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Charles Schumann restituisce l’Industry Icon Award dei 50 Best dopo le accuse di sessismo

Charles Schumann

Con un comunicato ufficiale The World’s 50 Best Bars ha annunciato di aver accettato la richiesta di restituzione, da parte di Charles Schumann (nella foto in apertura), del premio The Industry Icon Award 2019.

Il comunicato ufficiale dei The World's 50 Best Bars
Il comunicato ufficiale dei The World's 50 Best Bars

Nel comunicato si legge anche che il premio, per l’anno in corso, non sarà attribuito a nessun altro. L’Industry Icon Award viene votato da membri della 50 Best Academy, che comprende bartender, titolari di locali, giornalisti e “drink aficionados”. 50 Best si prende la responsabilità finale di premiare il vincitore in base ai voti attribuiti dai membri dell’Academy. Il processo di verifica limita a questo. E continua ribadendo che non era al corrente dei “commenti storici” espressi dal signor Schumann.

L'articolo pubblicato dal Japan Times il 22 maggio 2009

I commenti storici espressi da Schumann si riferiscono in particolare a un articolo A purist at work behind the bar, pubblicato dal Japan Times il 22 maggio 2009 (qui di fianco). Nel pezzo, a firma di Nicholas Coldicott, si riporta a sua volta una dichiarazione pubblicata qualche anno prima da Playboy Germany. Si tratta di un commento evidentemente sessista e discriminatorio, espressa dal titolare del bar Schumann’s di Monaco: «A bar is no place for a woman. The important characters are always men». Un bar non è un posto per una donna. Quelli che contano sono sempre gli uomini. Al giornalista del Japan Times che gli ricorda questa frase lui risponde con un certo distacco: «Davvero ho detto questo? Forse molti anni fa. Ma sono della stessa opinione anche oggi. Ora dico che possono venire a lavorare, ma che io non le cerco».

Il post di Julie Reiner

Contro queste e altre dichiarazioni misogine espresse da Schumann si sono immediatamente schierate alcune delle protagoniste della bar industry americana riportando alla luce altre dichiarazioni sessiste: «Charles Schumann – scrive Julie Reiner, celebre bartender americana, sulla sua bacheca Facebook – mi ha chiesto di far parte del suo film Schumann’s bar Talks (2017), e poi nell’intervista mi ha detto che le donne dovrebbero fare solo il turno del pranzo, lasciando libera strada (al banco) ai soli uomini bartender. È un orgoglioso misogino e la nostra industry non solo lo accetta, ma continua a consegnargli premi alla carriera. Come si fa a trascurare il suo palese sessismo?».

La replica di Schumann's
La replica di Schumann

L’effetto domino si è avvertito in tutta la comunità internazionale e alla fine Schumann ha preso finalmente una decisione più che corretta: riconsegnare il premio. Non senza prima prendere una posizione ufficiale attraverso la pagina Facebook del suo locale di Monaco di Baviera che riportiamo. Da Schumann’s Bar Am Hofgarten: «Negli ultimi giorni, con costernazione, ho appreso di essere diventato il centro di un dibattito. Sono state riportare delle mie dichiarazioni tratte dal film Schumann’s bar Talks e un'intervista pubblicata nel 2009 dal Japan Times. A tale proposito vorrei dire che mi fa molto male che le mie dichiarazioni siano state così fraintese. Apprezzo i buoni bartender indipendentemente dal loro sesso, origine ed età. Tutti quelli che sono già stati in una giuria (nei concorsi di cocktail, ndr) con me possono essere testimoni. Non ho mai messo in dubbio che le donne possono essere bartender (…). Mi dispiace davvero se le mie dichiarazioni siano state fuorvianti e abbiano ferito i sentimenti dei membri della nostra bar community. Vi chiedo scusa per questo (…). Credo nei valori universali di uguaglianza e partecipazione, che sono anche la base del mio lavoro da oltre 55 anni. Cerco di vivere ogni giorno con il mio team di oltre 70 dipendenti che appartengono a diverse nazionalità e genere. Per il mio ultimo riconoscimento che mi è stato assegnato da questo fantastico, vivo e meraviglioso settore, sono molto grato. Ai membri della nostra comunità mondiale del bar che vogliono scambiare con me un’opinione, tendo la mia mano per un dialogo oggettivo e rispettoso. Charles Schumann, Monaco di Baviera, 08 Ottobre 2019».

Dopo sole cinque ore da questo post Schumann comunica, sempre attraverso la pagina del suo locale, di voler restituire il premio. Una saggia, corretta (e doverosa) decisione. L’unica cosa “rispettosa”, per dirla con le stesse parole di Schumann, in tutta questa vicenda.

WholeFruit, il cioccolato 100% cacao

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C'è un nuovo cioccolato in città. Si chiama WholeFruit, è stato presentato da Barry Callebaut e sarà presto in esclusiva presso Chocolate Academy Center Milano. Si tratta di un cioccolato fruttato realizzato al 100% con frutto del cacao puro che viene lanciata in Italia dall’academy milanese. Il nuovo cioccolato è stato presentato dal maître chocolatier, Global creative lead di Callebaut Davide Comaschi, ex direttore dell’Academy di Milano, a fine settembre a San Francisco dinanzi a 30 chef e artigiani. Erano presenti anche il maestro dei maestri della pasticceria italiana Iginio Massari e il maître chocolatier piemontese Fabrizio Galla. Il cioccolato, è realizzato con i semi (fave di cacao) e la polpa del frutto del cacao (100% del frutto di cacao puro), contiene il 40% di zucchero in meno rispetto alla media dei cioccolati fondenti e al latte ed è ricco di fibre e proteine. Non contiene zuccheri aggiunti, ma solo gli zuccheri del frutto di cacao. Per presentare il prodotto nuovo, Barry Callebaut ha predisposto un sito internet dedicato con tutte le informazioni.

