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La Miscela al 30, l’amaro alle erbe che guarda alla mixology

Miscela al 30
Marco Maria Dell’Accio, bar manager del Marè di Cesenatico e Milano, con l'iconico pack di Miscela al 30, una latta da 1 l, e il suo cocktail L'ammazza caffè
L'amaro alle erbe della Premiata Officina Lugaresi reinterpreta la tradizione italiana in stile contemporaneo. Un prodotto dal profilo complesso da servire come classico dopo pasto, ma che ha molto da offrire anche in miscelazione. Un esempio? La ricetta di Marco Maria Dell’Accio

Negli ultimi anni gli amari hanno ampliato il loro “raggio d’azione”, conquistandosi uno spazio sempre più importante nella miscelazione, dove vengono utilizzati come base alcolica o come ingrediente aromatizzante dei cocktail. A questo mondo guarda anche Miscela al 30 della Premiata Officina Lugaresi, realtà di Cesena attiva nella produzione di spirit.

Miscela al 30 è un amaro alle erbe (alc 30% in vol) che si inserisce nella tradizione italiana, interpretandola però in stile contemporaneo e proponendosi oltre che, come classico dopo pasto, anche come ingrediente per i bartender. Una reinterpretazione della tradizione che l’amaro manifesta anche nel pack, costituito da una tanica di latta da 1l che, come lo stesso nome del prodotto, evoca i contenitori per l’olio per la preparazione delle miscele per i motorini.

Tra tradizione e modernità

La formula dalla quale nasce questo amaro contempla 14 botaniche, tutte naturali, tra le quali fava di cacao, genziana, china, pompelmo, aloe, cardamomo, luppolo, lavanda, erba cedrina e due varietà di ginepro, delle quali una è il ginepro ossicedro (ginepro rosso), che conferisce al prodotto una leggera nota affumicata che ne costituisce una delle caratteristiche del profilo. Le botaniche vengono lavorate artigianalmente in infusione in alcole e alcune anche distillate donando all’amaro grande raffinatezza.

Dal carattere moderno e giocato sull’equilibrio dolce-amaro, Miscela al 30 si caratterizza per la ricchezza e complessità di aromi, presentandosi al palato rotondo e robusto, con calde e corpose note alcoliche, di cacao e ginepro e delicati sentori affumicati, e chiudere con un finale dominato da note fresche e agrumate.

Un amaro da miscelare

Una complessità che se bene si presta al servizio liscio o con ghiaccio come classico dopo pasto, altrettanto bene si presta alla miscelazione, per la creazione di originali drink o per la rivisitazione di classici, per esempio sostituendo il vermouth in un Negroni o come parte aromatica in un Hanky Panky.

Una ulteriore testimonianza delle possibilità di sperimentazione offerte dal prodotto ai bartender arriva da Marco Maria Dell’Accio (nella foto in apertura), bar manager del Marè di Cesenatico, locale che ha aperto un suo gemello sul Naviglio Grande a Milano del quale sta curandone le carte e la crescita del nuovo team. La sua creazione si chiama L’ammazza caffè, con la quale, in perfetto stile del marchio, il bar manager ha voluto reinterpretare il momento del dopo pasto, dove gli amari, seguendo la tazzina di caffè, trovano la loro collocazione ideale.

Per farlo è partito dalla ricetta di uno dei cocktail più iconici degli anni Settanta, il White Russian, il drink amato dal “drugo”, lo sballato protagonista del film cult Il grande Lebowsky dei fratelli Cohen. Ne L’ammazza caffè la base alcolica è costituita da Miscela al 30, che quindi sostituisce la vodka con un prodotto dal profilo più ricco e complesso, che va a sposarsi con la nota calda donata dal liquore al caffè. Completa la ricetta una panna all’amaretto, che rinfresca e alleggerisce il tenore alcolico del cocktail e aggiunge un ulteriore elemento di golosità.

La ricetta

L’ammazza caffè di Marco Maria Dell’Accio

L'ammazza caffè
Ingredienti:
4c l Miscela al 30, 1,5 cl Liquore al caffè, 2 cl panna all’amaretto
Preparazione:
stir & strain
Bicchiere:
lowball by Luigi Bormioli

Bombay Sapphire Premier Cru, cura artigianale e rispetto del territorio

A Milano una cena evento dedicata a Bombay Sapphire Premier Cru, premium London Dry Gin caratterizzato dalle note fresche degli agrumi della Murcia. Protagonista Ivano Tonutti, Master of Botanicals, che ha condiviso racconti e visioni su un prodotto di alta qualità e rispettoso del territorio da cui provengono le sue materie prime

Un campione di qualità e sostenibilità. È l'identikit di Bombay Sapphire Premier Cru, London Dry Gin dal profilo aromatico caratterizzato dagli agrumi provenienti dalla Murcia spagnola (limoni Fino, mandarini e arance Navel), che è stato recentemente al centro dell'evento "La Murcia a Milano" presso Casa Gessi. A raccontarne identità e unicità era presente Ivano Tonutti, Master of Botanicals, lesperto italiano che da oltre ventanni sceglie e seleziona le dieci botaniche che compongono il bouquet del distillato madre nell'elegante bottiglia color zaffiro, brand di punta del gruppo Bacardi. «Molte delle botaniche che utilizziamo nella preparazione del gin - ha spiegato Tonutti - richiedono da parte dei nostri fornitori ancora un lavoro manuale, tramandato di generazione in generazione, e la sostenibilità non può essere intesa solo dal punto di vista, per noi ovviamente fondamentale, della qualità del prodotto o dellimpatto ambientale del processo produttivo, ma pure sotto laspetto economico e sociale. E la sostenibilità economico-sociale si raggiunge, mettendo a disposizione le risorse e la tecnologia necessaria a rendere il lavoro accettabile dal punto di vista umano e reddituale e costruendo relazioni personali con i nostri fornitori che vanno al di là del mero interesse commerciale». Emblematico il caso dei limoni Fino impiegati per la produzione di Premier Cru, raccolti, lavorati a mano e prodotti da un impresa locale della Murcia che è stata aiutata e supportata dal brand.

