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A Natale si brinda con Birra Forst Christmas Brew

Forst Birra di Natale 2021 in bottiglia 33 cl e 2 litri
Una tradizione lunga 18 anni che porta sui tavoli le originali bottiglie Forst da due litri con birra ambrata.

Sono 18 anni che Forst prepara un'apposita edizione limitata della Birra di Natale - Christmas Brew in un'originale bottiglia da due litri con tappo meccanico.

Come decorazione dell'etichetta, quest'anno è stata scelta un'immagine molto tradizionale che rappresenta la Natività di Nostro Signore nella stalla di Betlemme, sovrastata dai caratteristici Tre Pini stilizzati del marchio Forst posti su una corona d'oro.

Come altri prodotti tradizionali del Nord Europa, la Birra di Natale Forst si contraddistingue per il colore ambrato (Ebc 18), grado di amaro medio (Ibu 23), corpo armonico dall'aroma di malto, con contenute note luppolate.
La specialità di Lagundo (Bolzano) si abbina facilmente con snack o piatti dai sapori decisi, dolci e salati, dai panettoni alla birra Forst ai panforte, dallo Speck AA Igp ai salamini affumicati Kaminwurzen, ai formaggi stagionati tipo Asiago Dop e Grana Padano Dop, dai formaggi vaccini a pasta molle Brasii Forst Bierkas Capriz Feinkäserei affinati con malto caramello e birra doppio malto Forst ai formaggi 100% di latte di pecora Riserva Nera Capriz.

Oltre alla iconica bottiglia da 2 litri con marchi in rilievo, Birra di Natale Forst è commercializzata in fusti da 15 e 30 litri, oltre che nel fustino Forsty da 12,5 litri e in bottiglie da 33 cl.

La Via Del Tè compie 60 anni con una miscela italiana

La Via del Tè - Anniversario
Il brand fiorentino si pone come obiettivo il raggiungimento di un equilibrio di sostenibilità all’interno dell’azienda e nel rapporto con i fornitori

Quella de La Via del Tè è una storia di famiglia, iniziata nel settembre del 1961 da Alfredo Carrai, che, affascinato da questo prodotto esotico, si lanciò nell’introduzione in Italia del suo consumo e della cultura di una bevanda antica e ricca di fascino, la seconda più bevuta al mondo dopo l’acqua.

Un tradizione portata avanti da figli e nipoti che quest’anno compie 60 anni; per l’occasione, il brand fiorentino si è posto due importanti obiettivi. Il primo è stato creare una miscela di tè interamente italiana. In partnership con la piantagione sperimentale di Premosello in Val d’Ossola (VB), è stata realizzata la miscela Anniversario, un’edizione speciale e limitata. Si tratta di una miscela molto delicata, dove al tè verde di base vengono aggiunti petali di rosa italiana, scorza di bergamotto e aroma naturale di limone. Il risultato è una bevanda morbida con leggere note di castagna, tipiche dei migliori tè verdi e profumo di agrumi. L’intento ultimo, è molto ambizioso: «Vogliamo arrivare a coltivare e commercializzare una vera linea di tè italiano», spiegano i figli dei fondatori, i sei fratelli Leonardo, Paolo, Regina, Giulia, Anna e Valentino Carrai - tutti impegnati nell’azienda.

Il secondo obiettivo, è raggiungere un equilibrio ecosostenibile all’interno dell’azienda e non solo. Un primo passo è stato l’eliminazione della plastica dagli imballaggi di spedizione, utilizzando al suo posto carta certificata FSC (che assicura una gestione forestale responsabile), con cui sono inoltre realizzati tutti gli shopper; per la stampa viene usato inchiostro ad acqua. La linea dei filtri è in cotone riciclabile e biodegradabile; anche ai fornitori di oggettistica è stato chiesto di eliminare la plastica. «È un aspetto su cui abbiamo investito tempo e risorse e in cui crediamo fortemente: per cambiare l’impatto dell’uomo sull’ambiente è necessario l’impegno di tutti» spiega Anna Carrai, responsabile del controllo qualità.

La ricerca di obiettivi ambiziosi è parte dello spirito dell’azienda fiorentina fin dalla sua fondazione. «Mi piacque la sfida di riuscire a vendere un prodotto unico e poco conosciuto con grandi possibilità di sviluppo. Ma ero giovane, credevo nel prodotto”, afferma il fondatore Alfredo Carrai. In seguito la famiglia è riuscita a divulgare la cultura del tè in un paese per lo più “coffee oriented”, introducendo sul mercato varietà completamente sconosciute provenienti da paesi dell’Asia, come Cina e Giappone.

Oggi La Via del Tè  ha una catena di negozi monomarca. Ai tre indirizzi fiorentini, si aggiungono il punto vendita aperto a Torino e i due di Milano.

Manufacture de Glace, il gelato di Alain Ducasse, “parla” italiano

Matteo Casone_ph_Philippe Vaures Santamaria copia
Il bolognese Matteo Casone è il responsabile di produzione della Manufacture de Glace, la nuova gelateria parigina dello chef stellato Alain Ducasse

A metà giugno a Parigi, in rue de la Roquette, si sono aperte le porte della Manufacture de Glace, il terzo format firmato Ducasse, dopo la Manufacture de Chocolat e la Manufacture de Café (replicati con successo a Londra e Tokyo e con vari corner in Francia). «Realizzo un sogno della mia gioventù - dice lo stellato 65enne chef e imprenditore, che vanta 34 ristoranti nel mondo -. Hanno gusto genuino e texture complessa: i nostri gelati hanno vero carattere». Lo stile e i principi fondanti sono quelli di sempre della maison Ducasse: ingredienti di alta qualità, tecniche artigianali per offrire al cliente una vera experience gastronomica. Non poteva essere altrimenti; la vera sorpresa semmai è la scelta del responsabile gelatiere, il giovane bolognese Matteo Casone. E vogliamo leggere in questa scelta un tributo non solo alla competenza di Matteo, ma anche all’expertise italiana nella produzione di gelato artigianale.

Il sorbetto che ha conquistato Ducasse

Casone la passione per il gelato l’ha sempre avuta tanto che, dopo l’iniziale gavetta per imparare i fondamentali, è partito per l’Australia, dove ha aperto una gelateria a Brisbane. Dopo il ritorno in Italia e varie esperienze nel settore lo scorso anno succede l’incontro fatidico con Alain Ducasse, che sta affinando il progetto della sua gelateria ed è in cerca di un responsabile di produzione. Matteo si mette in gioco e sottopone a Ducasse un sorbetto di pompelmo e vermouth, che conquista lo chef. Visto e preso, Matteo guadagna un biglietto di andata per Parigi ed entra alla Manufacture come responsabile di produzione. Fra i concetti fondanti della Manufacture de Glace, c’è quello di mettere in luce il savoir faire dei gelatieri, valorizzare l’uso di ingredienti freschi di qualità e le tecniche di preparazione, principi che trovano rispondenza anche nel design del locale, grazie alla facciata trasparente che consente ai passanti di vedere il minuzioso lavoro artigianale della boutique. Qui ogni giorno vengono preparati 16 gusti, con una rotazione che rispetta la stagionalità degli ingredienti, mentre per i corner parigini più piccoli sono state messe a punto delle coppette confezionate. Fra le specialità, i gusti classici, granite o ricette originali (come ad es. il sorbetto alle erbe fresche, il gelato all’olio d’oliva o i gelati cocktail), molti dei quali sono caratterizzati da una particolare “masticabilità” che ne prolunga il sapore al palato. In omaggio alla Manifattura de Chocolat, in menu ci sono tre creazioni: il sorbetto al cioccolato del Madagascar con cioccolato in pezzetti, il gelato al cioccolato del Perù, ganache e grué e quello alla nocciola del Lazio, dalla consistenza cremosa, quasi spalmabile. Ispirato alla Manufacture de Café, invece, il gelato al caffè, declinazione fredda dell’espresso d’autore di Alain Ducasse. Il progetto della Manufacture de Glace non sarà l’ultimo della serie: un futuro asse di sviluppo del format Manufacture riguarderà la biscotteria. Non resta che attendere.

Matteo Casone, un talento bolognese

Matteo Casone, bolognese, affronta studi economici e per alcuni anni lavora come consulente d’azienda. In seguito decide di cambiare radicalmente ambito lavorativo ed entra da La Sorbetteria Castiglione per imparare l’arte del gelatiere. Parte poi per l’Australia, dove rimane circa 3 anni, per aprire una gelateria a Brisbane (Queensland). Tornato in Italia, collabora con Cattabriga, girando vari Paesi nel mondo. A luglio 2020 conosce Ducasse, che lo mette alla prova, ne intuisce il talento e gli propone di diventare il responsabile di produzione della nuova Manufacture de Glace.

Dieci passi per diventare sostenibili: scoprili a Cosmofood

diventare sostenibili
Da sinistra: Filippo De Martino e Leonardo Baggio del Quèrto di Bassano del Grappa (Vi) e Simone Silvestri, general manager del gruppo Zushi-Japanese Restaurants, protagonisti del talk
Domenica 7 novembre alle 15 a Cosmofood (FIera di Vicenza, Cosmofood Arena, Pad. 7), Bargiornale organizza l'incontro “La sostenibilità? È alla portata di tutti i locali. I primi dieci passi da fare”. Con le testimonianze di Filippo De Martino e Leonardo Baggio del cocktail bar Al Quèrto di Bassano del Grappa (Vi) e di Simone Silvestri, general manager di Zushi-Japanese Restaurants

Diventare sostenibili è una sfida che riguarda tutti. A chiederlo, oltre all’ambiente, sono sempre di più anche i clienti. E sono sempre di più i gestori di bar e ristoranti attenti al tema, interessati a rendere più sostenibile la propria attività. Insieme ai clienti, condividono un approccio meno intransigente e meno utopistico rispetto al recente passato. La "nuova" sostenibilità, insomma, fa rima con praticità. Dall'idealismo al pragmatismo: meno sogni, più piedi per terra. Meno "cosa si dovrebbe fare" e più "cominciamo a fare".

Per aiutare i gestori a orientarsi in questa nuova direzione Bargiornale ha organizzato a Cosmofood - la manifestazione dedicata al mondo della ristorazione che va in scena alla Fiera di Vicenza, un incontro sul tema della sostenibilità per i gestori di bar e ristoranti dal titolo “Obiettivo sostenibilità: le (prime) dieci cose da fare”. L'appuntamento è per domenica 7 novembre dalle 15 alle 15.30 alla Cosmofood Arena (padiglione 7).

«Cercheremo di dare le indicazioni giuste per chi parte da zero o è all'inizio del percorso, di sciogliere i dubbi dei gestori, di raccontare le possibili strade da seguire con le testimonianze di chi è già avanti - spiega Andrea Mongilardi, giornalista di Bargiornale, dolcegiornale e Ristoranti, moderatore dell'incontro -. Il punto di partenza saranno le dieci indicazioni emerse dal lavoro del gruppo di gestori di bar e chef che abbiamo riunito ad Assisi nei mesi scorsi per il BootCamp&Work Horeca Forum».

Tre testimonial d'eccezione

Essere pratici e concreti è l'obiettivo dell'incontro, che vuole fornire indicazioni utili per i gestori dei locali. Ci aiuteranno con la loro testimonianza tre professionisti dell'ospitalità veneta.

A raccontare la loro esperienza ci saranno Pippo De Martino e Leo Baggio, di Al Quèrto e Zest, Bassano del Grappa (Vi) e Simone Silvestri, general manager di Zushi-Japanese Restaurants.

Un bar senza scarti

I due bartender racconteranno di “Come da uno scarto possono venir fuori tre prodotti”. «Io e il mio socio Alvise Zonta - spiega Filippo De Martino - dopo aver lavorato in grandi piazze abbiamo deciso di tornare a Bassano per creare un posto dove la gente possa sentirsi a casa. Così è nato il nostro cocktail bar, Al Quèrto. Quando ci siamo resi conto che non dedicavamo ai clienti tutta l'attenzione che meritavano, la soluzione è stata creare Zest, un laboratorio dedicato alle preparazioni. Inizialmente solo per il nostro bar, oggi anche per altri locali».

«Allo Zest cerchiamo di essere al 100% ecosostenibili -spiega Leonardo Baggio -, eliminando tutti gli scarti che si possono avere in un bar e traendone un’ulteriore lavorazione. Alcuni esempi? Dagli scarti delle scorze di agrumi usate come garnish, facciamo una base per un punch, dai fondi di caffè creiamo il nostro liquore della casa».

Ristoranti sostenibili passo dopo passo

Che la sostenibilità non sia un obiettivo semplice è molto chiaro a Simone Silvestri, general manager di Zushi-Japanese Restaurants, catena italiana di ristoranti giapponesi nata a Verona nel 2006 da un’intuizione di Cristiano Gaifa e arrivata oggi a 21 ristoranti. Non a caso il suo intervento si intitola: “Le scelte fatte, tentate e in programma per diventare più sostenibili”. «Abbiamo chiaro l'obiettivo della sostenibilità - spiega Silvestri -, così come il fatto che si tratta di un percorso graduale, da fare a tappe. Spesso siamo dei pionieri nello sperimentare nuove strade. Ed è normale che qualche volta tocchi fare un passo indietro. Senza però perdere di vista l'obiettivo».

La visita a Cosmofood è riservata agli operatori professionali. La fiera è aperta da domenica 7 a mercoledì 10 novembre dalle 10 alle 18.30. L'ingresso è gratuito.

Premio Cerevisia 2021 a venti birre italiane di qualità

Michele Solimando del Birrificio Reebeers ritira il Premio Eccellenza dalle mani di Giorgio Mencaroni, presidente Banab e presidente Camera di Commercio dell'Umbria
Accuratamente selezionate per tipologie e luoghi di produzione, venti specialità birrarie hanno ricevuto il Premio Cerevisia organizzato da Banab, Camera di Commercio dell'Umbria, Comune di Deruta, Assobirra e Ministero delle Politiche Agricole.,

Suddivise per aree geografiche e tipologie, 20 birre italiane di qualità hanno recentemente ottenuto a Perugia al Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria venti riconoscimenti del Premio Cerevisia, concorso nazionale per la promozione e valorizzazione della produzione, commercio e consumo delle birre italiane di qualità. Oltre ai premi speciali per Eccellenza e per Immagine.

Premio Cerevisia è un evento annuale organizzato dal Banco Nazionale di Assaggio delle Birre (Banab), comitato sorto per volontà dell’allora Camera di Commercio di Perugia oggi Camera di Commercio dell’Umbria,  della Regione Umbria, del Cerb (Centro di Ricerca per l’Eccellenza della Birra dell’Università degli Studi di Perugia), del Comune di Deruta (Pg) e di AssoBirra (Associazione dei Birrai e dei Maltatori), con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole.

Nato nel 2013, il relativo concorso nazionale per le birre d’eccellenza si distingue dalle altre iniziative di settore per la valenza scientifica, ispirata a un rigoroso percorso valutativo di selezione (esami chimico fisici condotti presso il Cerb), per la competenza della Giuria Nazionale di degustazione, nonché per la sua matrice di carattere istituzionale, garanzia di autorevolezza e trasparenza.

PREMIO ECCELLENZA 2021
Birra bianca Madeleine Gargano Edition - Birrificio Rebeers, Foggia

 

PREMIO IMMAGINE 2021
Birra alle castagne Druda - Birrificio del Vulture, Rionero in Vulture (Pz)

PREMIO AREA GEOGRAFICA NORD
Birra chiara Theresianer Premium Pils - Birrificio Theresianer Antica Birreria di Trieste 1766, Nervesa della Battaglia (Tv)

PREMIO AREA GEOGRAFICA CENTRO
Birra chiara BB Bad Brewer American Lager - Birrificio Birra Amarcord, Apecchio (Pu)

PREMIO AREA GEOGRAFICA SUD ED ISOLE
Birra scura Darkana - Birrificio Gladium, Zagarise (Cz)

PREMIO BIRRE A BASSA FERMENTAZIONE
1: Birra bionda cruda, biologica, microfiltrata Predaia Filtrata Hell  -  Sidrobirrificio Lucia Maria Melchiori, Predaia (Tn)
2: Birra chiara, bio, senza glutine B.O.N.A. - Birrificio Foràn, Castions di Strada (Ud)
3: Birra chiara Giant Cave - Birrificio Cittavecchia, Sgonico (Ts)

Prime 3 Categoria Birre Bassa Fermentazione

PREMIO BIRRE AD ALTA FERMENTAZIONE
1: Birra scura Badia - Birrificio Birralfina, Orvieto (Tr)
2: Birra rossa doppio malto Ephesto - Birrificio dell’Etna, Carruba (Ct)
3: Birra Pale Ale Impact Zone - Antikorpo Brewing, Sgonico (Ts)

Prime 3 Categoria Birre Alta Fermentazione

PREMIO BIRRE DI FRUMENTO
1: Birra chiara Francisco - Jester Birrificio Agricolo, Petritoli (Fm)
2: Birra bianca Luna Janca - Microbirrificio Artigianale Incanto, Casalnuovo di Napoli
3: classi Birra chiara Cubulteria - Birrificio Karma, Alife (Ce)

Prime 3 Categoria Birre di Frumento

PREMIO BIRRE STRONG
1: Birra Red Ipa Oni - Birrificio 61cento, Pesaro
2: Birra scura Delizia - Birrificio Acelum, Castelcucco (Tv)
3: Birra rossa Mitica 70 - Birrificio Birra Bro, Terni

Prime 3 Categoria Birre Strong

PREMIO BIRRE AROMATIZZATE
1: Birra Pale Ale Malupina - Microbirrificio Artigianale Incanto, Casalnuovo di Napoli
2: Birra Belgian Ale Golden - Birrificio Monaci Vesuviani, Napoli
3: classificata: Birra scura Catuai - Jester Birrificio Agricolo, Petritoli (Fm)

Prime 3 Categoria Birre Aromatizzate

 

«Il settore brassicolo ha conosciuto negli ultimi anni una crescita rilevante - ha ricordato Giorgio Mencaroni,  presidente della Camera di Commercio dell’Umbria e del Banab - Banco nazionale di Assaggio delle Birre. La pandemia certo si è fatta sentire, tuttavia notiamo con soddisfazione come, secondo dati Assobirra, nel 2020 anno Covid, la birra sia stata la bevanda più consumata dagli italiani. Ma di rilievo va sottolineato come, sempre da dati Assobirra, la birra assuma un rilevante ruolo nella nostra economia: circa 900 imprese e oltre 115.000 occupati lungo tutta la filiera dalle imprese agricole fino ai punti di consumo out-of-home».
«In Italia, nel comparto birra, ogni persona occupata in produzione - ha concluso Giorgio Mencaroni - contribuisce a creare ben 31,4 posti di lavoro. Il tutto si traduce in un valore condiviso generato dalla birra in Italia che nel 2019 ammontava a 9,5 miliardi di euro. La birra è dunque una ricchezza per il tessuto economico italiano e umbro dell’industria agroalimentare e pertanto va supportata e valorizzata affinché possa tornare a crescere e svilupparsi».

Giorgio Mencaroni, presidente Banab e presidente Camera di Commercio dell'Umbria

La platea delle autorità
Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria e presidente Banab – Banco Nazionale di Assaggio delle Birre;
Maurizio Oliviero, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia
Ombretta Marconi, Direttore f.f. del CERB (Centro di Ricerca per l'Eccellenza
della Birra) del  dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia
Alfredo Pratolongo,  presidente di Assobirra;
Andrea Bagnolini, direttore di Asssobirra;
Michele Toniaccini, Sindaco di Deruta (Pg) e Presidente Anci Regionale;
Rodolfo Nardoni, Assessore Comune di Deruta (Pg);
Paolo Fantozzi, vice presidente Banab - Banco Nazionale delle Assaggio delle Birre;
Angela Terenzi, funzionaria della Regione dell’Umbria.

Una virtual expo pionieristica per scoprire il mondo Welbilt

Virtual Event Welbilt
L'expo virtuale di Welbilt durerà dal 19 e 20 ottobre, proporrà 9 marchi in esposizione, con diverse novità, e un ricco programma di seminari ed eventi

Durerà due giorni, sarà disponibile in 5 lingue (spagnolo, italiano, tedesco, russo e inglese) e consentirà ai visitatori di aggirarsi tra le tecnologie della casa per scoprirne caratteristiche e tutte le possibili configurazioni proprio come se si visitasse una show room reale Welbilt. È la Welbilt Emea – Edition I, la virtual expo creata dal gruppo, tra i maggiori produttori mondiali di apparecchiature per il fuoricasa, tra le quali le linee di forni smart Convotherm e Merrychef, per sviluppare nuovi modi di contatto con i suoi partner del canale.

Dedicato a tutta l’area Emea (Europe, Medio oriente e Africa), l’appuntamento è per il prossimo 19 e 20 ottobre, una due giorni durante i quali, comodamente da casa tramite il proprio Pc o laptop, si potrà prendere parte interattivamente a un ricco programma di eventi.

La sala espositiva virtuale presenterà 9 marchi, tra i quali una serie di nuovi lanci, insieme a rendering 3D e panorami a 360 gradi di 5 cucine a tema, Café/Bakery, Quick service restaurant, Ghost kitchens, Back of house e C-store/Forecourts, per dare vita ai concetti.

Inoltre, l'expo includerà una Seminar Room con conferenze ed eventi interattivi, oltre a chat room per il lancio di prodotti, dimostrazioni dal vivo e sessioni di domande e risposte sempre dal vivo.

REGISTRATI PER PARTECIPARE
ALL'EVENTO APERTO DEL 20 OTTOBRE

L’organizzazione dell’expo virtuale ha richiesto un intenso lavoro di programmazione per mettere a punto nei dettagli il ricco programma di appuntamenti e garantire ai visitatori un’esperienza interattiva al top. Uno sforzo sostenuto da Welbilt per permettere ai gestori di locali, senza muoversi da casa e in tutta comodità, in modo economico ed efficace, di acquisire nuove informazioni sulle gamme di prodotti già presenti e sulle novità che saranno lanciate proprio nel corso dell’evento, idee e spunti per allestire le cucine dei locali e le vastissime possibilità offerte dal gruppo in tal senso con la sua ampia di soluzioni per ogni tipologia di attività. Soluzioni altamente tecnologiche, facili da usare e che garantiscono massima qualità del risultato finale in modo veloce e abbattendo i consumi.

Una renna pop testimonial di Theresianer Winter Beer

Theresianer Winter Beer 2021 da 75 cl
Cambio di grafica e immagine più moderna per la specialità natalizia dello storico birrificio veneto, unitamente al box di sorprese Calendario dell'Avvento.

Quest'anno Theresianer Birreria Italiana 1776 ha deciso di cambiare immagine alla sua specialità di Natale, uscendo dai canoni tradizionali.

Per Winter Beer e Calendario dell'Avvento 2021 infatti il volto nuovo del prodotto Theresianer è una renna ispirata a inconsueti canoni grafici pop, con grandi occhiali rotondi, un berretto di lana in testa e le corna che diventano rami a sostegno di fiocchi di neve stilizzati e palle decorative.

Invariata invece la ricetta: Winter Beeer Theresianer è una birra doppio malto (9°% alc), ambrata dai riflessi rossi, non filtrata ad alta fermentazione, ricavata da malto d'orzo della Baviera e maturata 3 mesi, leggermente speziata, di amaro medio (26 Ibu), con note di frutta secca e di malto tostato. Proposta in bottiglia 75 cl, oltre che in purezza a una temperatura di servizio di 10-12 °C come prodotto da meditazione, la birra invernale di Nervesa della Battaglia (Tv) si può abbinare con i caratteristici dolci invernali, dai dolci al cioccolato ai panettoni farciti, ma si può "sposare" anche a formaggi stagionati come il Parmigiano Reggiano e a salumi speziati come lo speck.

Theresianer Winter Beer 2021 75 cl

Anche l'ormai tradizionale Calendario dell'Avvento Theresianer ha ricevuto le inevitabili "cure" grafiche per armonizzare la proposta Natale 2021. Gioco di attesa, il Calendario propone piccoli regali a tema per ciascuna delle 24 caselle, oltre ad alcune specialità in bottiglia 33 cl. Gran finale con una birra a sorpresa in edizione speciale.

Box Theresianer Calendario dell'Avvento 2021

Rinnovata anche l'offerta natalizia più tradizionale relativa al distillato di birra Bierbrand, al cofanetto in legno per la bottiglia Theresianer da 75 cl e l'astuccio per il trio delle birre non filtrate "sorelle" Zerocinquanta in formato 50 cl: Guglielmo (chiara), Amleto (rossa), Cordelia (Ipa).

MIG, la storica fiera di Longarone si rilancia nel segno della sostenibilità

Premiazioni Coppa D'oro
Per la 61esima edizione la storica fiera del gelato torna in presenza e punta su un approccio più contemporaneo al mercato

Il nuovo corso della MIG è nel segno della sostenibilità. La storica fiera del gelato di Longarone ha presentato la sua 61esima edizione: la prima in presenza dopo il periodo di pandemia sarà anche la prima senza plastica. Cambieranno anche le modalità di visita, l’organizzazione degli spazi espositivi e i contenuti per presentare il gelato in un modo nuovo.

Focus su sicurezza, sostenibilità e nuovi player del mercato

La fiera è prevista dal 28 novembre al 1° dicembre 2021. L'organizzazione ha presentato i tre punti cardine del rilancio della manifestazione fieristica. In primis il tema della sicurezza. Che significa distinzione degli spazi espositivi tra il settore degli addetti ai lavori e il settore aperto al pubblico. «L’obiettivo è tutelare la salute delle persone da possibili nuovi contagi causati da assembramenti; poi permettere alle aziende, che espongono in fiera, di lavorare in un ambiente meno caotico e di sfruttare al meglio il tempo a disposizione per concludere serenamente più contratti«, spiega l'organizzazione in una nota. La tradizione esperienza della degustazione avverrà in spazio separato, aperto a famiglie, scuole e visitatori locali. Poi, come detto, massima attenzione al tema della sostenibilità. La MIG vuole essere vetrina espositiva del futuro in gelateria. Abolita la plastica monouso, utilizzo di materiali solo naturali negli stand, rintracciabilità degli ingredienti e prodotti certificati, focus sui macchinari che riducono drasticamente i consumi di energia e acqua oltre alle emissioni di anidride carbonica. Accanto all'esposizione farà il suo esordio un servizio di consulenza mirata da parte di tecnici ed esperti provenienti da Germania e Italia, per l’informazione ai gelatieri sui sussidi statali negli investimenti in gelateria. Inoltre, la fiera ha attivato nuovi canali, coinvolgendo nuovi operatori e gelatieri, che saranno presenti in fiera e che porteranno il tema dell'innovazione nei materiali e le proposte per il mondo del gelato formulate da imprenditori giovani e al passo con le esigenze del mercato.