Imparare l’arte della sciabolata con i corsi della Sabrage Academy

Sabrage Academy kit

Insegnare l’arte del sabrage, la particolare, quanto spettacolare, tecnica per aprire le bottiglie di champagne con una sciabola. È con questo obiettivo che è nata la Sabrage Academy italiana, da un’idea della giornalista e wine tutor trentina Francesca Negri, da sempre impegnata nella comunicazione del mondo del vino. Obiettivo che si concretizza in una serie di corsi, dedicati ai professionisti del fuoricasa e agli appassionati delle bollicine, che si propongono di diffondere la cultura di quest’arte e, più in generale, dello champagne e degli altri grandi metodo classico del mondo. Corsi con le prossime date in programma il 23 ottobre a Milano, presso il ristorante Moebius, il 25 novembre a Verona, presso Palazzo Gran Guardia in occasione di Durello&Friends, e il primo dicembre a Cervesina (Pavia), presso il Castello di San Gaudenzio in occasione di Bollicine in Castello.

Della durata di due ore, ogni incontro si sviluppa in una parte teorica e in una pratica. Nella prima si svelano tutti i segreti della sciabolata, una pratica diffusasi nella Francia napoleonica, quando i soldati a cavallo dell’armata di Napoleone cominciarono a usare la sciabola, la sabre era l’arma della cavalleria leggera, per stappare le bottiglie e festeggiare una battaglia conclusa con successo. Nella parte teorica vengono poi approfonditi tutti i temi legati allo champagne e alle altre bollicine metodo classico, dal Franciacorta al Trentodoc, dal Cava al Méthode Cap Classique, senza trascurare aspetti come le evoluzione delle bottiglie e l’invenzione della gabbietta, il servizio di champagne e spumanti, come stappare una bottiglia di bollicine in modo tradizionale. A seguire la parte pratica, dove i partecipati sotto la guida degli istruttori si esercitano nella tecnica del sabrage.

A tenere i corsi un team di esperti del campo, composto da Francesca Negri, il sommelier e docente Fis (Fondazione italiana sommelier) Manlio Giustiniani, tra i massimi esperti di champagne in Italia, Bruno Petronilli, giornalista e direttore di James Magazine, e Romina Batistelli.

Al termine della lezione, ai partecipanti verrà consegnato Oltre al diploma di Sabreur ai partecipanti verrà consegnato (incluso nella quota di partecipazione) il kit di Sabrage Academy, che contiene una sciabola professionale, i guanti da sabreur e una bottiglia di Champagne A. Bergère, partner ufficiale dell’Academy.

Come partecipare

I prossimi corsi della Sabrage Academy sono in programma il 23 ottobre a Milano, presso il ristorante Moebius, il 25 novembre a Verona, presso Palazzo Gran Guardia in occasione di Durello&Friends, e il primo dicembre a Cervesina (Pavia), presso il Castello di San Gaudenzio in occasione di Bollicine in Castello, tutti alle 19.30. La partecipazione è a numero chiuso (max 10 persone) e costa 250 euro e include il kit che comprende diploma di Sabreur, la sciabola serigrafata Sabrage Academy, un paio di guanti per il sabrage e una bottiglia di Champagne A. Bergère. Per iscrizioni e ulteriori info www.sabrageacademy.it

Sagna punta alla mixology con un catalogo di spirit super premium

Sagna Luca Picchi

Si punta alla miscelazione in casa Sagna. L’azienda, attiva dal 1928 nell’importazione di vini e champagne e distillati di alta qualità, ambisce ad ampliare il suo storico mercato, mirando a ritagliarsi uno spazio anche nella mixology, forte di un catalogo di spirit di primo livello.

Spirit super premium che sono stati i protagonisti del Sagna Spirits Show, un evento interamente dedicato all’arte della mixability andato in scena presso l’Edit di Torino, durante il quale l’azienda di Revigliasco Torinese (Torino) ha presentato a una platea di circa una trentina di bartender di tutto il Piemonte, selezionati dal moschettiere Red Bull Alessandro Carlino, alcuni dei pezzi forti del portafoglio.

I Rhum Agricole JM, importati e distribuiti in esclusiva da Sagna

Prodotti, per citarne alcuni, come i rhum agricole JM della Martinica, i Rum Admiral Rodney di Saint-Lucia Distillers, le Purity Vodka 17 e 34 distillazioni, il Tequila Blanco La Hora Azul, il Calvados Lecompte 5 anni e Originel, la Sarsfields Irish Cream, il James Eadies’s X Blended Scotch Whisky, le cui caratteristiche e possibilità di impiego in miscelazione sono state illustrate da Luca Picchi (nella foto in apertura con Luca Sagna), barman del Caffè Gilli di Firenze e brand ambassador da casa Sagna. Ma l’elenco dei pezzi pregiati in catalogo prosegue con il Vermouth Rosso e l’Amaro della Sacra di Antica Torino, i Gin Panarea Island e Sunset e il Bitter Gran Milano, presentati ai bartender direttamente dai loro produttori.

Il podio del contest Sagna (da sx): Luigi Barberis (3°), Dario Cerrato (2°) 3 Simone Nervo (1°)

A chiudere la giornata di lavori, un mini contest, nel quale i bartender presenti, sulla base delle indicazioni fornite da Picchi, si sono sfidati nella creazione al momento di cocktail originali realizzati con i prodotti del catalogo Sagna. Ad aggiudicarsi la sfida Simone Nervo, bartender del D.One di Torino con il suo Salviamo il Negroni dalle imitazioni, preparato con Vermouth Rosso Antica Torino, Amaro della Sacra, Bitter Gran Milano, Grappa Gentile alla Camomilla e Dash Chocolate Bitter J.M. Alle sue spalle Dario Cerrato del team dell’XXL di Chivasso con Ti…porto un Negroni, a base di gin Panarea Sunset, Porto White Adriano Ramos Pinto, Bitter Gran Milano, Amaro della Sacra Antica Torino e un top di genger beer. Sul terzo gradino del podio è salito Luigi Barberis, barman del Caffè degli Artisti di Alessandria, con Meladai, dove ha miscelato Amaro della Sacra Antica Torino con Calvados Lecompte Originel, Cognac Delamain X.O. Pale & Dry e Chocolate Bitter J.M.

Le ricette

Salviamo il Negroni dalle imitazioni di Simone Nervo

Ingredienti:

30 ml Vermouth rosso Antica Torino, 30 ml Amaro della Sacra Antica Torino, 15 ml Bitter Gran Milano, 15 ml Grappa Gentile alla Camomilla, dash Chocolate Bitter J.M

Ti…porto un Negroni di Dario Cerrato

Ingredienti:

30 ml Panarea Sunset Gin, 30 ml Porto White Adriano Ramos Pinto, 20 ml Bitter Gran Milano,

10 ml Amaro della Sacra Antica Torino, top Ginger Beer

Meladai di Luigi Barberis

Ingredienti:

30 ml Amaro della Sacra Antica Torino, 30 ml Calvados Lecompte Originel, 15 ml Cognac Delamain X.O. Pale & Dry, dash Chocolate Bitter J.M

Cool Head Europe, novità in mostra a Host

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Tre nuovi modelli di armadi congelatori e vetrine espositive

Quello della pasticceria e gelateria è un mercato in costante evoluzione. Si assiste così a una nuova configurazione dei pdv, con una sempre maggiore presenza di strutture miste (bar/ pasticceria, bar/gelateria, pasticceria/gelateria). Emergono dunque nuove esigenze in termini di macchinari ed equipaggiamento, a cui le aziende sono chiamate a rispondere. Come sta facendo Cool Head Europe, che a Host presenterà tre nuovi modelli di armadi congelatori in acciaio inox: uno in configurazione da 550 litri (in foto) o 1.100 litri e l’altro in configurazione da 600 litri (tutti in versione a temperatura positiva o negativa). Modelli che affiancano quello già esistente da 800 litri e quello in Abs da 400 litri. Sarà anche presentato il nuovo modello dell’abbattitore a 5 teglie RF 50A, innovativo rispetto al modello precedente (sono state integrate le funzioni di fast cooling a-40°C e gelateria, con pre abbattimento a -20°C), per rendere il prodotto più versatile e utilizzabile in gastronomia, pasticceria e gelateria. I nuovi modelli saranno commercializzati con il nuovo gas eco-friendly R290. In termini di vetrine espositive, l’offerta Cool Head si arricchirà di due nuove vetrine verticali a temperatura positiva; con maggiori aree vetrate e luce a led interna, permettono una maggiore valorizzazione dei prodotti.

I 20 anni dell’Università del Caffè di illy, cuore di un network di cultura globale

Monitor nell'aula multimediale dell'Università del Caffè
Daria Illy, coffee culture director di illy

Ricerca, innovazione ed eccellenza sono da 86 anni le coordinate lungo le quali si muove l’attività di illy a cui con gli anni si sono uniti nuovi riferimenti che completano la mission aziendale, tra i quali la formazione ha un posto di grande importanza. Il suo centro nevralgico è l’Università del Caffè che compie quest’anno vent’anni: nel 1999 prese il via la sua attività a Napoli, per poi trasferisti nel 2002 a Trieste e diramarsi pressoché in tutto il mondo attraverso 27 filiali. Il suo obiettivo è sostenere la crescita e il miglioramento dell’intera filiera illy attraverso la formazione e la divulgazione della cultura del caffè di qualità di eccellenza. Quelle che un tempo furono “semplici aule” in cui si svolgevano le diverse attività, oggi sono ambienti ben attrezzati e curati in ogni particolare, a cominciare dall’aula principale, una sala multimediale con una disposizione a platea che permette di seguire al meglio l’attività didattica, a cui si affianca un’aula tecnica con sei postazioni operative e un lungo banco che accoglie ogni tipo di lavorazione. La sua formazione comprende tutta la filiera fino al consumatore finale, spiega Daria Illy, coffee culture director che prosegue: «la cultura del caffè ha tre “gambe”: attività di supporto per produttori e coltivatori, corsi di formazione per i professionisti e corsi divulgativi per gli appassionati del caffè. Ai coltivatori insegniamo le migliori pratiche agricole, dando anche un beneficio di sostenibilità economica: paghiamo più dei prezzi di mercato perché vogliamo un caffè perfetto». Dal 2000 ad oggi sono stati formati oltre 270 mila studenti e nel 2018 i partecipanti sono stati 27mila, di cui mille produttori, 18mila professionisti e 8mila consumatori, a testimonianza che l’attenzione nei confronti del caffè aumenta anche da parte del cliente.

