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Volcafe in Uganda, sostegno ai farmer e tutela dell’ambiente

Volcace in Uganda, aiuti concreti alle donne
Volcace in Uganda, aiuti concreti alle donne
I torrefattori italiani trovano nel caffè ugandese un prodotto di qualità che piace. In collaborazione con enti e torrefazioni, sono attivi numerosi progetti per superare sfide sociali e ambientali.

L’Italia è il primo paese d’esportazione del caffè dell’Uganda, che con circa 6 milioni di sacchi di robusta e 1 di arabica è il secondo produttore di caffè africano dopo l’Etiopia. Qui Volcafe è presente con la società Kyagalanyi, un nome storico, profondamente radicato e conosciuto in tutto il Paese. 

«I torrefattori italiani trovano nel caffè ugandese un prodotto di qualità che piace - afferma Adriano Bagnasco, general manager Volcafe Italia -. I robusta coltivati tra 1000 e 1500 metri sull’altopiano centrale, si contraddistinguono per la tazza pulita, soave, con note dolci e cioccolatose, gradite lungo tutta la Penisola e molto apprezzate dai torrefattori napoletani. La nostra selezione di arabica ha una buona acidità, in cui possiamo trovare note floreali o fruttate a seconda del prodotto a cui ci riferiamo. L’elevata qualità dei nostri prodotti è testimoniata dalla vittoria decretata dall’Afca - African Fine Coffee Association - per due caffè arabica presentati nelle categorie Natural e Washed, nell’ambito dell’Uganda Taste of Harvest Competition 2020». 

Cooperando con Ong, associazioni locali, enti certificatori e torrefattori, Kyagalanyi è intervenuta sulla formazione dei farmer per aumentare la qualità e la quantità dei caffè coltivati e assicurare continuità demografica, scoraggiando l’abbandono delle colture da parte dei giovani. «Abbiamo insegnato loro che lavorare il caffè può, anzi, deve essere un’attività imprenditoriale in grado offrire guadagni interessanti - riprende Bagnasco -. Il corretto approccio al lavoro è stato mostrato all’interno di 21 farm modello e oltre 500 lotti dimostrativi che guidano alla migliore gestione della prima parte della filiera del caffè».  

Sono numerosi i progetti che Volcafe gestisce attraverso Kyagalanyi in collaborazione con più realtà, che hanno l’obiettivo di superare le sfide sociali e ambientali delle diverse comunità del caffè.

In collaborazione con Rainforest Alliance, Jde e Ceford nella regione di Masaka, guida la comunità locale a migliorare l’alfabetizzazione finanziaria, incentivare la frequenza scolastica e fornire competenze professionali per far crescere l’occupazione giovanile, dando un futuro migliore. 

Aumentare la produzione senza deforestare è un obiettivo che ha preso il via nel 2021: sono stati piantati circa 100mila alberi e di salvaguardare oltre 1300 ettari di terreni agricoli in cui lavorano 1661 coltivatori, che hanno ricevuto premi per il loro caffè certificato UTZ. Gli interventi agroforestali proseguono come pure la formazione, al fine di avviare il settore verso metodi di produzione più sostenibili e ridurre i tassi di deforestazione.

Migliorare la produzione di caffè e i mezzi di sussistenza attraverso la promozione dell’equilibrio di genere a livello familiare, il processo decisionale congiunto, la pianificazione e l’utilizzo del reddito familiare, è l’obiettivo del progetto condotto con Kyagalanyi, Zóegas, Nespresso, Gef nelle regioni del Monte Elgon, Rwenzori e in fase di allestimento a Masaka. 

La tutela dei minori è protagonista di un progetto nella regione di Rwenzori condotta da Kyagalanyi con Nespresso e Terre des Hommes. A tal fine è stato realizzato un progetto incentrato sulla digitalizzazione e la sperimentazione di un sistema olistico e multisettoriale di monitoraggio e ripristino dei diritti dell’infanzia. 

Missione aperitivo: Palmira Bertuca entra nel team di Italspirits

Italspirits Palmira Bertuca
Calabrese di nascita, cresciuta a Bologna, esperta di mixology e del settore dell'ospitalità, con una lunga esperienza all'estero, Bertuca entra nella squadra di Italicus e Savoia come aperitivo specialist per l’Italia. La nostra intervista esclusiva

Si rafforza la squadra advocacy di Italspirits, l’agenzia con sede a Londra, fondata e guidata da Giuseppe Gallo, che si occupa di promozione di bevande, eventi e attivazione di marchi. Dopo l’arrivo a gennaio di Roberta Mariani nel ruolo di global advocacy director (leggi Ultima ora. Roberta Mariani, narratrice dell’aperitivo italiano, è passata a Italspirits), ecco ora l’ingresso di un’altra signora della mixology: Palmira Bertuca, come aperitivo specialist per l’Italia. Con questo incarico supporterà Mariani nella promozione degli aperitivi Italicus e Savoia Rosso e Orancio, occupandosi del mercato italiano attraverso la formazione e l’attivazione di eventi ad hoc e creando una connessione tra il marchio, il mondo dei locali, la bartender community e il pubblico. «Siamo molto contenti dell’ingresso di Palmira nel nostro team – racconta Mariani -. Con la sua passione e le sue competenze darà un apporto fondamentale nel gestire e portare avanti i tanti programmi di formazione, promozione e conoscenza che stiamo mettendo in campo per i nostri marchi e la diffusione della cultura dell’aperitivo italiano, portando in Italia quanto di innovativo è riuscita a cogliere dalle lunghe esperienze maturate all’estero».

Calabrese di origine, cresciuta a Bologna, Bertuca ha iniziato il suo percorso dietro il bancone già durante gli anni del liceo per poi, fin da giovanissima, girare il mondo e collezionare importanti esperienze internazionali che le hanno permesso di venire in contatto e conoscere diverse culture dell’ospitalità, dall’Edition di Londra, dove ha fatto parte dell’opening team, al Bar Machiavelli di Sydney, dal Soho House di Barcellona all’InterContinental di Singapore. Nel 2021 il ritorno in Italia come bar manager di The Social Hub di Firenze, ruolo nel quale ha contribuito al rilancio del locale e a portarlo alla ribalta della scena nazionale e non solo. Ora si apre un nuovo capitolo nella sua storia professionale che ci siamo fatti raccontare dalla diretta interessata.

Con l’ingresso in Italspirits inizia un nuovo percorso: che cosa l’ha spinta a fare questo passo?

Dopo le esperienze all’estero e quella altrettanto importante a The Social Hub, dove abbiamo lavorato al rinnovo del locale, dandogli una nuova identità, ho sentito la necessità di rimettermi in gioco. Ho avvertito che era il momento di imparare cose nuove, di vedere il bar da un’altra prospettiva, di intraprendere una strada che potesse darmi nuovi stimoli e, soprattutto, di essere di supporto nella formazione di nuovi talenti nel mondo dei locali. Ed è quanto questa nuova avventura mi sta dando: sono stata molto felice di unirmi a Italspirits e sono molto entusiasta dei progetti che andremo a realizzare.

Che cosa significa per lei fare cultura dell’aperitivo?

Significa riscoprire le nostre origini. L’aperitivo è un rituale intrinseco nella cultura del nostro Paese, è un rituale che si porta avanti da generazioni e dunque è importante formare i bartender per essere pronti alle richieste di consumatori sempre più preparati, esigenti e desiderosi di bere bene.

