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VieBulla, le bollicine premium dal gusto vintage e stile contemporaneo

Viebulla gamma bollicine
Una linea di vini spumanti, dedicati al fuoricasa, classica e insieme moderna composta da quattro referenze. Con una produzione limitata e tutta votata all'eccellenza

Raffinate di gran pregio, dal gusto vintage e dallo stile contemporaneo. Sono le bollicine VieBulla, etichetta di vini spumanti premium dedicati al fuoricasa di Togni. Una produzione limitata e di eccellenza, destinata ai clienti dei locali più curiosi e attenti alle novità, frutto di un progetto di Paola Togni, della seconda generazione della famiglia proprietaria dell'omonima azienda, formatasi con il padre Luigi, che guida affiancata dai figli.

Un progetto nato nel 2018 e portato avanti con un’intensa ricerca produttiva, in collaborazione con esperti enologi, per dare vita a una gamma di vini spumanti capaci di condurre gli amanti delle bollicine in un viaggio tra profumi sapori e sensazioni in grado di appagarne i sensi e lo spirito. Un viaggio che si snoda attraverso le quattro referenze della linea: il VieBulla Metodo Classico, il Prosecco Doc Extra Dry Metodo Martinotti, il Rosé Brut Metodo Martinotti e il Brut Biologico Metodo Martinotti.

Quattro eccellenze per gli amanti delle bollicine

Viebulla Metodo Classico (alc 12% in vol), è il Brut fiore all’occhiello della produzione. È ottenuto con il metodo classico, nel quale la presa di spuma avviene in bottiglia con l’aggiunta di zuccheri e lieviti selezionati. Le bottiglie riposano in posizione orizzontale per permettere l’affinamento dei lieviti, per un periodo lungo, che in questo caso arriva almeno a 30 mesi. Il risultato è un vino complesso, di colore giallo brillante con riflessi dorati, dal profumo di pane, nocciola e miele millefiori, e dalla bollicina elegante, fine e persistente. Bollicina che, grazie proprio alla sua lunga permanenza in bottiglia, ne esalta i sentori di crosta di pane. Il suo gusto morbido, delicato e corposo si sposa alla perfezione con formaggi stagionati, fritture e carni in salmì.

Con metodo Martinotti vengono invece prodotte le altre tre referenze della gamma. Con questo processo la fermentazione avviene in un’autoclave pressurizzata e a temperatura controllata, durante il quale gli zuccheri presenti vengono trasformati in alcol e anidride carbonica a opera dei lieviti. Il prodotto della spumantizzazione viene quindi subito imbottigliato ed è pronto per essere consumato.

Il Prosecco Doc Extra Dry Viebulla (alc 11,5% in vol), è un Extra Dry dalle note leggere di fiori bianchi e biancospino. Di colore giallo paglierino tenue, si caratterizza per il gusto delicato di frutta fresca matura con prevalenza di pesca nettarina, che si apre nel perlage elegante e persistente. Peculiarità che lo rendono ideale per accompagnarsi a appetizer di carne e pesce, ma anche a primi di pasta fresca con sughi bianchi e secondi di pesce a polpa bianca.

Vincitore di diversi premi, tra i quali la Medaglia Gold Mundus Vini 2018, e 4 Rose nella Guida Rosa Rosati Rosé – La Guida al Bere Rosa 2019, il Rosé Brut Viebulla (alc 12% in vol) conquista fin dal profumo con le sue note fruttate di pera e frutto della passione. Sentori che si ritrovano in bocca, accompagnati da mineralità e freschezza. Un prodotto che si esprime al massimo accompagnando preparazioni a base di pesce, in particolare crostacei, molluschi e zuppe.

La ricerca della massima qualità si fonde con la sensibilità ecologica e l’attenzione alla crescente domanda da parte dei consumatori di prodotti bio nel Brut Biologico Viebulla (alc 11,5% vol). Ottenuto da una base di uve Sauvignon blanc con metodo Martinotti a lunga fermentazione, ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli e si caratterizza per il gusto sapido e lungo, mentre si presenta al naso con intense note di ortica, litchi e ananas. Caratteristiche che ne fanno un prodotto ideale per accompagnare pietanze leggere, dai sapori delicati come risotti, preparazioni a base di verdure, carni bianche e pesce azzurro.

Ditta Artigianale Carducci, caffetteria e scuola si incontrano

Francesco Sanapo a Ditta Artigianale Carducci
Ha aperto a Firenze nell’ex monastero di Sant’Ambrogio la nuova caffetteria che da settembre sarà anche un’accademia internazionale per la diffusione della cultura del caffè