Moreno Faina, direttore dell’Università del Caffè

«Oggi nel mondo sono attivi 120 docenti, sottoposti a continua verifica delle proprie conoscenze e capacità - prosegue Moreno Faina, direttore dell’Università del Caffè che accompagna sin dai suoi primi passi -. Rientra nella nostra offerta anche il Master universitario in Economia e Scienza del caffè Ernesto Illy, al quale si iscrivono soprattutto studenti dei Paesi produttori: comprende 400 ore di formazione in cui si approfondisce ogni aspetto dell’intero ciclo produttivo». Qui si sono formati dal 2011 181 studenti provenienti da 34 Paesi, soprattutto da Brasile, Colombia, Guatemala, El Salvador, Etiopia ed Italia. Sostenibilità ed etica sono due ulteriori importanti valori in illy, che nel 2019 per il settimo anno consecutivo è stata riconosciuta da Ethisphere Institute come una delle 2019 World’s Most Ethical Companies.

Tazza illy
Tazza illy

L’attenzione non può che ricadere poi sull’unico blend che da sempre illy realizza, fedele a un concetto di base: la perfezione può essere raggiunta solo da un elemento, al quale assicura la costanza qualitativa l’unione calibrata di 9 caffè di differenti Paesi, che la Torrefazione ha fatto conoscere “destrutturando” la miscela e prendendone le parti più caratterizzanti, guidando in un percorso di degustazione il cui fine è portare a riconoscere il caffè di qualità. Con David Brussa, direttore assicurazione qualità totale, si è passati all’assaggio delle tre declinazioni dell’unica miscela: Tostatura Classica, dal gusto dolce e delicato con note floreali (gelsomino) e fiori d’arancio; si realizza con un volume in tazza di 23-25gr. Tostatura Scura, dall’aroma intenso e retrogusto rotondo, note di cacao unite a sfumature di frutta secca, erogato con un volume in tazza di 18-20 gr. Infine Tostatura Extra Scura, ricco e avvolgente, con un aroma intenso di pan tostato e retrogusto di cioccolato fondente; la sua estrazione ideale si ferma a 13-15 gr.

Riserva Tre Botti, il nuovo brandy di Vecchia Romagna

Vecchia Romagna Riserva Tre Botti

Un blend di distillati di vino invecchiati in tre differenti botti. È da questa formula che prende vita Riserva Tre Botti, un nuovo brandy firmato Vecchia Romagna. Un prodotto frutto della continua sperimentazione dell’azienda, di proprietà di Gruppo Montenegro.

Sperimentazione che però fonda le sue basi su un processo produttivo tradizionale, il “Metodo Vecchia Romagna”, disciplinato sin dal 1820 e composto da tre passaggi fondamentali: la combinazione di acquaviti ottenute con metodo continuo “a colonna” e discontinuo “charentais”, l’invecchiamento nelle storiche cantine di Bologna e, infine, il blending di brandy invecchiati provenienti da diverse botti e barrique.

Da questo processo nasce anche la nuova Riserva Tre Botti, frutto del sapiente assemblaggio di pregiati distillati di vino, i più nobili invecchiati sino a 10 e 15 anni, che riposano in tre botti differenti: le barrique in rovere francese, le grandi botti in rovere di Slavonia e i tonneaux, che hanno ospitato vino rosso italiano. Il risultato è un brandy (alc 40,8% in vol), dal colore ambrato e luminoso, che si caratterizza per il bouquet ricco di note aromatiche e un gusto morbido ed equilibrato, dal quale emergono note di vaniglia, miele e confettura di albicocca. Una complessità di profumi e sapori che ne fanno un eccellente brandy da meditazione, ma anche un ingrediente tutto da provare nell’alta miscelazione, sia per rivisitare con nuove sfumature di gusto i grandi classici sia per la creazione di cocktail originali.

Per la nuova Riserva Tre Botti è stato realizzato anche un nuovo pack, una elegante bottiglia (70 cl) che riprende l’iconica forma triangolare marchio di fabbrica di Vecchia Romagna, ma con una linea slanciata.

