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Conto alla rovescia per il Roma Bar Show 2024

Roma Bar Show 2024 RBS_PalazzoCongressi
Il 13 e il 14 maggio al Palazzo dei Congressi dell’Eur la quarta edizione dell'evento dedicato all’industria beverage e della mixology. Ricco il programma di appuntamenti con i big della bar industry internazionale

Si avvicina l’appuntamento con il Roma Bar Show. La nuova edizione, la quarta, della manifestazione internazionale dedicata all’industria del beverage e al mondo della miscelazione si svolgerà lunedì 13 e martedì 14 maggio sempre nella cornice del Palazzo dei Congressi dell’Eur. Edizione che ha quest’anno come claim Take your time to shake, un invito a vivere il mondo con il giusto tempo, attraverso la relazione con gli altri.

Ideata da Andrea Fofi, Giuseppe Gallo, Fabio Bacchi e dai ragazzi di The Jerry Thomas Project, la due giorni romana si propone come un importante momento di incontro e di confronto per tutti gli attori della bar industry in Italia per condividere le loro esperienze e conoscere trend e novità del settore.

Tutto ciò grazie a una ricca area espositiva e ai numerosi appuntamenti in programma, tra masterclass, seminari, talk, degustazioni ed esperienze, che animeranno la manifestazione. Per quanto riguarda la prima i visitatori potranno conoscere i brand e le loro proposte nelle diverse aree tematiche, dal Mexico Village, la zona dedicata al Messico e ai suoi prodotti quali mezcal, tequila e tutti i Wild Spirit a Piazza Italia, che avrà come protagonisti le eccellenze del made in Italy, dagli storici marchi di spirit ai nuovi produttori. Senza trascurare la food experience, situata nel piazzale di ingresso, con i food-truck dedicati a ogni tipo di gusto e palato.

Gli appuntamenti con i big della mixology

Altro pezzo forte della manifestazione il folto programma di conferenze, masterclass e talk, che avranno come protagonisti i big della bar industry italiana e internazionale (qui il programma completo), con gli appuntamenti dell’Rbs Educational Program tra Auditorium e la Rbs Academy by Perrier (tutti a partecipazione gratuita fino a esaurimento posti).

Sul palco dell’auditorium saliranno Federico Buffa e Yuri Gelmini per un incontro su Schweppes (lunedì 13 ore 14.30), Sandrae Lawrence, Giulia Cuccurullo e Liana Oster per raccontare come si costruisce un cocktail program (ore 16.30), Margarita Sader e Richard Abou Zaki, moderati da Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, per una masterclass che porterà a scoprire come la creatività può incontrare la sostenibilità sia nei cocktail bar sia nel fine dining (martedì 14 ore 13), Indra Kantono per un incontro sul tema Better mentorship through better culture (ore 14.30), David Wondrich che analizzerà 10 punti di svolta della storia del bartending (ore 16) e Bruno Vanzan che parlerà del personal branding (ore 17.30).

Seminari tecnici e degustazioni

Così come da non perdere i seminari tecnici della Rbs Academy per approfondite l’arte e la scienza della miscelazione con i protagonisti del settore che condividono la loro esperienza, offrendo preziosi spunti. Lunedì 13 si volgeranno quelli di Jason Asher, Julio Cabrera, Lorenzo Antinori, mentre martedì 14 quelli di Gregory Camillò, Roberto Artusio, Davide Segat e Liana Oster.

Senza dimenticare le masterclass nelle Tasting Room Shaker e Jigger, dove produttori, distributori e brand ambassador sveleranno la storia, i processi di produzione e i diversi ambiti dei loro marchi attraverso degustazioni tecniche specializzate.

I grandi talk della Branca Arena

Ma il programma Educational del Roma Bar Show si arricchisce quest’anno della Branca Talk Arena, un nuovo spazio firmato Branca, nel quale raccontare insieme a special guest qual è lo stato dell’arte dell’alta miscelazione contemporanea nelle diverse aree del mondo. Il programma di incontri si apre lunedì 13 con il talk con Kaitlin Wilkes e Kristine Bocchino sull’Ada Coleman Project (ore 12 e martedì 13 ore 12), prosegue con l’incontro con Matteo Bonoli, Claudia Cabrera, Matteo Fornaro, moderato da Stefano Nincevich, sul vermouth e l’evoluzione dell’aperitivo da Torino a Città del Messico (ore 14.30 e anche martedì 14 ore 14.30), quindi con Marcio Silva, Rakshay Dhariwal, Hugo Combe e Sofokli Cali che analizzeranno le sfide del mercato della miscelazione contemporanea (ore 16), e con Salvatore Calabrese, Federico Pavan e Dario Bellantuono che si confronteranno sul tema dell’innovazione nell’arte della mixology (ore 17.30). È per martedì 14 il talk con Rakshay Dhariwal, Juliane Reichert, Anthony Poncier, Philip Duff, Elayne Duff, Ben Mintz, Pedro Reyes e Martin Stein per fare il punto sulla miscelazione contemporanea nelle diverse aree del globo.

I Side Shows del Roma Bar Show

Ma Roma Bar Show travalica le mura del Palazzo dei Congressi per estendersi a tutta la città di Roma con i Side Shows, gli appuntamenti fuori salone che coinvolgono oltre 50 locali, tra bar e cocktail bar di hotel (qui il calendario degli eventi). Aprono gli eventi domenica 12 maggio due serate su invito: l’opening party Art of Italicus a The Court di Palazzo Manfredi (dalle ore 19 alle 21), e il Night Party by Red Bull sulla Terrazza dell'Hotel Hilton Eur La Lama (dalle 21 all’1). Tra gli altri grandi appuntamenti la maratona di miscelazione in programma lunedì 13 con 22 bar, 11 italiani e 11 da altrettanti Paesi del mondo, che si alterneranno dietro il banco di Cvlto e Chapter, per celebrare il Roma Bar Show, e martedì 14 il Red Bull Bar Flight, una serata dedicata ai bartender del futuro, dove 10 dieci talentuosi professionisti provenienti da tutta Italia, si esibiranno contemporaneamente in dieci locali non convenzionali della città: Cut, Latteria Garbatella, Lux, Makai, Modo, Pacifico, Slargo, Visionnaire e Vista.

Come partecipare

Il Roma Bar Show è in programma lunedì 13 e martedì 14 maggio al Palazzo dei Congressi (Piazza John Kennedy, 1) con i seguenti orari: dalle 10 alle 19 lunedì 13 e dalle 11 alle 19 martedì 14. Il costo del biglietto è di 47 euro per l’ingresso di un giorno e di 70 euro per due giorni).

 

Hey Baby apre l’estate del Chapter di Roma

L’apertura della terrazza Hey Baby è il primo evento pubblico del nuovo bar manager dell’hotel Chapter, Erik Munguia, arrivato dal Nu Lounge di Bologna

Mancava solo l’inaugurazione della stagione estiva (nonostante il tempo ancora non proprio clemente) sulla terrazza romana Hey Baby, per dire iniziata al 100% l’avventura del nuovo bar manager del Chapter di Roma, Erick Munguia. Originario di Città del Messico, chi meglio di lui poteva interpretare lo stile di quella che fin dall’inizio è stata connotata come una terrazza ispirata all’allure di una Acapulco anni Novanta. Ma andiamo con ordine e ricapitoliamo chi è Munguia e cosa è il Chapter.
Iniziamo da questo: siamo in un boutique hotel in pieno centro storico di Roma, a due passi dal Ghetto ebraico. Focus sull’arte e fin dall’inaugurazione è stata esplicita l’intenzione di affidarsi a giovani e promettenti professionisti, per dar loro un palcoscenico su cui esprimersi al meglio. E se il bar al piano terra è un trionfo di atmosfere industrial in stile newyorkese, con graffiti e fotografie d’autore alle pareti, nella terrazza contornata dai tetti e dalle cupole delle chiese di Roma, l’ambiente vuole essere volutamente in contrasto, richiamando come si diceva uno stile caldo, con una miscelazione ispirata al Messico.
Ed ecco che la carta già elaborata da Erick Munguia si presta benissimo, con chicche come il suo signature Elotl (a base di tequila ridistillata alla tortilla, Nixta liquore al mais, fake lime, sciroppo d’agave affumicato e Ito Tagarashi) o il Planters Split (Rum ridistillato alla banana, mix di agrumi, tè nero giapponese, vaniglia, aztec chocolate bitter).
Di sé Munguia racconta dei primi passi nel mondo della miscelazione: «Avrei voluto fare l’alberghiero, ma i miei genitori non volevano». È una zia a iniziarlo al bancone di un bar e a fargli capire che studiare mixology sarebbe potuta essere la sua strada.
Nel mezzo, un corso da Factory Bologna e il lungo periodo trascorso dietro al bancone del Nu Lounge sempre a Bologna: 4 anni durante i quali ha approfondito il mondo del Tiki, dal quale ammette di essere affascinato. Tante le competition a cui ha partecipato, fra cui si segnala una partecipazione a una finale della Diageo World Class. A convincerlo a mollare Bologna per Roma e ad accettare la sfida del Chapter, non solo la bellezza di entrambi i banconi di questo hotel, ma anche il laboratorio che ci sta dietro: «Qui - dice il bar manager - ho tutti gli strumenti per sperimentare i drink come volevo io».
Fra le caratteristiche dello stile di Munguia, la scelta di utilizzare zuccheri alternativi come lo xilitolo e giocare con elementi “strani” come i funghi. Importante anche il ruolo del food nella proposta del Chapter, la cui proposta è studiata in collaborazione con lo chef del Campocori, l’insegna fine dining dell’hotel, Alessandro Pietropaoli.

J.Rose, le etichette da collezione di Milo Manara per un gin agrumato ed elegante

Incontro a Napoli, all’Antiquario di Alex Frezza, con il maestro Milo Manara, che ha realizzato le otto donne che caratterizzano le etichette di J.Rose

Apprezzare la concordanza fra la carta da parati dell’Antiquario di Napoli e le illustrazioni di Milo Manara? Fatto. L’occasione è stata una serata organizzata dal gin J.Rose: maestro di cerimonie Alex Frezza dell’Antiquario, che ha confessato la sua passione per le illustrazioni del maestro; organizzatore dell’evento Dario Roselli, patron di J.Rose; special guest Milo Manara, che a sua volta ha confessato la sua passione per il Martini. «Mi piace come quello di James Bond, agitato non mescolato», ha detto il maestro illustratore.

Milo Manara e Alex Frezza all'Antiquario di Napoli per la presentazione del gin J.Rose

Obiettivo della serata: far conoscere questo gin premium, un London Dry, perfetto sia per il Martini che per Gin Tonic. Nove botaniche che partono dal ginepro, per accogliere le note agrumate del bergamotto e delle bucce di mandarino, quelle legnose della corteccia di quercia, quelle fruttate e delicate dei fiori del fico d’India. Risultato? Un gin elegante ed essendo un London Dry con 43° viene fuori un Martini importante con un finale di bergamotto che rende la bevuta rotonda. Sia per le sue caratteristiche all’assaggio, che per la bottiglia da collezione, J.Rose si rivolge a una fascia premium di locali, dal mondo del bar a quello della ristorazione fine dining, degli hotel di lusso e delle enoteche più ricercate.

Una bottiglia di J.Rose, o ancor meglio la collezione delle otto etichette con le diverse illustrazioni realizzate da Milo Manara, regala un colpo d’occhio di rara piacevolezza. Inconfondibile la sensualità di queste donne discinte, ma come nello stile di Manara mai si sconfina nella volgarità: è semplicemente arte. «Non è un caso - afferma il patron Roselli - che il nostro pubblico sia composto principalmente da donne. Lo vediamo sia dagli ordini d’acquisto, che nelle manifestazioni a cui partecipiamo, dove agli stand arrivano sempre tante donne, incantate da queste illustrazioni».

La storia della nascita di questa collaborazione la racconta lo stesso Roselli, che fino a qualche anno fa non si era mai occupato di distillazione. Roselli viene dall’home decor e in particolare dalla produzione delle carte da parati, con il suo marchio di famiglia Affreschi&Affreschi: «Nell’avventura J.Rose ci siamo trovati dentro senza sapere neanche come. Era il Natale 2021 e avevamo appena firmato un contratto con il maestro Milo Manara per presentare delle carte da parati con le sue illustrazioni al successivo Salone del Mobile. Ci viene così in mente di realizzare un cadeaux per i nostri cento migliori clienti e da lì arrivano le prime richieste di acquisto delle bottiglie. È così che è nato il marchio, con un primo batch di 500 bottiglie, ma ci siamo dovuti riorganizzare perché le richieste aumentavano rapidamente. Tuttora i numeri sono in costante crescita e ci riorganizziamo volta per volta per rispondere alle domande».

Altra chicca di queste bottiglie è che le etichette sono ruvide, materiche, realizzate con la stessa tecnica che si utilizza per i parati e attaccate al vetro con le stesse colle che si usano per i muri. In questo modo, spiegano, staccarle dal vetro è piuttosto semplice, per poterle eventualmente incorniciare. A completare la bottiglia, una piccola spada che va al centro del tappo e che può essere riutilizzata come ciondolo.

Accademia: il poker “d’annata” di Gin District

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Accademia, la nuova referenza di Gin District
La quarta referenza del brand milanese è un compound gin da dodici erbe aromatiche, invecchiato in legno francese. Produzione totale di novemila bottiglie e obiettivo London dry gin

Di quartiere in quartiere, anzi, di distretto in distretto, Milano si esalta e si celebra in quattro edizioni di finezza, estetica e contenuto: Gin District, lanciato nel 2022 da Marco e Luca Lantero, Cristian Vismara e Mirko Sanchini, presenta la sua quarta uscita e la dedica all'Accademia di Brera, da quasi trecento anni polo assoluto di cultura e bellezza.

Le precedenti tre release raccontavano dei tre quartieri che più degli altri hanno segnato l'identità di Milano, sia ieri che oggi: il mediterraneo Isola, il Montenapoleone dai sentori più freschi e il Brera, più morbido e vanigliato (leggi Gin District celebra Brera, Montenapoleone e Isola). Accademia è un'evoluzione (o forse un antenato?) del Brera, con lo stesso distillato da dodici erbe aromatiche che viene invecchiato tre mesi e mezzo in barrique di rovere francese vergine, soluzione cui il team è arrivato dopo sperimentazioni che hanno visto tentativi in botti ex sherry o whiskey, nessuna delle quali permetteva le vette del risultato finale.

Un gin rotondo e speziato

Un compound gin dal profilo complessivamente rotondo, impreziosito con punte speziate e avvolgenti, riflessi di incenso, pepe, garofano. Sorprendentemente adatto a una degustazione liscia (non certo l’uso più tradizionale del gin) e ottimo in miscelazione insieme alle tre etichette sorelle, la cui dimostrazione è stata proposta da Luca Marcellin, patron del Broadwine di Milano, dove si è tenuto il lancio di Accademia, alla presenza del brand ambassador del prodotto Cristian Lodi (Milord Milano).

Rimane il riconoscibilissimo packaging dalle linee flesse e identitarie, questa volta in nero matto con inserti rossi, che conserva anche la serigrafia lucida e il tappo in legno massello. Un oggetto di design vero e proprio, che Gin District immagina anche come aggiunta all'arredamento casalingo in una "seconda vita", come contenitore di essenza, lampada, e così via.

Disponibili 500 bottiglie

Dal 2023 Gin District è distribuito da Spirits&Colori sul territorio nazionale, con una tiratura da novemila bottiglie complessive (formato 700ml), cinquecento delle quali saranno di Accademia. In futuro, oltre alla presenza in manifestazioni di calibro internazionale come Athens Bar Show, Berlin Bar Convent, Roma Bar Show, è previsto il debutto di ulteriori referenze come un London dry gin e una soluzione low-ABV.

Nuovo menu e guest da tutto il mondo: i tre anni di Cinquanta Spirito Italiano

Cinquanta COPERTINA Baropoli
La copertina di Baropoli, il nuovo menu di Cinquanta - Spirito Italiano
“Baropoli” raccoglie l’evoluzione del bar di Pagani, per concetto e per tecnica. Novità in cucina e festeggiamenti internazionali

Negli anni Ottanta, il mercato ortofrutticolo di Pagani, in provincia di Salerno, era tra i cinque più grandi e importanti d’Italia. Sono trascorsi quattro decenni e si sono alternate più ombre che luci: i fasti della Madonna delle Galline, l’evento dell’anno per la comunità locale, combattono il coinvolgimento oscuro della malavita, che è la spina nel fianco di questo angoletto di agro acerino-sarnese. Da tre anni, si può dire con certezza, la musica è cambiata. Da quando cioè la musica è quella dal vivo, quattro giorni a settimana, del Cinquanta – Spirito Italiano, la creatura di Alfonso Califano e Natale Palmieri aperta nel 2021 (leggi Cinquanta, un bar dallo spirito italiano, per ripartire), scintilla della rivoluzione della provincia di cui entrambi sono orgogliosi alfieri, e che quest’anno ha addirittura raggiunto gli echi internazionali della candidatura a Best International Bar Team per gli Spirited Awards di Tales of the Cocktail. Un bel regalo da scartare per il terzo compleanno, e contestualmente per celebrare il lancio del nuovo menu.

16 storie di mercanti

È proprio alle abitudini del circondario che Cinquanta si rifà per la nuova lista: sedici cocktail che sono un inno al mercato, ai mercanti e alla mercanzia, come tra le barracche dell’Arena Pignataro, che ancora apre alla folla del paese ogni venerdì e ha ospitato la presentazione in anteprima dei drink. Magliari, nocellari e bartender condividono l’asfalto e il volume della contrattazione, almeno per una mattina.

Lo «sviluppo di storie di mercanti tradotte in liquido» racconta Alfonso Califano, cervello di rientro dopo i fasti del Dandelyan di Londra (miglior bar del mondo nel 2018). È lui a fare da chioccia a un team di circa trenta professionisti, tutti under 35, categoria nella quale rientra anche Emanuele Primavera, che miscela e spiega e serve i cocktail in degustazione e difenderà i colori (arancioni) del Cinquanta nelle prossime semifinali della Diageo World Class.

Baropoli, questo il nome del menu, riconnette bancone del bar e banco del mercato, come in quella che Califano definisce “una nuova polis”: si celebra l’anima dello scambio e della convivialità, fatta di intuizioni, commercio, ricchezze più o meno materiali, e più in definitiva cultura. Il Banana Underground racconta dell’antiquariato, raffinata tradizione campana, e nello specifico dell’arrivo della serigrafia divenuta poi icona con Andy Warhol, che firma una copertina dei Velvet Underground divenuta leggenda: è un morbido twist sul whiskey&soda (alla banana, appunto) con un goccio di Vermouth al caffè Mancino Kopi).

Si vola in Usa con il Gocciole e Negroni, che riporta all’avventura di Ruth Winkel e del suo mitico cookie poi acquistato dal colosso Nestlé (Savoia Orancio, Mancino Dry, sciroppo di biscotti, Tanqueray Ten); si ritorna in Marocco, sulle rotte mercantili tessili che profumano di spezie e juta, l’elemento di preservazione della frutta secca (Schiacciaonci, con orzata di noci homemade, Rump@blic Rum, Disaronno, lime, rosmarino). Si può atterrare addirittura in Nuova Zelanda, tra le vetrine di carne di coniglio cresciuto grazie alle verdissime erbe dell’isola (Agave e Primizie, con Italicus, tequila alla rucola, piselli, misticanza), in Olanda per le cassette di tulipani (Tulipomania con Santa Teresa 1796 Rum, St Germain, miele di frutta) o sul Canale di Suez per il tracciato del grano (DOP Martini, twist a base di pane).

Tre serate di guest internazionali

Il commercio che poi riporta a casa, sul pavimento di graniglia tipico degli anni Cinquanta che il Cinquanta, appunto, slancia verso l'attualità con un bancone che si fa teatro, gestito dal bar manager Matteo Pocai. Da qui, e praticamente da oggi, finalmente una connessione gastronomica con un menù realizzato in collaborazione con Alessandro Tipaldi (noto sui social come Ingordo), che propone tapas e lievitati (impressionante il sando).

Più che abbastanza per lasciarsi andare, come l’arcinoto slogan del bar ricorda di fare su una parete al neon, ma c’è ben di più: nei giorni 9-11 maggio Pagani si farà ombelico del mondo miscelato: tre sere di guest internazionali (Amaro Bar e Twice Shy da Londra, Candelaria da Parigi, Bar Lupo da Zurigo, Quanto Basta da Lecce, 1930 da Milano) per spegnere le candeline una volta di più.

Le 51 sfumature di gusto di Spirito Reale

Spirito Reale
Spazia su 6 categorie di prodotti (Vermouth, Bitter, Gin, Liquori, Vodka e Amari) il ricco assortimento firmato dal marchio torinese, per soddisfare gusti ed esigenze di ogni consumatore e bartender. Ricette curate in ogni dettaglio nel rispetto della qualità e della tradizione liquoristica

Il brand Spirito Reale nasce dalla tradizione liquoristica torinese e dall’idea di offrire a ciascun consumatore la possibilità di scegliere all’interno di una vasta gamma di prodotti per soddisfare il proprio gusto.

L’assortimento di Spirito Reale conta (ad oggi) 51 referenze, appartenenti a 6 diverse “famiglie” (Vermouth, Bitter, Gin, Liquori, Vodka e Amari), caratterizzate da un solo design di bottiglia e da un’unica tipologia di etichetta che accomuna i prodotti della medesima “famiglia” e identifica, attraverso l’uso dei colori, ciascun prodotto.