Ha aperto nel cuore di Firenze all’interno dell’ex monastero di Sant’Ambrogio in via Carducci 2-4, la caffetteria di Ditta Artigianale & Hario Café, che da settembre vedrà all’opera al suo interno La Scuola del Caffè, un’accademia internazionale dedicata alla diffusione e alla cultura del caffè, nonché un centro di formazione permanente per i professionisti e luogo di incontro per i coffee lover. I lavori di restauro durati 4 anni restituiscono un ambiente storico e suggestivo rimasto chiuso per 35 anni. È il terzo locale in città dopo quelli di via de’ Neri, aperto nel 2014 e di via dello Sprone (nel 2016) del gruppo guidato da Francesco Sanapo e Patrick Hoffer che lo definisce «il più bello d’Europa» sottolineando anche la tenacia che si accompagna a questa apertura attesa da tempo, che ha incontrato imprevisti, rallentamenti dovuti al covid e momenti complessi, come quelli legati alla scoperta di dovere rifare tutti i solai. Tutto era pronto quando è arrivata il sospirato “via libera”: il locale è aperto tutti i giorni con orario 8,30-0,00, offre un servizio completo dalla colazione, al pranzo, alla cena, al brunch e ha quale servizio centrale la caffetteria, il cui importante bancone gioca un ruolo da protagonista nel locle. Nell’antico refettorio che si affaccia sul chiostro interno si sviluppa la Scuola, con un grande bancone centrale, oltre a sedute e tavoli per la consumazione. In cattedra alcuni tra i massimi esperti del settore come Francesco Sanapo, Francesco Masciullo, Simone Amenini, Michele Anedotti e molti altri. Nel corso della sua attività, la Scuola del Caffè godrà di alcune collaborazioni di alto livello quali Victoria Arduino, Confcommercio, Tone, Giesen. La voglia di coltivare nuovi talenti per un nuovo barista del futuro viene anche sottolineata dalla connessione con l'Istituto Alberghiero Aurelio Saffi di Firenze. La calendarizzazione ufficiale dei corsi verrà avviata da settembre 2021, ma dall'apertura dello store di via Carducci è comunque possibile prenotare sessioni individuali. In questi spazi Francesco sanapo vede aprirsi una nuova pagina per la storia del caffè in Italia: «Ho fortemente voluto uno spazio di formazione per poter porre la passione e la preparazione professionale che contraddistingue Ditta non solo nel servizio, ma anche nel training di nuove figure - afferma -. Crediamo che sia fondamentale creare un background nuovo e più professionale dietro al bancone, superando la figura del barista che opera senza una reale preparazione tecnica sul prodotto, in favore di una nuova figura che sia capace di far vivere un'esperienza gustativa e guidare il cliente in un mondo che non si limiti al semplice espresso da prendere frettolosamente. Sono orgoglioso di questa scuola. Lavoriamo solo con produttori che coltivano secondo i principi dello sviluppo sostenibile, della cura del pianeta e del mantenimento della massima qualità dei chicchi; rispettiamo il loro impegno e il loro lavoro tostando il caffè con grande cura». Chi lavora come pure chi studierà in Ditta Artigianale Carducci, dovrà avere la passione ad accompagnare conoscenza e abilità: «Vogliamo che questo amore sia sentito da ogni ospite nei nostri store», conclude Sanapo.

Naty’s lancia la sua linea di Succhi di frutta Bio e artigianali

Succhi di frutta Bio Naty's
10 le referenze che compongono la nuova gamma di succhi bio della storica azienda milanese. In bottiglietta monodose da 200 ml

Naturale, artigianale e amica dell’ambiente: è la nuova linea di Succhi di frutti Bio di Naty’s. Una linea che la storica azienda milanese, specializzata nella lavorazione della frutta, ha lanciato per offrire ai bar prodotti in linea con le nuove esigenze dei consumatori, sempre più alla ricerca di prodotti di alta qualità, genuini e salutistici.

La nuova linea è il risultato di una lunga ricerca avviata condotta dall’azienda in Italia e in tutto il mondo per trovare la migliore frutta proveniente esclusivamente da agricoltura biologica certificata, in grado di garantire la stessa qualità e la stessa ricchezza di gusto della sua produzione convenzionale. Materie prime che poi vengono lavorate con un processo artigianale composto di piccole produzioni che, partendo dal frutto raccolto da poco, lo trasformano in succo, con una lavorazione delicata. Il tutto senza alcun utilizzo di aromi artificiali, coloranti e conservanti.

10 le referenze che compongono la nuova gamma, Arancia, Ace, Ananas, Pera, Pesca, Albicocca, Pomodoro, Cranberry, Mela e Zenzero, Mirtillo, che, oltre che per la naturalità, si contraddistinguono anche per l’attenzione al benessere, grazie al bassissimo contenuto di zuccheri.

A custodirle un pack disegnato per Naty’s dalla creative designer Nausicaa dalla Torre di Milano: una bottiglietta di vetro, da 200 ml studiato sia per la conservazione ottimale della frutta sia per ridurre al minimo il suo impatto ambientale. Un pack 100% pastic free, con etichetta e imballo, rispettivamente, in carta e cartone, e molto curato anche nell’estetica, grazie alla sua etichetta colorata, nella quale campeggia la frutta alla base di ogni referenza, ma senza dimenticare la storicità del marchio, grazie all’iconico tappo rosso, in metallo, che contraddistingue tutti i succhi di frutta dell’azienda.

Identità, laboratorio, vendita: elementi da cui ripartire con slancio

I consigli degli esperti da cui prendere spunto per programmare l'evoluzione dell'attività, per ripartire nel modo migliore

MILANO. L’identità, il laboratorio, la vendita: sono i tre elementi chiave su cui fondare la ripartenza e l’evoluzione dell’attività. Evoluzione che non si è fermata nemmeno in tempo di pandemia, come testimoniano molti protagonisti del mondo dolce, di cui abbiamo raccolto le storie per dare a tutti un’iniezione di fiducia e di energia e qualche stimolo a mettersi ancora più in gioco. Ai nostri esperti, invece, abbiamo chiesto delle indicazioni utili per cogliere l’occasione (e la necessità, per molti versi) di fare le cose meglio di prima. Non tanto dal punto di vista delle ricette - il campo di elezione, di ogni professionista -, ma da quello della gestione della vostra azienda, dove c’è sempre da imparare e migliorare: il mercato evolve, i gusti e le esigenze dei clienti cambiano, la concorrenza si fa sempre più sfidante e ci chiede di continuare a innalzare l’asticella.

