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Inaugurata la nuova sede di Molinari a Roma

Uffici Molinari 1
L'azienda ha aperto nel cuore della Capitale una sede di rappresentanza. Il disegno degli spazi è ispirato al concept della trasparenza, in linea con i valori del brand e del suo iconico prodotto, per favorire l'interazione e la socializzazione dei team di lavoro

Molinari prende casa a Roma. L’azienda ha aperto una sede di rappresentanza in via Bissolati, proprio nel centro della Capitale. I nuovi uffici sono collocati all’interno di un raffinato palazzo razionalista, progettato nel 1939 da Ugo Giovannozzi.

A disegnare gli spazi lo studio di progettazione Crachi secondo un concept basato sull’idea di trasparenza, che rappresenta proprio uno dei valori dell’azienda e del suo iconico prodotto, la Sambuca Extra, creato dal fondatore Angelo Molinari nel 1945.

La nuova sede vuole infatti essere un luogo dove poter interagire visivamente con tutte le persone presenti, compresi gli ospiti, ma è stata concepita anche in funzione di un altro obiettivo: favorire e sviluppare la socializzazione tra team di lavoro anche attraverso la condivisione degli spazi. A questo scopo oltre a grandi sale riunioni sono a disposizione degli ospiti spazi meno formali con divani e poltrone.

«Siamo molto orgogliosi dell’apertura di questi nuovi uffici – ha commentato Inge Molinari, presidente dell’azienda –. La nostra struttura è in espansione e sentivamo l’esigenza di avere nuovi spazi più funzionali». Anche la scelta della location non è stata casuale. «Vuole rappresentare anche un tributo alla nostra storia – ha spiegato -. È in un bar di via Veneto, a pochi passi dalla nostra nuova sede, che negli anni Sessanta il successo della Molinari ebbe inizio».

La nuova struttura si aggiunge a quella di Civitavecchia, città di nascita dell’azienda, dove sono presenti gli uffici amministrativi e lo storico stabilimento produttivo, e alla sede produttiva di Colfelice, in provincia di Frosinone.

A Pasquale Russo l’edizione 2023 della Wine Cocktail Competition

Wine Cocktail Competition 2023 premiazione
Il bartender del 33 di Aversa (Napoli) si aggiudica l'edizione 2023 del contest che promuove l'uso del vino in miscelazione. Il racconto della gara, svoltasi nello storico Palazzo Paternò a Caserta, e le ricette sul podio

Ad accoglierci quest’anno è un palazzo settecentesco, con i suoi cortili, lo stile barocco. È Palazzo Paternò, uno dei più antichi di Caserta: un piccolo gioiello, costruito quasi in contemporanea con la Reggia. Quest’anno è diventato la sede della settima edizione della Wine Cocktail Competition.

Venti i concorrenti in gara, provenienti da tutta Italia, a sfidarsi in una gara dalla formula fedele alle sue origini: tre cocktail da preparare, stessa ricetta, l’uso del vino come ingrediente principale (leggi Scelti i 20 finalisti della Wine Cocktail Competition 2023)

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A giudicarli, una giuria tecnica composta da Salvatore D’Anna (bar manager dell’Archivio Storico e dello Scottojonno di Napoli), Ilaria Bello (proprietaria del Talea di Torvaianica e brand ambassador Fabbri 1905), Francesca Gentile del Funi 1898 di Montecatini Terme, Francesco Drago del Riva Cocktail Bar di Trani, più una giuria di comunicazione composta dal sottoscritto e dalla collega Laura Ferrante di Caserta Web.

Il vino nella miscelazione contemporanea

L’edizione di quest’anno, presentata dal bartender Francesco Conte e dalla rappresentante di Telethon Melina Cortese, ha confermato un trend che già si osservava da tempo: il vino è modellato nelle tante forme dettate dalla miscelazione moderna: dalla creazione di sode, ai tanti shrub e sciroppi, fino a un impensato binomio con il caffè preparato in Aeropress.

Tra le soluzioni più strane, c’è il Vino di Banana di Giovanni Curcio dell’Arienzo al Corso di Salerno. Al centro del drink c’è un fermentato al frutto esotico preparato in tre giorni e perfezionato in anfora, capace di combinarsi alla perfezione con uno spumante Maria Cristina metodo classico, ben supportato da vodka, cordiale homemade alle foglie di fico e Angostura bitter. Servito un un’elegante flute, si è rivelata un’ottima soluzione creativa, per un terzo posto meritato.

Nel sorseggiarlo, pensavamo alla strana combinazione tra il classicismo dell’arredo attorno a noi e la modernità della mixology proposta in gara. È lo stesso contrasto che ritroviamo nel Mummarella di Vincenzo Palumbo de L’Antiquario di Napoli, secondo classificato: ispirato all’antica tradizione degli acquafrescai napoletani, il drink si dimostra semplice e complesso, tradizionale e moderno, allo stesso tempo. Un Greco di Tufo Nestore di Tenuta Cavalier Pepe, esaltato nelle tonalità da un cordiale homemade al liquore Strega e basilico, rifinito da una soda all’oleo saccarum e agrumi. Ne esce un miscelato dalle componenti base semplici, fresche, quasi basilari, quanto capaci di sorprendere con note di una complessità non scontate. Premiato anche come migliore decorazione, grazie a un suggestivo bicchiere in terracotta.

Tributo al vino nel cocktail vincitore

Ma la cura di ogni minimo dettaglio è stata protagonista anche nel signature che ha vinto questa edizione: Change di Pasquale Russo del 33 di Aversa (Napoli). Qui il tema del vino si è dimostrato onnipresente in ogni aspetto del drink: dal bicchiere ricavato dal fondo della bottiglia e bordato con il sughero del tappo, alla tintura homemade ricavata dal legno di vite, fino a un cordiale realizzato con foglie di vite e mosto.

Solitamente, l’abbondanza di fermentati artigianali può danneggiare l’equilibrio di un drink, portando a diversi vicoli cechi nell’ideazione di una proposta in competizione, tuttavia il bartender aversano è stato capace di conservare l’armonia dei sentori, supportando ed esaltando con sapienza le due basi, composte da un bianco Falerno del Massico Doc e un’acquavite di uva bianca. Un risultato davvero notevole, per un meritatissimo primo posto.

Vincitore del Premio alla Comunicazione è stato Stefano Armando Gargiulo dell’Inn Beach Resort di Paestum (Salerno), autore di una simpatica rivisitazione musicale del brano Miss Nostalgia degli Stadio.

Cresce la cultura del vino in mixology, la competition. E la solidarietà

Salutiamo Palazzo Paternò e la sua magia sospesa nel tempo, salutiamo il patron Renato Pinfildi (co-proprietario dell’Hide Speakeasy e del Cafè du Monde di Caserta), ce ne andiamo soddisfatti: la Wine Cocktail Competition ha dimostrato ancora una volta i grandi passi in avanti della miscelazione nostrana. Nel farlo, non dimentichiamo la nostra donazione a Telethon, da sempre a fianco della manifestazione: quest’anno sono stati raccolti più di 1100 euro. Una buona tradizione, che aiuta il progresso.

Le ricette della Wine Cocktail Competition

Change di Pasquale Russo

 


Ingredienti:
30 ml Falerno del Massico Doc bianco 1880, 30 ml UÈ Acquavite di uva bianca Nonino, 10 ml tintura di legno di vite home made*, 45 ml di cordiale ossidato di foglie di vite e mosto home made**
*
Tintura di legno di vite: 500 g legno di vite secco, 500 g vodka neutra a 50 vol, messo in macerazione 50 giorni
** Cordiale: 600 g di acqua infusa alle foglie di vite, 400 g di Falerno del Massico Bianco ossidato 15 giorni, 200 g mosto d'uva cotto, 100 g di zucchero, 2 g acido citrico, 3 g acido malico, 12 g acido ascorbico, 2 g acido tartarico
Preparazione:
strain

Mummarella di Vincenzo Palumbo
Ingredienti:
45 ml Nestore Greco di Tufo Docg, 22,5 ml cordiale al liquore Strega e Basilico home made*, top di soda agli agrumi home made**
* Cordiale al liquore Strega e Basilico: infuso di basilico in liquore Strega, bilanciato con acqua, zucchero e acido citrico.
**Soda agli agrumi: soda con acqua aromatizzata all’oleo saccarum di agrumi misti e succo
Preparazione:
build

Vino di Banana di Giovanni Curcio
Ingredienti:
40 ml Maria Cristina spumante metodo classico 24 mesi Oltrepo pavese Doc pinot nero, 15 ml Vodka Ciroc, 30 ml vino di banana home made*, 65 ml di cordiale alle foglie di fico home made**, 2 dash di Angostura Bitter
* Vino di banana: 150 g di banane mature intere, 100 g di zucchero, 1 l di acqua lasciati in un barattolo aperto, coperto da un panno per qualche giorno per avviare la fermentazione spontanea della durata di 2 giorni. Controllare che non fermenti troppo, trasferire poi in anfora con gorgogliatore e lasciar riposare per altri 3 giorni. Filtrare e imbottigliare con tappo a pressione
** Cordiale alle foglie di fico: 5 g foglie di fico, 1 l acqua, 100 g zucchero e acido citrico per raggiungere lo 0,5% sul totale. Cuocere in vaso chiuso ermeticamente per 10 minuti a bagnomaria
Preparazione:
shake & strain

Bio e dai gusti originali: i mixer Galvanina

mixer bio Galvanina
Cinque toniche e quattro sodate compongono la linea dedicata alla mixology. Prodotti versatili, dalle sfumature aromatiche originali e insolite per dare vita a creazioni alcoliche e analcoliche. Come mostrano le ricette di Emanuele Broccatelli

Gusto pulito, con sfumature aromatiche originali e insolite, effervescenza persistente, 100% bio. Sono le caratteristiche della gamma di mixer di Galvanina, storica realtà del beverage, nata all’inizio del secolo scorso e attiva nel settore delle acque minerali e delle bevande.

Una gamma dedicata alla miscelazione, che spicca per la freschezza, la versatilità e i sapori ricercati dei prodotti, pensati per dare un tocco di gusto in più a cocktail alcolici e analcolici. Nove le referenze che la compongono, cinque toniche e quattro sodate, tutte preparate con materie prime di qualità, accuratamente selezionate e rigorosamente biologiche, e proposte in bottiglietta di vetro in formato 20 cl.

Le toniche

La gamma di toniche, comprende la Classica, caratterizzata dal equilibrio perfetto tra nota amara e acidità, che la rende adatta a ogni tipologia di gin, e quattro referenze aromatizzate. Mediterranea, dalle fragranze ben bilanciate e dalla balsamicità accattivante, ideale per unirsi a vodka e gin agrumati e floreali. Italiana, dal sapore delicato e non invasivo, dal quale emergono note di bergamotto e basilico, che conferiscono eleganza, e la rendono perfetta per unirsi a gin London dry, vermouth rosso, liquori e aperitivi. Mandrino verde, dal gusto originale dato dalla particolarità dell’agrume e dalla sua spiccata freschezza, che ne fanno un prodotto per la miscelazione più ricercata e creativa, sposandosi bene con London dry, gin con botaniche decise e vodka. Pompelmo giallo, decisa e ricercata, con un graffio sugli eleganti amaricanti del pompelmo, e molto versatile, abbinandosi bene a gin e tequila.

Le sodate

Non minore varietà e originalità di gusti presentano le quattro sodate. Bitter Lemon, caratterizzata dall’intensità del profumo e del sapore dei limoni di Sicilia con i quali è preparata, esaltata dalla perdurante effervescenza, e ideale per unirsi a gin e vodka. Cola Ginger, un’originale cola impreziosita dal sottile sapore di zenzero, adatta per miscelarsi a distillati “oro” e per il twist di ricette classiche e tropical. Ginger Beer, dal gusto potente, grazie alla piccantezza dell’estratto di radice di zenzero e succo della radice e impreziosito dall’aroma di lemongrass, anch’essa indicata per la rivisitazione di ricette classiche e tropical e per combinarsi con miscelati oro, ma anche bianchi. Pompelmo rosa, dalla dolce e profumata nota floreale che si sprigiona con avvolgente intensità e dal retrogusto piacevolmente amarognolo, attenuato dalla nota dolce della variante rosa dell’agrume e ideale per un Paloma e cocktail a base tequila.

Le ricette di Emanuele Broccatelli

Della dimostrazione delle infinite possibilità offerto dai mixer Galvanina in miscelazione ha dato prova la drink list creata da Emanuele Broccatelli, Liquid Consultant al W Rome, per il marchio, in collaborazione con Drink It e Distillerie Capitoline, azienda specializzata nella produzione di liquori e distillati a base di ingredienti del Lazio, presentata in occasione del Bar Show di Roma. Sei ricette, quattro alcoliche e due analcoliche, dove le varie bevande sono state abbinate a gin, amari e liquori, dando vita a creazioni, facili da replicare, che hanno tccato profili di gusto diversi.

The Ginger Side
Ingredienti:
50 ml Amaro Perfetto, 15 ml succo di limone, top Ginger Beer Galvanina
Preparazione:
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All’italiana
Ingredienti:
50 ml Aperitivo, top Tonica Mandarino verde Galvanina
Preparazione:
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Isolabella
Ingredienti:
50 ml Raizes, 20 ml succo di mandarino, 10 ml zucchero, top Tonica Mediterranea Galvanina
Preparazione:
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Viscio Pop
Ingredienti:
50 ml Visciolata, shrub aceto di lamponi, top Pompelmo rosa Galvanina
Preparazione:
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Berga Bomb
Ingredienti:
50ml Er Gin, 20 ml succo di limone, 10 ml sciroppo di agrumi, top Tonica Italiana Galvanina
Preparazione:
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Root Crush
Ingredienti:
50 ml Amaro Distillerie Capitoline, 10 ml succo di lime, 5 ml Sciroppo 5 spezie, top Cola Ginger Galvanina
Preparazione:
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Thyme Warp
Ingredienti:
30 ml succo di limone, 15 ml sciroppo di timo, top Tonica Pompelmo giallo Galvanina
Preparazione:
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Vanilla Blitz
Ingredienti:
succo di passion fruit, sciroppo di vaniglia, top bitter Lemon Galvanina
Preparazione:
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Dalla Corte organizza ad Atene il World Espresso Championship

Dalla Corte World Espresso Championship
Il giorno dopo la chiusura del Woc, i migliori baristi dei campionati mondiali brewers e barista concorrono tra loro per un premio di 4mila euro.

Domenica 25 giugno Dalla Corte appuntamento ai finalisti mondiali dei campionati brewers e barista del circuito Sca che hanno gareggiato nell’ambito del Woc di Atene (in programma fino al 24 di giugno, quando verranno decretati i vincitori delle 4 categorie in gara) presso il 360 Cocktail bar di Atene.

Dalle 15,00 prende il via il World Espresso Championsip, una competizione e eliminazione diretta per selezionare il migliore barista al mondo nella preparazione dell’espresso. Il premio finale è di 4mila euro, dunque ci si aspetta una nutrita partecipazione e grande coinvolgimento di tutti i partecipanti. 

In un luogo vivace con interni in stile industriale e un giardino sul tetto dove si gustano cocktail d’autore ed eccellenti caffè, i concorrenti avranno a propria disposizione una macchina espresso Dalla Corte Zero con l'innovativa Estrazione Freestyle. Questa funzione consente di modificare la portata dell'acqua durante l'estrazione per estrarre diversi aromi e proprietà organolettiche, dando vita a un'esperienza di espresso unica.

Ogni round vedrà estratti due concorrenti che dovranno preparare simultaneamente il loro espresso. Con soli 15 minuti per creare la loro ricetta, hanno poi 6 minuti per preparare, estrarre e presentare quattro tazzine di espresso identiche tra loro. Tre degli espressi verranno presentati alla giuria, mentre un quarto viene degustato dal concorrente. I giudici, senza scheda di valutazione o criteri formali, valutano alla cieca ogni espresso e fanno la propria valutazione su quale sia il migliore: al tre, tutti i giudici indicano il loro caffè preferito, con il vincitore che passa al round successivo e il perdente eliminato dalla gara. Il gran finale vedrà il vincitore andarsene con l'ambìto premio. 

A rendere possibile e dare eco alla manifestazione concorrono il distributore locale e partner in Grecia Eurogat; in campo ci saranno i macinacaffè di Mahlkönig e il caffè di Wisecup Coffee Roasters. Anche Puq Press e BWT daranno il loro supporto per garantire che l'evento si svolga in modo fluido ed efficiente. Perfect Daily Grind fornirà copertura dell’evento.

Gelato e luxury experience: una leva per i punti vendita?

Byakuya gelato cr. Twitter
Dopo la notizia del gelato giapponese da oltre seimila euro, abbiamo chiesto a Roberto Lobrano di analizzare il fenomeno

«Le luxury experience legate al gelato potrebbero essere utilizzate per riposizionare un prodotto considerato di poco prezzo». Roberto Lobrano, gelatiere, esperto e formatore, commenta così la notizia che ha fatto alzare più di un sopracciglio nel mondo della gelateria. È di qualche tempo fa la notizia della messa in commercio di Byakuya, quello che il Guinness dei primati ha definito il gelato più costoso al mondo. Infatti, una pallina di questo gusto costa 6.211 euro.

Il caso Byakuya

Il gusto Byakuya (dal nome del personaggio della serie manga e anime Bleach) è stato realizzato dall’azienda giapponese Cellato con la collaborazione dello chef Tadayoshi Yamada, il capo chef di RiVi, un ristorante di Osaka noto per la sua cucina fusion. Gli ingredienti usati per confezionarlo sono: il tartufo bianco di Alba, il Parmigiano Reggiano e il sake kasu, oltre all’aggiunta di una foglia d’oro edibile. C'è voluto un anno mezzo di lavoro per perfezionare quello che oggi è diventato il gusto più costoso al mondo.

L'intervista a Roberto Lobrano: «Emergere in un ambiente competitivo»

Gelato e luxury experience: il fenomeno è in espansione anche da noi. Come interpreta il trend?

Si tratta di operazioni di marketing importanti, pensate per poter emergere in un ambiente molto competitivo, dove il gelato è considerato un prodotto di poco prezzo. Utilizzare la leva luxury riposiziona il prodotto e fa parlare del settore e della gelateria. Difficile, però, che un prodotto simile abbia un senso da un punto di vista economico. Ma, anche se la materia può essere molto costosa, non è su quello che si fa margine.

In che senso?

Se utilizzo la foglia oro o ingredienti cari all'origine, sto facendo un'operazione di marketing con alle spalle ingredienti di alto valore. Inoltre, non è detto che ingredienti cari facciano un gelato dall'esperienza sensoriale corretta.

Cosa è necessario fare per valorizzare il prodotto gelato?

La percezione del gelato fatto con ingredienti naturali di alta qualità dovrebbe essere equiparata a quella dei prodotti gastronomici. Ma questo aspetto dipende anche da chi fa il gelato e dall'esperienza che ha alle spalle. Un conto è che lo faccia un gelatiere sconosciuto, un altro se a farlo è Carlo Cracco. In quel caso, si arriverebbe a legittimare anche un prezzo alto per il cono.

Bee’s Knees, lo speakeasy giapponese che non c’entra con il Giappone

Bee's Knees
Toru Ariyoshi, bar manager del Bee's Knees di Kyoto. Courtesy Maurizio Marassi
Disaronno ha portato in Italia Toru Ariyoshi, bar manager del Bee's Knees di Kyoto, stabilmente nei 50 best dell'Asia. Con un format che strizza l'occhio ai turisti occidentali...

Controcorrente: è la costante che ha caratterizzato il ventennale percorso professionale di Toru Ariyoshi, 42enne giramondo, bar manager del Bee's Knees di Kyoto, piccolo speakeasy (ha solo 20 posti) che si è saputo ritagliare stabilmente un posto tra i 50 migliori bar dell'Asia secondo The World's 50 best bars.

Disaronno l'ha invitato in Italia per far conoscere il suo stile di miscelazione, basato su una rivisitazione dei grandi classici a colpi di instagrammabilità e giocosità. L'abbiamo incontrato al termine della sua guest da Officina Milano per farci raccontare come ha scalato le classifiche mondiali.

L'obiettivo di Toru, oggi, è portare il Bee's Knees tra i migliori 50 del mondo. Con un locale che si discosta da quello dei grandi cocktail bar giapponesi, tutti servizio impeccabile e stile distaccato.
Del resto, competere e fare diverso dagli altri sono i due binari su cui Toru viaggia da sempre.

A cominciare da quando, nel 2008, si è trasferito a Las Vegas per imparare, da autodidatta, l'arte del flair bartending, in Giappone quasi sconosciuta. Per dieci anni viaggia in giro per il mondo, partecipando a oltre 100 competizioni internazionali, per poi rientrare a Tokyo quando capisce che il flair sta perdendo appeal e lui la voglia di gareggiare.

La scommessa del Bee's Knees

Nl 2018 accetta la scommessa del Bee's Knees: portare l'alta miscelazione a Kyoto, città quasi a digiuno di "cocktail culture".

L'intuizione? Creare, nella città più giapponese del Giappone, meta di tutti i turisti stranieri che visitano il Paese, un angolo d'America: uno speakeasy dove gli occidentali, dopo aver fatto il pieno di pagode, templi e cene kaiseki, possano "tornare a casa", rifugiandosi in un american bar d'altri tempi dove bere grandi classici rivisitati in chiave contemporanea con l'aggiunta di effetti wow. «Il 99% dei nostri clienti sono turisti occidentali» spiega Toru.

Il Bee's Knees strizza l'occhio agli anglofili già dal nome: che è si il nome di un cocktail al miele che fa parte della lista Iba molto in voga durante il Proibizionismo (naturalmente presente nel menu e naturalmente il best seller del locale), ma che è altresì un'espressione inglese che significa "il meglio del meglio".

L'ironia e l'eccentricità sono il filo conduttore del locale fin dall'ingresso, una porta gialla con la scritta "The bookstore". In lista il "Not godfather", con il fumo che esce dal cappello, o il "Samurai Highball", due dei drink presentati a Milano.

Se andate a Kyoto, non è detto che troviate Toru dietro il bancone: per buona parte del tempo è in viaggio, a fare guest o trovare guest da portare a Kyoto (tra gli ospiti di quest'anno c'è stato anche Patrick Pistolesi): è così che si scalano le classifiche...

 

Mixology con Nespresso al Romeo Bistrot & Cocktail Bar

Nespresso Romeo Verona
La linea di capsule professionali del noto brand diventano protagoniste di alcune creazioni nella carta del locale firmate da Andrea Cason. Una collaborazione che punta a esplorare nuove possibilità per la coffee mixology

Dalla capsula allo shaker. Il caffè di Nepresso incontra la mixology di Romeo Bistrot & Cocktail Bar, locale aperto nel cuore di Verona nel 2020. Una collaborazione che nasce dalla voglia di portare la coffee mixology ad alti livelli, ma anche dalla presenza sempre più importante dell'azienda nel settore dell'horeca.

Conosciuta soprattutto per il consumo a casa, Nespresso non è nuova nel mondo b2b: la sua linea per professionisti, che oggi conta una ventina di referenze, è nata nel 1994. E al momento sono circa duemila gli indirizzi (dagli hotel ai ristoranti) che utilizzano le capsule Nespresso. Dall'autunno 2022 c'è stato però un passo avanti, con la creazione dei Top Outlet: locali con cui viene stretta una collaborazione intensa e biunivoca, che prevede per esempio l'inserimento del logo Nespresso (pur nel massimo rispetto dell'identità del locale). Sono quattro in tutta Italia: Spoon a Milano, Circolo Vittorio a Roma, Phi Beach in Sardegna e appunto Romeo a Verona.

Il caffè nei drink e nel food

Andrea Cason, tra i fondatori di Romeo e della Bartenders Academy Italia, ha studiato nuovi e curiosi abbinamenti per dare una nuova vita al caffè nei drink e nel food. Ne è nato così un signature drink entrato nella carta del bistrot (il locale, dalle atmosfere di giungla urbana, si sviluppa anche con un cocktail bar al piano superiore) che si chiama What else?, citando George Clooney nello spot di Nespresso. Gli ingredienti? Ketel One Vodka, liquore Mastiha Skinos, caramello salato, Nespresso Ristretto e Mole Bitters. Una rilettura del classico Espresso Martini dalle note inusuali.

Per questa estate Cason ha deciso poi di esplorare il caffè Nespresso con un tocco esotico e ha messo a punto un drink stagionale che viene proposto in abbinamento a una tapa creata ad hoc (il costo del pairing è 15 euro). Sia nel piatto sia nel bicchiere c'è il caffè: il cocktail è un sorprendente mix di Savoia Americano, liquore alla banana e Nespresso Ice Intenso, è preparato usando Nespresso Barista e alla vista richiama immediatamente il caffè shakerato, grande protagonista dei mesi più caldi. Dalla cucina esce invece una colorata tapa di gamberi alla catalana con crema di caffè Nespresso Peru Organic, mango, latte di cocco e chips di platano fritto. Un matrimonio che incuriosisce e convince.

Sdoganare il caffè nei cocktail

«Lo scoglio è riuscire a sdoganare il caffè anche nei cocktail, oltre che come dopo pasto e al mattino», spiega Cason, che in mixology lo usa sia in polvere (rompendo le capsule), sia una volta erogato, sia recuperando i fondi esausti dalle capsule usate. Grazie alla varietà di referenze della linea Nespresso Professional, inoltre, il barman ha a disposizione caffè con caratteristiche molto diverse tra loro: se il Nespresso Ristretto, per esempio, è un mix intenso di Arabica e Robusta, il Nespresso Peru Organic è un caffè Arabica biologico chiaro e con note fruttate, mentre Nespresso Ice (nelle varianti Leggero e Intenso) è pensato specificatamente per le preparazioni fredde.

«I nostri caffè di altissima qualità, e la grande varietà di oltre venti miscele diverse per il settore Professional, sono il complemento perfetto per la realizzazione di cocktail sofisticati e innovativi», commenta Dario Sacco, direttore commerciale b2b di Nespresso. «Siamo costantemente ispirati e assolutamente sorpresi dalle creazioni che i mixologist sviluppano utilizzando le nostre capsule. La nostra collaborazione con Romeo ci permette di esplorare nuove frontiere nel mondo del caffè, portando un’offerta di degustazione senza precedenti ai nostri clienti».