Wang Mao, il distillato luxury cinese alla conquista dell’Italia

bottiglie wang mao

La Cina dei luxury spirit punta sull’Europa, a cominciare dall’Italia e dal Regno Unito. È la strategia di Moutai, colosso mondiale degli spirits, che punta a inserirsi nel mercato del Vecchio Continente con la sua linea luxury Wang Mao, il più prestigioso tra i baijiu, ovvero le acquaviti cinesi. Mercato la cui porta d’ingresso è stata individuata nella piazza italiana, per la quale il gruppo sta cercando un distributore focalizzato sul canale horeca, e in quella di Oltremanica. Non a caso Londra e Milano sono state le uniche tappe europee pianificate dal gruppo per presentare il duo prodotto: nella prima Wang Mao è stato Offical spirit partner della London Fashion Week, nella seconda protagonista della sua “cena di debutto”, svoltasi presso il Palazzo Parigi, in chiusura della Milan Fashion Week, alla quale ha preso parte, insieme a giornalisti e influencer del mondo food&beverage, lifestyle e fashion, il ceo di Wang Mao, Bin Yuan, e il presidente onorario della Camera nazionale della Moda italiana Mario Boselli. Un accostamento, quello tra il brand Wang Mao e mondo della moda e del design, anch’esso non casuale e che viole sottolineare l’alto posizionamento del prodotto, dedicato a palati raffinai e a cocktail bar e locali esclusivi, e la sua immagine giovane e trendy, nonostante vanti una tradizione plurimillenaria.

Wang Mao ceo
A destra, il ceo di Wang Mao, Bin Yuan, mentre presenta il distillato durante la cena a Palazzo Parigi a Milano Palazzo Pagi

Wang Mao è infatti l’espressione più alta e raffinata dei baijiu, il distillato di cereali (grano e sorgo), icona della Cina, la cui prima documentazione certa risale al 135 a. C, tanto da essersi meritato il titolo di “liquore della diplomazia”, in quanto immancabile accompagnatore delle cene e degli incontri ufficiali più importanti. Più recente la storia di Wang Mao, che inizia nel 1879, quando viene fondata l’omonima distilleria nella città di Moutai, unico luogo dove il istillato può essere prodotto, nella provincia di Guizhou, nella pate Sud-occidentale del Paese. Un luogo dal clima particolare, che tanto peso ha nella qualità del prodotto finale. Il terroir è infatti uno degli ingredienti fondamentali della sua ricetta. La distilleria nella quale viene prodotto sorge alla maggiore altitudine rispetto a quelle dei produttori concorrenti e nelle sue vicinanze viene attinta l’acqua pura e incontaminata, siamo nella valle del fiume Chishui, che, insieme a grano e sorgo, ne compongono la formula. Ma soprattutto, l’area offre i lieviti naturali che permettono la fermentazione spontanea del composto e che regalano al distillato il suo ricchissimo e complesso profilo aromatico.

Altro ingrediente fondamentale è il processo di lavorazione, tutto artigianale, che prevede diverse sessioni di bollitura, varie fasi di maturazione e miscela, secondo le tecniche tradizionali sviluppate in secoli di esperienza, e ben 9 cicli di fermentazione e distillazione. Processo che si conclude con un lungo affinamento, minimo cinque anni, in anfore di terracotta.

Wang Mao
Le tre versioni di Wang Mao: nera, Bianca (500 ml) e Rossa (375 ml)

Wang Mao è proposto in tre versioni, tutte dalla gradazione alcolica sostenuta (alc 53% in vol) identificate dai diversi colori della bottiglia, anche queste prodotto di alto design nel quale tradizione e contemporaneità si fondono: la Nera (500 ml), a produzione limitata, si caratterizza per il gusto e la fragranza più intensi; la Bianca (500 ml), è invece più fresca ed elegante; mentre la Rossa si differenzia dalla Bianca per la confezione più piccola, 375 ml, e decisamente trendy, pensata per il pubblico dei Millenials.

Ottimo da degustare liscio, per apprezzarne tutta la ricchezza di sapori e aromi, e per accompagnare piatti della cucina, non solo orientale, Wang Mao è anche un rodotto interessante per la miscelazione, in particolare per i bartender alla ricerca di nuove sfumature di sapori. Un esempio ne sono due drink, creati dai bartender del brand, e proposti in occasione della sia presentazione: Spirits of Phoenix, dove il ditillato è miscelato con succo di ananas e granatina, e Spirits of Dragon, dove invece si unisce a triple sec, succo di limone e zucchero.

Le ricette di Wang Mao

Spirits of Phoenix

Ingredienti:

3 cl Wang Mao (bianco), 5 cl succo di ananas, 1 cl granatina

Spirits of Dragon

Ingredienti:

3 cl Wang Mao (bianco), 2 cl triple sec, 1,5 cl succo di limone, 1,5 cl zucchero

Sherbeth Festival, il gusto vincente di Cutelli

Gianfrancesco Cutelli

Un veterano della manifestazione Sherbert Festival (quest'anno a Catania) si è preso il primo posto sul podio: Gianfrancesco Cutelli, della gelateria De' Coltelli - di Pisa e Lucca - ha vinto il premio Sherbeth-Procopio Cutò 2019 con il suo gelato al gusto cioccolato. Al terzo posto Simona Carmagnola, della gelateria Pavé gelati e granite di Milano con il suo particolare “Pepe delle Andalimane”; medaglia d’argento per il duo Osvaldo Palermo e Alessandro Fraccola, delle gelaterie Fior di Panna che si trovano nel milanese con il gusto “Consistenze”.

