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Parte il Master di Gelateria firmato Carpigiani Gelato University

In partenza un nuovo corso di 5 giorni dedicato ai gelatieri professionisti. Disponibile anche online e in lingua inglese

Dopo 20 anni di attività di formazione globale, Carpigiani Gelato University lancia il Master di Gelateria dedicato a quei professionisti che desiderano approfondire le conoscenze tecniche sulle caratteristiche fisiche e chimiche del gelato perfetto. Il corso di alta formazione si svilupperà su 5 giorni per un totale di 40 ore tecniche e pratiche. Si potrà frequentare il Master di Gelateria in presenza, presso il campus di Anzola Emilia (Bo), oppure online. Nella formula a distanza le ore di corso saranno solo 20, dedicate alla teoria.

Gli obiettivi del Master di Gelateria

Il Master di Gelateria di Carpigiani Gelato University ha l’obiettivo di approfondire le caratteristiche fisiche del gelato con un particolare focus su aspetti specifici. Tra questi, il congelamento e la viscosità. Gli studenti riceveranno la conoscenza adeguata a gestirli e controllarli al meglio. Per quanto riguarda il congelamento, verranno affrontati argomenti come il punto crioscopico e la curva di congelamento della miscela. Si esaminerà anche il rapporto tra acqua congelata e non congelata. Per quanto riguarda la viscosità, saranno presi in esame i fattori che la influenzano, come proteine, grassi, fibre, amidi, addensanti e il water control index (Wci).

I traguardi della Carpigiani Gelato University

Secondo Kaori Ito, Direttrice della Carpigiani Gelato University, in questi 20 anni oltre 70.000 studenti principianti hanno frequentato e si sono formati sui banchi di Anzola Emilia. «Tutti si sono stupiti di quanta scienza ci sia nell’arte della gelateria. I gelatieri professionisti lo sanno già e alcuni di loro amano studiare e approfondire. Siamo orgogliosi di poter dire che il Master sia un unicum nel panorama educativo del mondo della gelateria». «Il corso Master di Gelateria nasce proprio per rispondere a queste esigenze - ha aggiunto Stefano Tarquinio, maestro gelatiere e Technical Advisor della Carpigiani Gelato University - Il programma è frutto di due anni di lavoro rigoroso del nostro team di docenti tra momenti di approfondimento teorico e prove di laboratorio. Insieme a me hanno lavorato allo sviluppo del percorso formativo i maestri gelatieri Gianpaolo Valli, Stefano Ferrara e Andrea Bandiera». La prima data del corso in italiano è prevista per il 27 novembre. Per accedere è necessario aver frequentato e superato il Corso Avanzato di Gelateria oppure superare un test di verifica delle competenze. Per maggiori informazioni, consultare il sito gelatouniversity.com.

Passalacqua, tradizione e nuovi obiettivi

Vassoio di servizio Passalacqua
La Torrefazione napoletana è sempre più presente su tutto il territorio italiano, soprattutto in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna e progetta una rete di locali diretti..

Si parla spesso di caffè napoletano, ma spesso non si conoscono le sue caratteristiche. «La nostra torrefazione è nata nel 1948, dunque possiamo affermare di essere tra le prime attività ad avere proposto il caffè napoletano, di cui ci riteniamo (e il mercato ce lo riconosce) un riferimento – osserva Paola Passalacqua, presidente -. Ritengo che sia importante sottolineare che alla base del caffè napoletano ci devono essere caffè di alta qualità ai quali si accompagna la tradizionale tostatura a tonaca di frate, ovvero di un caldo colore marrone, che in tazza dà un gusto intenso, cremoso e corposo».

Il controllo della qualità è costante in Passalacqua e i suoi esperti (tra cui alcuni membri della Famiglia) hanno seguito corsi della Specialty Coffee Association implementando un panel di assaggiatori interno altamente qualificato; ogni caffè viene sottoposto a più controlli sia da un punto di vista chimico sia organolettico».

Grazie a ciò i suoi caffè sono sempre più apprezzati al di fuori dei confini campani, sia in Italia sia all’estero, soprattutto in Europa, ma anche oltre oceano. «Nel nostro Paese cresce la presenza in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna, trainata dalla grande popolarità del caffè napoletano, ma soprattutto dall’identità di prodotto premium dell’offerta firmata Passalacqua e dal servizio che la accompagna – afferma Pasquale Iazzetta, direttore commerciale -. La nostra è una squadra che offre un servizio completo sia nel pre sia nel post vendita».

Ai locali viene offerta la formazione del personale tramite un team di docenti specializzati che guidano alla corretta procedura per realizzare buoni espressi con continuità, nonché al migliore rapporto con il cliente finale. Spinta dalla domanda in continua crescita, si fa sempre più numerosa e capillare la rete di supporto al barista e continua la ricerca sia di nuovo personale sia di partnership a livello tecnologico.

Sono state poste le basi per l’avvio di un programma che attinge alla positiva esperienza dei Bar Mexico, che la Torrefazione aprì negli anni Sessanta.

«Di quella prima formula vincente stiamo realizzando una versione 2.0, i Passalacqua Family, dei veri e propri flagship store di cui un’anteprima è stata presentata lo scorso anno: un nuovo modello aspirazionale dell’essenza Passalacqua– spiega Francesco Lo Vasto, chief financial officer & strategy director -. Il progetto si svolgerà nel medio-lungo periodo con l’obiettivo di portare la massima espressione dei valori del mondo Passalacqua a diretto contatto con i consumatori finali. Oggi stiamo realizzando alcune partnership che ci permetteranno di arricchire l’offerta: la principale, in fase di definizione, è con Aroma Napoletano un partner affidabile che ci permetterà di focalizzare l’offerta nei Passalacqua Family associando al caffè un cornetto unico come uniche sono le nostre miscele».

I flagship store Passalacqua family saranno aperti partendo dalle grandi città italiane in cui la Torrefazione è più presente, al fine di offrire a chi propone i suoi caffè un riferimento di eccellenza a cui ispirarsi.

In essi si troverà l’eleganza napoletana letta in chiave contemporanea all’interno di un ambiente caldo e curato; il cliente potrà scegliere tra due miscele 100% arabica: Moana e Harem che si distinguono per il gusto ricercato e il buon corpo. Per il servizio è stato messo a punto un piccolo vassoio che accoglie il caffè, il bicchiere d’acqua, il cucchiaino, un piccolo dolce e la descrizione della miscela che si sta assaporando, al fine realizzare un’esperienza di gusto completa e di qualità.

Michele Serrafino vince la terza tappa di The Sidecar Competition

Il bartender del Retrò Bottega del Cocktail di Caltanisetta si è aggiudicato la tappa siciliana della competition di Rémy Martin, conquistandosi un posto nella finale che si farà a Roma a fine novembre. L'ultimo finalista sarà selezionato nella gara di Napoli

È andata a Michele Serrafino, bartender del Retrò Bottega del Cocktail di Caltanisetta, la tappa siciliana di The Sidecar Competition, la cocktail competition di Rémy Martin, la maison francese con 250 anni di storia e produttrice dei rinomati cognac, distribuiti in Italia in esclusiva da Molinari.

Andata in scena alla scuola Allcholica di Catania, quella siciliana è stata la terza delle quattro tappe, lungo tutta la Penisola, che mettono in palio un posto per la finale del contest, in programma a Roma a fine novembre. A ogni appuntamento, dieci i bartender in gara a contendersi l’ingresso nella finalissima, con le loro originali reinterpretazioni di un grande classico della miscelazione: il Sidecar. Cuore della sfida è infatti proporre una versione innovativa di questo classico, ma utilizzando i tre componenti alla base dell’unicità del cocktail, ovvero il 1738 Accord Royal o Rémy Martin V.S.O.P, Cointreau e succo di limone.

La gara

Oltre al vincitore, erano in gara a Catania: Daniele Gravagna, Domenico Cosentino, Orazio Valenti, Giovanni di Mauro, Paolo Rugolo, Roberto Cavallaro, Innocenzo Morace, Marco Mitrano e Alessandra Lollo.

Ingresso in finale che Serrafino si è meritato sorprendendo la giuria, composta da Paolo Sanna, Marco Fedele, brand ambassador Molinari, e Marco Fiore, con il suo Exuberant. Cocktail che il batender ha realizzato miscelando una base di Rèmy Martin Vsop con Rèmy Martin Vsop infuso alla menta piperita, Cointreau al marzapane, succo di limone al finocchietto e marmellata di arance.

Le prossime sfide

Con la vittoria, Serrafino raggiunge gli altri due bartender già qualificati per la finale di The Sidecar Competition, Alessio Baneschi di Villa La Massa di Candeli (Firenze), che si è aggiudicato la tappa di Milano, e Sara De Pascalis, che invece si è aggiudicata quella romana (leggi A Sara De Pascalis la tappa romana di The Sidecar Competition di Rémy Martin). L’ultimo finalista verrà decretato nella prossima gara, che si terrà 15 novembre alla PFB Professional Flair Bartender’s di Napoli.

Poi, lo scontro nella finalissima, che regalerà al vincitore la possibilità di volare a Cognac nella Nuova Aquitania e visitare le cantine Rémy Martin.

La ricetta

Exuberant.di Michele Serrafino

Exuberant Michele Serrafino The Sidecar Competition
Ingredienti:
45 ml Rèmy Martin Vsop, 15 ml Rèmy Martin Vsop alla menta piperita*, 15 ml Cointreau al marzapane**, 20 ml succo di limone al finocchietto***, 1 spoon marmellata di arance
*Rèmy Martin Vsop alla menta piperita: aggiungere 20 g di menta piperita ogni 300 ml di Rèmy Martin Vsop. Lasciare in infusione sottovuoto per 30 minuti
** Cointreau al marzapane: aggiungere 120 g di marzapane ogni 300 ml di Cointreau e frullare e poi filtrare con una super bag
***Succo di limone al finocchietto: tostare 25 g di finocchietto selvatico in padella e poi, quando è ancora caldo, metterlo in infusione sottovuoto in frigo in 250 ml di succo di limone
Preparazione:
shake & strain
Bicchiere:
coppetta Nick & Nora

L’experience di Altos Tequila sbarca a Milano

Sara Ponte, brand manager di Altos Tequila, e Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition
Il Paloma perfetto? Al Palhome, esclusivo temporary bar presso il Six Milano, dove è in scena, all'interno di una scenografia immersiva, il famoso cocktail messicano creato con Altos Tequila. Tra le iniziative in programma nei 5 giorni di durata dell'evento anche masterclass a cura di Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition

Altos Tequila, brand del portafoglio Pernod Ricard, sarà protagonista assoluto per cinque giorni (dall'8 al 12 novembre, dalle ore 18 fino alle 24) nel cuore della Milano verticale nel quartiere di Porta Nuova al Six Milano dove è stato allestito un policromatico e scenografico temporary bar battezzato efficacemente Palhome con musica live, workshop e masterclass per far vivere a clienti e consumatori un'autentica experience messicana. O meglio, per essere più precisi, un'autentica experience dell'altopiano di Los Altos, territorio messicano a un'altitudine di 2.104 metri sul livello del mare, nello stato occidentale di Jalisco, dove nasce questo distillato premium prodotto al 100% con agave blu che gode di un'ottima reputazione tra gli addetti ai lavori nel campo della mixology. Creato nel 2009 grazie alla collaborazione tra il maestro distillatore di Olmeca Jesús Hernández e due famosi bartender britannici di fama internazionale, Henry Besant e Dré Masso, è prodotto in modo artigianale. «Viene utilizzato il tradizionale metodo della pietra Tahona di origine vulcanica  - ha spiegato Damiano Angelozzi, bartender e vincitore italiano della Tahona Society Competition durante l'affollata masterclass sul Paloma tenutasi nella serata di apertura della "5 giorni" al Palhome -. Si tratta di una tecnica ancestrale di 500 anni fa, utilizzata per schiacciare l'agave cotta: questo metodo è fondamentale per il processo produttivo di tutte le tequile Altos ed è utilizzata nel territorio di Jalisco da soli otto produttori». Dal gusto fresco e citrico con inconfondibili note erbacee di agave cotta, la Tequila Altos Plata, è stata, quindi, utilizzata da Angelozzi per preparare e servire il perfetto Altos Paloma: un mix di Altos Tequila Plata, succo fresco di pompelmo rosa, succo fresco di limone e sciroppo d’agave. In degustazione, oltre a diversi twist dell'iconico e sempre gettonatissimo Paloma, anche Altos Reposado, una Tequila prodotta sempre artigianalmente nel cuore di Los Altos de Jalisco. Si distingue per il suo processo di invecchiamento che dura dai 5 agli 8 mesi in botti ex Bourbon.

