Home Blog Pagina 478

Humanspirit Network, l’iniziativa di solidarietà digitale di Amaro Montenegro

Amaro Montenegro_Humanspirit Network

Dare vita a una grande rete wi-fi, attraverso la condivisione delle singole reti dei cittadini, per consentire a tutti gli italiani di connettersi a Internet. È all’insegna della solidarietà digitale l’iniziativa lanciata da Amaro Montenegro in questo momento di emergenza sanitaria.

Le restrizioni alla libertà di movimento e il “confino” in casa al quale ci stiamo sottoponendo per arginare la diffusione del contagio da Coronavirus hanno fatto emergere con ancora maggior forza l’importanza di Internet, come strumento fondamentale per consentirci di restare in contatto con il resto del mondo e proseguire con la nostra quotidianità. Purtroppo, però, non tutti dispongono di una connessione sicura e veloce nella propria abitazione, per cui non tutti possono fruire dei vantaggi di questa tecnologia.

In questo contesto si inserisce l’iniziativa dello storico amaro che con Humanspirit Network, questo il nome del progetto, invita chiunque disponga di una connessione digitale a condividere la propria rete wi-fi creando una rete wi-fi ospiti, ovvero una rete aperta alla quale possa connettersi chi non ne dispone.

Un piccolo gesto di apertura e di condivisione per permettere a tutti di accorciare le distanze che separano dagli altri e rompere l’isolamento sociale, mantenendo il contatto con parenti e amici, ma anche di lavorare, di fruire di programmi di formazione online e, perché no, di svagarsi. Una forma di solidarietà digitale che, nelle intenzioni di Amaro Montenegro, parte dal rafforzamento dei legami di prossimità per unire in un simbolico abbraccio tutta l’Italia.

«In questo momento così delicato e particolare, è diventato evidente che solo unendo le forze, a livello lavorativo così come personale, possiamo superare le difficoltà e guardare al futuro con fiducia - ha commentato Marco Ferrari, ceo di Gruppo Montenegro -. Con questa iniziativa Amaro Montenegro sostanzia il suo Human Spirit attraverso una risposta concreta alle nuove necessità di connessione e condivisione, che sono esse stesse parte dei valori fondanti del brand».

Partner dell’iniziativa ideata dal brand è Salvatore Aranzulla, “problem solver” digitale per eccellenza, che ha affiancato Amaro Montenegro per guidare il grande pubblico, passo dopo passo, nella configurazione della propria rete. Qui le sue istruzioni per condividere la rete Humanspirit in modo sicuro.

Libera, la torta di Gianluca Fusto che celebra la Liberazione

Crostata Libera

Di "liberazione" avremmo tanto bisogno tutti, di questi tempi. In attesa di valutare i dettagli sulla parziale riapertura delle attività economiche e commerciali - che pare prevista nel corso del mese di maggio - di Liberazione si può parlare a proposito della Festa del 25 aprile. Per la quale il pastry chef Gianluca Fusto ha preparato un dolce omaggio all’Italia.

Crostata Libera

Omaggio al tricolore

Si chiama Libera ed è la speciale torta creata da Fusto, dedicata all’anniversario della Liberazione e disponibile tra le nuove proposte di delivery sul territorio milanese. Con l'Italia afflitta da una epocale emergenza sanitaria e impegnata per uscirne, Fusto ha deciso di realizzare una torta che si ispira al tricolore, sia nei colori che nei sapori.

Pesto dolce, ganache al cioccolato bianco e crema di fragole

A partire da oggi Libera è disponibile: è una crostata a base di pasta frolla e financier al pistacchio, che riprende i colori della bandiera italiana: il verde, con un pesto dolce semidenso al basilico fresco; il bianco, con una ganache montata leggera al cioccolato bianco Opalys e fave di Tonka; il rosso, con una crema a base di acqua e fragole della Basilicata, utilizzate anche a decoro della torta.

Le nuove proposte dolci

Non è l'unica nuova proposta del pasticcere. Dal laboratorio in zona Corso Buenos Aires escono altre creazioni. Ecco le novità dolci. Lucente, dedicata al mandarino tardivo di Ciaculli (Sicilia) e composta da una mousse di yogurt greco e cioccolato bianco biologico Wayna, una gelatina morbida a base di Mandarino, una ganache al Cioccolato Wayna profumata allo zest di mandarino, con uno strato di soffice biscotto alla mandorla e uno strato croccante di pasta frolla all'avena. Melodica, con tre tipi di mele (Pink Lady, Granny Smith e Golden Delicious) in tre cotture diverse, con un leggero biscotto alla mandorla della Val di Noto e uno strato croccante di pasta frolla al farro, decorata con un nido di gianduia fondente e polvere d'oro edibile. Gioiosa, una soffice mousse di gianduia al latte, fondente e cioccolato fondente Tulakalum; una gelatina a base di acqua alla nocciola trilobata piemontese IGP di Cortemilia e una crema al caramello con éclats di caramello salato. Il tutto alternato a un biscotto soffice al cioccolato e nocciole.

Spazio anche al salato

Gianluca Fusto ha pensato anche ad una linea di torte salate gourmet in edizione limitata, sempre per la proposta di delivery. Sono Mare pasta brisée all'avena con crema di piselli novelli profumata alla menta, crema di ricotta di bufala e filetti di pesce San Pietro, ricoperta con un crumble di avena e semi misti (semi di zucca, lino, girasole e sesamo); e Terra, pasta brisée all’orzo con patate rosse e patate della Sila IGP, porri canditi nel burro, scamorza e provolone. L'idea di Fusto è di rinnovare la proposta di delivery di settimana in settimana seguendo la disponibilità e la stagionalità delle materie prime. Libera, Lucente e Gioiosa sono pensate per 4/8 persone, al prezzo di 50 € ciascuna. Melodica invece ha un costo di 45 € per una torta da 6 persone. Le torte salate sono per 6/8 persone: il costo di Mare è di 40 €, mentre Terra costa 35 €. Per la città di Milano il servizio delivery è gratuito, per le zone limitrofe sono previste spese di consegna.  