Su quali aspetti si focalizzeranno le attività di advocacy?

Su formazione, formazione e ancora formazione. Penso che la conoscenza dei prodotti, della loro storia e delle loro evoluzioni, ma anche degli ingredienti e dei cocktail, siano importantissime per permettere a un bartender di offrire un’esperienza unica ai propri ospiti. Sul mondo degli aperitivi, poi, credo ci sia bisogno di fare un lavoro più approfondito in quanto, proprio perché in Italia siamo sempre stati a contatto con questa tipologia di prodotti, finiamo con il dare molte cose per scontate, quando in realtà si ignora o si ha una conoscenza molto limitata della complessità della categoria. È infatti un mondo complesso, ricco di sfaccettature e sfumature, che mette a disposizione del bartender tante e differenti opzioni. Tutti aspetti sui quali lavoreremo, per diffondere la cultura dell’aperitivo, far comprendere le potenzialità di questi prodotti e il valore in più che possono portare al locale, anche in termini di vendite e possibilità di nuove proposte di consumo.

L’aperitivo in Italia gode di ottima salute: su quali aspetti si può ancora migliorare?

Sulla conoscenza dei prodotti e degli ingredienti, come dicevamo prima. Altrettanto importante è mettere sempre al primo posto la qualità ed educare l’ospite al bere bene. Molto si può fare anche per innovare la proposta drink, e in questo proprio la categoria dei prodotti aperitivi gioca un ruolo fondamentale per il grande lavoro di ricerca che i bartender già portano avanti e per andare incontro alle nuove tendenze del bere. Per restare ai nostri prodotti, Italicus e Savoia permettono di fare twist sui grandi classici della tradizione italiana, per esempio un Negroni Bianco fatto con il primo, un Americano con il secondo, o uno Spritz che sia può fare o con l’uno o con l’altro, generando così curiosità nel cliente per il quale è sempre interessante vedersi proporre qualcosa di nuovo e di diverso. Un altro aspetto sul quale migliorare è il dialogo con la cucina e la collaborazione con i cuochi: gli chef hanno un bagaglio unico di conoscenze sui sapori, gli ingredienti e le tecniche per lavorarli al meglio e questo può aiutare il bartender ad apprendere nuove cose e a elevare la qualità della proposta. Inoltre, l’aperitivo è composto anche da una parte food, uno stuzzichino, un appetizer che accompagna la bevuta e, se le due parti sono pensate e costruite in modo da completarsi ed esaltarsi a vicenda, si creano percorsi di gusto interessanti che regalano un’esperienza molto appagante al cliente.

A proposito di nuove tendenze, quali quelle emergenti?

Vedo una nuova sensibilità sigli ingredienti, con una grande ricerca su quelli naturali e puntando a esaltare quelli locali. C’è poi il discorso dello zero waste: un tema che si sta affermando anche nel nostro settore, dove acquisirà sempre più importanza e che non può essere più trascurato dal bar che guarda al futuro. Inoltre, negli ultimi anni, e soprattutto dalla fine della pandemia, è cresciuta l’attenzione verso il bere responsabile e la predilezione dei consumatori va rivolgendosi a cocktail dal contenuto alcolico più moderato rispetto al passato, di qualità e rinfrescanti. Una tendenza che sta dando una forte spinta alla categoria degli aperitivi: prodotti come rosoli, bitter, vermouth per la loro ricchezza e complessità sono ideali per creare cocktail che soddisfino questa richiesta. Ma non solo, perché permettono di creare una proposta drink con queste caratteristiche che può andare bere anche per altri momenti della giornata: pensiamo per esempio all’aperitivo pre-pranzo, momento di consumo che soprattutto al Sud Italia ha una forte tradizione, ma che si può rilanciare anche altrove, oppure ai margini di crescita che possono offrire in altri momenti della giornata, dove un’offerta di drink a regola d'arte, a bassa gradazione e rinfrescanti può andare a coprire quello che solitamente è un momento di bassa attività per un bar.

Possiamo anticipare qualche progetto al quale state lavorando?

Stiamo lavorando al programma del prossimo anno. A cominciare dalla nuova edizione di Art Of Italicus Aperitivo Challenge, che lanceremo a gennaio. Poi stiamo mettendo in piedi un programma di attività rivolto ai bartender italiani, ma su questo al momento non diciamo di più. Mentre per gennaio, che da qualche anno è diventato il mese vegano per eccellenza, abbiamo messo in piedi un progetto che coinvolgerà diversi locali della Penisola tutto giocato sul pairing tra cibo e cocktail in chiave appunto vegana. Grande protagonista dei drink sarà Savoia, che ricordiamo è un prodotto vegan friendly. Il programma si chiama The Vegan Road e, oltre l’Italia, coinvolgerà anche i locali di Londra e quelli di Barcellona.

Ci racconti un po’ di lei: come ha cominciato il suo percorso nel mondo bar e come ha scoperto la sua vocazione per questo settore?

È cominciato per caso. A diciotto ho iniziato a lavorare come barista nelle discoteche bolognesi, per poi trovare lavoro stagionale in un cocktail bar in Riviera. Lì ho conosciuto personaggi del calibro di Leonardo Leuci, Alex Frezza, Mario La Pietra e sono rimasta affascinata nello scoprire quanta storia e cultura ci fosse dietro al mondo del bere. Così iniziai ad approfondire e studiare. Il primo libro che acquistai è stato The Joy of mixology di Gary Regan.

Lei maturato una lunga esperienza all’estero: quali le tappe più significative?

Sicuramente Londra è stata una tappa molto propedeutica, non solo perché mi ha “insegnato” la lingua inglese, ma perché mi ha introdotto quello che è il mondo del lavoro “vero”. Far parte di un’apertura di un cinque stelle, come il London Edition, è stata forse una delle opportunità migliori che potesse capitarmi a 21 anni. In Australia, a Sydney ho lavorato al fianco di Matteo Belkeziz, che mi ha trasmesso la sua passione per il vino, convincendomi a iniziare un percorso con il Wset, ma soprattutto mi ha insegnato a gestire un high volume bar in un ristorante. Di Singapore invece l’esperienza più importante è stata confrontarmi con una cultura diversa, soprattutto gestendo un amaro bar in una nazione che non ha un palato formato per gli amari.

Che cosa di queste esperienze crede sia importante portare in Italia?

Il senso di community della bar industry che ho trovato in Asia, un modello da prendere a esempio per il nostro Paese, dove questo legame c’è ma non è così solido e affermato. La dedizione a fare sempre meglio a studiare, sperimentare a supportare i colleghi che ho visto a Londra, dove la professione si vive come una ricerca continua. Infine, il bisogno e l’importanza di un equilibrio tra lavoro e vita privata che caratterizza invece gli australiani.

Italspirit con Italicus e Savoia ha risvegliato l’interesse verso due categorie di liquori della nostra tradizione, imponendosi velocemente come portabandiera dell’italianità nel mondo. Che cosa c’è ancora da riscoprire?

