Home Blog Pagina 138

Rinaldi 1957, Valentina Ursic è la nuova direttrice marketing

Professionista con oltre vent'anni di esperienza nell'ambito wine and spirits, lavorerà per rafforzare la presenza del brand nel settore vini e l'espansione nell'area spirits

Valentina Ursic è stata nominata direttrice marketing di Rinaldi 1957. Il brand bolognese specializzato nella distribuzione di prodotti alcolici ha scelto una figura professionale con oltre vent'anni di esperienza su mercati nazionali ed esteri per conseguire due obiettivi. Il primo: rafforzare la presenza di Rinaldi 1957 nel comparto vini. Il secondo: espandersi nell'area spirits.

«Grande spazio alle esigenze del consumatore»

L'indomani della nomina Valentina Ursic si è detta entusiasta del nuovo incarico e pienamente allineata con quella che è la mission aziendale. «Oggi il consumatore non esce per il semplice atto di bere, ma per vivere un’esperienza - ha spiegato la manager - In particolare, si sta rafforzando il legame con maitre e barman che, grazie alla loro conoscenza, sono in grado di fornire anche qualche chicca in più in termini di storytelling».

Nella sua idea di innovazione in termini di marketing, Ursic ha intenzione per questo di lasciare grande spazio a masterclass ed eventi che avvicinino il consumatore al prodotto, alla sua storia, al suo territorio di origine. Di qui, la ricerca di nuove referenze ad hoc da inserire nel portfolio Rinaldi che esaltino proprio la territorialità e non solo nel mondo degli spirits, ma anche nel settore enoico.

Ursic vanta anche una grande esperienza nel mondo del vino. Proveniente da una famiglia di viticoltori, è cresciuta con il profumo del mosto. Nel tempo, il suo background l'ha spinta a conseguire le qualifiche di sommelier Ais, degustatrice ufficiale Ais e giudice in Friuli Venezia Giulia nell’assegnazione del premio “Tre Bicchieri” targato Gambero Rosso.

Spirits, le esigenze di Rinaldi 1957

Nel campo degli spirits, Rinaldi 1957 si sta muovendo in risposta alle nuove esigenze di un mercato, che desidera cimentarsi e approcciarsi sempre più a prodotti di qualità.

Infatti, i cosiddetti “novelty seeker” sono mossi dal desiderio di avvicinarsi al mondo di alcolici che non siano più semplici fine pasto. Whiskey, grappe, rum, cognac, armagnac rappresentano vere e proprie “coccole” da fine giornata.

Il team di Valentina Ursic

In questo innovamento del portfolio e della visione di Rinaldi 1957, Valentina Ursic sarà affiancata da Monica Traversa, nuova Senior Brand Manager, e Valentina Tamburi, Brand Manager. Inoltre, Paolo Vercellis e Carmen Popa saranno i due Brand Ambassador dell'azienda. Inoltre, è atteso un nuovo Brand Ambassador, che si occuperà della promozione dei prodotti distribuiti nel Sud Italia, e di un nuovo Junior Brand Manager.

«Credo molto nella forza del team e del lavoro di squadra per fare la differenza e ci tengo ad esaltare il contributo di ciascuno», aggiunge ancora Valentina Ursic.

Divina Colomba 2024, i 40 finalisti si danno appuntamento a Bari

Le migliori colombe tradizionali, al cioccolato e salate saranno premiate lunedì 4 marzo nel capoluogo pugliese, dove si svolgerà la degustazione finale da parte della commissione tecnica

Divina Colomba 2024 si prepara ad eleggere il suo campione. I 40 finalisti saranno valutati il prossimo 4 marzo nelle sale dell'Hotel Parco dei Principi di Bari. Il concorso organizzato da Goloasi premierà la miglior colomba artigianale d'Italia per le tre categorie del concorso. La giuria, composta da alcuni tra i più importanti professionisti della lievitazione, ha già valutato oltre 200 artigiani, selezionando i migliori prodotti per le sezioni "tradizionale", "cioccolato" e "colomba salata".

Le selezioni

Dopo il vaglio dei prodotti presentati da tutti i candidati in gara, sono stati selezionati 40 finalisti da tutta Italia per la finale del 4 marzo. Saranno 20 i candidati al podio per la “Miglior Colomba Tradizionale”, 15 per la “Miglior Colomba al Cioccolato”, e 5 per la categoria novità di quest’anno: “Miglior Colomba Salata”. A definire i migliori lievitati della tradizione pasquale, assegnando una valutazione unanime per ognuna delle oltre 300 colombe assaggiate, è stata la commissione tecnica composta da professionisti del settore. A votare sono stati: Claudio Gatti, Maurizio Cossu, Daniele Scarpa, Alessandro Bertuzzi, Claudio Colombo e Paolo Caridi. La stessa giuria valuterà anche i finalisti della competizione.

Giuria a confronto: una strategia vincente

«Sono stati tre giorni intensi ma molto proficui – ha commentato Massimiliano Dell’Aera, fondatore di Goloasi e ideatore del concorso – Ritengo che la sperimentazione della giuria a confronto si sia rivelata una strategia vincente. In fase di assaggio i giudici hanno potuto confrontarsi fra loro condividendo un singolo voto per ogni colomba, cosa che punta a rendere il concorso ancora più limpido ed equilibrato. La prerogativa dell’utilizzo dell’impasto scuro nella colomba al cioccolato è stata una bella sorpresa e gli artigiani hanno realizzato degli ottimi prodotti, dimostrando grande impegno. Anche per la categoria colomba salata ci sono state proposte molto interessanti con l’utilizzo di diversi tipi di formaggi e salumi, abbinati alla cipolla rossa caramellata, ai funghi porcini, ad erbe particolari o a prodotti piccanti».

Divina Colomba 2024: elenco dei finalisti

“Miglior Colomba Tradizionale”

  • Riccardo Manduca - Solodamanduca - Aprilia (Lt) - Lazio
  • Michele Iazzetta - Pasticceria Francesco Iazzetta - Cardito (Na) - Campania
  • Massimiliano Maiorano - La Forneria - Napoli - Campania
  • Domenico Petronella - Maison Petronella - Altamura (Ba) - Puglia
  • Pasquale Pesce - Pasticceria Pesce 1896 - Avella (Av) - Campania
  • Antonio Masulli - Caffè Masulli - Somma Vesuviana (Na) - Campania
  • Gianluca Cecere - Cecere Visionary Dessert - Napoli - Campania
  • Matteo Papanice - Cresci - Castellana Grotte (Ba) - Puglia
  • Alessandro Izzo - Nobile - Castellamare Di Stabia (Na) - Campania
  • Vanna Scattolini - Madamadorè - San Pietro in Cariano (Vr) - Veneto
  • Roberto Moreschi - Roberto Pastry Bakery - Chiavenna (So) - Lombardia
  • Luigi Barbagallo - Squisito - San mango d’Aquino (Cz) - Calabria
  • Antonio Costagliola - Pasticceria Guantiera Bacoli (Na) - Campania
  • Manuel Turco - Caffetteria del Centro - Rende (Cs) - Calabria
  • Mattia Orso - Pasticceria Mimosa - Fermo - Marche
  • Fiorenzo Ascolese - La Boutique dei Lievitati - San Valentino Torio (Sa) - Campania
  • Vito Saccente - Panificio Saccente - Palo del Colle (Ba) - Puglia
  • Antonio Fabozzi - A.F. Pasticceria - Casal di Principe (Ce) - Campania
  • Michele Falcone - Pasticceria Falcone - Vieste (Fg) - Puglia
  • Cinzia Falleri - I Lievitati di Cinzia - Cinquale di Montignoso (Ms) - Toscana

“Miglior Colomba al Cioccolato”

  • Roberto Catelli - Pasticceria Caesar - L'Aquila - Abruzzo
  • Leonardo Romano - Pasticceria Pesce 1896 - Avella (Av) - Campania
  • Enzo Martuccio - Pasticceria Enzo Martuccio - Colle Sannita (Bn) - Campania
  • Lorenzo Perilli - Il Brezel - San Nicandro Garganico (Fg) - Puglia
  • Francesco Flammini - Pasticceria Sibilla - Visso (Mc) - Marche
  • Luca Pirro - Gelati Noir - San Marco In Lamis (Fg) - Puglia
  • Antonio Masulli - Caffè Masulli - Somma Vesuviana (Na) - Campania
  • Matteo Ripani - Pasticceria Cardenà - Sant'Elpidio a Mare (Fm) - Marche
  • Camillo La Morgia - Crema e Cioccolato - Lanciano (Ch) - Abruzzo
  • Raffaele Romano - Gran Caffè Romano - Solofra (Av) - Campania
  • Gianluca Cecere - Cecere Visionary Dessert - Napoli - Campania
  • Fiorenzo Ascolese - La Boutique dei Lievitati - San Valentino Torio (Sa) - Campania
  • Antonio Scalese - Bubbo Brunella Bakery - Cerva (Cz) - Calabria
  • Salvatore Sgrizzi - Mazzitelli Panificio Pasticceria - Rescaldina (Mi) - Lombardia
  • Mattia Buffolo - Campana Select Food - Palestrina (Rm) - Lazio

“Miglior Colomba Salata”

  • Matteo Papanice - Cresci - Castellana Grotte (Ba) - Puglia
  • Stefano Bianco - Pasticceria Bianco - Lecce - Puglia
  • Sergio Scovazzo - Grano Fornai in Fermento - Santena (To) - Piemonte
  • Fiorella Ciardi - Dolci&Salati - Castellabate (Sa) - Campania
  • Davide Muro - Antica Pasticceria Castino - Pinerolo (To) - Piemonte

Cos'è Divina Colomba

Il contest Divina Colomba è rivolto a tutti i titolari, familiari e dipendenti di attività con sede in Italia che producono colombe artigianali nell’assoluto rispetto del disciplinare di legge (Decreto 22 luglio 2005 Disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti dolciari da forno. GU n. 177 del 1-8-2005). Gli stessi professionisti si impegnano ad utilizzare solo lievito madre fresco e canditi senza anidride solforosa e a non utilizzare conservanti, emulsionanti, mono e digliceridi, oltre a coloranti o aromi artificiali. Non vi è alcun vincolo di utilizzo di materie prime. Pertanto, i partecipanti sono liberi di utilizzare gli ingredienti che abitualmente usano.

Grappa, volano export e prodotti premium e invecchiati

Cresce il consumo del prodotto made in Italy anche all'estero. L'esperto di spirits Claudio Riva firma per Grappa Libarna il vademecum della degustazione

La grappa è uno dei distillati simbolo del made in Italy. Ne è una prova anche la nascita di un consorzio dedicato, nato a Roma nel 2022, a difesa del prodotto, che oggi può vantare numerosi tentativi di contraffazione all'estero. Ma, come evidenza l'analisi di AssoDistil, i numeri dell'export della grappa crescono, con un +32% realizzato tra il 2019 e il 2022, e un giro d'affari pari a 60 milioni di euro. Del resto, anche nel suo paese d'origine, l'Italia, la grappa ha subito una metamorfosi.

Da distillato per il consumo di quantità a simbolo del dopo-pasto conviviale di qualità. Per questo Claudio Riva, fondatore e presidente di Whisky Club Italia, ha fornito un'analisi per Grappa Libarna, brand di Gruppo Montenegro, con un vademecum per imparare a gustare al meglio questo prodotto.

Grappa, i consumi in Italia e all'estero

Il 30% della popolazione italiana, con un età compresa tra i 18 e i 65 anni, consuma grappa. Di questi il 46% preferisce gustarla fuori casa, al ristorante (30%) o nei locali (16%). Assaporarla in compagnia (88%), in particolare con gli amici (49%), sono le condizioni sociali preferite.

Anche i dati sull'export sono in crescita e hanno evidenziato che la grappa è sempre più apprezzata fuori dai confini nazionali. Dal 2019 al 2022 le esportazioni del prodotto sono cresciute del +32%, raggiungendo i 60 milioni di euro di valore. Il mercato tedesco vale il 54% delle esportazioni complessive. Performance interessanti provengono anche dagli Stati Uniti, con una crescita in valore rispetto al pre-pandemia (2022 vs 2019) pari al + 39%. Nello stesso periodo il Giappone ha segnato un +40%.

La grappa che piace

L'invecchiamento, il forte legame con il Piemonte e l'artigianalità sono ingredienti ricercati dai consumatori di grappa nel proprio bicchiere. Sempre più persone - di età variabile, ma con una soglia di ingresso sempre più bassa - conoscono il prodotto e studiano per acquisire le tecniche di degustazione.

«Se guardiamo agli scenari produttivi - spiega Riva - si nota che distillatori offrono grappe sempre più legate alla tradizione e, per la prima volta dopo oltre un secolo, hanno avviato nuovi impianti. In futuro, potremo assaggiare sempre più grappe invecchiate, con invecchiamenti diversificati che possano attingere all'immenso patrimonio di botti italiane di vino, e godere di un maggiore legame con il territorio, un aspetto in cui le grappe bianche devono ancora esprimere tutto il loro potenziale».

Come si degusta la grappa: il vademecum di Claudio Riva

Claudio Riva ha siglato con Grappa Libarna una lista di consigli con l'obiettivo di proporre, a curiosi e appassionati, gli strumenti utili per un corretto consumo del distillato.

Il bicchiere giusto. Deve essere a tulipano per degustare grappe bianche secche e più ampio se la grappa è aromatica o invecchiata.

Allontana il naso. Per un corretto esame olfattivo mai avvicinare troppo il naso alla bocca del bicchiere. «La grappa è sempre un distillato di carattere, per cui si possono cogliere maggiori sfumature se il bicchiere è inizialmente tenuto a livello mento o labbro inferiore».

Assaggio a piccoli sorsi e rotazione del liquido in bocca. Prima di procedere con l'assaggio, da fare in piccoli sorsi, roteare il liquido in bocca per una manciata di secondi. È bene rigirare il liquido nel bicchiere molto lentamente, tenendolo quasi in orizzontale.

Nuovi pairing. La grappa viene considerata un distillato a tutto pasto, dall'aperitivo al dolce. Per questo molti mixologist stanno lavorando a nuovi pairing. «Le grappe aromatiche, essendo piacevolmente caratterizzate da un preciso aroma fruttato o floreale, potranno sposarsi con un piatto che vede già un naturale abbinamento con quel frutto o quel fiore mentre le grappe invecchiate, tradizionalmente abbinate con i dolci, soprattutto se a base di cioccolato, sapranno stupirci con abbinamenti insoliti a base di manzo e formaggio di malga».

«L'Italia sta riscrivendo negli ultimi 10 anni le leggi del consumo di distillato - conclude Riva - Per la prima volta nella nostra storia sempre più persone si appassionano alla grappa e sempre più manifestazioni vedono protagonista il prodotto. Anche se con qualche ritardo, la grappa si è oggi guadagnata un posto sul treno della premiumizzazione che ha contraddistinto il mercato degli spirit da oltre un decennio. I consumatori cercano prodotti italiani di qualità e di prezzo superiore. La grappa è nella condizione di avere ancora tante carte da giocare».

Grappa Nardini presenta la Limited Edition 2024 dedicata agli Alpini

In occasione della novantacinquesima adunata dell'Associazione Nazionale Alpini, il brand dedica all'evento una nuova etichetta in edizione limitata

La Grappa Nardini si prepara ad affiancare l'annuale adunata dell'Associazione Nazionale Alpini con una etichetta limited edition. In vista dell'appuntamento in programma dal 10 al 12 maggio a Vincenza, il brand commercializzerà una bottiglia che riporterà il logo ufficiale dell'adunata, firmato dal designer vicentino Fabrizio Dilda. La grappa, sempre più amata all’estero, si sta trasformando nel simbolo del dopo-pasto di qualità. Ma non dimentica le sue radici, anche quelle più dolorose, che Distilleria Nardini conosce e valorizza attraverso la sua azienda.

Grappa Nardini in edizione limitata

La bottiglia dedicata di Grappa Nardini riporterà uno scudo/cuore rosso, sormontato da una penna nera. Sarà così rappresentato il logo della giornata, la novantacinquesima legata a questa iniziativa. Sotto verrà riportata la scritta Adunata Nazionale Alpini, seguita dal nome della città Vicenza e le date dell'evento.

La parte sinistra dell'etichetta è riferita allo scudo e alla stilizzazione dello stemma di Vicenza (scudo rosso e croce bianca). La parte destra rappresenta la stilizzazione di un cuore con la parte superiore arrotondata, che suggerisce anche la nappina rossa degli alpini di Vicenza completata dalla penna nera alpina.

I quattro settori, oltre a evidenziare graficamente la croce bianca dello stemma della città, rappresentano i quattro Sacrari Ossari della Provincia di Vicenza: Pasubio, Monte Grappa, Monte Cimone e Asiago. Lo scudo, oltre a simboleggiare la città di Vicenza, è il simbolo di protezione e difesa, un luogo rassicurante. Il cuore rappresenta i valori di accoglienza e disponibilità, principi condivisi anche dagli Alpini.

Il legame tra Distilleria Nardini e gli Alpini

La Distilleria Nardini, che quest’anno festeggia i suoi 245 anni di storia, rinnova il legame con l’associazione che raggruppa tutti gli Alpini d’Italia attraverso il suo prodotto di punta. Il rapporto tra le due realtà risale alla Grande Guerra del 1915-18, combattuta per gran parte sui territori veneti, trentini e friulani.

In quegli anni, precisamente nella seconda parte del tragico 1917, dopo la rotta di Caporetto e l’inizio di una estenuante guerra di posizione, inizia il sodalizio fra Alpini e Nardini, la cui grappa era diventata un bene di conforto che consolava e riscaldava i cuori dei soldati.

La partnership tra Nardini e l’Associazione Nazionale Alpini racconta la storia d'Italia, esaltandone le tradizioni e le usanze, oltre a valorizzare l’unicità del carattere italiano. Le storie che legano l'associazione alla distilleria sono al centro delle visite guidate offerte dall'azienda che, come da prassi, si concludono con una degustazione in una cornice senza eguali.

Cerchiamo 12 campioni per il Drink Team 2024: candidati oggi!

C'è tempo fino al 29 marzo per candidarsi su bargiornale.it e partecipare alle selezioni per il Drink Team 2024. I professionisti della miscelazione dovranno interpretare 10 trend che segnano il mondo della mixology

Oltre centoquaranta bartender, selezionati tra il meglio della scena italiana, hanno tracciato, a partire dal 2012, il percorso del successo del Drink Team, la squadra speciale di miscelazione di Bargiornale che da oltre un decennio esplora i confini del bere miscelato con ricette e prodotti selezionati in completa autonomia. I loro nomi li puoi trovare in fondo all'articolo.

Questa è la tua occasione per entrare a far parte di questo roster di talenti. Dall’edizione inaugurale a oggi, abbiamo navigato in tutti i mari della mixology, esplorando orizzonti che vanno dai classici intramontabili ai modern classics, dalle miscele ingiustamente dimenticate a drink all’avanguardia. Abbiamo plasmato cocktail fossili e sognato drink futuribili. Oggi, ti apriamo le porte per essere parte di questa straordinaria avventura. Per provare ad entrare in squadra non devi far altro che iscriverti qui sotto. Hai tempo fino al 29 marzo. A selezionarti saranno i senatori del Drink Team e il voto popolare (vedi il regolamento sotto). I 24 che otterranno il punteggio più alto passeranno alla fase finale e al voto on line. Arriveremo così ai nostri nuovi super 12 che quest’anno avranno come obiettivo l’esplorazione di 10 trend che Bargiornale ha individuato per il 2024. A ogni hashtag corrisponde un trend e, quello che segue, è il loro racconto.

#Tinis: perché il ritorno annunciato della vodka passa da Dirty, Cosmo, Vodkatini e gli altri “tinis” anni ‘90

#Negroni: per il re dell’aperitivo italiano organizzeremo un grande ballo, anzi un twist.

#Savoury: ai classici Bloody e Margarita, si aggiunge uno stuolo sempre più ampio di seguaci di cocktail carichi di accenti sapidi.

#Atuttowhisky: uno sguardo al mondo affascinante dei whisky e dei brown spirits.

#Agavebros: immergi il tuo spoon nel mondo agave, tra Tequila, mezcal e gli altri bros

#Esperienziali: tutti quei drink che sono capaci di creare stupore e generare scompiglio. Dario Comini docet.

#Iceicebaby: ovvero mostrami con i tuoi cocktail di che ghiaccio sei fatto.

#No&Low: sperimenta l’universo mocktail e low alcohol per una clientela che ama indulgere nei drink carichi di gusto, ma leggeri.

#Ultrapop: un tuffo nel passato con mix più semplici e più noti della tradizione italiana.

#Foodies: concludi il viaggio con specialità a prova di foodie, scoprendo il mondo del food pairing, e non solo, applicato alla mixology.

Attenzione: il termine ultimo per candidarsi sul sito bargiornale.it è il 29 marzo. Poi, via alle selezioni con il voto riservato ai senatori e, in seguito, il voto on line aperto a tutti. E avremo i nomi dei fantastici 12!

Invia la tua candidatura

Le regole d'ingaggio: come candidarsi per il Drink Team 

Tutti i bartender professionisti potranno candidarsi compilando, entro il 29 marzo 2024, l’apposito modulo online che trovate qui candidatura

Non possono essere candidati né autocandidarsi coloro che hanno già fatto parte del Drink Team.

Possono essere candidati o candidarsi coloro che, pur essendo stati candidati negli anni passati, non sono entrati a far parte del Drink Team Ciascun “senatore” (ex componente delle precedenti edizioni del Drink Team) potrà indicare, dalla lista dei candidati, fino a 10 preferenze, cui attribuirà un punteggio decrescente da 10 a 1 I 24 che avranno ottenuto i punteggi più alti saranno candidati ufficiali al Drink Team 2024 Sarà successivamente pubblicata su tutti i nostri media la shortlist dei 24 candidati Dal 6 al 20 maggio 2024 si aprirà il voto on line. Gli addetti ai lavori potranno scegliere fino a 3 tra i 24 candidati selezionati nella short list dai senatori del Drink Team Il voto dei senatori del Drink Team peserà per l’80%, quello del voto on line il 20%.

I 12 in cima alla classifica entreranno a far parte del nuovo Drink Team

Il nuovo Drink Team sarà presentato nel numero di giugno 2024 di Bargiornale e debutterà con le proprie ricette sul numero di luglio-agosto 2024.

Invia la tua candidatura

I senatori del Drink Team di Bargiornale

Ecco l'elenco dei senatori del Drink Team, aggiornato alla stagione 2023-2024

  1. Carola Abrate
  2. Lorenzo Aiosa
  3. Edris Al Malat
  4. Tea Alberizzi
  5. Augusto Amaral
  6. Luca Angeli
  7. Flavio Angiolillo
  8. Piero Appeso
  9. Luca Ardito
  10. Stefano Armiento
  11. Paolo Baccino
  12. Angelica Baldan
  13. Valeria Bassetti
  14. Ilaria Bello
  15. Gino Benvegnù
  16. Chiara Beretta
  17. Patrizia Bevilacqua
  18. Alice Bidini
  19. Salvatore Bongiovanni
  20. Tiziana Borreani
  21. Emanuele Bruni
  22. Luca Bruni
  23. Lucian Bucur
  24. Gianfranco Cacciola
  25. Matteo Calcagno
  26. Andrea Calore
  27. Elia Calvieri
  28. Samuele Campanini
  29. Domenico Carella
  30. Andrea Carlucci
  31. Elis Carriero
  32. Luca Casale
  33. Fabio Cavagna
  34. Gian Maria Ciardulli
  35. Francesco Cione
  36. Tommaso Colonna
  37. Dario Comini
  38. Francesco Conte
  39. Micaela Contini
  40. Mattia Corunto
  41. Alberto Corvi
  42. Domenico Cosentino
  43. Luca Coslovich
  44. Veronica Costantino
  45. Francesco Cuccuru
  46. Lucio D'Orsi
  47. Gianni Dall'Olio
  48. Daniele Dalla Pola
  49. Ciro De Georgio
  50. Sossio Del Prete
  51. Francesco Di Gioia
  52. Christian Di Giulio
  53. Matteo Di Ienno
  54. Marianna Di Leo
  55. Mario Farulla
  56. Elisa Favaron
  57. Diego Ferrari
  58. Cinzia Ferro
  59. Rocco Fiorenza
  60. Charles Flamminio
  61. Cristina Folgore
  62. Federica Geirola
  63. Yuri Gelmini
  64. Francesca Gentile
  65. Ivan Geraci
  66. Giuliana Giancano
  67. Rachele Giglioni
  68. Alessio Giovannesi
  69. Walter Gosso
  70. Luca Granero
  71. Raffaele Iovinella
  72. Leonardo Leuci
  73. Gian Nicola Libardi
  74. Carmelo Licata
  75. Mattia Lissoni
  76. Cristian Lodi
  77. Salvatore Longo
  78. Valentino Longo
  79. Corrado Lotà
  80. Marco Macelloni
  81. Simone Maci
  82. Luca Manni
  83. Luca Marcellin
  84. Laura Marnich
  85. Carmelo Martino
  86. Roberta Martino
  87. Vincenzo Mazzilli
  88. Loris Melis
  89. Diego Melorio
  90. Samantha Migani
  91. Nicolantonio Milella
  92. Simone Mina
  93. Guglielmo Miriello
  94. Terry Monroe
  95. Lucia Montanelli
  96. Max Morandi
  97. Salvatore Mosca
  98. Joy Napolitano
  99. Gianluca Nardone
  100. Monica Noni
  101. Edoardo Nono
  102. Umberto Oliva
  103. Mattia Pastori
  104. Claudio Perinelli
  105. Fabio Perugini
  106. Michele Picone
  107. Renato Pinfildi
  108. Sette Piterà
  109. Pasquale Pizzi
  110. Andrea Pomo
  111. Gianpaolo Posata
  112. Iolanda Prisco
  113. Emilio Rocchino
  114. Erica Rossi
  115. Luca Rossi
  116. Roberto Rossi
  117. Denise Ruscio
  118. Emanuele Russo
  119. Marco Russo
  120. Nico Sacco
  121. Edoardo Sandri
  122. Paolo Sanna
  123. Tommaso Scamarcio
  124. Salvatore Scamardella
  125. Nicola Scarnera
  126. Enrico Scarzella
  127. Laura Schirru
  128. Antonino Sciortino
  129. Riccardo Semeria
  130. Leandro Serra
  131. Andrea Simeoni
  132. Francesco Spenuso
  133. Corey Squarzoni
  134. Matteo Stafforini
  135. Massimo Stronati
  136. Gabriele Tammaro
  137. Debora Tarozzo
  138. Antonio Tittoni
  139. Valeria Tummolo
  140. Mirko Turconi
  141. Mauro Uva
  142. Bruno Vanzan
  143. Leonardo Veronesi
  144. Vanessa Vialardi
  145. Matteo Zamberlan
  146. Dennis Zoppi

Invia la tua candidatura

Le candidature sono terminate

Tutto Baritalia 2024

La nona edizione di Baritalia ruoterà intorno al concetto di Back to basics. Tre i punti focali di Baritalia 2024: la riscoperta dei drink essenziali, la valorizzazione degli ingredienti e il senso dei bartender per l’ospitalità

Tornare alle origini, esplorare le radici profonde del mestiere: questo è il concettto cardine che guida l'edizione di Baritalia 2024. Il richiamo al concetto Back to basics permea l'intero evento, sottolineando l'importanza di semplificare e concentrarsi sulle cose fondamentali. Nel mondo dei cocktail, questo si traduce in una rivitalizzazione e riscoperta dei classici, con reinterpretazioni meno sontuose e preparazioni originali più minimaliste, capaci però di conservare intatto il loro magnetismo. Viviamo nell’epoca del "less is more", una filosofia attribuita all’architetto e designer tedesco Ludwig Mies van der Rohe, che propugnava la bellezza nella semplicità, chiarezza ed eleganza.

Le ricette che chiederemo ai nostri concorrenti saranno un inno all’essenzialità, con un ideale di 4 ingredienti: meno significa più valore, un tributo alla creatività senza eccessi. I drink dovranno esaltare le qualità dei prodotti sponsor, trasformando ogni sorso in un’esperienza indimenticabile. Ma Baritalia 2024 non si fermerà alla valutazione dei cocktail, bensì esplorerà anche l'arte dell’ospitalità. Oggi, più che mai, un barman deve emergere come un vero oste, capace di accogliere e far sentire ogni cliente unico. I giudici attribuiranno punteggi più alti a chi saprà offrire un’esperienza memorabile, perché il bancone è un palcoscenico, il barman è l'attore e il bar è il teatro dell’ospitalità. In questa edizione, la magia non risiede solo nei cocktail, ma nell’abilità di trasformare il servizio in un’emozionante performance, dove ogni cliente è il protagonista di una storia unica.

Queste le tappe previste il nostro laboratorio Baritalia 2024 - Back to Basics: Caserta (22 aprile), Bari (20 maggio), Verona (24 giugno), Roma (16 settembre), Reggio Emilia (21 ottobre). E concluderemo nella grande bellezza perché quest’anno il palcoscenico della finalissima sarà lo spettacolare teatro del Monte Bianco (Courmayeur, 2 dicembre). In parallelo alla sfida di Baritalia Lab si svolgeranno le masterclass sulle tecniche di miscelazione, aperte a tutti i professionisti (previa registrazione) e tenute da esperti invitati da Bargiornale e dagli ambassador delle aziende partner, che potranno proporre al pubblico sia assaggi dei loro prodotti sia i loro cocktail in formato da tasting (shot). Come di consueto sarà presente il signature bar di Baritalia dove i partecipanti potranno assaggiare i drink firmati delle aziende sponsor.

Birra Raffo, la premium che parte dalla Puglia per conquistare il mercato nazionale

Brindisi con Birra Raffo Lavorazione Grezza tra Andrea Tortella e Viviana Manera
A Beer & Food Attraction di Rimini Fiera, Birra Peroni ha presentato la novità Birra Raffo Lavorazione Grezza. Nostra intervista a Viviana Manera, Marketing Director e ad Andrea Tortella, Sales Director.

Raffo è una birra lager chiara che nasce a Taranto nel 1919, prodotta dalla omonima azienda Fabbrica di Birra e Ghiaccio fondata da Vitantonio Raffo. Nel 1961 il marchio viene ceduto al gruppo Birra Peroni che passa poi in blocco nel 2016 alla multinazionale giapponese Asahi. Nel 1987 la produzione di Birra Raffo viene trasferita nello stabilimento di Bari, confermandosi come la birra protagonista del mercato del Sud Italia.