Una ricca carta di caffè

Grazie alla partnership con Nespresso Romeo ha inoltre una ricca carta di caffè, resa possibile dall'uso delle capsule. Abbandonare la macchina da espresso, per un bistrot che non fa abbastanza tazzine da giustificarla, è stata infatti una scelta quasi obbligata. Il passaggio alle capsule permette di avere un risultato sempre costante (senza problemi di ossidazione dei grani, di manutenzione della macchina e così via) e dà ai clienti la possibilità di scegliere tra diverse tipologie di miscele.

Rhinoceros: il nuovo spazio gastronomico&mixology a Roma con vista da Grande bellezza

Rhinoceros
Sorge in cima a una palazzina del Seicento nel cuore della Capitale il nuovo spazio esclusivo che fonde arte, mixology e cucina di Manfredi Fine Hotels Collection. A guidare il cocktail bar Christian Comparone, che ha ideato una drink list con cinque signature dedicati ad altrettante specie di rinoceronte in stretta sinergia con la cucina

Dopo giorni ininterrotti di pioggia, è il momento giusto per vedere il tramonto dalla nuova terrazza che si preannuncia come il nuovo place to be di Roma, dove arte, mixology e cucina si fondono creando un unicum, sotto la guida della Manfredi Fine Hotels Collection. Siamo al Rhinoceros Le Restau & RoofBar, in cima alla Fondazione Rhinoceros, il palazzo dell’arte a due passi dal Circo Massimo inaugurato nel 2018 da Alda Fendi. Una palazzina del Seicento che, con l’intervento dell’architetto Jean Nouvel è diventato luogo di cultura e ospitalità al servizio di turisti e romani appassionati di arte contemporanea. Tutto intorno, una stratificazione dei secoli che hanno fatto grande Roma, che dalla terrazza e ancor più dall’altana, va a fondersi con le luci del tramonto prima e della notte poi.

In questo contesto, il gruppo che già possiede a Roma Palazzo Manfredi, con all’interno le esperienze stellari di Aroma (1 stella Michelin) e del The Court (n.77 della lista 50 Best Bars), ha accettato la sfida di riportare su questa terrazza le atmosfere che hanno reso famoso l’hotel con vista sul Colosseo. Sono le atmosfere da Grande Bellezza romana: terrazza con un panorama a 360° che spazia dal Palatino al Cupolone in lontananza, cucina fine dining con la supervisione dello chef Giuseppe Di Iorio del ristorante Aroma e seguita sul campo dal resident chef Alessandro Marata, cocktail bar che trae forza dalla cucina stessa, guidato dal valente bar manager Christian Comparone.

Vista sulla bellezza di Roma e design

Uno spazio gastronomico&mixology, come viene definito dalla proprietà, in cui si integra perfettamente il concept portato avanti dalla proprietà, che investe su spazi che regalino “The View”, ovvero una vista unica sulla bellezza: è il caso della terrazza del Rhinoceros, di quella di Palazzo Manfredi che ha il Colosseo come scenario e degli indirizzi di Capri dello stesso gruppo, con vista sui Faraglioni. Aggiungendo un tocco di design che rende il tutto ancor più scenografico. In questo caso, l’interior design firmato Giorgia Dennerlein di Loto AD Project ha avuto il compito di andarsi a inserire con rispetto nel contesto già importante della struttura progettata da Jean Nouvel.

È andata a riprendere il tema del rinoceronte disseminando l’animale totemico sul pavimento e nelle installazioni visual della sala interna, ha corredato gli spazi con nuance a contrasto, complementi d’arredo fra cui molti elementi di design made in Italy (le lampade Pipistrello di Martinelli che già troviamo al The Court, per esempio), un cocktail bar che attira l’attenzione con un lungo bancone laccato rosso.

Una drink list ispirata al rinoceronte

In questo contesto il bar manager Comparone si è inserito con la sua creatività, con una lista cocktail ispirata anch’essa all’animale totemico, dal titolo Crash of five, un branco di rinoceronti. Cinque signature ispirati alle cinque specie viventi di questo animale che teme l’estinzione: il rinoceronte bianco, quello nero, l’indiano, quello di Giava e quello di Sumatra. «In ogni drink – spiega Comparone – ci siamo divertiti a creare una sinergia con la cucina per lavorare ingredienti che poi vengono riutilizzati nelle ricette che vanno ad accompagnare i drink in pairing».

Degustazione di drink in pairing

Un recupero degli scarti che non va quindi dalla cucina al bar, ma viceversa e che vede la possibilità di ordinare due degustazioni di drink, una da 2 (52€) e una da 3 cocktail (75€), che a loro volta sono presentati con amuse bouche in abbinamento ideati dallo chef per accompagnare i drink. Troviamo quindi ingredienti come la barbabietola, che incontra lo Zacapa 23 e il Fernet Branca (Rinosceronte di Giava), oppure friggitello e cavolo riccio che con mela verde e senape incontrano il Tequila Don Julio (Rinoceronte Indiano).

Particolari i bicchieri utilizzati, scelti con creatività da Comparone, che confessa di aver studiato interior design e di aver trovato grande ispirazione da questo progetto ad alto tasso artistico.

La parte cucina del Rhinoceros curata dallo chef Marata si muove invece su una dinamica gourmet e su piatti che vanno a modernizzare ricette della tradizione. Dal Risotto come se fosse... una puttanesca al Bottone cacio & pepe al mare, dal Polletto e peperoni alla rivisitazione della Ricotta e visciole come dessert.

È arrivato Boem, l’hard seltzer firmato dai rapper Fedez e Lazza

Boem 01 Fedez e Lazza
Bassa gradazione, poche calorie, gusto zenzero: è l'identikik della nuova bevanda che sposa il trend healthy, creata dai due cantanti. I consigli di Francesco De Cristofaro, bar manager del vesta di Milano, che ha ospitato il lancio, per utilizzarla al meglio anche in miscelazione

Leggermente alcolici, frizzanti, con poche calorie, pronti da bere. Sono gli hard seltzer, diffusi negli Stati Uniti da una decina di anni e oggi al centro dei riflettori anche in Italia. Merito del lancio di Boem, bevanda firmata dai rapper Fedez e Lazza e prodotta da Tubo, società che vede tra i soci, oltre ai due artisti, anche Leonardo Maria Del Vecchio, erede dell'impero Luxottica, Camillo Bernabei del gruppo di distribuzione Bernabei e l'amministratore delegato Massimo Benetello. Non si tratta del primo hard seltzer made in Italy in assoluto (esperimenti sono già stati fatti da Fermentati del Coppe, dal Birrificio Pontino, da Wati...) ma per potenza di comunicazione e investimenti Boem sarà probabilmente quello che farà entrare queste due parole nel vocabolario dei consumatori. E dei baristi.