«Assaggiate più che potete»

Gianfrancesco Cutelli, Osvaldo Palermo, Simona Carmagnola e Alessandro Fracco
Il podio: Gianfrancesco Cutelli, Osvaldo Palermo, Simona Carmagnola e Alessandro Fracco
Il trofeo Francesco Procopio Cutò, come detto, è andato a Gianfrancesco Cutelli. «Ho vinto con il gusto cioccolato, che non è un prodotto toscano, ma io sono di origine siciliane e la Sicilia è la patria del cioccolato in Italia – dice Cutelli in una nota - Sono contentissimo perché lo Sherbeth, secondo me, è la più bella manifestazione sul gelato che ci sia al mondo. Il mio consiglio ai giovani maestri gelatieri è quello di assaggiare tanti gelati. Assaggiare quelli dei colleghi più grandi, dei colleghi più esperti, ma anche di quelli che non conoscono. Solo in questo modo potranno riuscire a formarsi un proprio gusto, un proprio stile, una propria idea di gelato».

Gli altri premi e le menzioni speciali

Assegnati anche due premi speciali e tre menzioni. Il premio della critica è stato assegnato a Giuseppe Laterza, del Bar gelateria Mincuccio, Palagiano (Ta) con il gusto Elisir d’Oriente. Il premio della giuria popolare è stato, invece, assegnato a Taila Semerano, della gelateria Da Ciccio in piazza a Ostuni (Br) con il gusto “Che fico il sud”. Essere artigiano, il premio speciale per la cura dell’artigianalità, assegnato a Luca e Guido De Rocco, dell’Eiscafé di Schwabach, in Germania con il gusto “Quando la montagna incontra il mare”. Menzione per l’innovazione ad Antonino Scarfone de L’officina gelato e bakery a Roma con il gusto Zero; menzione speciale per la valorizzazione del territorio ad Olsi Shero, della gelateria Arjoli a Valona in Albania con il gusto “Profumo d’Albania”.

Chau Tran vince la Mediterranean Inspirations by Gin Mare

Chau Tran, barmaid australiana vincitrice della Mediterranean Inspirations by Gin Mare 2019
Chau Tran, barmaid australiana vincitrice della Mediterranean Inspirations by Gin Mare 2019

Ottava edizione dell'annuale concorso internazionale mixology Mediterranean Inspirations by Gin Mare nell'isola di Ibiza (Spagna), organizzato da Vantguard. Tra i sette finalisti, provenienti quest'anno solo da Asia e Nuovo Mondo, si è imposta la proposta Fluffy Emu della barmaid Chau Tran del Burrow Bar di Sydney (Australia).

Quattro giorni che hanno visto alternarsi masterclass e laboratori sulla distillazione insieme con Edwin Van Eijk, creativo inventore olandese di moderni impianti di distillazione iStill Distilling. Inconsueta sede del concorso "Mediterranean Inspirations" è stata Vila Mare in località Na Xamena (sulla costa nord di Ibiza), prestigiosa proprietà Vantguard, azienda produttrice di Gin Mare tramite MG Distileries di Vilanueva I La Geltru (Barcellona), grande villa hollywoodiana con piscina a sfioro, a picco sul mare.
Focus del concorso l'utilizzo del bergamotto, agrume speciale scelto come ingrediente rappresentativo della cultura alimentare mediterranea. La scorsa edizione invece era stato protagonista il Parmigiano Reggiano, secondo il metodo Gin Mare. Preparazione da realizzare in calice ballon da 50 cl con un minimo di 3,5 cl di Gin Mare Mediterranean Gin e un massimo di 6 ingredienti. In ogni caso il drink dev'essere a basso contenuto alcolico.
«Il metodo Gin Mare si fonda su due pilastri - ha commentato Jorge Balbontin, Gin Mare Brand Development Manager Vantguard - il primo è proporre a ogni edizione del concorso iuna sfida inedita, spingendo i gastrobartendere a realizzare drink e foodpairing con ingredienti inconsueti, ma legati alla cucina mediterranea come l'uovo, il carciofo e l'anno scoirso il Parmigiano Reggiano, in modo da spingere i partecipanti al concorso a originali sperimentazioni. Il secondo è coinvolgere bartender, esperti e chef di respiro internazionale a sviluppare le proprie conoscenze su prodotti, tecniche, modalità di servizio e strategia di vendita».
Inoltre due chef di fama mondiale hanno aiutato i concorrenti nella preparazione del migliore abbinamento foodpairing dei cocktail in gara: Fabrizio Fiorani, Miglior Pasticcere d'Asia (Bulgari Restaurant, Tokyo) secondo la guida 50 Best Restaurant e Jonatan Gomez Luna del ristorante Le Chique (Playa del Carmen, Mexico).

Bartender fuoriclasse
I sette finalisti sono stati Jon Lee (Singapore, già vincitore nel 2017); Alvin Chong (Hong Kong), Terry Lang (Cina), Odette Ody Cruz (Xaman Bar, Mexico City-Messico), Marian Scaturro (Las Almas Rotas Mezcaleria, Dallas-Usa), Greg Kong (Patent Pending, Ney York-Usa), Chau Tran (Burrow Bar, Sidney-Australia). La giuria era composta da esperti internazionali di settore come il bartender inglese Joe Schofield, la barmaid inglese Pippa Guy, il bartender messicano Cesar Daniel "Burrin" Ponce, la barmaid texana Yael Vengroff e Jorge Balbontin, Gin Mare Brand Development Manager Vantguard.

A convincere la giuria è stata la proposta di Chau Tran, barmaid del Burrow Bar di Sidney (Australia) con la proposta Fluffy Emu. In premio un corso di quattro giorni presso gli impianti iStill Distilling di Amsterdam.

