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La nuova drink list di Dry Milano: pizza, cocktail e spreco zero

Dry Milano
Creata dal bartender Edris Al Malat insieme allo chef Lorenzo Sirabella, punta tutto sullo spreco zero la nuova carta di miscele del locale milanese, pioniere del connubio cocktail-pizza, grazie alla sinergia tra bancone e cucina

Aperto nel 2013, Dry Milano è uno dei simboli della città che intuisce e accelera, detta tempi ma resiste alle mode, e ha ragione: il connubio pizza-cocktail, praticamente inesistente prima che il neon di questa insegna in via Solferino s’accendesse dieci anni fa, è oggi cosa piuttosto comune da trovare in giro. Non a questi livelli, però: Dry Milano, che ha nelle mani dello chef Lorenzo Sirabella (Forbes 30 Under 30) il motore di un impasto ineguagliato per consistenza e fantasia, continua a essere l’indirizzo leader del concetto. E con una nuova drink list, abbinata a un costante rinfrescarsi delle proposte dal forno, guarda anche alle tematiche attuali, per affrontarle con creatività.

Miscele a zero sprechi

Sirabella e il bartender Edris Al Malat (finalista alla Campari Bartender Competition 2022) hanno infatti stilato una carta di miscele che punta sullo spreco zero, creando un canale di recupero tra bancone e cucina. Rimangono in menu i grandi classici, peraltro anche graffiati sulla parete cruda appena all’ingresso, come da tradizione; a questi vanno ad aggiungersi sette signature drinks, affiancati da tre creazioni analcoliche. Ciascuna di queste ricette gode di almeno un ingrediente di recupero, che concorre così alla realizzazione di twist on classic dai toni sostenibili: nel Pumpkin Mule, per esempio, la parte fibrosa, la buccia e i semi della zucca utilizzata per le farciture delle pizze (o dei mitici cubotti) vanno in infusione per 48 ore nella vodka che fa da base al cocktail.

Parallelamente ai drink, le pizze di Dry Milano si alternano regolarmente, come spiega lo stesso Sirabella: «Entrambi i menu cambiano in base alla stagionalità dei prodotti (ogni tre o quattro mesi) e collaboriamo alla realizzazione delle due carte combinando il riutilizzo delle materie prime in consistenze e cotture differenti». Per il Pisquito, il pomodoro regolarmente usato in cucina viene implementato in due modi: la sua acqua viene acidificata, per essere utilizzata come parte citrica al drink; la sua polvere, proveniente dagli scarti delle bucce, fa da crusta. Viceversa, il pepe utilizzato nell’infusione del Pisco viene fatto essiccare e riutilizzato nella pizza Provola&Pepe.

Simbiosi tra forno e bancone

Non certo il primo locale a lavorare verso l’abbattimento degli sprechi; ma ovviamente essere una pizzeria, e non un ristorante tradizionale, comporta delle attenzioni diverse. «Credo sia un lavoro abbastanza simile a quello di indirizzi che servono altre tipologie di proposta», racconta Sirabella. «Noi però ci concentriamo molto anche sul recupero degli impasti, oltre che all’utilizzo del 100% della materia prima. Gli impasti che di sera non vengono cotti, si trasformano in tre prodotti: una parte viene infornata ogni giorno per ottenere il nostro pane fresco; con una seconda realizziamo un prodotto cotto a vapore e glassato con cioccolato e caffè per uno dei nostri dolci; e con un'altra ancora realizziamo le nostre chips per l’aperitivo». Uno dei drink aperitivi più conosciuti al mondo, il Boulevardier, viene rivisitato e diventa Beet-evardier: il bourbon viene infuso con della barbabietola, e una volta estratta la parte liquida necessaria al cocktail, questa viene trasformata in una marmellata che accompagnerà il bicchiere.

Question Mark è invece realizzato con uno sciroppo ricavato dalle prime foglie del cavolo viola, solitamente scartate in cucina, e dalla sua acqua di cottura. Oltre all’evidente giovamento ecologico, una ricetta circolare comporta un risparmio anche in termini economici? «Un piccolo risparmio c’è, se pensiamo a quanti elementi di un ingrediente possono essere utilizzati. Ma alla fine il nostro obiettivo è proprio quello di riqualificare un prodotto sano, magari scartato da altri ma che per noi è una risorsa e ci permette di diminuire drasticamente lo spreco alimentare. Non abbiamo quantificato in chilogrammi i rifiuti evitati, ma posso affermare che l’unico umido che creiamo deriva da quanto (raramente!) gli ospiti lasciano nel piatto. E in ogni caso li invitiamo sempre a portare via gli avanzi».