Sapore delicato, bassa gradazione, poche calorie

In commercio dal 19 giugno (inizialmente solo nell'horeca e su www.bernabei.it, dove costa 2,20 euro a lattina da 33 cl), la prima referenza di Boem è allo zenzero (ne seguiranno altre, come accade con gli hard seltzer americani), ha 91 kcal e una gradazione alcolica di 4,5%. Il suo sapore è molto delicato e per questo, durante la presentazione alla stampa da Vesta a Milano, è stato suggerito di consumarla principalmente pura, con ghiaccio e fetta di limone. «Come gusto ricorda il Moscow Mule ed effettivamente è già un drink di per sé», concorda Francesco De Cristofaro, 28 anni, bar manager di Vesta. Che racconta a Bargiornale le sue prime impressioni sulla lattina di Fedez e Lazza.

Bevuta d'atleta

«È il primo hard seltzer con cui mi capita di avere a che fare», spiega. «So che negli Usa, per esempio a Miami, sono molto diffusi grazie a un trend healthy, di bevitori attenti alle calorie e alla gradazione alcolica». Gli hard seltzer sono infatti bevande fermentate (in questo caso da canna da zucchero) e aromatizzate che incontrano il gusto di chi vuole bere in modo responsabile e «sano», magari come alternativa alla birra. Per De Cristofaro anche in Italia potrebbero fare breccia nei consumatori che tengono alla forma fisica. «La vedo molto come una bevuta da atleta», racconta. «Mi capita spesso di lavorare con calciatori e sportivi e loro vogliono tutto low alcol, low zucchero, fresco».

Come usarlo in miscelazione

Nonostante la presenza dello zenzero, il sapore di Boem è molto blando, quindi i tentativi del barman di miscelarlo con tequila o con vodka e tabasco per farne un Moscow Mule speziato hanno finito per coprirne il sapore. «Si può provare invece a usarlo per creare bibite fresche con bassa gradazione alcolica, per esempio abbinato a succo di passion fruit o cranberry», suggerisce. Oppure, grazie al fatto che la parte leggermente alcolica ricorda la vodka, potrebbe essere usato come fresco top per drink tipo Collins.

Interessante per gli Spritz

Anche il mondo degli Spritz potrebbe essere interessante da esplorare con Boem allo zenzero, per dare un tocco lievemente speziato all'abbinamento con Aperol o Campari. «Poi me lo vedo molto bene con St-Germain e menta», dice Francesco De Cristofaro, per un Boem Hugo con un sentore di zenzero. Per la bevuta liscia il bar manager di Vesta suggerisce invece di esaltare le note aromatiche spruzzando olio essenziale di limone o pompelmo rosa e aggiungendo un peel nel bicchiere. Il tutto, ovviamente, con abbondante ghiaccio.

Mes’ora, qui è vera Sardegna. Ma a Milano

Mes'ora
Sorto in zona Porta Nuova, il locale di Mario Succu si caratterizza per la sua proposta food & beverage esclusivamente e rigorosamente a base di prodotti e materie prime artigianali made in Sardegna

«Qui non c’è niente che non sia sardo». Mario Succu ha uno sguardo terribilmente serio quando ti parla. Da vero sardo. Poi si scioglie quando capisce che può entrare in sintonia con te e raccontarti un progetto particolare. Perché a Milano di locali sardi e di sardi ce ne sono tantissimi. Una piccola comunità si è sviluppata anche qui e quella della ristorazione è un’idea che funziona sempre. Ma il piano di Succu, che in corso di Porta Nuova 46 davanti all’ospedale Fatebenfratelli in una zona centralissima ha aperto il piccolo locale Mes’ora (mezzora), è molto più particolare. Non è il semplice piatto di malloreddus (gnocchetti) servito al ristorante, o il maialetto su prenotazione (e ormai non tutti sono davvero isolani) o il pane carasau da tempo trovabile anche nella gdo (grande distribuzione) o il mirto industriale.

Ricerca Mario, 34 anni di Budoni, imprenditore illuminato che ha lasciato la sua terra dove ancora conserva veri legami (ha dato in gestione il bar centrale, la base familiare), e organizza (via computer e con i collaboratori) le vacanze tutto compreso (anche l’auto a noleggio e il volo) a chi vuol godersi una settimana da sogno a Budoni, ha ideato un localino con otto posti a sedere e altrettanti all’esterno dove l’aperitivo è un piacere, il panino pure e i ravioli che la chef Nicoletta, sarda di Porto Torres, prepara in loco, si possono anche portar via (a 30 euro al chilo).

Panini gourmet

I panini sono otto e costano otto euro l’uno. Ma che panini! Tutti nomi sardi, prevalentemente del sassarese, alcuni ispirati a canzoni dei Tazenda. Si va da Furru Caente, il più apprezzato, con salsiccia secca e peretta fusa al Drommi Drommi con con musciame di tonno, pomodoro camone e olio aromatizzato alle erbe. A Lu zarrettu, con bottarga a scaglie, crema di carciofo spinoso e olio aromatizzato al limone. Naturalmente non mancano quelli col prosciutto e il pecorino. Uno, il Domo mea è solo a base di formaggi: pecorino a scaglie, caprino a scaglie, crema di formaggio. Il pane è un Pan di patate prodotto a Lula, nel sassarese. Una sorta di spianata da 110 grammi da gustare calda. Una delizia. Quando parla dei suoi prodotti, Succu lo fa da innamorato. «Il formaggio arriva da un caseificio di Sinnai, ma la peretta (formaggio vaccino) la prendo vicino a Olbia. I salumi, prosciutto, guanciale e salsiccia da uno di Desulo. I ravioli li facciamo noi con Nicoletta. I culurgiones classici di patate e un raviolo con un ripieno di ricotta, bottarga e carciofi, oltre a quello con ricotta e prezzemolo».

La Sardegna nel bicchiere

Anche sul beverage il locale non sgarra. I principi restano quelli: «La birra è prodotta a Irgoli. Si chiama Marduk. Ne ho sei tipi che vanno tutto l’anno, più due estive. La cantina dei vini ha una ventina di etichette dal bianco di Alghero ai brut di Olbia. D’inverno il rosso prevale. Mi piace che tutta l’isola sia rappresentata. L’olio è di Escolca. Il mirto, rigorosamente fatto in modo artigianale, di Santulussurgiu come i distillati».

I dolci sardi che Succu propone a fine pasto arrivano proprio dal suo paese Budoni. L’unico prodotto. Tutto quel che vedi, compri o mangi da Mes’ora (non mancano sughi, conserve, marmellate, creme, composte) non lo potrai mai trovare nella grande distribuzione. «È la regola.  Anche l’acqua non sfugge alla mission di Mario. «Certo, qui si beve la Smeraldina di Tempio, premiata più volte come miglior acqua del mondo (veniva distribuita anche a bordo dei Frecciarossa) e vi assicuro che è un valore aggiunto anche questo».

La tradizione sarda nell’aperitivo

Il momento clou al Mes’ora, oltre a quello del pranzo, è quello dell’aperitivo. Con otto-dieci euro nel locale isolano si ha un tagliere ricco con un bicchiere di vino. «Offro le tre tipologie di salumi e una degustazione di formaggi. Poi si aggiunge anche altro come una crema di asparagi o carciofi e un pomodorino secco». Un aperitivo decisamente diverso dai soliti milanesi e ispirato a tradizione sarda, valorizzazione del territorio e soprattutto qualità. Quella che per Succu non deve assolutamente mai mancare in tavola.

Atmosfera d’altri tempi e miscelazione contemporanea a The Noble di Lodi

The Noble
Interni eleganti e originali che richiamano l'atmosfera degli anni Venti, ma attualizzata. Una drink list con classici rivisitati e signature di Diego Ferrari e cucina italiana contemporanea con ispirazioni lodigiane. È la felice combinazione di ingredienti che fa del ristorante e cocktail bar aperto nel 2020 un piccolo angolo di New York a Lodi

Inaugurato a maggio del 2020, The Noble è un ristorante e cocktail lounge, situato in Via Sant'Angelo 1 a Lodi, che rievoca atmosfere d’altri tempi. La location scelta per il progetto era sede di una nota tintoria dagli inizi del Novecento, rimandando così a un periodo importante per il consumo di alcolici e in particolare di cocktail, un periodo non a caso chiamato la Golden Age dei cocktail. All’età dell’oro, come sappiamo, posero fine nel 1920 negli Usa il 18° emendamento e il Volstead Act, che vietavano la produzione, la vendita, l'importazione e il trasporto di alcolici: era il proibizionismo, conosciuto anche come "The Noble Experiment", nome che ha ispirato quello del locale lodigiano.

Il design di The Noble è stato curato da eFFe2Arkstudio, mentre Lodi Shore ha curato la ristrutturazione dell'edificio e ha progettato e realizzato arredi unici su misura. La suggestiva area bar a baldacchino, che include un bancone circolare e bottigliera in ​​ottone, accoglie gli ospiti che entrano nel locale. Sedute in pelle cucita a mano e tavoli in marmo di Carrara attendono i commensali nell'area ristorante, insieme a una scenografia floreale retroilluminata raffigurata sulle pareti disegnata dall'art director Daniela Ferrari.

Classici rivisitati e signature by Diego Ferrari

La drink list di The Noble, curata da Diego Ferrari, volto noto della miscelazione e originario di Lodi, propone una serie di rivisitazioni di classici, spaziando da più leggeri aperitivi a ricette più forti per il dopo cena. Il menu è in realtà diviso in due parti: la prima è una selezione di classici di Diego. «La mia filosofia non è fare tutto, ma fare ciò che è giusto e farlo bene». Un esempio di questa filosofia è l'interpretazione firmata dal bartender dell'Old Pal, cocktail la cui paternità è attribuita a Harry MacElhone dell'Harry's New York Bar di Parigi. Tra i best seller del menu, il cocktail è preparato con 30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini Dry Vermouth e 30 ml Michter's American whisky. Questa versione secca del Boulevardier è superbamente bilanciata e funziona bene in qualsiasi situazione, ideale per The Noble, dove i clienti si godono regolarmente un drink al bar prima o dopo la cena.

La seconda parte del menu conta sei signature che abbracciano diverse basi alcoliche e che vanno dalle ricette più note di Diego, come il French Mule, a creazioni più elaborate. In questa sezione è presente anche un drink che il bartender ha dedicato all'amico Benjamin Cavagna del 1930 di Milano e ai distillati Farmily. Farmilod è composto con 40 ml di Amaro di Farmily, 30 ml di miscela di whisky, 10 ml di miele e 10 ml di crema di cacao e viene shakerato e servito in coppetta con una guarnizione di foglie di menta.

Una cucina contemporanea

Oltre ai piatti più piccoli per l'ora dell'aperitivo, The Noble offre un'esperienza culinaria di cucina italiana contemporanea con sfumature francesi e ispirazioni del lodigiano. The Noble è una piacevole sorpresa per la piccola Lodi. Con i suoi interni eleganti e originali e piatti e cocktail moderni, si potrebbe facilmente immaginare di essere a New York, e non nella periferia di Milano.

English version

An atmosphere of the past and contemporary mixology at The Noble in Lodi

The Noble is a restaurant and cocktail lounge located in Via Sant'Angelo 1 in Lodi and was inaugurated in 3 May 2020.  The founders intended to evoke an atmosphere of the past with the location, which used to be a well-known dry cleaner in Lodi in the 1900s, an important period for the consumption of alcohol, in particular cocktails. As we know, a dramatic end to the Golden Age of cocktails occurred in 1920 through the 18th amendment and the Volstead Act, which banned the manufacture, sale, importation and transportation of alcohol. Another name for prohibition was “The Noble Experiment”, which inspired the name of the bar "The Noble".

The design of The Noble was carried out by eFFe2Arkstudio while Lodi Shore srl oversaw the building renovation and designed and created tailor made unique pieces of furniture. The dramatic canopy style bar area which includes a circular bar counter and  brass beam backbar welcomes guests as they enter The Noble. Hand-stitched leather seats and Carrara marble tables await diners in the restaurant area, together with a backlit scenography of flowers depicted on the walls designed by art director Daniela Ferrari.

Twists on classics and signature by Diego Ferrari

The Noble offers a range of twists on classics that range from lighter aperitivo to stronger after dinner recipes. The drinks menu was curated by industry veteran and hometown hero Diego Ferrari. The drink list is actually in two parts: the first is Diego’s selection of classics. “My policy is not to do everything, but do what is right, and to do it well.” One such example of this is Diego’s interpretation of the Old Pal, attributed to Harry MacElhone of Harry's New York Bar in Paris. It is one of the best sellers on the menu and features 30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini dry vermouth and 30 ml Michter’s American whiskey. This dry version of the Boulevardier is superbly well balanced, and works well in any situation, ideally suited to The Noble, where customers regularly enjoy a drink at the bar either before or after their dinner.

The second part of the list has six signatures that embrace different alcoholic bases ranging from Diego’s best known recipes like the French Mule to more elaborate creations. In this list, Diego has dedicated one drink to his Milano-based friend Benjamin Cavagna of 1930 and Farmily spirits. Farmilod has 40ml Amaro di Farmily, 30ml whiskey mix, 10ml honey and 10ml creme de cacao which is shaken and served in a coupette with a mint leaf garnish.

Contemporary Italian cuisine

In addition to smaller plates at aperitivo time, The Noble offers a dining experience that with contemporary Italian cuisine with French nuances and local inspirations from the Lodi area. The Noble is a pleasant surprise for the humble Lodi. With its elegant and original interior design and modern dishes and cocktails, one could easily imagine they were in New York, and not on the outskirts of Milano.