Fluffy Emu
Ingredienti
4,5 cl Gin Mare Mediterranean Gin
5 cl cagliata composta da latte fermentato, succo di lime, distillato di miele selvatico e olio di bergamotto
3 cl succo arancia dolce di Siviglia
top vino spumante australiano Chandon
gocce Tè Earl Grey (infuso al bergamotto)
Preparazione
Miscelare i primi tre ingredienti nello shaker con ghiaccio, versare in bicchiere Collins, aggiungere lo spumante e spruzzare con Tè Earl Grey.
Foodpairing
Variante del tipico dolce australiano Pavlova composto da meringa soffice, panna montata e frutta fresca. In questo caso è stata allestita una base di bergamotto, lime e distillato di miele selvatico lavorata con mascarpone al basilico, con aggiunta di fragole fresche marinate in succo di bergamotto, guarnito con lime, scorza di bergamotto, briciole di meringa.
Presentazione
Il cocktail nel bicchiere Collins è stato servito in uno scarponcino secondo il rituale australiano shoey come auspicio di buona fortuna. Bere da uno stivale costituiva una prova d'iniziazione già nell'esercito prussiano, oltre come festeggiamento per la vittoria del proprio comandante. Come testimonianza di questa usanza rimane il bierstiefeln, bicchiere da birra di vetro a forma di stivale, ancor oggi usato per brindisi augurali.

«Ho voluto realizzare una bevanda per stimolare l'appetito - ha dichiarato Chau Tran - usando una miscela di gusto amaro e sapido data dal bergamotto con quello acido della cagliata. Lo spumante australiano scelto metodo Champagne è un omaggio alle origini enologiche della famiglia Girò, creatrice di Gin Mare nel 2007 insieme a Vantguard. in Australia non avevo mai avuto tra le mani un bergamotto fresco, per cui qui a Ibiza mi sono anche divertita a trattarlo nei modi più diversi: spremuto, spalmato, spellato, tinto, infuso nel tè, disidratato».

Visita alla distilleria MG e movida nei locali
Al concorso sono state affiancate varie iniziative, dalla visita allo stabilimento di produzione MG Distileries di Vilanueva I La Geltru (Barcellona), a una serie di masterclass su altri prodotti Vantguard (distribuiti in Italia da Compagnia dei Caraibi ) come 1724 Tonic Water, 22 Artesian Water La Rioja (sommelier Arnau Marco Casasampere), Cerveza Isleña, Mezcal Curado (Ivan Hererera, Regional Nanager Vantguard), Cachaça Capucana, Ysabel Regina liqueur. In precedenza sono stati visitati una serie di locali di tendenza a Barcellona e a Ibiza come Xerta Sky Bar (rooftop garden del Boutique Hotel Ohla Eixample, Barcellona), Cocteleria La Perdida (Barrio Gotico, Barcellona), Cocteleria Paradiso Music Bar di Giacomo Giannotti (Barcellona), Bar Sauvage Music & Cocktail (Passeig El Born, Barcellona), Restaurante Estimar dello chef Rafa Zafra Rodriguez (Barcellona), Ushuaïa Ibiza Beach Hotel (Ibiza), Es Café Casa Pepe (Sant Joan de Labritja, Ibiza), per finire con una grande serata con cena e spettacolo HeArt Experience del Cirque du Soleil al Casinò di Ibiza.

Gin Mare, i "segreti" di un successo
La visita allo stabilimento MG Distileries di Vilanueva I La Geltru, a circa 50 km da Barcellona, tra Costa Brava e Costa Dorada, ha permesso ai partecipanti di venire a conoscenza di come nasce e "cresce" un distillato di successo come Gin Mare Mediterranean Gin. Creato nel 2007 dalla famiglia Giro Ribot (già creatrice nel 1940 di Gin MG, oggi uno dei più venduti in Spagna) insieme con Global Premium Brands, si caratteriuzza per la scelta delle botaniche, quasi tutte originarie del bacino del Mediterraneo. Tra le principali ricoirdiamo le olive arbequina, le arance amare  di Valencia, le arance dolci di Siviglia, il limone di Lleida, il ginepro spagnolo, il basilico italiano, il cardamomo, il coriandolo. Gli agrumi vengono macerati per 300 giorni, mentre le botaniche restano in infusione separatamente per circa 36 ore, poi distillate sempre separamente per sei volte per circa 4 ore e mezza in un antico distillatore fiorentino da 250 litri. Dalla originale cotta da 200 litri si tiene solo il "cuore" del distillato, circa la metà (47,5° alc).
Grazie alla scelta delle botaniche, il gusto risulta particolarmente leggero ed erbaceo, ottimo per realizzare cocktail eleganti e raffinati.