 

 

 

 

 

 

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Negli Usa crescono le caffetterie a marchio e la fiducia

Starbucks-foto di Pexels da Pixabay
Starbucks-foto di Pexels da Pixabay
Numerose la nuove aperture nell’ultimo anno, che per la prima volta hanno superato i 40mila punto vendita. Positive le vendite e le prospettive future.

Dopo la pesante flessione di due anni fa, cresce e supera i valori pre-covid il mercato delle caffetterie a marchio in base al rapporto Project Café Usa 2024 realizzato dal World Coffee Portal di Allegra. 

Il segmento ha superato per la prima volta i 40mila punti vendita (40.062) e registra un fatturato di oltre 40 miliardi di euro con una crescita dell’8% negli ultimi 12 mesi. La previsione è di un’ulteriore crescita nei prossimi 12 mesi, arrivando a circa 48 miliardi per superare i 57 entro il 2028, guidata dal fatturato del segmento incentrato sul caffè.

Leader di mercato si conferma Starbucks che ha aperto 494 nuovi negozi negli ultimi 12 mesi e oggi ne somma 16144 e ha una quota di mercato del 40%; seguono Dunkin’ (+172 negozi, 9434 in totale) e Panera Bread, che ha chiuso 22 locali e oggi ne gestisce 2151.

Fiducia nel futuro. Il forte aumento di clienti nell’ultimo anno ha determinato un buon andamento delle vendite, che il 76% dei leader di settore intervistati (il 49 lo scorso anno) giudica positivo per il 2023; solo l’11% ha segnalato condizioni di difficoltà e il 10% un calo rispetto al 2022. Rispetto alla forte ripresa dello scorso anno, il mercato mostra una certa stabilizzazione: il numero di operatori che ha segnalato una crescita delle vendite superiore al 5% è sceso dal 46 al 28%.

Freddo, tendenza confermata. L’indagine condotta dal World Coffee Portal su oltre 5mila clienti di coffee shop statunitensi ha rilevato che il consumo giornaliero di caffè freddo è aumentato dell’8% negli ultimi 12 mesi, un dato che e lo pone al secondo posto, preceduto dal caffè filtrato in termini di frequenza degli ultimi ordini. Il freddo è considerato la tendenza più importante, con il 24% dei consumatori che lo beve ogni giorno (17% nel 2022). A richiedere caffè freddo o ghiacciato (79% degli ordini) sono i giovani sotto i 35 anni, che lo consumano almeno una volta la settimana.

Rapidità al volante. Solo il 4% dei consumatori statunitensi intervistato è rimasto nel locale più di 30 minuti, mentre il 36% ha dichiarato di avere acquistato una bevanda da asporto e ben il 56% di preferire il drive-thru (servizio al volante) piuttosto che entrare fisicamente nel bar; le catene drive sono quelle in più rapida ascesa nell’ultimo anno con 224 nuove aperure per Scooter’s Coffee e 167 per Dutch Bros.

Globalmente, il 58% dei leader di settore intervistati prevede che il buon andamento delle vendite proseguirà anche nei prossimi 12 mesi; solo il 5% prevede un peggioramento.

Dalla Corte ospita la terza tappa del Master Coffee Grinder

Fabio Verona, ideatore del Master Coffee Grinder Championship
Fabio Verona, ideatore del Master Coffee Grinder Championship
Con la competizione del prossimo 18 novembre si completa la rosa dei sei concorrenti che si sfideranno nella finale al Milan Coffee Festival.

Prosegue il cammino del campionato di macinatura ideato dal trainer di Costadoro e autore del libro Professione Barista - Manuale pratico per l’espresso perfetto,  Fabio Verona: il Master Coffee Grinder Championship 2023. L’appuntamento per la terza tappa è per sabato 18 novembre alle 12,30 presso Officina Dalla Corte, il nuovo hub di formazione dell’Azienda di Baranzate (MI): uno spazio dedicato al mondo della caffetteria, dove sono protagonisti la formazione e la creatività.

Gli otto concorrenti si contenderanno gli ultimi due posti alla finale milanese in programma nell’ambito del Milan Coffee Festival, che si svolgerà tra il 2 e il 4 dicembre prossimo presso Superstudio Più. Accanto a loro si sono già qualificati Federico Cecconi ed Emilio Tufano, primo e secondo classificato alla tappa padovana presso Diemme insieme a  Francesco Orsi e Simone Previati che si sono qualificati a Torino presso il Green Pea. 

Ormai rodata la giuria composta dal campione in carica Luca Bernardoni, dal trainer Luigi Pillitu e dal tecnico Gilberto Guidi, guidati dal capo giuria Luca Ventriglia.

Il caffè della gara sarà selezionato e tostato da Andrea Antonelli, titolare di Antonelli Specialty Coffee, microroastery con sede a Cremona, attiva dal 2014. Anche Antonelli ha accolto l'idea di sposare il progetto a sostegno di Women in Coffee Italy: oltre ad utilizzare un caffè prodotto da una cooperativa di donne, si è associato contribuendo in modo concreto al futuro dell’Associazione, dunque allo sviluppo di iniziative “in rosa” lungo tutta la filiera del caffè. 

La giornata sarà anche un’occasione propizia per approfondire la conoscenza di più settori. A cominciare dalle apparecchiature della competizione: la macchina espresso a un gruppo Studio di Dalla Corte progettata per adattarsi anche agli spazi più piccoli con le prestazioni di una macchina professionale, e il macinacaffè Grindie, costante, preciso e affidabile. 

Altri sponsor della manifestazione sono Keber, Brita, Metallurgica Motta, pulyCaff, Repa Group, Ims e Ipa Porcellane.

La gara di macinatura consiste nell’interpretare il caffè (ogni tappa ha una diversa torrefazione che lo fornisce) decidendo sia la dose in polvere sia quella in estratto nel tempo ritenuto necessario, al fine di ottenere le sfumature aromatiche descritte dal torrefattore. Dunque, con una temperatura dell’acqua regolata per tutti a 93°C, i concorrenti devono variare la dose di caffè e il tempo di contatto. La prima è importante per avere la corposità e anche note aromatiche specifiche, talvolta anche solo mezzo grammo può fare la differenza; il secondo determina quali sostanze verranno estratte dal caffè ed è influenzato dalla dose e dalla granulometria del macinato, in genere con un rapporto proporzionale: maggiore è la dose, più grande sarà la macinatura. Non si tratta tuttavia di una regola fissa: solo l’assaggio consapevole del barista può confermare i parametri impostati. 