Il contributo di Damiano Boschi: ragioniamo insieme sul bar di domani

Damiano Boschi

In questo momento difficile è importante innescare una discussione e un confronto tra gli operatori, a tutti i livelli. Questo è l’obiettivo del contributo che ci ha inviato Damiano Boschi, formatore di caffetteria presso la scuola per barman Accademia del Bar e collaboratore di alcune torrefazioni. “Molti sono in attesa di ricevere soluzioni - afferma -. Ed è qui che voglio insistere: perché aspettare da altri formula magiche che non esistono? Perché non iniziare a riflettere su una condivisione di obiettivi, modelli organizzativi differenti e anche di un’offerta diversificata o specializzata? Credo sia importante trattare questi temi per tutto il settore, per trovare il modo di reagire e magare migliorare nel futuro”. Di seguito il suo contributo.

«Lavoro nel Food & Beverage da oltre vent'anni e non ho mai vissuto un momento così particolare e difficile. La prima reazione, credo naturale, è stata tra l'incredulo e il preoccupato ma, allo stesso tempo, un po' di riposo non guastava. Successivamente è arrivata la preoccupazione che ha sfiorato la disperazione; infine l'attesa. Ho iniziato a chiedermi "come sarà il lavoro dopo"? Ho provato a immaginare lo scenario e mi sono reso conto che le variabili da tenere in considerazione sono molte e non semplificabili in due parole. Ho allora portato il focus sulla mentalità e le abitudini che mediamente troviamo nei titolari dei bar e nei baristi. Ad oggi i titolari dei locali, non tutti per fortuna, ragionano sul numero dei coperti, sui chili di caffè che vengono consumati a colazione, sul tipo di apericena e ahimè sul prezzo delle consumazioni da mantenere. Se non fosse abbastanza chiaro questa epoca è finita.

Secondo me è importante iniziare a immaginare un metodo diverso di lavoro, lavorando di fantasia, proprio per anticipare i tempi e cercando anche di azzardare. Ci ho ragionato molto confrontandomi, anche con alcuni colleghi e sono giunto alla conclusione che quei vecchi parametri dovranno sparire dalla testa dei titolari e dei baristi. Banconi affollati e barman e barlady protagonisti della serata potrebbero essere un bel ricordo, almeno in un primo momento. Camerieri madidi di sudore che si affannano nelle sale dei ristoranti forse non saranno ben visti dalle nuove norme igeniche.  Probabilmente per la prima volta si darà importanza al servizio, nella sua eleganza e bellezza. Forse per la prima volta si darà importanza alla qualità e alla professionalità, motivo principale per il quale l'avventore dovrebbe entrare nel nostro locale. Il cliente vuole la professionalità e la qualità anche se non ce lo dice. Forse si inizierà a capire l'importanza della sua cura, della comunicazione, la sua fidelizzazione, il suo coinvolgimento. Forse si inizierà a parlare di marginalità, di opportunità nell'investimento in risorse umane e nella formazione delle stesse, creando luoghi di studio, innovazione e aggiornamento, invece che solo di costo del personale.

Un servizio di qualità con un sorriso - Locale Tostato_Credito Dorocatrame
Un servizio di qualità con un sorriso - Locale Tostato_Credito Dorocatrame

Si capirà quanto è fondamentale studiare un business plan insieme ai collaboratori e colleghi.  Cambierà il rapporto tra il titolare e il dipendente che inizieranno a considerarsi professionisti, qualora lo fossero, che si confrontano per una crescita professionale e personale. Si capirà quanto è importante la comunicazione aziendale, mediante l'utilizzo dei social, lo sviluppo dell'immagine del locale e tutto quello che ne concerne.

Chi per primo inizierà a lavorare diversamente da prima e più velocemente si adeguerà, prenderà tutta quella fetta di mercato che gli altri lasceranno, perché non avranno riaperto o lo avranno fatto senza innovazione e, quindi, saranno stati schiacciati dal cambiamento. Quest’ultima è una parola che solo a scriverla fa venire la pelle d’oca e che mai come oggi è di estrema attualità. Mi domando quanti saranno pronti, quanti ci stanno ragionando. Ecco, io ho cominciato e avrò piacere di condividere con tutti i professionisti queste nuove idee e offrire un servizio sempre migliore a chi opera nel mondo del bar».

#iotidovoce: la videointervista di Dolcegiornale a Roberto Rinaldini

roberto rinaldini

Roberto Rinaldini, pasticcere riminese e membro della prestigiosa Accademia dei Maestri Pasticceri Italiani, è titolare di Rinaldinipastry, che oggi significa due pasticcerie nella sua nativa Rimini, tre a Milano e due a Roma. In questo periodo la sua attività, pur con i negozi chiusi, è stata comunque intensa grazie. La consegna a domicilio ha dato risultati di tutto rispetto, anche grazie a una mentalità moderna del pasticcere e ai partner affidabili a cui ha delegato le consegne a Milano e Roma. Rinaldini ci racconta la sua esperienza nelle settimane del lockdown, le misure prese per far fronte all'emergenza nel suo laboratorio di pasticceria e la sua idea di come organizzare vendita e somministrazione nei suoi locali, non appena sarà concessa la riapertura.

Tennessee e bourbon, i whiskey americani raccontati da Francesco Spenuso

Tennessee e bourbon whiskey raccontati da Francesco Spenuso, brand ambassador di Jack Daniel's. Un'intervista su tecniche, metodi e segreti di produzione.

Francesco "Ciuciu" Spenuso, brand ambassador di Jack Daniel's, è tra i massimi esperti in materia di Tennessee e bourbon whiskey. In questa intervista fa chiarezza su tecniche, metodi e segreti di produzione. A Bargiornale Tv parla anche dei nuovi progetti di Flair Project Corsi per Barman, che ha avviato un programma di corsi con esperti (lunedì prossimo ospita Michele Venturini del Cahoots di Londra) e un ciclo di nuovi appuntamenti di formazione rivolto a un pubblico amatoriale.

PepsiCo dona 700.000 dollari a sostegno delle persone vulnerabili in Italia

PepsiCo

Proseguono le iniziative solidali delle realtà della bar industry a supporto di chi è direttamente impegnato nel fronteggiare l’emergenza sanitaria e a sostegno delle persone più colpite dalla crisi socio-economica innescata dall’emergenza. In campo è scesa anche PepsiCo con un contributo di 700.000 dollari, equivalenti a più di 642.000 euro, destinati ai gruppi sociali più vulnerabili in Italia.

Sostegno che il colosso food&beverage sta fornendo attraverso Croce Rossa Italiana e Save the Children, due organizzazioni che lavorano su situazioni di povertà e di isolamento sociale, assicurando il soddisfacimento dei bisogni fondamentali in ambito alimentare, sanitario ed educativo.

PepsiCo Croce Rossa ItalianaPiù nel dettaglio, PepsiCo è intervenuta, sin dalle prime fasi dell’emergenza, con un contributo di 200.000 dollari (184.000 euro) a Croce Rossa Italiana per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari in prima linea sulle ambulanze e negli ospedali. Parte della donazione è andata a sostegno del progetto Il tempo della Gentilezza, sempre di Croce Rossa, che prevede un potenziamento su tutto il territorio nazionale dei servizi per le persone più in difficoltà e con maggior fragilità sociali e sanitarie. Servizi che includono la consegna della spesa a domicilio, la consegna di farmaci e di altri beni di prima necessità, il trasporto sociale.

Pasti e supporto psicologico ai bambini

Di recente, la multinazionale ha effettuato un’altra donazione, del valore di 500.000 dollari (460.000 euro), in favore di Save the Children, a supporto del programma Non da soli, articolato in due fasi. La prima punta ad assicurare la distribuzione di beni alimentari ai bambini di famiglie in difficoltà, per poi fornire anche un supporto educativo e psicologico agli scolari delle aree più colpite, quando torneranno sui banchi di scuola.

PepsiCo_Save the ChildrenGrazie a questo progetto e al contributo di PepsiCo, verranno garantiti 90.000 pasti ai piccoli in difficoltà su tutto il territorio della Penisola, mentre 200 bambini riceveranno un tablet, strumento indispensabile per accedere alla didattica a distanza.

Inoltre, alla riapertura delle scuole, verrà fornito anche il necessario supporto psicologico a 400 studenti, 50 insegnanti e 100 genitori in 10 scuole nelle aree più colpite dall’emergenza.

45 milioni per progetti in tutto il mondo

Il contributo per il nostro Paese è solo una parte delle iniziative solidali messe in atto da PepsiCo in questo difficile momento. La multinazionale ha infatti stanziato risorse per oltre 45 milioni di dollari (41 milioni di euro) per combattere gli effetti dell’emergenza in tutto il mondo, fornendo supporto umanitario e distribuendo oltre 50 milioni di razioni di alimenti attraverso la collaborazione con banchi alimentari e altri partner a livello locale. Di tale cifra, ben 7,7 milioni di dollari sono stati destinati all’Europa, in particolare ai Paesi più colpiti, tra i quali Italia, Spagna e Francia. Inoltre, la società sta lavorando con aziende del settore, fornitori e clienti per identificare programmi di intervento congiunti in grado di ampliare e assicurare l'accesso al cibo per le famiglie colpite.

Le Livre d’or du bar Américain di Maurice Bonnet, 1948

Bonnet

Francia come Italia, Germania e Inghilterra sono state le culle europee di una fiorente industria Alberghiera. Una economia che durante la Seconda Guerra Mondiale, tra il 1939 e il 1945, fu purtroppo messa in ginocchio. Le Livre d’or du bar Américain viene pubblicato nel 1948 dal barman francese Maurice Bonnet che, secondo alcune testimonianze lavorava al Mar i Ciel, una zona di villeggiatura vicino a Perpignan. Questo manuale, nell’intenzione dell’autore, vuole contribuire al recupero di un’arte, quella del “Cocktail”; oramai abbandonata e priva di veri professionisti.“Se vuoi diventare un “Buon Barman” non devi agitare solo lo shaker, ma anche conoscere la composizione, la preparazione e i principi nutrizionali di ciò che usiamo al bar”. Questo scrive nelle prime righe della prefazione Maurice Bonnet, detto Morri’s. Il testo, frutto di viaggi ed esperienze professionali dell’autore, si apre descrivendo gli aspetti cruciali del lavoro del barman e si conclude con le ricette di bevande miscelate. “Le ricette che troverai qui sono prima di tutto i Classici che, vedrai, ti saranno spesso chiesti. Prima di presentarli al pubblico li preparerai mille volte. Farai come gli artisti che ripetono i brani del repertorio tante volte prima di un concerto. Perché queste sono le opere dei nostri antichi maestri e meritano rispetto”. Tra le parti più curiose del del libro il capitolo dedicato ai prodotti coloniali (pagina 27 e seguenti) dove si descrivono le caratteristiche di tante erbe e spezie e le quattro pagine sulle acque minerali francesi. Il volume, in francese, contiene 170 recettes de cocktails. Sono spesso drink intitolati ai fatti curiosi e importanti di quel particolare periodo storico. Si parte con Allies Cocktail proseguendo con Leningrad, Automobile Cocktail, Auto-Strad Cocktail, Sidecar, l’Americano servito in un grande bicchiere di Bordeaux con vermouth di Torino, Bitter Campari e seltz; e un Baccardy-Cocktail, frutto di una erronea traslitterazione. Ci sono due versioni di Champagne Cocktail, una classica e una alla francese. E poi tanti omaggi alla tradizione liquoristica d’Oltralpe con Pousse Cae e Pousse-L’Amour, Calvados Cocktail o Calvados Flip, per dirne solo alcuni. E poi c’è tutta una intera sezione dei drink firmati dallo stesso Bonnet. Una succosa galleria di crusta, flip, cocktail, daisy etcétéra.