Tra concorsi e gare storiche

Non mancheranno i concorsi e le gare in fiera, momento competitivo, ma anche di scambio tra i partecipanti provenienti da tutta Europa. Ecco lo specchietto delle competizioni che si svolgeranno alla MIG.

  • Concorso storico Coppa d'oro, giunto alla sua 51esima edizione con il gusto limone base acqua.
  • Gelato a Due, gara i cui partecipanti sono un duo composto da un gelatiere e da uno chef.
  • Premio Mastri Gelatieri, alla sua 25esima edizione.
  • Premio Gelaterie in Web alla sua 19esima edizione.
  • Nuovo Premio Green, proprio in sintonia con il nuovo tema della fiera. 

 

Imballaggi Alimentari spinge sul green con la nuova linea di Coperchi in carta

coperchi in carta_Imballaggi-Alimentari
Disponibili in due differenti tipologie di carta, completano le linee di bicchieri monouso per bevande, calde e fredde, rendendo ecofriendly il delivery, l'asporto e il consumo on the go

È stata concepita tutta in un’ottica green la nuova gamma di coperchi per bicchieri di Imballaggi Alimentari. Coperchi in carta, questo il nome della novità, è stata ideata e creata dall’azienda di Sinalunga, specializzata nella produzione di pack per il fuoricasa, a completamento delle sue linee di bicchieri in carta per bevande. Coperchi e bicchieri sono infatti entrambi in materiale cellulosico, facilitando il consumatore, dopo l’utilizzo, nella raccolta differenziata e agevolando il riciclo dei rifiuti.

La nuova gamma si compone di due linee di coordinati, realizzati in materiali differenti: i coperchi in cartoncino bianco e i coperchi Bio-Eco in carta di bamboo. I primi hanno un rivestimento interno in PE e dopo l’uso possono essere riciclati nella carta, contribuendo nell’ottica dell’economia circolare a ridurre sia il consumo di risorse naturali e materie prime, sia il quantitativo di rifiuti destinati allo smaltimento.

I coperchi Bio-Eco in carta di bamboo hanno un rivestimento interno in PLA, un polimero bio, e si possono buttare nel cestino dei rifiuti organici, in quanto biodegradabili e compostabili, oppure anche loro riciclati nella carta. Inoltre questi coperchi, come anche i bicchieri monouso realizzati con lo stesso materiale, sono ecofriendly, perché fatti con cellulosa di bamboo, materia prima che aiuta a prevenire la deforestazione, in quanto la pianta ha un ciclo di crescita rapido e spontaneo, che permette di evitare l'inutile abbattimento di alberi ad alto fusto che hanno bisogno di almeno 30 anni per ricrescere.

I nuovi coperchi in carta sono nati guardando alle nuove tendenze di consumo. Ideali per chiudere i bicchieri in carta monouso per bevande calde e fredde, sono perfetti per il delivery, l’asporto e il consumo on-the-go. E sono disponibili in tre versioni: chiusi, per mantenere il caldo e l’aroma delle bevande come caffè e cappuccino, con foro a beccuccio, perfetti per sorseggiare a passeggio, e con taglio a croce per le bibite con cannucce.

Denis Buosi: «Largo ai giovani! Comincio io»

Buosi
Lavorare sulla creatività e la qualità a tutto tondo. Coprire tutte le aree produttive della pasticceria. Lasciare il giusto spazio alle nuove generazioni. Così lavora Denis Buosi con i figli Andrea e Lorenzo, nelle due pasticcerie di Venegono e Varese

Venegono Superiore. In provincia di Varese (e per la verità anche oltre) la “B” della pasticceria di Denis Buosi è un simbolo noto e apprezzato. Un’impresa familiare varata nel 1958 dai genitori di Denis (nella foto con i figli Andrea e Lorenzo). E che lo stesso Denis conduce dagli anni ’80, sviluppando i negozi (a quello iniziale di Venegono nel ’99 si è aggiunto il pdv di Varese), affermando il brand Buosi e specializzandosi nel cioccolato. Per arrivare fino ad oggi, quando si affaccia nell’impresa di famiglia la terza generazione con i gemelli Andrea e Lorenzo, ciascuno con un compito ben preciso, ad affiancare il padre e impararne l’arte.

Nuove generazioni, a ciascuno il suo ruolo

«Lorenzo ha lavorato con me in laboratorio, poi le sue attitudini lo hanno portato a occuparsi della distribuzione e vendita - dice Denis -. Andrea invece, che ha fatto studi da pasticcere, anche all’estero, mi affianca stabilmente in produzione. In questi ultimi tempi, ad esempio, ci stiamo dedicando al “restyling” di alcuni dolci classici, un tipo di ricerca che prevalentemente oggi compete ad Andrea, che ci mette il suo tocco giovane e fresco. Ci tengo che se ne occupi lui, perché è così che si impara a prendere il testimone da chi ci ha preceduto. Provando e magari anche sbagliando: gli lascio carta bianca, anche perché Andrea ha un palato naturale ben sviluppato, che solitamente gli consente di trovare un buon equilibrio nelle ricette». Ne è l’esempio la torta Tropic Cake, di cui trovate la ricetta qui. «Un dolce che, quanto a colori, si ispira alla classica torta Mimosa - spiega Buosi - resa accattivante e moderna con l’uso dei frutti esotici. Sulla stessa filosofia, presentare torte di sicuro gradimento in modo nuovo e fresco, c’è anche la nostra torta Hanami, sulla quale abbiamo lavorato per mesi e che al Sigep 2019  ha consentito ad Andrea di vincere il Campionato italiano Juniores al Sigep, che io avevo vinto esattamente 20 anni prima. Su questa torta c’è stato un lungo studio: la parola Hanami significa “fioritura dei ciliegi” e ispirati da questo abbiamo fatto una ricerca su tutti i prodotti che in Giappone si usano in quel periodo; così ad esempio abbiamo trovato un tipo di pepe da usare nel cremoso di ciliegie, abbinato a un frangipane mandorle e pistacchio. Una specialità che ci dà grandi soddisfazioni».

I prodotti giusti per ogni orario

Alla base di tutto quanto c’è un concetto fondante per Denis Buosi: «Il mio obiettivo è quello di riuscire a coprire tutte le aree produttive della pasticceria, con proposte home made e controllare così in modo totale la qualità dei nostri prodotti. Se la partenza è stata la pasticceria classica e la viennoiserie, poi ci siamo dedicati al gelato e alla lavorazione del cioccolato (molti i lavori commissionati da importanti brand, fra cui Armani, Trussardi, Mercedes, Geox, ndr.). Da un po’ di tempo sto approfondendo la parte salata della pasticceria, ivi compresa la produzione di pizza, focaccia e pane. Per noi è uno sforzo produttivo notevole, ma questo ci consente di coprire i consumi di tutta la giornata, di garantire una buona proposta aperitivo, nonché di rispondere a ordini di catering totalmente con prodotti di nostra produzione. Il che risponde al mio concetto di qualità: essere autonomo per avere il controllo totale di quello che proponiamo. Una scelta che ha ripagato anche in questi difficili momenti, e i numeri lo dimostrano. I nostri due pdv dal 2019 al 2021 hanno registrato una crescita del 30%, il che è molto, in epoca di pandemia».

Nel 2022 un nuovo corso: la promessa di Buosi

La pasticceria Buosi copre una superficie di circa 300 mq, con tanto di bel giardino annesso con 90 coperti, a Venegono, dove lavorano una dozzina di persone. Un secondo punto vendita a Varese, dove i dipendenti sono 8 e i coperti nella piazza antistante (plateatico ottenuto grazie alla liberalizzazione dei dehors durante la pandemia) sono un’ottantina. Sono alcuni dei numeri significativi della pasticceria di Denis Buosi, che, oltre alla pasticceria fresca (38 euro/kg), alla viennoiserie, al cioccolato e al gelato, ha fatto di alcuni prodotti il suo cavallo di battaglia: ad esempio il Buosino, specialità in tazza a marchio registrato; i classici i Brutti ma Buoni o il Dolce Varese, tradizionale dolce da viaggio della zona a forma di tronchetto, a base di nocciole, che sarà uno dei prossimi dolci “rivisitati” dal pasticcere varesino. La produzione spazia dal dolce al salato, senza soluzione di continuità, per coprire ogni fascia oraria con un prodotto adeguato. «Durante la settimana  - racconta Denis Buosi – oltre alla pasticceria mignon proponiamo sempre almeno 5 tipologie di torte secche e 2 o 3 fresche, cui si aggiungono quelle del reparto semifreddi, con almeno sempre 7 o 8 specialità a rotazione, anche in formato monoporzione. Per noi però è la prima colazione il momento di maggiore afflusso della giornata: nel fine settimana abbiamo fino a 25 tipi di brioche e prodotti da colazione, che comprendono anche fritti come krapfen e ciambelle. Addirittura per il fritto abbiamo creato una linea con un addetto dedicato, che prepara oltre a krapfen, ciambelle anche cialde dei cannoli, tortelli (per la parte dolce) e mozzarelle in carrozza, pizza fritta, alici in cotoletta e molto altro, specialità molto apprezzate sia pranzo che con l’aperitivo. Di recente la produzione salata, cominciata quasi per scherzo, ha preso piede. Non solo i classici salatini da pasticceria, ma anche la pizza e la focaccia (circa 30 teglie la settimana, 20 euro/kg, impasto che matura per 30 ore, con pochissimo lievito, farina macinata a pietra e una parte di farina integrale) e il pane, che produciamo in pezzatura grande per il fine settimana. Ciò detto, la colazione e le torte continuano a rappresentare circa il 60% del nostro fatturato».

Buosino caldo o freddo, specialità iconica a marchio registrato

Denis Buosi è l’autore di una specialità che vanta la R di marchio registrato, diventata un vero e proprio cult a Varese e dintorni: il Buosino. Si tratta di una miscela di cioccolato e caffè, top di crema di latte e granella di cioccolato fondente, accompagnata da un cucchiaino di cioccolato che si scioglie durante la degustazione. Il tutto rigorosamente servito in tazzina trasparente. Della ricetta esiste anche la versione fredda per l’estate: Buosino Ice (on the rocks) o Buosino Soft (col gelato). Il Buosino, molto richiesto nell’orario della prima colazione e non solo - è uno dei top seller della pasticceria Buosi - ha ispirato anche un panettone al cioccolato e caffè.