La Storia di Michter’s, The World’s Most Admired Whisk(e)y

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Il prestigioso riconoscimento assegnato di recente Drinks International rende merito a una realtà che ha fatto della qualità senza compressi la sua bandiera, portando a livelli di assoluta eccellenza la categoria del whiskey americano. Tutti i segreti di una storia di successo

Dopo essere stato nominato di recente World’s Most Admired Whisky da Drinks International, Michter's è balzato al centro dell'attenzione della bar industry. Eppure, se gran parte del successo è arrivato nell'ultimo decennio, Michter's, la cui gamma è distribuita in esclusiva per l'Italia da Velier, può far risalire le sue radici al 1753, quando la distilleria era originariamente conosciuta come Shenk’s, la prima azienda di whiskey americano. Fondata da John Shenk in Pennsylvania, Shenk’s produceva whiskey da segale, una tradizionale coltura locale della Pennsylvania Blue Mountain Valley. Secondo la tradizione, il rye whiskey di Shenk’s era così prezioso che quando scoppiò la Rivoluzione americana, il generale George Washington visitò la distilleria e acquistò whiskey per rinvigorire i suoi uomini mentre si sistemavano nel loro accampamento per resistere al freddo invernale della Pennsylvania.

Nel 1861, Abraham Bomberger acquistò la distilleria e la Shenk’s diventò Bomberger’s, che continuò a produrre whiskey fino al 1919, quando il Proibizionismo costrinse a cessare l’attività. La distilleria riaprì nel 1934 e cambiò proprietà diverse volte. Negli anni Cinquanta, Lou Forman, uno dei proprietari, creò il marchio Michter's combinando porzioni dei nomi dei suoi figli - Michael e Peter.

La rinascita negli anni Novanta

Nel 1989, con l'intera industria del whiskey americano in difficoltà, Michter's dichiarò bancarotta, lasciando le attività in Pennsylvania in rovina. Fortunatamente negli anni Novanta, Joseph J. Magliocco e il suo mentore Richard Newman arrivarono in soccorso e fecero rinascere il marchio. Magliocco, entrato nell'industria del vino e degli alcolici dopo la laurea alla Harvard Law School, conosceva il marchio, grazie al suo lavoro di barman ai tempi dell'università. Mentre Newman aveva già maturato un'eccellente esperienza nel campo della distillazione, compreso un periodo come presidente di Austin Nichols, il distillatore di Wild Turkey.

Magliocco riuscì a conservare il nome Michter's depositando il marchio abbandonato per soli 245 dollari. La successiva importante decisione da prendere riguardava il luogo dove aprire la distilleria. Newman convinse Magliocco a riavviare il marchio Michter's nel Kentucky, nel cuore della moderna industria americana del whiskey, per assicurarsi l'accesso ai migliori talenti e alle migliori risorse. I due iniziarono con una strategia semplice: onorare l'eredità di Michter's producendo “il miglior whiskey possibile, al diavolo i costi!", motto che l'azienda segue ancora oggi.

La distilleria di Shively

La sede principale di Michter's è una distilleria di 85.000 metri quadrati a Shively, nel Kentucky, una zona di Louisville con una forte tradizione di whiskey. Per supportare il programma di distillazione "dalla fattoria alla bottiglia", Michter's si avvale di una fattoria di 205 acri nella vicina Springfield per la produzione di mais, segale e orzo. La distilleria di Shively è dotata di un sistema di alambicchi in rame al 100% e comprende una colonna di rame di 81 cm di diametro e 14 metri di altezza e un caratteristico pot still doubler in rame. Il sistema è stato progettato da Rob Sherman di Vendome e dai primi mastri distillatori di Michter's Willie Pratt e Pam Heilmann. Nel 2019, Heilmann ha passato il testimone all'attuale master distiller Dan McKee. Master of maturation dell’azienda è Andrea Wilson, la prima donna a presiedere la Kentucky Distillers' Association e membro della Kentucky Bourbon Hall of Fame.

"Al diavolo i costi"

Michter's si è guadagnata una solida reputazione per l'offerta di whiskey americani tradizionali di qualità senza compromessi, tutti a produzione limitata, tra i quali bourbon, rye, sour mash whiskey e American whiskey, invecchiati fino alla massima maturità. L'approccio "al diavolo i costi" prevede diversi metodi di produzione per ottenere il miglior prodotto possibile.

In primo luogo, Michter's non imbottiglia mai un whiskey che non soddisfi i suoi standard qualitativi. A differenza dei concorrenti, che imbottigliano il distillato in piccoli lotti con centinaia di barili per miscelare eventuali botti di qualità inferiore, Michter's imbottiglia da un singolo barile o utilizza un lotto massimo di venti barili. Questo impone al team un’estrema disciplina per assicurarsi che ogni singolo barile sia all'altezza dei rigorosi standard.

Sebbene la gradazione d'ingresso tipica del settore sia del 62,5%, Michter's utilizza un ABV del 51,5% per consentire agli zuccheri concentrati nel legno tostato e carbonizzato di dissolversi più facilmente nel distillato durante i cicli di ingresso e uscita dalla botte. Una scelta più costosa perché richiede un maggior numero di barili per produrre la stessa quantità di whiskey, ma l’azienda è fermamente convinta che il profilo gustativo più morbido e ricco che si ottiene ne valga la pena.

Michter's utilizza legno di quercia bianca americana essiccato all'aria per un minimo di 18 mesi, per esaltare le proprietà naturali del legno e ottenere un sapore migliore con una riduzione dei tannini conferiti al distillato. Le botti vengono tostate prima di carbonizzarle, il che rende gli zuccheri del legno più accessibili. Questi zuccheri si caramellizzano e si concentrano nella "linea rossa" all'interno della sezione trasversale del legno. La fase di tostatura permette di ottenere più sapore e colore quando il whiskey filtra attraverso il carbone fino alla linea rossa.

Per estrarre più sapore dalle botti si utilizza anche il processo poco comune e più costoso di ciclaggio termico del magazzino: un processo che comporta maggiori costi energetici e un aumento dell'evaporazione della parte degli angeli del 4%, rispetto al 2,5% delle botti non sottoposte a tali cicli. Inoltre, vengono applicate ricette personalizzate di filtrazione a freddo per ognuno dei whiskey, invece di ricorrere alla filtrazione a carbone che può togliere sapore e aroma.

