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Quattro novità firmate Robo che fanno più ricca la proposta food

Robo novità
L'offerta del brand, forte già di oltre 600 referenze, si arricchisce di quattro nuove proposte, adatte a diverse preparazioni, dalle più tradizionali alle gourmet

Sono ben quattro le novità che arricchiscono il catalogo di prodotti di Robo, lo storico marchio alimentare per il canale del fuoricasa del gruppo D’Amico. Si tratta de il Cavolo Cappuccio Viola marinato, i “Friarielli” Broccoli alla Napoletana marinati, le Cipolle Rosse Affettate Caramellate e la Granella di Pistacchio. Quattro gustose novità, adatte a diverse preparazioni, dalle più tradizionali fino a quelle più gourmet, pensate per aiutare gli operatori bar a realizzare creative proposte per la pausa pranzo e l’aperitivo. Prodotti di alta qualità, garantita dall’utilizzo di sole materie prime accuratamente selezionate e lavorate dal fresco, nel rispetto dello loro caratteristiche organolettiche.

Disponibile in formato da 800 g, il Cavolo Cappuccio Viola marinato è fatto con soli cavoli cappuccio viola, tagliati a striscioline e marinati. Una soluzione ideale per arricchire e insaporire piatti freschi, insalate e panini gourmet, ma ottimo anche per realizzare risotti e vellutate.

Guardano invece alla cucina tradizionale partenopea i “Friarielli” Broccoli alla Napoletana marinati, sempre in formato da 800 g. Fatti con broccoli saltati in olio extravergine di oliva, con aglio e peperoncino, sono perfetti da proporre in accompagnamento a piatti di carne, per la farcitura di panini e sfiziose torte salate o per guarnire pizze e focacce.

In formato da 800 g anche le Cipolle Rosse Affettate Caramellate, cipolle fresche caramellate e già affettate, ingredienti ideale per completare hamburger e panini o pizze gourmet, per accompagnare preparazioni di carne e pesce, ma anche da proporre insieme ai formaggi.

Infine, la Granella di Pistacchio, in formato da 500 g, che, oltre che per arricchire primi e secondi piatti, guarnire panini gourmet, è perfetta anche per la decorazione di dolci e gelati.

Le nuove referenze ampliano ulteriormente l’offerta Robo, forte già di oltre 600 referenze, che conta diverse gamme di prodotti e ingredienti, spaziando dalla linea funghi alla linea carciofi, dai pomodorini alla linea di pesti e creme, dalle verdure grigliate ai peperoni, olive, secondi piatti, prodotti ittici passando per i condimenti agli snack fino ai dessert. Per conoscerle tutte, con le loro caratteristiche, plus e tanti suggerimenti d’uso e ricette, il marchio ha realizzato il nuovo catalogo generale, che è possibile scaricare a questo link.

Roberto Maiuri vince la prima gara della Elephant Friendly Competition

Roberto Maiuri_Elephant Gin Competition
L'head bartender di The Barbershop Speakeasy di Roma si è aggiudicato la prima gara del contest targato Elephant Gin. A Milano e Verona le prossime tappe: scopri come partecipare

È Roberto Maiuri, head bartender di The Barbershop Speakeasy di Roma, il vincitore della prima gara della Elephant Friendly Competition, il cocktail contest targato Elephant Gin, il distillato nato in Germania, ispirato alla magica terra d’Africa, dalla quale provengono 5 delle 14 sue botaniche, da sempre impegnato nella salvaguardia degli elefanti e distribuito in Italia da Compagnia dei Caraibi.

Un concorso itinerante, articolato in tre diverse competizioni, che ha fatto il suo debutto nella Capitale e che proseguirà con i due prossimi appuntamenti in programma il prossimo 11 luglio a Milano e poi il 19 settembre a Verona.

La prima gara è andata in scena al Marco Martini Restaurant di Roma: 15 i bartender a contendersi la vittoria, come nelle prossime due puntate, con la loro originale creazione a base di una delle referenze della gamma Elephant Gin, ovvero Elephant London Dry, Elephant Sloe Gin, Elephant Strength e l’ultimo nato del brand, Elephant Orange Cocoa (leggi Arancia e fave di cacao nel gin premium che ama l’Africa).

Gara nella quale Maiuri ha trionfato con il suo Applet, realizzato con Elephant Navy Strenght Gin miscelato a Apple & Buchu Cordial, per poi imporsi anche nella seconda prova, il Mistery drink, piazzandosi così davanti agli altri due finalisti, Riccardo Di Dio Masa, classificatosi secondo, e Tamara Castaldi, salita sul terzo gradino del podio.

Come partecipare alla Elephant Friendly Competition

La seconda gara del concorso si svolgerà a Milano presso Lacerba, con le iscrizioni che si apriranno il 24 giugno per chiudersi l’8 luglio, mentre la terza a Verona al Romeo Bistrot & Cocktail Bar, con le iscrizioni aperte dal 27 agosto al 16 settembre. Per prendere parte alla Elephant Friendly Competition occorre iscriversi, nelle date indicate al seguente link: https://contest.compagniadeicaraibi.com/Elephantgin

Ricordiamo che per partecipare alla sfida occorre inviare una propria ricetta originale di drink che contenga almeno 40 ml di una delle quattro referenze Elephant Gin. La ricetta deve essere composta da massimo 4 ingredienti, decorazione esclusa (sul sito del contest il regolamento completo).

Tutte le ricette iscritte alla tappa saranno valutate da una giuria di preselezione che sceglierà le migliori 15 e i loro autori prenderanno parte alla gara, che si svolge in due manche. Nella prima realizzeranno e presenteranno alla giuria la loro ricetta, avendo a disposizione 7 minuti di tempo per preparare due versioni identiche del loro drink. Da questa prova verranno selezionati tre bartender che si confronteranno nella sfida finale: il Mistery drink. Il bar manager del locale ospite proporrà in assaggio ai tre finalisti un cocktail fatto sempre con una referenza Elephant Gin. Sarà compito dei concorrenti scoprire di quale referenza si tratta e quali gli altri ingredienti che compongono la ricetta. Ma non solo, perché dovranno anche ricreare il drink misterioso loro proposto utilizzando gli ingredienti a disposizione presso la postazione di lavoro.

I premi

Ricchi i premi in palio per ogni tappa: il primo classificato si aggiudica un viaggio per Berlino per partecipare al Bar Convent Berlin e una bottiglia dell'edizione limitata Elephant Gin Wildlife Warrior Edition. Al secondo classificato va un voucher per una cena per due persone in un ristorante selezionato e un kit Elephant Gin. Un kit Elephant Gin è il premio per il terzo classificato.