La tradizione dell’aperitivo e della liquoristica italiana vanta un repertorio storico e culturale vastissimo e solo una piccola parte di questo patrimonio è stata sino a oggi rivisitata e proposta anche a un pubblico internazionale. Basta sfogliare qualche antico ricettario, come lo stesso Liquorista Pratico di Luigi sala del 1897, che ha un po’ ispirato Giuseppe Gallo per la creazione di Italicus e di Savoia, per rendersi conto di quanti prodotti, un tempo molto usati oggi, non sono più sul mercato. Prodotti che possono essere una fonte di ispirazione eccellente per chi vuole proporre qualcosa di nuovo. Un’operazione che però ha senso e successo solo se fatta in modo lungimirante, con la capacità di guardare al passato e alla tradizione, ma trasformandola in innovazione, ovvero in un prodotto che sappia guardare ai nostri tempi, che è quanto Giuseppe è riuscito a realizzare. Con la passione e creatività del team Italspirits sicuramente riveleremo nuove innovazioni e continueremo a riscoprire e riproporre grandi classici.

ChocoLove, concorso per creare un dolce per San Valentino

I professionisti possono partecipare al contest, iscrivendosi entro il 30 novembre 2023. I vincitori saranno annunciati durante la prossima edizione della manifestazione

ChocoLove, un dolce per San Valentino è il contest lanciato dall'associazione Chocolate Culture per celebrare la festa degli innamorati. Si tratta di una occasione pensata per tutti i professionisti della pasticceria, per creare un dessert a base di solo cioccolato da dedicare alla ricorrenza. Giunto alla sua seconda edizione, «è l’occasione per tanti professionisti di far conoscere a un pubblico più vasto la creatività e la competenza che li contraddistingue», ha sottolineato il presidente e chocolate master Davide Coamschi.

Le regole di ChocoLove, un dolce per San Valentino

I partecipanti al contest 2024 sono invitati a iscriversi entro il 30 novembre 2023. Dovranno presentare entro dicembre 2023 una ricetta dedicata a San Valentino. La giuria qualificata selezionerà le tre migliori ricette per ogni categoria e i finalisti verranno invitati a sfidarsi il 20 gennaio 2024 al Sigep di Rimini presso la Choco Arena. Sarà proprio durante la manifestazione più importante per la pasticceria e gelateria italiane che verranno proclamati i cinque vincitori del contest. I dolci trionfatori saranno poi protagonisti della manifestazione ChocoLOVE che si svolgerà quest’anno dal 8 al 14 febbraio 2024. Due location prestigiose per la manifestazione: Palazzo Castiglioni, il palazzo del Gelato al Cioccolato, e Palazzo Bovara, il palazzo del Cioccolato.

Le caratteristiche dei dolci in gara

Per ChocoLove, un Dolce per San Valentino viene richiesta una preparazione a base cioccolato. Può essere una torta, una monoporzione, una pralina, di pasticceria o di gelateria. Obiettivo: valorizzare il prodotto cioccolato per le sue caratteristiche principali di versatilità e creatività, rispettando il tema della sostenibilità. Inoltre, le creazioni parteciperanno rappresentando diverse categorie: pasticceria, bakery, ristorazione, gelateria e school. Per maggiori informazioni, qui è possibile consultare il regolamento.

I suggerimenti del maestro Comaschi

«Ricordo molto bene quando da giovanissimo lavoravo accanto ai maestri pasticceri di Milano, cercando di far valere la mia capacità di creare dolci che potessero esprimere il mio concetto di gusto e di estetica - ha spiegato Davide Comaschi - ChocoLOVE vuole dare agli studenti ormai pronti al salto e a tutti i professionisti d’Italia, la visibilità che meritano». Sarà proprio il chocolate master a dare qualche consiglio ai partecipanti al concorso. Comaschi incontrerà i professionisti e appassionati in occasione della presentazione del suo libro “Sul Cioccolato”. L'evento è in programma il prossimo 18 novembre alle ore 15, durante Bookcity, nella veranda Liberty di Palazzo Castiglioni, sede di Confcommercio Milano, corso Venezia 47.

Un ingrediente unico

La prima edizione del contest fu vinta da Marco Battaglia della pasticceria Marlà di Milano. La cerimonia di premiazione si tenne in occasione dell’anteprima di ChocoLove lo scorso febbraio a Palazzo Bovara, sede del Circolo del Commercio di Confcommercio Milano, partner della manifestazione. Il Maestro Iginio Massari ha premiato la pasticceria che ha saputo distinguersi durante contest ChocoLove, un Dolce per San Valentino. Massari ha voluto essere presente alla cerimonia di premiazione, per testimoniare come il cioccolato sia un ingrediente determinante per la valorizzazione della pasticceria italiana nel mondo. Inoltre, in quell'occasione ha aggiunto che gli italiani hanno raggiunto livelli straordinari nella lavorazione di questo alimento.

Fao Schwarz con Da Vittorio Selection per un Natale di cioccolato

Appuntamento domani, 11 novembre, con il chocolate designer Davide Comaschi per un cooking show sulla personalizzazione delle tavolette di cioccolato

Per il suo terzo Natale a Milano, Fao Schwarz ha voluto aggiungere un tocco di eccellenza made in Italy all’atmosfera magica del suo store di via Orefici 15. Per farlo ha stretto una collaborazione esclusiva con Da Vittorio Selection, la selezione di prodotti regalo firmata dalla famiglia Cerea. Il ristorante 3 stelle Michelin di Brusaporto, in provincia di Bergamo, ha creato per il brand una collezione speciale di tavolette di cioccolato. In più, l'11 novembre, dalle 15 alle 18, il chocolate designer Davide Comaschi terrà un cooking show in cui personalizzerà le tavolette di cioccolato.

Come nascono le tavolette speciali per Fao Schwarz

Ispirati dal mondo dei giocattoli del brand, i maîtres chocolatier di Da Vittorio Selection hanno realizzato delle tavolette speciali di cioccolato finissimo. Su di esse sono raffigurati l’iconico orsetto e l’amato soldatino. Inoltre, in omaggio al capoluogo lombardo, è rappresentato anche il Duomo. La selezione include anche una tavoletta FAO Schwarz, dei lollipop con vari soggetti. Inoltre, presenti altri “grandi classici” come il razzo e la mongolfiera e tante pepite per soddisfare i gusti di tutti: nocciola, lampone, limone, pistacchio, noci pecan e tanto altro ancora. La collezione firmata Da Vittorio Selection è in vendita al piano 0 del negozio di Via Orefici fino ad esaurimento scorte.

L'appuntamento con Davide Comaschi

Sabato 11 novembre, dalle ore 15.00 alle 18.00 Davide Comaschi, chocolate designer e Campione del mondo 2013 al World Chocolate Masters, incanterà gli ospiti con un cooking show. In questa occasione, lo storico collaboratore della cucina di Da Vittorio presenterà la collezione realizzata per Fao Schwarz. Inoltre, personalizzerà anche le tavolette di cioccolato acquistate dai clienti.

Ultima chiamata per partecipare a The Vero Bartender, la cocktail competition di Amaro Montenegro

The Vero Bartender Amaro Montenegro
Si chiudono il 20 novembre le iscrizioni per la sesta edizione di The Vero Bartender. La sfida di quest'anno è creare un originale cocktail a base di Amaro Montenegro che faccia rivivere le vibes degli anni Novanta.

Stanno per chiudere le iscrizioni alla sesta edizione di The Vero Bartender, la cocktail competition di Amaro Montenegro. Tutti i bartender potranno candidarsi presentando la propria ricetta entro e non oltre il 20 Novembre 2023 sul sito www.theverobartender.it.

Il tema scelto per l'edizione di quest'anno è ’90s Calling, un sorso indietro nel tempo per far rivivere nel mix, nella garnish e nel serving di un memorabile classic ‘90s cocktail a base Amaro Montenegro, le vibes di quegli anni.

Punto di partenza e di ispirazione saranno quindi gli iconici cocktail, come Cosmopolitan, Long Island Iced Tea, Sex on the Beach, Tequila Sunrise, diventati popolari in quegli anni e ancora considerati di culto. Nel cocktail tutto, dalla preparazione al servizio, deve quindi essere ambientato in un mondo anni Novanta che va esaltato e reinterpretato utilizzando Amaro Montenegro come protagonista principale della ricetta.

ISCRIVITI A THE VERO BARTENDER 2023

Come partecipare

Per cimentarsi nella sfida i bartender devono iscriversi sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento completo) caricando la propria ricetta con relativa foto del drink entro il prossimo 20 novembre. La ricetta deve essere pensata per il servizio per almeno 4 persone e deve contenere obbligatoriamente almeno 3 cl di Amaro Montenegro per persona. Può essere composta da un massimo di 5 ingredienti (inclusi sciroppi, succhi di frutta, dashes e gocce o spruzzate). Sono anche ammessi massimo due home made (da descrivere dettagliatamente), purché facilmente replicabili. L’eventuale garnish deve essere commestibile e non viene contata come ingrediente. Inoltre, va indicata la tipologia di ghiaccio utilizzata, così come la tecnica di preparazione, metodologia di servizio e bicchiere.

Le fase del contest

Tutte le ricette caricate saranno valutate da una commissione di esperti del settore con l’obiettivo di individuare i 16 semifinalisti italiani, 8 per il Nord e 8 per il Sud, che accederanno alle due Live Audition per presentare il loro cocktail dal vivo davanti a una giuria. Sarà quest’ultima a selezionare i migliori 8 bartender che accederanno alla Finale Nazionale, che mette in palio il titolo italiano e un posto nella Finale Global.

Per il vincitore global, oltre al titolo di The Vero Bartender 2023, un viaggio nella Grande Mela in occasione di Bar Convent Brooklyn 2024.

Seguici sui nostri profili social: Instagram: @amaromontenegro_it  Facebook: @Amaro Montenegro

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Parte il Master di Gelateria firmato Carpigiani Gelato University

In partenza un nuovo corso di 5 giorni dedicato ai gelatieri professionisti. Disponibile anche online e in lingua inglese

Dopo 20 anni di attività di formazione globale, Carpigiani Gelato University lancia il Master di Gelateria dedicato a quei professionisti che desiderano approfondire le conoscenze tecniche sulle caratteristiche fisiche e chimiche del gelato perfetto. Il corso di alta formazione si svilupperà su 5 giorni per un totale di 40 ore tecniche e pratiche. Si potrà frequentare il Master di Gelateria in presenza, presso il campus di Anzola Emilia (Bo), oppure online. Nella formula a distanza le ore di corso saranno solo 20, dedicate alla teoria.

Gli obiettivi del Master di Gelateria

Il Master di Gelateria di Carpigiani Gelato University ha l’obiettivo di approfondire le caratteristiche fisiche del gelato con un particolare focus su aspetti specifici. Tra questi, il congelamento e la viscosità. Gli studenti riceveranno la conoscenza adeguata a gestirli e controllarli al meglio. Per quanto riguarda il congelamento, verranno affrontati argomenti come il punto crioscopico e la curva di congelamento della miscela. Si esaminerà anche il rapporto tra acqua congelata e non congelata. Per quanto riguarda la viscosità, saranno presi in esame i fattori che la influenzano, come proteine, grassi, fibre, amidi, addensanti e il water control index (Wci).

I traguardi della Carpigiani Gelato University

Secondo Kaori Ito, Direttrice della Carpigiani Gelato University, in questi 20 anni oltre 70.000 studenti principianti hanno frequentato e si sono formati sui banchi di Anzola Emilia. «Tutti si sono stupiti di quanta scienza ci sia nell’arte della gelateria. I gelatieri professionisti lo sanno già e alcuni di loro amano studiare e approfondire. Siamo orgogliosi di poter dire che il Master sia un unicum nel panorama educativo del mondo della gelateria». «Il corso Master di Gelateria nasce proprio per rispondere a queste esigenze - ha aggiunto Stefano Tarquinio, maestro gelatiere e Technical Advisor della Carpigiani Gelato University - Il programma è frutto di due anni di lavoro rigoroso del nostro team di docenti tra momenti di approfondimento teorico e prove di laboratorio. Insieme a me hanno lavorato allo sviluppo del percorso formativo i maestri gelatieri Gianpaolo Valli, Stefano Ferrara e Andrea Bandiera». La prima data del corso in italiano è prevista per il 27 novembre. Per accedere è necessario aver frequentato e superato il Corso Avanzato di Gelateria oppure superare un test di verifica delle competenze. Per maggiori informazioni, consultare il sito gelatouniversity.com.

Passalacqua, tradizione e nuovi obiettivi

Vassoio di servizio Passalacqua
La Torrefazione napoletana è sempre più presente su tutto il territorio italiano, soprattutto in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna e progetta una rete di locali diretti..

Si parla spesso di caffè napoletano, ma spesso non si conoscono le sue caratteristiche. «La nostra torrefazione è nata nel 1948, dunque possiamo affermare di essere tra le prime attività ad avere proposto il caffè napoletano, di cui ci riteniamo (e il mercato ce lo riconosce) un riferimento – osserva Paola Passalacqua, presidente -. Ritengo che sia importante sottolineare che alla base del caffè napoletano ci devono essere caffè di alta qualità ai quali si accompagna la tradizionale tostatura a tonaca di frate, ovvero di un caldo colore marrone, che in tazza dà un gusto intenso, cremoso e corposo».

Il controllo della qualità è costante in Passalacqua e i suoi esperti (tra cui alcuni membri della Famiglia) hanno seguito corsi della Specialty Coffee Association implementando un panel di assaggiatori interno altamente qualificato; ogni caffè viene sottoposto a più controlli sia da un punto di vista chimico sia organolettico».

Grazie a ciò i suoi caffè sono sempre più apprezzati al di fuori dei confini campani, sia in Italia sia all’estero, soprattutto in Europa, ma anche oltre oceano. «Nel nostro Paese cresce la presenza in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, trainata dalla grande popolarità del caffè napoletano, ma soprattutto dall’identità di prodotto premium dell’offerta firmata Passalacqua e dal servizio che la accompagna – afferma Pasquale Iazzetta, direttore commerciale -. La nostra è una squadra che offre un servizio completo sia nel pre sia nel post vendita».

Ai locali viene offerta la formazione del personale tramite un team di docenti specializzati che guidano alla corretta procedura per realizzare buoni espressi con continuità, nonché al migliore rapporto con il cliente finale. Spinta dalla domanda in continua crescita, si fa sempre più numerosa e capillare la rete di supporto al barista e continua la ricerca sia di nuovo personale sia di partnership a livello tecnologico.

Sono state poste le basi per l’avvio di un programma che attinge alla positiva esperienza dei Bar Mexico, che la Torrefazione aprì negli anni Sessanta.