Dopo il recente rinnovamento della confezione Birra Raffo Originale (4,7% alc, grado amaro 12 Ibu), al recente salone Beer & Food Attraction di RiminiFiera il Gruppo Peroni ha lanciato la novità premium Birra Raffo Lavorazione Grezza, birra chiara a bassa fermentazione con macerazione a freddo, non filtrata e arricchita con cererali di Puglia non raffinati.
Di aspetto dorato velato, presenta un gusto rotondo e fresco, con un aroma maltato con un finale di note luppolate (4,8% alc, grado amaro 13 Ibu). Viene proposta in bottiglia 33 e fusto Pet da 20 litri, con un termine di conservazione di circa 6 mesi.

Con una immagine di grande impatto, la bottiglia in vetro scuro presenta una vistosa etichetta che, su fondo giallo, riporta la figura di Taras a cavallo di un delfino. Mitologica figura greca, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria, Taras è considerato il protettore della città di Taranto, unica colonia spartana fondata nel VIII secolo a.C. e diventata presto potente grazie al suo porto commerciale (suddiviso in Mare Grande e Mare Piccolo) sempre al riparo dai venti, posto in una posizione strategica nel mar Mediterraneo.

Riportiamo le dichiarazioni rilasciate nel corso della nostra intervista da Viviana Manera, Marketing Director Birra Peroni e da Andrea Tortella, Sales Director Birra Peroni.

Quali sono i trend in crescita nel mercato birra e quali sono le caratteristiche principali di Raffo Lavorazione Grezza?

Viviana Manera, Marketing Director Birra Peroni

 «Il mercato della birra è diventato sempre più rilevante negli ultimi anni - afferma Viviana Manera, Marketing Director Birra Peroni - generando anche una cultura più ampia intorno al prodotto, una domanda di proposizioni sempre più premium e la ricerca di innovazioni. 'In questo contesto, i brand locali rappresentano un segmento rilevante all’interno della categoria che continua a crescere anno dopo anno perché risponde esattamente a queste richieste dei consumatori. E, è proprio da queste premesse che siamo partiti per il rilancio di un brand come Raffo e di Raffo Lavorazione Originale. Un brand saldamente legato alla terra in cui è nato, la Puglia e i suoi valori, che rispecchiano in pieno le caratteristiche della sua regione di origine, dove per altro è molto amato.

Raffo Lavorazione Grezza, lanciata proprio in occasione di Beer & Food Attraction 2024, è una birra dal gusto rotondo, fresco, con un aroma maltato e note amare luppolate sul finale. L’abbiamo chiamata “Lavorazione Grezza” perché è fatta con i cereali di Puglia non raffinati e, in generale, il suo processo produttivo è stato curato in ogni singola fase affinché la birra arrivasse quanto più autentica possibile al consumatore, “grezza” appunto, preservando la composizione, gli aromi e i colori naturali delle materie prime. Abbiamo voluto sottolineare ancora di più le sue origini - conclude Viviana Manera Marketing Director Birra Peroni - e il suo essere “grezza” creando appositamente una nuova bottiglia e una identità forte: la bottiglia che richiama le onde del mare, incise nel vetro, l'etichetta gialla e dalla texture grezza che rende che rende intuitive le sue caratteristiche al consumatore. Infine, sempre sull’etichetta è presente un invito a berla “croccante” ovvero ghiacciata, come vuole la tradizione pugliese».

In che modo e con quali prodotti state investendo sul mercato HoReCa?

Andrea Tortella, Sales Director Birra Peroni

«Siamo convinti che la premiumizzazione sia la chiave del successo - afferma Andrea Tortella, Sales Director Birra Peroni - e intorno a questo principio abbiamo costruito la nostra strategia e le 3 grandi aree in cui stiamo implementando i progetti per il canale. In primis, il portafoglio: continueremo a rendere sempre più premium il nostro portafoglio, portando ai clienti un’offerta sempre più completa. La più grande novità in questa area è Raffo, sia il lancio nazionale di Ricetta Originale sia quello Raffo Lavorazione Grezza. In secondo luogo, il livello di servizio: anche nel 2024 continueremo a lavorare per migliorare la qualità del modo in cui approcciamo al mercato e lo attiviamo, e questo vale tanto per il distributore quanto per il punto vendita. In quest’area, uno dei progetti più rilevanti è il portale birraperoniperte.it con cui, attraverso i benefici della digitalizzazione, offriamo ai clienti sempre più velocità, maggiori informazioni e un supporto ancora più efficace. Infine, la formazione con la quale mettiamo al servizio del canale la nostra esperienza tanto in quegli aspetti che attingo più strettamente alla cultura della birra e al suo consumo quanto in quegli aspetti di gestione della complessità di cui parlavamo prima, con l’obiettivi di supportare i clienti nel cogliere tutte le opportunità che si presenteranno».

 

Una digital agency per Tecniche Nuove: acquisito il 100% di MazzMedia

Tecniche Nuove, casa editrice di Bargiornale, Dolcegiornale, Ristoranti, annuncia l’acquisizione della web agency MazzMedia

Shopping digitale per il Gruppo editoriale Tecniche Nuove, casa editrice delle riviste Bargiornale, Dolcegiornale, Ristoranti, che ha annunciato l’acquisizione del 100% del capitale di Mazzmedia dal socio di maggioranza Francesco Fiori e da Samuele Marazzita, Tommaso Dozio, Federico Anelli.

Fondata nel 2012, MazzMedia è una full service digital agency che si occupa di strategia digitale, UX design, sviluppo tecnologico, social media management e digital marketing. Il team è composto da 30 professionisti, con un'ampia gamma di competenze multidisciplinari. Una squadra di talento che comprende specialisti di digital marketing, creativi e sviluppatori web e mobile, che collaborano strettamente per creare emozionanti esperienze digitali. Il nuovo asset societario ha confermato alla guida l’AD Francesco Fiori, il Sales Director Tomaso Dozio, l’Head of UX Designer Samuele Marazzita e l’Head of Technology Federico Anelli.

Per Tecniche Nuove, l'acquisizione di una società così avanzata nel settore del digital marketing è un'occasione per rafforzare gli asset del gruppo. Lo conferma Ivo Alfonso Nardella, Presidente e AD di Tecniche Nuove: «Questa importante acquisizione, - dichiara - segue una strategia di crescita per linee esterne avviata da tempo e completa il posizionamento del nostro gruppo come leader nell’offerta di comunicazione multicanale B2B. La conferma del gruppo dirigente che ha reso Mazzmedia una struttura di primo livello tra le web agency è un segnale di continuità di gestione e ci permetterà di sviluppare nuovi servizi, tra cui quelli basati su AI, nel settore editoriale e di comunicazione per le imprese e i segmenti professionali che sono nel portfolio del Gruppo».

Per il fondatore e amministratore delegato di MazzMedia, Francesco Fiori: «L'integrazione con il Gruppo Tecniche Nuove rappresenta un passo estremamente significativo per MazzMedia, offrendoci un'opportunità straordinaria di potenziare le nostre capacità e risorse. Sono profondamente convinto che questa unione costituisca un'ulteriore concreta possibilità di crescita per tutti i nostri clienti».

Francesca Ferilli, membro del cda di Tecniche Nuove, aggiunge che «questa nuova integrazione sarà un asset anche per Senaf, la società parte del Gruppo TN che si occupa di organizzare e realizzare fiere ed eventi espositivi dedicati ai diversi settori del mondo industriale e produttivo, come MecSpe SAIE Cosmofarma ed Exposanità». Senaf è anche partner nell'organizzazione della cerimonia di premiazione dei Barawards by Bargiornale.

Aggiunge l’advisor e imprenditore Davide Maggi: «Quella tra Tecniche Nuove e Mazzmedia è un’operazione che permette al Gruppo di crescere in innovazione e consolidare una unit digitale ad alto livello di professionalità, già maturato da Mazzmedia. Sono felice di aver accompagnato Ivo Nardella e il Gruppo, già mio socio in altre operazioni, verso questo nuovo traguardo».

Hanno assistito tutte le fasi dell’acquisizione per Mazzmedia lo studio Erede Bonelli, per Tecniche Nuove l’advisor Davide Maggi e lo studio Talea nelle persone dell’avv. Enrico Del Sasso e del dottor Sergio Pellone.

Cioccolato, i trend del 2024

Tra "swicy" e “swalty, ecco le ultime tendenze legate al cioccolato secondo la ricerca “Taste Tomorrow”, commissionata da Puratos Group

Il cioccolato è sempre più presente sulle tavole italiane. Ingrediente principe della pasticceria e della gelateria, è un alimento - soprattutto nella sua versione fondente - consigliato anche dai nutrizionisti per migliorare la gestione di ansia e stress. La ricerca "Taste Tomorrow", commissionata da Puratos Group, si focalizza su tre settori, tra cui quello del cioccolato. Ne sono emersi alcuni trend che i professionisti di pasticceria, panificazione e gelateria non potranno ignorare nel corso dell'anno.

Il mercato italiano del cioccolato

"Taste Tomorrow" è un'indagine condotta grazie all'intelligenza artificiale semantica, a una serie di interviste realizzate a livello nazionale e internazionale (20.000 consumatori in 50 Paesi) e al coinvolgimento di una community di influencer e opinion leader di settore. La ricerca è motivata dal fatto che l'Italia è il secondo produttore europeo di cioccolato, con un mercato in crescita del 2% annuo fino al 2028. Il più grande consumatore di cioccolato al mondo resta la Svizzera, con una media di 8,8 chili all'anno consumati procapite. Gli italiani, invece, si "fermano" a 4 chili annui, con una preferenza del 40% per il fondente. Inoltre, si tratta di un consumo di qualità. Il che significa che i consumatori sono disposti a consumare porzioni più piccole, ma non a rinunciare al gusto.

I trend del cioccolato

Da "Taste Tomorrow" arriva anche la conferma di una maggiore apertura a gusti nuovi, purché alla base vi sia un sapore che evoca la tradizione. In questo caso il 68% del campione apprezza per prodotti che incorporano elementi di gusto amaro, piccante e salato. Si sente sempre più spesso parlare di gusto “swicy”, parola che combina i termini anglosassoni sweet, dolce, e spicy, speziato. Dall'altra parte c'è la tendenza “swalty” (dolce e salato), che prevede tra l’altro l’utilizzo del sale marino e del caramello salato. Molto amate anche le aromatizzazioni al pepe e al peperoncino. Diffuso anche l'utilizzo di numerose spezie come la noce moscata e la curcuma.

Cosa guida i consumatori

I risultati hanno messo in evidenza che a guidare le scelte alimentari gli italiani è la ricerca di cibi sani. Segue la voglia di prodotti funzionali, cioè capaci di avere effetti benefici sull'organismo. Continua a crescere la richiesta di prodotti a base vegetale. Si rafforza la consapevolezza dell'impatto climatico del sistema alimentare nei consumatori che ne tengono conto nelle loro decisioni di acquisto, rendendo il cioccolato vegano una scelta logica. Il 64% degli italiani (54% UE) considera il cibo plant based più salutare di quello di origine animale, percentuale che resta pressoché identica, 62%, se l’analisi si restringe ai dolci. Inoltre, è aumentata anche la sensibilità verso prodotti provenienti da coltivazioni sostenibili anche a livello sociale.

Londra superstar della scena mixology

Londra Scarfes - team
Photo courtesy Scarfes Bar
Un bar tour tra nuove aperture e locali già avviati della City, considerata, e che si conferma, capitale mondiale della miscelazione d'autore. Anche grazie al contributo di imprenditori e bartender italiani. Il racconto del nostro inviato

Nell’era moderna dei cocktail, Londra è considerata l’indiscussa capitale mondiale della miscelazione d’autore: un primato dovuto in gran parte a professionisti italiani e altri talenti stranieri che vi si sono insediati come Agostino Perrone, Salvatore Calabrese, Simone Caporale, Alessandro Palazzi, Erik Lorincz e Alex Kratena. Il 31 gennaio 2020, quando il Regno Unito ha votato per abbandonare l’Unione Europea, molti hanno temuto il peggio per la scena locale dei bar. Un nostro recente viaggio Oltremanica ha rivelato esattamente il contrario.

I cocktail bar londinesi prosperano e sono affollati la maggior parte dei giorni della settimana. E, nonostante la Brexit, molti professionisti italiani scelgono ancora Londra come loro casa. Per esempio, Selvi Panepinto, recentemente trasferitosi da Milano nella capitale britannica per lavorare come general manager da Sweeties al The Standard London: «A differenza dell’Italia, nel Regno Unito esiste un salario minimo che progredisce costantemente, permettendo anche ai bartender alle prime armi di godere di una vita decente. Inoltre, i contratti di lavoro prevedono un minimo di due giorni di riposo, garantendo un migliore equilibrio tra lavoro e vita. Per quanto riguarda la crescita professionale, Londra resta un ambiente ideale: non è un caso che molti professionisti di alto livello abbiano scelto di stabilirsi qui».

Come detto, abbiamo voluto però toccare con mano la realtà della Londra post Brexit, visitando di persona nuove aperture e locali già avviati anche grazie al contributo di imprenditori e bartender italiani. Locali che stanno tenendo alta la reputazione “mixologica” della Capitale.

Kwant

Londra Kwant interior
Photo courtesy Kwant

L’apertura di Kwant Mayfair è stata forse la più attesa a Londra nel 2023. D’altro il suo co-owner e bar manager, Erik Lorincz, è uno dei professionisti più gettonati del momento. Il nuovo Kwant di Stratton Street (il primo in Heddon Street fu costretto a chiudere nel 2021 in seguito alla cessazione d’attività del limitrofo ristorante Momo) è davvero stupendo. A partire dagli interni, progettati dallo stesso Lorincz, e valorizzati da un enorme dipinto con motivi polinesiani e da un bancone rettangolare che ricorda l’Insider Bar di Mosca. Sfruttando la luce naturale, filtrata attraverso delle grandi finestre, il locale ora apre alle 16, rivolgendosi a una platea di appassionati di cocktail contemporanei che preferiscono bere più presto la sera rispetto ai tempi pre-pandemici.

Quando Erik Lorincz è fuori Londra per affari, Kwant funziona in modo impeccabile grazie a un team capitanato dal bar manager Gento Torigata insieme ai barman Luca Porfilio, Gabriel D’Alessandro, Naonari Abe, Pedro Luis, Giusy Castaldo e Andrea Cilli. Tutti vestiti elegantemente con la tradizionale giacca bianca.

La drink list contempla una ventina di signature (prezzo medio dei cocktail: 17 sterline), che vengono serviti in bicchieri personalizzati. Tra i best seller del momento spiccano See The Sea, un sapido Martini Cocktail ispirato al mondo marino, e soprattutto Come As You Are, uno degli highball più popolari a Londra, creato con bourbon Michter’s, miso, cardamomo nero, succo di agrumi, avena e agave.

Kwant presenta anche un’intrigante ed esclusiva lista di cocktail vintage, tra i quali un Vesper Martini da 500 sterline preparato con un gin Gordon’s risalente agli anni ‘50, una vodka Smirnoff datata anni ‘60 e del Lillet del 1956. Una scelta, sempre vintage, però molto più accessibile è il Daiquiri di Erik, messo a punto con una formula che include un Bacardi Superior Blanc degli anni ‘80, lime e zucchero. Kwant vanta anche un eccellente menu gastronomico curato dallo chef Joni Ketonen (ex The Fat Duck).

The Red Room

Londra Red Room - Team
Photo courtesy Red Room

Rimanendo sempre a Mayfair, la prossima tappa del nostro bar tour è l’iconico The Connaught. Lanciato a settembre 2021, The Red Room è l’ultimo bar del luxury hotel di Carlos Place che si affianca all’acclamato e pluripremiato The Connaught Bar, all’intimo Coburg Bar e all’elegante The Champagne Room. The Red Room presenta una collezione di opere d’arte, tutte di colore rosso vivo, realizzate da quattro artiste: Louise Bourgeois, Jenny Holzer, Ti-a Thuy Nguyen e Trina McKillen. Lo spazio è stato progettato da Bryan O’Sullivan che ha puntato a creare l’atmosfera di un salotto eclettico di un collezionista d’arte. I protagonisti sono il bancone con la scenografica bottigliera in onice rosa e le lampade sagomate come gioielli, e il camino della sala realizzato in marmo italiano.

La proposta del locale si concentra su cocktail a base vino (prezzo medio dei mix: 23 sterline) e su etichette pregiate provenienti dalla cantina super esclusiva dell’hotel che conta oltre 30.000 bottiglie. La lista dei cocktail, denominata The Art of Colors e basata sul rapporto tra colori, arte ed emozioni, è stata creata dal bar manager Oscar Angeloni, in collaborazione con Agostino Perrone e Giorgio Bargiani del Connaught. In menu anche una sezione dedicata ai drink più venduti. Il più noto, tra i classici della casa, è l’iconico Red a base di Rémy Martin XO, pisco, vino rosso Morgon 2021 infuso con eucalipto e pesche bianche, Pedro Ximénez, verjus, soda alla pesca e gelsomino.

Per il servizio dei cocktail e dei vini al tavolo, la gestione ha messo a punto due carrelli di fattura artigianale che esaltano la formula sartoriale del locale il cui team include, oltre ad Angeloni, Clement Gosselin, Flavio Giarracca, Francesco Lanfranchini, Henry Gould, Lara D’Ascoli, Chiara Marchica, Cecilia Saracco, Gabriele Cerri, Bradley Simms e Dariusz Strycharz.

Blue Bar

Londra Blue Bar - Marcello Cauda (2)
Marcello Cauda, bar manager del Blue Bar (Photo courtesy Blue Bar)

Dal Connaught, dopo una breve passeggiata, raggiungiamo il cinque stelle The Berkeley e il suo leggendario Blue Bar. Inaugurato nell’ottobre 2000, è noto per essere un vero e proprio scrigno di eleganza per il caratteristico colore blu Lutyens, un blu pervinca creato da diverse sfumature di blu, che distingue gli interni del locale creati dal grande designer David Collins scomparso nel 2013.

Oltre ai suoi cocktail innovativi e all’arredamento unico, il Blue Bar vanta anche il primato di essere un piccolo tempio della musica di tendenza con dj set spesso affollatissimi, frequentato in passato da personaggi famosi come Madonna. Nei primi anni Duemila, l’artista di origine italiana essendo una cliente abituale e una grande amica di David Collins permise al locale di utilizzare in una sua compilation un raro mix di un brano di successo dell’epoca (2000), Music.

Per quanto riguarda la proposta beverage, il bar manager Marcello Cauda, coadiuvato dalla supervisore Valentina Pucci e dal capo barman Giovanni Bruno, ha lanciato la scorsa estate una nuova drink list che si chiama Blue Move. Comprende 12 cocktail (prezzo medio dei cocktail: 25 sterline) che traggono ispirazione dalla storia musicale del Blue Bar, con il menu fisico che somiglia alla copertina di un vinile. Come spiega Cauda, Move è anche un’espressione concreta dell’ambiente dinamico che caratterizza il locale: «Siamo controcorrente rispetto ai tradizionali bar di alberghi a 5 stelle dove tutti devono restare seduti. Qui diamo la possibilità agli ospiti di muoversi e persino di ballare».

Tra i drink più rappresentativi I’m Blue (Grey Goose, Everleaf Marine, Amarico, Palette Roots, shrub di longan, shrub di litchi e passion berries, soda al Fever-Tree Pink Grapefruit e un’aria di pesca e gelsomino), un cocktail che vuole trasmettere tutta la vibrante atmosfera del locale.

Scarfes bar

Londra Scarfes - team
Photo courtesy Scarfes Bar

Vicino a Covent Garden si trova il Rosewood Hotel che ingloba il sofisticato Scarfes Bar. Inaugurato nel 2014, propone musica jazz dal vivo praticamente ogni sera. Ispirato all’atmosfera di un salotto aristocratico, il bar prende il nome dall’artista e fumettista britannico Gerald Scarfe. Le sue provocatorie opere d’arte decorano le pareti in marmo, trasformando il locale in una tela vivente, descritta dallo stesso Scarfe come “la mia personale galleria d’arte, dove puoi vedere tutta la mia vita”.

Il direttore Martin Siska e il responsabile della mixology Yann Bouvignies (dallo scorso gennaio alle prese con l’apertura del bar del Rosewood Hotel di Amsterdam) sono gli artefici della drink list e guidano un bar team, anche in questo caso formato in gran parte da professionisti italiani, che include Marco Maiorano, Mirko Furci, Andrea Carella, Carmine Marano, Luca Romeo, Arturo Burzio, Leonardo Giacomello, Justinas Sereicikas, Ethan Jones, Cynthia Wong, Gabriel Matache e Umberto Salvati. Uno staff che si divide tra il lavoro dietro al bancone e quello nel laboratorio interno dove sono impegnati a creare sciroppi, fermentati e distillati home made. Nelle serate più affollate, il bar arriva a servire anche oltre 800 cocktail. Un record per un bar d’albergo.

Scarfes vanta una lunga tradizione di drink list che sono entrate nella storia della mixology londinese e non fa eccezione il loro ultimo menu denominato 10 (prezzo medio dei cocktail: 21 sterline). Non si tratta di un numero a caso, ma del numero di anni di attività del locale che quest’anno festeggia il suo decimo compleanno. La lista è dedicata ai bartender, ai musicisti storici che hanno suonato nel locale e ai suoi clienti più fedeli e presenta 10 cocktail “best of”, selezionati dal repertorio storico del bar, e 10 nuove creazioni del team attuale. Tra i grandi successi degli ultimi anni spicca On Yer Bike, twist del Julep a base di bourbon Michter’s, distillato di barbabietola, cacao e succo di peperone giallo. Tra i signature di nuova concezione, sta riscuotendo molto successo Higher Power, un drink amaro e floreale preparato con Campari, rabarbaro, ibisco e cream soda e servito in una bottiglia celebrativa del decimo anniversario. Infine, da non dimenticare che in riconoscimento dell’importante contributo alla scena bar della capitale, il locale è entrato nell’ultima prestigiosa lista dei 50 migliori bar del mondo, piazzandosi a un più che onorevole 41esimo posto.

Satan’s Whiskers

Londra Satan's Whiskers (photo Steven Joyce)
Photo courtesy Steven Joyce - Satan’s Whiskers

Da Scarfes Bar, ci dirigiamo verso est, nel quartiere di Bethnal Green, per visitare Satan’s Whiskers, un altro locale presente nella lista dei World’s 50 Best Bars (al 28º posto nel 2023). Satan’s Whiskers prende il suo nome dell’era del Proibizionismo ed è famoso per i suoi classici ben realizzati. Per capire meglio cosa lo rende unico, abbiamo chiesto a Hamish Smith, redattore della rivista Class ed esperto di spicco della scena bar di Londra. «Questo è un bar - racconta il giornalista - che non bada tanto ai proclami o al marketing. Niente lanci annuali di menu, nessun evento al di là di qualche ospitata e i cambiamenti dello staff non vengono comunicati pubblicamente al di fuori dei social media. Satan’s è solo Satan’s: qui si tratta di fare, non di parlare».

Lo staff, oltre a includere il fondatore Kevin Armstrong, allinea il bar manager Emilio de Salvo insieme a Daniel Waddy, Jelena Kovačević, Keïla Urzaiz de Calignon, Yoann Tarditi, Ollie Sagerström Blom e Mia Kumari, vincitrice del Premio Bartender dell’Anno della rivista Class.

Come spiegato dal proprietario Kevin Armstrong in una conversazione con Hamish Smith, il team è la chiave del successo di Satan’s Whiskers. Tutto inizia con la selezione del personale: «Sono contento quando vedo dipendenti che restano a lavorare con noi per almeno due anni. Il campanello d’allarme più grande è quando vedi qualcuno che dopo sei mesi decide di lasciare il bar. In soli sei mesi non si può ottenere molto: non si riesce a creare una relazione e un proficuo rapporto di lavoro». Per Armstrong, le risorse umane sono vero il “motore” e centro dell’attività. Un “motore” che va continuamente curato «Se i risultati economici sono positivi, il team riceve aumenti salariali. Non solo. Anche bonus e un regalo a Natale. Facciamo pure attività di team building, per esempio organizziamo pranzi con tutto lo staff nei migliori ristoranti di Londra». A tal proposito, per chi volesse saperne di più, vi consigliamo di leggere Roundbuilding, manuale scritto da Armstrong insieme al bartender Daniel Waddy.

Ogni giorno, il team propone una lista di classici consigliati (prezzo medio dei cocktail: 11 sterline) selezionati da un database di 900 ricette. Quando Bargiornale ha visitato il locale, il menu del giorno includeva, tra gli altri, White Russian, Tom Collins, Sazerac e Negroni Sbagliato.

Amaro Bar

Amaro Bar
Photo courtesy Amaro Bar

Concludiamo il nostro tour londinese nel quartiere di Kensington all’Amaro Bar: locale da 38 posti aperto da un team di ex barman italiani di hotel a 5 stelle, tra i quali il fondatore Elon Soddu, il direttore beverage Victor Maggiolo, il bar manager Alessandro Barbari e il barman Mattia Rovai. Il loro obiettivo iniziale era creare una raffinata interpretazione di un bar di quartiere. E ci sono riusciti. Aperto alla fine del 2021, l’Amaro Bar ha già raccolto innumerevoli riconoscimenti ed è stato inserito nella lista dei primi 10 migliori nuovi cocktail bar internazionali ai Tales of The Cocktail Spirited Awards 2022. Il suo segreto? Aver saputo combinare con successo la minuziosa attenzione ai dettagli, tipici di un bar di un hotel luxury, con l’accoglienza di un locale indipendente.

Distribuito su una superficie di 75 mq vanta un elegante pavimento in marmo bianco, un banco in granito nero lungo 5 m e uno spettacolare retrobanco in onice retroilluminato. Il suo punto di forza sono i cocktail classici rivisitati (prezzo medio dei cocktail: 15 sterline). Un esempio è il Banana Gimlet, drink che mantiene la struttura di un Gimlet, ma con un sapore dominante di banana, ottenuto attraverso l’estrazione dei liquidi del frutto tropicale con una centrifuga. Un mix rinfrescante che si distingue per le note nocciolate del Marsala miscelato insieme a rum Havana Club 3 anni, liquore alla banana home made e cordiale di succo di banana chiarificato. In lista anche il Kiwi Margarita (40 ml Tequila blanco, 25 ml cordiale di kiwi, 15 ml liquore di kiwi fermentato, 5 ml di triple sec, 7,5 ml soluzione citrica): si tratta di una versione fruttata di un classico Margarita, che conquista grazie alla sua consistenza setosa.

La Capitale

Gli appassionati di cocktail non avranno problemi ad adattarsi a Londra, che copre l’intero spettro di esperienze da bar. Ma ciò che rende la scena dei cocktail londinese così particolare è che continua a guidare il mondo in termini di concetti e cocktail innovativi. Che si tratti dell’esperienza del bar di un hotel di nuova generazione allo Scarfes Bar, delle sessioni di vinili a tarda notte al Blue Bar, dei sapori affascinanti delle bevande e del cibo al Kwant, Londra continua a ispirare.

English version

London superstar of the mixology scene

In the modern cocktail era, London has become the undisputed cocktail capital of the world in part thanks to the contribution of Italians and other foreign talent, like Agostino Perrone, Salvatore Calabrese, Simone Caporale, Alessandro Palazzi, Erik Lorincz and Alex Kratena. So when the UK voted to withdraw from the European Union on 31 January 2020, many feared the worst for the London bar scene.

However, a recent trip to London revealed quite the contrary. Unlike the situation here in Italy and in many parts of the world, bars in London are thriving and packed to the brim most days of the week. You can also still get by speaking Italian in most bars, with many Italians still making London their home despite the more complicated bureaucracy since Brexit.

Selvi Panepinto, who recently moved from Milano to London to work as the general manager at Sweeties of The Standard London, shared his thoughts on bartending in the UK. “Unlike Italy, there is a minimum wage in the UK and it increases all the time, which allows even junior bartenders to have a decent quality of life in London. In addition, the contracts here give you a minimum of two days off, giving you a better work-life balance. In terms of career growth for a bartender, London is an ideal environment since many top professionals make their home here. I believe that London is a very attractive option for a bartender looking to further their career.”

London has also seen exciting new openings over the past couple years. Joining industry icons like The Connaught Bar and The Dukes Bar are new kids on the block like The Red Room, Amaro Bar, and Kwant Mayfair. Here we take you on a bar tour of some of the best that London has to offer, with bars that appeal to all walks of life, from the casual neighborhood bar to the luxurious hotel bar.

Kwant

Kwant Mayfair was the most highly anticipated opening in London in 2023. This should come as no surprise, given that founder Erik Lorincz is one of the leading bartenders of the modern age of cocktails. After reaching great acclaim with his darker basement level Kwant on Heddon St, Lorincz has moved to a brighter ground level space on Stratton St, a hop, skip and a jump from the Green Park subway station.

The new Kwant is gorgeous. The interior features high ceilings and massive windows, a hand-painted Polynesian-patterned wall and a massive rectangular bar island reminiscent of Insider bar in Moscow. Taking advantage of the natural lighting passing through the large windows, Kwant now opens earlier at 4PM, catering to the modern cocktail guest who prefers imbibing earlier in the evening compared to pre-pandemic times. To the right of the bar counter, your eyes will be drawn towards Erik’s impressive vintage bottle collection which are on display in a special bottle cabinet - more on that later.

When Erik Lorincz is away from London on business, Kwant operates flawlessly thanks to the strong team including bar manager Gento Torigata and bartenders Luca Porfilio, Gabriel D'Alessandro, Naonari Abe, Pedro Luis, Giusy Castaldo, and Andrea Cilli, all dressed elegantly in a trademark white jacket. The team at Kwant have crafted an impressive menu of twenty-something signatures (average price of cocktails £17), all served in custom-designed glassware. Highlights include “See The Sea”, a marine-inspired wet Martini cocktail with Ford’s gin, langoustine distillate, Tio Pepe fino sherry, Cocchi Americano and sea oil. One of the most popular highballs in London is the savory but smashable “Come as You Are” with Michter’s bourbon, miso, black cardamom, citrus, oat and agave.