Una sostenibilità certificata

«Per le nostre botaniche abbiamo bisogno di una qualità costante per tutto l’anno - ha raccontato l’esperto - e proprio in Murcia siamo intervenuti ad aiutare l’azienda agricola di José Francisco, il nostro fornitore locale di agrumi più importante della regione, nel fare un salto di qualità e dare vita a una nuova società, denominata Lemon Fresh, più strutturata in modo da assicurare un futuro alle produzioni locali con un vantaggio reciproco per entrambi. Tutto ovviamente in un’ottica di sostenibilità: dal pagamento di un prezzo giusto alla gestione virtuosa degli scarti di lavorazione dei limoni e all’utilizzo di energia pulita. Quello delle relazioni con i nostri fornitori è un impegno che abbiamo molto a cuore in Bombay Sapphire perché abbiamo la necessità di assicurarci filiere che siamo durature nel tempo e come possiamo garantircele se un domani nessuno sarà più interessato a sbucciare manualmente i limoni come fanno i nostri fornitori spagnoli da sempre o non ci saranno più giovani che vorranno occuparsi della raccolta, anchessa manuale, delle radici di iris in Toscana o della coltivazione della cassia nel Vietnam?». L'obiettivo del brand è arrivare a un livello di sostenibilità a 360° che impatti su tutto l'universo Bombay Sapphire: dalla distilleria di Laverstoke in Inghilterra, che è già oggi un esempio di green economy che contribuisce alla salvaguardia del territorio, a tutte le botaniche e agli ingredienti utilizzati nel processo di distillazione. «E vogliamo arrivare - ha concluso Tonutti - non a una sostenibilità tout court, ma a una sostenibilità certificata da un ente terzo e indipendente». Nel corso della cena evento, il ruolo di protagonista è stato giocato ovviamente giocato da Premier Cru sia come ingrediente nelle ricette dei cocktail, create per l'occasione da Federico Volpe, Trade Ambassador di Bombay Sapphire, sia come ingrediente gastronomico nei piatti di accompagnamento ai drink studiati da Mimosa Milano. In tale contesto il London Dry gin premium di Bacardi ha rivelato un inedito profilo versatile e distintivo nell'accompagnarsi ai diversi piatti in menu: una qualità che potrebbe rivelarsi vincente in contesti d'alta ristorazione o per attivare altre iniziative di food pairing.

Immagini: MT Communication

Cinque buoni motivi per usare le tovagliette di carta resistenti

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Igieniche, resistenti, di alta qualità, le soluzioni di Tovagliettedicarta.it sono ideali per apparecchiare la tavola anche dei locali più ricercati

Il nuovo menu del Rita’s Tiki Room firmato chef Roncoroni è un ritorno al futuro

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Il team del Rita's Tiki Room: da sinistra Andrea Trotta, Andrea Arcaini e Alessandro D'Alessio (courtesy: Gaia Menchicchi)
Il locale milanese vuole riportare in auge alcune delle ricette originali dei primi Tiki Bar, rivisitandole in chiave gourmet grazie all'estro di Roncoroni

Cucina asiatica con influenze thailandesi, vietnamite, giapponesi, caraibiche e polinesiane nel sancta sanctorum milanese della miscelazione Tiki: il Rita’s Tiki Room, costola del Gruppo Rita, lancia il nuovo menu ideato in collaborazione con Eugenio Roncoroni (ex chef de Al Mercato e Noodle Bar).

Snack, tapas e piatti signature ideati da Roncoroni nel nuovo menu del Rita's Tiki Room

«L’idea - spiegano dal Rita - è quella di riportare in auge alcune delle ricette originali dei primi Tiki Bar, come il maialino cotto alla brace, gli involtini primavera o le alette di pollo, rivisitandole in chiave gourmet, pur tenendo conto del contesto in cui ci si trova».

La carta si compone di una serie di snack e tapas da condividere. Si va dai gyoza giapponesi a piccoli kebab turchi, spring rolls  filippini e vietnamiti e diverse opzioni vegetariane. Tra i piatti principali ci sono alcune ricette signature come il Pad Thai, tagliolino di riso saltato sulla piastra con salsa al tamarindo, germogli, gamberi saltati e arachidi; il maialino da latte cotto per 12 ore ripieno di zenzero e lemongrass che ricorda il maialino kalhua servito intero sulle foglie di banano; il Tom Yam, zuppa thailandese con curry, cocco, lemongrass e coriandolo, arricchita con gamberi e calamari saltati alla plancha. E ancora: Magnolia Rib Eye steak, un’interpretazione del Rita’s Tiki Room di un tataki di manzo; Buffalo Sandwich, un hamburger speziato con pane di patate, carne di Fassona unita a del kimchi leggermente piccante, cole slow, cipolla croccante e sweet fries.

Da proporre ai tavoli numerosi il Tiki Platter (anche in versione vegetariana) mette al centro una selezione delle principali referenze. Nella gallery qui sotto alcuni dei piatti signature del nuovo menu del Rita's Tiki Room (lo ricordiamo: spin off del Rita & Cocktails nato nel 2019 da un’idea di Edoardo Nono e Chiara Buzzi, oggi socia di entrambe le realtà).

Il risultato della collaborazione con Eugenio Roncoroni è una proposta gastronomica molto sofisticata, un'esperienza completa per i clienti fatta di sapori orientali, cocktail tropicali e atmosfere esotiche.

«Diffondere la cultura Tiki e diventare un luogo di evasione, come negli anni '30»

«Sin dall’inizio, alla base di questo progetto c’era l’idea che il Rita’s Tiki Room diventasse un vero e proprio punto di riferimento per quanto riguarda la miscelazione cubana e tropicale in Italia e non solo. Inizialmente non è stato facile presentarsi come un rum bar per via della scarsa abitudine da parte del consumatore di consumarlo e apprezzarlo, per la scarsa cultura in merito, spesso anche a livello commerciale. Oggi finalmente veniamo riconosciuti come un rum bar e la gente viene per bere il nostro Daiquiri», spiega Chiara Buzzi, co-founder del locale insieme a Edoardo Nono del Rita & Cocktails (che, per inciso, ha festeggiato nel 2022 i sui primi 20 anni e ha scelto proprio la serata dei Barawards 2022 per una celebrazione davvero super).

«Oggi siamo molto focalizzati sulla cucina, proposta in un ambiente dal design accogliente, con l’obiettivo di diffondere la cultura Tiki - continua Chiara Buzzi - proprio come succedeva negli anni ’30, quando ci si riuniva nei Tiki bar per evadere dalla routine e essere conquistati da sapori poco conosciuti. Da qui, la scelta di coinvolgere qualcuno che quelle ricette sapesse interpretarle in maniera fedele e coerente. Quale persona migliore di Eugenio?»

Roma è Gelato, la Capitale dedica tre giorni a coni e coppette

Alberto Blasetti / www.albertoblasetti.com
Dal 29 aprile al 1° maggio 2023 la città ospiterà l'evento dedicato a tutti i gelato lovers

L'Italia ha una nuova capitale del gelato artigianale. È Roma che, dal 29 aprile al 1° maggio 2023, ospiterà un evento dedicato a tutti gli amanti di coni e coppette. Roma è gelato sarà un appuntamento aperto al pubblico, che racconterà questo alimento declinato in cucina, pasticceria e mixology. Parteciperanno numerosi maestri gelatieri italiani, che terranno anche laboratori, cooking show, degustazioni, talk e masterclass. L'appuntamento sarà al PratiBus District, nel quartiere Prati.

Il programma di Roma è Gelato

Durante Roma è Gelato gli operatori del settore dialogheranno con il pubblico. I maestri affronteranno tutti i temi della gelateria moderna, dalla sostenibilità al fare impresa, dalla nutrizione e sport, allo sviluppo, tecnica e ricerca. Non mancheranno appuntamenti su nuovi trend ed educazione alimentare. Sarà possibile approfondire la conoscenza sulla filiera del gelato.

I temi di Roma è Gelato

La manifestazione sarà l'occasione per parlare di futuro e sostenibilità. I più piccoli e le loro famiglie potranno visitare la piccola fattoria didattica creata nello spazio esterno della struttura. Saranno presenti mucche e animali da latte, alberi da frutto, un planisfero con la provenienza del cacao. I "piccoli gelatieri", armati di paletta e cappello, potranno preparare il proprio gelato secondo le antiche ricette, diventando assistenti dei maestri gelatieri. I genitori potranno imparare le tecniche base di produzione del gelato, per poterlo così realizzare anche a casa. Si parlerà di sport e ristorazione, degustando esempi di gelato gastronomico. Infine, si studierà l'incontro tra il gelato e la miscelazione. Questo mix dà vita a gusti innovativi, come quello al Vermouth, Grand Marnier, Moscato, Cherry e Gin Tonic. Questi talk saranno anche l'occasione per indagare le difficoltà di realizzazione, legate alla mantecazione di gelato all'alcool.

Le gelaterie coinvolte

Saranno presenti più di 20 stand di gelaterie italiane, che proporranno i gusti più iconici da assaggiare. Tra i partecipanti ci saranno: Stefano Ferrara Lab, Gretel Factory, Greed Avidi di Gelato, Gelato San Lorenzo, Giuffrè, DeCore, Paolo Brunelli Lab, Ciacco Lab, Gunther Gelato, Neve di Latte, Sabotino, Hedera.

La scampagnata urbana del 1° maggio

L'evento, organizzato da Kitchen Strategy, sarà completato da intrattenimento musicale, un'area street food e una grande scampagnata urbana organizzata in occasione della Festa del 1° maggio, con barbecue e gelato al gusto ‘fave e pecorino’.

Roma è Gelato: info e costi

Roma è Gelato si terrà da sabato 29 aprile a lunedì 1° maggio 2023, presso il PratiBus District. Sono previsti diversi tipi di biglietto: ingresso intero, 15 euro; ingresso teen, 10 euro; ingresso family per 2 persone, 10 euro a persona; ingresso family per 3 persone, 7 euro a persona; ingresso family per 4 persone, 6,25 euro. Parcheggio incluso nel biglietto. Per ulteriori informazioni, scrivere a info@romagelato.it.

Debutto con il botto per Baritalia a Napoli. Selezionati i primi 14 finalisti

Napoli; 20/03/2023: Bargiornale, Baritalia Napoli©Riccardo Gallini /GRPhoto
©Riccardo Gallini/GRPhoto
Partita dalla Campania la nuova edizione del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che hanno staccato il pass per la finalissima di Cannes

Debutto con i fiocchi per l’edizione 2023 di Baritalia. Il laboratorio di miscelazione di Bargiornale ha intrapreso il suo nuovo viaggio attraverso la Penisola partendo da Napoli, ospitato da Scottojonno, locale letterario frutto di un bellissimo restauro della ex Tesoreria nella Galleria Principe di Napoli, nel cuore della città, aperto per l’occasione e che sarà inaugurato nei prossimi giorni. Una prima tappa da record, con oltre 420 professionisti del bancone, provenienti da tutta la Campania e da altre regioni del Sud Italia, partecipare al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail che caratterizza l’evento.

Così come da record il numero di bartender che hanno preso parte a Baritalia Lab, la sfida a colpi di cocktail anche quest’anno incentrata sul tema A drink for the planet, dove i concorrenti sono chiamati a creare un drink sostenibile.

Sfida che ha decretato i primi 14 bartender, in gara sotto le insegne delle aziende partner, che hanno conquistato il posto per la finalissima che andrà in scena nel Final Show di Baritalia, in programma a Cannes (Francia) il prossimo 13 novembre.

Ecco i nomi dei 14 finalisti: Stefano Cosentino (Caffo), Cosimo De Rosa (Campari Academy), Gianmaria Avolio (Coca-Cola Hbc Italia – Barcelò), Andrea Langellotti (Coca-Cola Hbc Italia – Naked Malt), Vincenzo D’Amato (Coca-Cola Hbc Italia - Lurisia), Antonio Aumenta (Compagnia dei Caraibi), Paolino Nigro (Galvanina), Andrea Roccini (Gamondi), Pasquale Russo (Meregalli – Clement), Domenico Sorrentino (Meregalli – Vol0), Marco Altamura (Molinari), Francesco Maria De Rosa (Nonino), Costanzo Astarita (Soero) e Nicolò Mele (The Organics by Red Buil).

Ad aggiudicarsi la menzione speciale A drink for the Planet per il drink più sostenibile è stato Pasquale Russo (Meregalli - Clement).

La super giuria

A decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Fabrizio Tacchi (Caffo), Luca Mengo (Campari Academy), Alessandro Tambaro (Coca-Cola Hbc Italia), Francesco Pirineo (Compagnia dei caraibi), Davide Staiti (Galvanina), Igor Tuliach (Gamondi), Michele Picone (Meregalli), Marco Fedele (Molinari), Renato Pinfildi (Nonino), Gian Maria Ciardulli (Soero) e Daniele Gentili (The Organics by Red Bull).

Giuria, come ormai da tradizione, affiancata in qualità di giudici d’onore da bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della Campania: Maurizio Aiello dell’Alkymya di Napoli, Mario Alinei, Giuseppe Ammendola dello Shub di Sorrento (Na), Carmine Angelone de La Fesseria di Napoli, Giovanni Bologna del Radici di Caserta, Francesco Conte dello Shaker Club Aversa (Ce), Salvatore D’Anna dell’Archivio Storico Napoli, Dario D’Avino del 2h Napoli, Lucio D’Orsi del Dry Martini by Javier de las Muelas di Sorrento (Na), Salvatore Di Pietro del Tropicana di Caserta, Vincenzo Errico de L’artefatto di Ischia (Na), Alex Frezza de L’Antiquario Napoli, Beniamino Fusco, Guido Iannicelli, Doriano Mancusi del Porto 51 di Ischia, Damiano Massa del Doney di Pontecagnano (Sa), Vincenzo Pagliara del Laboratorio Folkloristico di Pomigliano D’Arco (Na), Natale Palmieri del Cinquanta Spirito Italiano di Pagani (Sa), Claudio Romano, Salvatore Scamardella, Alessandro Scotti, Nino Siciliano e Luca Varricchione dell’Old Tom di Piedimonte Matese (Ce).

Gli approfondimenti sulla miscelazione

Nutrito il programma di approfondimenti e seminari sulla mixology, con ben 11 Boot Camp, i seminari gratuiti dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Programma aperto dall’incontro con Daniele Gentili sui trend della miscelazione e i cocktail dei No/Low abv (a cura di The Organics by Red Bull), seguito dall’incontro sull’Easy To Mix by Gamondi di Igor Tuliach. Il bitter all’uso di Hollanda, incarnato Blood Bitter Petrus Boonekamp, è stato al centro del seminario di Fabrizio Tacchi e Luca Della Valle per Caffo, mentre Alessandro Tambaro ha focalizzato la sua masterclass sul Naked Malt, primo blended Naked Grouse, e sull’entrata di Lurisia nel mondo della miscelazione premium (a cura di Coca-Cola Hbc Italia).

Gli appuntamenti sono proseguiti nel pomeriggio con gli incontri con Marco Fedele sull’iconico triple sec Cointreau per Molinari, con Franceco Pirineo per Compagnia dei Caraibi sull’uso di Salvia&Limone in mixology, e con Davide Staiti sui twist on classic (a cura di Galvanina). E ancora con i seminari di Luca Mengo sull’evoluzione del vermouth (a cura di Campari Academy) e di Michele Picone e Giovanni Liuzzi per Meregalli sul tema del benessere e della sostenibilità.

