Home Blog Pagina 175

Amaro Lucano reMix, vince Giulia D’Anello

Il cocktail che ha conquistato la giuria si chiama Shoga Nigai, ispirato alla tradizione giapponese

Giulia D’Anello vince la seconda edizione di Amaro Lucano reMix. La competizione firmata da Amaro Lucano dedicata ai migliori barman e barlady d’Italia ha visto trionfare il cocktail di ispirazione giapponese Shoga Nigai. Come da regolamento, il drink vincitore ha tra i suoi ingredienti il celebre Amaro.

Amaro Lucano reMix: la competizione

La gara ha visto protagonisti i vincitori delle tappe intermedie della competizione. La finale giunge dopo diversi appuntamenti in cinque città italiane: Milano, Roma, Napoli, Bari e la nuova arrivata, Torino. Ogni tappa ha ospitato quattro bartender. I giudici hanno dato i loro voti a gusto, originalità ed estetica del cocktail proposto, insieme alla location che li ha ospitati.

La giuria è stata formata dagli stessi concorrenti insieme a un giudice esperto di Amaro Lucano. Quest'ultimo ha avuto il compito di valutare la perfezione nella mixology, la vena creativa e la loro capacità d’improvvisazione, con la possibilità di assegnare un bonus extra alla migliore performance.

I finalisti

Cinque i finalisti giudicati con i loro cocktail durante l'ultima tappa. Andrea Pace, vincitore della tappa di Roma, ha proposto Origine: 30 ml Amaro Lucano, 20 ml Mancino Vermouth Bianco Ambrato, 50 ml Cordiale Mela verde, Agrumi mix Preparazione Homemade. Andrea Giraldo, Milano, ha proposto 40°NORTH 16°EAST: 30 ml Amaro Lucano, 15 ml Mancino Vermouth Rosso amaranto, 15 ml Rinomato Aperitivo Bianco, 5 ml di Verjus. Giuseppe Ammendola, Napoli, ha proposto L'Artigiano: 30 ml Amaro Lucano, 60 ml Cordial Ice cream, 3 gocce di olio extra vergine d’oliva. Sergio Pisu, Torino, ha presentato il suo Mirror: 40 ml Amaro lucano, 10 ml sherry fino, 70 ml Frutti rossi vinificati, infuso al palo santo. Giulia D’anello, protagonista nella tappa di Bari, ha partecipato e vinto con il drink Shoga Nigai.

Il cocktail è ispirato alla tradizione giapponese. Il suo nome significa letteralmente “zenzero amaro”. La barlady ha voluto richiamare nel bicchiere i profumi dell’Estremo Oriente. Ne è venuto fuori un mix perfetto di estratto di zenzero fresco (10 ml), succo di limone fresco (3⁄4 oz), sciroppo di cannella homemade, rum Barcelò Organic (40ml) e naturalmente Amaro Lucano (40 ml).

La sfida finale

Durante la finale di Amaro Lucano reMix i cinque concorrenti si sono sfidati in due diverse manche. Nella prima fase i bartender hanno presentato nuovamente il cocktail con cui hanno vinto la tappa selettiva. Questo drink doveva essere frutto dell’originalità di ogni bartender, che per l’occasione ha saputo creare un cocktail unico utilizzando uno o più prodotti dalla gamma Lucano.

Nella seconda parte, invece, è stata messa alla prova la creatività dei finalisti con la Lucano Mystery Box. All'interno della scatola c'erano dieci ingredienti segreti (foglie di curry disidratate, limone, miso, menta fresca e in sciroppo, sale, verjus, Coca-Cola Zero, soda, ananas e mango fresco) e il Lucano Amaro Zero, la bevanda analcolica a base di erbe amare, che conserva la storia e i sapori del celebre Amaro Lucano senza la sua componente alcolica. Ogni concorrente ha ideato una sua versione personale del cocktail, utilizzando uno o più degli ingredienti assegnati.

Giudice d’eccezione, il bartender internazionale Hayden Lambert dell'Above Board di Melbourne. Con i suoi voti ha contribuito a decretare il nuovo vincitore della Amaro Lucano reMix.

Grazie alla vittoria, Giulia si unirà al team Lucano, partecipando all’esclusiva serata di premiazione dei The World’s 50 Best Bars, il più importante riconoscimento su scala mondiale dedicato ai migliori bar internazionali. L'evento è in programma a Singapore il 17 ottobre 2023. Dal 2022 Amaro Lucano è l’amaro sponsor ufficiale dei The World’s 50 Best Bars e The Asia’s 50 Best Bars.

Questa collaborazione esclusiva vede il celebre prodotto come unico partner nella categoria degli amari, a dimostrazione del crescente interesse e importanza nei confronti di questa categoria. Lucano 1894 sarà presente alla manifestazione internazionale con il suo Amaro Lucano e protagonista nella categoria di vermouth con Mancino Vermouth, il brand italiano di vermouth artigianali recentemente acquisito.

Alt: apre a Roma Eur la prima stazione di servizio targata Niko Romito ed Eni

Niko Romito ALT Roma
Ristorazione di alto livello accessibile a tutti e sostenibilità le linee guida del nuovo progetto dello chef a tre stelle con Enilive. il debutto del format nella Capitale nella storica stazione di servizio Eni all'Eur, ma sono previste 100 nuove aperture nei prossmi quattro anni

Si lascia andare a un ricordo Niko Romito nel descrivere la sua idea di Alt Stazione del gusto. Parla del padre pasticciere, di quando aprì il suo punto vendita, scrivendo all’ingresso “Alt! Qui colazioni”. Un’operazione di marketing ante litteram, che è rimasta nella memoria dello chef a tre stelle Michelin, che l’ha rispolverata prima nel 2018, quando ha aperto la sua prima idea di stazione di servizio gourmet a Castel di Sangro, per poi oggi tagliare il nastro a Roma della prima delle nuove stazioni Alt, realizzate in partnership con Enilive (marchio green di Eni).

Un progetto green

Da un lato il laghetto dell’Eur, alle spalle Palazzo Mattei, il quartier generale di Eni. Non è un caso che questo progetto parta da qui, in viale America, che è la stazione pilota di un più ampio progetto di smart mobility: possibilità di ricaricare le auto elettriche, stalli per il car sharing Eni Enjoy, la stazione di servizio Alt a chiudere il cerchio con la sua proposta food che ha anche un’impostazione green. È uno degli aspetti che hanno conquistato i manager di Enilive, che annunciano una pipeline di 100 aperture in 3 anni, delle quali il 70% in Italia e il 30% all’estero, specialmente in Europa.

Democratizzazione del cibo di qualità

«Negli anni abbiamo lavorato a un progetto di democratizzazione del cibo di qualità, dove gli sprechi fossero ridotti all’osso: siamo un all day long e non possiamo avere una vetrina colma di cibo, così abbiamo studiato un menù fotografico in stile diner americano anni Cinquanta». Obiettivo, stuzzicare l’appetito e ordinare qualsiasi prodotto, sia dolce che salato, all’operatore, che passerà la comanda alla cucina, in cui tutto viene rigenerato in pochi minuti. Fra le proposte non mancano alcuni cult di Romito, dalle bombe al toast, dalle polpette al pollo fritto intero.

Un processo di lavorazione ingegnerizzato

Ma per arrivare a questo obiettivo lo chef abruzzese spiega che c’è stato un lungo lavoro di creatività e sperimentazione, finalizzato all’ingegnerizzazione del processo, volto alla scalabilità del prodotto. «Abbiamo dialogato con un’azienda dell’agroalimentare italiano per produrre su grandi numeri. Tutti i prodotti – spiega Romito – sono stati studiati e arrivano al punto vendita con un modello di rigenero e semilavorato che consente a chi è all’interno delle cucine di applicare un logaritmo chiaro di produzione a prodotti di alta qualità».

Standardizzare per garantire sempre massima qualità

La standardizzazione del processo è un concetto che Romito già applicava in piccolo nel ristorante, giunto all’Olimpo delle tre stelle Michelin. «Standardizzare non è un male, è un bene in cucina», dice. È fondamentale che indipendentemente dall’operatore che li finalizza, i piatti siano sempre uguali dalla prima all’ultima uscita e questo vale nello stellato come nella stazione di servizio. L’esempio è quello della bomba di Niko Romito, ormai diventata iconica, sia in versione dolce sia salata: «abbiamo studiato una ricetta per cui la nostra bomba fosse prodotta con grassi non animali, utilizzando l’olio al posto del burro o dello strutto. Quindi siamo arrivati a produrre un numero tale di bombe che ci consente di friggerle sistematicamente in olio alto oleico di prima frittura. Non ci sarà mai una bomba fritta in un olio già utilizzato».

Romito ammette che sono i grandi numeri che consentono questo piccolo lusso nella produzione, aggiungendo che un piccolo artigiano difficilmente avrebbe la stessa possibilità senza dover uscire con un prezzo fuori mercato (una bomba dolce esce a 2,50 euro, una salata a circa 10 euro, ma in quel caso dipende dal ripieno). «In questo modo ci rimangono dei margini che noi reinvestiamo per migliorare gli standard di servizio nelle stazioni».

Attenzione alla formazione del personale

A proposito di punto vendita e di personale, anche in questo la visione di Niko Romito trova spazio, perché come tutti i suoi progetti, come la catena di bar-ristoranti Spazio (leggi A Roma lo Spazio Niko Romito evolve in Bar e Cucina) o le collaborazioni con brand dell’hotellerie di lusso come Bulgari (leggi Dopo Bomba e Spazio Duomo, Niko Romito sbarca al Bulgari), l’espansione fa rima con formazione. «Quando nel 2011 a Castel di Sangro ho aperto un’Accademia sembrava una follia», dice senza mezzi termini lo chef. Oggi quell’Accademia è il bacino di riferimento per il personale di sala e di cucina di tutti i progetti di Niko Romito. Nel caso degli Alt, l’idea è che siano gli stessi ragazzi a diventare imprenditori di se stessi, diventando franchisee del punto vendita.

Servizio bar senza glutine: scopri come ne parlano i clienti

Aic
Il programma AFC dell'Associazione Italiana Celiachia permette ai gestori di locali di attrezzarsi al meglio per servire i clienti celiaci

“Qualcuno sa consigliarmi dove fare colazione gluten free in centro? Non i soliti locali che spacciano per “servizio gluten free” il classico biscotto confezionato o una brioche surgelata, ma qualcosa di più ricco, buono e sicuro.”

“Io ormai ho rinunciato a chiedere, chiedo se posso mangiare quello che ho dietro, ordino giusto un tè.” 

“Oggi sono andato in un bar chiedendo un gelato senza glutine per mio nipote celiaco, il barista ci ha dato conferma dell’idoneità del prodotto confezionato. Salvo scoprire, solo in un secondo momento, ma fortunatamente prima della consumazione, fra gli ingredienti scritti sull'etichetta addirittura farina di frumento!”

“Salve, ma a voi è stato mai detto di stare attenti al caffè che si beve al bar perché, anche se hanno macchinetta parte, spesso fanno cialde di orzo negli attacchi della polvere del caffè! Il gastroenterologo mi ha appena detto che è una delle principali contaminazioni perché nessuno chiede mai al bar se per caso ci fanno anche orzo.”

“È sempre molto difficile trovare prodotti senza glutine nei bar. Vivo in una grande città e tantissimi bar ne sono sforniti.  Soprattutto i prodotti freschi: tramezzini, panini, ecc, mai trovati. Sarebbe molto bello poterli trovare.”

Offrire un servizio senza glutine nel tuo locale può essere un modo per emergere rispetto alla concorrenza, e acquisire un grande vantaggio competitivo, in termini commerciali e di immagine. Ma, perché diventi tale è necessario avere una specifica formazione senza glutine per bar e, in seconda battuta occorre configurare e raccontare il servizio nel modo giusto.

Ecco perché fra le categorie del network AFC - Alimentazione Senza Glutine Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia ce n’è anche una dedicata proprio ai bar e alla ristorazione veloce. Se non lo conosci, il programma AFC - Alimentazione Senza Glutine Fuori Casa è una rete nazionale costruita dall’Associazione Italiana Celiachia in oltre 20 anni, fatta di strutture ricettive e di ristorazione formate sulla celiachia e capaci di offrire un servizio idoneo e sicuro per le persone celiache.

Ancora oggi però, una delle categorie più sottorappresentate in questo network è proprio quella dei bar. Probabilmente perché, da un lato, ancora molti gestori non sono sensibilizzati su questa condizione, che interessa l’1% della popolazione, dall’altro perché in molti pensano che sia sufficiente mettere qualche snack senza glutine sul bancone per offrire un servizio senza glutine.

E infatti le più frequenti brutte esperienze, come quelle riportate in apertura, che spesso confluiscono in brutte recensioni condivise con le proprie reti on e offline, da parte di chi deve eliminare il glutine dalla propria dieta, si verificano proprio in quei locali che dichiarano di offrire un servizio al celiaco senza aver effettivamente fatto un’adeguata formazione senza glutine per bar e altre strutture ricettive. 

Ebbene, c’è ancora molto lavoro da fare per normalizzare la vita delle persone celiache, ma anche degli amici, dei colleghi e dei familiari che condividono con loro momenti di alimentazione fuori casa. D’altra parte questo apre un grande spazio di crescita e opportunità di business per i locali più ambiziosi e attenti.

In questo contesto il programma AFC si pone davvero come uno degli strumenti più accessibili ed efficaci per cogliere l’opportunità del gluten free. Firmando il protocollo d’intesa con l’Associazione Italiana Celiachia, e a fronte di un costo simbolico, quando non addirittura gratuito, il locale si impegna, dopo aver seguito il corso di formazione previsto, a rispettare una serie di standard tecnici, a permettere controlli esterni annuali svolti da AIC. Questo impegno, però, viene ampiamente ripagato in termini di:

  • competenza e professionalità;
  • maggiore sicurezza nel servizio ma anche nelle risposte in merito all’idoneità dei prodotti presenti nel proprio locale;
  • una rete di conoscenze utili per ampliare il proprio assortimento: la rete AFC permette anche di far nascere partnership, magari fra laboratori di pezzi dolci e salati e bar, che potrebbero così pensare di ampliare la propria offerta gluten free oltre alle poche proposte preconfezionate, senza dover aprire un laboratorio senza glutine interno;
  • spazi di visibilità altamente profilati, grazie agli innumerevoli strumenti di comunicazione previsti dal programma AFC per i locali aderenti (guida annuale AFC cartacea e digitale, App AIC Mobile, passaparola, etc.);
  • immagine e reputazione;
  • ritorno economico dell’investimento
    una recente indagine evidenzia che l’86% dei locali aderenti al network AFC dichiara di aver avuto un ritorno dell'investimento e, ben il 69% dice di avere una frequenza pressoché quotidiana di servizio senza glutine.  

In generale, per capire la differenza fra un senza glutine improvvisato e un senza glutine fatto bene, basta leggere quanto cambia il tono dei messaggi rispetto a quelli riportati in apertura:

Colazione a (...) al bar (...), torte fresche senza glutine buonissime! Anche pancake, pane tostato, piadine e verdura gratinata senza glutine! Consigliatissimo!!

Ciao a tutti! Volevo fare una recensione super positiva per la cittadina di (...). Sono stata qui per un weekend e devo ammettere che non ho avuto nessuna difficoltà nel mangiare fuori in quanto ci sono molti locali per colazione/pranzo/cena/aperitivo e sono tutti super gentili!
Un buon aperitivo, ma anche colazione, si può fare al bar (...). Mentre per quanto riguarda la cena ho mangiato davvero bene al ristorante (...) del circuito AFC-AIC.”

Bar pasticceria (...) strepitoso! Ho assaggiato il bombolone, che viene servito caldo, ed è veramente la fine del mondo. Piccola pasticceria semplicemente super! Mi dispiace solo di non aver trovato cornetti (erano finiti), ma questa sarà solo una scusa per tornare! Personale molto cortese e disponibile, e orgoglioso della qualità dei prodotti, a ragione!

Per saperne di più sul programma AFC consulta la sezione dedicata nel sito dell’Associazione Italiana Celiachia: https://www.celiachia.it/dieta-senza-glutine/progetto-alimentazione-fuori-casa/ 

 

Trieste Cocktail Week: una nuova bandiera nella mappa della miscelazione

Team de La Muta con il titolare Bruno Vesnaver (primo a destra) premiato da Antonella Nonino come Migliore Drink List e Speed Round
Sono stati venti i locali e cocktail bar, con le rispettive Drink List, ad animare per una settimana le serate dei cittadini gourmet di Trieste.
Grande successo di partecipazione popolare per la seconda edizione di Trieste Cocktail Week (11-17 settembre 2023), settimana dedicata alla miscelazione d'autore che ha coinvolto 20 cocktail bar e locali del capoluogo friulano-giuliano con una serie di drink list dedicate e una ventina di eventi e masterclass. Main Sponsor Grappa Nonino e Dolomiti Ice.
Il locale La Muta - Twist on Cavana del titolare Bruno Vesnaver trionfa con Matteo Lebinaz che si porta a casa il riconoscimento Miglior Drink List, insieme con Alessandro Giorgi che vince la Speed Round, gara di velocità nella preparazione dei cocktail svoltasi domenica 17 settembre al Pier The Roof, nella giornata conclusiva della kermesse.
Situato nella centrale contrada portuale di Cavana che, fino al 1958, ha ospitato una zona di case di tolleranza, il locale La Muta deve il nome infatti a una celebre, avvenente e ricercatissima prostituta che, pur non potendo parlare, si faceva capire benissimo.

 

Ispirata alle tre già ben "rodate" Venice, Tuscany e Cortina Cocktail Week di Paola Mencarelli (ospite d'onore), Trieste Cocktail Week è stata organizzata da Freshmedia e Intraprendi (Alberto Polojac direttore creativo TCW, Filippo Vidiz event manager TCW), con la co-organizzazione del Comune di Trieste e di Trieste Convention and Visitors Bureau. Con il supporto di IoSonoFriuliVeneziaGiulia, Federalberghi Trieste, Confcommercio Trieste, Fipe, Consolato del Messico a Trieste e Creativa.

Bar e Locali Partner

Antico Caffè San Marco, via Cesare Battisti 18
Antico Caffè Torinese, corso Italia 2
Berlam Coffee Tea & Cocktail (Double Tree by Hilton), piazza della Repubblica 2
Hydro City, via delle Beccherie 1
Bar Buffet Borsa, via Cassa di Risparmio 4
Al Barcollo, via San Nicolò 8/B
Mast, via San Nicolò 3/B
Mor Cocktail, via Torino 18
040 Social Food, via Rossini 8
Draw, via Torino 26
Pier The Roof, Molo Venezia 1
Puro, via Torino 31
El Bufo, via Malcanton 4
La Corte Café, piazza San Giovanni 5
The Modernist, corso Italia12
N'joy Food & Drinks, via San Nicolò 10
La Muta, via della Pescheria 18/A
Trattoria Ai Fiori, piazza Hortis 7
Wolf Bar, via Cadorna 21/A.

Opening Gala Dinner a Villa Bonomo
La manifestazione è stata aperta con un grande Gala Dinner nel panoramico parco di Villa Bonomo, spettacolare costruzione di fine Settecento sul colle Terstenico, offerto dalla distilleria Nonino di Percoto (Udine) eletta "Migliore Distilleria del Mondo 2019" secondo l'autorevole rivista Wine Entusiast, gestita tutta al fenmmile dalla famiglia composta, oltre che dal marito Benito, dalla "matriarca" Giannola e dalle figlie Antonella, Elisabetta e  Cristina, alle quali si sta affiancando la nipote Francesca. Una realtà riconosciuta in tutto il mondo per la qualità delle acquaviti d'uva, in particolare le Monovitigno, le cui vinacce (1.200 q al giorno) sono costantemente distillate h24 in vendemmia in 24 alambicchi dedicati. Un'attività che festeggia nel 2023 i 50 anni (1973-2023) delle Grappe Monovitigno.
A gestire il catering dell'evento a Villa Bonomo è stato chiamata la storica e prestigiosa Trattoria Ai Fiori di Trieste (piazza Hortis), gestita dai titolari Pier Alberto Saglio Ponci e da Maria Giovanna Saletù, insieme al figlio chef Lorenzo Saglio Ponci.
Ogni portata è stata accompagnata da un'acquavite o da un cocktail a base di Grappa Nonino.
Brindisi di Benvenuto con L'Aperitivo Nonino Botanical Spritz
Delicatezze per l'aperitivo con Twist Nonino Ginger Spirit, Grappa Nonino Lo Chardonnay, Grappa Nonino Picolit 50 anni di Monovitigno.
Risotto al Limone con il cocktail Italiano firmato dai top bartender Alex Kratena e Monica Berg a base di Grappa Nonino Il Moscato.
Bavarese alla Fava Tonka accompagnata dal cocktail Tiki Pirus firmato dal mixologist Simone Caporale a base del distillato Pirus di Pere Williams Nonino.
Gran finale con Grappa Nonino Riserva Monovitigno 8 anni.
Dj set a cura di Matteo Dellasanta e Stipe.

I commenti degli organizzatori

«La manifestazione conferma di avere un un'ottima potenzialità proprio perché costituisce un'ottima vetrina per professionalità d'eccellenza, con numerosi prodotti del territorio, in un mix davvero interessante - sottolinea il vicesindaco Serena Tonel - Congratulazioni naturalmente agli organizzatori, che hanno saputo condensare bene le realtà dei pubblici esercizi, i professionisti e gli sponsor di ottimo livello, presentando un evento davvero ben riuscito e che contiamo di consolidare e potenziare nei prossimi anni e nelle prossime edizioni, perché il territorio credo possa avere un buon veicolo di promozione attraverso questo tipo di manifestazioni».«Siamo profondamente grati a tutti i partecipanti della Trieste Cocktail Week di quest'anno - sottolinea Alberto Polojac, direttore creativo dell'evento - perché questo evento ha dimostrato in soli due anni, quanto sia forte lo spirito comunitario nella nostra città, unendo gli amanti della mixology e creando un'atmosfera di competizione sana e unica. In soli due anni, abbiamo visto il settore mixology di Trieste crescere in modo sorprendente, tanto da non aver nulla da invidiare a piazze più grandi ed importanti. Questo ci fa ben sperare per le prossime edizioni che vogliono allargarsi sempre più e diventare un punto di attrazione per un pubblico sempre più ampio. Siamo già al lavoro per far vivere attraverso micro eventi a tema, la cocktail week nel corso di tutto l'anno e non solo a spot per una settimana».Filippo Vidiz, event manager aggiunge: «La Trieste Cocktail Week di quest'anno è stata un trionfo in termini di crescita rispetto all'edizione precedente. Abbiamo visto un aumento significativo del numero di locali partecipanti, un pubblico più vasto e un coinvolgimento crescente di sponsor e di istituzioni. Questo è un segno tangibile dell'espansione e del successo dell’evento nel nostro territorio. Per le prossime edizioni vogliamo puntare ad coinvolgimento sempre maggiore, performance ancora più spettacolari che possano richiamare l'attenzione del pubblico e diventare un elemento di attrazione anche per i turisti che amano intrattenersi con un buon drink, in linea con quanto succede nelle principali città europee».
A contribuire al successo dell’edizione 2023 anche le tante iniziative collaterali, come masterclass aperte ad addetti e appassionati (come quella sulla funzione del ghiaccio alimentare artigianale pronto in vari formati di Dolomiti Ice), anche con ospiti internazionali, focalizzate sul tema “mixology” (come Margarita Day in concomitanza con la Giornata dell'Indipendenza del Messico del 15 settembre in collaborazione con il Consolato del Messico di Trieste), approfondimenti sui prodotti e su diverse tematiche del mondo bar, serate speciali.

Sponsor Trieste Cocktail Week 2023

Main Sponsor
Grappa Nonino 1897
Dolomiti Ice.

Silver Sponsor
Proposta Spirits.

Gin Premium Sponsor
Ginterior by Xedequa
Opificium by Liquoreria Friulana
Theresianer.

Local Excellence
Domina Venti
SVN senses
Azienda Agricola Jakne con Gin Nataniel
Wermut San Marco
Trieste Audace Underwater Wine
Parovel olio e vino
Bloom Specialty Coffee.

Sponsor Tecnici
Rg Mania
The Organics by RedBull
Finest Call Premium Cocktail Mixes
Rèal
Victoria Arduino.

La London Cocktail Week riparte dai bartender

Nata nel 2010 la London Cocktail Week è la manifestazione diffusa più popolare tra gli appassionati di cocktail della capitale britannica. Undici giorni di party cittadino con protagonisti i signature cocktail dei migliori bar della metropoli. Tante le novità che riguardano da vicino i professionisti della bar industry

La prossima edizione della London Cocktail Week include un fitto programma di eventi legati alla miscelazione, menu speciali, pop-up bar immersivi, ospitate internazionali di rilievo e altro ancora. La missione principale dell’evento, fino dal suo esordio, è stata la celebrazione della cocktail culture della capitale mondiale del bere miscelato. La novità è che nel 2023 la London Cocktail Week, in calendario dal 12 al 22 ottobre, si prepara a sorprendere il pubblico con una serie di iniziative innovative, progettate per supportare la bartender community e l'industria dell'ospitalità. Per la sua quattordicesima edizione il festival ha infatti l’obiettivo di offrire nuove opportunità sia ai locali di Londra sia ai bartender internazionali che visitano la capitale britannica. Vediamole nel dettaglio.

Vendita diretta dei braccialetti: un cambiamento rivoluzionario

La prima di queste iniziative rappresenta una vera svolta. Grazie al sostegno del partner di lunga data, The Whisky Exchange, tra i principali sponsor del festival, i locali coinvolto potranno incassare l'intero ricavato dalla vendita dei braccialetti del valore 15 sterline, che vengono forniti gratuitamente ai locali per la vendita al pubblico.

Bartender Knowledge Exchange

La seconda iniziativa, il programma Bartender Knowledge Exchange, offre un'opportunità educativa senza precedenti sia per i bartender locali sia per quelli internazionali. Questi avranno la possibilità di fare esperienza in alcuni dei più rinomati locali di Londra. Sono previsti tour dietro le quinte, posti garantiti al banco del bar per assistere alle operazioni e scambiare quattro chiacchiere con i titolari e gestori del bar e degustazioni.

Opportunità globali

L'apertura del festival a livello internazionale è un altro punto di svolta. Sexy Fish, uno dei locali più rinomati, offre una straordinaria opportunità per i bar al di fuori del Regno Unito: la possibilità di prendere il controllo del loro bar per una notte durante la London Cocktail Week. Sexy Fish, per scegliere il più meritevole, ha indetto una competizione on line rivolta ai bar di tutto il mondo, in cui si chiede perché dovrebbero essere scelti. Per partecipare si chiede di compilare un form e inviare un breve video su Instagram taggando @sexyfishlondon

Esperienze straordinarie

Il programma Bartender Knowledge Exchange offre altre esperienze uniche come "Connaught - Behind The Scenes", dove i bartender possono affacciarsi al dietro le quinte di uno dei bar più famosi del mondo. Sempre per i bartender sono previsti corsi per imparare i segreti del cracking manuale del ghiaccio da esperti del settore presso Swift Borough e Swift Shoreditch.

Seat at the bar

Questo programma offre ai bartender la possibilità di prenotare il posto migliore nel locale per osservare il team dietro il banco e ampliare le proprie conoscenze. È un'opportunità imperdibile per incontrare e apprendere da alcuni dei migliori bar al mondo, tra cui The Savoy, Soma e Swift.

Tariffe esclusive

Per coloro che viaggiano da lontano per BCB Berlin o London Cocktail Week, il festival offre tariffe esclusive presso The Hoxton Shepherd's Bush e The Hoxton Charlottenburg a Londra e Berlino. Con uno speciale codice promozionale, è possibile risparmiare il 20% sulle tariffe delle camere.

Global experience

Ma le novità del nuovo palinsesto non finiscono qui. London Cocktail Week 2023 offrirà un programma ricco di eventi con guest shift di bartender inglesi e internazionali. Last but non least, segnaliamo che i braccialetti sono gratuiti per chi lavora in un bar e offrono l'accesso a cocktail speciali a 8 sterline per chi non lavora in un bar.

The World’s 50 Best Hotels 2023, il miglior hotel al mondo è italiano

I proprietari del Passalacqua Hotel
World’s 50 Best Hotels

Il 19 settembre a Londra si è tenuta la prima edizione di The World’s 50 Best Hotels. L'evento ha presentato la prima versione della classifica dedicata ai migliori 50 alberghi al mondo. A selezionarli, una giuria di 580 esperti di hospitality. Sul gradino più alto del podio c'è una struttura italiana. Si tratta di Passalacqua Hotel, luxury boutique hotel sul lago di Como. Tuttavia, in classifica sono presenti anche altre quattro strutture italiane.

Il podio

Il Passalacqua Hotel si trova a Moltrasio. Inaugurato a giugno 2022, sorge in una villa del XVIII secolo con spettacolari giardini terrazzati che scendono fino all'acqua. Qui la famiglia De Santis ha creato una proprietà di 24 camere, dando all'ambiente l'atmosfera di una casa privata. Secondo e terzo posto sono dedicati a due strutture asiatiche. Al secondo posto c'è il Rosewood Hong Kong, situato nel quartiere artistico e del design Victoria Dockside della città, con viste mozzafiato sul porto. Segue il Four Seasons Bangkok sul fiume Chao Phraya.

«Grandi congratulazioni a Passalacqua per essere riuscito ad arrivare al numero 1, a soli due anni dall’apertura - commenta Tim Brooke-Webb, amministratore delegato di The World’s 50 Best Hotels - È una vera testimonianza della visione della famiglia De Santis, che ha creato questo sublime santuario per gli ospiti con scrupolosa dedizione al dettaglio del design, squisita ospitalità e magia distintiva, che ha chiaramente lasciato un’impressione duratura nella nostra Accademia di elettori esperti».

Tutti gli hotel premiati in Italia

Oltre Passalacqua, al numero 21 c’è Borgo Egnazia, a Savelletri (Br). Al numero 20 si piazza le Sirenuse di Positano (Na). In quattordicesima posizione c’è Aman Venice di Venezia, con affaccio sul Canal Grande. Il Four Seasons di Firenze è nono. L'indirizzo di Moltrasio guida la classifica mondiale.

Tante strutture in Europa

La classifica inaugurale dei 50 migliori hotel del mondo rivela che 21 delle proprietà vincitrici hanno sede in Europa. Londra consolida la sua reputazione di centro turistico globale, vantando quattro hotel nella lista: Claridge's (n.16), The Connaught (n.22), NoMad London (n.46) e The Savoy (n.47). In classifica anche altre due strutture britanniche, fuori dalla capitale: Gleneagles in Scozia (n.32) – destinatario dell'Art of Hospitality Award annunciato ad agosto – e The Newt a Bruton, Somerset (n.37).

A questa struttura è stato assegnato il Carlo Alberto Best Boutique Hotel Award. Questo premio viene assegnato all'hotel che si colloca al primo posto nell'elenco e che soddisfa tutti i criteri di una proprietà boutique. 50 Best definisce un boutique hotel come quello che ha meno di 50 camere e non fa parte di una grande catena o gruppo, mostrando un servizio personalizzato e caratteristiche peculiari uniche per la sua destinazione.

Gli hotel selezionati in Asia

Forte anche la presenza asiatica in classifica. Sono 18 i migliori hotel selezionati, tra cui quattro proprietà che si trovano nella parte alta della lista: Rosewood Hong Kong (n. 2), Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River (n. 3), la Camera Alta di Hong Kong (n.4) e Aman Tokyo (n.5). In cima alla lista e a meno di 20 metri da una spiaggia, Soneva Fushi (n.7), alle Maldive, è anche nominato Lost Explorer Best Beach Hotel.

Gli altri premi

Singita Lodges nel Parco Nazionale Kruger in Sud Africa è la struttura più piccola della lista con solo 18 camere. Occupa il quindicesimo posto, così come il Flor de Caña Eco Hotel Award. Conosciuti per la loro ospitalità attenta all'ambiente, i lodge sono situati all'interno di 33.000 acri di natura incontaminata dove una popolazione selvatica unica prospera in quattro distinte zone ecologiche. Ciò permette ai viaggiatori di vivere la fauna selvatica in un modo emozionante e lussuoso, senza disturbare l'ambiente.

Come per gli altri premi globali, 50 Best ha lavorato a stretto contatto con The Sustainable Restaurant Association per il Flor de Caña Eco Hotel Award, che ha invitato tutti gli hotel nell'elenco a presentare una domanda in cui delineava le loro iniziative e credenziali di sostenibilità per una revisione rigorosa. Singita Lodges è uno dei tre hotel del continente africano a entrare nella classifica, insieme a La Mamounia (n.6) e Royal Mansour (n.23), entrambi a Marrakech.

Il Nikka Best New Hotel Award viene assegnato al Capella Bangkok (n. 11), con ampie viste sul lungofiume della capitale tailandese, inaugurato nel bel mezzo della pandemia di Covid. Il Nikka Best New Hotel Award viene assegnato all'hotel con il punteggio più alto nell'elenco aperto durante il periodo di votazione di due anni (da maggio 2021 a maggio 2023).

Sonu Shivdasani OBE, co-fondatore e CEO di Soneva e fondatore ed ex CEO di Six Senses Resorts & Spas, è stato votato dall'Accademia come vincitore del SevenRooms Icon Award, celebrando i suoi successi nel settore alberghiero negli ultimi 28 anni, inclusa la creazione di due dei marchi alberghieri più rinomati a livello globale.

La serata ha inoltre celebrato i premiati con premi speciali preannunciati. Tra questi, premiato il The Lodge at Blue Sky, il remoto lodge nella pittoresca catena montuosa Wasatch nello Utah, nominato Lavazza One To Watch all'inizio del mese. Gleneagles (n. 32) in Scozia è stato annunciato il 22 agosto come il vincitore del premio Art of Hospitality, che celebra l'eccellente servizio e l'attenzione ai dettagli di un hotel.

Cos'è World’s 50 Best Hotels

La classifica The World’s 50 Best Hotel è alla sua prima edizione, annunciata per la prima volta a gennaio 2023. Il riconoscimento va ad aggiungersi a quelli dei 50 Best Restaurants, attivo dal 2002, e 50 Best Bars, attivo dal 2009. Il titolo va idealmente a completare l'offerta legata all’ospitalità e alla gastronomia.

Giuria e criteri di valutazione

Non si paga alcuna quota per partecipare alla World’s 50 Best Hotels e ricevere voti. I 580 membri della giuria possono scegliere un hotel in cui hanno soggiornato negli ultimi due anni. L'Academy - questo il nome del gruppo di coloro che votano - è composto al 50% da giornalisti di viaggio, al 30% da albergatori, al 20% da viaggiatori stabili nel settore del lusso. Il 25% dei votanti viene rinnovato ogni anno. L’organizzazione si assicura che la giuria sia composta al 50% da donne e al 50% da uomini ed è guidata da nove presidenti che seguono diverse aree del mondo.

L'organizzazione della classifica ha dichiarato che non esistono criteri di voto. Ogni votante ha a disposizione sette voti che può dare a qualsiasi destinazione nel mondo, purché non sia chiusa in modo permanente da almeno tre mesi dalla votazione. Tuttavia, in ogni votazione la struttura viene valutata nella sua completezza, attraverso i suoi servizi di accoglienza, la ristorazione e tutto ciò che definisce l'attività di un hotel.

«Dopo aver visto l'impatto devastante del COVID-19 sul settore dell'ospitalità, è stato particolarmente appagante vedere così tanti albergatori da tutto il mondo riunirsi a Londra per celebrare i rispettivi successi sotto lo stesso tetto per la prima cerimonia di premiazione di The World's 50 I migliori hotel - ha continuato Brooke-Webb - Le nostre più sentite congratulazioni vanno a tutti gli hotel della lista e speriamo che questa lista ispiri gli amanti dei viaggi a prenotare un posto davvero spettacolare per il loro prossimo viaggio».

La classifica completa

1. Passalacqua Hotel - Moltrasio
2. Rosewood Hong Kong
3. Four Seasons Bangkok at Chao Phraya River - Bangkok
4. The Upper House - Hong Kong
5. Aman Tokyo
6. La Mamounia - Marrakech
7. Soneva Fushi - Maldive
8. One & Only Mandarina - Puerto Vallarta (Messico)
9. Four Seasons Firenze
10. Mandarin Oriental Bangkok
11. Capella Bangkok
12. The Calile - Brisbane (Australia)
13. Chablé Yucatán - Chocholá (Messico)
14. Aman Venice - Venezia
15. Singita Lodges – Kruger National Park (Sudafrica)
16. Claridge's - Londra
17. Raffles Singapore
18. Nihi Sumba - Wanokaka (Indonesia)
19. Hotel Esencia - Tulum (Messico)
20. Le Sirenuse - Positano
21. Borgo Egnazia - Savelletri
22. The Connaught - Londra
23. Royal Mansour - Marrakech
24. Four Seasons Madrid
25. Aman New York
26. The Maybourne Riviera - Roquebrune-Cap-Martin (Francia)
27. Rosewood San Paolo
28. Capella Singapore
29. Le Bristol - Parigi
30. Park Hyatt Kyoto
31. La Réserve - Parigi
32. Gleneagles - Auchterarder (Regno Unito)
33. Hotel Du Cap-Eden-Roc - Antibes (Francia)
34. Cheval Blanc - Parigi
35. Four Seasons Astir Palace - Athens
36. Soneva Jani - Maldive
37. The Newt - Bruton (Regno Unito)
38. Amangalla - Galle (Sri Lanka)
39. Hoshinoya Tokyo
40. Desa Potato Head - Seminyak (Indonesia)
41. Eden Rock - St. Barths
42. The Siam - Bangkok
43. Badrutt's Palace - St. Moritz
44. Atlantis The Royal - Dubai
45. The Oberoi Amarvilas - Agra (India)
46. NoMad - Londra
47. The Savoy - Londra
48. Equinox - New York
49. Six Senses - Ibiza
50. Hôtel de Crillon - Parigi

Da Salerno a Torino le selezioni dei campionati Sca

Coppa Sca Italy - Alpro
Presso l’Accademia Trucillo hanno meritato la finale italiana i vincitori delle quattro discipline in gara; dal 24 al 26 ottobre appuntamento a Settimo Torinese.

Hanno preso il via le selezioni delle discipline Barista, Latte Art e Coffee in Good Spirits organizzate da Sca Italy.

Venerdì 15 settembre si è conclusa la tappa sud, supportata da Alpro, che si è svolta presso l’Accademia Trucillo a Salerno, che quest’anno compie 25 anni di attività, come ha sottolineato con orgoglio Antonia Trucillo, marketing manager.

I vincitori delle quattro discipline sono stati Federico Pinna - Barista, Stefano Cevenini - Latte Art, André Tomassi - Brewers Cup, Vito Alberto Patrimia - Coffee in Good Spirits. I primi classificati andranno direttamente alle finali nazionali, mentre - come prevede da quest’anno il regolamento - gli altri dovranno aspettare la conclusione della seconda tappa per identificare i migliori sette concorrenti delle due tappe, in base ai punteggi ottenuti.

Si svolge dal 24 al 26 ottobre a Settimo Torinese (TO) la tappa nord, dove il Gruppo Lavazza supporta Sca Italy con il brand 1895 Coffee Designers by Lavazza.  «Siamo molto felici di supportare Sca - afferma Michele Cannone, global brand director di Lavazza - con cui condividiamo valori quali l’innovazione, la ricerca e la sostenibilità, condizioni essenziali per la crescita della cultura del caffè nel mondo». Nel corso della tre giorni sono in programma le discipline Barista, Latte Art, Brewers Cup e Coffee in Good Spirits.

Anche questo appuntamento si realizza con il supporto di Alpro e le bevande vegetali della linea Alpro Barista for Professional: «La partecipazione di Alpro Italia alle tappe di selezione Sca è mirata ad accompagnare le eccellenze del mondo del caffè in una rivoluzione che parte da piccole e semplici azioni quotidiane, come il nostro cappuccino, in grado però di cambiare il futuro del pianeta» - commenta Lucia Chevallard, director di Alpro. 