Due possibili scenari alla ripartenza

«La ripartenza evoca due scenari - spiega Filippo Scarponi, coach nudger -: uno nostalgico, di tornare come eravamo; l’altro, più utile, è di capire cosa vogliamo essere e diventare». Scarponi individua tre elementi chiave: autenticità, coinvolgimento, competenze. «L’autenticità ci spinge a mettere a fuoco la nostra identità - spiega Scarponi -: l’ideale è attingere ai valori e alle tradizioni del proprio territorio per svilupparli in direzione dell’eccellenza». Il coinvolgimento racchiude tanti aspetti: la collaborazione, la coesione, la cooperazione: «Occorre andare alla ricerca delle eccellenze locali, stringere relazioni e collaborazioni con i produttori che possono aiutarci a esaltare i gusti e far risaltare al meglio le nostre ricette». La competenza nasconde una realtà spesso non adeguatamente considerata: «Saper produrre non significa saper fare l’imprenditore - continua Scarponi -: ma se una volta bastava per avere un’attività profittevole, oggi non più. È appena il 15% di ciò che occorre. Bisogna sviluppare almeno altre tre competenze fondamentali: capire le necessità del cliente, scegliendo il target a cui rivolgersi; scegliere, formare e guidare la squadra giusta, sviluppando la propria capacità di leadership; imparare a comunicare: non solo online, ma anche nel punto vendita, perché è lì che si gioca la relazione con il cliente».

Tre fronti per sviluppare attività economicamente sostenibili

Messa meglio a fuoco l’identità, il secondo elemento da registrare, da mettere a punto è quello della produzione, del laboratorio: «La sfida per sviluppare un’attività sostenibile economicamente si gioca su tre fronti - afferma Marco Bordoni, consulente, fondatore di Kent Italia -: l’uso della tecnologia, la sostenibilità in senso ampio, la valorizzazione dei collaboratori. Occorre lavorare molto sui processi, applicando e adattando le tecniche di produzione tipiche dell’industria su scala artigianale. Significa, per fare degli esempi, avere processi automatizzati nella gestione delle scorte e una produzione il più possibile in serie, creando una serie di basi combinabili tra loro che ottimizzino i tempi di produzione minimizzando i passaggi necessari per arrivare ai diversi prodotti finiti». Bordoni sottolinea quanto diventi sempre più cruciale l’aspetto della sostenibilità, inteso in tre diverse accezioni: «Ridurre gli sprechi produttivi di materie prime; ottimizzare la produzione a livello energetico, sfruttando le tecnologie esistenti ad esempio per riutilizzare il calore prodotto dalla refrigerazione per riscaldare e produrre acqua calda; limitare l’uso di zuccheri, grassi e allergeni per andare incontro alle richieste di cibi più funzionali alla salute che parte soprattutto dai giovani». L’ultimo aspetto su cui Bordoni invita a concentrarsi è l’attenzione ai collaboratori: «Occorre investire in persone preparate, professionali, volonterose, garantire loro ambienti salubri, affidare alle macchine i cicli ripetitivi per risparmiare tempi di lavoro e migliorare la qualità del lavoro delle persone, attrarre e fidelizzare quelli che meritano».

La capacità di accoglienza di chi è al banco

La sintesi potrebbe essere: meno gente (e più capace) in laboratorio, più gente (e più capace) al banco: «Chi è a contatto del cliente - spiega Giacomo Pini, titolare di GpStudios - deve sviluppare capacità di accoglienza, conoscere e saper raccontare il prodotto e saper vendere. In questa prima fase occorre far tornare nei clienti l’abitudine a venire a trovarci: per esempio con un invito all’assaggio, un piccolo presente per il compleanno, un contest su Instagram». Il consiglio è di lavorare molto sulla comunicazione visuale: «La sintesi potrebbe essere: meno prodotto, meglio presentato, più raccontato. Meno supermercato, più gioielleria. Meno vassoi d’acciaio, più mise en place con tecniche espositive. Con magari un qr code che invita a scoprire di più sulla singola specialità, con uno storytelling che coinvolge anche la filiera delle materie prime. Un aspetto da rafforzare è quello legato al miglioramento dell’esperienza di consumo, soprattutto legata all’asporto: consigli per un perfetto consumo, suggerimenti su abbinamenti ideali, indicazioni utili per la conservazione». L’ultima frontiera da esplorare è quella della comunicazione esterna al negozio: «Perché non pensare - afferma Pini - a un totem digitale all’esterno del punto vendita che mostri il laboratorio, la produzione, l’esposizione in modo dinamico? Potrebbe essere uno strumento per sviluppare enormemente l’acquisto d’impulso, specie in zone di ampio passaggio».

