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Fonte Margherita lancia la campagna a sostegno del fuoricasa

Fonte Margherita solidarietà
Con la campagna #FonteMargheritaConTe l'azienda veneta sosterrà i locali partner fornendo gratuitamente la sua acqua minerale e la nuova bevanda Spritz Zero

Sostenere i locali in questo lungo memento di difficoltà. È con questo obiettivo che Fonte Margherita ha lanciato #FonteMargheritaConTe, una campagna solidale a sostegno degli operatori del fuoricasa, duramente colpiti dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria.

Sostegno che si traduce nella fornitura gratuita, ad alcuni locali partner, di prodotti a marchio Fonte Margherita per un controvalore complessivo di 175.000 euro.

Attiva nei mesi di gennaio e febbraio, la campagna avrà come protagonisti l’acqua minerale delle Piccole Dolomiti e il nuovo Spritz Zero. La prima sarà fornita in bottiglie in vetro da 80 cl, che si presenteranno con l’etichetta celebrativa del 175° anniversario dell’apertura dello stabilimento di Fonte Margherita a Torrebelvicino, in provincia di Vicenza, attivo dal 1845 e tra i più antichi impianti di imbottigliamento del Veneto. Compleanno, appena compiuto, che l’azienda ha scelto di festeggiare all’insegna della solidarietà.

Spritz Zero è invece la nuova bevanda lanciata qualche mese fa che propone in versione analcolica e ready to drink l’iconico aperitivo veneto, lo Spritz. Realizzata con soli ingredienti naturali, acqua oligominerale della sorgente Camonda, zuccheri della frutta, aromi naturali e anidride carbonica, è fornita in bottiglia di vetro da 27,5 cl.

Alla (ri)scoperta dei beta cocktails

beta cocktail
Chi ha detto che un bitters debba essere usato solo in gocce? Tributo a una categoria di drink che ha ribaltato gli equilibri

Un decennio, nella storia del bere miscelato, è poco più di qualche dash di aromatic bitters all’interno di un drink. Talvolta si tratta di gocce trascurabili, altre volte fondamentali. Quando nel 2009 due ragazzi di nome Kirk Estopinal e Maksym Pazuniak si presentarono durante il Tales of the Cocktails di New Orleans dal decano David Wondrich con un volumetto quadrato di poche pagine contenenti alcune ricette, egli sicuramente non li prese sul serio.

Abituato com’era a ricevere le attenzioni di tutti quei bartender che, in quegli anni, stavano riscoprendo o riscrivendo a loro modo la storia del bar.

Invece, si rese conto che nel lavoro di Estopinal e Pazuniak c’era qualcosa di molto diverso dai ricettari del tempo, che prevedevano tutti un laboratorio da piccolo chimico o una fitta rete di contatti diretti con tutti i produttori di frutta e verdura locali. Siamo nel fiore degli anni della cocktail revolution. Quel movimento che, partendo dalle grandi città americane e da Londra, prenderà a poco a poco ogni angolo del globo. I barman stanno riportando in auge antichi miscelati e ricreandone di nuovi, con ingredienti sempre più complessi e stravaganti. Ma, mentre i loro colleghi sfogliavano libri polverosi alla ricerca di un sangaree o di un fix mai scoperto oppure si arrovellavano il cervello in virtuosismi molecolari e home-made assurdi, questi due ragazzi avevano già deciso che non ne potevano più. Volevano mettere un punto definitivo su questa maledetta rivoluzione. Nascerà così “Rogue Cocktails”, un ricettario in cui esprimeranno il loro manifesto, in controtendenza verso il movimento contemporaneo. Ne stamperanno 200 copie - oggi introvabili - che venderanno sottobanco durante il Tales. Era la prima scintilla di quello che, due anni dopo, sarebbe diventato “Beta Cocktails”.

Fuori dai soliti schemi

Ma...che cos’è un beta cocktail? È una nuova categoria di drink, che non tiene conto delle regole dettate dalla consuetudine, delle strutture classiche con cui siamo abituati a pensare un drink. Le ricette che conosciamo non sono dei dogmi, ma delle linee guida sulle quali spingersi oltre i confini. Un beta cocktail può essere fatto nella maggior parte dei banconi ben forniti e non necessita di particolari home-made, ma piuttosto della voglia di prendere in mano quelle bottiglie poco utilizzate, che stanno lì a prendere polvere.

“Chi ha detto che un aromatic bitters debba essere usato solo in gocce? O che un single malt non stia bene insieme a un genever ed una crema di mezcal?” questo si chiedono i due autori, che con il contributo di alcuni amici, creano di sana pianta una nuova categoria di drink pensati per essere strani, curiosi e soprattutto divertenti. Leggendo le ricette contenute nel loro libro molto spesso si pensa che “no, non può funzionare”. Nella raccolta appaiono drink con due once di Peychaud’s Bitter o di Angostura, miscele di due o più amari italiani nello stesso drink, ardite combinazioni tra kummel e herbsaint. Provandole, si rimane stupiti dalla scoperta di gusti nuovi e di cocktail semplici e perfettamente armonici, pur nel loro esser assurdi.

Kirk e Maksym, in quel momento in cui tutto il mondo guardava da un’altra parte, hanno riportato il bar con i piedi per terra, enucleando alcuni precetti (quattordici, per la precisione) che molto spesso - ieri come oggi - vengono dimenticati: un bar esiste per servire clienti, non cocktails. Il bartending è una professione, non uno stile di vita. Non cercare la perfezione, crogiolati nell’imperfetto. Gli ingredienti dei tuoi cocktail non li troverai negli scaffali del mini market, ma tra le bottiglie polverose dietro al tuo banco. I barman stanno dietro il banco e non in giro per il mondo. Il bartending dovrebbe essere una cosa divertente.

A dieci anni dall’uscita di questo libro ancora largamente sconosciuto, i folli ma assennati insegnamenti dei due, sono ancora validi ed attuali coma allora. Uno su tutti, che serva d’ispirazione per i vostri beta cocktails, è “Don’t knock it till you’ve tried it”; non bocciarlo finché non l’hai provato. E, in ultimo ma non per importanza: “it’s just a drink”. E chissà che la conoscenza dei “Beta” non ci porti a sviluppare i “Gamma cocktails” del futuro.