Le ricette del Dry Milano

Beet-evardier
Ingredienti:
20ml Wild Turkey Bourbon infuse alla barbabietola, 30ml Vermouth Dolce
30ml Bitter Bianco, 10ml liquore alla nocciola
Preparazione:
Stir
Guarnizione:
chips di mais e marmellata di barbabietola
Pumpkin Mule
Ingredienti:
45 ml Vodka alla zucca, 15 ml succo di lime, top di Ginger Beer, velluto di pompelmo rosa
Preparazione:
build

Pastry Bit Competition, semifinale sulla neve

I 27 contendenti ancora in gara si sfideranno sulle nevi di Pontedilegno-Tonale per conquistare il titolo di Pastry Ambassador 2024 Molino Dallagiovanna

Pastry Bit Competition si prepara per le battute finali. La gara rivolta ai professionisti della pasticceria, promossa da Molino Dallagiovanna e dal maestro Leonardo Di Carlo, si sposta sulle nevi di Pontedilegno-Tonale. Qui si sfideranno i 27 semifinalisti selezionati in tutta Italia, chiamati a contendersi il titolo di Pastry Ambassador 2024 Molino Dallagiovanna. Le gare avranno luogo dal 1° al 3 marzo 2023.

In palio un posto da Pastry Ambassador

Il Grand Hotel Paradiso di Pontedilegno - Tonale (BS) ospiterà i 27 professionisti scelti tra i 135 candidati selezionati durante le 9 gare regionali effettuate tra maggio e novembre 2022, in tutta Italia. Il vincitore tra i semifinalisti selezionati riceverà il titolo di “Dallagiovanna Pastry Ambassador 2024”. Sarà, quindi, il volto ufficiale del Molino per il settore pasticceria in Italia e nel mondo. Ingredienti necessari per conquistare il primato sono: creatività, tecnica e capacità comunicativa.

Chi sono i semifinalisti

La semifinale sarà articolata in tre giornate per permettere ai pasticceri selezionati al Nord, al Centro e al Sud di esprimere appieno le proprie capacità. Il 1° marzo si affronteranno i professionisti settentrionali: Luca Borgioli della pasticceria “Zanzibar” di Firenze; Luca Rubicondo della Rubicondo Pasticceri di Solarolo (RA); Dario Guglielmoni della pasticceria “Nova Atelier Dolce e Salato” di Vicenza; Matias Nicolas Kelm della pasticceria “Le Fronde - Ke Wines” di Refrontolo (TV); Marco Salvotelli della pasticceria “Salvotelli” di Trento; Gianluca Bolzani della pasticceria “Bolzani” di Vicenza; Andrea Marzo della pasticceria “Gusto Lab Specialità siciliane” di Rivoli (TO); Simone Gori pasticcere di Valerio Ricevimenti di Quarrata (PT); Daniele Fiora della pasticceria “Peck” di Milano. Il 2 marzo sarà la volta dei semifinalisti del Centro Italia: Marco Selis dell’Argentario Golf & Wellness Resort di Porto Ercole (GR); Giovanni Marco Carandino del Four Seasons Hotel di Firenze; Gabriele Giambastiani pasticcere presso il “T Hotel” di Cagliari; Valentina Meriziola della pasticceria Mulini a Vento di Terni; Carlo Spinola pasticcere presso “Hotel Stella Maris” di Villasimius (CA); Nicola Valentino Rosato della pasticceria “Peter Pane” di Modena; Dalila Capretta del ristorante “Arca” di Alba Adriatica (TE); Veronica Di Curzio della pasticceria “La Patisserie” di Roma; Alessandro Fiorucci della pasticceria “Pane e Salame F.lli Lattanzi” di Roma. Il 3 marzo sarà il momento dei maestri meridionali: Simone Caserta pasticcere del “Mine & Yours” di Lecce; Domenico Giove della pasticceria “La Patisserie Giove” di Ginosa (TA); Serena Nardelli della pasticceria “Bis – Bar Pasticceria” di Martina Franca (TA); Maurizio Messina della pasticceria “A Messina - Food and Beverage” di Messina; Salvatore Catapano pasticcere presso il “San Montano Resort & Spa” di Lacco Ameno – Isola d’Ischia (NA); Alessandro Saccomando della pasticceria “Casa Mastroianni – Il Cantagalli” di Lamezia Terme (CZ); Pasquale Bevilacqua della pasticceria “Mamma Grazia” di Nocera Superiore (SA); Giuseppe Scavetto della pasticceria “Bar Sicilia” di Cammarata (AG); Giovanna Casciani della pasticceria “Casciani Patisserie” di Vairano Patenora (CE).

Verso la finale

Dopo la disputa della semifinale, saranno 9 i professionisti che accederanno alla fase finale della competizione. Questo evento si articolerà in due momenti. Il primo si terrà il 5 giugno in Cast Alimenti, la Scuola di Cucina di cui Molino Dallagiovanna è partner da molti anni. Qui i finalisti dovranno realizzare un dolce lievitato da colazione fritto e non sfogliato. Il secondo appuntamento è fissato per il 9 settembre presso la sede del Molino a Gragnano Trebbiense (PC). Qui i pasticceri si sfideranno a colpi di panettone.

