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Coppette Click Clack di RCR: estetica, tecnologia e praticità

Coppette Stack RCR
Realizzate in Eco-Crystal Glass, le coppette della collezione Stack sono impilabili in due modi e sovrapponibili a seconda delle esigenze. Soluzioni multifunzione e salva spazio per creare originali presentazioni multipiano

Tecnologica ed estetica: è da questa combinazione che sono nate le coppette Click Clack della linea Stack di RCR Cristalleria Italiana. Prodotti innovativi e multifunzione, realizzati in Eco-Crystal Glass, e caratterizzati dal design salva spazio: le nuove coppette sono state sviluppate all’insegna del concetto di spazio sostenibile alla base di tutta la linea Stack, che già annovera i bicchieri Dof e Hb (leggi Anche lo spazio diventa sostenibile con la collezione Stack di RCR).  

Le coppette sono infatti impilabili in due modi e sovrapponibili a seconda delle esigenze. In questo modo permettono di dare vita a originali presentazioni multipiano per servire snack, dessert, finger food, stuzzichini. Una caratteristiche che ne aumenta la praticità anche quando non usate perché possono essere riposte semplicemente impilandole, risparmiando così prezioso spazio.

Un concentrato di tecnologia

Disponibili in due modelli, Click Clack 75 (capacità 12 cl, altezza 36 mm) e Click Clack 87 (capacità 35 cl, altezza 51 mm) hanno un loro ulteriore punto di forza nella qualità del materiale con il quale sono realizzate: il Luxion® Eco-Crystal Glass, un cristallino ad alte prestazioni e amico dell’ambiente, ottenuto con materie prime purissime che rendono ogni prodotto 100% riciclabile.

Pratiche da utilizzare, le coppette lo sono altrettanto anche da lavare. Sono infatti studiate per un lavaggio ottimale lavastoviglie, grazie alle proprietà del materiale, che ha un’elevata resistenza agli urti e ai lavaggi professionali, e a una serie di accorgimenti innovativi. Come il sistema anti scolo sul fondo, che fa scivolare l’acqua evitando la formazione di calcare, e il sistema anti-incastro, studiato per prevenire rotture.

Hiromi Cake firma una monoporzione per il compleanno di Sonic

La pasticceria giapponese dedica una torta di compleanno limited edition al riccio blu dei videogames

Hiromi Cake, pasticceria giapponese nel cuore di Roma, ha firmato una monoporzione limited edition dedicata a Sonic. Il riccio blu amato dagli appassionati di videogame è tornato protagonista con Sonic Origins Plus, nuova avventura di gaming presentata il 23 giugno. La data ha coinciso con il trentaduesimo compleanno del protagonista. A lui il laboratorio Hiromi Cake ha dedicato questo dolce speciale, che sarà disponibile sino al 31 agosto.

Un omaggio a Sonic

La speciale monoporzione di Sonic Origins Plus creata da Hiromi Cake omaggia il videogame nei colori, e il Giappone, paese di origine di Sonic, nel gusto. Infatti, contiene alcuni ingredienti tipici giapponesi. È composta da una mousse allo yogurt con inserto di mora e yuzu (agrume giapponese) e biscuit allo shiso, il basilico del Paese del Sol Levante. Il dolce sarà acquistabile in due versioni: una con il logo di Sonic Origins Plus e una con il personaggio di Sonic. La monoporzione riprende la forma dessert simbolo di Hiromi Cake, realtà fondata da Machiko Okazaki, per esprimere ai massimi livelli l’essenza della pasticceria giapponese. Infatti, il dolce è ricco di profumi esotici, ma anche molto salutare grazie all’uso limitato di zuccheri e grassi.

Due sorprese per i fan di Sonic

Dopo aver acquistato la monoporzione di Sonic, i fan potranno ricevere delle card da collezione con un artwork esclusivo che riporta alcuni bozzetti originali disegnati da Takashi Iizuka, capo e figura storica del Sonic Team, disponibili fino a esaurimento scorte.

Brugal e Orsoni: quando il rum sposa l’arte

Il rum dominicano ha presentato la collezione di bottiglie artistiche in edizione limitata creata con la storica fornace di mosaici veneziana. 18 pezzi unici, decorati con i mosaici a foglia d’oro 24 k, che celebrano l'heritage delle due aziende

Ha scelto una realtà con la quale condivide l’anno di nascita e, soprattutto, l’approccio basato sul rispetto di una tradizione artigianale tramandata di generazione in generazione Brugal 1888, il brand di rum della Repubblica Dominicana, per dare vita al suo nuovo progetto artistico. Il partner scelto per il progetto è Orsoni Venezia 1888, storica fornace di mosaici veneziana, e da questa collaborazione è nata la terza edizione di Brugal’s Global Artist Series: una collezione in edizione super limitata e super esclusiva di bottiglie artistiche Brugal 1888.

Bottiglie realizzate a mano e decorate con vari smalti colorati e incorniciate nei mosaici a foglia d’oro 24 k di Orsoni. 18 pezzi unici di lusso (sono in vendita qui al prezzo di 5.000 euro ognuna qui) che esprimono e celebrano l’heritage delle due aziende nei rispettivi campi di azione.

Al loro interno è custodito Brugal 1888, uno dei pregiati rum del produttore caraibico, la cui linea di referenze è importata e distribuita in esclusiva in Italia da Velier. Un distillato (alc 40% in vol) ottenuto da melassa di canna da zucchero dominicana e caratterizzato da un doppio invecchiamento fino a 14 anni: 8 dei quali in botti di quercia bianca americana ex bourbon, che gli conferisce i suoi aromi caldi, e 6 in botti di quercia rossa europea ex sherry Oloroso, che invece gli dona aromi più fruttati, morbidi e rotondi.

I quattro capitoli della collezione

La collezione è stata progettata intorno a 4 temi comuni ai due brand. La prima collezione Brave Beginnings è un'antologia visiva che cattura i primi capitoli di Orsoni e Brugal, attraverso 4 bottiglie che sottolineano la storia dei loro fondatori, rispettivamente, Andres Montanar Brugal e Angelo Orsoni, con mosaici realistici che accompagnano in un viaggio all’origine dei due marchi e ne racconta i loro punti in comune: passione, tenacia e spirito innovativo.

La seconda, Mastery of Craft, racconta che cosa c’è dietro un’artigianalità che passa attraverso oltre 135 anni di storia e gli insegnamenti, le competenze e la creatività, tramandati di generazione in generazione necessari per trasformare le materie prime, come fuoco, canna da zucchero, legno, sole e vetro fuso, in opere d'arte. Le 5 bottiglie, attraverso i loro intricati mosaici, catturano l'essenza dell'artigianato e della dedizione che accompagna ogni fase del processo di lavorazione delle due aziende.

La terza collezione, Our Dominican Family, celebra invece il legame tra Brugal e l’isola dove ha casa, con 5 bottiglie che raccontano come il territorio e le sue comunità, dalla musica che riempie le strade delle città e dei villaggi della Repubblica Dominicana all’ospitalità della sua gente, ai paesaggi lussureggianti che forniscono le materie prime per il rum abbiano plasmato il marchio e si riflettano in esso.

Legacy, quarta e ultima collezione, composta da 4 pezzi, ruota attorno alla comune visione e volontà di lasciare un’impronta, con lo scopo primario di sostenere le terre dove le aziende sono nate. Di questo quarto capitolo è parte una bottiglia ancora più speciale: Liquid Gold. Questa sarà messa all’asta il prossimo settembre da Bolaffi di Torino e il ricavato devoluto in beneficenza alla Fondazione Ugo e Olga Levi, un centro di ricerca musicale e musicologico veneziano che insegna musica classica tradizionale. La donazione è destinata alla ricerca e al restauro di opere d'arte storiche di famosi musicisti.

Un felice matrimonio con l’arte

La partnership con Orsoni Venezia 1888 non è una novità per Brugal, ma si inserisce in una serie più ampia di collaborazioni artistiche avviate dal brand qualche anno fa e fondate sulla sinergia tra mondo dell’arte e quello degli alcolici. Nel 2021 sono state presentate le 18 bottiglie personalizzate con design caratteristico della cultura Huichol, sapientemente elaborate dall’artista messicano Cesar Menchaca. Nel 2022 ha collaborato con il famoso artista di Miami Alexander Mijares presentando una collezione di bottiglie dipinte a mano in occasione di Miami’s Art Basel.

Giuseppe Amato lascia la Pergola e si dedica alle consulenze

giuseppe_amato
«È ora per me di crearmi nuovi stimoli», dice il pasticciere, che resta a Roma e per ora lavorerà da battitore libero e come formatore (ma ha altri nuovi progetti nel cassetto)

Giocatevi questi numeri: 23 e 42. Ve li dà Giuseppe Amato, il pastry chef di Taormina che a soli 23 anni è entrato alla Pergola del Rome Cavalieri, diventando in poco tempo il responsabile di pasticceria dell’unico ristorante con tre stelle Michelin della Capitale, alla corte dello chef Heinz Beck. Alla soglia dei 42 anni, Giuseppe Amato esce dalla porta principale e il 27 giugno 2023 è stato il suo ultimo giorno sulla terrazza più famosa di Roma. «C’è un momento della vita in cui capisci che puoi percorrere la tua strada in modo autonomo. Come dico io, ogni fiume arriva al mare», commenta il pastry chef che nel 2021 è stato premiato come miglior pasticcere da ristorazione del mondo (Meilleur Patissier).

«Tanti anni accanto a colleghi che stimo»

Lo sentiamo che è già nella sua Sicilia, dopo l’addio ufficiale alla Pergola. Non senza qualche lacrima, ammette. «Dopo quasi vent’anni è normale, è un percorso che ho affrontato, sia professionalmente che umanamente, e che mi ha portato a lavorare per anni fianco a fianco a tanti colleghi che stimo e che a loro volta stimano me», afferma. L’annuncio ufficiale, uscito oggi sui canali social del pastry chef, recita: «Dopo 20 anni trascorsi come pasticciere alla rinomata La Pergola di Roma, ho deciso di chiudere questo capitolo della mia carriera per dedicarmi interamente a nuovi progetti nel settore delle consulenze e della formazione». Contestualmente Amato lancia il suo nuovo sito (giuseppeamatopastrychef.it). «Serve a comunicare per la prima volta il mio nome sganciato dalla Pergola», dice. Giuseppe Amato Pastry Chef: e basta.

«Formare i giovani professionisti della pasticceria da ristorazione»

Va ricordato però che Giuseppe Amato è anche formatore, fin dal 2006, anno in cui entra, giovanissimo, nel corpo docente della scuola romana A tavola con lo chef. «Quello di continuare nella formazione delle nuove generazioni di pasticceri da ristorazione è uno degli obiettivi che mi sono dato», commenta Amato, che è anche membro dell’Ampi (Accademia Maestri Pasticceri Italiani), del cui direttivo fa parte dal 2021. Lo avevamo visto poco più di un anno fa dirigere i lavori degli esami di ammissione all’Accademia, nella sessione in cui vennero ammessi Paolo Griffa, Mattia Casabianca e Tommaso Foglia, svoltisi proprio nella sede della scuola A tavola con lo chef.

«Un locale mio? Spero entro l'anno prossimo»

Gli chiediamo dei suoi progetti futuri, giura che rimarrà a Roma, perché anche se le radici siciliane sono fortissime, questa è la sua città. «Mi si è aperto un mondo diverso ed è ora per me di crearmi nuovi stimoli, dalle consulenze agli eventi, sia privati che con le grandi aziende». Gli impegni già non mancano, quasi non vuol sentir parlare di riposarsi e di vacanze, la mente va oltre. Ci sarà un locale che porterà il suo nome? Confessa che investire su se stesso e sul suo modo di fare pasticceria è un suo desiderio, ma deve essere nel posto giusto: «Spero che questo sogno si avveri il prima possibile, magari entro l’anno prossimo. Per ora voglio viaggiare».

Chocolate Academy Milano: ecco i prossimi corsi dedicati al cioccolato

cioccolato generica
La scuola fondata da Barry Callebaut nel 2017, a Milano, lancia nuovi percorsi formativi per la seconda parte del 2023 e la prima parte del 2024

La Chocolate Academy Milano di Barry Callebaut lancia nuovi corsi per la seconda parte del 2023 e la prima parte del 2024. Ci saranno 13 moduli formativi, messi a punto dalla scuola, tutti incentrati sul cioccolato, con incursioni nel mondo del gelato, bakery e alternative vegane. A tenere le lezioni presso la scuola creata dall'azienda leader mondiale nella produzione di cacao e cioccolato, ci saranno 12 maestri dell'alta pasticceria.

I docenti

A interfacciarsi con i professionisti in cerca di formazione saranno 12 maestri del cioccolato. Alberto Simionato è il direttore della Chocolate Academy Milano dal 2019, nonché Cacao Barry Chef. Ciro Fraddanno, Choco Gelato Chef Chocolate Academy Milano, è un figlio d'arte, nato e cresciuto nella gelateria di famiglia, con importanti esperienze anche nel mondo delle stelle Michelin. Marta Giorgetti è chef Chocolate Academy Milano: ha iniziato presso la Pasticceria Martesana ed è co-autrice del libro Sul Cioccolato. Diego Poli, classe 1988 nonché chef Chocolate Academy, è stato il pastry chef del St. Hubertus a San Cassiano. Chong Ko Wai, conosciuto anche come Bread Pitt, ha iniziato da giovanissimo con la pasticceria, diventando uno dei più affermati formatori dell'Asia. Juan Gutierrez, pastry chef colombiano, è attualmente in carica al St. Regis di Chicago. Originario di Sidney, Richard Hawke è da sempre appassionato di pasticceria francese e costantemente impegnato in viaggi e ricerca professionale. Albert Davì, chef della Chocolate Academy di Barcellona, è anche consulente tecnico Chocovic. Frank Haasnoot, olandese, oggi vanta 23 anni di carriera svolta tra i più grandi hotel al mondo. Ramon Moratò è il direttore creativo del marchio Cacao Barry. Daniel Alvarez è il proprietario della pasticceria Dalùa a Elche, Alicante. Originaria di Cali, Colombia, Melissa Coppel ha oggi una sua scuola e un suo laboratorio a Las Vegas.

I corsi

Il primo corso che si terrà nella seconda parte del 2023 presso la Chocolate Academy è Introduzione al cioccolato (2-3 ottobre) e sarà tenuto da Marta Giorgetti. Seguirà La cioccolateria per il gelatiere (9-10 ottobre) con Ciro Fraddanno. Il 25 e 26 ottobre sarà la volta di Frank Haasnot con il modulo Tecnica & Creatività. Il 21 e 22 novembre Juan Gutierrez terrà il corso dedicato alla pasticceria da ristorazione Attraverso le stagioni. Il 2024 inizierà con il modulo Il cioccolato nel gelato (5-6 febbraio) tenuto da Ciro Fraddanno. Alberto Davì curerà il corso Le nuove forme della Pasqua (20-21 febbraio). Richard Hawke illustrerà la pasticceria vegana nel modulo Adapt. Chong Ko Wai aka Bread Pitt terrà il corso Fusion Euro/Asiatica (9-10 aprile). Daniel Alvarez condurrà Desajuno (21-22 maggio) dedicato ai prodotti sfogliati da colazione. Il 22 e il 23 aprile saranno i giorni dedicati a Desservir, il corso per la pasticceria da ristorazione di Diego Poli. Il 3 e 4 giugno Alberto Simionato terrà Cioccolato irresistibile. L'11 e il 12 giugno Ramon Moratò terrà il corso dedicato alla sua pasticceria. Melissa Coppel chiude il calendario formativo con il suo modulo Bon bon ton (2-3 luglio). Per maggiori informazioni su costi e tempi di iscrizione, visitare il sito Chocolate Academy Milano.

Completata la rosa dei finalisti delle Elephant Competition

Elephant Competition finalisti
Con la vittoria di Antonio D’Auria e Francesco Drago, rispettivamente, nella tappa di Napoli e Bari, è stato completato l'elenco dei finalisti della competition. Ecco tutti i bartender che si sfideranno nella finale a Milano e le loro ricette

Definita la rosa dei finalisti della Elephant Gin National Cocktail Competition, il contest itinerante organizzato dal gin di Compagnia dei Caraibi ispirato all’Africa. Con le due ultime semifinali svoltesi a Napoli e Bari si è conclusa la prima fase della gara che sfida i bartender a creare un cocktail originale a base di una delle quattro referenze del gin (Elephant London Dry, Elephant Sloe Gin, Elephant Strength ed Elephant Orange Cocoa).

Ospitata al Dopoteatro, la tappa di Napoli è andata ad Antonio D’Auria, bartender del The Major Hotel di Roma che si è imposto sugli altri concorrenti con il suo Jambo, a base di Elephant London Dry Gin, Afrikaans Chai, ovvero un infuso preparato con rooibos e spezie quali cardamomo, cannella, chiodi di garofano, zenzero e pepe nero con un’aggiunta di latte di riso e baobab), Lacto cordial, e baobab. Un mix ben equilibrato di gusti ispirato alle tradizioni culinarie africane, scoperte dal bartender nell’ultimo viaggio in Africa, tra Zanzibar, Cape Town e il Kruger Park, che ha conquistato la giuria. Questa è stata composta da Giovanni Fenderico, cotitolare del Flanagan’s Cocktail Bar di Napoli, Francesco Pirineo, advocacy manager di Compagnia dei Caraibi e dall’influencer Federica Grillo.

Ad aggiudicarsi la vittoria nella semifinale di Bari, andata in scena al Varietà, è stato Francesco Drago, bartender presso il Riva Club, locale sempre nel capoluogo pugliese. La giuria, composta da Giorgio Albergo, bar manager del Varietà, Claudio Romano, field specialist di Compagnia dei Caraibi, e Marika Marangella, ha particolarmente apprezzato il suo Refresh, ispirato alle botaniche del London dry Elephant, che ne è la base, e alle sue note agrumate, come quelle dell’arancia, alle quali il bartender ha unito succo di limone, sentori di origano e bitter alla mela, ingrediente presente nella ricetta del gin.

Gli altri finalisti

D’Auria e Drago sono andati così a completare la rosa dei finalisti che si contenderanno la vittoria nell’ultimo atto della Elephant Competition, che si terrà a dicembre al Percento Lab di Milano. Prima però tutti e 6 i finalisti voleranno a Wittemburg, in Germania, per visitare la distilleria di Elephant.

Gli altri bartender che hanno conquistato il posto nella finale sono Antonio Sciortino del Caffè Concerto Paszkowski, vincitore della tappa di Firenze, disputatasi al Rasputin, con Diario di Antony Shortlens, un cocktail a base di Elephant Orange Cocoa Gin, miscelato con baobab, cordiale mele al cartoccio e African bitter. Un cocktail costruito sul motivo del diario ritrovato, dove il protagonista viene catapultato nel vivo di un rituale propiziatorio per la libertà degli elefanti, la cui tutela è da sempre al centro dell’impegno del marchio (leggi Elephant Gin rafforza il suo impegno a tutela dell’elefante africano).

Federico Serafini de il Jerry di Teramo, che si è imposto nella tappa bolognese, andata in scena al Ruggine, che nel suo Africa, ha utilizzato la stessa base, ovvero l’Orange Cocoa Gin, per dare vita a un drink dove la cultura africana e quella tedesca, le due anime di Elephant, si incontrano.

Matteo Cassan, del Piscina Oasi Club di Pianiga (Venezia), vincitore della semifinale di Torino, svoltasi al Dash, autore de Il Viaggio, cocktail i cui ingredienti, Elephant London Dry Gin, liquore alla mela fresca, miele e cordiale acidificato di bucce di limone, raccontano i diversi passi del percorso che unisce le riserve degli elefanti del Kenya con la Germania.

Conclude l’elenco dei finalisti Ivan Geraci, della Sartoria di Palermo, vincitore della tappa siciliana, ospitata dal Bohème Mixology Bar di Catania, con Ankara 2.0, un Gimlet ispirato ai colori dell’Africa, grazie all’uso di un African cordial homemade, impreziosito dalla forza del London Dry Elephant.

Le ricette finaliste della Elephant Competition

Jambo di Antonio D’Auria


Ingredienti:
50 ml Elephant London Dry Gin, 30 ml Afrikaans Chai  (rooibos, cardamomo, cannella, chiodi di garofano, zenzero, pepe nero, latte di riso/cocco e baobab), 20 ml Lacto cordial  (mela Smith, avocado, rapa rossa), baobab
Preparazione:
stir & strain
Guarnizione:
fake sun ice (aeme  di avocado e cera d’api)
Bicchiere:
mug di legno

Refresh di Franceso Drago

Refresh_Cocktail del vincitore Francesco Drago_Bari
Ingredienti:
45 ml Elephant London Dry Gin, 10 ml succo di limone fresco, 100 ml Feel Bitter Apple Limestone, arancia, vaporizzata di tintura all’origano homemade
Preparazione:
hake and fill
Guarnizione:
foglia banano
Bicchiere:
tumbler alto

Diario di Antony Shortlens di Antonio Sciortino


Ingredienti:
50 ml Elephant Orange Cocoa Gin, baobab, 50 ml cordiale mele al cartoccio,  1 ml African bitter
Preparazione:
stir & strain
Guarnizione:
fumo ambientale di palo santo e salvia bianca
Bicchiere:
tumbler basso

Africa di Federico Serafini


Ingredienti:
45 ml Elephant Orange Cocoa Gin, mela fresca, 5 ml African Buchu Bitter (in drop)
Preparazione:
shake & double strain
Guarnizione:
rocce di scarti di mela verde con datteri ed Elephant Sloe Gin, foglie di mela verde con Elephant Sloe Gin e Buchu bitter, sabbia di miglio, manioca e broccoli
Bicchiere:
bicchiere in legno d'ulivo

Il Viaggio di Matteo Cassan


Ingredienti:
40 ml Elephant London Dry Gin (con fat washing con yogurt ai mirtilli), pimento, 15 ml liquore alla mela fresca, 15 ml miele, 30 ml cordiale acidificato di bucce di limone
Preparazione:
Stir & Strain
Decorazione:
bordatura polvere di mele e pimento
Bicchiere:
tumbler basso con cubo 5x5

Ankara 2.0 di Ivan Geraci


Ingredienti:
50 ml Elephant London Dry Gin, arancia, 50 ml African cordial homemade
Preparazione:
Shake and double strain
Decorazione:
colori edibili all'interno del bicchiere, fiore
Bicchiere:
coppetta

Crema Alta Gelateria apre il suo terzo punto vendita a Brera

Crema Alta Gelateria
Dopo tre anni di attività l'insegna approda nel centro di Milano con una nuova esperienza di gelato artigianale e una boutique in stile bohémienne

Brera si prepara ad accogliere il terzo punto vendita di Crema Alta Gelateria. L'insegna, avviata tre anni fa, ha al suo attivo già due punti vendita, con cui ha conquistato il cuore dei milanesi. Ora sbarca nel cuore della città con una vera e propria boutique del gelato. Il nuovo negozio debutterà sabato 1° luglio.

L'experience Crema Alta Gelateria a Brera

Il brand, nato su iniziativa dell'imprenditore Giorgio Bulgari, ha scelto di portare nel centro di Milano una gelateria, in cui offrire un'esperienza sensoriale a base di gelato italiano. Il nuovo spazio di circa 30 metri quadri è arredato con mobili in legno e metallo. I gelati e i sorbetti sono esposti in luminose vetrine rivestite e modellate in mogano e finiture in ottone. Qui è possibile scegliere tra 36 “stili di gelato”. Un’ampia proposta di gusti realizzati dai mastri gelatieri, tutti senza glutine e lattosio, tra cui spiccano i classici di una volta: crema, cioccolato, malaga, zabaione al Marsala ma anche proposte più contemporanee come crema al fingerlime, fragole e basilico, zafferano limone e mandorle, cioccolato ruby. Ampia scelta anche tra gusti di frutta e opzioni vegane.

Tra stagionalità e sostenibilità

In tutti e tre i punti vendita (gli altri due sono in Via Giovanni da Procida 29 e il secondo nel 2021 in Piazza Napoli 15) il gelato è servito alla vecchia maniera, da personale qualificato, in coni espressi croccanti, con panna realizzata artigianalmente ogni giorno. Crema garantisce una grande attenzione alla stagionalità e alla qualità delle materie prime. Inoltre, il brand è sensibile ai temi ambientali e della sostenibilità. Per questo ha scelto contenitori e vaschette in mais biodegradabili, imballaggi e palette totalmente compostabili, riducendo al minimo l’utilizzo della plastica.

Martini apre a Milano il temporary bar per brindare ai 160 anni

Martini pop up bar
Fino al 4 luglio il Pop Up Bar aperto ai Dazi proporrà serate all'insegna del bere bene e del divertimento, con una drink list creata per l'occasione con diversi segnature della casa e il Martini 160, il cocktail creato per festeggiare il prestigioso traguardo

Continuano a susseguirsi le iniziative firmate Martini per festeggiare i 160 del marchio. Dopo i Pop Up Sundays, il ciclo di appuntamenti domenicali all’insegna dell’aperitivo made in Italy (leggi Martini festeggia i 160 anni con 5 serate all’insegna dell’aperitivo d’autore) e il lancio della limited edition Maestro 36, il primo vermouth invecchiato della casa (leggi Maestro 36, il vermouth limited edition che celebra i 160 anni di Martini), i festeggiamenti per il prestigioso traguardo proseguono ora con l’apertura del Martini Pop Up Bar a Milano.

Il bar temporaneo, inaugurato lo scorso 22 giugno, sorge in una suggestiva location della città, i Dazi, alle porte di Parco Sempione e dell’Arco della Pace. Aperto fino al prossimo 4 luglio dalle 18 alle 24, propone serate all’insegna del divertimento della musica e, ovviamente, del bere bene.

In carta il drink celebrativo

Per brindare al compleanno è stata creata ad hoc una drink list tra i quali campeggia Martini 160, il cocktail celebrativo preparato con Martini Rosso, Martini Riserva Speciale Bitter, Martini cordial mix (Martini Floreale, Martini Vibrante, Martini Fiero, infuso al passion fruit) e soda al pompelmo rosa. Presenti nella drink list alcune icone dell’aperitivo, interpretate in chiave Martini, come l’Americano (Martini Rosso, Martini Bitter e soda), Americano Riserva (Martini Riserva Speciale Rubino, Martini Riserva Speciale Bitter e soda), Negroni (Martini Rosso, Martini Bitter e Bombay Sapphire Gin), Martini Boulevardier (Martini Riserva Speciale Rubino, Martini Riserva Speciale, Bitter, Santa Teresa 1796 e aromatic bitters).

Così come non mancano proposte come Fiero&Tonic (Martini Fiero e acqua tonica) e drink analcolici o a bassa gradazione realizzati con i no-alcohol spirit della casa, Martini Floreale e Vibrante, come Floreale & Tonic, Vibrante & soda al pomelmo, o Martini in fiore (Martini Floreale, St Germain, succo di mela e cedrata).

Una serata con Radio Deejay

Musica, intrattenimento e special guest arricchiranno ulteriormente le serate che, dopo il party di apertura, hanno un altro appuntamento clou giovedì 29 giugno, quando Pop Up Bar ospiterà Say Waaad?, il programma radiofonico di Radio Deejay che per l’occasione si sposterà dall’iconica Terrazza Martini, location abituale degli ultimi anni, portando con sé un ospite d’eccezione (per partecipare a questa serata occorre iscriversi alla guest list sul sito martinipopupbar.it, mentre per tutte le altre l’accesso è libero e il costo di ogni drink è di 15 euro).

Marco Pezone migliore barista d’Italia e la comunicazione

Marco Pezone Espresso Italiano Champion 2023
Marco Pezone Espresso Italiano Champion 2023
La finale dell’Espresso Italiano Champion organizzata da Iei si è svolta presso Caffè Milani, con 12 partecipanti e ha visto emergere il barista marchigiano.

All’interno della sala corsi dell’elegante struttura di Caffè Milani si è svolta la finale  dell’Espresso Italiano Championship, organizzata Iei - Istituto Espresso Italiano, di cui la Torrefazione di Lipomo (CO) è tra i soci fondatori. Una due giorni che ha visto la partecipazione di 12 professionisti; la sfida ha visto una semifinale martedì 20 giugno con 12 concorrenti e la finale il giorno successivo, con 6 baristi.

Ha vinto Marco Pezone, barista dal 2017 attualmente in forza al Forno Taccalite di Falconara Marittima (AN), che si è aggiudicato il titolo di migliore professionista in tema di espresso e cappuccino italiani. I concorrenti hanno avuto a disposizione 11 minuti per tarare l’attrezzatura, una Classe 20 SB e il macinadosatore Kryo Evo 65 on demand, entrambi di Rancilio, quindi preparare quattro espressi e quattro cappuccini giudicati alla cieca dalla giuria sensoriale. Al secondo posto si è classificato Andrea Nulli di Essse Caffè, al terzo Gabriele Sechi di Altogusto. I tre baristi saliti sul podio parteciperanno alla fase internazionale della gara in programma in ottobre nell’ambito di Host di Milano. 

Nella prima giornata i concorrenti hanno affrontato anche una  nuova rapida prova davanti a due giudici marketing che hanno valutato la loro capacità di comunicare e valorizzare il prodotto. A tale proposito, il neo campione che ha concorso con la miscela Jolly Crema di Jolly Caffè, nel salutare i presenti alle finali ha affermato «dobbiamo cominciare a comunicare con passione e amore il prodotto al cliente finale». Indubbiamente un importante passo avanti di professionalità da parte di chi opera al banco bar ed anche di coinvolgimento del cliente finale e di innalzamento della sua consapevolezza di ciò che è il caffè e della sua qualità.

Da parte sua, Luigi Morello, presidente Iei ha sottolineato come il premio voglia non solo sottolineare la professionalità dei partecipanti, ma soprattutto lanciare «un messaggio verso il mondo esterno e soprattutto ai più giovani riguardo a una professione che cresce e che ha sempre più bisogno di figure preparate e appassionate. Per questo con l’Istituto continuiamo a sensibilizzare la filiera, a partire proprio dalle aziende, a promuovere iniziative di formazione, ma anche di avvicinamento alla professione del barista, come in questo caso, e alle tante altre attività che la filiera dell’espresso italiano offre».

I prodotti presentati in gara hanno rispecchiato i parametri di qualità dell’Istituto Espresso Italiano (IEI): per l’espresso una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola, una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con e con un perfetto bilanciamento di aromi del latte e del caffè.

Hanno concorso baristi selezionati da Caffè Milani, Mokador, Jolly Caffè, Costadoro, Torrefazione Saturno, Essse Caffè, Altogusto, La Genovese.

Juice – Liquid Learning: la nuova app di formazione by Compagnia dei Caraibi

Juice - Liquid Learning
Una piattaforma di formazione pensata dai professionisti per i professionisti che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento. Un percorso di infotainment liquido con classi pratiche, sessioni di storytelling e pillole di management

Juice – Liquid Learning è la nuova piattaforma di formazione sul mondo beverage firmata da Compagnia dei Caraibi. Uno spazio digitale che si sposa perfettamente con il dna di narratore di storie, di brand e di prodotti che in questi primi 28 anni ha guidato il pensiero e l’agire quotidiano dell’azienda, portandola in tutti gli angoli del mondo.

Un’app che già nel nome richiama la metodologia di insegnamento: un percorso di e-learning divertente con lezioni-pillole e approfondimenti dalla durata di pochi minuti, incisive ed efficaci, accessibili ovunque e in qualsiasi momento create insieme ai migliori professionisti del settore, agli ambassador di Compagnia dei Caraibi e ai brand owner.

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Una formazione che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento

Uno spazio di apprendimento dove la passione alimenta la conoscenza e la conoscenza plasma opportunità e dove i bartender di tutta Italia possono lasciarsi guidare, pillola dopo pillola, alla scoperta dei mondi e dei segreti di spirits, birra e vino, senza dimenticarsi del management.

Una formazione che parla, con autorevolezza, la lingua dell’intrattenimento, dinamica, capace di entusiasmare e di rivolgersi in modo diretto ai professionisti del settore e a chi ama il mondo del beverage.

Classi pratiche, sessioni di storytelling e pillole di management

Un’applicazione nata con l’obiettivo di portare la cultura più profonda del bere nel lavoro di tutti i giorni, che alterna classi più pratiche con gesti tecnici e preparazioni, sessioni di storytelling per imparare a raccontare i prodotti e i brand in modo nuovo e pillole di management, dalla burocrazia alla gestione dei rapporti umani.

Un percorso di infotainment liquido con contenuti on-demand che premia i bartender che completano più corsi di formazione con l’accesso a canvass speciali e la possibilità di acquistare limited edition. Il mondo dei rewards di Juice – Liquid Learning è sempre in divenire, pronto a stupirti!

Non ti resta che iniziare! Goditi un percorso di formazione indimenticabile

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Alberto Marchetti lancia il Gioco del Gelato 

gioco del gelato alberto marchetti
Può un gioco da tavolo accrescere la consapevolezza dei clienti sulla necessità di una lista di ingredienti corta e di qualità? Questa la scommessa del maestro gelatiere 

Alberto Marchetti ha presentato il Gioco del Gelato, un box da 110 carte dedicato a tutti gli amanti di coni e coppette. Questo passatempo ha un obiettivo ben preciso: creare consapevolezza attorno al buon gelato, fatto da una lista di ingredienti corta e di qualità. 

Cos'è il Gioco del Gelato 

Con Il Gioco del Gelato tutti possono trasformarsi in maestri gelatieri per un giorno, destreggiandosi tra ingredienti, sapori e ricette. Si può così imparare che per fare un ottimo gelato bastano davvero pochi ingredienti. Nella scatola ci sono 110 carte, suddivise in carte Cliente, carte Ingrediente e carte Ingrediente Base. Ci sono anche un ricettario e un regolamento. Il mazzo delle carte Cliente, contrassegnate da un simbolo del gelato, sono da mettere al centro del tavolo e vengono rivelate in corso d’opera in modo da formare il “negozio”. A turno, ciascun giocatore decide se preparare un gelato per servire il cliente oppure procurarsi gli ingredienti necessari. Per preparare il gelato il giocatore deve scartare dalla mano gli ingredienti necessari verificando prima la ricetta nel ricettario. Le carte “jolly” possono sostituire qualunque ingrediente. Più gelati dai gusti preferiti dei clienti prepara il giocatore, più punti di vittoria guadagna. Ricettario alla mano, vince ci riesce ad accontentare meglio i clienti preparando i gusti richiesti. 

L'intervista ad Alberto Marchetti 

Da dove nasce l'idea di mettere il gelato al centro di un gioco da tavola? Cosa ha ispirato la formula delle carte? 

Il gelato è la mia passione da sempre e da padre di 3 bambini ho riscoperto da qualche anno i giochi di carte: agili, veloci, portatili, perfetti da giocare a casa, in macchina o con gli amici. Ho voluto realizzare un gioco semplice, che possa essere amati da tutti, non solo dai bambini. Il protagonista è il gelato così come ho sempre cercato di farlo. Sono un convinto sostenitore del gelato semplice. La bontà per me sta nello scegliere ingredienti di alta qualità e freschi, che rievocano emozioni vere come quelle dell'infanzia. Utilizzo pochi ingredienti, selezionati con cura. Il mio gelato è sempre fresco, lavorato e mantecato ogni giorno nelle mie gelaterie. La tradizione alla quale sono legato è quella del gelato piemontese, morbido e cremoso. Nocciola, crema, gianduia, torrone, zabaione non mancano mai sul tabellone. 