«Di quella prima formula vincente stiamo realizzando una versione 2.0, i Passalacqua Family, dei veri e propri flagship store di cui un’anteprima è stata presentata lo scorso anno: un nuovo modello aspirazionale dell’essenza Passalacqua– spiega Francesco Lo Vasto, chief financial officer & strategy director -. Il progetto si svolgerà nel medio-lungo periodo con l’obiettivo di portare la massima espressione dei valori del mondo Passalacqua a diretto contatto con i consumatori finali. Oggi stiamo realizzando alcune partnership che ci permetteranno di arricchire l’offerta: la principale, in fase di definizione, è con Aroma Napoletano un partner affidabile che ci permetterà di focalizzare l’offerta nei Passalacqua Family associando al caffè un cornetto unico come uniche sono le nostre miscele».

I flagship store Passalacqua family saranno aperti partendo dalle grandi città italiane in cui la Torrefazione è più presente, al fine di offrire a chi propone i suoi caffè un riferimento di eccellenza a cui ispirarsi.

In essi si troverà l’eleganza napoletana letta in chiave contemporanea all’interno di un ambiente caldo e curato; il cliente potrà scegliere tra due miscele 100% arabica: Moana e Harem che si distinguono per il gusto ricercato e il buon corpo. Per il servizio è stato messo a punto un piccolo vassoio che accoglie il caffè, il bicchiere d’acqua, il cucchiaino, un piccolo dolce e la descrizione della miscela che si sta assaporando, al fine realizzare un’esperienza di gusto completa e di qualità.

Michele Serrafino vince la terza tappa di The Sidecar Competition

Il bartender del Retrò Bottega del Cocktail di Caltanisetta si è aggiudicato la tappa siciliana della competition di Rémy Martin, conquistandosi un posto nella finale che si farà a Roma a fine novembre. L'ultimo finalista sarà selezionato nella gara di Napoli

È andata a Michele Serrafino, bartender del Retrò Bottega del Cocktail di Caltanisetta, la tappa siciliana di The Sidecar Competition, la cocktail competition di Rémy Martin, la maison francese con 250 anni di storia e produttrice dei rinomati cognac, distribuiti in Italia in esclusiva da Molinari.

Andata in scena alla scuola Allcholica di Catania, quella siciliana è stata la terza delle quattro tappe, lungo tutta la Penisola, che mettono in palio un posto per la finale del contest, in programma a Roma a fine novembre. A ogni appuntamento, dieci i bartender in gara a contendersi l’ingresso nella finalissima, con le loro originali reinterpretazioni di un grande classico della miscelazione: il Sidecar. Cuore della sfida è infatti proporre una versione innovativa di questo classico, ma utilizzando i tre componenti alla base dell’unicità del cocktail, ovvero il 1738 Accord Royal o Rémy Martin V.S.O.P, Cointreau e succo di limone.

La gara

Oltre al vincitore, erano in gara a Catania: Daniele Gravagna, Domenico Cosentino, Orazio Valenti, Giovanni di Mauro, Paolo Rugolo, Roberto Cavallaro, Innocenzo Morace, Marco Mitrano e Alessandra Lollo.

Ingresso in finale che Serrafino si è meritato sorprendendo la giuria, composta da Paolo Sanna, Marco Fedele, brand ambassador Molinari, e Marco Fiore, con il suo Exuberant. Cocktail che il batender ha realizzato miscelando una base di Rèmy Martin Vsop con Rèmy Martin Vsop infuso alla menta piperita, Cointreau al marzapane, succo di limone al finocchietto e marmellata di arance.

Le prossime sfide

Con la vittoria, Serrafino raggiunge gli altri due bartender già qualificati per la finale di The Sidecar Competition, Alessio Baneschi di Villa La Massa di Candeli (Firenze), che si è aggiudicato la tappa di Milano, e Sara De Pascalis, che invece si è aggiudicata quella romana (leggi A Sara De Pascalis la tappa romana di The Sidecar Competition di Rémy Martin). L’ultimo finalista verrà decretato nella prossima gara, che si terrà 15 novembre alla PFB Professional Flair Bartender’s di Napoli.

Poi, lo scontro nella finalissima, che regalerà al vincitore la possibilità di volare a Cognac nella Nuova Aquitania e visitare le cantine Rémy Martin.

La ricetta

Exuberant.di Michele Serrafino

Exuberant Michele Serrafino The Sidecar Competition
Ingredienti:
45 ml Rèmy Martin Vsop, 15 ml Rèmy Martin Vsop alla menta piperita*, 15 ml Cointreau al marzapane**, 20 ml succo di limone al finocchietto***, 1 spoon marmellata di arance
*Rèmy Martin Vsop alla menta piperita: aggiungere 20 g di menta piperita ogni 300 ml di Rèmy Martin Vsop. Lasciare in infusione sottovuoto per 30 minuti
** Cointreau al marzapane: aggiungere 120 g di marzapane ogni 300 ml di Cointreau e frullare e poi filtrare con una super bag
***Succo di limone al finocchietto: tostare 25 g di finocchietto selvatico in padella e poi, quando è ancora caldo, metterlo in infusione sottovuoto in frigo in 250 ml di succo di limone
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
coppetta Nick & Nora

L’experience di Altos Tequila sbarca a Milano

Sara Ponte, brand manager di Altos Tequila, e Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition
Il Paloma perfetto? Al Palhome, esclusivo temporary bar presso il Six Milano, dove è in scena, all'interno di una scenografia immersiva, il famoso cocktail messicano creato con Altos Tequila. Tra le iniziative in programma nei 5 giorni di durata dell'evento anche masterclass a cura di Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition

Altos Tequila, brand del portafoglio Pernod Ricard, sarà protagonista assoluto per cinque giorni (dall'8 al 12 novembre, dalle ore 18 fino alle 24) nel cuore della Milano verticale nel quartiere di Porta Nuova al Six Milano dove è stato allestito un policromatico e scenografico temporary bar battezzato efficacemente Palhome con musica live, workshop e masterclass per far vivere a clienti e consumatori un'autentica experience messicana. O meglio, per essere più precisi, un'autentica experience dell'altopiano di Los Altos, territorio messicano a un'altitudine di 2.104 metri sul livello del mare, nello stato occidentale di Jalisco, dove nasce questo distillato premium prodotto al 100% con agave blu che gode di un'ottima reputazione tra gli addetti ai lavori nel campo della mixology. Creato nel 2009 grazie alla collaborazione tra il maestro distillatore di Olmeca Jesús Hernández e due famosi bartender britannici di fama internazionale, Henry Besant e Dré Masso, è prodotto in modo artigianale. «Viene utilizzato il tradizionale metodo della pietra Tahona di origine vulcanica  - ha spiegato Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition durante l'affollata masterclass sul Paloma tenutasi nella serata di apertura della "5 giorni" al Palhome -. Si tratta di una tecnica ancestrale di 500 anni fa, utilizzata per schiacciare l'agave cotta: questo metodo è fondamentale per il processo produttivo di tutte le tequile Altos ed è utilizzata nel territorio di Jalisco da soli otto produttori». Dal gusto fresco e citrico con inconfondibili note erbacee di agave cotta, la Tequila Altos Plata, è stata, quindi, utilizzata da Angelozzi per preparare e servire il perfetto Altos Paloma: un mix di Altos Tequila Plata, succo fresco di pompelmo rosa, succo fresco di limone e sciroppo d’agave. In degustazione, oltre a diversi twist dell'iconico e sempre gettonatissimo Paloma, anche Altos Reposado, una Tequila prodotta sempre artigianalmente nel cuore di Los Altos de Jalisco. Si distingue per il suo processo di invecchiamento che dura dai 5 agli 8 mesi in botti ex Bourbon.

 

 

 

 

 

 

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Negli Usa crescono le caffetterie a marchio e la fiducia

Starbucks-foto di Pexels da Pixabay
Starbucks-foto di Pexels da Pixabay
Numerose la nuove aperture nell’ultimo anno, che per la prima volta hanno superato i 40mila punto vendita. Positive le vendite e le prospettive future.

Dopo la pesante flessione di due anni fa, cresce e supera i valori pre-covid il mercato delle caffetterie a marchio in base al rapporto Project Café Usa 2024 realizzato dal World Coffee Portal di Allegra. 

Il segmento ha superato per la prima volta i 40mila punti vendita (40.062) e registra un fatturato di oltre 40 miliardi di euro con una crescita dell’8% negli ultimi 12 mesi. La previsione è di un’ulteriore crescita nei prossimi 12 mesi, arrivando a circa 48 miliardi per superare i 57 entro il 2028, guidata dal fatturato del segmento incentrato sul caffè.

Leader di mercato si conferma Starbucks che ha aperto 494 nuovi negozi negli ultimi 12 mesi e oggi ne somma 16144 e ha una quota di mercato del 40%; seguono Dunkin’ (+172 negozi, 9434 in totale) e Panera Bread, che ha chiuso 22 locali e oggi ne gestisce 2151.

Fiducia nel futuro. Il forte aumento di clienti nell’ultimo anno ha determinato un buon andamento delle vendite, che il 76% dei leader di settore intervistati (il 49 lo scorso anno) giudica positivo per il 2023; solo l’11% ha segnalato condizioni di difficoltà e il 10% un calo rispetto al 2022. Rispetto alla forte ripresa dello scorso anno, il mercato mostra una certa stabilizzazione: il numero di operatori che ha segnalato una crescita delle vendite superiore al 5% è sceso dal 46 al 28%.

Freddo, tendenza confermata. L’indagine condotta dal World Coffee Portal su oltre 5mila clienti di coffee shop statunitensi ha rilevato che il consumo giornaliero di caffè freddo è aumentato dell’8% negli ultimi 12 mesi, un dato che e lo pone al secondo posto, preceduto dal caffè filtrato in termini di frequenza degli ultimi ordini. Il freddo è considerato la tendenza più importante, con il 24% dei consumatori che lo beve ogni giorno (17% nel 2022). A richiedere caffè freddo o ghiacciato (79% degli ordini) sono i giovani sotto i 35 anni, che lo consumano almeno una volta la settimana.

Rapidità al volante. Solo il 4% dei consumatori statunitensi intervistato è rimasto nel locale più di 30 minuti, mentre il 36% ha dichiarato di avere acquistato una bevanda da asporto e ben il 56% di preferire il drive-thru (servizio al volante) piuttosto che entrare fisicamente nel bar; le catene drive sono quelle in più rapida ascesa nell’ultimo anno con 224 nuove aperure per Scooter’s Coffee e 167 per Dutch Bros.

Globalmente, il 58% dei leader di settore intervistati prevede che il buon andamento delle vendite proseguirà anche nei prossimi 12 mesi; solo il 5% prevede un peggioramento.

Dalla Corte ospita la terza tappa del Master Coffee Grinder

Fabio Verona, ideatore del Master Coffee Grinder Championship
Fabio Verona, ideatore del Master Coffee Grinder Championship
Con la competizione del prossimo 18 novembre si completa la rosa dei sei concorrenti che si sfideranno nella finale al Milan Coffee Festival.

Prosegue il cammino del campionato di macinatura ideato dal trainer di Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto,  Fabio Verona: il Master Coffee Grinder Championship 2023. L’appuntamento per la terza tappa è per sabato 18 novembre alle 12,30 presso Officina Dalla Corte, il nuovo hub di formazione dell’Azienda di Baranzate (MI): uno spazio dedicato al mondo della caffetteria, dove sono protagonisti la formazione e la creatività.

Gli otto concorrenti si contenderanno gli ultimi due posti alla finale milanese in programma nell’ambito del Milan Coffee Festival, che si svolgerà tra il 2 e il 4 dicembre prossimo presso Superstudio Più. Accanto a loro si sono già qualificati Federico Cecconi ed Emilio Tufano, primo e secondo classificato alla tappa padovana presso Diemme insieme a  Francesco Orsi e Simone Previati che si sono qualificati a Torino presso il Green Pea. 

Ormai rodata la giuria composta dal campione in carica Luca Bernardoni, dal trainer Luigi Pillitu e dal tecnico Gilberto Guidi, guidati dal capo giuria Luca Ventriglia.

Il caffè della gara sarà selezionato e tostato da Andrea Antonelli, titolare di Antonelli Specialty Coffee, microroastery con sede a Cremona, attiva dal 2014. Anche Antonelli ha accolto l'idea di sposare il progetto a sostegno di Women in Coffee Italy: oltre ad utilizzare un caffè prodotto da una cooperativa di donne, si è associato contribuendo in modo concreto al futuro dell’Associazione, dunque allo sviluppo di iniziative “in rosa” lungo tutta la filiera del caffè. 

La giornata sarà anche un’occasione propizia per approfondire la conoscenza di più settori. A cominciare dalle apparecchiature della competizione: la macchina espresso a un gruppo Studio di Dalla Corte progettata per adattarsi anche agli spazi più piccoli con le prestazioni di una macchina professionale, e il macinacaffè Grindie, costante, preciso e affidabile. 

Altri sponsor della manifestazione sono Keber, Brita, Metallurgica Motta, pulyCaff, Repa Group, Ims e Ipa Porcellane.

La gara di macinatura consiste nell’interpretare il caffè (ogni tappa ha una diversa torrefazione che lo fornisce) decidendo sia la dose in polvere sia quella in estratto nel tempo ritenuto necessario, al fine di ottenere le sfumature aromatiche descritte dal torrefattore. Dunque, con una temperatura dell’acqua regolata per tutti a 93°C, i concorrenti devono variare la dose di caffè e il tempo di contatto. La prima è importante per avere la corposità e anche note aromatiche specifiche, talvolta anche solo mezzo grammo può fare la differenza; il secondo determina quali sostanze verranno estratte dal caffè ed è influenzato dalla dose e dalla granulometria del macinato, in genere con un rapporto proporzionale: maggiore è la dose, più grande sarà la macinatura. Non si tratta tuttavia di una regola fissa: solo l’assaggio consapevole del barista può confermare i parametri impostati. 