La ricetta

Applet di Roberto Maiuri

Cocktail Roberto _ Applet
Ingredienti:
45 ml Elephant Navy Strenght Gin, 45 ml Apple & Buchu Cordial
Preparazione:
Stir & Strain
Bicchiere:
Nick e Nora

Il Camaleonte, la guida per orientarsi nel mondo del caffè

App guida del Camaleonte
Presentata al Mumac la prima edizione della Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia dei coffee expert Andrej Godina e Mauro Illiano

È stata presentata oggi presso Mumac Academy, l'Accademia del caffè di Gruppo Cimbali a Binasco (MI) Camaleonte, la prima Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia, opera a quattro mani di Andrej Godina, caffesperto e PhD in Scienza, tecnologia ed economia nell’industria del caffè, e Mauro Illiano, caffesperto e recensore gastronomico. Il caffè è uno dei prodotti più consumati al mondo e tra i più amati nel nostro Paese, tuttavia resta una bevanda poco conosciuta, di qui la decisione di «seguire la strada già percorsa dal vino, dalla birra e dall’olio d’oliva attraverso una guida il cui fine è valorizzare e diffondere la grande ricchezza di proposte e di stili che caratterizza l’universo del caffè in Italia», ha affermato Godina. Disponibile in versione App, scaricabile da tutti gli store ufficiali, da novembre potrà essere acquistata in tutte le librerie nel formato cartaceo. «Devo confessare che aspettavo questo momento da un’intera vita. Oggi possiamo dire che il caffè ha vinto. L’Italia del caffè è, ancora una volta, un riferimento per tutto il mondo. Qui, oggi, nasce una nuova era, quella della guide, delle recensioni e del riconoscimento dello straordinario lavoro che donne e uomini portano avanti ogni giorno al servizio delle torrefazioni d’Italia e di milioni e milioni di bevitori di caffè» ha affermato Illiano in apertura della presentazione. La nuova opera potrà dunque contribuire a definire e giustificare il giusto prezzo della tazzina di caffè, un tema oggi molto attuale

Il cuore del volume è il percorso tra le diverse realtà italiane, suddivise per regione, con la presentazione delle torrefazioni selezionate: ogni scheda comprende le informazioni di contatto, una breve storia dell’azienda, lo stile produttivo e la presentazione dei caffè sottoposti ad assaggio (con voto da 1 Camaleonte a 5 Camaleonti), i simboli che evidenziano le principali caratteristiche in base al flavore (ad esempio, la presenza di note di cioccolato, miele, nocciole, liquirizia, lime e molto altro) e una descrizione analitica del prodotto: tipologia (grani, macinato …), caratteristiche (origini e metodo di lavorazione), colore di tostatura, flavore e le eventuali certificazioni. 

Si propone dunque quali momento di «incontro tra torrefattore e consumatore attraverso un linguaggio semplice e chiaro - prosegue Illiano -. Al suo interno non si trovano giudizi: a monte di questo progetto c’è l’ambizione di consegnare ai lettori un vademecum utile per orientarsi nella scoperta della ricchezza di proposte, gusti e aromi che caratterizza l’Italia del caffè a tutte le latitudini».

Viene proposto un ulteriore itinerario, nuovamente suddiviso per regioni, tra le Coffee Academy, centri di formazione indipendenti, oppure presso torrefazioni e costruttori di macchine espresso che offrono programmi articolati di corsi e percorsi formativi sul caffè rivolti ai professionisti e ai coffee lover.

L’App dedicata è disponibile in due versioni: gratuita, con accesso all’approfondimento culturale, al blog che si arricchirà nel tempo, ai riferimenti delle torrefazioni, delle microtorrefazioni e delle Academy; a pagamento (9,90 euro), con le stesse informazioni della prima alle quali si aggiunge la sezione prodotti, con la loro presentazione. La seconda versione consente, inoltre, di realizzare ricerche dei caffè per tipologia (grani, moka, monoporzionato, qualità commerciale, qualità specialty, caffè certificati) e per caratteristiche aromatiche.

Alla presentazione della Guida è seguita la consegna degli Award Torrefazioni 2022 e degli Award Prodotti 2022 alle diverse categorie e tipologie di caffè: i premi hanno spaziato lungo tutto lo Stivale e sottolineato la presenza di numerose eccellenze a tutti i livelli, dalle microroastery alle grandi torrefazioni.

Le torrefazioni e i caffè premiati

Award Torrefazioni 2022

Premio Torrefazione dell’anno: Julius Meinl - per la coerenza qualitativa dell’intera gamma prodotti presentata in Guida

Premio Micro Torrefazione dell’anno: Microtorrefazione Conti - per la coerenza di progetto: micro torrefazione, caffetteria, comproprietà di una piantagione di caffè

Premio Torrefazione Specialty: 1895 Coffee Designers by Lavazza - per l’elevata qualità dei prodotti e l’avanguardismo della factory experience

Premio Torrefazione sostenibilità: Caffè Costadoro - per l’attenzione dell’azienda al tema della sostenibilità

Premio Torrefazione innovazione: Nespresso per Vertuo - per l’innovazione tecnologica apportata con il metodo di estrazione Vertuo

Premio Torrefazione tradizione: Kimbo - per la corrispondenza qualitativa dei prodotti con la tradizione napoletana del caffè

Premio Torrefazione rivelazione: Bristot - per le qualità afferenti il prodotto e la comunicazione verso il consumatore

Premio Torrefazione responsabilità sociale: Anna Caffè - per l’apporto di valore in termini di responsabilità sociale al prodotto e l’attenzione all’approvvigionamento da piantagioni sostenibili

Premio Torrefazione emergente: Torrefazione Lady Cafè - per l’originalità del format torrefazione/B&B proposto alla clientela

AWARD PRODOTTI 2022 (per categoria di prodotto)

Espresso

Premio Espresso Miscela prevalenza Canephora: Tucano di Anna Caffè

Premio Espresso Miscela 100% Arabica: Aroma Fez 1862 di Julius Meinl

Premio Espresso Miscela prevalenza Arabica: Plus Oro di Dersut Caffè

Premio Espresso Arabica mono origine: La Reserva de ¡Tierra! Colombia di Lavazza

Premio Espresso Robusta mono origine: India di Mondicaffè

Premio Espresso Miscela Biologico: 100% Arabica biologico di Hausbrandt

Premio Espresso Mono origine Biologico: Nescafé Perù di Nescafé

Premio Espresso Rainforest Alliance: La Reserva de ¡Tierra! Brasile 100% Arabica di Lavazza

Premio Espresso UTZ: Supreme UTZ di Julius Meinl

Premio Espresso Fair Trade: Bio/Organic Fairtrade di Bristot

Premio Espresso Specialty singola piantagione: 15 Degrees South di 1895 Coffee Designers by Lavazza

Premio Espresso Specialty miscela: Blend 10 di Zar Cafè

Premio Espresso Decaffeinato: Decaffeinato ad acqua di Manifattura Italiana del Caffè 

Premio 100% Arabica Dark Roast: Moana di Passalacqua

Premio Miscela Dark Roast: House Blend di Caffè Costanzo

Premio 100% Arabica Medium/Light Roast: Riserva 100% Arabica di Morettino 

Premio Miscela Medium/Light Roast: Conde Camillo di Mondicaffè

Premio Espresso Socialmente Responsabile: Tucano di Anna Caffè

Premio Espresso tostato a legna: Nessun Dorma di Antica Tostatura Triestina

Moka

Premio Moka Miscela prevalenza Canephora: Buonaroma di Julius Meinl

Premio Moka Miscela prevalenza Arabica: 100% Arabica di Caffè Aiello

Premio Moka Specialty: Avanguardia II di 1895 Coffee Designers by Lavazza

Premio Moka 100% Arabica: RespecTo di Caffè Costadoro

Premio Moka Arabica mono origine: Caffè Moka Style Kenya AA Washed di La Genovese 