Qual è il segreto per ottenere un buon gelato? 

La lista ingredienti corta: solo quello che serve, niente di più. Latte, zucchero, uova, nocciole, cioccolato… ogni materia prima ha le proprie varietà e qualità organolettiche e conoscerle rappresenta il primo passo per la produzione di un gelato semplice e di qualità. 

Qual è l'obiettivo che vuole raggiungere attraverso questo gioco? 

Chi gioca si trasforma in gelataio e deve accontentare i clienti che entrano in negozio. Ognuno ha la (corta!) lista ingredienti che occorre per preparare i gusti e, turno dopo turno, dovrà pescare le carte giuste per lavorare il suo gelato. Fortuna, abilità e strategia sono le chiavi del successo. 

Dare visibilità al mondo del gelato non passa più solo da coni e coppette. Come mai secondo lei? 

Il gelato è amatissimo sia dagli italiani sia dagli stranieri. Fa parte del vissuto delle persone e come tutte le cose che ci sono care, entra nella vita delle persone, perché no, anche sotto forma di gioco. 

Alberto Marchetti lancia il Gioco del Gelato 

gioco del gelato alberto marchetti
Può un gioco da tavolo accrescere la consapevolezza dei clienti sulla necessità di una lista di ingredienti corta e di qualità? Questa la scommessa del maestro gelatiere 

Alberto Marchetti ha presentato il Gioco del Gelato, un box da 110 carte dedicato a tutti gli amanti di coni e coppette. Questo passatempo ha un obiettivo ben preciso: creare consapevolezza attorno al buon gelato, fatto da una lista di ingredienti corta e di qualità. 

Cos'è il Gioco del Gelato 

Con Il Gioco del Gelato tutti possono trasformarsi in maestri gelatieri per un giorno, destreggiandosi tra ingredienti, sapori e ricette. Si può così imparare che per fare un ottimo gelato bastano davvero pochi ingredienti. Nella scatola ci sono 110 carte, suddivise in carte Cliente, carte Ingrediente e carte Ingrediente Base. Ci sono anche un ricettario e un regolamento. Il mazzo delle carte Cliente, contrassegnate da un simbolo del gelato, sono da mettere al centro del tavolo e vengono rivelate in corso d’opera in modo da formare il “negozio”. A turno, ciascun giocatore decide se preparare un gelato per servire il cliente oppure procurarsi gli ingredienti necessari. Per preparare il gelato il giocatore deve scartare dalla mano gli ingredienti necessari verificando prima la ricetta nel ricettario. Le carte “jolly” possono sostituire qualunque ingrediente. Più gelati dai gusti preferiti dei clienti prepara il giocatore, più punti di vittoria guadagna. Ricettario alla mano, vince ci riesce ad accontentare meglio i clienti preparando i gusti richiesti. 

L'intervista ad Alberto Marchetti 

Da dove nasce l'idea di mettere il gelato al centro di un gioco da tavola? Cosa ha ispirato la formula delle carte? 

Il gelato è la mia passione da sempre e da padre di 3 bambini ho riscoperto da qualche anno i giochi di carte: agili, veloci, portatili, perfetti da giocare a casa, in macchina o con gli amici. Ho voluto realizzare un gioco semplice, che possa essere amati da tutti, non solo dai bambini. Il protagonista è il gelato così come ho sempre cercato di farlo. Sono un convinto sostenitore del gelato semplice. La bontà per me sta nello scegliere ingredienti di alta qualità e freschi, che rievocano emozioni vere come quelle dell'infanzia. Utilizzo pochi ingredienti, selezionati con cura. Il mio gelato è sempre fresco, lavorato e mantecato ogni giorno nelle mie gelaterie. La tradizione alla quale sono legato è quella del gelato piemontese, morbido e cremoso. Nocciola, crema, gianduia, torrone, zabaione non mancano mai sul tabellone. 

Qual è il segreto per ottenere un buon gelato? 

La lista ingredienti corta: solo quello che serve, niente di più. Latte, zucchero, uova, nocciole, cioccolato… ogni materia prima ha le proprie varietà e qualità organolettiche e conoscerle rappresenta il primo passo per la produzione di un gelato semplice e di qualità. 

Qual è l'obiettivo che vuole raggiungere attraverso questo gioco? 

Chi gioca si trasforma in gelataio e deve accontentare i clienti che entrano in negozio. Ognuno ha la (corta!) lista ingredienti che occorre per preparare i gusti e, turno dopo turno, dovrà pescare le carte giuste per lavorare il suo gelato. Fortuna, abilità e strategia sono le chiavi del successo. 

Dare visibilità al mondo del gelato non passa più solo da coni e coppette. Come mai secondo lei? 

Il gelato è amatissimo sia dagli italiani sia dagli stranieri. Fa parte del vissuto delle persone e come tutte le cose che ci sono care, entra nella vita delle persone, perché no, anche sotto forma di gioco. 

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