La Storia di Michter’s, The World’s Most Admired Whisk(e)y

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Il prestigioso riconoscimento assegnato di recente Drinks International rende merito a una realtà che ha fatto della qualità senza compressi la sua bandiera, portando a livelli di assoluta eccellenza la categoria del whiskey americano. Tutti i segreti di una storia di successo

Dopo essere stato nominato di recente World’s Most Admired Whisky da Drinks International, Michter's è balzato al centro dell'attenzione della bar industry. Eppure, se gran parte del successo è arrivato nell'ultimo decennio, Michter's, la cui gamma è distribuita in esclusiva per l'Italia da Velier, può far risalire le sue radici al 1753, quando la distilleria era originariamente conosciuta come Shenk’s, la prima azienda di whiskey americano. Fondata da John Shenk in Pennsylvania, Shenk’s produceva whiskey da segale, una tradizionale coltura locale della Pennsylvania Blue Mountain Valley. Secondo la tradizione, il rye whiskey di Shenk’s era così prezioso che quando scoppiò la Rivoluzione americana, il generale George Washington visitò la distilleria e acquistò whiskey per rinvigorire i suoi uomini mentre si sistemavano nel loro accampamento per resistere al freddo invernale della Pennsylvania.

Nel 1861, Abraham Bomberger acquistò la distilleria e la Shenk’s diventò Bomberger’s, che continuò a produrre whiskey fino al 1919, quando il Proibizionismo costrinse a cessare l’attività. La distilleria riaprì nel 1934 e cambiò proprietà diverse volte. Negli anni Cinquanta, Lou Forman, uno dei proprietari, creò il marchio Michter's combinando porzioni dei nomi dei suoi figli - Michael e Peter.

La rinascita negli anni Novanta

Nel 1989, con l'intera industria del whiskey americano in difficoltà, Michter's dichiarò bancarotta, lasciando le attività in Pennsylvania in rovina. Fortunatamente negli anni Novanta, Joseph J. Magliocco e il suo mentore Richard Newman arrivarono in soccorso e fecero rinascere il marchio. Magliocco, entrato nell'industria del vino e degli alcolici dopo la laurea alla Harvard Law School, conosceva il marchio, grazie al suo lavoro di barman ai tempi dell'università. Mentre Newman aveva già maturato un'eccellente esperienza nel campo della distillazione, compreso un periodo come presidente di Austin Nichols, il distillatore di Wild Turkey.

Magliocco riuscì a conservare il nome Michter's depositando il marchio abbandonato per soli 245 dollari. La successiva importante decisione da prendere riguardava il luogo dove aprire la distilleria. Newman convinse Magliocco a riavviare il marchio Michter's nel Kentucky, nel cuore della moderna industria americana del whiskey, per assicurarsi l'accesso ai migliori talenti e alle migliori risorse. I due iniziarono con una strategia semplice: onorare l'eredità di Michter's producendo “il miglior whiskey possibile, al diavolo i costi!", motto che l'azienda segue ancora oggi.

La distilleria di Shively

La sede principale di Michter's è una distilleria di 85.000 metri quadrati a Shively, nel Kentucky, una zona di Louisville con una forte tradizione di whiskey. Per supportare il programma di distillazione "dalla fattoria alla bottiglia", Michter's si avvale di una fattoria di 205 acri nella vicina Springfield per la produzione di mais, segale e orzo. La distilleria di Shively è dotata di un sistema di alambicchi in rame al 100% e comprende una colonna di rame di 81 cm di diametro e 14 metri di altezza e un caratteristico pot still doubler in rame. Il sistema è stato progettato da Rob Sherman di Vendome e dai primi mastri distillatori di Michter's Willie Pratt e Pam Heilmann. Nel 2019, Heilmann ha passato il testimone all'attuale master distiller Dan McKee. Master of maturation dell’azienda è Andrea Wilson, la prima donna a presiedere la Kentucky Distillers' Association e membro della Kentucky Bourbon Hall of Fame.

"Al diavolo i costi"

Michter's si è guadagnata una solida reputazione per l'offerta di whiskey americani tradizionali di qualità senza compromessi, tutti a produzione limitata, tra i quali bourbon, rye, sour mash whiskey e American whiskey, invecchiati fino alla massima maturità. L'approccio "al diavolo i costi" prevede diversi metodi di produzione per ottenere il miglior prodotto possibile.

In primo luogo, Michter's non imbottiglia mai un whiskey che non soddisfi i suoi standard qualitativi. A differenza dei concorrenti, che imbottigliano il distillato in piccoli lotti con centinaia di barili per miscelare eventuali botti di qualità inferiore, Michter's imbottiglia da un singolo barile o utilizza un lotto massimo di venti barili. Questo impone al team un’estrema disciplina per assicurarsi che ogni singolo barile sia all'altezza dei rigorosi standard.

Sebbene la gradazione d'ingresso tipica del settore sia del 62,5%, Michter's utilizza un ABV del 51,5% per consentire agli zuccheri concentrati nel legno tostato e carbonizzato di dissolversi più facilmente nel distillato durante i cicli di ingresso e uscita dalla botte. Una scelta più costosa perché richiede un maggior numero di barili per produrre la stessa quantità di whiskey, ma l’azienda è fermamente convinta che il profilo gustativo più morbido e ricco che si ottiene ne valga la pena.

Michter's utilizza legno di quercia bianca americana essiccato all'aria per un minimo di 18 mesi, per esaltare le proprietà naturali del legno e ottenere un sapore migliore con una riduzione dei tannini conferiti al distillato. Le botti vengono tostate prima di carbonizzarle, il che rende gli zuccheri del legno più accessibili. Questi zuccheri si caramellizzano e si concentrano nella "linea rossa" all'interno della sezione trasversale del legno. La fase di tostatura permette di ottenere più sapore e colore quando il whiskey filtra attraverso il carbone fino alla linea rossa.

Per estrarre più sapore dalle botti si utilizza anche il processo poco comune e più costoso di ciclaggio termico del magazzino: un processo che comporta maggiori costi energetici e un aumento dell'evaporazione della parte degli angeli del 4%, rispetto al 2,5% delle botti non sottoposte a tali cicli. Inoltre, vengono applicate ricette personalizzate di filtrazione a freddo per ognuno dei whiskey, invece di ricorrere alla filtrazione a carbone che può togliere sapore e aroma.

Un successo per tutta la comunità del whiskey americano

Il recente riconoscimento di World's Most Admired Whisky, da parte di Drinks International, dà merito ai metodi di produzione più costosi adottati dal marchio per produrre i migliori whiskey americani possibili. Riconoscimento, assegnato da un parterre di esperti indipendenti di whisky di tutto il mondo, che per la prima volta va a una distilleria americana. Per Joseph J. Magliocco, è il coronamento di un percorso straordinario iniziato negli anni Novanta, quando ha rilevato il marchio Michter's, ormai abbandonato. «Dai primi giorni quando ho cominciato a conoscere l’heritage di Michter's in Pennsylvania e per tutto il tempo che il nostro team ha dedicato alla rinascita del marchio in Kentucky, abbiamo sempre sperato che la gente apprezzasse la tradizione di questo del brand e la sua dedizione alla qualità. Ma se mi aveste detto che un giorno Michter's sarebbe stato nominato il “Whisky più ammirato al mondo”, beh, avrei pensato che aveste bevuto un bicchiere di troppo».

La master of maturation Andera Wilson è entusiasta di vedere la categoria dei whiskey americani ottenere finalmente il rispetto che merita: «Non potrei essere più orgogliosa di ciò che questo significa non solo per Michter's, ma per l'intera comunità del whiskey americano. In patria abbiamo sempre avuto un'enorme fiducia nel nostro approccio, ma poi si viaggiava all'estero e si vedeva in molte parti del mondo il bourbon collocato sullo scaffale più basso delle bottigliere, per cui è davvero emozionante ottenere tale riconoscimento».