Pairing con il caffè: idee di abbinamenti da provare

pairing con il caffè
Cinque esperti hanno provato cinque caffè monorigine. E scovato una serie di possibili abbinamenti, dai più classici a quelli decisamente insoliti: come quello tra il blu di capra e un arabica indiano, o tra la pasta alla zucca e un estratto colombiano

Non solo vino, birra, drink. Anche il caffè è un eccellente accompagnamento a piatti, snack, merende e aperitivi, che stupisce e offre esperienze di gusto insolite e appaganti. Naturalmente gli abbinamenti devono essere piacevoli e coerenti. Per realizzarli abbiamo individuato cinque origini (Etiopia, Brasile, Colombia, India Arabica e India Robusta) che offrono un ideale giro del mondo tra i principali gusti e personalità del caffè. Ogni origine è stata degustata dall’esperto di un alimento (cioccolato, dolci, formaggi, cibo, frutta e verdura) che ha messo a punto gli abbinamenti più indicati. Ogni esperto ha dapprima individuato la famiglia di prodotti alla quale un certo caffè ben si accompagna (così da offrire l’unione corretta, talvolta in accordo talvolta in contrasto) e poi ha indagato su quale fosse la migliore estrazione (espresso e filtro). E così, per ogni origine siamo arrivati a indicare le migliori abbinate origine e ricetta. In un secondo momento ciascuno degli esperti ha indicato il suo coffee pairing del “cuore”.

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Caffè e cioccolato

Prendiamo il via con il cioccolato. Lungo tutta la filiera, tra cacao e caffè si possono identificare molte similitudini a cominciare dall’influenza che hanno sulle loro caratteristiche l’altitudine, il clima, la cura nella lavorazione, (soprattutto nella fase di fermentazione), la tostatura. «I due prodotti vanno assolutamente d’accordo tra loro anche in fase di degustazione - afferma Paolo Riva, titolare dell’omonima pasticceria a Treviglio (Bg) -: se bene accostati, l’uno si combina all’altro e lo esalta. Ricette che vedono una copertura di cioccolato bianco si sposano così a un Robusta; mentre il cioccolato fondente a due ingredienti è ottimo con un caffè Arabica ad elevata acidità. Coperture di cioccolato gianduia vanno a nozze con caffè a bassa acidità. Suggerisco di bere prima il caffè e poi di mangiare il cioccolato: il primo scalda il palato e il secondo si scioglie ancora più velocemente, dando una piacevole sensazione in bocca». Dunque bene un espresso o un’estrazione a filtro seguiti (nel secondo caso alternati) al cioccolato, mentre è meno indicato un cold brew che ostacola lo scioglimento del cioccolato.

Ricordiamo che la tranquillità, la disponibilità di tempo sono essenziali per gustare al meglio i prodotti e il loro accostamento: se realizzati con materie prime di qualità e ben trasformati, entrambi hanno una ricchezza aromatica e una personalità che davvero possono essere sorprendenti.

Caffè e pasticceria mignon

Anche tra dolci e caffè l’accordo è di lunga data, sottolineato dai tanti momenti che li vedono assieme, a cominciare dalla colazione. Il classico abbinamento con l’espresso è la pasticceria mignon, ci conferma Giorgia Proia, responsabile del laboratorio della pasticceria gelateria e caffetteria Casa Manfredi a Roma, che ha effettuato gli assaggi e messo a punto gli abbinamenti con Andrea Matarangolo, titolare dello spazio culturale di food&beverage Chupa. «Gli abbinamenti più sicuri - prosegue - sono quelli con cioccolato, frutti rossi e frutta secca (nocciole, noci), che spesso prolungano gli aromi del caffè. Nella realizzazione dei miei abbinamenti ho “costruito” i dolci per lo più partendo da una base secca, aggiungendo poi una nota acidula o speziata e una dolce, dal cioccolato bianco alla vaniglia, alla panna. Questi gusti contrastanti creano una complessità al cui interno si riconoscono i sapori singoli, anche in momenti successivi, come succede con il caffè».
Alla classica unione del dolce con le note intense di un espresso, la pasticciera suggerisce di invitare i clienti a una degustazione più meditata e completa con una preparazione filtro.

Accostamenti insoliti: con i piatti

Veniamo ora a cibi meno usuali nell’abbinamento con caffè (tra cui anche i formaggi): in questo caso gli assaggi sono stati effettuati da Sergio Barbagallo, titolare della micro torrefazione Etna Roaster di Zafferana Etnea (Ct). I piatti sono di per sé degli abbinamenti alla ricerca di un loro equilibrio interno: l’accostamento al caffè completa l’assaggio rimodulandone la complessità e integrandola. «Per questo motivo - osserva Christian Nicita, chef nel suo Acquamadre di Catania - è difficile pensare ad abbinamenti per contrasto o per assonanza rispetto al caffè o al piatto. Invece ho proposto due abbinamenti, uno con un piatto della tradizione italiana, conosciuto e replicabile da chiunque, e uno di cucina contemporanea, tra quelli che proponiamo nel nostro esercizio. Per questa attività ho scelto come metodo di estrazione il filtro, che per sua natura meglio si presta all’abbinamento durante il pasto sia per intensità, sia per durata dell’assaggio». Nel suo locale, Nicita propone un’esperienza sensoriale alla quale non si accompagnano alcolici, ma tè e caffè che vengono preparati direttamente al tavolo, davanti ai clienti. La freschezza del caffè è, infatti, una spalla importante quando si parla di abbinamento e di analisi sensoriale.

Accostamenti insoliti: con i formaggi

Ed ecco l’abbinamento coi formaggi, unione che suscita decisamente stupore e un po’ di diffidenza tra chi non l’ha mai provato. «Certo, sono alimenti diversi e prodotti in maniera differente - osserva Dorothea Licando, appassionata di formaggi e contitolare della birreria Mosaik di Catania -, ma permettono di arrivare a molte opzioni appaganti. Ciò che aiuta di più in questo pairing è la grassezza e dolcezza del formaggio che avvolge e accompagna le note amaricanti tostate del caffè. Sconsiglio però di considerare prodotti con un’acidità o spigolature amare troppo spinte». Le opzioni offerte sono con caffè filtro ed espresso. Il primo si accosta meglio a formaggi stagionati, in quanto il liquido in quantità maggiore permette una migliore omogeneizzazione del prodotto sul palato, ripulendolo e aprendo a un nuovo assaggio. Piccole quantità di formaggi piuttosto dolci e morbidi vanno bene con l’espresso perché sanno come bilanciare la sua amarezza più spiccata. A colazione, un formaggio non particolarmente strutturato è indicata una preparazione filtro. Con una stracciatella di bufala è invece ottima un’estrazione “lunga”. Il suggerimento, in ogni caso, è quello di proporre questi abbinamenti in modo ludico, al fine di creare interesse e aprire al piacere della scoperta.

Abbinamenti con frutta e verdura

Anche abbinare il caffè alla frutta e alla verdura può sembrare strano. Si può cominciare a stupire con un semplice pinzimonio, alternando un morso di verdura a un sorso di caffè filtro o un espresso allungato, scoprendo così accordi piacevoli che aprono a pairing gustosissimi a tutto pasto. Come si procede per gli abbinamenti? «Ci sono più modi - risponde Davide Spinelli, consulente e formatore Sca -: si può partire dall’assaggio del caffè cogliendo cosa lascia in bocca da un punto di vista tattile: asciuga, fa salivare? Poi si procede all’individuazione dei prodotti giusto. Ad esempio con un caffè che favorisce la salivazione, è indicato il radicchio, soprattutto grigliato, che asciuga la bocca e riduce l’amaro con i suoi zuccheri. Oppure orientarsi per gusti, unendo ad esempio a un’estrazione con sentori di lamponi il frutto stesso, fresco con una buona acidità se il caffè risulta dolce, sotto forma di marmellata se la tazza è acida». L’estrazione consigliata per questi abbinamenti guarda generalmente al filtro che, riprende Spinelli,  «rispetto a un espresso ha meno componenti aromatiche ed è più “traducibile” dalla mente». In ogni caso, qualunque sia la strada scelta, l’esito deve essere uno e uno solo: al sorso e al boccone deve seguire il desiderio di ripetere la sequenza, creando un effetto domino. Insomma, deve piacere.

Perché è importante difendere l’asporto e i bar

asporto
Cocktail d'asporto al Backdoor 43 photo Lonely Planet

Con il nuovo Dpcm che sarà varato la prossima settimana si prospetta l’ennesima mazzata per i bar. Il Governo ha da poco incontrato le Regioni in vista delle nuove misure e conferma di voler introdurre nel Dpcm il divieto per i bar di vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18. In pratica a un settore già vessato, che è sceso in piazza più volte per manifestare il proprio diritto alla sopravvivenza (perché di questo si tratta), si toglie l’unica e ultima fonte di guadagno in un bilancio già fallimentare. Le stime di TradeLab parlano di un 2020 chiuso a -37%, che significa aver visto sfumare ben 35 miliardi di fatturato.

Perché migliaia di bar in tutta Italia si erano già attrezzati, avevano fatto acquisti, studiato una strategia per rilanciare la propria attività, investito in comunicazione, in azioni di vendita e strategie marketing. Abbiamo visto cocktail bar trasformarsi in quattro e quattro otto in caffetterie. Locali serali che hanno cercato di prendere accordi con le maggiori piattaforme di consegna. Altri bar che hanno deciso di investire, oltre che sul cocktail in lattina della casa, anche sulla bicicletta per portarlo al cliente. Ripeto. Si trattava di sopravvivere, reinventandosi. E migliaia di locali in tutta Italia si sono rimboccati le maniche. Ma quando il Titanic affonda puoi essere resiliente quanto vuoi, ma se non trovi un posto sulla scialuppa di salvataggio, muori assiderato. In questo stillicidio, for bars and restaurants only, riteniamo utile sottolineare che solo nel mese di novembre l’asporto è arrivato a pesare il 38% del totale consumi. Segno evidente che da parte degli operatori sono state messe in campo tutte le forze per trovare strade alternative e costruire nuovi modelli di business. Nonostante l’impegno, questo non è bastato. E il problema qual è? Chiede l’uomo comune: Perché dopo aver di fatto chiuso i bar, specialmente quelli serali, ora si accaniscono imponendo il divieto asporto dopo le 18? Qual è la giustificazione? Perché i negozi, i parrucchieri, gli estetisti, i fiorai, i centri commerciali sono aperti e i bar non devono tirare su la serranda? La risposta la trovate, più che nelle misure atte a contenere il contagio, nei titoloni sparacchiati e stropicciati da agenzie, giornali, telegiornali. Quelli che parlano della famigerata “movida”, senza avere alcuna idea sia di cosa stata la movida sia del fatto che non abbia alcuna connotazione con il mondo dell’ospitalità. Quelli che parlano dei locali come della “movida” non si stanno rendendo conto che stanno creando un danno enorme per l'intero settore.

Sì perché a questo punto sembra utile sottolineare agli sparatitoli (“stretta anti-movida”, “linea dura contro la movida” ecc.) che il nostro settore ha un nome ben diverso e quel nome è Ospitalità. Pensateci. E scoprirete che bar, ristoranti, hotel, non sono altro che nuove etichette con le quali abbiamo ribattezzato luoghi non tipici, ma atavici di ristoro. Il ristorante è il corrispettivo dell’antica taverna, il bar quello della stazione di posta, l’hotel della locanda. Sono luoghi che esistono da quando esiste la nostra civiltà. Il bar non è solo quel posto dove si va a bere, mangiare e divertirsi, ma uno spazio di ristoro (a proposito di "ristori") e di conforto.

A inizio dicembre alla trattoria di Soprazzocco di Gavardo (Bs) un pranzo clandestino in trattoria è costato 280 euro a ciascuno dei 26 operai presenti. Come in un ristorante stellato. L’oste aveva aperto per offrire un riparo agli operai che lavorano in un cantiere collocato in una zona impervia. I lavoratori stavano gelando. La figlia di uno degli operai più anziani ha scritto a Conte: “Ora io capisco ogni misura restrittiva per via del Covid-19, capisco l'esigenza di non creare assembramento ma ciò che non capisco è come si possa ridurre un uomo che svolge il suo lavoro onestamente da 51 anni a mangiare al freddo, sotto la neve“. Anche questo dunque è il bar, il ristorante, la trattoria: un rifugio. Un rifugio per tante categorie di lavoratori: dai muratori agli operai, dai rappresentanti ai camionisti, agli impiegati senza o con colazione al sacco.

Chi nei propri articoli riferendosi ai bar parla di loro come “movida” non vede e non vuole vedere. Ricade in un errore grossolano confondendo la scazzottata avvenuta a Pincio o a Trastevere; i balli di gruppo nella piazza a Lucca; le feste clandestine, con un settore che nella stragrande maggioranza dei casi ha dato dimostrazione per mesi di utilizzare tutte le precauzioni di legge per evitare la diffusione del contagio. L’alternativa sapete qual è? Lasciare che tutti i ragazzi vadano là fuori con la birretta, senza mascherina e poi succeda quel che succeda.

Fateci caso. Di tutte le attività produttive sono state chiuse quelle culturali: scuole superiori, università, biblioteche, musei, teatri, cinema. È stata di fatto fermata la musica (i live solo in streaming ormai), la recitazione, ogni genere di performance. E poi? Poi i bar e ristoranti. Non sappiamo quando arriverà la primavera dei bar. Di certo non vediamo l’ora che i bar tornino ad occupare gioiosamente le vie e le piazze come hanno fatto per secoli. Come nei nei café chantant di Manet, Degas, Renoir e Toulouse-Lautrec.

Ricominciamo dal banco

Rossella De Stefano, direttrice di Bargiornale

22 Dpcm, 36 decreti legge, un numero imprecisato di ordinanze regionali e 160 giorni di chiusura è il bilancio della roulette di lockdown avviata lo scorso marzo e che, ahinoi, non accenna a smettere di girare. I bar e ristoranti chiuderanno con una perdita di fatturato del 37% su base annua rispetto al 2019, equivalenti a circa 27 miliardi di euro. È quanto stima l’azienda di consulenza globale Bain & Company sulla base di un’indagine condotta attraverso 2.000 interviste telefoniche. La ripresa dei contagi nel quarto trimestre, le conseguenti misure restrittive e le chiusure anticipate di bar e ristoranti hanno, infatti, portato a un nuovo e brusco calo del fatturato horeca, circa del 45% rispetto allo stesso periodo del 2019.

Bargiornale
La copertina del numero di gennaio 2021 di bargiornale

Le grandi città hanno sofferto maggiormente, con diminuzioni più accentuate  a causa della contrazione significativa del turismo e dello smartworking. Ma in un contesto in cui la pandemia, nonostante le speranze legate al vaccino, è lungi dall’essere superata, guardando al futuro c’è un dato che aggiunge ulteriore preoccupazione. Per ogni mese in zona rossa, la contrazione di fatturato si stima essere stata di circa il 70% rispetto al 2019, mentre la zona gialla ha portato perdite del 40%. Nonostante la creatività ed anche la rapidità di risposta per esempio nel ricorrere al delivery o al take-away, le prospettive, dunque, non sembrano rosee. Non possiamo, tuttavia, mollare: “la digitalizzazione della filiera, la sostenibilità e, soprattutto, lo sviluppo di nuove tipologie di offerta al consumatore devono essere i pilastri intorno ai quali rilanciare il canale fuori casa”, si legge in una nota stampa della società di consulenza. Pilastri attorno ai quali continueremo a darvi nuovi spunti mese dopo mese.

 

 

Ultracompatta e flessibile la superautomatica S15 de La Cimbali

La Cimbali S15
La Cimbali S15
La Cimbali S15

È ufficialmente in vendita in Europa e nei prossimi mesi varcherà i confini del Vecchio Continente la S15, la più piccola tra le macchine superautomatiche La Cimbali, che ha già visto il successo dei modelli S20, S30 e S60. Compatta (misura mm 350 x 605 x 715 h) e performante, si inserisce al meglio in qualsiasi contesto e garantisce ogni giorno fino a 150 tazze di caffè.

Per questo è indicata in location con consumi medio-bassi come alberghi, uffici, panetterie, minimarket, lounges. Sormontata da due tramogge da 650 gr e una terza dedicata alla cioccolata solubile (quest’ultima può essere divisa in due per usare prodotti diversi) permette di realizzare un menu di bevande ricco, diversificato e personalizzabile. All’operatore o all’utente finale non rimane che scegliere tramite il pratico display touchscreen da 7” la bevanda desiderata (se ne possono memorizzare fino a 96).

La Cimbali S15 app Cup4You
La Cimbali S15 app Cup4You

L’app Cup4You messa a punto da Gruppo Cimbali offre inoltre una nuova interazione con la macchina, permettendo di personalizzare ogni bevanda. In caso di servizio self service (in palestre, uffici, hotel…) consente con un semplice tocco di impostare il rapporto tra caffè e latte, nonché l’intensità del caffè, l’emulsione del latte e molto altro: creata la propria ricetta non resta che salvarla sullo smartphone o sul tablet e richiederla alla macchina ogni volta che la si desidera in modalità contact-free, molto utile in questi tempi. Enrico Bracesco, chief commercial officer del Gruppo sottolinea «il livello di tecnologia senza precedenti raggiunto da questo nuovo modello, definito dalla telemetria bidirezionale, che garantisce la comunicazione in tempo reale di informazioni utili come l’analisi dei consumi, offrendo uno studio approfondito delle preferenze dei consumatori utile per ottimizzare gli acquisti».

Ulteriore praticità è data da Milk & Chocolate Technology, un sistema integrato per la cioccolata solubile e un circuito dedicato alle ricette con latte caldo montato: entrambe le soluzioni sono dotate di un sistema di lavaggio automatico.

Legge di Bilancio 2021: le opportunità per i locali

legge di bilancio 2021
Foto di Lucia Grzeskiewicz da Pixabay
La legge ha introdotto alcune novità fiscali, bonus e agevolazioni per le imprese. Abbiamo sintetizzato quelle che più interessano i locali

Alla fine dello scorso anno il Parlamento ha approvato la legge di Bilancio 2021, ovvero la legge 178 del 30 dicembre 2020. Composta di un solo articolo, l’art. 1, la legge si compone di 1150 commi che contengono diverse novità fiscali, bonus e agevolazioni per imprese e famiglie. Analizziamo le disposizioni che sono più di interesse per il mondo dei locali

Lotteria degli scontrini (comma 1095)

È confermata la partecipazione alla lotteria solo per gli acquisti di beni o servizi attraverso strumenti che consentano il pagamento elettronico, escludendo quindi i pagamenti in contanti.

Inoltre, il decreto Milleproroghe 2021 (numero 123/2020) rinvia l’avvio a una nuova data che sarà fissata con un provvedimento dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro il prossimo 1° febbraio.

Se il pagamento è effettuato con sistemi elettronici, il consumatore per partecipare deve far inserire dall’esercente il codice lotteria nel documento commerciale.

A partire dal 1° marzo 2021, se l’esercente si rifiuta, il consumatore potrà segnalare il fatto sul portale della lotteria (www.lotteriadegliscontrini.gov.it) e l’Agenzia delle entrate potrà attivare eventuali controlli.

Proroga e allargamento bonus edilizio 110% (commi 66-68) 

L’incentivo fiscale per l’efficientamento energetico degli immobili e la sicurezza anti-sismica è stato prorogato al 2022. Ricordiamo che solo le imprese situate in un condominio possono usufruire di questo bonus.

La detrazione è ripartita in cinque quote annuali di pari importo, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2021, e in quattro quote annuali di pari importo, per la parte di spesa sostenuta nel 2022.

Cessione del bonus

Anche per le spese sostenute nel 2022, come già previsto per gli anni 2020 e 2021, si potrà optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione del 110%, per:

  • uno sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta;
  • la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

Proroga altri interventi edilizi (comma 58) 

Sono prorogati per il 2021:

  • Bonus verde
  • Bonus facciate
  • Detrazioni per interventi di riqualificazione energetica
  • Detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia
  • Bonus mobili ed elettrodomestici acquistati in fase di ristrutturazioni edilizie.

Il tetto aumenta a 16.000 euro (dai precedenti 10.000) per le spese iniziate almeno dall'1 gennaio 2020. La detrazione resta al 50% delle spese.

Razionalizzazione dell'uso di acqua e riduzione consumo di plastica (commi 1087-1089)

Per razionalizzare l'uso dell'acqua e ridurre il consumo di contenitori di plastica per acque destinate ad uso potabile, per gli anni 2021 e 2022, spetta un credito d'imposta del 50% delle spese sostenute per l'acquisto e l'installazione di sistemi di miglioramento della qualità delle acque destinate al consumo umano erogate da acquedotti tramite filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento o addizione di anidride carbonica alimentare E 290.

Il credito spetta:

  • alle persone fisiche (fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore a 1.000 euro per unità immobiliare)
  • ai soggetti esercenti attività d'impresa, arti e professioni fino a un ammontare complessivo delle spese non superiore a 5.000 euro per ciascun immobile adibito all'attività commerciale.

I criteri e le modalità di applicazione saranno stabiliti con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate.

Furgoni e veicoli commerciali leggeri (comma 657)

Per contratti di acquisto, firmati entro il 30 giugno 2021, vengono concessi incentivi all’acquisto di:

  • veicoli commerciali di categoria N1 (fino a 3,5 tonnellate)
  • autoveicoli speciali di categoria M1

nuovi di fabbrica, secondo la seguente tabella:

Massa totale a terra

(tonnellate)

Veicoli solo

elettrici

Ibridi o

alimentazione

alternativa

Altre

tipologie di

alimentazione

0-1,999

Con rottamazione

Senza rottamazione

 

4.000

3.200

 

2.000

1.200

 

1.200

800

2-3,299

Con rottamazione

Senza rottamazione

 

5.600

4.800

 

2.800

2.000

 

2.000

1.200

3,3-3,5

Con rottamazione

Senza rottamazione

 

8.000

6.400

 

4.400

2.800

 

3.200

2.000

La rottamazione deve riguardare un veicolo della medesima categoria e omologato in una classe fino ad Euro 4/IV

 

Incentivi auto (commi 652-659)

Pur restando in vigore l’ecobonus 2019-2021 previsto dalla legge di Bilancio 2019, per contratti d’acquisto firmati nel 2021 con acquisto, anche in leasing, di vetture nuove con prezzo di listino inferiore a 50.000 euro, Iva esclusa, sono stati stabiliti nuovi incentivi per l’acquisto di:

  • veicoli e elettrici e ibridi, per tutto il 2021.
  • auto euro 6, con contestuale rottamazione di veicoli con almeno 10 anni, per i primi 6 mesi del 2021.

Per le famiglie con un Isee inferiore a 30.000 euro che entro il 31 dicembre 2021 acquisteranno, anche in leasing, un’auto elettrica con prezzo di listino inferiore a 30.000 euro Iva esclusa e potenza fino a 150 kW è stabilito un contributo del 40% del prezzo, fino a esaurimento dei mezzi finanziari messi a disposizione. Tale agevolazione non è non cumulabile con altri incentivi auto.

Investimenti in beni strumentali nuovi (commi 1051–1062)

Per gli acquisti di beni strumentali nuovi effettuati fino al 15 novembre 2020 valgono le precedenti disposizioni.

A decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022 (fino al 30 giugno 2023 se l’ordine è accettato ed è stato corrisposto entro il 31 dicembre 2022 almeno il 20% del costo) è riconosciuto un credito d’imposta variabile a seconda della tipologia e natura dell’investimento, per entità e tempi di utilizzazione.

Tali nuovi crediti di imposta sono utilizzabili in compensazione in tre quote annuali di pari importo a decorrere dall’anno di entrata in funzione degli investimenti.

I soggetti che si avvalgono del credito d’imposta sono tenuti a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. Le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati devono contenere il riferimento alle disposizioni della legge di Bilancio 2021, legge 178/2020, articolo 1, commi da 1054 a 1058.

Come in precedenza, il credito d’imposta non spetta alle imprese in liquidazione, soggette a procedura concorsuali senza continuità aziendale o destinatarie di sanzioni interdittive e la fruizione del beneficio spettante è subordinata al rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito e dell'imponibile Irap.

  • Investimenti in beni strumentali ordinari (diversi da quelli Industria 4.0)

Per gli acquisti dal 16 novembre 2020 è aumentata l’agevolazione, già prevista per gli investimenti in beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa, dal 6 al 10/15%.

L'agevolazione non è prevista per l'acquisto di:

  • autovetture per trasporto di persone, autocaravan, ciclomotori, motocicli, aeromobili da turismo e navi e imbarcazioni da diporto, neanche se strumentali per l’attività propria dell’impresa.
  • beni per i quali l’aliquota è inferiore al 6,5&, compresi, gli immobili;
  • beni usati.

Il credito di imposta riconosciuto pari al 10% dell’investimento sostenuto è maggiorato al 15% per gli investimenti in strumenti e dispositivi tecnologici destinati alla realizzazione di modalità di lavoro agile nel limite massimo di costi di 2 milioni di euro,

Sono entrati nell’agevolazione anche gli investimenti in beni strumentali immateriali (ad esempio software), prima esclusi, con l'aliquota del 10% del costo e nel limite massimo di costi pari a 1 milione di euro.

Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l’acquisto dei beni.

Per gli investimenti effettuati nel 2022 il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 6% nei medesimi limiti di importo.

  • Investimenti in beni Industria 4.0

Difficilmente utilizzabile da bar e ristoranti, riguarda beni strumentali connessi a sistemi automatizzati e relativo software. Ne è stato allungato al 2022 l’utilizzo e sono state aumentate le aliquote per il calcolo del credito d’imposta.

Credito d’imposta investimenti pubblicitari sulla stampa (comma 608)

Per gli anni 2021 e 2022, il credito d’imposta è concesso a imprese e lavoratori autonomi, nella misura del 50% del valore degli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, anche in formato digitale.

Se le domande supereranno il fondo assegnato di 50 milioni per ognuno dei due anni, i fondi verranno ripartiti proporzionalmente.

Rinviata la lotteria degli scontrini. Restano le tante, fondate perplessità dei gestori

lotteria degli scontrini
Foto di Ahmad Ardity da Pixabay
Slitta a data da definirsi l'avvio della lotteria degli scontrini. L'iniziativa incentiva i pagamenti elettronici con premi per consumatori ed esercenti, ma comporta nuovi gravi oneri, economici e non solo, per i gestori

Nuovo rinvio per la lotteria degli scontrini. L’avvio della riffa studiata per incentivare i pagamenti elettronici nei negozi fisici, compresi i pubblici esercizi, previsto per il primo gennaio, slitta a data da destinarsi. Il rinvio è contenuto nel decreto Milleproroghe, collegato alla Legge di Bilancio 2021, entrambi approvati alla fine dello scorso dicembre, che ha stabilito che a fissare la nuova data di partenza della lotteria sarà un provvedimento a doppia firma dei vertici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dell’Agenzia delle entrate, da adottare entro il prossimo primo febbraio.

Una scelta, quella del rinvio, che va in minima parte incontro alle richieste dei gestori dei locali e degli esercenti. La lodevole iniziativa del governo, nata per contrastare l’evasione fiscale, continua infatti a suscitare fondate e condivisibili perplessità da parte dei gestori, sia per una serie di oneri, economici e non solo, che comporta, sia per il momento molto particolare nel quale si colloca, momento che rende tali oneri ancora più gravosi.

La lotteria prevede consistenti premi in denaro per i consumatori, maggiorenni e residenti in Italia, che pagano cashless (non in contanti), quindi con bancomat, carta di credito, carta di debito o tramite app di pagamento, mediante l’estrazione degli scontrini rilasciati dall’esercente al momento di un acquisto effettuato presso i negozi, bar e ristoranti. Ogni acquisto genera infatti biglietti “virtuali” che consentono di partecipare alla lotteria: per ogni euro speso si ha diritto a 1 biglietto, fino a un massimo di 1.000 biglietti per uno scontrino di importo pari o superiore a 1.000 euro.

Premi in denaro, sempre tramite estrazione, vengono assegnati anche agli esercenti, chiamati a giocare un ruolo attivo nel concorso. Spetta infatti all’esercente, prima di emettere lo scontrino, inserire nel registratore telematico di cassa il codice lotteria che il cliente mostra al momento del pagamento, codice fondamentale per permettere al consumatore di partecipare al concorso. Sarà poi il registratore di cassa in automatico a trasmettere i dati al sistema della lotteria. Proprio tale procedura comporta, però, una serie di criticità per l‘esercente.

Innanzitutto, perché per poter partecipare al concorso occorre che il software del registratore telematico sia pronto a memorizzare e trasmettere i dati della lotteria. Ma non tutti lo sono, per cui occorre procedere con l’aggiornamento. Alcuni fornitori rilasciano la versione aggiornata del software gratuitamente, ma altri no. In tali casi l’operazione si traduce dunque in un costo in più per il gestore, costo, inoltre, non deducibile fiscalmente. Una spesa non deducibile che, come se non bastasse, il gestore deve sostenere in una fase nella quale gli incassi sono praticamente azzerati dal blocco e dalle forti restrizioni alle attività imposte dalle misure anti Covid, diventando un ulteriore aggravio per i conti del locale.

Altro nodo critico è costituito dall’inserimento dei dati del consumatore. Come anticipato, l’esercente, prima di emettere lo scontrino, deve inserire e memorizzare nel registratore di cassa il codice lotteria del cliente, operazione che può eseguire manualmente, digitando il codice sul tastierino del registratore. Un adempimento che allunga i tempi di cassa e che costituisce un fattore di complicazione per l’esercente, soprattutto nei momenti di maggior afflusso nel locale. Basti pensare alla confusione che si può generare al mattino, quando per ogni caffè battuto l’operatore cassa deve inserire a mano il codice lotteria di ciascun cliente.

Una situazione che può diventare ingestibile a causa del rischio, molto concreto, della moltiplicazione della richiesta di conti separati: se ogni euro di spesa dà diritto a un biglietto virtuale per la lotteria, è facile immaginare che i membri di una comitiva seduti al tavolo di un bar o di un ristorante preferiscano saldare separatamente la loro consumazione, in modo da ottenere ciascuno la propria quota di biglietti virtuali. Così come può accadere che uno stesso cliente scelga di pagare separatamente per ogni singolo acquisto una volta dentro il bar.

Certo, la soluzione per snellire la pratica dell’inserimento dei dati c’è e consiste nel dotarsi di un lettore ottico per scansionare in automatico e velocemente il codice lotteria. Il problema, anche in tale caso, è che questo dispositivo ha un costo…

Possibilità comunque non prevista per i gestori che per la trasmissione dei corrispettivi utilizzano la procedura web “documento commerciale online” presente nel portale Fatture e Corrispettivi del sito dell’Agenzia delle entrate. In questo caso, infatti, il codice lotteria può essere inserito esclusivamente a mano.

Alla luce di tali problematiche, è del tutto condivisibile e fondata la richiesta che emerge dal fuoricasa: se non sia il caso di ritardare l’avvio della lotteria a quando la situazione economica generale avrà visto qualche miglioramento, in modo da dare ai gestori la possibilità di affrontare più serenamente le spese per fare fronte ai nuovi adempimenti e, soprattutto, se non sia il caso di accompagnare tale passaggio con qualche forma di sostegno economico o fiscale.

Detto ciò, riassumiamo i principali aspetti del concorso.

Chi può partecipare

Possono partecipare alla lotteria degli scontrini i cittadini maggiorenni residenti in Italia che effettuano un acquisto di importo pari o superiore a 1 euro presso esercenti non obbligati a emettere fattura. La partecipazione è riservata ai consumatori finali per acquisti non riguardanti attività di impresa o di lavoro autonomo. Sono esclusi gli acquisti online, così come gli acquisti documentati con fatture elettroniche, quelli i cui corrispettivi sono trasmessi al “sistema Tessera sanitaria” (farmacie e assimilati) e quelli per i quali il cliente richiede all’esercente l’acquisizione del proprio codice fiscale a fini di detrazione o deduzione fiscale.

Per prendere parte al concorso i clienti devono comunicare all’esercente il loro codice lotteria, che l’esercente deve inserire tra i dati del documento commerciale (ex scontrino fiscale). L’ esercente può controllare gli scontrini trasmessi (con esclusione del codice lotteria) in un’apposita area riservata del portale “Fatture e corrispettivi”, gestito dall’Agenzia delle entrate.

Come ottenere il codice lotteria

Per ottenere il codice lotteria, il cliente deve inserire il proprio codice fiscale nell’area pubblica, senza autenticazione, del “Portale lotteria” che si compone di due aree:

Area pubblica 

Contiene informazioni relative alla lotteria (calendario delle estrazioni, codice degli scontrini vincenti, informazioni sulle modalità di partecipazione e di riscossione dei premi); all’area pubblica, alla quale si accede senza autenticazione, è già possibile generare il codice lotteria, mediante la funzione “Partecipa ora”.

Area riservata

Accessibile tramite Spid, credenziali Fisconline/Entratel o Cns (Carta nazionale dei servizi). Qui sarà possibile controllare il numero di biglietti virtuali associati al singolo documento elettronico ricevuto, verificare le eventuali vincite e verificare i termini per reclamare i premi. Il servizio produce, anche in formato codice a barre, un codice alfanumerico composto da 8 caratteri associato al codice fiscale del consumatore finale.

Il codice può essere stampato o salvato su dispositivo mobile (smartphone, tablet ecc.) e mostrato all’esercente. Per partecipare alla lotteria e per riscuotere i premi non è necessario conservare né esibire gli scontrini.

I biglietti virtuali

Il Sistema lotteria genera per ogni euro di corrispettivo un biglietto virtuale (l’importo è arrotondato all’unità di euro superiore se la cifra decimale è pari o superiore a 50 centesimi e a quella inferiore da 49 centesimi in giù). Per scontrini di importo inferiore a un euro non viene generato nessun biglietto, mentre per ogni documento elettronico è possibile ottenere fino a un massimo di 1.000 biglietti virtuali. Per gli importi superiori a 1.000 euro il numero massimo di biglietti generati è sempre pari a 1.000.

Le estrazioni

Dal 2021 saranno effettuate:

  • estrazioni settimanali con 15 premi da 25.000 euro per i consumatori e 15 premi da 5.000 euro per gli esercenti
  • estrazioni mensili con 10 premi da 100.000 euro per i consumatori e 10 premi da 20.000 euro per gli esercenti.

A queste si aggiungono le estrazioni annuali: con un premio di 5.000.000 di euro per il consumatore e un premio di 1.000.000 di euro per l’esercente.

Le date delle estrazioni, sia settimanali, sia mensili sia annuale, sono da definire. 

I premi

I premi non vengono tassati e i vincitori saranno informati tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata Pec (se il consumatore ha reso disponibile il proprio indirizzo mail Pec nell’area riservata del portale) e tramite Sms (se ha comunicato il numero di cellulare).

I premi dovranno essere richiesti entro il termine di decadenza di 90 giorni dalla ricezione della comunicazione di vincita, comunicando i dati per il pagamento. Il pagamento sarà effettuato con bonifico bancario o, per i soggetti sforniti di conto bancario, con assegno circolare non trasferibile.

Accedendo all’area riservata del portale lotteria, i consumatori riceveranno immediatamente una notifica che segnala la vincita. Lo stesso per gli esercenti, che in ogni caso riceverà una comunicazione dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che lo individua sulla base del numero di partita Iva memorizzato nella banca dati del Sistema lotteria.

PlanetPay365, la piattaforma multiservizi che dà più valore al tuo bar

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Il Bazar Atomico a tutto caffè con Francesco Sanapo

Francesco Sanapo a IL Bazar Atomico

Si alternano idee e suggerimenti su differenti tematiche di interesse e di attualità nel digital show Il Bazar Atomico creato da Moneysurfers. Nello studio-salotto milanese a ogni puntata un ospite è protagonista per parlare delle proprie esperienze, conoscenze, in un concentrato di parole e pensieri a ruota libera. In chiusura d’anno sono stati protagonisti gli specialty coffee raccontati da Francesco Sanapo, più volte campione italiano baristi e fondatore di Ditta Artigianale. L’intervista si può seguire al link https://youtu.be/RKVnR0aNIms, condotta dal giornalista Davide Francesco Sada e l’imprenditore Enrico Garzotto, con la partecipazione di Mario Piccaluga e Giovanni Valentini. Senza un preciso filo conduttore le tematiche affrontate in un confronto di oltre tre ore hanno spaziato dal caffè e le sue terre d’origine al mondo specialty, dalla tradizione italiana dell’espresso alla sua corrette modalità di preparazione (con particolare attenzione alla pulizia), dall’esperienza del talent show Barista & Farmer a Coffee Hunter, dalle origini di Ditta Artigianale ai suoi programmi futuri e molto altro ancora.

Caffè - Ditta artigianale«È stata un’esperienza molto interessante afferma Francesco Sanapo -: molte persone hanno scoperto un mondo del caffè che non immaginavano e le domande che mi sono arrivate attraverso i social testimoniano il grande interesse nei suoi confronti e il desiderio di “cambiare marcia”, di premiare un prodotto di qualità ed etico. Sono infatti questi i due elementi che contraddistinguono il nuovo trend degli specialty, che porta nuova attenzione a chi produce e alla correttezza di ogni passaggio lungo tutta la filiera. Ho voluto evidenziare che le forme di business condotte dall’industria del caffè sino ad oggi sono ormai obsolete: comodati, finanziamenti non portano a uno sviluppo e devono finire. Penso che il male del settore del bar stia proprio lì. Ieri per aprire un bar ci volevano sforzo, sacrificio, studio; oggi non è più necessaria la professionalità: ci si improvvisa e si ricevono soldi. Come si può pensare che il settore possa crescere se non si stacca da questa prassi?»

