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Da Csm Ingredients e Hifood una gamma di soluzioni senza glutine e senza lattosio

Csm Ingredients HI-GF Sponge Cake
La nuova gamma HI-GF comprende quattro soluzioni studiate per la realizzazione di prodotti da forno gluten e lactose free, garantendo gusto, prestazioni tecniche e semplicità d’uso

Tanto gusto, ma zero glutine e zero lattosio. Sono queste le caratteristiche di HI-GF, una nuova gamma di soluzioni gluten e lactose free pensate per la realizzazione di prodotti da forno e pasta fresca. La nuova gamma è frutto della collaborazione tra Hifood, realtà italiana specializzata nella ricerca, sviluppo e produzione di ingredienti di origine naturale, e di Csm Ingredients, multinazionale con un’esperienza centennale nello sviluppo di prodotti per l’industria alimentare.

Grazie alla sinergia e all’unione delle rispettive competenze, quelle di Hifood nel mondo dei free-from e di Csm Ingredients nel settore bakery, ha preso così vita una linea di soluzioni innovative, facili da lavorare e con prestazioni tecniche che permettono a professionisti e aziende di realizzare prodotti, senza glutine e lattosio, dall’aspetto, dalla consistenza e dal gusto all’altezza delle migliori versioni convenzionali. Prodotti capaci di soddisfare le aspettative di tutti i consumatori, compresi quelli che soffrono di allergie o intolleranze alimentari.

Un mercato importante

E quest’ultimo è un pubblico importante, al quale da qualche anno anche il mondo del fuori casa guarda con più attenzione. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, nel nostro Paese sono circa 300.000 i celiaci diagnosticati, mentre circa 400.000 persone sono in attesa di una diagnosi. A questi occorre aggiungere il numero, in crescita, di consumatori che sceglie prodotti gluten-free per motivi di salute o per scelte personali. Un’evoluzione delle abitudini alimentari che si riflette anche sui numeri di mercato, con il comparto gluten free che oggi vale in Italia circa 400 milioni di euro, con pane, prodotti da forno e pasta fresca che rappresentano che totalizzano il 35% del valore complessivo.

Una soluzione per ogni necessità

La nuova gamma è composta da quattro soluzioni, commercializzate in Italia attraverso i marchi principali di Csm Ingredients: BraimsMasterline, attivi nel settore degli ingredienti per la pasticceria professionale, e Agivega, di ingredienti per la panificazione. Hi-Gf Bread & More, studiato per la realizzazione di panificati dolci e salati, come panini, baguette, grissini, cracker, pizza, pinsa, focaccia, piadine, bignè, frolle, biscotti e pancake; Hi-Gf Cake & Muffin, che invece è stato formulato per garantire sviluppo, volume e struttura nell’elaborazione di muffin e torte morbide; Hi-Gf Sponge Cake, sviluppato per ottenere pan di spagna e rollè leggeri, soffici e ben aerati; Hi-Gf Fresh Pasta, studiato per la produzione di pasta fresca, come tagliatelle, tagliolini, pappardelle, tortellini e agnolotti, assicurando elasticità e alta lavorabilità dell’impasto.

Tutte prive di glutine e lattosio, le nuove soluzioni consentono di rispondere alle esigenze anche di chi soffre di intolleranze multiple e, altra peculiarità, sono realizzate utilizzando fibre e ingredienti tecnologicamente avanzati, senza uso di frumento senza glutine o amido di frumento deglutinato.

Una nuova referenza e una linea di sodati per Ginnastic Gin

Ginnastic Gin
È un London dry gin, Ginnastic Gin Classic, il nuovo nato sotte le insegne del marchio di Amari & Affini. Ad arricchire la proposta anche una linea di soft drink. Filo rosso di tutta la produzione, come sempre, agrumi ed erbe di Calabria

Una nuova referenza per la gamma gin e una linea di soft drink sono le novità firmate Ginnastic Gin, marchio di Amari&Affini, società a sua volta compartecipata al 30% da Compagnia dei Caraibi che ne detiene anche l’esclusiva per la distribuzione in Italia. Novità che hanno come filo rosso gli agrumi, dai Limoni Igp di Rocca Imperiale ai pompelmi rosa della Piana di Sibari, e il patrimonio di erbe aromatiche della Calabria, patria dell’azienda, in linea con lo spirito del marchio, nato per valorizzare le materie prime regionali.

Per quanto riguarda i gin, la new entry della gamma è Ginnastic Gin Classic (alc 41,5% in vol), un London dry, categoria verso la quale bartender e appassionati stanno tornando in forze, dal forte carattere mediterraneo. La sua formula unisce infatti la parte salata e resinosa del ginepro di Rocca Imperiale, un ginepro di bassa quota che cresce nell’area della località della costiera ionica del cosentino, a quella erbacea delle erbe aromatiche che nascono spontaneamente nel Martorano, come foglie di limone, timo e rosmarino. Prodotto con una distillazione continua in piccoli batch da 300 litri, Ginnastic Gin Classic ha un carattere secco e avvolgente, intenso e deciso, che lo rendono ideale per la miscelazione, a partire dal super classico Gin&Tonic dove si esprime al meglio abbinato a una Indian tonic.

Una gamma sempre più ricca

Il nuovo arrivato arricchisce la gamma gin del marchio, che già conta Ginnastic Gin Challenge Lemon (alc 41,5%), dove la botanica caratterizzante è il limone, delle cultivar Femminiello e Lunare provenienti da Martorano, Bisignano e Rocca Imperiale, ideale per Gin&Tonic, Gin Lemon e Gin Fizz, e Ginnastic Gin Match Citrus Blend (alc 41,5% in vol) che ha invece come protagonista assoluto il Pompelmo Rosa Igp della Piana di Sibari, che si unisce al Bergamotto Fantastico, al Cedro Liscio Diamante della Riviera dei cedri e a un blend di limoni, perfetto per dare ai drink una bella spinta agrumata.

La linea dei soft drink

L’altra novità è la linea di soft drink, con la quale Ginnastic fa il suo esordio nel segmento no-alcol. Tre le proposte che la compongono, in lattina da 200 ml, tutte certificate vegan e gluten free, prodotte con ingredienti di alta qualità e pensate sia per la mixology, a partire dall’abbinamento con i gin del marchio, sia da servire lisce: Indian Tonic, Soda Grapefruit e Soda Lemon.

La prima è un’acqua tonica dal deciso sapore amaro, dato dalla presenza del chinino, impreziosota da un infuso di timo, rosmarino e foglie di limone, tutte botaniche provenienti dal Martorano. Si può proporre liscia con ghiaccio e una scorzetta di limone, o utilizzare per preparare Freschi Gin&Tonic, abbinata a Ginnastic Gin Classic del quale va a esaltare la parte botanica vegetale, donando la giusta freschezza.

La Soda Grapefruit si fa invece apprezzare per la sua capacità dissetante e il perfetto equilibrio tra la dolcezza e l'amaro del pompelmo della Piana di Sibari, combinandone il sapore agrumato leggermente amaro e fresco con l'effervescenza della soda. Ideale da abbinare a Ginnastic Gin Match Citrus Blend, dove sempre c’è sempre il pompelmo protagonista, è indicata in particolare per la preparazione di Fizz e Sour, ai quali aggiunge una leggera sapidità, con note agrumate ed erbacee.

Chiude la gamma la Soda Lemon, una classica soda al limone, prodotta con i Limoni Igp di Rocca Imperiale, che si caratterizzano per la loro nota fresca la leggera acidità. Da gustare liscia con ghiaccio e limone, ha il suo abbinamento ideale con Ginnastic Gin Challenge Lemon, esaltando la delicata acidità del gusto dell’agrume.

Completata la rosa dei finalisti dell’Espresso Italiano Champion

Johnatan D'Auria vincitore della selezione presso Costadoro
Johnatan D'Auria vincitore della selezione presso Costadoro
In programma il 24 e 25 giugno la finale italiana presso Dersut Caffè a Conegliano Veneto (TV). Sono sette i concorrenti selezionati.

Logo Espresso Italiano ChampionSi è definita la rosa dei sette finalisti che parteciperanno alla finale dell’Espresso Italiano Champion, in programma il 24 e il 25 giugno nella sede di Dersut Caffè a Conegliano Veneto (TV). Si tratta di Tianyu Wang, Eric Venturi, Johnatan D’Auria, Luca Cellizza, Carla Fozzi, Matteo Colzani e Giulia Ruscelli, vincitori delle diverse tappe della competizione che da alcuni anni si rivolge ai baristi che desiderano mettersi alla prova con i simboli della caffetteria italiana: espresso e cappuccino. Gli ultimi due qualificati sono Tianyu Wang e Eric Venturi, che si sono qualificati rispettivamente a Gradisca d’Isonzo (GO) presso La San Marco e ad Anzola dell’Emilia (BO) presso Essse Caffè.

Il primo, detto Andrea, è barista presso il locale Ea vecia de spade a Caselle (VE), dove risiede dal 2018. Entrato nel mondo del caffè e della latte art nel 2013, da allora ha sviluppato questa passione fino a diventare una parte fondamentale della sua vita, sia per il caffè sia per la latte art. Il suo obiettivo è migliorarsi sempre, per questo ha partecipato alla competizione, in un’ottica di crescita continua. Da parte sua Roberto Nocera, general manager de La San Marco, osserva che «a rendere più significativo questo risultato, il primo classificato è un barista di origine orientale (lo scorso anno la finale mondiale fu vinta dal coreano Lee Hyung Wook, ndr), a testimonianza delle straordinaria diffusione della nostra bevanda icona italiana e dell’apprezzamento che l’espresso italiano ha conquistato nel mondo.

Il forlivese Eric Venturi ha ventisei anni; è nato a Longiano, un piccolo paese in provincia di Forlì Cesena e cresciuto nel bar di famiglia, il Caffè del Teatro. Dopo il diploma, la sua formazione è avvenuta tra ristoranti stellati, caffetterie, cocktail bar serali e la partecipazione a tante competizioni. Per lui questa vittoria «rappresenta non un traguardo, ma una partenza - dichiara -. Per anni ho partecipato alle selezioni senza potere arrivare fino in fondo e sono contento di rappresentare Essse Caffè in questa manifestazione». Da parte sua, Agata Segafredo, comunication director della Torrefazione emiliana, dichiara che la partecipazione alle selezioni ha avuto il fino di «portare il nostro modo di intendere il caffè fuori dalla sede, nei locali, tra le persone. È un progetto nato per valorizzare il capitale umano, perché dietro a ogni espresso perfetto c’è un professionista preparato, appassionato, attento. La grande partecipazione e il clima che si è respirato in ogni tappa ci confermano che c’è sete di formazione e di qualità, e noi siamo felici di poterla alimentare, tazzina dopo tazzina. 

Yoga celebra Roma con una limited edition dei suoi succhi

Yoga Roma Limited Edition
Il marchio celebra il legame con la Capitale con una collezione nei gusti Pesca e Ace le cui bottigliette sono impreziosite nell'etichetta e nel tappo dalle rappresentazioni dei luoghi più iconici della città. Un'iniziativa riservata ai soli bar di Roma

È dedicata a Roma la nuova edizione limitata firmata Yoga. un’operazione con la quale lo storico marchio di succhi di frutta di Conserve Italia vuole celebrare lo storico legame con la Città eterna. Quello della Capitale è infatti un mercato da sempre strategico per Yoga, che vanta un forte radicamento e una presenza capillare dei suoi succhi nei bar della città.

E proprio ed esclusivamente ai locali della città è riservata la Yoga Roma Limited Edition, questo il nome dell’iniziativa, che ha come protagonisti due dei gusti più richiesti dai consumatori: Pesca e Ace. Le iconiche bottigliette da 200 ml delle due referenze sono stati impreziosiste sulle etichette e sui tappi da rappresentazioni grafiche dei principali monumenti capitolini. Dalla fontana di Trevi a Piazza di Spagna, dal Pantheon al Colosseo, sono tanti i luoghi simbolo celebrati dall’edizione speciale.

Yoga Roma Limited Edition tappo Colosseo
Il tappo dedicato al colosseo della Yoga Roma Limited Edition

Attraverso questa iniziativa, ogni bottiglia diventerà qualcosa di più di un semplice succo di frutta da gustare al bar, diventando un oggetto da collezione che cittadini e turisti potranno portare a casa come ricordo della città.

A supporto dell’operazione, Yoga ha realizzato anche diversi materiali di promozione, come espositori da banco, folder, cartina illustrata, raccoglitore porta tappi, destinati sia ai gestori dei bar sia ai consumatori. Inoltre, ad accompagnare la collezione, che sarà disponibile per sei mesi, c’è anche l’attività digital sui social del marchio, che permetterà ai collezionisti di essere sempre aggiornati su tutte le nuove uscite dell’edizione limitata.

Lemon Curd di Menù: un classico anglosassone per la pasticceria italiana

lemon Curd menù GIRELLA CON MERINGA E LEMON CURD
La crema al limone della tradizione britannica arricchisce la proposta dell'azienda per la pasticceria. Una soluzione pronta all'uso, preparata con ingredienti 100% italiani e che si presta a tanti usi

È un cult della tradizione britannica la nuova specialità che arricchisce la proposta di Menù dedicata al mondo della pasticceria professionale: la lemon curd, una crema al limone, la cui origine risale all’Inghilterra dell’Ottocento, dove veniva servita durante il classico tè delle cinque, spalmata su fette di pane tostato o sugli scones. Una vera specialità che l’azienda di Medolla (Modena), propone già pronta all’uso, per offrire ai professionisti una soluzione che consente di ottimizzare i tempi di preparazione, mantenendo al tempo stesso elevati standard di qualità artigianale.

E proprio la qualità è una delle prime caratteristiche della Lemon Curd Menù, preparata con ingredienti selezionati e 100% italiani: uova, burro, succo e scorza di limoni, zucchero. Altro elemento distintivo è la sua freschezza e pienezza di gusto. Fa infatti parte della linea Evolution Fresh, la gamma di salse e pesti trattati con tecnologia delle Alte Pressioni, un particolare processo produttivo messo a punto da Menù che, non prevedendo la pastorizzazione, è in grado di mantenere intatto il sapore originale della materia prima.

Una crema molto versatile

Lucente, di colore giallo intenso, con una consistenza morbida ma corposa e dal sapore fresco, deciso e avvolgente, la Lemon Curd è una crema molto versatile che si presta a numerosi utilizzi nella pasticceria contemporanea.

Disponibile nel pratico formato in biberon top-down da 540 g che ne agevola il dosaggio, evitando sprechi, si può infatti utilizzare come topping per dolci al cucchiaio, semifreddi, mousse, cheesecake e torte, o può costituire la base per cestini di frolla da completare con frutta o altri ripieni. E ancora, può diventare la farcitura di crostate, torte, lievitati e pasticceria mignon, o si può sfruttare come componente aromatica per creare miscele con creme o formaggi freschi, quali ricotta o mascarpone, per realizzare creazioni al cucchiaio o dessert al piatto. Un esempio delle tante preparazioni alle quale si può dare vita è la Girella Con Meringa e Lemon Curd (nella foto in apertura) un gustoso dolce al cucchiaio creato per l’azienda dallo chef Leonardo Pellacani, del quale di seguito proponiamo la ricetta.

La ricetta

Girella Con Meringa e Lemon Curd di Leonardo Pellacani
Ingredienti (per 6 porzioni):
180 g Lemon Curd, 500 g pasta sfoglia, 70 g albume d'uovo, 125 g zucchero, 6 lamponi, 6 foglioline di menta
Procedimento:
Tagliare la pasta sfoglia a strisce e formare delle girelle. Cuocere in forno a 200°C per 20/25 minuti. Preparare la meringa all’italiana mettendo a montare gli albumi d’uovo e aggiungere a filo lo sciroppo di zucchero cotto a 124°C. Quando le girelle saranno cotte e raffreddate, farcirle al centro con la Lemon Curd Menù. Decorarle con dei ciuffetti di meringa, lamponi e foglioline di menta.

Nordés Gin lancia in Italia la versione zero alcohol

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Lancio ufficiale per Nordés 0,0, versione no alcohol del gin premium della Galizia, distribuito in Italia da Stock Spirits. Obiettivo: consolidare il successo di vendite del brand, che ha nel nostro Paese il suo secondo mercato, intercettando un pubblico nuovo

In distribuzione già da qualche mese, ora è stato lanciato ufficialmente: si chiama Nordés 0,0 ed è la versione zero alcohol del brand di gin originario della Galizia (Spagna) e distribuito da Stock Spirits.

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La bottiglia di Nordés 0,0

Nordés 0.0 ha lo stesso prezzo del gin tradizionale. Non si tratta di una bevanda dealcolata, ma è ottenuta tramite un processo di osmosi inversa e con ogni sforzo possibile per mantenere intatte le caratteristiche del distillato, con la stessa morbidezza e l'aromaticità balsamica che sono diventate caratteristiche distintive di Nordés. Una scelta, quella di credere nella proposta no alcohol, che apre al brand la strada verso nuovi momenti di consumo nel corso della giornata, incontrando il gusto di quei consumatori che mantengono uno stile di vita più salutare o semplicemente preferiscono bere zero alcohol.

«Non serve puntare allo stesso prezzo dei cocktail alcolici»

Spiega il Brand development manager di Gruppo Osborne Mirko Cagnazzo: «Crediamo in questo trend, che è sicuramente più forte nella fascia dei giovani consumatori. Un locale non deve puntare per forza a proporre, in carta, il cocktail analcolico allo stesso prezzo del cocktail alcolico. Se gli alcolici sono intorno ai 15 euro, possiamo immaginare una proposta no alcohol di qualità introno ai 10-12 euro, giusto per ipotizzare qualche numero. Si avrebbe comunque un ottimo margine, ma senza andare a pretendere troppo dal cliente, che non è disposto a pagare lo stesso prezzo. A contare davvero resta la qualità del prodotto: solo con uno zero alcohol davvero di qualità si può fare questo discorso».

Il richiamo alla ceramica: la bottiglia iconica del brand Nordés

Nordés 0,0 mantiene l’iconica bottiglia bianca del gin Nordés, ispirata alla ceramica tradizionale di Sargadelos, realizzata artigianalmente in Galizia e riconoscibile per i disegni originali e per l’uso dei colori bianco e blu. Nordés 0,0 si contraddistingue per una tonalità di blu più turchese rispetto all’originale, che si associa a una bevanda più leggera e senza alcol.

nordes_zero_6Il lancio nel nostro Paese segue quello in Spagna, un mercato in cui il consumo di bevande analcoliche è raddoppiato negli ultimi 3 anni (fonte: IWSR, maggio 2025). Nei primi mesi di presenza sul mercato in Italia, Nordés 0.0 ha già raggiunto i volumi di venduto preventivati per l'intero primo anno. Non male per il brand di gin premium, per il quale l'Italia rappresenta un mercato importantissimo, il secondo per dimensioni, e che ha fatto segnare, nel complesso del brand, un +33% di vendite nel 2024. Il 60% delle vendite nel nostro Paese è realizzato nel canale horeca.

La presentazione ufficiale di Nordés 0,0 è stata accompagnata da tre mocktail firmati da Andrea Giraldo, head bartender di Casa Tobago a Milano (e in top 10 nella categoria Bartender dell'anno ai Barawards 2024, per inciso). Un semplicissimo e aromatico Lampone + rabarbaro, con Nordés 0,0, succo di lampone e rabarbaro; un long drink più erbaceo, Erbe mediterranee + foglie di fico con il Nordés 0,0 accompagnato da un cordiale alle erbe e una soda alle foglie di fico; infine Hojicha + miele tostato, con NOrdés 0,0, un amaro analcolico, Osborne fino dealcolizzato, miele tostato e tè Hojicha.

Obiettivo: nuovi momenti di consumo

«Con Nordés 0,0 vogliamo offrire un prodotto che conservi l’inconfondibile aroma, il carattere atlantico e il sapore ineguagliabile del gin Nordés», ha spiegato Julio Miyares Armendáriz, Global marketing director gin portfolio di Osborne, la società spagnola che produce il gin. «Con questo lancio, Nordés gin diventa la prima marca di gin premium a proporre la sua versione zero alcol, continuando il proprio percorso di crescita e innovazione attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti nelle categorie di spirits emergenti, tra cui il gin 0,0 e altre innovazioni che stiamo sviluppando per mercati rilevanti come quello italiano. Tutto ciò ci consente di consolidarci come una marca che valorizza la gastronomia e i diversi momenti di consumo durante la giornata».

Enrico Bellucci ha vinto Diageo World Class Italia 2025

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Enrico Bellucci portato in trionfo dai giurati
Il bartender di Salmon Guru Milano ha vinto la finale italiana di Diageo World Class. Rappresenterà i nostri colori nella finale global di Toronto, in Canada, dal 27 settembre al 2 ottobre

«ho appena finito di piangere.
di gioia, naturalmente
»

«Devo ancora realizzare, forse ce la farò domani», dice Enrico Bellucci, ancora travolto dalle emozioni, quando lo sentiamo al telefono a poche ore dalla vittoria nella finale di World Class Italia 2025. Il giovane bartender di Salmon Guru Milano sta rientrando in treno e si "porta a casa" il trionfo nella prestigiosissima competizione internazionale dedicata all’arte della mixology. E ora dovrà rimettersi in bolla per prepararsi alla finale mondiale di Diageo World Class, prevista in autunno a Toronto.

Primo fra i sei bartender giunti in finale

I sei finalisti, oltre a Enrico, erano Federico Altamura di Tripstillery Navigli di Milano (neo senatore del Drink Team di Bargiornale), Alessandro Cuomo del The Doping Bar sempre a Milano, Mattia Giuseppe Esposito del Radici Clandestine di Caserta, Emanuele Primavera del Cinquanta con Vista di Maiori (Salerno) e Raffaele Tafuto del Club Derriere di Roma. La finalissima si è svolta in due giorni, il 9 e 10 giugno, al Ritorno bar e cucina di quartiere di Acerra (Napoli), locale aperto dal mixologist Vincenzo Pagliara, campione italiano World Class 2022, con altri soci.

Bellucci ha convinto la super giuria composta da big della mixology italiana e internazionale: Giulia CuccurulloIain McPhersonLuca Bruni (vincitore lo scorso anno e Bartender dell'anno agli ultimi Barawards), Vasilis Kiritsis, Gianpiero Francesca di Blue Blazer e Honorio Oliveira di Diageo Portugal.

La finale di World Class 2025: le sfide per i bartender in gara

La finale si è aperta con la Speed round challenge che ha testato la capacità dei bartender di lavorare sotto pressione. Protagonisti della prova sei referenze di altrettanti marchi chiave del portafoglio Diageo Reserve: Tanqueray No. Ten, Ketel One Vodka, Zacapa Reserve Ron, Johnnie Walker Black Label Whisky, Bulleit Rye Whiskey, Don Julio Blanco Tequila. A ogni prodotto è stato associato un classico della miscelazione e i bartender dovranno riprodurli tutti a regola d’arte nel minor tempo possibile.

Nella prova successiva, Hyper-Local, i finalisti hanno dovuto creare e presentare due cocktail originali a base di tequila Don Julio, il primo che contenesse almeno un ingrediente locale, coltivato o prodotto entro un raggio di 16 km dal loro cocktail bar, e l'altro un ingrediente che rendesse omaggio alla cucina e alla cultura canadese (omaggio al Paese dove si svolgerà al finale mondiale).

Enrico ha presentato Mi-Toreador, un "Milano-Torino dentro un Toreador", richiamando l'idea dell'aperitivo italiano. Il secondo, Slam Donk, sempre con la Don Julio, era ispirato alla cultura canadese. «Ho ricreato in versione liquida un piatto canadese molto semplice: french fries, cheese curd e salsa gravy, con un tocco di sciroppo d'acero». spiega Bellucci. «L’idea era di portare i giudici "dentro" la partita dei Toronto Raptors. Quindi loro stavano metaforicamente mangiando delle patatine, guardando me vestito con la canotta dei Toronto».

Drink di chiusura di Bellucci: il PesKetel, sorta di Vodka Pesca Lemon per omaggiare la cultura Disco dei primi anni 2000, con Vodka Ketel One e soda con soju alla pesca e limoni lattofermentati. «Per i giudici ho cercato di ricreare proprio il servizio luxury tipico del tavolo in discoteca - spiega Enrico - quindi la bottiglia al centro e poi queste sode che ho preparato io con soju alla pesca e limoni lattofermentati. Io ho servito solo la vodka, loro si sono composti il drink, mettendo il ghiaccio, versando la soda, la doppia cannuccia. Quello che succedeva 20 anni fa, ma che succede anche oggi quando ordini una bottiglia ad un tavolo in discoteca. Doveva essere uno sharing cocktail e io ho pensato: cosa c’è di più conviviale di una bottiglia in mezzo a un tavolo?».

Appuntamento a settembre con la finale di Toronto

Per il neo campione italiano ora l'appuntamento da segnare in agenda è per quest’autunno, a Toronto, per la World Class Global Final 2025. Dal 27 settembre al 2 ottobre, più di 50 campioni nazionali si sfideranno nella più prestigiosa competizione di cocktail a livello globale

Con Mother Mesccia Velier riporta in vita un antico tesoro del Principato di Monaco

Mother Mesccia
Grazie alle competenze di Luca Gargano nasce questo rum bianco d'eccellenza, frutto dell'incontro tra il terroir haitiano e l'artigianalità monegasca. Un prodotto ispirato a un'antica tradizione del Principato e che costituisce la moderna interpretazione della "Mesccia" del XVII secolo

Anche il Principato di Monaco ha il suo rum. Si chiama Mother Mesccia, un rum bianco ottenuto da una delle più pregiate varietà di canna da zucchero al mondo, con un processo produttivo, che prevede due distillazioni, che inizia ad Haiti e si conclude nel Principato. Un prodotto nuovo, ma insieme con una lunga storia alle spalle, in quanto riporta in vita, ma rielaborata in chiave contemporanea, un’antica tradizione monegasca, la “Mesccia”, la cui origine risale al XVII secolo. Un progetto realizzato grazie al contributo di Luca Gargano, tra i massimi esperti di rum e patron di Velier, azienda che distribuisce Mother Mesccia in esclusiva per l’Italia.

La storia della Mesccia

La Masscia nasce nel Seicento, quando il Principato di Monaco era un vivace crocevia di scambi commerciali, nel cui porto giungevano prodotti e materie prime provenienti da vari luoghi, che venivano poi venduti in Europa. Tra le tante merci non mancava il rum che le navi Genovesi, in particolare, trasportavano dai Caraibi alle coste del Mediterraneo, spesso scambiandolo con agrumi locali, indispensabili sui velieri per combattere lo scorbuto. E proprio a Monaco nacque l’usanza di mescolare il rum con alcolici europei, come vermouth e Marsala, creando una bevanda che i genovesi nel loro dialetto chiamavano “Mesccia”, che appunto significa “miscela”, diventata un prodotto tipico della cultura monegasca, una tradizione andata poi perduta e ke cui tracce restano soltanto negli archivi del Principato.

I progetti

Qualche anno fa, un gruppo di imprenditori monegaschi, col patrocinio del Principato di Monaco, ha avuto l’idea di far rinascere il prodotto. Il progetto inziale era di riprodurre l’antica ricetta, distillando il rum nel Principato a partire da canna da zucchero coltivata in Spagna e importata già pressata, ma i risultati ottenuti sono stati molto al di sotto delle aspettative.

Si sono quindi rivolti a Gargano per capire come sviluppare il prodotto, che ha individuato subito anche un’altra criticità del primo progetto: la miscela di rum, vermouth e marsala sarebbe difficilmente compatibile con i gusti di oggi. Per cui la sua idea è stata di creare un rum di altissima qualità e di affinarlo poi in botti che hanno in precedenza contenuto vini fortificati: una soluzione che rende omaggio alla tradizione, ma realizzando un prodotto più adatto al nostro secolo.

Da Haiti al Principato

Per il distillato si è scelto di partire da una materia prima di eccellenza, la canna da zucchero Crystalline, una varietà autoctona e rara di Haiti, non ibridata, la stessa utilizzata da Michel Sajous per produrre il suo Clairin Sajous, il rum bianco artigianale haitiano altra chicca del catalogo Velier.

E ad Haiti prende il via il processo che dà vita a Mother Mesccia. La canna da zucchero coltivata nel grand terroir di Saint-Michel-de-l’Attalaye  ed estramente dolce e aromatica, viene raccolta a mano, trasportata a dorso di mulo e pressata in un piccolo mulino. Si procede poi con le fermentazioni spontanee, senza utilizzo di lieviti selezionati, e con la pima distillazione, a bagnomaria in un alambicco Mueller di Sajous.

Il primo distillato ottenuto è un semilavorato, con un volume alcolico tra il 22 e il 34%, che viene trasferito a Port-au-Prince e da lì imbarcato verso il Principato di Monaco. Qui a L’Orangerie - Distillerie de Monaco, la prima distilleria del Principato, nata nel 2017 nell’elegante quartiere la Condamine, viene effettuata una seconda distillazione, in alambicco Khote, sotto l’attento occhio del master distiller Philip Culazzo. Sempre a Monaco viene effettuto il taglio di testa e coda del distillato, consentendo al rum finale di essere considerato come prodotto nel Principato.

Un rum bianco d'eccellenza

La lavorazione della nuova Mesccia prosegue con l’invecchiamento in botti ex-vermouth ed ex-Marsala, una fase sperimentale non ancora completata. In attesa quindi di vedere l’esito della maturazione si è deciso di mettere a disposizione di bartender e cultori Mother Mesccia, il rum bianco non affinato, che costituisce, appunto, la “madre” della nuova Mesccia. Un distillato (alc 46% in vol) fresco e dall’elegante tocco vegetale che rappresenta la massima espressione della canna da zucchero dalla quale prende origine, e ideale sia da servire liscio sia per la creazione di cocktail sofisticati.

Valerio Izzo è il campione italiano di Art of Italicus 2025

Art of Italicus Valezio Izzo SHUB di Sorrento - LQ
Valezio Izzo dello Shub di Sorrento, vincitore della finale italiana di Art of Italicus Aperitivo Challenge 2025
Con il suo Spritz artistico House of Italicus, il bartender dello Shub di Sorrento si è aggiudicato la finale italiana del contest organizzato dal Rosolio di bergamotto. E vola alla finale internazionale in programma a luglio nel Principato di Monaco

È Valerio Izzo, bartender dello Shub di Sorrento, il vincittore della finale italiana di Art of Italicus Aperitivo Challenge, il cocktail contest all’insegna del connubio tra arte e miscelazione firmato dal Rosolio di bergamotto creato da Giuseppe Gallo. Concorso che in questa sua settima edizione è focalizzato su uno dei drink italiani più conosciuti al mondo, lo Spritz, sfidando i professionisti del bancone a ispirarsi a una forma d’arte per realizzare una versione innovativa e contemporanea del grande aperitivo, esaltando Italicus e le sue note di bergamotto di Calabria.

Sfida raccolta da oltre 600 bartender in tutto il mondo. Per quanto riguarda il nostro Paese l’atto finale del concorso è andato in scena all’Arts Bar nell’Hotel St. Regis di Venezia, dove a contendersi il titolo nazionale con le loro creazioni di arte liquida c’erano 8 bartender, selezionati tra tutti i partecipanti alla sezione nazionale della competizione. Oltre al vincitore, erano in gara: Edoardo Bullio, del Romeo cocktail bar di Verona, Nausica Vitali, del Pastificio San Lorenzo di Roma, Ivan Forcieri, del Libertine di Montecatini Terme, Marco Colasanti, del Depero di Rieti, Giorgia Fornaciari, dello Stravinskij bar all’Hotel De Roussie di Roma, Vincenzo Palumbo, de L’Antiquario di Napoli, e Alia Melis, del Rita's Tiki Room di Milano.

A valutare la loro prova una giuria composta da Alessandro Zampieri, bartender de Il Mercante di Venezia e vincitore della finale italiana dell’edizione 2024, Palmira Bertuca, aperitivo specialist per Italspirits in Italia, e Penelope Vaglini di Robb Report Italia e fondatrice del progetto Coqtail.

Omaggio all'ospitalità meridionale

Izzo si è imposto sull’agguerrita concorrenza con il House of Italicus, la sua versione dello Spritz ispirata all’arte dell’accoglienza e della convivialità, capace di evocare tradizioni familiari e usanze tipiche del Sud Italia, ma rirpoponendole in chiave moderna. Per realizzare il suo cocktail ha miscelato Italicus Rosolio di Bergamotto con uno Champagne di Percoche homemade, uno spumante che ha creato dalla fermentazione delle pesche, che rimanda a un tradizionale drink di benvenuto delle case del Meridione, il vino con le percoche, completando il tutto con uno spicchio di pesca. Un cocktail che ha conquistato la giuria per l’equilibrio tra gusto e aroma, originalità e forza narrativa sensoriale.

Vitali e Palumbo completano il podio

Alle sue spalle si è piazzata Nausica Vitali con Blue Fairy, Spritz ispirato a La Bevitrice di Assenzio di Picasso e realizzato unebdo a Italicus una riduzione di vino fatto in casa, gocce di assenzio, completando con soda e una fetta di cetriolo. Sul terzo gradino del podio è salito Vinncenzo Palumbo con Aurea, dove invece la base di Italicus è stata miscelata con Cordiale Hippocratico homemade e soda, il tutto guarnito da un’oliva ricoperta da foglia d’oro: un drink che ha voluto esaltare il legame tra bar, architettura e design, legame capace di creare luoghi accoglienti e curati nei particolari.

La finale globale nel Principato di Monaco

Con la vittoria Izzo si è conquistato un posto nella finale internazionale di Art Of Italicus, che si terrà il prossimo 7 luglio al Blue Gin Bar nel Principato di Monaco. lì affronterà i campioni degli altri otto Paesi in gara: Francia, Germania, Hong Kong, Nuova Zelanda, Spagna, Stati Uniti, Regno Unito e Ungheria. A questi si aggiungerà il concorrente selezionato nella wild list, la sezione alla quale sono stati iscritti i bartender dei Paesi non compresi in quelli che hanno aderito al concorso.

Il vincitore si aggiudicherà il titolo di Italicus Bar Artist of the Year 2025 e la artecipazione sotto le insegne di Italicus ad alcuni dei più importanti eventi internazionali della bar industry, dove ad accompagnarlo ci sarà Lorenzo Antinori, miglior bartender italiano all'estero ai Barawards 2021 di Bargiornale e titolare del Bar Leone, tempio di italinità a Hong Kong, piazzatosi lo scorso anno al primo posto della lista degli Asia’s 50 Best Bars (leggi Un Italiano vince gli Asia’s 50 Best Bars) e al secondo di quella dei The World’s 50 Best Bars (leggi Il tricolore messicano (e quello italiano) protagonisti ai World’s 50 Best Bars 2024).

La nuova carta del Drink Kong di Roma è un Flux di avanguardia e minimalismo

La quarta drink list nella storia del Drink Kong, il cocktail bar di Patrick Pistolesi e soci, è un esercizio di sottrazione in 29 cocktail inediti

Ci sono cocktail bar che cambiano drink list su base stagionale. Altri che ci impiegano mesi, anni, ma quando lo fanno sono veri e propri eventi. È il caso del Drink Kong di Roma, bar numero uno in Italia secondo la classifica The World’s 50 Best Bars, la cui ultima carta era datata 2023. Ora è il momento di Flux, la quarta drink list nella storia del Drink Kong, che segue i tre precedenti menu, intitolati rispettivamente Reflections (2018), New Humans (2020) e Perimetro e forma (2023). «Flux era sulla punta della mia lingua da tanti anni, un menu ispirato alle vibrazioni e alle frequenze», anticipa il fondatore Patrick Pistolesi, volto e anima del Drink Kong. Un lavoro monumentale, che si concretizza in una lista di 29 miscelati inediti, di cui due mocktail e a cui si aggiungono due classici della casa ormai intramontabili, Canova e Gaijin.

Patrick Pistolesi, fondatore e socio di Drink Kong, anima e volto del locale romano

Il payoff di Flux è “Substract, nothing is everything”. «Substract è una fusione tra substrate e subtracted: il fondamento invisibile e l’arte della sottrazione», chiarisce Pistolesi. Un sottotitolo che lascia intendere come la nuova maturità di questo cocktail bar al suo settimo anno di vita sia un esercizio di sottrazione, orientato al minimalismo, in cui il laboratorio continua ad avere un ruolo fondamentale (fra le novità anche cinque linee di cocktail alla spina). Obiettivo, come si legge nella prefazione alla drink list, è che ogni cocktail sia «un’onda di sapori che si intrecciano, una sinfonia liquida in cui ogni ingrediente vibra con una nota unica, rivelando emozioni inaspettate».
Emozionale anche la presentazione della carta, elegantemente rilegata come un libro prezioso, rigorosa all'esterno, quanto dirompente all'esterno. Curato per la parte visual dallo Studio Lord Z di Alessandro Gianvenuti, come i precedenti menu e tutta la comunicazione sia di Drink Kong che dello spin-off Nite Kong, il nuovo menu si apre con la scritta Flux, che si decostruisce e ricompone nella sua struttura geometrica, per concludersi in una doppia pagina come fosse un grande codice sorgente. Un grande flusso visivo attraversa il menu, con artwork dalle immagini evocative, che appaiono “distorte” e che portano in non-luoghi, in cui apprezzare queste vibrazioni profonde in coerenza con i cocktail che descrivono.

Tre le categorie in cui si suddivide l’ultima fatica del team del Drink Kong, che come spiega Pistolesi sono un percorso in crescendo, da una maggiore semplicità, fino a una complessità quasi avanguardista nella costruzione dei drink: «Cocktail per i palati più avventurosi», chiosa Pistolesi. La prima è Fundamental -Source, il cui sottotitolo è “All vibration begins from stillness. In simplicity lies the source” (Ogni vibrazione ha origine dalla quiete. Nella semplicità risiede la fonte); la seconda è Harmonic -Modulation, ovvero “Where tradition meets resonance. Tradition modulates into innovation” (Dove la tradizione incontra la risonanza. La tradizione si modula in innovazione); l’ultima si intitola Transcendent - Crossover, che si esplica così, “Beyond the seen, into the unheard. Two waves meet. A new frequency is born” (Oltre il visibile, nell'inascoltabile. Due onde si incontrano. Nasce una nuova frequenza).
Alla prima categoria appartiene il cocktail Shibui, parola giapponese che racchiude una bellezza discreta, raffinata nella sua semplicità. «È a questa estetica - racconta Edoardo Spagnoli, talento del Drink Kong che ha collaborato alla stesura della nuova carta - che si ispira il nostro drink, dove ingredienti “vintage” come noce moscata, sciroppo d’acero e le foglie di fico by Three Cents si uniscono all’Eminente Rum, rivelando una sorprendente modernità». Un drink beverino che fa parte della categoria a base rum, eccezionalmente rappresentata in questa drink list. Come ammette Pistolesi, dopo un periodo di grande amore per gin e whisky, ha deciso di far sua la missione di ridare lustro al distillato di canna da zucchero. E, a proposito di zucchero, Pistolesi spiega anche che in quest'ultima fatica liquida uno degli obiettivi che si sono dati è stato quello di sostituire quanto più possibile la presenza dello zucchero raffinato con alternative più naturali.
Nell’ultima categoria, quella che punta alla trascendenza, troviamo un drink rosso denominato Be(e)true(t): un mix complesso, non adatto a tutti i palati, ma di rara eleganza. In questo miscelato il Silent Pool Gin si intreccia con ginger, acid mustard e Beetroot Milk, dando vita a un equilibrio insperato tra piccantezza e morbidezza. «Ci siamo ispirati alla natura stessa del Drink Kong – continua Spagnoli –, siamo un Instinct Bar, ovvero rinnoviamo ogni giorno l’invito a seguire il proprio istinto, ad abbassare le difese e lasciarsi andare, per riscoprirsi autentici. Questo cocktail è espressione di questo spirito».
Altra novità del menu Flux, in cui il prezzo dei miscelati va dai 14 ai 20 euro, è che i drink non sono solo descritti in una parola (classic, elegant, umami e così via) e caratterizzati ciascuno dal suo bicchiere stilizzato, come accadeva già nei precedenti menu. Sono comparsi nelle descrizioni anche gli ingredienti: una scelta di campo, conferma Pistolesi, che vuol portare il Drink Kong a una maggiore inclusività. Complessità sì, ma che sia comprensibile.

Illycaffè lancia tre nuovi frappè estivi al caffè

illycaffè frappè estivi
Fino a settembre, negli store illy verranno proposte le tre inedite ricette studiate con l'Università del Caffè e ispirate ad altrettanti luoghi esotici, dal Mediterraneo al Sudest asiatico

L’estate è alle porte e per celebrarne l’arrivo illycaffè propone tre inedite ricette in edizione limitata del suo frappè al caffè. Disponibili fino a settembre solo negli store monomarca illy, le nuove ricette, Sicilia Sunrise, Kyoto Zen e Bali Escape, sono state ideate con l’Università del Caffè, il centro di eccellenza creato dalla torrefazione triestina per promuovere, supportare e divulgare nel mondo la cultura del caffè di qualità (leggi I 25 anni dell’Università del Caffè di illy), per regalare ai consumatori un’esperienza sensoriale all’insegna di sapori che evocano atmosfere esotiche ispirate alle tre destinazioni che troviamo nei nomi: Sicilia, Kyoto, in Giappone,  e Bali, in Indonesia. In tutte e tre il frappè a base del tradizionale blend illy si arricchisce di ingredienti, come aromi naturali e panna montata, che le rende perfette per una pausa rinfrescante e gustosa durante i mesi più caldi.

Gusti e aromi d’estate

Più in dettaglio, in Sicilia Sunrise il caffè si sposa con la vivacità del pompelmo rosa, agrume amato per la sua freschezza e il sapore vibrante. Il risultato è un frappè rinfrescante, vitaminico e tonificante, che celebra la solarità, i colori e i profumi dell’isola.

Con Kyoto Zen in viaggio di gusto porta in Giappone, grazie all’accostamento del caffè con la delicatezza del matcha, una polvere di tè verde dal ricco profilo aromatico Un’aggiunta di soffice panna montata e una spolverata sempre di polvere di matcha completano la ricetta, ideale per una pausa di quiete interiore, nche guarda ai rituali di calma e armonia della tradizione zen.

Il trio si chiude con una proposta di evasione tropicale, Bali Escape, omaggio ai sapori esotici dell’Indonesia. In questa ricetta la profondità del caffè incontra la freschezza del cocco, dando vita a una combinazione cremosa e avvolgente, completata da un tocco di panna montata, cocco rapè e una spolverata di cacao amaro in polvere.

La campagna estiva

Le tre proposte sono disponibili, anche in versione decaffeinata, in due formati, da 170 e da 300 ml. Inoltre, solo presso il flagship store di illy Monte Napoleone a Milano sarà possibile provare l’esclusivo trio degustazione al tavolo. Ma per rendere ancora più stuzzicante l’estate nei caffè illy a gestione diretta fina al 4 agosto, i consumatori che acquisteranno almeno uno dei nuovi frappè riceveranno una cartolina con il racconto delle ricette e un QR code che permetterà loro di partecipare a un concorso instant win con in palio un voucher da 50 euro al giorno da utilizzare su diverse piattaforme di viaggio. Inoltre, iscrivendosi al programma illyLovers con la stessa e-mail usata per partecipare al concorso e consumando almeno 5 ricette estive, si potrà partecipare all’estrazione finale di un viaggio a Trieste per due persone con visita allo stabilimento produttivo illy.

Marco Masiero è il Campari Bartender of the Year 2025

Premiazione CBC 2025
L'annuncio: Marco Masiero è il vincitore della Campari Bartender Competition 2025
Il 33enne bergamasco Marco Masiero, bartender di Lubna Milano, vince l'undicesima edizione della Campari Bartender Competition con il drink Americano Cosmopolita

Un Americano Cosmopolita ha conquistato i favori della giuria: con questo cocktail Marco Masiero, bartender di Lubna Milano, ha vinto l’undicesima edizione della Campari Bartender Competition, diventando Campari Bartender of the Year per il 2025/2026.

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Marco Masiero

Se Campari cercava un ulteriore modo di mostrarsi vicina alla “sua” Milano, lo ha trovato con la scelta della location: la finale dell’8 giugno si è tenuta presso la rinnovata Torre Velasca, una di quelle architetture che nello skyline meneghino si possono serenamente definire “iconiche” senza timori inflazionistici. Una giornata densa, quella di domenica, grazie alla nuova formula della competizione che quest’anno ha concentrato in un unico appuntamento la semifinale e la finale.

Finalisti cbc 2025
Da sinistra: Luca Salvioli, Alessio Megna e Marco Masiero

In giuria una parata di star

Dieci i bartender giunti in semifinale, tre i giovani talenti che si sono guadagnati il podio: assieme a Masiero c’erano Luca Salvioli (bar manager del Gaia Bar, all'interno del boutique hotel 5 stelle Musa Lago di Como, a Sala Comacina) e Alessio Megna, bartender di Freni e frizioni a Roma e premiato all’ultima edizione dei Barawards come Bartender under 25 dell’anno.

giuria cbc 2025
La giuria al lavoro durante la competizione

Masiero ha conquistato i favori di una giuria che si è fatta in tre, per l’occasione. Una “giuria degustazione” si è concentrata sui cocktail presentati dai tre finalisti. Era composta da Monica Berg (co-titolare di Tayēr+Elementary Londra e direttrice creativa di Campari Academy), Salvatore The Maestro Calabrese (Velvet at Corinthia, Donovan Bar Londra), Alex Frezza (L’Antiquario Napoli), Daniele Dalla Pola e Bruno Malavasi (Master Herbalist Campari Group). A valutare, invece, le doti di comunicazione dei ragazzi in gara c’erano Nicola Scarnera (Campari Academy Manager) e Dario Cuccurullo (Senior Channel & Customer Marketing Director Campari Italy). Samuele Ambrosi (Cloakroom, CloakLab e BossHogg Treviso) era, invece, l’occhio tecnico sul lavoro dei finalisti.

Il drink vincente del Campari Bartender of the Year

Masiero, bergamasco, 33 anni, al banco della nuova apertura firmata Lorenzo Querci & Co., ha superato la semifinale – svoltasi al Camparino in Galleria – con il suo drink Convivio (Campari, olive alla brace, cioccolato bianco). Ha raccolto una buona performance nella prova di cultura generale e nella degustazione alla cieca e, infine, ha convinto (anche sull’onda di un’approccio molto genuino ed efficace) con Americano Cosmopolita: Campari, Cinzano Bottega Riserva, Cynar, sherbet al pompelmo salato, cardamomo e vaniglia e soda al pompelmo rosa.

Americano Cosmopolita - Marco Masiero - COCKTAIL VINCITORE CAMPARI BARTENDER OF THE YEAR
Americano Cosmopolita, il cocktail di Marco Masiero, vincitore della Campari Bartender Competition

Due le fasi della finalissima: prima parte con la presentazione dei cocktail e la valutazione delle tre giurie, seconda fase con una sorta di “open bar” al sedicesimo piano della Torre Velasca, con ospiti e stampa chiamati ad assaggiare, in un clima di grande leggerezza, e votare per assegnare il titolo di Fans favourite, vinto dal Sipario Rosso di Luca Salvioli, giunto poi secondo in classifica davanti al Camparitivo di Alessio Megna.

Luca Salvioli, con il cocktail Sipario rosso, ha vinto il premio della "giuria popolare" Fans favourite

La gara è partita con 800 candidature

Quest’anno la Campari Bartender Competition ha ricevuto più di 800 candidature nella prima fase di selezioni on line. La competizione era strutturata così: 120 bartender, frutto di una prima scrematura, si sono sfidati nelle Live Selection, prove in presenza tenutesi tra Roma e Milano. Solo i migliori 20 hanno poi affrontato la Behind the Bar, ovvero ospitato Campari Academy presso il bar in cui lavorano quotidianamente, per dimostrare le caratteristiche principali di un bartender eccellente: tecnica, capacità di improvvisazione e senso di ospitalità. Dalla rosa dei dieci semifinalisti è uscito il trio protagonista della finale.

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