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Il bilancio di due giorni di take away al Donminzoni 54 di Nino Conti

Sacchetti pronti per la consegna
Sacchetti pronti per la consegna

Rimanere con le mani in mano, accontentarsi del solito, non è una caratteristica degli imprenditori di Santarcangelo di Romagna (Rimini): il loro sapere guardare lontano ha dato più vantaggi nel complesso periodo che tutti attraversiamo. I locali dell’Emilia Romagna hanno ricevuto il permesso (Decreto n. 69 del 24 aprile 2020) di effettuare vendita per asporto in aggiunta all’attività di delivery. Abbiamo incontrato (ovviamente on line) Nino Conti che ci ha raccontato i primi due giorni di riapertura del Donminzoni 54, che ad oggi propone la sola caffetteria dalle 8,30 alle 12,30 (si attende un chiarimento sulla possibilità di vendere alcolici, che permetterebbe di allungare i tempi di apertura).

Nino Conti a Barista&Farmer in Colombia
Nino Conti

«Fortunatamente con i gestori di altri locali, avevamo messo a punto tempo fa la piattaforma di food delivery TocToc Santarcangelo che riunisce bar, gelaterie, pasticcerie e da aprile anche negozi di alimentari e farmacie. Alle consegne pensa il partner Pony Pony con i suoi fattorini. L’iniziativa non ha avuto un grande successo fino a quando la necessità l’ha resa preziosa, dandoci la possibilità di consegnare colazioni e aperitivi. In questo periodo, inoltre, mi ha stupito il numero sostenuto di richieste delle preparazioni a filtro realizzate con specialty coffee».

Dal 20 aprile ha poi preso il via l’asporto: il cliente deve contattare via telefono oppure mandare un messaggio su WhatsApp o sul sito per prenotare il ritiro (la consumazione non può essere effettuata nel locale, nemmeno al suo esterno). In base all’ordinazione gli orari vengono scaglionati da 5 minuti in su, a seconda che si tratti di un semplice espresso o di una consegna più articolata.

«In questi giorni lavoro con un collaboratore: io alla macchina, lui alla cassa, così non si hanno problemi col maneggiare il denaro - riprende Nino Conti -. Penso che offrire modalità di pagamento digitale (che noi già offriamo per il delivery) possa aiutare a fare vendite in più: molti sono spaventati dal contatto con il denaro. Da parte nostra, abbiamo la mascherina, i guanti, curiamo con particolare attenzione la pulizia e l’igiene. Sono fortunato perché vicino al locale ci sono parecchi negozi e la mattina si formano file anche lunghe. A chi aspetta viene spontanea la voglia di un espresso o una colazione. Quando entrano le persone sono un po’ sperse: vedono il locale aperto, chiedono “posso?” e allora spieghiamo le nuove modalità per acquistare al bar. Anche per noi del resto è tutto nuovo e più complesso: c’è sempre la paura che possa scappare qualche dettaglio e poi il cliente osserva ogni particolare come non ha mai fatto, controllando se si sta facendo tutto a norma; non è facile».

I riders di Pony Pony
I riders di Pony Pony

Le vendite per ora si attestano tra il 20 e il 30% rispetto alle mattine che hanno preceduto la pandemia, un numero che potrà crescere quando diminuirà la paura che molti hanno ad entrare nel locale. Per questo si sta pensando all’acquisto di un banco mobile da porre all’esterno, al fine di andare incontro al cliente, offrirgli ciò che desidera con una modalità che lo rasserena. Tra l’altro l’associazione commercianti locale Città Viva Santarcangelo si è mossa per chiedere agevolazioni al fine di ottenere la possibilità di occupare una maggiore superficie esterna al locale, che verrebbe data in parte in concessione gratuita, al fine di dare ai clienti maggiori possibilità di fermarsi all’esterno, quando ci sarà la riapertura prevista per il primo giugno. In attesa di chiarimenti la ricerca punta sulle soluzioni più pratiche e meno impattanti per assicurare pulizia e igiene, protezione e un servizio di qualità.

Un suggerimento per chi darà il via al take away dal 4 maggio? «Penso sia importante che tra operatori del bar e della ristorazione ci si aiuti, cercando di sfruttare ogni occasione che permetta di proseguire, la propria realtà di impresa, ognuno con le sue peculiarità”. Questa prima fase permette di comprendere come attrezzarsi, come muoversi, come trovare un nuova relazione con il cliente con ritmi più lenti, che consentono di comprendere la situazione e di organizzarsi e affrontare al meglio la riapertura.

Fipe lancia una petizione per riaprire i locali il 18 maggio

petizione Fipe

La decisione del Governo di rimandare al primo giugno la riapertura dei locali ha lasciato con l’amaro in bocca gli operatori del fuoricasa. Un altro mese e più di chiusura forzata delle attività che aggrava ulteriormente la situazione di tante imprese del settore, mettendone a rischio la sopravvivenza con conseguenze pesanti sul piano economico e occupazionale anche su tutta la filiera. E al Governo, per la precisione al Presidente del consiglio Giuseppe Conte è rivolta la petizione lanciata da Fipe per chiedere di anticipare la riapertura di bar e ristoranti al 18 maggio.

Un’iniziativa, che in poche ore dal lancio ha raccolto già oltre 10.000 firme, con la quale la Federazione italiana dei pubblici esercizi intende, ancora una volta, fare presente lo stato di sofferenza e di angoscia che vivono le imprese del comparto. Nel suo appello Fipe lamenta anche il ritardo nell’attuazione delle misure di sostegno annunciate per il comparto, ritardi che penalizzano ancora di più le piccole realtà, che rappresentano la stragrande maggioranza delle imprese del settore.

Ecco il testo completo della petizione

Apriamo bar e ristoranti il 18 maggio

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Giuseppe Conte e al Governo

Le 300.000 imprese di pubblico esercizio (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, gelaterie, ecc.), con 1,2 milioni di addetti e 46 miliardi di valore aggiunto chiedono di poter riprendere l’attività lunedì 18 maggio 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura.

