L’evoluzione del fuori casa in quattro parole chiave

evoluzione fuori casa
Courtesy Peggy&Marco Lachmann-Anke da Pixabay
The Npd Group ha individuato i mega trend che ridefiniranno i confini del fuori casa in Europa. Un mercato che nel 2023 tornerà ai fatturati pre-Covid., ma con un numero di visite inferiore

Consumi a casa, digitalizzazione, voglia di socialità, ricerca di un maggior benessere: sono i quattro elementi chiave che guideranno l'evoluzione dei consumi fuori casa in Europa: a raccontarli è stato Jochen Pinsker, senior vice president e Industry Advisor di The Npd Group Europe in occasione di Sigep a Rimini.

Tra ripresa e incertezza

Analizzando i cinque maggiori mercati europei (Germania,Gran Bretagna, Francia, Italia e Spagna), il 2023 mostra situazioni molto diverse: l'Italia è l'unico mercato dove la spesa ha superato i livelli pre Covid (+2% il trend dei primi undici mesi dell'anno), con la Spagna subito sotto, avendo uguagliato il fatturato 2019. Ben diversa la situazione in Francia (-12%) e Germania (-9%), mentre la Gran Bretagna chiude con un -4%.

Il motivo è principalmente legato alla mancata ripresa di due segmenti chiave del fuori casa: il leisure (-14%) e soprattutto i consumi legati a motivi di lavoro (-20%). «Il calo del business travel e lo svliuppo dello smart working, da un lato - spiega Pinsker -, e la crescita degli investimenti nella casa e dello shopping on line dall'altro hanno spostato parte dei consumi dal fuori casa alla casa».

Una serie di elementi incontrollabili pongono serie incognite sul futuro: la guerra in Ucraina, il Covid, l'incertezza sulle prospettive economiche e l'inflazione come fattori macro, le difficoltà di approvvigionamento e la carenza di personale nei locali come fattori micro rendono il quadro confuso e incerto. «Il risultato - spiega Pinsker - è che la preoccupazione sulla propria situazione finanziaria, da parte dei clienti, è alta: il 46% pensa che peggiorerà, contro un 17% che prospetta un miglioramento».

A questo si assomma un livello di fiducia dei consumatori mai così basso nemmeno durante il lock down e la diffusa percezione (oltre 7 su dieci) di un aumento dei prezzi superiore a quanto ipotizzato. Senza dimenticare che il Covid è ancora un elemento che condiziona le scelte delle persone: nella rilevazione dello scorso settembre, il 36% giudicava i ristoranti un posto dove era pericoloso andare per il rischio di contrarre il famigerato virus.

Nonostante tutti questi nuvoloni neri all'orizzonte, le prospettive del mercato secondo Pisnker sono tutt'altro che catastrofiche. «Le uscite al bar e al ristorante sono le prime voci che le persone dichiarano di dover tagliare - spiega -. Ma, come è già avvenuto in passato, per esempio durante l'ultima grande recessione nel 2008, probabilmente a un enunciato di principio non corrisponderà un comportamento conseguente. Nel 2018 il 51% dei consumatori dichiarò di voler tagliare le spese, ma il calo del mercato poi rimase sotto i tre punti percentuali».

Ripresa (quasi) completa

«Nel 2023 - afferma Pinsker - ci aspettiamo un fatturato complessivo nei 5 maggiori Paesi europei superiore ai 309 miliardi, di poco superiore ai livelli del 2019 (era 308,8), anche se con un numero di visite inferiore rispetto ad allora.

Il primo elemento chiave per interpretare l'evoluzione del mercato, per Pinsker il consumo a casa: «I consumi domestici di piatti acquistati nei locali del fuori casa sono esplosi, tanto che nel 2023 arriveranno a essere un pasto su cinque, quasi il doppio rispetto al 2019. Le crescite maggiori sono previste per la modalità click&collect, che dopo aver sfiorato un fatturato di 9 miliardi di euro (erano poco più di tre nel 2019), per il 2023 ci aspettiamo arriverà a 10 miliardi».

Gli ordini digitali sono in forte crescita, anche dopo la fine delle restrizioni. La comodità di far tutto dal telefonino sta conquistando sempre nuove schiere di clienti, tanto da aver raggiunto una spesa di 30 miliardi di euro nel 2022.

Sul fronte delle motivazioni, la fine delle restrizioni ha fatto esplodere la voglia di socializzare rimasta a lungo compressa: i bar e ristoranti che puntano sull'esperienzialità sono quelli che ne hanno beneficiato di più, mentre la necessità di risparmiare - causa minore reddito disponibile - si concentra sulla riduzione delle occasioni funzionali.

«Si rinuncia alle occasioni di consumo funzionali - riassume Pinsker - mentre per quelle esperienziali la scelta è piuttosto quella di contenere la spesa, scegliendo locali di livello inferiore o rinunciando a qualche ordinazione per tenere sotto controllo il valore dello scontrino».

Il quarto elemento che Pinsker sottolinea è la crescente attenzione delle persone ai temi del benessere e della salute: non solo la propria - considerata importante per il 60% degli intervistati - ma anche dell'intero pianeta. La sostenibilità, infatti, è un aspetto chiave per il 69% delle persone».

 

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome