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Marchesi 1824 trasforma in gelato le torte della tradizione

gelato Marchesi 1824
gelato Marchesi 1824
Il gelato da asporto della storica insegna milanese, tra rivisitazioni di classiche torte, come la Sacher o l’Operà

Marchesi 1824 dedica il suo gelato gourmet all'estate. Dalla Sacher all'albicocca con inserti di pan di Spagna al cacao, alla zuppa inglese o l'Operà, il laboratorio ha creato sei gusti che riprendono i sapori e i profumi delle torte tradizionali.

I sei gusti gourmet di Marchesi 1824

Il laboratorio ha creato le versioni gelato di sei dessert storici: Sacher, Zuppa inglese, Operà, Foresta Nera, Pistacchio e Lampone. Giocando con consistenze e materie prime di grande qualità, oggi è possibile gustare lamponi abbinati a perle di cioccolato croccanti. Il Pistacchio è presentato con dolci di pistacchi sabbiati. Ecco, in dettaglio, gli altri gusti creati da Marchesi 1824. Il Sacher è ricreato con una base di gelato al cioccolato, arricchito da composta di albicocche e pan di Spagna al cacao. Il Foresta Nera parte da una base gelato al cioccolato 100% Venezuela, a cui sono aggiunte amarene semi candite e pan di Spagna al cacao. Operà parte da una base di gelato al caffè, arricchito da scaglie di cioccolato fondente. Zuppa inglese è ottenuto da una base di gelato alla crema, arricchito con pan di Spagna, leggermente bagnato all'alchermes, con scaglie di cioccolato fondente 70%. L'obiettivo? Creare un inno all'estate attraverso il prodotto principe di questi mesi, da servire a fine cena o per merenda.

Un prodotto unicamente d'asporto

L’idea alla base del gelato gourmet di Marchesi 1824 è quello di esaltare i gusti del gelato abbinandoli con ingredienti unici, presentandolo in vaschette pronte per essere acquistate nelle pasticcerie e gustate a casa. Il prodotto, infatti, viene venduto unicamente da asporto. Sono due le tipologie di vaschette acquistabili: mono o bigusto, entrambe del peso di 500 g. Nel caso delle vaschette bigusto, gli abbinamenti sono stati studiati appositamente per esaltare i due gusti proposti insieme e si presentano così: Zuppa inglese e Sacher, Foresta Nera e Operà, Lampone e Pistacchio.

Nt Food: ingresso nel gruppo Morato per continuare a crescere

Nt Food gruppo Morato
Stefano Maza, ceo Morato, con Nicoletta e Giovanna Del Carlo, fondatrici di Nt Food
La specialista del gluten free e dei prodotti salutistici, con una ricca proposta per il fuoricasa, è stata acquisita dal gruppo, tra i principali player della panificazione industriale. Un'operazione che apre nuove opportunità di crescita all'azienda toscana

Si apre una nuova pagina nella storia di Nt Food. L’azienda toscana, specializzata in prodotti da forno senza glutine e all’avanguardia nell’ambito delle intolleranze e dei regimi dietetici alternativi, è entrata a far parte del gruppo Morato, player internazionale della panificazione industriale, che ne ha acquisito la maggioranza del capitale.

Un’operazione con la quale Morato, gruppo guidato da Stefano Maza con un fatturato da oltre 300 milioni di euro e 14 stabilimenti produttivi tra Italia e Spagna, prosegue la sua strategia di crescita per linee esterne, amplia la sua offerta di prodotti, che copre tutti i segmenti della categoria del bakery salato, rafforzandosi nel crescente comparto del gluten free e anche per il fuoricasa.

Con un fatturato di 35 milioni di euro, sviluppato per oltre l’80% dal business a brand, Nt Food rappresenta infatti una realtà di primo piano nel settore del gluten free e dei prodotti salutistici. L’azienda opera nel comparto con i marchi Nutrifree e Nutrisì che, da quasi vent’anni, sono sinonimo di qualità e di grande sensibilità verso le nuove esigenze nutrizionali, con la produzione che avviene nei 3 stabilimenti interamente dedicati al senza glutine, situati tra Altopascio (Lu) e Porcari (Lu).

Una ricca offerta gluten free anche per il bar

Dal 2016, ha approcciato con forza il mercato dei locali, con una ricca offerta di prodotti da forno salati e dolci che consentono di accontentare anche sotto il profilo del gusto le esigenze dei clienti che hanno problemi con il glutine, ma anche con il lattosio, considerando che il 90% della proposta è anche lactose free.

Un’offerta che comprende farine in purezza e miscele equilibrate senza glutine e senza lattosio, pane a fette in diverse varianti di gusto (classico, integrale ricco di fibre e ai cereali), American sandwich, panini tondi, panini per hamburger e hot dog, in vari formati e nelle varianti gusto classico o integrale, una gamma completa di snack, nel formato monoporzione in pratico espositore da banco, come Le Sfoglie, chips di pane cotte al forno con olio extra vergine di oliva, taralli, grissini, barrette ai cereali. A questi si aggiungono le proposte per la colazione, altro focus sul quale si è concentrata l’attività di ricerca e sviluppo dell’azienda, che comprendono varie tipologie di biscotti, brioche morbide e una linea di cornetti in quattro referenze, Cornetto classico, ai frutti di bosco, al cioccolato e all’albicocca.

Senza glutine, ma con tanto gusto

Prodotti dove la qualità nutrizionale e organolettica viaggia insieme, grazie all’accurata selezione delle materie prime, facendo grande uso di oli nobili, come l’extra vergine di oliva, di farine native e ingredienti all’insegna della varietà e della ricchezza nutrizionale, e agli investimenti in ricerca e sviluppo che hanno permesso di ottenere proposte gluten free genuine, ma ottime anche sotto il profilo del gusto e della fragranza.

Un percorso di qualità che ora riceve nuovo slancio con l’ingresso di Nt Food nel gruppo Morato, che apre nuove opportunità di crescita all’azienda. Percorso che continuerà a essere indirizzato da Nicoletta e Giovanna Del Carlo, le socie fondatrici dell’azienda toscana, che restano alla guida della società e continuano a detenere una quota di partecipazione.

«Più volte nel nostro percorso abbiamo scelto di abbracciare il cambiamento e questo ci ha permesso di evolverci, di cogliere nuove opportunità. Il gruppo Morato oggi rappresenta quell’opportunità. E ci sentiamo di coglierla, forti di una visione imprenditoriale e valori condivisi», ha commentato Nicoletta Del Carlo, ceo e co-founder. «In un momento molto positivo per la nostra azienda, l’ingresso nel gruppo Morato è senza dubbio un’occasione per dare ancora più forza e solidità al nostro percorso, consentendoci di accedere a importanti sinergie industriali e dando un nuovo impulso allo sviluppo estero», ha dichiarato Giovanna Del Carlo, l’altra co-founder e cfo di Nt Food.

Al via il secondo Italian Coffee Tour di Francesco Sanapo

Italian Coffee Tour
Sei tappe da Firenze a Napoli per il titolare di Ditta Artigianale, disseminate di incontri, visite, degustazioni dei migliori specialty

Di nuovo in sella, in giro tra borghi e città a parlare di caffè di qualità, di origini e dei problemi che i produttori di caffè vivono da anni a causa del mutamento climatico. Francesco Sanapo, coffee lover e titolare del marchio fiorentino Ditta Artigianale, parte da Firenze per giungere a Napoli, meta del secondo Italian Coffee Tour, che lo scorso anno lo portò in Puglia nel suo paese di nascita, Specchia.

Passando per Montalcino, Bolsena, Viterbo e Gaeta, ogni tappa prevede l’incontro con un personaggio di rilievo, per gustare insieme un caffè specialty realizzato con la sua personale french press.

Per la prima volta, a questi incontri si uniscono due eventi speciali aperti al pubblico in due caffetterie di qualità:

  • lunedì 1 agosto alle 16,30 a Roma da Barnum - via del Pellegrino 87
  • mercoledì 3 agosto alle 16,30 a Napoli da Ventimetriquadri (locale vincitore del Barawards di Bargiornale nel 2018) - via Gian Lorenzo Bernini 64a.

Come già lo scorso anno, Bargiornale è media partner dell’impresa che racconterà sui suoi social, dando eco a quelli personali di Sanapo: il suo profilo è seguito da molte persone dall’estero. L’occasione avrà dunque il triplice obiettivo di valorizzare la bellezza dell’Italia, la professionalità dei personaggi di eccellenza che operano sul suo territorio, arrivando alle caffetterie migliori, dove assaggiare i caffè più rari ed esclusivi, per capire insieme qual è la vera eccellenza nel mondo del caffè.

La partenza è fissata per giovedì 28 luglio alle 18 da piazza Sant’Ambrogio, di fronte a Ditta Artigianale Carducci & Hario Cafè.

La prima tappa è a Montalcino il 29 luglio con sosta a Podere Le Ripi, per incontrare l’enologo Sebastian Nasello, che qui conduce un lavoro legato alla biodinamica che mira a rivitalizzare tutto ciò che è nell’ambiente in cui si produce, per ottenere un prodotto di alta qualità, salubre e con una forte identità di provenienza cercando di non esaurire le risorse - in questo il parallelo tra il mondo del vino e quello del caffè, in continua evoluzione e alla ricerca di sostenibilità.

Poi, di nuovo in sella per raggiungere Bolsena, Viterbo (30 luglio), per incontrare la giornalista Raffaella Galamini e parlare di turismo in chiave enogastronomica. 

Due giorni a Roma, domenica 31 luglio e lunedì 1 agosto, con diverse tappe nel capoluogo, secondo un percorso condiviso con Federico Pezzetta, che si occupa di comunicazione e progetti vari nel mondo del food, con Romedia Studio. Con Sanapo, un lungo percorso di collaborazione, sin dal documentario Coffees. Italians do it Better” "Coffee and Lucas”, e in percorsi in cui il caffè diventa protagonista di ricette quali una pizza salata al caffè, cruffin al caffè fino alla recente collaborazione con Irene Volpe, finalista Masterchef della scorsa edizione, con cui è iniziato un percorso sul caffè, per proposte quali “ravioli con un brodo di caffè filtro”, un successo. 

Tappa anche a Casa Manfredi, a due passi da Circo Massimo che ha vinto con Bargiornale il Barawards 2020 come migliore pasticceria d’Italia; La Dispensa dei Mellini, con cucina a base di piatti tipici romani e alcuni più elaborati, capitanata dalla chef Susanna Sipione e da Andrea Annibaldi (Susanna è stata protagonista della prima stagione di “4 Ristoranti”); Otaleg, gelateria che ha vinto Tre Coni Gambero Rosso, con Marco Radicioni - artista che si è affermato con con gusti a base di olio evo, ketchup piccante, pollo e peperoni, salmone, fino alla caffetteria specialty Barnum Caffè. Qui, il 1 agosto alle 16.30, si tiene il primo dei due Meet&Greet, con assaggio di caffè esclusivi, a cui parteciperà anche l’esperto Andrea Matarangolo

Il tour prosegue a Gaeta il 2 agosto e si conclude a Napoli il 3 agosto presso la caffetteria specialty Ventimetriquadri, dove si tiene il secondo Meet&Greet con altri caffè esclusivi e momento di incontro aperto a tutti. 

A corredo degli incontri, scorreranno le immagini del documentario The Coffee Hunter, progetto di Sanapo per la regia di Stefano Conca Bonizzoni e prodotto da SCBLab e Ditta Artigianale, andato in onda su Sky - Gambero Rosso durante le vacanze natalizie, che racconta l’avventura in Uganda sulle tracce del chicco più pregiato, al motto di “Un caffè buono deve essere anche etico. Le immagini della mini serie può aiutare a far capire ancora meglio la filiera e la bellezza che si cela in ogni angolo del mondo del caffè”. 

Italian Coffee Tour ha il patrocinio di The Milan Coffee Festival e il sostegno di Confcommercio Firenze, Fipe, Best Water Technology (BWT) Italia, DM Italia, Urnex, Ditta Artigianale, e Pisseiazienda specializzata in abbigliamento tecnico per ciclismo dal design accattivante.

Rinaldini apre un nuovo store a Rimini

Rinaldini a Rimini
Rinaldini a Rimini
A Marina Centro un nuovo punto vendita firmato Roberto Rinaldini: dall'ambiente curato all'offerta gastronomica a 360°, dolce e salata

Roberto Rinaldini inaugura un nuovo locale nel cuore di Marina Centro, in Viale Vespucci 8i, a Rimini. Aperto sabato 23 luglio, dopo l'apertura del chiosco, è il secondo punto vendita in città per il pastry chef e pluricampione del mondo di gelateria e pasticceria. Anche nel nuovo negozio sarà possibile fare esperienza di un'eclettica proposta dolce e salata.

Ambiente social e di design

Passeggiando sul mare, il nuovo negozio Rinaldini si presenta con una cura maniacale del dettaglio, sia nell'offerta gastronomica che nell'ambiente. Blu ottanio e rosa chiario si fondono con gli ormai iconici fucsia e nero.

Rinaldini Rimini
L'interno del nuovo punto vendita Rinaldini a Rimini
A rendere instagrammabile il locale ci sono anche due altalene con la seduta a foggia di MacaRAL, la personale versione dei macaron francesi dello chef. I tavoli sono in vetro, sormontati da composizioni floreali. Il locale è dotato di un dehors con 70 posti a sedere, mentre all'interno ce ne sono altri 30. La cucina è a vista così come tutto il reparto dedicato alla gastronomia.

La boutique del buon cibo

Dalle vetrine occhieggia un'offerta gastronomica molto interessante, che va dagli arancini alle lasagne, cannelloni, pollo in diverse declinazioni, vitello tonnato, salmone, verdure in chiave gourmet e molto altro. Tra le referenze clou, la Pizza Stirata d'Autore, personale versione della pizza romana stirata.

L'offerta gastronomica di Rinaldini
L'offerta gastronomica di Rinaldini
Interessante anche la componente beverage che comprende un'ampia cocktail list, dall'aperitivo al dopocena. Il banco gelateria è un'occasione unica e imperdibile per assaggiare l'intera gamma proposta da un pluricampione del mondo di gelateria. Si affiancano il mondo MacaRAL e le monoporzioni, come la Venere Nera, per finire con la pasticceria da tè e le referenze da colazione: croissant, Puccioso (golosa brioche gourmet, leggera e soffice come una nuvola grazie alle 48 ore di lievitazione), con un corner dedicato alla caffetteria. A completare l'offerta pancake - dolci e salati - ma anche abbinamenti in chiave healthy come yogurt con granola e frutta, per soddisfare ogni tipo di esigenza.
La pasticceria di Rinaldini
La pasticceria di Rinaldini

Rinaldini a pranzo e a cena

Pranzando o cenando da seduti, la cucina propone un menu molto ampio e versatile. C'è il Puccio Burger, variante salata del Puccioso realizzata in dieci versioni diverse: hamburger di manzo o salsiccia, o ancora hamburger di pollo o di porchetta, ma anche con salmone e – in variante vegan – con hamburger di ceci; disponibile anche gluten free. Presente il poke (al pollo, al salmone o veg), le insalate con ingredienti a chilometro zero, e gli spaghetti. Disponibili cinque tipologie: si va dallo spaghetto classico al pomodoro con Crema Rinaldini di pomodorini gialli e zafferano allo spaghetto alle vongole; ma anche alla crudaiola e alla carbonara, quest'ultima cotta a bassa temperatura, fino all’amatriciana con pecorino romano.

Con Select in viaggio nella Venezia più autentica

Select in Venice - courtesy Claudia Di Francescantonio
Gli aspetti più autentici di Venezia rivelati da un'indagine AstraRicerche e in una mostra fotografica di Marco Valmarana.

Quali sono i luoghi che possono svelare l'anima più autentica di Venezia? A questa domanda ha risposto un'indagine commissionata dall'aperitivo veneziano Select 1920 del Gruppo Montenegro alla società AstraRicerche, unitamente a una mostra fotografica in tema di Marco Valmarana.

Veneziani e italiani hanno dato risposte parzialmente diverse

Due sono stati i significativi campioni di riferimento: 400 veneziani (di laguna e di terra) e oltre 1.500 italiani tra i 18 e i 65 anni che hanno dato risposte verosimilmente diverse.

Per chi vive a Venezia il luogo più autentico è stato l'Arsenale, storico (XII secolo) cantiere delle navi a vela e a remi della Serenissima Repubblica di San Marco, oggi riconvertito in grande spazio espositivo (33,3% delle risposte). Seguono il Mercato di Rialto (29,8%), il Ghetto Ebraico (20,5%), la Scala del Bovolo di Palazzo Contarini, singolare e imponente scala a chiocciola esterna alla facciata (13,5%), la Punta della Dogana (10,7%) e lo Squero San Trovaso (8,9%), uno degli ultimi cantieri per gondole ancora in funzione.

Per gli italiani invece il luogo più autentico è il Mercato di Rialto (26,1%) seguito dall'isola della Giudecca (20,9%) l'Arsenale (20,4%) e il Ghetto Ebraico (16,8%).

Per quanto riguarda i sestieri (le sei zone in cui è divisa la città di Venezia), per un italiano su due il più citato è il sestiere di San Marco con la basilica e Palazzo Ducale, seguito da quello di Cannaregio (20,2%) il grande sestiere popolare nella zona nord di Venezia che ospita tanti artigiani ancora in attività e locali caratteristici, seguito da quello di Santa Croce (19,2%) che comprende la zona d'ingresso alla città con piazzale Roma, la Stazione ferroviaria e la prima parte del Canal Grande con il Fontego dei Turchi.

Viceversa per i veneziani il luogo per eccellenza della città è il sestiere di Cannaregio (38,1%) seguito a distanza da quello di San Marco (28,6%) e da quello di Castello (26,5%) a est della città che comprende l'Arsenale e i Giardini della Biennale.

Un posto "magico" tanto per gli italiani (46%) quanto per i veneziani (65%) è il Ponte del Diavolo sull'isola di Torcello che ricorda la leggenda di un amore disperato tra una ragazza veneziana e un ufficiale austriaco, seguito dal Ponte delle Tette nel centro di Venezia, punto di riferimento della zona dei bordelli legali della Serenissima Repubblica e il Ponte dei Pugni, nel sestiere Dorsoduro, teatro nei secoli di spettacolari risse legali tra operai e pescatori con tanto di botte da orbi e diverse vittime.

Per quanto riguarda invece le esperienze da non mancare tanto gli italiani (38,9%) quanto i veneziani (36,3%) hanno risposto bere uno spritz nei caratteristici bàcari, le storiche osterie di Venezia. Non a caso lo Spritz o Aperitivo Veneziano è nato a fine Ottocento proprio a Venezia, da sorseggiare preferibilmente per i veneziani in Campo Santa Margherita (23,1%), per gli italiani in gondola (23,1%). Inizialmente veniva preparato per gli occupanti austroungarici spruzzando (da cui il termine spritz) con acqua frizzante il vino bianco locale considerato troppo alcolico. In seguito fu miscelato con vino bianco fermo (o Prosecco), un vermouth amaricante e soda.
Abbinamenti più citati? cicchetti (assaggi o antipasti) pezzetti di pesce o salumi serviti su crostini o fette di pane o di polenta come moeche (granchietti) fritte, sarde in saor (sarde fritte e marinate con acerto, cipolla, pinoli e uvetta), baccalà mantecato, alici marinate, mezzo uovo con acciuga, verdure fritte.

La ricerca è stata recentemente presentata a Milano al Tàscaro (zona Isola), locale gestito da Sandra Tasca ricreando l'atmosfera e la proposta di un tipico bàcaro veneziano. Tra gli intervenuti, Gianluca Monaco, Marketing e New Business Director di Gruppo Montenegro; il fotografo Marco Valmarana; Cosimo Finzi, ad AstraRicerche.

Foto in bianco e nero alla ricerca della Venezia più autentica

Dodici sono le foto in bianco e nero realizzate dal giovane fotografo Marco Valmarana per comporre una mostra fotografica che riproponesse una Venezia autentica sopravvissuta al ciclone Covid. Le dodici foto verranno esposte in sei locali tipici di sei sestieri diversi di Venezia come Pescaria, Bacarando, Bar Torino, Vizietto, Recondito e Strani. Ogni foto è accompagnata da un QR code, che atterrerà sul sito selectaperitivo.it consentendo di conoscere la storia autentica del luogo scattato e la mappa di come arrivarci.

Mercato di Rialto
Storico mercato di Venezia, formatosi nel 1097 e fondamentale punto di snodo per il commercio delle spezie. Rialto mantiene ancora oggi la sua vocazione commerciale, grazie alle numerose attività artigiane e ai giornalieri mercati ortofrutticoli e del pesce che affollano e colorano i suoi banchi.

Insegna dell'Antica Locanda Sturion
Una testimonianza della storia eterna di Venezia, una città in cui ogni dettaglio è un antico racconto. L’insegna di questa Locanda, infatti, è presente in un dipinto di Vittore Carpaccio del 1494, Miracolo della Croce, visitabile oggi alla Galleria dell’Accademia.

Messaggi nascosti...
Nei pressi del Campo Santa Maria Formosa, tra i dettagli della ringhiera del ponte Borgoloco sembrerebbe di scorgere dei cuori, ma in realtà si nasconde un messaggio dei fabbri che costruirono il parapetto nell’Ottocento, durante la dominazione austroungarica. Si tratta delle lettere: W V E: Viva Vittorio Emanuele (Re d'Italia).

Corte Miliòn
A pochi passi dal locale Bacarando si trova la Corte Seconda del Miliòn, un luogo circondato da case cinquecentesche che conserva il fascino medievale di Venezia. Il nome deriva dal Milione, l’opera di Marco Polo che ne racconta i viaggi e le avventure in Oriente tra il 1271 e il 1295. La corte è infatti tradizionalmente nota come Casa di Marco Polo e, nonostante le abitazioni appartengano a qualche secolo successivo, queste sorgono effettivamente sulle antiche fondamenta della casa dell’esploratore.

Ponte del Lovo, un panorama unico
Distante pochi passi da Rialto, si trova il Ponte Del Lovo. La tradizione veneziana racconta come questo sia l’unico, tra gli oltre quattrocento ponti in tutta la città, dal quale è possibile scorgere il Campanile di San Marco.

Campo San Luca
In Campo S. Luca è presente un pilone chiamato dai cittadini “Il Bonigolo de Venexia” (l’ombelico di Venezia), considerato il primo centro topografico della città. L’altro nome con cui è conosciuto è “L’abate dell’infamia”, dovuto alla sua origine storica: questo abate in pietra bianca d’Istria sarebbe infatti un dono dell’antica Repubblica di Venezia alle confraternite che difesero la città durante una congiura nel 1310.

Arriva la luce elettrica
Giovanni Querini fu un imprenditore e filantropo veneziano, estremamente attento all’innovazione e al benessere dei suoi concittadini. Grazie a lui, l’energia elettrica entrò negli ospedali e l’illuminazione arrivò nelle strade di Venezia. Prima del suo intervento, infatti, la città era considerata molto pericolosa a causa del buio notturno.

Con i barbacani più spazio per le case
I barbacani sono delle strutture architettoniche tipiche dai palazzi veneziani di origine militare. Si tratta di elementi di travatura sporgenti, più spesso in legno che in pietra, che recuperano spazio abitativo senza sottrarlo alla viabilità pedonale sottostante, anzi fornendo riparo dalle intemperie ai viandanti e alle botteghe su strada.

Chiesa dei Miracoli
La Chiesa dei Miracoli venne costruita nel 1482 e nacque come omaggio a un quadro ritenuto miracoloso dagli abitanti del sestiere di Cannaregio. È l’unica Chiesa di Venezia interamente bagnata da un canale.

Altane, punti di osservazione
Tipici terrazzi veneziani, costruiti quasi interamente in travi di legno al di sopra dei tetti, devono le loro origini allo stretto rapporto che da sempre unisce Venezia al mondo orientale. Ispirate ai punti di osservazione militari, sono uno dei posti in cui è possibile osservare Venezia dall’alto. La tradizione li descrive anche come il luogo in cui le donne andavano ad asciugare il bucato e i capelli bagnati al sole dopo aver messo l’henné, così da farli diventare color rosso veneziano.

Via Garibaldi, il canale interrato
Si tratta dell’unica “via” della città. Inizialmente un canale, fu un provvedimento di Napoleone Bonaparte a renderla la strada che si può ammirare oggi. L’intenzione dell’imperatore era quella di dotare la città di maggiori luoghi di pubblico passaggio (e passeggio), creando quindi una via dal sapore parigino.

Arsenale, cantiere senza tempo
Città nella città, l’Arsenale è stato il cuore dell’industria navale Veneziana dal XII secolo. Si tratta dell’unico cantiere navale al mondo ad aver mantenuto la sua natura per più di sette secoli, ricoprendo la stessa funzione ben oltre la caduta della Serenissima Repubblica di Venezia.

Select Spritz by Montenegro

Select Aperitivo nasce a Venezia nel 1920

Nel 1920, nasce Select Aperitivo ad opera dei fratelli Vittorio e Mario Pilla della Distilleria Pilla nel sestiere veneziano di Castello, ricavato con una ricetta ancora segreta dalla macerazione e bollitura in acqua e alcol di una trentina di erbe aromatiche, come radici di rabarbaro, bacche di ginepro, noce moscata, chiodi di garofano e olii essenziali di agrumi, con aggiunta di una parte di alcol. La leggenda vuole che, fatto assaggiare tra i primi a Gabriele d'Annunzio, il vate propose di battezzarlo Select dal latino selectus per la scelta accurata delle materie prime.
Il risultato è una bevanda bitter rosso rubino di 17,5 gradi alcolici, di gusto dolce-amaro, fresco e balsamico, ideale come aperitivo o digestivo per sollecitare la produzione di succhi gastrici e per realizzare lo Spritz Veneziano: 7,5 cl Prosecco, 5 cl Select, 2,5 cl soda o seltz, da miscelare in un calice da vino con ghiaccio e guarnire con uno spiedino con infilzata una grande oliva verde. Una ricetta che prese il via allo storico Caffè Quadri 1775 in piazza San Marco.
Nel 1954 Select viene acquisito dalla Distilleria Buton di Bologna, rilevata in seguito nel 2018 dal Gruppo Montenegro 1885.

 

Continuano a volare le vendite di Campari Group

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Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group
Continua a macinare grandi performance Campari Group: nel primo semestre di quest'anno le vendite sono cresciute del 25,6% sullo stesso periodo del 2021. A tirare la volata i brand di aperitivi

Continua a inanellare performance molto positive Gruppo Campari. Dopo gli ultimi risultati del 2021 (leggi Boom delle vendite per Gruppo Campari nel 2021), anche la prima metà dell’anno in corso regala grandi soddisfazioni, come mostrano i dati della relazione semestrale al 30 giugno, che raccontano di una crescita a doppia cifra di tutti gli indicatori finanziari. A partire dalle vendite, che hanno toccato quota un miliardo e 256,9 milioni di euro, in crescita del 25,6% sul primo semestre dello scorso anno e di ben il 45% rispetto al primo semestre 2019, confronto quest’ultimo ancora più significativo considerando che si tratta dell’ultimo anno pre-Covid.

L’ulteriore balzo delle vendite si è riflesso sugli utili, pari a 220,2 milioni, anche in questo caso con un significativo incremento, pari al 40,4%, rispetto ai primi sei mesi del 2021.

A tali risultati ha contribuito «in particolare il portafoglio ad alta marginalità degli aperitivi nei mercati Europei, grazie a una dinamica molto positiva dei brand, e alla forte ripresa del canale on-premise. La performance positiva è stata amplificata anche dalle condizioni climatiche molto favorevoli e dagli aumenti di prezzo», ha sottolineato Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari Group. Ma non solo, perché tutti i brand, con qualche rarissima eccezione, sono stati protagonisti di un’importante crescita delle vendite.

Ottime performance per i brand globali

Andando più nel dettaglio, le vendite dei brand a priorità globale hanno registrato una crescita del 22,2%. Su tutti Aperol cresciuto del 37,3%, grazie ai mercati chiave come Italia (+35,4%), Germania (+54,7%), Francia (+39,6%), Spagna (+206,8%), e Stati Uniti (+20,7%), con risultati notevoli anche su tutti gli altri mercati Europei: risultato frutto della capacità di conquistare nuovi consumatori nel canale fuoricasa, ma anche dei consumi a casa, che restano sostenuti. Notevole anche la performance di Campari, che ha registrato un +32%, anche in questo caso grazie alla crescita delle vendite in tutti i mercati principali, Italia (+48,1%), Stati Uniti, Brasile, Giamaica, Germania, Nigeria e Spagna, che continua a beneficiare della domanda di cocktail quali Negroni, Americano e Boulevardier, e del successo del Campari spritz.

Sostenuto anche l’andamento di Wild Turkey (+18,1%), principalmente grazie al suo mercato chiave, gli Stati Uniti, ma anche dell’Australia e della Corea del Sud. Così come quello del portafoglio di rum giamaicani (+15,6%), guidato dal trend favorevole nella categoria del premium rum.

Stabili sono rimaste le vendite di Grand Marnier, che hanno risentito di una base di confronto sfavorevole nel secondo trimestre nel mercato principale degli Stati Uniti e di limitazioni sulla disponibilità del vetro. Unico neo il calo di Skyy (-4,1%) a causa della contrazione delle vendite negli Usa e in Cina, in parte mitigata dagli altri mercati internazionali.

Creacita a due cifre anche per i brand regionali

L’incremento delle vendite ha interessato anche i brand a priorità regionale, +22,6%. A spiccare in questa categoria è la crescita a doppia cifra di Espolòn (+20,3%), legata al suo mercato principale, gli Stati Uniti, ma supportata anche dall’aumento del prezzo. A doppia cifra anche la crescita di Crodino, grazie alla performance sostenuta in Italia, suo principale mercato, e di The GlenGrant, spinta dalla premiumisation del portafoglio, in particolare in Corea del Sud e in Cina. Un andamento positivo hanno registrato anche gli altri marchi che includono le specialità italiane, quali i vermouth Cinzano, gli spumanti Cinzano, Mondoro e Riccadonna e Aperol Spritz ready-to-enjoy.

Bene anche i marchi locali

Più contenute, ma sempre su ottimi livelli le performance dei brand a priorità locale, le cui vendite sono salite del 6,9%. Performance legate in particolare al buon andamento di Campari Soda, Wild Turkey ready-to-drink, Skyy ready-to-drink e Cabo Wabo. Ha rallentato invece X-Rated penalizzato dall’andamento negativo del mercato cinese in seguito ai lockdown temporanei.

Il tocco local di Hard Rock Cafe Milano

Hard Rock Cafè Milano 4
Drink list blindata - ma con qualche concessione local in omaggio all'italianità - e tanto culto del servizio: a poche settimane dal soft opening di Hard Rock Cafe Milano il bar manager Fabiano Erbaggi racconta come ha impostato il servizio

Negroni, Negroni Sbagliato, Americano, Spritz. Poi i vini di Cantina Urbana, che nascono in città, in via Ascanio Sforza lungo il Naviglio Pavese. L'italianità fa capolino qui, in un angolo del menu beverage dell’Hard Rock Cafe Milano, per il resto dominato dai signature cocktail della catena come Hurricane, Classic Caribbean Mojito, Bahama Mama. Placata la sete, ecco tutti i classici piatti tex mex che i frequentatori degli Hard Rock di tutto il mondo conoscono bene, dal Legendary Burger alle Famous Fajitas, preparati, però, con carni italiane. Notizia: anche sul fronte food potrebbe arrivare, con l’autunno, qualche concessione alla cucina milanese.

Tra memorabilia e culto del servizio

Intanto, a creare l’atmosfera da vero Hard Rock pensano i memorabilia alle pareti. Alzando gli occhi dal bancone si incontrano il reggiseno in pizzo di Cher o una batteria dei Negramaro, tutta bianca, o ancora una chitarra di Eddie Van Halen e un paio di scarpe di Bruno Magli appartenute a B.B. King, la giacca dorata di Michael Jackson e l’intimo di Madonna indossato durante il suo “Who’s That Girl” World Tour del 1987. Sempre puntando in alto, ecco l’insegna con lo slogan LOVE ALL SERVE ALL.

«Puntiamo molto sulla musica dal vivo»

In via Dante ha aperto da meno di un mese questa quinta location italiana della catena, dopo Roma, Firenze, Venezia e Verona. Più di 800 mq proprio lungo il flusso di turisti che si spostano dal Duomo al Castello Sforzesco e viceversa; al piano terra circa 60 mq di negozio – con una piccola collezione dedicata a Milano – poi un salone con un piccolo palco per la musica dal vivo e un banco bar impreziosito da marmi e inserti dorati. Al piano superiore un banco bar identico nel design, ma più grande, e una seconda sala con un altro palco. «In tutto 300 coperti e presto se ne aggiungeranno altri 50 circa all’esterno, appena avremo l’autorizzazione per il dehors», ci spiega Giampiero Pelle, ceo di Rock Group Italy, la società che ha aperto l’Hard Rock Cafe milanese in franchising (gli altri pdv sono a gestione diretta della catena). «Siamo aperti dall’ora di pranzo fino a mezzanotte. A regime contiamo di arrivare a 500-600 coperti serviti al giorno e di avere 2-3 serate a settimana dedicate alla musica dal vivo, spaziando dal jazz al rock, dal pop al – perché no – rap. L’immaginario mitico legato alle grandi icone del pop e del rock è ancora vivo e resta la firma del nostro locale, ma nulla ci vieta di aprirci anche a movimenti musicali più vicini ai giovanissimi. Sogno una inaugurazione in pompa magna, in settembre, e mi piacerebbe vedere via Dante chiusa per una serata tutta nostra, con un grande evento musicale dal vivo».

«Dal bar arrivano grandi soddisfazioni»

Intanto, dopo due anni di attesa perché si liberasse la location perfetta e un gran lavoro di training al personale (circa 100 persone), il lavoro dietro i due banconi bar e in cucina ora è frenetico. I numeri delle assunzioni sembrano raccontare un piccolo miracolo, visti i tempi di enormi difficoltà per tutto il settore nel trovare e trattenere personale. «Abbiamo fatto recruiting con grande attenzione», spiega Pelle, «e la maggior parte delle candidature sono arrivate in modo spontaneo, sia online che grazie agli annunci esposti qui fuori prima dell’apertura. Offriamo regolare contratto di assunzione e quanto a livello di retribuzione ci collochiamo nella fascia medio alta del mercato».

Fabiano Erbaggi
Fabiano Erbaggi, Operations manager dell'Hard Rock Cafe Milano

A dare l’impronta organizzativa alle operazioni in ambito beverage c’è Fabiano Erbaggi, 32 anni, abruzzese, lunga esperienza a Londra dove ha vissuto 8 anni lavorando in pub e ristoranti della City per diventare in seguito General manager di uno dei locali della catena di cocktail bar Be At One. Tornato in Italia è stato Operations manager presso Pokéria by Nima, per poi arrivare in Hard Rock Cafe Milano nello stesso ruolo. «La drink list è ovviamente quella classica, aderente ai dettami della catena». I signature – come il già citato Hurricane o lo Sparkling Blue Hawaian – sono in carta a prezzi che variano dai 11,50 euro ai 12,25, a 17,95 con il bicchiere brandizzato da collezionare. «Abbiamo aggiunto una piccola parte di offerta che riporta il tutto nella dimensione italiana, da "aperitivo alla milanese" con Negroni, Negroni Sbagliato, Americano e Spritz. Per il vino “della casa” abbiamo scelto le etichette Metro e Tranat di Cantina Urbana, che si affiancano a qualche altra selezione in rappresentanza di Friuli, Trentino, Toscana e Veneto».

Accompagnare il cliente passo dopo passo, senza risultare invadenti

Erbaggi ha organizzato con precisione il lavoro dei 10 bartender che coprono tutti i turni dei due bar. «I ragazzi hanno seguito un training di 2 settimane prima dell’apertura, con trainer esperti di Hard Rock che hanno trasmesso loro tutti i dettagli delle modalità di servizio. La sfida più grande, prima ancora dell’organizzazione del bar, è proprio questa, per tutti noi: entrare appieno nella cultura di servizio di questa grande realtà. Dobbiamo attenerci alle regole operative con scrupolo. Ogni passaggio è un pezzo del puzzle che va a comporre la qualità del servizio, importante tanto quanto la qualità dei cocktail. Arriva il cliente, ci si presenta, lo si accoglie, si mette subito sul banco un tovagliolino, si suggerisce un drink tenendo sempre d’occhio la sua disponibilità ad accogliere suggerimenti, per non andare mai oltre o risultare invadenti. Lo chiamiamo feel the vibe, saper interpretare il mood del cliente. Insomma, un percorso operativo da rispettare e che ci permette di rappresentare il brand Hard Rock Cafe. Da non vedere come un limite, perché siamo comunque professionisti dell’ospitalità e uno spazio per improvvisare c’è sempre».

«Dal bar arrivano grandi soddisfazioni»

«Ad oggi il bar porta il 30% del fatturato f&b», spiega il ceo Giampiero Pelle, «e ci sta dando belle soddisfazioni, considerando che non abbiamo offerta di colazioni è un risultato ragguardevole». La prova del nove verrà in settembre, naturalmente. «Per ora stiamo intercettando un flusso importante di turisti, naturalmente, ma anche di milanesi. Registriamo una buona risposta della città», conclude il manager, mentre con una punta di orgoglio mostra la Fender Telecaster bianca firmata da Ligabue e due chitarre acustiche appartenute ad Andrea Bocelli e a Bob Dylan. La gestione dei memorabilia di Hard Rock Cafe è una storia a parte: sono ufficialmente di proprietà della catena, che li assegna e li distribuisce ai vari locali in tutto il mondo, lasciandoli per tempi molto lunghi, e chissà che in magazzino non ce ne siano abbastanza per impreziosire le pareti di altri Hard Rock Cafe in Italia nel prossimo futuro.

The Pure Café, il locale specialty per pause di qualità

The Pure Café, sul fondo il murales
Protagonista lo specialty coffee nella caffetteria sviluppata con Giacomo Vannelli, che segue la selezione dei caffè e la formazione del personale

È in piena fase di rodaggio The Pure Cafè, la caffetteria specialty voluta da Alberto Agostinacchio, titolare e fino a pochi anni fa general manager di Sanremo Coffee Machines, e sviluppata con Giacomo Vannelli per quanto riguarda la caffetteria, dalla formazione del personale, alla selezione e l’offerta dei caffè.

Si trova in uno dei nuovi “polmoni” dello specialty a Milano, in via Alessandro Volta 16, in zona Moscova, a pochi passi dal primo locale di Cafezal in via Solferino e dal nuovo Pascucci in fase di apertura (con una nuova impostazione) in via Paolo Sarpi. All’ingresso accoglie un cilindro fucsia con una macchina espresso customizzata Cafè Racer di Sanremo, poi si presenta pulito, essenziale, con bianco, verde e legno quali colori dominanti e, sul fondo del locale un murales dell’illustratrice argentina Lucila Perini che subito attira l’attenzione con i suoi colori sgargianti e l’immagine di una donna con una tazza in mano e sul tavolo frutti e dolci, tra cui un cornetto e una fetta di torta, più che mai indicati per una colazione, che qui vuole essere uno dei momenti di maggiore attività.

«Il locale ha ancora dei particolari da completare, l’insegna è in arrivo, ma già si intravvede un format incentrato sul caffè, con un’offerta dinamica, in grado di rispondere alle esigenze di ogni momento della giornata, dalla colazione al pranzo, all’aperitivo» - ci dice Giacomo Vannelli, alle prese con la preparazione della finale mondiale brewing al Mice di Melbourne in programma dal 27 al 30 settembre: lo sentiamo telefonicamente dalla nuova caffetteria .

Il locale ha due caffè con il suo brand: la miscela di base, The Pure Blend con 65% di caffè brasiliano naturale e 35% di Etiopia lavato, che con il suo gusto bilanciato con note di cioccolato al latte, zucchero di canna e arancia candita; quindi Kaffa Ethiopia Natural proveniente dalla zona di Kaffa, con note di frutti rossi, caramello e miele. Il primo è venduto a un un euro e trenta, il secondo a un euro e cinquanta. Accanto a questi ci sono caffè della torrefazione Vannelli, un Chelbesa (Etiopia) di His Majesty the Coffee, un Kenya Nyeri Hill di LotZero e un Betty DQ (Uganda), tostato in Kuwait da Methods Coffee.

«Vogliamo offrire una vetrina ai torrefattori specialty, soprattutto di quelli italiani, dando loro spazio con rotazione mensile e aiutare il cliente che dovesse trovare in alcune proposte dei caffè che gradisce particolarmente, a poterli ordinare e ritirare senza problemi presso Pure. Abbiamo condotto le nostre ricerche affinché non solo il caffè, ma tutta l’offerta fosse di alta qualità». Così i dolci sono forniti dalla pasticceria culinaria Clèa, mentre le preparazioni per il pranzo e il momento aperitivo sono state ideate dallo chef stellato Silvio Salmoiraghi e vengono rifinite e impiattate nel locale.

«La mia missione è spiegare e coinvolgere il maggior numero di persone possibili nel mondo degli specialty - prosegue Vannelli -. Per questo ho deciso di offrire la miscela di base a un prezzo in linea o leggermente superiore a quello dei locali della zona. Ci sono già dei residenti che hanno conosciuto e apprezzato questi caffè facendo subito un upgrade sia per qualità sia per preparazione, passando ad esempio ad estrazioni a filtro. Ci sono comunque geisha e caffè pregiati, con un prezzo alla tazzina “importante”, in confezione singola e surgelati, pronti per essere messi nel macinacaffè ed estratti al meglio. Puntiamo soprattutto su una clientela giovane, di 20-30 anni, che ricerca la qualità nel cibo, ama l’ambiente e han un approccio in stile Slow Food. Auspico anche che il caffè possa ricevere la stessa attenzione e la ricerca che vengono date al vino». Certo, c’è ancora tanto da fare, ma si sente decisamente carico alla guida di quello che vuole essere il primo di una serie di locali con questa impostazione.

In quella principale come nella saletta accanto (in tutti i posti a sedere sono 25 all’interno, ai quali se ne aggiungeranno altri con un dehors che verrà realizzato a breve) l’ambiente è accogliente e invita a rilassarsi e staccare dalla vita frenetica milanese. Le prese di corrente sono numerose: chi vuole venire a studiare o lavorare è il benvenuto. A breve prenderanno il via degli eventi su diverse tematiche inerenti i diversi protagonisti dell’offerta del locale, tra cui ha un posto importante la mixology, che il cliente fatica un poco ad accostare alla caffetteria.

Ed ora una rapida presentazione dei protagonisti che abbiamo incontrato alla nostra visita.

Paolo Troiani, 24 anni, si occupa della caffetteria. Dopo avere lavorato nel mondo serale cercava un’esperienza nel settore del caffè, ma senza successo; quando gli è stato riferito che The Pure Café cercava personale, ha scritto subito, ricevendo una prontissima risposta. A quella è seguito un periodo di formazione presso il nuovo show room di Sanremo in via Monriondo a Milano. Accoglie il cliente con un sorriso, pronto a condurlo tra diverse origini, tostature ed estrazioni; i suoi cappuccini hanno decori in latte art.

Vincenzo Quacquarella, 28 anni, è store manager del locale e bartender con una lunga esperienza all’estero. Lavorava alle porte di Milano quando ha saputo del nuovo progetto al quale subito si è appassionato: «sono convinto che sia una scelta vincente. Da parte mia spero di diventare bravo nella mixology quando Vannelli lo è nel caffè». Nella sua drink list ci sono cinque signature cocktail ai quali se ne aggiungono due con il caffè. Alla nostra visita è alle prese con il cocktail Tona-Lita, che nella versione originale è composto da 35 ml di caffè Colombia estratto in cold drip, 35 ml Rum Dictator 12 anni, 10 ml Cointreau, 20 ml Cortese tonic: il recente cambio dei caffè ha portato nella preparazione un Costa Rica (con caratteristiche differenti dal precedente caffè), per il quale ricerca i giusti parametri al fine di inserirlo con successo nella preparazione. L’arrivo del dehors porterà più persone nelle ore serali e Pure potrà farsi conoscere anche con l’offerta di mixology.

Si occupa della cucina Lia Kouakou, 21 anni. Per sostenersi durante gli studi ha lavorato in alcuni locali, approfondendo poi le conoscenze della mixology con Global Bartender; è appassionata del mondo del bar. Si occupa della cucina ed è molto soddisfatta dell’opportunità che le viene offerta: «sono certa che per me sarà un’ottima occasione di crescita su tutti i fronti»..

Prodotti a indicazione geografica e bio: in arrivo i fondi per i locali che li promuovono

prodotti tipici e bio
Courtesy sansoja/Pixabay
Fissati i criteri per l'assegnazione dei fondi a beneficio di bar e ristoranti che promuovono i prodotti a indicazione geografica e quelli bio. In arrivo le istruzioni pratiche per chiedere il contributo

La legge di Bilancio 2022 ha istituito un “Fondo per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tradizionali e certificati”, con una dote di un milione di euro, istituito per il perseguimento di interventi volti, per prodotti ad indicazione geografica e biologici, a:
a) sostenere e incrementare l'offerta, nel settore della ristorazione, di prodotti alimentari tipici;
b) migliorare la conoscenza di tali prodotti nelle regioni di riferimento.

Possono partecipare alla ripartizione le imprese:
a) di ristorazione;
b) ricettive, ivi inclusi gli agriturismi;
entrambe con somministrazione di pasti rientranti nella tradizione culinaria regionale e nazionale;
Tali imprese possono presentare istanza di agevolazione direttamente o conferendo mandato ad associazioni di cuochi e ristoratori regolarmente costituite.
Possono partecipare anche i pubblici esercizi, incluse scuole ed ospedali, con attività di somministrazione.

 Le condizioni per aver diritto all'agevolazione

Alla data di presentazione della domanda, tali soggetti dovranno:
- somministrare prodotti alimentari tipici provenienti dalla regione dov’è ubicato l'esercizio (in caso di necessità anche da regioni limitrofe) e prodotti ad indicazione geografica e biologici;
- promuovere la conoscenza da parte dei consumatori della storia e della cultura enogastronomica di ciascuna regione e provincia autonoma, di cui sono espressione i prodotti agricoli tradizionali;
- pubblicizzare adeguatamente, nell'offerta commerciale di ciascun esercizio di somministrazione, gli stessi prodotti favorendone la conoscenza da parte dei consumatori.

 Il fondo è ripartito su base regionale, assegnandone a ciascuna regione una percentuale in base ai seguenti due criteri che hanno pari rilevanza:

  • numero di produzioni alimentari tipiche;
  • numero di denominazioni protette.

Di conseguenza, le regioni che presentano un maggior numero di prodotti tipici o protetti riconosciuti beneficeranno di maggiori fondi.

L'ammontare individuato per ciascuna regione, sarà ripartito in parti uguali, tra i soggetti ammissibili, che hanno presentato domanda e che sono in possesso dei requisiti previsti.

Quindi i passi sono due:

  • assegnazione dell’importo di 1.000.000 di euro, suddiviso tra le regioni;
  • suddivisone tra i vari richiedenti, all’interno di ogni regione, dell’importo assegnato.

Le modalità pratiche per la richiesta saranno determinate con un provvedimento che non risulta ancora emanato alla data di redazione del presente articolo. Tale provvedimento individuerà come ripartire il fondo e indicherà l'ammontare assegnato a ciascun territorio regionale e da ripartire nella regione; definirà, inoltre, le modalità procedurali di richiesta del beneficio e quelle di verifica dei requisiti di ammissibilità.

Riferimenti normativi:

  • Legge 234/2021 (Legge bilancio 2022), articolo 1, commi 826 e 827.
  • Decreto 6 maggio 2022, Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

L’estate calda fa esplodere la domanda di caffè freddo

Espresso ghiaccio e latte freddo: sempre graditissimo
Espresso ghiaccio e latte freddo: sempre graditissimo
Nel mondo i prodotti iced piacciono sempre più e sono molto ricercati in una stagione calda come l’attuale. Il punto della situazione e due ricette

Il freddo è un trend nato e in decisa crescita negli Stati Uniti, che avanza nelle caffetterie di tutto il mondo. Lo aveva evidenziato Allegra nel suo report Project Iced Usa 2020, e oggi lo conferma una ricerca condotta da Zenith Global e diffusa da Iei. Il suo focus sul consumo globale di caffè pronto da bere evidenzia il superamento di quota 6 milioni di litri nel 2021, con un aumento del 23% dal 2012. La crescita è in divenire, anche per via del clima sempre più rovente, con vendite che dovrebbero superare i 6.600 milioni di litri nel 2022. Il Giappone è di gran lunga il più grande mercato, con il 55% del volume globale, importanti anche i consumi del Nord America, con una crescita annuale del 13% e l’introduzione di nuovi trend quali estrazioni a freddo, infusione a freddo o all’ azoto, carbonatazione e caffè nero. 

Anche i caffè ghiacciati stanno guadagnando terreno in tutto il mondo grazie al loro gusto, freschezza, convenienza e qualità. In termini di quote regionali, l’Asia Pacific è leader con l’83% del volume totale, seguita dal Nord America e dall’Europa con rispettivamente il 10% e il 3%. I consumi sono aumentati in tutte le regioni dal 2012, stimolati dallo sviluppo di nuovi prodotti e dall’aumento dell’interesse per le scelte di bevande più sane.

Al “mondo freddo” fanno capo le numerose bevande “iced”, ovvero preparate con ghiaccio, a cominciare dal diffusissimo iced latte (latte ghiaccio ed espresso), iced americano (doppio espresso erogato su ghiaccio con aggiunta di acqua fredda), iced moka (ghiaccio, cioccolato e caffè) e altro ancora. Il cold brew è un altro “pilastro” di questo settore, gradito per il suo gusto piacevole freddo e il buon tenore di caffeina, ricercato soprattutto dai giovani. Si tratta di un prodotto versatile con il quale il barista può fare la differenza attraverso aromatizzazioni insolite, e la creazione di drink analcolici e alcolici piacevoli e beverini. Meno diffuso, comunque in crescita il caffè nitro, al quale l’unione all’azoto conferisce un gusto vellutato e poco amaro: spillato o erogato con un sifone nel bicchiere si presenta sormontato da una schiuma densa che lo rende simile a una Guinness.

Di seguito due ricette.

Twisted Bee’s Knees di Mumac Academy.

Ingredienti: espresso doppio singola origine Etiopia (note floreali e agrumate), 35 ml sciroppo di miele, 50 ml succo di limone, 50 ml gin, tonica indiana.
Preparazione: preparare un espresso doppio. Versare e mescolare in un tumbler alto il gin, il succo di limone e lo sciroppo di miele. Aggiungere il ghiaccio, quindi la tonica fino a raggiungere 2 cm dal bordo; versare su tutto l’espresso.

 

Caffè rum e ananas di Caffè Milani.

Ingredienti: 50 ml rum speziato, 20ml kahlua (liquore al caffè), 15 ml orzata, 30 ml succo ananas,1 espresso lungo Fine Cafè, 1 biscotto amaretto.
Preparazione: versare in uno shaker con ghiaccio il rum, il kahlua, l’orzata, il succo d’ananas e l’espresso. Shakerare. Versare il drink filtrando con uno strainer, in una coppa da cocktail raffreddata, sulla quale si sarà posto un colino a maglia stretta. Decorare con briciole di amaretto e una fettina di ananas essiccato da inserire sul bordo del bicchiere.

CaffèMilani85, un cammino nel segno della sostenibilità

#CaffèMilani85
La Torrefazione festeggia l’importante anniversario con iniziative incentrate sull’ambiente e attenzione ai valori sociali ed economici che accompagnano il caffè

Caffè Milani ha raggiunto e si appresta a festeggiare i suoi 85 anni di attività con nuovi progetti e riflessioni rivolti al futuro. Parola chiave di #CaffèMilani85 è infatti sostenibilità a 360 gradi: ambientale, sociale, economica lungo tutta la filiera. Un cammino ormai irrinunciabile per i protagonisti del mondo horeca.

L’obiettivo di questo nuovo corso è dare un segno concreto, andando oltre le parole, sottolinea Elisabetta Milani, responsabile marketing e comunicazione: «CaffèMilani85 rappresenta un nuovo passo in un cammino che abbiamo intrapreso da anni per dimostrare come sia possibile fare impresa in modo sostenibile, nel rispetto delle comunità e dei consumatori. Quella di quest’anno sarà una festa diffusa, aperta a tutti, per scoprire come ogni tazzina di caffè che beviamo porti con sé un mondo intero».

I segni concreti hanno preso il via con il progetto per la realizzazione di una linea di prodotti della sartoria In-presa utilizzando i sacchi del caffè: borse, pochette e zainetti creati dai giovani della cooperativa. Con i giovani allieve delle discipline del gusto di Enaip Lombardia è in fase di realizzazione un ricettario con ricette dolci, salate e abbinamenti di piatti al caffè sviluppati sulla base di tre principi-base: essere km 0, no waste e attenti al territorio.

Il programma culminerà il 1° ottobre, in occasione della Giornata mondiale del Caffè, con la presentazione del Manifesto della sostenibilità di Caffè Milani, che aprirà le porte dell’azienda portando i visitatori alla scoperta delle sue terre d’origine grazie alle performance artistiche realizzate in collaborazione con il Teatro Sociale di Como, che si esprimeranno attraverso la musica e la recitazione, fino alla dimostrazione della cerimonia del caffè etiope.

Il 2 ottobre seguirà una giornata di porte aperte (si accederà previ prenotazione) e di visita dell’Azienda, per immergersi negli ultimi trecento anni della società raccontati attraverso il caffè, i suoi percorsi, le macchine per la sua trasformazione e la colorata esposizione con oltre mille tazzine di diverse epoche, ciascuna caratterizzata da differenti stili e colori.

Il programma si concluderà con la presentazione una special edition in grani, di quattro monorigini della linea Puro, che descrive appieno l’idea di sostenibilità secondo Milani, con un packaging interamente riciclabile e una nuova veste grafica. Ogni prodotto avrà un’etichetta che racconta il paese d’origine attraverso i suoi elementi distintivi, valorizzando la figura della donna, centrale nella cultura del caffè perché lei ha la responsabilità della raccolta e della selezione delle drupe. Inoltre, la confezione delle monorigini sarà “parlante”: il QRcode sul retro infatti racconterà per ciascun prodotto storia, curiosità, aneddoti sul Paese di origini e caratteristiche sensoriali del caffè.

Casa Manfredi festeggia sette anni con sette creazioni

Casa Manfredi
Casa Manfredi
La pastry chef Giorgia Proia ha dedicato all'evento una festa e nuove ricette

Casa Manfredi festeggia i suoi primi sette anni. Per l'occasione, la pastry chef Giorgia Proia ha elaborato sette nuove creazioni (tra cui un panettone estivo che abbiamo già presentato qui) e un grande party all'Aventino con musica, cocktail, le orecchiette "made in Bari" di Nunzia Caputo e i sughi speciali di Sarah Cicolini di SantoPalato.

Il successo? Questione di passaparola

«Sono davvero felice per aver raggiunto un traguardo come questo, ma soprattutto per aver ricevuto tanto affetto e riconoscimenti in questi sette anni. Siamo nati come bar/pasticceria di quartiere, ma oggi siamo onorati di accogliere tanti avventori da tutta Roma. Il merito non è solo nostro, ma del passaparola dei clienti/amici più affezionati, che sono diventati dei veri Casa Manfredi addicted. Ci sembrava giusto quindi festeggiare alla grande!» racconta felice Giorgia Proia insieme a Daniele Antonelli, marito e frontman del locale.

Sette creazioni per 2555 giorni

I primi sette anni di Casa Manfredi sono stati contrassegnati da tante creazioni iconiche. La pasticceria, gelateria e caffetteria del quartiere Aventino ha da sempre proposto una formula completa, che muove i suoi passi dalla tradizione francese e utilizza solo materie prime di altissima qualità. Nel ripercorrere i successi conseguiti, Giorgia Proia ha trovato lo spunto per sette ricette speciali. Si inizia con il Gelato alla mandorla, dedicato al 2016, e si va avanti con Croissant alla mandorla (2017), Bun salato (2018), Panettone romanese (2019), Torta Mae (2020), Pandoro di Giorgia (2021), Uovo di Pasqua al gin (2022).

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