Per il master distiller Dan McKee, questo momento celebra la passione e la dedizione di molti individui lungo il percorso. «Il premio riflette i decenni di duro lavoro e di trasmissione delle conoscenze di generazione in generazione che ci sono voluti per arrivare a questo punto».

Nel frattempo, nel centro di Louisville, Michter's ha aperto una seconda distilleria nello storico Fort Nelson Building. Situata in una posizione privilegiata, di fronte al museo e alla fabbrica di Louisville Slugger, nella distilleria Michter's Fort Nelson è presente il sistema di alambicco originale di Michter's Pennsylvania. Organizza anche tour didattici con degustazioni e nel The Bar at Fort Nelson vengono proposti i grandi classici della miscelazione curati dallo storico del beverage David Wondrich.

English version

The Story behind Michter’s, the World’s Most Admired Whisk(e)y

Michter’s has been the buzz of the industry after being recently named “World’s Most Admired Whisky” by Drinks International. Although much of the company’s success has come over the last decade, Michter’s can trace its roots back to 1753, when the distillery was originally known as Shenk’s, the first ever American whiskey company. Founded by John Shenk in Pennsylvania, Shenk’s produced whiskey from rye grain, a favourite local crop in the Pennsylvania Blue Mountain Valley. According to local lore, Shenk’s rye whiskey was so prized that when the Revolutionary War broke out, General George Washington visited the distillery and purchased whiskey to strengthen his men as they settled in their camp to help them withstand the bitterly cold Pennsylvania winter.

In 1861, Shenk’s became Bomberger’s when Abraham Bomberger purchased the distillery. Bomberger’s produced whiskey until 1919, when prohibition forced the distillery to cease its operations. After prohibition ended, the distillery reopened in 1934 and changed ownership several times. In the 1950s, Lou Forman, one of the distillery's then-owners, created the brand Michter's by combining portions of his sons' names - Michael and Peter.

The rebirth in the 1990s

In 1989, with the entire American whiskey industry struggling, Michter's declared bankruptcy, leaving its Pennsylvania operations in disrepair. Thankfully in the 1990s, Joseph J. Magliocco and his mentor Richard Newman came to the rescue and restarted Michter's. Magliocco, who entered the wine and spirits industry after graduating from Harvard Law School, was already familiar with Michter's through his college days of bartending, when he also had the chance to sell Michter's. Newman meanwhile already had excellent distilling experience, including a period as President of Austin Nichols, the distiller of Wild Turkey. Magliocco was able to preserve the name Michter’s by filing for the abandoned trademark for only US$245. The next important decision to make was where to open the distillery. Newman convinced Magliocco to restart the Michter’s brand in Kentucky, in the heart of the modern American whiskey industry, to ensure access to the best talent and resources. Magliocco and Newman began with a simple strategy - to honor the Michter's legacy by producing “the best whiskey possible, cost be damned!” a motto still followed by the company to this day.

The distillery in the Shively

Michter's main location is an 85,000 square foot distillery in Shively, Kentucky, a section of Louisville with a strong whiskey heritage. To support their farm-to-bottle distillation program, Michter’s makes use of a 205-acre farm in nearby Springfield for its corn, rye and barley. The Shively distillery features a 100% copper still system and includes an 81-cm diameter, 14-m high copper column and a distinctive copper pot still doubler. The system was designed by Vendome’s Rob Sherman, and the first Michter’s master distillers Willie Pratt and Pam Heilmann. In 2019, Heilmann passed the torch to current master distiller Dan McKee. Meanwhile, the master of maturation at Michter’s is Andrea Wilson, who was the first woman to chair the Kentucky Distillers’ Association and is a member of the Kentucky Bourbon Hall of Fame.

“Cost be damned”

Michter's has earned a strong reputation for offering traditional American whiskeys of uncompromising quality, with each of its limited production offerings, including bourbon, rye, sour mash whiskey, and American whiskey, aged to its peak maturity. The “cost be damned” approach includes several production methods to make the best possible whiskey.

Firstly, Michter’s never bottles a whiskey that is not up to their quality standards. Unlike their competitors which small batch whiskeys with hundreds of barrels to blend out any sub-par barrels, Michter’s either bottles from a single barrel or uses a maximum small batch size of twenty barrels. This forces the Michter’s team to be incredibly disciplined to make sure that every single barrel is up to their strict standards.

Although the typical industry entry proof is 62.5%, Michter’s uses 51.5% ABV to allow for the concentrated sugars in the toasted and charred wood to more easily dissolve into the distillate as it cycles in and out of the barrel. Using a lower entry proof is more expensive because it requires more barrels to produce the same quantity of whiskey, but Michter’s strongly believes that the resulting smoother and richer flavor profile is worth it.

Michter’s uses American white oak wood that has been air dried for a minimum of 18 months, to enhance the natural properties of the wood for better flavour with reduced tannins imparted to the whiskey. Michter’s toasts its barrels before charring, which makes the wood’s sugars more accessible. These sugars caramelize and concentrate in the “red line” within the cross section of the wood. The toasting step allows for more flavour and colour as the whiskey seeps through the char to the red line.

Michter’s also uses the uncommon and costly process of heat cycling their warehouse to extract more flavour from their barrels. On top of the larger energy costs, there is also increased Angel Share evaporation of 4% compared to 2.5% for non-heat cycled barrels. In addition, Michter’s applies customized chill filtration recipes to each of their whiskeys instead of carbon filtration which can strip out flavor and aroma.

A success story for the entire American whiskey community

The recent honour of “World’s Most Admired Whisky” by Drinks International, gives credence to Michter’s costlier production methods in striving to make the best possible American whiskeys. This recognition, given by a consortium of independent whisky experts from across the globe, was the first time that an American distillery received the prize. For Joseph J. Magliocco, Michter’s being named the World’s Most Admired Whiskey caps a remarkable run that began in the 90s when he first acquired the abandoned Michter’s trademark. “From my first days of learning about the heritage of Michter’s in Pennsylvania through the time our team has spent resurrecting the brand in Kentucky, we have always hoped that people would appreciate the brand’s legacy and dedication to quality. But if you told me that one day Michter’s would be named the World’s Most Admired Whisky, well, I would’ve thought you’d had one too many.”

Master of maturation Andera Wilson was thrilled to see the American whiskey category finally get its due respect: “I could not be prouder of what this means not only for Michter’s, but for the American whiskey community as a whole. At home, we’ve always had tremendous belief in our approach, but then you would travel abroad and see bourbon placed on the bottom shelf almost automatically in many parts of the world, so it is really exciting to see it reach such high regard.”

To Michter’s master distiller Dan McKee, this moment celebrates the passion and dedication of many individuals along the way. “This award reflects the decades of hard work and passing down of knowledge from generation to generation that it took to arrive at this point.”

Meanwhile in downtown Louisville, Michter’s has opened a second distillery in the historic Fort Nelson Building. Situated in a prime location opposite the Louisville Slugger museum and factory, Michter’s Fort Nelson Distillery features the original pot still system from Michter’s Pennsylvania. It also runs educational tours with whiskey tastings and The Bar at Fort Nelson, which features classic cocktails curated by drinks historian David Wondrich. You can discover more about The Bar at Fort Nelson in a subsequent edition of Bargiornale.

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