La giuria di Pastry Bit Competition

La giuria, capitanata da Leonardo Di Carlo, testimonial della Pastry Bit Competiton, sarà composta da Maestri Pasticceri, blogger e giornalisti del settore. I candidati verranno valutati sulla base dei seguenti criteri: ricetta dell’impasto, presentazione del piatto finale, assaggio e professionalità del candidato. Alla giuria tecnica, in occasione delle semifinali, si affiancherà una giuria popolare. Presentatori d’eccezione delle 3 semifinali e della finale saranno i due chef e noti conduttori televisivi Andrea Mainardi e Daniele Persegani. Inoltre, nei 3 giorni delle semifinali dalle ore 16,00 alle 18,00 saranno previsti dei momenti di musica e intrattenimento con i DJ set 100% Grandi Successi durante gli Après–ski presso Ombrello Tonale. Qui, al termine di ogni giornata, verranno annunciati i nomi dei qualificati alle finali.

Groupe Seb ha acquisito La San Marco

Dettaglio macchina a leva V6
Dettaglio macchina a leva V6 de La San Marco
La multinazionale francese arricchisce il suo ampio pacchetto di marchi che si rivolgono al settore del caffè professionale.

La multinazionale Groupe Seb ha acquisito La San Marco, azienda di Massimo Zanetti Beverage Group specializzata nella produzione e distribuzione di macchine per caffè professionali. La nuova offerta va ad arricchire il Gruppo, al quale fanno capo numerosi brand, tra cui WMF, Tefal, Moulinex, Rowenta, Krups, con un’offerta in grado di rispondere alle ambizioni di sviluppo nel segmento del caffè professionale «con un know-how storico riconosciuto e un vero e proprio complemento all’offerta esistente - ha affermato Thierry de La Tour d’Artaise, presidente -. Tale acquisizione è in linea con la volontà del Gruppo di accelerare il suo sviluppo nel segmento di mercato professionale, in rapida crescita e particolarmente remunerativo».

Nel dare l’annuncio dell’accordo, Massimo Zanetti ha affermato di essere convinto «che tale collaborazione rafforzerà lo sviluppo globale de La San Marco, permettendoci di lavorare in sinergia con i team di Groupe Seb. Questa vendita ci permetterà, inoltre, di focalizzarci sul nostro core business e di cogliere il potenziale di crescita dei nostri marchi internazionali, in particolare Segafredo, simbolo di caffè espresso italiano dal 1960, sviluppando al tempo stesso nuove tendenze sui mercati locali grazie alla nostra identità unica che combina tradizione e nuove tendenze di mercato».

Fondata nel 1920, La San Marco è un riferimento per il settore delle macchine espresso, soprattutto per quelle a leva, per le quali ha sviluppato numerosi brevetti, tra cui la tecnologia Leva Class, un dispositivo che assicura una velocità controllata di salita delle leve per garantire la sicurezza all’operatore. Nel 2022 l’azienda, che ha 94 dipendenti, ha fatturato 19,7 milioni di euro; è presente in oltre 120 Paesi del mondo e il 53% del fatturato fa capo all’export.

Nel 2022, Groupe Seb ha registrato un fatturato nel settore professionale pari a 725 milioni di euro, con un aumento del 15,6%, di cui il 9,2% di crescita organica, a conferma della solida dinamicità delle vendite. Il settore professionale rappresenta il 10% del fatturato totale e il caffè professionale il 90% delle vendite del segmento, sia per quanto riguarda le macchine per caffè espresso sia per la preparazione professionale di caffè in filtro. Il Gruppo conta anche una divisione alberghiera e, con la sua filiale Krampouz, è un attore globale nel settore delle crêpérie e delle plancha professionali.

Lavazza traccia le strategie vincenti per il futuro

Lavazza blockchain
Igor Nuzzi, regional director Italia e Svizzera indica in sostenibilità, digitalizzazione e storytelling i punti cardine su cui puntare nei prossimi anni.

A fronte di uno scenario che nella prima parte del nuovo millennio si è mostrato lineare, gli ultimi due anni sono stati complessi per molti settori, compreso l’horeca. Le difficoltà sono state causate prima dalla pandemia, successivamente dal diffondersi dello smartworking (4 milioni di famiglie lavorano con formula ibrida) e dagli aumenti dei costi energetici.

Tutto ciò per il mondo del bar ha comportato un calo di clientela nelle fasce della colazione e dei pranzi di lavoro, con conseguenze negative sulle vendite di caffè, penalizzate anche dalle temperature al di sopra della media dell’ultima stagione estiva; si mostra invece in crescita la fascia serale, legata agli aperitivi. Covid e lavoro da casa hanno inoltre dato linfa al consumo domestico di caffè con il porzionato, mentre nell’ultimo anno si è registrato un aumento dell’utilizzo di piccole superautomatiche.

