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«Il cioccolato? Un condimento che deve saper raccontare il suo territorio»

Il cioccolato deve raccontare una storia di territorio e, soprattutto, di gusto. Diventando protagonista idi ricette dolci e salate, purché ci sia grande attenzione alla tracciabilità del cacao. La visione di un grande della cioccolateria, il francese Stéphane Leroux

Indossare il colletto blu di MOF chocolatier - Meilleur Ouvrier de France – è un’onorificenza assegnata dalla repubblica francese a chi di cioccolato se ne intende davvero. E il talento di Stéphane Leroux non si limita alla creazione di ricette sopraffine: realizza sculture di cioccolato che sono vere e proprie opere d’arte. Lo abbiamo visto all’opera durante l’evento “Viaggio alle origini del gusto”, una master class con demo live, insieme al suo collega MOF Jonathan Mougel, dedicata a pasticceri professionisti provenienti da tutta Italia, che si è svolta nella sede dell’azienda Selmi a Pollenzo (Cn), produttore di macchine e attrezzature per la lavorazione del cioccolato, in collaborazione con Martellato, specializzata nella produzione di stampi per la pasticceria e il cioccolato. L’iniziativa è stata promossa dall’azienda Puratos, con il suo brand Belcolade di cioccolato belga, prodotto nel pieno rispetto di una lunga tradizione artigianale, e si distingue anche per la sostenibilità che garantisce lungo l’intera filiera grazie al programma Cacao Trace, un programma per l'approvvigionamento sostenibile del cacao incentrato sulla produzione di un cioccolato dal gusto migliore e, al contempo, in grado di creare valore per tutta la filiera.

Il profilo di Stéphane Leroux

Stéphane Leroux ha iniziato la professione all'età di 15 anni come apprendista pasticcere presso Monsieur Richet a Chantilly e, in seguito, viaggiando per l’Europa si è appassionato e dedicato alla produzione di cioccolato. È stato due volte campione mondiale e nel 2004 ha ricevuto il titolo di MOF Chocolatier. Tra gli altri trionfi, ha vinto il trofeo Pascal Caffet nel 2001 e ha partecipato a due coppe del mondo negli Stati Uniti: medaglia di bronzo nel 2002 e secondo posto nel 2004 con due primi premi internazionali per le sue sculture artistiche di cioccolato nelle stesse competizioni. Dal 2002 è rappresentante e mastro dimostratore di Belcolade.

Tracciabilità è la parola chiave

«È importante fare attenzione alla provenienza delle materie prime, nel mio caso il cacao, e cercare di scegliere il prodotto con la massima tracciabilità in funzione soprattutto della sostenibilità», ci ha spiegato Leroux. «Certo, le grandi richieste in termini di volume non aiutano, ma è comunque un fattore oggi discriminante che non può passare in secondo piano sia per una questione di sicurezza che di etica. Parlando invece di risultato finale, l’aroma del cacao cambia in funzione delle caratteristiche del terreno e quindi dei paesi di provenienza. Questo si traduce in differenze marcate di gusto: abbiamo il cioccolato d’Africa, d’America del Sud o Centrale, dell’Africa delle Filippine o del Vietnam. Insomma, provenienze diverse comportano differenze di gusto». Qual è il preferito del Maestro? «Io amo il cioccolato del Messico, del Costa Rica e del Brasile, che presentano delle qualità molto fruttate. Più in generale, preferisco quello che proviene da America del Sud o del Centro perché si tratta di prodotti alla fonte della cultura del cioccolato, che poi si è diffusa in altri paesi come l’Africa». Leroux si è soffermato anche sull’evoluzione della percezione che si ha oggi della pasticceria. «Per molti, soprattutto per i più giovani, è solo zucchero colorato e “bello da vedere”, ideale per fare una foto accattivante da postare e condividere. Il gusto passa in secondo piano. Non c’è cosa più sbagliata e noi con il nostro lavoro dobbiamo preservare quell’artigianalità che porta all’eccellenza».

«Il cioccolato come un condimento»

Entrando nel vivo della sua arte, Leorux sottolinea come il cioccolato sia un prodotto che può essere associato a tutto. «Se si considera la massa di cacao all’origine troviamo un prodotto che non è né zuccherato e né salato. Certo, è un prodotto dal gusto sicuramente molto forte e che si adatta sia al dolce, naturalmente, ma anche al salato. Il suo uso in cucina, però, è soprattutto da considerare come un condimento al fine di aggiungere colore e note aromatiche».

«La pasticceria italiana ha mantenuto la sua identità»

In bilico quindi tra dolce e amaro, come arrivare ad una ricetta che presenti un cioccolato in perfetto equilibrio? Il maître chocolatier risponde sottolineando che non bisogna esagerare con ingredienti e lavorazioni. «La mia visione del cioccolato è orientata ad un prodotto semplice e non troppo complesso. È proprio nella semplicità che si può trovare davvero qualcosa di interessante. Come diceva Leonardo Da Vinci, La semplicità è la suprema sofisticazione». Questa citazione, ci ha dato l’assist per una domanda sul suo legame con la nostra pasticceria italiana. «La pasticceria italiana ha mantenuto la sua identità. Del resto, quando viaggiamo cerchiamo proprio un’esperienza autentica che permetta di assaporare l’identità di un luogo, anche attraverso il cibo, nel nostro caso i dolci, andando ad innovare ed ispirare. Ad esempio, la pasta choux che è alla base di famose preparazioni della pasticceria francese ed internazionale è di origine italiana. Si tratta di una pasta che richiede molta attenzione, un punto di partenza che tuttora possiamo rileggere e reinventare per dare vita a nuove interessanti ricette».

Leroux e Mougel posano con le loro creazioni (courtesy Elisabetta Baracchi)
Durante l’evento Leroux e Mougel hanno preparato una entremet “Moka Camerun”, una tarte “Freschezza di agrumi”, una Mini Saint Honorè vaniglia e nocciola e tartellette con streusel nocciol-grano saraceno. Insomma, il leit motiv è stato all’insegna della nocciola, più specificamente la nocciola Igp del Piemonte, protagonista con un pralinato che ne contiene il 62%, andando a valorizzarne la croccantezza e il gusto. «La nocciola Igp del Piemonte è un prodotto unico al mondo, di altissima qualità e dal sapore inconfondibile. E la territorialità è un valore insostituibile che risuona forte nelle ricette».

Trismoka Challenge, sei i giovani artisti del caffè in finale

Concorrenti Trismoka Challenge 2023
I concorrenti del Trismoka Challenge 2023; al centro Paolo Uberti, patron di Trismoka
Nuova formula per la selezione degli studenti delle scuole alberghiere di Brescia, Bergamo e Milano che ambiscono al titolo di migliore talento 2023.

Trismoka Challenge è ormai un classico tra le competizioni tra giovani professionisti provenienti dalle scuole alberghiere di Brescia, Bergamo e Milano. Giunta alla sua 17a edizione (la prima fu nel 2003) celebra l’arte italiana del caffè e nell’edizione in corso porta con sé alcune novità, a cominciare dalle nuove location, entrambe in provincia di Brescia: le semifinali in programma il 17 e 18 aprile, infatti si svolgeranno nella sede di Trismoka a Paratico, mentre la finalissima sul palco del teatro Le Muse a Flero, venerdì 21 aprile. 

I dodici concorrenti dell’edizione 2023 sono Marco Agazzi - Fondazione ISB di Torre Boldone (BG), Amer Aly - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Irene Boioni - C.F.P. G. Zanardelli di Clusane (BS), Samuele Broglia - C.F.P. Galdus di Milano, Giancarlo Magrini - C.F.P. Galdus di Milano, Emanuele Magro - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Paolo Nicoli - Istituto d'Istruzione Superiore Olivelli Putelli di Darfo (BS), Samuel Palaghianu - Fondazione ISB di Torre Boldone (BG), Linda Pennati - Istituto di Istruzione Superiore Andrea Mantegna di Brescia, Kevin Staiano - C.F.P. G. Zanardelli di Clusane (BS), Martina Venturini - C.F.P. Canossa di Brescia, Francesca Zanola - C.F.P. Canossa di Brescia.

Un’altra novità riguarda la modalità di accesso in finale: «Come sapete, ogni anno selezioniamo quattro finalisti - ha spiegato Michael Boffelli, responsabile della formazione - ma quest'anno abbiamo deciso di apportare un cambiamento importante: selezioneremo il migliore talento di ogni istituto. Ciò significa che ogni scuola avrà il proprio rappresentante: l’artista del caffè che avrà accumulato il punteggio più alto nelle semifinali si batterà, quindi, per la vittoria nella finale». Un cambiamento che darà ancora più valore alla competizione, rendendola più coinvolgente e appassionante per tutti i concorrenti. Inoltre i finalisti passano dai consueti quattro a sei concorrenti a disputarsi l’ambìto primato. 

Galileo Reposo lascia Peck e torna ai dessert da ristorazione

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Il pastry chef lascia la guida della pasticceria dell'insegna milanese e torna ad occuparsi di dessert da ristorazione, con un occhio all'estero

L'impegno di Galileo Reposo da Peck è terminato con Pasqua: il pastry chef, classe 1978, lascia la guida del laboratorio dolce della storica insegna milanese per tornare ai dessert da ristorazione, con un progetto che lo porterà all'estero. Responsabile della pasticceria del negozio di gastronomia più famoso di Milano dal luglio 2016, Reposo vanta nel suo curriculum esperienze di grande prestigio: Joia, Il Luogo di Aimo e Nadia, Hotel de Paris e La Trattoria Toscana di Alain Ducasse, il Marchesino, Hotel Park Hyatt Milano e Asola cucina sartoriale. È membro del Collettivo Pass 121, che riunisce brillanti pasticceri proprio attorno al tema della pasticceria da ristorazione.