Premio Moka Decaffeinato: 100% Arabica miscela Decaffeinato di Lucaffé

Premio Moka Biologico: ¡Tierra! for Amazonia di Lavazza

Premio Moka Rainforest Alliance: ¡Tierra! for Africa di Lavazza

Premio Moka Fair Trade: Go Caffè Bio Fairtrade di Torrefazione Goriziana

Premio Moka Dark Roast: Harem di Passalacqua

Premio Moka Light Roast: 100% Arabica miscela Blucaffe Excellent di Lucaffé

Premio Moka Socialmente Responsabile: ¡Tierra! for Amazonia di Lavazza

Premio Moka Tostato a legna: Moka Intenso di Blasini Caffè

Filtro

Premio Filtro: El Diamante Reserve di Ditta Artigianale

Premio Filtro Specialty 90+: Wush Wush di B.House

Premio Filtro Africa: Ethiopia Bekele Leige di Caffè Rinaldi

Premio Filtro Asia: Indonesia Sumatra di Torrefazione Lady Cafè

Premio Filtro centro America: Dona Elda di Gocce in Roastery

Premio Filtro Sud America: Bolivia Avelino Sacaca di Bloom Specialty Coffee

Premio Filtro Certificato: Araari di 1895 Coffee Designers by Lavazza

Premio Filtro Socialmente Responsabile: La Reserva de ¡Tierra! Colombia di Lavazza 

Monoporzionato

Premio Monoporzionato: Master Origins Ethiopia di Nespresso Original

Premio Monoporzionato specialty: Finca Alfolì cialda in carta TEN di B.House

Premio Monoporzionato certificato: Kenya Milima di Nespresso Professional

Premio Monoporzionato decaffeinato: Arpeggio Decaffeinato di Nespresso Original

Premio Monoporzionato biologico: Bio Fairtrade capsula compatibile Nespresso di Julius Meinl

Premio Monoporzionato compostabile e biodegradabile: 100% Arabica capsula compatibile Nespresso di Lucaffé

Premio Monoporzionato aromatizzato: Miscela aromatizzata alla nocciola in cialda carta 44mm di Lucaffé

Premio Monoporzionato Arabica Dark Roast: Barista 100% Arabica capsula compatibile Nespresso di Kimbo

Premio Monoporzionato Miscela Dark Roast: Origini in cialda carta 44mm di Toraldo

Premio Monoporzionato Arabica Medium/Light Roast: Ethiopia Sidamo Guji compatibile Lavazza A Modo Mio di Mister Caffè

Premio Monoporzionato Miscela Medium/Light Roast: Serendipity cialda carta 44mm di Morola Caffè Italiano

Premio Monoporzionato Vertuo miscela: Nespresso Vertuo Toccanto

Premio Monoporzionato Vertuo monorigine: Nespresso Vertuo Master Origins Ethiopia 

Solubile

Premio Caffè Solubile dell’anno: Nescafé Classic di Nescafé

Premio Caffè Solubile ricettato: Nescafé Gold cappuccino di Nescafé

I concerti da gustare: Ernst Knam incontra l’Orchestra Sinfonica di Milano

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Chef Ernst Knam
I due eventi offriranno la possibilità di vivere un'esperienza sensoriale a 360 gradi

La grande musica dell’Orchestra Sinfonica di Milano si unisce alla grande arte del maître chocolatier Ernst Knam. Nascono I concerti da gustare, in cui l'inclusività musicale si mescola a quella multisensoriale. Il maestro Knam sarà infatti Creative Partner di due date con le sue creazioni.

Musica e cioccolato per l'inclusività

Essere inclusivi significa accogliere la pluralità, coltivare la diversità come ricchezza, ed è una caratteristica che riassume l’atteggiamento dell’Orchestra, in primis, verso il repertorio. Infatti, all’attività concertistica principale, dedicata alla grande tradizione sinfonica dal barocco al contemporaneo, l’Orchestra Sinfonica di Milano sviluppa un palinsesto che lascia spazio anche alle colonne sonore, al rock, al cantautorato, come nel caso della rassegna POPs. La rassegna includerà incontri dedicati a Musica & Scienza o, come nel caso dei Concerti da gustare, il gusto incontrerà il piacere dell'ascolto.

Il pasticcere è partner creativo della prossima stagione

I concerti da gustare sono avventure “sinestetiche” che accostano l’ascolto della musica sinfonica alla degustazione delle creazioni di Ernst Knam, Creative Partner dell’Orchestra Sinfonica di Milano per la Stagione 2022/2023. Ci sono due concerti in programma per questa parte della rassegna: uno il 17 dicembre 2022 e l'altro il 25 marzo 2023. In entrambi gli incontri, Knam proporrà una degustazione di praline che sarà lui stesso a proporre e illustrare. I concerti da gustare nascono dalla volontà della Fondazione di affiancarsi ogni anno a soggetti non appartenenti al panorama musicale per contaminare e lasciarsi contaminare, includere e lasciarsi includere.

Coca-Cola Hbc Italia punta a decarbonizzare i trasporti su strada

Coca-Cola Hbc Italia decarbonizzazione trasporti
In linea con l'obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2040, l'azienda ha avviato un progetto con alcuni partner per decarbonizzare i propri trasporti pesanti

Con il programma Net Zero by 40, lanciato lo scorso anno, Coca-Cola Hbc Italia annunciava il nuovo ambizioso obiettivo in tema di sostenibilità: raggiungere le zero emissioni nette lungo l'intera catena del valore entro il 2040 (leggi Obiettivo emissioni zero per Coca-Cola Hbc). Un impegno che si inserisce in un percorso virtuoso da tempo intrapreso dal principale imbottigliatore di prodotti a marchio The Coca-Cola Company sul territorio nazionale per ridurre il suo impatto ambientale e che interessa l’intera attività dell’azienda, dall’approvvigionamento delle materie prime, prediligendo ingredienti di origine agricola coltivati nel rispetto dei principi dell’agricoltura sostenibile, alle fasi di imbottigliamento e di distribuzione dei prodotti fino al loro riciclo (leggi Coca-Cola Hbc Italia prosegue il suo percorso green).

La strategia per tagliare il traguardo delle zero emissioni si arricchisce ora di un nuovo tassello attraverso il quale Coca-Cola Hbc Italia punta a decarbonizzare i propri veicoli pesanti su strada. A questo scopo l’azienda ha creato un gruppo di lavoro composto dal consulente per la transizione energetica Ikigai Capital, dalla società di sviluppo di energia verde Nva e dai trasportatori Italtrans, Number1, Casilli Enterprise e Favaro Servizi.

Un progetto ricco di sfide

La prima fase del progetto prevede la realizzazione di uno studio di fattibilità per comprendere le dinamiche del trasporto su strada per Coca-Cola Hbc, per arrivare poi alla creazione di una rete a impatto zero attraverso soluzioni alternative necessarie per arrivare a decarbonizzare il trasporto.