In tale contesto, quali strategie si possono avviare per risultare vincenti nell’anno in corso? Abbiamo posto questa domanda a Igor Nuzzi, regional director Italia e Svizzera Lavazza. «Il cliente contemporaneo - osserva - è più attento e informato nei confronti di ciò che consuma e consapevole dell’importanza di aspetti quali la sostenibilità, che diventano leve importanti nella scelta dei prodotti.

Nel settore del caffè, tuttavia, la conoscenza è ancora scarsa: oggi mediamente un italiano beve circa 20 litri di caffè l’anno, ma difficilmente conosce la filiera del caffè, come avvengono la coltivazione e la trasformazione prima di arrivare in tazza. Nei prossimi anni sarà importante lavorare con i nostri partner affinché conoscano a fondo il prodotto che utilizzano, ne possano fare storytelling, raccontando come sono fatte le miscele, le loro origini, i metodi di lavorazione ed anche offrendo diversi metodi di estrazione. Trasformare il classico “caffè del bar” in un’esperienza di gusto nuova, che piace e arricchisce, è un metodo efficace per riportare da casa al bar il consumatore».

Si tratta di un cammino complesso, che per Lavazza vede all’opera più attori, a cominciare dai sette Training Center attivi sul territorio italiano, il cui obiettivo è trasmettere ai baristi la cultura del caffè sostenibile, accompagnando i clienti in questo cammino di crescita che comporta anche un nuovo rapporto con le apparecchiature, prima di tutto con la macchina per le preparazioni di espresso. Un quarto degli operatori che propongo i caffè della Torrefazione torinese ha macchine espresso collegate in telemetria, che consente di fare assistenza preventiva e di lavorare con indici di qualità elevati, trasformando correttamente il prodotto; il sistema permette inoltre di verificare la corretta pulizia e manutenzione delle attrezzature, indispensabili per avere un buon prodotto in tazza.

Con ciò emerge un ulteriore punto di forza della nuova strategia, legata alla sostenibilità e alla digitalizzazione. «L’app Piacere Lavazza lanciata nel 2020 è una piattaforma attraverso cui il consumatore finale può avere rewards dal consumo domestico e da quello fuori casa (hanno aderito all’iniziativa 400 locali in Italia) - prosegue Igor Nuzzi -. Sono disponibili diverse modalità di raccolta dei chicchi necessari per vincere i premi in palio, che possono essere fisici o esperienziali: una cena da chef stellati che collaborano con noi, piuttosto che coffee experience presso il nostro Flagship Store milanese. Questo permette al consumatore finale di legarsi al brand Lavazza, alle sue referenze e ai bar partner». Sul fronte della sostenibilità, cresce la gamma di miscele Lavazza La Reserva de ¡Tierra!, legata alla Fondazione Lavazza, attiva dal 2004 e oggi presente in 20 Paesi con 32 progetti con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei coltivatori (ben 140mila), nonché l’ambiente: un progetto che oggi per l’Azienda vale circa un quarto del fuoricasa. L’ultima referenza è La Reserva de ¡Tierra! Cuba, certificata biologica, con una storia tracciabile attraverso la tecnologia blockchain e un packaging riciclabile. Per diffondere questi valori, Lavazza ha creato la community dei Coffe Defender, composta da baristi consapevoli e da clienti coffee lover uniti per diffondere la cultura del buon caffè sostenibile.

L’obiettivo è trasmettere a tutti gli attori coinvolti nella filiera - dai coltivatori ai consumatori - la rilevanza del cambiamento di mano in mano, ovvero di un circolo virtuoso che parte da chi coltiva e lavora il caffè fino a quelle di baristi, chef e consumatori finali, che permetta un passaggio di esperienze e conoscenze che si renda parte di un cambiamento concreto e per diffonderne la cultura. Così facendo, la sostenibilità si evolve, grazie al contributo di tutte le persone che condividono gli stessi valori e che partecipano attivamente al fine di non interrompere una catena che è fatta di passione, di consapevolezza e di fiducia.

Anni ’80, croissant a disco e viola: Baileys detta le tendenze dolci 2023

Ritorno agli anni Ottanta, viola e falò: pubblicato il Baileys Treat Report 2023 con i trend di un anno che si preannuncia nostalgico

Sarà un anno all'insegna della nostalgia: a dirlo è il Baileys Treat Report 2023, documento redatto dall'azienda produttrice dell'omonima crema di whiskey irlandese. Secondo i dati raccolti, il 2023 sarà dominato dall'effetto nostalgia, dal comfort food e dalla voglia di reinventare i nostri dolci preferiti, colorandoli di viola.