Lo chiedono anche a nome di una filiera fatta di allevatori, agricoltori, pescatori, casari, trasportatori, e poi enologi, vignaioli, imbottigliatori, magazzinieri, trasformatori artigianali e industriali perché la crisi della ristorazione è anche la crisi di questa filiera.

Dall’11 marzo siamo costretti all’inattività, qualcuno da prima ancora per effetto dei provvedimenti che anticipavano la chiusura già alle 18. Abbiamo appreso che saremo anche gli ultimi a poter riaprire il prossimo 1° giugno aggravando le già pesanti perdite fin qui accumulate.

Oltre a ciò, i nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare e le misure straordinarie preannunciate restano, per il momento, solo buone intenzioni.

Forse non è chiaro che così si mettono a rischio migliaia di imprese e centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti. Sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi mentre non è noto quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto delle stesse indicazioni che vengono dall’Inail secondo cui i pubblici esercizi sono attività a basso rischio e del serio protocollo che la categoria ha messo a punto per riaprire in sicurezza.

Uno Stato giusto si misura dalla capacità di prendersi cura delle piccole imprese, perché le grandi imprese quasi sempre hanno strumenti ed organizzazione per fare da sole.

Chiediamo di metterci nella condizione di poter aprire le nostre imprese fin dal 18 maggio e di garantirci adeguate misure di sostegno per superare questa drammatica crisi.

Qui per sottoscrivere la petizione

Celebra la vita e la fiducia nell’Italia il nuovo spot tv di Nardini

spot Nardini

Celebra l’amore per la vita e la capacità di affrontare e superare in maniera positiva i momenti di difficoltà la nuova campagna tv di Distilleria Nardini. Uno spot, on air per due settimane sui canali Rai, con la quale la più antica distilleria d’Italia, fondata nel 1779, intende sottolineare il suo legame con l’Italia e ribadire la volontà di rialzarsi sempre e comunque. Una campagna che vuole essere anche un messaggio di speranza e di fiducia nella ripartenza del Paese, messo a dura prova da questo lungo periodo di emergenza sanitaria.

A esprimere questi valori, propri anche dell’identità dell’azienda, i tanti protagonisti al centro del girato pubblicitario, prodotto dallo Studio Perazza di Roncade (Treviso), che ne ha curato anche la creazione, mentre la pianificazione sui media è a cura di Hub09. A partire, ovviamente, dalla Grappa Nardini, la prima grappa d’Italia, per proseguire con le materie prime, le preziose vinacce con la quale viene creata, e le maestranze del mastro distillatore, che con la loro opera permettono di realizzare un prodotto di alta qualità. E, ancora, Bassano del Grappa, a evidenziare il legame con il proprio territorio, con la ripresa dall’alto del Ponte degli Alpini, dove sorge la storica Grapperia, headquarter dell’azienda, e simbolo della città e luogo che sancisce la forte unione del brand con lo spirito alpino. Un legame centenario che risale al periodo della Grande Guerra, combattuta per lo più tra le montagne del Veneto, Trentino e Friuli, quando la grappa bianca di Nardini era diventata per le truppe alpine un vero e prezioso bene di conforto. Infine, il Tricolore, a valorizzare il carattere italiano della distilleria.

Guarda lo spot

Birrificio Bari aiuta la città producendo gel disinfettante per mani

Gel disinfettante per mani del Birrificio Bari

Birrificio Bari ha riconvertito una linea di produzione per l'imbottigliamento di gel disinfettante per mani da donare al Comune di Bari e alle strutture sanitarie del capoluogo pugliese. Attivato il servizio delivery "Birra a Casa".

Dopo una lunga esperienza nei laboratori farmaceutici di una multinazionale francese, l'esuberante biologa Paola Sorrentino ha deciso, insieme con il marito Mimmo Loiacono, di dare vita nel 2015 al Birrificio Bari. Grazie alla preparazione conseguita al Cerb (Centro di ricerca per l'eccellenza della birra) dell'Università di Perugia, il debutto delle specialità birrarie messe a punto dalla biologa-mastrobirraio ha avuto così tanto successo da richiedere una nuova e moderna sede, messa a disposizione dalla Fiera del Levante all'interno della storica struttura fieristica (padiglione 126), non lontana dalla scenografica Fontana Monumentale (Lungomare Starita 4).

Organizzato su due livelli per un totale di 650 mq, il birrificio ha dedicato il piano terra agli impianti di produzione (capacità 2mila litri a cotta) e all'area degustazione (aperta anche a mezzogiorno) con una ricca scelta gastronomica in abbinamento alle birre ispirata alla cucina locale e ai suoi prodotti, area che si avvale anche di un ampio spazio esterno tipo beer garden. Al piano superiore invece è stata attrezzata una zona didattica dove regiolarmente vengono organizzati corsi di fiormazione food & beverage. E non manca uno spazio dedicato a un originale Museo della Birra. Da segnalare la pagina Facebook ricca di immagini.

Un gel disinfettante firmato Oms
La costante attenzione ai problemi sociali ha convinto facilmente Paola Sorrentino e a Mimmo Loiacono a riconvertire una linea di produzione birraria all'imbottigliamento di 100 litri di gel disinfettante per mani, secondo la ricetta Oms (Organizzazione mondiale della sanità) a base di alcol, glicerina, acqua distillata e acqua ossigenata, da donare in esclusiva al Comune di Bari e alle strutture sanitarie del capoluogo pugliese, in occasione dell'attuale pandemia Covid-19. Il gel ovviamente non poteva che essere confezionato in bottiglie di birra da 50 cl. L'operazione è stata realizzata in collaborazione con Cna (Confederazione nazionale artigianato) dell'Area Metropolitana di Bari e con l'Associazione De Gustibus Vitae di Bari.

