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Pork ‘n Roll, pub e bottega a filiera corta

Pork 'n Roll, pub e bottega a filiera corta

Birre craft con salumi artigianali e carni dall’azienda di famiglia. Sono i punti di forza di Pork ‘n Roll, pub con bottega dei fratelli Roccia. In “carta” anche whisky e caffè specialty.

Antonio (42 anni), Gerardo (39) e Valentino (36), fanno di cognome Roccia e nomen omen sono forti come la pietra. La loro unione di intenti è una bella favola contemporanea, perché in pochi anni sono riusciti a risollevare l’attività agricola del padre, facendola diventare un marchio di successo. Maiali: questo il core business dell’azienda di famiglia, collocata ad Ascoli Satriano (Foggia). Fin quando si limitavano al solo allevamento degli oltre 2.000 maiali (oggi scesi a 1.500 per gestire meglio la produzione), la scelta etica di papà Roccia di dar solo mangimi di qualità ai capi, ripagava poco. C’era bisogno di un’evoluzione: affiancare la trasformazione all’allevamento. Per farlo era necessario il canale di vendita giusto, ma bisognava aspettare che i tempi (e i fratelli) fossero maturi.

Ed ecco che uno a uno i Roccia finiscono i propri studi: i primi due, Antonio e Gerardo, si laureano in Scienze e tecnologie alimentari a Bologna; il terzo, Valentino, diventa dottore in giurisprudenza, ma non paga tanto la conoscenza delle leggi, quanto il fatto che negli anni da studente a Roma diventi un appassionato di birre artigianali. Un interesse che lo fa entrare nelle grazie di quelli che sarebbero diventati i big del settore, come Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo.

«Ho preferito alla pratica legale - racconta Valentino - un apprendistato da Birra del Borgo dove sono stato in stage per 10 mesi. Dopo ero indeciso se provare ad aprire un birrificio o tentare un’esperienza da publican. Ho scelto questa seconda opzione, così per acquisire la giusta capacità gestionale, lavorando per un anno e mezzo alla Brasserie 4:20 in zona Ostiense». Finita questa esperienza, Valentino e i fratelli si riuniscono davanti a un tavolo per decidere le sorti dell’attività di famiglia. Intanto, Antonio si era concentrato sull’allevamento, mentre Gerardo aveva aperto una macelleria in Puglia, ma non era soddisfatto. Forte dell’esperienza acquisita, Valentino propone: «Apriamo un pub a Roma e serviamo le birre, accompagnate dalla carne e dai salumi dall’allevamento di famiglia. Lo chiameremo Pork ’n Roll». L’insegna in breve tempo diventa un brand di successo e, nonostante la collocazione in una zona periferica (Tiburtina, non lontano dalla stazione), diventa un punto di riferimento per gli appassionati di birre craft. Non solo. I prodotti della macelleria e del salumificio si fanno apprezzare perfino dagli chef stellati della capitale.

Il successo è tale che Gerardo decide di aprire, sempre nella stessa via dove è ubicato il pub, un altro locale dove sviluppare un’attività alternativa e complementare a quella del fratello, la Bottega di Pork ’n Roll. Se nel primo domina l’ambiente appunto da pub inglese, tutto legno scuro e spine in bella vista, alla Bottega quello che attira è il bancone macelleria con la carne in vetrina, i salumi da affettare dietro al banco e la zona rosticceria con i cibi pronti per l’asporto (già prima del Covid, i Roccia avevano implementato il take away). Non manca un buon numero di tavoli dove fare accomodare i clienti che possono ordinare i gustosi panini della casa. «All’inizio abbiamo fatto i salti mortali e ci siamo arrangiati in poco spazio e con solo una scaldapanini. Poi, per fortuna, si è liberato un locale accanto al nostro pub e ci siamo allargati, creando una vera e propria cucina professionale, anche se rispetto al pub rimaniamo su un target più da street food», spiega Gerardo.

Un locale fa da traino all’altro: c’è chi va al pub e poi fa la spesa alla bottega, specialmente di giorno, anche se l’accavallamento di orari ha iniziato a farsi sentire soprattutto negli ultimi mesi a causa dellla pandemia. Di norma la Bottega nasce più come approdo per un pranzo veloce (con spesa conseguente), mentre il pub funziona come meta per appassionati di birra artigianale, che non disdegnano una cucina da pub a suo modo ricercata. «Al pub si gioca di più», spiega Valentino e il gioco si vede specialmente in piatti in cui birra e whisky figurano fra gli ingredienti. Le costolette al Laphoraig, immancabili sulla lavagna, sono un esempio. A caratterizzare il pub ci sono anche le 8 spine e le 2 pompe, a cui si aggiungono birre o sidri che vengono messi a caduta a rotazione (massimo 2 o 3 in contemporanea). Inoltre ci sono un centinaio di bottiglie fra Lambic e birre vintage. Un’altra passione di Valentino è il whisky: le etichette sono oltre 200 e provengono da Scozia, Usa e Giappone. «Ma è l’unico spirit che abbiamo in carta», chiarisce. A questo menu si aggiungono i caffè specialty della torrefazione Picapau di Fiumicino che sono serviti in modalità espresso o moka. E i prezzi? «Il fatto che operiamo con una filiera cortissima e visto che serviamo i prodotti trasformati provenienti dal nostro allevamento riusciano a tenere sotto controllo i listini e fare prezzi contenuti».

Gerardo va una volta a settimana in Puglia a lavorare la carne appena macellata, Valentino ha appena raccolto l’orzo cresciuto nei terreni di famiglia, con il quale darà vita alla sua etichetta di birra. Si chiamerà Old Copper e sarà dedicata alla vecchia pentola di rame che utilizzava nei suoi primi esperimenti brassicoli e che oggi campeggia in un angolo del pub.

I Protagonisti
Valentino Roccia è il più piccolo dei fratelli Roccia ed è quello che ha avuto l’idea del pub, per coniugare la sua passione per le birre artigianali con i prodotti dell’allevamento di famiglia. Prima di aprire il Pork ’n Roll ha lavorato per quasi un anno per Birra del Borgo e un anno e mezzo alla Brasserie 4:20, dove si è formato come publican.
Gerardo Roccia è il macellaio di famiglia, quello che trasforma ciò che alleva il fratello Antonio in tagli perfetti e grandi salumi. Ha aperto la Bottega di Pork ’n Roll a pochi numeri civici dal pub. L’obiettivo è affiancare alla somministrazione un’attività più legata all’idea di street food specializzata nell’asporto e nel delivery.

Le Ricette
N. 5
di Gerardo Roccia
Ingredienti
1 medaglione di pane
rucola q.b.
zucca al forno
1 hamburger di maiale da 300 g
stracciatella
2 fettine pancetta tesa stagionata 10 mesi
Preparazione
Cuocere l’hamburger e piastrare il panino dall’interno, quindi comporre il tutto mettendo la rucola alla base, la zucca, la carne, la stracciatella e la pancetta a chiudere.

Pork 'n Roll di Roma, Panino n.5

N.6 modificato
di Gerardo Roccia
Ingredienti
1 medaglione di pane
150 g di traccetti maiale marinati
insalata coleslaw q.b.
lattuga q.b.
2 fette di scamorza affumicata
Preparazione
Marinare gli straccetti di maiale con olio di semi, aglio, pepe, paprika e cipolla disidratata e lasciar riposare. Quindi piastrarli insieme al panino dal lato interno e comporre il panino ponendo le verdure alla base, quindi la carne e la scamorza per ultima in modo che si sciolga e vada a ricoprire la farcitura.

Pork 'n Roll di Roma, Panino n.6 modificato

GIoVE, il gin premium veneto con l’uva Glera

GIoVE gin
Nato per iniziativa di tre amici, questo London dry gin si caratterizza per i sentori che richiamano il mondo del vino, regalategli dalla sua principale botanica: l'uva con la quale si produce il Prosecco

L’Italia si conferma un Paese molto vivace in materia di gin. Nell’ultimo decennio sono infatti nati diversi nuovi brand che molto spesso puntano sull’utilizzo di materie prime di eccellenza della Penisola, a volte anche insolite nella tradizione del distillato, per dare un carattere territoriale e unico al loro prodotto. Un nuovo esempio in tal senso è GIoVE, un nuovo gin che arriva dal Veneto, come dice il suo nome, acronimo di gin of Veneto: un London Dry premium che si caratterizza per l’utilizzo tra le sue botaniche dell’uva e delle foglie della Glera, il vitigno dal quale si produce il Prosecco.

L’idea è di tre ragazzi veneti, Pierfilippo Tomei, Francesco Pavan e Davide Ardizzone, che l’hanno partorita la scorsa primavera, quando l’Italia era in pieno lockdown, per rendere omaggio alla loro terra, attraverso l’uso dell’uva glera come botanica principale del loro prodotto. Idea che i tre hanno tradotto in realtà grazie alla collaborazione con Eugin Distilleria Indipendente di Meda (Monza-Brianza), che con la sua expertise ha contribuito ad affinare la ricetta e alla quale è stata affidata la produzione del nuovo gin.

Una ricetta che prevede poche botaniche: ginepro, coriandolo e angelica alle quali si aggiungono l’uva glera e le foglie dello stesso vitigno, raccolte direttamente a mano tra luglio e agosto, nel periodo della vendemmia. Le botaniche vengono distillate in alambicco discontinuo in rame con una tecnica mista per valorizzare al meglio ogni ingrediente: il ginepro, il coriandolo, l’angelica e l’uva Glera con la tecnica “steeping”, mentre le foglie del vitigno Glera sono distillate in corrente di vapore per preservarne gli aromi.

Prodotto in piccoli lotti, GIoVE (alc. 42% in vol) è un gin che valorizza al meglio le peculiarità della Glera, distinguendosi per i piacevoli sentori che ricordano il mondo del vino. Al palato si presenta con un gusto intenso, rotondo e bilanciato, caratterizzato dalle note fruttate regalate dall’aromaticità dell’uva, ben armonizzate con quelle di ginepro, mentre al naso con ricchi profumi erbacei portati dalle foglie della Glera. Caratteristiche che lo rendono perfetto sia da servire liscio o con ghiaccio sia come ingrediente per la miscelazione, a partire dalla preparazione di Gin&Tonic, abbinato a una tonica fine, o per originali cocktail.

Gin Mare conquista i maestri gelatieri

Gelato alle alghe affogato
La Masterclass Gin Mare e Carpigiani Gelato University tenuta a Sigep lo scorso anno ha dato spunti inediti per gli abbinamente di gelato con basi alcoliche

Gelato e mixology hanno diversi punti in comune: partendo da questa riflessione, due professionisti di questi mondi hanno dato origine a una stimolante masterclass e a 5 interessanti proposte. Nasce tutto a Sigep 2020, poi il lavoro del pasticcere, gelatiere e docente Andrea De Bellis e di Francesco Angotti - brand activation manager di Gin Mare - è diventato un appuntamento di formazione promosso da Carpigiani Gelato University. (ne avevamo scritto anche qui)

Un gin gastronomico dalle botaniche mediterranee

«Gin Mare - spiega Angotti - è un gin gastronomico, utilizzato da molti chef, nel quale trovano spazio botaniche mediterranee molto particolari: oliva spagnola, rosmarino greco, timo turco e basilico italiano. Lo avevo usato già anni fa in alcuni cocktail assieme al gelato, perché quei sentori si combinano molto bene. Il passo in più è stato ampliarne l’uso, adoperando il gelato anche come ingrediente di un piatto, come alternativa al ghiaccio o in un drink innovativo». L’idea alla base del ricettario emerso dalla masterclass è approfondire le molteplici applicazioni del gelato al ristorante, nell’offerta di un bistrot o di un cocktail bar, esplorando diverse possibilità anche al di fuori dei cocktail in senso stretto. I punti in comune tra mixology e gelato sono presto detti: l’utilizzo di temperature negative, la miscelazione come tecnica di preparazione, il dosaggio del freddo per sviluppare una corretta armonia di sapori valorizzando le materie prime. I due esperti hanno voluto inserire gin & gelato in ogni parte del menu, dall’antipasto al dolce. Lo hanno sfruttato come elemento freddo in due cocktail, come abbinamento a un piatto di carne e a uno di pesce e per creare un sorbetto soft serve alcolico.

Un occhio attento al dosaggio alcolico

Sullo sfondo, una questione tecnica, da tenere sotto controllo: «Il dosaggio del gin - spiega Angotti - deve restare basso, perché influisce molto sulla texture del gelato: bisogna adeguare tutta la ricetta perché l’alcol reagisce con gli ingredienti». Aggiunge Andrea De Bellis: «L’abbinamento in sé non è critico, il gin si presta bene ma è pur sempre alcol, quindi potenzialmente aggressivo sulla struttura del gelato. Va aiutato stabilizzando meglio l’acqua, aumentando un po’ le proteine, rendendo la miscela più viscosa e contrastando il potere anti-congelante. Soprattutto, bisogna ragionare in base al tipo di servizio, chiedendosi quanto deve durare nel piatto del cliente il gelato, o se invece è destinato a una vetrina o a una cella refrigerata del ristorante. Ad ogni modo, il gin ci ha permesso di spaziare dal petto d’anatra alle alghe, fino a cocktail inusuali. Un raccordo interessante che offre molti spunti».

Abbinamenti insoliti

Gelato alle alghe affogato. Il sorbetto è abbinato a Gin Mare, utilizzando i profumi e i sapori mediterranei delle sue botaniche con l’aggiunta di fiocchi di una selezione di alghe marine. Il bicchiere è decorato con un croccante aromatico all’olio d’oliva, pepe nero, timo e miele. Commento del bartender. «Base liquida, raffreddamento con metodi diversi e lavoro successivo con temperature basse: il gioco del mixologist è lo stesso alla base della gelateria moderna. Qui il gelato è usato come un elemento freddo nel drink, al posto del ghiaccio. Usando il gelato non si ha quel minimo di acqua che si avrebbe usando il ghiaccio, quindi il cocktail risulta più concentrato». Sorbetto al Lecce de tigre. Si tratta di un sorbetto alcolico che trova molteplici applicazioni in un piatto da bistrot o ristorante di cucina creativa. L’elemento freddo diventa allo stesso tempo condimento e abbinamento. Commento del bartender. «Abbiamo preparato una base di sorbetto con tutti gli elementi della marinatura peruviana - italianizzati, resi “mediterranei” - e aggiunto il Gin Mare. Il sorbetto, sciogliendosi, conferisce questa particolare marinatura “a freddo”a un piatto di pesce come il crudo di orata, ma lo si può anche assaggiare tale e quale». Sorbetto al lampone e pomodoro. Un aperitivo, oppure un pre-dessert: può diventare entrambe le cose questo sorbetto soft-serve, da mantecare espresso in piccole coppette, che già contengono la giusta quantità di Gin Mare. Perfetto anche per un ricevimento. Commento del bartender. «Qui abbiamo l’utilizzo del gelato soft servito in una modalità non canonica: un fresco sorbetto con gin, frutti rossi, lampone e pomodoro. Una volta messo nel bicchiere il sorbetto, si affumica coprendo con una piccola campana di vetro; l’affumicatura avviene mentre il piatto viene portato al tavolo. Scenografico e particolare». Il sorbetto alla salsa Hoisin (usata per l’anatra alla pechinese) accompagna un roast beef di petto d’anatra cotto a bassa temperatura aromatizzato con arancia, cannella, anice stellato, pepe, zucchero e sale. Abbattuto e affettato, è servito su una cialda al cacao. La dolcezza della salsa Hoisin è ideale per la creazione del sorbetto e Gin Mare ne esalta sapidità e persistenza. Commento del bartender. «Nel sorbetto abbiamo usato del miele, sale e altre spezie. Qui il sorbetto fa le veci di una salsa. Mi piace pensare a questa idea come a un elemento di un “carrello dei salumi evoluto”». Ramos Crystal Gin Fizz. Il Ramos è un cocktail famoso per la perizia e il tempo con cui deve essere shakerato: ben 11 minuti. Con il gelato della giusta consistenza e temperatura i tempi possono ridursi. Questo cocktail è realizzato sfruttando il programma Crystal disponibile sui mantecatori Carpigiani: si ottiene un prodotto cremoso e con un overrun più alto del gelato tradizionale. Commento del bartender. «Si ottiene una spuma ghiacciata simile al prodotto finale di quei famosi 11 minuti di lavoro di shaker. L’abbiamo stoccata in freezer e poi usata nella realizzazione del cocktail, abbattendo i tempi a un minuto. È uno sforzo di tecnologia che risolve un problema».

Who’s who

Le prime esperienze di Andrea De Bellis risalgono al 2004, a Roma, nella pasticceria Cristalli di zucchero. Poi si è spostato in Spagna, dal maestro Paco Torreblanca, nel 2007. Nel 2008 è nella cucina di El Bulli, poi rientra in Italia, nel 2009. Ha lavorato con Gabriele Bonci, poi nel ristorante dell’Hotel Majestic, in Via Veneto a Roma, con Filippo La Mantia. Ha poi aperto un laboratorio in Piazza del Paradiso a Roma con il fratello, che oggi lo gestisce, mentre Andrea si occupa di consulenza e docenza presso Carpigiani. Francesco Angotti, Brand activation manager di Gin Mare, ha iniziato come barman a 18 anni, in Calabria. Si è spostato in Spagna nel 2000 e lì è rimasto per 13 anni, lavorando in diversi cocktail bar, diventando brand ambassador di diversi brand e docente per aspiranti bartender. In Spagna ha conosciuto Gin Mare. Si è spostato a Pechino per 7 anni, gestendo due locali. Nel 2019 è tornato in Italia, continuando a lavorare con Gin Mare e con altri brand dell’azienda Vantguard per i mercati italiano e tedesco.

La Cimbali e Mumac sostengono l’incontro virtuale con il mito della Scala

Ingresso mostra Va Pensiero, Foto Brescia e Amisano

Il ritorno della Lombardia in zona arancione costringe nuovamente in musei alla chiusura, ma non ferma l’edizione 2021 di Milano MuseoCity, che si svolge quasi interamente online fino a domenica 7 marzo.  Sono centinaia gli appuntamenti tra visite guidate, tour virtuali, conferenze, incontri, iniziative speciali accomunati da un unico filo conduttore: I musei curano la città.  È infatti in momenti difficili come l’attuale che si mostra ancora più importante la forza terapeutica e rasserenante dell'arte e dei tesori conservati nei musei (sono oltre 85 le istituzioni pubbliche e private che aderiscono all’iniziativa).

La mostra al Teatro alla Scala . Foto Brescia e Amisano
La mostra al Teatro alla Scala . Foto Brescia e Amisano

La Cimbali, tra i principali brand di Gruppo Cimbali, e Mumac sono tra i sostenitori della mostra Va Pensiero - Il mito della Scala tra cronaca e critica. L’appuntamento è in diretta streaming sulla pagina Facebook del Museo Teatrale alla Scala per giovedì 4 marzo alle ore 18,30, per conoscere attraverso il curatore Pier Luigi Pizzi, la direttrice del museo Donatella Brunazzi e il critico musicale Mattia Palma, la mostra pronta da novembre 2020 e mai aperta al pubblico anche attraverso un video. Va pensiero propone un percorso che racconta il rapporto della Scala con la parola scritta, letteraria, giornalistica o critica. In esso si trovano approfondimenti sulle fonti letterarie delle opere più note, citazioni da romanzi e poesie che parlano di quell’eccellenza milanese ed italiana che è la Scala. Si trovano anche le produzioni che hanno raccolto critiche, suscitato scandali e acceso contese tra i critici musicali.

La Cimbali M100 al Teatro alla Scala
La Cimbali M100 al Teatro alla Scala

La sponsorizzazione si inserisce tra le iniziative di Gruppo Cimbali a sostegno del mondo della cultura, tra i settori maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria. La collaborazione con il Teatro e alla Scala e il suo Museo Teatrale, in particolare, è iniziata nel 2016 con la sponsorizzazione della mostra “Madama Butterfly, l’Oriente ritrovato. Foujita e Asari per Puccini” ed è proseguito negli anni con la creazione di numerose sinergie: dall’evento concerto al MUMAC con gli allievi dell’Accademia della Scala del 2017, alle dirette della Prima Diffusa del 7 dicembre 2017, 2018 e 2019, fino alla condivisione di molti altri momenti di spettacolo e cultura, dentro e fuori dal Teatro. Nell’ambito della partnership per la stagione scaligera 2020-2021 sono previste ulteriori iniziative online congiunte con l’obiettivo di valorizzare il valore storico e culturale delle rispettive collezioni.

Caffè, pasticceria, gelato: rivedi i talk digitali di Bargiornale e Dolcegiornale per Sigep Exp

Sigep eventi

Spunti per nuovi business, strade da percorrere, idee, esempi: è il filo rosso che unisce i cinque approfondimenti realizzati da Bargiornale e Dolcegiornale per il Sigep.

Cinque momenti di approfondimento con le testimonianze di grandi professionisti per raccontare le possibili evoluzioni del mondo del caffè, della pasticceria e del gelato.

Dal 22 al 30 marzo sarà possibile, in qualunque momento, riguardare gli eventi ai link sottoelencati (l'indicazione di data e orario aiuta a ritrovare l'evento nel palinsesto).

REGISTRATI A SIGEP EXP PER RIGUARDARE GLI EVENTI DIGITALI

Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda (i link sottostanti funzionano solo per chi si è già registrato nella piattaforma di Sigep Exp):

Lunedì 15 marzo ore 11 (Dolcegiornale Talk)
"Dolci da viaggio, grandi lievitati, viennoiserie: perché puntarci"

DI COSA PARLIAMO
La grande crescita dell’asporto, lo sviluppo del delivery, il rinnovamento dell’offerta danno nuova linfa e nuove prospettive di vendita a questi pilastri dell’offerta. Come rinnovare la proposta e ridefinire l'attività della pasticceria per andare incontro alle nuove esigenze del consumatore
GLI OSPITI
- Luigi Biasetto, Pasticceria Biasetto, Padova e Udine
- Sal De Riso, Pasticceria Sal De Riso, Minori (Sa) e Roma
- Carlo Meo, amministratore delegato di Marketing&Trade
- Marco Pedron, pastry chef di Cracco in Galleria, Milano
- Vincenzo Tiri, Tiri Bakery & Caffè, Potenza

Lunedì 15 marzo ore 18 (Sigep Lab)
"Coffee Pairing, nuove combinazioni: come abbinare il caffè a dolci, frutta e verdura"

DI COSA PARLIAMO
Dalla classica miscela a diverse origini di caffè con le loro peculiarità. Nuovi modi, insoliti, di proporre il caffè al bar e in pasticceria: protagonisti gli abbinamenti tra caffè (sia in versione espresso sia filtro) e dolci e tra caffè, frutta e verdura, con proposte che stupiscono e offrono esperienze di gusto insolite e appaganti
GLI OSPITI
- Giorgia Proia, Casa Manfredi, Roma
- Davide Spinelli, formatore Sca, brand ambassador Ims

Martedì 16 marzo ore 11.00 (Dolcegiornale Talk)
"Il gelato contemporaneo: nuovi valori, nuovi consumi, nuove modalità di servizio"

DI COSA PARLIAMO
Lasciate alle spalle le contrapposizioni vetrina-carapina e dolce-salato, il gelato si reinventa in nuove forme. Attente alla narrazione, protagoniste di ibridazioni, in cerca di nuovi partner per pairing d’autore
GLI OSPITI
- Paolo Brunelli, Gelateria Brunelli e Combo, Senigallia (An)
- Simone De Feo, Gelateria Capolinea, Reggio Emilia
- Stefano Guizzetti, Gelateria Ciacco Lab, Parma e Milano
- Stefano Roccàmo, Gelateria Stefino Lab, Roma

Martedì 16 marzo ore 18.30 (Vision Plaza)
"Crescono i consumi di caffè a casa: perché per i bar di qualità può essere un’opportunità"

DI COSA PARLIAMO
Negli ultimi anni, i consumi di caffè a casa sono cresciuti sensibilmente, mentre quelli fuori casa sono rimasti al palo. Nell’ultimo anno, l’interesse e l’attenzione dei consumatori a cosa bevono è cresciuta. Come agganciarsi a questa nuova consapevolezza per riportarli al bar?GLI OSPITI
- Chiara Bergonzi, trainer Sca, cofondatrice Lot Zero, brand ambassador Alpro
- Dario Fociani, Faro Caffè Specialty, Roma
- Samantha Giubertoni, Caffetteria B.officina, Carpi (Mo)
- Andrea Matarangolo, Chupa Coffee Lab, Roma

Mercoledì 17 marzo ore 9.30 (Vision Plaza)
"Meno sprechi, meno invenduto, più margini: la ricetta giusta in pasticceria"

DI COSA PARLIAMO

Le difficoltà del mercato, la spinta verso la sostenibilità, la crescente concorrenza spingono a fare le cose meglio che in passato. Razionalizzare l’offerta può essere la chiave di volta per lavorare meno (e meglio) a beneficio anche del conto economico
GLI OSPITI
- Lucca Cantarin, Pasticceria Marisa, Arsego (Pd)
- Giovanni Giberti, Pavè, Milano
- Roberto Rinaldini, Rinaldini Pastry, Rimini-Milano-Roma

Mercoledì 17 marzo ore 10.30 (Vision Plaza)
"Reazione a catena. Che cosa serve alle gelaterie italiane nel mondo per cavalcare la ripresa"

DI COSA PARLIAMO

Visione e buone pratiche per un futuro più solido: a lezione dagli imprenditori italiani che hanno costruito realtà di successo all’estero, per farsi trovare pronti al mondo post-pandemia (talk organizzato da Sistema Gelato in media partnership con Dolcegiornale)
GLI OSPITI
- Antonio Verga Falzacappa, Osservatorio Sistema Gelato
- Luigi Tonolli, Bacio di Latte
- Domenico D'Addio, Gelato-go

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Il Dpcm 2 marzo con le misure fino a Pasquetta

Dpcm 2 marzo
Foto di DonnaSenzaFiato da Pixabay
Il nuovo provvedimento con le misure anti-Covid, in vigore dal 6 marzo fino al prossimo 6 aprile, conferma le restrizioni per i locali fino alla fne delle festività pasquali

È stato emanato il nuovo provvedimento con le misure valide fino a Pasquetta per contrastare l’emergenza sanitaria. Il provvedimento, il Dpcm 2 marzo 2021 (in fondo all’articolo il testo completo da scaricare) conferma di fatto l’impianto di restrizioni già in atto, comprese le limitazioni sulle attività dei locali. Su questo fronte, l’unica novità è rappresentata dalla decadenza del divieto di asporto dopo le 18 e fino alle 22 per le attività di commercio al dettaglio di bevande (alcoliche e analcoliche), ma non per i bar e altri esercizi simili senza cucina. Le nuove disposizioni entrano in vigore dal 6 marzo fino al 6 aprile.

Restano i limiti agli spostamenti

Il nuovo Dpcm conferma il divieto agli spostamenti tra regioni e province autonome fino al 27 marzo (come già previsto dal Dl 15 del 23 febbraio 2021), comprese quelle che rientrano in fascia gialla. Restano consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, così come è permesso il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Nelle regioni in fascia arancione rossa sono anche vietati gli spostamenti tra comuni, sempre eccetto che per motivi di lavoro, necessità, salute o studio. Resta in vigore anche il coprifuoco, dalle ore 22 alle 5 del giorno successivo ed è confermata la possibilità, nelle regioni gialle e arancioni, di far visita a parenti e amici, nello stesso comune, ma sempre nel limite di due persone (oltre eventualmente a minori di 14 anni disabili o non autosufficienti).

Il Dpcm 2 marzo ha confermato anche la sospensione, in tutta la Penisola, degli eventi «che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto, quindi manifestazioni fieristiche e congressi, e delle attività delle sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all’aperto o al chiuso, e delle sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò.

Confermate le regole per i locali previste per le varie fasce

Per quanto riguarda le attività dei locali il Dpcm 2 marzo conferma le misure già previste a seconda della fascia di classificazione della regione nella quale si trovano (per la clafficazione aggiornata leggi Regioni gialle arancioni, rosse e bianche).

Locali in regioni in fascia gialla

L’apertura è consentita dalle ore 5 alle ore 18, con il numero di persone che possono prendere posto al tavolo fissato in un massimo di 4, eccetto che non siano tutti conviventi. Il limite orario delle 18 non si applica gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade e gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali e negli aeroporti, nei porti e negli interporti, che restano dunque aperti anche dopo le 18, e che hanno comunque l’obbligo di assicurare il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

Resta consentita, senza limiti di orario, la ristorazione negli alberghi e nelle altre strutture ricettive, ma solo ai clienti delle stesse strutture che vi sono alloggiati.

Dopo le ore 18 e fino alle ore 22 si potrà continuare a lavorare esclusivamente con i servizi di asporto, ma non le attività con codice Ateco 56.3, ovvero i bar e gli esercizi simili senza cucina, fermo restando il divieto per i clienti di consumazione sul posto o nelle adiacenze del locale, e di consegna a domicilio, in quest’ultimo caso senza limiti di orario e di tipologia di attività.

Locali in fascia arancione e rossa

Nelle regioni in fascia arancione e rossa le attività dei locali restano sospese. In tali territori è consentito solo l’asporto, con la limitazione di orario alle 18 per le attività con codice Ateco 56.3 (bar e gli esercizi simili senza cucina), e fino alle 22 per gli altri, e il servizio di delivery, quest’ultimo senza limitazione di orario e di tipologia di locale.

In queste regioni resta però consentita senza limiti di orario la ristorazione negli alberghi e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti, che siano ivi alloggiati. Così come restano aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande siti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situate lungo le autostrade, gli itinerari europei E45 e E55, negli ospedali, negli aeroporti, nei porti e negli interporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro.

Fascia bianca

Nell’area bianca non si applicano le restrizioni previste dai Dpcm per le aree gialle, arancioni e rosse. Restano in vigore le norme valide a livello nazionale, quindi l’obbligo di indossare la mascherina, di rispettare il distanziamento sociale e l’obbligo di sanificazione. Tutte le attività possono essere aperte, quindi anche bar, ristoranti e pizzerie, sempre svolgendosi secondo gli specifici protocolli. Inoltre, possono essere comunque adottate, con Dpcm, specifiche misure restrittive su determinate attività «particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico». Il Dpcm 2 marzo per queste aree ha confermato la sospensione degli eventi che implichino assembramenti in spazi chiusi o all’aperto, comprendendo, comprese fiere, congressi, e delle attività di sale da ballo, discoteche e locali assimilati, all'aperto o al chiuso, e la partecipazione di pubblico agli eventi e alle competizioni sportive.

Altre misure possono essere introdotte anche a livello locale. Al momento l’unica regione che rientra in quest’area è la Sardegna, che con l’ordinanza n. 4 del dello scorso 28 febbraio, in vigore dall’1 al 15 marzo, ha allentato il coprifuoco, che parte dalle ore 23.30 fino alle ore 5 del giorno successivo, e le restrizioni sugli orari di apertura dei locali. Nello specifico, i ristoranti possono restare aperti fino alle ore 23, mentre bar, pub, caffetterie «ed assimilabili» fino alle ore 21.

Dpcm 2 marzo 2021

Allegati Dpcm 2 marzo 2021

Move On, il mio cocktail suona il rock

Move On di Firenze, la scala
Luca Manni, bartender del Move on di Firenze: cocktail bar, ristorante e negozio di vinili

Terzo locale fiorentino del Gruppo Valenza, Move On ha una doppia anima. Gestito da Marco Valenza, da un lato è pub e cocktail bar, dall’altro è negozio di vinili a cui è ispirata la nuova drink list firmata da Luca Manni.

Tutte le città hanno almeno una piazza di riferimento, che le rappresenta. A Firenze è Piazza di San Giovanni, conosciuta ai più come “Piazza del Duomo”. Non è mistero che in queste piazze sorgano bar e ristoranti che - con i dovuti distinguo - sono spesso delle cosiddette trappole per turisti. Luoghi in cui il cliente accetta (più o meno di buon grado) le regole del gioco: una proposta di media o bassa qualità, con sovrapprezzi opinabili; il tutto è in parte compensato da una cornice unica che probabilmente non rivedrà mai più.

Move On rappresenta un’eccezione: il locale fa parte del Gruppo Valenza, società dell’omonima famiglia, che possiede due caffè storici in un altro luogo di grande passaggio: Piazza della Repubblica. Il Caffè Concerto Paszkowski e il Caffè Gilli, consolidata da decenni la loro qualità come caffè storici, stanno sviluppando un’offerta cocktail di livello grazie all’esperienza del “Conte” Luca Picchi che supervisiona entrambi i banconi. Move On è il locale più giovane del gruppo; nasce nel 2016 per coniugare l’attività di famiglia con la passione per la musica del titolare Marco Valenza. L’idea era quella di creare un negozio di vinili con all’interno un pub, sul modello dei comfort-pub londinesi; la birra italiana fa da padrona, supportata da una cucina internazionale con ingredienti italiani. Il locale è composto da due piani: dal piano strada si accede al bar, che si sviluppa intorno a un bancone in legno a ferro di cavallo, contornato da sgabelli. Ai lati, una fila di tavoli a muro e panche imbottite, in stile bistrot anglosassone.

Al piano superiore si trovano le tre ampie stanze che compongono il negozio di dischi: circa 6.000 pezzi, tutti rigorosamente vinili. I generi sono vari, con una propensione al rock. Oltre ai dischi, sono in vendita complementi quali lettori o casse di design.

Dopo tre anni di attività finalizzati a solidificare il format, è nata l’esigenza di trasmettere la propria identità anche a una clientela locale, diffidente nei confronti di una location facilmente etichettabile “per turisti”.

È con questa mission che entra a far parte del team Luca Manni. Barman molto conosciuto in città, Luca era già forte dell’esperienza di quattro anni con La Ménagère: un grande locale polivalente e centralissimo, nel quale era riuscito a creare un’ottima base di clientela cittadina. Sapendo che il Move On aveva una proposta food e birraria già centrata, c’era da sviluppare un terzo punto di forza, dato dalla carta dei cocktail. Laddove prima c’era una carta composta da 15 cocktail molto tradizionali, ora c’è una lista di 8 classici immancabili (Daiquiri, Mojito, Margarita, Negroni, Spritz...), che vengono affiancati da una lista di signature composta da 6 cocktail (di cui uno analcolico) che cambiano seguendo la stagionalità. A questi si aggiungono 4 evergreen, che sono drink particolarmente apprezzati dal pubblico nelle rotazioni dei menu, e che quindi si sono guadagnati una meritata longevità nella proposta. I signature sono dedicati a un artista o un brano, seguendo il processo di integrazione tra il mondo della musica e quello della ristorazione.

Per esempio, che sapore ha 'O Sole Mio di Eduardo Di Capua? Un gusto fresco, un colore e degli ingredienti tipicamente italiani e popolari: è infatti composto da Campari ed estratto di melone infuso alle erbe. Ma poiché ogni canzone popolare ha sempre un messaggio più profondo di quello in superficie, il terzo ingrediente è una riduzione di Campari, che sciogliendosi dà una profondità aggiuntiva al cocktail. Questo è solo un esempio dei processi mentali che Luca Manni applica nel trasformare note musicali in ricette. Per cui Smoke on the Water dei Deep Purple è composta da tre elementi, centrali nel rock: una chitarra elettrica (scotch whisky), un basso (Cognac) e la batteria (sciroppo di zenzero, cannella e caffè). Un drink deciso, servito ovviamente in rock glass, con varie sfumature di gusto che si colgono via via. Oppure Hotter Thgan Hell, drink piccante ispirato a uno storico album dei diabolici Kiss.

Per far conoscere il locale ai fiorentini, a ogni uscita di menu vengono organizzate presentazioni, sia per la stampa locale sia per i clienti. Lo staff di sala è esortato ad avere un approccio più personale: conoscere i nomi dei clienti che si vedono più spesso, ricordare i gusti, consigliare qualcosa di nuovo da provare.

In altre parole, hanno il compito di far sentire il cliente cittadino nella “sua piazza”. E in questo modo piazza di San Giovanni è diventata un nuovo punto di riferimento in cui bere un buon cocktail, sotto la cupola del Brunelleschi. *

Le ricette di Luca Manni

Smoke on the Water
di Luca Manni
Ingredienti
25 ml Scotch Whisky
25 ml Cognac
15 ml sciroppo al caffè, zenzero e cannella
Preparazione
Mescolare gli ingredienti in un mixing glass e servire in bicchiere rocks con ghiaccio.

Hotter Than Hell
di Luca Manni
Ingredienti
45 ml gin al peperoncino e menta
25 ml St-Germain liquore ai fiori di sambuco
1,5 ml mix di acido citrico e malico
Preparazione
Mescolare gli ingredienti in un mixing glass e servire il drink in una coppetta Nick & Nora ghiacciata, decorare con crusta di sale zuccherato agli agrumi.

Box
Luca Manni, the rock bartender
Luca inizia ad apparire dietro i banconi di Firenze nel 2003, girando come freelance tra un bar e un grande evento, per poi ritrovarsi nel 2007 dietro l’apertura di O'café del Golden View Restaurant. Nel 2008 apre, insieme a Fabiano Buffolino, il Sei Divino, fra i primi bar della città dove bere un cocktail con la “C” maiuscola. Torna dopo 5 anni al Golden View come bar manager. Nell’ottobre del 2015 prende il timone di una grande apertura: La Ménagère, dove rimane fino a gennaio 2020, quando accetta la sfida offertagli da Move On.

Stefano Guizzetti, Ciacco Lab: vi racconto il gelato a modo mio

Stefano Guizzetti

Quando un chimico approda alla gelateria artigianale se ne possono vedere delle belle. Ed è proprio quello che ha dimostrato Stefano Guizzetti, titolare di Ciacco Lab, gelateria artigianale già premiata per il miglior gelato gastronomico italiano. «Il gelato - dice Stefano - è una sorta di “matrice alimentare” che può esprimere un racconto ed essere personalizzata e utilizzata in molti modi, dunque non solo e necessariamente dolce. Da qui le svariate declinazioni che passano dal gelato gastronomico, fino al gelato fermentato o quello invecchiato». Per arrivare al Sorbetto al ragù con gli spaghetti fritti, di cui trovate qui la ricetta.

Lo studio sul sorbetto gastronomico

Prosegue Stefano: «Sono arrivato ai gelati gastronomici (o per meglio dire, sorbetti, perché sono quasi tutti sono senza latte, così che il gusto dell’ingrediente non sia attenuato o modificato dal latte) in modo progressivo. Sono partito da quelli più semplici, come i sorbetti di verdure, che concettualmente nascono come un sorbetto di frutta, ma sono realizzati con zuccheri diversi e con un pizzico di sapidità in più. Da qui c’è stato un crescendo di competenze e di sperimentazioni, fino ad arrivare alla proposta di oggi, gli spaghetti al ragù, in cui gli spaghetti sono stracotti, disidratati e fritti, così da farli diventare una sorta di chips croccante; il ragù è rielaborato in versione sorbetto e il piatto è poi rifinito con una macinata di pepe, un tocco di Parmigiano e qualche scaglia di sale Maldon. Gli ingredienti della tradizione ci sono tutti, ma in una chiave diversa. Quello al ragù è uno dei gelati gastronomici che propongo in occasioni particolari, quando organizziamo le serate dell’Aperitivo Gastronomico: tre assaggi che se la giocano fra caldo e freddo, sapido e dolce, ciascuno composto da una parte cucinata, un gelato gastronomico e un vino. Sono prodotti che possono trovare una ideale collocazione al ristorante, come accade con Contraste di Matias Perdomo». Alla sperimentazione Guizzetti dedica quasi il 20% del suo tempo lavorativo, anche se «non è quanto vorrei». Così, se fra gli chef in questo momento sono in auge i fermentati, anche lui ci si è buttato a capofitto. «Avevo assaggiato vari prodotti fermentati al ristorante, ho studiato il libro di René Redzepi ed ero molto incuriosito; sono partito con una cosa semplice, il sorbetto ai limoni lattofermentati: si tratta di limoni messi sotto sale e lasciati a fermentare in un contenitore chiuso per 5 settimane. Alla fine li uso, buccia compresa, per il sorbetto che acquisisce sfaccettature di sapore più acidule e pungenti». Non solo. «Abbiamo anche fatto prove con la “frutta nera”, mantenendo per 3 mesi la frutta sottovuoto a 65 °C: si ottiene un imbrunimento del frutto che subisce una evoluzione paragonabile alla caramellizzazione della reazione di Maillard. Il tutto allo scopo di usare materie prime note, ma che così acquisiscono inedite connotazioni di gusto. Sto studiando anche il gelato barricato o invecchiato, preparato mettendo in infusione nella miscela, per una settimana a 60 °C, dei pezzetti di botti di rovere usate. Risultato: si ha una estrazione degli aromi nella miscela, che subisce una sorta di simulazione di invecchiamento: il mantecato che si ottiene si arricchisce di sapori che riportano al rum, al caramello, alla liquirizia, aprendo una dimensione di gusto completamente inedita».

