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Maura Milia e l’addio al Connaught Bar: «In Messico per una nuova fase della mia vita»

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Maura Milia (credit foto: @lateef.photography
Dopo dieci anni al Connaught Bar, la bar manager azzurra volerà a Città del Messico per una nuova sfida imprenditoriale. Con lei il marito Alex Lawrence e il guru dell’ospitalità messicana Walter Meyenberg

Originaria di Arixi, una frazione del Campidano, nel circondario di Cagliari, Maura Milia era approdata al Connaught Bar nel gennaio del 2014, a ventun anni: ci arrivò insieme a Giorgio Bargiani, e sotto la guida di Agostino Perrone contribuì alla formazione del tridente italiano divenuto icona del bar, per due volte consecutive in vetta alla classifica dei World’s 50 Best Bars (2020 e 2021). A dieci anni esatti di distanza, Maura ha comunicato la sua decisione di separarsi dal Connaught Bar, per intraprendere un nuovo percorso imprenditoriale: si sposterà infatti a Città del Messico insieme al marito Alex Lawrence (co-proprietario del gruppo Mr Lyan), per avviare un nuovo progetto insieme al messicano Walter Meyenberg (Hanky Panky, Brujas tra gli altri). Bargiornale l’ha raggiunta nel pieno dei preparativi per la partenza.

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Maura Milia con Walter Meyenberg (a sinistra) e Alex Lawrence

Giovanissima, con un trascorso già di profilo mondiale e di conseguenza la garanzia di un futuro più che solido a Londra. Eppure “molli tutto” e vai dall’altra parte del mondo.

L’unica condizione che mi sono sempre posta, se avessi mai lasciato il Maybourne Group (di cui il Connaught Bar fa parte, ndr) è stata quella di iniziare qualcosa di personale con mio marito. Altrimenti non avrebbe mai avuto senso lasciare Ago e Giorgio, e con loro tutto quello che abbiamo costruito in questi dieci anni. Scelta sofferta e ponderata per la quale Agostino mi ha supportato molto. Per Alex nutro un profondo rispetto professionale, oltre che sentimentale, ed è stata una motivazione in più per decidere di avviare qualcosa insieme. La scelta del Messico deriva dall’amore profondo che ho per il Paese, mi ricorda della Sardegna e delle mie origini; dieci anni a Londra equivalgono al doppio, per i ritmi e lo stress, ho voluto privilegiare la mia serenità personale. Città del Messico non è più piccola, ma mantiene quasi un’energia da villaggio, in qualche modo. Ed è un cambio di prospettiva, mi metto in gioco come imprenditrice per la prima volta.

Nel comunicare la tua decisione hai posto l’accento sulle difficoltà gestionali ed economiche di un’attività a Londra. Credi sia una questione comune anche nel resto del mondo?

Ho avuto la fortuna di viaggiare tanto negli ultimi anni e confrontarmi con realtà variegate, dagli Usa al Sud Est Asiatico. Londra in questo momento fa forse più fatica rispetto alle altre capitali, perché i professionisti veterani hanno vissuto la transizione, dalla possibilità di assumere persone da tutto il mondo a sei/otto mesi di grande difficoltà, in primis. Questo comporta tensione e instabilità. Se si paragona con Barcellona, per dire, l’energia è completamente diversa. Londra è pessimista, perché siamo abituati a certi standard e non poterli mantenere crea un divario tra domanda e offerta. Per non parlare della sostenibilità economica di un’attività a Londra: Alex e io ci eravamo informati, avevamo contemplato la possibilità di aprire qui, ma è scoraggiante. Noi siamo giovani, ma l’accesso ai fondi è difficilissimo, i debiti che eventualmente contrai sono durissimi da sanare. Senza spalle (economicamente) larghe è quasi impossibile, per questo serve il sostegno di un gruppo che creda nella visione di chi lavora, che sia stimolante e che investa. A noi per fortuna è sempre capitato così.

Quale pensi sia il futuro del bar allora?

Quello che in passato era ben più forte, e che le nuove generazioni hanno perso di vista: spingere sull’ospitalità pura. È vero che all’ingresso al Connaught Bar si viene quasi investiti dalla quantità di premi e riconoscimenti che sono in mostra, ma si va via senza nemmeno ricordare cosa si è bevuto, tale è stata la perfezione dell’accoglienza e il lavoro svolto sulla cura dei dettagli. È una scuola di pensiero che ho fatto mia e che si sta diradando, perché le distrazioni per bartender e personale di sala sono sempre maggiori. Il futuro del bar è far bene le cose semplici, coinvolgendo la community e creando quella che in inglese si definisce “legacy”, costruire per portare avanti progetti. L’investimento principale deve essere quello sul personale, valorizzare il team: non è vero che tutti sono passeggeri, Agostino, Giorgio e io al Connaught Bar ne siamo stati la dimostrazione.

In cosa consisterà il tuo progetto in Messico?

Posso rivelare ancora poco. Il gruppo di chiamerà MWA (dalle iniziali di noi tre soci): sarà un multiproject, abbiamo intenzione di aprire più di un’insegna, ognuna con un po’ della personalità di ciascuno di noi, e abbracceremo sia ristoranti sia cocktail bar. Rappresenterà quello che siamo noi, ma mescolati con la cultura messicana. E una delle location sarà nell’Ovest del Messico.

Tre cose che prendi dalla tua esperienza al Connaught Bar, e che sei certa altrove non saranno mai allo stesso livello.

La disciplina. La costanza. L’eleganza.

L’Esercito Italiano al Pitti Taste con il brand Esercito 1659

Nella vetrina della Fortezza da Basso, uno stand con i prodotti alimentari icona del mondo militare

Tra le novità del Pitti Taste 17 c'è un brand che non ci saremmo aspettati ti vedere tra gli stand: Esercito 1659. Infatti, grazie a uno stand della società licenziataria Fonderia del Cacao, il brand legato all'Esercito Italiano farà rivivere alcune tradizioni alimentari che hanno segnato la storia del mondo militare. D'ora in poi saranno disponibili per tutti.

Il Cioccolato Militare targato Esercito 1659

Tra i prodotti esposti ci sono il Cioccolato Militare dell'Esercito, un fondente al 70% avvolto nel suo storico packaging. Ora come allora è parte integrante della famosa "Razione K", utilizzata dai militari in attività operative. Il Cioccolato Militare fa parte della razione giornaliera fin dal 1937 in quanto gustoso, energetico e facilmente trasportabile. L'obiettivo di questo prodotto oggi è contribuire a rafforzare e sottolineare l'eccellenza italiana nel settore.

Inoltre, è forte la volontà di tutelare l'ambiente con il riutilizzo di materiali. Le vecchie cassette di primo soccorso dell'Esercito hanno ripreso vita diventando un originale contenitore per generi di "pronto conforto" con cioccolato biscotti e bevande. Le gavette, un tempo impiegate per la cottura di componenti della "Razione K", anche loro usate come contenitore dei prodotti a marchio Esercito. In linea con il tema prescelto per l'edizione di Taste del 2024 "Colors are served!", i prodotti della tradizione alimentare militare si tingono dei colori evocativi del tricolore e delle uniformi tipiche militari.

Attenzione all'alimentazione

Nel mondo militare c'è sempre stata attenzione alla cultura dell'alimentazione, legata indissolubilmente a quella della salute. In questo contesto, il cioccolato militare ha sempre accompagnato la vita dei soldati dell'Esercito non solo nelle attività operative e addestrative ma anche nello sport, pilastro della cultura fisica e dell'essere soldato.

Il progetto di Fonderia del Cacao con Esercito 1659 è quello di diffondere la conoscenza del cioccolato di grande qualità, grazie ad avanzate tecniche di produzione e all'uso di componenti naturali purissimi, biologici, e milk free. Fonderia seleziona il prodotto da lavorare maggiormente in Ecuador (paese di origine di uno dei più rinomati cacao al mondo), curando tutta la filiera, dalla raccolta, alla tostatura, alla raffinazione all'interno del proprio laboratorio.

I prodotti dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare

Al Pitti sono stati presentati anche i prodotti simbolo dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare a marchio Esercito 1659. Non mancano il "Cordiale" o "Elisir di China", memorie storiche e nicchie dell'eccellenza alimentare che hanno accompagnato generazioni di soldati italiani.

Ancora oggi, Esercito e Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, fanno rivivere le tradizioni di prodotti che hanno segnato la storia del mondo militare rendendoli disponibili in commercio. Questa progettualità, che porta importanti sinergie, è resa possibile grazie a Difesa Servizi S.p.A., società in house del Ministero della Difesa con il compito di valorizzare gli asset di tutte le Forze Armate.

Borghi, Tradelab: «Nel 2023 bar diurni e colazioni sugli scudi, fiducia sul 2024»

Il fuori casa ha chiuso il 2023 con numeri positivi, spiega Angela Borghi, responsabile commerciale Away from Home TradeLab. La parola chiave del 2024? Sinergia
Lo scorso anno ha fatto segnare un risultato positivo: il fuori casa è tornato ai volumi del 2019 e ha superato l'ultimo anno pre Covid in termini di valore, raggiungendo quota 99 miliardi. Analizziamo lo scenario e le prospettive per il 2024 nella nostra intervista ad Angela Borghi, responsabile commerciale Away from Home TradeLab. La parola chiave dell'anno appena iniziato? Sinergia.

Ki Energy, la provocazione di Milo Occhipinti in un energy drink

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Mille pezzi e un evento lancio per il prodotto realizzato dal bartender proprietario di Unseen a Milano. Una dimostrazione di poter “unire creatività di più campi e lavorare ancora meglio dei brand”. Non sarà sul mercato, almeno per il momento…

«È un progetto nato per gioco e non sarà in commercio. Più o meno…». Milo Occhipinti non è certo nuovo a scelte e visioni controcorrente: il suo Unseen, aperto nel 2020 in Lambrate a Milano, ha fatto alzare più di un sopracciglio grazie a una narrativa che mescola brutalismo, nostalgia e avanguardia, sia nell’unico ambiente in cui si trova, che nella carta cocktail (leggi Unseen, il cocktail bar visionario e senza compromessi). L’ultima idea che porta (anche) la sua firma si chiama Ki Energy: un energy drink che è al tempo stesso un’espressione di più talenti e una provocazione. «Abbiamo messo insieme più menti creative e abbiamo realizzato un prodotto anche migliore di quelli che si trovano sugli scaffali, oggi».

Un pool di talenti

Sulla scia del moltiplicarsi di etichette di energy drink lanciate anche da personaggi dello spettacolo, Occhipinti ha coinvolto e coordinato un pool di artisti, nel ruolo di supervisore, direttore creativo e sviluppatore della ricetta. Al suo fianco il grafico varesino Centoyen, che si è occupato di logo, etichetta e identità del prodotto; Matteo Omen Pizzo per la grafica 3D e il media pack statico; e il regista Daniele Bagolin (in arte Bagolean, già collaboratore, tra gli altri, di Fedez) al comparto video, arricchito da uno stile satirico e impattante. L’inlattinamento è a cura di Bubble, azienda di Benna (BI) più che nota nel settore.

Quattro mesi di sviluppo hanno dato come frutto un prodotto che Occhipinti descrive come «fatto per divertirci, in un campo che nel complesso non è di nessuno di noi, ma diventa di tutti. Non è a scopo di lucro, è un case history per dimostrare dove si può arrivare unendo le creatività di più settori». E pur non avendo finalità di mercato, la bevanda dà di che pensare: glitterata, più simile a un cocktail che a un energy drink vero e proprio, con note tropicali e di sicura attrattiva per il pubblico contemporaneo.

Le attività per il lancio del prodotto

Per metà febbraio è previsto il varo di un profilo Instagram dedicato al prodotto e un contenuto pubblicitario promozionale, cui farà seguito un evento speciale presso Unseen. Sarà prodotto in mille pezzi, in lattine da 33 cl mandate in seeding a destinatari selezionati; non avendo obiettivi di vendita, l’etichetta di Ki Energy recherà soltanto i claim legali relativi alla presenza di taurina (il cui contenuto, come per quello di caffeina, è pari a quello espresso dai principali player di mercato come Red Bull) e al suggerimento di non consumo per le donne in allattamento. Il resto delle diciture rispecchierà invece lo stile di Occhipinti e del gruppo: irriverente, controcorrente, orientato al passaparola.

Ki Energy non è una prima volta per Unseen: quello delle collab è uno dei modus operandi più ricercati da Occhipinti, che già in passato aveva rilasciato un ready to drink per Gió Marconi Gallery e svariate altre partnership con altre realtà artistiche, oltre ad aver proposto in menu una tonica, una cola, e una birra salty ale. Lancio fine a se stesso o occasione di mercato? Intanto, sono in corso delle trattative per l’ingresso in Gdo in Cina: che per un progetto nato per gioco, proprio malissimo non sembra…

Sanapo: «Il bar come lo conoscevamo non esiste più, ripartiamo dagli Specialty»

Il futuro delle caffetteria e del bar italiano secondo Francesco Sanapo, titolare di Ditta Artigianale, ai microfoni di Bargiornale
Studiare, formarsi e imparare a proporre il caffè come un prodotto evoluto e di qualità: è questo il futuro delle caffetteria secondo Francesco Sanapo, titolare di Ditta Artigianale, ai microfoni di Bargiornale. Abbiamo parlato con Sanapo durante l'ultima edizione di Sigep e con lui abbiamo affrontato il tema dell'offerta del caffè nel bar italiano. Un prodotto, il caffè, che è forse il pezzetto di offerta f&b rimasto più "indietro", in Italia, sul percorso verso un incremento di qualità e di ricchezza. Ma che ora - ci racconta l'esperto - deve trovare il suo spazio in un format di bar evoluto.

Restare seri servendo il gin alla cannabis di Joe Bastianich

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Una proposta ad hoc per valorizzare il gin di Flower Good, firmato Joe Bastianich e distribuito da Compagnia dei Caraibi, che vede tra le botaniche la cannabis coltivata in Puglia

Il gin alla cannabis coltivata in Puglia è un progetto dell’americano con cuore e Dna italianissimi Joe Bastianich. Proprio lui, l’ex giudice di MasterChef, personaggio televisivo e imprenditore della ristorazione. Il distillato in questione si chiama Flower Good Gin ed è prodotto nell’entroterra pugliese grazie alla collaborazione tra Bastianich e Flower Farm, che fa appunto prodotti a base di cannabis light con alto contenuto di CBD derivati da coltivazioni biologiche.

Visto il carico di racconto sul territorio natio del gin, appena approdato in distribuzione ad opera di Compagnia dei Caraibi, abbiamo pensato meritasse una presentazione tagliata su misura. Così abbiamo chiesto a Emanuele Russo, Spirits specialist dell’azienda di Vidracco (To), di metterci del suo e proporre una ricetta in esclusiva per Bargiornale che valorizzasse le caratteristiche del prodotto. Eccola qui.

La ricetta: Green Good

Ingredienti

  • 40 ml Gin Flower Good
  • 20 ml Lemon Cordial (fatto con Limone Femminiello del Gargano IGP)
  • 35 ml Green Goddess Dressing
  • 15 ml zucchero

Per la Green Goddess Dressing: preparazione fresca e balsamica a base di yogurt ed erbe aromatiche.

Preparazione

Shake and Strain. Bicchiere: coppetta Nick e Nora. Guarnizione: fogliolina di menta.

Sentori complessi, dalla Puglia agli Stati Uniti

Il gin fonde le caratteristiche della cannabis (varietà Holy Grail) con il cardamomo, il coriandolo, la liquirizia e il ginepro. «Quella specifica varietà di cannabis - spiega Russo - rende il distillato estremamente balsamico e agrumato, con note di terra rossa che dominano e richiamano il territorio dell'entroterra pugliese. Nell'ideare la ricetta di Green Good ho voluto richiamare e fondere tre elementi. La cannabis, innanzitutto, valorizzando proprio quel carattere balsamico e la nota citrica marcata con un limone tipico della Puglia. Poi Joe Bastianich, con un omaggio alla "sua" America utilizzando la Green Goddess Dressing. Infine ci ho messo la mia idea di mixology, che parte sempre da un legame tra bancone e... padella, con proposte mutuate dalla cucina».

flower_web_2Il cordiale al limone è fatto con il Femminiello del Gargano IGP. «Si tratta di una varietà estremamente acida, proprio per andare a "parlare" con il distillato», spiega Russo. «Per intercettare una larga scala di sentori ho aggiunto la Green Goodess Dressing, una salsa che dà una importante nota speziata al drink (viene preparata con aneto, menta, basilico, coriandolo e prezzemolo insieme a yogurt greco, con una punta di erba cipollina e limone) e che è molto utilizzata nella tradizione culinaria Usa - da qui il richiamo a Joe Bastianich -, unendo così mixology e tecniche di cucina. Quest'ultimo aspetto rende il drink molto personale, visto che la mia impronta è proprio quella: partire da una padella per arrivare a una proposta di miscelazione».

Una tonica neutra per il perfect serve

Insomma, la lezione è presto spiegata: si può valorizzare un prodotto in un cocktail partendo dagli elementi forti che lo caratterizzano, senza lasciare indietro l'impronta personale. «Il perfect serve di un gin, inteso come il cocktail giusto per massimizzarne le doti in termini di accessibilità della bevuta e risultato alla cassa, resta naturalmente il Gin Tonic», conclude Emanuele Russo. «Viste le caratteristiche di Flower Good Gin, consiglio una tonica assolutamente neutra, che non vada a forzare sfumature in sovrapposizione a quelle già marcate del distillato».

Si parte con la quinta edizione della Sabatini Cocktail Competition

Sabatini Cocktail Competition 2024
Aperte fino al 4 marzo le iscrizioni per il concorso targato Sabatini che quest'anno ha come tema i cinque sensi, che i concorrenti devono intrepretare creando due originali drink, uno alcolico e uno analcolico

Si parte con una nuova edizione della Sabatini Cocktail Competition, la gara di bartending organizzata da Sabatini Gin che, come ormai da tradizione, decreterà l’International tour ambassador del brand per questo anno. Un’edizione speciale quella che ha preso il via, perché si tratta della quinta e anticipa di un anno i festeggiamenti per il decennale dell’arrivo sul mercato del London dry a base di botaniche toscane, per l’esattezza provenienti dai colli aretini, nato nel 2015.

Ed è proprio il numero 5 a caratterizzare questa edizione del concorso. Il tema scelto è infatti I cinque sensi, dei quali i concorrenti dovranno interpretare attraverso le loro creazioni una alcolica a base di Sabatini Gin (leggiGhilardi Selezioni è il nuovo distributore di Sabatini Gin), e una analcolica con Sabatini 0.0 (leggiSabatini Gino°, lo spirit no alcol dal carattere toscano).

Ma non solo, perché il motto che lo accompagna è Get me somewhere new, ancora legato al numero 5, numero che nel mondo della numerologia porta con sé il significato di cambiamento, trasformazione, novità. Per cui, in definitiva, la sfida è dare vita attraverso i due drink a un’esperienza che coinvolga vista, olfatto, gusto, tatto e udito in un viaggio di esplorazione e scoperta di luoghi nuovi, sconosciuti e inattesi.

Come partecipare

Chi vuole cimentarsi nella prova ha tempo per iscriversi fino al prossimo 4 marzo, compilando l’apposito form sul sito del concorso, inserendo i propri dati personali e le due ricette dei drink (complete di ingredienti, loro quantità, tecnica preparazione), una alcolica e una analcolica, corredate di foto ognuna con la bottiglia del distillato Sabatini utilizzato. Entrambe le ricette possono essere composte da massimo 5 ingredienti, tra i quali obbligatoriamente almeno 40 ml di Sabatini Gin per quella alcolica e 30 ml di Sabatini 0.0 per quella analcolica. Sono ammesse le preparazioni homemade (ma descrivendo in ricetta ingredienti e modalità di preparazione), ma attenzioni all’utilizzo di eventuali crusta o altri elementi che entrino a contatto con il cocktail, in quanto saranno considerati ingredienti. Infine, le foto dei cocktail, sempre con la bottiglia del distillato, vanno caricate sui social del bartender con i tag #SabatiniGin e #SabatiniCocktailCompetition.

Le fasi della Sabatini Cocktail Competiton

Una giuria di selezione vaglierà le proposte dei concorrenti e gli autori delle 24 migliori accederanno alle semifinali che si svolgeranno in due tappe: l’8 aprile a Milano per i bartender dell’area Nord e il 15 aprile a Roma per quelli del Centro Sud. Qui i concorrenti presenteranno i loro due drink alla giuria che per ogni tappa decreterà quattro finalisti.

Gli 8 finalisti si contenderanno la vittoria finale in una due giorni di sfide, in programma il 20 e il 21 maggio nella suggestiva Villa Ugo di Cortona (Arezzo), culla del brand e della dinastia dei suoi creatori. Sfide delle quali conosceranno il tema sono una volta varcata la soglia della Villa dove dovranno dimostrare le proprie competenze professionali e creative e che potranno comprendere anche prove di conoscenza del brand, dei prodotti e della capacità di elaborare gli ingredienti, oltre che di verifica della conoscenza della lingua inglese.

Il vincitore della Sabatini Cocktail Competition si aggiudicherà il titolo di International tour ambassador del marchio per il 2024, un viaggio di 5 giorni in uno dei mercati strategici per l’azienda che verrà svelato anch’esso durante la finale e guest shift nei migliori cocktail bar della scena mondiale.

Il vermouth è una cosa seria. Parola di Francesco Lafranconi

Francesco Lafranconi
Alla scoperta della mixology americana con il celebre italiano, ma americano d’adozione, guru del mondo vermouth. Lo abbiamo incontrato a New York, nella Rosevale Cocktail Room del Civilian Hotel, locale della sua compagnia di hospitality e con la collezione di vermouth più vasta degli Stati Uniti

È nato a Lecco, ma è cresciuto in Friuli nell’attività di bar della famiglia, e dopo importanti esperienze presso gli hotel Gleaneagles in Scozia, Cipriani di Venezia e Gstaadt in Svizzera, nel 2000 è sbarcato negli Stati Uniti, a Las Vegas, per iniziare quella che sarebbe diventata una carriera stellare nel mondo della mixology internazionale. Negli anni, Francesco Lafranconi si è distinto per un crescendo di esperienze e vittorie, iniziando a lavorare per la compagnia di distribuzione di bevande alcoliche più grande in America, la Southern Glazer's Wine & Spirits, passando per la creazione di Mr. Coco, cocktail lounge nella Fantasy Tower del Palms Casino Resort, che vanta diversi riconoscimenti, come l’Eater Award per il miglior bar di Las Vegas nel 2019 e finalista a Tales of the Cocktail come miglior bar d’albergo.

Sono numerosi gli incarichi direzionali che gli sono stati affidati in diversi american bar di prestigiose strutture alberghiere, così come i ruoli apicali ricoperti. Tra essi la nomina di direttore esecutivo ed educatore nel comparto degli spiriti e bevande miscelate presso la Southern Glazer's Wine & Spirits, di vicepresidente beverage and hospitality culture di Carver Road Hospitality, società proprietaria attualmente di 8 locali negli Stati Uniti, tra i quali la sala del buon bere che si trova al secondo piano del Civilian, tappa obbligata almeno una volta nella vita per gli appassionati di vermouth: qui ce ne sono oltre 200 etichette.

Sei arrivato negli Stati Uniti nel 2000. In ambito mixology come era la situazione?

Ai tempi non esisteva ancora una vera e propria cultura in tal senso. Si iniziava forse a percepire il vantaggio di utilizzare ingredienti freschi come succhi di frutta tipo lime e limone al posto di quelli pre-confezionati. Del resto, la più tradizionale cultura culinaria americana predilige cibo in scatola o pronto per il microonde, ricco di additivi. A Las Vegas ho creato una scuola per mixology: la Academy di Spirit and Fine Service, grande opportunità di cambiare le sorti della mixology statunitense divenne realtà.

In cosa consiste l’impronta di Lafranconi nella mixology americana?

Ho innovato concretamente quando ho iniziato a lavorare con catene di alberghi e ristoranti a livello internazionale, tra i quali il Four Seasons e l’Intercontinental, tra le più importanti all’epoca. La svolta è stata utilizzare tecniche e ingredienti culinari di pasticceria nei cocktail, come coulis, gelatine, spezie particolari e olii essenziali. Inoltre, ha inciso notevolmente l’aver collaborato con grandi chef stellati come Daniel Boulud, Thomas Keller, e Roy Yamaguchi che lavorano con prodotti etnici e che quindi aprono a più possibilità e abbinamenti. Ho cercato di migliorare “l’aestethic value” sia del drink attraverso una scelta più elevata del bicchiere e delle guarnizioni, ma anche del barware/bartools.

Un respiro internazionale fin da subito…

Diciamo che ho attirato la curiosità, prima di supplier locali, influenzando il mercato del Nevada e poi quello statunitense, per poi evolvere con un’esposizione internazionale grazie a diversi agreement con marchio di spirit, che mi hanno portato a girare letteralmente il mondo e a conoscerne le tendenze in fatto di mixology.

Sono passati più di 20 anni dal tuo arrivo in America. Oggi, grazie anche al tuo ruolo di ambassador, la situazione è cambiata?

Sebbene manchi ancora sostanzialmente una vera e propria cultura del “bere bene”, riferendomi alla qualità verso la quantità, cocktail bar e speakeasy oggi prendono molto più seriamente la propria offerta anche nelle zone più rurali, come ad esempio il Missouri o il South Carolina e il Middle West. Nei primi tempi di insegnamento nell’Academy, parlavo di una dozzina di distillerie di whisky americano in Kentucky, oggi in America si contano attualmente 2100 distillerie. C’è un fervore incredibile, ma persiste tuttavia una grande differenza tra la realtà americana e quella europea, anche per due fattori determinanti. Sto parlando del costo del lavoro e dei volumi di clientela, che in America sono decisamente maggiori per entrambi i casi.

Come incide nell’esperienza nel locale?

Cambia il discorso inerente all’etica del lavoro, con un approccio professionale differente. In America c’è molto meno “pride of ownership” e molti dipendenti si sentono tali, senza ambizione o troppa devozione. In Italia, invece, nei locali si lavora per crearsi una carriera, con la conseguenza di lavorare più ore e con più passione, anche senza essere retribuiti appropriatamente e in assenza del 20% di percentuale mance sullo scontrino. E questo emerge nel clima, nella proposta e nell’esperienza all’interno di un locale.

Invece quali differenze a livello di consumo?

L’americano cena con il cocktail e non c’è da meravigliarsi se ordina un Martini o addirittura un Espresso Martini in accompagnamento alla bistecca. In generale, a livello nazionale questo è il momento dell’agave, della tequila e del mezcal, soprattutto grazie alla spinta lifestyle data dal brand Patrón tra il 2010 e il 2020. Oggi molte celebrità, infatti, stanno investendo in tequila per capitalizzare su questo distillato che, a livello di consumi, è decimo posto per consumo mondiale di bevande alcoliche.

Altri trend in atto?

Dal punto di vista della presentazione, in America si sta tornando al minimalismo, a un approccio giapponese essenziale con un bel bicchiere, un bel ghiaccio e nessuna guarnizione. Ancora oggi siamo un po' indietro con la conoscenza merceologica e c’è molta segmentazione, con accentuata verticalità a seconda dei gusti e delle mode. Solo attualmente, per esempio, si sta iniziando a imparare come usare i vermout e come preservarli correttamente in un ambiente refrigerato.

Ecco, di che mondo stiamo parlando?

Il vermouth è un’esperienza sensoriale unica, trascendente, con un pout Pot-pour-ri di spezie che trasporta in territori lontani, dove trionfano botaniche esotiche particolari. Confronto agli amari, inoltre, il vermouth richiede molta disciplina nell’enotecnica e l’utilizzo di vino di alta qualità. Il vermouth, del resto, rappresenta la storia della nazione. Pensiamo al commercio delle spezie che ha alimentato imperi fin dal 1600, definendo la geopolitica internazionale, ma anche all’aristocrazia torinese che durante la fusione delle due Italie con il Piemonte nel periodo dell’illuminismo in poi, lo consumavano come bevanda dopo teatro. Si tratta di vera e propria impronta culturale.

Dove trova le sue origini?

L’Italia è stata la prima nazione a commercializzare il vermouth nel 1786 con il vermouth di Antonio Benedetto Carpano. Poi seguirono i francesi con una ricetta commerciale del vermouth dry, e poi ancora gli spagnoli. Se Italia, Francia e Spagna hanno una più lunga storia e tradizione in tal senso, pian piano altre nazioni del mondo stanno capendo che ci sono interessanti opportunità di espandere l’utilizzo dei loro vini in ricette come il vermouth.

Come per esempio l’America?

Ad oggi, è in effetti più innovativa nell’utilizzo di assenzio, ma non tutti i produttori di vermouth lo includono nelle loro formule. Tornando alla storia, fino al Proibizionismo il vermouth era abbastanza popolare in America, tanto che anche a New York fino agli inizi degli anni Venti del Novecento veniva gustato piacevolmente e la sua spinta di gloria risale agli inizi anni 70 dell‘Ottocento, quando venne inventato il cocktail Manhattan, di cui è un ingrediente molto importante. Oggi di vermouth ce n’è per tutti i gusti e per tutti gli abbinamenti, dal dry o extra dry che può essere degustato con molluschi o al chinato ideale per i dessert. Io vivo ogni giorno il vermouth, provandolo in ogni luogo che visito, così da impararlo sempre di più. Da circa il 2010 il Negroni ha preso piede e di conseguenza molti brand di vermouth trovano una loro vetrina per proporre nuove formule al di là dei marchi tradizionali in questo fantastico cocktail tutto italiano.

Da grande ambasciatore del vermouth, qual è la sua attualità?

Secondo la mia opinione manca un prodotto di altissimo livello e c’è ancora molto da esplorare nel mondo del vermouth. Il vermouth è una cosa seria, ma è molto simpatica da bere e si basa su un complicato processo di preparazione che necessita di una certa materia prima, di erbe officinali, di una specifica percentuale di umidità delle erbe botaniche, di metodi per preservare il vino e molta cura dal punto manifatturiero.

La Rosevale Cocktail Room

Con lo scopo di creare cultura sul mondo del vermouth attraverso esperienze guidate, Francesco Lafranconi ha studiato un preciso piano per la Rosevale Cocktail Room dell’Hotel Civilian di New York. Qui sono presenti quasi 200 etichette di vermouth in cinque stili diversi da esplorare in base al livello di dolcezza, alla complessità aromatica e al paese di origine.

«La mia intenzione è far decollare il concetto di vermouth che trova nel bar Rosevale il suo epicentro e meta di pellegrinaggio, dove chiunque può assaporare un esempio di civiltà che si manifesta attraverso alta cultura enologica e le giuste spezie - spiega Lafranconi -. Proprio per far comprendere questo rito, ho ideato dei percorsi di degustazione di vermouth. Tra essi c’è il Giro d’Italia, tributo al vermouth prodotto nello Stivale che viene degustato nella quantità di una oncia (30 ml) per ciascuno dei quattro campioni, a cui sono abbinati cibi dolci e salati».

Un locale da Guinness

È al vaglio Guinness World Record la documentazione inviata per insignire la Cocktail Room del primato come più vasta collezione di vermouth al mondo come offerta al bicchiere. «Il vermouth business è iniziato verso il 2015 e adesso è tempo di raccoglierne i frutti. Noi siamo felici di essere pionieri di questo movimento, e se ci saranno altre realtà a superarci come quantità di etichette disponibili, ne saremo contenti perché vorrà dire che abbiamo ispirato e fatto cultura. Important is not follow the trend, but to set the trend. After all, we are not drinking, we are learning».

Bar News dagli States: dai coffee mocktail all’esclusivo The Dishonesty Bar di Washington

Caffè protagonista in miscelazione negli Usa, donne che conquistano il mercato della birra statunitense e due nuove idee di cocktail bar da studiare

Il consumo di caffè continua ad aumentare in tutti gli Usa. La National Coffee Association rivela che gli americani bevono 440milioni di tazze al giorno. Ma la bevanda energetica per eccellenza finisce spesso anche nei cocktail degli statunitensi, che sono ormai abituati al tradizionale Irish Coffee, fino al sempre più richiesto Espresso Martini. Tra i nuovi drink a base caffè spicca l’Espresso Tonic, attualmente il più popolare ‘coffee mocktail’ all’Everyman Espresso, a Manhattan. La ricetta: 7,5 oz. d’acqua tonica Q versata sul ghiaccio e poi completata da un doppio shot di espresso. Al Paper Plane Coffee, aperto nel 2019 da Jonathan Echeverry a Montclair, in New Jersey, servono diversi twist in cui il caffè è protagonista e va a sostituire la parte alcolica: dalla ricetta del Moscow Mule, in cui la vodka è rimpiazzata dall’espresso, al Cold Fashioned, che utilizza caffè cold brew al posto del whiskey, e c’è anche una variante del Mojito ribattezzata Coffito, con lime fresco, zucchero, menta, Sprite ed espresso.

Nel settore birra, dominato da tanto tempo dagli uomini, si assiste ora a una forte presenza femminile, con più di un’impresa fondata da donne e rivolta a un pubblico femminile. Celeste Beatty (classe 1964) è stata la prima donna di colore ad aprire un birrificio negli Usa. Era il 2000 quando lanciò Harlem Brewing. «Ci dicevano – racconta la Beatty – che non c’era spazio per le nostre birre, definite troppo etniche e non commerciabili». Oggi si fa un gran parlare del Birrificio Talea Beer, il cui nome nasce da una crasi delle prime lettere di Tara Hankinson e LeAnn Darland. Quando a Brooklyn erano in cerca di finanziamenti per fondare il loro primo birrificio, rivolto soprattutto al palato delle donne, Tara e LeAnn si scontrarono con lo scetticismo di diversi investitori, che rimarcavano come le mogli non bevessero birra e, quindi, presagivano un sicuro fallimento. Ma si sbagliavano. Talea Beer debuttò nel 2021, e da quel momento ha visto solo successi. Le entrate vengono per il 75% dalle taproom e 25% dalle vendite all’ingrosso. Le più vendute nei loro 4 locali (2 a Manhattan e 2 a Brooklyn) sono Al Dente, pilsner stile italiano, la Ipa Sun Up Hazy e la Peachberry Punch Sour Ale. E ancora, fra i birrifici tutti al femminile ricordiamo anche Back Home Beer, che propone birre con ingredienti iraniani importati a New York da Zahra Tabatabai; Lady Justice Brewing di Aurora, Colorado; Bow & Arrow Brewing di Albuquerque, New Mexico; e Rhythm Brewing di New Haven, Connecticut.

Una navicella spaziale esplorativa che si è schiantata, un misterioso quanto proibito pianeta alieno tropicale e cocktail esotici rinnovati per l’occasione: sono gli ingredienti del bar-ristorante Mothership di Kory Stetina, a San Diego, California, progetto affidato al noto designer Ignacio “Notch” Gonzalez. Per realizzare un banco bar che somigliasse al quadro di comando di una navicella spaziale è stato chiamato Tucker Braga, che costruisce sintetizzatori. Nella cocktail list, affidata a David Kinsey e Juan Castañeda, troviamo drink come il Mindkiller, con rhum Hamilton Navy Strength West Indies, rhum giamaicano White Overproof, amaro Meletti, ananas, mandarino, lime, cocco e cordial Tang. C’è perfino una colonna sonora originale, composta da Justin Pinkerton in esclusiva, disponibile anche su vinile.

Il famosissimo, pluripremiato mixologist londinese Ryan Chetiyawardana, noto come “Mr. Lyan”, ha aperto nella palestra del lussuoso hotel Riggs, a Washington, il piccolo esclusivo The Dishonesty Bar, con soli 8 posti a sedere (12 stando un po’ stretti). Non c’è un vero bar e nemmeno un barista che preparerà i suoi cocktail ai clienti: in questa stanza privata con sofà cremisi, tende e carrello bar attrezzato con mixer, è sottinteso che gli ospiti miscelino e versino da sé i drink. Su una parete troviamo 23 armadietti retroilluminati (si aprono con una chiave dorata a forma di leone), che ospitano liquori costosi: rhum El Dorado 25 anni, whiskey Yamazaki 12 anni, cognac Hennessy Paradis, tequila Don Julio 1942, cognac Frapin 1979, solo per fare qualche nome. I bartender del Silver Lyan (che sta proprio di fronte) si occupano di dare una controllata ogni tanto e possono solo portare cibo. La fee di ingresso parte da un minimo di 500 dollari, più tasse e servizio. E la bottiglia, se non finita, può essere portata via. «È come organizzare il vostro party in una stanza d’hotel», osserva Vlad Novikov, general manager del Silver Lyan.

Kimbo lancia il primo corso per diventare Coffee Master

Una giornata al Training center di Kimbo a Melito (Napoli) per scoprire i nuovi corsi sul caffè per addetti ai lavori e non solo

«È l’ora di aprire il Training center di Kimbo a un pubblico più ampio». Parole di Mario Rubino, presidente di Kimbo e padrone di casa nella Coffee Immersion che ci ha accolto lo scorso 30 gennaio nello stabilimento di Melito, a pochi passi da Napoli, per presentare il calendario del primo corso per Coffee Master di I livello, che partirà venerdì 23 febbraio 2024. Sei lezioni con cadenza bisettimanale per un pubblico di una ventina di alunni (addetti ai lavori e non solo), che analizzeranno i vari aspetti del caffè, dalla coltivazione alla torrefazione, fino alla tazzina e alle innumerevoli possibilità di assaggio. Ma non è tutto, perché l’intenzione di Rubino e di Kimbo è quella di aprire il più possibile lo stabilimento, accogliendo anche le scuole. «Sebbene il caffè non sia una bevanda per bambini – spiega Rubino –, per noi napoletani è un prodotto identitario, nonché una filiera importante ed è giusto che i più piccoli possano vedere con i loro occhi come si arriva alla tazzina».

Nella giornata organizzata nel Training center tre masterclass condotte da Francesca Bieker, Andrej Godina, Mauro Illiano e Tommaso Luongo, tutti membri del comitato scientifico, hanno dato un saggio di come si svolgeranno le lezioni del master. Ad aprire le danze, il coffee expert e dottore di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia nell’Industria del caffè Andrej Godina, che ha condotto una comparazione fra le specie Arabica e Canephora, altrimenti detta Robusta, dalla storia alla tazzina.

Quindi è stato il momento di Francesca Bieker, esperta assaggiatrice e trainer per la Specialty Coffee Association, che ha rivelato la regola aurea per una moka perfetta: 1g di caffè ogni 10ml di acqua. Mai andare oltre la valvola, mai pressare il caffè nel filtro, mai versare il caffè nella tazzina prima di aver girato il liquido con il cucchiaino nella moka, i consigli dell'esperta.

Last but not least, il caffesperto Mauro Illiano e il presidente Ais Campania, Tommaso Luongo, hanno condotto una degustazione con un food pairing salato. Tre coppie di caffè (caldo e freddo), abbinati a tre piatti diversi preparati con l’intervento dello chef Maurizio De Riggi del Markus Food Experience di San Paolo Belsito (Na). Una sfida gastronomica che vuole andare oltre le abitudini di consumo degli italiani, per segnare un nuovo scenario.

San Valentino, i pasticceri dicono I Love You

Cioccolato, monoporzioni e creazioni vegetali: ecco le migliori creazioni di pasticceria dedicate alla festa degli innamorati

San Valentino, la giornata più romantica dell’anno, merita festeggiamenti con la giusta dose di dolcezza. La ricorrenza scioglie i cuori più duri, ma non quelli di cioccolata o di pasticceria, adeguatamente refrigerati e accuratamente incartati dai maestri di pasticceria italiani. Per essere più originali, quest’anno, si può esprimere il più nobile tra i sentimenti regalando un profumatissimo dolce a forma di bouquet oppure selezionando una delle tante creazioni che i pastry chef più creativi hanno lanciato sul mercato per l'occasione.