Un successo per tutta la comunità del whiskey americano

Il recente riconoscimento di World's Most Admired Whisky, da parte di Drinks International, dà merito ai metodi di produzione più costosi adottati dal marchio per produrre i migliori whiskey americani possibili. Riconoscimento, assegnato da un parterre di esperti indipendenti di whisky di tutto il mondo, che per la prima volta va a una distilleria americana. Per Joseph J. Magliocco, è il coronamento di un percorso straordinario iniziato negli anni Novanta, quando ha rilevato il marchio Michter's, ormai abbandonato. «Dai primi giorni quando ho cominciato a conoscere l’heritage di Michter's in Pennsylvania e per tutto il tempo che il nostro team ha dedicato alla rinascita del marchio in Kentucky, abbiamo sempre sperato che la gente apprezzasse la tradizione di questo del brand e la sua dedizione alla qualità. Ma se mi aveste detto che un giorno Michter's sarebbe stato nominato il “Whisky più ammirato al mondo”, beh, avrei pensato che aveste bevuto un bicchiere di troppo».

La master of maturation Andera Wilson è entusiasta di vedere la categoria dei whiskey americani ottenere finalmente il rispetto che merita: «Non potrei essere più orgogliosa di ciò che questo significa non solo per Michter's, ma per l'intera comunità del whiskey americano. In patria abbiamo sempre avuto un'enorme fiducia nel nostro approccio, ma poi si viaggiava all'estero e si vedeva in molte parti del mondo il bourbon collocato sullo scaffale più basso delle bottigliere, per cui è davvero emozionante ottenere tale riconoscimento».

Per il master distiller Dan McKee, questo momento celebra la passione e la dedizione di molti individui lungo il percorso. «Il premio riflette i decenni di duro lavoro e di trasmissione delle conoscenze di generazione in generazione che ci sono voluti per arrivare a questo punto».

Nel frattempo, nel centro di Louisville, Michter's ha aperto una seconda distilleria nello storico Fort Nelson Building. Situata in una posizione privilegiata, di fronte al museo e alla fabbrica di Louisville Slugger, nella distilleria Michter's Fort Nelson è presente il sistema di alambicco originale di Michter's Pennsylvania. Organizza anche tour didattici con degustazioni e nel The Bar at Fort Nelson vengono proposti i grandi classici della miscelazione curati dallo storico del beverage David Wondrich.

English version

The Story behind Michter’s, the World’s Most Admired Whisk(e)y

Michter’s has been the buzz of the industry after being recently named “World’s Most Admired Whisky” by Drinks International. Although much of the company’s success has come over the last decade, Michter’s can trace its roots back to 1753, when the distillery was originally known as Shenk’s, the first ever American whiskey company. Founded by John Shenk in Pennsylvania, Shenk’s produced whiskey from rye grain, a favourite local crop in the Pennsylvania Blue Mountain Valley. According to local lore, Shenk’s rye whiskey was so prized that when the Revolutionary War broke out, General George Washington visited the distillery and purchased whiskey to strengthen his men as they settled in their camp to help them withstand the bitterly cold Pennsylvania winter.

In 1861, Shenk’s became Bomberger’s when Abraham Bomberger purchased the distillery. Bomberger’s produced whiskey until 1919, when prohibition forced the distillery to cease its operations. After prohibition ended, the distillery reopened in 1934 and changed ownership several times. In the 1950s, Lou Forman, one of the distillery's then-owners, created the brand Michter's by combining portions of his sons' names - Michael and Peter.

The rebirth in the 1990s

In 1989, with the entire American whiskey industry struggling, Michter's declared bankruptcy, leaving its Pennsylvania operations in disrepair. Thankfully in the 1990s, Joseph J. Magliocco and his mentor Richard Newman came to the rescue and restarted Michter's. Magliocco, who entered the wine and spirits industry after graduating from Harvard Law School, was already familiar with Michter's through his college days of bartending, when he also had the chance to sell Michter's. Newman meanwhile already had excellent distilling experience, including a period as President of Austin Nichols, the distiller of Wild Turkey. Magliocco was able to preserve the name Michter’s by filing for the abandoned trademark for only US$245. The next important decision to make was where to open the distillery. Newman convinced Magliocco to restart the Michter’s brand in Kentucky, in the heart of the modern American whiskey industry, to ensure access to the best talent and resources. Magliocco and Newman began with a simple strategy - to honor the Michter's legacy by producing “the best whiskey possible, cost be damned!” a motto still followed by the company to this day.

The distillery in the Shively

Michter's main location is an 85,000 square foot distillery in Shively, Kentucky, a section of Louisville with a strong whiskey heritage. To support their farm-to-bottle distillation program, Michter’s makes use of a 205-acre farm in nearby Springfield for its corn, rye and barley. The Shively distillery features a 100% copper still system and includes an 81-cm diameter, 14-m high copper column and a distinctive copper pot still doubler. The system was designed by Vendome’s Rob Sherman, and the first Michter’s master distillers Willie Pratt and Pam Heilmann. In 2019, Heilmann passed the torch to current master distiller Dan McKee. Meanwhile, the master of maturation at Michter’s is Andrea Wilson, who was the first woman to chair the Kentucky Distillers’ Association and is a member of the Kentucky Bourbon Hall of Fame.

“Cost be damned”

Michter's has earned a strong reputation for offering traditional American whiskeys of uncompromising quality, with each of its limited production offerings, including bourbon, rye, sour mash whiskey, and American whiskey, aged to its peak maturity. The “cost be damned” approach includes several production methods to make the best possible whiskey.

Firstly, Michter’s never bottles a whiskey that is not up to their quality standards. Unlike their competitors which small batch whiskeys with hundreds of barrels to blend out any sub-par barrels, Michter’s either bottles from a single barrel or uses a maximum small batch size of twenty barrels. This forces the Michter’s team to be incredibly disciplined to make sure that every single barrel is up to their strict standards.

Although the typical industry entry proof is 62.5%, Michter’s uses 51.5% ABV to allow for the concentrated sugars in the toasted and charred wood to more easily dissolve into the distillate as it cycles in and out of the barrel. Using a lower entry proof is more expensive because it requires more barrels to produce the same quantity of whiskey, but Michter’s strongly believes that the resulting smoother and richer flavor profile is worth it.