Ikigai, in collaborazione con Nva, realizzerà quindi un progetto pilota con la creazione di hub multi fuel per la fornitura di combustibili verdi, tra i quali elettricità, biometano e idrogeno, e di un ecosistema per la fornitura di veicoli a impatto zero.

Si tratta dunque di un altro ambizioso progetto, per il cui successo fondamentale è il coinvolgimento di tutte le parti interessate. Parti che comprendono fornitori di tecnologia, finanziatori ed enti governativi. Quello del trasporto pesante su strada è infatti uno dei settori più difficili sui quali intervenire, che pone tutta una serie di sfide, delle quali le principali sono rappresentate dalla disponibilità, scarsa, e dal costo, al contrario elevato, di veicoli e del carburante e dalla mancanza di qualsiasi rete infrastrutturale a monte e a valle per supportare il rifornimento dei veicoli. Sfide che non spaventano l’azienda, consapevole delle difficoltà, ma anche dell’urgenza di intervenire in questo settore per aiutare i trasportatori a cambiarlo radicalmente e arrivare infine a un modello di logistica sostenibile. Un cambiamento che Coca-Cola Hbc vuole guidare.

Baritalia a Jesolo: selezionati altri 12 finalisti

Jesolo (VE), 13/06/2022; Bartitalia Jesolo,©Riccardo Gallini/GRPhoto
©Riccardo Gallini/GRPhoto
Approdo in Veneto per la terza tappa del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che si sono aggiudicati un posto nella finalissima di Monte Carlo

Dopo le due tappe al Sud di Lecce e Sorrento, Baritalia 2022 - a drink for the planet ha ripreso il tour nella Penisola per approdare a Jesolo (Venezia). A ospitare la terza tappa del laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale, quest'anno dedicato alla sostenibilità, è stato il King's Club. Appuntamento che ha visto la calorosa presenza di bartender e professionisti da tutto il Veneto e dal resto d’Italia che hanno preso parte al ricco programma di sfide approfondimenti, seminari sul tema cocktail che ha caratterizzato, come sempre la giornata.

A partire da Baritalia Lab, la sfida a colpi di cocktail in questa edizione focalizzata sul tema A drink for the planet che ha visto i bartender sfidarsi sotto le insegne delle aziende partner nella creazione di drink sostenibili.

Sfida che ha decretato altri 12 professionisti che si sono meritati un posto nella finalissima che si svolgerà nel Final Show di Baritalia, in programma a Monte Carlo (Principato di Monaco) il prossimo 14 novembre.

Ecco i nomi dei vincitori: Daniele Melani (Caffo), Damiano Massa (Campari Academy), Daniele Salviato (Canaima Gin - Compagnia dei Caraibi), Manuela Menegazzo (DOuMix?), Simone Caltabiano (Coca-Cola Hbc Italia - Tequila Corralejo), Francesco Lazzo (Coca-Cola Hbc Italia - Gin Grifu), Alberto Beltrame (Coca-Cola Hbc Italia – Lurisia), Edoardo Cipriani (Gin Engine), Stefano Galligioni (Gamondi), Francesco Giorgi (Molinari), Manuel Crescini (Nonino) e Giuseppe Mancuso (Organics by Red Bull).

A decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner e dai bartender di alcuni dei migliori locali del Veneto, che si sono alternati nel ruolo di giudici di onore: Samuele Ambrosi, Alessandro Bardella, Walter Bolzonella, Edoardo Bullio, Andrea Camazzola, Giacomo Diamante, Lorenzo Di Cola, Giorgio Fadda, Gennaro Florio, Luca Girotto, Raffaele Iovinella, Gabriele Marocco, Max Morandi, Roberto Pellegrini, Claudio “Peri” Perinelli, Matteo Soncin, Mauro Varagnolo, Alex Visentin, Alessandro Zampieri e Alvise Zonta.

Giuria che ha assegnato la menzione speciale A drink for the planet per il drink più green a Francesco Giorgi (Molinari).

Altro momento clou della giornata i Boot Camp, i seminari gratuiti dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Il programma di incontri si è aperto con la masterclass di Edoardo Banfi su easy mix e la miscelazione low alcol (a cura di Campari Academy), seguita da quella di Samuele Ambrosi sull’utilizzo della grappa in miscelazione (a cura di Nardini), di Marco Riccetti sulle nuove tendenze dei distillati di agave (a cura di Coca-Cola Hbc Italia) e di Igor Tuliach sul nuovo Aperitivo Fiori di Sambuco Gamondi.

Gli appuntamenti sono proseguiti nel pomeriggio con i seminari di Leonardo Todisco sul Gin&Tonic (a cura di Gin Engine), di Francesco Neri sulle innovazioni i valori e la sostenibilità nel mondo della grappa Nonino, di Gian Marco Bellanti sulla gamma sulla gamma DOuMIX?, di Francesco Serra su Canaima, il gin dell’Amazzonia, di Marco Fedele sul cognac Rémy Martin (a cura di Molinari), di Fabrizio Tacchi sul portafoglio green di Caffo e di Jonathan Di Vincenzo sul tropical “circolare” (a cura di Organics by Red Bull).

I finalisti della tappa di Jesolo e i vincitori per ogni squadra

Caffo
Mario Carli
Rosina Grandinetti
Daniele Melani (vincitore di tappa)

Campari Academy
Damiano Massa (vincitore di tappa)
Marie Meccoli
Francesco Pasinato

Canaima Gin - Compagnia dei Caraibi
Roberto Casti
Giada De Serio
Daniele Salviato (vincitore di tappa)

DOuMix?
Diego Ferron
Manuela Menegazzo (vincitrice di tappa)

Coca-Cola Hbc Italia - Tequila Corralejo
Simone Caltabiano (vincitore di tappa)
Elia Zanasca

Coca-Cola Hbc Italia - Gin Grifu
Francesca Graglia
Francesco Lazzo (vincitore di tappa)

Coca-Cola Hbc Italia - Lurisia
Alberto Beltrame (vincitore di tappa)
Genny Medè

Gin Engine
Edoardo Cipriani (vincitore di tappa)
Paolo Tonon
Giulia Zampieri

Gamondi
Dario Conti
Lino Marchese
Stefano Galligioni (vincitore di tappa)

Molinari
Simone Broglia
Simone Delucchi
Francesco Giorgi (vincitore di tappa)

Nonino
Manuel Crescini (vincitore di tappa)
Diego Digiannantonio
Stefano Marongiu

Organics by Red Bull
Giuseppe Mancuso (vincitore di tappa)
Tiziano Orsini
Riccardo Salmaso

I prossimi appuntamenti di Baritalia

PESCARA: 26 settembre 2022
BOLOGNA: 17 ottobre 2022
MONTE CARLO (PRINCIPATO DI MONACO): final show 14 novembre 2022

Gelato World Cup 2024: gli appuntamenti in programma

campionato mondo pasticcer
Gelato World Cup
Si sono concluse le selezioni in America Latina. Prossima tappa, Gelato Asia Cup

Nel 2024 tornerà la Gelato World Cup. Giunta alla sua decima edizione, la competizione biennale si terrà come sempre all'interno del Sigep di Rimini. Il 9 giugno si sono concluse le selezioni in America Latina, con Argentina e Brasile vincitrici. Le prossime tappe saranno la Gelato Asia Cup e la Gelato Europe Cup.

I vincitori dell'America Latina

La Coppa Latinoamericana del Gelato Artigianale è andata all'Argentina. La squadra era guidata dal capitano e maestro gelatiere Eduardo Zacaría, insieme a Rubén Darré, Santiago Nieto e Lucas Carballo. Secondo posto per il Brasile e terzo per il Perù. Non sono mancati i premi speciali. L'Uruguay si è aggiudicato il riconoscimento di Miglior Gelato Artigianale. Il Perù ha conquistato quello di Miglior Torta Gelato, quest'ultimo assegnato dall'italiano Sergio Colalucci, presidente di giuria, membro del direttivo Gelato World Cup e primo Campione del Mondo della Gelateria italiano nel 2006. Premio per l'innovazione e l'originalità all'Ecuador, mentre l'Argentina ha portato a casa anche il Premio per il Lavoro di Squadra.

Le selezioni in America Latina

Nella quinta edizione della al via le selezioni per l'America Latina, sono emersi due delle squadre partecipanti che si sfideranno alla Gelato World Cup italiana, a inizio 2024. La terza classificata sarà team di riserva. Alle selezioni, guidate da Colalucci, hanno partecipato formazioni provenienti da Uruguay, Perú, Ecuador, Messico, Brasile e Argentina. Ogni capitano di squadra è stato presente in giuria. Giudicati: mise en place, igiene (buone pratiche di produzione), lavoro di squadra, tecnica, qualità organolettica (gusto, colore, consistenza, sensazione di freddo), creatività, innovazione e presentazione finale. Ogni squadra ha dovuto affrontare giorno per giorno diverse prove: monoporzione in vetro, mystery box, gelato gastronomico, mignon di gelato al cioccolato, torta gelato, scultura in croccante, scultura di ghiaccio e buffet finale.

Le prossime tappe del Gelato World Cup

Conclusa la parentesi sudamericana, sguardo rivolto alle prossime tappe. A ottobre 2022, si terrà la Gelato Asia Cup, mentre a gennaio 2023 sarà la volta della Gelato Europe Cup. I vincitori dei rispettivi continenti parteciperanno al mondiale del 2024.

Lucius Dry Gin: arriva dal Piemonte il gin al gorgonzola

Lucius Dry Gin
Territorialità e innovatività caratterizzano questo gin artigianale, primo prodotto della startup Alfa Spirits, fatto con botaniche piemontesi, a cominciare dal famoso formaggio erborinato

È ispirato a San Lucio, patrono dei casari, Lucius Dry Gin. Una dedica non casuale per questo nuovo gin che ha proprio in un prodotto caseario il suo ingrediente caratterizzante: il gorgonzola, il re dei formaggi Dop dell’area piemontese-lombarda. L’idea è di tre giovani amici piemontesi, Alessandro Belletti, Alessandro Romussi e Fabio Mainini, fondatori della startup Alfa Spirits, proprietaria del brand, che hanno voluto fare il loro ingresso nel mondo spirit con un prodotto che esaltasse le eccellenze del Piemonte.

Per farlo non hanno puntato però su ingredienti più tradizionali per un distillato, come la nocciola Piemonte o i fiori di sambuco, ma hanno scelto di concentrare la loro ricerca sul formaggio erborinato, la cui produzione oggi è in gran parte nel novarese, zona di origine dei tre e dove ha sede Alfa Spirits, dando così al loro gin oltre al marcato carattere territoriale anche un forte elemento di innovatività.

Lucius Dry Gin è frutto di un lungo lavoro di studi ed esperimenti, durato circa un anno e mezzo, durante il quale i tre soci si sono dapprima focalizzati sulla ricerca del modo migliore per distillare il gorgonzola, per poi passare a quella delle botaniche che permettessero di ingentilirne al meglio il sapore e ottenere un prodotto finale perfettamente equilibrato e armonioso. Lavoro condotto con l’ausilio di un noto mastro aromatiere, con oltre 40 anni di esperienza nel campo, le cui conoscenze hanno permesso di trovare la quadra e perfezionare la ricetta.

Botaniche piemontesi

Ricetta che prevede, oltre al gorgonzola, altre tre botaniche, sempre di matrice piemontese: il ginepro che cresce naturalmente sulle montagne della Val d’Ossola, una varietà dal gusto particolarmente aromatico e da intense note resinose che ben si accompagnano ai sapori forti del formaggio, muschi e licheni, altre botaniche inusuali nel mondo gin ma che, con le loro note sia erbose sia legnose, conferiscono al prodotto un sapore più complesso, in grado sfumare i contorni, di armonizzare, senza coprire gli altri elementi. Botaniche, queste ultime tre, accuratamente raccolte a mano e nel completo rispetto delle risorse naturali, grazie ad accordi che l’azienda ha stretto con raccoglitori locali.

Prodotto in piccoli lotti, Lucius Dry Gin viene ottenuto con un processo artigianale che prevede la macerazione in alcol di cereali biologico e distillazione separata delle botaniche. I distillati vengono infine uniti per ottenere un dry gin (alc 41% in vol) molto particolare. Al naso porta il sentore sapido e stagionato del gorgonzola, abbracciato da profumi montani che ricordano la provenienza di ginepro, muschio e lichene, mentre al palato la mineralitá del formaggio erborinato è accompagnata dalla balsamicitá delle altre botaniche che donano a questo gin una sorprendente morbidezza, per un finale persistente balsamico e inaspettatamente fresco.

Nuovi sapori alla miscelazione

Ottimo anche da servire in purezza, Lucius Dry Gin è stato pensato per la miscelazione, oltre che per un Gin&Tonic, abbinandolo con una tonica neutra, prestandosi alla realizzazione di innovativi cocktail ma anche alla rivisitazione di grandi classici. Un esempio delle potenzialità di questo gin è stato offerto durante la sua presentazione all’Estremadura Cafè, a Verbania, dalle ricette create per l’occasione da Cinzia Ferro, proprietaria del locale e regina della miscelazione italiana. Lucius Tini, interpretazione del Martini Cocktail con Lucius Dry Gin e vermouth bianco, completato da una guarnizione composta da una lacrima di gorgonzola Dop e un bastoncino di pera. Lucius brinda al Cardinal Negroni, cocktail con il quale la barlady ha reso omaggio al Negroni e a una delle sue rivisitazioni più raffinate, il Cardinale, e preparato miscelando il gin a vermouth bianco e bitter verde. E Novara Sling, che invece rende omaggio a uno dei cocktail più importanti e complessi della storia della miscelazione, il Singapore Sling (gin, Cherry liqueur, Cointreau, Dom Bénédictine, succo fresco di ananas, succo fresco di lime, granatina, Angostura bitters), creato nel 1915 da Ngiam Tong Boon, bartender del Raffles Hotel di Singapore. Nel drink firmato da Ferro Lucius Dry Gin si unisce a genepì, liquore alla camomilla, succo di albicocca, infuso di camomilla, succo di limone, sciroppo di amarena e bitter al cioccolato.

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Le ricette di Cinzia Ferro

Lucius G&T

Lucius G&T_1
Ingredienti:
5 cl Lucius Dry Gin, Tonic water Indian, bacche di ginepro, fettina sottile di pera, foglia di salvia
Preparazione:
build
Decorazione:
fettina sottile di pera, foglia di salvia
Bicchiere:
highball

Lucius Tini

Lucius Tini_1
Ingredienti:
5 cl Lucius Dry Gin, 1 cl vermouth bianco, lacrima di Gorgonzola Dop piccante, bastoncino sottile di pera
Preparazione:
Stir & strain
Decorazione:
lacrima di gorgonzola dop su un bastoncino e bastoncino di pera
Bicchiere:
Coppa Martini

Lucius brinda al Cardinal Negroni

Lucius brinda al Cardinal Negroni_1
Ingredienti:
3 cl Lucius Dry Gin, 3 cl bitter verde, 3 cl vermouth bianco, 1 barspoon liquore alla genziana
Preparazione:
build
Decorazione:
radice di genziana e un rametto di timo
Bicchiere:
Old fashioned

Novara Sling

Novara Sling_1
Ingredienti:
4 cl Lucius Dry Gin, 1,5 cl genepì, 1 cl liquore alla camomilla, 6 cl succo di albicocca, 6 cl infuso di camomilla, 1,5 cl succo di limone, 1 cl amarena syrup, 1 dash di bitter al cioccolato
Praparazione:
Shake & strain
Decorazione:
 una amarena fresca o sciroppata e fiori di camomilla
Bicchiere:
Highball

Olivieri 1882 celebra 140 anni con un NFT

Olivieri 1882 lancia il suo Nft
Olivieri 1882 lancia il suo Nft
La storica azienda di Arzignano ha presentato il suo progetto durante l'evento Vi-Challenge II edition

Un NFT sul packaging dell'iconico panettone per festeggiare un grande traguardo, i primi 140 anni di storia. Così Olivieri 1882, storica azienda di pasticceria di Arzignano, ha marcato l'importante anniversario. Da sempre impegnati a favore dell'innovazione, l'azienda ha presentato la sua ultima idea durante l'evento tecnologico e digitale "Vi-Challenge II edition - La cultura è una bella invenzione".

Innovare, in produzione e nella comunicazione

«Innovare è sempre stato il nostro mantra – dice Nicola Olivieri, titolare dell'azienda e pastry chef – Lo hanno fatto le generazioni precedenti alla mia, quando l’allora Forno Olivieri introdusse la biscotteria dolce. Lo ha fatto mio padre quando, insieme a me, abbiamo preso la decisione di spostarci nella nostra sede attuale, facendo un importante recupero industriale e mettendo a disposizione della nostra crescita uno spazio produttivo che al tempo era enorme e che oggi, dopo soli 5 anni, inizia a starci quasi un po’ stretto. Abbiamo innovato a livello logistico, essendo i primi artigiani italiani a garantire la consegna di un lievitato fresco come il panettone entro 48 ore in tutti gli Stati Uniti, con un e-commerce e una produzione dedicata. Da tempo osserviamo con interesse il mondo NFT e questa era l’occasione giusta per iniziare a raccontare il nostro progetto».

Il progetto NFT per entrare nel club esclusivo

Giunto alla quinta generazione, il brand Olivieri 1882 ha saputo rinnovarsi anche attraverso un packaging ormai divenuto iconico. Insieme al pattern in bianco e nero, ogni release di prodotto viene personalizzata con una fascia ad hoc, dedicata di volta in volta al panettone classico, al pandoro o alla colomba. L’idea di associare a ogni packaging un NFT inizia proprio da qui, dalla realizzazione di nuove fasce per i propri pack, in edizione assolutamente limitata e collezionabili. Ogni fascia “Limited Edition” sarà rilasciata in occasione di eventi speciali in Italia e all’Estero, che coinvolgeranno il brand. Ogni fascia avrà un codice corrispettivo, unico e inimitabile. L'idea alla base dell'iniziativa non è solo quella di promuovere l'innovazione attraverso i grandi lievitati, ma di innescare la voglia di collezionismo. Infatti, raccogliendo tutte le fasce si entrerà di diritto nel Club Olivieri 1882 e si potrà godere di prodotti esclusivi e riservati, di preview per future release in edizione limitata, di inviti nei prossimi eventi dell’azienda e molto altro. Obiettivo: fidelizzare e stupire.

La nuova drink list del Talea, un viaggio tra pozioni ed emozioni

Talea Orto Botanico
Si chiama "Mondi lontani" e propone un viaggio immaginario che parte da cose molto concrete: erbe e spezie dell'Orto Botanico e scarti tornati utili

Un viaggio reale ed emozionale allo stesso tempo, in compagnia di personaggi immaginari capaci di far scoprire ai clienti angoli nascosti e botaniche dalle proprietà benefiche. E di indicare la giusta pozione per l'emozione di cui ci si vuol prendere cura: si chiama "Mondi lontani" la nuova drink list del Talea, il cocktail bar ospitato all'interno dell'Orto Botanico di Palermo (sede di una tappa dell'ultima edizione di Baritalia). Ma, in realtà, parla di luoghi molto vicini, come racconta la sua ideatrice, la bar manager Alessia Mannara: «L'ispirazione mi è nata girando per l'Orto Botanico in cerca di erbe aromatiche per i miei nuovi drink. Ho scoperto il potere rilassanate di questo luogo incredibile, che poche persone conoscono. Così ho immaginato una serie di storie in cui personaggi immaginari guidano i clienti alla scoperta di un angolo dell'Orto e di una botanica che lo caratterizza, svelandone il potere curativo. Il risultato è un viaggio emozionale in un mondo parallelo, ma dai precisi riferimenti nel luogo in cui ci troviamo. Sono 22 drink concepiti come altrettante pozioni per far star bene il cliente».

Visivamente, ogni cocktail si presenta accompagnato da un'illustrazione (di Sarah Radicello) e una storia (della stessa Alessia) capaci di evocare i sentori e le sensazioni che produrrà in chi lo beve.

Super locale e senza scarti

Dal punto di vista tecnico, sono tre i pilastri su cui si basano i drink: l'utilizzo di prodotti locali e di stagione, la valorizzazione delle erbe dell'orto e il riutilizzo degli scarti della cucina, dalla buccia e polpa di arancia alla silicornia. «Usiamo molto le infusioni a freddo - afferma Alessia - ma l'obiettivo è di creare drink semplici, studiati per esaltare il gusto dell'elemento chiave, che è sempre un erba, una pianta, un elemento dell'orto». Così troviamo l'Igiea, con la silicornia, il caffè infuso alle rose protagonista del Trismoka o il Bloody Heart con le spezie aromatiche dell'orto.

Altra caratteristica della drink list, la forte presenza tra gli ingredienti dei vini siciliani dolci: Zibibbo, Marsala e Passito: «Anche qui sono partita da un'idea di recupero. Troppo spesso sono bottiglie che restano nei frigoriferi. Blendando i residui che si formano, si riescono a ottenere sapori davvero speciali».