Bacio di latte: 850 dipendenti, 130 gelaterie. E ora si guarda alla gdo

Bacio di Latte
Nonostante il calo di fatturato la fiducia sul futuro non si è spenta. In Brasile i pdv Bacio di Latte hanno rafforzato l'offerta complementare al gelato e guardano alla grande distribuzione

Le catene di gelaterie italiane all'estero sono ottimiste, nonostante le difficoltà e i vari lockdown (e ne abbiamo parlato qui). Un esempio di eccellenza è Bacio di Latte. Nata nel 2011 da un’idea coraggiosa dei fratelli Edoardo e Luigi Tonolli, oggi Bacio di Latte conta circa 850 dipendenti e ben 130 punti vendita in Brasile (il primo pdv è stato aperto a San Paolo, polo economico strategico dove risiede una forte comunità italiana). Tutti i pdv sono curatissimi e accoglienti, in linea con l’immagine dello “Starbucks” del gelato italiano che la catena vuole trasmettere. Il rallentamento della crescita, per il co-fondatore Luigi Tonolli, è stato certamente impattante, ma la fiducia sul futuro non si è spenta. «La nostra sensazione è che dopo questo anno particolarissimo - abbiamo toccato il -80% di fatturato - la voglia di questo tipo di consumo in Brasile resterà. Certo, va capito esattamente quando e se torneremo ai livelli pre-Covid. Probabilmente si procederà più lentamente nelle food court degli shopping center, mentre nei negozi vicini ad aree residenziali, complice anche il boom del delivery, si recupererà più in fretta». Intanto, Bacio di Latte ha limato la sua offerta, rafforzando prodotti complementari: «Prima pasticceria, milk shake e succhi rappresentavano il 5% dei ricavi, oggi sono arrivati al 25%. Però la nostra deve rimanere una catena di gelateria, con l’ambizione di portare la clientela dentro i negozi e farla restare». C’è poi un progetto in costruzione: lo sbarco nella grande distribuzione organizzata, sempre sul mercato brasiliano, con un gelato di fascia alta. «In Brasile il gelato di alta qualità nella Gdo è venduto a un prezzo al chilo molto vicino a quello del gelato artigianale nei negozi (mentre in Italia anche a meno della metà). Questa caratteristica rende il mercato della Gdo, e del largo consumo in genere, molto interessante. Siamo consapevoli di dover negoziare, ma non ne facciamo una questione di principio: vogliamo tornare a crescere con il nostro core business, le nostre gelaterie».

Who’s who

Luigi Tonolli
Luigi Tonolli
Luigi Tonolli, nato a Milano nel 1980, dopo gli studi presso la International School of Milan e poi in Bocconi lavora nella holding di famiglia (società attiva nel mercato della metallurgia). Nel 2010 nasce l’idea della catena Bacio di Latte, con il fratello Edoardo che vive in Brasile: la famiglia Tonolli vede nel Paese sudamericano una ricca opportunità per il gelato artigianale italiano.

Gelato protagonista del boom del delivery

Gli ordini di gelato a domicilio esplodono: +179% secondo il report 2021 dell’Osservatorio Gelato-Delivery, promosso da Deliveroo e Sistema Gelato

L'ordine-tipo punta sui classici come pistacchio e nocciola, e su un orario altrettanto classico, il sabato sera alle 21. Sono tantissimi - e sempre di più - i consumatori italiani che usano le piattaforme digitali di consegna a domicilio per farsi arrivare a casa il gelato. Lo dicono i dati del terzo report dell’Osservatorio Gelato-Delivery realizzato da Deliverooin collaborazione con Sistema Gelato, che ha analizzato l’andamento degli ordini di gelato nell’ultimo anno.  

deliveroo consegne

Gli ordini sono quasi triplicati

Il gelato ha mostrato, sulla piattaforma, una crescita nel numero di ordini del 179% rispetto allo scorso anno. Parallelamente alla crescita degli ordini cresce anche il numero di gelaterie presenti su Deliveroo (+74%): sono i tanti gelatieri che vedono nel food delivery un canale di fatturato parallelo e incrementale rispetto alle vendite in negozio. In cima alle preferenze - in termini di gusti - si confermano i grandi classici come pistacchiostracciatella e nocciola. A livello geografico sono le città di piccole e medie dimensioni ad amare particolarmente il gelato a domicilio.

«Adeguare processi, comunicazione e packaging»

«Deliveroo durante la pandemia è stato il partner fondamentale per le gelaterie, in futuro continuerà ad avere un ruolo strategico per i migliori punti vendita, facendo cogliere il trend che vedrà ancora in crescita la consegna del dolce freddo a domicilio e presso i luoghi di lavoro» sostiene Antonio Verga Falzacappa, fondatore e CEO di Sistema Gelato ed esperto nella consulenza strategica per la filiera del gelato. «La frequenza in gelateria è condizionata anche dai flussi turistici, in attesa che la presenza di turisti internazionali torni a crescere a livelli pre Covid, gli imprenditori devono sfruttare questo momento per consolidare la propria posizione sull’asporto, con prodotti, confezioni, servizi e comunicazioni pensate ad hoc».  