Michter’s uses American white oak wood that has been air dried for a minimum of 18 months, to enhance the natural properties of the wood for better flavour with reduced tannins imparted to the whiskey. Michter’s toasts its barrels before charring, which makes the wood’s sugars more accessible. These sugars caramelize and concentrate in the “red line” within the cross section of the wood. The toasting step allows for more flavour and colour as the whiskey seeps through the char to the red line.

Michter’s also uses the uncommon and costly process of heat cycling their warehouse to extract more flavour from their barrels. On top of the larger energy costs, there is also increased Angel Share evaporation of 4% compared to 2.5% for non-heat cycled barrels. In addition, Michter’s applies customized chill filtration recipes to each of their whiskeys instead of carbon filtration which can strip out flavor and aroma.

A success story for the entire American whiskey community

The recent honour of “World’s Most Admired Whisky” by Drinks International, gives credence to Michter’s costlier production methods in striving to make the best possible American whiskeys. This recognition, given by a consortium of independent whisky experts from across the globe, was the first time that an American distillery received the prize. For Joseph J. Magliocco, Michter’s being named the World’s Most Admired Whiskey caps a remarkable run that began in the 90s when he first acquired the abandoned Michter’s trademark. “From my first days of learning about the heritage of Michter’s in Pennsylvania through the time our team has spent resurrecting the brand in Kentucky, we have always hoped that people would appreciate the brand’s legacy and dedication to quality. But if you told me that one day Michter’s would be named the World’s Most Admired Whisky, well, I would’ve thought you’d had one too many.”

Master of maturation Andera Wilson was thrilled to see the American whiskey category finally get its due respect: “I could not be prouder of what this means not only for Michter’s, but for the American whiskey community as a whole. At home, we’ve always had tremendous belief in our approach, but then you would travel abroad and see bourbon placed on the bottom shelf almost automatically in many parts of the world, so it is really exciting to see it reach such high regard.”

To Michter’s master distiller Dan McKee, this moment celebrates the passion and dedication of many individuals along the way. “This award reflects the decades of hard work and passing down of knowledge from generation to generation that it took to arrive at this point.”

Meanwhile in downtown Louisville, Michter’s has opened a second distillery in the historic Fort Nelson Building. Situated in a prime location opposite the Louisville Slugger museum and factory, Michter’s Fort Nelson Distillery features the original pot still system from Michter’s Pennsylvania. It also runs educational tours with whiskey tastings and The Bar at Fort Nelson, which features classic cocktails curated by drinks historian David Wondrich. You can discover more about The Bar at Fort Nelson in a subsequent edition of Bargiornale.

Dieci domande a Tim Warrillow, il signor Fever-Tree

Con Fever-Tree, vent'anni fa, è stato avviato e potenziato il fenomeno dei mixers premium. Per raccontarci la storia di questo straordinario successo, abbiamo incontrato Tim Warrillow, CEO e co-fondatore insieme a Charles Rolls del marchio di bevande Fever-Tree, distribuito in Italia dal 2007 da Velier.

Sotto le nostre domande...e nel video trovate le sue risposte.

Come è nata l'idea di Fever-Tree e come avete avviato l'azienda?

Quali crede siano stati i fattori chiave di successo per Fever-Tree?

Come rimanete al passo con le tendenze di mercato?

Come stabilite e mantenete rapporti con i fornitori di ingredienti chiave per garantire la qualità dei vostri prodotti?

Qual è stata la strategia di marketing più efficace di Fever-Tree per posizionarsi come marchio di alta qualità nel mercato delle bevande?

Fever-Tree ha avuto successo a livello globale. Quali sono stati i principali ostacoli nell'espansione verso nuovi mercati?

Come vedi la concorrenza nel settore dei mixer e in che modo Fever-Tree si differenzia dai concorrenti?

Quali tendenze o cambiamenti nell'industria delle bevande state monitorando per il futuro?

Quali sono gli obiettivi chiave di Fever-Tree per il prossimo decennio?

 

Who's who

Tim Warrillow, 48 anni, è il Co-fondatore e CEO di Fever-Tree.

Cresciuto in un ambiente familiare fortemente orientato all'imprenditorialità, Tim ha fatto il suo ingresso nel mondo degli affari mentre era ancora all'università.

Dopo aver conseguito la laurea in Economia, con specializzazione in Marketing Alimentare presso l'Università di Newcastle, ha ricoperto il ruolo di Account Director presso la Summerfield Wilmot Keene, un'agenzia di pubblicità e branding di spicco con sede a Londra. In seguito, ha lasciato quella posizione per avviare una propria società di consulenza, dedicandosi all'individuazione di opportunità nel settore delle bevande di alta gamma. È stato proprio in questo contesto che ha incontrato Charles Rolls, evento che ha dato vita alla fondazione di Fever-Tree nel 2003.

Attualmente, Fever-Tree si posiziona come il principale fornitore mondiale di miscele di alta qualità, distribuite in ben 85 paesi. Sin dal suo lancio, la gamma di prodotti Fever-Tree ha riscosso un ampio consenso tra critici del settore, barman e la comunità imprenditoriale, accumulando premi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Tra i riconoscimenti personali, spiccano la nomina congiunta come Imprenditore dell'anno Ernst & Young nel 2013, il titolo di Imprenditore dell'Anno nel settore alimentare e delle bevande Investec nel 2014 e il secondo posto nel 2017, dal Sunday Times, come Business Person Of The Year.

Sposato e padre di 4 figli, Tim dedica sempre meno tempo ai suoi hobby, anche se cerca comunque di ritagliare spazi per praticare golf, tennis e vela. È un appassionato cuoco, ama viaggiare sia per piacere che per affari.

 

Gioco di squadra

L'editoriale del numero di novembre è dedicato al gioco di squadra. Chiave fondamentale per il successo di un locale e di un team di lavoro

Chi lavora (bene) al bar lo ha capito il primo giorno in cui ci ha messo piede. Il lavoro in un locale è prima di tutto gioco di squadra, e i bar che funzionano sono quelli dove il team è unito, collaborativo, motivato e ogni persona dà il proprio contributo. Ad esempio nell’ideazione del menu, che si emancipa dal ruolo di prezziario, si evolve in strumento di vendita e, nei casi migliori, diventa una leva di marketing capace di fare spettacolo. Le liste si sono evolute fino a diventare mini opere d’arte a firma collettiva, come testimoniamo nel nostro viaggio da Ortigia a Varese passando per Viterbo (quanto è vivace la provincia!).