Il recupero degli scarti di cucina è uno degli elementi cardine da cui nascono le decorazioni: «Non acquistiamo garnish - prosegue Mannara - ma cerchiamo di utilizzare qualsiasi cosa ci passi tra le mani per proporre decorazioni o pairing fuori dagli schemi».

Un modo di pensare che va oltre la drink list per estendersi a tutta la gestione e il concept del bar. Un esempio? Dalle canne di bambù potate nascono sottobicchieri che diventano dei veri e propri souvenir per i clienti.

 

Mondo agave, le ultime tendenze secondo Björn Kjellberg

Passato e futuro di Tequila e mezcal secondo Björn Kjellberg, riconosciuto esperto internazionale di spirits a base agave, che parla anche del ruolo strategico giocato dalla bar Industry e dalle community di bartender nell'affermazione dei distillati messicani come prodotti premium

Sul numero di Bargiornale di giugno abbiamo dedicato diversi approfondimenti sul mondo degli spirits a base agave e lo abbiamo fatto con l'aiuto di esperti di livello internazionale. Uno di questi è Björn Kjellberg, una vera autorità quando si parla di Tequila e Messico. Bartender dal 2002, è stato insignito di numerosi premi e ha tenuto corsi di formazione, masterclass e degustazioni guidate in tutto il mondo da Las Vegas a Mosca, passando per Messico, Svezia (il suo Paese d'origine), Paesi scandinavi e il resto d'Europa. Oggi lavora come Trade Advocacy and Activation Manager presso Pernod Ricard in Svezia. Qui l'intervista integrale a Björn Kjellberg che sul giornale, per motivi di spazio, è uscita in un formato più conciso.

Il Tequila è ormai da anni sotto i riflettori. Nel 2022 potrebbe superare la vodka come primo spirit in termine di vendite negli Stati Uniti e, come riportano diversi analisti, è la base dominante utilizzata dall'industria dei ready to drink. Qual è il segreto di questo successo?
Penso che sia dovuto a diverse ragioni. Uno è che il Messico come Paese, il cibo e la cultura messicana sono di tendenza da una decina d'anni. Basta guardare all'industria della moda e dell'intrattenimento. Da H&M si possono trovare vestiti per bambini con calaveras e altri disegni a tema messicano. La Pixar ha realizzato un intero film basato sulla cultura del Día de Muertos, Coco. Il Noma, uno dei ristoranti più influenti e quotati al mondo, ha trasferito l'intera attività in Messico per un paio di mesi e così via. E molti turisti europei che prima andavano in Thailandia o a Bali, ora vanno in Messico. I tacos sono un fenomeno globale e solo su Netflix, in Svezia, abbiamo almeno tre diversi programmi che mettono in risalto i tacos e la cucina messicana. Non si può davvero parlare di un aspetto culturale o alimentare del Messico senza toccare anche l'altro. Sono così strettamente correlati e appartengono l'uno all'altro che tutto questo, ovviamente, gioca un ruolo e contribuisce a fare del Tequila come qualcosa di più grande di "quella cosa insidiosa che si beve a tarda notte in discoteca". Inoltre, e forse ancora di più, l'incessante lavoro svolto da persone che si sono innamorate del Tequila e del Messico ha finalmente raggiunto la sua massa critica, per cui la categoria sta iniziando a crescere da sola. Ciò che è iniziato con persone come Tomas Estes, Julio Bermejo e Phil Bailey è stato poi trasmesso a Dre Masso e Henry Bessant, per citarne alcuni, che lo hanno poi passato alla crew del Green & Red di Londra e così via. Tutti coloro che ne sono stati toccati da questo passaparola hanno continuato a spargere la voce e sempre più persone sono state introdotte al lato più raffinato dell'industria del Tequila e ai marchi artigianali, continuando a predicare la profondità e la cultura di fondo degli spirits d'agave. Una vera e propria forma di marketing di base, se così si può dire. Poi, credo che ciò che ha reso le cose più veloci siano stati l'arrivo dei marchi famosi e la progettazione di riuscite operazioni di marketing. I fanatici del Tequila di tutto il mondo possono avere tutte le opinioni che vogliono su questi marchi, ma oggi, grazie al loro attivismo, si possono raggiungere e influenzare persone che non si sarebbero mai potute raggiungere e influenzare prima. E per come la vedo io, tutto questo ha aiutato la  causa. Inoltre, grazie alla crescita del Tequila e del mezcal, le grandi aziende globali di alcolici stanno iniziando a investire denaro nella promozione e nella costruzione di entrambe le categorie. Basti pensare al rum e alla sua evoluzione: dall'essere trattato come qualcosa di poco pregiato da miscelare con la Coca-Cola a uno dei superalcolici più amati al mondo. Tutto è iniziato con marchi come Havana Club e Bacardi che hanno investito milioni per convincere la gente a bere Mojito e Daiquirí. Ora il fenomeno è cresciuto così tanto che anche i marchi piccoli e artigianali hanno la loro parte di riflettori e di risorse. Un ultimo fattore che ritengo utile è che l'industria alimentare e salutistica abbiano scoperto il potere dell'agave, utilizzandolo per alimenti e altri prodotti. In precedenza, l'unico rapporto che la gente comune aveva con l'agave era quello mediato dal Tequila.

Cosa aspettarsi nel prossimo futuro?
Credo che il Tequila continuerà a crescere. E, ancora una volta, come nel caso dell'industria del rum, più grandi saranno i marchi coinvolti, più grandi saranno le briciole che cadranno nelle mani dei piccoli produttori artigianali. Naturalmente, ad un certo punto la situazione si stabilizzerà, ma credo che la cosa più importante non sia concentrarsi sul fatto se il Tequila continuerà a crescere, ma piuttosto se il Tequila si stia normalizzando e si possa ormai considerare come un'acquavite di qualità superiore a tutti gli effetti. Quando ho iniziato a lavorare nei bar, circa 20 anni fa, la comanda comune era: "Fammi qualcosa di buono, ma senza Tequila". Oggi, la stessa comanda è diventata: "Fammi qualcosa di buono, preferibilmente con del Tequila". Questo è un dato che da solo dice molto su dove stiamo andando e dove siamo. Per quanto riguarda le innovazioni e le estensioni di prodotto, credo che i Tequila invecchiati e rifiniti in altre tipologie di botti, oltre a quelle ex-Bourbon, siano destinati a crescere. Un po' come è successo per la categoria dei single malt. E, quindi, assisteremo al lancio di prodotti "maturati" in botti utilizzate per vini dolci e liquorosi, invecchiamenti in botti di rum, miscele speciali e così via. Anche il progressivo allontanamento dal 38% vol. a livello di gradazione alcolica è un aspetto che ormai vediamo sempre più spesso pubblicizzato dai produttori di tendenza. Infine, non è escluso il fiorire di aree produttive al di fuori di quella tradizionale di Jalisco. Dopo tutto, ci sono molti nuovi terroir per il Tequila da esplorare.