Kwant has an intriguing list of vintage cocktails, including a £500 Vesper Martini with Gordon’s gin (1950s), Smirnoff vodka (1960s) and Lillet (1956). A more accessible vintage tipple is Erik’s Daiquiri with Bacardi Superior Blanc 40% ABV (1980s), lime and sugar.

Kwant also features an excellent bar food menu thanks to chef Joni Ketonen (ex-The Fat Duck). An absolute must is “Cheddar” with Barbers 1833 vintage cheddar, brown cheese, pickled celeriac, orange blossom honey and cobnut. Although Kwant is usually no reservations, you can book a seat at Ketonen’s tasting menu experience (Tuesday to Saturday), allowing you to sample the chef’s best seasonal dishes.

The Red Room

Staying in Mayfair, our next stop is the iconic The Connaught. Launched in September 2021, The Red Room is the hotel’s latest bar, joining the award-winning The Connaught Bar, the intimate Coburg Bar, and the hidden The Champagne Room. The Red Room features a collection of red artworks by four important female artists, Louise Bourgeois, Jenny Holzer, Ti-a Thuy Nguyen and Trina McKillen. The space was designed by Bryan O’Sullivan, who aimed to create the feel of an eclectic art collector’s living room. The protagonists at The Room Room are the bar counter, with dazzling pink onyx and jewel-like molded lamps, and the fireplace made of Italian marble, above which hangs the ‘I Am Rouge’ work by French-American artist Louise Bourgeois.

The Red Room focuses on wine-based cocktails and outstanding wines, taking advantage of The Connaught’s 30000-bottle collection. Two hand-made trolleys, which were crafted from the same marble as the fireplace, have been fashioned for the refined wine service at The Red Room.

In collaboration with Director of Mixology Agostino Perrone and Assistant Director of Mixology Giorgio Bargiani of The Connaught, Oscar Angeloni, the bar manager at The Red Room, has developed a cocktail list “The Art of Colors” inspired by the connection between colors, art and emotions. The Red Room’s team, which also includes Clement Gosselin, Flavio Giarracca, Francesco Lanfranchini, Henry Gould, Lara D'Ascoli, Chiara Marchica, Cecilia Saracco, Gabriele Cerri, Bradley Simms and Dariusz Strycharz, explore the different shades and hues of wines and how they evoke changes in mood and perspective (average price of cocktails £23).

The Red Room also has a section dedicated to the best-selling drinks over the bar’s two-year history. The most well-known of The Red Room classics is the suitably named Red, with Remy Martin XO, Pisco, Morgon 2021 red wine infused with eucalyptus and white peaches, Pedro Ximenez, verjus, peach and jasmine soda.

Blue Bar

From The Connaught, we take a short stroll through Hyde Park to reach the modern chic hotel The Berkeley and its legendary Blue Bar. First opened in October 2000, the Blue Bar is known for its signature Lutyens blue, created by late designer David Collins from 50 different shades of blue.

Other than its innovative cocktails and unique interior, Blue Bar has long been known for its music, in part thanks to former habitué Madonna. Being a regular guest of the Blue Bar and a close friend of David Collins, she even allowed the team to use a rare mix of ‘Music’ on one of their popular DJ vinyl session compilation albums. Today, Blue Bar hosts exclusive vinyl-only DJ sets from Thursday to Saturday and its state-of-the-art decks sit against a stunning floor-to-ceiling blue tassel backdrop.

Blue Bar is going stronger than ever, with an original cocktail list launched last summer by bar manager Marcello Cauda, bar supervisor Valentina Pucci and head bartender Giovanni Bruno. The menu is called “Blue Move” and its 12 cocktails (average price of cocktails £25)  take inspiration from the Blue Bar’s musical history, with the physical menu mimicking a vinyl sleeve. The “move” element comes into play by the application of a Moiré Art designed by artist Takahiro Kurashima, which reveals a game of motion when patterns are superposed. As explained by Cauda, “Move” was also inspired by the dynamic environment at Blue Bar: “At Blue Bar we are going against the grain for a classic 5-star hotel bar where everyone needs to stay seated. Here we give the chance to guests to move around and even dance at Blue Bar.”

The cocktail menu highlights include “I’m Blue”, a refreshing disco-inspired drink (Grey goose vodka, Everleaf Marine, Amarico, Palette Roots a shrub of longan, lychee and passion berries, topped with Fever Tree grapefruit soda with a peach and jasmine air) and “Mirror Martini”, a fruity and dry gin-based cocktail which blends aperitif wines and is served in a mirror-coated martini glass, in homage to the signature mirrors on the wall.

Scarfes Bar

Close to Covent Garden is Rosewood London and its sexy and sophisticated Scarfes Bar. First opened in 2014, the high-octane Scarfes Bar features live jazz music every night. Inspired by the atmosphere of a drawing room, the bar was named after the British artist and caricaturist Gerald Scarfe. Gerald’s own collection of conversation-provoking paintings adorn the marble walls, transforming Scarfes Bar into a living canvas, described by Scarfe as “my personal art gallery, where you can see my life on these walls”.

Director of Bars Martin Siska and Head of Mixology Yann Bouvignies lead the bar’s cocktail program. The sizable and gifted mixology team, again mostly Italian, also includes bartenders Marco Maiorano, Mirko Furci, Andrea Carella, Carmine Marano, Luca Romeo, Arturo Burzio, Leonardo Giacomello, Justinas Sereicikas, Ethan Jones, Cynthia Wong, Gabriel Matache, and Umberto Salvati, create their own home-made syrups, ferments and distillates within an in-house laboratory, a rare luxury for a hotel bar. Impressively, the bartenders make about 800 cocktails on busy nights, making Scarfes Bar one of the few high volume hotel bars in London.

Scarfes has a long history of exciting menus and their latest menu ‘10’ continues this tradition, with serves showing finesse and innovative flavors (average price of cocktails £21). ‘10’ is a celebration of the 10-year anniversary of Scarfes, and is dedicated to the bartenders, resident musicians and the loyal guests throughout the history of the bar. ‘10’ features ten “best of” signatures along with ten new creations from the current team. Of the greatest hits, a standout is the Julep style “On Yer Bike” with Michter’s bourbon, beetroot and cocoa and yellow bell pepper. The sweet corn and vanilla flavors from the bourbon is complemented by veggie and savory notes from the yellow bell pepper juice, hearty taste from the beetroot distillate and bitterness from the cocoa. From the new signatures, the bitter and floral “Higher Power” is a must, featuring Campari, rhubarb, hibiscus and cream soda served in a commemorative 10-year anniversary Scarfes Bar bottle. ⁠

Scarfes has become a darling of the cocktail scene in London thanks to the unrivaled mix of playful yet refined drink lists, sociable bartenders, and exceptional live music. In recognition of its important contribution to the London drinking scene, this year Scarfes Bar made the coveted World’s 50 Best Bars list, placing no. 41.

Satan’s Whiskers

From Scarfes Bar, we head east to the Bethnal Green neighborhood to visit Satan’s Whiskers, another bar on the World’s 50 Best Bars list (No. 28 in 2023). Satan’s Whiskers takes its name from the prohibition era cocktail and is internationally acclaimed for its well-made classics. Satan’s Whiskers has been adored by the bar community since it first opened in 2013. But in addition to attracting industry types, Satan’s Whiskers is a hit with regular consumers, who are attracted to its no-frills simplicity, warm hospitality, reliably high-quality serves and a hip-hop soundtrack with serious head nod factor.

To better understand what makes Satan’s Whiskers tick, we looked to editor of CLASS bar magazine Hamish Smith (see “The Devil’s In the Detail” in the winter edition of CLASS), a leading expert of the London bar scene. “This is a bar that doesn’t deal in sharp hooks and piercing headlines. No annual menu launches, no marketing events beyond the odd guest shift, and what personnel changes there are aren’t publicly communicated outside of social media. Satan’s is just Satan’s – it’s about the doing, not the talking.”

The Satan’s team includes founder Kevin Armstrong, bar manager Emilio de Salvo, along with Daniel Waddy, Jelena Kovačević, Keïla Urzaiz de Calignon, Yoann Tarditi, Ollie Sagerström Blom and CLASS bar magazine bartender of the year Mia Kumari. As explained by owner Kevin Armstrong in a conversation with Hamish Smith, their strong team is the key to the success of Satan’s Whiskers. It all starts with recruiting: “I like to see bartenders come for a minimum of two years. The biggest alarm bell is when you see someone who has spent six months at a bar. You can’t achieve much in six months, and familiarity is good for business.” Although costs are sky high these days, Armstrong prefers to invest in the team, rather than seek profits for himself. “If the business is doing okay, the team gets pay raises. They’ll get a bonus and a gift at Christmas and we take them out on regular lunches at London’s best restaurants.” For more insights on all the little details that add up to make Satan’s Whiskers such a good bar, we encourage you to read the book “Roundbuilding”, which Kevin Armstrong penned together with long time bartender Daniel Waddy.

The bar team comes up with a list of daily recommended classics (average price of cocktails £11), that are selected from a database of 900 different recipes that they have perfected over the years. When visited by Bargiornale, the daily menu featured classics White Russian, Tom Collins, Sazerac and Negroni Sbagliato. The constantly changing menu means that even if you live in Bethnal Green, every drinking experience will be different at Satan’s Whiskers.

In executing its well-made classics, the secret is using top quality products. Kevin Armstrong’s team performs rigorous blind tasting of all possible spirits and liqueurs and multiple recipe variations when perfecting their drinks. The same process is also repeatedly applied in deciding which bottles to feature on Satan’s Whiskers ever evolving back bar.

Amaro Bar

If you ask any London-based bar fly or bartender to come up with a top five list, more than likely Amaro bar will be named. And so, we justly end our night in Kensington at the 38-seat Amaro bar, opened by a team of Italian ex 5-star hotel bartenders, including founder Elon Soddu, beverage director Victor Maggiolo, bar supervisor Alessandro Barbari and bartender Mattia Rovai. Their goal with Amaro bar was to come up with an elegant twist on a neighborhood bar.

Opened at the end of 2021, Amaro bar has already gained the acclaim of cocktail lovers, shortlisted among the top 10 best new international cocktail bars at Tales of The Cocktail Spirited Awards 2022. Amaro bar is a nod to Italy and its drinking heritage, but the bar name also suggests a fondness of classic flavors. Amaro Bar successfully marries exceptional service and meticulous attention to detail of a five-star hotel bar with the coziness of an independent venue. The 75-square-meter venue features an elegant white marble floor, a 5-meter-long black granite bar and a spectacular backlit-onyx backbar.

Amaro bar skillfully reimagines classic cocktails (average price of cocktails £15), with several of their signatures already the talk of town. One such drink is the Banana Gimlet, which has the structure of a gimlet but with a banana-forward flavor, obtained through the extraction of the fruit’s liquids with a centrifuge. The savory and refreshing drink features the nutty notes of Marsala wine, Havana Club 3yo, home-made banana liqueur, and clarified banana juice cordial. Then there is the Kiwi Margarita (40ml tequila blanco, 25ml kiwi cordial, 15ml fermented kiwi liqueur, 5ml triple sec, 7.5ml citric solution), a fruity and fresh take on a classic Margarita, with a distinctively silky texture thanks to the team’s in-house Kiwi preparations.

No visit to Amaro bar is complete without trying Dec’s Martini, dedicated to Declan McGurk, former mentor of Amaro bar’s team at the times when they worked together at the Savoy. The cocktail takes the Martini to new heights by combining 40 ml of Boatyard Gin, 15 ml of Cocchi Americano and 5 ml of mezcal. Dec’s Martini is served ice cold from the freezer from a specially designed bottle featuring a sketch portrait of Declan.  Not to rest on their laurels, Elon Soddu and the Amaro bar team have just launched their second bar Twice Shy, and it’s already the talk of town.

The Capital

The cocktail enthusiast will have no trouble fitting in in London, which covers the entire spectrum of bar experiences. But what makes London’s cocktail scene so distinct is that it continues to lead the world in terms of innovative concepts and cocktails. Whether it be the next-gear hotel bar experience at Scarfes Bar, the late-night vinyl sessions at Blue Bar, the spellbinding flavors of the drinks and food at Kwant, London continues to inspire.

 

Appuntamento a marzo con Mixology Experience

Mixology Experience nuo
Awards, un grande main bar, talkshow, Mixology Week, alta pasticceria con APEI, tappa italiana di Bartender’s Edit, un grande shop, un Sunday Brunch con dj nella Food Court. Sono alcune delle novità della terza edizione della fiera più specializzata nel mondo beverage. A Milano dal 17 al 19 marzo

Conto alla rovescia per la terza edizione di Mixology Experience, la fiera italiana specializzata nel settore beverage dedicato al mondo del bar industry, dei cocktail e della miscelazione. L’evento più apprezzato in termini di qualità nel settore beverage è in programma domenica 17, lunedì 18 e martedì 19 marzo presso il Superstudio Maxi di Milano.

La tre giorni presenterà le novità di maggiore tendenza del settore, seguendo percorsi tematici, e favorendo il matching con i protagonisti, tra produttori, brand ambassador, master distiller, importatori e distributori, ma senza dimenticare gli appassionati.

ACQUISTA IL BIGLIETTO PER MIXOLOGY EXPERIENCE

Un’edizione con tante novità

Tra le novità 2024 ci sono gli Awards dedicati a tre categorie in esame, di tradizione prevalentemente italiana, Grappa, Vermouth e Amaro: un vero e proprio concorso per i produttori nazionali e internazionali che ne prevede l’assaggio secondo un severissimo blind tasting.

Per la prima volta una fiera dedicata al mondo beverage esplorerà nuove tendenze anche incrociando altri mondi come quello dell’alta pasticceria con una delegazione APEI, l’associazione degli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana presieduta da Iginio Massari, con la presenza di sette maestri italiani pluridecorati.

Di particolare importanza sarà la tappa italiana di Bartender’s edit, la guida di origine londinese che decreta i migliori cocktail bar delle città attraverso il voto dei colleghi bartender professionisti. Dopo Londra e Singapore, Milano sarà la nuova città selezionata dal gruppo che presenterà a i Mixology Experience i locali top del capoluogo meneghino.

Sfide tra bartender e Speed Date professionali

Tornerà la Speed&Taste Challenge per decretare il bartender più veloce d’Italia del 2024. Tempo, qualità, rapidità, stile e gusto saranno gli elementi determinanti per una competizione tutta da vivere live con la presenza di giudici tecnici e di degustazione. E il vincitore volerà in Tasmania.

A Mixology Experience torneranno anche gli Speed Date professionali a cura di Bargiornale: incontri con eccellenze del business dell'ospitalità con “15 minuti” gratuiti di consulenze con i massimi esperti dell’horeca italiana e internazionale.

Spazio ai produttori artigianali

Ci sarà anche la nuovissima Craft Zone, un’area dedicata ai produttori artigianali e alle loro creazioni “sartoriali” messe a disposizione del mercato e quindi della mixology.

Nello Shop sarà possibile acquistare tutti i prodotti degli espositori presenti all’interno della manifestazione, ma soprattutto avere la possibilità di trovare limited edition o special size.

L’offerta della Food Court, che contemplerà proposte gastronomiche per andare incontro alle esigenze di tutti i palati, si arricchirà di una proposta Sunday Brunch per la giornata di domenica 17 marzo.

La Mixology Week

Anche quest’anno Mixology Experience sarà anticipata e accompagnata dalla Mixology Week, l’appuntamento che coinvolgerà le migliori realtà tra cocktail bar, ristoranti, rooftop e bar d’hotel da giovedì 14 marzo per concludersi nella serata di martedì 19 marzo.

Sponsor ufficiale di Mixology Experience 2024 sarà Brema Ice Makers, azienda leader per la produzione di ghiaccio al servizio dei professionisti della bar industry.

ACQUISTA IL BIGLIETTO PER MIXOLOGY EXPERIENCE

Torna la sfida della Elephant Gin National Competition

Elephant Gin National Competition 2024
Quattro semifinali che toccano tutta la Penisola e la finalissima a Bologna che decreterà il vincitore nazionale. È ripartito il contest itinerante del gin dal cuore africano: le iscrizioni per la prima tappa, a cagliari, si chiudono il 12 marzo

Ha preso il via la seconda edizione della Elephant Gin National Competition, la gara di bartending del distillato dal cuore africano di Compagnia dei Caraibi. Al centro della gara la creazione di un originale cocktail a base di una delle referenze della gamma, ovvero Elephant London Dry, Elephant Sloe Gin, Elephant Strength ed Elephant Orange Cocoa, in più utilizzando anche una delle 14 botaniche che compongono la formula di Elephant Gin.

La competition quest’anno è articolata in quattro semifinali, sempre ospitate in locali che toccano tutta la Penisola. La prima, per le quali sono già aperte le iscrizioni, è in programma il prossimo 25 marzo al Grotta Marcello di Cagliari. Si prosegue poi il 22 aprile con la tappa al Noh Samba di Bari, seguita il 27 maggio da quella al Blind Pig di Roma, per finire il 17 giugno al Pinch di Milano.

Il vincitore di ogni tappa, oltre ad aggiudicarsi un tour in Germania, con visita alla distilleria di Elephant a Wittenburg (leggi Dieci domande a Tessa Gerlach, co-founder di Elephant Gin), accede alla finalissima del concorso, che si terrà il 18 novembre alla Drink Factory a Bologna (Via del Borgo di S.Pietro) per contendersi il titolo nazionale e il premio: un viaggio in Africa alla scoperta del territorio e dei progetti di tutela della fauna locale dei quali il brand è promotore e sostenitore.

Come partecipare alla Elephant Gin National Competition

Per prendere parte alla sfida bisogna iscriversi sul sito del concorso (dove è disponibile il regolamento competo), compilando il form con i propri dati, la ricetta originale di cocktail (completa di ingredienti e loro quantità, metodo di preparazione, bicchiere di servizio), accompagnata da una breve descrizione della sua ispirazione. Per la semifinale di Cagliari la dead line è fissata al 13 marzo, per quella di Bari ci si potrà iscrivere dal 20 marzo al 10 aprile, per quella di Roma dal 20 aprile all’11 maggio e per Milano 13 maggio fino al 3 giugno.

La ricetta può essere composta da massimo 5 ingredienti, decorazione esclusa, e deve contenere almeno 40 ml di una delle quattro referenze Elephant Gin e una delle sue botaniche (anche sfruttata per la preparazione di un ingrediente homemade): ginepro, lavanda, mela fresca, zenzero, ago di pino, pimento, fiori di sambuco, cassia, arancia, artiglio del diavolo, bucco, baobab, coda di leone, artemisia africana. Da ricordare che altri eventuali ingredienti alcolici vanno scelti nel portafoglio di Compagnia dei Caraibi, con possibilità di derogare solo in mancanza di una valida alternativa nella proposta dell’azienda piemontese.

Le semifinali

Tutte le ricette iscritte a ogni semifinale saranno vagliate da una giuria di esperti che selezionerà le 12 migliori che parteciperanno alla gara. Ogni tappa è articolata in due manche. Nella prima i concorrenti avranno 7 minuti di tempi per preparare e presentare alla giuria due versioni identiche del loro drink. Gli autori dei tre cocktail ritenuti migliori accederanno alla seconda manche che decreterà il vincitore. In questa seconda fase sarà loro proposto in assaggio un Mistery drink del quale dovranno scoprire quale referenza di Elephant contiene e gli altri ingredienti per poi riprodurlo in modo più fedele possibile.

L’atto finale

I quattro vincitori delle semifinali si affronteranno nella finale della Elephant Gin National Competition a novembre a Bologna. Anche in questo caso ad attenderli una doppia sfida, che sarà però preceduta da un laboratorio mattutino di mixology dove potranno sperimentare e realizzare le preparazioni necessarie per la creazione del cocktail della finale. Dopo aver presentato alla giuria il loro cocktail con la quale hanno partecipato al concorso, infatti, i finalisti, nella seconda manche, dovranno ideare e preparare al momento (in 15 minuti, un nuovo originale drink, sempre a base di una referenza Elephant, utilizzando uno dei prodotti della gamma del marchio messi a disposizione e il preparato che hanno creato nella sessione di laboratorio. La somma dei voti delle due prove determinerà il campione 2024 della Competition che staccherà il biglietto per il tour nel Continente Nero.  

css.php