Compagnia dei Caraibi: un mondo di spirits

Sono 730 le specialità presenti nel nuovo catalogo dell'azienda di Vidracco. Che punta all'internazionalizzazione

compagnia dei caraibi

Quando nel 1995, Dario Baracco, alias Tigre Ciliegio, fonda Compagnia dei Caraibi il mondo degli spirits di importazione è un “pianeta” ancora piccolo. Ma, niente paura si guarda avanti. Il fondatore ha una passione per i rum e presto i distillati di canna da zucchero (cachaça compresa) diventano il fiore all’occhiello dell’azienda di Vidracco (To) che comincia a distribuire brand iconici come Diplomático. Presto seguono i whisky giapponesi, altro asset della Compagnia. All’attività di scouting, l’azienda a partire del 2008 dà il via allo sviluppo di brand di proprietà, primo fra tutti il Vermouth Riserva Carlo Alberto. Un “vermouth di famiglia” visto che la ricetta è un chiaro omaggio a quella del 1837 anno in cui Tumalin Bartolomé Baracco, avo del fondatore, studia le basi di un vino aperitivo da portare alla corte del re di Sardegna. Se la mossa strategica di rinverdire il vermouth si dimostrerà appena qualche anno dopo vincente, quella di “sposare”, nel 2010, un gin allora quasi sconosciuto come Gin Mare, si rivelerà altrettanto illuminata. Non solo perché anticipa di qualche manciata di mesi il boom del gin come distillato di tendenza, ma perché il prodotto iberico scalerà in breve tempo le classifiche di vendita degli spirits a livello europeo. A partire dal 2014 a capo della Compagnia subentra Edelberto “Iguana” Baracco, figlio del fondatore, che “allarga” il campo di azione dell’azienda e ne fa un player globale. Dalle 60 referenze importate nel 2013 si passa alle 730 presenti (180 brands) nell’ultimo catalogo.

Le “new entry” inserite nel nuovo catalogo sono ben 243, pari al 33% dell’intero portafoglio. Una potenza di fuoco avvalorata da numeri di tutto rispetto anche a livello di fatturato: lo scorso anno i ricavi sono stati pari a 18,6 milioni di euro e nei primi sei mesi del 2019 l’azienda ha già registrato un incremento del giro d’affari del 38%. «È una performance impensabile sono qualche anno fa - dichiara Edelberto Baracco, CEO di Compagnia dei Caraibi - e, oggi, oltre a consolidare la nostra presenza sul mercato italiano, siamo impegnati a sviluppare il nostro progetto di internazionalizzazione che abbiamo denominato Progressive con la distribuzione all’estero dei nostri brand proprietari, dal Bitter Rouge a Salvia&Limone, e di altri brand italiani e non che la nostra azienda rappresenta nel mondo». Un altro nuovo punto di partenza per Compagnia dei Caraibi.

Quattro domande a Edelberto "Iguana" Baracco

Si può dire che il catalogo di Compagnia dei Caraibi sia uno specchio rappresentativo dei trend attuali del bere di qualità?
Lo è di sicuro. Ci siamo sempre distinti per essere degli specialisti nello scoprire delle specialità che poi si sono confermati dei top seller. E quest’anno le novità sono davvero tantissime: dai distillati d’agave firmati da Tequila Ocho, che in partnership con Vantguard, azienda proprietaria di Gin Mare, ha dato vita a Curado, alla nuova categoria dei Genever, distillati da orzo o frumento aromatizzati al ginepro considerati gli antenati del gin moderno. Ma vorrei parlare anche di whiskey americani e di due new entry: Whistlepig, rye whiskey di livello eccellente, e High West, gamma di 4 distillati che rappresentano l’essenza del whiskey americano da proporre miscelati o in purezza. In campo liquoristico, siamo orgogliosi di rappresentare prodotti che sono in piena sintonia con la nostra filosofia di “ricercatori” di prodotti premium con un’anima come Jefferson - Amaro Importante di Vecchio Magazzino Doganale, l’Amaro Mandragola e Salvia&Limone.

Sempre a proposito di trend, quali sono le categorie oggi più “in forma”?
Certamente i prodotti che rappresentano l’aperitivo italiano, che per Compagnia dei Caraibi sono la terza categoria più rilevante a livello di fatturato dopo gin e rum. Parlo, dunque, di amari, liquori bitter e vini nazionali che stanno diventando i protagonisti di una nuova miscelazione a livello globale dove prevale il gusto amaricante e una presenza alcolica non invadente in linea con quelle che sono le attuali tendenze del low - alcol. L’italianità è l’arma vincente per conquistare nuovi mercati.

L’onda lunga del gin fin quando durerà?
Il distillato sta vivendo un periodo di stabilizzazione. È probabile che ora si avvii un processo di selezione tra i numerosi brand che affollano il settore. Per quanto ci riguarda, oltre a rappresentare un campione della categoria come Gin Mare, siamo felici dei risultati di Cittadelle e di Elephant Gin. Sono oltre 400.000 le bottiglie della categoria gin che distribuiamo nella Penisola.

Siete attivi anche sul territorio con eventi e incontri per promuovere le vostre specialità.
Fa parte della nostra mission. In fondo, anche noi “produciamo” cultura assicurando al mercato, e ai bartender in particolare, novità con storie straordinarie che sono quasi sempre frutto di nostri rapporti personali con i produttori.

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome