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FILETTO & CO. SONO SERVITI

portate principali/menu –

Compatta, con poco grasso ben distribuito tra le fibre, e di un bel colore brillante, la carne bovina francese è saporita, sana e nutriente.

Compatta, con poco grasso ben distribuito tra le fibre, e di un bel colore
brillante, la carne bovina francese è saporita, sana e nutriente.
Per valorizzarla al meglio in cucina, come insegnano anche
le ricette della tradizione italiana, è però importante scegliere il taglio
giusto: magrissima e senza nervi nel caso di cotture al sangue,
ricca di tessuto connettivo per stufati, stracotti e brasati, con una
leggera “marezzatura” di grasso per gli arrosti e le cotture alla griglia

Filetto e peperoni
in coppetta

Cubetti di scamone
profumati

Sottofesa in padella
con cannellini

Millefoglie di filetto
e verdure grigliate

Rotolini di noce
ai cipollotti

Entrecôte al pesto
e fagiolini

Noce al Cognac
su purea di piselli

Spezzatino di spalla
allo zafferano

Reali di manzo
in crosta con verze

ALLA SCOPERTA DEL GUSTO ALLA FRANCESE

• CARNI DI QUALITÀ Tagli per tutte le esigenze e garantiti da severi disciplinari • UNA, CENTO…PATATE Ogni varietà ha peculiarità che vale la pena conoscere • EVVIVA LES FROMAGES Tanti utili suggerimenti per arricchire di gusto il fine pasto • ABBINARE I VINI Dallo Champagne ai Riesling alsaziani: come valorizzarli

CARNI DI QUALITÀ
Tagli per tutte le esigenze e
garantiti da severi disciplinari

UNA, CENTO...PATATE
Ogni varietà ha peculiarità
che vale la pena conoscere

EVVIVA LES FROMAGES
Tanti utili suggerimenti per
arricchire di gusto il fine pasto

ABBINARE I VINI
Dallo Champagne ai Riesling
alsaziani: come valorizzarli

Le etichette dovranno indicare l’origine dei prodotti alimentari

Made in –

Anche la comunicazione commerciale dovrà tenere conto della nuova normativa approvata dalla Commissione Agricoltura della Camera

L'agroalimentare di qualità può festeggiare: dopo oltre dieci anni di attesa, la Commissione Agricoltura della Camera ha finalmente approvato in via definitiva la legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari. La normativa servirà anche a evitare il ripetersi di casi come quello recente delle uova e carne di maiale alla diossina importate dalla Germania. L'articolo centrale della legge è il numero 4 sull'etichettatura dei prodotti alimentari. Vi si prevede che, al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari (commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati) nonché per rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi, sia obbligatorio riportare l'indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell'Unione europea, dell'eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di Ogm. Per i prodotti non trasformati il luogo d'origine riguarda il paese di produzione. Per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo dove è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata.

Addio alla pubblicità ingannevole
Il testo prevede inoltre che l'origine degli alimenti dovrà essere prevista obbligatoriamente in etichetta e non potrà essere omessa anche nella comunicazione commerciale, per non indurre in errore il consumatore. Insomma niente più pubblicità di succhi di arancia con le immagini della Sicilia se in realtà viene utilizzato quello proveniente dal Brasile, come spesso avviene. «L'approvazione della legge pone fine a un grave inganno nei confronti dei produttori italiani e dei consumatori che attribuiscono grande importanza alla provenienza degli alimenti: per quasi un italiano su quattro (23%) il cibo italiano dal campo alla tavola vale almeno il doppio con due italiani su tre (65%) che sono disponibili a pagare dal 10% in su, secondo l'indagine Coldiretti-Swg», evidenzia un comunicato dell'associazione degli agricoltori.

Un terzo del made in Italy è fasullo
Secondo Coldiretti, infatti, circa un terzo (33%) della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati, per un valore di 51 miliardi di euro di fatturato, derivava sino ad oggi da materie prime importate, poi trasformate e vendute con il marchio made in Italy, in quanto la legislazione lo consentiva, nonostante potessero provenire da qualsiasi area del pianeta. Ad esempio gli inganni del finto made in Italy sugli scaffali riguardavano due prosciutti venduti su tre, in realtà provenienti da maiali allevati all'estero, ma anche tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, oltre un terzo della pasta ottenuta da grano e la metà delle mozzarelle, spesso fatte con latte o addirittura cagliate straniere. Fino ad ora gli unici prodotti per cui era obbligatoria l’etichetta di provenienza erano infatti soltanto la carne bovina, la carne di pollo, la passata di pomodoro, le uova, il latte fresco, l’olio extra vergine di oliva e il miele, come stabilito dalla direttiva 2000/13/CE.

Un Sigep più ricco di eventi e show

Fiere –

Il debutto di Around Coffee e il Mondiale Juniores di Pasticceria le maggiori novità dell’edizione 2011. Una guida alla visita

Una visita di due giorni il Sigep, Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali di Rimini, la merita. Per la ricchezza dell'offerta - ai tre settori espositivi principali si uniscono caffè, cioccolato, pane e pizza, confezionamento e bomboniere -, per gli eventi e le manifestazioni collaterali che costituiscono un'interessante momento di approfondimento e formazione, per le tante novità proposte dalle aziende.
Il successo della manifestazione è testimoniato dal numero crescente dei visitatori (oltre 96mila nel 2010, +4,1% rispetto all'edizione precedente) e degli espositori, ben 720. Per agevolarvi nell'organizzazione della visita, abbiamo ipotizzato un tour dei due giorni clou, domenica 23 e lunedì 24, suggerendovi un itinerario tra prodotti, laboratori, incontri e campionati. Abbiamo riservato la mattina, quando si è più freschi, alle visite agli stand: il primo giorno tra gelati e caffè; il secondo tra pasticceria, confezionamento e cioccolato. Pomeriggi dedicati agli eventi. Buon Sigep.

