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L’evoluzione del fuori casa in quattro parole chiave

evoluzione fuori casa
Courtesy Peggy&Marco Lachmann-Anke da Pixabay
The Npd Group ha individuato i mega trend che ridefiniranno i confini del fuori casa in Europa. Un mercato che nel 2023 tornerà ai fatturati pre-Covid., ma con un numero di visite inferiore

Consumi a casa, digitalizzazione, voglia di socialità, ricerca di un maggior benessere: sono i quattro elementi chiave che guideranno l'evoluzione dei consumi fuori casa in Europa: a raccontarli è stato Jochen Pinsker, senior vice president e Industry Advisor di The Npd Group Europe in occasione di Sigep a Rimini.

Tra ripresa e incertezza

Analizzando i cinque maggiori mercati europei (Germania,Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna), il 2023 mostra situazioni molto diverse: l'Italia è l'unico mercato dove la spesa ha superato i livelli pre Covid (+2% il trend dei primi undici mesi dell'anno), con la Spagna subito sotto, avendo uguagliato il fatturato 2019. Ben diversa la situazione in Francia (-12%) e Germania (-9%), mentre la Gran Bretagna chiude con un -4%.

Il motivo è principalmente legato alla mancata ripresa di due segmenti chiave del fuori casa: il leisure (-14%) e soprattutto i consumi legati a motivi di lavoro (-20%). «Il calo del business travel e lo svliuppo dello smart working, da un lato - spiega Pinsker -, e la crescita degli investimenti nella casa e dello shopping on line dall'altro hanno spostato parte dei consumi dal fuori casa alla casa».

Una serie di elementi incontrollabili pongono serie incognite sul futuro: la guerra in Ucraina, il Covid, l'incertezza sulle prospettive economiche e l'inflazione come fattori macro, le difficoltà di approvvigionamento e la carenza di personale nei locali come fattori micro rendono il quadro confuso e incerto. «Il risultato - spiega Pinsker - è che la preoccupazione sulla propria situazione finanziaria, da parte dei clienti, è alta: il 46% pensa che peggiorerà, contro un 17% che prospetta un miglioramento».

A questo si assomma un livello di fiducia dei consumatori mai così basso nemmeno durante il lock down e la diffusa percezione (oltre 7 su dieci) di un aumento dei prezzi superiore a quanto ipotizzato. Senza dimenticare che il Covid è ancora un elemento che condiziona le scelte delle persone: nella rilevazione dello scorso settembre, il 36% giudicava i ristoranti un posto dove era pericoloso andare per il rischio di contrarre il famigerato virus.

Nonostante tutti questi nuvoloni neri all'orizzonte, le prospettive del mercato secondo Pisnker sono tutt'altro che catastrofiche. «Le uscite al bar e al ristorante sono le prime voci che le persone dichiarano di dover tagliare - spiega -. Ma, come è già avvenuto in passato, per esempio durante l'ultima grande recessione nel 2008, probabilmente a un enunciato di principio non corrisponderà un comportamento conseguente. Nel 2018 il 51% dei consumatori dichiarò di voler tagliare le spese, ma il calo del mercato poi rimase sotto i tre punti percentuali».

Ripresa (quasi) completa

«Nel 2023 - afferma Pinsker - ci aspettiamo un fatturato complessivo nei 5 maggiori Paesi europei superiore ai 309 miliardi, di poco superiore ai livelli del 2019 (era 308,8), anche se con un numero di visite inferiore rispetto ad allora.

Il primo elemento chiave per interpretare l'evoluzione del mercato, per Pinsker il consumo a casa: «I consumi domestici di piatti acquistati nei locali del fuori casa sono esplosi, tanto che nel 2023 arriveranno a essere un pasto su cinque, quasi il doppio rispetto al 2019. Le crescite maggiori sono previste per la modalità click&collect, che dopo aver sfiorato un fatturato di 9 miliardi di euro (erano poco più di tre nel 2019), per il 2023 ci aspettiamo arriverà a 10 miliardi».

Gli ordini digitali sono in forte crescita, anche dopo la fine delle restrizioni. La comodità di far tutto dal telefonino sta conquistando sempre nuove schiere di clienti, tanto da aver raggiunto una spesa di 30 miliardi di euro nel 2022.

Sul fronte delle motivazioni, la fine delle restrizioni ha fatto esplodere la voglia di socializzare rimasta a lungo compressa: i bar e ristoranti che puntano sull'esperienzialità sono quelli che ne hanno beneficiato di più, mentre la necessità di risparmiare - causa minore reddito disponibile - si concentra sulla riduzione delle occasioni funzionali.

«Si rinuncia alle occasioni di consumo funzionali - riassume Pinsker - mentre per quelle esperienziali la scelta è piuttosto quella di contenere la spesa, scegliendo locali di livello inferiore o rinunciando a qualche ordinazione per tenere sotto controllo il valore dello scontrino».

Il quarto elemento che Pinsker sottolinea è la crescente attenzione delle persone ai temi del benessere e della salute: non solo la propria - considerata importante per il 60% degli intervistati - ma anche dell'intero pianeta. La sostenibilità, infatti, è un aspetto chiave per il 69% delle persone».

 

Cronache di un Dry January… piuttosto alcolico

Dry January
Protagonista della bar industry, firma di Bargiornale e appassionato bevitore, Julian Biondi quest'anno ha aderito al "mese asciutto". Il racconto della sua esperienza e dell'insegnamento professionale che ne ha tratto

Il Dry January è un'iniziativa nata in Gran Bretagna nel 2013 da un'idea di Alcohol Change UK, un'associazione che sensibilizza le persone a un consumo più consapevole di alcol (leggi Storia e fenomenologia del Dry January). Negli ormai 10 anni di campagna, il movimento ha raccolto sempre più proseliti e – per quanto difficile fare una stima ufficiale – quest'anno hanno aderito ufficialmente al “mese asciutto” nove milioni di persone.

Personalmente, essendo un individuo dotato di una forza di volontà quantomeno malleabile, non sono nuovo a queste prove di determinazione, e saltuariamente mi faccio dei mesi “senza qualcosa”. Ovviamente il mese di gennaio – quella terra meravigliosa dove risiedono tutte le buone intenzioni – è il momento più adatto. Per cui, quest'anno, ho anch'io aderito al Dry January (a onor del vero, l'ho fatto anche l'anno scorso, ma il 9 gennaio il nobile intento è naufragato, in occasione del mio anniversario di matrimonio).

Un appassionato bevitore

Facciamo una fotografia del soggetto: mi definisco un “appassionato bevitore”, vale a dire che con cadenza quotidiana bevo almeno una porzione di alcol; in casa perlopiù birra o vino, mentre fuori bevo cocktail. Normalmente almeno due. Non esco molto la sera, ma ammetto candidamente che mi regalo una sonora sbornia con cadenza trimestrale.  Questo mese, avendo preso la cosa sul serio, mi sono dato alcune regole:

  • non si fanno eccezioni
  • non si modificano le proprie abitudini sociali
  • non si modificano le proprie abitudini alimentari (nel mio caso, dieta quasi del tutto vegetariana, ad alto contenuto di pizza)
  • non si modificano le proprie abitudini sportive (nel mio caso, da zero sport sono passato a zero sport)

Questo articolo/testimonianza non avrebbe alcun senso di esistere e la mia esperienza non sarebbe diversa da quella delle altre nove milioni di persone citate sopra, se non fosse che la mia vita lavorativa è letteralmente sommersa nell'alcol. Oltre ad aver il piacere di scrivere per questa rivista ormai da sei anni, le mie attività principali si dividono tra il fare consulenze per bar e brand di spirits, fare formazione sul mondo della miscelazione ed essere titolare di una distilleria che produce diversi brand di gin e liquori. In altre parole, non esiste un singolo giorno dell'anno in cui – per un motivo o per un altro – io non sia a contatto con una bevanda alcolica.

La cronaca del mese

Partiamo con la cronaca. Il primo dell'anno è stato atipico, con un Capodanno sobrio coronato dalla fine dell'influenza stagionale. Per cui, quella tipica repulsione all'alcol che accomuna molte persone il giorno dopo il Capodanno, nel mio caso non c'è stata. Il primo vero scoglio è stato il giorno successivo: tasting pomeridiano della drinklist che ho ideato (saggiamente, entro il 31 dicembre) per l'imminente apertura di un ristorante con cocktail bar. Spiegare il perché non assaggi i tuoi drink senza essere guardato strano non è cosa facile, ma in realtà mi sono reso conto che la parte più difficile è stata pensare a degli analcolici che io stesso avrei bevuto volentieri. Qualcosa di buono è uscito fuori, ma allo stesso tempo mi sono reso conto quanto lontano fossi dal pensiero “no alcol” finché non mi ci sono trovato dentro. Mentre da un lato mi lanciavo in infusioni all'anatra alla pechinese e chiarificazioni al latte di cocco (sì, è un ristorante asiatico), dall'altro riuscivo solo a partorire analcolici con soft drinks, sciroppini e poco più. Ho deciso quindi che dovevo aggiungere alla mia lista di regole del mese, quella di cercare di conoscere proattivamente sempre più alternative all'alcol.

Ed è così che il 6 gennaio, durante un aperitivo in casa, mi sono trovato a bere insieme alla moglie incinta di un amico, una sorta di succo d'uva gassato e pieno di zuccheri che viene usato durante le feste dei bambini. Lievemente depresso per questa nuova scoperta, una volta versata dell'acqua tonica all'interno di una coppa Martini assieme a un'oliva, un meccanismo celebrale abbastanza primordiale che non saprei spiegare, mi ha fatto sentire un po' meglio.

Il 7 gennaio di Dry January è statisticamente il corrispettivo del secondo anno di biotecnologie per uno studente: il momento in cui almeno il 50% molla per dedicarsi ad altro. Per me il giorno più difficile è invece il 9, quando tradizionalmente vado a mangiare e bere bene con mia moglie per il nostro anniversario. Che fare per non rovinarsi la giornata? Una belle giornata alle terme e in una spa. Esco da lì cotto come un raviolo a vapore, rigenerato e fresco, di buon umore, ma con il pensiero che tutto sommato una birra fresca dopo tutta questa perdita di liquidi, me la sarei anche meritata. La giornata successiva mi mette davanti molti ostacoli: ho due appuntamenti con clienti in distilleria per fare assaggi delle ricette che gli stiamo preparando, ai quali per fortuna i miei soci mi fanno da spalla, mentre io mi limito a dare descrizioni pittoresche sull'interessante lato olfattivo di ogni prodotto. Ora davanti ho solo un caro amico da Bologna che viene a trovarmi per la prima volta, nell'occasione di una masterclass e guest shift di Simone Caporale. Nel mondo del bar, l'equivalente di andare a un concerto degli Stones con i tappi nelle orecchie. Martina Bonci, bar manager di Gucci Giardino 25, mi mette in mano uno degli analcolici più buoni mai assaggiati, a base di anguria fermentata. Lo bevo di gusto, ritrovo fiducia nei prodotti analcolici, e puntualmente questa viene tradita nelle 24 ore successive, quando esco con un amico per il trittico aperitivo/cena/dopo cena. La prima parte va bene. Assaggio la versione zero gradi prodotta da un grande brand di gin, e devo dire che la trovo piacevole. A cena casco nel tranello prosecco analcolico. Alla richiesta gentile della cameriera di un altro bicchiere, mi sorprendo a rispondere seccamente «nemmeno con la bocca di un altro». Mi scuso, ma capisco che anche lei è del mio stesso parere. Nel dopocena invece vinco un Basil Smash analcolico che, grazie al fatto che il Basil Smash in fondo sa solo di basilico, mi risulta piuttosto gradevole.

A metà del percorso

Siamo alla metà di gennaio e finalmente, dopo un anno di attività della distilleria, con i soci e le rispettive compagne ci regaliamo la nostra prima cena aziendale. Si stappa un ottimo Dom Perignon. Che sia ottimo lo deduco dagli sguardi soddisfatti degli altri...

Dover fare rinunce era parte del gioco, ma trovarsi per lavoro a sviluppare la drink strategy per un brand su un mercato emergente estero non è così facile, quando non puoi contare sulle tue papille gustative. L'unica via d'uscita è pensare ai cocktail, farli e puntare sul parere di chi ti fidi: per fortuna a mia moglie le papille gustative funzionano bene, così come il suo senso critico. Missione compiuta, i drink erano (quasi) tutti buoni... prima o poi li assaggerò anch'io.

I giorni scorrono sul calendario, siamo al 19 gennaio e devo dire che sono due i significativi cambiamenti che ho riscontrato a livello fisico: ho il volto visibilmente meno gonfio, la pelle meno grassa e la bilancia mi dice che ho perso 2 chilogrammi. Strano, perché da quando non bevo ho spesso voglia di dolci, cosa che generalmente non mi accade; mi viene da pensare che il mio corpo voglia soppiantare in qualche modo gli zuccheri che è abituato ad assumere tramite l'alcol. Un fatto curioso, anche un po' inquietante. Il 20 è il giorno in cui ammetto pubblicamente un (spero) trascurabile sgarro. Sono ospite a Rieti per una masterclass pomeridiana e un turno serale da Depero. A pranzo faccio un brindisi con le persone che mi hanno invitato: una singola lacrima di vino nel bicchiere, per onorare l'ospitalità. A questa, più tardi, seguirà una singola lacrima di un rum che difficilmente avrei più avuto modo di assaggiare. Non mi sento in colpa, anche perché trascorro la serata bevendo dei notevolissimi analcolici prodotti da Luca Bruni, giovane talento che ho potuto conoscere in questo caso solo attraverso i suoi “No-groni”, ma che vorrei tornare a trovare una volta finito il mio proibizionismo.

Il 23 gennaio del 2023 è una di quelle date a cui, se sei un barman, non voi mancare: la serata di premiazione della guida di Blue Blazer. Ebbene, il mio masochismo ha dei limiti, per cui per quest'anno ho preferito saltare l'appuntamento.

Una lezione dal punto di vista professionale

Nel momento in cui starete leggendo saremo agli ultimi sgoccioli di gennaio, e ragionevolmente concluderò con successo il mio Dry January. Quali sono le mie considerazioni finali? Per prima cosa, non voglio cadere nella retorica del “mi sento molto meglio del solito” perché non è così. Mi sento esattamente come sempre. Talvolta ho sentito che avrei avuto voglia di una bella pinta di birra, alla fine di una giornata di lavoro. Probabilmente, se avessi mai incontrato una buona birra analcolica nel mio cammino, questa mi avrebbe ugualmente gratificato.

Non credo che l'assenza di alcol abbia avuto ripercussioni sul mio umore o che abbia in qualche modo limitato la capacità di godermi i momenti liberi. Ciò che trovo più interessante dell'esperienza è più dal punto di vista professionale: non bere alcol mi ha aiutato a immedesimarmi nell'esigenze delle persone che abitualmente non lo fanno. Provare tutto ciò che di analcolico mi si mettesse davanti, mi ha fatto capire che – salvo alcuni esempi che ho citato nell'articolo – nella maggior parte dei casi non siamo realmente attenti a dare una scelta interessante ai nostri clienti. Mettersi “nei panni di” penso possa essere un esercizio utile a migliorare l'offerta dietro il banco. Da febbraio in poi sarò più curioso nei confronti degli analcolici? Probabilmente sì, ma non significa che li ordinerò spesso. Rifarò Dry January il prossimo gennaio? Probabilmente sì. Ma sono anche molto curioso di scoprire che cos'è questo nuovo trend chiamato Rye January.

Sebastiano Caridi diventa brand ambassador Essse Caffè

L'annuncio a Sigep 2023, dove è stata annunciata anche la certificazione premium Iei per la Miscela Masini

Essse Caffè ha presentato il suo nuovo brand ambassador. Si tratta di Sebastiano Caridi, volto noto della tv grazie alla vittoria della prima edizione di Il più grande pasticcere d'Italia 2015. L'annuncio è avvenuto durante Sigep 2023, in cui è stata anche ufficializzata l'attribuzione alla Miscela Masini della certificazione premium da parte dello Iei – Istituto Espresso Italiano.

Chi è Sebastiano Caridi

Classe 1988, calabrese faentino d'adozione, Sebastiano Caridi ha vinto anche il titolo di Migliore Colomba Tradizionale all'edizione 2021 di Divina Colomba. Oggi gestisce due pasticcerie che portano il suo nome, una a Faenza e una a Bologna. È figlio d'arte: suo padre è il maestro pasticcere Paolo Caridi. Giovane ma d'esperienza, per le sue due pasticcerie ha scelto l'iconica Miscela Masini firmata Essse Caffè. Si tratta quindi di un brand ambassador che non solo per investitura, ma per scelta, ha sposato il progetto Essse Caffè. «Da sempre – racconta Sebastiano Caridi – c’è un aspetto del mio lavoro su cui non transigo: il livello qualitativo di eccellenza che voglio offrire ai miei clienti nei miei punti vendita. Per questo, pongo massima attenzione alla selezione delle migliori aziende partner, non solo per la pasticceria, ma anche per la caffetteria».

La certificazione Iei

La Miscela Masini ha ricevuto la certificazione premium da parte dello Iei – Istituto Espresso Italiano. Questa certificazione nasce come naturale espansione della storica certificazione dell’espresso italiano, con l’obiettivo di valorizzare i prodotti, miscele e attrezzature, caratterizzate da performance superiori e validate tramite analisi sensoriale, prove chimiche e tecniche. Una certificazione che per il momento è attribuita a due sole torrefazioni, di cui una è Essse Caffè.

La grande corsa dei no&low spirit

no&low alcol drink
Foto di bridgesward da Pixabay
Viaggia con il vento in poppa il mercato dei prodotti senza e a basso tenore alcolico, il cui giro d'affari nel 2022 ha superato gli 11 miliardi di dollari. E con i volumi di vendita che, prevede uno studio dell'Iwsr, continueranno a crescere del 7% all'anno nel quadriennio

I no&low, i prodotti senza o con moderato tenore alcolico, tirano. E tirano forte. A dirlo uno studio dell’Iwsr, tra le maggiori società di analisi del mercato beverage a livello mondiale, che ha analizzato il mercato di questa categoria, nella quale rientra un’ampia gamma di prodotti, che vanno dalle birre analcoliche ai vini, sempre analcolici, dai ready to drink ai non alcoholic spirit. E quello che ne emerge è un mercato che viaggia con il vento in poppa e che al momento pare abbia che come unico ostacolo alla sua corsa la disponibilità stessa di prodotti.

I dati dell’Iwrs dicono infatti che nel 2022 le vendite nel mondo hanno registrato una crescita a volume del 7%, per un giro di affari arrivato a 11 miliardi di dollari, dagli 8 miliardi del 2018. La società prevede anche che la crescita del mercato proseguirà a tale ritmo, 7% all’anno, per tutto il quadriennio 2022-26: uno sviluppo che si preannuncia ancora più corposo di quello che ha caratterizzato l’ultimo quadriennio (2018-22), quando è cresciuto del 5% all’anno. A fare da traino, altro dato significativo, saranno i prodotti analcolici, che da soli totalizzeranno oltre il 90% della crescita prevista, confermando la loro leadership nella categoria. Le vendite in volume lo scorso anno sono cresciute del 9%, stesso tasso annuale previsto per il nuovo quadriennio, portando la loro quota sul totale del mercato al 70%, rispetto al 65% del 2018.

Lo studio conferma insomma che quello dei no&low alcol rappresenta un trend forte a livello mondiale, destinato a rafforzarsi ulteriormente nel tempo. Un trend ancora allo stato larvale in Italia, che non rientra tra i 10 top market per la categoria sui quali è stata condotta la ricerca. Una top ten che vede al vertice la Germania, il mercato più grande e maturo al mondo per i prodotti senza e a bassa gradazione, per il quale la società di ricerca prevede una crescita più lenta nei prossimi quattro anni. Crescita che sarà molto dinamica invece in Australia, Canada e Stati Uniti, che con Giappone, Spagna, Regno Unito, Brasile, Francia e Sudafrica, completano la lista delle piazze principali.

Birra e spirit no alcol a guidare la crescita

Per quanto riguarda le tipologie di prodotti, a dare la spinta più forte al settore saranno la birra e il sidro a zero alcol, che contribuiranno per quasi il 70% alla crescita dei volumi di vendita totali nel quadriennio. Previsione molto rosee anche per i ready to drink no alcol, previsti in grande crescita nei mercati di Stati Uniti e Giappone, e degli spirit analcolici, che saranno protagonisti di un andamento molto brillante su tutti i top market, grazie all’impegno dei produttori, non solo nell’innovazione dei prodotti, ma anche nel dare loro maggiore visibilità soprattutto nel fuoricasa. Bene anche il vino, il cui andamento però sarà molto diversificato nei vari mercati.

A ritmi inferiori procederà la crescita nel quadriennio dei prodotti low alcol: 2% all’anno. A trainarla, sempre la birra, ma in compagnia del vino, con quest’ultimo che ha negli Usa il suo mercato principale e più dinamico.

Un trend forte tra i Millennials

Alla base del successo dei prodotti no&low, spiega lo studio, vi è il consolidarsi di nuove abitudini di consumo, sempre più orientate alla moderazione nell’assunzione di alcol, come conseguenza di una più generale tendenza a salute e benessere nei consumi alimentari. Una tendenza che conta su una solida base di consumatori, la cui principale fetta è costituita dai giovani, nello specifico i Millennials. Per la stragrande maggioranza di questi consumatori bere a bassa gradazione o no alcol è ormai parte dello loro stile di vita e non esclude il consumo di alcolici: ben il 78% infatti beve anche prodotti ad alta gradazione e il passaggio dal consumo di un prodotto dell’una o dell’altra categoria avviene normalmente anche nella stessa occasione. Tuttavia, i ricercatori sottolineano come stia aumentando anche il numero degli astemi, che rappresentano il 18% dei consumatori no/low, un fenomeno che si registra su tutti i principali mercati e che interessa in particolare le nuove generazioni.

Un potenziale enorme

Che la predilezione dei nuovi consumatori verso il no&low alcol sia legato a una scelta di stile di vita, invece che da necessità, porta con sé un’altra rilevante conseguenza, alla quale gli operatori del settore dovrebbero guardare con molta attenzione: l’incremento della frequenza di consumo di tali prodotti. Un consumo, in più che non si limita a sostituire quello di alcol, ma si espande ad altri momenti e quindi va a creare nuove occasioni di consumo. Significativa sotto questo piano la crescita, evidenziata dallo studio, dei consumi diurni di prodotti a zero alcol e a bassa gradazione, che lasciano intuire il loro enorme potenziale ancora tutto da esprimere.

A tale riguardo la più grande sfida al momento per la categoria no&low, sottolineano i ricercatori, è rappresentata dalla disponibilità dei prodotti, ancora limitata in molti mercati, sia nel fuoricasa sia nel retail, e dalla loro bassa visibilità in entrambi i canali. Il tutto considerando che il loro costo non rappresenta più una barriera all’acquisto per oltre il 90% dei consumatori.

Corre anche l'innovazione

Su questi e altri fronti si stanno attivando i produttori, con approcci che puntano a valorizzare al massimo la categoria. A partire da un ampliamento dell’offerta e dalla ricerca sui sapori. In questo ambito si colloca la fioritura proprio degli spirit no alcol, alternative analcoliche, distillate e non distillate, ai vari botanical spirit, agli amari, ai vermouth e agli aperitivi. Un altro filone di innovazione va a rafforzare il discorso benessere con prodotti dal “carattere salutista”, grazie alla presenza di ingredienti funzionali, come vitamine, adattogeni, ovvero sostanze rafforzano la resistenza dell’organismo allo stress mentale e fisico, nootropici (sostanze che aiutano le facoltà cognitive): in questi casi anche la comunicazione si sposta dal tema dell’assenza di alcol a quello del gusto coniugato con lo star bene. Infine, il lavoro sui pack, finalizzato a rendere sempre più accattivante l’immagine dei prodotti e a ritagliarsi uno spazio di primo piano sullo scaffale o in bottigliera.

Competitive Data, ricavi in crescita margini in sofferenza per le torrefazioni italiane

foto Pixabay.com
L’annuale analisi dei bilanci delle prime 270 aziende mostra luci e ombre. Le torrefazioni tornano su valori ed equilibri tipici del settore, con un gap da colmare.

Lo scenario offerto dall’analisi di Competitive Data sulle prime 270 società di capitali nel settore del caffè per il triennio 2019-2021 si mostra complesso, con luci e ombre.

I dati mostrano un fatturato aggregato in crescita del 12,6% nel 2021 con Sud, Isole e Nord Est che registrano i migliori risultati rispettivamente con un +16,4% la prima e +16,1% le seconde; seguono le regioni del Centro (+12%) e quelle del Nord Ovest (+10%). La fascia più colpita dalla crisi legata al covid, spesso anche a causa di una distribuzione esclusiva al canale horeca, con un fatturato inferiore a 10 milioni di euro hanno registrato un +18,1%, seguite da un +17,2% delle attività tra 10 e 30 milioni; più distanziate quelle con fatturate superiore ai 30 milioni: +10,9%

Gli utili complessivi segnano una crescita soddisfacente nel 2021 con un aumento complessivo del 22%, pari a un controvalore di199,301 mld di euro (163,320 nel 2020), mentre l’incidenza percentuale dell’utile sul fatturato passa dal 3,5% del 2000 al 3,8% dell’anno successivo. Le aziende che chiudono l’esercizio in utile crescono dalle 148 del 2020 alle 206 del 2021, mentre si dimezzano quelle che risultano in perdita, passate dalle 109 unità del 2020 alle 52 del 2021.

«I ricavi sono in crescita - osserva Giandomenico De Franco, amministratore unico di Competitive Data -, ma i margini sono in sofferenza. Se guardiamo il margine operativo lordo (Ebitda), riscontriamo una crescita al 9,3% nel 2001 contro il 4,9 del 2020, che tuttavia rimane al di sotto di quella che in genere è considerata la soglia minima per il settore, del 10%. Ciò significa che c'è un effetto zavorra sulle torrefazioni causato dai maggiori costi per materiali quali gli imballaggi, i container, i trasporti, la materia prima. Dunque, le nubi sono sparite, ma non siamo decollati».

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Su questo incide molto la particolare dinamica dei prezzi del mercato italiano: il cliente italiano continua a non accettare, a non comprendere l’aumento del costo della tazzina che rimane molto al di sotto della media europea e, seppure molti locali abbiano effettuato un aumento di 10, 20 centesimi al massimo, questo non permette di rientrare dai maggiori costi. Da parte loro le torrefazioni hanno ritoccato i listini in percentuale minima e questo costringe a margini bassi che spingono a contrarre le spese, a cominciare dal personale. Una tendenza che prosegue anche a causa degli aumenti dei costi dell’energia dell’ultimo anno e a un sentiment degli operatori e degli acquirenti finali segnato da continui segnali di allarme legati ad aumenti dei prezzi, recessione, incertezza legata al futuro; il risultato è una minore propensione alla spesa che incide negativamente sul singolo esercente e sul torrefattore.

«Per quanto riguarda il futuro - riprende De Franco - a livello mondiale ci sono margini di crescita importanti di cui già stanno beneficiando soprattutto le grandi torrefazioni, mentre le medio-piccole che oggi per lo più non hanno più del 50% del fatturato, la situazione è più complessa. Per far fronte a ciò e anche all’aumento dei costi per materia e del personale, penso sia importante proseguire il cammino delle acquisizioni che ha preso il via da qualche anno, facendo massa critica tra più torrefazioni al fine di realizzare economie di scala. A chi ha scelto di diversificare - mi riferisco soprattutto alla fascia più colpita dal blocco legato al covid a causa di una distribuzione effettuate esclusivamente nel canale horeca - aprendosi al retail, consiglio infine di valutare a fondo questa scelta e di procedere con oculatezza: investire sullo scaffale della Gdo ha costi elevati, ai quali si devono accompagnare campagne pubblicitarie massicce: la concorrenza è numerosa e agguerrita e per fronteggiarla servono grossi investimenti».

Parte dall’Indonesia il viaggio intorno al mondo dei nuovi menu del Danico

Danico Credit -Benoit Linero
Il bancone del Danico (credit foto: Benoit Linero)
Xplorer è il nuovo progetto ideato da Nico de Soto per il suo cocktail bar parigino: una serie di menu concettuali ognuno dedicato a un luogo del mondo che ha visitato. 12 i cocktail nella prima drink list incentrata sul Paese del Sudest asiatico

Da un bartender che nella vita ha camminato sul suolo di centoquattro paesi del mondo, lavorando almeno una volta in più di quaranta di essi, un po’ ce lo si sarebbe anche aspettato. In ogni caso, un conto è pensarlo, un altro è realizzarlo: Danico, cocktail bar parigino dell’altrettanto parigino Nico De Soto, ha lanciato il suo nuovo menu, ispirato alle latitudini che lo stesso Nico ha attraversato nel corso degli ultimi anni. È in realtà la prima di una serie di liste, ciascuna dedicata a un luogo o una regione che hanno in qualche modo influenzato la carriera di De Soto (incluso nelle cento personalità più rilevanti del mondo bar da Drinks International nel 2022), che in passato è stato coinvolto in progetti di successo come il PNYK di New York o il gruppo Experimental, presente anche a Londra e Venezia. L’esordio di questa serie di menu concettuali sarà incentrato sull’Indonesia, e prevederà dodici drink.

Si parte dall’Indonesia

«Sono serviti quattro mesi per sviluppare il menu», spiega De Soto. «Abbiamo trascorso del tempo in Indonesia, per comprenderne gli usi, gli ingredienti; una volta rientrati a Parigi, sono stati necessari due mesi di prove con infusioni, bicchieri e ricerca del nome giusto». L’intera serie di menu si chiama infatti Xplorer, denominazione che si spiega da sola.

L’Indonesia come prima tappa è una scelta di cuore: «Amo molto l’Indonesia, e penso sia un peccato le sue tradizioni gastronomiche siano quasi sconosciute. I sapori che ha da offrire sono introvabili altrove, per cui ho cercato di riproporli nel menu. Mi sono innamorato della cultura locale, e ho ricordi meravigliosi delle mie esperienze in regioni remote, che mi hanno ispirato e cambiato la vita. Iniziare dall’Indonesia mi è sembrato un giusto tributo al Paese». Pur puntando su ingredienti indonesiani, «abbiamo per fortuna dei fornitori francesi che ci aiutano a reperirli, e sono soprattutto utili a ridurre al minimo il trasporto necessario, con tutto quelle che ne consegue. Se le spezie locali sono state piuttosto facili da ottenere direttamente in Indonesia, farci arrivare gli ingredienti umidi è la sfida più difficile».

Fondato da De Soto nel 2016 insieme ai ristoratori Julien Ross e Alexandre Giesbert, Danico è costola integrante della trattoria contemporanea Daroco (ex flagship store di Jean-Paul Gaultier), nascosta nella Parigi che più Parigi non si può, nel primo arrondissement, a una manciata di minuti di passeggiata dai Giardini del Palazzo Reale e dal Museo del Louvre. Già presente nella pre-graduatoria dei World’s 50 Best Bars 2022, al numero 85 (leggi Tre italiani tra i World’s 50 Best Bars 2022 - dal 51 al 100), è una delle due insegne create da De Soto, insieme al Mace di New York (numero 93 nei 50 Best). Oltre a supervisionare il lavoro dei due locali, Nico continua a viaggiare ovunque per eventi pop-up, masterclass e le sue ormai classiche guest-nights.

Tradizioni locali e approccio moderno

Spezie, frutta esotica e cultura culinaria locale sono naturalmente protagonisti del nuovo menu a tema indonesiano di Danico, che pure non si allontana dall’approccio moderno (quasi d’avanguardia) del bartending di De Soto, fatto di chiarificazioni, cotture sottovuoto e ridistillazioni, volte a una importante concentrazione dei sapori. Tipsy Luwak, ad esempio, richiama la cucina dell’Indonesia, contando tra gli ingredienti il pandano, il caffè, l’avocado e la crema di cocco, sostenuti dalla robustezza elegante di Nikka from the barrel; Nasi Goreng (una “giungla sensoriale”, come la definisce De Soto) si rifà addirittura allo stir-fry, ricetta al wok simbolo dell’ospitalità locale, che rivive in una miscela di Shochu infuso alle spezie, tofu e uovo. Spicy Soto («Il mio preferito» cit.) vira invece su un gioco di piccante e dolce, con una combinazione di Mount Gay Black Barrel rum infuso alle spezie, succo di lime, guanàbana e il famigerato ghost pepper, il bhut jolokia, nel 2007 certificato come il peperoncino più piccante al mondo.

Orsadrinks a Rimini per la 44ma edizione di Sigep: che successo!

Orsadrinks Sigep post
Spettacoli di flair e masterclass hanno animato lo stand dell'azienda che ha presentato all'evento di Rimini le novità dei suoi brand dedicate alla miscelazione e alla caffetteria

Si è da poco conclusa la 44ma edizione di Sigep: The Dolce World Expo. Da oltre 40 anni, questo salone rappresenta l'appuntamento imprescindibile per scoprire le innovazioni e le tendenze del foodservice dolce, una piazza d'incontro unica per dialogare con aziende e professionisti, per confrontarsi sugli scenari del comparto e un’occasione di business, networking e aggiornamento professionale. Quest’anno, il team Orsadrinks ha voluto cogliere quest’occasione per presentare al mercato la sua gamma di prodotti, dal brand storico ODK, passando per Stillabunt e Malafemmena

Un’offerta sempre più completa e interessante per soddisfare le esigenze dei migliori barman e bartender di tutto il mondo. I prodotti Orsadrinks, infatti, rappresentano ormai da anni un punto di riferimento all’interno del settore della caffetteria e della mixology, con una distribuzione che attualmente copre oltre 50 Paesi in tutto il mondo ed è in continua evoluzione.

Come ogni anno, lo stand è stato animato dagli entusiasmanti spettacoli di flair dei bartender Antonio Fiamingo e Giovanni Peligra, mentre per il corner dedicato a Stillabunt sono state organizzate delle masterclass con il brand ambassador Marco Caldone.

Un'offerta sempre più ricca

Tante le novità che i professionisti presenti al Sigep hanno avuto modo di scoprire allo stand Orsadrinks. Tra queste, solo per citarne alcune:

ODK Non-dairy Neutral frappè base: un prodotto nato per soddisfare il mercato degli amanti del latte vegetale, in fortissima espansione, che contiene inoltre una minore quantità di zucchero, così da poter essere proposto in infinite combinazioni con gli Sciroppi ed i Fruity Mix ODK.

Stillabunt Bitters: presentati per la prima volta a ottobre 2022, in occasione del Bar Convent di Berlino (leggi Che successo per la Mixology revolution di Stillabunt al Bar Convent di Berlino!), i nuovi bitters nati in casa Stillabunt sono stati immediatamente accolti con grande entusiasmo!

Dieci sorprendenti nuovi gusti, che vanno ad arricchire l’offerta del brand: da sentori più classici a note più complesse e originali, passando per aromi esotici e floreali, che danno vita a una gamma ampia, variegata ed estremamente interessante.

I bitters Stillabunt sono inoltre analcolici e vegani, per incontrare i gusti di tutti e soddisfare anche gli amanti dei cocktail analcolici, che costituiscono una porzione di mercato in rapida crescita.

Se volete approfondire la gamma di prodotti Orsadrinks, lasciarvi ispirare dalle ultime ricette e restare aggiornati in merito ai prossimi appuntamenti, vi consigliamo di non perdervi le sue pagine Instagram.

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Deniss Trifanovs è il vincitore della Jurassic Flair Competition

Jurassic Flair Competition vincitori
Credit foto: Alberto Chiariglione
Il campione lettone si è aggiudicato la seconda edizione della prestigiosa competition internazionale di bartending acrobatico, che ha visto in gara tanti big mondiali del flair. Grandi sfide anche nelle categorie semi-pro ed ex-agonisti

Spettacolo era annunciato e spettacolo è stato alla Jurassic Flair Competition a Torino (leggi Conto alla rovescia a Torino per la Jurassic Flair Competition). La gara di flair bartending, tra le più prestigiose al mondo, non ha tradito le aspettative: del resto per capire il livello della competizione basta guardare il podio. A trionfare è stato Deniss Trifanovs, super big del flair internazionale, piazzatosi davanti, e per un solo punto, a un altro mostro sacro di quest’arte, l’argentino Roman Zapata, tra l’altro vincitore della precedente edizione. A chiudere il podio il nostro Michael Moreni, anche lui ai vertici mondiali della categoria.

Palcoscenico della seconda edizione della competition, organizzata da Barz8 Cocktail Bar, con il patrocinio della Torino Cocktail Week, gli spazi di Eataly Lingotto dove diversi grandi nomi del flair bartending internazionale e italiano si sono dati battaglia davanti agli occhi strabiliati di numerosi spettatori. Sì, perché altra particolarità della Jurassic Flair Competition è di essere una delle pochissime gare flair aperte al grande pubblico, non solo agli addetti ai lavori. Pubblico che, anche lui, non ha voluto tradire le aspettative: oltre le 400 persone che hanno assistito alle sfide.

In gara da tutto il mondo

Oltre 40 i concorrenti, provenienti da 20 Paesi, che hanno preso parte alla gara, cominciata la mattina con le selezioni che hanno decretato i 10 finalisti. Questi si sono sfidati la sera nella finalissima, esibendosi nella preparazione di un loro signature. Sottofondo musicale della loro prova Mixology, il brano musicale realizzato da Max Casacci, musicista e co-fondatore dei Subsonica, esclusivamente con i suoni della mixologia registrati al Barz8. Sono infatti i suoni del lavoro dietro il bancone le note che compongono questa traccia che il musicista ha presentato in un incontro svoltosi in apertura dell’evento.

A giudicare le performance dei finalisti una giuria tecnica composta da campioni ed ex campioni nazionali e mondiali, quali Giorgio Chiarello, bronzo all’ultimo mondiale flair dell’Iba (leggi Giorgio Chiarello è sul podio dell’IBA World Cocktail Championship), il pluripremiato Marco Corgnati, fondatore di The Bartending School a Firenze, Stefano Rimoldi, ex campione europeo di flair in tandem e fondatore del cocktail bar Mago di Oz a Torino, Matteo Melara, vincitore di diverse competizioni in Italia e brand ambassador di Brugal Rum. Giuria tecnica affiancata da una giuria del gusto, formata da esponenti della bar industry e giornalisti di settore, e da una giuria di artisti e vip che hanno valutato il bartender che ha proposto lo show migliore nel suo complesso.

In gara anche "dinosauri" e nuove promesse

Ma altra peculiarità della Jurassic Flair è che la competition è anche una delle poche che vede in gara ex-agonisti, i “dinosauri”. Ad aggiudicarsi la vittoria in questa categoria sono stati Riccardo Mastromatteo e Davide Di Benedetto.

Novità di quest’anno la sfida tra semi-pro, categoria che ha raggruppato i concorrenti che hanno partecipato a un massimo di 3 competizioni. Sfida che si sono aggiudicati Gabriele Corona e Renato Hila. Infine, la miglior flair barlady in gara, titolo andato a Stefania Pastore che ha portato a casa il premio Best Female.

Ad aggiungere spettacolo allo spettacolo, poi l’esibizione dei vincitori in un freestyle improvvisato per una performance di gruppo sempre sul brano Mixology. Dopo la premiazione, la festa è continuata con dj e musicisti alla consolle e i drink del Barz8 per un after party andato avanti fino alle ore 2.

 

Sigep 2023, Italia campione del mondo juniores di pasticceria

Sigep
SIGEP 2023.
Assegnato anche il titolo di Pastry Queen 2023 alla salernitana Ilaria Castellaneta

Sono due giovani pasticceri italiani i nuovi campioni del mondo juniores di pasticceria, incoronati durante Sigep 2023. Si tratta di Riccardo Primiani e Tommaso Nembrini. In parallelo, la giuria guidata dal Maestro Iginio Massari ha incoronato la Pastry Queen 2023: si tratta di Ilaria Castellaneta. In più, nell'ambito della competizione Bread in The City, la Spagna ha portato a casa il titolo di migliore squadra per la panificazione. L'Italia, qui, si è piazzata seconda, seguita dalla Cina.

Italia sul gradino più alto

La giuria guidata dal Maestro Davide Malizia, team manager della squadra vincitrice dell'ultima edizione del Campionato, nel 2019, ha premiato il team gestito dal Maestro Eugenio Morrone. Riccardo Primiani, parmense classe 1999, e Tommaso Nembrini, bresciano classe 2002, hanno gareggiato con le altre squadre sul tema "Amazzonia, viaggio nella natura". La loro interpretazione attraverso elaborati in zucchero e cioccolato ha convinto la giuria. Al secondo posto si è classificata la Francia, seguita dalla Corea. In gara anche i team di Polonia e Perù. Tutti i concorrenti del Campionato di pasticceria juniores si sono confrontati su diverse prove: dalla presentazione artistica in cioccolato, alla piccola scultura vassoio di pastigliaggio, passando per pasticceria mignon da forno, presentazione artistica in zucchero, torta al cioccolato, coppa gelato al bicchiere e dessert al piatto al caffè espresso.

Eletta la nuova Pastry Queen 2023

Ilaria Castellaneta è la nuova Pastry Queen 2023. La Maestra di origini salernitane ha vinto interpretando al meglio le prove previste dal regolamento e ispirate al tema "Il genio di Leonardo da Vinci". Ha presentato un dessert al bicchiere con gelato al caffè espresso, dessert al piatto caldo e freddo al cioccolato e marron glacè, bon bon mignon a forma di anello gioiello al cioccolato, piccola scultura vassoio in cioccolato, torta realizzata con stampo ed un elaborato artistico in zucchero e pastigliaggio. Ad incoronarla è stata la giuria internazionale, presieduta dal Maestro Iginio Massari, affiancato dalla Pastry Queen uscente, la francese Anabelle Lucantonio. Al secondo posto si è piazzata la rappresentante giapponese, seguita dalla concorrente indiana. In gara concorrenti anche da Corea e Perù. Ilaria Castellaneta, 32 anni tra qualche giorno e una predilezione per la pasticceria da ristorazione, si era guadagnata il posto in finale alle selezioni svoltesi nel 2019. Finalmente, con il ritorno di Sigep in presenza, il campionato mondiale femminile di pasticceria, unico nel suo genere, si è svolto, consacrando la pastry chef italiana. «È stato un percorso veramente lungo e con tanti ostacoli – racconta Castellaneta - Sono stati quattro anni pesanti, ma l’attesa non ha fermato l’entusiasmo e la grinta. Anzi, ha aumentato la voglia di fare bene. Sollevare quella coppa è stato un grandissimo orgoglio per me e, mi auguro, anche per chi mi ha sostenuto in questo percorso, a partire dalla mia famiglia. Spero di avere omaggiato al meglio il genio di Leonardo e l’Italia». Un risultato che ha una dedica speciale. «Alla mia famiglia ed in particolare a mio padre, che non c’è più: spero che dall’alto abbia potuto festeggiare insieme a me».

Bread in The City: Italia medaglia d'argento

Il miglior pane parla spagnolo. Nell'ultima giornata di Sigep 2023 sono stati premiati anche i migliori panificatori selezionati da Bread in The City. Il campionato internazionale di panificazione è stato realizzato grazie alla prestigiosa collaborazione con Richemont Club Italy, organizzazione internazionale di eccellenze della panificazione che promuove processi e pratiche di produzione a elevato valore artigianale. La competizione è stata vinta dalla Spagna. Le nove squadre in gara - provenienti da Cina, Croazia, Israele, Italia, Messico, Olanda, Perú, Portogallo e Spagna - si sono sfidate in cinque diverse specialità. I panificatori si sono confrontati su Ciabatta e Pani Speciali; Pani Liberi; Vienneserie; Torte da Forno e Presentazione Salata. Sul podio, con la medaglia d'oro la squadra spagnola, seguita dall'Italia. Al terzo posto il team cinese.

Campionati italiani baristi Sca: sei i vincitori, tra (molte) conferme e volti nuovi

La Coffee Arena - foto Alessandro Bollini
La Coffee Arena - foto Alessandro Bollini
Le competizioni che si sono svolte alla Coffee Arena di Sigep hanno visto la partecipazione di numerosi giovani. Grande la collaborazione tra tutti.

Si sono da poco spenti i riflettori di cinque giorni di finali italiane dei sei concorsi dedicati al mondo dl caffè organizzati da Sca Italy nell’ambito di Sigep all’interno della Coffee Arena, che hanno visto competere 60 concorrenti giudicati da giudici nazionali e internazionali. Sono stati numerosi i giovani baristi che si sono cimentati nelle diverse discipline, trovando spesso supporto e guida in altri concorrenti, soprattutto in chi ha più esperienza; perché questo è il vero spirito della gare.

Passiamo ora a osservare il podio di ogni disciplina.

Il nuovo campione italiano Baristi è Daniele Ricci; secondo Matteo Pavoni, terza Arianna Peli.

Ricci, alla sua seconda vittoria nazionale, ha richiamato l’attenzione sui cambiamenti climatici e sulle nuove varietà che vengono poste a dimora da molti coltivatori, in quanto più resistenti al calore e alla siccità. Spesso, tuttavia il risultato in tazza è più “povero”, meno intenso delle precedenti varietà, meno produttive e sensibili ai fattori climatici. Di qui l’importanza di guardare al domani con fermentazioni che ne esaltino il profilo organolettico. Il suo “futuro” ha avuto quale protagonista nel signature drink un pink bourbon con fermentazione anaerobica per otto giorni, al fine di esaltarne il profilo aromatico. Senza questi interventi, ha osservato Daniele Ricci, nel futuro il mondo specialty ne potrebbe risentire molto. Da qui a giugno lo attente un grosso lavoro, ma sa di potere contare, sul grande supporto del Team Bugan di cui fa parte e che ringrazia per la grande collaborazione, a cominciare da Sonia e Maurizio Valli.

Campione della categoria Coffee in Good Spirits è Marco Poidomani, secondo Andrea Villa, terzo vito Alberto Patrimia.

Dopo avere portato i giudici e la platea nello spazio nel corso di una prova molto scenografica nel 2017, c’è il viaggio tra presente e futuro del 2019 e nell’edizione 2023 della gara dedicata alla mixology, che ha vinto per la terza volta, il viaggio-riflessione è stato sul tempo che passa in un baleno. Il caffè selezionato da Marco Poidomani per la competizione, un geisha con macerazione carbonica della finca El Placer di Sebastian Ramirez in Colombia, ha realizzato un drink estivo con gin e Aperitivo Corona. Lo gusti ed è già il momento di pensare alla drink list invernale. Il suo drink, con sciroppo al panettone che ha realizzato con macerazione a freddo di panettone, zucchero liquido, uva passa e limone di Sorrento (un suo portafortuna), brandy e vermouth è stato natalizio, consegnato ai giudici all’interno di un pacchetto rosso con il fiocco.

Si conferma campione italiano Brewers Cup Giacomo Vannelli, davanti a Matteo d’Ottavio e Lisa Zancanella.

Un nuovo strumento - un brew method a fondo piatto - messo a punto in casa Vannelli, ha accompagnato la prova di Giacomo, tre volte campione Baristi e campione Bewers Cup 2022 e 2023. Per la sua gara ha utilizzato una miscela di Panama geisha di Jamison Savage e un caffè colombiano specie eugenoides. Ha dato il via alla prova ringraziando i giudici, che con il loro lavoro, con il feedback che danno ai concorrenti a fine gara, contribuiscono a migliorare le prove successive, nonostante al momento le loro osservazioni possano sembrare non centrate perché a prevalente è la delusione per un piazzamento ritenuto ingiusto. Alla finale di Melbourne un giudice disse a Giacomo di avere apprezzato il suo drink, che per essere perfetto avrebbe avuto bisogno di più corpo. Di qui la ricerca di un nuovo strumento che ha permesso di raggiungere il risultato desiderato.

Campione italiano di Latte Art è Stefano Nodari, secondo Alessandro Piscedda, terzo Fabio Colicchia.

Stupore e grande soddisfazione per una vittoria raggiunta alla prima competizione nazionale, che Stefano ha raggiunto per scommessa, promettendo a una collega che avrebbe gareggiato a Sigep nel 2023. Ma anche tanta stanchezza legata a ritmi intensi per il lavoro alla pasticceria Maresi di Brescia, un secondo lavoro spot per pagare gli allenamenti lunghi e intensi con la sua allenatrice Carmen Clemente che guida con Manuela Fensore (presente a ogni prova) la scuola World Latte Art & Coffee Center. Infine gli allenamenti presso Trismoka (che ringrazia di cuore), che ha aperto le porte a ogni ora e anche nelle feste natalizie. Con mano ferma e apparente tranquillità, ha disegnato animali che richiamano persone a lui care o affetti: il cane (il suo cane), il gufo (dedicato al cugina preferita), l’elefante (il suo migliore amico), il pinguino (la moglie). La finale? Per una settimana non vuole pensare a nulla; meglio staccare per godere questo bel momento e riprendersi.

Nel roasting ha primeggiato Roberto Breno, secondo il campione uscente Davide Cobelli, terzo Lorenzo Mischiatti.

Nella sua gara Roberto, roaster presso  Bugan Coffee Lab dal 2019, si è impegnato al fine di raggiungere l’obiettivo che persegue ogni giorno: il bilanciamento della miscela (composta da Messico, Etiopia e Brasile) e della singola origine (Rwanda), con una buona dose tra la dolcezza e un’acidità non fine a se stessa con una buona evoluzione nel corso della degustazione della tazza. Obiettivo centrato anche con un Rwanda dal carattere deciso e complesso da gestire al fine di esaltarne le note fruttate e floreali. Fiero di far parte del Team Bugan, ogni giorno si impegna per  fare comprendere il mondo degli specialty a una clientela spesso lontana, guidando alla degustazione della tazza e alla conoscenza di un mondo lontano (le terre d’origine con i suoi protagonisti, i farmer) che per lo più il consumatore finale non conosce.

Si conferma campione italiano Cup Tasters Fabio Dotti, secondo Emanuele Bernabei, terzo Roberto Cagnetta.

Certo, la tripletta rappresenta il susseguirsi di tre vittorie nel corso dell’anno o di una singola competizione; tuttavia, considerato il fatto che di finali Cup Tasters ce n’è una ogni anno, Fabio Dotti così chiama il suo terzo primato nazionale, raggiunto individuando le otto tazze diverse in 3’’55’67c. Con il ritorno delle semifinali, il livello dei concorrenti, soprattutto in finale, si è alzato di molto e con essi la complessità dei caffè messi a disposizione da Caffè Speciali Certificati. La costanza nell’assaggio - che per molti dei finalisti è pratica quotidiana - è il grande allenamento che permette di affinare gusto e olfatto e predispone a questa competizione. A ciò si unisce, osserva Dotti, anche una certa vocazione personale, che ha scoperto durante i suoi primi corsi di analisi sensoriale. Il mondo del caffè cerca chi lo conosce a fondo e sa effettuare assaggi oggettivi e competenti e Fabio è consulente di numerose torrefazioni per la formazione e il controllo qualità.

Le finali mondiali di Latte Art, Coffee in Good Spirits e Roasting si svolgeranno a Taipei, Taiwan tra il 17 e il 20 novembre nell’ambito del Taipei International Coffee Show.

Quelle delle categorie Barista, Brewers Cup, Cup Tasters e Cezve/Ibrik (quest’ultima non vedrà gareggiare alcun italiano) ad Atene, Grecia, tra il 22 e il 24 giugno nell’ambito di Athens Metropolitan Expo.

Antonino Sciortino trionfa alla Sweet&Shake Cup

Sweet&Shake Cup
Il podio della Sweet&Shake Cup: al centro il vincitore, Antonino Sciortino, con Matteo Cassan, 2° classificato (a destra), e Ambrogio Ferraro, 3°.
Il capo barman del Paszkowski di Firenze si aggiudica la vittoria nella finalissima della quarta edizione del contest di Debic nato per valorizzare la panna come ingrediente in miscelazione

Ambrogio Ferraro (Bar is the name, Busto Arsizio - Va), Antonino Sciortino (Caffè Concerto Paszkowski, Firenze) e Matteo Cassan (freelance) si sono sfidati oggi nella finale della Sweet&Shake Cup, contest giunto alla quarta edizione, nato per valorizzare la panna come ingrediente in miscelazione. Il cocktail contest, promosso e organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale, si è svolto al Sigep di Rimini.

Ha vinto Antonino Sciortino. Il suo drink si chiama Holi Fest, un nome ispirato alla Festa dei Colori, un grande evento che si svolge ogni anno nell’intera India. Il cocktail di Sciortino è stato premiato come il miglior drink per cocktail party. Quest’anno infatti i concorrenti sono stati chiamati a realizzare un drink per 20 persone pensato per un evento, rispondendo al bisogno sempre più forte delle persone di ritrovarsi e fare festa dopo un lungo periodo di restrizioni, divieti e di ridotta socialità.

Il barman del Paszkowski ha trionfato al termine di una bella sfida. I tre creativi bartender sono arrivati sul podio della finale di Rimini dopo una lunga selezione preliminare che ha coinvolto oltre 70 bartender da tutta Italia. A decretare i vincitori una giuria tecnica composta da Yuri Gelmini, Bartender dell’Anno ai Barawards 2020 e titolare del Surfers Garden di Milano; Antonio Cuomo, chef eclettico e pluripremiato, che ricopre il ruolo di Chef culinary advisor per Debic, e Stefano Nincevich, giornalista di Bargiornale esperto di spirits e miscelazione.

La novità dell’edizione 2023 è stata la giuria popolare, che affiancato la giuria tecnica nelle valutazioni dei cocktail: tra i presenti allo stand, sono stai scelti 15 addetti ai lavori che hanno assaggiato e votato i drink, contribuendo così all’individuazione del vincitore. Sciortino si porta a casa un buono del valore di mille euro da utilizzare per uno dei corsi di aggiornamento professionale organizzati da Planet One.

Il drink del vincitore (leggi le tre ricette sotto) è realizzato in pre-batch e versato in contenitori con rubinetto in modo che ogni ospite possa usufruirne quando e come vuole. A ogni tumbler, con sottobicchiere a led luminoso, vengono affiancate delle provette con tre colori e tre flavour diversi in modo che ogni ospite possa personalizzare a proprio gusto la ricetta.

Chi è Antonino Sciortino

A lui piace definirsi “bartender di professione e come stile di vita”. Classe ‘89 è originario di un piccolo paese nell’entroterra siciliano. All’età di 19 anni si trasferisce a Pisa, dove intraprende gli studi di Ingegneria e in parallelo inizia il suo percorso nel mondo del bar cominciando a lavorare in pub, discoteche e catering. Nel 2018 decide cosa vuol far da grande. Inizia quindi a studiare, prima da autodidatta, per poi seguire corsi di miscelazione. La svolta arriva nel 2019 quando entra nel team di Luca Manni. Un’avventura che dura però meno di un anno. Dopo il periodo del lockdown ha avuto due esperienze molto significative. Prima come bartender al celebre Locale Firenze e, successivamente, come bar manager a Torre Aurora di Monterosso al Mare. Nel novembre 2021 la sua strada si incrocia nuovamente con quella dello “sceriffo” Luca Manni. Manni lo sceglie per ricoprire il ruolo di capo barman all’interno del Caffè Concerto Paszkowski, una vera istituzione della scena fiorentina e nazionale.

Le ricette del podio della Sweet&Shake Cup

Holi Fest di Antonio Sciortino
Ingredienti:
7,5 cl Tequila al lemongrass, 3 cl Amaro Sinfonia, 4 cl succo di lime e arancia, 6 cl Panna Prima Blanca Debic, 3 cl zucchero alla vaniglia
Side:
biscotto al cioccolato salato con panna alla vaniglia
Bicchiere:
tumbler basso
Servizio:
il drink è pre-batch e viene presentato in contenitori con rubinetto, con accanto delle provette con tre colori e tre flavour diversi in modo che l’ospite possa usufruire del drink quando vuole e personalizzare la ricetta. Il sottobicchiere per il tumbler è a led luminoso

Non è come sembra! di Matteo Cassan
Ingredienti:
4,5 cl liquore alla cannella homemade, 3 cl succo di limone, 1,5 cl sciroppo di cioccolato bianco homemade, bitter al cardamomo, top Panna Prima Blanca Debic aromatizzata alla mela candita, polvere di mela 0 sprechi
Preparazione:
shake
Guarnizione:
polvere di mela 0 sprechi
Bicchiere:
una mela svuotata della polpa
Servizio:
il cocktail viene servito in una cassetta di legno da frutta con altri “bicchieri mele”

Barbapanna di Ambrogio Ferraro
Ingredienti:
4 cl Tequila infuso con caffè verde*, 2 cl Cognac al caffè di Peyrot, 4 cl Cordial barbabietola e ribes nero fat wash con Panna Spray Zuccherata Debic**,
*infusione eseguita con sifone
**il cordial è preparato con barbabietola frullata con crema di ribes nero, succo d'arancia e panna montata e poi filtrando per fat wash
Preparazione:
miscelare tutti gli ingredienti insieme con ghiaccio in un boccione con rubinetto
Bicchiere:
bicchiere a forma di ovetto
Decorazione:
cono gelato a scelta del cliente con top panna montata
Servizio:
il cliente partecipa alla creazione del drink, spillandolo dal boccione e intingendovi la parte inferiore del cono gelato con la finitura scelta e il top di panna montata. Dopo aver mangiato la parte finale del cono, questo viene posto nel bicchiere e attraversato da una cannuccia che, riempendosi di panna, aggiunge un nuovo ingrediente al drink

 

Sigep 2023, Vincenzo Daloiso vince il Campionato Italiano Pasticceria Seniores

Vincenzo Daloiso
Vincenzo Daloiso
Al secondo posto si piazza Alessandro Fiorucci, seguito da Danilo Conflitti

Vincenzo Daloiso sale sul più alto gradino del podio del Campionato Italiano Pasticceria Seniores. La competizione tenutasi nella Pastry Arena di Sigep 2023, ha incoronato il pasticcere pugliese. Al secondo posto si piazza Alessandro Fiorucci, seguito da Danilo Conflitti.

“I grandi classici dell’animazione” secondo Vincenzo Daloiso

Pasticcere di terza generazione, Vincenzo Daloiso ha 26 anni e viene da Barletta. Nella città pugliese si trova il locale di famiglia, Bar Venezuela, che proprio quest'anno celebra il 60° anno di attività. «Mi sono ispirato a Willy il Coyote e ho cercato di dare massimo risalto al cioccolato – ha spiegato – Credo che l’abbinamento fra i colori sia stato un fattore importante. Sigep è sempre un’occasione straordinaria di crescita. Mi colpisce l’affluenza e anche la numerosità dei concorsi. Prepararsi chiede sacrificio, ma la gratificazione è alta e ci si confronta con altri professionisti, oltre a stringere nuove amicizie». Il concorso ha coinvolto professionisti di età superiore a ventitré anni, che quest'anno hanno sviluppato il tema de “I grandi classici dell’animazione” con elaborati a base di zucchero, pastigliaggio o cioccolato. Organizzato da Italian Exhibition Group in collaborazione con Conpait, il concorso ha potuto contare su una giuria di assoluto prestigio con Maestri delle associazioni Apei, Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana e Ampi, Associazioni Maestri Pasticceri Italiani.

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