La miscela MammaMia
La miscela MammaMia

Affidarsi a un prodotto di qualità significa seguire l’evoluzione che il prodotto vive, come avviene con moltissimi frutti della terra. Il caffè che beviamo oggi non ha il sapore di quello di dieci anni fa: il gusto cambia e una grandissima velocità grazie alla scoperta di nuove varietà botaniche e di differenti processi di lavorazione. «Mi sono soffermato sulla miscela MammaMia che produciamo in Ditta Artigianale per invitare chi vive il mondo specialty a non buttare ciò che è stato fatto da chi ci ha preceduto, andando a scimmiottare le caratteristiche di quanto è venduto a Londra o Oslo, soprattutto per quanto riguarda l’acidità - riprende Sanapo -. A Firenze ho due caffetterie e vedo le espressioni (non positive) dei clienti quando bevono un caffè molto lontano dalle loro abitudini perché alquanto acido. Ho la fortuna di svolgere più ruoli: coffee buyer, tostatore, barista e questo mi ha permesso di mettere a punto una miscela come MammaMia in cui acidità, dolcezza e amarezza lavorano in armonia. È il giusto bilanciamento tra quello che il territorio chiede e la mission degli specialty, ovvero dare identità a ogni tazza servita, nel gusto, ma anche nella sua parte etica».

Moises e Marisabel, titolari della finca El Puente
Moises e Marisabel, titolari della finca El Puente

Frattanto, Ditta Artigianale ha qualcosa di nuovo da dire, cominciare dal Variety Box, una selezione di tre varietà uniche e autoctone provenienti dalla farm honduregna Finca El Puente. Una confezione racchiude l’esperienza gustativa delle varietà native africane: Java, ormai rinomatissima qualità dai sentori unici, Geisha”, varietà tra le più apprezzate e Mokka, una tra le più antiche e conosciute nel mondo (originaria dello Yemen), nota per le sue piccole bacche e per la particolare rotondità del chicco originaria.

Westward American Single Malt arriva in Italia con Rinaldi 1957

Westward American Single Malt
Prodotto artigianalmente in Oregon dalla distilleria Westward, la stessa di Aviation Gin, è un American single malt (alc 45% in vol) dalla grande ricchezza aromatica

Dalla fine dello scorso anno il catalogo di Rinaldi 1957 si è arricchito di un’eccellenza made in Usa: il whiskey Westward, un American single malt contraddistinto dalla grande ricchezza aromatica, già premiato in diversi concorsi internazionali.

Prodotto a Portland, Oregon, dalla distilleria Westward, la stessa di Aviation Gin, fondata nel 2004 da Thomas Mooney e Christian Krogstad, Westward American Single Malt è frutto di una lunga e accurata lavorazione artigianale.

Punto di partenza è l’orzo, proveniente dall’Oregon stesso o dallo stato di Washington, che viene maltato per creare una birra American ale, utilizzando lieviti di birra e una lenta fermentazione a bassa temperatura. L’American ale viene quindi distillata due volte in pot still, appositamente disegnati dai mastri distillatori della casa per creare un distillato robusto, trasformando così la birra in whiskey. A questo punto il whiskey viene fatto invecchiare in Oregon che, con le sue estati caldi e secche e gli inverni freddi e umidi, presenta un clima perfetto per tale operazione. Invecchiamento che avviene all’interno di botti di quercia americane vergini, leggermente tostate, selezionate per accentuare pienezza e rotondità. Infine, il distillato viene spostato in lotti più piccoli per raggiungere il suo tipico profilo gusto, ben bilanciato e pieno. Infine, il whiskey viene imbottigliato, senza filtrazione a freddo e senza l’aggiunta di alcun additivo, in modo da mantenere tutta la texture e complessità.

Frutto di tale processo è un distillato (alc 45% in vol) che si caratterizza al palato per i suoi sentori fruttati, accompagnati da note di cereali e vaniglia cremosa, con una punta di spezie dolci, e che si chiude con un finale marcato dal legno e da note di spezie dolci con un leggerissimo sentore affumicato e di cioccolato fondente.

Peculiarità che sono valse a Westward American Single Malt la doppia medaglia d’oro alla San Francisco World Spirits Competition 2020, punteggi di tutto rilievo alla Ultimate Spirits Challenge e da parte di Wine Enthusiast e una presenza nelle prime posizioni nella lista del Wall Street Journal sui migliori American single malt.

Fabbri 1905, i corsi ora sono taylor made e a domicilio

Amarena Fabbri Simplè

Lo abbiamo detto e ripetuto che la formazione, specialmente in un momento di grave crisi come questo, è l’arma più potente e l'unica strada se si vuole immaginare una nuova ripartenza - e impiegare bene il tempo dello stop. Nel panorama delle offerte di aziende e scuole c'è anche quella di Fabbri 1905, che ha deciso di avviare un programma di Master Class "a domicilio". Lezioni taylor made per i professionisti del fuoricasa, della pasticceria e della gelateria, oltre che del mondo bar.

Una storia che parte 20 anni fa e si evolve nel tempo

L’azienda bolognese porta avanti la sua filosofia di formazione per i professionisti da vent’anni, da quando, cioè, ha avviato una vera e propria scuola professionale per aiutare bartender, pasticceri e gelatieri ad acquisire nuovi strumenti e fiutare le nuove tendenze del mercato. In tempi di Covid, le lezioni diventano un servizio a domicilio, ma non solo. Sono anche confezionate sulle esigenze del singolo professionista. Naturalmente, avvengono nel rigoroso rispetto delle normative di sicurezza.

Proposte invernali per il gelato e pasticceria sottozero

Il progetto delle Master Class a domicilio e taylor made è partuto ad ottobre scorso e viene ora rilanciato. Nel frattempo, 40 professionisti in tutta Italia hanno usufruito del servizio. I docenti sono Brand Ambassador Fabbri, professionisti di alto profilo che hanno formato i colleghi sulle nuove tecniche e tendenze del mondo dolce e del bere, come la pasticceria sottozero, le proposte invernali per il gelato, le monoporzioni, ma anche la caffetteria "miscelata".

I contatti per programmare una Master Class

Per maggiori informazioni e per progettare una iniziativa di formazione ad hoc, si può contattare la struttura di formazione di Fabbri 1905 chiamando il numero 051 617344 o scrivendo all'indirizzo masterclass@fabbri1905.com  

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