Pratico, personale e sostenibile. Come sarà il packaging del panettone artigianale

Pillole di Panettone Day: quarta puntata dei videopodcast di Dolcegiornale. Ospiti in studio: Marco Pedron, Head Pastry Chef Gruppo Cracco, e Luca Sala, Direttore Marketing Novacart. Guarda il video e ascolta il podcast per scoprire le nuove tendenze per packaging e forme di cottura

Il contenitore può fare il contenuto? Quanto è importante la giusta forma di cottura per un panettone artigianale? Nel quarto episodio dei videopodcast di Dolcegiornale, Pillole di Panettone Day, rispondiamo a queste ed altre domande. Conducono Rossella De Stefano, direttore responsabile di Dolcegiornale, e Marco Pedron, Excutive Pastry Chef Gruppo Cracco. Ospite, Luca Sala, Direttore Marketing Novacart. Rivedi gli episodi precedenti della serie Pillole di Panettone Day con Pierluigi De Min, direttore vendite Braims (Pillole di Panettone Dy episodio 1), Niccolò Beati, Senior Consultant NielsenIQ (Pillole di Panettone Day episodio 2) Silvia Federica Boldetti, Chef Callebaut (Pillole di Panettone Day episodio 3). Per scoprire le nuove tendenze in tema di confezionamento leggi invece Packaging in pasticceria, le tendenze per 2021   [buzzsprout episode='8819678' player='true']

Coca Buton e Rabarbaro Bergia: due iconici liquori della tradizione italiana

Coca Buton Rabarbaro Bergia
Nati entrambi nel 1870, Coca Buton e Rabarbaro Bergia sono i protagonisti della nuova tappa del viaggio di Gruppo Montenegro nella grande tradizione liquoristica Italiana

Nuova tappa del viaggio alla riscoperta della grande tradizione liquoristica italiana. Un percorso tra le eccellenze del made in Italy intrapreso da Gruppo Montenegro con il progetto I Liquori della Tradizione Italiana, che coinvolge sei storici marchi premium del suo portfolio, (leggi Gruppo Montenegro valorizza i marchi iconici della tradizione liquoristica italiana). Tappa che in questo mese di luglio ha come protagonisti due liquori nati entrambi nel 1870, ma in due città e da due diverse distillerie: Coca Buton e Rabarbaro Bergia.

Coca Boton (alc 36,5% in vol), dal caratteristico colore verde smeraldo, intenso e brillante, nasce infatti a Bologna nella Distilleria G. Buton&C, la prima in Italia a cimentarsi nella produzione di un liquore a base di foglie di coca. Una produzione rimasta immutata da allora. Ingrediente principe della sua ricetta le foglie di coca di origine peruviana, attentamente selezionate per garantirne l’eccellenza qualitativa e distillate con un metodo artigianale che ne elimina la molecola della cocaina per estrarne solo la parte più pregiata e ricca di proprietà aromatiche. Proprietà aromatiche che arricchiscono il bouquet di questo liquore, dal profumo erbaceo e balsamico, con note di eucalipto, menta ed erbe montane, dal quale emergono sentori frizzanti ed eterei di olii essenziali di agrumi freschi verdi e gialli. Ma che rendono unico anche il suo sapore, decisamente dolce, al quale le foglie di coca portano le loro note vegetali e delicatamente floreali, tra le quali spiccano sentori di tè nero al bergamotto, malva e scorze di agrumi, per chiudersi con un finale moderatamente amaro. Dalla consistenza al palato setosa e vellutata, da tradizione va proposto liscio e freddo in un piccolo calice, ma è perfetto anche per la miscelazione, grazie al suo profilo sensoriale che lo rende molto versatile. Un esempio è il drink Coca Fizz proposto dai bartender di Gruppo Montenegro, dove Coca Buton si unisce a succo di limone, zucchero liquido, il tutto chiuso da un top di tonica.

Un prodotto che da sempre ha conquistato gli amanti del bere bene, tanto da essere definito “gloria dei liquori italiani”, dal celebre antropologo monzese Paolo Mantegazza, tra i pionieri negli studi sulle foglie di coca a fine Ottocento. Un liquore con una storia fatta di grandi successi, come la medaglia “Gran Prix” assegnatagli all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e che vantava tra i suoi estimatori un mito del ciclismo come Fausto Coppi, che lo apprezzava per il suo potere corroborante.

Bergia, il liquore al rabarbaro cinese

Non minori successi vanta Rabarbaro Bergia (alc 16% in vol) nel cui palmares figurano 48 medaglie d’oro e d’argento e 4 diplomi d’onore conquistate alle principali Esposizioni internazionali tra Otto e Novecento. Creato a Torino dalla Distilleria Bergia, è un liquore a base di radici di rabarbaro, frutto di una lavorazione della durata di ben 12 mesi. Lavorazione che inizia con la macerazione dei rizomi del rabarbaro, la parte più aromatica della radice, in una miscela di acqua e finissimo alcol. Il macerato viene poi unito a zucchero ed erbe aromatiche dalle proprietà amaricanti. Il risultato è un liquore dall’intenso e brillante color ebano con riflessi ambra, e dal sapore ricco, dove le note dolci e balsamiche iniziali lasciano subito spazio al deciso gusto di rabarbaro che persiste lungamente divenendo piacevolmente amaro. Ottimo come aperitivo, con seltz e una guarnizione di scorza di limone, si può proporre liscio anche come dopo pasto.