Domenica 23 gennaio
Ore 9.30 Si entra dall'ingresso Sud. Superata la biglietteria - l'accredito on line fa risparmiare e permette di evitare code - è meglio munirsi di una piantina, per orientarsi più facilmente. Si parte dai padiglioni sulla sinistra.
Ore 9.40 Sapori d'estate con tante novità al padiglione A1 stand 081 di Eraclea (eraclea.it), con ricette facili e sfiziose realizzate da un barman. L'azienda è main sponsor di Around Coffee, evento novità di questa edizione dedicato al caffè, che ogni giorno offre competizioni e un laboratorio sperimentale dedicato a miscele con caffè, cioccolata calda, gelato, creme e distillati.

Ore 10.00 Al padiglione A4, nello stand 001 Frigomeccanica (frigomeccanica.com) mette in mostra le nuove vetrine pasticceria/gelateria Elettra e le vetrine snack serie Basic, caratterizzate da scenografiche illuminazioni a Led.

Ore 10.20 Si raggiunge il padiglione A5. La vetrina B45 progettata da Pininfarina è protagonista dello stand 029 di Bocchini (bocchini.it). Tutte da scoprire le due collezioni di arredo con vetrine gastronomia e snack di nuova concezione. Poco distante, allo stand 040/001, le novità esposte in anteprima da Ifi (ifi.it), il cui sistema di arredo propone un'esaltazione del minimalismo contemporaneo. In evidenza le nuove linee della vetrina gelato progettata per offrire visibilità massima al prodotto, ergonomia e praticità nella pulizia. Dagli arredi ai semilavorati: Giuso (giuso.it) allo stand 080 presenta la linea “I Voluttuosi per semifreddi”, 100% naturale e leggera, nei gusti Tarte Tatin, Cotognata, Mostarda di Peperoni e Fichi con Rhum. Ricco il programma di dimostrazioni di pasticceria e cioccolateria presso lo stand, con i maestri Roberto Lestani e Omar Busi. Tante novità di gusto e inedite combinazioni di sapore per la gelateria nella hall A5-C5, allo stand Fabbri 1905 (fabbri1905.com), che presenta anche una promozione rivolta ai consumatori e veicolata dalle gelaterie.

Ore 11.20 Nel padiglione A7, stand 090, Cooperlat-Tre Valli (cooperlat.trevalli.it) promette novità ancora top secret accanto alla classica crema vegetale Hoplà Più.
Ore 11.40 Ci si sposta al C7. Allo stand 128 c'è Carpigiani. In primo piano la macchina 191 Monoporzioni, per piccole specialità ripiene di gelato. In più, nei cinque laboratori a vista, dimostrazioni con le varie macchine a cura dei maestri di Carpigiani Gelato University, che illustrano il ricco calendario di corsi della scuola. Allo stand 138 De Blasi (deblasi.it) presenta un nuovo concept di locale polifunzionale e le vetrine Crystal Young per gelateria ed Expò.

Ore 12.00 Al padiglione C5 stand 043, Lippolis (lippolis.it) presenta la linea 100% certificata Lippolis-bio; in un laboratorio a vista alcuni tecnici realizzano specialità dolci e decorazioni. In regalo un ricettario personalizzato.
Ore 12.20 Al padiglione C3, stand 121 Elenka (elenka.eu) presenta la nuova trilogia di cioccolato per gelateria Fondente, Latte, Bianco e due nuovi gusti, Matador e Bonito, tutti da scoprire. Presso lo stand, dimostrazioni di frutta intagliata, mousse-semifreddi e decorazioni.

Ore 13.00 Pausa per il pranzo.
Ore 14.00 Pomeriggio dedicato alle varie manifestazioni. Come la finale del Gran premio italiano della gelateria “Sigep Gelato d'Oro” (padiglione C3): il vincitore sarà capitano della squadra azzurra della Coppa del mondo 2012. Al padiglione A5, “Il laboratorio delle Idee tra colori e sapori” offre workshop per l'innovazione del gelato artigianale attraverso la creazione di nuovi gusti crema e frutta. La Coffee Flair Challenge, il campionato mondiale dei baristi, si svolge al padiglione A1: si cimentano con acrobatici lanci di tazzine, cucchiaini, portafiltri.

Lunedì 24 gennaio

Ore 9.30 Con la tessera, l'ingresso è rapido: giornata dedicata ai padiglioni della pasticceria (a destra).
Ore 9.30 È un'accoglienza tutta tecnologica quella di Electrolux (electrolux-professional.it; padiglione B1, stand 063): l'attenzione è puntata sul forno Touchline, con demo di panificazione con Giambattista Toso e di pasticceria con il campione del mondo Roberto Lestani, in collaborazione con l'Associazione Pasticceri Siciliani. La vetrina Luxor di Sagi (sagispa.it) si fa ammirare nello stand 155. L'azienda è sponsor tecnico del primo Campionato mondiale della pasticceria juniores e darà in premio al vincitore per la migliore scultura artistica in zucchero uno di questi modelli. Allo stand 160 di Irinox (irinox.com) occhi puntati sul multifunzione Multi Fresh: raffredda, surgela, lievita e scongela con cicli dinamici per prodotto. Sarà presentata anche una nuova cella per la conservazione. Nello stand 197 di Rational (rational-online.com) è all'opera lo chef pasticciere Maurizio Di Mario, protagonista del programma “Chef per un giorno”; insieme ai colleghi Paolo Fornaio e Michele Cocchi, organizza un vero laboratorio di pasticceria realizzando numerosi prodotti con il SelfCooking Center.