«L'esperienza da Peck mi ha dato tantissimo»

Reposo diventa Corporate Pastry Chef di D.ream International, azienda basata a Londra che si occupa di avviamento e gestione di ristoranti in tutto il mondo. Sotto l'egida del gruppo troviamo i 28 ristoranti del gruppo Azumi, distribuiti in tre continenti e otto stati; i locali a brand Coya - cucina peruviana con influenze spagnole, giapponesi e cinesi - a Londra, Parigi, Emirati Arabi, Montecarlo e in Grecia; le catene di luxury steak house e hamburgherie Nusr-et e Salt Bae Burger - fondate dalla star Nusret Gökçe, alias Salt Bea (il "re" della bistecca da 1.700 dollari, ormai imminente l'apertura del suo ristorante proprio a Milano, in piazza San Babila) - e i sei ristoranti di fine dining del Paraguas Group, nato a Madrid nel 2004 e che vede in Amazonico, a Dubai, l'ultimo nato, nel 2019.

«Da Peck? Ho preso più di quanto ho lasciato»

«Principalmente lavorerò in ambito internazionale, ma manterrò un legame con l'Italia», precisa Reposo. Il focus della sua attività professionale tornerà a essere il dessert da ristorazione. «Mi occuperò di ideare le carte dei ristoranti, strutturare la proposta, fare training al personale e poi seguire da lontano le varie realtà. Sono entusiasta del cambiamento, penso sia una grande opportunità per me anche se lascio una realtà - Peck - che mi ha dato tantissimo. Penso di aver "preso" più di quanto ho lasciato, questi ultimi anni sono stati importantissimi».

Quanto all'eredità lasciata nel laboratorio dolce dell'insegna milanese, Reposo è sicuro: «A Peck ho lasciato sicuramente la mia idea di pensiero e struttura del dolce, ma anche la mia idea di rapporti umani all'interno di una struttura grande e complessa; penso che i miei ragazzi abbiano capito che vanno curati i grandi obiettivi, ma anche la routine giornaliera in laboratorio. Poi ho lasciato la mia impronta sul tema dell'eleganza in pasticceria e del rispetto della materia prima. Cosa intendo? Che può essere la più buona del mondo, ma senza capacità di plasmarla nella maniera giusta non otteniamo nulla. Questo aspetto viene ancor prima della tecnica, che si può sviluppare. Ma se uno non conosce e rispetta la materia prima, non va da nessuna parte».

«Non esiste un solo modo di proporre il dessert»

Che tipo di lavoro andrà a fare, Reposo, sul dessert da ristorazione? «Va fatto un pensiero per stare al passo coi tempi, bisogna integrarsi perfettamente nelle singola realtà culturali e nel contesto del singolo ristorante. E, naturalmente, nella specificità della clientela. Insomma, nel progettare la carta dolci bisogna rispettare l'identità di ciascun ristorante senza imporre un unico modo di concepire e proporre il dolce stesso».

Gli aperitivi artistici di Italicus entrano nelle gallerie milanesi

ITALICUS - Italicus Cup e agrumi
Il Rosolio di bergamotto ha lanciato la nuova iniziativa Contemporary Spirits: una serie di appuntamenti nelle gallerie d'arte e in Triennale a Milano con protagonisti i cocktail aperitivi creati ad hoc per ogni serata da alcuni dei grandi bartender della città

Arte e miscelazione ancora insieme nel segno di Italicus. Il Rosolio di bergamotto creato da Giuseppe Gallo è il protagonista degli aperitivi artistici che saranno ospitati in alcune delle più importanti gallerie di arte contemporanea di Milano e presso la Triennale Milano.

La nuova iniziativa prende il nome di Contemporary Spirits ed è stata organizzata dal brand di Pernod Ricard in collaborazione con Zero, il magazine eventi e lifestyle, per celebrare la creatività e sostenere e supportare la giovane arte emergente di ricerca. Il progetto si sviluppa in una serie di appuntamenti nella gallerie d’arte nei quali il pubblico potrà visitare le mostre e gustare i cocktail abbinati a ciascuna galleria, pensati e preparati per l’occasione da alcuni dei più noti bartender della città a base di Italicus. Ogni cocktail è realizzato a immagine e somiglianza dello spazio che ospita l’evento: opere di arte liquida che esaltano la condivisione della sperimentazione tra bartender e artisti dei quali Italicus è da sempre promotore.

Gli appuntamenti in galleria

Partito a fine marzo, il programma degli appuntamenti in galleria (con inizio alle ore 18, visita e drink gratuiti) prosegue il 12 aprile con la mostra collettiva presso la L.U.P.O. (corso Buenos Aires 2) e con Ivan Patruno, bartender dell’Horto, che proporrà il suo cocktail The Dark Side of Negroni (Italicus, vodka Absolut Elyx, bitter, Lillet Blanc, sale e olio evo).

L’evento successivo è invece il 12 giugno alla Fanta – Mln (via Asiago 12), con la mostra Tbd di Roberto Fassone. Qui Marco Garavaglia, del Nik’s & Co, presenterà il suo Fantastico (Italicus, Pisco Porton Nik's Special Edition, cordiale zafferano, soia).

A settembre, invece, l’appuntamento con la mostra di Jasmine Gregory alla Simeti (via Benedetto Marcello, 44) e con Matias Barrueco del Morgante, che presenterà Love Anthem (Italicus, tè Milky Oolong, zafferano, grano saraceno).

Il programma era stato inaugurato alla Ncontemporary con la mostra Gli uomini delle scintille di Cristiano Tassinari e il drink di Abi del Ceresio 7, Neo-Collins (Italicus, sherbet allo zafferano, bitter, tè nero, soda), seguita da quella all’Artnoble dal titolo Trasloschi Heimat di Zazzaro Otto, accompagnata dal cocktail Ultraviolet (Italicus, Ki No Bi Gin, liquore alla violetta, sciroppo di zucchero, Verjus, soda al pompelmo rosa) del bartender Santino dell’Octavius Bar.

I talk in Triennale

Ma non solo perché il Rolosio di bergamotto approda anche in Triennale accompagnando i talk dedicati agli artisti emergenti italiani. Si parte il 23 maggio (ore 19-20, sempre con partecipazione e aperitivo gratuiti) con l’incontro con Anna Franceschini, artista visiva, filmmaker e ricercatrice, che racconterà il suo nuovo progetto di mostra. Gli altri incontri in programma sono il 14 e il 27 giugno e l’11 luglio.

Drink protagonista degli incontri sarà Eclisse (Italicus, estratto di mela verde e basilico, succo di limone, spuma bionda italiana, profumo di limone), aperitivo che sa tanto di arte. È infatti il drink firmato da Nicolò Rossi e ispirato a un pezzo iconico del design italiano, la lampada di Vico Magistretti (esposta tra l’altro in Triennale) con la quale il bartender si è aggiudicato la vittoria nella finale italiana dell’ultima edizione di Art of Italicus Aperitivo Challenge (leggi In 12 a Roma per la finale mondiale di Art of Italicus Aperitivo Challenge), il contest di Italicus che sfida, guarda un po’, a creare originali aperitivi ispirati a una qualsiasi forma d’arte.

Inoltre, Italicus sarà presente anche agli approfondimenti sull’arte contemporanea del programma Triennale Estate, e nei quattro eventi, dedicati ai linguaggi più sperimentali dell'arte contemporanea, in programma nei mesi estivi nell’ambito del cicloAppuntamenti in giardino.

Lavazza, crescono i volumi e il fatturato

Antonio Baravalle, amministratore delegato di Gruppo Lavazza
Antonio Baravalle, amministratore delegato di Gruppo Lavazza
Il Gruppo ha registrato una crescita del 17,6% rispetto al 2021. Conclusa l’acquisizione della società francese MaxiCoffee.

Sono positivi i risultati di bilancio 2022 di Gruppo Lavazza, che il 31 marzo ha concluso l’acquisizione della società francese MaxiCoffee. 

Nonostante il forte rincaro del caffè verde, del costo di imballi, energia, gas, logistica e noli, ha conseguito risultati di gestione positivi e una redditività in linea con l’esercizio precedente.

Incremento delle vendite, attenta gestione dei listini e dei costi operativi hanno sostenuto il margine: solo una parte dell’aumento dei costi si è riversata sui prezzi al consumo e questa scelta è stata premiata dal consumatore, portando a un aumento delle vendite con una performance a volume superiore all’andamento del mercato e in linea con lo scorso anno a valore. 

Questo, ha affermato Antonio Baravalle, amministratore delegato del Gruppo, « è stato possibile grazie al forte impegno su tutti i livelli aziendali nel portare avanti una strategia di sviluppo internazionale insieme a una gestione di contenimento dei costi in un contesto estremamente complesso. L’attenzione è ora focalizzata sull’eccezionale rialzo dei costi avvenuto nell’esercizio appena concluso che condizionerà pesantemente anche quello dell’anno in corso». 

Nel 2022 il Gruppo ha ottenuto ricavi pari a 2,7 miliardi con una crescita del 17,6% rispetto al 2021, un trend che si riscontra sia nel canale casalingo sia nel fuoricasa; quest’ultimo, con un +26% ha portato la maggiore crescita sui guadagni. Nuovamente il segmento beans (caffè in grani) si è mostrato il più dinamico con un incremento di mercato del +1,4% rispetto al 2021. 

Lavazza prosegue il percorso di integrazione dei criteri di governance ambientale e sociale nel proprio modello di business, coinvolgendo le comunità in cui opera al fine di creare un valore condiviso. Inoltre continua a impegnarsi nella lotta al cambiamento climatico attraverso la Roadmap to Zero, una strategia di riduzione e compensazioni delle emissioni lungo tutta la catena. Prosegue anche la Roadmap del Packaging Sostenibile il cui obiettivo è rendere le confezioni riutilizzabili, riciclabili o compostabili entro il 2025.