La ricetta

Coca fizz

Ingredienti:

6 cl Coca Buton, 2,5 cl succo di limone, 1,5 cl zucchero liquido, top di tonica

Preparazione:

shake

Guarnizione:

fetta di limone

Bicchiere:

highball

 

Baritalia a Palermo: scelti altri cinque finalisti

Baritalia Palermo ok
Foto di gruppo della tappa palermitana di Baritalia (©Riccardo Gallini /GRPhoto)
Sbarco in Sicilia per la terza tappa del laboratorio itinerante dedicato alla mixology. Ecco i nomi dei bartender che hanno staccato il pass per la finalissima di Milano

Dopo qualche anno di assenza Baritalia è sbarcata nuovamente in Sicilia. A ospitare la terza tappa del laboratorio di miscelazione itinerante di Bargiornale il Talea, locale situato all'interno dell'Orto Botanico di Palermo. Un luogo incantevole nel quale sono accorsi numerosi bartender da tutta l’isola per prendere parte al programma di sfide, approfondimenti e seminari sul tema cocktail proposto dall’evento.

Bartender protagonisti di Baritalia Lab, la sfida a colpi di cocktail quest’anno incentrata sul super classico della miscelazione, il drink più popolare e richiesto al mondo: il FAI TU! Il cocktail pensato su misura e realizzato sui gusti del cliente.

Sfida, svoltasi in due sessioni, che ha decretato gli altri cinque professionisti, in gara sotto le insegne delle aziende partner, che hanno conquistato il posto per la finalissima che si svolgerà a Milano il prossimo 19 ottobre.

Ecco i loro nomi: Adriana Firicano (Campari Academy), Christian Costantino (Coca-Cola Hbc Italia), Angelo D'Arrigo (Compagnia dei Caraibi), Biagio Gennaro (Molinari) ed Ester Badami (Red Bull).

A sceglierli una giuria composta dai giudici delle aziende partner, Jonathan Di Vincenzo (Campari Academy), Carlo Vallarino Gancia (Coca-Cola Hbc Italia), Patrick Piazza (Compagnia dei Caraibi), Luca Moroni (Molinari), Giuseppe Cirrito (Red Bull) e i bartender di alcuni del migliori locali dell’isola, che si sono alternati nel ruolo di giudici di onore: Giuseppe Antona, Duilio Bello, Matteo Bonandrini, Mattia Cilia, Domenico Cosentino, Gianfranco Filizzola, Andrea Franzò, Ivan Geraci, Vincenzo Lannino, Salvo Longo, Adriano Rizzuto ed Emilio Scroppo.

Altro momento clou dell’evento, presentato e condotto da Stefano Nincevich, responsabile iniziative speciali di Bargiornale, con il supporto di Julian Biondi, bartender e firma della rivista, i Boot Camp, i seminari gratuiti dedicati alle tecniche di miscelazione, tenuti da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Un programma ricchissimo, aperto da Giuseppe Cirrito sul progetto Talent comes naturally di Organics by Red Bull, per celebrare il talento, proseguito con la lezione di Jonathan Di Vincenzo sulla miscelazione tiki e i rum giamaicani (a cura di Campari Academy), e con l’intervento di Leonardo Vena, ceo di Lucano, sul connubio di tradizione e innovazione in Lucano (a cura di Coca-Cola Hbc Italia). E poi ancora con i seminari di Luca Moroni (a cura di Molinari) sul mondo del cognac Rémy Martin e di Patrick Piazza (a cura di Compagnia dei Caraibi) sul rum di Panama, The Demon’s Share.

Grande sorpresa della giornata l’arrivo di Salvatore The Maestro Calabrese che, in Sicilia per una consulenza per l’Hotel Villa Igea del gruppo Rocco Forte Hotels, non ha voluto mancare l’appuntamento con Baritalia.

I finalisti della tappa di Palermo e i vincitori per ogni squadra

Campari Academy
Daniele Melani
Antonio Morana
Adriana Firicano (finalista)

Coca-Cola Hbc Italia
Nicola Padorno
Christian Costantino (finalista)
Nicolò Parla

Compagnia dei Caraibi
Salvatore Maniaci
Giuseppe Di Martino
Angelo D'Arrigo (finalista)

Molinari
Alessia Mannara
Biagio Gennaro (finalista)
Massimo D'Arrigo

Red Bull
Francesco Tulumello
Ester Badami (finalista)

I prossimi appuntamenti di Baritalia:

Reggio Calabria 19 luglio
Torino 20 settembre
Milano 18 ottobre
FINALISSIMA
Milano 19 ottobre

Gelateria Perlan, quando coni e coppette sono di casa al museo

Tante piramidi in spugna fonoassorbente sono l'icona di Perlan, la nuova gelateria creata all'interno del museo di Reykjavik da cui prende il nome

REYKJAVIK (ISLANDA). I musei negli ultimi decenni hanno subito una progressiva evoluzione affiancando alla componente culturale la dimensione economica-aziendale. Sempre di più i singoli musei grazie all’autonomia di gestione, puntano alla valorizzazione delle eccellenze, al miglioramento degli standard di qualità, a nuove strategie di marketing e comunicazione e all’esternalizzazione di alcuni servizi quali bookshop e attività di ristorazione. Il museo Perlan a Reykjavik, dedicato alle vicende e alla storia del popolo islandese, ha ampliato la propria offerta gastronomica, che ora comprende, oltre al ristorante con vista panoramica sulla città, una gelateria. La forte identità della gelateria Perlan è stata studiata dall’Atelier Tobia Zambotti, facendo ricorso a una soluzione semplice ed economica, ma di grande impatto emozionale. Il soffitto in continuità con la parete di fondo diventa il principale elemento compositivo di uno spazio immersivo e dinamico, grazie al caleidoscopio di forme e colori in bianco e blu. La miriade di piramidi in spugna fonoassorbente che scendono dal soffitto, come stalattiti astratte, crea un’illusione ottica verso il punto focale della vetrina dei gelati, incastonata all’interno di un monolitico bancone in corian bianco. L’iconicità di un solo elemento di design è sufficiente a definire l’atmosfera e a dettare i parametri di tutti gli altri elementi, dalla porta di servizio a tutto sesto, che segue la forma del soffitto, al lungo bancone, come richiesto dalla stessa committenza. Il pattern del soffitto, che reinterpreta lo scenario naturalistico islandese delle grotte nei ghiacciai, con i loro riflessi e colori in continuo mutamento, da una parte è enfatizzato dal back-counter in acciaio inossidabile che riflette la luce “glaciale” da 4500K delle strisce led, dall’altro dalla mancanza di oggetti a vista (cassa, attrezzature, ecc.) e dell’assenza del rumore dei frigoriferi, grazie all’utilizzo di materiale fonoassorbente per le superfici.

L’intervista a Tobia Zambotti

I suoi progetti, come Perlan sono altamente instagrammabili. Ce ne spiega il motivo? Oltre a raccontare una storia, i miei progetti cercano sempre “l’effetto wow” attraverso ambienti iconici e unici. Questo fa si che diventino fotogenici, ovvero instagrammabili, caratteristica che è spesso richiesta dal committente, perché un buon progetto di interni può dare una forte identità visiva ad un’attività, rendendola più riconoscibile sul mercato. Un unico materiale con più funzioni. È sempre così nei suoi progetti? Il mio obiettivo è progettare ambienti semplici ma potenti: per fare ciò spesso identifico un materiale o un oggetto caratterizzante, che ripeto e posiziono nello spazio in maniera strategica. Questo materiale, per diventare l’assoluto protagonista dello spazio, ha bisogno però di essere inserito in un’ambiente asettico/neutrale. Nel caso della gelateria Perlan ho deciso di contrastare il soffitto “glaciale” con l’acciaio spazzolato, materiale che ne risalta la forma piramidale. Quale esigenza ha portato a inserire una gelateria in un museo? Il Museo Perlan di Reykjavik mostra la bellezza della natura islandese in un edificio iconico che caratterizza lo skyline di Reykjavik. Al suo interno è presente lo shop del museo e la nuova gelateria che permette ai visitatori di gustare il gelato nella terrazza, al quarto piano. Il mercato del gelato è letteralmente esploso negli ultimi anni in Islanda tanto che la maggior parte della popolazione ha l’abitudine di mangiare il gelato ogni giorno, anche nei mesi freddi. Come si sviluppano i suoi progetti? Prima di cominciare ascolto con attenzione le necessità del cliente, poi dedico qualche settimana alla ricerca e alla riflessione. Prima di cominciare la progettazione dello spazio mi confronto di nuovo col cliente per capire se l’idea di base è giusta. Dopo di che comincia la fase di progettazione, che consiste nel disegnare in 2D e in 3D l’intero spazio. La fase progettuale si chiude con render realistici e uno storytelling che aiuta a comprendere il progetto. Who’s who Dopo la laurea all’IUAV di Venezia e la specializzazione in design d’interni, Tobia Zambotti inizia a svolgere la professione in Italia per poi perfezionarla a Shanghai. Poi si stabilisce a Reykjavik dove fonda l’Atelier Tobia Zambotti, che interpreta il mondo del design attraverso la sostenibilità e l’innovazione.

Fabbri 1905, via alla collaborazione con Conpait

L'azienda bolognese dà il via a una partnership con i professionisti della Confederazione pasticceri italiani e annuncia novità per l'autunno

Un nuovo prodotto targato Fabbri 1905 in arrivo in autunno, «e vorremmo che i professionisti di Conpait lo ricettassero secondo la loro creatività, mettendo contestualmente in luce le loro abilità tecniche e quindi le potenzialità di prodotto». Inizia così la partnership tra l'azienda bolognese, che produce ingredienti per il mondo pasticceria e gelateria, e la Confederazione pasticceri italiani.

«Chi non si forma si ferma»

Una partnership siglata da poco, che si tradurrà in diverse iniziative di formazione e attività creative che prenderanno il via nel corso dell'anno. «Chi non si forma si ferma: questo è uno dei motti di Conpait – sottolinea Carlotta Fabbri, Direttore MKTG business unit Fabbri Professional (nella foto con Angelo Musolino, presidente Conpait) – ed è qualcosa che Fabbri condivide oggi più che mai. Siamo fermamente convinti che comunicare idee, tecniche, prodotti, progetti, sia un passo fondamentale per far crescere l'intera filiera. Tutta questa trasmissione di know how passa attraverso la formazione, in cui è intrinseco il principio della condivisione: uno dei valori che abbiamo in comune con Conpait. Con questa partnership vogliamo quindi contribuire a creare un circolo virtuoso in cui fornitori e clienti camminano a braccetto, in un percorso stimolante di crescita reciproca». Spiega Angelo Musolino, presidente Conpait, che questa «sarà una collaborazione a 360 gradi, fruttuosa e concreta, che va nella direzione di una crescita del comparto, trasversale tra professionisti e aziende. Non c'è evoluzione di idee senza le giuste materie prime: Fabbri 1905 incarna perfettamente i valori di Conpait in termini di storia, qualità e made in Italy».

Connessione con l'alta pasticceria

Con questo ulteriore tassello, Fabbri 1905 rafforza il suo legame con i professionisti della pasticceria e della gelateria, già impostato con le collaborazioni con diverse realtà di formazione come Aroma Academy di Davide Malizia, Cast Alimenti e Etoile Academy.  

Vulcanica, la vodka premium siciliana fatta con i grani antichi

Vulcanica vodka
Artigianale e autenticamente siciliana, questa vodka (alc 40% in vol) nasce da una miscela di grani antichi coltivati alle pendici dell'Etna. Ottima da servire liscia o da miscelare con ingredienti del territorio

Materie prime autoctone, un accurato processo produttivo e un carattere distintivo. Sono gli elementi che contraddistinguono Vulcanica, la vodka artigianale premium nata in Sicilia. Un progetto partorito dalla mente di Stefano Saccardi e Sonia Spadaro, fondatori di Musa, la società di Catania proprietaria del nuovo marchio: il primo veterano dell’industria degli spirit, la seconda sommelier, produttrice di vini e portavoce di Simenza, associazione che si occupa della protezione dei grani antichi, assicurando le colture tradizionali e le biodiversità locali. La loro idea: portare nel panorama della vodka un prodotto di alta qualità, dal marcato carattere territoriale e che valorizzasse le eccellenze dell’isola.

E con vere eccellenze dell’isola è ottenuta Vulcanica, che esprime il legame con la sua terra fin dal nome, che rimanda all’Etna, il vulcano che domina la Sicilia. La materia prima è infatti costituita da una miscela di grani antichi siciliani, autentica espressione della tradizione alimentare locale da migliaia di anni. Ovvero il Perciasacchi, il Russello, il Margherito, il Maiorca, la Timilia e il Biancolilla, coltivati alle pendici dell’Etna, ricchi di proteine e di sapori e a basso indice di glutine. Cereali che hanno rese inferiori, ma dalla crescita molto rapida che non richiede l’uso di pesticidi o solo in bassissime quantità.

Materie prime che vengono sotto poste a un particolare processo di produzione. Dopo la macerazione i grani vengono subiscono una doppia distillazione, la prima in colonna di rame e poi in alambicco pot still, che dona al prodotto il suo gusto morbido e sofisticato. Processo che si conclude con una leggera filtrazione, fondamentale per preservare tutte le sfumature organolettiche dei grani antichi e quindi a regalare a Vulcanica (alc 40% in vol) il suo carattere unico.

Un carattere particolare che la rende perfetta per essere servita liscia, o con ghiaccio, ma anche per miscelarsi con frutti siciliani, erbe ed aromi del territorio, lasciando al bartender campo livero nella sperimentazione. Esempio ne sono alcuni cocktail proposto dal brand, come Black Sour, dove si unisce a succo di limone Siciliano e sciroppo di carbone vegetale, guarnito con una cialda organica di corallo rosso, o Sicilian Martini, dove invece si sposa a Marsala extra dry. O ancora, From Dusk Till Dawn, dove si unisce a succo di limone Siciliano, marmellata di arance di Sicilia, albume e vino rosso Donnafugata, guarnito con un cappero siciliano o Clearly Unclear, dove si miscela con vermouth rosso, cordiale al pistacchio e Orange bitter, entrambi guarniti con polvere di pistacchio.

In bottiglia da 70 cl, Vulcanica viene ora lanciata sul mercato italiano, dopo l’esordio in primavera su quello Usa. Un esordio, quello oltreoceano, accompagnato da un primo prestigioso riconoscimento, la Doppia medaglia d’oro, conquistata alla World Spirits Competition di San Francisco, tra le principali competizioni mondiali dedicate al mondo spirit.

Le ricette di Vulcanica

Black Sour

VULCANICA vodka_Black Sour

Ingredienti:

4,5 cl Vodka Vulcanica, 1,5 cl succo di limone Siciliano, 1,5 cl sciroppo di carbone vegetale

Preparazione:

shake

Guarnizione:

cialda organica di corallo rosso

Bicchiere:

calice

Sicilian Martini

Ingredienti:

6 cl Vodka Vulcanica, 1,5 cl Marsala extra dry

Preparazione:

stir

Bicchiere:

coppa

Guarnizione:

cappero siciliano

From Dusk Till Dawn

Ingredienti:

4,5 cl Vodka Vulcanica, 1,5 cl succo di limone Siciliano, 2 bar spoon marmellata di arance di Sicilia, 1 dash di albume, 1 float di Vino rosso Donnafugata

Preparazione:

shake

Bicchiere:

tumbler basso

Guarnizione:

polvere di pistacchio

Clearly Unclear

VULCANICA vodka_Clearly Unclear

Ingredienti:

6 cl Vodka Vulcanica, 2,25 cl vermouth rosso, 2,25 cl cordiale al pistacchio, 2 dash Orange bitter

Preparazione:

throwing

Bicchiere:

coppa

Guarnizione: polvere di pistacchio.

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