I finalisti della tappa di Napoli e i vincitori per ogni squadra

Caffo
Dario Barranca
Stefano Cosentino (vincitore di tappa)
Luca Gorracci

Campari Academy
Cosimo De Rosa (vincitore di tappa)
Lorenzo Messina
Pasquale Talento

Coca-Cola Hbc Italia Barcelò
Gianmaria Avolio (vincitore di tappa)
Mattia Nicoli

Coca-Cola Hbc Italia - Naked Malt
Pio Mario De Cicco
Mario De Rosa
Andrea Langellotti (vincitore di tappa)

Coca-Cola Hbc Italia - Lurisia
Vincenzo D’Amato (vincitore di tappa)
Giovanni Langella
Mattia Testa

Compagnia dei Caraibi
Antonio Aumenta (vincitore di tappa)
Daniel Fiore
Veronica Spina

Galvanina
Giovanni Fogà
Paolino Nigro (vincitore di tappa)

Gamondi
Dario Bertollini
Matteo Pennacchietti
Andrea Roccini (vincitore di tappa)

Meregalli - Clement
Emin Berisha
Pasquale Russo (vincitore di tappa)
Pellegrino Sirignano

Meregalli - Vol0
Giovanni Di Ronza
Domenico Sorrentino (vincitore di tappa)

Molinari
Marco Altamura (vincitore di tappa)
Matteo Cassan
Claudio Curcio

Nonino
Francesco Maria De Rosa (vincitore di tappa)
Diego Di Giannantonio
Asia Ursita

Soero
Costanzo Astarita (vincitore di tappa)
Vincenzo Pagano
Giuliano Ruoppo

The Organics by Red Buil
Luca Grifi
Vincenzo Legorano
Nicolò Mele (vincitore di tappa)

I prossimi appuntamenti di Baritalia

GENOVA: 17 aprile
MESSINA: 12 giugno
LIVORNO: 25 settembre
BRESCIA: 23 ottobre
CANNES: final show 13 novembre

 

Gin District celebra Brera, Montenapoleone e Isola

Gamma Gin District Isola, Montenapoleone e Brera con i relativi cocktail
Triplice omaggio della nuova azienda Gin District a tre quartieri rappresentativi della vita di Milano come Brera, Montenapoleone e Isola.

Milano è riconosciuta come la prima metropoli italiana, al cui interno si fondono mille volti fatti di storie, personaggi, attività ed eventi.

Nata per iniziativa di quattro imprenditori lombardi (Marco e Luca Lantero, Cristian Vismara e Mircho Sanchini), la giovane azienda Gin District ha voluto dare risalto e valorizzare tre famosi e mitici quartieri milanesi, diversamente caratterizzati: Brera per l'arte e il design, Montenapoleone per la moda e il lusso, Isola per la movida modello milanese all'ombra degli avvenieristici grattacieli.

Sono così nati tre premium gin diversamente aromatizzati, accomunati dalla forma di una originale bottiglia design in vetro satinato da 70 cl (in tre diversi colori) con tappo quadrato in legno e dallo stesso metodo di produzione cold compound, con le rispettive botaniche distillate o infuse separatamente in corrente di vapore. Da servire in purezza a 4-6 °C o miscelati nei più diversi cocktail.

Brera Mediterranean Italian Gin District è un gin microfiltrato di colore dorato, di 43° alcolici, aromatizzato con 12 spezie a cominciare dalla vaniglia in baccello, seguita da note erbacee riconoscibili di menta, eucalipto, mirra, pepe e incenso. La bottiglia è satinata in colore nero.

Gin Tonic con Brera Gin District

Montenapoleone Mediterranean Italian Gin District è un gin di aspetto limpido e di 41° alcolici, in cui prevalgono sentori floreali ed erbacei come rosa e camomilla, oltre a note di cannella, chiodi di garofano, pepe, zenzero e galanga, dal finale dolce dei fiori di sambuco. La bottiglia si distingue per il colore verde-azzurro acquamarina.

Gin Tonic con Montenapoleone Gin District

Isola Mediterranean Italian Gin District presenta un aspetto limpido, titola 42° alcolici ed è ricco di sentori erbacei e agrumati, dal rosmarino alla menta, dal limone al lime. La bottiglia è riconoscibile per un inteso colore blu pervinca.

Gin Tonic con Isola Gin District

Gran debutto all'Excelsior Hotel Gallia Luxury Collection

Non poteva che essere uno storico (1932) e grande albergo milanese come Excelsior Hotel Gallia Luxury Colletion (gruppo Marriot) a battezzare sulla panoramica Terrazza Rooftop Bar la presentazione dei tre Gin District, a cura del sommelier Paolo Porfidio e dell'assistant bar manager Andrea Griggion che firma anche la drink list  preparata per l'occasione. Serata in collaborazione con Fever-Tree Tonic Water importata da Velier.

Cocktail Il Salotto di Milano by Andrea Gridino

Il Salotto di Milano
Ingredienti
25 ml Montenapoleone Gin District
15 ml Calvados Sélection Christian Drouin
20 ml Campari infuso al lampone home made
25 ml Vermouth di Torino Igp Storico Cocchi
Preparazione
Mixing glass con ghiaccio, versare in tumbler basso su cubo di ghiaccio clear 5x5, guarnire con un lampone tagliato a metà e fiore apple blossom

Cocktail Un'Isola a Milano by Andrea Griggion

Un'Isola a Milano
Ingredienti
20 ml Isola Gin District
40 ml Lillet Vermouth Blanc infuso all'osmanto home made
10 ml Aperol
2,5 ml Briottet Apricot Liquor
10 ml purea chiarificata di frutto della passione
Preparazione
Mixing glass con ghiaccio, versare in coppetta martini raffreddata, guarnire con foglie di banano tagliate a strisce, gelatina di Aperol e passion fruit, chip di platano dolce.