Se la gelateria è "senza" i milanesi ringraziano

Bisogna aggiungere che Ciacco Lab (due pdv a Parma e uno a Milano, una ventina di addetti in totale fra le due città) è il gelato “senz’altro”. È questa da sempre la filosofia di Stefano Guizzetti,  per il quale il gelato deve essere “senza”. Ovvero: nessun additivo, né naturale né artificiale, niente farina di carrube, pectina, no a monodigliceridi, no a coloranti e conservanti o agenti montanti, grassi idrogenati, colori esagerati o innaturali. E invece si a buon latte per le creme, zucchero, proteine e fibre vegetali. E ingredienti di qualità scelti accuratamente per ogni gusto elencato sulle pareti delle sue gelaterie (coppetta 2 gusti 2,50 euro). Una scelta che si sposa con la mentalità green di Stefano: nei suoi locali coppette, portaconi, vaschette, tutto è compostabile, anche se, dice: «Le vaschette da asporto costano circa il triplo rispetto a quelle convenzionali, le palettine circa il doppio. Alla fine dell’anno la differenza si fa sentire, ma per noi è una scelta irrinunciabile». Nei circa 30 mq del pdv milanese (dotato di laboratorio proprio da 60 mq nel seminterrato) in stagione si trovano 24-26 gusti conservati in smaglianti carapine (in inverno il numero delle referenze si riduce «per lavorare con intelligenza e non avere gelati che restano troppo a lungo nel banco», dice Guizzetti). Molti i gusti stagionali e sempre prodotti con ingredienti di alta qualità: ad es. gelato Fiordilatte con crema di latte e panna della Valtellina, Nocciola a base di Gentile Trilobata Igp del Piemonte o la gettonatissima Crema del Miracolo, una crema di latte con infusione di grano antico tostato. «Il gelato mi consente l’innovazione, anche se i best seller sono i gusti convenzionali, prima di tutto il pistacchio, arriviamo a farne anche 10 kg al giorno, seguito da zabaione e gianduja».

Si sperimentano i Gelati del ricordo

La sperimentazione resta comunque nel dna di Guizzetti. Fra le novità ci sono ad esempio i Gelati del Ricordo, che puntano a recuperare emozioni olfattive attraverso il gusto: «Ho cominciato con il gelato all’uva fragola, partendo dal ricordo della vite nella casa dei miei nonni, per arrivare al gelato con infusione di corteccia, gemme e resine di abete, che evoca passeggiate nel bosco; o il gelato al fieno, ottenuto per infusione di erba medica essiccata e miele di erba medica, che ricorda il profumo dei campi. E in futuro? «Vorrei varcare i i dogmi del gelato, ovvero la temperatura, la consistenza, il colore… Per esempio mi domando: come cambierebbe la percezione di un gusto se avesse un colore completamente diverso dal consueto? O se servissi il gelato a una temperatura più elevata? O se avesse una consistenza più collosa? Ci sto lavorando…»

Un grande ritorno per i 200 anni di Luxardo: il Maraschino Perla Dry

Luxardo Maraschino Perla Dry con astuccio

Sono 200 le candeline che Luxardo spegne quest’anno. Un importante traguardo che collocano questa eccellenza italiana nel novero delle più antiche distillerie al mondo. Per celebrare l’anniversario l’azienda padovana, tra l’altro tra le poche realtà liquoristiche europee interamente in mano alla famiglia del fondatore, ha scelto di riproporre, in edizione limitata, uno dei prodotti più prestigiosi della sua gamma: il Maraschino Perla Dry. Una riserva speciale dell’iconico Maraschino Luxardo, ma in versione assai invecchiata. È infatti ottenuto da una base di distillato di marasche fatta invecchiare per oltre 50 anni, alla quale dopo la distillazione viene aggiunto una quantità minore di zucchero di quella utilizzata per il Maraschino originale, in modo da dargli un carattere più dry, dal quale si differenzia anche per la maggiore gradazione alcolica (40% alc in vol a fronte del 32% del Maraschino).

Un grande ritorno per un prodotto introdotto sul mercato oltre un secolo fa, quindi quasi 100 anni più giovane rispetto al “fratello maggiore”, e poi riproposto con cadenza di circa 30-40 anni, l’ultima volta negli anni Settanta del Novecento. Un ritorno in edizione estremamente limitata: sono solo 4.999 le bottiglie disponibili, tutte numerate, delle quali 1.500 riservate al mercato nazionale e la parte restante da suddividere tra gli 84 Paesi del mondo dove Luxardo esporta i suoi prodotti. A custodirlo un’originale bottiglia in vetro verde-azzurro antico, con impresso sul collo il fregio dei 200 anni, con la caratteristica impagliatura a mano,accorgimento che serviva a prevenire le rotture durante le spedizioni, la capsula rossa e l’etichetta originaria in stile liberty, solo leggermente ritoccata. A sua volta contenuta in un lussuoso cofanetto singolo ispirato ai riti mondani dell’alta società di fine Ottocento, con libretto esplicativo e spilla celebrativa.

Ma nell’anno del suo bicentenario Luxardo ha annunciato un altro importante progetto: l’apertura nella primavera del prossimo anno del museo aziendale, a Torreglia, a pochi chilometri da Padova, all’interno dello stesso stabilimento Luxardo. Uno spazio, aperto alle visite, dove tra antiche collezioni, pezzi unici e video installazioni sarà possibile fare un viaggio immersivo nella storia dell’azienda.

Due secoli di storia

Una storia che prende il via nel 1821 a Zara, cittadina della costa dalmata, quando Girolamo Luxardo, genovese dedito al commercio marittimo, arrivatovi qualche anno prima in veste di rappresentante consolare del Regno di Sardegna, decise di aprire la sua fabbrica per produrre su scala industriale il Maraschino, un distillato ispirato al Rosolio Maraschino. Una specialità, questa, che la moglie, la marchesa Maria Canevari, realizzava in casa mettendo in infusione in alcol le marasche, ovvero le ciliegie asprigne coltivate localmente, zuccherando e unendo essenza di rose per profumare. Una lavorazione nella quale Girolamo introdusse una importante innovazione, la distillazione a vapore.

Il successo del prodotto, forte della sua qualità superiore, fu subito riconosciuta, tanto che nel 1829 Girolamo ottenne dall’Imperatore d’Austria il “privilegio”, ovvero un brevetto per la produzione esclusiva, tanto che ancora oggi la denominazione di Privilegiata Fabbrica di Maraschino “Excelsior” Girolamo Luxardo è presente nella ragione sociale dell’azienda. Nel corso dell’Ottocento il prodotto si impose sui maggiori mercati mondiali dell’epoca e, nel 1913, per supportare l’espansione dell’azienda, sotto la guida di Michelangelo Luxardo, della terza generazione della famiglia, venne costruito un nuovo stabilimento all’avanguardia e tra i più grandi dell’Impero Austro-Ungarico. Espansione interrotta con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, anni durante i quali la distilleria venne distrutta dai bombardamenti anglo-americani e ben tre componenti della famiglia caddero vittima della ferocia dei partigiani di Tito nei confronti degli italiani d’Istria e Dalmazia.

Un nuovo capitolo

L’unico sopravvissuto, Giorgio Luxardo, con l’aiuto del giovane nipote Nicolò, riuscì però a riprendere l’attività nel 1947 ripartendo da zero, a Torreglia, ai piedi dei colli Euganei, aprendo così un nuovo capitolo della storia. L’azienda ritornò ben presto ai livelli di un tempo, sviluppando una completa gamma liquoristica, incrementando la presenza sul mercato nazionale e dedicandosi alla penetrazione commerciale delle diverse piazze mondiali. Un’espansione proseguita nei decenni successivi, fino ad arrivare ai giorni nostri che vedono Luxardo come una rinomata realtà del made in Italy, che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo, forte di una gamma che, insieme agli iconici Maraschino, prodotto con la ricetta originaledel 1821, e Cherry Sangue Morlacco, è stata arricchita nel tempo con altri liquori tipici della nostra tradizione, quali Sambuca dei Cesari, Amaretto di Saschira, Limoncello, Aperitivo. Ai liquori si è poi aggiunta un’ampia selezione di specialità aromatiche per la pasticceria artigianale e una linea di confetture di alta gamma, sempre per la pasticceria.

Selección de Familia, il gioiello di Rum Diplomático

Rum Diplomatico Seleccion de Familia
Il blend di famiglia di Diplomatico

Rum Diplomático amplia il suo già ricco portafoglio di distillati per professionisti e rum lovers con una nuova referenza super premium: Diplomático Selección de Familia, la selezione privata creata dalle famiglie proprietarie della distilleria venezuelana assieme ai Maestri Roneri, per creare un blend che esalta al massimo non solo i profili aromatici, le nuances e i caratteri distintivi dei diversi rum, ma che mette anche in evidenza la tradizione, l’attenzione per il territorio e tutto ciò che riflette i valori legati alla famiglia e alla casa. Si tratta di un raffinato blend di rum invecchiati per un periodo non inferiore ai 12 anni in botti di rovere bianco americano, ex Sherry e ex Bourbon. Il risultato è un distillato superbo, frutto di un processo produttivo unico che impiega diversi stili di distillazione, con una preponderanza di Pot Still. Da proporre sia in purezza che “on the rocks”. La bottiglia è da 70 cl e la gradazione alc. è di 43% vol. Il distillato sarà disponibile prossimamente e in quantità limitata, distribuito in esclusiva da Compagnia dei Caraibi.

Diplomático Selección de Familia è un rum di color ambra scuro con riflessi dorati. Al naso si presenta ricco e secco e sprigiona aromi di canna da zucchero, miele e frutti rossi: sensazioni che vengono ammorbidite da sottostanti aromi di vaniglia e rovere. Al palato è rotondo con delicate note di prugna, di toffee e di legno. Il finale è lungo, persistente e ben bilanciato. Questo rum rappresenta il cuore del profilo gustativo di Rum Diplomático.

Personalizzare l’esperienza d’acquisto: l’esempio dei grandi brand e le opzioni in pasticceria

I requisiti su cui noti brand hanno costruito il proprio successo possono essere modelli di business. Ma per l'artigiano è meglio partire dal punto vendita

Se al concetto di personalizzazione ci fermiamo al pensiero della torta di compleanno con il nome scritto sopra, stiamo parlando di un meccanismo rodato della pasticceria. La personalizzazione di un prodotto o di un’esperienza di acquisto per il cliente è tecnica vecchia come il mondo, potremmo dire uno degli elementi fondanti del commercio, certamente un consiglio buono per le prime pagine del manuale del bravo commerciante. Solo il ricordarsi il nome del cliente e le sue preferenze, cosa che un tempo era la norma per il negozio tradizionale, è un buon esempio di personalizzazione del rapporto con le persone. Negli anni, causa la standardizzazione dei formati commerciali e delle procedure operative, unita alla costante enfasi sulla variabile tempo, il concetto di personalizzazione si è perso e l’artigiano è diventato sempre più simile alla distribuzione moderna. Il cliente trattato come un pezzo in catena di montaggio, il rapporto con lui un’attività da liquidare nel più breve tempo possibile senza eccezioni, al limite estremo da considerarsi quasi una seccatura. Ma a sorpresa negli ultimi 10 anni la personalizzazione è ritornata di grande moda, sulle ali del più ampio fenomeno della creazione di esperienze di acquisto e consumo per il cliente finale. Una strada intrapresa anche da grandi brand “dolci”, che hanno creato casi di grande successo, collegati a concept store di nuova generazione. Sì perché, a parte rari casi, personalizzare vuol dire farlo davanti al cliente, in un luogo fisico che ha una customer experience con caratteristiche nuove e inaspettate. Quali sono le caratteristiche comuni di tutti questi casi? E quali sono le opportunità o le difficoltà di applicazione per un artigiano?

Tecniche di marketing esperienziale

La personalizzazione come tecnica di marketing esperienziale ha alcune precise caratteristiche. Prima di tutto, è applicabile a prodotti e brand legati a una grande notorietà e memoria collettiva. Quelli che il consumatore conosce da sempre e che spesso sono nati con un pubblico oggi più maturo, ma che attraversano il tempo e le generazioni senza nessuna difficoltà. Quelli - e si tratta di un punto fondamentale - che per almeno due motivi necessitano di un riposizionamento rispetto ai nuovi significati di consumo. Infatti, che si parli del panettone o di un gelato, la situazione di partenza è sempre la stessa: un prodotto di grande valore emozionale ma che nel tempo, causa la perdita di identità dei canali distributivi (la grande distribuzione e il bar “generico”) non riesce più a intercettare i nuovi trend esperienziali del mondo food. Prodotti ad alto investimento di comunicazione per le aziende, ma che poi non vengono valorizzati dal canale, che spesso le stesse aziende non controllano direttamente, utilizzando distributori terzi. Oppure, in termini ancora più drammatici, i punti di vendita chiudono e la marca deve entrare in campo per avere un contatto diretto con il mercato. Da qui l’esigenza di rilancio, anche temporanea e spesso secondo la tecnica “dire a suocera perché nuora intenda” (lo faccio per il consumatore, ma sto lavorando anche perché il messaggio passi al canale). Poi, il prodotto - oltre a memoria e vissuto condiviso - deve essere iconografico nella forma, nella ricetta, nel packaging con dei distinguo non secondari. Sulla Nutella è possibile lavorare sulla personalizzazione della confezione/etichetta e poco o nulla sulla ricetta, mentre su un gelato come il Magnum la ricetta personalizzata fa la differenza, mentre la forma del prodotto è data. Nel caso di Magnum, parliamo di una lavagna bianca o nera (marrone) perfetta per essere personalizzata con i topping. Ne consegue quindi un’altra caratteritica: il prodotto/brand deve avere insite caratteristiche di declinabilità, quindi possibilità di personalizzazione per il cliente.

Personalizzare si, ma senza distruggere l'identità di un prodotto

Detto in altro modo, personalizzare il prodotto non vuol dire distruggerne identità o gusto così come, al contrario di quanto si pensi, la “personalizzazione” non è infinita ma “finita” come numero di alternative proponibili al cliente. Tutti i casi di successo legati alla personalizzazione amplificano e valorizzano l’esperienza del prodotto secondo un compromesso di alternative tra il percepito del cliente e le esigenze operative ed economiche del brand. A livello teorico le granelle per il topping - sempre nell’esempio del progetto My Magnum - avrebbero potuto essere un numero infinito; invece erano 15, studiate apposta per andare incontro alle esigenze del cliente. In più, erano segmentate in tre categorie: le fashion (prodotti inaspettati come i petali di rosa), le DOP (come il pistacchio di Bronte), le creative (granella di macarons). E ancora: i grandi casi di personalizzazione sono quasi tutti legati a un tema più ampio di personalizzazione dell’esperienza di acquisto, e non del solo prodotto. Per esempio, per My Magnum o per Bar Meraviglia Sanpellegrino (il progetto di “temporary bar” avviato nel 2017), si ricordano sempre i prodotti o le ricette personalizzabili, ma si dimentica che l’intero customer journey era personalizzato per il cliente: dai vassoi al ruolo dei Pleasure maker (il personale che assisteva il cliente nella personalizzazione del gelato), fino all’assortimento sempre diverso dei bicchieri per i soft drinks nel temporary bar. La personalizzazione è un’esperienza complessa fatta di molti dettagli e “rotonda” nella sua esecuzione. Spesso le condizioni di cui all’elenco di cui sopra non si verificano in toto o in parte, quindi la personalizzazione non ha senso compiuto per i consumatori finali, è banale, irrilevante o mal declinata. E poi, se questa è la realtà dei grandi brand dell’industria dolce, il ventaglio delle possibilità per l’artigiano è decisamente più stretto.

Fidelizzare in negozio, la sfida per gli artigiani

Un modo di introdurre la proposta di personalizzazione in pasticceria è presto spiegato, e non riguarda la creazione di una vera esperienza di consumo nel negozio - non sarebbe possibile, è bene chiarirlo sin da subito. È una opportunità concessa dalla tecnologia, che permette di unire esperienza cliente - digitale, però - e necessità di standardizzare il processo. Stiamo parlando delle torte customizzate via web. Le ha introdotte da poco la pasticceria Casa Manfredi a Roma (di cui abbiamo parlato anche qui) che ha varato un menu digitale per comporre la torta personalizzata, mediante il quale il cliente sceglie i 5 strati (base, 2 strati interni, mousse e glassa), ciascuno disponibile in 3 opzioni differenti. Non è il solo esempio: altre pasticcerie, come La Pasticceria di Filippo di Lucca, testano questa modalità da qualche anno.Tornando a una esperienza fisica, c’è l’esempio delle yogurterie e gelaterie che offrono topping e guarnizioni a scelta per dare valore a un prodotto di base semplice.Al di là dei singoli casi, per riassumere e consigliare un approccio agli artigiani rispetto al tema della personalizzazione, potremmo dire che gli esempi tratti dall’industria sono lontani o irraggiungibili. La personalizzazione è una filosofia commerciale insita nel negozio artigianale e da praticare quotidianamente e con costanza. Il cliente vuole dall’artigiano un’esperienza personalizzata, un mood di coccole, un tempo di qualità. Prima e oltre i prodotti acquistati e consumati. Quindi c’è molto da lavorare sulla formazione del personale e sull’identità del negozio. Serve la consapevolezza - imposta anche dalla crisi Covid - che il negozio sia una piattaforma di vendita oltre che un laboratorio, uno “spazio” commerciale dove il cliente sceglie (questa è già in qualche modo personalizzazione) la sua esperienza di vendita, sia essa prendere un prodotto da un frigo a libero servizio, comporre una scatola di macaron o ritirare il dolci ordinati online.

Dalla brioche con farcitura "on demand" fino ai dolci street food

Restando fermi sulla personalizzazione legata a un’esperienza di acquisto di prodotto o alla modifica di una ricetta, già oggi la pasticceria ha delle opportunità e dei limiti oggettivi all’utilizzo di questa tecnica. È personalizzazione la farcitura davanti al cliente delle brioche o di altri prodotti, ma la differenza si fa sulla varietà e sulla innovazione delle farciture. Lo è avere confezioni predisposte per “spazi” (3/6/12 macarons, per esempio) piuttosto che per peso; è ancora personalizzazione la possibilità di comporre una coppa di gelato scegliendo gusti, topping, decorazioni, formato. Una torta fatta su misura come da richiesta del cliente, e magari con l’ordine raccolto online - è ancora personalizzazione. Più attenzione sui prodotti come i grandi lievitati: il laboratorio artigianale può ampliare la gamma, ma non imitare una iniziativa come il “panettone personalizzato” lanciata quest’anno da Bauli, per esempio. Oppure la personalizzazione è il fulcro di un’idea e un progetto nuovo per l’artigiano, che determina un concept di negozio - o parte di esso - dedicato a questa nuova esperienza di acquisto. Ma non è facile avere l’idea buona e saperla declinare. Un ambito ancora poco frequentato in Italia, ma con buone prospettive di sviluppo, è quello dei prodotti dolci di impulso. Take-away o, per semplificare, il dolce street-food, magari piccole porzioni di dolci iconici rivisitati e parzialmente personalizzabili, che una pasticceria potrebbe proporre da un corner dedicato. Insomma, gli spunti non mancano, bisogna lavorarci su.    

Velocità fa rima con qualità con i forni Merrychef

forni rapidi Merrychef
Versatili, i forni rapidi da banco Merrychef eikon e1s e Merrychef eikon e2s permettono di arricchire il menu con piatti di cucina calda con tempi di preparazione estremamente veloci

Tecnologia avanzata, alte prestazioni, tempi di cottura ridotti al minimo. Il tutto abbinato a un design compatto e a un’estrema facilità di utilizzo. È da questa combinazione di elementi che nascono i sistemi di cottura rapidi Merrychef eikon e1s e Merrychef eikon e2s firmati Merrychef, il brand di forni ad alta velocità della Welbilt, tra le maggiori realtà mondiali specializzate nella produzione e commercializzazione di apparecchiature per il fuoricasa.

Macchine pratiche, efficienti e flessibili, pensate per consentire a ogni locale, anche quelli con spazi minimi a disposizione e che non dispongono di personale specializzato, di ampliare il proprio menu con preparazioni di cucina calda, garantendo alta qualità del risultato finale, senza doversi dotare di diverse apparecchiature e di cappa aspirante.

Ua  "cucina" da banco

Con dimensioni compatte (40,6 x 53,7 x 58,7 cm) Merrychef eikon e1s è un forno da banco, dal design elegante, progettato per adattarsi facilmente ai piccoli spazi. Nonostante le piccole dimensioni, però permette di cuocere, grigliare arrostire tostare, un’ampia varietà di pietanze fresche e congelate, per dare vita a una serie infinita di preparazioni, dalle più semplici alle più ricercate, con tempi di cottura fino a 10 volte più veloci rispetto ai forni convenzionali. Ciò grazie alla combinazione, perfettamente sintonizzata di tre tecnologie di cottura, convenzione, microonde e impatto, che tra l’altro l’azienda è stata tra le prime a portare sul mercato, che, in più, rende uniforme e costante il livello di calore assicurando risultati omogenei, ripetibili e di alta qualità.

Inoltre, è dotato di un innovativo sistema di raffreddamento brevettato che mantiene fresche al tatto tutte le pareti esterne e che permettono di posizionarlo anche accanto a altre apparecchiature, come la macchina per il caffè.

Merrychef eikon e1s e poi molto facile da utilizzare. Il sistema viene infatti fornito pre-programmato con un ricco menu che spazia dai panini e patatine al pesce. Le ricette vengono avviate tramite icone Touch intuitive attraverso le quali si può gestire in modo semplice la macchina, anche da operatori meno qualificati, senza andare a inficiare sulla qualità del prodotto finale. Il menu può essere arricchito con nuove e personali preparazioni o scaricando, direttamente sul forno tramite Usb, le ricette con lo strumento Merrychef Ready Recipe. Facile da installare, richiede solo il collegamento a una presa elettrica, il forno riduce al minimo i consumi energetici, quando va in stand by consuma meno di 0,7 kWh, contribuendo così a un veloce un più veloce ritorno sull’investimento.

Velocità e non solo

Alte prestazioni garantisce anche Merrychef eikon e2s. Anche questo modello lavora attraverso la combinazione di tre tecnologie di cottura, convezione, impatto e microonde, con potenza di uscita microonde standard (1000 W), o alta (2000 W), ma con tempi di preparazione da record: fino a 20 volte inferiori rispetto a un forno tradizionale. Caratteristica che lo rende perfetto per il servizio rapido, il take-away o grab & go, senza compromettere la qualità dei cibi.

Versatile, può tostare, grigliare e riscaldare cibi freschi o congelati, dai panini ai dolci, dalla pizza al pesce, dalle verdure alla carne, non richiede cappa fumaria. Ha dimensioni contenute, 35,6 x 59,4 x 61,9, con un ottimo rapporto tra larghezza e dimensione della camera, pari a 31,1 x 31,1 cm, ed è dotato di sistema di raffreddamento delle pareti esterne, per un agevole posizionamento sul banco anche vicino ad altri apparecchi. Anche Merrychef eikon e2s spicca per semplicità di utilizzo, grazie al touch screen easyTouch con icone e per i bassi consumi energetici. Con l’altro modello condivide anche la silenziosità, così che il loro funzionamento non diventa fonte di fastidioso rumore per il cliente e il personale.

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