Titolo: Le Livre d’or du bar Américain
Autore: Maurice Bonnet
Prima pubblicazione: 1948
Stampato da: Desforges Editeur
Numero di pagine pdf: 158
Lingua: Francese
Peso: 12,2 Mb

SCARICA IL LIBRO

Brindisi virtuali a distanza con Vodka Keglevich

Locandina per campagna social Vodka Keglevich

#aNoiCheStiamoUniti è l’inno di Keglevich a tutti Noi: a Noi Italiani che non ci lasciamo scoraggiare; a Noi che tutti insieme ce la faremo; a Noi che, anche se siamo ognuno a casa sua, non ci siamo mai sentiti così vicini; a Noi che non perdiamo la voglia di brindare insieme e supportarci gli uni con gli altri.

Ha prenso il via la nuova campagna social di Vodka Keglevich, la nota marca di Stock, che ha scelto di lanciare l’iniziativa su Instagram (pagina keglevichitalia) per coinvolgere i propri follower e clienti dei locali ad accorciare le distanze attraverso uno dei gesti che più li accomuna al target: il brindisi, in questo caso rigorosamente virtuale.

Firmata dall’agenzia creativa Leagas Delaney, in collaborazione con la piattaforma Friendz, prevede la pubblicazione giornaliera di due scatti, realizzati da persone in luoghi diversi con i calici alzati, che accostati sembrano toccarsi, come se le distanze fossero annullate. Un gesto semplice ma, mai come in questo momento, carico di speranza e di solidarietà.

Partita ufficialmente il 3 aprile, l'iniziativa ha coinvolto tantissimi affezionati del brand Keglevich che non hanno perso la voglia di condividere un cin cin, anche solo attraverso i social, registrando ottimi risultati in pochi giorni. Sono oltre 450 gli scatti postati, carichi di emozione ed energia, in pieno spirito Keglevich.

Partecipare è molto semplice: basta scattarsi una foto mentre si brinda, dando rilievo alla mano che tiene il bicchiere, all’interno di un contesto a scelta e condividerla sul proprio profilo usando #aNoiCheStiamoUniti e taggando @KeglevichItalia. La campagna, che proseguirà fino alla fine di aprile, si inserisce perfettamente all’interno del filone di iniziative #ioRestoaCasa a cui l’Italia intera si è unita fin dall’inizio del lockdown.

Mai come oggi i social media e i brand possono aiutare a veicolare messaggi dal contenuto socialmente potente. Questo il principio con cui Keglevich ha deciso di lanciare la campagna per abbattere le barriere e farci sentire tutti più uniti... seppur a distanza.

Credits Leagas Delaney Italia
Direzione Creativa: Fabio Pedroni, Eustachio Ruggieri, Michelangelo Cianciosi
Copywriter: Eleonora Giovia
Art director: Andrea Salemi
Digital Strategist: Stefano Grassia
Head of Social: Arianna Salvadeni
Social Media Manager: Sumeya Bendebka
Account Director: Valentina Rebasti
Account Manager: Nicole Mottolese

La storia di Stock in breve
Stock è un produttore storico (fondata a Trieste nel 1884 da Lionello Stock) nel settore del beverage conosciuto e apprezzato a livello mondiale. Stock Srl fa parte di Stock Spirits Group (sede a Londra), leader nel settore dei liquori nell’Europa Centro-Orientale, che distribuisce a livello globale un’ampia gamma di marchi europei di alta qualità. La business unit italiana è stata fondata nel lontano 1884 e nel 2013 Stock viene quotata in borsa sul mercato inglese. In più di 130 anni di storia, Stock ha saputo interpretare con successo i trend di mercato ed è stata una pioniera nel marketing degli spirits: pubblicità, campagne radio, inviti a concerti e a partite di calcio, collaborazioni con stilisti come Christian Dior. In Italia l’azienda è principalmente conosciuta per Brandy Stock 84 e Grappa Julia ed è protagonista di mercato con liquore Limoncè e la gamma di Vodka Keglevich, Dry e alla Frutta.

Birra olandese 8.6 riprende la corsa con il lupo in etichetta

Birra 8.6 gamma lattine 50 cl

Nata nel 1986 sotto le bandiere dello storico (301 anni) birrificio olandese Bavaria (Royal Swinkels Family Brewers Holding Nv), la birra doppio malto 8.6 (in lattina 50 cl) si emancipa, diventa un marchio a sè, cambia grafica e aggiunge una nuova confezione in bottiglia 33 cl con tappo rosso che riprende il tradizionale punto rosso posto tra i numeri 8 e 6. Una nuova opportunità di vendita per meglio ripartire appena sarà possibile.

Per caratterizzare il nuovo corso 8.6 è stata scelta una grafica con la testa di un lupo, da sempre simbolo di forza, coraggio, spirito di gruppo (branco), grande camminatore capace di correre per lunghi percorsi. Una immagine che ben si adatta alla nuova gamma della strong beer 8.6.

Birra 8.6 gamma bottiglie 33 cl

8.6 Original
La prima specialità (capobranco) che ha dato il nome alla gamma nel 1986. Strong lager di 8,6% alc, colore biondo (Ebc 15), amaro contenuto (Ibu 18), da servire a 6-8 °C. Prodotta con malto d'orzo, presenta note fruttate e maltate, con un tocco di anice. Disponibile in lattina blu da 50 cl e bottiglia 33 cl con tappo rosso.
Da abbinare a tartine con foie gras, prosciutti affumicati e stagionati, salsicce essiccate, formaggi erborinati, tapas piccanti.

8.6 Red
Intense Red Beer di 7,9% alc, colore ramato (Ebc 40) e amaro contenuto (Ibu 18), da servire a 10 °C. Prodotta con malto d'orzo, presenta un mix di note dolci e amare con note di malto e caramello. Disponibile in lattina rossa da 50 cl e bottiglia 33 cl con tappo rosso.
Da abbinare a carni grigliate o arrosto, formaggi erborinati, piatti dal gusto deciso (primi piatti o pizze con pomodoro), formaggi stagionati.

8.6 Gold
Intense gold beer di 6,5% alc, colore dorato (Ebc 18) e amaro contenuto (Ibu 18), da servire a 6-8 °C. Birra forte di malto d'orzo, dal retrogusto dolce, con un tocco di caramello, note di miele, arachide tostata, fiori e camomilla. Disponibile in lattina dorata da 50 cl e in bottiglia 33 cl con tappo rosso.
Da abbinare a prosciutto e salumi stagionati e affumicati, carni rosse (hamburger), stufati di carne rossa, formaggi erborinati, piatti agrodolci asiatici, brasati di carni bianche.

8.6 IPL
Intense India Pale Lager di 7° alc, amaro più intenso (Ibu 20), colore chiaro (Ebc 6,5), da servire a 6-8 °C. Incrocio tra una tradizionale IPA (India Pale Lager) dal gusto forte luppolato e una lager fresca, più facile da bere grazie alla bassa fermentazione. Prodotta con malto di frumento e orzo, ha un retrogusto agrumato, fruttato ed erbaceo grazie ai luppoli americani Citra e Calypso. Disponibile in lattina bianca da 50 cl e in bottiglia 33 cl con tappo rosso.
Da abbinare a antipasti di gusto leggero, stuzzichini da aperitivo, primi piatti con verdure, pesce.

8.6 Black
Intense dark beer da 7,9° alc, di colore scuro (Ebc 150) e amaro deciso (Ibu 25), da servire a 6-8 °C. Molto simile a una birra stout, prodotta con malto d'orzo, si caratterizza per le note di caffè tostato, cacao e caramello, consistenza leggera e cremosa, con un finale dolce. Disponibile solo in lattina nera da 50 cl.
Da abbinare a piatti dal gusto deciso come spezzatini di carne, piatti di carne impanata o grigliata accompagnati da salse forti, formaggi erborinati stagionati, dessert e fette di torta con cioccolato extra fondente.

8.6 Extreme
Intense strong lager beer da 10,5°% alc,  di colore dorato (Ebc 12,5), amaro deciso (Ibu 25), da servire a 6-8 °C. Aggressiva e corposa, il più alto grado alcolico della gamma, di corpo e gusto pieno, con note luppolate amare, insieme con note dolci di miele, agrumate di pompelmo e piccanti di pepe bero. Spezzatini, piatti di carne impanata e grigliata accompagnata da salse forti, pietanze dal gusto deciso, formaggi erborinati forti, desserts con cioccolato extra fondente. Disponibile solo in lattina argentata da 50 cl.
Da abbinare a carni rosse grigliate, foie gras, prosciutti affumicati, salsicce essiccate, carni bianche arrosto, formaggi erborinati, piatti piccanti della tradizione mediterranea.

 

 

 

Quando il cliente non è al bar, il barista…

bar virtuale
Foto di Pexels da Pixabay

C'erano una volta il mondo reale e il mondo virtuale (digitale) come realtà quasi contrapposte, o comunque tendenzialmente separate. Una delle grandi trasformazioni conseguenza del lockdown sarà l'abbassamento, se non l'abbattimento, di questa barriera mentale.

Giorgio Triani
Giorgio Triani

«Saremo sempre più "onlife" - spiega il sociologo Giorgio Triani, docente di Scienze della comunicazione all’Università di Parma -, che significa che nella nostra testa e nelle nostre esperienze on line e off line, mondo virtuale e mondo reale, staranno sempre più assieme, viaggeranno di pari passo. E questo varrà anche per i comportamenti delle persone legati ai consumi in casa e fuori casa. Quelli che oggi sono due mondi saranno meno rigidamente separati e molto più integrati di prima».

Contatti ridotti

Almeno in una fase iniziale, l'attenzione al contatto - conseguenza del timore del contagio - sarà un elemento con cui fare i conti: «Diventa importante sviluppare tutta una serie di soluzioni che danno risposte a questo tema: quindi servizi tipo delivery o click&collect, prodotti imbottigliati o serviti in packaging sicuri, modalità di pagamento contactless. Gli spazi fisici saranno importanti: quindi tavoli più larghi, spazi più ampi, distanze maggiori tra le persone. Saranno favoriti i locali più grandi. Non escludo che i nuovi locali abbiamo dimensioni e spazi maggiori; questo potrebbe favorire le catene a scapito degli indipendenti. Di certo la scomodità, che era quasi una cifra stilistica per molti locali, sarà penalizzante».

