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Panettone estivo, un trend in crescita

Lestivo Fotonico
Abbiamo chiesto a Giorgia Proia, Daniele Campana, Andrea Maffia e Nino Marino come si crea questo prodotto e quali sono le ricadute economiche sulla loro attività

Il panettone estivo è una realtà gastronomica ormai familiare agli italiani. Infatti, sempre più famiglie scelgono di celebrare il Ferragosto con un grande lievitato “summer edition”. Ma, mentre il panettone tradizionale resta il prodotto più venduto per tutto il mese di dicembre, quello estivo ha il fiato più corto, arrivando solo a un paio di settimane circoscritte al Ferragosto. Tuttavia, i professionisti che si cimentano con questo genere alimentare sono sempre di più, cercando nuove strade per avvicinare il prodotto a una fascia di clientela più ampia. Tra abbinamenti e strategie di marketing e comunicazione, abbiamo chiesto a Giorgia Proia di Casa Manfredi, Daniele Campana di Campanapizzeriainteglia, Andrea Maffia di Galup e Nino Marino di Pistì di fare un’analisi del fenomeno.

Come si crea un panettone estivo?

Creare un panettone estivo richiede grande conoscenza delle materie prime, ma anche sapienza negli abbinamenti. «Per creare il nostro “Lestivo Fotonico”, siamo partiti dalla base del nostro panettone tradizionale e abbiamo aggiunto ingredienti freschi e leggeri, come albicocche e ananas. Inoltre, la struttura e la consistenza del panettone sono state leggermente adattate per ottenere un prodotto più soffice e adatto al periodo estivo», spiega Nino Marino di Pistì. «Siamo partiti dalla nostra ricetta del panettone Milano e l’abbiamo alleggerita togliendo l’uvetta, rivisitando i canditi. Ci siamo lasciati ispirare dai profumi e sentori del mediterraneo, creando così il panettone d’amare con limoni siciliani canditi al profumo di basilico e una seconda ricetta con canditi ai frutti tropicali con l’aggiunta di pasta d’arancia siciliana nell’impasto», sottolinea Andrea Maffia di Galup. «La mia idea di panettone estivo parte sempre dalla scelta degli ingredienti, quelli che più possano rappresentare questa stagione: la frutta come la pesca o il limone, il marzapane e altri - sottolinea Giorgia Proia di Casa Manfredi - Cerco sempre di non utilizzare il cioccolato perché, seppur godurioso, non si sposa bene con le altre temperature. Ad esempio, l'anno scorso l'ho realizzato con la pesca candita in abbinamento ad una lattina di sangria firmata Patatas Nanas. Quest'anno il tocco estivo del grande lievitato è la spinta fresh del limone candito d’Amalfi IGP di Agrimontana, che dona freschezza al panettone e lo rende perfetto per essere gustata anche con 40 gradi all’ombra. Ho poi aggiunto del marzapane. L'impasto è il medesimo di quello delle feste natalizie: Parliamo 'Romanese' di Casa Manfredi, il panettone tradizionale milanese ‘fatto a Roma’, realizzato in modo totalmente artigianale con sole materie prime di grande qualità». «La mia idea di panettone viene da lontano, con la voglia di creare un prodotto unico che valorizzasse il territorio - sostiene Daniele Campana di Campanapizzeriainteglia - E creare la versione estiva del mio panettone è stato quasi naturale. Partiamo dal presupposto che il mio panettone, in generale, nasce come prodotto "destagionalizzato", da consumare sia in inverno che in estate, con ingredienti stagionali locali a rotazione, perfetto sia come dolce che come antipasto. Nell'ultimo Natale l'ho abbinato ad un olio evo locale e all'origano selvatico di Acri, e ho consigliato al cliente di tostare le fette in forno servendole come apertura del pasto. Questo perché il panettone per me è un prodotto estremamente versatile, sia nei modi che nelle stagioni di consumo. Per questa estate, per esempio, ho creato il mio panettone - il ‘Sibarita’ - con anice nero della Sila e cioccolato: un impasto scioglievole e profumatissimo, e gli agrumi utilizzati provengono dalla piana di Sibari (dalla quale il prodotto prende il nome, perché l’amore per la terra è sempre presente). A Natale 2022 Daniele ci aveva regalato una versione gastronomica del suo grande lievitato».

Le vendite dei panettoni estivi

Per Maffia, «il 2023 ha segnato il primo passo di Galup nell’ambito dei lievitati estivi che ha registrato risultati tanto incoraggianti da farci progettare per il 2024 nuove idee e nuovi gusti». I mesi più premianti? La seconda metà del mese di giugno. «Seppur in un periodo di tempo piuttosto ridotto, la nuova referenza ha registrato ottimi riscontri sia in termini di apprezzamento da parte della clientela che di vendita». Secondo Proia il panettone estivo è un trend in crescita e per questo ogni anno le vendite aumentano. «Sono proprio i clienti a richiederlo, e questa è una bella soddisfazione. Il pranzo di Ferragosto a Roma è ormai pollo e peperoni e panettone. La nostra produzione è comunque limitata, anche per non snaturare troppo il dolce che deve restare il dolce di Natale per eccellenza». Per Daniele Campana e Nino Marino le vendite sono in linea con le aspettative. «Sicuramente qui a Corigliano Calabro risulta ancora un prodotto più 'di nicchia' rispetto a come viene percepito nelle grandi città. Ma il trend cresce sempre di più di anno in anno e non ci possiamo lamentare.

Promozione e comunicazione del panettone estivo

Comunicare il panettone estivo fa parte del complicato lavoro di destagionalizzare un prodotto fortemente legato a un momento specifico dell'anno. Il mese più premiante per il grande lievitato resta dicembre, con l'arrivo del Natale. In questo periodo il panettone viene mangiato per più di un mese. «Quello estivo invece è molto richiesto esclusivamente per il giorno di Ferragosto - specifica Proia - Per questo la comunicazione è fondamentale perché è ancora un prodotto più inaspettato rispetto a quello tradizionale natalizio: comunicarlo bene vuol dire venderne di più. Ciò che esaltiamo durante la comunicazione è la grande qualità: ingredienti top, etichetta corta e artigianalità, con un occhio di riguardo anche all'estetica, sia del prodotto che del packaging». Per Daniele Campana, «La comunicazione è molto importante, soprattutto per avvicinare la clientela ad un prodotto nuovo e inaspettato». Per Marino la strategia di marketing e la comunicazione hanno un ruolo decisivo. «Abbiamo scelto campagne online: puntando ai nostri social, ma dando un nuovo mood più smart per rivolgerci a un target più giovane attraverso il lancio del prodotto su TikTok e YouTube. Nella nostra comunicazione abbiamo enfatizzato le caratteristiche uniche del prodotto, come gli ingredienti tipici della Sicilia, la lavorazione artigianale e la freschezza dei sapori. Inoltre, abbiamo sottolineato come possa essere gustato durante le vacanze estive, sottolineando la versatilità dell'essere adatto sia per momenti di relax al mare che per escursioni in montagna». «Galup è un marchio storico, noto per la qualità dei suoi lievitati e per la selezione delle materie prime - specifica Maffia - Ha quindi esaltato quel twist in più dato dalla proposta di abbinamenti insoliti e freschi. Ma sono tanti gli elementi su cui l’azienda ha lavorato, come la scelta del nome che è tutt’altro che casuale, gioca infatti sull’assonanza tra le parole “d’amare” e “da mare”, un divertente accostamento che riporta alla leggerezza della bella stagione. Galup ha anche curato con particolare attenzione il packaging che regala al prodotto un’immagine decisamente estiva: carte decorate, cordino in rafia e, a completare il tutto, una cartolina d’epoca che riporta alla villeggiatura d’altri tempi».

Destagionalizzazione tra eventi e abbinamenti

Destagionalizzare il prodotto è difficile, ma con i giusti ingredienti e comunicazione i professionisti i primi risultati iniziano a vedersi. «In prima battuta, i nostri clienti sono rimasti un po' spiazzati. Ma una volta assaggiato l'impatto è stato positivo e questo mi rende orgoglioso della mia creazione», spiega Campana. Intanto, i professionisti che si dedicano a questo prodotto sono in aumento. Come spiega Proia, «non vogliamo nemmeno spingere troppo, altrimenti la produzione risulterebbe troppo massiva e toglierebbe la magia alle feste natalizie. È bene che il panettone si faccia desiderare. Dunque, ci limitiamo al Natale e a Ferragosto». Uno strumento utile a portare il panettone fuori dal Natale è l'abbinamento. «Gli abbinamenti per il panettone estivo sono importantissimi - aggiunge la pastry chef di Casa Manfredi - perché devono dare grande freschezza e rendere il tutto più leggero. Quindi tanto spazio alla frutta di stagione (candita) e a collaborazioni in limited edition». «La ricerca degli abbinamenti è stata il punto focale della proposta Galup: i due Panettoni, tipo Milano da 750 gr, sono prodotti con farina di prima qualità, lievito madre Galup, uova fresche e burro, impastati e lievitati lentamente per 40 ore, hanno la fragranza tipica del panettone caratterizzata dalla freschezza dei due abbinamenti estivi che rappresentano le tendenze di gusto dell’estate 2023», puntualizza Maffia. Per Marino l'abbinamento preferenziale resta quello con la crema spalmabile al pistacchio. Inoltre, un driver funzionale alla destagionalizzazione del prodotto possono essere le attività turistiche e gli eventi estivi, il mezzo giusto per far conoscere il prodotto a un pubblico più ampio. «Questo approccio innovativo consente al panettone estivo di raggiungere una più ampia base di clienti e di creare un nuovo trend di consumo per i dolci tradizionali, aprendo nuove opportunità di mercato per il nostro marchio Pistì».

Un francobollo celebrativo per le 230 candeline di Tassoni

francobollo Tassoni
Il francobollo celebrativo dei 230 anni di Tassoni
Stampato in 270.000 esemplari il francobollo che rende omaggio all'azienda di Salò, produttrice dell'iconica Cedrata, ora di proprietà del Gruppo Lunelli. Che ha rinnovato l'immagine del marchio e arricchito l'offerta con una proposta di mixer e soft drink premium

230 anni sono un grande traguardo da festeggiare. A raggiungerlo è Tassoni che ha celebrato la prestigiosa ricorrenza con l’emissione di un francobollo, che rientra nella serie tematica Eccellenze del sistema produttivo ed economico. Voluto da Poste Italiane e dal ministero dello Sviluppo economico, il francobollo dedicato ha come protagonista l’iconica bottiglietta “a buccia d’agrume” della Cedrata Tassoni, tratta dai manifesti pubblicitari degli anni Trenta, dove spicca il logo dell’azienda, raffigurata dentro una cornice in stile liberty. Stampato in 270.000 esemplari, il francobollo è distribuito a livello nazionale ed entrerà a far parte del Museo di Poste Italiane.

Un lungo cammino nel segno dell'eccellenza

Ma di finire in museo non ha nessuna intenzione l’azienda, che continua a evolvere la sua proposta, ma sempre rimanendo fedele alla sua storia e alla sua tradizione. Una storia che comincia con la nascita della spezieria nella seconda metà del 1700 nel centro della cittadina di Salò, sulla riva occidentale del Lago di Garda, divenuta farmacia nel 1793 e poi acquisita dal Marchese Tassoni che le diede il nome. Nel 1884 la proprietà passa a Paolo Amadei, che divide l'attività della farmacia da quella della distilleria che prende il nome di Cedral Tassoni. Sotto questa insegna l’azienda ha proseguito il suo percorso, prima sotto la guida degli Amedei che nel 2021 hanno passato il testimone al Gruppo Lunelli, che ne ha fatto uno dei pilastri del suo polo dell'eccellenza del bere e dello stile italiano (leggi Cedral Tassoni entra a far parte del Gruppo Lunelli).

Una nuova immagine

Con l'obiettivo di ridare slancio allo storico e prestigioso marchio, il Gruppo proprio all’inizio di quest’anno ha dato il via al progetto New Era, con una nuova e larga gamma di prodotti con una nuova immagine che coniuga tradizione liberty e innovazione grafica creata dallo studio Robilant Associati di Milano. Una nuova identità che vuole valorizzare le caratteristiche di autenticità e storicità della marca, reinterpretandole in chiave contemporanea e puntando a coinvolgere le nuove generazioni attraverso immagini ammalianti, ispirate al mondo della moda. Così la storica bottiglietta “a buccia d’agrume” della Cedrata, a base di cedro Diamante di Calabria, è stata resa ancora più distintiva con un rilievo ben visibile del logo e della data di fondazione che sottolinea il legame con il territorio del Lago di Garda. Pack identico, e identico formato da 18 cl anche per le altre 7 specialità premium, ovvero i soft drink Chinotto Bio, con chinotti siciliani bio, e Tonica al cedro, e i quattro mixer Tonica Superfine, Soda Water La Classica, Ginger Beer la Biologica e Ginger Ale La Biologica.

Specialità alle quali si aggiunge il Gin Superfine al Cedro, un distilled dry gin (alc 41,5% in vol) realizzato con 9 botaniche, delle quali 4 fresche, ginepro italiano, cedro Diamante, bergamotto, foglie fico e foglie alloro, e 4 secche, coriandolo, angelica, iris e rosa centofoglie, e distillato in alambicchi in rame presenti in azienda dal 1872.

 

Sono aperte le iscrizioni al primo OraSì Barista Award

OraSì Barista Award
I baristi che vogliono mostrare la propria abilità possono partecipare alla competizione realizzata in collaborazione con Wlacc, Aicaf e Caffè Camardo.

A chi vuole mettersi in gioco e dimostrare la propria abilità nel creare cappuccini vegetali belli e gustosi e piacevoli bevande vegetali. OraSì propone un appuntamento unico, da non perdere: OraSì Barista Award, la prima competizione tra baristi realizzata in collaborazione con Wlacc (World Latte Art & Coffee Center), Aicaf (Accademia Italiana Maestri del Caffè) e Caffè Camardo.

È possibile iscriversi attraverso il form di partecipazione dedicato entro il 10 settembre 2023.

La selezione avverrà entro il 25 settembre e i finalisti degli OraSì Barista Award si sfideranno nell’ambito di HostMilano presso lo stand di OraSì Barista - Pad 18 - Stand G52, domenica 15 ottobre alle 10,30.

Orasì sarà presente ogni giorno della manifestazione che si svolge tra il 13 e il 17 ottobre con la sua linea Barista che comprende cinque referenze formulate per l’utilizzo professionale: Cocco, Soia, Mandorla, Avena e Nocciola.

La competizione valuterà i baristi sulla base di due preparazioni: un cappuccino vegetale in tazza  con decorazioni e/o latte art, e un drink a piacere, caldo o freddo, a base di bevanda vegetale, non alcolico. Tutte le preparazioni saranno valutate da una giuria composta da Carmen Clemente, brand ambassador OraSì e vincitrice del World Latte Art Championship 2022 e da una delegazione marketing e tecnica di Unigrà secondo tre criteri: gusto, abbinamenti e presentazione.

I premi in palio sono numerosi; i primi classificati potranno vincere corsi altamente specializzata e una ricca fornitura di bevande OraSì.

Tra i momenti ricchi di interesse presso lo stand OraSì Barista a Host ci sono due appuntamenti da non perdere sabato 14 ottobre alle 14,30 e lunedì 16 ottobre alle 11,30: Carmen Clemente darà prova della propria abilità realizzando composizioni di latte art con le bevande vegetali.

«Siamo entusiasti di avviare gli OraSì Barista Award durante HostMilano che per noi rappresenta l’occasione ideale per mostrare in modo pratico le proprietà uniche della linea Barista a tutti i nostri interlocutori nazionali e internazionali - afferma Carlo Oldani, direttore marketing del Gruppo Unigrà -. Non si tratterà solo di una competizione, ma offrirà anche l’opportunità di mettere in risalto le abilità dei professionisti italiani del settore della caffetteria».

Non rimane che iscriversi a questo form. 

Con Rinaldi arriva Santa Ana, il gin ispirato agli anni ruggenti di Manila

Santa Ana Gin
La nuova esclusiva Rinaldi 1957 è un gin moderno, dal carattere raffinato e dagli aromi tropicali, che rimanda alle festose atmosfere della Manila degli anni Venti, quando era diventata meta del divertimento per gli americani in fuga dal Proibizionismo

Rievoca e celebra luoghi e atmosfere lontane nel tempo e nello spazio la nuova esclusiva del catalogo di Rinaldi 1957. Il nuovo entrato è Gin Santa Ana, prodotto dalla Bleeding Heart Rum Co, l’azienda creatrice del rum Don Papa, e le atmosfere e i luoghi ai quali rimanda sono quelli della Manila degli anni Venti e Trenta. Un periodo nel quale la capitale delle Filippine era diventata meta del divertimento all’insegna dei balli e del ben bere per gli americani in fuga dal Proibizioniso e in tutta la città fiorvano i locali e le piste da ballo.

Tra questi il leggendario Santa Ana Cabaret, dal quale il nuovo gin ha preso il nome, uno dei locali da ballo all’epoca più grandi al mondo, di proprietà di John Canson, che in realtà era il giovane molisano Giovanni Canzona che, giunto ai primi del Novecento negli Usa per fare fortuna, partì dopo qualche anno per Manila, dove rilevò uno spazioso locale che trasformò in un lussuoso cabaret che offriva ai visitatori un servizio di alto livello e la migliore musica. Un locale raffinato, in stile Art Déco filippino, arredato con eleganti mobili, specchi e quadri provenienti dall’Europa e piante locali, come lo Ylang-Ylang e orchidee, che con il loro profumo contribuivano ad accrescere il fascino esotico del locale.

L'essenza delle Filippine

A questo universo rimanda Gin Santa Ana (alc 42,3% in vol), grazie alla combinazione di eleganza, fraganze delicate e floreali e il sapore fresco di agrumi tropicali che lo caratterizza. La sua formula parte dalle botaniche classiche del gin, quali ginepro, coriandolo, limone, arancia amara, radice di angelica, radice di giaggiolo. A queste si aggiungono  il finocchio, con la sua nota fresca, e 4 botaniche locali che rappresentano le essenze chiave di questo distillato, ovvero lo ylang ylang, con il suo apporto di note floreali, l’alpinia, con la sua fragranza piccante e balsamica,  il calamansi, noto come lime delle Filippine, e il dalandan, una tipologia di arancia dolce, che conferiscono le loro note agrumate.

Il gin viene ottenuto da una distillazione parzialmente a vuoto, scelta perchè permette di estrarre la concentrazione di aromi botanici, compreso il più sottile profumo, senza che il calore la rovini: una tecnica essenziale per un gin dal bouquet aromatico complesso e ricercato.

Raffinato, moderno e versatile

Moderno, profumato e fruttato, morbido al palato, Gin Santa Ana è un distillato che si può proporre anche liscio, oltre che in miscelazione, dove è ideale per la creazione di originali ricette, ma anche per dare vita a intriganti reinterpretazioni di classici, a partire dal re dei cocktail, il Martini.

Una prova delle sue alte potenzialità è stata offerta durante la serata organizzata da Rinaldi 1957 per salutare l’arrivo del gin in Italia. Serata andata in scena all’Ellington Club, locale che sorge nel quartiere Pigneto a Roma e dalle suggestive atmosfere anni Venti, in perfetta sintonia con l’universo immaginario richiamato dal gin.

Santa Ana è stato ovviamente il protagonsta della drink list che ha allietato gli ospiti e composta da 4 cocktail: Twist Collins, dove si è misceato con succo di lione, zucchero, osda al mango e tabasco; Twist Aviation, dove imvece si è unito a cordiale all’ibisco, maraschino e succo di limone; Pomelo Spritz, dove di è unito a succo di pompelmo rosa, sciroppo di agave e soda; French 75, unito a succo di limone, zucchero e champagne.

Le ricette si Gin Santa Ana

Gin&Tonic
Ingredienti:
30 ml Gin Santa Ana, Acqua Tonica Monaco
Preparazione:
build
Bicchiere:
highball

Martini Cocktail
Ingredienti:
70 ml Gin Santa Ana, 10 ml Oscar.697 Vermouth Dry
Preparazione:
stir & strain
Bicchiere:
Coppetta martini

Pomelo Spritz
Ingredienti:
30 ml Gin Santa Ana, 25 ml succo di limone, 10 ml sciroppo di agave, top soda
Preparazione:
build
Bicchiere:
calice Spritz

French 75
Ingredienti:
45 ml Gin Santa Ana, 25 ml succo di limone, 20 ml sciroppo di zucchero, top Champagne Jacquart
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
flûte

Giacosa e il Negroni: la risposta di Marco Valenza

Giacosa
Marco Valenza, a capo del Gruppo Valenza che ha rilevato il marchio Giacosa e riaperto lo storico caffè fiorentino
Il comunicato sulla riapertura dello storico caffè fiorentino ha generato una serie di polemiche per via delle inesattezze sulla paternità del grande cocktail e sulla location dove sorge il locale. Per fare chiarezza abbiamo intervistato l’imprenditore a capo del Gruppo Valenza autore dell’operazione

La recente riapertura dello storico Caffè Giacosa di Firenze per mano del Gruppo Valenza ha innescato un tam tam mediatico dal quale sono emerse alcune domande, contenute principalmente in un articolo di Gambero Rosso, dove si fa notare che il comunicato stampa dal quale si sono susseguiti vari articoli, presentava una serie di inesattezze non trascurabili. Per fare chiarezza sulla posizione del brand, abbiamo intervistato Marco Valenza, a capo dell'omonimo Gruppo che ha recentemente rilevato il marchio Giacosa, e che in città possiede anche Gilli e Paszkowski, altri due rinomati caffè storici.

Gruppo Valenza con i suoi caffè storici ha visto - soprattutto negli ultimi anni - una concentrazione verso il cocktail bar, contornandosi di professionisti qualificati e portando avanti un progetto di rilancio delle attività serali dei vari locali, ce lo conferma?

Io rappresento la seconda generazione della famiglia e sotto la mia gestione l'obiettivo primario è stato di innalzare la qualità. Il tutto è iniziato dall'apertura del laboratorio di pasticceria, che prepara lievitati e freschi per tutte le strutture. Una sede decentralizzata a poche centinaia di metri dai locali, in cui operano dieci persone, oltre a quelle nel laboratorio di rifinitura all'interno di Gilli. Una volta fatto questo, sono andato alla ricerca di figure professionali che potessero dire la propria sul cocktail bar. Prima con Luca Picchi e in seguito con Luca Manni, che ora è la persona che più di tutte mi sta aiutando nello sviluppo dei vari concept dei bar dal punto di vista serale, anche in quest'ultima apertura. Ho cercato persone con passione, che potessero trasmetterla come valore aziendale, non solo come proprio merito lavorativo.

Il progetto di Giacosa sembra voler far parlare di sé soprattutto nella fascia serale, dall'aperitivo al dopo cena.

Giacosa è un locale di dimensioni contenute, con pochi coperti; sul quale abbiamo finalmente la possibilità di puntare molto sui cocktail, su ricette elaborate e su un servizio molto più serale. È aperto tutti il giorno e ovviamente propone un caffè di qualità accompagnato dalla nostra celebre pasticceria, però l'idea è che diventi il locale dedicato all'aperitivo e al dopo cena. I cocktail che serviamo sono dedicati alla tradizione italiana, con grandi classici e declinazioni di questi, e l'intento è quello di essere la Casa del Negroni.

Eccoci qua, a parlare finalmente di Negroni. Il comunicato stampa sulla vostra apertura ha generato polemiche per alcune inesattezze legate alla paternità del cocktail e alla location dove sorge il nuovo Giacosa. Qual è la sua posizione?

L'articolo non dice nulla di sbagliato. Non è nostro intento cambiare la storia, che è nota a tutti e raccontata egregiamente da Luca Picchi, che fa parte del nostro gruppo di lavoro. È indubbio che Giacosa sia stata l'insegna che si è susseguita a Casoni, dove il cocktail è nato. Ma è stata anche quella che ha portato avanti la storia di questo drink: l’eredità di questo cocktail, il fil rouge che lega Casoni a Giacosa è strettissimo e indelebile. Ho ritenuto - quando ho rilevato il marchio - che Giacosa fosse un nome più noto all’era moderna, mentre Casoni più legato agli addetti ai lavori. È uno di quei marchi che ha accompagnato la storia di Firenze e dato il via alla storia del Negroni. Nelle osservazioni che ci sono state c'è la voglia di creare un caso laddove un caso non c'è. Non abbiamo mai detto che il Negroni è nato da Giacosa. È nato nello stesso luogo di Giacosa, che ne ha preso le redini. Se non ci fosse stato Giacosa ci sarebbe stato magari un negozio di abbigliamento. Non avrei mai sposato il progetto se non fosse stato dove è ora, ed è stata una gran fortuna aver potuto aprire a 20 metri di distanza dalla storica sede. Quando nel 2016 Giacosa dovette chiudere, la fine del marchio era legata al fatto che solo le grandi firme di moda riescono a sostenere l'affitto in un posto del genere. Non era possibile aprire nello stesso luogo, ma riuscire a farlo a pochi metri di distanza, nella stessa via, è per me noi motivo di orgoglio, e creare le condizioni per questo non è stato affatto facile.

Che cosa sarà il Giacosa di oggi?

Giacosa vuole essere la Casa del Negroni. Casoni era una gastronomia con somministrazione, Giacosa era il bar in cui si beveva il Negroni. Nella mente delle persone che lo hanno vissuto fino a pochi anni fa è questo il Giacosa e questo che vuole essere da ora in avanti. L'operazione non è stata “campata in aria”: Luca Picchi ci ha fatto da consulente storico e abbiamo ricevuto il suo parere positivo in merito. Riaprire come Bar Casoni sarebbe stato come cancellare la storia degli ultimi 90 anni, durante i quali il Negroni è cresciuto di popolarità anche grazie al marchio Giacosa.

Quindi, il Negroni è patrimonio cittadino, nazionale o “Giacosiano”?

Il Negroni è e rimane un patrimonio internazionale, nato a Firenze.

Parola all'autore

Questa la posizione di Marco Valenza. Un imprenditore solido, che ha una visione chiara di ciò che vuole fare dei marchi che ora possiede, sui quali sta investendo per portare avanti un equilibrio tra storicità e modernità. Lo spazio alla storia è stato dato, così come è stato dato quello alle opinioni.

E all'interno di questo discorso – non me ne vogliate - si colloca l'opinione di chi scrive, che deliberatamente contravviene a una delle regole del giornalismo, che dovrebbe essere avulso dal trasporto personale: l'autore di questo articolo è fiorentino, ha sempre lavorato a Firenze e ha sempre spinto affinché la sua città e i suoi professionisti avessero il loro meritato riconoscimento.

Io c'ero quando è stata messa la targa commemorativa del Negroni, anzi ricordo che rimasi stupito che nessuno avesse il cocktail in mano, ma il Giacosa aveva chiuso già i battenti. Insieme all'allora manager di Manifattura, Fabiano Buffolino, siamo andati a preparare una ventina di Negroni per tutti, per commemorare la targa degnamente.

Ho bevuto Negroni sia nei suoi anni bui (molto recenti) che in quelli d'oro (altrettanto recenti). Sì, Giacosa, nel sentimento comune cittadino era “il posto in cui è nato il Negroni”. A onor del vero, non vi si beveva il miglior Negroni della città, ma questa è un'altra storia. Sì, probabilmente e meritatamente il Giacosa di oggi sarà un gran posto in cui bere il Negroni, e gli auguro che diventi veramente il punto di riferimento cittadino per questo cocktail, anche perché hanno un team che farebbe invidia al Real Madrid e il locale è veramente bello.

La domanda è: con tutte le frecce all'arco di questa nuova apertura, era necessario intitolare il comunicato stampa “Riapre Giacosa, il bar dove nacque il Negroni”? Probabilmente no. Ma rimane un'opinione. Ora, lasciamo che la storia vada avanti.

Boom del gelato vegetale

gelato su stecco Gusto 17
gelato su stecco Gusto 17
Vendite salite a doppia cifra per questo prodotto e non solo: l'Italia sta apprezzando sempre di più le proteine vegetali

Il gelato vegetale piace e cresce. Nonostante le battaglie governative contro il "meat sounding" questa nicchia di mercato è cresciuta a doppia cifra nel giro degli ultimi tre anni, arrivando a fatturare 5,7 miliardi di euro. Il gelato vegano si è preso il suo spazio, conquistando sempre più pozzetti - quando non l'intera vetrina - garantendo gusti biologici, senza zuccheri aggiunti e con ingredienti naturali. Gli esperti sostengono che non si tratti di una moda, bensì di un trend che continuerà a crescere nel tempo.

I numeri del mercato delle proteine vegetali

Secondo una ricerca effettuata da Bloomberg l'intero comparto delle proteine vegetali continuerà a crescere, passando dai 44 miliardi di dollari attuali ai 162 stimati per il 2030. Secondo Good Food Institute Europe (Gfi Europe), le vendite di alimenti a base vegetale sono cresciute del 9% nel 2022, raggiungendo la cifra di 680,9 milioni di europei. L'Italia è al terzo posto nella classifica dei paesi europei con il più alto fatturato di prodotti alimentari di origine vegetale. Prima, solo Germania e Regno Unito.

Boom di gelato vegetale, ma non solo

Le vendite di gelato vegetale, analizzate in 13 Paesi europei, sono aumentate del 6% nel 2022 e del 22% tra il 2020 e il 2022, arrivando a un fatturato di 5,7 miliardi. A questi numeri si agganciano quelli del comparto delle bevande vegetali usate come sostituti del latte. La categoria realizza 310,4 milioni di euro di fatturato. Aumentate anche le vendite di carne di origine vegetale, per un totale di 168,4 milioni di euro, segnando un +40% tra il 2020 e il 2022.

Con gli spillatori EcoTote 3.0 EcoSpirits la miscelazione è più economica, veloce e sostenibile

Spillatore da banco per alcolici EcoTote 3.0 EcoSpirits
Presenti già in oltre mille locali del mondo, gli spillatori da banco per alcolici EcoTote 3.0 EcoSpirits Global sono stati adottati dai più importanti produttori di alcolici per ridurre soprattutto la quantità delle bottiglie di vetro a perdere. Da noi sono distribuiti da EcoSpirits Italia in società con Velier.

Grazie alla diffusione dei nuovi e rivoluzionari spillatori da banco EcoTote 3.0 EcoSpirits da 4,5 litri è possibile ridurre il numero delle bottiglie di vetro per alcolici in giro per il mondo (circa 40 miliardi, quasi tutte a perdere), abbassando sensibilmente le emissioni di Co2 (corrispondenti a circa 22  milioni di tonnellate di Co2) e rendendo più veloce e precisa la miscelazione dei cocktail, abbassandone il food cost.

Lo spillatore EcoTote 3.0 EcoSpirits si compone di un box squadrato (alto 29,4 cm, lati 19,5 cm, peso 3,36 kg) realizzato in plastica, acciaio e vetro (facilmente lavabile) che contiene una grande bottiglia réhoboam in vetro da 4,5 litri con largo tappo a vite in plastica, al cui interno viene versato il distillato o liquore prescelto. Il contenitore viene chiuso con un coperchio in plastica dotato di dosatore Smart Pour con rubinetto ad arco e di tastiera a batteria (ricaricabile con cavetto da cellulare) composta di 5 pulsanti: On/Off, dosatori da 30 ml, 45 ml, 60 ml, 700 ml.

Con procedura certificata, ogni EcoTote 3.0 viene sanificato e riempito direttamente in appositi impianti semiautomatizzati EcoPlant inseriti in container, travasando i distillati dai tank provenienti direttamente dalle distillerie di origine, richiuso con tanto di sigillo di garanzia ed etichettato all'esterno con il marchio relativo, quindi consegnato direttamente al punto vendita al posto di una tradizionale cassa di bottiglie. Viene permesso legalmente anche l'ulteriore travaso in bottiglie da 700 ml (con bollino incluso).

Tra i primi ad aderire al sistema sono stati i produttori di Engine Organic Pure Gin, Portofino Gin, Hampden Estate Jamaican Rum, Clarin Communal Haiti Rum, Cachaça Yaguara.

In questo modo il cocktail mantiene  intatta l’eleganza del pouring e l’identità dei brand, aggiungendo però il gusto della sostenibilità. Inoltre gli EcoTote 3.0 sono monitorati attraverso un sistema di tracking basato su QR Code che aumenta sicurezza ed efficienza del processo circolare.

Un sistema che ha convinto più di mille locali nel mondo

Fondata a Singapore nel 2018 dall'attuale Ceo Paul Gabie, la società EcoSpirits Global conta su una serie di brevetti esclusivi e, con il lancio degli spillatori EcoTote 3.0, ha creato un sistema di distribuzione circolare relativa all'intera catena che va dalle distillerie ai bar, agli impianti di smaltimento, riducendo drasticamente costi ed energia necessari per i trasporti e per la materia prima del vetro. Inoltre per ogni spillatore Ecotote messo in esercizio viene piantato un nuovo albero, operazione sostenibile evidenziata dalla scritta "One Tote, One Tree".

Paul Gabie Ceo-EcoSpirits Global

Il sistema EcoSpirits è oggi presente in 11 paesi e in 30 città del mondo, dall'Asia-Pacifico, all'Europa e alle Americhe, con più di mille locali, tra bar iconici insigniti del premio World’s 50 Best e Asia’s 50 Best, ristoranti stellati Michelin e alberghi prestigiosi che lo hanno già adottato. In Europa, dopo Regno Unito, Francia, Norvegia e Germania, anche il nostro Paese potrà usuifruire di questo sistema di distribuzione circolare, grazie alla società EcoSpirits Italia, partecipata al 90% da Velier.

I primi venti locali italiani ad aver adottato il sistema EcoTote EcoSpirits

Coconuts Rimini Porto discobar, Rimini
1870 Drinkin' Kitchen, Bra (Cuneo)
Six Senses Rome, Roma
L'Antiquario, Napoli
Aman Venezia, Venezia
Three Monkeys, Imperia
Puntosette, Torino
Strizzi Garden, Firenze
Casa Gotuzzo 1652, Chiavari (Genova)
Hotel Castiglion Del Bosco, Montalcino (Siena)
Il Bistrotto, Bogliasco (Genova)
Enoteca Da Giannino, Stresa (Verbania)
Piro Piro Bistrot, Reggio Calabria
Piano 35 Lounge Bar, Torino
Saloon Keeper 1933 Cocktail Bar, Lecce
Jerry Thomas Speakeasy, Roma
Piano Susci Italiano, Gioia del Colle (Bari).

Alla recente conferenza stampa di presentazione nel giardino del Grand Hotel di Rimini erano presenti Fabrizio Galliano, AD EcoSpirits Italia; Lucio Paesani, titolare del grande e storico (1999) discobar Coconuts Rimini Porto sul lungomare di Rimini (il primo ad adottare il sistema EcoTote EcoSpirits); Anna Montini, Assessore all'Ambiente del Comune di Rimini; Luca Gargano, fondatore e titolare di Velier (Genova).
A chiudere la presentazione non poteva mancare che una dimostrazione dal vivo delle potenzialità di EcoTote 3.0 EcoSpirits. Pertanto Lucio Paesani, alla guida di uno storico furgone Volkswagen T1 "Bulli" risistemato (con aggiunta delle insegne Coconuts), ci ha condotto nel grande (3500 mq) e storico (1999) show dinner e discobar sul lungomare di Rimini, dove sono stati installati già 17 spillatori da banco EcoTote EcoSpirits nei vari punti bar del locale. A seguire cena e spettacolo.

 

Nasce Birrificio Italiano Spritis ed è già medaglia all’International Spirits Challenge

Birrificio Italiano
Agostino Arioli, fondatore di Birrificio Italiano, con Amaro Marasso, medaglia di bronzo all'International Spirits Challenge
Birrificio Italiano di Agostino Arioli lancia la sua linea di distillati artiginali e l'Amaro Marasso, tra i prodotti di punta della gamma, conquista il bronzo nella prestigiosa competitione internazionale

Ottimo debutto per Birrificio Italiano Spritis, la linea dedicata alle distillazioni artigianali appena nata sotto l’ala di Birrificio Italiano, tra i primi micro-birrifici italiani della scena brassicola artigianale, fondato nel 1996 da Agostino Arioli a Lurago Marinone (Como). Amaro Marasso, prodotto di punta della linea neonata, si è piazzato sul podio dell’International Spirits Challenge, tra le più prestigiose e autorevoli competizioni internazionali riservare al settore degli spirit, conquistando la medaglia di bronzo nella categoria Liqueurs & Specialities.

Un bel risultato per questo amaro (alc 30% in vol), davvero amaro, realizzato con 16 botaniche e non filtrato a freddo, ottimo come classico dopo pasto, da servire liscio, on the rocks, ma che si presta anche come ingrediente per la miscelazione. Un prodotto creato dallo stesso Arioli nel 2021 nell’ambito del progetto Strada Ferrata, distilleria situata a Seregno (Monza Brianza) della quale era socio fondatore, responsabile prodotto e frontman, e dalla quale è appena uscito per fondare appunto la sua linea Birrificio Italiano Spritis.

La linea di distillati

Linea nella quale, oltre all’Amaro Marasso, convergono le creazioni precedenti sviluppate da Arioli nell’esperienza con Strada Ferrata e non solo e prodotti inediti. Tra le prime i prodotti New Make, la gamma di distillati di puro malto, realizzati con malti italiani e lieviti da birra selezionati, in 6 versioni: Originale e le referenze aromatizzate Capparis, Cascadian, Fum, Levante e Torbato. Prodotti che esprimono al massimo la qualità delle materie prime dalle quali nascono e anche loro adatti per il servizio liscio, con ghiaccio o da usare in miscelazione.

A questi si aggiunge Albedo, un distillato di birra, e le novità in arrivo: la prima è Drytto, un London dry gin che sarà pronto entro la fine di quest’anno, mentre per il prossimo è previsto il lancio della in versione barricata di Abedo, con 4 anni in tonneaux di Moscato giallo dell’Alto Adige.

Prodotti che saranno distribuiti dalla rete di Birrificio Italiano e utilizzati nel locale di Milano del marchio.

Un progetto, insomma, con il quale Arioli intraprende il suo secondo viaggio nel mondo della distillazione, portandovi la sua esperienza da birraio e la passione per i distillati nata nei tre anni di lavoro con Strada Ferrata, per proseguire il cammino di ricerca e innovazione.

 

Antonino Cannavacciuolo presenta il Babà al Limoncello

Il nuovo dolce del laboratorio di alta pasticceria artigianale del gruppo è dedicato al Ferragosto

Presentato il Babà al Limoncello creato dal Pastry Chef Kabir Godi del Laboratorio di alta pasticceria artigianale di Chef Antonino Cannavacciuolo. Si tratta di una versione rinnovata del classico Babà, dedicata al liquore partenopeo. Questo dolce rappresentativo della pasticceria napoletana è il simbolo scelto dai professionisti del laboratorio per omaggiare l'estate.

Tradizione rivisitata in vaso cottura

Tradizionale o rivisitato, il Babà è considerato uno dei dolci più rappresentativi della cultura gastronomica napoletana. L’aggiunta del liquore al limoncello, che va a sostituire il Rhum, si intona alle calde giornate estive. La tecnica di preparazione utilizzata dal Pastry Chef Kabir Godi per il Babà al Limoncello è la vasocottura, un metodo che permette di preservare la consistenza e il gusto dell’impasto e l’aroma degli ingredienti sino al momento dell’apertura.

Dove comprare il Babà al Limoncello di Antonino Cannavacciuolo

Una volta estratto dal vaso, il Babà creato dal Laboratorio di alta pasticceria artigianale di Chef Antonino Cannavacciuolo si presenta morbido e leggero al palato. Il Limoncello crea la sintonia con il fine pasto. È possibile ordinare e acquistare il dessert sull’apposita sezione dello shop online: https://shop.antoninocannavacciuolo.it/prodotti-estivi/.

Il "regno" di Kabir Godi

Kabir Godi, responsabile del laboratorio, uomo di fiducia dello chef già a Villa Crespi, opera in un laboratorio di circa 1.000 metri quadrati. L'ambiente è pensato per esaudire tutte le esigenze di pasticceria della galassia Cannavacciuolo. Collocato a Suno, a Nord di Novara, è in una posizione strategica per i rifornimenti destinati a Villa Crespi Relais & Chateau sul lago d'Orta i due bistrot firmati Antonino Cannavacciuolo a Novara e Torino, e il quarto locale, dentro l'outlet di Vicolungo, aperto lo scorso anno. Il laboratorio è attrezzato con macchinari all'avanguardia. Inoltre, il laboratorio serve i duee bistrot, il locale "Antonino" dentro al Vicolungo Style Outlet e l'e-commerce, lanciato ufficialmente prima di Natale e letteralmente esploso, con la complicità del coronavirus, tra marzo e aprile.  

A settembre va in scena a Milano la nuova edizione di theGINday

Il 10 e l'11 settembre al SuperStudio Più l'undicesima edizione dell'evento dedicato al mondo gin, con centinaia di etichette in degustazione, masterclass e seminari. Novità di quest'anno i Gin Awards

Anche quest’anno Milano sarà la capitale italiana del gin. Torna infatti domenica 10 e lunedì 11 settembre l’appuntamento con theGINday, l’evento B2B dedicato al mondo di questo distillato e ai suoi tanti appassionati. Giunta alla sua undicesima edizione, la manifestazione, organizzata dal team di Bartender.it guidato da Luca Pirola con i soci Agostino Perrone, Dario Comini, il compianto Dom Costa e Fulvio Piccinino, andrà in scena al SuperStudio Più.

Il format come da tradizione permetterà ai produttori, nuovi e storici, di far conoscere al pubblico dei professionisti il proprio distillato, botaniche e caratteristiche, proponendolo anche in degustazione. E come da tradizione, non solo i produttori di gin saranno i protagonisti della kermesse che coinvolge tutto ciò che gira intorno al mondo cocktail, quindi spazio anche ai produttori di ghiaccio, a chi propone fiori e frutta essiccati, importatori e distributori.

E proprio a proposito di miscelazione, tre saranno i bar tematici, Gin Tonic Bar, Martini Bar e Negroni Bar, dove verranno realizzati con i prodotti dei brand presenti nella manifestazione gli iconici cocktail, con ricette e tecniche svelate dai bartender che li presidiano.

Ovviamente, come di consueto, ad animare la manifestazione ci saranno anche momenti dedicati alla formazione, con seminari e masterclass curate da esperti del mondo dell’ospitalità.

I Gin Awards

Ma il format collaudato di theGINday si arricchisce quest’anno anche di una importante novità: i Gin Awards. Quattro le categorie del concorso: Best Italian Gin, Best International Gin, Best Idea/Concept, che riguarda il servizio del gin, e Best Packaging. A decretare i vincitori sarà una giuria composta da 50 esperti, tra professionisti del beverage come bartender, sommelier, produttori, degustatori e giornalisti qualificati, ognuno dei quali darà il suo voto dopo un blind test, ovvero un assaggio alla cieca.

Altra novità i due sondaggi che coinvolgeranno il pubblico presente. Lunedì 11 settembre, i professionisti saranno chiamati a votare i cinque gin che non possono mancare in bottiglieria con il premio Best Bartender Selection, ma anche il miglior gin da Gin&Tonic con il Best G&T Gin, il migliore da Martini Cocktail con il Best Martini Cocktail Gin e il migliore da Negroni, con il Best Negroni Gin. La domenica 10, invece, sono gli appassionati a esprimersi sul gin più amato cui verrà conferito il Premio lovers.

A tutto gin anche in città

Tornando alle conferme, anche quest’anno non mancherà theGINweek, il “fuori salone” dedicato al gin alla sua quarta edizione che anticipa e accompagna l’evento. Prenderà il via giovedì 7 settembre e fino all’11 coinvolgerà alcuni dei locali migliori di Milano che, insieme alle aziende organizzeranno attività ad hoc: assaggi, degustazioni, special drink, seminari, special guest, serate a tema. La lista dei locali, in continuo aggiornamento, è disponibile sul sito ufficiale.

Come partecipare a theGINday

theGINday si tiene SuperStudio Più di Milano, in via Tortona 27, domenica 10 settembre (ore 12 – 20) e lunedì 11 (ore 11-19). Il costo del biglietto è di 30 euro per una giornata (25 euro acquistato online sul sito dell’evento) e di 40 euro per entrambe (35 euro sul sito).

Il naso rileva immediatamente l’odore di rancido

Foto di Mohamed Hassan da Pixabay
Cresce il numero di clienti che quando colgono sentori negativi legati alla mancata manutenzione delle macchine, chiedono un altro prodotto o cambiano locale.

L’olfatto è un senso spesso sottovalutato, eppure è sempre attivo, vigile e fondamentale per la nostra capacità di rilevare pericoli nelle vicinanze, dando una risposta estremamente rapida. A lui viene affidato il primo giudizio quando si apre la confezione di un alimento: in caso di cibo avariato dà il suo segnale di avvertimento.

«La sua analisi è rapidissima: una persona che mangia o beve ha già deciso se il cibo o la bevanda le piacciono nei primi 4/10 di secondo» - afferma Manuela Violoni, docente dell’Istituto internazionale assaggiatori caffè -. E davanti a una tazzina di espresso, anche se non conosce alcuni difetti, istintivamente li evita, ma può subentrare anche l’abitudine.

Pensiamo alle attrezzature sporche e al rancido che si ritrova in tazza: fino a qualche anno fa, molti si erano assuefatti. Poi c’è stato il fenomeno della diffusione delle monodosi sigillate che ha portato il consumatore a scoprire un gusto del caffè senza i sentori negativi legati alla mancata manutenzione: oggi nei bar cresce il numero dei clienti che, quando li percepiscono, li “evitano”, chiedendo un altro prodotto o cambiando locale; questo accade soprattutto tra i giovani».

Il richiamo dunque è a effettuare con la giusta cadenza (ogni giorno sia la macchina espresso, sia il macinacaffè) la manutenzione delle macchine che effettuano la trasformazione dei chicchi di caffè in espresso. Qualora non venga effettuata, non si hanno ripercussioni sul prodotto finito da un punto di vista visivo: la crema si può presentare con una bella tessitura e di colore nocciola; sono olfatto e gusto a rilevare i danni sul prodotto finito. Una guarnizione che non viene pulita e sulla quale staziona la polvere che continua a scaldarsi, porta in tazza un gusto sempre più amaro ed anche astringenza. All’olfatto si coglie il fumo al quale col tempo si aggiungono il rancido dei grassi che si ossidano; dove i fondi stazionano a lungo in un ambiente umido (succede in alcuni hotel) si ha odore di uovo marcio (putrefatto). Nel macinacaffè le parti da osservare sono la campana, sulla quale i chicchi tostati rilasciano una patina di grasso che irrancidisce, la parte di uscita della polvere per l’on demand. «Nel macinacaffè tradizionale, inoltre, è da curare con particolare attenzione il dosatore volumetrico - riprende Manuela Violoni -. La patina opaca che si forma sul cilindro trasparente con una parte gialla che indica il livello al quale arriva in media il macinato, è nuovamente di grasso che sviluppa un rancido che dà una sensazione analoga al prosciutto che rimane in frigorifero per troppi giorni». Tutti questi sentori negativi hanno un effetto negativo sulla ricchezza aromatica del caffè; ad esempio un lavato non riuscirà ad esprimere i suoi sentori floreali o fruttati. Prima di incolpare il torrefattore è il bene ripassare il calendario delle manutenzioni, da effettuare con puntualità.

Vocazione o apprendimento? Si nasce assaggiatori, ma se l’olfatto non viene allenato, le sue capacità vengono meno. Il corso Espresso Italiano Tasting dell’Istituto italiano assaggiatori caffè permette di scoprire come si valuta l’espresso in una giornata.

Manuela Violoni è docente e membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto internazionale assaggiatori caffè. Da vent’anni addestra e conduce gruppi di valutazione sensoriale tra Europa e Asia.

Panettone Day 2023, annunciati i nomi dei giurati

Panettone Day 2022
Panettone Day 2022 (Instagram)
L'appuntamento per vedere i 25 finalisti all'opera e conoscere il vincitore della competizione è il 12 settembre.

Panettone Day 2023 ha i suoi giurati. I maestri coinvolti, guidati come sempre dal maestro Gino Fabbri, giudicheranno i 25 finalisti annunciati lo scorso 21 giugno. A uno solo di loro andrà il titolo di Miglior Panettone Artigianale d'Italia 2023. La sfida si terrà presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco, a Milano, con l'assegnazione di due premi speciali: quello di Miglior Lievitato Al Cubo e quello per il Miglior Panettone per la Prima Colazione.

La giuria di Panettone Day 2023

La giuria di Panettone Day 2023 sarà guidata anche quest'anno dal Maestro Gino Fabbri insieme al Pastry Chef Marco Pedron, Direttore didattico dell'area pasticceria di Congusto Gourmet Institute. Ci saranno anche Marta Boccanera, Pastry Chef premiata con Tre Torte nella guida Pasticceri&Pasticcerie 2023 del Gambero Rosso; il Maestro panificatore Adriano Del Mastro; il vincitore della scorsa edizione Giordano Berettini e lo chef stellato Carlo Cracco. I giurati saranno alle prese con i 25 finalisti, selezionati tra 158 partecipanti, produttori di oltre 280 panettoni artigianali. Alla finale di settembre parteciperanno: 15 Tradizionali, 5 Creativi Dolci e 5 al Cioccolato Gold, nuova categoria di questa edizione, nata dalla collaborazione con Callebaut, seguendo un trend estremamente attuale in pasticceria.

Cos'è Panettone Day

Panettone Day 2023 è il più longevo e prestigioso concorso che premia i migliori Panettoni Artigianali e celebra l’eccellenza della Pasticceria Italiana. A idearlo Braims, parte del gruppo Csm Ingredients, multinazionale attiva nella ricerca e produzione di ingredienti innovativi e sostenibili, in partnership con Novacart. L’edizione di quest’anno vede la collaborazione di sponsor prestigiosi quali Callebaut, Vitalfood e 1895 Coffee Designers by Lavazza.

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