Cos'è il Baileys Treat Report

Il Baileys Treat Report 2023 (scaricabile qui) è un'indagine sui trend legati a dolci e dessert dedicati agli adulti. Il documento raccoglie le previsioni e i pareri di insider del settore come la futurologa alimentare Morgaine Gaye. Non mancano le prospettive locali fornite da varie figure di spicco del settore, tra cui Carole Crema dal Brasile, Patrick Rosenthal dalla Germania e la food blogger italiana Eleonora Rubaltelli. Come di consueto, il Baileys Treat Report 2023 viene pubblicato nei primi mesi dell'anno per ispirare i professionisti nel confezionare la propria offerta al pubblico.

Le tendenze dolci del 2023

Nel corso di quest'anno, il revival anni Ottanta si farà ancora più intenso, non solo a tavola, ma anche in tema di intrattenimento. Saranno richiesti dolcetti come i fudge morbidi al gusto chewing-gum, leggeri come una nuvola e contraddistinti per l’appunto da una decisa nota retrò. Il colore e il sapore tipici della gomma da masticare approderanno dappertutto, dal caffè ai frappè, che verranno poi completati con lucenti bolle edibili. Il colore dominante sarà Lilacs in Bloom, che rappresenta tutte le sfumature del viola. Gelati, biscotti e cioccolato si coloreranno di lavanda. Gelati e torte si tingeranno di ube. La patata viola diventerà l'ingrediente chiave del brownie. Si parlerà di Campfire Vibes: le note affumicate che ricordano i falò porteranno sui dessert marshmallow arrostiti in alternativa alla classica glassa. In più, nel 2023 i sentori affumicati debutteranno in tantissimi dolciumi. Anche il mais troverà il suo posto tra i dolci. Infatti, il 2023 sarà l'anno dello sweet corn. Il mais farà capolino come gelato e arricchirà le torte. Tra le tendenze che Baileys mette in evidenza ci sono le rose. Diventeranno un ingrediente dei dessert, oltre a rimanere uno degli elementi decorativi più richiesti. Tornerà l'usanza un po' retrò di guarnire il gelato con panna, salsa alla fragola e ciliegie candite. Non mancheranno i milkshake, realizzati con ingredienti fantasiosi e torri di donut. Ma non saranno serviti in mega porzioni, bensì sarà di moda il mignon, dimensione che soddisfa il palato ma senza sensi di colpa. Dopo il cronut (donut preparato con l'impasto del croissant) e dopo la Cremella (ciambella farcita di gelato), sarà la volta del croissant Supreme, una pasta da colazione a forma di disco, servita con topping al cioccolato o al pistacchio. Potrebbe anche essere ricoperto di leche, un comfort food noto in tutto il mondo, che nel 2023 si trasformerà in latte fritto.

La limited edition Patrón Mexican Heritage Tin disegnata da Sebastian

Patrón Mexican Heritage Tin
Un disegno dell'artista messicano ispirato al taglio delle piñas anima l'edizione limitata di Patrón Silver, che ogni anno racconta un pezzo di storia e di cultura del Messico

È lo scultore messicano Enrique Carbajal, meglio noto come Sebastián, a firmare l’edizione limitata 2022 di Patrón Mexican Heritage Tin. Ogni anno il brand di tequila super premium di Gruppo Bacardi affida infatti a un artista il compito di animare la confezione in limited edition con suoi disegni originali che raccontino e interpretino la storia e la cultura del Messico.

Artista visionario, autore di opere monumentali esposte in tutto il mondo, Sebastián ha scelto di raccontare una delle tradizioni più antiche del Paese: la raccolta e il taglio delle piñas, il cuore dell’agave, la parte ricca di inulina, il carboidrato dal quale si estraggono gli zuccheri che danno inzio alla fermentazione.

Un passaggio chiave del processo di produzione artigianale del distillato che l’artista ha interpretato in modo originale sulla confezione, con un disegno dai toni vivaci ispirato al disegno geometrico naturale che creano le incisioni fatte sulle piña dai jimadors, i contivatori di agave.

La confezione in edizione limitata custodisce una bottiglia di Patrón Silver, il tequila prodotto, come tutta la gamma Patrón, artigianalmente in piccoli lotti ed esclusivamente nelle Highlands di Jalisco, utilizzando solo agave blu Weber al 100% di alta qualità. Un distillato che si caratterizza per i sentori di agave dolce, accompagnati da quelli di agrumi, banana, mela verde e pepe nero, morbido al palato dove svela il gusto di agave fresca, con note di miele, zucca cotta e scorze di agrumi. Un distillato dal forte carattere, ma al tempo stesso dal profilo estremamente pulito che lo rende perfetto per la miscelazione, a partire per esempio da un Tommy’s Margarita.

 

Ferrarelle entra nel mercato delle bibite gassate

Bibite gassate Ferrarelle
Aranciata, Limonata e Gassosa le tre referenze della gamma premium di bibite, in acqua minerale effervescente naturale, firmata dal brand. In arrivo nei bar a maggio

Ferrarelle entra nel mercato delle bibite gassate. E lo fa con una linea composta da tre referenze premium che contempla i gusti più classici e anche i più amati della categoria: Limonata Ferrarelle, Aranciata Ferrarelle e Gassosa Ferrarelle.

 Le nuove bevande nascono all’insegna dell’alta qualità, grazie a una ricettazione pulita, che prevede l’utilizzo di pochi ingredienti naturali, senza uso di conservanti. Sono infatti frutto dell’unione di acqua Ferrarelle, l’acqua minerale effervescente naturale che sgorga dal Parco Sorgenti di Riardo (Caserta), e, per quanto riguarda l’Aranciata e la Limonata, di succo da agrumi scelti tra selezionate produzioni italiane. Più nello specifico, la prima contiene il 21% di succo di arance calabresi, mentre la seconda il 13% di succo di limoni siciliani. A queste si aggiunge la Gassosa, che si caratterizza per il gusto fresco, dissetante e naturale.

Il rilancio del brand

Lo sviluppo della nuova linea si inserisce nel più ampio progetto di rilancio del brand, avviato lo scorso anno con il nuovo posizionamento, basato sul concetto di piacere e benessere, e seguito dal lancio di Ferrarelle Maxima nel canale retail. Percorso che ora prosegue con questa gamma di bevande, pensata anche per il fuoricasa, con la quale l’azienda intende offrire un’alternativa appagante, ma dal gusto più naturale e dalla frizzantezza più delicata rispetto alle proposte già presenti. Un’alternativa che vada incontro alla domanda crescente, anche nel segmento delle bibite gasate, di nuovi prodotti dai gusti e dagli ingredienti autentici e realizzati con materie prime naturali e del territorio.

Nei bar da maggio

In distribuzione dal prossimo maggio, le nuove referenze saranno disponibili in un’elegante lattina da 250 ml, caratterizzata da una grafica minimal e raffinata, dalle tonalità pastello e dettagli silver che impreziosiscono il pack con un tocco contemporaneo.

 

Per Cellini Caffè il futuro è del “barista ingegnoso”

Le strategie di Cellini Caffè per affrontare un mercato in continua evoluzione, alla ricerca di un rapporto più stretto con i professionisti del bar

Interpretare correttamente l'evoluzione del mercato: ora più che mai, nel modo del caffè, è questa la chiave del successo. Perché quel mercato, con i consumatori e professionisti che ci vivono dentro, è una realtà in evoluzione. Si affacciano nuove esigenze e nuove referenze, nuovi comportamenti di consumo e una nuova consapevolezza del valore del prodotto. Cellini Caffè, marca di riferimento del Gruppo Ekaf, nato e cresciuto tra Liguria e Toscana, da 76 anni è al servizio dei professionisti del caffè. Ha fatto della selezione attentissima delle materie prime e dell'approccio sartoriale alla produzione i propri punti di forza e oggi vuole proporsi a un target di baristi che identifica come "baristi ingegnosi".

«Sono professionisti che vogliono partire dalla tradizione dell'espresso italiano cercando nuovi sapori, nuove miscele, nuove estrazioni per interpretare le esigenze del mercato», ci ha spiegato Gianluca Fausti, Marketing Director di Cellini Caffè, durante il nostro incontro a Sigep 2023. In questa intervista, Fausti ci racconta quale lavoro di rinnovamento si stia operando in Cellini Caffè, per andare incontro alle esigenze del nuovo consumatore e del nuovo barista.

Sapori e racconti d’Etiopia protagonisti a Ditta Artigianale

Francesco Sanapo in Etiopia
Appuntamento in via Giosuè Carducci 2/4r alle ore 17,30 per ascoltare il racconto del viaggio di Francesco Sanapo e degustare caffè unici.

Ha preso il via il 5 e si è concluso 12 febbraio il viaggio in Etiopia, all’origine del caffè, di Francesco Sanapo, coffee lover che nel 2013 ha dato il via all’avventura di Ditta Artigianale. Un itinerario faticoso e intenso tra più aree vocate, lungo il quale ha incontrato tanti produttori, tante persone, compreso e condiviso - anche se per poche ore - la loro realtà e assaggiato tanti caffè provenienti da ogni regione e numerose microaree del Paese africano.

L’appuntamento per oggi, 17 febbraio è dalle 17,30 presso la Scuola del Caffè all’interno di Ditta Artigianale in via Giosuè Carducci 2/4r per una serata aperta al pubblico durante la quale conoscere e assaggiare oltre 50 varietà selezionate nel corso del viaggio. Questi caffè si caratterizzano per le note floreali intense, in particolare di gelsomino, e la complessità del gusto: note che ne fanno un riferimento per il settore a livello mondiale.

L’appuntamento è ovviamente l’occasione per ascoltare il racconto di questa esperienza nella terra del caffè di Francesco Sanapo, attraverso le regioni visitate - Guji, Yrgacheffe, Sidamo e Addis Ababa -, alla scoperta dei caffè e soprattutto di un mondo che vive ancora secondo tradizioni millenarie. Un viaggio di quasi cinquemila chilometri durante il quale ha incontrato produttori locali, perlopiù composti di piccole e piccolissime aziende a gestione familiare, per i quali la produzione e il commercio del caffè rappresenta l’unica fonte di reddito.

Questa esperienza di inserisce nel solco delle numerose iniziative promosse da Francesco Sanapo nei Paesi del caffè, che hanno ritrovato una cassa di risonanza in Ditta Artigianale, al fine di promuovere il consumo responsabile e consapevole di caffè. «Con questa iniziativa - spiega il fondatore, insieme a Patrick Hoffer, della Torrefazione e dei locali fiorentini - vogliamo dare il nostro contributo al fine di fare conoscere al pubblico non solo le varietà esclusive etiopi, ma anche  la realtà che c’è dietro una tazzina di caffè, a partire dalle coltivazioni (che oggi sono messe in pericolo dalla deforestazione con il conseguente impoverimento dei terreni e dei produttori locali) e il  rischio concreto della totale scomparsa di una delle filiere più apprezzate al mondo». Un fenomeno accentuato anche dal cambiamento climatico.

I caffè protagonisti della degustazione saranno poi selezionati dal team della Torrefazione fiorentina e le varietà più interessanti verranno proposte all’interno degli store a partire dall’estate.

Lesaffre inaugura la Baking Center Academy

Il progetto formativo 2023 pensato per i professionisti dell'arte bianca inizierà il prossimo 21 febbraio

Formazione gratuita pensata per i professionisti della panificazione: è questa la mission della Baking Center Academy. I 7 eventi gratuiti organizzati nell'arco del 2023 si terranno in presenza presso il Baking Center di Sissa Trecasali, in provincia di Parma. Il progetto nasce da Lesaffre Italia, azienda che produce e commercializza lievito fresco, lievito madre e ingredienti per la panificazione artigianale, industriale e domestica. La Baking Center Academy inizierà le sue attività il prossimo 21 febbraio con l'appuntamento "Come ottimizzare la produzione".

Come ottimizzare la produzione secondo Christophe Carlo

Il team del Baking Center trasferirà le proprie conoscenze ai professionisti dell'arte bianca. Tutti gli appuntamenti dureranno una giornata, con una parte teorica e un momento pratico di “mani in pasta” con il coinvolgimento di tutti i partecipanti. Durante il primo corso, "Come ottimizzare la produzione", Christophe Carlo, Baking Center Manager Lesaffre Italia, illustrerà tecniche e prodotti per alleggerire il peso della produzione, contribuendo a ridurre il lavoro notturno. Grazie all’introduzione di nuove tecnologie e soluzioni l’attività del panificatore è meno faticosa rispetto al passato, ma il lavoro notturno continua a essere considerato da molti artigiani un sacrificio e soprattutto a rappresentare spesso per le nuove generazioni un ostacolo nella scelta della professione. Inoltre, l’incontro affronterà un altro tema centrale per l’artigiano e per l’operatore del settore food in generale: la lotta agli sprechi di prodotto.

Gli altri appuntamenti della Baking Center Academy

All’appuntamento del 21 febbraio seguiranno altri 6 appuntamenti. Si ricomincia il 18 aprile con "Viennoiserie: tecniche e segreti". A seguire, il 3 maggio si affronterà il tema "Alla (ri)scoperta del lievito madre" e il 13 giugno si proseguirà con "Panificazione: le tecniche di base" Dopo la pausa estiva gli incontri riprenderanno il 19 settembre con "Colazione dolce e salata: idee per tutti i gusti", proseguendo il 17 ottobre con "Un mondo di snacking". Il ciclo si concluderà il 7 novembre con "Preparazioni per le occasioni speciali". Per prenotare la formazione di Baking Center Academy contattare Christophe Carlo, Baking Center Manager Lesaffre Italia (Tel. 333 6229388 - c.carlo@lesaffre.com).

Elisir ai cereali con tè matcha la novità benessere di GM Piccoli

GM Piccoli Elisir ai cereali con tè matcha
Specializzata in prodotti da forno surgelati, l'azienda di Alzano Lombardo ha arricchito la sua gamma Welness con una sfoglia dal ripieno a base del pregiato tè verde giapponese ricco di proprietà benefiche per l'organismo

Si arricchisce di una nuova referenza la proposta di specialità per il food sevice che compongono la gamma Welness di GM Piccoli, realtà specializzata in prodotti da forno surgelati. La novità dell’azienda di Alzano Lombardo (Bergamo), attiva dal 1988 e subito impostasi sul mercato come eccellenza italiana della pasta sfoglia, è Elisir ai cereali con tè matcha.

Dedicato ai locali che vogliono soddisfare il desiderio dei loro clienti di un’alimentazione orientata al benessere, ma senza rinunciare al gusto, il nuovo prodotto è una dorata e croccante pasta sfoglia con cereali, dalla caratteristica forma a cannolo, e ricoperta da semi di lino e sesamo e zucchero di canna, e, soprattutto, impreziosita da una farcitura con tè matcha, un pregiato tè verde giapponese.

Un ingrediente ricco di proprietà benefiche

Quest’ultimo è un ingrediente dalle tante proprietà benefiche per l’organismo: la presenza di numerosi antiossidanti e polifenoli contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, quella di teanina ad aumenta la memoria e la concentrazione, mentre la clororofilla gli conferisce un elevato potere disintossicante e drenante. Ma non solo, perché migliora anche la digestione, aumenta la protezione dalle infezioni e riduce la stanchezza fisica.

Benessere, gusto e praticità

Il nuovo prodotto si contraddistingue anche per la sua etichetta pulita, grazie a una ricetta che prevede l’utilizzo pochi ingredienti, come selezionate farine e grani antichi, senza utilizzo di coloranti e aromi artificiali e grassi idrogenati.

Buono per il corpo, lo è anche per il Pianeta. La sua produzione è interamente green, grazie agli investimenti sostenuti dall’azienda per dotarsi di sistemi di generazione di energia da fonte rinnovabile, tra i quali la fonte solare.

Perfetto per la colazione è per la pausa di metà mattina e metà pomeriggio, Elisir ai cereali con tè matcha ha un suo ulteriore punto di forza nella facilità di preparazione e nella comodità di stoccaggio. Fornito in confezioni da 48 pezzi, in pack certificati Fsc e studiati per ottimizzare l’occupazione dello spazio nel congelatore, ha una shelf life di 24 mesi conservato a -20 °C. Per servirlo basta cuocere in forno, senza scongelare, per 22-24 minuti a una temperatura di 175/190 °C.

Bonaventura Maschio e la nuova veste per Prime Uve

Prime Uve Maschio Bonaventura
Prime Uve Bianche e Nere Bonaventura Maschio
Evocativa e preziosa, la nuova bottiglia racconta l'unicità di un distillato che con la sua ricchezza di sfumature e di profumi esprime oltre un secolo di arte distillatoria dell'azienda

La Distilleria Bonaventura Maschio non si ferma mai e quest’anno presenta una nuova sofisticata ed inedita immagine per la bottiglia di Prime Uve, il distillato d’uva che ha dato una svolta alla storia dell’azienda. Un distillato, ottenuto da uva intera sofficemente pressata, fermentata e sottoposta a distillazione a bagnomaria sottovuoto per preservare delicatezza e aromi primari, che onora oltre un secolo di storia della distilleria. E che racconta l’intraprendenza di che spinge l’azienda della famiglia Mascolo, ormai alla quinta generazione, a reinventarsi senza perdere mai visione delle proprie radici storiche.

Un pack evocativo

Evocativo e prezioso il layout della nuova bottiglia. In etichetta si trovano elementi che richiamano la storia della famiglia, il territorio e la vigna. Pienezza e ricchezza del distillato vengono comunicate tramite un susseguirsi di colori, pattern materici e grafici che regalano un’appagante esperienza sensoriale. A unire questo caleidoscopio di stratificazioni è un’aura vintage vivace e attuale.

Sul collo della bottiglia campeggiano le vigne di Conegliano e Valdobbiadene, mentre sulla parte inferiore un’ulteriore decorazione suggerisce sia la forma dell’acino d’uva sia quella delle goccioline di distillato, suggellando, anche visivamente, il rapporto di vicinanza olfattivo-gustativa, ma anche concettuale, tra materia prima e prodotto finito. Il tappo è in sughero e legno, in linea con l’impegno dell’azienda a ridurre sensibilmente l’uso della plastica all’interno delle confezioni.

Raccontare l’unicità di un prodotto

Un’operazione che rappresenta molto di più del semplice rinnovo del pack. «È il rebranding completo del nostro prodotto del cuore. Prime Uve è l'acquavite nata come brand nel 1987 e che ha sempre raccontato una storia di attenzione ai particolari, di ricchezza di dettagli, di profumi e proprio per questo volevamo dargli una veste nuova – racconta Andrea Maschio, amministratore delegato di Distilleria Bonaventura Maschio -. Abbiamo voluto raccontare l’unicità di questo prodotto, il cui bello è la ricchezza di sfumature e di profumi. L’abbiamo immaginato come delle goccioline trasparenti, zeppe di fragranze che devono liberarsi ed esplodere. Anche nell’etichetta abbiamo cercato di trasmettere calore, utilizzando una nuance fredda ma dall'impatto caldo, proprio per narrare la solarità che ha il distillato».

Insieme alla nuova immagine è stato creato il payoff, Prime Uve: distillato d’uva, sole e meraviglia. A esprimere quel senso di stupore che Bonaventura Maschio vuole trasmettere al consumatore e mantenere vivo in sé, per immaginare scenari sempre nuovi.

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