Ore 10.40 Al padiglione B3, stand 200, sono in degustazione 10 nuovi gusti della linea Antica Cioccolateria Qualità Unica Eraclea (eraclea.it): il cacao 100% africano si unisce a materie prime nostrane realizzando associazioni insolite come, per esempio, Fondente con sale e mandorla Pizzuta di Sicilia, Latte con liquirizia di Calabria. Al suo esordio al padiglione B3 anche il Campionato Italiano di Cioccolateria. I concorrenti si sfidano in prove di abilità, tra cui Mistery Box, realizzazione di un dessert con ingredienti sconosciuti fino all'ultimo. L'evento è organizzato da Barry Callebaut, che presenta la novità Pure Sensation, un premix per gelato con cioccolato di alta gamma.

Ore 12.00 Al padiglione D1, stand 154, Corbara (corbaraweb.com) presenta i nuovi capi professionali delle linee Dolcery: pettorine e grembiuli da banco si presentano con tinte cangianti, giovani e innovative.

Ore 12.20 Break anticipato, così si evitano le code (e si ha più scelta).

Ore 13.30 Anche questo pomeriggio gli eventi sono numerosi e meritano interesse e attenzione. Il principale è in scena al padiglione B5, dove si svolge la finale del primo Campionato del Mondo Juniores di Pasticceria: dieci squadre di pasticcieri under 23 si confrontano sul tema “Le emozioni della natura” con elaborati in zucchero e cioccolato in una cornice molto scenografica. In programma anche la gara tra panificatori (padiglione D5) e il primo Campionato italiano di pasta fresca artigianale sul tema “Tagliatelle” (hall B5-D5).

Format freschi per le gelaterie

Progetti –

Creare luoghi di esperienza sensoriale il più possibile gratificanti. È la sfida raccolta dai partecipanti al corso Food Experience Design del Poli.design. Facendo ricorso anche all’ironia

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/09/653_32.pdf” target=”_blank”>Format freschi per le gelaterie
dicembre 2010 / pdf / Numero pagine: 3 / Lingua: italiano / di Andrea Mongilardi

La cioccolata italiana è di scena

Imprese –

Due stand per presentare la gamma di prodotti, degustazioni no stop, dimostrazioni dal vivo e una inedita sfida tra baristi. La proposta di Eraclea

Le fiere, si sa, sono un utile strumento per informarsi sulle tendenze in atto e toccare con mano nuovi prodotti. La prossima edizione del Sigep, in calendario dal 22 al 26 gennaio a Rimini, non è da meno. Ben 730 le aziende espositrici, oltre 100mila gli operatori attesi. Fra le tante novità, promette di catalizzare l'attenzione del pubblico la prima edizione di Around Coffee, un programma di competizioni inedite e un laboratorio sperimentale dedicato alle miscele con caffè, gelato, creme, distillati e ciossolata. Main sponsor dell'evento è Eraclea. «Il Sigep è per noi un imperdibile appuntamento per annunciare al mercato le novità di prodotto che proporremo nel 2011», dichiara Stefano Sacco, ad Eraclea.
In particolare, l'azienda, leader dei prodotti solubili in polvere per la preparazione di bevande calde e fredde, è presente con uno stand di 192 mq nel padiglione A1, una sorta di quartier generale pensato per rappresentare l'universo Eraclea, con l'esposizione di ogni prodotto, dalla busta alla presentazione in tazza. Qui, ogni giorno, un barman presenterà originali ricette, spiegando come mixare e usare i prodotti. Un secondo stand di 52 mq è invece allestito nel padiglione B3 e interamente dedicato alla nuova linea Antica Cioccolateria con focus particolare sulla nuova gamma Qualità Unica, lanciata nel 2010, che propone dieci variazioni sul tema Fondente, Latte e Bianca, con originali abbinamenti: dalla mandorla Pizzuta di Sicilia al peperoncino di Calabria, alle nocciole del Piemonte. «Vogliamo ribadire - conclude Sacco - la passione autentica di Eraclea per la cioccolata. Il nostro prodotto è frutto di mezzo secolo di impegno e dedizione alla ricerca della vera cioccolata all'italiana, densa, cremosa, da gustare al cucchiaio». E annuncia: «La nostra azienda ha segnato la storia del mercato, inventando un nuovo modo di vivere e apprezzare questo prodotto, attingendo alla tradizione della vera cioccolata all'italiana con una ricetta esclusiva che oggi siamo pronti a esportare in tutto il mondo».

Il buon caffè premia sempre

Intervista –

Giovanni Spadola, presidente di Moak, racconta i valori su cui ha costruito il business aziendale: qualità, cultura, formazione e originalità nel comunicare il marchio

La “M” che caratterizza il marchio riassume tutta l’azienda: è l’iniziale di Moak, produttore di caffè che deve il nome alla grafia araba di Modica, la località siciliana in provincia di Ragusa dove ha sede. Ma “M” è anche la lettera di tanti termini che simboleggiano la produzione di un espresso a regola d’arte: miscela, mano, macinadosatore, macchina. Una sapienza antica, che si perpetua nel nuovo stabilimento, pienamente operativo dal prossimo febbraio con impianti automatizzati, sistemi all’avanguardia di controllo qualità e un modernissimo laboratorio chimico. Giovanni Spadola guida l’azienda che ha fondato alla fine degli anni Sessanta dopo un’esperienza in una piccola torrefazione.
Pochi anni dopo, inizia l’importazione diretta di caffè selezionati da Brasile, Sud e Centro America, Costarica, Santo Domingo e India. Le diverse origini sono tostate singolarmente: un procedimento che ne esalta le caratteristiche prima di unirle in miscele equilibrate e ricche di gusto. Attualmente sono una decina, dalle forti, con buone percentuali di Robusta, richieste nel cuore della Sicilia e nel Sud, alle dolci, 100% Arabica, più apprezzate al Nord, a quelle più acide gradite in Toscana. Dal ’90 il raggio d’azione si sposta sulla Penisola e oltre; in quegli anni, l’arrivo in azienda del figlio Alessandro dà il via alle esportazioni in Europa, Stati Uniti, Nuova Zelanda e, più di recente, nei Paesi Arabi.
Oggi la quota export ha raggiunto il 24%. L’ingresso in azienda della figlia Annalisa avvia un’intensa attività di comunicazione e promozione aziendale attraverso messaggi e mezzi innovativi, che si fanno notare anche per l’originalità e vanno oltre il core business, sfociando per esempio, nella cultura.
Sulla realtà del settore e sui programmi futuri di Caffè Moak abbiamo interpellato proprio il fondatore, Giovanni Spadola.

Qual è lo stato di salute del caffè nel fuori casa?

Per Moak è positivo e stabile da anni. L’unico vero calo si è avuto nel 2001-2002, a causa della diffusione delle macchine da caffè in famiglia, negli uffici e nei negozi. Abbiamo risposto a questa tendenza con la produzione di caffè in cialda che, a parità di miscela, dà un espresso eccellente: le vendite sono in continua crescita. Per quanto riguarda il bar, ha saputo reagire alla sfida del vending ieri, e oggi a quella della crisi economica, puntando sulla qualità: gli italiani considerano un buon espresso un piccolo lusso al quale non vogliono assolutamente rinunciare, visto anche il suo costo accessibile.

Davvero il consumatore sa riconoscere e premiare la qualità?

Non c’è dubbio. Ce lo dicono i numeri degli esercizi che serviamo: anche in una fase di contrazione dei consumi come quella attuale c’è chi registra un +10% e anche +15% nelle vendite. Qualità, è vero, è un termine abusato, ma quando in un bar si serve una buona miscela in modo corretto, con apparecchiature che ricevono le giuste attenzioni, è difficile non accontentare il cliente.
E un cliente soddisfatto, torna.

La formazione del barista quale ruolo riveste per Moak?

Ha un posto centrale. All’interno della nostra sede organizziamo corsi teorici e pratici di formazione e di aggiornamento. Diamo inoltre ai nostri clienti un’assistenza rapida in loco, per permettere al barista di offrire sempre un buon caffè: una differenza che, lo ribadisco, il cliente coglie e premia con la fedeltà. Il fatto che spesso al bar si beva una cattiva miscela è legato, purtroppo, più a una situazione di difficoltà finanziaria di molti gestori, che li lega a torrefattori senza scrupoli, piuttosto che a una scelta.

Le vostre campagne sono sempre molto originali e creative: dove nascono?

Credo che la nostra sia una delle poche aziende del settore ad avere un suo ufficio creativo, che esprime al meglio caratteristiche e unicità del marchio. Le campagne pubblicitarie sanno incuriosire e stupire; per questo riceviamo complimenti e anche premi, come quello di “Comunicando” per la campagna “Moak e i 5 sensi”. L’oggettistica è sempre originale e utile: le nuove tazzine (brevettate) riportano all’interno il segno dei 30 ml, che stabilisce la giusta quantità da erogare, sulla quale poi ci si muove per offrire un lungo o un ristretto. Certo, non tutti concordano con queste “coordinate”: al Sud l’espresso è sempre più corto, al Nord più abbondante. Ma pensiamo sia giusto offrire dei riferimenti certi.

Quali strategie avete per mantenere e allargare le quote di mercato in Italia e all’estero?

Abbiamo allo studio nuovi prodotti e attività, come un caffè bio in commercio dai primi mesi del 2011. La ricerca, la selezione dei migliori caffè crudi e il miglioramento della produzione rimangono i nostri punti fermi.

Il capitano vede lontano

Gelaterie –

Nata come gelateria pura, Capitano Rosso di Milano ha aggiunto cioccolato, dolci e prodotti tipici per lavorare 12 mesi. E da un dolce vuol creare un marchio

A dominare, appena si entra al Capitano Rosso, è sicuramente il profumo: il cioccolato, infatti, impregna soavemente i muri del locale, e fa cedere all'assaggio chiunque passi. La gelateria-pasticceria in questione si trova a Milano, in viale Regina Giovanna, ed è stata aperta nel 2006 da Massimo Pica, giovanissimo chef e pasticciere di origini campane. Nonostante la sua età (25 anni), Massimo ha alle spalle un buon curriculum: terminata la scuola alberghiera di Salerno, per citare solo alcune delle sue esperienze, ha fatto parte della brigata di Gerardo Novi presso il Mec Hotel di Paestum, è stato assistente degli chef Alfonso Benincasa (presidente Cuochi Salerno) e Domenico Cuomo (Santa Caterina di Amalfi) ai mondiali di cucina a Basilea nel 2005, poi assistente di Giorgio Nardelli nei corsi di Cast Alimenti, e ancora docente di cucina presso l'Istituto alberghiero statale G.D. Romagnosi di Erba (Co). La pasticceria, e in particolare il cioccolato, è la sua passione: con l'apertura di Capitano Rosso ha potuto dare il meglio di sé nel piccolo laboratorio (40 metri quadrati) ricavato sul retro del locale.