L’idea nasce da una festa di parenti ed amici, dalla voglia di condividere momenti unici, di trovare ciascuno il proprio modo per stare bene, con sé e con gli altri, attraverso la musica, il ballo, i colori, ciascuno alla ricerca del proprio spirito, individuale e collettivo.

Ciascuno con il proprio gusto, tutti uniti dallo stesso spirito

Cosa c’è di meglio per trovare la propria connessione, il proprio spirito… se non Spirito Reale per scoprire qual è il proprio spirito e condividerlo con gli altri senza barriere.

Il claim Find Your Spirit suggerisce infatti la ricerca di uno spazio inclusivo dove ciascuno può esprimere il proprio essere unico ispirandosi a valori di autenticità, coraggio e libertà. Un percorso attraverso cui l’individuo cerca e trova se stesso per diventare parte di una community in cui non conta l’età, il tempo, la diversità dei gusti: conta stare bene con sé e con gli altri, condividendo uno spirito comune.

Spirito Reale non divide, unisce, perché offre una varietà di prodotti in grado di soddisfare il gusto di ciascuno.

Spiriti premium e artigianali

Gli spirit restano i protagonisti indiscussi: tutti artigianali premium quality realizzati con aromi naturali, presenti in diverse varianti. Tutte le ricette sono state affinate, curate e controllate nei minimi dettagli da esperti del settore nel rispetto della tradizione di ciascuna categoria di alcolici.

https://spiritoreale.it
Instagram: @spiritorealeofficial
Facebook: @Spirito Reale Official

Marchesi 1824, Menicatti: “Il rituale del caffè simbolo della ricerca delle materie prime”

Prosegue la collaborazione tra i due brand con una ricetta inedita per il Rituale del Caffè, disponibile nelle tre insegne milanesi

La collezione di specialty coffee by 1895 Coffee Designers by Lavazza si arricchisce di una miscela creata in esclusiva per Marchesi 1824. La storica pasticceria milanese ha intrecciato la sua attività a quella del brand con il Rituale del Caffè. Proposto nei tre indirizzi milanesi, il menu si arricchisce di Precioso, una miscela creata in esclusiva per Marchesi 1824 con l'obiettivo di valorizzare la proposta dolce firmata da Diego Crosara.

Precioso, nuova esperienza di gusto

Disponibile dall'11 aprile, Precioso rappresenta una nuova esperienza di gusto per i clienti di Marchesi 1824. Questo speciality coffee è un monorigine coltivato in Guatemala a 1800 metri di altitudine nella finca El Gigante. Presenta un aroma delicato, un gusto dolce e una leggera acidità con note che ricordano la mandorla e il cioccolato al latte. Viene servito direttamente al tavolo attraverso la modalità di estrazione Chemex o Moka con l'intento di reinventare il momento della pausa caffè. Oltre al Rituale, l’offerta del caffè di Marchesi 1824 si amplia grazie alle latte in vendita sul sito della pasticceria contenenti il blend Heritage creato insieme a 1895 Coffee Designers by Lavazza e lo stesso Precioso. Il nuovo specialty coffee è disponibile, sempre in pasticceria e sullo shop online, anche in un’elegante confezione con il macinino per prolungare così l’esperienza del caffè firmata Marchesi 1824 anche a casa.

L'intervista ad Andrea Menicatti

Abbiamo chiesto ad Andrea Menicatti, General Manager di Marchesi 1824, di raccontarci il processo di creazione del Rituale del Caffè e come si strutturerà l'offerta presso le insegne.

Come vi siete organizzati per introdurre il rito del caffè?

Il caffè ha sempre giocato un ruolo centrale nella storia della nostra pasticceria. Quest'anno, nel celebrare i nostri 200 anni di storia, abbiamo deciso di rendergli omaggio attraverso il nostro rituale di degustazione, reinventando così il momento della pausa caffè e offrendo ai nostri clienti un'esperienza unica da vivere in pasticceria. Per il rituale ogni anno selezioniamo una tipologia unica di monorigine. Quest’anno la scelta è ricaduta su un’arabica del Guatemala, Precioso. Quest’anno, vista la tipologia particolare di specialty coffee, abbiamo inserito anche una terza estrazione: il Cold Brew. La lentissima estrazione a freddo e il servizio con il cubo di ghiaccio permette infatti ai sentori floreali di sprigionarsi ancora di più. Per noi il rituale del caffè è la massima espressione della ricerca meticolosa delle materie prime che attuiamo ogni giorno.

Qual è il feedback ricevuto dai clienti?

I nostri clienti apprezzano il nostro rituale del caffè poiché offre loro un'esperienza personalizzata e su misura. Grazie a questo approccio, hanno l'opportunità di scoprire le sottili sfumature del caffè e le diverse tecniche di estrazione, contribuendo così ad arricchire il loro legame sia con questo ingrediente, sia con la nostra pasticceria, facendoli sentire coccolati.

Come si svilupperà l'offerta "rituale del caffè" in futuro?

Continueremo a cercare nuove e rare monorigini di caffè per dare la possibilità di conoscere varietà pregiate, da accostare alla proposta dolce firmata dal nostro pastry chef Diego Crosara.

Pop up di Ditta Artigianale al Bean Brothers in Sud Corea

Francesco Sanapo
Dal 4 al 6 maggio i caffè della Torrefazione fiorentina in degustazione al Bean Brothers; ogni giorno cup tasting e abbinamenti con Francesco Masciullo

Francia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Abu Dhabi e dal 4 al 6 maggio, Corea del Sud: il raggio d’azione di Ditta Artigianale verso l’estero cresce.

Per tre giorni verrà allestito un pop up con l’insegna della linea di caffetterie fondata da Francesco Sanapo e Patrick Hoffer all’interno del Bean Brothers, uno dei bar più apprezzati e frequentati in città. Qui si potrà gustare quell’esperienza dell’ospitalità tanto apprezzata all’estero abbinata agli specialty coffee della Torrefazione fiorentina. A presentarli, creando anche una serie di abbinamenti e bevande miscelate sarà il coffee expert di Ditta Artigianale Francesco Masciullo, campione italiano Baristi nel 2017 ogni giorno tra le 13 alle 16 e dalle 19 alle 21.

Tra i caffè si caratterizza per il gusto più rotondo, con note di cioccolato, frutta fresca e pensata per chi non ama l’acidità, c’è Mamma Mia, miscela di caffè provenienti da Perù, Costa Rica, Etiopia e Honduras; El Diamante, monorigine proveniente dal Costa Rica, presenta note avvolgenti di cannella, cioccolato fondente e un leggero tocco di pan di zenzero; infine due caffè della Reserve Collection di Ditta Artigianale, varietà particolarmente pregiate, dalle qualità eccezionali e dal gusto unico. Questi caffè particolarissimi vengono coltivati a un’altitudine compresa tra 1700 e 1900 metri e hanno ottenuto 92 punti di eccellenza du 100 nella scala Sca - Specialty Coffee Association, un riferimento per valutare un caffè specialty

Francesco Sanapo è riuscito a unire il proprio lavoro a una grande passione per il caffè. Nei numerosi viaggi nei paesi d'origine, va alla ricerca delle materie prime più esclusive ed etiche, creando un contatto diretto con ogni singolo produttore, basato sulla fiducia e il rispetto reciproco. Nel 2013 ha dato il via con Patrick Hoffer all’avventura di Ditta Artigianale che nasce per portare in Italia caffè di estrema qualità e di raccontarli in maniera completamente diversa, mettendo in campo la totale trasparenza e l’impegno alla sostenibilità in tutti e per tutti gli step produttivi. È anche microtorrefazione e i caffè, tostati e serviti freschi, sono disponibili per l’acquisto online.

Riparte la Sustainable Cocktail Challenge di Flor de Caña

le Cocktail Challenge Flor de Caña Nguyen
Julie Nguyen dell'Opium Bar di Bangkok (Thailandia), vincitrice dell'ultima edizione del concorso
C'è tempo fino al 30 giugno per candidarsi all'edizione 2024 del contest che sfida a creare drink sostenibili. A settembre la finale italiana e chi vince vola in Nicaragua per la finalissima internazionale

Torna in palio il titolo di World’s Most Sustainable Bartender, andato lo scorso anno a Julie Nguyen dell'Opium Bar di Bangkok, in Thailandia. Si sono infatti aperte le iscrizioni per la nuova edizione per la Sustainable Cocktail Challenge, il cocktail contest dall’anima green di Flor de Caña. Il rum del Nicaragua, distribuito in Italia da Velier, è anche noto per il suo impegno per la sostenibiltà, è certificato Carbon Neutral e Fair Trade e viene distillato con il 100% di energia rinnovabile. Un impegno del quale si è fatto portabandiera con la comunità globale dei bartender, promuovendo una mixology amica dell’ambiente.

In questo percorso si inscrive anche il contest, che sfida gli artisti della miscelazione di tutto il mondo, quest’anno sono 30 Paesi in gara, nella creazione di un cocktail originale, che abbia Flor de Caña Rum 12 yo come protagonista, capace di conquistare tutti i sensi e che sia sostenibile. Condizione che impone a chi si cimenta nella prova tutta una serie di considerazioni e di scelte, dagli altri ingredienti al contenitore fino all’impronta energetica legata alla sua preparazione.

Come partecipare

Per quanto riguarda l’Italia, è possibile partecipare fino al prossimo fino al prossimo 30 giugno, iscrivendosi sul sito della Sustainable Cocktail Challenge (dove è disponibile il regolamento completo), inserendo i propri dati e quelli del locale dove si lavora. La ricetta deve essere composta da massimo 6 ingredienti, decorazione inclusa, tra i quali obbligatoriamente Flor de Caña Rum 12 yo, in una quantità pari almeno a 45 ml. Gli altri devono comunque soddisfare almeno uno di questi requisiti: che sia certificato Fair Trade, stagionale, prodotto localmente o derivato dal recupero di scarti alimentari. È possibile utilizzare altri alcolici, ma con un tenore di alcol inferior al 25% in vol e per una quantità che non superi i 30 ml. Sostenibile deve essere anche il contenitore nel quale il cocktail viene servito e la sua preparazione non deve richiedere un tempo superior ai 7 minuti.

Infine, il drink deve essere presentato via social, attraverso i canali del locale e quelli personali del bartender, con gli hashtag: #FlordeCañaChallenge @flordecanachallenge e deve essere presente nel menu del locale di provenienza del concorrente per almeno un mese.

La ricetta (complete di ingredient, quantità, tecnica di prerazione) va accompagnata da una foto e da una descrizione del cocktail.

Vola in Nicaragua

Tra tutte le ricette candidate ne verranno selezionate cinque i cui autori si sfideranno nella finale nazionale, che si svolgerà a Madrid dal 24 al 26 settembre. Il vincitore si aggiudicherà un biglietto, anzi due, in quanto uno va al suo barmanager o collega, per il Nicaragua, dove parteciperà alla finale mondiale del concorso, che si terrà nei primi mesi del prossimo anno, e visiterà e conoscerà da vicino l’hacienda dove nasce Flor de Caña.

Come sarà il gelato dell’estate 2024: dati e tendenze

L'Osservatorio Sigep diffonde le prime stime per il mercato dell'arte fredda nella prossima stagione. Previsto un aumento dei consumi e l'affermarsi del trend low sugar

L'estate 2024 del gelato sarà calda, anzi caldissima. Infatti, l'Osservatorio Sigep prevede un aumento del 6% dei consumi estivi in Italia, con picchi del 12% nelle città d'arte. In attesa che vengano annunciati tutti i trend e i dati del mercato durante il prossimo Salone internazionale del dolciario artigianale che si terrà a Rimini dal 18 al 22 gennaio 2025, ecco una fotografia della prossima estate sotto il segno del gelato.

Estate 2024: previsioni per Europa e Italia

Nei 5 maggiori paesi europei - Italia, Spagna, Francia, Germania, UK - si vendono 2,2 miliardi di gelati all'anno (dati: 2023, CREST-Circana). Il dato è il sintomo di una crescita generalizzata in tutto il Vecchio Continente, pari al 4,7%. L'Italia si conferma il mercato principale, con il 28% delle porzioni di gelato servite sull'intero tavolo europeo. Per i consumatori il gelato rimane un irrinunciabile piacere, accessibile a livello economico e per questo preferibile ad altre esperienze gastronomiche. «Le performance positive delle vendite registrate in questa primavera consentono di stimare in Italia un aumento dei consumi che dal 6% può raggiungere il 12% nelle città d’arte con alta presenza turistica - spiega Claudio Pica, presidente Fiepet Confesercenti e segretario generale dell’Associazione Italiana Gelatieri (AIG) - Una crescita da ricercarsi nelle strategie di internazionalizzazione del gelato all’estero messe in atto da colossi fieristici come Sigep e dal mondo associativo di tutta la filiera».

I trend dell'estate 2024: parola ai maestri

Secondo Giancarlo Timballo, presidente della Coppa del Mondo di Gelateria e maestro gelatiere di Udine, i nuovi gusti pensati per la prossima stagione estiva attingeranno alle tradizioni locali. Timballo lavorerà sui prodotti dei territori per i quali la richiesta dei consumatori, sempre più attenti e aggiornati, è alta. Tra le sue proposte, ci sarà il gelato con lampone e rosmarino. Eugenio Morrone, maestro gelatiere con due celebri gelaterie romane, ricorda che i clienti prestano attenzione alla moderazione degli zuccheri e dei grassi. C'è grande richiesta per gelati privi di latte, come i gusti classici preparati con massa di cacao o pistacchio. In tema salutistico, Morrone presenta il gelato carota, mandarino e limone che vuole essere anche un omaggio al grande Jannik Sinner. La “sorpresa” è invece il ritorno del gusto al tiramisù, sempre più richiesto soprattutto dai turisti stranieri. Per Domenico Belmonte, noto maestro gelatiere di Santa Maria di Castellabate, in Cilento con i primi caldi sono tornati i gusti classici come le creme. Ma c’è anche un autentico boom della frutta esotica, tra cui mango e frutto della passione.

Spagna e Germania puntano su stagionalità e low sugar

Marco Miquel Sirvent, presidente Asociación Nacional Heladeros Artesanos de España, sottolinea che nell'estate 2024 ci sarà una conferma del trend salutista anche in gelateria. In Spagna negli ultimi due anni la tendenza è stata l’acquisto di gelato a basso contenuto di zucchero. Tuttavia, i gusti classici come torrone, vaniglia e cioccolato resistono. Le prospettive per l’estate 2024 sono ottimistiche, con un aumento dei consumi previsto tra il 3% e il 5%. I consumatori tedeschi restano invece affezionati ai grandi classici, ma senza rinunciare alla stagionalità e alla curiosità per le novità. Dario Fontanella, fondatore di una nota gelateria a Mannheim, in Germania, spiega che i clienti teutonici sono incuriositi dalle commistioni particolari. Nonostante i gusti di massima restino quelli classici, si va alla ricerca della stagionalità anche in coni e coppette. La sua proposta è un gelato al cioccolato bianco con gli asparagi, tipici della regione del Baden-Württemberg. Tra i nuovi gusti, quello al bergamotto con curry e wasabi.

Caffè Kenon, l’inimitabile oro di Napoli, vi aspetta a Cibus

Kenon apertura
La ricerca dell'eccellenza attraverso la cura meticolosa di ogni fase di lavorazione caratterizzano la storia della torrefazione campana per offrire ai baristi miscele di qualità superiore. Viene a scoprirle a Parma dal 7 al 10 maggio

È una storia tutta improntata alla ricerca della massima qualità quella di Caffè Kenon. Una storia dalle radici profonde che risalgono al 1892, quando Giulio Wurzburger fondò il primo bar della famiglia, il Bar Vinicolo, nel centro storico di Napoli, nel cui retrobottega, veniva servito un eccellente caffè tostato a legna.

Una passione per il caffè che, insieme all’abilità nell’arte della tostatura, è stata tramandata di generazione in generazione, da padre a figlio. Verso la fine degli anni Cinquanta, Giovanni Wurzburger, che gestiva il bar di famiglia con dedizione e grande impegno, fornisce il suo caffè ad altre caffetterie di Napoli, contribuendo a diffondere la reputazione della famiglia.