In chiusura delle gare, accanto ai vincitori delle due tappe si sapranno i nomi dei concorrenti che, in base ai punteggi ottenuti, meriteranno la finale nazionale in programma nell’ambito di Sigep presso Riminifiera tra il 20 e il 24 gennaio 2024.

Appuntamento al Green Pea con il Turin Coffee

International Coffee Day by Turin Coffee
Fabio Verona ha messo a punto per l’International Coffee Day una giornata ricca di interesse per professionisti, coffee lover e curiosi. Con la seconda tappa del campionato di macinatura.

Il 1° ottobre Torino festeggia l’International Coffee Day con un evento che ne racchiude altri, tutti incentrati sul fare cultura e informare sul mondo del caffè, sensibilizzando il consumatore alla realtà di chi coltiva e inserendo il prodotto in un progetto di economia circolare. Il tutto accompagnato da incontri, dimostrazioni, assaggi, competizioni e molto altro.

Suoi ideatori sono l’associazione di promozione sociale EatBin – organizzatrice del Salone del Caffè di Torino – e Fabio Verona, responsabile formazione ed eventi presso Costadoro, che hanno scelto questa giornata per organizzare uno spin off di Turin Coffee, con l’intento di coinvolgere le torrefazioni e i microroaster in un evento aperto al pubblico, durante il quale servire e raccontare il caffè, organizzare dibattiti, workshop tematici, contest e dimostrazioni. 

Considerato che la sostenibilità è protagonista, si svolgerà al Green Pea, il primo Green Retail Park dedicato al Rispetto: 15mila metri quadri su più piani dove prodotti creati in armonia con la terra, l’aria, l’acque e le persone diventano un piacere naturale.

Il 1° ottobre ogni piano sarà dedicato a un diverso tema, sul filo conduttore unico del caffè.

Osserviamone l’articolazione.

Piano 0 - talk e speech dedicati all’acqua, un elemento fondamentale, primario per la creazione di un espresso, un filtro ed anche per la lavorazione dei chicchi. Si potranno valutare diversi sistemi di filtrazione per ottenere acqua con caratteristiche differenti, sempre ponendo particolare attenzione al suo consumo responsabile. L’International Women’s Coffee Alliance, associazione internazionale che unisce una rete globale di produttori e sostiene il lavoro delle donne nella filiera del caffè, parlerà del lavoro nelle piantagioni, con particolare riferimento alla sostenibilità delle coltivazioni e al lavoro delle donne lungo tutto il percorso di produzione del caffè. 

Piano 1 - protagonista è il caffè in casa, con talk, dimostrazioni e attività: le macchine espresso, la loro pulizia, le estrazioni alternative, le tazzine, come fare una moka perfetta e molto altro.

Piano 2 - sono di scena la lavorazione del caffè e le apparecchiature necessarie per produrlo, nonché l’abbigliamento professionale per il barista e, con un occhio di riguardo alla sostenibilità, i capi che si possono realizzare con gli scarti della lavorazione, ad esempio le scarpe. Il caffè si farà anche arte con Fabio Ghibaudo. 

Piano 3 - lo spazio eventi The Place accoglie il cuore pulsante della manifestazione, con le torrefazioni a offrire in degustazione al pubblico i propri caffè sostenibili - tra cui molti specialty coffee - realizzando attorno ad essi una narrazione coinvolgente. Bargiornale si occuperà di sfatare le principali fake news sul mondo del caffè, e saranno organizzate due competizioni: latte art sostenibile con le bevande vegetali di Alpro, guidata da Chiara Bergonzi e la seconda tappa dell’anno in corso del campionato mondiale di macinatura ideato da Fabio Verona, il  Master Coffee Grinder Championship. La prima è stata vinta lo scorso giugno da Federico Cecconi, trainer per Caffè Carraro; con lui gareggerà in finale anche il secondo classificato, Emilio Tufano, addetto al customer service per il gruppo Cma. 

Alla prova di Torino, che designerà altri due finalisti, seguiranno due giornate di competizioni nel corso di The Milan Coffee Festival, in programma tra il 2 e il 4 dicembre prossimo: la prima di selezione, io giorno dopo la finale. Capo giuria come sempre Luca Ventriglia affiancato da Luca Bernardoni, vincitore dell’edizione 2022 del campionato dedicato alla macinatura.

Un food o drink truck può far muovere il tuo business

food truck
Potenzialità non pienamente sfruttate per limiti strutturali, nuove specialità da lanciare, eventi o località da presidiare, clienti da seguire e servire: sono solo alcune delle situazioni in cui un “bar su ruote” potrebbe rappresentare la soluzione ideale per far crescere gli affari del locale

«Attrezzare un piccolo food truck o drink truck, tipo Apecar per intenderci, può offrire al proprietario di un locale molteplici possibilità di sviluppo sia nell’ambito della propria attività sia in nuovi ambiti di sperimentazione o di test» afferma Francesco D’Agostinis, titolare di Street Food Specialist, società di consulenza specializzata nella formazione degli operatori di Street foode autore del "Manuale operativo per street fooder" (a questo link puoi prenotarlo entro il 30 settembre al prezzo promozionale di 10 euro, con uno sconto di oltre il 50% e altri bonus).

Le attività soggette a grandi fluttuazioni del business in chiave stagionale sono un primo esempio:  «Ci sono località, soprattutto marine - spiega D’Agostinis - che durante la stagione estiva vedono moltiplicare il numero di abitanti anche di tre o quattro volte. Per i gestori di locali che funzionano, con un brand forte, questo moltiplicatore è nettamente maggiore. Chiaro che la dimensione del locale non può essere parametrata sui periodi di massimo afflusso, ma deve tenere conto della sostenibilità della struttura durante tutto l’anno». Vanno quindi trovate soluzioni per non perdere le opportunità che questi flussi più intensi regalano. Di certo le agevolazioni per i dehors hanno molto aiutato.

Focus su un prodotto/servizio

Ma i drink e food truck possono offrire interessanti opportunità aggiuntive: «Un primo esempio - spiega D’Agostinis - può essere di dedicare un mezzo a un singolo prodotto/servizio che vogliamo lanciare o a cui vogliamo dare maggiore visibilità. Potremmo addirittura decidere di studiare un brand specifico per il prodotto/servizio o la specialità in questione. Prima di collegare il nuovo brand a quello consolidato, però, dobbiamo essere assolutamente certi di aver messo a punto un modello di business e una strategia adeguati e coerenti. Altrimenti corriamo il rischio di rovinare il lavoro e la fatica fatte per costruire la nostra reputazione».
Più semplicemente, il truck potrebbe essere una sorta di banco aggiunto dove somministrare prodotti a elevata rotazione che non richiedono preparazioni complesse.

Test su nuovi progetti

Ma le prospettive più interessanti, secondo l’esperto, sono quelle legate a progetti di sviluppo: «Un truck di piccole dimensioni permette di fare dei test di mercato con investimenti contenuti - spiega D’Agostinis -: può fungere da apripista, in vista di un impegno economicamente più sostanzioso nel caso in cui il test desse gli esiti voluti. Ma offre anche un rischio d’impresa contenuto e grande flessibilità nel caso in cui si decidesse di non dare seguito al progetto, di modificarlo o di testare nuove aree».

Tra le tante strade percorribili, il test in vista dell’apertura di un nuovo locale in un’area diversa della città, il lancio di un nuovo brand autonomo rispetto all’attività principale, la presenza agli eventi più importanti che si svolgono in città, il lancio di un servizio di catering.

Acquisto o noleggio

«In un primo momento, si può pensare anche all’acquisto di un mezzo usato o al noleggio, anche se può non essere facile trovarlo - spiega D’Agostinis -. Naturalmente, il suggerimento è di verificare con accuratezza che il mezzo sia in buone condizioni, che l’attrezzatura sia adeguata per il lavoro che si vuole svolgere e gli spazi siano consoni alla linea di lavoro che si vuole seguire. I costi per la personalizzazione di un mezzo sono abbastanza contenuti e sono legati, oltre che alle sue dimensioni, anche a quanto si vuole “vestirlo”: si può andare dal migliaio di euro sufficiente per una brandizzazione “light”, per esempio con l’apposizione del solo logo, fino a 7-8mila euro, nel caso di un truck più grande, per una personalizzazione completa. Un valore di riferimento per la stampa delle grafiche è tra i mille e i 2mila euro».

«Quale che sia la dimensione del business e il format del locale - conclude D’Agostinis - il modello di business per funzionare deve essere attuale, sostenibile. scalabile e solido. Le competenze imprenditoriali, oggi, sono molto più importanti di quelle tecniche».

Italicus festeggia il suo compleanno con un arco firmato Pininfarina

In occasione del suo sesto anniversario, l'azienda presenta il display in edizione limitata, realizzato per valorizzare il rosolio di bergamotto aperitivo

Nato il 1° settembre 2016, Italicus compie sei anni. Per rimarcare questo anniversario, l'azienda ha chiesto a Pininfarina di dar vita a un display che esaltasse l'eleganza della bottiglia. Ne è nato Arco Italicus, un display dedicato all'arte e allo stile italiano. Obiettivo: valorizzare la bottiglia attraverso i tratti distintivi del made in Italy.

Un arco per Italicus

L'Arco Italicus racconta la forma più conosciuta dell'Italia: l'arco. Questo elemento architettonico è usato come segno di congiunzione tra il passato e il presente, il classico e il moderno. Inoltre, è un simbolo dei monumenti dell'arte in Italia, come il Colosseo a Roma e il Ponte di Rialto a Venezia.

L'arco determina la struttura stessa del packaging, impreziosita da un fascio di luce che si riflette sulla bottiglia e che ne accentua l’unicità della sua geometria. Ne deriva una sensazione di purezza. La finitura esterna, realizzata in un materiale riciclato, e i dettagli color ottone, richiamano tutta la sua eleganza, mentre la base ricorda la forma del bergamotto, ingrediente principe di Italicus.

L'Arco Italicus

Partner nel segno dell’arte

«Eravamo alla ricerca di un partner che condividesse lo stile e il gusto italiani riconosciuti in Italicus, e che rappresentasse i valori del nostro brand: unicità, eleganza e creatività - commenta Giuseppe Gallo, fondatore e Ceo di Italicus - Pininfarina è un'icona mondiale dello stile italiano che incarna eleganza, purezza e innovazione, una caratteristica di questa azienda che mi ha sempre affascinato. Dunque, è stato naturale scegliere questo brand come nostro partner di questo progetto».

Giuseppe Gallo, Ceo di Italicus

«Nel realizzare il packaging dell'Italicus, che esalta la semplicità geometrica della bottiglia, ci siamo ispirati al concetto di purezza e all'architettura italiana, enfatizzandone il carattere elegante. Il nuovo packaging richiama i valori tipici dello stile italiano che vanno a definire e allo stesso tempo valorizzare la bottiglia di Italicus, rendendola unica», conclude Nicola Girotti, Head of Product Design Pininfarina.

Un anniversario nel segno del design

Il nuovo packaging esalta la bottiglia di Italicus, in vetro temperato di tonalità cromatica acquamarina con inserti dorati nell'etichetta, ed è un forte richiamo alla storia dell'arte italiana a partire dall'antica Roma, come il tappo lavorato e decorato artigianalmente.

Nato per riportare in auge la categoria liquoristica del rosolio, ispirato a un'antica ricetta, Italicus è realizzato con spezie naturali, con il bergamotto di Reggio Calabria e il cedro di Sicilia infusi a freddo e mescolati a uno spirito neutro di grano italiano.

Per celebrare l'anniversario della sua fondazione (il settimo quest'anno), ha sempre pensato a iniziative esclusive, come l'ideazione in passato dell'Art of Italicus Creative Talent, il contest dedicato all'arte e all'aperitivo italiano, e la pubblicazione del libro “Art of Italicus”, in cui sono raccolte le informazioni e le curiosità sulla storia dell'aperitivo, con incluse oltre 50 ricette di bartender e una collezione di opere d'arte esclusive.

Come avere l’Arco Italicus

L'Arco Italicus sarà disponibile come edizione limitata da inizio 2024. Saranno realizzati solo mille pezzi del display limited edition "Design by Pininfarina", destinati al canale Horeca. Verrà regalato solo a locali selezionati in ogni Paese, mentre la quota restante sarà disponibile attraverso retailers specializzati e sul sito e-commerce di Italspirits. Il prezzo del display verrà confermato a fine anno. Per aggiornamenti sul lancio dell'Arco è possibile iscriversi alla mailing list sul sito: https://rosolioitalicus.com/.

Scoperto il più antico whisky giapponese

Si chiama Shirakawa: contiene un distillato del 1958 e costa 25 mila sterline

Shirakawa è il più antico whisky giapponese mai messo in bottiglia. Una bottiglia del prezioso distillato, creato nel 1958, costa 25 mila sterline. La storia della sua distilleria, oggi chiusa e divenuta un mito per gli appassionati di questo spirit, è ancora oggi fonte di ispirazione per produttori e bartender.

La storia del più antico whisky giapponese

La distilleria Shirakawa viene fondata nel 1939 nell'omonima città della prefettura di Fukushima, a circa 200 chilometri a nord di Tokyo. Il suo creatore è Daikoku Budoshu. I primi anni sono avvolti nel mistero. Nel 1947 la distilleria viene acquistata da Takara Shuzo, uno dei principali produttori di alcolici del Giappone. Dopo una totale ristrutturazione, Shirakawa inizia dunque la produzione di shochu, vino e brandy. Dal 1951 inizia a produrre anche whisky di malto. Questo distillano non è mai stato commercializzato come Single Malt, ma destinato esclusivamente a essere utilizzato nei marchi di Blended Whisky King e Ideal di Takara.

Alla fine degli anni Sessanta la maggior parte dei produttori giapponesi inizia a importare whisky sfuso dalla Scozia per aumentare il volume dei propri marchi. Per questo, nonostante i blend di Takara Shuzo continuino a contenere malto Shirakawa, nel 1969 la distilleria cessa la produzione di whisky. Quando poi, nel 1986, Takara acquista la distilleria Tomatin, che soddisfa ogni esigenza di whisky di malto, può concentrarsi liberamente sulla produzione di brandy e shochu. Utilizzata ormai solo come impianto di imbottigliamento, in uno stato di quasi abbandono, Shirakawa viene chiusa e demolita nel 2003.

La scoperta del prezioso tank

Forte dei suoi vent’anni di lavoro presso Takara, il Managing Director di Tomatin Stephen Bremner si interroga a lungo sul perché si sappia così poco del Single Malt prodotto da Shirakawa. Dopo aver chiesto già molte volte se fossero rimaste delle scorte in giro, finalmente un giorno Bremner parla con un collega in Giappone. Questi gli racconta di un vecchio tank ancora pieno di whisky che sarebbe rimasto da qualche parte. È l’inizio di una caccia al tesoro paziente ed emozionante, tra ricerche nei vecchi archivi e domande a ex dipendenti.

Il misterioso tank viene ritrovato nel 2019, a oltre 1000 chilometri a sud della distilleria perduta. Era fermo nei magazzini di Takara Shuzo a Kurokabegura, nella prefettura di Miyazaki. È un contenitore in acciaio inox. Secondo i documenti contiene un prodotto datato 1958. L’analisi di due istituti di ricerca indipendenti scozzesi conferma la scoperta. Il liquido contenuto nel tank è l’ultimo lotto di Single Malt di Shirakawa, una distilleria che non ha mai messo in commercio il proprio whisky.

L'importanza del ritrovamento di Shirakawa

Per capire l’importanza di questo ritrovamento bisogna pensare che negli ultimi dieci anni il whisky giapponese è diventato uno dei distillati più apprezzati da parte di appassionati e collezionisti di tutto il mondo. Si cercano senza sosta i tesori residui delle distillerie chiuse. Quando Karuizawa ha cessato la sua attività, nel 2011, sono state recuperate circa trecento botti. Nel caso di Hanyu sono state quattrocento.

Di Shirakawa, invece, è rimasto solo questo lotto. Ecco perché lo Shirakawa 1958 è da considerarsi il più antico whisky giapponese al mondo. Dopo di lui non ci sarà mai più uno Shirakawa, ma anche perché questo è il più antico whisky giapponese di un singolo vintage mai realizzato. Si tratta di un distillato prodotto nell'epoca precedente all'importazione di massa di orzo dalla Scozia, e anche all'arrivo di botti dagli USA e dall'Europa. Rappresenta, insomma, uno stile ormai perduto per sempre.