L'evoluzione del format

Capitano Rosso era nato come gelateria pura, con un'offerta declinata in 32 gusti (oltre quelli classici, si va dal limone profumato al mirtillo alla pera con fave di cacao, dal tiramisù con croccante al cioccolato con albicocche semicandite) più le granite (nei gusti caffè, limone, cioccolato, frutti di bosco ecc.) e le brioche siciliane, da riempire naturalmente con il gelato.
Ma poi, arrivato il freddo, il lavoro ha avuto una brusca frenata: «Ho passato l'inverno a pensare a una possibile alternativa al gelato e a inventarmi cose nuove - racconta Pica -. Così ho iniziato a introdurre qualche torta e successivamente anche la cioccolateria». In effetti, da allora non si è più fermato: continua a frequentare corsi su corsi, in Italia e all'estero, tenuti da professionisti dell'arte pasticciera, per affinare la tecnica e per “sfornare” sempre nuove idee, oltre a partecipare a concorsi dove il più delle volte viene premiato per le sue creazioni. Ora d'inverno i gusti di gelato si riducono a 10 e il banco fa spazio a praline, macaron e cioccolatini vari. Nei frigoriferi a vetrina, invece, troneggiano mousse, torte e gelati su stecco.
Nel 2009 entra a far parte del progetto Capitano Rosso anche Luca d'Arco, 39 anni, pure lui, come Massimo, originario di Battipaglia. Da Luca nasce l'idea di aprire un altro locale in via Castel Morrone, non distante da quello originario: stessi colori (rosso e bianco), stesso profumo nell'aria, stessi prodotti. Il gelato c'è sempre, con una decina di gusti classici e cioccolatosi, anche per non tradire le origini di Capitano Rosso. Questo nuovo locale, su due livelli, fa spazio però anche a qualche tavolino e poltroncina («pochi, perché il cliente vogliamo seguirlo e coccolarlo»), a un corner di prodotti tipici artigianali, ai vini e agli Champagne, tutti di filiera garantita, da abbinare al gelato o al dolce.
«Massimo ha capacità che vanno oltre il saper fare un ottimo gelato - spiega Luca d'Arco -: è davvero bravo, soprattutto nella calibrazione del gusto. Ho cercato di valorizzare la sua bravura. In questo nuovo locale non volevo puntare sul gelato, ma partire da un gelato di qualità per evolvere nella pasticceria». In via Castel Morrone Luca d'Arco organizza anche periodicamente delle degustazioni per i clienti, che possono così assaggiare in anteprima le ultime novità.
Massimo Pica studia e testa i suoi prodotti continuamente. Fa tutto a mano, non usa tecnologie particolari: nel suo laboratorio ci sono solo attrezzature di base, come il montapanna con la frusta e il sac à poche. «Il mio è un lavoro artigianale - tiene a sottolineare - e spero francamente che rimarrà così». Fondamentali rimangono gli ingredienti, sempre di primissima qualità: latte di prima mungitura che arriva ogni due giorni da una fattoria di Erba, nocciole del Piemonte Igp, cioccolato della migliore qualità (Valrhona e Pernigotti), limoni della Costiera Amalfitana, pistacchi di Bronte, farina di mandorle della val di Noto ecc.
Ma il must è il latte di bufala che, oltre a fare capolino in alcuni gusti di gelato, sta per diventare l'elemento identificativo dei locali Capitano Rosso. Un paio di anni fa, infatti, Massimo ha rivisitato un dolce tipico della Costiera Amalfitana: la torta di ricotta di bufala e pere. Una specialità ha conquistato i clienti, al punto che c'è in progetto di aprire un nuovo locale in centro a Milano (l'apertura è prevista a marzo 2011, in via Falcone) chiamandolo proprio “Ricotta e pere”, in onore del dolce amalfitano. Anche qui, la selezione e la qualità dell'ingrediente gioca un ruolo fondamentale: la ricotta viene fatta arrivare direttamente da Battipaglia.
«Con questo nuovo dolce abbiamo l'ambizione di essere identificati con il prodotto: far conoscere il dolce ricotta e pere, che facciamo solo noi, per farlo associare a Capitano Rosso».
Per quanto riguarda la crisi economica, i due soci di Capitano Rosso mostrano di avere le idee chiare: «Certo, la crisi la sentiamo anche noi. Ma non stiamo fermi ad aspettare tempi migliori. Ci diamo da fare, mettiamo in campo cose nuove. Crediamo in quello che stiamo facendo e siamo convinti che la qualità faccia la differenza».
Oltre all'apertura del nuovo locale, sono tanti i progetti che stanno prendendo forma: come l'idea di proporre una prima colazione ricca di dolci prelibatezze e l'imminente apertura di un laboratorio di 140 mq, dove verranno organizzati settimanalmente anche corsi di piccola pasticceria aperti a tutti.

Dedicato al cioccolato

Pasticcerie –

Creatività, competenza, rigorosa scelta delle materie prime (con grande attenzione al cioccolato). E spazi di lavoro adeguati. Sono i segreti del Sablon padovano

Bruxelles, Place du Grand Sablon: l’esclusivo e vivace quartiere dedicato all’arte, profuma di cioccolato. Aromi seducenti provengono dalle celebri maison di pasticceri e chocolatier, dove un giovane e ambizioso pasticcere veneto nutre la propria passione, affina le tecniche, studia ricette e accostamenti di sapori. La storia imprenditoriale di Luca Scandaletti inizia nel 1998, quando rimpatria con un cospicuo bagaglio di esperienze internazionali e rileva una pasticceria a Padova, in zona Arcella. Le Sablon accende l’insegna dopo una profonda ristrutturazione degli ambienti. In questa prima location, già precedentemente avviata, manca però il modo di esprimere in maniera efficace la sua straripante creatività. Il pubblico richiede continuità nella tipologia dell’offerta tradizionale proposta dalla precedente gestione. Il laboratorio, inoltre, non concede il giusto spazio alle esigenze produttive di alto livello che Luca ha intenzione di mettere in pratica nella sua pasticceria.
Layout dedicato