La presenza fisica...

«Saranno premiati quei locali che hanno un'identità definita, una propria personalità. L'esperienza dal vivo dovrà offrire qualcosa in più rispetto a quella online: ciò significa che il ruolo del personale è destinato ad avere maggior importanza. Quello che cambia è che più che le capacità e competenze tecniche, cioè la bravura nel fare qualcosa - che sia un caffè, un cocktail o altro - conteranno quelle relazionali: la bravura nel mettere le persone a proprio agio, nel farle sentire bene».
Si potrebbe, ad esempio, ipotizzare un ritorno alla separazione delle competenze tra chi produce (il macchinista della macchina per caffè, chi fa i panini) e chi è deputato al servizio al cliente.

Ma la presenza fisica non sarà più necessariamente limitata all'interno del locale: «Finora era la gente a venire da voi. Ora sempre più potrete essere anche voi ad andare da loro. La relazione diventa circolare». Nell'ottica di una separazione meno rigida tra casa e fuori casa, si potranno allora progettare servizi a domicilio: un party, una lezione, un laboratorio: «Il barista porta la sua professionalità - e la sua personalità - dove viene richiesta».

Anche i prodotti venduti nel locale potranno essere pensati e progettati per una vendita e un consumo a casa: «Penso ad alcune specialità che si trovano solo nel bar: una particolare birra che uno ha voglia di bersi anche a casa, magar iservita in una confezione con uno stuzzichino fatto apposta. Ma anche gli ingredienti per riprodursi una ricetta».

...e quella virtuale

«Comunicazione e condivisione diventano attività ancora più strategiche - afferma Triani -. Una presenza sul web e sui social di qualità diventa sempre più importante, come strumento per dare continuità alla relazione con il cliente. Questo implica la necessità di profilare il cliente, sapere chi è e come raggiungerlo. Non per bombardarlo di comunicazioni inutili, ma per fargli conoscere le cose che fate che possono interessarlo». Tra le possibili idee, un appuntamento fisso da programmare nel giorno di chiusura del locale dedicato alla creazione di una ricetta o a un approfondimento su un prodotto, o la creazione di un "bar virtuale" in 3D dove il cliente può entrare e scegliere il drink che andrà a consumare nel locale.

«Un'altra chiave interessante - afferma Triani -, soprattutto per chi si rivolge a una fascia di clientelq giovane, è il gaming: creare sul proprio sito dei giochini che appassionino i clienti, con magari in palio qualche consumazione nel locaele».

Idee buone, ma fuori portata per molti locali con pochi soldi e tante cose da fare? «Anche qui la condivisione può essere una soluzione - suggerisce Triani -: si potrebbe pensare a un social media manager condiviso tra più locali della stessa zona ma che magari si ivolgono a pubblici differenti: una caffetteria, un cocktail bar, una pasticceria, un ristorante».
Un modo per dividere i costi e moltiplicare le collaborazioni e gli scambi.

Cocktail delivery: il nostro manuale di istruzioni per i bar

La consegna a domicilio spiegata dal nostro team di esperti - Steve Howard Pixabay
La consegna a domicilio spiegata dal nostro team di esperti - Steve Howard Pixabay
Cocktail Delivery. Bargiornale - col contributo del suo team di esperti in materia legale, fiscale e igienico-sanitaria - è pronta a sciogliere ogni vostro dubbio.

In questi giorni sono sempre più numerosi i bar che hanno intrapreso una attività di consegna a domicilio di cibo, bevande alcoliche e cocktail pre-miscelati pronti all'uso. Tanto numerosi quanti sono state le domande sulla fattibilità e le procedure da attuare per effettuale questo servizio in totale sicurezza ed adempienza agli obblighi legali, fiscali e igienico-sanitari. Avvalendoci del parere di professionisti per ognuno di questi ambiti, facciamo una volta per tutte chiarezza su come muoversi per attivare il proprio servizio di cocktail delivery. Tanto per tranquillizzare gli animi, alla domanda: “si può fare?” la risposta – nella maggior parte dei casi – è affermativa. Vediamo come.

Come ci spiega il nostro esperto Sergio Ghisoni dell'Ordine dei Commercialisti di Milano, occorre prima di tutto comprendere quale sia la normativa relativa alle differenti tipologie di attività di vendita e somministrazione di alimentari e bevande. Questa ha un quadro di leggi valido su tutto il territorio nazionale, che però è influenzato da norme regionali e comunali. Prima di tutto va quindi chiarito tramite l'ufficio del SUAP (Sportello Unico delle Attività Produttive) del nostro Comune se la licenza che abbiamo nel nostro bar copre anche le attività di consegna. Nella maggior parte dei casi lo sarà, ma non in tutti.

Un bar generalmente ha una licenza di “somministrazione”, dunque di cessione per un consumo sul posto di alimenti o bevande lavorate e servite all'interno dei proprio locali, con facoltà di asporto. Questo genere di esercizio pubblico ha una aliquota IVA unica al 10%, che per esempio è diversa nel caso di negozi di vendita al dettaglio come le botteghe alimentari o le gastronomie e pizzerie al taglio, che hanno differenti aliquote a seconda del bene venduto (il pane ha per esempio una aliquota al 4% mentre il vino al 22%). In alcuni casi queste differenti modalità di servizio si sovrappongono, come quando un panettiere vende prodotti di gastronomia o un bar vende una bottiglia di vino da asporto. Anche in questo caso, la possibilità o meno di farlo, ricade sulla normativa regionale o comunale. Il consiglio è quindi, in presenza di una attività di vendita al dettaglio continuativa (come è il caso delle consegne a domicilio di bottiglie, cibo o cocktail), di inoltrare la segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta “SCIA”) e di predisporre il registratore di cassa con le diverse aliquote IVA (nel caso delle bevande alcoliche al 22%). Bisogna inoltre comunicare all'Agenzia dell'Entrate i codici Ateco della nuova attività secondaria che stiamo svolgendo.

Come abbiamo visto, negli esercizi di “somministrazione”, normalmente il cibo e le bevande possono essere ceduti anche per asporto. Ma può provvedere l'esercente a consegnarli direttamente? Sì, ma con le dovute precauzioni: gli operatori devono rispettare le norme di sicurezza stradale, sul lavoro e alimentare. I vani di carico dei veicoli e/o i contenitori isotermici devono essere puliti e a tenuta stagna e sottoposti a frequente sanificazione. I prodotti devono poi essere inseriti in ulteriori appositi contenitori (esempio buste di carta o di altri materiali) che devono restare integri durante il periodo di trasporto e consegna. Chi svolge la consegna deve essere dotato di attestato di sicurezza sul lavoro e HACCP (già in dotazione per chiunque lavori in un bar).

Chi consegna è inoltre responsabile delle verifiche che si attuano nella normale somministrazione di alcolici: divieto di vendita ai minori e persone in stato di ubriachezza, divieto di vendita al di fuori degli orari in cui è consentita la somministrazione di alcolici (anche in questo caso, le fasce orarie consentite variano su base comunale). L'attività di delivery da parte di un bar - sia essa di cibo, bottiglie intere o cocktail - è una attività considerata “secondaria” a quella di normale somministrazione, ed è qui che entrano in campo alcuni limiti per quanto riguarda i volumi di vendita: se l'imbottigliamento è preventivo, continuativo e per numeri di un certo rilievo, potrebbe configurarsi una attività di produzione di alcolici (l'attività di un liquorificio, che presuppone ben altri adempimenti). Allo stato attuale non ci sono dei limiti definiti con precisione. Sergio Ghisoni dell'Ordine dei Commercialisti di Milano ci spiega che non c'è una soglia precisa sancita per legge ma che “oltre certi quantitativi” l'attività diventa non una semplice consegna ma una produzione di liquori. Se però l'imbottigliamento avviene al momento e consegnato in breve tempo, si rientra in una normale somministrazione per asporto (con IVA al 10%, come se venisse consumato nel bar).

Dal punto di vista delle normative igienico-sanitarie, le attività di somministrazione non incombono in grosse complicazioni, poiché già per loro natura sono soggette a restrizioni e procedure più rigorose di quelle di vendita a dettaglio. Con Alessio Decina, tecnologo alimentare della società di consulenza milanese “Giubilesi&Associati”, percorriamo quali sono i passaggi per un corretto avviamento del servizio a domicilio.

Presupponendo che l'attività di consegna (cocktail delivery) si integri ad una attività già in essere, l'autorizzazione principale della Asl resta quella pre-esistente. Il piano di autocontrollo andrà però modificato in alcune sue parti: alcuni dei materiali ed oggetti per contatto alimentare che andremo ad utilizzare per le consegne potrebbero non essere presenti nel nostro piano di autocontrollo; se usate buste sottovuoto, bottiglie o contenitori per il trasporto di alimenti che in precedenza non avete mai utilizzato, questi dovranno essere aggiunti al vostro manuale Haccp. Va inoltre verificato, attraverso il fornitore dal quale li avete acquistati, che questi materiali siano idonei al contatto con gli alimenti e con l'alcool (alcune tipologie di buste per sottovuoto non lo sono, alcuni contenitori di plastica se a contatto con alcool rilasciano componenti tossiche, il cartone in determinate temperature si altera ed altera il cibo con cui è a contatto, e questi sono solo alcuni esempi). Va aggiornata poi la procedura di veicolazione, che consiste nella tempistica e nel controllo delle temperature che intercorrono tra la produzione e la consegna di un bene. Parlando di cocktail serviti in tempi brevi, siamo in presenza di prodotti che non necessitano particolari attenzioni nella conservazione soprattutto in termini di temperatura, poiché è l'alcool stesso a fungere da conservante. Nel caso siano presenti all'interno del miscelato alcuni elementi più facilmente deperibili come i succhi di frutta, vale il principio secondo il quale più alta è la concentrazione di questi e di conseguenza più bassa è la gradazione alcolica, e più sarà necessario accorciare i tempi di consegna. Per fare un esempio pratico: un Negroni in bottiglia chiusa può essere tenuto a temperatura ambiente anche un giorno intero, un Daiquiri dovrà essere consegnato quanto più vicino possibile al momento in cui viene prodotto. Ogni cocktail che viene consegnato (cocktail delivery) deve essere corredato di alcune specifiche di produzione: luogo di preparazione, dettaglio degli ingredienti all'interno, data di produzione, data di scadenza, gradazione alcolica finale e presenza di eventuali allergeni. Gli ingredienti possono non essere necessariamente descritti sul contenitore di consegna, e questo vale sia per il cibo che per i cocktail (per esempio possono semplicemente essere descritti sul menù, sia esso cartaceo che online).