Il mezcal seguirà il processo di evoluzione del Tequila o dobbiamo aspettarci qualcosa di diverso?
Anche il Mezcal continuerà a crescere e a normalizzarsi. Ma non lo vedo diventare così grande o normalizzato come il Tequila, il rum o lo scotch whisky. È troppo strano. E uso la parola "strano" nel senso più positivo del termine.
E uso la parola “strano” nel senso più positivo del termine. Penso che ci sarà qualche grande marchio che lancerà prodotti dal sapore meno marcato e particolare e ciò porterà nuovi consumatori a scoprirlo. È probabile che le differenze esistenti tra questo tipo di prodotti e quelli più tradizionali o artigianali si amplierà, più che in qualsiasi altra categoria di spirits. È infine prevedibile che vi sarà un rallentamento nel lancio continuo, a cui s’assiste oggi, di nuovi marchi e i brand che sopravviveranno saranno probabilmente quelli fatti con le migliori intenzioni e nel rispetto delle tradizioni e della cultura locale.

Margarita e non solo. Altri cocktail a base di Tequila/mezcal stanno guadagnando terreno. Si pensi, ad esempio, al successo del Paloma. La mixability avrà ancora un ruolo strategico nella promozione degli spirits a base agave?
Certamente! Ancora una volta basta guardare a come è stato costruito il fenomeno rum. È stato creato proprio attraverso il canale della mixability con cocktail a base rum che hanno avuto un successo globale. Lo stesso è valso anche per la vodka e per il gin, a dire il vero. Il Margarita c'è da sempre ma il Paloma, come è stato giustamente citato, è passato dall'essere un mix completamente sconosciuto a uno dei cocktail più discussi e apprezzati a livello globale. Persino Absolut Vodka ha realizzato un twist del Paloma a base vodka in lattina. Anche se è un po' bizzarro chiamarlo Paloma se si esclude l'agave, ma questo la dice lunga sull'attrazione che questo drink esercita in questo momento.

Stanno emergendo diversi altri distillati tradizionali messicani. Quale sarà il loro futuro?
Anche le altre acquaviti d'agave e il Sotol stanno ovviamente traendo vantaggio dal successo di Tequila e del mezcal ed è probabile che attireranno sempre di più l'attenzione dei mercati e dei consumatori. Non credo però che diventeranno necessariamente così grandi. Penso che rimarranno un fenomeno di nicchia. Forse alcuni marchi o prodotti locali saranno acquistati da aziende di calibro internazionale e utilizzati per edizioni speciali ed estensioni, ma non più di tanto. Credo che, in definitiva, la famiglia degli spirits a base agave avrà sempre il Tequila come fratello maggiore, seguito dal mezcal, che guadagnerà ogni anno sempre più terreno, ma non lo supererà. E poi avremmo tanti fratellini e sorelline che, pur  facendo parte della famiglia, non cresceranno e resteranno "piccoli".

 

 

 

Ops, la nuova avventura di Cremone al Mog di Genova

Ops, i nuovi caffè di Andrea Cremone
Ops, i nuovi caffè di Andrea Cremone
Al Mercato Orientale di Genova, il 13 giugno apre un nuovo corner dedicato alla caffetteria, con il plus della tostatura a vista

Ha da poco compiuto tre anni il Mog - Mercato Orientale Genova, un luogo polivalente e uno spazio di riferimento per i per i genovesi che qui si recano per una pausa dall’ufficio, un pranzo di lavoro o per sedersi a leggere un libro ai tavoli del bar, ma anche per i turisti, che hanno modo di  immergersi nei profumi e nei sapori della Liguria e di ben dieci cucine nazionali e internazionali (l’ultima arrivata è quella keniana), di gustare una delle 250 etichette di vino della Vineria, mentre il bar centrale sta concludendo l’offerta di caffè, che dal 13 giugno sarà affidata al nuovo corner dedicato alla caffetteria, ideato e gestito da Andrea Cremone.

Si presenta con un lungo banco di 10 metri che forma una piccola “L”: il lato più corto ospita una Eagle One di Victoria Arduino a 3 gruppi e ha accanto quattro macinacaffè. Lungo il banco, una zona protetta ospita ben tre syphon, poi V60, una vetrina di pasticceria e una piccola offerta di gelato, dove ci saranno sempre referenze con il caffè. Sul retro si apre un piccolo vano con una tostatrice elettrica da un chilo Bullet R1 di Ailio. «Ho messo a punto un menu di caffetteria alquanto semplice, con le classiche bevande italiane e non : espresso, cappuccino, macchiato, flat white, cold brew, te, tisane, cioccolata in inverno fatta con cacao monorigine - spiega Andrea Cremone -. Piuttosto che sull’ampiezza dell’offerta ho preferito puntare sullo storytelling del prodotto: chi è al banco bar potrà sempre parlare dei caffè proposti in quel periodo, aiutare i clienti nella scelta, parlare della filiera e della trasformazione dl caffè.

Al banco  saremo in cinque e vogliamo fare un workshop continuo. Immagino il pomeriggio, quando, soprattutto ora che arriva l’estate, ci sarà più tranquillità e io tosterò il caffè: alle persone che si avvicineranno farò vedere il crudo, mostrerò e spiegherò la tostatura, le sue fasi, il suo profumo. Una telecamera inquadrerà la tostatrice e le immagini si potranno vedere su un monitor che riporterà il menu, alcune foto di piantagioni e la “cottura” dei chicchi: alla sua bellezza si unisce una fragranza che inebria».

Dalla singola miscela i clienti passeranno alla scelta tra tre caffè (più un colombiano decaffeinizzato all’origine con CO2), di cui quello di base è un Cuba Serrano con tostatura media e un gusto “rotondo”, venduto a 1 euro e 30 (in precedenza la miscela costava 1 euro) al quale si affiancano specialty coffee anche molto pregiati, con prezzi più elevati. «Con il Cuba conto di arrivare in breve ai 3-4 chili di consumo giornaliero del bar centrale - riprende Cremone -; con la nostra comunicazione e la voglia di condividere, spero di coinvolgere sempre più persone in un discorso di qualità. L’esperienza mi ha insegnato che, quando questo messaggio viene compreso, il prezzo non è più una barriera.

Per quanto riguarda gli altri metodi di estrazione, ho deciso di puntare sul syphon, molto scenografico, con 3 lampade alogene sul banco (opportunamente protette), nonché sul classico filtro: il primo dà un prodotto più corposo, il secondo più leggero ed elegante. Non mancheranno il cold brew e il nitro, fatto con il sifone». In un primo tempo la nuova caffetteria aprirà alle 10, come gli altri esercizi, ma dopo un periodo di rodaggio, si vorrebbe anticipare alle 8, per offrire a tutti - compreso a chi lavora in loco - un buon espresso, un cappuccio o un filtro, magari accompagnato da una buona fetta di focaccia.

È curiosa l’etichetta che accompagna i caffè, con la scritta (che disegna una tazzina bianca fumante su fondo rosso) Ops - coffee by mistakes: «È un nome che ha più motivazioni, legate alla mia storia personale: ops, dopo l’esperienza di Tazze Pazze, apro un’altra caffetteria specialty a Genova, un po’ per caso. Il nome completo riprende poi la canzone Oops!… I did it again di Britney Spears».

Dunque, l’appuntamento è per il 13 giugno al Mog, dove si accende una nuova luce nel panorama delle caffetterie specialty.

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