Le risposte arrivano nel 2005 con l’individuazione di una nuova sede, poco distante, in via Guido Reni, che si presenta più ampia e suddivisa su due piani. Il punto vendita attuale è frutto di un restyling accurato, durato 8 mesi e firmato dalla moglie del pasticcere, l’architetto Francesca Penzo, che, insieme al marito, studia anche logo, veste grafica, promozione e il raffinato packaging. Il risultato è un arioso open space che distribuisce i coperti tra pianterreno e piano rialzato e comprende cucina e due distinti laboratori, uno dei quali dedica 160mq esclusivamente alla lavorazione del cioccolato. L’arredamento dai colori caldi si sviluppa intorno al lungo bancone con ampia vetrina, firmato da Arredo 2000 e pensato per l’esposizione della vasta gamma di pasticceria e prodotti da forno, pralineria, snack salati, dolci, paste e monoporzioni. «Fornisco una garanzia di qualità costante nei miei prodotti, seguendo direttamente ogni fase della produzione - spiega il pasticcere - facendo in modo che le vetrine siano sempre ricche di idee da gustare». L’attività del laboratorio infatti accompagna tutti i momenti della giornata del punto vendita multifunzionale, in parallelo all’orario continuato di apertura (dalle 7 alle 20).
«La colazione, per prima, deve essere impeccabile, così il cliente percepisce il desiderio di tornare durante la giornata». Ed è così che la caffetteria si abbina a una collezione di 16 tipi di brioche, realizzate con 7 impasti diversi (farine Molino Agugiaro di Curtarolo-Pd) e capitanate dal croissant francese classico, finora imbattibile nella classifica di gradimento. Altro momento focale è il pranzo, preceduto dal primo appuntamento quotidiano con l’aperitivo. In questo caso, oltre ai prodotti da forno, l’attenzione si sposta su appetizer, tramezzini, sandwich e snack, unendo le idee del wine bar alle proposte food. Il menu si indirizza verso piatti leggeri e digeribili, mai troppo elaborati, con una serie di soluzioni fisse e una ventina di pietanze stagionali aggiornate a cadenza settimanale: insalatone, taglieri di affettati e formaggi serviti insieme a confetture di produzione propria, 7-8 primi piatti e una scelta di secondi principalmente a base di carne. Anche per quanto riguarda la cucina, si ragiona in termini di “homemade”. I fornitori, tra i quali spiccano Benetti (Vigonza, Pd) e Capp (Padova), sono selezionati in base alla qualità dei prodotti e al miglior rapporto qualità/prezzo. Nel corso del pomeriggio, Le Sablon si esprime al meglio come caffetteria e pasticceria, secondo stagione. Se d’inverno cresce il consumo di cioccolata in tazza, d’estate trionfano bevande a base di frutta, sorbetti, semifreddi e gelati. Il wine bar, sempre attivo, si vivacizza nei due momenti dedicati all’aperitivo quando, oltre a cocktail fruttati, si stappano i vini, soprattutto bollicine, con Prosecco, Franciacorta e Champagne a guidare i consumi drink. La carta, una novantina di etichette, è compilata dal sommelier Giacomo Piron insieme a Roberto Ghirardin. Ma il fil rouge che collega tutta l’offerta è sicuramente il cioccolato, autentica vocazione del pasticcere. Ogni pralina, tavoletta, crema da spalmare, mousse e dolce nasce da ricette che utilizzano la miscela di cacao Francy 66%, creata da Luca nel 2009 a Parigi e realizzata in esclusiva da Barry Callebaut. L’esposizione, oltre agli oltre settanta tipi di praline, conta circa 200 specialità.

Il raddoppio in piazza Erbe

Il 2009 rappresenta un anno propizio, impreziosito dalla creazione del “35100”, il dolce dedicato a Padova e contraddistinto dallo sviluppo della collaborazione con Costa Crociere che, oltre a ingolosire le cerimonie d’inaugurazione con praline e specialità dolci griffate Le Sablon, prevede corsi di formazione del personale del laboratorio di pasticceria.
Le consulenze, l’insegnamento e un efficace servizio di catering di qualità, fanno da corollario all’attività principale di Scandaletti che si suddivide tra i laboratori, la pasticceria e un secondo punto vendita di tendenza, inaugurato nel gennaio del 2008 nel cuore della città. Le Petit Sablon si apre, con un ampio plateatico esterno, tra le frequentate botteghe padovane in piazza delle Erbe. «Un piccolo spazio nel quale si respira storia e profumo di caffè e cioccolato”.