Gerla 1927

Per celebrare San Valentino, Gerla 1927 ha messo a punto una ricca offerta di creazioni dolci dedicate all'amore. Il cuore, simbolo d’amore per eccellenza, è declinato in torte e dolci creati da Evi Polliotto, Executive Pastry Chef del gruppo Gerla 1927. Torte ricoperte di cioccolato, cocco, gustose ganache, ripiene di frutta, meringate o mandorlate. E ancora, la versione “cuore” della Torta Monviso 3841, celebre Torta Gianduja di Gerla 1927, vera specialità della storica pasticceria torinese, e tante altre golose proposte.

La Perla di Torino

La Perla di Torino lancia due proposte ad alto tasso di dolcezza e romanticismo per celebrare San Valentino. Creazioni in grado di unire bellezza, ricerca continua e abilità manuale per dare forma a prodotti sempre unici e irripetibili. Praline a forma di cuore ripiene di tartufo di cioccolato, perfette per gli inguaribili romantici che desiderano unire in un unico regalo estetica e gusto. Un tocco di classe che solo l’innovazione unita alla sapienza artigiana possono garantire. Il Pocket Fluido dell’amore per deliziare cuore e papille della persona che ami, La Perla di Torino ha pensato a un mini scrigno contenente tre golosi giandujotti di cioccolato al latte ripieni di morbida crema al gianduja. Una creazione che rivisita l’eccellenza di un’icona piemontese e farà letteralmente sciogliere la persona amata.

Infermentum

Perché acquistare un bouquet di fiori quando si può regalare una torta di rose? È l'idea di Infermentum, azienda di Stallavena (Verona) nata nove anni fa dall’amicizia e dalla passione di persone giovani e ambiziose che hanno creduto nel loro istinto e che oggi esporta i suoi prodotti artigianali in 12 paesi del mondo. Il dolce della tradizione mantovana nella versione di Infermentum raggiunge l’apice della morbidezza grazie al sapiente utilizzo del lievito madre - lo stesso dal 2014 - e del burro, che insieme alla granulosità dello zucchero e al profumo di arancia e vaniglia rendono questo lievitato un’esplosione di sapore che saprà conquistare il palato del proprio amato o della propria amata. siccome anche l’occhio vuole la sua parte, la Torta di Rose, nella la sua tipica forma a bouquet di boccioli lievitati posti uno accanto all’altro, viene avvolta nel sacchetto di carta elegante e raffinato segno distintivo di tutti i lievitati di Infermentum. Il dolce va assaporato tiepido, dopo averlo riscaldato qualche minuto nel forno, in modo da far sprigionare tutti i suoi aromi, proprio come un vero mazzo di fiori.

Peck

Per celebrare la festa degli innamorati, Peck propone due speciali creazioni. La prima è Scrigno, un contenitore realizzato in fine cioccolato fondente, che racchiude dei cuori in due differenti varianti: al lampone, per dare un tocco di freschezza e al peperoncino per un guizzo di passione. La seconda è un’irresistibile monoporzione dai sapori esotici. Si chiama Cuore. È disponibile in versione rossa e bianca, realizzata con mousse al cioccolato al latte 40%, che racchiude un cuore cremoso al mascarpone profumato al lemongrass, mele Fuji a riposo nel cassis e soffice biscuit alla mandorla e limone, il tutto su una base di frolla friabile. A queste novità si aggiunge la tavoletta di cioccolato bianco "I Love You" interamente decorata a mano. Una tavola bianca su cui scrivere il proprio messaggio d'amore.

Eustachio Sapone

Il maestro Eustachio Sapone firma Apri il tuo cuore, uno scrigno di cioccolato al latte con 9 cuori di cioccolato ripieni ai tre gusti speciali di lampone, nocciola e vaniglia. Per accedere al dolce ripieno, bisogna però rompere il cuore.

Laboratorio Antonino Cannavacciuolo

Chef Cannavacciuolo celebra questa ricorrenza con le dolci proposte realizzate dal Pastry Chef del suo Laboratorio artigianale, Kabir Godi, che saranno disponibili sullo shop online. Per la prima volta i Cremini, tra i dolci più avvolgenti e amati del Laboratorio, si vestono di romanticismo. Presentati in una confezione speciale, sono in vendita due varianti di gusto accendono la passione: alla nocciola e una versione che unisce pistacchio e cuore di mandorla. Tra i più apprezzati pensieri romantici non possono mancare i Cuoricini di cioccolato fondente. Anche l'iconico Cuore di Cremino si rinnova per la festa degli innamorati con un'inedita combinazione di sapori. Una doppia camicia di cioccolato bianco e fondente racchiude i cremosi strati alla vaniglia, che custodiscono un’avvolgente ganache di fragole. Un croccante al cioccolato fondente e riso soffiato completa questa imperdibile squisitezza. Infine, il Cuore di crostata rappresenta l'incontro della frolla al cacao e nocciole e la vivacità della confettura di lamponi, arricchito da pepite di cioccolato al latte.

Pino Ladisa

Il maestro cioccolatiere barese dedica a San Valentino tante creazioni che esaltano le forme dell’amore. La Composizione 4 cuori si compone di Cuoricino Love (doppio strato di cioccolato bianco e al latte con dragées): Cuore per due metà cioccolato fondente e metà bianco con cioccolatini; Cuore Plissè (cioccolato fondente al 70% e cioccolatini); Cuore Gran Plissé (metà cioccolato fondente al 70% e metà cioccolato bianco). Inoltre, disponibili cioccolatini in scatola e Tavolette di cioccolato "Love" in vari gusti (bianco al 35% Ivoire, con pistacchi caramellati e perle di lamponi; cioccolato al latte extra al 40%, con nocciole e perle al caramello; cioccolato fondente al 70%, con noci pralinate e perle croccanti).

Hotel Gallia

Stefano Trovisi, Executive Pastry Chef dell'Excelsior Hotel Gallia, in occasione di San Valentino, realizzerà una speciale monoporzione, a base di frutti rossi, acqua di rose e mandorle, che sarà possibile degustare in due modalità solo il giorno 14 febbraio. Si potrà ordinare al Gallia Bar, per merenda o fine pasto. Oppure si potrà ordinare in occasione dell'aperitivo previsto al Terrazza Gallia Bar, al settimo piano dell'hotel, che prevede un menu degustazione che termina appunto con questo dolce.

Cioccolateria Banchini 1879 Parma

La Cioccolateria Banchini 1879 di Parma fa breccia nel cuore di ogni amante del cioccolato con due raffinate limited edition create ad hoc per il giorno degli innamorati. Un soggetto in cioccolato, raffigurante due cuori rossi sovrapposti alla cui base - con un chiaro riferimento al Dio dell’Amore Cupido - è adagiata una freccia dorata. Dall’altro lato, per gli amanti dei cioccolatini ripieni, un elegante cofanetto da 15 racchiude una selezione di praline - anch’esse a forma di cuore - disponibili nelle versioni: “Ganache cioccolato bianco”, "Gelée mandarino e croccante alla mandorle”, “Gelée lampone e ganache cioccolato bianco”, “Ganache al cioccolato", “Ganache cioccolato al latte”.

Andrea Slitti

La pluripremiata cioccolateria italiana Slitti propone una creazione artigianale e totalmente lavorata a mano. Sono i Cuori di San Valentino, creati dal Maitre Chocolatier Andrea Slitti in tante versioni. Disponibili sia in diverse sfumature di cioccolato al latte sia fondente. A questi si aggiunge la linea continuativa “Dillo Col Cuore”, sempre presente online e negli store fisici.

Julietta Pastry and Lab

Il San Valentino di Julietta Pastry and Lab è vegetale. La pasticceria gourmet interamente plant based con sede a Roma lancia una torta Red Velvet per 2 persone, Macaron rossi con cioccolato e peperoncino, semifreddo a forma di cuore con tè matcha e lamponi, oltre ovviamente alla consueta proposta del locale; tutto rigorosamente vegetale.

Fatamorgana

Maria Agnese Spagnuolo, genius loci di Fatamorgana, per San Valentino propone una versione speciale della torta Pavlova, la PavLove 2024. Si tratta di una torta a forma di cuore con sfoglia con cuore di meringa, pralinato al pistacchio, semifreddo di vaniglia Tahiti e lamponi, biscotto al cioccolato e coulis di lamponi freschi; tutto rigorosamente senza glutine.

Casa Manfredi

Per questo San Valentino i dolci di Giorgia Proia sono da gustare mentre si è all’ascolto di una playlist di canzone super romantiche. Infatti, tutto il team del locale ha scelto una canzone d’amore del cuore, inserita in una speciale playlist di San Valentino firmata Casa Manfredi, disponibile su Spotify con QR code su ogni confezione d’acquisto. Quest’anno tornano nuovamente disponibili tutte le creazioni romantiche passate, come le iconiche cheesecake al passion fruit o ai tre cioccolati, entrambe a forma di cuore. Tutte le torte sono disponibili anche in monoporzione, insieme ai cioccolatini a forma di cuore da inserire anche in romantiche box con l’aggiunta di una bottiglia di champagne.

Solbiati

La maître chocolatier Simona Solbiati ha creato una linea speciale dedicata alla festa degli innamorati fatta di scatole di piccole praline, tavolette e cuori con dediche scritte a mano e Battito, un cuore di cioccolato fondente, realizzato a sostegno della fondazione Carolina Zani Melanoma Foundation.

Fabrizio Racca

Il pastry chef torinese Fabrizio Racca propone una speciale box ispirata a Wes Anderson e al suo capolavoro cinematografico The Grand Budapest Hotel. Amóre è lo scrigno rosa per due persone realizzato in limited edition, che racchiude al suo interno la definizione del più nobile dei sentimenti ripresa dal dizionario della lingua italiana. Inoltre, all’interno c’è anche una coppia di Religieuse al delicato sapore di vaniglia e lampone.

Nei caffè illy le degustazioni dei vincitori dell’Ernesto Illy International Coffee Award 2023

illy Guatemala
In alcuni selezionati caffè illy d'Italia e d'Europa le degustazioni delle due pregiate Arabica, da Brasile e Guatemala, premiate per l'attenzione alla qualità sostenibile

Provengono dal Brasile e dal Guatemala i due caffè vincitori dell’Ernesto Illy International Coffee Award 2023, il riconoscimento intitolato alla memoria del figlio del fondatore di illycaffè, che premia i migliori caffè del mondo per l'attenzione alla qualità sostenibile. Caffè che si potranno degustare presso alcuni selezionati caffè illy in Europa (in calce all’articolo l’elenco dei locali) per un viaggio nel gusto alla scoperta della peculiarità organolettiche delle due pregiate varietà di Arabica premiate. Un’iniziativa con la quale la torrefazione triestina per avvicinare consumatori e appassionati al mondo del caffè di qualità superiore, per scoprirne aromi e sapori unici, e dove quest’ultima fa rima con sostenibilità.

I caffè in degustazione

Già partite, e dureranno fino al prossimo 29 febbraio, le degustazioni dedicate al vincitore del premio Coffee Lover’s Choice, assegnato da una giuria di consumatori dopo un blind tasting organizzato in alcuni caffè illy nel mondo. Premio andato al caffè prodotto da La Finca Danilandia di Luis Arimany Mondonico del Guatemala. Un caffè al sapore complesso dove la caratteristica dolcezza si presenta abbinata a note di caramello intenso e cioccolato con note di frutta secca.

Dal prossimo ottobre e fino alla metà di novembre sarà possibile invece degustare il vincitore del premio Best of the Best, conferito dalla giuria internazionale composta da esperti di caffè, chef e giornalisti al Brasile con un caffè da agricoltura rigenerativa, dell’azienda São Mateus Agropecuaria di Josè Eduardo Dominicale. In questo caso si tratta di un’Arabica corposa dal sapore molto intenso, dove la dolcezza e le audaci note di caramello che la caratterizzano sono accompagnate da note di cioccolato e zucchero di canna integrale ed esaltate da sentori floreali e di mandorla.

Illustrazioni che raccontano il mondo del caffè

Ad accompagnare le degustazioni anche le illustrazioni realizzate da vari artisti che raccontano per ogni Paese selezionato per il Premio una storia legata alla produzione del caffè, ne rappresentano la qualità del raccolto, evocano il profumo del territorio e portano in alto il valore dell’esperienza. Opere che puntano a mettere in luce una componente fondamentale della cultura e dell’etica di illy: il patrimonio di valori che sta dietro il mondo della produzione del caffè e dei suoi Paesi.

Nello specifico, per il Guatemala l’illustrazione esposta è firmata da Miranda Sofroniou, illustratrice britannica trapiantata in Italia, che con il suo iconico tratto, minimalista e colorato, racconta una scena di raccolta del caffè immersa nella vegetazione del Paese del Centro America, sullo sfondo di un maestoso vulcano guatemalteco. La palette di colore predominante è quella azzurra e bianca della bandiera del Paese.

Per il Brasile sarà invece presente l’opera della designer di origini australiane, ora trasferitasi in Thailandia, Angela Mckay, che ha voluto rappresentare la variegata e colorata flora e fauna del Paese, in palette con i colori della bandiera nazionale e il suo caffè Arabica.

Dove degustare i caffè premiati

Ecco l’elenco dei caffè illy aderenti all’iniziativa:

illy Monte Napoleone Milano
illy Gae Aulenti Milano
illy Citylife Milano
illy Rinascente Duomo Milano
illy Ponterosso Trieste
illy Montecitorio Roma
illy Porta di Roma Roma
illy Giardini Reali Venezia
illy Procuratie Venezia
lly Parigi Auber

illy Opera Parigi
illy Beaugrenelle Parigi
illy South Kensington Londra

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