Cocktail Timeless Charm by Andrea Griggion

Timeless Charm
Ingredienti
60 ml Brera Gin District
5 ml Briottet White Cacao Liquor
5 ml sciroppo di cocco e fava tonka home made
2 gocce di Orange Bitters e Mandarin Bitters
Preparazione
Mixing glass con ghiaccio, versare in tumbler basso su cubo di ghiaccio clear 5x5, guarnire con due fave di cacao.

Gin Fever
Gin District a scelta con Tonic Water Fever-Tree, a scelta tra Indian, Mediterranean ed Elderflower.

Buona la prima per Federico Prodon

Federico Prodon ha lanciato la sua prima boutique del dolce a Roma e non accetta compromessi sulla qualità delle materie prime

Federico Prodon, professionista noto tra gli addetti ai lavori, è tornato lo scorso maggio alla ribalta per avere inaugurato a Roma, nel quartiere Borgo Pio, la sua prima pasticceria. 49anni, romano, incarna alla perfezione la figura sfaccettata del pasticcere contemporaneo: una vita “precedente” da broker assicurativo, personaggio televisivo (Bake Off Italia nel 2014 con il terzo posto finale), docente, consulente, autore di due fortunati libri dedicati alle crostate e ai dolci al cucchiaio e, infine, imprenditore con il brand Federico Prodon Pâtisserie. Una vocazione maturata attraverso diverse esperienze: i corsi della scuola A Tavola con lo Chef di Giuseppe Amato, le collaborazioni con Domori e Agrimontana, il Progetto crostate e la posizione di responsabile di pasticceria di Caffè Hungaria ai Parioli (dal 2019 al 2021). crostata Federico Prodon

Torte classiche e specialità da tutta Europa

Il tutto all’insegna di una filosofia che prevede l’utilizzo della materia prima in purezza, evitando totalmente l’utilizzo di aromi chimici e grassi idrogenati. Filosofia che applica alla lettera nella sua boutique che si sviluppa su una superficie complessiva di 140 mq comprensiva di un piccolo laboratorio di 19 mq e di un dehors di 40 mq. Nonostante il brand di derivazione francese, la proposta prevede torte classiche e specialità da tutta Europa, reinterpretate e “scaricate” di zuccheri in modo che gli ingredienti di base siamo i soli protagonisti. E, quindi, Sacher, Foresta Nera, Millefoglie, Fragolina, crostate ecc., ma anche pasticceria mignon (su ordinazione), monoporzioni e biscotteria, una delle passioni di Prodon. Ovviamente, non mancano i dolci da ricorrenza come il Panettone creato utilizzando un lievito naturale donato da Giuseppe Amato. Tutto è proposto a 40 euro al kg: dalla biscotteria alle torte. Le monoporzioni sono vendute a 7 euro e il croissant semplice a lievitazione naturale a 1,80 euro (il locale commercializza le sue creazioni anche in uno spazio all’interno del Mercato Centrale Roma). «Per una piazza come Roma sono prezzi alti. D’altronde, punto su una clientela di qualità e consapevole del fatto che mangiare un cornetto farcito di grassi idrogenati e di conservanti fa male e che è disposta a spendere 50 centesimi in più per un dolce buono in tutti i sensi». L’imprenditore punta ad attivare al più presto un servizio caffetteria: ciò darebbe un impulso maggiore al giro d’affari. Attualmente, i caffè arrivano direttamente dal vicino bar posizionato a 30 metri grazie a un accordo di joint venture.

L'intervista a Federico Prodon: «Non voglio scendere a compromessi»

Quali sono le sfide più importanti a cui oggi un imprenditore deve fare fronte? In primis, i costi dell’energia e delle materie prime che si utilizzano in laboratorio. Alcune di queste materie prime sono oggetto di fortissime speculazioni che hanno fatto lievitare artificialmente i loro prezzi. Ad esempio, nei primi sei mesi del 2022, i listini del burro sono praticamente raddoppiati. Una spirale inflazionistica che dovrebbe indurre un’impresa ad accettare dei compromessi. Ad esempio, la glassa del Profiterol? Si compra già fatta. Lo zucchero fondente? Invece di prepararlo artigianalmente in laboratorio, si acquista quello già pronto. Oppure, le uova. Invece di acquistare il top di gamma, si scala sul prodotto di medio prezzo. Personalmente a questi compromessi non intendo scendere e, nonostante le forti pressioni del mercato, sulla qualità non intendo transigere. È una strategia che sta premiando? Devo dire che registro quotidianamente un feedback molto positivo da parte della mia clientela. Ciò significa che qualcosa di buono sono riuscito a fare senza essere un brand blasonato e senza essere sotto l’ala protettiva di qualche big del settore. Queste soddisfazioni nutrono ovviamente anche le mie mie ambizioni di imprenditore nel senso che una volta consolidato il punto vendita romano mi piacerebbe pensare a impiantare il mio brand in un’altra città. Nel suo percorso quanto sono stati importanti i maestri? Sono stati decisivi. Mi piace soprattutto ricordare Giuseppe Amato, premiato nel 2021 come Miglior pasticcere della ristorazione del mondo, e Leonardo Di Carlo che dirige un proprio centro di ricerca a Conegliano Veneto che ho frequentato per anni (Pastry Concept, ndr). E ancora oggi quando ho qualcosa da approfondire prendo la macchina e parto per Conegliano.