Servizio "Birra a Casa"
Allo stesso tempo è stato attivato il servizio "Birra a Casa" per permettere la continuazione della produzione e non far venir meno il rifornimento del mercato. A consegna gratuita, il servizio è rapido e richiede un minimo di due cartoni (anche uno solo per Bari città). Le birre sono proposte in bottiglie in vetro da 33 o 50 cl (normalmente anche in fusti key keg da 20 litri) a seconda delle tipologie.

La gamma delle birre
La produzione di Birrificio Bari si articola attualmente in tre linee: San Nicola 1087, Ipa Mollo Tutto e Speciali.
Il marchio San Nicola 1087 ricorda l'anno in cui, le reliquie di San Nicola (Santo Patrono dei marinai) furono sottratte alla furia degli invasori turco-musulmani dalla chiesa di Myra (Turchia meridionale) dove San Nicola era stato vescovo e traslate a Bari da un gruppo di marinai cristiani, dove ancor oggi sono venerate nella grande basilica a lui dedicata.
La linea San Nicola 1087 comprende la lager Nicolaiana (5,7% alc), la pilsner Originale (5,3% alc) e la coffe stout Arabica (5% alc) realizzata in collaborazione con torrefazione barese Saicaf.
La linea Mollo Tutto Ipa comprende la session Ipa Bionda (5,2% alc) e la doppelbock Rossa (7,5% alc), caratterizzate dall'impiego dell'aromatico luppolo americano Cascade.
Solo in bottiglie 33 cl, la linea Speciali comprende la golden ale Cotta di Te (6% alc), la saison Meridionale La Bionda del Sud (5% alc, aromatizzata con Arance del Gargano Igt e germogli di borragine), la black Ipa "rock" KTSM (7,5% alc) e la lemon golden ale LemonFrè (5% alc).

 

Asporto, le regioni procedono in ordine sparso

Dal 4 maggio via all'asporto di cibo per bar e ristoranti. Ma l'ordinazione dovrà essere fatta esclusivamente prenotando via telefono o attraverso l'on line. E le bevande? Tranne per il Friuli e alcuni comuni della Toscana, non sono previste

Il recente DPCM del 26 aprile 2020 ha inteso, a norma dell’art. 1, comma 1. lett. aa), rimettere in moto, sebbene a giri ridotti, l’universo dei bar e dei ristoranti, dando una valvola di sfogo in più aggiuntiva all’opzione del delivery. Si potrà infatti proporre, a partire dal prossimo 4 maggio, l’asporto. Ma, attenzione, prima di organizzarsi occorre badare molto bene a quello che è già stato deciso e si deciderà in queste ore perché le regioni hanno facoltà di rendere, almeno in teoria, più dure (non più morbide) le misure decise dal Governo (in allegato riproponiamo le ordinanze delle regioni che fino ad oggi hanno “legiferato” in materia). Per rispondere ai tanti quesiti giunti in redazione e stando al tenore letterale delle norme contenute nelle ordinanze finora emesse, nella larga maggioranza dei casi s’intende asporto di cibo e non di bevande. Tuttavia, non mancano le eccezioni. Ad esempio, alcuni comuni della Toscana, tra i quali Firenze, hanno dato un’interpretazione estensiva dell’ordinanza regionale, ammettendo anche il take away delle bevande.

I casi Friuli Venezia Giulia e Puglia

Da segnalare, poi, il caso del Friuli Venezia Giulia che, ad oggi, è l’unica regione che ammette esplicitamente il take away di cibo e bevande e che ha valutato, come si legge nell'ordinanza “l’opportunità di assimilare la vendita per asporto, da parte degli esercizi di somministrazione di alimenti e da parte delle attività artigiane, alla vendita di prodotti alimentari da parte degli esercizi commerciali, senza aggravio di rischi rispetto alla consegna a domicilio, sul presupposto che le garanzie igieniche offerte nel primo caso siano a maggior ragione garantite dal consumatore al momento dell’asporto”. In effetti, il paradosso è che mentre per il delivery è consentita la consegna a domicilio di cibo e bevande, per l’asporto tale possibilità è limitata al solo cibo. «In linea di principio si dovrebbe intendere con il termine "asporto" l'asporto di un pasto - puntualizza Renato Cavalli, presidente di Prassicoop ed esperto di legislazione commerciale -: pasto che dovrebbe contemplare oltre al cibo anche la bevanda. Ma occorre attenersi al dettato delle ordinanze anche perché gli eventuali accertamenti, che verranno effettuati dalla polizia locale, avranno come punto di riferimento proprio i dettati delle ordinanze». A proposito di dettati delle ordinanze, quello appena emanato della regione Puglia autorizza la ristorazione per asporto specificatamente anche per i bar senza però precisare se si tratti di asporto di cibo e/o di bevande. In linea di principio, visto che si parla di ristorazione per asporto, le bevande dovrebbero essere incluse.

Prenotazioni telefoniche o on line

Un altro punto che ha sollevato quesiti è quello relativo alla modalità dell’ordinazione. Anche in questo caso, la linea guida che si desume dalle ordinanze regionali finora emesse è che l’asporto sia possibile solo per i prodotti e per le consegne precedute da ordinazioni on line e via telefono. Su questo punto, la Regione Veneto, ha chiarito anche che “ai fini dei controlli la prenotazione deve essere adeguatamente documentata dall’esercente e/o dall’utente». La stessa Regione Veneto ha altresì chiarito che il termine ove possibile ("si può vendere cibo da asporto e ove possibile l'ordinazione va fatta online o telefonicamente") va interpretato nel senso che si può vendere cibo da asporto soltanto ove sia effettivamente possibile fare l'ordinazione online o telefonica dei prodotti alimentari. Da segnalare, però, che nel dettato dell'ordinanza della regione Puglia non si vincola l'asporto alla prenotazione telefonica o via on line. Si desume, quindi, che si tratti di un asporto tradizionale sempre però con divieto di consumazione all'interno e all'esterno del locale.

Spostamenti solo per necessità o urgenze

Infine, altro tema dibattuto è quello degli spostamenti verso quegli esercizi che effettuano il servizio d’asporto, magari ubicati in un Comune diverso da quello di residenza. Spostamenti che, come sappiamo, devono obbedire, anche nella cosiddetta Fase 2, a comprovate esigenze lavorative, motivi di salute, assoluta urgenza, situazione di necessità o che si rendano necessari per visitare i propri parenti e congiunti. Ad esempio, spostarsi in un altro Comune per prendere una vaschetta di gelato d'asporto, piuttosto che una pizza d’asporto, non rientra nelle fattispecie consentite. Sono, invece, consentiti gli spostamenti per l’approvvigionamento di generi alimentari nel caso in cui il punto vendita più vicino e/o accessibile alla propria abitazione sia ubicato nel territorio di altro Comune. «È chiara l’intenzione - sottolinea Cavalli - di limitare al massimo, almeno fino a quando permarrà questa situazione di emergenza, gli spostamenti delle persone e di ammettere solo quelli indispensabili o urgenti: ad esempio, fare la spesa di generi alimentari non solo è una situazione di necessità, ma implica anche l'assoluta urgenza dell’acquisto».

Ordinanza del Presidente della giunta regionale toscana n. 41 del_22-04-2020

Ordinanza del Presidente della giunta regionale Abruzzo n 46-2020

Ordinanza del Presidente della giunta regionale Veneto n. 42 del 24 aprile 2020

Ordinanza Liguria n. 22 del 26_aprile_2020

Decreto presidente giunta regionale Marche n.126 del 26 aprile 2020

Decreto presidente giunta regionale Emilia Romagna n 69 del 26 aprile 2020

Ordinanza presidente regione Friuli Venezia Giulia n 11_PC del 26 aprile 2020

Ordinanza regione Valle d'Aosta n 183 del 27 aprile 2020

Ordinanza presidente provincia autonoma di Trento n 228

Ordinanza presidente provincia autonoma di Bolzano n. 23 del 26 aprile 2020

Ordinanza regione Puglia n. 214 del 28 aprile 2020 

Vanzan: dal bagno di folla sui social a un libro a supporto degli ospedali

Bargiornale TV incontra Bruno Vanzan che ha lanciato il nuovo libro “La 40ena in casa Vanzan” (40ena.brunovanzan.com): 150 pagine in cui l’autore, noto volto tv per “I menu di benedetta”, “La prova del Cuoco”, “Grande Fratello VIP” e ideatore del format tv “Cocktail House”, si racconta e apre la sua casa. «Questo libro - spiega Vanzan - ha un duplice scopo: da un lato imprimere su carta un ricordo bello, positivo, dei nostri cocktail e delle nostre dirette (#acasaconvanzan) durante il periodo di quarantena. Dall’altro lato, il più importante, aiutare strutture ospedaliere a noi vicine come il Policlinico di San Donato Milanese e l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. A tutti coloro che si stanno sacrificando per noi vanno i miei pensieri e i miei più sinceri ringraziamenti. Insieme ce la faremo».

Via libera al cibo d’asporto in Toscana, Abruzzo, Veneto, Marche, Emilia, Friuli, Valle d’Aosta, Puglia e a Trento

asporto
Foto di StockSnap da Pixabay

Dal 24 aprile le imprese della somministrazione della Toscana, dell'Abruzzo e del Veneto potranno attivare il servizio di vendita d’asporto. Possibilità prevista anche in Liguria, Marche, Emilia Romagna  e Valle d'Aosta dal 27, in Puglia dal 28 e a Trento e nella sua provincia dal 29 aprile. L’ok al take away è contenuto nelle ordinanze siglate dai rispettivi presidenti delle giunte regionali e dal presidente della provincia autonoma di Trento (trovate i documenti completi, da scaricare, in fondo all’articolo).

Per quanto riguarda la Toscana, la vendita per asporto, precisa il punto 1 dell'ordinanza 41 del 22 aprile 2020, dovrà essere effettuata «previa ordinazione on-line o telefonica». Inoltre, i locali che vogliono attivare il servizio dovranno garantire «che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano per appuntamenti, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all'esterno e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta, assicurando che permanga il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento della merce». I clienti, dunque, potranno accedere all’interno del locale solo per ritirare e pagare quanto ordinato, quindi non per ordinare e consumare, in quanto, si sottolinea al punto 2, resta vietata ogni forma di consumo sul posto».

Attenzione, però. La vendita per asporto è consentita solo per il cibo, non per le bevande. in un comunicato, Regione Toscana ha infatti chiarito che la possibilità di attivare il servizio è prevista «soltanto per gli esercizi di somministrazione di alimenti, escludendo però gli esercizi che somministrano bevande o, nel caso somministrino entrambi, ha limitato  la possibilità di vendita per asporto soltanto agli alimenti».

Abruzzo: via libera al take away fino al 3 maggio

Simile il documento emanato in Abruzzo (ordinanza 46 del 23 aprile 2020), che consente il take away fino al 3 maggio. Anche in questo caso il servizio è permesso per le sole vivande e con ordinazioni effettuate esclusivamente per telefono oppure online. Così come è consentito l'ingresso all'interno del locale di un solo cliente per volta, mediante appuntamenti dilazionati nel tempo, e solo per il tempo strettamente necessario per il ritiro e il pagamento dei prodotti.

I locali, inoltre, dovranno osservare le misure di prevenzione contenute nell’allegato 5 del Dpcm 10 aprile 2020, ovvero:

  • il mantenimento del distanziamento interpersonale in tutte le attività e le loro fasi;
  • la garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza almeno due volte, e di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria;
  • ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani;
  • utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque in tutte le possibili fasi lavorative, laddove non sia possibile garantire il distanziamento interpersonale;
  • uso dei guanti “usa e getta” nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande;
  • fornire adeguata informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata.

Ok all'asporto anche in Veneto

Asporto limitato al solo cibo anche per il Veneto. L'ordinanza 42 del 24 aprile 2020 dice che la vendita «sarà effettuata, ove possibile, previa ordinazione on-line o telefonica», dove per "ove possibile" la Regione ha chiarito che è da intendersi "solo dove possibile fare l'ordinazione per telefono oppure online". occorre inoltre garantire «che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano dilazionati nel tempo e comunque, negli spazi esterni anche di attesa, nel rispetto del distanziamento di un metro tra avventori e con uso da parte degli stessi di mascherina e guanti o garantendo l'igiene delle mani con idoneo prodotto igienizzante». Nei locali può accedere un cliente per volta, «con mascherina e guanti o garantendo l'igiene delle mani con idoneo prodotto igienizzante» e solo per il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento. In più, «gestore ed addetti devono essere muniti di mascherina e guanti».

In Liguria permesso anche l'asporto drive throught

Dal 27 aprile la vendita di cibo d'asporto è consentita anche in Liguria «ove possibile», previa ordinazione on-line o telefonica, garantendo che gli ingressi per il ritiro dei prodotti ordinati avvengano dilazionati nel tempo e con l'accesso al locale consentito a un solo cliente per volta e solo per il tempo necessario al ritiro e pagamento dei prodotti, con divieto di consumo sul posto. Anche in questo caso, inoltre il servizio deve essere espletato nel rispetto delle misure di prevenzione contenute nell’allegato 5 del Dpcm 10 aprile 2020.

In più l'ordinanza 22 del 26 aprile 2020, consente l'asporto anche «in quegli esercizi di ristorazione per i quali sia prevista l’ordinazione e la consegna al cliente direttamente dal veicolo», il cosiddetto “drive throught”. 

Asporto e drive throught nelle Marche e in Emilia 

Le stesse modalità di erogazione del servizio sono previste nelle Marche e in Emilia Romagna. Le due regioni, rispettivamente, con il decreto 126 del 26 aprile 2020 e il decreto 69 del 24 aprile 2020, hanno permesso il take away del cibo a partire dal 27 aprile, ma «esclusivamente previa ordinazione on-line o telefonica», consentendo il servizio anche ai locali che prevedono l’ordinazione e la consegna al cliente direttamente dal veicolo.

In Friuli ok all'asporto anche per le bevande

È datata 26 aprile l'ordinanza 11/Pc che dà il via libera all'asporto, con prenotazione da remoto, e al drive throught in Friuli, a partire dal 27 aprile fino al 3 maggio, ma con una rilevante novità rispetto ai provvedimenti adottati dalle altre regioni. Il documento ha esplicitamente previsto la possibilità di effettuare la vendita take away anche delle bevande, non solo del cibo. Gestori e addetti al servizio devono essere muniti di mascherina e guanti e dovranno accogliere nel locale un solo cliente per volta, su appuntamento, solo per ritirare e pagare la merce, rispettando le misure di prevenzione dell’allegato 5 del Dpcm 10 aprile 2020 su ricordate.

Anche la Valle d'Aosta dice si al take away 

In Valle d'Aosta via libera al take away del solo cibo dal 27 aprile. L'ordinanza 183 emanata nella stessa data prevede ordinazioni online o per via telefonica e il ritiro dei prodotti su appuntamento. In caso di attesa all'esterno dei locali,  i clienti dovranno rispettare la distanza di un metro tra loro interpersonale e indossare guanti e mascherina. gli stessi dispositivi di protezione individuale sono prescritti per gli operatori all'interno del locale o nelle parti riservate alla vendita, dove dovrà essere disponibile per i clienti del gel igienizzante.

In Puglia permesso l'asporto anche delle bevande 

L'ordinanza 214 del 28 aprile permette il take away sul territorio pugliese a partire dalla stessa data. «Con efficacia immediata, sino al 17 maggio 2020, è consentita la ristorazione con asporto da parte degli esercizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie)», recita il provvedimento. Nell'interpretazione del testo data da Fipe, l'asporto è consentito anche per le bevande. l'ordinanzaq prosegue elencando le condizioni alle quali i locali devono attenersi per poter fornire il servizio: «l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi».

A Trento si parte dal 29 aprile

Dal 29 aprile l'asporto è permesso anche nel territorio della provincia di Trento, capoluogo compreso, ma solo per il cibo. L'ordinanza n. 228940/1 del 25 aprile prescrive che le ordinazioni vengano effettuate ove possibile con ordinazione online o telefonica e che gli ingressi per il ritiro dei prodotti avvengano per appuntamento, dilazionati nel tempo, e consentendo nel locale la presenza di un cliente alla volta e solo per la consegna e il pagamento. Mascherine e guanti sono obbligatori per gli operatori che vengono in contatto con i clienti, ma anche i clienti devono indossare la mascherina prima di entrare nei locali. Il servizio sarà regolato in modo puntuale da specifiche linee guida che la Provincia emanerà nei prossimi giorni.

Fipe e Fiepe: estendere l‘asporto ai locali di tutta Italia

Alle nuove misure adottate dalle tre regioni plaudono Fipe Confcommercio (Federazione italiana pubblici esercizi) e FiepeT Confesercenti (Federazione italiana esercenti pubblici e turistici), le principali organizzazioni del settore della somministrazione. «Il take away è la soluzione più efficace per far ripartire ristoranti, bar e locali nella sicurezza di tutti, dipendenti e clienti», scrivono in una nota congiunta, nella quale chiedono che tale possibilità venga estesa ai locali di tutta la Penisola.

«Nella fase di riapertura di fabbriche e uffici, la consumazione al di fuori dei locali svolgerà ancora un ruolo cruciale. La consegna a domicilio, però, non basta. È fondamentale dunque che ristoranti e bar possano riprendere anche la vendita d’asporto, per garantire il servizio con maggior sicurezza, visto che il take away riduce drasticamente il rischio di assembramenti», la richiesta delle due organizzazioni.

Del resto, fanno notare, la facoltà di vendita d’asporto è già concessa in molti importanti Paesi europei, tra i quali Francia, Germania, Danimarca, Regno Unito, Irlanda, Svizzera, Turchia e Olanda. Anche l’Italia dovrebbe adeguarsi velocemente a beneficio sia delle imprese sia dei cittadini.

Ordinanza del Presidente della giunta regionale toscana n. 41 del_22-04-2020

Ordinanza del Presidente della giunta regionale Abruzzo n 46-2020

Ordinanza del Presidente della giunta regionale Veneto n. 42 del 24 aprile 2020

Ordinanza Liguria n. 22 del 26_aprile_2020

Decreto presidente giunta regionale Marche n.126 del 26 aprile 2020

Decreto presidente giunta regionale Emilia Romagna n 69 del 26 aprile 2020

Ordinanza presidente regione Friuli Venezia Giulia n 11_PC del 26 aprile 2020

Ordinanza regione Valle d'Aosta n 183 del 27 aprile 2020

Ordinanza presidente regione Puglia 214 del 28 aprile 2020

Ordinanza presidente provincia autonoma di Trento n 228

 

Il 28 aprile alle 21 insegne accese in tutta Italia

Domani 28 aprile, il neonato Movimento Imprese Ospitalità organizza Risorgiamo Italia, un grande flashmob a cui hanno aderito più di 90.000 di imprenditori e lavoratori del mondo Horeca e dei locali di pubblico spettacolo. Alle 21 si accenderanno le insegne e le luci di locali di tutta Italia. «Vogliamo esprimere con un gesto simbolico - dicono gli organizzatori - la nostra volontà di tornare in piena attività. Produrre, generare occupazione e regalare emozioni sono la nostre vocazioni, assicurare un contributo produttivo al sistema paese, la nostra missione. Dalle vetrine e su i prospetti di ogni locale sarà visibile un cartello di unione ed esortazione #risorgiamoitalia. Ognuno manifesterà la propria protesta con foto, video messaggi ed atti dimostrativi al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica alle ragioni della nostra causa comune». Bargiornale Tv ne parla con Alfredo Zini, portavoce per la Lombardia del Movimento Imprese Ospitalità.

Riapertura il 1° giugno, dal 4 maggio solo take away

pasticceria vetrina generica

Serrande su anche per pasticcerie e gelateria, ma soltanto a metà. Solo, cioè, per consentire il take away. La vera riapertura dei locali è prevista il 1° giugno. La conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, svoltasi ieri 26 aprile, ha segnato un piccolo passo nel graduale ritorno alla normalità. Anticipando i contenuti del nuovo Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, il Dpcm del 26 aprile 2020 (trovate il testo da scaricare in fondo all’articolo), il premier ha annunciato che dal 4 maggio bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie potranno permettere ai clienti di mettere piede nei locali, ma solo per ritirare il pasto ordinato (art. 1 comma aa). Quindi solo possibilità di take away, possibilità che già alcune regioni avevano concesso a partire dal 24 aprileche si aggiunge alla possibilità del delivery già praticata dai locali di ogni categoria. Come detto, la data della riapertura vera e propria, con le modalità che verranno indicate, non sarà il 18 maggio come sperato, ma il 1° giugno.

File ordinate, mascherine e rispetto delle distanze

L'asporto dovrà comunque seguire regole precise che potranno essere modificate in senso restrittivo nelle singole regioni. La scena all’esterno dei locali dovrà essere simile a quelle che si vedono davanti ai supermercati: niente assembramenti ma file ordinate di persone con la mascherina e nel rispetto della distanza sociale. I clienti entreranno uno alla volta per il ritiro dell’ordine effettuato tramite telefono o app e non potranno consumarlo nei pressi del locale. Rimanendo l’obbligo dell’autocertificazione sorge il dubbio su come il cliente dovrà giustificare la sua uscita per recarsi in un locale: potrà genericamente indicare che sta andando a fare la “spesa” o dichiarare che va a ritirare il suo pasto da asporto?

Fipe: «Così il settore rischia il fallimento»

Un altro mese d’attesa dunque per la piena ripresa delle attività dei locali. Una decisione che non ha lasciato soddisfatta la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, che in una nota ha espresso il disappunto per la scelta, denunciando anche i ritardi nell’adozione delle misure a sostegno del settore. «I nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno – si legge nella nota -. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi». «Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro - prosegue la nota -. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo». Nota che si chiude con un accorato appello a far presto, perché senza un sostegno immediato e concreto il comparto rischia il tracollo. «Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i Pubblici Esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza». DPCM 26 aprile 2020 

Locali: si apre l’1 giugno. Dal 4 maggio via libera all’asporto

La conferenza stampa di Giuseppe Conte, svolta ieri 26 aprile, ha segnato un piccolo passo nel graduale ritorno alla normalità. Anticipando i contenuti del nuovo Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, il Dpcm del 26 aprile 2020 (trovate il testo da scaricare in fondo all’articolo), il premier ha annunciato che dal 4 maggio le saracinesche di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie si rialzeranno e i clienti potranno tornare a mettere piede nei locali, ma solo per ritirare il pasto ordinato (art. 1 comma aa). Quindi solo possibilità di take away, possibilità che già alcune regioni avevano concesso a partire dal 24 aprile, che si aggiunge alla possibilità del delivery già praticata dai locali di ogni categoria.

La data della riapertura vera e propria, con le modalità che verranno indicate, non sarà il 18 maggio come sperato, ma l’1 giugno.

Via libera all'asporto

La vendita per asporto dovrà comunque seguire regole precise che potranno essere modificate in senso restrittivo nelle singole regioni.
La scena all’esterno dei locali dovrà essere simile a quelle che si vedono davanti ai supermercati: niente assembramenti ma file ordinate di persone con la mascherina e nel rispetto della distanza sociale. Resta il divieto di consumare il cibo ordinato all'interno dei locali e di sostare nelle loro immediate vicinanze. In attesa che vengano specificate le misure che regoleranno il servizio vi rimandiamo a quanto già previsto dalle regioni che nei giorni scorsi hanno già permesso le vendite take away.

Rimanendo l’obbligo dell’autocertificazione sorge il dubbio su come il cliente dovrà giustificare la sua uscita per recarsi in un locale: potrà genericamente indicare che sta andando a fare la “spesa” o dichiarare che va a ritirare il suo pasto da asporto? Un chiarimento sarebbe utile.

Fipe: «Così il settore rischia il fallimento»

Un altro mese d’attesa dunque per la piena ripresa delle attività dei locali. Una decisione che non ha lasciato soddisfatta la Fipe, Federazione italiana pubblici esercizi, che in una nota ha espresso il disappunto per la scelta, denunciando anche i ritardi nell’adozione delle misure a sostegno del settore.

«I nostri dipendenti stanno ancora aspettando la cassa integrazione, il decreto liquidità stenta a decollare, oggi apprendiamo che potremo riaprire dal primo di giugno – si legge nella nota -. Significano altri 9 miliardi di danni che portano le perdite stimate 34 miliardi in totale dall’inizio della crisi».

«Forse non è chiaro che si sta condannando il settore della ristorazione e dell’intrattenimento alla chiusura. Moriranno oltre 50.000 imprese e 350.000 persone perderanno il loro posto di lavoro - prosegue la nota -. Bar, ristoranti, pizzerie, catering, intrattenimento, per il quale non esiste neanche una data ipotizzata, stabilimenti balneari sono allo stremo e non saranno in grado di non lavorare per più di un mese. Accontentati tutti coloro, che sostenevano di non riaprire, senza per altro avere alcuna certezza di sostegni economici dal Governo».

Nota che si chiude con un accorato appello a far presto, perché senza un sostegno immediato e concreto il comparto rischia il tracollo. «Servono risorse e servono subito a fondo perduto, senza ulteriori lungaggini o tentennamenti, sappiamo solo quanto dovremo stare ancora chiusi, nulla si sa quando le misure di sostegno verranno messe in atto. Tutto questo a dispetto sia del buon senso che della classificazione di rischio appena effettuata dall’Inail che indica i Pubblici Esercizi come attività a basso rischio. Questo nonostante la categoria abbia messo a punto protocolli specifici per riaprire in sicurezza».

DPCM 26 aprile 2020

#iotidovoce: Dario Gioco e la ecosostenibilità al bar

Dario Gioco presenta Sos Teniamo il Bar, progetto che mira a promuove le buone pratiche di ecosostenibilità al bar. Tra zero sprechi e produzione circolare.

Dario Gioco, dopo tre anni di lavori, ha elaborato un documento dal titolo “Sos Teniamo il Bar”. Il bar manager romano, 28 anni, appassionato di botanica, cucina e rugby racconta a Bargiornale Tv dei suoi argomenti basati su logiche di sostenibilità e anti-spreco. Come la produzione circolare, l’ecosostenibilità giornaliera, lo scarto come valore aggiunto, la creazione di un network urbano e di un orto urbano, il menu No Waste. Tutte buone pratiche che potranno tornare utili a tutti i bar al termine del lockdown. E se volete approfondire l'argomento lui è disposto a spiegarvi come. Seguiteci e scoprirete come.  

Prevenire i punti critici con lo “Hacccp” di Fabio Verona

Fabio Verona

In primo luogo vogliamo rassicurare i nostri lettori: quella “c” in più in Hacccp non è un errore, ma un adeguamento, che cerca di strappare un sorriso, al sistema di autocontrollo igienico-sanitario messo a punto per prevenire le contaminazioni alimentari, che i lettori ben conoscono. Fabio Verona, responsabile qualità e formazione Costadoro e Ast Sca, ha elaborato questo interessante contributo che offre delle linee guida per la realizzazione di un’area sicura nel locale attraverso uno specifico piano Haccp basato sulle disposizioni di legge sino ad ora note. Uno strumento facilmente adattabile a successivi aggiornamenti che invita a riflettere, ma soprattutto ad agire in modo molto pratico.

Cliente riprende V60«Il mondo attuale sta cambiando, è fuori di dubbio. Le necessità e le esigenze delle persone però sono fondamentalmente sempre le stesse: lavorare, cibarsi, svagarsi, riposarsi. A tale scopo diventa fondamentale riuscire a fare in modo che queste condizioni trovino un nuovo equilibrio affinché tutto possa funzionare al meglio. Non sono un super esperto plurilaureato, ma nel mio piccolo ho maturato esperienze importanti sul campo, e in questo momento non vedo altre soluzioni per una serena riapertura se non tramite il contenimento e la creazione di una safety zone nel proprio locale.

La realizzazione di un’area sicura garantisce il cliente e il barista, lasciando a entrambi la tranquillità necessaria per lavorare al meglio e godersi la meritata pausa caffè. Al momento non ci sono ancora delle linee guida ministeriali, e speriamo che quando verranno dettate saranno state pensate con un minimo di lungimiranza e cognizione, perché non solo non si possono realizzare delle circolari univoche per i “pubblici esercizi”, ma le stesse devono tenere conto delle molteplici difficoltà che incontrano i baristi nelle loro diverse tipologie di attività. Nel frattempo non possiamo certo rimanere ad aspettare che ci cada dall’alto l’editto romano, e come diceva Shakespeare nell’Amleto «Se non succederà adesso, verrà pure il momento in cui dovrà succedere. La sola cosa importante è d’esser preparati». A questo proposito potete anche leggere un articolo che ho scritto per Costadoro Caffè, per cui ricopro il ruolo di responsabile della qualità e della formazione, dove ci sono dei suggerimenti pratici e degli stimoli per una serena riapertura. Sono anche convinto che molte delle attuali paure dei miei colleghi non siano su come risolvere la situazione, ma proprio sul fatto di non avere informazioni su quali saranno le condizioni da affrontare, e i catastrofisti sui giornali e sui social, quelli che annunciano soluzioni insostenibili ed improbabili, non fanno che aumentare ed alimentare queste paure.Panni per la pulizia della zona caffetteria

Un supporto concreto per gestire la situazione. Non avendo trovato ancora nulla di concreto per il settore bar, eccomi a cercare di fornire, anche con un po' di ironia, uno strumento da utilizzare come base di studio e di ragionamento, per provare a immaginare scenari e situazioni a mente fredda, che poi ciascuno, se vorrà, potrà personalizzare per creare uno specifico piano HACCCP (Hazard Analysis and Critical Covid Control Points).

Il pericolo Coronavirus deriva fondamentalmente dalla possibile contaminazione del cibo da parte dell’uomo, della confezione o delle superfici comuni tramite contatto con mani sporche, starnuti, tosse, nonché della contaminazione uomo-uomo. Tale pericolo è facilmente gestibile con la corretta applicazione del piano Haccp, ma con delle integrazioni che provo a suggerire, e che tengono ovviamente conto delle disposizioni del  DCPM del 10 Aprile 2020 che potete scaricare integralmente a questo link https://www.interno.gov.it/sites/default/files/circolare_14_aprile_2020_covid-19_dpcm_10_aprile_2020.pdf  e del testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, nello specifico al Titolo X, che potete scaricare QUI e sulla sicurezza degli alimenti.

Ma veniamo a noi. Ho applicato i classici parametri che si utilizzano per la redazione di un normale piano HACCP con la formula R = P x G

(R) rischio   

(P) probabilità di accadimento o frequenza

(G) dimensioni possibili del danno o gravità dell’evento

GraficiLa quotazione del rischio di ogni singolo pericolo ci permette di definire una scala di priorità degli interventi e la forza delle misure preventive e di controllo da attuare sulle varie fasi del processo produttivo. A seconda della fase di processo analizzata, confrontandola sull’albero delle decisioni, possiamo definire quali siano da gestire attraverso CCP o quali attraverso misure preventive e normali punti di controllo CP.

Per una valutazione efficace dei rischi, ho suddiviso i parametri probabilità di accadimento e gravità dell’evento in 3 livelli così come indicato nelle tabelle seguenti.  I parametri di Probabilità tengono conto di una valutazione generica basata sulle mie esperienze lavorative, mentre quelli di Gravità vengono riferiti agli effetti sulla salute umana.

 

Albero delle decisioniEcco un esempio dell’albero delle decisioni tradizionale utilizzato per i piani HACCP con l’aggiunta del pericolo microbiologico.

Cos’è un CCP? Un Punto Critico di Controllo o Critical Control Point rappresenta una procedura o una fase del processo lavorativo particolarmente critica in cui è possibile intervenire al fine di eliminare o ridurre ad un livello accettabile un rischio per la salute legato alla sicurezza alimentare.

Per ogni CCP è necessario definire:

  • limiti critici che possono essere monitorati (ad esempio limiti di temperatura per lo stoccaggio di prodotti deperibili)
  • Le azioni preventive e correttive in caso di superamento dei valori limite (ad esempio, il controllo della temperatura della cella frigorifera, in caso di azione preventiva, intervento sull’apparecchiatura per ripristinare il corretto funzionamento, in caso di azione correttiva)
  • Le attività di monitoraggio (ad esempio analisi periodiche per verificare l’accuratezza e l’efficacia del sistema).

Ora, con queste informazioni, andiamo ad aprire la tabella dei rischi allegata e adattiamola alla nostra attività, decidendo in autonomia se i rischi indicati possono essere reali nel nostro locale e verifichiamo se possiamo o vogliamo attuare le misure proposte, sapendo che la mancanza dell’osservazione della Motivazione del Pericolo ci porterà ad aumentare la casella della probabilità, trasformando i nostri punti di controllo in Critici.

Non dobbiamo però limitarci a usarla, ma ad ampliarla e condividerla, aiutando i nostri colleghi, perché una “nuova normalità” farà bene a tutti, aumentando nelle persone la confidenza nei nuovi sistemi. Ancora una cosa prima di aprire e leggere la tabella: l’ho scritta tenendo conto delle disposizioni Ministeriali in vigore fino al 19 di Aprile 2020… è possibile che già oggi siano state approvate delle novità, magari in meglio… in questo caso ELIMINATE LA RIGA.

Di seguito c'è il link per scaricare  un Elenco cp coronavirus al bar

Se avete notato al suo interno vi è un solo punto rosso, che riguarda la movimentazione del denaro. Il denaro contante è certamente il principale e pericoloso veicolo di contaminazione. Le banconote sono porose e assorbenti, passano facilmente e velocemente di mano in mano, non si possono sanificare, e sono quindi un punto sul quale dobbiamo, già da ora, tutti porre una maggiore attenzione. Purtroppo il lavoro al bar si basa sulla velocità, necessaria per poter servire un numero maggiore di clienti, e questo spesso non consente il cambio di un paio di guanti per ogni manipolazione di denaro, senza contare poi il costo!

Anche pagare un cassiere, specie con le previsioni di un calo dell’utenza, sarebbe economicamente ingestibile… Potremmo pensare ad una cassa con i guanti integrati tipo le aree di manipolazione dei virus in laboratorio… o per chi vuole complicarsi un po’ la vita… guanti per panettieri a tre dita.

Ideali sistemi di pagamento contactlessL’ideale è il pagamento contactless e on line, tipo satispay, oppure l’adeguamento alle nuove casse a ordinazione anticipata e pagamento automatico: alcuni modelli accettano anche al contante e sono complete di rendi resto automatico; oltre a godere degli sgravi fiscali potrebbero agevolare nella gestione dell’attività, con risparmio di tempo e maggiore gestione delle ordinazioni, del magazzino, ecc. Ma certo, anche queste costano, e non poco, ma sono ammortizzabili nel tempo e molte aziende le noleggiano… c’è da farci un pensiero per tempo!

Ora vi lascio alle vostre riflessioni, con un pensiero che ho ereditato da una conferenza del prof. Barbieri organizzata da IEI, alla quale ho assistito qualche giorno: L’attuale situazione è di una inaudita gravità, ma resto persuaso che un riscatto sia possibile!

Se avete commenti scrivete, sarà per me un piacere rispondervi».

 

 

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