocomero e cetriolo fresco, sciroppo al pepe nero, succo di limone e soluzione salina. Il suo cocktail ha convinto la giuria della prima edizione della Bartender of the Seas 2022, competizione promossa dal gruppo Bacardi e riservata ai professionisti che lavorano sulle navi da crociera.

Una gara tutta nuova, lanciata quest'anno su proposta di due bartender italiani, Giulio e Carlo Valdiserri, i "Bacardi Cruise Brothers", Europe Cruise Brand Ambassador per Bacardi proprio sulle navi da crociera. In precedenza i bartender "crocieristi" partecipavano alla Bacardy Legacy e venivano considerati sotto il cappello Cruise Competition, come fossero rappresentanti di una virtuale nazione, appunto le navi da crociera. Da quest'anno Bacardi ha deciso di investire sull'idea dei due nostri connazionali. «L’idea della competizione è stata presentata e sviluppata da noi», ci spiegano i due brand ambassador, originari di Prato. «Abbiamo pensato di ideare una competizione dedicata solo allo staff delle crociere in quanto a bordo ci sono difficoltà ed esigenze diverse rispetto a bar o club sulla terra ferma. Basti pensare alle difficoltà nel reperire un determinato ingrediente che non si trova a bordo o comunque sviluppare con creatività tutte le preparazioni home made per la propria ricetta.  Aggiungiamo anche i volumi considerevoli e gli alti standard di servizio e igiene richiesti dalle varie compagnie crocieristiche».

Duecento ricette e cinque compagnia coinvolte per la prima edizione

Così è partita la selezione di professionisti impegnati tra le onde dei mari europei. Cinque le compagnie partecipanti: Costa Crociere, MSC Crociere, AIDA Cruises, Tallink Silja Line e Viking Line. Tutte operative nel Mar Mediterraneo, Mar Baltico, Mar del Nord e Oceano Atlantico lato europeo. Duecento le ricette ricevute. «C'è stata una prima selezione basandosi sugli ingredienti e la composizione delle ricette, da questa selezione abbiamo scelto i migliori 10 di ogni compagnia», spiegano Giulio e Carlo. «Da qui una seconda selezione svoltasi nel bar degli uffici Bacardi a Barcellona, dove sono stati riprodotti i cocktail e scelti i migliori tre per ogni compagnia. Infine, la terza selezione, dove i 15 bartender hanno inviato un video ciascuno (di 6 minuti massimo) riproducendo e spiegando il proprio cocktail e la motivazione della scelta degli ingredienti. Da qui la scelta dei finalisti.

I profili dei tre finalisti della Bartender of the Seas 2022

Torbjorn Liljhammar, poi risultato vincitore, lavora nella bar industry da più di 20 anni ed è un appassionato di storia dei cocktail e del bar. Ha iniziato la sua carriera come pasticcere, poi ha trovato la sua strada nel mondo dei cocktail. Ha lavorato in diversi locali in Svezia e nel mondo, poi come bartender a bordo delle crociere Tallink Silja. è stato finalista alla Bacardi Legacy Globale nel 2021, primo classificato nella sezione Cruise nel 2020 e vincitore della Bartender talent Academy di Remy Martin nel 2018.

Norilyn M. Candolita, altra finalista, originaria di Boracay (Filippine), ha iniziato in prestigiosi luxury resort dell’isola, fra questi Fridays Boracay Resort e Shangri-la Boracay Resort & Spa. Lì è nato il suo interesse per la mixolgy e il servizio di lusso, pur rimanendo vicina allá famiglia che aveva bisogno di lei. Purtroppo, però, nelle Filippine le stagioni delle piogge non danno molte occasioni di lavoro ai local e Norilyn ha pensato ad una carriera a bordo di una crociera. A bordo delle AIDA ha cominciato come aiuto bartender, ma in pochi mesi è stata promossa bartender.

Stephan Orange, 33enne di Mauritius, ha iniziato il suo viaggio nella ristorazione nel 2006 come cameriere in un cocktail bar. Nel 2009 ha avuto l’opportunità di seguire l’apertura di un hotel e dopo 2 anni è stato promosso bartender. La sua carriera ha ricevuto una grande spinta quando un  amico, proprietario di un locale, gli ha proposto di diventare il suo head bartender. Nel 2020 ha deciso di lasciare l’isola e scoprire il mondo delle crociere con MSC.

La giuria della finale 2022

Per la finale della Bartender of the Seas 2022 si sono seduti al banco della giuria Alberto Terenghi, bar manager per Soho House Group in Spagna; Marcello D’Andrea, vincitore della Bacardi Legacy Spagna/Portogallo 2018, co-propietario e co-fondatore del cocktail bar Jekyll & Hide di Barcellona; Elena Del Magno, responsabile dei Brand ambassador Bacardi per Spagna e Portogallo. A fare gli onori di casa, al bancone del bar dentro la sede catalana di Bacardi, è stato Nicklas Halback, Area Manager Cruise Europe di Bacardi. Dopo il sorteggio per decidere l'ordine di uscita, via alla gara: ogni bartender aveva 2 minuti di tempo per preparare la sua stazione con shaker, bicchieri, garnish, sciroppi e il prodotto Bacardi usato. Una volta pronto, via ai 6 minuti di tempo per preparare e presentare il cocktail,. Poi spazio all'assaggio e alla valutazione da parte dei giudici.

«Per il prossimo anno puntiamo ad allargare il campo»

«I feedback da parte dei bartender, dei giudici e delle persone invitate sono stati molto positivi», spiegano i fratelli Valdiserri. «Questa prima edizione è stata organizzata interamente da noi Bacardi Cruise Brothers, per il prossimo anno cercheremo di ottenere ancora più visibilità. Al momento c'è tanta voglia di riproporla e magari allargare il campo a livello globale».

Arriba Mexico! per Andrea Benvegna, vincitore tricolore della Patrón Perfectionist

Patron
Andrea Benvegna, vincitore della finale italiana di Patrón Perfectionists
Andrea Benvegna, head bartender e proprietario del Surf di Imperia, è il candidato italiano che volerà a marzo 2023 in Messico per la finale mondiale di Patrón Perfectionists

È ligure, si è presentato con un cocktail a base olio extravergine di oliva, e ha conquistato i giudici della Patrón Perfectionists. Andrea Benvegna, head bartender e proprietario del Surf di Imperia, è il candidato italiano che volerà a marzo 2023 in Messico per rappresentare i colori dell’Italia alle finali mondiali che si terranno all’interno dell’hacienda Patrón a Jalisco.

Benvegna è stato scelto fra otto finalisti, nella gara che si è svolta il 21 novembre a Roma, negli spazi della Soho House di San Lorenzo.

A giudicare i drink, quattro vecchie conoscenze della famiglia Patrón: Cristian Bugiada, anima e co-founder de La Punta Expendio de Agave di Roma, tempio della cultura del Tequila, Giacomo Acerbis, bar manager del Donkey Speak of Kong a Bologna e il bartender Luca Fanari, vincitore della scorsa finale italiana, insieme all’esperta giornalista food&beverage Margo Schachter.

Una sfida in due manche

Una sfida a colpi di Tequila, quindi, che si è svolta in due diverse manche.

La prima sfida, dal titolo Hometown Hero, consisteva nel preparare al cospetto dei giudici il cocktail che aveva partecipato alle selezioni, a base tequila Patrón Silver.
La seconda manche, denominata My Masterpiece, era stata annunciata dopo la convocazione alla finale romana della Patrón Perfectionists: i finalisti sono stati chiamati a presentare un altro drink in cui fosse stato utilizzato lo stesso ingrediente in tre preparazioni diverse.
Il vincitore ha proposto un cocktail con il pomodoro cuore di bue protagonista. «Il regolamento - spiega Benvegna - prevedeva tre preparazioni, ma io l’ho lavorato in cinque forme differenti per tirare fuori tutti i sapori di questo eccezionale prodotto della mia terra. È un drink molto ispirato alla cucina, con il Tequila come protagonista, in cui ho lavorato il pomodoro con sale, aceto, zucchero e acqua di pomodoro in chiusura».
«Quasi tutti i concorrenti ci sono piaciuti soprattutto in questa seconda challenge, probabilmente perché avevano già rotto il ghiaccio con il primo drink, e sono venuti fuori cocktail davvero interessanti», riferisce Christian Bugiada, giudice “anziano” della Patrón Perfectionists.

Il primo cocktail di Benvegna, dal titolo Evo, era dedicato a un altro prodotto top della Liguria: «Il titolo - ha raccontato il vincitore - non è solo l’acronimo di extravergine di oliva, ma anche l’inizio della parola evoluzione. È un inno all’olivo servito in un bicchiere fatto di legno di olivo, con un’oliva taggiasca nel drink e una garnish con drop di olio ligure».

Livello alto della competizione, con molti talenti in gara

I giudici si sono detti soddisfatti soprattutto del lavoro di pre-selezione, che ha portato alla finale di Roma otto veri talenti, con un livello davvero alto. «È stato uno scontro all’ultimo cocktail, comunque noi giudici eravamo molto allineati e siamo felici che sia Andrea a portare i colori italiani in Messico», ha aggiunto Bugiada. Da dire che Benvegna è un cervello felicemente ritornato in Italia: dal 2011 al 2016 ha militato dietro al bancone del Connaught Bar a Londra, poi ha partecipato all’apertura di diversi locali fra New York e di nuovo nella capitale britannica. Poi un viaggio “sabbatico” con il amico Ivan Biancardi, chef che aveva già diverse esperienze stellate, e la promessa di tornare a casa propria per aprire un locale insieme, in cui cucina e mixology lavorano di pari passo. «Il Covid nel nostro caso più che un imprevisto è stata un’opportunità, perché ci ha dato il tempo che ci serviva per fermarci e studiare bene il nostro format. Solo quando siamo stati davvero pronti abbiamo dato vita al nostro Surf a Imperia, che ci sta dando molte soddisfazioni», ha concluso Benvegna.

Dattero, noce e cannella nel gusto invernale de La Pasqualina

Gelato Pasqualina dattero
La gelateria bergamasca di Riccardo Schiavi lancia un nuovo gusto simbolo della collaborazione con la città di Gerico, in Palestina
Chi l'ha detto che in "bassa" stagione non si possono lanciare nuovi gusti di gelato? Ha fatto proprio questa scelta La Pasqualina, ideando Jericho Vale, il nuovo gelato realizzato con pasta di dattero, noce e cannella. Una dedica e un ringraziamento alla delegazione di Gerico, che, in visita a Bergamo nelle scorse settimane, ha omaggiato la città con della pasta di dattero.

«Un tuffo in terre lontane»

Il Comune di Bergamo è, infatti, capofila di un importante progetto di cooperazione internazionale - il cui nome è proprio “Jericho Vale!” - dedicato alla valorizzazione della filiera del dattero, volto a sostenere l’economia palestinese. «La nostra passione per la valorizzazione di tutti i territori ci ha portato fino in Palestina. Abbiamo ricevuto in dono della pasta di dattero, frutto ancora poco utilizzato nel nostro laboratorio. Ne abbiamo scoperto il sapore dagli echi mediterranei e, abbinandolo a cannella e noce, ne abbiamo fatto un nuovo gusto di gelato. Un tuffo in terre lontane in omaggio all'unione di popoli e culture», ha spiegato in una nota Riccardo Schiavi, quarta generazione alla guida della pasticceria-gelateria di Bergamo.

Una scuola di gelateria in Palestina

Una sinergia, quella tra Bergamo e Gerico, che si concretizzerà anche in un progetto unico di alta formazione: nella città palestinese, infatti, farà tappa una speciale scuola di gelateria con gli esperti La Pasqualina, che si impegneranno a fornire la migliore formazione e a divulgare la cultura del gelato artigianale, secondo i principi e i segreti della storica gelateria bergamasca. «Il nostro gelato nasce da una ricerca scrupolosa per trovare il giusto equilibrio tra le dosi di tutti gli ingredienti e avere avuto in dono la pasta di dattero è stata un’ottima occasione per scoprire sapori nuovi e inediti, che sanno di Medioriente», racconta Riccardo. «Da sempre affondiamo le nostre radici nella cultura gastronomica e contadina da cui siamo ispirati ogni giorno. È a questo che abbiamo pensato quando abbiamo deciso di creare un frutteto tutto nostro. L’Orto di Lalli è il luogo dove viene coltivata la frutta per il gelato Pasqualina, garanzia di una tracciabilità genuina, dalla terra alla tavola».

