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Maio Land di Calvé invita a osare abbinamenti originali

Gli Chef Ambassador Eleonora Riso, Andrea Mainardi e Anna Zhang
Edelman Italia firma la campagna d'opinione Maio Land by Calvé per la creazione di originali ricette gastronomiche.

La ricerca di abbinamenti gastronomici originali o di facile lavorazione ha spinto Calvé (il marchio della gamma di salse by Unilever Food Solutions) a intraprendere la campagna d'opinione Maio Land firmata Edelman Italia.

Gamma Calvé gusti Burger, Ketchup, Classica, Barbecue, Cheddar

Bisogna ammettere che alcuni abbinamenti gastronomici "originali" spesso si spingono oltre il limite del buon gusto come (secondo una ricerca in tema di Calvé) pasta, maionese e tonno; pizza con l'ananas; cappuccino durante i pasti; carbonara con la panna. Ma non per questo si possono creare nuovi e gradevoli abbinamenti.

«Calvé è da sempre simbolo della tradizione gastronomica italiana - afferma Paolo Armato, General Manager Foods Unilever Italia - di quei sapori autentici e familiari che ci accompagnano da generazioni. Ma essere un brand iconico significa anche sapersi evolvere, restare in ascolto e rispondere con autenticità ai cambiamenti culturali. Monitorando le conversazioni online e osservando con attenzione ciò che emerge dalla nostra community, abbiamo intercettato un sentimento diffuso: tante persone si sentono giudicate per i propri gusti a tavola. Abbiamo capito che serviva un alleato, un brand capace di dire ‘basta’ al taste shaming e di celebrare la libertà di espressione anche attraverso il cibo. E Maio Land nasce proprio da qui. Perché Calvé è sì tradizione, ma è anche ascolto, empatia e voglia di abbracciare ciò che fa bene ai consumatori, dentro e fuori dal piatto».

Paolo Armato, General Manager Food Unilever Italia

Una convincente dimostrazione ci à stato offerta l'altro giorno all'evento Maio Land by Calvé presso Cascina Cuccagna di Milano. Protagonisti gli Chef Ambassador Anna Zhang, Eleonora Riso e Andrea Mainardi.

Vincitrice di MasterChef Italia 14, Anna Zhang ha presentato Tranci di brownie al cioccolato fondente con ricciolo di maionese Calvé, più Gnocchi croccanti al forno con salsa di maionese Calvé al curry.

Vincitrice di MasterChef Italia 13, Eleonora Riso ha proposto un Minisandwich di tartare di manzo con maioinese Calvé aromatizzata con olio di sesamo tostato e cipollotto fresco, oltre a una Polpetta di brandacujun fritta e remoulade.

Il food content creator e giudice MasterChef, Andrea Mainardi ha servito un Conchiglione di pasta servito freddo ripieno di mousse al tonno, maionese Calvé, capperi fritti e pomodorini semidry (da applauso!) e Cannoli di polenta farciti con patate, pulled chicken e maionese Calvé.

«Grazie a questo sondaggio - sottolinea Martina Grotto, Marketing & Trade Marketing Lead di Unilever - abbiamo osservato con grande interesse un vero e proprio cambiamento culturale nel modo in cui i giovani vivono e condividono le proprie scelte gastronomiche. Non si tratta più di nascondere o giustificare abbinamenti insoliti o considerati "peccati di gusto", ma anzi di rivendicarli con orgoglio e naturalezza, specialmente sui social media. La nostra community ha dimostrato che questi mix, un tempo guardati con diffidenza o persino giudicati come errori, stanno diventando veri e propri simboli di identità e originalità, conquistando un posto di rilievo tra i nuovi must food. Questo fenomeno, che cavalca il movimento dell’anti taste shaming, racconta che le generazioni Gen Z e Millenbials vogliono liberarsi dai pregiudizi e godersi il cibo in modo autentico e senza sensi di colpa».

Martina Grotto, Marketing & Trade Marketing Unilever

Unilever è una delle principali aziende di beni di largo consumo al mondo. Opera nei mercati di Beauty & Wellbeing, Personal Care, Home Care, Foods e Ice Cream. Radicata in oltre 190 paesi in tutto il mondo, i suoi prodotti vengono usati da 3,4 miliardi di persone ogni giorno. Con 128.000 dipendenti, nel 2024 ha realizzato vendite per 60,8 miliardi di Euro.

 

 

Giacomo Ponti è il nuovo presidente di Federvini

Il successore di Micaela Pallini alla guida di Federvini è Giacomo Ponti, erede della storica famiglia che produce aceto a Ghemme (No)

Un nuovo presidente per Federvini, che elegge Giacomo Ponti come successore di Micaela Pallini, al timone dal 2021. Il passaggio di consegne è avvenuto durante l’assemblea della Federazione, che ha contestualmente sancito il rinnovo della governance, con la nomina dei vicepresidenti Aldo Davoli e Piero Mastroberardino; oltre ad Albiera Antinori presidente del gruppo Vini, Leonardo Vena (ad Amaro Lucano) presidente del gruppo Spiriti e Sabrina Federzoni presidente del gruppo Aceti. A questo si aggiungono le nomine di Gabriele Castelli, in qualità di nuovo direttore e Francesca Migliarucci, come vicedirettore.

L’assemblea di Federvini è stata anche l’occasione per ricordare i numeri del mondo del vino. Federvini rappresenta un comparto da oltre 21 miliardi di euro, con più di 40mila imprese e un saldo export positivo di 8,9 miliardi nel 2024 (qui i dati dell'ultimo Osservatorio Federvini).


Lo scenario che dovrà affrontare il nuovo presidente è quello di un quadro macroeconomico fragile, sia sul mercato interno che su quello internazionale. «Accolgo questo incarico con senso di responsabilità - ha affermato il neo presidente Ponti - in una fase storica complessa, segnata da forti tensioni internazionali e incertezze. Federvini continuerà a rappresentare con forza e competenza le nostre imprese, valorizzandone qualità, sostenibilità e centralità economica. Tra gli obiettivi prioritari del mio mandato il rafforzamento della competitività internazionale del nostro settore, tutelando in primis il valore culturale di tutti i comparti, dai vini, agli spiriti, agli aceti, che costituiscono un patrimonio economico di straordinario prestigio per il nostro Paese».
Ponti è alla guida della storica azienda familiare Ponti, fondata nel 1787 a Ghemme (No). Rappresenta la nona generazione di un’impresa simbolo della produzione italiana di aceti e conserve: è la prima volta che la federazione si affida a un esponente del comparto aceti. Il nuovo Presidente di Federvini è anche Presidente di Italia del Gusto e membro del Consiglio dell’Unione Italiana Food.

Torna a ottobre a Milano l’appuntamento con Host

HOST MILANO 2025
Dal 17 al 21 ottobre a Fiera Milano, l'edizione 2025 della manifestazione internazionale dedicata al mondo dell'ospitalità. Con oltre 1700 espositori da tutto il mondo al momento registrati e un ricco programma di eventi

Esperienzialità, tecnologia e sostenibilità sono alcuni dei grandi filoni che stanno guidando la trasformazione del fuori casa. Temi che saranno al centro anche della prossima edizione di Host. L’appuntamento con la manifestazione internazionale, tra le maggiori dedicate al mondo dell’ospitalità, è dal 17 al 21 ottobre prossimi a Fiera Milano: cinque giorni durante i quali saranno messe in mostra tutte le novità e le tendenze in ambito bar, caffè, ristorazione, pizza, pasta, gelato, arredo e bakery.

A presentarle espositori da tutto il mondo, con oltre 1.700 quelli già registrati, quando al via della manifestazione mancano ancora quattro mesi. Di questi il 44% sono esteri, provenienti da 54 Paesi diversi, principalmente Germania, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Stati Uniti e Regno Unito. Ma molte sono le new entry anche da mercati emergenti, come il Sud America e il Sud-Est Asiatico. Espositori che incontreranno oltre 700 hosted buyer da circa 75 Paesi, profilati anche con il supporto di Ice, l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Americhe (35%), Medio Oriente e Africa (28%), Asia e Oceania (14%), oltre all’Europa e Paesi Cis (gli stati post-sovietici, 24%) sono le principali aree estere di provenienza.

Un ricco palinsesto di eventi

A integrazione del percorso espositivo, Host affianca un ricco un ricco palinsesto di eventi, altro tradizionale pezzo forte della manifestazione, con masterclass, show cooking, tavole rotonde, percorsi di gusto, competizioni e incontri con chef stellati, bartender e designer.

Tra questi la settima edizione di Smart Label – Host Innovation Award, il riconoscimento promosso da HostMilano e Fiera Milano in partnership con POLI.design e patrocinato da Adi (Associazione per il disegno industriale), che premia servizi e progetti innovativi nel settore dell’ospitalità.

In parallelo, sempre in collaborazione con POLI.design, e con il patrocinio di Newh – The Hospitality Industry Network, gli incontri sul futuro della progettazione nell’horeca di Design Talks, dove si parlera di temi come il benessere nella progettazione per l’ospitalità, di nuovi format che rispondono ai nuovi scenari, o del cambiamento di prospettiva nella sostenibilità per l’ospitalità.

I grandi eventi per bar e caffetteria

Nel mondo della caffetteria, da segnalare il ritorno a Milano del World Barista Championship (Wbc) organizzato da Sca (Specialty Coffee Association), la più importante competizione mondiale sul caffè al mondo, con i campioni di oltre 50 delegazioni di tutto il mondo che si sfideranno per conquistare l’ambito titolo di World Barista Champion.

Ma ad animare il Sic (Salone Internazionale del Caffè) e le sue aree Bar-Macchine Caffè-Vending e Caffè-Tea ci saranno anche le altre competizioni organizzate in collaborazione con Altoga (Associazione Nazionale Torrefattori e Importatori di Caffè e Grossisti Alimentari), il Gran Premio della Caffetteria Italiana, la Moka Challenge, a cura di Aicaf (Accademia Italiana Maestri del caffè), e LAGS Battle Italy/ World LAGS Battle a cura di Latte art Grading System.

Grande novità di quest’edizione tra gli eventi del mondo bar e caffè saranno gli Host Talks - Beyond the Cup, gli incontri in formato talk, organizzati con M25 Consulting, che riuniranno l’intera filiera del caffè per condividere idee, esperienze, best practice e promuovere una cultura evoluta del caffè ed esplorare il suo futuro.

Gli appuntamenti gelato-pastry

In contiguità con il Sic, le aree Gelato e Pasticceria presenteranno il meglio dei rispettivi settori, dalle macchine ai semilavorati e dagli accessori agli ingredienti. Un particolare focus sarà dedicato al cioccolato, con un vero e proprio viaggio tra le sue infinite sfaccettature, dalle origini alle frontiere dell’innovazione, passando per temi cruciali come etica, sostenibilità e alimentazione consapevole, sotto la direzione del maestro chocolatier Davide Comaschi. Il programma prevede talk ispirazionali, masterclass, workshop esperienziali e dimostrazioni tecniche che sveleranno i segreti della pralineria d’autore, dalla creazione dei ripieni più raffinati alla decorazione più scenografica.

Anc0ra in ambito dolci, a questa edizione di Host torna il Panettone World Championship 2025, organizzato dall’Accademia dei Maestri del Lievito Madre e del Panettone Italiano, con Iginio Massari come ospite d’onore e la partecipazione anche di Antonio Bachour, Angelo Musa e Roy Shvartzapel. Quest’anno la sfida vede in gara ben 12 team, Argentina, Australia, Brasile, Cina, Cuba, Francia, Germania, Giappone, Perù, Spagna, Taiwan e Venezuela.

Fitto di appu8ntamenti anche il calendario per la ristorazione, con gli show-cooking di A.P.Pa.Fre. (Associazione Produttori Pasta Fresca della Piccola e Media Impresa), il programma di dimostrazioni Smart Food - Smart Chefs - Smart Future di Apci (Associazione professionale cuochi italiani) e gli show-cooking, workshop e incontri con alcuni dei più interessanti protagonisti della cucina italiana della la Fic Academy di Fic (Federazione italiana cuochi).

Come partecipare a Host 2025

Host 2025 di svolge a Fiera Milano dal 17 al 21 ottobre dalle ore 10 fino alle 18 (il 21 ottobre si chiude alle 17). L’ingresso per un giorno acquistato online ha un costo di 54 euro (72 se in biglietteria) per 2 giorni 71 euro (altrimenti 94), per 3 giorni 95 euro (invece di 127) euro e per 5 giorni 112 euro (altrimenti 149 euro).

Kimbo riscopre la sua storia con la nuova linea specialty Sapiente e Antica Miscela dal 1963

Con le tre nuove miscele Sapiente, che mixano arabica e fine robusta, Kimbo entra nel mercato degli specialty con l'obiettivo di conquistare i bar

Per ora due novità che riguardano solo il mercato consumer, ma dal lancio della linea Sapiente e della nuova Antica Miscela 1963 si può tracciare una strategia aziendale di Kimbo, che riparte dal passato per stimolare il mercato del caffè presente e futuro. Partiamo da Sapiente, il nuovo brand con cui Kimbo entra nel mondo degli specialty. Tre le miscele dai nomi evocativi presentate a Napoli: Incanto (100% Specialty Arabica), Mistero (50% Specialty Arabica e 50% Fine Robusta) e Stupore (100% Fine Robusta). Sebbene il caffè specialty parli a un consumatore contemporaneo, c'è un aspetto che rende questo prodotto tradizionale: l'artigianalità, che ha caratterizzato le prime fasi della storia di Kimbo, nata in in piccolo bar nel quartiere Sanità di Napoli, dall'intuito dei fratelli Francesco, Gerardo ed Elio Rubino. Non è un caso che il payoff sia Master Roasters from Napoli, perché per realizzare Sapiente, Kimbo ha messo in campo una microroastery in fase di allestimento, separando di fatto la produzione di questa linea dalla torrefazione principale.


Al momento acquistabile solo sullo shop online di Kimbo, Sapiente è distribuita in confezioni da 200g in grani (17 euro), ma fra qualche mese, promette il presidente Mario Rubino, sarà protagonista di un piano di "conquista" dell'horeca: «Presenteremo tutto a ottobre in occasione di Host a Milano, ma posso anticipare che la nostra intenzione già nel breve periodo è di entrare con dei corner Sapiente nei bar specialty».
Quella di puntare sulla Robusta anche in versione specialty, spiega Massimiliano Scala, direttore marketing di Kimbo, non è una scelta casuale: «La canephora, nella sua varietà robusta, insieme all’arabica rappresenta il 40% dei consumi mondiali, con dei picchi proprio a Napoli, visto che lo stile che ci contraddistingue prevede una preferenza per la robusta». Sulla "ricetta" interviene il coffee expert Andrej Godina, che insieme a Mauro Illiano, altro nome noto del mondo del caffè, ha co-progettato Sapiente in tutte le sue fasi. Obiettivo dichiarato: attribuire pari dignità agli specialty arabica e ai fine Robusta, combinandoli in blend, pensati per esaltare i migliori flavori di entrambe le specie botaniche, selezionate in 15 diverse piantagioni.

Da sinistra, il presidente Kimbo, Mario Rubino, e il coffee expert Andrej Godina

«Ulteriore sfida di questo progetto - aggiunge Godina - era tradurre lo specialty su un metodo di estrazione che è tutto italiano, l’espresso, evitando prodotti troppo spinti su alcuni flavori come l'acidità. Abbiamo studiato le tre miscele, partendo dalle specie botaniche, dal terroir e infine dal metodo di tostatura, per ottenere nel caffè finale un’acidità controllata, elegante, che il consumatore italiano potesse capire». Riportando anche lo "stile napoletano": «A Napoli, così come possiamo vedere da molte delle referenze di Kimbo, la particolarità è una tostatura scura, ma andava adattato ai criteri che definiscono i caffè specialty». Alla fine, Sapiente ha una tostatura più scura di quella che si utilizza di solito per lo specialty, ma meno di quella a cui sono abituati i palati napoletani. «Abbiamo cercato di esaltare la dolcezza naturale del caffè», conclude Godina.
Interessante anche la scelta grafica del packaging, che si discosta con decisione dai colori prevalenti dei prodotti Kimbo, scegliendo il nero di sfondo e un’illustrazione dal tocco surrealista a fare da trait d'union fra l'anima partenopea di Kimbo e la sua mission aziendale: la sirena Partenope, simbolo di Napoli, la cui coda si trasforma in una pianta di caffè, evocando il profondo legame tra le origini dell’azienda e i suoi prodotti. Il concept grafico è stato ideato da Espresso Comunicazione, prima agenzia italiana specializzata nella comunicazione del settore caffeicolo, che ha tradotto in immagine l’anima creativa e identitaria del progetto.
Un cenno lo merita anche la nuova Antica Miscela dal 1963, un'edizione speciale di macinato per moka, destinata al mercato consumer, che riscopre le origini di Kimbo, riprendendo una ricetta conservata negli archivi dell'azienda, con un colpo di scena: l'utilizzo di un'arabica al 100%, tostata scura, come piace a Napoli.

Espresso Italiano Champion, vince Giulia Ruscelli

Giulia Ruscelli vincitrice Espresso Italiano Champion 2025
Giulia Ruscelli vincitrice Espresso Italiano Champion 2025
È la prima donna a primeggiare nella gara nazionale della competizione organizzata dall’Istituto Espresso Italiano. La finale si è svolta a Conegliano Veneto nella sede di Dersut.

La finale dell’Espresso Italiano Champion che si è svolta a Conegliano Veneto (TV) nella sede di Dersut Caffè ha qualificato Giulia Ruscelli quale migliore barista dell’anno. La barista del Lovo Bar e Pasticceria di Forlì, è la prima donna italiana a vincere la gara nazionale organizzata dall’Istituto Espresso Italiano dopo avere sfidato gli altri undici professionisti nella realizzazione di quattro espressi e quattro cappuccini. La gara di 11 minuti si è aperta con la taratura del macinacaffè Eureka Atom 20W prima di potere procedere alle corrette estrazioni con la macchina Rancilio Classe 20 Asb con sistema acqua Brita. Secondo e terzo si sono classificati rispettivamente il veneziano Tianyu Wang e Matteo Colzani. 

Si dichiara particolarmente fiero per questa vittoria Alessandro Borea, presidente Iei in quanto «nel settore la figura femminile è sempre più fondamentale, su tutta la filiera». Inoltre osserva: «l’Espresso Italiano Champion ha visto la partecipazione di decine di giovani professionisti in tutta Italia che già dalle prove di qualifica si sono confrontati e stimolati alla crescita personale e professionale in questo settore che proprio su loro punta molto in quanto ultimo anello della filiera prima del consumatore finale».

Da parte sua, Lara Caballini di Sassoferrato, amministratore delegato di Dersut Caffè sottolinea l’alto valore professionale dimostrato dai partecipanti e la positiva collaborazione che si è creata tra di loro. Si rivolge poi alla vincitrice con “un augurio, non solo per questa competizione, ma in generale nel lavoro e nella vita, di avere sempre consapevolezza di ciò che si è, delle proprie capacità e del proprio valore. Il valore che tu ti dai è quello che poi gli altri percepiscono e dovrebbero riconoscerti; quindi, le auguro di credere sempre nelle proprie capacità e quando ci sono le capacità vanno anche comunicate, fatte capire agli altri». 

Giulia Ruscelli è una professionista del mondo del bar da quattordici anni, e negli ultimi quattro si  è specializzata nella latte art, che per lei rappresenta una vera passione. Ha partecipato alla sua prima competizione e, confessa, «non mi aspettavo assolutamente di vincere, neanche di arrivare in finale. Il motivo per il quale ho scelto di essere qui era crescere a livello personale e lavorativo, e per conoscere un ambiente diverso dove ci sono tutti esperti e appassionati di caffè; porto a casa l’essere più minuziosa, attenta ai dettagli e alla pulizia nel bar in cui lavoro con l’obiettivo di trasmettere questa cosa alla mia clientela. Sono contenta di aver raggiunto un trampolino di lancio che mi permetterà di avere varie porte aperte, dandomi o l’opportunità di scegliere la strada che sentirò più mia».

Bugan Coffee Lab, laboratorio e caffetteria specialty, apre a Milano

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Sonia e Maurizio Valli, fondatori di Bugan Coffee Lab (credit foto: Luca Bassi)
Dopo i due store a Bergamo, la caffetteria specialty con microroastery, academy e laboratorio dei fratelli Maurizio e Sonia Valli sbarca nel capoluogo lombardo. L'apertura il primo luglio nel quartiere dei Navigli

Da Bergamo a Milano. Apre il prossimo primo luglio 2025 in via Vigevano 15, nel quartiere dei Navigli, Bugan Coffee Lab, locale tra i pionieri in Italia per la ricerca, la formazione e divulgazione del mondo dello specialty coffee. Bugan Coffee Lab è infatti una realtà che unisce in un unico luogo diverse attività, con unico filo conduttore il caffè d’eccellenza: è una caffetteria specialty con microroastery, academy e laboratorio. Un progetto che ha preso vita nel 2014 a Bergamo con l’apertura del primo store a opera dei fratelli Maurizio (premio Barawards 2015 come Barista dell'anno) e Sonia Valli, che hanno raddoppiato l’offerta in città con l’apertura di un secondo store nel 2022 (premio Baraward come Miglior Bar Caffetteria dell’anno), e che ora si apprestano a sbarcare a Milano per proporre a curiosi e appassionati la loro visione del caffè. Una visione fatta di attenzione alle origini, e, ovviamente, all’esperienza sensoriale, fondamentale per cogliere la qualità di ciò che c’è in tazza, per la quale decisivi sono tostatura e metodi di estrazione.

Caffè protagonista assoluto

Il nuovo store, progettato da De8_Architetti e Bettinellistudio Architetti, insieme ai due proprietari, in uno stile che richiama il concetto che richiama il concetto giapponese di wabi-sabi, ovvero di bellezza imperfetta, ha il suo fulcro nel bancone-laboratorio, rivestito in legno carbonizzato. Protagonista assoluto dell’offerta è la caffetteria, con la proposta di una selezione di caffè specialty da tutto il mondo, che gli ospiti potranno degustare con metodi differenti di estrazione, come espresso, caffè filtro, cold brew, ma anche acquistare e portare a casa. Essenziale la proposta la proposta food, che prevede una piccola selezione di croissanteria per la colazione.

Gran parte delle monorigini è importata direttamente dal locale, grazie ai contatti diretti con i produttori nei Paesi più vocati, con un posto di riguardo per l’Etiopia, che spesso nascono da viaggi in piantagione fatti dallo stesso team Bugan. Ogni monorigine è accuratamente selezionata tramite cupping, per individuarne la migliore espressione sensoriale, e tostata in funzione del metodo di estrazione che lo esalta al massimo.

Un vero laboratorio

Dietro ogni proposta del Bugan c’è infatti un lungo lavoro di studio e ricerca finalizzato a permettere all’ospite di godere appieno dell’esperienza del caffè. Un approccio rigoroso che prevede un’altra regola ferrea: nello store non è servito zucchero. Regola che rispecchia in pieno la filosofia del Bugan che, appunto, è un luogo di ricerca artigianale, pensato per chi è curioso, vuole avvicinarsi al mondo dello specialty e scoprire un modo diverso di bere caffè. Ad accompagnare i clienti in questo mondo il personale del locale, formato nell’Academy Bugan, dove si preparano alcuni dei migliori professionisti italiani per le competizioni internazionali. Sempre in un’ottica di divulgare la cultura del caffè, nei prossimi mesi, l’offerta dello store milanese, come già per i due bergamaschi, sarà affiancata anche da un’area dedicata a esperienze di degustazione a numero chiuso.

 

 

 

Campari cede i brand Cinzano e Frattina a Gruppo Caffo 1915

Cinzano GRUPPO CAFFO 1915 ACQUISISCE CINZANO
Lo storico marchio di vermouth e spumanti passa al gruppo calabrese, che acquisisce anche le grappe e le bollicine Frattina. Un'operazione da 100 milioni che sarà conclusa entro la fine dell'anno

Colpo di scena nel panorama degli spirit e delle bollicine italiane. Campari Group ha siglato un accordo con Gruppo Caffo 1915 per la cessione a quest’ultimo di Cinzano. Un’operazione da 100 milioni di euro, che, oltre al business di vermouth e sparkling wine dello storico marchio piemontese, comprende anche il passaggio di mano della grappa e delle bollicine Frattina.

Per Campari l’operazione, il cui closing è previsto per la fine di quest’anno, rappresenta un passaggio significativo nella strategia di razionalizzazione del portafoglio attraverso la cessione dei marchi non strategici, «consentendo di aumentare il focus commerciale e di marketing sui nostri brand principali», come ribadito da Simon Hunt, ceo del Gruppo, in una nota stampa che annuncia il raggiungimento dell’intesa. L’operazione contribuisce inoltre alla semplificazione complessiva delle attività operative e alla riduzione della leva finanziaria.

Si punta su Cinzano per crescere all'estero e nella mixology 

Per il Gruppo calabrese, che quest’anno festeggia i suoi 110 anni di vita, l’acquisizione dei due marchi segna un importante passo nel proprio percorso di crescita e nell’internazionalizzazione. «Grazie al successo registrato in Italia con Vecchio Amaro del Capo, abbiamo rafforzato la nostra posizione nel mercato interno, ma abbiamo ancora tanto spazio e strada da fare all’estero – ha commentato Sebastiano Caffo, ceo del Gruppo calabrese, nella stessa nota -. Cinzano, un brand storico e iconico, sarà la chiave per accelerare la nostra espansione internazionale, portandoci subito in più di 100 mercati». L’operazione costituisce per Caffo anche un importante investimento sul vermouth, segmento dove Cinzano, parte da una posizione privilegiata, essendo già uno dei marchi più bevuti al mondo. «Crediamo molto nel rilancio del brand, non solo dei vermouth, ma anche degli spumanti e di altri storici prodotti del marchio, come il Cinzano bitter soda, i liquori e le grappe, con un focus particolare sulla qualità e sull’innovazione, in particolare nel canale horeca e nel mondo della mixology», ha annunciato il ceo.

I passaggi dell'intesa

L’intesa tra i due gruppi prevede che la transizione sarà gestita attraverso la costituzione di una newco, nella quale confluiranno i business di Cinzano e Frattina, con la proprietà intellettuale, il magazzino di prodotti finiti, alcuni dipendenti, alcuni macchinari produttivi in Italia, gli accordi contrattuali e altri beni correlati. Restano in mano a Campari, invece, gli stabilimenti produttivi in Italia e in Argentina, dove il Gruppo produce anche altri brand.

Inoltre, i due gruppi hanno stipulato un accordo transitorio di produzione in Italia e in Argentina e un contratto di distribuzione temporaneo, che sarà valido a partire dalla data del closing. In base a tale accordo, Campari continuerà a distribuire i prodotti a marchio Cinzano in alcuni mercati selezionati, come Argentina, Spagna, Messico, Russia, Corea del Sud e Sud Africa, prima del passaggio alla struttura commerciale di Caffo.

Federico Sannella eletto presidente di Assobirra

Oltre a Sannella (Birra Peroni), eletti i tre vicepresidenti: Paolo Merlin (Heineken), Giuseppe Micucci (Birra Castello) e Serena Savoca (Carlsberg)

Cambio al vertice per Assobirra, la principale associazione dell'industria birraria, che vede l'avvicendamento alla presidenza fra Alfredo Pratolongo (Heineken Italia) e Federico Sannella (Birra Peroni). Pratolongo rimane nel ruolo di past president negli organi dell'associazione, il cui direttore generale è Andrea Bagnolini. Insieme a Sannella, l'assemblea di Assobirra, riunitasi a Roma, ha eletto i tre vicepresidenti: Paolo Merlin (Heineken Italia), Giuseppe Micucci (Birra Castello) e Serena Savoca (Carlsberg Italia). Claudia Buzio (AB InBev) è stata invece nominata in qualità di Advisor del Presidente per la coesione associativa.

Riunendo oltre 40 associati tra grandi, medi e piccoli birrifici, insieme con le 2 malterie e una rete di produttori di luppolo, Assobirra rappresenta più del 92% della produzione di birra nazionale e fa parte di Confindustria. AssoBirra svolge per il settore birrario compiti di rappresentanza istituzionale, promozionale e di sviluppo e promuove studi e ricerche su tutti gli aspetti legati al mondo birrario, fra cui l'annuale Report Assobirra, che fotografa la salute del settore (qui i dati dell'ultimo report).

Nato a Roma, Federico Sannella dal 2007 è Direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali di Birra Peroni, parte del Gruppo Asahi Europe & International. Presidente della Sezione Alimentare di Unindustria, è membro del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Agro Camera della Camera di Commercio di Roma. Dal 2023 è docente di Comunicazione Organizzativa e Responsabilità Sociale d’Impresa presso l'università Lumsa di Roma.

Per quanto riguarda i vicepresidenti, Paolo Merlin è originario di Borgomanero (No), e ricopre il ruolo di Public Affairs Manager di Heineken Italia, inoltre dal 2017 è Direttore della Fondazione Birra Moretti; comasco, Giuseppe Micucci è attualmente nella Direzione strategica commerciale e marketing di Birra Castello; nata a Roma, Serena Savoca è Marketing & Corporate Affairs Director di Carlsberg Italia, vantando oltre 15 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione aziendale.

La pinsa Di Marco festeggia il riconoscimento del Pat con nuovi investimenti nella produzione

Numeri in crescita per la Pinsa romana inventata da Corrado Di Marco, mentre l'azienda di famiglia inaugura nuovi stabilimenti e punta sul senza glutine

«Per ottenere il Pat ci vogliono 25 anni di attività dimostrata: all’inizio ci mancava un anno, perché mio padre ha registrato il marchio “pinsa romana” 24 anni fa, ma facendo una ricerca storica siamo riusciti a dimostrare che la produzione era iniziata in precedenza», a raccontare il percorso che ha portato questo prodotto laziale a diventare un Prodotto agroalimentare tradizionale del Paese è Alberto Di Marco, figlio dell’inventore della pinsa romana, Corrado Di Marco, e amministratore delegato dell'azienda di famiglia. Non una preparazione dalla lunga storia, come può essere la “cugina” pizza Margherita, ma un’opera di ingegno gastronomico che in questi anni ha fatto molta strada. «La Pinsa Romana non è solo un prodotto: è un’invenzione. È il simbolo di come il sapere artigianale possa incontrare l’innovazione, generando eccellenza», continua Alberto, che oggi è alla guida di un gruppo che conta 300 dipendenti e 60 milioni di fatturato. La produzione della Di Marco annovera il mix di farine (blend di farine di frumento, riso e soia, secondo la ricetta segretissima elaborata dal papà Corrado e che rende la pinsa leggera e digeribile), le pinse già pronte (in versione ambient, fresco e frozen) che incontrano sia la grande distribuzione che l’horeca, più di recente anche una sezione dedicata al senza glutine.

Oltre 40 milioni le pinse vendute ogni anno a marchio Di Marco e sono numeri in costante crescita , anche grazie alla diffusione dell’export, che oggi tocca 72 paesi. «Oltre alla sede principale di Guidonia, abbiamo aperto un nuovo sito produttivo il 17 marzo di quest’anno, ma è già saturo - racconta Alberto Di Marco -. Poi abbiamo un sito di 4mila metri sulla Tiburtina, dove si fa la lavorazione delle miscele. E ancora un altro stabilimento sotto Tivoli e uno in programma a maggio 2026. A questo si aggiungono lo stabilimento dedicato al senza glutine e un altro polo a Parma appena acquisito, sempre per il free-from».

Abbiamo avuto l’occasione di visitare il laboratorio di Guidonia e quello che colpisce è che la prima fase della produzione sia tutta artigianale, nonostante i numeri: ogni giorno sono 200mila pinse le prodotte da Di Marco. Le basi non sono spianate da una macchina, bensì stese a mano con gesti sicuri che allargano il panetto (morbidissimo, perché ha un’idratazione all’85%). Gli operatori con le dita praticano i riconoscibili avvallamenti, funzionali all'alveolatura della pinsa, un altro gruppo controlla che sia tutto in ordine. Il nastro porta, quindi, il prodotto in cottura per circa un minuto e mezzo e la pinsa va poi indirizzata ai macchinari che provvederanno al confezionamento, differente a seconda della temperatura di stoccaggio. Andranno, infine, in una vaschetta termoformata rigida, che, come spiega Di Marco, serve a trattenere le bolle ed evitare lo schiacciamento delle stesse. «Ci costa un po' di più - ammette Alberto Di Marco -, ma ci teniamo alle nostre bolle».

Fondamentale, nella preparazione, il ruolo della farina di riso: «Serve per creare un prodotto cristallino fuori e morbido dentro - dice Di Marco -. Inoltre, dal riso mio padre è riuscito a ottenere una pasta madre, che è quella che utilizziamo per il prodotto gluten-free. Per noi sono fondamentali sia la lunga lievitazione, che si attesta sulle 72 ore, che l'utilizzo della pasta madre su tutte le linee perché, oltre alla digeribilità, aiuta la masticabilità».

E sull’ingresso di nuovi player della pinsa sul mercato, Alberto Di Marco risponde con le parole del papà Corrado: «Nessuna paura della concorrenza, anzi contribuisce a diffondere il brand “pinsa”. Come dice sempre mio padre, “Fai il prodotto più buono di tutti e ti verranno a cercare”». Un brand sempre più presente anche nelle cucine dei bar, dove la pinsa costituisce una valida proposta sia per la pausa pranzo che per l'ora dell'aperitivo. Quelle di Di Marco sono basi bianche, che possono fungere da tavolozza per farciture tradizionali o creative, ma anche essere tagliate in tranci e proposte come alternativa al pane, magari in accompagnamento a un tagliere o un'insalata. Proprio per il mondo bar, è stata elaborata anche la versione "snack", in formato più piccolo, che può fare da monoporzione.

A Roma, all'interno dello stabilimento principale di Di Marco, è presente anche uno spazio dedicato alla formazione, la Pinsa School di Marco Montuori: qui si può imparare sia a fare la pinsa da zero, a partire dal mix di farine, sia a strutturare una proposta insieme al "pinsa chef", ragionando sull'utilizzo delle basi pronte.

Soda Maker Smeg sposa frizzantezza e design

Smeg Soda Maker Terry monroe
La barlady alchemica Terry Monroe dà prova delle potenzialità di Soda Maker Smeg
All'ampio catalogo di apparecchi domestici e porofessionali, l'azienda emiliana ha aggiunto il pratico Soda Maker Smeg in quattro colori design.

Poker di colori per i nuovi gasatori d'acqua Soda Maker Smeg: bianco, verde smeraldo, storm blue e nero.

Fondata nel 1948, Smeg (Smalterie Metallurgiche Emiliane Guastalla)  è diventata famosa a livello internazionale per le sue apparecchiature elettriche, domestiche e professionali, per i settori Caldo e Freddo che coniugano tecnologia d'avanguardia a uno stile originale.

Firmata insieme allo Studio Deepdesign, Soda Maker Smeg è l'ultima proposta da tavolo o banco bar che si contraddistingue per leggerezza e praticità, senza bisogno di collegamenti elettrici o batterie, compatibile con la maggior parte di bombole Co2.
Le sue caratteristiche sono le superfici colorate opache, le finiture in alluminio satinato e i dettagli in acciaio inox a cominciare dalla grande manopola frontale che permette di regolare il livello di gasatura, dall'acqua alle più diverse bevande come i cocktail, da versare all'interno di una apposita bottiglia trasparente in plastica riciclabile Tritan Renew della capacità di 1 litro (livello max utilizzabile 800 ml) da avvitare al gasatore.
Caratteristiche: peso 1.600 g, altezza 420 mm, larghezza 135 mm, profondità 245 mm.

Oltre a gasare e aromatizzare l'acqua, i quattro Soda Maker Smeg permettono di realizzare i sempre più richiesti cocktail alla frutta e aperitivi tipo Spritz. Non a caso a evidenziare le infinite potenzialità del gasatore a Co2 è stata chiamata di recente nello show room Smeg di Milano la nota barlady alchemica milanese Terry Monroe titolare di Opera 33 (via Carlo Farini) oltre che autrice del libro Cromococktail (Hoepli Editore) che ha realizzato nell'occasione, insieme alle sue collaboratrici come Andrea, alcune proposte innovative, giocate tutte sull'armonia dei colori, veri e propri drink tailor made su misura.

 

 

Baritalia 2025 a Padova: selezionati altri 14 finalisti

Baritalia Padova apertura
©Riccardo Gallini /GRPhoto
Grande partecipazione anche alla terza tappa dell'edizione 2025 del laboratorio itinerante di miscelazione, tornato, sopo 10 anni, nella città veneta. Ecco i nomi dei bartender qualificatisi per la finalissima di Venezia

Una bella giornata di sole, segno dell’estate entrata nel vivo, ha fatto da cornice alla terza tappa di Baritalia 2025. Dopo Firenze e Salerno, il tour lungo la Penisola della decima edizione del laboratorio di miscelazione di Bargiornale è proseguito in direzione Nordest, facendo ritorno, dopo un decennio, a Padova. Palcoscenico della manifestazione il Caffè Pedrocchi, uno dei più antichi caffè italiani. Come sempre numerosi, 275, i professionisti del settore, provenienti da tutto il Veneto e da altre regioni del Nord Italia, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail del menu dell’evento.

Tanti, ben 66, i professionisti del bancone che hanno partecipato a Baritalia Lab, la sfida di miscelazione che anche quest’anno ha come tema "Back to Basics”, un inno all’essenzialità che vuole proporre un ritorno alle radici autentiche del mestiere e incentrata su tre punti focali: la riscoperta dei drink essenziali, la valorizzazione degli ingredienti e il senso di ospitalità dei bartender.

Nella tappa veneta sono stati selezionati altri 14 talenti, in gara sotto le insegne delle aziende partner, che si sono aggiudicati un posto per la finalissima che si terrà nel Final Show di Baritalia 2025, in programma il 24 novembre a Venezia.

Ecco i loro nomi: Enes Neziri (Ancienne Pharmacie), Luca Schillaci (Bonollo 1908), Jacopo Schioppetto (Campari Academy), Gabriele Bonelli (Casoni), Michele Pedrett (Coca-Cola Hbc Italia Barceló), Linda Gentilini (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Claudio Fiora (Cuzziol), Roberto Cuccu (Gamondi), Marina Milan (Mixer), Andrea Mango (Nardini), Claudia Segati (Orsini Soda), Tommaso Pimponi (Premiata Officina Lugaresi), Luca Girardi (The Organics by Red Bull) ed Emiliano Cenci (Three Cents).

A meritarsi il Premio Baritalia menzione speciale Back to Basics per il drink più aderente al tema è stato Andrea Mango (Nardini).

La giuria di Baritalia Padova

A valutare le prove dei concorrenti e a decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Denny Del Monaco (Ancienne Pharmacie), Mauro Suman (Bonollo 1908), Riccardo Pennacchia (Campari Academy), Paolo Bollani (Casoni), Egidio Iannicella (Coca-Cola Hbc Italia Barceló e Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Luca Azzolina (Cuzziol), Igor Tuliach (Gamondi), Terry Monroe (Mixer), Alice Lucchi (Nardini), Antonio Bisceglia (Orsini Soda), Federico Lugaresi (Premiata Officina Lugaresi), Nicolò Lo Iacono (The Organics by Red Bull) e Filippo Ghizzi (Three Cents).

Giuria, come ormai da tradizione del format, affiancata in qualità di giudici d’onore da bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della città e del Veneto e da Giorgio Fadda, presidente ononario dell’Iba (International Bartenders Association): Riccardo Andreozzi, Simone Baggio, Riccardo Bortoletto, Andrea Calore, Diego Cesarato, Enrico Chillon, Giacomo Diamante, Gennaro Florio, Alessandro Giavara, Raffaele Iovinella, Max Morandi, Ludwig Negri, Roberto Pellegrini, Gianmaria Passone, Gianpaolo Posata, Mattia Scibetta, Andrè Tacchetto, Simone Tasinato, Pietro Trinca Colonel, Dorian Ymeray, Paolo Zanchetton e Michele Zilio.

Gli approfondimenti sulla miscelazione

Grande è stata la partecipazione dei professionisti al programma di masterclass, ben 14 tutte gratuite, altro pezzo forte del menu di Baritalia, dedicate alle tecniche di miscelazione e tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Ad aprire gli incontri Federico Lugaresi con una masterclass sulle proposte di Premiata Officina Lugaresi, seguito da Luca Azzolina che ha invece svelato i segreti del brand veneziano Maffio (a cura di Cuzziol Drink Experience), e da Antonio Bisceglia sulla gamma Orsini Soda e la mixology made in Italy. Mauro Suman ha poi parlato della storia e della gamma Ballor (a cura di Bonollo 1908), mentre Riccardo Pennacchia di Wild Turkey e la storia del Bourbon (a cura di Campari Academy) e, a chiudere gli incontri della mattina, Egidio Iannicella e Filippo Ghizzi con una masterclass sulla scienza delle bolle dei mixer Three Cents (a cura di by Coca-Cola Hbc Italia).

Il programma di masterclass è ripreso nel pomeriggio con gli incontri con Terry Monroe sulla frutta nella proposta Mixer, con Igor Tuliach dal titolo Il premium quotidiano (a cura di Gamondi), con Nicolò Lo Iacono sull’arte della semplicità in miscelazione (a cura di The Organics by Red Bul) e con Danny Del Monaco, che ha illustrato i segreti di Ancienne Pharmacie.

Sempre nel pomeriggio i partecipanti hanno assistito alle masterclass di Andrea Manzoli sulla ricca gamma spirit di Nardini 1779, di Federico Felicioli, Riccardo Passoni e Giulio Limone sullo smart food per i locali di tendenza (a cura di Metro). A chiudere gli incontri Manuel Greco, che ha spiegato gli elementi distintivi del gin emiliano Gin Tabar, e Carlo Sutto sulle proposte di Lanterna per creare l’aperitivo perfetto.

I finalisti della tappa di Padova e i vincitori per ogni squadra

Acqua Orsini
Claudia Segati (vincitrice di tappa)
Pietro Capodici
Geremia Senesi

Ancienne Pharmacie
Enes Neziri (vincitore di tappa)
Nihad Sbitli
Alessio Spanò

Bonollo 1908
Luca Schillaci (vincitore di tappa)
Antonio Liola
Thomas Stangherlin

Campari Academy
Jacopo Schioppetto (vincitore di tappa)
Nicola Marchioro
Antonio Panozzi Faina

Casoni
Gabriele Bonelli (vincitore di tappa)
Riccardo Lodovichi
Davide Barbato

Coca-Cola Hbc Italia Barceló
Michele Pedrett (vincitore di tappa)
Marco Pignataro
Alberto Gnocchi

Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia
Linda Gentilini (vincitrice di tappa)
Nicolò Boschetto
Denis Tavella

Coca-Cola Hbc Italia Three Cents
Emiliano Cenci (vincitore di tappa)
Matia Boschi

Cuzziol
Claudio Fiora (vincitore di tappa)
Roberto Quietato
Silvio Pedron

Gamondi
Roberto Cuccu (vincitore di tappa)
Paolo Gugole
Davide Torrente

Mixer
Marina Milan (vincitrice di tappa)
Gabriele Maggioni

Nardini
Andrea Mango (vincitore di tappa)
Viola Calderini
Luca Graziosi

Premiata Officina Lugaresi
Tommaso Pimponi (vincitore di tappa)
Fabio Gelmetti
Elena Ballasina

The Organics by Red Bull
Luca Girardi (vincitore di tappa)
Emanuele Magro
Luca Pellizzer

I prossimi appuntamenti di Baritalia

TORINO: 29 settembre
CATANIA: 3 novembre
VENEZIA: final show 24 novembre

Pieno di medaglie per Caffo all’International Wine & Spirit Competition

Caffo premi Iwsc 2025
Ben 17, tra i quali due ori Outstanding, i riconoscimenti conquistati dalle specialità del gruppo calabrese nel prestigioso concorso internazionale. Tra i premiati, con l'argento, c'è l'ultimo nato Lemonier

Pieno di medaglie per Gruppo Caffo 1915 all’edizione 2025 dell’International Wine & Spirit Competition (Iwsc). Quattro medaglie d’oro, delle quali due Outstanding, sette d’argento e sei di bronzo: sono ben 17 i riconoscimenti conquistati dal gruppo calabrese nel prestigioso concorso mondiale dedicato al vino e agli spirit.

Una collezione di riconoscimenti che ha premiato un’ampia gamma di prodotti del Gruppo, a testimonianza della qualità dell’assortimento Caffo, che ha superato la prova di un contesto altamente selettivo, quale l’Iwsc, competizione tra le più autorevoli a livello internazionali, riconosciuto nota per la sua rigorosa valutazione tecnica affidata a una giuria di oltre 250 specialisti del settore con una degustazione alla cieca.

Oro "eccezionale" per Bergamino di Calabria e Salmiacello

Tra tutti i premi brillano le due medaglie d’oro Outstanding, “eccezionale”, il più alto riconoscimento attribuito nella competizione che viene assegnato alle referenze con caratteristiche di equilibrio, complessità e potenza straordinari e che si distinguono nettamente dagli altri prodotti della loro categoria. Medaglie andate a due prodotti a base di altrettante eccellenze del territorio calabrese: il Bergamino di Calabria, il liquore ottenuto dall’infuso di scorze di bergamotto, l’agrume simbolo della regione, il Salmiacello, anche questo un liquore, ma realizzato con liquirizia calabrese Dop, sale del Mar Tirreno e spezie. Un prodotto che spicca per il perfetto equilibrio tra dolcezza e sapidità, ideale da servire ghiacciato e ideale anche per la miscelazione in cocktail contemporanei.

Tra gli argenti il nuovo arrivato Lemonier

Gli altri due ori sono andati ad altre due specialità della casa, entrambe a base di caffè: L’Elixir di Caffè S. Maria al Monte, ottenuto da un infuso di pregiate varietà di caffè tostate secondo la tradizione dell’espresso italiano, e CafCaffè Borsci, lo storico liquore al caffè realizzato con miscele selezionate di grani 100% arabica, infuse a caldo seguendo un antico procedimento originale messo a punto dall’azienda.

La rassegna delle medaglie prosegue con gli argenti. Ad aggiudicarseli il Clementino della Piana, il Limoncino dell’Isola e l’ultimo nato di casa Caffo, il Lemonier, l’aperitivo mediterraneo a base di scorze fresche di limoni calabresi, menta, salvia, alloro, assenzio e basilico, pensato per lo Spritz (leggi Lemonier, l’aperitivo mediterraneo di Caffo). Sempre d’argento le medagli andate a Blood Bitter Petrus, il bitter “all’uso d’Hollanda”, ottenuto dall'infusione e distillazione di circa 30 erbe, il Vecchio Amaro del Capo Riserva del Centenario e la Grappa Furlanina Gentile Mangilli.

Tanta grappa tra i bronzi

E a proposito di grappe, sono cinque quelle che si sono aggiudicate altrettante medaglie di bronzo sulle sei conquistate: Vecchia Grappa Caffo, Grappa Caffo Morbida e le Mangilli Mitica, Grappa Furlanina Invecchiata e Grappa Mitica Riserva Barrique. Completa i bronzi il Limoncino di Portofino.

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