Nel decennio successivo è Vittorio Wurzburger a raccogliere il testimone, aprendo una caffetteria e torrefazione chiamata Max Bar, situata in via dei Tribunali, e ancora oggi, una delle miscele più amate dai clienti dell’azienda porta il nome di questa caffetteria... Nel 1968, trasferisce la sua torrefazione in Café Centro Brasil, situata in via Nazionale a Napoli. Lo slogan dell'epoca era Il caffè di tutti, tostato rigorosamente a legna.

Nel 1986, grazie alla sua visione lungimirante, nasce il marchio Kenon con una nuova sede ad Arzano di Napoli. Nel corso degli anni, con il contributo dei figli Giovanni e Guglielmo Wurzburger e l'utilizzo di macchinari all'avanguardia, l'azienda si è evoluta fino a diventare una realtà consolidata, che fornisce oltre 3500 bar sia in Italia che all'estero, con una capacità produttiva di 45 tonnellate al giorno, preservando da oltre un secolo le tradizioni del passato di famiglia.

Una filiera d’eccellenza

Oggi come ieri la filosofia dell'azienda è rimasta sempre stata la stessa: selezionare le migliori qualità di caffè arabica, mantenendo standard qualitativi elevatissimi, per creare miscele dal gusto inimitabile.

Le materie prime provengono infatti da fazende con le quali l’azienda ha consolidato rapporti storici. Una volta arrivate vengono attentamente analizzate presso laboratori autorizzati e solo una volta ottenuto un parere favorevole, le pregiate partite di caffè vengono introdotte nei magazzini, avviando così il processo di torrefazione.

Al termine della torrefazione, il caffè tostato viene raffreddato rigorosamente ad aria e quindi trasferito nei silos di maturazione. Una volta pronto, si passa alla fase di confezionamento, che avviene attraverso un accurato imballaggio studiato per preservarne gusto, aroma e fragranza. Durante tutta la lavorazione fino al confezionamento, il caffè è sottoposto a rigidi controlli di qualità.

Appuntamento a Cibus

Kenon sanmarco
La San Marco - Kenon

Kenon attende tutti gli operatori in visita a Cibus, in programma dal prossimo 7 al 10 maggio a Parma, presso il suo stand Padiglione/Hall 06 – Stand H 050, per mostrare le sue ultime novità e deliziare i palati con le sue miscele dal gusto inimitabile, che ne fanno un ambasciatore dell’Espresso Napoletano nel mondo.

Per l’occasione ci sarà anche La San Marco – Kenon, la macchina per espresso costruita in esclusiva da La San Marco per Caffè Kenon sul tema della Pop Art, con concept e progetto di comunicazione a cura di Angelo Anzivino e the Village. Una collaborazione che vuole essere il racconto di una storia di eccellenza e innovazione che proietta le due aziende verso nuovi successi.

Arriva in Italia il ready to drink firmato Jack Daniel’s e Coca-Cola

Jack Daniel's & Coca-Cola
Dalla partnership dei due brand nasce Coca-Cola & Jack Daniel’s la versione pronta da bere di uno dei cocktail più noti e amati

Nasce dalla partnership tra due colossi del beverage la versione ready to drink di uno dei cocktail più conosciuti del mondo. I colossi in questione sono Coca-Cola e Jack Daniel’s e il frutto della loro unione si chiama Coca-Cola & Jack Daniel’s, pensato per far gustare in lattina il famoso long drink Whiskey & Cola.

Il nuovo prodotto, dopo il lancio in Messico e America Latina, Usa, Asia, Africa e in una manciata di Paesi europei, da maggio è disponibile anche in Italia, distribuito da Coca-Coca Hbc Italia.

Realizzato con Jack Daniel’s Old No. 7 miscelato a Coca-Cola Original Taste e con un basso contenuto alcolico (alc 5% in vol), Jack Daniel’s & Coca-Cola, permette alle due realtà di entrare nella categoria degli cocktail ready to drink, sempre più apprezzata dai locali e dai consumatori. «Già miscelato e pronto da gustare, è rivolto a un consumatore che ama la qualità e apprezza la praticità del ready to drink – ha commentato nella nota che ne annuncia il lancio Maria Antonella Desiderio, Premium Spirits director di Coca-Cola Hbc Italia -. Arricchisce ulteriormente il nostro portafoglio spirits, in continua evoluzione, in linea con la nostra strategia 24/7, che mira a offrire ai nostri clienti i prodotti giusti per tutti i momenti della giornata».

Sentimento condiviso Cristina Dotti, marketing manager Italy & Alps Brown-Forman.  «Siamo entusiasti di portare sul mercato italiano, da sempre attento alle novità, un prodotto che unisce due brand iconici. Un prodotto che consente, a tutti coloro che già lo apprezzano come classico da bar, di ritrovarne il gusto anche nella versione ready to drink, e a chi ancora non lo conosce, di apprezzare l’amato Old No.7 in una veste diversa dal solito».

E il matrimonio tra i due big si riflette anche negli elementi grafici del pack, in formato da 33 cl, dove spiccano le caratteristiche distintive di entrambi i marchi: il logo rosso di Coca-Cola nel suo classico stile Spencerian, abbinato al design elegante e al colore nero di Jack Daniel’s Old No. 7.

Il ready to drink è stato realzzato anche nella variante con Coca-Cola Zero Sugar, che però al momento è disponibile solo nel circuito Autogrill, la cui lattina presenta una fascia sulla parte superiore che la rende distinguibile.

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