Pasticceria Martesana apre un nuovo pdv in Porta Romana

ambientata santoro e di clemente martesana milano
Giovedì 30 marzo inaugura il quinto punto vendita della storica insegna Pasticceria Martesana: sarà a Milano, in Corso di Porta Romana 131

Inaugura giovedì 30 marzo il nuovo punto vendita di Pasticceria Martesana, storica bottega milanese - dal 1966 - fondata da Vincenzo Santoro e la cui squadra di pasticceri è guidata da Domenico Di Clemente, executive pastry chef. La pasticceria, una bottega storica che ha aperto i battenti nel 1966, apre quindi il quinto punto vendita in città, in Corso di Porta Romana 131 (angolo Via Caldara). Gli altri negozi sono in via Cagliero, in Paolo Sarpi, in Sant’Agostino e al Mercato Centrale, e toccano tutti i principali quartieri milanesi. La nuova pasticceria si preannuncia come uno spazio elegante e contemporaneo, ispirato agli anni della nascita dell'insegna dolce milanese. Del nuovo design di Martesana si è occupato Drogheria Studio (con il lavoro di Luigi Durante, Maria Teresa Reccia e Marcello Silvestre), mentre gli arredi sono di Tecnoarredamenti.

Due anni di cambiamenti per la bottega storica

Il nuovo corso di Martesana è certamente figlio dell'acquisizione, avvenuta nel settembre 2021, da parte dei fondi Mega Holding e Eagle Capital che, insieme ad altri soci finanziari, ne hanno acquisito la maggioranza, con un aumento di capitale da oltre 1,5 mln di euro. Già in precedenza la famiglia Santoro aveva dato un forte segnale di rinnovamento, coinvolgendo Domenico Di Clemente nel ruolo di executive pastry chef. Approdato in Martesana dopo l’esperienza decennale nello stesso ruolo al 5 stelle lusso Four Seasons Hotel di Firenze. Di Clemente era appena stato premiato con il secondo posto nel premio Barawards 2020 e ha iniziato un percorso di rinnovamento dell'offerta e dei processi in laboratorio, consolidatosi in seguito con il cambio di proprietà.

Obiettivo: più valore al brand Martesana

Il nuovo pdv di Corso di Porta Romana è il segnale di come il piano di espansione basato su esperienza, heritage, innovazione e investimenti stia diventando realtà. I progetti di crescita del brand partono dal rafforzamento del canale retail su Milano, passano per l'espansione dell'e-commerce su scala nazionale e del corporate gifting, guardando anche ad alcune piazze estere.

Fipgc, in Piemonte il campionato di pasticceria per gli istituti alberghieri

Saranno 60 i giovani pasticceri in gara per il titolo di Migliore Pasticciere. Alla scuola vincitrice il compito di organizzare i Campionati Italiani studenteschi del 2024

Al via il Campionato Nazionale di pasticceria dedicato agli istituti alberghieri targato Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria e Cioccolateria (Fipgc). La manifestazione si svolgerà dal 28 al 30 marzo. Coinvolgerà sessanta giovani provenienti da trenta scuole italiane. In palio, il titolo di Miglior pasticcere d'Italia juniores. La scuola vincitrice avrà il compito di organizzare i Campionati Italiani studenteschi del 2024.

Il tema del Campionato studentesco Fipgc

La manifestazione, ideata e diretta dalla Fipgc, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e l’Istituto I.I.S.S. “Piera Cillario Ferrero” di Neive, si terrà a Neive, in provincia di Cuneo. Giunta alla sua quinta edizione, avrà come tema “Il Piemonte e la nocciola”. Per tre giorni trenta scuole alberghiere italiane saranno impegnate a realizzare una Torta Moderna che abbia come base il simbolo per eccellenza della terra ospitante: la Nocciola Tonda Gentile delle Langhe.

Le regole del Campionato Fipgc

Ciascuna scuola sarà rappresentata da una squadra formata da due allievi. I gruppi si sfideranno in sei team per volta. Verrà valutata la capacità degli studenti di elaborare una ricetta in autonomia, di curare con professionalità tutte le fasi della preparazione, di tenere pulito e in ordine il piano di lavoro. Verrà valutata anche la composizione artistica del dolce e l’efficacia comunicativa nel descrivere il prodotto presentato. Il vincitore si aggiudicherà il titolo di Migliore Pasticciere e il compito di organizzare e gestire il Campionato Nazionale degli Istituti Alberghieri del 2024.

La giuria del Campionato Fipgc

Gli allievi saranno giudicati da una giuria composta da maestri pasticceri della Fipgc, in particolare Fabio Orlando Presidente di Giuria, Gennaro Filippelli, Fabio Albanesi, Silvano Baldi. Tra i giudici ci sarà anche un rappresentante del Ministero della Pubblica Amministrazione: la dottoressa Carla Galdino. Inoltre, saranno presenti Rossana Bosatra, Responsabile Marketing Csm Ingredients, e la una giuria tecnica composta da Alfonsa Lanza, Onelio Napolitani, Luigi Femiano.

Valorizzare competenze ed eccellenze

Durante la tre giorni, inoltre, corsi di formazione, master, convegni e workshop su temi relativi alla pasticceria, al turismo e ai beni culturali della Regione Piemonte e delle bellezze di Neive e Alba (Cn). «Questa manifestazione è per la Federazione un vero vanto - afferma Matteo Cutolo, Presidente Fipgc - Lo scopo è quello di valorizzare le eccellenze, le competenze e le capacità metodologiche dei pasticcieri del futuro, in un’ottica di crescita e soprattutto di confronto. I giovani partecipanti avranno la possibilità di uscire dalla propria classe e confrontarsi con il resto d’Italia, per mettersi alla prova, per imparare, per portare nuove idee».

Al Flagship Lavazza la nuova moka Aladina

Aladina Lavazza
Nel corso della Milano Design Week viene presentata in piazza San Fedele la nuova moka ideata dall’architetto Cino Zucchi.