Nei termini fin qui indicati, quelli relativi alla consegna a domicilio (cocktail delivery) fatta da esercizi con regolare licenza di somministrazione, non si incombe in un pagamento di accise, poiché queste sono già state “assolte”, ovvero già pagate al momento dell'acquisto delle bottiglie. Un dobbio sorge però leggendo il Testo Unico Accise, il quale all'articolo 29 disciplina la “trasformazione, condizionamento e stoccaggio di prodotti alcolici”. Secondo le domande che abbiamo posto direttamente all'Agenzia delle Dogane, per essere in regola occorre presentare richiesta specifica ai loro uffici regionali o comunali 60 giorni prima dell'avvio dell'attività (per approfondimenti leggere l'art. 20 del “Decreto Ministeriale 153 del Marzo 2001”https://assistenza.adm.gov.it/KnowledgeBases/Tel_Dogane_Proc_Accise/attach/Normativa/DM_27-03-2001_153_Depositi_fiscali.pdf ), in questo caso l'attività non può comunque prevedere uno stoccaggio e prevede la sola vendita a singoli privati. Come abbiamo detto, le accise in questo caso sono già state assolte, ma c'è ancora un vincolo, che se non rispettato è perseguibile per legge: Il nuovo prodotto, creato da assemblaggio di materie prime, deve avere un grado alcolico più basso di quello delle sue parti. In altre parole, il grado alcolico del cocktail finito non può essere superiore a quello che dovrebbe essere facendo un calcolo delle gradazioni degli ingredienti. È un caso molto particolare, avviene quando c'è una rifermentazione interna e di conseguenza la creazione di una gradazione alcolica maggiore di quella iniziale. Se questo processo è voluto e controllato, occorre segnalarlo all'Agenzia delle Dogane e seguire un iter per renderlo a norma. Se non è voluto avete sbagliato qualcosa dal punto di vista igienico, e quindi non avete letto attentamente quanto scritto sopra​

Riassumendo:

  • Chiarire presso il SUAP del Comune se la licenza in vostro possesso consente l'attività di consegna a domicilio
  • Inoltrare la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) all'Agenzia delle Entrate
  • Comunicare all'Agenzia delle Entrate i codici ATECO relativi alla nuova attività che andrete a svolgere
  • Fare richiesta presso l'Agenzia delle Dogane 60 giorni prima dell'inizo attività, per poter essere in regola con la “trasformazione, condizionamento e stoccaggio di prodotti alcolici”. Senza questo adempimento non è possibilile avviare l'attività di delivery.
  • Modificare, con la consulenza del vostro tecnologo alimentare, il piano di autocontrollo HACCP alle nuove procedure di veicolazione e ai recipienti utilizzati per il confezionamento
  • Ogni consegna deve essere corredata da alcune specifiche di produzione: luogo e data di produzione, ingredienti, data di scadenza, gradazione alcolica e presenza di allergeni.
  • La gradazione alcolica segnalata in etichetta deve essere verificata dell'Agenzia delle Dogane.
  • L'attività non può comunque prevedere uno stoccaggio e consente la sola vendita a singoli privati.

 

 

Il contributo per la sanità di Kimbo e Caffè Corsini

Kimbo e Caffè Corsini - contributo per la sanità
Kimbo, la torrefazione
Kimbo, vista esterna della torrefazione

Proseguono le iniziative messe in atto dagli operatori del mondo del caffè per aiutare le diverse parti coinvolte dal problema del Covid-19, in primo luogo le strutture e il personale sanitario. Così, la famiglia Rubino, titolare di Kimbo, ha deciso di offrire un supporto concreto e utile a una delle strutture sanitarie più coinvolte dal problema in Campania, l’ospedale Domenico Cotugno di Napoli, una struttura a indirizzo infettivologico ed epatologico con grande esperienza sul fronte delle emergenze sanitarie. Verrà fornito un impianto di telemetria, ovvero una strumentazione che consente il monitoraggio costante di cinquanta pazienti in terapia sub intensiva di parametri quali la saturazione di ossigeno e l’elettrocardiogramma. I dati sono inviati in tempo reale a una consolle centrale che permette agli operatori di controllare lo stato di salute dei pazienti, ricevendo alert qualora i dati non rientrino nei parametri corretti. L’apparecchiatura sarà dunque di supporto nelle cure dei pazienti che non hanno bisogno di un trattamento invasivo, ma che necessitano comunque di uno costante controllo delle funzioni vitali. «In un momento di grande difficoltà come quello che stiamo vivendo, l’azienda ribadisce la volontà di essere al fianco dei bisogni dei cittadini e del territorio, per cercare di preservare e difendere il bene più prezioso, la salute» ha ribadito Roberto Grasso, amministratore delegato della Torrefazione.

Caffé Corsini in Malattie infettive
Caffé Corsini in malattie infettive

Da parte sua, l’aretina Caffè Corsini ha consegnato capsule, macchinette, caffè macinato e cioccolato negli ospedali di Arezzo, Firenze, Grosseto, Massa, Livorno, Pisa, Pontedera, Siena e Versilia. «È il nostro piccolo contributo per ringraziare il personale sanitario per quanto sta facendo in questo momento così difficile per tutti noi» ha affermato il presidente Patrick Hoffer. L’operazione è avvenuta grazie alla collaborazione con la rete USL della Regione (Nord Ovest e Sud Est); e con le aziende ospedaliere di Careggi, Pisa e Siena. Il caffè, rispettando le volontà e le esigenze di ogni singola realtà, è stato portato non solo nei reparti Covid e di malattie infettive, ma anche a chi si occupa delle analisi di laboratorio e di farmacia, al pronto soccorso e in pneumologia.   

Tra le priorità di questo momento per la Corsini, c’è anche la sicurezza e la salute dei propri lavoratori che si è concretizzata con la stipula di una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti, sia operativi in azienda che in smart working. Questa assicurazione prevedere garanzie di diaria da ricovero, diaria per terapia intensiva e ulteriori tipi di assistenza in caso di contagio. L’azienda, che prosegue la produzione tutelando la salute dei propri lavoratori, si impegna anche per continuare a spedire in tutta Italia senza ritardi né restrizioni e ha lanciato una promozione sul proprio sito per gli acquisti online, per consentire di rifornirsi della propria scorta di caffè preferito.

css.php