The Noble’s recipe

Recipe Old Pal

Ingredients:
30 ml Bitter Fusetti, 30 ml Martini Dry Vermouth, 30 ml Michter’s American whiskey
Technique:
stir and strain
Glassware:
coupette

Diego Ferrari

Ha iniziato la sua carriera nell'ospitalità in una piccola pizzeria nella sua città natale, Lodi. Un’esperienza che ricorda con affetto, durante la quale ha lavorato con uno dei mentori più importanti della sua carriera, Matteo Schiavone, il cui saggio monito, «Se vuoi davvero fare questo lavoro, fallo bene, o non farlo proprio». Desideroso di stare più a contatto con il pubblico, lascia la pizzeria e inizia a fare il barista in un bar locale, il Bar Lodi, aperto nel 1998 nella piazza centrale della città. Nel 2002 si trasferisce a Londra, quando, dopo aver partecipato a diverse competizioni, si rende conto che il Regno Unito era all'avanguardia nel settore della mixology. Viene assunto all'Hotel Baglioni in Kensington High Street, dove è stato mentore di Matteo Lussana e ha lavorato con Giuseppe Gallo.

Tornato in Italia, per cinque anni ha gestito Rotonda Bistro a Milano, locale situato in un edificio storico al cui interno era presente il Muba, Museo dei Bambini di Milano, e che poteva somministrare solo bevande sotto i 21% vol. Una sfida davanti alla quale Diego non si è fermato, avviando una ricerca di distillati, liquori e amari a bassa gradazione alcolica per creare cocktail innovativi, trasformando il limite di Rotonda in qualcosa di speciale. Un lavoro che ha fatto del bartender uno dei pionieri del bere low alcohol, argomento sul quale ha pubblicato un libro, Low Alcohol Cocktails: New Frontiers in Mixology.

Noto anche per il gruppo Facebook Cocktail Art, che gestisce insieme a Shane Eaton, che conta oltre 20.000 membri, tutti appassionati di cocktail, dal 2019 al 2021, è stato brand ambassador di Matusalem, marchio sponsor dei World’s 50 Best Bars. Un’esperienza quest’ultima che gli ha permesso di viaggiare in tutto il mondo, di conoscere non solo grandi cocktail bar, ma culture e cucine diverse. Finalista come miglior brand ambassador a Tales of the Cocktail, è entrato nella prestigiosa Bar World 100, la lista delle personalità più influenti della bar industry. Attualmente è bar manager di The Noble e ha appena lanciato, in collaborazione con The Bars, il suo primo bar tool, il bar spoon 5 Fingers, distribuito in Italia da Rg Mania.

Diego Ferrari

Diego Ferrari began his career in hospitality at a humble pizzeria in his hometown of Lodi, near Milano. He fondly recalls his experience in the pizzeria, working with one of the most important mentors of his career, Matteo Schiavone. Diego continues to follow the wise words of his mentor Matteo, who once told him “If you really want to do this job, do it right, or don’t do it all”.

Diego enjoyed his time in the pizzeria but preferred having more contact with guests, and thus started bartending at a local bar, Bar Lodi, opened in 1998 in the central square of Lodi. Diego made the move to London in 2002, when after participating in several competitions he realized that the UK was at the forefront of the industry. Diego found a position at Hotel Baglioni on Kensington High Street, where he was mentored by Matteo Lussana and worked with Giuseppe Gallo.

Diego eventually returned to his homeland, and for five years, was the manager of Rotonda bistrot in Milano. Because of Italian regulations, the historical building where Rotonda is housed is restricted to serving drinks made with products less than 21% ABV. Diego thought of giving up when faced with this challenge, but pushed himself to research low alcohol spirits, liqueurs and bitters to come up with innovative drinks, transforming Rotonda’s limitation into something special. Diego is considered the pioneer of low ABV drinking and published a book called Low Alcohol Cocktails: New Frontiers in Mixology.

Diego is also well known for the Cocktail Art Facebook group, which he manages together with his friend Shane Eaton. Cocktail Art has over 20 000 members, all cocktail lovers, who share beautiful photos of cocktails from bars around the world.

From 2019-2021, Diego was a brand ambassador for Matusalem, a sponsor of the World’s 50 Best Bars, which allowed him to travel around the world, to experience not only great cocktail bars, but diverse cultures and cuisines. Diego was a finalist as best International brand ambassador at Tales of the Cocktail and has made the prestigious Bar World 100, a list of the most influential bar personalities. Diego is currently working as bar manager at The Noble Lodi restaurant bar and this month in collaboration with The Bars has launched his first bar tool, the 5 Fingers bar spoon, which is distributed by RG Mania in Italy.

Rocco Cannavino è talento dell’anno per Union Gas e Luce

Rocco Cannavino
La storia d'impresa legata a piccoli lievitati e alta pasticceria, ha convinto la giuria del premio

Il pastry chef Rocco Cannavino è stato insignito del titolo di talento dell’anno per Union Gas e Luce. Il riconoscimento è arrivato durante la serata di gala organizzata dall'azienda all'Hotel Royal Continental di Napoli. A motivare la commissione, il talento e la passione di chi ce l'ha fatta nonostante le difficoltà.

Chi è Rocco Cannavino

Meglio conosciuto come “Zio Rocco”, Cannavino è partito dai Quartieri Spagnoli. Si è formato a Londra, nelle cucine del ristorante Quaglino's, che vantava la consulenza dello chef Gordon Ramsay, e a Parigi al Bristol Hotel sotto lo chef Lauren Jeannin. Oggi il pastry chef classe 1984, è in grado di attirare clientela da tutta Italia, forte anche dei contenuti sui suoi social network. È possibile assaggiare le sue creazioni gourmet nei Lab Store a Napoli in vico Polveriera 27 e a Pomigliano d’Arco in via Roma 161. Cannavino ha anche lanciato il progetto “Zio Rocco the italian baker coffee & more”. La prima apertura è prevista a Roma, per poi arrivare in tutta Italia e all’estero.

I prodotti di Rocco Cannavino

Cannavino ha come missione di elevare i piccoli lievitati a prodotti di pasticceria gourmet, valorizzando gli ingredienti del suo territorio. Il pastry chef persegue il suo obiettivo, realizzando cornetti e brioche frutto di studio e sperimentazione dei gusti, con massima attenzione all’estetica. Alla base di tutte le sue creazioni c’è la farina speciale “oro” del Mulino Caputo. Tra le creazioni più famose c'è il “cornetto più costoso al mondo”, ovvero ‘O Miracolo, venduto a 20 euro. Nota anche la Pandorata, un impasto ibrido tra la semplicità e sofficità di una brioche pandoro e l’intensa consistenza e profumazione di un panettone. Cannavino ha anche sfidato la romanità, mettendo a punto “Il mio Maritozzo”. Specialità da non perdere anche la sua versione del cornetto ischitano.

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