Arriva il Gin Fabbri. Debutto al Convegno Aibes

Gin Fabbri
Al convegno dell'associazione, a Sorrento dal 28 al 30 novembre, il lancio del compound distilled gin dell'azienda bolognese, realizzato con Mattia Pastori rivisitando una storica ricetta del fondatore e impreziosendola con puro distillato di Amarena Fabbri

Un’antica ricetta della casa attualizzata sotto la guida di una stella della miscelazione italiana. È da questa formula che prende vita Gin Fabbri, il gin targato Fabbri 1905 pronto al lancio ufficiale in occasione del Convegno Nazionale Aibes (Associazione italiana barman e sostenitori) a Sorrento, dal 28 al 30 novembre.

Frutto della collaborazione con Mattia Pastori, il nuovo prodotto nasce dalla rivisitazione di una ricetta messa appunto negli anni Trenta da Gennaro Fabbri, il fondatore dell’azienda bolognese, quando questa si chiamava ancora Premiata Distilleria G. Fabbri. Ricetta impreziosita da un ingrediente di eccezione, un purissimo distillato della mitica Amarena Fabbri che con la sua nota morbida e fruttata va ad esaltare le note erbacee e speziate delle botaniche tipiche del gin. A custodirlo un’elegante bottiglia realizzata da Vetreria Etrusca dal raffinato design déco che ricorda, nelle “spalle”, i portici di Bologna, Patrimonio Unesco, fedele riedizione di quella degli anni Venti oggi conservata nel Museo aziendale.

Carattere raffinato

Più nel dettaglio Gin Fabbri è un compound distilled gin, realizzato con sei botaniche, accuratamente selezionate e 100% naturali, distillate singolarmente: bacche di ginepro, scorze di arancia amara, radici di angelica, semi di coriandolo, cardamomo, radice di liquirizia. I distillati vengono poi assemblati e il blend lasciato riposare per un certo periodo. Infine, viene miscelato il distillato di Amarena Fabbri estratto in purezza.

Bianco, completamente trasparente, Gin Fabbri è un prodotto dal carattere sofisticato e raffinato, che conquista il palato con la sua nota iniziale di coriandolo, seguita dalle note fresche degli agrumi e dalla balsamicità del ginepro, arricchite ed esaltate dal tocco finale dell’Amarena, che dona persistenza al distillato. Al naso è equilibrato, grazie alla perfetta fusione dei sentori di ginepro, coriandolo, agrumi e le radici come l'angelica, con il profumo inconfondibile di Amarena Fabbri.

Caratteristiche che ne fanno un gin ideale sia per la creazione di originali ricette, come hanno già appurato i giovani bartender emergenti che l’hanno testato in anteprima nei loro cocktail che presenteranno durante il prestigioso Premio Angelo Zola nell’ambito del Convegno Nazionale, sia per la rivisitazione di grandi classici della miscelazione, come i twist firmati da Pastori (le ricette in calce all’articolo) e impreziositi da un altro storico prodotto dell’azienda di Bologna, nato negli stessi anni del primo gin e da poco rientrato in catalogo: le Ciliege Speciali, naturalmente rosse e succose e totalmente prive di additivi o colorante il cui colore vivido è ottenuto unicamente dai succhi estratti da frutta e verdura esclusivamente di provenienza italiana.

Gli appuntamenti Fabbri al Convegno

Sempre durante l’appuntamento Aibes, saranno diversi i momenti firmati Fabbri che avranno anche il nuovo gin come protagonista. A cominciare dal giorno di apertura con la masterclass di Pastori (ore 17.30) dove sarà presentato il nuovo prodotto, seguita da un aperitivo con cocktail preparati con Gin Fabbri.