Il prossimo giugno, inoltre il Gruppo pubblicherà il nono Bilancio si Sostenibilità, redatto secondo lo standard del Global Reporting Initiative, analizzando gli impatti delle sue attività su quattro pilastri prioritari su cui ha scelto di impegnarsi: uguaglianza di genere, lavoro dignitoso e crescita economica, consumo e produzione responsabile, agire per il clima. 

Riguardo l’acquisizione di MaxiCoffee, Antonio Baravalle sottolinea che «avrà una gestione completamente separata e autonoma, mantenendo intatto il suo modello di business di successo». La società francese ha un giro d’affari di circa 300 milioni di euro e si rivolge sia a clienti privati sia ad attività commerciali attraverso la sua piattaforma e-commerce, oltre a una rete di 60 agenzie commerciali presenti in tutta la Francia, le sue École du Café e i suoi Concept Store. La piattaforma offre 8mila prodotti tra più di 350 marchi differenti di caffè (in grani, macinato e in capsule) e un’ampia gamma di macchine da caffè, caffettiere, macinacaffè e accessori. 

Baritalia 2023 arriva a Genova il 17 aprile. Registrati per l’ingresso gratuito

Compila il form di iscrizione per assicurarti l'ingresso gratuito e la partecipazione alle masterclass della tappa di Genova di Baritalia 2023, in scena lunedì 17 aprile 2023 a Les Rouges (Palazzo Imperiale) in piazza Campetto. Scopri il programma delle masterclass

Sulle ali dello straordinario successo della prima tappa di Napoli, Baritalia è pronta a planare sulla città della Lanterna.

A Baritalia Genova ci attende un’altra tappa caldissima, con 11 masterclass e 13 posti in palio per la finalissima di Cannes, tappa conclusiva di Baritalia 2023 - A Drink for the Planet. 

L'appuntamento è per lunedì 17 aprile, dalle 9.30. Baritalia sarà ospite di Les Rouges e del Palazzo Imperiale in piazza Campetto, nel cuore del centro storico. Sarà la prima volta assoluta a Genova del laboratorio itinerante di miscelazione organizzato da Bargiornale. Ma il nostro obiettivo rimane sempre lo stesso: promuovere la cultura dei cocktail e della miscelazione su tutto il territorio nazionale. Perché da Nord a Sud, dall'ovest all'est, Baritalia si conferma manifestazione in grado di unire e riunire i professionisti della miscelazione di tutt'Italia desiderosi di mettersi in gioco, di scambiare esperienze, di creare legami e collaborazioni, di aggiornarsi professionalmente. L'appuntamento per i bartender è da Les Rouges per una giornata imperdibile di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail.

Baritalia Lab, le Masterclass, il Signature Bar

Come da tradizione ci saranno due momenti clou. A partire da Baritalia Lab, laboratorio di miscelazione in cui si confronteranno bartender di tutta Italia sul tema "A drink for the planet", la ricerca della sostenibilità non solo nei cocktail, ma nel lavoro di tutti giorni.

Gli sfidanti dovranno presentare un cocktail "sostenibile" che valorizzi il prodotto sponsor (questi sono i nostri partner) e rispetti uno o più dei seguenti principi: riduzione degli sprechistagionalitàterritorialità e sensibilizzazione del pubblico/cliente verso un progetto sostenibile. Nel regolamento di quest'anno abbiamo aggiunto anche un bonus per chi, nel suo speech, metterà in risalto le azioni che il proprio locale sta facendo in tema di sostenibilità. Nel corso della giornata, a Les Rouges, si svolgeranno anche le nostre Masterclass dedicate alle tecniche di miscelazione, tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale. Le lezioni saranno aperte e gratuite per tutti i professionisti che si saranno registrati all’evento.

Nel Signature Bar potrete degustare - tutto il giorno - i super cocktail delle aziende partner dell’evento. Ospiti speciali della giornata, come giudici d'onore, saranno i protagonisti di alcuni dei migliori cocktail bar di Genova della Liguria. 

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Ore 9.30
Accoglienza e registrazione dei partecipanti a Baritalia Lab
c/o Les Rouges, Palazzo Imperiale, Piazza Campetto 8/a, Genova

Ore 10.30-13.30
Baritalia Lab
La sfida – parte I
In collaborazione con Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Illva, The Organics by Red Bull

Ore 11.00
MASTERCLASS
L’evoluzione del Vermouth: dalle origini fino al disciplinare “di Torino”, passando per la sua degustazione e versatilità in miscelazione
A cura di Edoardo Banfi by Campari Academy

Ore 11.40
MASTERCLASS
Monovitigno Nonino: rivoluzione ed evoluzione della Grappa italiana nel mondo.
#BeBraveMixGrappa
A cura di Francesco Neri by Nonino

Ore 12.20
MASTERCLASS
Mancino: Alla scoperta del Vermouth.
Lurisia: un nuovo attore nel mondo della mixology premium
A cura di Vittorio Rosso by Coca-Cola Hbc Italia

Ore 13.00
MASTERCLASS
Limoncello Di Capri: from farm to the Cocktail
A cura di Marco Fedele by Molinari

Ore 13.30-16.30
Baritalia Lab
La sfida – parte II
In collaborazione con Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Nonino

Ore 14.00
MASTERCLASS
Cocktail senza distanza
A cura di Jonatan Abarbanel by GrosMarket

 

 

Ore 14.40
MASTERCLASS
Amaro Santa Maria al Monte: il lissire miracoloso
A cura di Fabrizio Tacchi e Davide Volterra by Caffo

 

Ore 15.20
MASTERCLASS
La rinascita di un marchio: Fulvio Piccinino e l’interpretazione contemporanea di Alpestre nei suoi 5 nuovi volti
A cura di Fulvio Piccinino by OnestiGroup

Ore 16.00
MASTERCLASS
Easy to mix: il Cocktail program di Gamondi
A cura di Igor Tuliach by Gamondi

Ore 16.40
MASTERCLASS
Cocktail Trend e Chimica dei No/Low abv cocktails
A cura di Daniele Gentili by The Organics by Red Bull

Ore 16.30-19.30
Baritalia Lab
La sfida – parte III
In collaborazione con Caffo, Molinari, Onesti

Ore 17.20
MASTERCLASS
Rump@lic creato dai Bartender per i Bartender: la tradizionalità del rum incontra la miscelazione dei giorni nostri
A cura di Federico Cassini by Illva Saronno

Ore 18.00
MASTERCLASS
5 per Infinito: matematica al bar?
A cura di Marco Giuridio by Compagnia dei Caraibi

Ore 19.45
Baritalia Lab
LA PREMIAZIONE
In collaborazione con Caffo, Campari Academy, Coca-Cola Hbc Italia, Compagnia dei Caraibi, Gamondi, Illva Saronno, Lurisia, Molinari, Nonino, OnestiGroup, The Organics by Red Bull

 

Ospiti speciali della giornata (GIUDICI D'ONORE)
I MIGLIORI TITOLARI E BAR MANAGER DELLA LIGURIA
Benny Abarbanel, Alessandro Avilla, Paolo Baccino, Andrea Benvegna, Tiziana Borreani, Giorgio Carnevali, Luca Coslovich, Marco Defra, Enzo De Liso, Gabriele Fantino, Andrea Fazio, Tommaso Gava, Daniele Gavazza, Marco Giovani, Kaja Kossakowska, Francesco Leoni, Alessandro Lucci, Marco Misao, Sean Merello, Matteo Nicora, Simone Ortolani, Davide Pastorino, Matteo Praticò, Silvio Pugi, Luca Rossi, Dylan Tellirine, Marco Viola, Davide Volterra, Marco Zanella

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Bevibilità, digeribilità e basso contenuto alcolico: la Pils di Krombacher punta sul super horeca

Krombacher
Davide Grossi, country director di Krombacher Italia
Accordi di esclusiva con i distributori, focus sull'horeca e sforzi concentrati sul prodotti di punta, la Pils in fusto: così la filiale italiana del birrificio tedesco punta a sviluppare la presenza in Italia

Accordi di esclusiva di zona con distributori selezionati, focus sul superhoreca e massima concentrazione sullo sviluppo del prodotto di punta, la Pils in fusto: sono le linee guida dello sviluppo di Krombacher in Italia.

Il birrificio a conduzione familiare della Renania Settentrionale-Vestfalia ha scelto di investire nel nostro Paese aprendo a inizio 2021 una propria filiale, affidata al Country director Davide Grossi: «Nel 2022 abbiamo superato i livelli prepandemia e contiamo di proseguire nel cammino di crescita, focalizzato sull'allargamento della clientela del nostro prodotto di punta, la Pils in fusto. Il nostro target sono i locali serali, birrerie, pub e cocktail bar, che puntano sulla qualità della proposta perché sono meglio in grado di cogliere e valorizzare le caratteristiche distintive della nostra birra: bevibilità, digeribilità e basso contenuto alcolico».

Il piano di sviluppo di Krombacher in Italia passa attraverso la definizione di una serie di partnership forte con i distributori, che prevede un'esclusiva di zona: «Ad oggi abbiamo accordi con circa 50 distributori - spiega Grossi -, ma l'obiettivo è l'allargamento della base di clientela, sempre nel rispetto del concetto di esclusiva».

La gamma di prodotti disponibili in Italia, messa a punto l'anno scorso, prevede - oltre alla Pils - la lager Unfiltered, l'ambrata Rhenania Alt, la lager Hell, la Weizen e la Dark Lager, tutte disponibili in fusto (le ultime due anche in bottiglia).

«La caratteristica delle nostre birre - spiega Grossi - è di rispettare alla lettera l'Editto di Purezza emanato oltre 500 anni fa a tutela dei consumatori. Oggi non è più in vigore, ma produrre birra secondo quei dettami ne garantisce qualità, autenticità e naturalità. Le Krombacher, infatti, sono prodotte con i soli quattro ingredienti stabiliti dall'editto: l'acqua, che nel nostro caso è un'acqua purissima e a basso contenuto di minerali, che sorge dalle sorgenti sotto le foreste e le colline dei Monti Rothar (è un marchio registrato: Felsquellwasser), un malto d'orzo distico primaverile, luppoli certificati provenienti dalla regione Hallertau e un lievito superiore, usato una sola volta».

