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Quale è la definizione di lavoro intermittente?

Decreto legislativo n. 276 del 2003

Introdotto nel nostro ordinamento con il decreto legislativo n. 276 del 2003 (articoli da 33 a 40) in attuazione della legge Biagi n. 30 del 2003, il lavoro intermittente o a chiamata offre vantaggi sia al gestore che può valersi di nuovo personale in caso di urgenza, sia a tutti coloro che, in attesa di un impiego stabile, ambiscono ad ottenere un'occupazione, anche se temporanea.

Il contratto di lavoro a chiamata può essere a tempo determinato o, più raramente, indeterminato.

E' una particolare forma di lavoro subordinato, in cui il lavoratore si mette a disposizione del proprio datore, impegnandosi a rispondere ad una sua chiamata e a svolgere quindi la mansione pattuita.

Questo particolare tipo di rapporto è stipulato direttamente tra datore di lavoro e lavoratore.

Deposito di cose e responsabilità dell’albergatore

Cassazione civile, sez. III, 23 dicembre 2003, n. 19769

In tema di responsabilità per le cose portate in albergo, venuta a mancare la restituzione della cosa per fatto imputabile al depositario (nella specie: per furto notturno mediante narcosi indotta da ignoti), sorge, a carico di quest'ultimo, l'obbligazione del risarcimento del danno, intesa - trattandosi di obbligazione di valore - a rimettere il depositante nella stessa condizione economica in cui si sarebbe trovato se la restituzione in natura fosse stata eseguita, il che implica la rivalutazione dell'equivalente pecuniario del bene sottratto fino alla data della decisione definitiva; qualora invece la cosa depositata in albergo costituisca una somma di danaro, l'inadempimento dell'obbligo contrattuale di custodire e restituire la stessa somma di denaro non trasforma una tipica obbligazione pecuniaria in un'obbligazione di valore, sicché il regime del risarcimento dei danni è regolato dall'art. 1224 c.c., a norma del quale sono dovuti i soli interessi legali, mentre il maggior danno rispetto a detti interessi (eventualmente da svalutazione) è dovuto solo se provato e nei limiti in cui ecceda quanto coperto dagli interessi legali.



Cassazione civile, sez. III, 23 dicembre 2003, n. 19769


Cessione di alcuni macchinari e lavoratori

Tribunale Treviso 4 novembre 2003

La cessione di alcuni macchinari e lavoratori, non accompagnata dalla cessione di un complesso organizzativo autonomo, non è sufficiente a configurare un trasferimento d'azienda o ramo d'azienda, e si deve ritenere nullo per frode alla legge il contratto di cessione d'azienda, quando la vera ragione sia quella di eludere la legislazione vigente in materia di licenziamento (Tribunale Treviso 4/11/2003).

Divieto di concorrenza e sue eccezioni

Che cosa prevede l’art. 2557 del Codice Civile

Nella cessione d'azienda fondamentale è il divieto di concorrenza.

Ai sensi dell'art. 2557 del codice civile, chi aliena l'azienda (il nostro "bar") deve astenersi, per il periodo di cinque anni (che decorrono dal momento del trasferimento), dall'avviare una nuova impresa che per l'oggetto, l'ubicazione o altre circostanze, sia idonea a sviare la clientela dell'azienda ceduta.

Sono previste eccezioni? In pratica sì, perché le parti possono comunque concordare, con una certa autonomia, limiti più stringenti per il gestore cedente rispetto a quelli ora ricordati..

Questi patti non possono in ogni caso determinare per il cedente la "sostanziale impossibilità di esercitare una qualsiasi attività professionale".

L'autonomia contrattuale delle parti incontra anche un ulteriore limite nella durata dei patti di non concorrenza, che non possono mai eccedere i cinque anni dalla data del trasferimento dell'azienda.

L’aggiornamento Istat del canone di locazione commerciale

Si tratta di un meccanismo automatico?

L'importo del canone viene fissato liberamente all'inizio del rapporto d'affitto e può essere rivisto solo alla scadenza del contratto.

L'aggiornamento annuale del canone non è automatico come nelle locazioni abitative, ma si verifica solo se è stato espressamente previsto nell'accordo, e, in ogni caso, deve essere contenuto nel 75% dell'indice Istat di variazione del costo della vita.

Schiamazzi dei clienti e responsabilità del gestore

Sentenza della Corte di Cassazione n. 45484/2004

Una recente sentenza, la n. 45484 del 2004 della prima Sezione Penale della Corte di Cassazione,

ha affermato che risponde penalmente del reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone (art. 659 del nostro codice penale) il gestore di un locale che non impedisce, tramite il ricorso all'autorità, che i clienti effettuino schiamazzi e rumori fuori dal locale. E ciò anche se si tratta dell'esercizio di un'attività rumorosa debitamente autorizzata.

Punito, in altre parole, è il gestore che non cerca, attivamente, di limitare gli schiamazzi dei propri clienti, ovvero le grida, le manifestazioni verbali ingiustificate, o qualsiasi altro comportamento che possa costituire situazioni di disturbo per la quiete pubblica o privata.

Autorizzazioni e sanzioni

Quali sono le sanzioni in caso esercizio di attività senza licenza?

L'art. 666 cod. pen. punisce con l'ammenda compresa fra euro 258,00 ed euro 1.549,00 "chiunque senza la licenza dell'autorità (autorizzazione di esercizio) in un luogo pubblico o aperto pubblico dà spettacoli o trattenimenti di qualsiasi natura".

Se la licenza è stata negata revocata o sospesa, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 413,00 a euro 2.478,00.

Inoltre, l'organizzazione di spettacoli in assenza o negativa verifica di agibilità tecnica prevista dall'art. 80 del Tulps determinerà l'applicazione dell'art. 681 codice penale che punisce con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda non inferiore a euro 103,00 "chiunque apre o tiene aperti luoghi di pubblico spettacolo senza aver osservato le prescrizioni dell'autorità a tutela dell'incolumità pubblica".

Licenziamento per giustificato motivo

Corte di Cassazione 27.2.2004 n. 4050

Ai fini della configurabilità di un legittimo licenziamento per giustificato motivo obiettivo non è sufficiente l'eventuale inidoneità del lavoratore ad effettuare la propria prestazione, in un determinato luogo o secondo determinate modalità, ma occorre anche la prova, a carico del datore di lavoro, circa l'impossibilità di reimpiego dello stesso lavoratore nell'ambito dell'organizzazione aziendale.

(Cass. 27/2/2004 n. 4050)

Copertura assicurativa obbligatoria del dipendente

La normativa di riferimento e le recenti modifiche

Nel caso di infortunio, il lavoratore è coperto dalla tutela assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, facente capo all'INAIL, Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

Questa assicurazione sociale, la prima istituita in Italia (sin dal 1898), provvede alla tutela economica dei lavoratori in caso di infortunio o malattia professionale.

Normativa di riferimento

La materia è regolata dal Testo Unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Recentemente sono state apportate alcune innovazioni, con la disciplina del decreto legislativo n. 38 del 23 febbraio 2000.

Vediamo alcuni punti chiave del sistema:

- il datore di lavoro si accolla l'intero onere finanziario dell'assicurazione;

- il datore di lavoro, per contro, è esonerato dalla responsabilità civile derivante dall'infortunio;

- l'INAIL interviene anche nel caso in cui la responsabilità dell'evento dannoso sia imputabile a colpa del lavoratore danneggiato, mentre l'indennizzo è escluso solo nel caso di dolo (= volontarietà ) del medesimo;

- al verificarsi dell'infortunio il lavoratore è obbligato ad informare immediatamente il datore di lavoro, poiché la mancata denuncia può pregiudicare il diritto alla prestazione;

- per giungere all'indennizzo devono ricorrere i requisiti della causa violenta e dell'occasione di lavoro.

Infortunio sul lavoro

Il gestore può chiedere il rimborso al responsabile dell’incidente in cui abbia subito danni un suo dipendente?

Il gestore può esercitare azione di rivalsa (= fare causa per il rimborso) contro il responsabile dell'incidente stradale in cui abbia riportato danni il proprio lavoratore dipendente.

Condizione necessaria è che al dipendente sia derivata una situazione di inabilità temporanea, con relativa sospensione della attività lavorativa. Il datore di lavoro, che non abbia potuto utilizzare le prestazioni lavorative del dipendente durante questo periodo, è legittimato a richiedere il risarcimento del danno riportato per l'interruzione temporanea della prestazione lavorativa del proprio dipendente.

Pubblici esercizi e giochi illegali

La tabella dei giochi vietati

E' previsto che la tabella dei giochi vietati:



1) debba essere esposta in un luogo visibile;

2) debba essere predisposta ed approvata dal questore e vidimata dalle autorità competenti;

3) debba indicare, oltre ai giochi d'azzardo, anche quelli che lo stesso questore ritenga di vietare nel pubblico interesse, nonché le prescrizioni e i divieti specifici che ritenga di disporre.

Gli insediamenti turistici di qualità e i beni demaniali marittimi

Disciplina di riferimento

Nel comma 585 vengono definiti gli "insediamenti turistici di qualità", che sono caratterizzati "dalla compatibilità ambientale, dalla capacità di tutela e di valorizzazione culturale del tessuto circostante e dei beni presenti sul territorio, dall'elevato livello dei servizi erogati e dalla idoneità ad attrarre flussi turistici anche internazionali".

Una condizione fondamentale è che l'insediamento porti all'"ampliamento della base occupazionale mediante l'assunzione di un numero di addetti non inferiore a 250 unità".

E' dunque pensabile che l'investimento richiesto dovrà essere di notevoli proporzioni, e tale da coinvolgere più soggetti

Per tali interventi di così particolare prestigio, la Finanziaria 2006 prevede, come detto, la possibilità di concedere beni demaniali marittimi (che, ai sensi dell'articolo 822 del codice civile, sono il lido del mare, la spiaggia, le rade, i porti).

Al fine della realizzazione degli interventi, restano però ferme le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto legislativo n. 42 del 2004).

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