Il 29 saranno invece le barlady Lynh Nguyen e Federica Geirola, rispettivamente Lady Amarena International (leggi Trionfo di Linh Nguyen a Lady Amarena 2022) e Lady Amarena Italia (leggi Federica Geirola è la Lady Amarena Italia 2021) a miscelare il distillato nel grande party after dinner tutto al femminile, accompagnate dalle note della DJ Jean Drop.

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Le ricette di Mattia Pastori

Fabbri Martini

FABBRI-MARTINI-CMYK
Ingredienti:
6 cl Gin Fabbri, 1 cl Vermouth Dry
Preparazione:
stir
Decorazione:
Ciliegia Fabbri Speciale
Bicchiere:
coppetta

Bologna Negroni

BOLOGNA-NEGRONI_01__280-CMYK-POST-BOTT-FUOCO
Ingredienti:
3 cl Gin Fabbri, 3 cl Marendry Bitter, 2 cl Vermouth Dry
Preparazione:
stir
Decorazione:
Amarena Fabbri e scorza d’arancia
Bicchiere:
tumbler basso

Gin Fabbri Tonic

GINTONIC_01__232-POST-BOTT-FUOCO
Ingredienti:
6 cl Gin Fabbri, 10 cl acqua tonica,
Preparazione:
build
Decorazione:
Amarena Fabbri e scorza di pompelmo rosa
Bicchiere:
tumbler alto

Fabbri 1905
Ingredenti:
4 cl Gin Fabbri, 2 cl succo di limone, 2 cl sciroppo di Amarena Fabbri, 7 cl
champagne o spumante brut
Preparazione:
shake
Decorazione:
scorza di limone
Bicchiere:
calice

Al Milano Whisky Festival 4.000 etichette, novità e masterclass per professionisti

Torna l'appuntamento del Milano Whisky Festival, giunto alla 17esima edizione. Da 3 al 5 dicembre presso il Palazzo delle Stelline. Ricco il palinsesto di seminari e degustazioni con contenuti dedicati anche al mondo dei professionisti

Nato dalla passione di due amici, Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone, il Milano Whisky Festival è ormai diventato un appuntamento fisso per appassionati, cultori e gestori di locali a caccia delle ultime release o di imbottigliamenti rari provenienti non solo dalla Scozia, dall'Irlanda o da oltreoceano, ma letteralmente da tutto il pianeta. Siamo così giunti alla 17esima edizione di una manifestazione ormai consolidata che si terrà da sabato 3 dicembre fino a lunedì 5 per la prima volta nelle sale de Il Palazzo delle Stelline, in corso Magenta, nel cuore del capoluogo lombardo. In uno spazio di oltre 3.000 mq, visitatori e professionisti, avranno modo di degustare, acquistare e curiosare tra un centinaio di stand (in rappresentanza di una sessantina di espositori) e fare la conoscenza con circa 4.000 etichette di malti e spirits. Il meccanismo d'entrata è quello ormai collaudato che prevede, oltre alla modalità di acquisto sul posto del biglietto, la procedura on line (accedendo a whiskyfestival.it è possibile acquistare il biglietto che comprende anche il kit degustazione composto da bicchiere, porta bicchiere e la Scotch Whisky Guide 2023). I biglietti sono di due tipologie: giornaliero (10 euro) o per i tre giorni (15 euro).

Ampio spazio alla nuove distillerie

«La location di quest'anno è non solo molto elegante ma decisamente congeniale anche a livello logistico - racconta Giuseppe Gervasio Dolci a Bargiornale - e, come sempre, vi sono tante novità e spunti di interesse per cultori e professionisti. A partire dalla rassegna degli espositori che, oltre ai brand storici, vedrà la partecipazione di diverse nuove distillerie che si affacciano per la prima volta sul mercato italiano. Inoltre, nel corso della tre giorni, abbiamo, come consuetudine, organizzato una trentina di masterclass con partner di primo livello e guardiamo sempre con attenzione al mondo business con contenuti dedicati previsti nella giornata del lunedì. L'obiettivo è arrivare a circa 5.000 presenze, ai livelli pre Covid. E puntiamo non solo attrarre sempre più professionisti, che oggi rappresentano il 25% del totale presenze, ma anche "ringiovanire" il nostro pubblico, calamitando nuove generazioni di consumatori affascinati dal mondo del whisky, distillato che ormai si sta affermando come un prodotto dall'anima decisamente cosmopolita».

Specialità, release e rarità in assaggio

Masterclass e seminari, a pagamento o gratuiti, sono stati calendarizzati sia nei giorni dell'evento, sia in quelli appena antecedenti il festival presso il Mulligans Irish Pub, riconosciuto tempio milanese specializzato in malti e birre artigianali (sul sito del festival si può consultare l'elenco completo e aggiornato degli appuntamenti). Proprio al Mulligans si terrà il prossimo 28 novembre, la masterclass di apertura dedicata ad Ardbeg con la degustazione di whisky rari ed esclusivi tra cui un single cask in sherry Manzanilla (solo 671 bottiglie) e il nuovissimo HyperNova, il whisky più torbato mai realizzato dalla distilleria. Relatori dell'incontro, Andrea Giannone e Emanuele Gozzini di Moët Hennessy. Da segnalare il 30 novembre un'altra anteprima esclusiva con una degustazione dedicata alle distillerie del gruppo Ian Macleod, importato da Rossi&Rossi. Macleod già proprietario delle distillerie Glengoyne e Tamdhu, nel 2017 ha acquistato il marchio Rosebank, famosa distilleria delle Lowlands chiusa nel 1993, con l’intento di ricostruirla in toto ed iniziare a operare nuovamente. E nel corso della masterclass tenuta da Gordon Dundas, brand ambassador, sarà possibile degustare un raro Rosebank 31 Years Old Seconda Release proveniente dai barili dell'antica distilleria. Nel corso del festival, si segnalano altri appuntamenti interessanti: il 3 dicembre, la masterclass Diageo con una carrellata di special release del 2022 presentate dal brand ambassador Andrea Gasparri e uno Scotland Tour con i single malt distribuiti da Rinaldi 1957 coordinato dall'ambassador Walter Gosso. In evidenza anche l'esperienza proposta da Jonny McMillan e Francesco Cione che guidano una degustazione ai malti di due aziende a conduzione familiare: Berry Bros & Rudd e la distilleria Daftmill rappresentate in Italia da Pallini. Il 4 dicembre Francesco Spenuso, advocacy manager Brown Forman Italia, svela e fa degustare due novità Jack Daniel's, Marco Gheza, Laphroig Ambassador, annuncia in anteprima alcune rarità della distilleria di Islay distribuite da Stock Spirits, Ashley MacGregor propone all'assaggio release tipiche della distilleria Bruichladdich distribuite da Molinari e Duncan Taylor, imbottigliatore indipendente, presenta i suoi distillati premium importati da Compagnia dei Caraibi.

Masterclass per professionisti

Per quanto riguarda invece la giornata di lunedì 5 dicembre al Palazzo delle Stelline, spiccano due seminari gratuiti di potenziale interesse soprattutto per i professionisti: "Trendy Whisky Cocktails in the Modern Era" in collaborazione con Diageo a cura di Vincenzo Pagliara, co-fondatore del Laboratorio Folkloristico di Pomigliano d'Arco (Na) e World Class Italian Bartender of The Year 2022 e "Whisky e Miscelazione" in collaborazione con Beija Flor, Kilchoman e Tomatin a cura di Daniele Cancellara, head bartender del Rasputin di Firenze e creatore del format Whisky For Breakfast.

 

 

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Caffè dell’Arte Specialty Coffee, un’ottima annata con Frankenstein

Andrea Pettinari con i suoi specialty
Andrea Pettinari racconta la metamorfosi che l’arrivo di una piccola tostatrice ha portato nel locale, dando nuova visibilità alla sua offerta

Non c’è nulla di più bello che raccogliere i frutti di quanto si è seminato, magari in tempi difficili, sorprendendosi per l’abbondanza e il positivo riscontro di un impegno costante e ostinato. La telefonata ricevuta da Andrea Pettinari, titolare del Caffè dell’Arte Specialty Coffee di Cagliari si è subito mostrata densa di entusiasmo e di eventi da raccontare e trasmettere a tutti: «penso sia utile condividere con altri del mondo specialty di piccola entità la nostra esperienza positiva».

Farsi accettare era difficile con caffè così particolari, poi sono arrivate le difficoltà legate al covid e in questo frangente al Caffè dell’Arte Andrea e la moglie Federica Sedda decidono di investire in una tostatrice, aprendo una piccola torrefazione. “Abbiamo trovato un usato; ci avevano detto che non avrebbe funzionato ben, ma con Stefano, un tecnico di macchine espresso, ci siamo impegnati per portarla a nuova vita - racconta Pettinari -. L’abbiamo chiamata Frankenstein, riparata aggiungendo le sonde per collegarla ad Artisan.

Il locale è su due livelli: al piano sopra abbiamo allestito la microroastery che è a vista; le due attività non possono lavorare contemporaneamente, quindi si tosta in orari di chiusura. È stato un primo tassello che ha aiutato la clientela sia locale sia internazionale ad avvicinasi a noi: abbiamo rafforzato il concetto di artigianalità anche con il caffè. Siamo gli artigiani che lo trasformano, come fa il fornaio con il pane e ciò ha innestato una reazione positiva, che ha portato a interessarsi al caffè di qualità: il nostro bacino di utenza è cresciuto moltissimo. Con i clienti, si sono avvicinati a noi anche altri imprenditori, tra i quali numerosi ristoratori, molti dei quali hanno apparecchiature proprie: per loro abbiamo avviato la produzione di caffè in capsule».

Un’ottima annata. La scorsa estate ha visto arrivare numerosissimi turisti da tutto il mondo e, riprende Pettinari, «qui è successa una cosa incredibile: da metà marzo a fine ottobre abbiamo visto turisti di ogni parte del globo, anche dalle Hawaii, tantissimi australiani, statunitensi e molto altro. Ci eravamo preparati co una buona offerta di colazione salata, affiancata a quella classica italiana e di brunch. Chi ha ricercato su internet il nostro locale in quanto propone specialty, chi è stato spinto a visitarci da amici… si è sparsa la voce e abbiamo registrato una crescita del 135%, difficile da sostenere.

Il cliente straniero ha un modo diverso di vivere la caffetteria: non rimane al banco e non ha fretta (complice anche il periodo di ferie): si mette tranquillamente in fila. Si formavano code molto lunghe: è stata un’esperienza nuova e molto bello, perché sentivamo che ci davano fiducia; e con gli stranieri anche i clienti abituali. Abbiamo preparato tantissimi flat white, mentre sul fronte delle bevande vegetali la più richiesta è risultata quella d’avena. Mentre succedeva tutto questo, chi abita nella zona si domandava cosa mai succedesse: il locale è sempre pieno di persone che consumano “cose” mai viste: cappuccini grandi, con il ghiaccio… perché tutti lo vogliono? La curiosità ha portato a scoprire nuove preparazioni che ora vendiamo anche ai local».

Sostenere questi ritmi 7 giorni su 7 non è stato semplice anche da un punto di vista fisico (Andrea ha perso 12 chili), ma ora che i ritmi sono tornati più calmi, la soddisfazione è tanta: chi si impegna ce la può fare.

Frattanto ha preso il via l’e-commerce, sostenuto soprattutto dalla clientela straniera, che si è mostrata molto interessata alla moka - che chiamano “la Bialetti” -: spesso acquistano come souvenir insieme al caffè.

«A conti fatti - conclude Pettinari - mi convinco che il nostro lavoro richieda una particolare vocazione. Facciamo un mestiere bello, stiamo tutto il giorno a contatto con le persone; fare quattro chiacchiere con loro è piacevole e arricchisce. È un lavoro veramente molto appagante e finalmente lo stiamo capendo anche in Italia».

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