Sostenibilità al primo posto

Krombacher ha chiuso il 2022 con una produzione di birra in crescita del 3% a 5.,7 milioni di ettolitri e un fatturato di gruppo di 892,3 milioni di euro (+8,3% rispetto al 2021), spinto dalla crescita dei brand Schweppes, Orangina e Dr Pepper.

La sostenibilità è da tempo al centro delle strategie del gruppo della famiglia Schadeberg. Nel 2011 Krombacher è stato infatti il primo birrificio tedesco a pubblicare il report di sostenibilità ed è stato il primo ad essere certificato Carbon Neutral. I

ll birrificio si avvale esclusivamente di fonti energetiche rinnovabili, ricicla il 98% dei rifiuti e vanta una quota di riutilizzo del 90% delle proprie bottiglie di vetro.

Particolare attenzione è posta nel processo di produzione: Krombacher usa per ogni ettolitro di birra 3,7 ettolitri d'acqua contro una media di 6 ettolitri degli altri produttori.

Negli ultimi vent'anni il birrificio ha promosso 240 progetti in difesa della natura, dalla fondazione in difesa della foresta pluviale Krombacher Regenwald-Projektes alla piantumazione di 400mila nuovi alberi nella foresta del Borneo, per un valore totale di oltre 14 milioni di euro.

Aperitivi e mixology gentile nel giardino segreto di Andrea Aprea

Il bancone semicircolare del Caffè Bistrot Andrea Aprea. Foto Leo Torri
Lo chef Andrea Aprea ha presentato la proposta di aperitivo del suo Caffè Bistrot alla Fondazione Luigi Rovati di Milano: un'originale carta di signature, elaborata insieme al bartender Alejandro Pellejero, che comprende classici e mix contemporanei declinati in base alle ultime tendenze della miscelazione e caratterizzati da un contenuto tenore alcolico. Tra i punti di forza, il dehors del locale che si affaccia sul giardino segreto dell'antico palazzo che ospita la fondazione

All'interno della Fondazione Luigi Rovati in Porta Venezia a Milano, non c'è solo il Ristorante Andrea Aprea, posizionato all'ultimo piano, ma anche un Caffè Bistrot ubicato al piano terra, sempre intitolato al top chef campano, che finalmente ha svelato le ambizioni di nuovo meeting point del jet set milanese e straniero amante della mixology di livello e di ambienti esclusivi. Lo spazio, disegnato come il ristorante da Flaviano Capriotti, evoca la tradizione delle caffetterie della Milano cosmopolita e borghese del primo '900 e può ospitare fino a 22 coperti a cui si aggiungono 20 posti nel dehors che si affaccia sul giardino segreto dell'antico palazzo che ospita la fondazione. Un luogo davvero magico e raro nel pieno centro di Milano, a due passi dai Giardini pubblici Indro Montanelli. Dietro al bancone c'è Alejandro Pellejero, giovane professionista (classe 1989) di origine uruguaiana, già bar manager del Baccarat Crystal Lounge, vincitore per due volte del campionato Pan-Americano di Barman e riconosciuto nel biennio 2017- 2018 tra i top 15 Best World Flairbartender.

Insieme ad Andrea Aprea, Pellejero ha messo a punto una drink list che oltre a omaggiare i classici (dai 15 ai 23 euro) presenta una selezione di 8 signature della casa (dai 16 ai 22 euro), ben bilanciati, non complessi e di facile beva. Obiettivo, non impressionare la clientela ma conquistarla a poco e poco, invitandola a veri e propri percorsi degustativi in ambito mixology. «Abbiamo messo a punto drink beverini con un tasso alcolico moderato - spiega Pellejero - privilegiando long drink dissetanti e aromatici. È una carta che vuole, infatti, suggerire un'esperienza di aperitivo originale proponendo anche l'assaggio in sequenza dei cocktail. Ad esempio, il nostro Campari Punch, a base di Campari, agrumi, infuso ai frutti rossi, si combina perfettamente, nel caso di un secondo assaggio, al Profumo di Loira, long drink profumato a base di Chambord, fiori di sambuco, pompelmo rosa e rosa damascena».

Food pairing da condivisione

Tra i cocktail della casa spicca anche il Conte in Ferie (attualmente fuori lista), presentato da Aprea e Pellejero all'ultima edizione di Identità Golose, twist sul Negroni a base vermouth rosso e bitter con, in sostituzione al gin, il rum Flor de Cana 18 anni infuso per quattro giorni nella buccia della banana e Braulio Riserva. Un drink che si sposa in modo perfetto all'abbinamento food studiato da Aprea: un boccone di pane tostato a base di acciughe e purea di banane. Il bistrot (che è aperto anche per colazioni, pause pranzo e merende pomeridianw con menu dedicati) offre infatti una serie di gustose proposte pensate per stuzzicare l'appetito denominate "Assaggi da Condividere" come  “Pane rustico, Friarielli, pancia di Maiale e Aioli,” , “Mais Corvino, Fassona cruda, Cipolla caramellata, Senape” , “Focaccia, Pomodorini Datterini, Origano di montagna” o “Patata, Guacamole, Salmone affumicato, Limone” (da 10 a 12 euro). Ad accompagnare invece l’offerta beverage : olive verdi di Cerignola marinate al pepe rosa e arancia, anacardi tostati alle spezie orientali, chips di tapioca alla senape e taralli napoletani.

 

 

Modern Hotel bar: l’evoluzione della specie

Donovan Bar
Il Donovan Bar al Brown’s Hotel di Londra. A dirigere l’orchestra del bar c’è The Maestro Salvatore Calabrese. Il bar manager è Federico Pavan. Un team tutto italiano
I bar degli hotel hanno avuto una grande influenza sul modo di bere. in passato luoghi riservati alle élite e, a cominciare dagli anni 2000, sempre più inclusivi. Da Londra a Singapore, sino in Canada, il resoconto delle nostre visite nei cocktail bar d’hotel più in voga del momento. Con un’inedita timeline da conservare, che pubblichiamo sul numero di aprile, ricca di aneddoti e curiosità sulle miscele e i miscelatori a cinque stelle (da Bargiornale aprile 2023)

I bar degli hotel hanno avuto una grande influenza sul modo di bere e di socializzare, soprattutto per l’élite. Oggi, fortunatamente, il bar d’hotel si è evoluto in un ambiente più inclusivo, che si rivolge a un segmento più ampio della popolazione. Ma per capire come sia diventato un luogo d’incontro elegante e divertente per tutti, è importante riavvolgere il nastro e ripercorrerne la storia.

Come è noto il bar d’hotel ha registrato un vero boom sia negli Stati Uniti sia in Europa in un’epoca conosciuta come la Golden Age, che va dal 1860 all’inizio del Proibizionismo negli Stati Uniti, un periodo che ha visto l’invenzione di molti cocktail classici che si bevono ancora oggi. A distanza di parecchi decenni, intorno al 2000, è iniziata una seconda Golden Age grazie all’apertura di cocktail bar come il Milk and Honey di Sasha Petraske a New York. Questi format della New York dei primi anni 2000 hanno dato il via a una nuova ondata di cocktail bar in tutto il mondo rilanciando anche i grandi bar d’albergo.

Il primo importante bar d’hotel di quest’epoca è il Connaught Bar di Londra, gestito dal pluripremiato Agostino Perrone, che ha aperto le sue porte per la prima volta nel 2008. Con l’ospitalità italiana che lo contraddistingue, il Connaught Bar raggiunge un perfetto equilibrio tra il vecchio e il nuovo con il suo elegante Martini Trolley, servizio al carrello del cocktail Martini con bitters prodotti artigianalmente. Per Perrone, Director of Mixology, il segreto del successo del Connaught è l’attenzione per gli ospiti: «Sin dall’apertura abbiamo progettato un’offerta di drink e un tipo di servizio capaci di coinvolgere l’ospite e di renderlo protagonista del nostro bar. Tutti possono trovare la propria dimensione al bar, con una lista di cocktail che soddisfa gusti molto diversi. Ogni creazione è stata pensata per creare un legame con i nostri ospiti, per permettere loro di relazionarsi con le nostre idee e il nostro processo creativo. Questo concetto può spaziare dalla spiegazione e personalizzazione di un cocktail, come il nostro Connaught Martini con il servizio al carrello, alla progettazione di un mixer speciale o di molle per il ghiaccio che permettono all’ospite di aggiungere il tocco finale al drink sul tavolo, o anche elementi customizzati come i biglietti che accompagnano i drink speciali. Qualunque cosa facciamo, ci assicuriamo che i nostri ospiti si sentano speciali, indipendentemente dalla loro provenienza e dal motivo per cui sono venuti».

Dal 2012 al 2016, il dinamico duo composto da Alex Kratena e Simone Caporale ha infiammato il mondo dei cocktail durante il periodo trascorso all’Artesian dell’hotel Langham di Londra. Con l’obiettivo di non creare “un altro noioso bar d’hotel”, Kratena e Caporale hanno servito signature cocktail con presentazioni controcorrente, come la loro famosa Piña Colada versata da una macchina per granite. Grazie al loro nuovo stile di drink, unito a uno spiccato senso per l’accoglienza, l’Artesian è diventato un beniamino sia dei consumatori abituali sia dagli addetti ai lavori. Lo dimostra il fatto che l’Artesian ha vinto il premio The World’s 50 Best Bars per ben quattro anni consecutivi durante la gestione di Kratena e Caporale.

Nel 2014, Ryan Chetiyawardana è andato controcorrente rispetto ai classici bar d’hotel con l’apertura del Dandelyan all’hotel Sea Containers di Londra. Dandeylan, ora chiamato Lyaness, ha ispirato gli ospiti con il suo menu di cocktail botanici. Più che il menu, era l’atmosfera a essere completamente nuova. L’obiettivo di Chetiyawardana per il Dandelyan era creare un “bar di quartiere in un ambiente a cinque stelle”. Così il suo team ha trasformato lo spazio lussuoso e opulento del Sea Containers in un ambiente più accogliente, comodo e semplice. Con un dj che diffonde ritmi hip hop, il Dandelyan/Lyaness offre un’esperienza di bar divertente e disinvolta in un hotel di lusso.

Nonostante la sua età, il Donovan Bar è un altro punto di riferimento per i moderni bar degli hotel. Il Donovan Bar si trova all’interno del Brown’s Hotel, aperto per la prima volta nel 1837, il che lo rende uno degli hotel più antichi di Londra. Nel 2018 è stato rilanciato dopo una riprogettazione e l’arrivo del celebre barman e consulente Salvatore Calabrese. “The Maestro” ha creato un’atmosfera di classe ma informale, dove tutti si sentono benvenuti. Per far sentire i suoi ospiti a casa, indipendentemente dal loro stipendio, punta su diversi aspetti. «Tutto inizia all’ingresso. Al Donovan Bar abbiamo un ingresso separato che permette agli ospiti di accedere liberamente all’area del bar. Anche se siamo orgogliosi di far parte del Brown’s Hotel, questo dà al Donovan un’identità separata e mette l’ospite più a suo agio, potendo scegliere di non passare attraverso l’area della reception dell’hotel. È capitato a tutti di arrivare all’ingresso del bar di un hotel e sentirsi chiedere se siamo ospiti dell’albergo o se abbiamo prenotato. Al Donovan non abbiamo una hostess e spetta al nostro bar manager e al team di sala far sentire gli ospiti immediatamente come se fossero a casa loro. In questo modo, non c’è più il timore di essere respinti all’ingresso. Gli ospiti si sentono più tranquilli venendo al Donovan, e anche se non hanno prenotato, facciamo del nostro meglio per accogliere tutti, anche nelle serate più affollate».

Da Londra la cultura del bar d’hotel si è diffusa in tutto il mondo nell’era moderna, in particolare a Singapore, che quest’anno ospiterà tre grandi eventi dedicati ai cocktail: gli spin-off di Bar Convent Berlin e Tales of the Cocktail e il gala dei World’s 50 Best Bars. Sebbene Singapore abbia dato un importante contributo alla cultura del cocktail durante la prima Golden Age (pensate al Singapore Sling creato al Raffles Hotel), è solo dagli anni 2000 che la città-Stato si è imposta veramente sulla scena. Grazie all’inaugurazione nell’ottobre 2011 di uno street bar in stile newyorkese, chiamato 28 HongKong Street, Singapore è entrata a far parte della mappa mondiale dei bar. Sulla scia del successo del locale, i co-fondatori Paul Gabie e Spencer Forhart hanno lanciato un’impresa di distribuzione di alcolici, di consulenza per bar e formazione nel settore dell’ospitalità chiamata Proof and Company.

Il primo progetto di Proof and Company è stata l’ideazione di un moderno bar d’hotel per il Regent Four Seasons di Singapore. Dato l’amore dei fondatori per la cultura newyorkese dei cocktail, hanno chiamato il bar Manhattan, inaugurato nell’aprile 2014. Anche se attualmente l’hotel, ora Conrad Singapore Orchard, sta rinnovando le sue stanze, il Manhattan Bar, gestito da Rusty Cerven, continua a riscuotere successo, a riprova del fatto che nel corso degli anni si è costruito una clientela fedele e diversificata. Il bar si distingue per il fatto che non si trova nella hall dell’hotel, ma in uno spazio chiuso al secondo piano, il che lo fa percepire come un bar indipendente. Con la prima rickhouse al mondo con cocktail invecchiati con il metodo Solera, un vivace brunch domenicale con Champagne, cocktail classici e signature ben bilanciati, è il punto di riferimento per tutti gli appassionati di cocktail, sia di Singapore sia fuori città. Come spiega l’ex head bartender Gabriel Carlos, ora bar manager del vicino e fiorente Four Seasons One-Ninety Bar: «I bar d’hotel erano considerati una comodità. Ora sono una destinazione».

Il Manhattan Bar ha dato il via a un boom di bar d’hotel a Singapore, tra cui One-Ninety Bar (Four Seasons), Origin (Shangri-La), MO Bar (Mandarin Oriental), Writers Bar (Raffles) e Republic (Ritz Carlton), ma anche in tutto il Sud-Est asiatico. Konstantin Nemolochnyi, beverage manager del Republic, situato all’interno del Ritz Carlton, Millenia, ha spiegato il motivo per cui i bar degli hotel di Singapore attraggono una clientela così ampia: «Innanzitutto, Singapore ha beneficiato di una cultura del bere relativamente nuova, con ospiti locali più aperti al cambiamento. In secondo luogo, i bar d’hotel di Singapore fanno un ottimo lavoro di marketing per i bar con una propria identità, menzionando raramente l’hotel nel nome del bar. Basti pensare a Republic, Manhattan e Origin: sono i bar che diventano le vere è proprie destinazioni degli ospiti e non gli hotel dove si trovano».

Di più. Per attirare i clienti, i moderni bar d’hotel si affidano anche all’antico motto immobiliare “location, location, location”: collocando gli hotel e i rispettivi bar vicino ad attrazioni, siano esse naturali o costruite, si può attingere a un bacino di clientela molto più ampio. Così, negli ultimi anni Edmonton, nella provincia canadese dell’Alberta, ha visto un boom della scena dei cocktail bar grazie allo sviluppo dell’ICE District, un distretto dell’entertainment da 1,7 miliardi di euro realizzato in centro. L’attrazione principale è il Rogers Place, sede della squadra di hockey su ghiaccio Edmonton Oilers. Poiché l’hockey è lo sport più seguito in Canada, l’hotel JW Marriott ha puntato sul sicuro aprendo proprio accanto all’arena di hockey. Il JW Marriott Edmonton Ice District & Residences è in realtà un grattacielo a uso misto, con l’hotel situato dal 1° al 22° piano, mentre i condomini di fascia alta occupano i piani dal 23° al 54°. In questo modo, i punti vendita di food and beverage del JW Marriott possono contare sul traffico degli ospiti dell’hotel e dei condomini, ma anche dei numerosi fan dell’hockey che visitano l’ICE District. L’hotel a 5 stelle JW Marriott dispone di due cocktail bar, un lobby bar informale che consente agli ospiti di seguire le partite di hockey su un grande schermo televisivo, o il più esclusivo e nascosto bar Alchemy, un cocktail e lounge bar intimo che serve drink artigianali più sofisticati. Situato al quinto piano dell’hotel, Alchemy è dotato di un ampio patio riscaldato che si affaccia sul vivace ICE District del centro di Edmonton.

Certo è che i moderni bar d’hotel continuano a prosperare grazie alle loro identità sempre più indipendenti e alle atmosfere meno formali e più inclusive, senza compromettere la classe. Paul Gabie, co-fondatore di Proof & Company e numero 36 della Bar World 100, una lista delle figure più influenti dell’industria del bar, condivide le sue idee sul futuro dell’bar d’hotel: «I bar d’hotel hanno svolto un ruolo fondamentale fin dal 1800 e tornano in auge con la rinascita del grande bar d’hotel negli ultimi 15 anni. Molti dei miei bar preferiti al mondo oggi si trovano negli hotel e non ho dubbi che il bar d’hotel continuerà a svolgere un ruolo da protagonista del bere bene negli anni a venire. Il meraviglioso talento e la creatività che vediamo oggi negli hotel di tutto il mondo sono uno dei grandi tesori della nostra industry». *

Leggi l'approfondimento sul numero di aprile di Bargiornale

 

 

ENGLISH VERSION 

The Evolution for the Hotel Bar

 


JW Marriott Edmonton Lobby Bar (Photo Pauline Yu)

Hotel bars have had a great influence on the way we drink and socialize, particularly for the elite. Thankfully these days, the hotel bar has evolved into a more inclusive setting, that appeals to a wider segment of the population. But to understand how the modern hotel bar has become an elegant yet fun meeting place for all, it is important to see where it all started.

The hotel bar boomed in both the USA and Europe in an era affectionately known as the Golden Age of cocktails, from the 1860s to the start of prohibition in the US in 1920, a period that saw the invention of many classic cocktails that we still enjoy today. Although it took several decades, a second Golden Age was ushered in around the year 2000, thanks to the inauguration of craft cocktail bars such as Sasha Petraske’s Milk and Honey in New York. These independent craft cocktail bars in New York of the early 2000s sparked a new wave of cocktail bars worldwide, which also gave a new breath of life to the grand hotel bars.

The Connaught Bar in London first opened its doors in 2008 and is considered by many to be the first important hotel bar of the second Golden Age of cocktails. With the team’s trademark Italian hospitality, The Connaught Bar strikes a perfect balance between old and new with their elegant Martini cocktail trolley that offers a Martini cocktail tailored to the guest’s palate with handmade bitters. For Agostino Perrone, Director of Mixology, the secret to the success of the Connaught is the focus on their guests: “Since the 2008 opening, we designed a beverage offering and service that would make the guest the very heart of our bar. Everyone can find their dimension at the bar, with a varied cocktail list that caters to every taste. Every creation has been designed to create a connection with our guests, to allow them to relate to our ideas and our creative process. This concept can span from the explanation and personalization of a cocktail like our Connaught Martini with the trolley service, to the design of a special stirrer or ice lift that allows the guest to add the final touch to the drink on the table, or even bespoke elements like cards that accompany special drinks. Whatever we do, we ensure our guests feel special, wherever they come from and for whichever reason they’re coming for.”