Nel nostro girovagare di questo mese nell’universo bar abbiamo toccato i territori della premiumizzazione, dove gli hamburger li firmano gli chef stellati, che a loro volta inventano il “Big Mac” dei dessert. Ci siamo imbarcati a Livorno per seguire una masterclass di Baritalia. A Misano siamo stati nel backstage del Moto Gp per scoprire temporary bar con numeri (e qualità) da Gran Premio. Abbiamo incontrato il campione mondiale Dale Harris, per farci guidare nel mondo del caffè specialty e della professionalità d’eccellenza.

Proprio come il bar team o la brigata di cucina, è grazie alla squadra che Bargiornale, dal 1979, dà vita all’arte di far nascere le idee e partorire le menti (quello che Socrate descriveva come “maieutica”).

Una squadra fatta di persone che mettono al centro la voglia di far conoscere una passione che viene da lontano e si modifica giorno per giorno sulle pagine di Bargiornale e su tutti i suoi canali di comunicazione.

 

 

La storia di Armando Bomba e di Amaro Formidabile diventa un film

La storica distilleria Pallini presenta un cortometraggio sull’impresa del liquorista romano Armando Bomba: un viaggio verso il suo desiderio di “imbottigliare l’esagerazione di un’idea” a cura di di Giacomo Ciarrapico. Il documentario verrà proiettato in anteprima il prossimo 13 novembre al Cinema Farnese a Roma

Il mondo della liquoristica italiana è ricco di invenzioni e di personaggi che sono stati artefici di vere e proprie imprese. Storie che meritano di essere non solo ricordate, ma anche raccontate: come quella di Armando Bomba e di Amaro Formidabile, liquore nato in un’ex officina nel quartiere romano di San Basilio dall'idea di un uomo, innamorato della liquoristica e del mondo dei bar, che voleva pensare in grande e desiderava “imbottigliare l’esagerazione di un’idea”. Ad Armando Bomba, venuto a mancare lo scorso anno, Pallini, la storica distilleria romana che ha acquisito nel 2022 il marchio Formidabile, ha voluto dedicare un omaggio realizzando il cortometraggio “La storia di un’impresa Formidabile”. Il documentario, a cura di Giacomo Ciarrapico e il voice over di Francesco Pannofino, sarà presentato e proiettato lunedì 13 Novembre 2023, alle 19.00, al Cinema Farnese di Piazza Campo dei Fiori a Roma.

 

«Con Amaro Formidabile e Armando Bomba, noi di Pallini abbiamo sempre condiviso una comunione d’intenti e una stessa visione, volendo proporre un prodotto di altissima qualità con forti influssi e rimandi alla tradizione ma un approccio totalmente innovativo - ha commentato Micaela Pallini, presidente e CEO di Pallini Spa -. Oggi è il nostro amaro di punta, grazie al suo approccio sensoriale totale e polifonico che trasporta in un vero e proprio viaggio sensoriale e che abbiamo voluto omaggiare con l’inedito progetto artistico del cortometraggio». Per raccontare l’impresa del liquorista, Pallini ha scelto la voce narrante di Francesco Pannofino, uno degli attori e dei doppiatori più apprezzati nel panorama del cinema italiano. La supervisione del progetto, invece, è stata affidata a Giacomo Ciarrapico, attore, regista e sceneggiatore romano che nel 2001 ha scritto e diretto il corto Dentro e fuori vincendo il Sacher d’oro di Nanni Moretti. È inoltre noto per essere stato l’ideatore della serie tv Buttafuori, con Valerio Mastrandrea e Marco Giallini, e lo sceneggiatore e regista della serie televisiva Boris e del film omonimo. Nella serata di presentazione del progetto, interverrà Claudia Catalli, giornalista cinematografica e autrice del format CineCocktail, che intervisterà Giacomo Ciarrapico e chi ha lavorato alla produzione del cortometraggio.

  

 

The Milan Coffee Festival: unisciti alla lista ospiti VIP Gratuitamente!

The Milan Coffee Festival
Dal 2 al 4 dicembre va in scena a Milano l’evento internazionale dedicato al mondo del caffè. Un appuntamento fondamentale per scoprire novità e tendenze e confrontarsi con i grandi player del settore. Gli operatori possono richiedere l’ingresso gratuito per il 3 e il 4, le giornate a loro dedicate

Torna dal 2 al 4 dicembre, al Superstudio Più di via Tortona, l’appuntamento con The Milan Coffee Festival, l’evento internazionale dedicato ai coffee lover e ai professionisti del caffè. Un appuntamento imperdibile per gli operatori del settore, che avranno l’opportunità di conoscere e confrontarsi con i grandi player che guidano la rivoluzione del caffè in Italia, torreffattori e produttori di attrezzature professionali e vivere tre giornate all’insegna della scoperta di novità e tendenze sul tema caffè e sul mondo della caffetteria. Anche grazie a numerose esperienze proposte dalle aziende partner: La Marzocco, Modbar, Smirnoff, Brita, Alpro, Stronghold, Grindie, Oatly, Decent Packaging, Parmalat, Cafezal, Specialty Coffee Association, XLVI Operai del Vapore.

Proprio per favorire questi incontri i professionisti del mondo caffè possono richiedere l’ingresso gratuito alla manifestazione come ospiti VIP per le giornate Trade, quelle di domenica 3 e lunedì 4 dicembre

RICHIEDI L’ACCESSO GRATUITO COME OSPITE VIP
PER IL MILAN COFFEE FESTIVAL 2023

Gli eventi in programma

Giunto alla quarta edizione, Milan Coffee Festival proporrà agli ospiti, come da tradizione, oltre al momento espositivo, un menu ricchissimo di eventi nell’evento, dai contest alle performance, dalle degustazioni agli approfondimenti sulle tecniche di estrazione e latte art, che costituiscono ottime ragioni per partecipare alla manifestazione.