Il Single Malt Shirakawa

Dopo il ritrovamento del tank la caccia al tesoro negli archivi di Takara Shuzo non si è fermata, e ha riportato alla luce un libretto in cui viene descritto con molti dettagli il modo in cui è stato prodotto il Single Malt di Shirakawa nel 1958. L'orzo utilizzato era giapponese e il lievito proveniva da uno dei ceppi da vino di proprietà dell'azienda.

La fermentazione è durata quattro giorni e la distillazione è avvenuta in due alambicchi di rame. Il taglio del distillato era ampio, cosa che si traduceva in un'acquavite piuttosto pesante e complessa. Per le botti è stata scelta la quercia Mizunara di Tohoku e Hokkaido. La maturazione è avvenuta in loco, in piccoli magazzini.

Il libretto, tuttavia, non indica quando il whisky è stato rimosso dalla botte. Secondo le analisi chimiche dovrebbe esserci rimasto per alcuni decenni. Ma probabilmente intorno alla fine degli anni Ottanta è stato trasferito in contenitori di ceramica, simili a quelli per lo shochu. Successivamente è stato spostato nel tank di acciaio, forse intorno al momento della demolizione della distilleria, nel 2001.

Accanto ad alcune domande senza risposta, rimane evidente la qualità e la rarità di 1500 bottiglie, le uniche di Shirakawa disponibili nel mondo. «Il vero miracolo, qui, non è tanto che abbiano trovato una scorta di Shirakawa, ma che sia così buona - spiega l'esperto di whisky Serge Valentin - Forse è questo il motivo per cui qualche gentiluomo giapponese, molto tempo fa, decise di conservare questo lotto e di salvarlo dalle grinfie dei Master Blender. Nel bicchiere non appare poi tanto diverso da alcuni vecchi Macallan distillati in anni simili».

Shirakawa, note di degustazione

Al naso, Shirakawa mostra complessi strati di aromi cerosi e di rovere, pur conservando una vivacità davvero eccezionale. Frutta dolce e marzapane, ananas candito e liquore all'arancia sono in primo piano, lasciando gradualmente spazio a note più vegetali di erba tagliata, caprifoglio e cocco. Un seducente profumo di incenso è accompagnato da aromi floreali e legnosi.

Al palato, l'equilibrio tra maturità e vivacità continua. La mela e il lime sono rapidamente bilanciati da marzapane e dal cioccolato bianco. La parte fruttata e di frutta secca si evolve in un mix tropicale con una spolverata di cannella e zenzero.

Nel finale le note fruttate si dissolvono dolcemente, lasciando morbidi sentori di nocciola, una leggera speziatura e un tocco affumicato.

L'importatore di Shirakawa in Italia

Shirakawa è importato in esclusiva per l’Italia da Beija Flor, società di distribuzione attiva dal 2007. L'azienda è specializzata in whisky e spirits di qualità, spesso provenienti da distillerie artigianali. Nel portfolio, che tra le altre cose vede la più ampia selezione in Italia di indie bottlers, trovano spazio numerosi brand iconici nel panorama dello Scotch Whisky, tra cui Springbank, Kilkerran, Tomatin e l’imbottigliatore indipendente Cadenhead’s.

Il Sospiro di Bisceglie: come valorizzare un dolce tipico

Appuntamento il 30 settembre con la Notte dei Sospiri: protagonista il dolce tipico pugliese in versione dolce e salata, in abbinamento con altre eccellenze del territorio

Il 30 settembre torna la Notte dei Sospiri di Bisceglie. La rassegna, organizzata dall’Associazione Pasticcerie Storiche Biscegliesi, è giunta alla sua quarta edizione. Quest’anno si terrà sul lungomare di via Nazario Sauro, offrendo la possibilità agli amanti del dolce tipico biscegliese, riproposto anche dal maestro Iginio Massari, di assaggiarlo in versione dolce, ma anche salata. Tante le attività in programma, tra animazione per bambini, intrattenimento, musica, teatro, comicità oltre agli immancabili cooking show.

Cos'è il Sospiro di Bisceglie

Il Sospiro di Bisceglie è un dolce tradizionale pugliese, presidio Slow Food dal 2014. Nella forma ricorda il seno di una donna. La glassa a base di zucchero che ne ricopre la cupola ha una sfumatura madreperlacea. Al gusto, nella versione tradizionale si avverte l'aroma di vaniglia, contenuto nella crema e nel pan di Spagna particolarmente morbido, fatto con uova di galline ruspanti e farine pugliesi, aromatizzato con scorza di limone. Gli ingredienti sono semplici, ma per dare vita al Sospiro bisogna rispettare un'indicazione. Infatti, il segreto è far montare l’albume e il tuorlo separatamente e solo in seguito mescolarli. Curiosità: il sospiro ha il corrispettivo di zucchero pari a un cucchiaino di caffè, compreso il giulebbe, la glassa che lo ricopre.

Storie sull'origine del Sospiro di Bisceglie

Le leggende attorno all'origine del Sospiro di Bisceglie sono numerose e spesso senza fonti scritte. Ad esempio, si racconta che il Sospiro di Bisceglie fosse già noto a partire dal XV secolo. Infatti, sembra che le suore Clarisse di Bisceglie realizzassero i “Sospiretti delle monache”, fatti con pan di spagna farcito con crema e ricoperti da glassa di colore rosa. Di qui la leggenda tramandata, senza alcun riscontro storico, secondo la quale le monache prepararono i dolci in occasione della festa nunziale tra una cugina di Lucrezia Borgia e Alfonso d’Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, che ebbe in regalo, in occasione delle nozze, il ducato di Bisceglie. Il matrimonio andò a monte e gli invitati, sospirando per l’attesa, vennero consolati con i dolci chiamati da quel giorno proprio sospiri. In base ad altre testimonianze, invece, il sospiro sarebbe l’invenzione di un pasticcere romantico, che si ispirò, per dargli forma, al seno della donna amata.

La Notte dei Sospiri

La Notte dei Sospiri inizierà alle 18.30 e andrà avanti fino a mezzanotte, sul lungomare di Via Nazario Sauro, a Bisceglie. La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Bisceglie e del Comune di Terlizzi (con una specialissima sorpresa) e rientra nella programmazione dell’Estate in blu 2023. Tanti ed autorevoli i partner dell’iniziativa, tra i quali Puglia Promozione, Camera di Commercio di Bari, Confartigianato Puglia, Bari e Bisceglie, Confagricoltura Bari e Bat, Confcommercio Bisceglie, Pro Loco Bisceglie e Bisceglie Approdi. Sarà possibile degustare sospiri dolci e salati. La novità di quest’anno è rappresentata dall’ampio respiro della manifestazione, imperniata sì sul dolce tipico emblema di Bisceglie, ma anche su altre eccellenze del territorio. Tra queste: la burrata di Andria, la cipolla di Margherita di Savoia, la lenticchia e il pane di Altamura, l’oliva “Bella di Cerignola”. «Celebriamo la bellezza e il valore del nostro amato territorio – ha spiegato Sergio Salerno, direttore dell’Associazione Pasticcerie Storiche Biscegliesi – In questi anni stiamo lavorando tantissimo per promuovere il nostro dolce tipico, e con esso la nostra Bisceglie, la cultura, la storia, la tradizione, concetti per noi inscindibili. Abbiamo portato il Sospiro nelle più autorevoli platee nazionali e internazionali. I frutti di questo lavoro si stanno toccando con mano. Il Sospiro è tornato ad essere molto attrattivo. Ma quello che più ci inorgoglisce – continua Salerno – è che passi sempre più il concetto di “Bisceglie Città del Sospiro”, inteso come un binomio che non si ferma alla pasticceria, ma che abbraccia tutta la nostra città. Questo spirito ci sta portando a collaborare con chi, come noi, lavora con passione per valorizzare i prodotti tipici. Così, facendo squadra, riteniamo si possa dare ancora maggiore valore alle nostre eccellenze, in un vero e proprio paniere del made in Puglia».

css.php