 

From 2012 to 2016, the dynamic duo of Alex Kratena and Simone Caporale set the cocktail world afire during their time at the Artesian at the Langham hotel in London. Aiming to not make “another boring hotel bar” Kratena and Calabrese served signature cocktails with outrageous presentations, such as their famous Piña Cola­da from a slushie machine. Thanks to their new style of drinks and their friendly hospitality, where everyone was treated as equals despite the space’s extravagance, the Artesian became a darling for both regular consumers and industry. Evidence of this is the Artesian winning The World’s Best Bar award for a record four consecutive years during Kratena and Caporale’s tenure.

 

In 2014, Ryan Chetiyawardana went against the grain of classic hotel bars by opening Dandelyan in the Sea Containers hotel in London hotel. Dandeylan, now called Lyaness, inspired guests with its innovative yet approachable botanical cocktail menu. But more than the menu, it was the vibe that was completely new. Chetiyawardana’s goal for Dandelyan was a “neighbourhood bar in a five-star setting”. And so his team transformed the luxurious and opulent space at Sea Containers into a more welcoming, comfortable and easy space. Coupled with a DJ blasting hip hop beats, Dandelyan/Lyaness makes for a fun and easy-going bar experience, that just happens to be in a luxurious hotel.

 

Despite its age, the Donovan bar is another great case study for modern hotel bars. Donovan bar is located in Brown's Hotel, which first opened in 1837, making it one of London’s oldest hotels. In 2018, the iconic Donovan Bar was relaunched following a redesign and the arrival of legendary bartender and consultant Salvatore Calabrese, who has created a classy yet informal atmosphere, where everyone will feel welcome. Calabrese points to several aspects to make his guests feel at home, regardless of their stipend. “It all starts at the entrance. At the Donovan bar, we have a separate entrance which allows guests to freely access the bar area. Even if we’re proud to be a part of Browns hotel, this gives Donovan a separate identity, and puts the guest more at ease, having the option to not walk through the hotel reception area. Next is the entrance to the bar itself. We’ve all had the experience of arriving at the entrance of a hotel bar and then have a hostess ask us if we’re guests of the hotel, or if we’ve made a reservation. At the Donovan, we don’t have a hostess and it’s up to our bar manager and floor team to make the guests immediately feel like they’re at home. In this way, there is no longer the fear of being rejected at the door. Guests feel more relaxed coming to the Donovan, and even if they haven’t made a reservation, we do our best to accommodate everyone, even on busy nights.”

 

Hotel bar culture has spread across the world in the modern era, particularly in Singapore, which is set to host three major cocktail events this year: spin-offs of Bar Convent Berlin and Tales of the Cocktail, and the World’s 50 Best Bars gala. Although Singapore made an important contribution to cocktail culture during the first Golden Age with the invention of the Singapore Sling in 1915, it was during the second Golden Age where Singapore truly made its mark. It was a New York style street bar called 28 Hong Kong Street that first put Singapore on the global bar map when it opened in October 2011. Thanks to the success of the venue, co-founders Paul Gabie and Spencer Forhart launched a spirits distribution, bar consulting and hospitality education venture called Proof and Company.

 

In their first project, Proof and Company was tasked with designing a modern hotel bar for the Regent Four Seasons in Singapore. Given the founders’ love of New York cocktail culture, they named the bar Manhattan, which first opened in April 2014. Celebrating the first Golden Age of cocktails, Manhattan Bar, currently managed by Rusty Cerven, takes cocktail connoisseurs on a journey through the districts of the famous New York City borough. Although the hotel, now Conrad Singapore Orchard, is currently renovating its rooms, Manhattan Bar continues to thrive, which is evidence that Manhattan Bar has built a loyal and diverse customer base over the years. Setting Manhattan out from the pack is that it’s not located in the hotel lobby but in a closed space on the second level, making it feel like an independent bar. With the world’s first in-house rickhouse with Solera-aged cocktails, a lively Sunday free-flow champagne brunch and well-balanced classics and signatures, Manhattan Bar appeals to all cocktail enthusiasts, whether from Singapore or out of town. As explained by former head bartender Gabriel Carlos, now bar manager at the thriving neighboring Four Seasons One-Ninety Bar: “Hotel bars used to considered an amenity. Now they are a destination”.

 

 

Manhattan Bar started a boom of hotel bars in Singapore including the aforementioned One-Ninety Bar (Four Seasons), Writers Bar (Raffles), Origin (Shangri-La), MO Bar (Mandarin Oriental) and Republic (Ritz-Carlton) but also throughout South East Asia. Konstantin Nemolochnyi, the beverage manager at Republic located inside the Ritz-Carlton, Millenia provided insight into how Singaporean hotel bars attract such a wide range of customers: “First, Singapore has benefited a relatively new drinking culture, with local guests more open minded to change. Secondly, the hotel bars in Singapore do a great job of marketing bars with their own identity, rarely mentioning the hotel in the bar’s name. Just look at Republic, Manhattan, and Origin. Guests define these cocktail destinations for the bar itself, not the hotel that encloses it.”

 

In attracting guests, modern hotel bars are also relying on the age-old real estate wisdom of “location, location, location.”  By positioning hotels and their respective bars close to attractions, whether they be natural or constructed, one can tap into vastly increased pool of customers. Edmonton has seen a booming cocktail scene in the past few years thanks to the development of the ICE District, a 1.7 billion EUR entertainment district developed downtown. The main attraction is Rogers Place, the home of the Edmonton Oilers ice hockey team. With hockey being the most followed sport in Canada, JW Marriott hotel made a safe bet opening just next door to the hockey arena. The JW Marriott Edmonton Ice District & Residences is a actually a mixed-use skyscraper, with the hotel located on the 1st through 22nd floors, while high-end condominiums occupy the 23rd through 54th floors. In this way, JW Marriott’s food and beverage outlets guided by Executive Chef Jason Greene and Beverage Director Misun Bu benefit from traffic from both hotel and condo guests, but also the many hockey fans visiting the ICE District. The 5-star JW Marriott hotel has two cocktail bars, a casual lobby bar that allows guests to follow hockey games on a large screen TV, or the more exclusive hidden bar Alchemy, an intimate cocktail bar and lounge that serves more sophisticated craft libations. Located on the fifth floor of the hotel, Alchemy features a large, heated patio that overlooks downtown Edmonton’s vibrant ICE District.

 

Modern hotel bars continue to thrive thanks to their increasingly independent identities and less formal and more inclusive atmospheres without compromising class. Paul Gabie, co-Founder at Proof & Company, CEO of ecoSPIRITS and Number 36 on the Bar World 100, a list of the bar industry’s most influential figures, shares his thoughts on the future of the hotel bar: “Hotel bars have played a central role in both Golden Ages of fine drinking, dating back to the 1800s and re-emerging with the revival of the great hotel bar over the past 15 years. Many of my favourite bars in the world today are found in hotels and I have no doubt the hotel bar will continue to play a starring role in the fine drinking in the years ahead. The wonderful talent and creativity we see in hotels around the world these days is one of the great treasures of the bar industry”.

 

Perimetro e Forma: il nuovo menù del Drink Kong è essenziale

Top 500 Bars Drink Kong
Il Drink Kong di Roma, primo locale italiano nella lista 2024 dei Top 500 Bars (20° posto)
Patrick Pistolesi e co firmano la nuova drink list caratterizzata da una grafica che rimanda agli anni Settanta e una proposta cocktail che parte dagli analcolici per crescere sia di gradazione sia di complessità

Un nuovo menù e una nuova apertura: il 2023 per il Drink Kong sarà un anno da ricordare, non perché i precedenti non siano già stati memorabili. A partire dalla fondazione del cocktail bar che ha rivoluzionato la scena romana, ogni anno è stato infatti segnato da una drink list, nonché da una crescita anche nella classifica World’s 50 Best Bars. In attesa di veder nascere il club per pochi intimi attiguo al Drink Kong, dove si farà miscelazione più sperimentale, Patrick Pistolesi e company lanciano la bomba con la nuova drink list dal titolo Perimetro e Forma. Un menù-manifesto attesissimo, il terzo da quando è nato il Drink Kong. Un’opera “corale”, ci tengono a specificare dal team del bar romano, visto che è firmato da tutto il gruppo capitanato da Pistolesi, con Livio Morena, Davide Diaferia, Alessio Zaccardo e Andrea Pace come partner in crime.

Grafica essenziale e richiami agli anni Settanta

La parte visual di Perimetro e Forma è opera di Alessandro Gianvenuti (aka Studio LordZ), già curatore dei menù precedenti, che ha messo in pratica le indicazioni di Pistolesi e co. di far riferimento agli anni Settanta e in particolare alle fascinazioni dell’architettura giapponese di quel periodo. Ma come non citare anche una delle copertine di dischi più riconoscibili della storia, come quella dei Pink Floyd, che nel 1973 rappresentarono la loro Dark side con un prisma. «Per noi Perimetro è la ridefinizione dello spazio di un drink, la modifica dei suoi confini, la creazione di nuove forme. Immaginiamo un drink come un poligono: la variazione di uno o più lati ne cambia la forma, lo riforma, definendo un nuovo Perimetro», si legge nel testo-manifesto di Perimetro e Forma.

Come dice Patrick, il menù è essenziale, pienamente in continuità con lo stile che il Drink Kong ci ha fatto conoscere finora e che lo ha portato a diventare il bar n. 1 in Italia secondo la Fifty Best Bars e il n. 16 nel mondo (leggi L’Italia e gli italiani fanno fiesta ai World’s 50 Best Bars 2022). Grafiche essenziali e pochi indizi per capire il drink (anche se alla fine c’è la lista completa degli ingredienti per favorire la ricerca degli allergeni) rendono chiaro il messaggio al cliente: “siamo un instinct bar, vogliamo che giochi con noi”.

Un crescendo di complessità

La lista dei drink parte dall’analcolico, con due proposte che Pistolesi definisce “molto sexy” per chi non beve, quindi si va in crescendo, sia di gradazione alcolica che di “fattore kong”, ovvero di complessità dei drink. È questo infatti uno dei criteri per definire ciascun cocktail, oltre ad acido, sweet e bitter. Inoltre, in onore alla storia del Drink Kong, sono stati tenuti quattro best seller che hanno caratterizzato i due precedenti menù, intitolati rispettivamente Reflections (2018) e New Humans (2020).

«Da un punto di vista tecnico, il fulcro del menu sta nella produzione messa a punto all’interno del Lab di Drink Kong, attraverso la creazione di cordiali, la ridistillazione e la lavorazione dei distillati», spiega il bar manager Livio Morena, che ammette come questo menù sia nato da un processo di pensiero condiviso, in cui sono stati analizzati anche gli aspetti pratici di servizio e perfino gli errori – pochi, visti i risultati – compiuti nei cinque anni di vita del Drink Kong.

Ultima chiamata per il Trofeo Piazza San Marco

Trofeo Piazza San Marco 2023
Il 7 aprile è l'ultimo giorno per isciversi al cocktail contest, ideato da Abi Professional e Associazione Piazza San Marco, che mette alla prova la creatività e la capacità di improvvisare dei bartender. La seconda edizione in scena a Venezia il 17 aprile

Ultimissimi giorni per iscriversi al Trofeo Piazza San Marco, la cocktail competition made in Venice, organizzata dalla sezione Triveneto di Abi Professional e Associazione Piazza San Marco, con Campari Academy come main sponsor. La dead line per il concorso è fissata al prossimo 7 aprile.

La seconda edizione del contest andrà in scena nelle prestigiose sale del Caffè Florian, storico caffè in Piazza San Marco lunedì 17 aprile (inizio ore 14), dove i 20 bartender, selezionati tra tutti gli iscritti, metteranno in gioco la loro creatività, la capacità di improvvisare e le conoscenze nella miscelazione per aggiudicarsi la vittoria.

Ideato per valorizzare la figura del barman e, in particolare avvicinare i giovani a questa professione, il contest si caratterizza per una formula all’apparenza semplice, ma in realtà molto sfidante. Cuore della gara è infatti la creazione e preparazione in pochi minuti di un cocktail originale e replicabile con ingredienti che vengono svelati ai concorrenti solo il giorno della gara stessa.

Prodotti messi loro a disposizione dalle aziende sponsor, per cui almeno si può cominciare a farsi un’idea: Campari Academy, Poli 1898, Volare, Kranebet e Caffè Bistrot.

Come partecipare

La partecipazione al Trofeo Piazza San Marco è aperta ai bartender di tutta la Penisola che abbiano più di 20 anni. Chi voglia cimentarsi nella sfida deve iscriversi entro il 7 aprile sul sito del contest, compilando il form con i propri dati personali, una sintesi della carriera professionale e caricando la propria foto.

Le iscrizioni verranno vagliate da una commissione di Abi Professional che decreterà i 19 concorrenti che prenderanno la sfida. Il ventesimo posto disponibile spetta infatti al vincitore dell’edizione precedente: la barlady Giulia Socia che difenderà il titolo conquistato nel 2022 (leggi Giulia Socia vince il primo Trofeo Piazza San Marco Bartender Challenge ABI).

La gara

Il giorno della competition ai 20 competitor verranno svelati i prodotti che potranno utilizzare. Quindi partirà la gara che li vedrà alternarsi dietro il bancone del Caffè Florian per preparare la loro ricette inventata al momento. Ogni bartender avrà 10 minuti di tempo per la sua prova, dei quali 2 per il setup della postazione e 8 per realizzare la sua ricetta originale e replicabile, che potrà contenere massimo di 6 ingredienti e da servire in bicchiere tumbler alto, tumbler basso o coppetta, preparando 3 esemplari del suo cocktail più 5 assaggi (da 3 cl).

A valutare le prove una giuria di esperti, al momento ancora segreta, che proclamerà il vincitore.

Vincitore che si aggiudicherà il prestigioso Trofeo, un’opera unica in vetro di Murano realizzata da Aav Barbini Specchi Veneziani su disegno del Consorzio Promovetro (entrambi sponsor del contest). La ricetta vincitrice sarà inoltre replicata in tutti gli hotel e i caffè che fanno parte dell’Associazione Piazza San Marco.

Ma i premi non finiscono qui. Perché al campione andrà anche un voucher vacanza, del valore di 2500 euro, degli sponsor Alpitour Francorosso, Bravoclub ed Edenviaggi. Un voucher vacanza, offerto dagli stessi sponsor, premierà anche i bartender che saliranno sugli altri gradini del podio.

Altri sponsor della competitzione sono le aziende Ceado e Flamigni, i quattro locali storici di Piazza San Marco, Caffè Florian, il Gran Caffè Lavena, al Todaro e il Gran Caffè Quadri, e la struttura Ca’ di Dio.

Colombe di Pasqua tra creatività e tradizione – parte seconda

La colomba al cioccolato di Vincente Delicacies
Classiche o creative, ma sempre realizzate con lunghe lievitazioni e ingredienti selezionati. Ecco alcune delle proposte pasquali più interessanti del 2023

Massima attenzione agli ingredienti e ai processi di lievitazione, ma anche accostamenti inediti per risultati sorprendenti: sono questi gli ingredienti che le colombe di Pasqua selezionate per questo 2023 hanno in comune. Dai più famosi pastry chef ai panificatori, passando per cuochi stellati e professionisti, con l'arrivo della festività primaverile, tutti scelgono di cimentarsi con il grande lievitato pasquale. Qui vi proponiamo alcune delle colombe più interessanti portate sul mercato.

La Pasqua 2023 di Casa Manfredi

Giorgia Proia e la sua colomba
La pastry-chef Giorgia Proia torna a sfornare la sua famosa colomba in tre versioni, tutte disponibili anche in vasocottura. È possibile gustare la tradizionale, quella al gusto albicocca e cioccolato, e quella arancia e cioccolato. Non manca la pastiera napoletana con un twist cremoso.

Le novità pasquali di Marchesi 1824

La colomba di Pasqua di Marchesi 1824
Marchesi 1824 propone una variante della colomba classica con arancia candita e cubetti di gianduja fatta con cioccolato al latte e nocciole del Piemonte. L'immancabile colomba tradizionale viene proposta in formato da chilo, 1,5 kg, 2 kg e 3 kg. Fini decori realizzati rigorosamente a mano, impreziosiscono poi la colomba ricoperta da una morbida pasta di mandorle. In più, Marchesi 1824 propone un lievitato salato: la Focaccia pasquale al formaggio e zafferano. Tipica focaccia pasquale del nord Italia, rivisitata in versione salata grazie all’aggiunta di formaggio Kinara e un prezioso zafferano italiano.

La Pasqua secondo Pasticceria Martesana

La colomba e il packaging di Pasticceria Martesana
Vincenzo Santoro e Domenico Di Clemente, pastry chef di Pasticceria Martesana, propongono diverse novità pasquali. Si parte con l'inedita colomba ai frutti rossi con gocce di cioccolato, frolla ai lamponi e zucchero cristallino. Non mancano la colomba tradizionale, quella cioccolato e pistacchi, a cui si aggiunge la versione fichi Del Cilento, cioccolato fondente e mandorle. Presente anche la Pastiera Milanese, versione meneghina del tradizionale dolce partenopeo, decorata con la silhouette del Duomo realizzata in finissimo cioccolato fondente.

Un'ode alla città della Mole

La colomba confezionata de La Perla di Torino
La Perla di Torino ha voluto omaggiare la Pasqua 2023 con diverse creazioni. Dall'uovo al pistacchio alla colomba Antica Torino. Classica nel gusto e nella sua veste, la colomba Antica Torino è morbida e fragrante. Il packaging dallo stile vintage omaggia la bellezza della città della Mole (confezione da 1 kg). Presente anche la colomba arancia e cioccolato dai sentori agrumati, con scorze di arance candite e gocce di cioccolato, ricoperta di glassa di nocciole. Il lievitato è avvolto nel nuovo incarto della Linea Jungle dai pattern colorati e floreali, confezionati a mano (confezione da 750g).

La Pasqua di Olivieri 1882

La colomba e il packaging di Olivieri 1882
Dopo aver conquistato l'America con i suoi lievitati, il pastry chef Nicola Olivieri torna al lavoro sul simbolo della Pasqua: la colomba artigianale. Protagonisti del 2023 sono gli agrumi italiani, declinati in tre proposte: limone e vaniglia; arancia, mandarino e cardamomo; limone, pistacchi e amarene. I nuovissimi gusti, vanno ad aggiungersi alle referenze già consolidate: Colomba Classica; Mela, Uvetta e Cannella; Albicocca e Caramello; Amarena; Pesca; Cioccolato Bianco e Frutti di Bosco; Cioccolato e Pera; Tre Cioccolati e Gianduja. Le colombe Olivieri sono disponibili sia nello store di Arzignano (VI) e all’interno di department store e gastronomie di eccellenza in tutta Italia e all’estero. È possibile acquistarle anche online, sullo shop ufficiale con spedizione diretta in Italia e nel resto del mondo.

La dolce Pasqua di Peck

La colomba di Peck
Elemento immancabile per Pasqua sono le colombe di Peck. Sono disponibili nella versione classica o ai 3 cioccolati: un soffice lievitato, ottenuto grazie a 72 ore di lavorazione e con l’utilizzo delle migliori materie prime.

La Pasqua di Giancarlo Perbellini

La colomba di Giancarlo Perbellini
Due versioni di colomba per Giancarlo Perbellini. Entrambe ricoperte di glassa, mandorle e mandorle amare, è possibile gustare una variante classica all'arancia, con scorze candite tagliate a losanghe e vaniglia del Madagascar, impreziosita da un burro particolarmente profumato e realizzata senza l'aggiunta di ulteriori aromi. La seconda ricetta è la colomba al cioccolato con all’interno una piccola perla e un cubettato, che donano rotondità e acidità e che dissolvendosi nell'impasto creano un sorprendente gioco di consistenze. Disponibili anche le focacce dolci, caratterizzate da un impasto ancora più soffice e alveolato, disponibili al gusto arancia e bergamotto nel formato da 500 grammi.

La Pasqua secondo Tommaso Perrucci

La colomba di Tommaso Perrucci
Tommaso Perrucci omaggia la Pasqua con una colomba classica di grande equilibrio. Pochissima glassa e impasto soffice, con canditi - cedro e arancia - presenti "quanto basta". Ma, oltre la classica, il grande lievitato pasquale è presente in queste versioni: limone candito, cioccolato bianco e mandorla; amarena; triplo cioccolato. Da Tommaso Perrucci è possibile assaggiare il Pane di Pasqua, un omaggio alla pasticceria di Andrea Tortora, farcito di gianduia fondente, arancia e mela annurca. Da provare anche le scarcelle artigianali.

Cinque novità da Pistì

La colomba di Pistì
Il laboratorio artigianale brontese Pistì si prepara a portare sulle tavole cinque novità in occasione della Pasqua 2023. Le parole chiave sono sempre lievitazione naturale e ingredienti di prima qualità. Si parte con la tre cioccolati (bianco, extra fondente e latte). Segue la colomba al gusto di fragola candita con cioccolato extra fondente al 70% con pistacchi interi. La terza variante è una colomba artigianale con ciliegia candita, glassa al cioccolato e pistacchi interi. Nella quarta colomba Pistì l’ingrediente principale è il cioccolato di Modica IGP che incontra la ciliegia candita e una copertura di cioccolato e scaglie croccanti. L'ultima versione celebra il Mandarino di Ciaculli. Tutte le colombe sono disponibili in formati da 750 grammi.

I lievitati di Mattia Premoli

La colomba di Mattia Premoli
Già premiato da Fipgc e Artisti del Panettone, di cui è stato finalista anche a Natale, Mattia Premoli propone le sue colombe artigianali. Realizzate senza conservanti chimici, durano un mese al massimo e vengono proposte con un cocktail pairing acquistabile online. Tra le varianti disponibili, oltre la tradizionale, ci sono: Cioccolato Ruby, Amarene e Bacche di Goji; Pistacchio e Limone Costa D’Amalfi Igp; Fragoline, Cioccolato Bianco e Pepe del Sichuan; Cioccolato e Cramberry; Pesca e Albicocca.

Le colombe firmate da Roberto Rinaldini

Le colombe di Roberto Rinaldini
Sessanta ore di lievitazione e ingredienti esclusivi, in abbinamenti tra tradizione e modernità: questa la ricetta alla base della colomba di Roberto Rinaldini. Sullo store online e nei punti vendita di Milano, Roma e Rimini sono disponibili tre versioni. La prima è la Colomba N.1: un classico d'autore con impasto arricchito da scorze di arancia candita, aromatizzato dall’inconfondibile e pregiata Vaniglia Bourbon. Infine, la glassatura di zucchero e mandorle croccanti completano questo classico dei classici. Disponibile in formato da 500 g e 1 kg. La Colomba N.2 presenta un impasto impreziosito con fragoline di bosco, albicocche semicandite e fave di Tonka. Disponibile in formato da 1 kg. Infine, c'è la Colomba N. 3. L'impasto è profumato alla Vaniglia Bourbon, con amarene semicandite, gocce di Cioccolato Fondente del Venezuela 73% e glassa al pistacchio. Disponibile in formato da 1,2 kg. Altissima attenzione al packaging, realizzato con stampe floreali in omaggio alla primavera.

La colomba artigianale di Romanengo

La colomba di Romanengo
Il mandarino candito di Romanengo sposa un impasto leggero e avvolgente, a lenta lievitazione, realizzato da Gian Piero Vivalda, chef due stelle Michelin del ristorante Antica Corona Reale di Cervere (Cuneo). Il lievitato è realizzato con ingredienti di prima qualità, senza conservanti e aromi artificiali. Disponibile fasciata nell’iconico incarto blu chiuso da uno spago bianco, secondo la tradizione Romanengo, o in una preziosa scatola di legno.

La colomba d'alta quota di Matteo Sormani

La colomba di montagna di Matteo Sormani
Lo chef Matteo Sormani omaggia la Pasqua con la sua colomba al sapore di montagna. Nasce in Piemonte, a Riale (VB), a 1.800 metri di altitudine, con ingredienti piemontesi d'alta quota. Lievito madre, aria e acqua delle Alpi Lepontine, unite all'estro creativo dello chef, che vi unisce il fieno locale. Nell'impasto si ritrovano albicocche candite. La glassatura resta tradizionale, ma croccante grazie all'agigunta di farina di mais, nocciole e arance candite. Le colombe possono essere ordinate online oppure assaporate nella storica locanda dello chef a Riale, Walser Schtuba.

La Pasqua di Fabio Tisti

La colomba di Fabio Tisti
Dal laboratorio di Domodossola Fabio Tisti, trentenne pastry chef, propone cinque lievitati artigianali. La colomba classica viene declinata al pistacchio, al cioccolato, pesche e amaretti. In più, la novità di Pasqua 2023: la colomba Ossolana. Si tratta di un impasto realizzato con materie prime del suo territorio: il burro delle Latteria di Crodo, il timo e il rosmarino raccolti nei prati ossolani, il miele d’alta montagna, le uova da allevamenti biologici, le albicocche candite che arricchiscono l'impasto soffice e fragrante. E, per finire, la glassa fatta con la farina gialla di Beura, prodotta da mais integrale dal gusto deciso e macinata a pietra. Il risultato è una colomba fragrante, non eccessivamente dolce, ricca di sapori e profumi che sanno di montagna, con quel tocco “crunchy” dato dalla glassa che la rende ancora più interessante all’assaggio.

La Pasqua di Tomarchio

Le colombe di Tomarchio
La pasticceria siciliana Tomarchio presenta quattro versione di colombe pasquali. Per i puristi della tradizione è disponibile la colomba artigianale con canditi. Progettata anche quella senza canditi. Presente in catalogo anche la colomba senza canditi ricoperta con cioccolato bianco e pistacchio, con un impasto super soffice, crema al pistacchio siciliano tostato per la farcia e copertura con riccioli di cioccolato bianco e granella di pistacchio. La variante al cioccolato poi presenta al suo interno una cubetti di cioccolato e una copertura di cioccolato al latte e nocciole. Tutte le ricette esaltano il legame con il territorio declinato in gusti innovativi e accattivanti. Il morbido impasto, lavorato senza l'utilizzo di conservanti, viene sottoposto ad una lenta lievitazione, che supera le 30 ore e che permette di trattenere al proprio interno la genuinità di tutti gli ingredienti.

Il PandUovo di Andrea Tortora

Il PandUovo di Andrea Tortora (ph. Marco Dandolfi)
Alla forma dell'uovo Andrea Tortora dedica uno speciale lievitato pasquale: il PandUovo. Si tratta di un lievitato soffice, con note di burro e vaniglia, che si mescolano ad altri ingredienti semplici, concentrati però in una nuova forma. La nuova forma prende le mosse dal brevetto del mezzo uovo, depositato nel 2018. Dopo quattro anni, ritrovando questi stampi, Tortora ha avuto l'idea di inserire un impasto lievitato simile a quello del pandoro. È bastato uno schizzo su foglio a matita, con l'aiuto di Marco D'Andolfi e dello storico stampista di Verona, per creare una matrice unica nel suo genere. Da qui inizia la storia di PanDuovo.

Oltre la tradizione con Fabio Tuccillo

Strawberry temptation: la novità di Tuccillo Bakery
Fabio Tuccillo, chef dell'omonima bakery, ridisegna la Pasqua 2023 attraverso uova e naturalmente colombe pasquali. Medaglia d’argento al concorso Miglior Colomba d'Italia Fipgc, Tuccillo propone la colomba classica accompagnata da sei versioni: doppio cioccolato; frutti di bosco; pistacchio; Strawberry temptation; Tuccibueno e Pastiera del Vesuvio.

Le colombe Vincente Delicacies omaggiano le ceramiche

La colomba al cioccolato di Vincente Delicacies
Per la Pasqua 2023, la pasticceria brontese Vincente Delicacies propone cinque nuove colombe ispirate alle tradizionali ceramiche di Santo Stefano di Camastra, conosciuta in Sicilia come "la città della ceramica". I motivi floreali e le colorazioni sgargianti sui toni del blu sono riprodotti sull'involucro delle colombe. Le varianti del lievitato pasquale sono: fragola candita con glassa al cioccolato fondente e pistacchi interi; ciliegie candite e cioccolato di Modica Igp; cioccolato extra fondente; canditi d’arancia rossa di Sicilia e glassa al cioccolato fondente; tre cioccolati. Tutte le colombe sono disponibili in formato da 750 grammi.

La Pasqua 2023 firmata Diego Vitagliano

La colomba di Diego Vitagliano
Per questa Pasqua 2023 arriva la colomba artigianale di Diego Vitagliano. Il maestro pizzaiolo napoletano dedica alla sua città una nuova linea di colombe disponibili in quattro gusti diversi. Oltre alla classica, è disponibile quella al cioccolato fondente con glassa di cioccolato al latte, cioccolato bianco al caramello, limone candito della costiera. Ci sono anche il tortano, il casatiello e la pastiera, come da buona tradizione. Il tutto disponibile con spedizione in tutta Italia tramite lo shop online e nelle pizzerie di Napoli, Pozzuoli e nella nuova sede di Roma.

Le colombe di Pasqua firmate da Beatrice Volta

La colomba di Beatrice Volta
Beatrice Volta, pastry chef e proprietaria di Pasticceria Come una Volta (Pistoia), per la Pasqua 2023 propone la sua colomba in versione classica e in altre sette varianti: cioccoarancia, cioccopera, tre cioccolati, sacher, frutti di bosco e cioccolato Ruby, sapori d'oriente, limoncello e pistacchio. Per i suoi grandi lievitati, premiati anche da Fipgc, usa esclusivamente lievito naturale e ingredienti selezionati.

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