Tra caffè e design c’è un legame profondo. Lo testimoniano le macchine espresso che da sempre uniscono alla qualità del prodotto erogato la ricercatezza di linee, materiali e colori. E lo evidenzia il mondo della caffettiera, uno strumento che unisce un’apparente semplicità al rigore di forme, spessori e materiali in grado di permettere di ottenere in tazza un caffè piacevole e aromatico: una sfida alla quale ben pochi designer si sottraggono. Tra i loro maggiori desideri, infatti, emerge la realizzazione di un progetto, un’interpretazione propria di questo strumento che accompagna la giornata di tante famiglie in Italia e sempre più nel mondo.

È così che dal 20 al 22 aprile nell’ambito dl Fuorisalone 23, la moka Aladina, ideata per Lavazza dall’architetto Cino Zucchi è protagonista della Moka Design Week al Flagship Store Lavazza di piazza San Fedele 2 a Milano: qui si può sperimentare un modo diverso di gustare il caffè con la nuova caffettiera a la miscela San Fedele Signature Blend 1895, che unisce tre origini - Etiopia, Guatemala e Brasile - e offre in tazza note cioccolatate e fruttate. 

Ad accompagnare questa coffee experience ci sono le creazioni di coffee design ideate dal Training Center Lavazza: sperimentazioni intorno alle diverse texture del caffè che stupiscono.

Non mancherà inoltre una sorpresa per il 22 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra.

La nuova caffettiera prende forma a 40 anni dalla nascita di Carmencita (di cui nel 2019 è stata realizzata la versione Pro), e si presenta come un oggetto contemporaneo testimone di un marchio che negli anni ha saputo soddisfare le richieste di un consumatore in continua evoluzione, lavorando tra tradizione e innovazione. 

Il riferimento da cui ha preso forma Aladina è la tazzina Lavazza, che è stata oggetto di un processo di progressiva metamorfosi: la sua caratteristica forma a tronco di cono è stata sdoppiata, portando le basi a toccarsi, formando un profilo a clessidra che culmina in un manico a doppio anello, un coperchio dalla forma ovale allungata che si alza attraverso un ricciolo-levetta. 

Il materiale di rivestimento è in acciaio inox, il manico a doppio anello di colore blu scuro soft touch, è adatta sia ai fornelli a gas sia alle piastre a induzione ed è prodotta da Ilsa. Il filtro brevettato favorisce un’estrazione più equilibrata del caffè esaltandone l’aroma.

Sapiens Spirits, l’acceleratore di business per il mondo craft

Edoardo Freddi, imprenditore nella commercializzazione del vino italiano nel mondo, è il creatore di Sapiens Spirits, acceleratore di business per sostenere gli Italian Craft Spirits
La nuova realtà, lanciata dall'imprenditore Edoardo Freddi, nasce con l'obiettivo di promuovere all'estero i distillati artigianali italiani di fascia alta prodotti da micro imprese legate al territorio. Il portfolio comprende già diversi prodotti premium come il gin Ginepraio, il vermouth Peliti's e i distillati La Valdôtaine

Liquori e distillati "made in Italy" sono in pieno rilancio grazie anche all'iniziativa dei piccoli imprenditori. L'italianità rimane un marchio magnetico per l'estero e può adesso avvalersi di un nuovo supporter: Sapiens Spirits nata nel 2021, diramazione del FreedL Group, realtà specializzata in investimenti nel settore beverage che fa capo a Edoardo Freddi, già noto nell’export management del vino (Edoardo Freddi International). Si tratta di un vero e proprio acceleratore di business che agisce come ambasciatore delle microdistillerie italiane e che, spiega a Bargiornale il responsabile commerciale Gianluca Burani, «promuoverà quelle aziende che si distinguono per delle particolarità come produzioni senza conservanti, produzioni a impatto zero, filosofie di lavoro esclusive ecc. Aiutiamo, dunque, i brand che meritano d'essere conosciuti all'estero».
Sapiens Spirits farà, quindi, da cinghia di trasmissione tra produzioni di nicchia e mercati internazionali in espansione (Est Europa in primis). «In pratica - aggiunge Burani - facciamo da ponte. Operiamo, difatti, come un'agenzia di rappresentanza all'estero». In portfolio, Sapiens Spirits conta già diversi prodotti di aziende dai piccoli volumi, ma dalla forte identità territoriale come Ambrosia, gin sostenibile con packaging riciclato al 100%, il Ginepraio, gin 100% biologico, l'Impavid Luxury Gin, che colpisce da subito per la sua bottiglia con il vetro scolpito a riprodurre la testa del celebre David di Michelangelo, o, ancora, il Vermut Peliti’s, prodotto dal 1877 su richiesta del Principe di Galles Edoardo VII. Presenti anche produzioni di dimensioni più rilevanti, come quelle firmate La Valdôtaine, distilleria di montagna della Valle D'Aosta dal 1947 che lavora con antichi alambicchi in puro rame e che fa parte dello storico Gruppo Francoli. «Il mondo degli spirits è in continua evoluzione grazie al lavoro eccellente dei bartender, che frequentemente lanciano tendenze e nuove iniziative - prosegue Burani -. Parallelamente, il savoir faire italiano è riconosciuto ovunque. Anche la distillazione sta uscendo dai confini nazionali, ed è forse il segmento più dinamico in assoluto. Gli artigiani crescono e devono essere riconosciuti all'estero. Noi li distogliamo da tutto ciò che non riguarda la produzione, perché il loro lavoro e la loro qualità vengano valorizzati a dovere».

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