UN’AMPIA GAMMA DI VINI PER OGNI OCCASIONE

abbinamenti/menu –

La diversità di uve e terroir donano al vigneto francese varietà e ricchezza per matrimoni d’autore

Avete preparato uno splendido menu
alla francese: salade, passata fredda
di patate alla menta, coppette tiepide
di manzo e peperoni dolci, arrosto in
crosta con verza e degustazione di
formaggi bleu. Come rendere il tutto indimenticabile?
Abbinando il giusto vino, francese ça va sans dire. Nati
in un territorio ricco e variegato, elaborati e protetti da
viticoltori appassionati e orgogliosi del loro mestiere,
i vini francesi sono conosciuti in tutto il mondo per la
loro grande qualità. Il più severo critico di vini, l'americano
Robert Parker, confidava su Le Figaro nell'aprile
2008: «Il vino francese fa da riferimento per tutti i
Paesi che producono grandi vini. La sua grandezza e
qualità intrinseca sono divenute indicatori in grado
di influenzare i produttori degli altri Paesi nella valutazione
della propria produzione. Ormai la qualità dei
vini francesi è decisamente migliorata, anche nelle
annate più difficili». Un ventaglio di vini classificati
in quattro categorie a seconda del livello di controllo:
Vin de Table, Vin de Pays, Vin Délimité de Qualité
Supérieure (Vdqs) e vins d'Appellation d'Origine
Controlée (Aoc). Un Crémant d'Alsace elegante e
morbido con note fruttate, un Sauternes liquoroso e
pieno, un Saint-Émilion morbido e carnoso, un Côtes
du Rhône tenero e aromatico o un Saint-Estèphe
strutturato e intenso… la gamma è talmente ampia
che i vini di Francia permetteranno sempre di trovare
la risposta adeguata a un piatto, all'umore o all'estro
del momento. Come aperitivo non si può cominciare
meglio che offrendo un calice di Champagne Blancs
de blancs (ricavato solo da uve bianche chardonnay).
Si può continuare a tuttopasto con un Blancs de noir
(con predominanza di pinot noir), adatto anche a piatti
a base di carne aromatizzata alla frutta (splendido
con i bocconcini di scamone marinati al caffè e grigliati
con salsa di pesche e pistacchi che trovate a
pagina 7). Nulla però vi vieta di cambiare vino a ogni
portata, magari privilegiando una sola regione vitivinicola.
Croccanti con note floreali, i vini alsaziani,
soprattutto il Muscat d'Alsace, il Gewürztraminer e
il Crémant d'Alsace, sono meravigliosi vini da aperitivo
in grado di aprire l'appetito grazie alla loro sottile
acidità e alla delicatezza degli aromi che permettono
di essere degustati a tutto pasto (non presentano infatti
eccessi né di alcool né di zuccheri). Proseguendo
con i vini di questa regione, la vostra salade o il
piatto di salumi potranno accompagnarsi al meglio
con un buon Sylvaner oppure con un Pinot Noir. Scegliete
un Riesling, fine e strutturato, in abbinamento
con pesce, crostacei e carni bianche, un bicchiere
di Muscat con gli asparagi, per una molteplicità di
abbinamenti gustosi e diversificati. E con la carne
rossa o la selvaggina, naturalmente un Pinot Noir.
Passiamo al capitolo formaggi. In linea di massima il
partner naturale dei formaggi è il vino rosso, ideale
con gli stagionati e le paste molli piuttosto saporite
o piccanti, tipo Bleu de Bresse. Da rilevare però che
con alcune varietà di formaggi francesi come il Camembert,
molto saporito, il Brie o un caprino come il
Pouligny Saint-Pierre, i bianchi di pregio, invecchiati,
si adattano meglio data la loro rotondità e pastosità :
splendido uno Chablis della Borgogna. E ancora: di
solito con il Cantal si bevono i vini rossi degli châteaux
bordolesi, mentre i formaggi erborinati e piccanti,
tipo Roquefort, trovano una felice combinazione
con vini dolci come il Sauternes. E per concludere degnamente
il vostro menu non potete non proporre gli
splendidi liquori e distillati francesi: un sorprendente
patrimonio sensoriale che coniuga natura e creatività.
Così il Cognac, definito da Victor Hugo “liquore
degli dei”, è prodotto per legge nella zona del Cognac
suddivisa in Grande Champagne, Petite Champagne,
Borderies, Fins bois, Bons bois, Bois ordinaires, da
cui si ricavano distillati con diversi profumi floreali
o fruttati. Più speziati gli aromi dell'Armagnac, la più
antica acquavite del mondo, veniva già distillata nel
1411, e che dal 1936 vanta la Denominazione di Origine.
Buon assaggio a tutti

SICUREZZA ALIMENTARE
E MARCHI DI QUALITÀ

A garanzia del consumatore,
la Francia attua un sistema di vigilanza
organizzato e una seria politica
dell'origine dei prodotti agroalimentari.

La sicurezza alimentare è frutto di
un'esigenza sempre più condivisa.
In Francia, il governo garantisce un livello
elevato di tutela del consumatore. Infatti,
oltre a presidiare il potere normativo,
lo Stato assicura un'importante missione
di controllo attraverso alcuni dipartimenti
dei tre ministeri competenti per l'agricoltura,
la sanità e i consumi. Il ministero
dell'Agricoltura e della Pesca è il ministero
pilota in materia di sicurezza sanitaria
degli alimenti e la Direzione generale
dell'Alimentazione è la direzione competente.
Nell'espletamento di tale funzione
si avvalgono del know-how scientifico
dell'Afssa (Agenzia francese per la sicurezza
sanitaria degli alimenti) e della rete di
laboratori pubblici e privati operativi in
campo alimentare e veterinario. Dati alla
mano: circa 4.600 funzionari pubblici e
8.600 veterinari indipendenti sono coinvolti
nell'intelligence sanitaria in ambito
alimentare per un totale di 750.000 ispezioni
l'anno. Sforzi che a nulla varrebbero senza
una corretta informazione al consumatore.
In questo senso, l'etichettatura dei prodotti
alimentari è da considerarsi il mezzo più
adeguato. E i marchi di qualità o origine in
etichetta sono un'ulteriore garanzia per il
consumatore. La Francia, in particolare, è
impegnata da più di un secolo in una politica
della qualità e dell'origine dei prodotti agricoli
che permette ai produttori e agli altri attori
economici di proteggere la diversità e la
tipicità dei loro prodotti. I segni di qualità
che contraddistinguono i prodotti francesi
sono più di uno. L'Aoc, Appellation d'Origine
Contrôlée, (corrispondente all'attuale Dop,
Denominazione di Origine Protetta, europea),
è conferita a 455 prodotti di cui 365 vini,
distillati e prodotti lattiero caseari. Sono
invece 100 i prodotti che vantano l'Igp
(Indicazione di Origine Protetta).
E ancora: la Label Rouge è sinonimo
di prodotti di qualità superiore. I prodotti
così etichettati (circa 500, tra cui più di 400
capitolati solo nella filiera carni e salumi)
sono sottoposti a severi disciplinari
di produzione e controlli. Infine sono più
di 13.000 le aziende agricole che producono
prodotti Ab (Agricoltura Biologica)
e oltre 7.300 aziende di lavorazione
e distributori e ristoratori che possono
vantare la certificazione di prodotti biologici.

UNA PATATA PER OGNI PIATTO

portate principali/menu –

Sono le verdure francesi maggiormente importate in Italia. Versatili in cucina, sono ingrediente di zuppe e minestre, di ricette in umido o torte salate. Purché si scelga la giusta varietà

Non nascondiamolo: siamo abituati
a considerare le patate né
più né meno un contorno. In
realtà possiedono spiccate qualità
gastronomiche: sono gradite
ad adulti e bambini, in cucina sono versatili e si
prestano a numerose preparazioni. Da non sottovalutare
nemmeno l'apporto nutrizionale: la patata
è fonte di glucidi lenti come l'amido e s'integra
perfettamente all'interno di un regime alimentare
equilibrato. Contiene, inoltre, vitamina C (13
mg per 100 g), fibra (da 4 a 5 g), oligoelementi e
sali minerali (potassio, magnesio, ferro…).
È stato il farmacista e agronomo Antoine-Augustin
Parmentier (1737-1813) a renderne comune
il consumo in Francia. Non a caso ancora oggi i
francesi lo ricordano nel nome della zuppa di patate
che chiamano Soupe Parmentierre o il popolare
Hachis Parmentier, gratin di purè e carne lessa con
peperoni. Vero è che le patate non sono tutte uguali,
e preferire le patate di qualità è
una scelta del tutto naturale per un
cultore della buona tavola.
Nella ricerca della qualità, ogni
chef può scoprire tra le oltre cento
varietà delle patate francesi
(nell'immagine sopra alcune tra
le cultivar più diffuse della produzione
d'Oltralpe) quella che dà la migliore resa per
l'utilizzo che intende farne: al vapore, al forno, fritte
o rosolate, da gnocchi e da purè.
Così le patate a pasta soda, vere e proprie specialità
francesi, hanno uno scarso tenore di materia secca
e pertanto una buona tenuta alla cottura. Queste
varietà sono particolarmente raccomandate per la
cottura al vapore, bollite, e per la preparazione di
insalate. Le patate a
polpa tenera o fondente
sono più adatte per
le ricette cotte a fuoco
lento, i piatti al forno,
le preparazioni saltate
in padella o rosolate.
Le patate a polpa farinosa,
dall'elevato tasso di materia secca, si sciolgono
in cottura e sono particolarmente indicate per le
minestre e il purè. Tra l'altro, visto che assorbono
poco olio, sono altrettanto buone fritte.

Il re dei Caraibi

Prodotti –

Il produttore di rum dominicano Brugal, leader di vendite nelle Antille, lancia il nuovo 1888, un super premium frutto di un doppio invecchiamento

Autenticità, qualità e passione: sono gli elementi su cui, nell'arco di cinque generazioni, Brugal si è saputa affermare come la marca leader di rum dei Caraibi. Originario della Repubblica Dominicana, dove tutt'ora vengono coltivate le canne da zucchero e distillata e imbottigliata l'intera produzione, Brugal è oggi il terzo produttore di rum al mondo. «Nel 2009 - afferma Fabrizio Gulì, responsabile marketing di Velier, che commercializza Brugal in Italia - Brugal ha venduto nel mondo oltre 60 milioni di bottiglie e ottenuto, oltre alla leadership nell'area dei Caraibi con il 21% di quota mercato, anche il primo posto per volumi di vendita in Spagna. In Europa è il marchio di rum che registra la crescita maggiore. E in Italia negli ultimi dieci anni ha triplicato i volumi di vendita; nell'ultimo anno nel canale moderno ha messo a segno un +21%».
«Merito - afferma Daniele Biondi, rum manager Velier - di un prodotto che usato nella miscelazione è in grado di esaltare la bontà dei cocktail. Del resto, per apprezzare appieno la validità di un distillato il modo migliore è fare test comparativi sui cocktail: il Brugal Añejo miscelato con ginger ale è risultato per molti eccellente». Alla gamma Brugal - che comprende Blanco, Añejo, Extra Viejo e Siglo de Oro - si è ora aggiunto il super premium Brugal 1888, così chiamato in onore dell'anno di fondazione della distilleria. «È un rum sontuoso, soave, speziato e vigoroso - racconta il Maestro Ronero Fernando Ortega Brugal, ¿padre¿ del 1888 -. Viene lavorato artigianalmente: si parte con una doppia distillazione, seguita da un'accurata selezione dei migliori rum, che subiscono un doppio invecchiamento: prima in barili di rovere bianco americano, poi in barili di rovere europeo usati per l'invecchiamento di sherry. Il risultato è un rum complesso, ricco di sfumature, da bere liscio, con ghiaccio o in cocktail esclusivi.

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