Ecco, più in dettaglio, che cosa aspetta i visitatori:

  • 75 Espositori: per connettersi con i brand principali e le personalità che guidano la rivoluzione del caffè in Italia: il MCF è l'epicentro del movimento italiano del caffè specialty.
  • The Roasters Village: i migliori torrefattori italiani realizzeranno caffè monorigine utilizzando metodi di estrazione da loro preferiti. Un’esperienza di gusto completa dall'Espresso all'AeroPress.
  • The Coffee Trail: un percorso di esperienze uniche durante il festival, svelando i segreti meglio custoditi dell'evento.
  • Roast Masters: la possibilitàdi vedere i migliori torrefattori sul Pianeta competere per il prestigioso titolo di Campione Roast Masters 2023.
  • Latte Art Live: alla scoperta delle tecniche della desciplina della latte art.
  • Connettiti e socializza: la manifestazione offre a tutti la possibilità di creare una rete di contatti con i migliori baristi ed esperti di caffè provenienti da tutta la scena del caffè italiano e oltre.
  • The Mindful Coffee Tasting Experience: l’immersione in una sessione di degustazione meditativa del caffè accompagnata dai suoni rilassanti di un bagno sonoro per una coffee experience indimenticabile.
  • Pizza e Cocktail: nessuna visita al festival è completa senza una sosta all’Aperitivo Bar, dove gustare una fetta di pizza e concedersi un Espresso Martini o un Negroni al caffè.

Un programma che manifesta la vera essenza del Milan Coffee Festival: una piattaforma pensata per elevare gli standard di qualità per i professionisti del caffè e del fuoricasa e favorire la crescita dell’intero settore.

RICHIEDI L’ACCESSO GRATUITO COME OSPITE VIP
PER IL MILAN COFFEE FESTIVAL 2023

 

È firmata da un mastro birraio italiano la prima birra bio delle Isole Fær Øer

OY Brewery Alessandro Ersettigh
Alessandro Ersettigh, mastro birraio di OY Brewery, primo birrificio artigianale delle Isole Fær Øer (credit foto: Alessio Mesiano)
Partito dal Friuli, dopo aver girato mezza Europa, Alessandro Ersettigh è approdato due anni fa sul remoto arcipelago del Nord Europa, dove è mastro birraio di OY Brewery, il primo birrificio artigianale faroese

Al centro del mar di Norvegia, a due ore di navigazione dall’Islanda, si trova un arcipelago di 18 isole non così grandi per estensione e quasi tutte collegate attraverso tunnel sottomarini. Le Fær Øer – che solo di recenti sono diventate una delle mete del Nord Europa più ambite anche dal turista occasionale – sono un luogo remoto, con condizioni metereologiche non particolarmente sorridenti e una percentuale di pecore superiore agli abitanti. La popolazione risiede soprattutto nella capitale, Torshavn, luogo dove si hanno le partenze principali verso isole limitrofe e gli altre stati, il porto commerciale e turistico, il principale smercio di pesce fresco e tutte le municipalità di riferimento. Ogni isola è caratterizzata da paesini frammentati, agglomerati di case apparentemente dimenticati ma che in realtà godono tutti di un appezzamento di terra proprio.

Difficilmente gli abitanti si ritrovano la sera in luoghi comuni come bar o ristoranti perché se in linea generale non sono molti gli indirizzi destinati alla socialità, qui sembra in qualche modo mancare una vera e propria cultura della convivialità condivisa, dell’indirizzo più o meno mondano, della novità gastronomica. Lo stare insieme si vive ancora molto nelle case, facendo visita a familiari e amici, spesso portando in omaggio una bottiglia di acquavite o di birra locale.

Un mastro birraio italiano nell’estremo Nord

Lo sdoganamento del consumo di alcolici è arrivo alle Fær Øer solo negli anni Novanta e questo ha automaticamente portato un ritardo su tutto il comparto, compreso quella della produzione e della qualità connessa a essa.  Alessandro Ersettigh sbarca sulle isole un paio di anni fa proprio grazie alla visione di cinque imprenditori locali che hanno deciso di farsi portatori di un cambiamento sociale ancora prima che economico. OY Brewery è infatti il primo vero e proprio progetto di birra artigianale faroese, con una sede che è allo stesso tempo luogo di produzione e birreria con cucina. Ersettigh è originario di Udine ma dopo aver lasciato l’Italia a diciotto anni diventa cittadino d’Europa girando Norvegia e Paesi Baschi, Inghilterra, Spagna studiando e formandosi come mastro birraio. «Attualmente abbiamo sette birre stabili tutto l’anno e stiamo per introdurne alcune nuove entro la fine del 2023. Lavoriamo tanto di produzioni stagionali, avendo un’estate breve ma in cui i consumi si impennano e in cui ci divertiamo a fare edizioni limitate, più sperimentali nonché collaborazioni con terzi».

Anche per questo prodotto, le difficoltà sul reperimento della materia prima non mancano: «Alle Fær Øer sicuramente l’acqua è incredibile e potete stare certi che qui sarà sempre buonissima. Per il resto, non esistono malterie quindi il nostro malto arriva principalmente dal Belgio. Al momento stiamo lavorando alla prima ricetta di birra faroese biologico – la prima anche per OY Brewery – con due tipologie di luppoli bio, uno polacco e uno francese» racconta Alessandro.

La birreria

La birreria si presenta come un grande garage su strada, con i tini di fermentazione a vista, tavoli e panche spartane e un bar con oltre venti spine dove servirsi. Lo shop è aperto al pubblico tutti i giorni non solo per gadget e merchandising, ma proprio per l’acquisto diretto di quasi tutte le birre a campionario in lattina. OY Brewery è aperto a pranzo alcuni giorni della settimana ma è soprattutto nel weekend e a partire dal tardo pomeriggio che si viene qui per una pinta e uno snack dalla cucina. La proposta food è incentrata su braci e carne, con uno smoker gigante a vista, friggitrice sempre in funzione e tutto ciò che serve per accompagnare una bevuta incalzante come la birra è solita chiamare.

«Abbiamo sette fermentatori da 6.000 litri, quattro da 4.000 litri e due sperimentali da 2.000 litri l’uno. Il birrificio ha una produzione massima di circa 900.000 litri all’anno e in estate arriviamo a quasi 75.000 litri al mese. Siamo cresciuti costantemente nel tempo e oggi con l’incremento del turismo siamo uno dei pochi luoghi di ritrovo della capitale che ancora ha prezzi accessibili e una proposta in qualche modo democratica». Ritrovarsi intorno a una birra artigianale e di qualità – qualcosa che a noi oggi sembra scontato e ordinario – inizia solo ora alle Fær Øer a essere usanza, pretesto e occasione per tessere nuove dinamiche di socialità. In fine dei conti a una buona Pils non sarebbe mai giusto rinunciare!

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