 

Al Flagship Store Lavazza 24 interpretazioni di design sulla moka

Le Caffetterie dei Maestri al Flagship Store Lavazza
Gloria Bagdadli e Giulio Iacchetti
Gloria Bagdadli e Giulio Iacchetti

In un ambiente di design a tutto tondo, dall’arredo al food, trova una collocazione naturale la mostra Le Caffettiere dei Maestri - Quando l’architettura e il design incontrano la Moka , aperta fino al 3 novembre presso il Flagship Store Lavazza di piazza San Fedele a Milano. L’esposizione curata dal designer Giulio Iacchetti comprende 24 esemplari progettati negli anni da designer e architetti internazionali. «La caffettiera è rito, è simbolo, è sintesi perfetta tra forma e funzione, è un campanile e una ciminiera insieme, una piccola architettura domestica che punteggia il paesaggio di casa con la sua svettante e rassicurante presenza», racconta il curatore nell’introduzione del rapido catalogo che accompagna l’esposizione. Ed è interessante scoprire che tra i desideri della maggior parte designer c’è la realizzazione di un progetto, un’interpretazione propria di questo strumento che accompagna la giornata di tante famiglie in Italia e sempre più nel mondo.

Carmencita, disegnata da Marco Zanuso nel 1979
Carmencita, disegnata da Marco Zanuso per Lavazza nel 1979

La rassegna prende il via dalla capostipite, la Bialetti Moka Express elaborata da Alfonso Bialetti nel 1933, che ha ispirato centinaia di progetti con la sua inconfondibile geometria sfaccettata a otto lati. Un’icona che rimane pressoché immutata fino al 1979 quando a due designer viene affidato lo sviluppo di due progetti di caffettiere, che segnano l’inizio di una nuova era per questo oggetto domestico. Ne nascono la Alessi 9090 di Richard Sapper e la Carmencita Lavazza di Marco Zanuso. La prima si propone come ”macchina del vapore”; è apribile con una sola mano e ha una base larga che dà stabilità, riduce i tempi di preparazione e protegge il manico da un eccessivo riscaldamento. Carmencita si ispira alle figure coniche della pubblicità di Armando Testa, Carmencita e Caballero. Ne nasce un oggetto dalla forma geometrica nitida e inedita (un tronco di cono in acciaio lucido, sormontato dal cupolino con pomolo sferico), con un manico asimmetrico, che riporta alla cuccuma napoletana. Da allora momento la creatività di numerosi architetti e designer di tutto il mondo dà forma a differenti modi di esprimere e raccontare lo strumento più diffuso e utilizzato nelle case per ottenere l’amata tazzina di caffè. Con questo nuovo appuntamento «il Flagship Store Lavazza si conferma quale luogo d’incontro ideale tra il caffè e il design. Uno spazio accogliente e aperto alla città, punto di riferimento per la divulgazione del caffè dove si possono vivere coffee experience uniche.» ha osservato Gloria Bagdadli, head of marketing retailing Lavazza.

Carmencita urban black
Carmencita urban black

Protagonista dell’area Slow Coffee del locale è la nuova interpretazione della caffettiera di Zanuso, la Moka Carmencita Urban Black, con cui vengono estratte le nuove monorigini della linea Fresh Roasted, Indonesia Blue Batak e Messico Siltepec: un’esperienza di gusto che appaga.

Da Bonduelle il nuovo Mais Supersweet, naturalmente dolce e genuino

Mais Supersweet Bonduelle Food Service

Naturalmente dolce e senza residuo di pesticidi. È Mais Supersweet, ultima novità di Bonduelle Food Service, con la quale l’azienda conferma il suo impegno nell’offrire al mondo dei locali prodotti naturali e di qualità, frutto di un agricoltura sostenibile, e che vadano incontro alla crescente domanda di alimenti genuini e all’insegna del benessere da parte dei consumatori.

Condizioni soddisfatte in pieno dal Mais Supersweet, che, oltre ad essere senza residuo di pesticidi, è preparato senza aggiunta di zuccheri, conservanti e ogm: semplicemente cotto al vapore, inscatolato in confezioni da 1 e 3 kg, pronto per l’uso.

Bonduelle ricetta insalataIl nuovo prodotto è infatti il frutto di importanti investimenti e miglioramenti realizzati da Bonduelle in tutto il processo agricolo e produttivo. A partire dalla riduzione dell’utilizzo di pesticidi durante la coltivazione, per assicurare che non rimangano residui sul prodotto finito, proseguendo con la selezione delle sementi delle migliori varietà e con il miglioramento delle tecniche agricole, grazie alla presenza nei campi di tecnici agronomi e all’utilizzo di tecnologie avanzate, per concludere con il monitoraggio costante e analisi approfondite in tutto il ciclo di produzione.

Mais Supersweet, nasce infatti da semi non geneticamente modificati di proprietà Bonduelle. Il mais una volta raccolto, accuratamente selezionato e pulito, viene sgranato, lavato e cotto al vapore entro 24 ore, in modo da conservarne al meglio le proprietà organolettiche, preservandone quindi gusto, croccantezza, il colore intenso e l’integrità dei grani.

Bonduelle ricetta makiCaratteristiche che lo rendono molto versatile in cucina per la preparazione delle più diverse ricette calde e fredde con le quali arricchire l’offerta. Un esempio di ricetta originale, messa a punto dagli chef Bonduelle, e facile e veloce da preparare, è un’insalata con Mais Supersweet, finocchio tagliato a fette, piselli, melograno e feta greca, condita con aceto di lamponi (nella foto in alto). O, ancora, un originale maki, preparato con zucchine, tagliate a fette e grigliate, arrotolate attorno a un composto fatto mescolando formaggio caprino, panna, mais, coriandolo tritato e olio extravergine di oliva, sale e pepe, da servire con un filo di olio e una decorazione di menta fresca ed erba cipollina (nella foto di fianco).

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