Who's who

Denis Buosi, classe 1965, è titolare delle omonime pasticcerie a Venegono Superiore e a Varese. Inizia l’attività nel laboratorio di pasticceria della famiglia, coltivando una vera e propria passione ed esperienza per il cioccolato. Un ingrediente che gli riserva varie soddisfazioni in gare e concorsi come il Super Sigep d’oro conquistato nel 1999, lo stesso anno in cui apre il punto vendita in centro a Varese. Le nuove leve sono i gemelli Andrea e Lorenzo, 24 anni, che oggi affiancano il padre Denis. Lorenzo, dopo aver lavorato alcuni anni nel laboratorio, si occupa della vendita e accoglienza; Andrea (che nel 2019 al Sigep si è affermato campione italiano di pasticceria cat. juniores) si dedica alla produzione.

Ricca vendemmia di premi per Mionetto a Mundus Vini

Mionetto
Quattro medaglie, tre ori e un argento, per le bollicine della cantina veneta nella sessione stiva del prestigioso contest internazionale dedicato ai vini

Ottima vendemmia per Mionetto a Mundus Vini. Sono quattro le medaglie, tre ori e un argento, conquistate dalle bollicine della cantina veneta ha conquistato nella sessione estiva del prestigioso concorso internazionale dedicato ai vini. Nello specifico le referenze premiate con la medaglia d’oro sono Cartizze Docg Dry e Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut, della Luxury Collection, la linea Mionetto di alta gamma per il fuoricasa, e Prosecco Rosé Doc Extra Dry della Prestige Collection, l’iconica linea le cui referenze di contraddistinguono per eleganza, contemporaneità e distintività, al quale è stato assegnato anche il titolo di Best of Show Prosecco Rosé in retail markets. Ad aggiudicarsi l’argento, invece, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry, altro prodotto della gamma Luxury.

Dal bouquet sontuoso e complesso, con i suoi sentori che richiamano la mela e la pera, con note di agrumi e mandorle glassate, e dal sapore fresco, armonico ed elegante, Cartizze Docg Dry è uno spumante dai luminosi riflessi dorati, che nasce nelle colline della celebre e limitatissima zona del Cartizze, nel cuore dell’area del Prosecco Superiore Dicg. Una porzione di territorio particolarmente felice per posizione, terreno e microclima, dove l’uva Glera raggiunge la massima espressione qualitativa, che il prodotto rispecchia al meglio.

L’eleganza al palato è il tratto distintivo anche di Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Brut, grazie al perfetto equilibrio tra acidità, sapidità e moderata ricchezza zuccherina residua e alle note di mela golden e pera, con un retrogusto piacevolmente amarognolo, che lo rendono anche uno spumante molto versatile, sia da proporre come raffinato aperitivo o per accompagnare antipasti di pesce e verdure. Dal perlage sottile e persistente e di colore giallo paglierino con lievi riflessi verdognoli. Sprigiona profumi che richiamano note di frutta matura, miele e fiori d’acacia.

Ma l’alta qualità non difetta neanche al Prosecco Rosé Doc, proposta lo scorso anno la cantina ha fatto il suo esordio nel segmento del Prosecco Rosé. A caratterizzarlo, oltre al leggero colore rosa fiore di pesco, il ricco bouquet fruttato con evidenti note di pompelmo e piccoli frutti rossi, dal quale emergono avvolgenti aromi di miele e crosta di pane, regalatigli dalla lunga maturazione alla quale viene sottoposto. Un prodotto premium dalla personalità delicata e contemporanea, particolarmente gradito dal pubblico femminile, ma non solo. Una combinazione vincente, testimoniata dal gradimento espresso dai giudici, che insieme alla medaglia d’oro lo hanno premiato anche con il riconoscimento di Best of Show Prosecco Rosé in retail markets.

A chiudere la rassegna dei premiati, Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Dry, che si è aggiudicato la medaglia d’argento. Raffinato, dal colore giallo paglierino brillante, presenta intensi profumi floreali e decise fragranze di mela, pera e sfumature di agrumi. Un prodotto ottenuto dalle uve raccolte nell’area del Prosecco Superiore Docg delle quali esprime tutta la qualità.

Donovan Bar, la Swinging London rivive al bar del Maestro

Negli anni ’60 Londra era all’apice della sua mondanità: le modelle sfilavano in Carnaby Street indossando minigonne firmate Mary Quant, i Mod sfrecciavano sulle Vespe e i rocker davano feste nei loro appartamenti di West London. Terence Donovan, un nome sinonimo della Swinging London degli anni Sessanta, è stato il raconteur più autorevole della vita e dello stile della città. Per quarant’anni, il suo obiettivo è stato puntato su famiglia reale, politici, star del cinema e top model. Donovan ha fotografato e immortalato icone come la principessa Diana, Twiggy, Jimi Hendrix, David Bowie e Sophia Loren e le sue fotografie ora decorano il Donovan Bar, a pochi minuti dallo studio Mayfair dell’artista. Situato all’interno del Brown’s, uno degli hotel più iconici della capitale (fondato nel 1837 da James e Sarah Brown), il Donovan Bar è noto da tempo come uno dei più intimi e sofisticati ritrovi della città.

Salvatore “The Maestro” Calabrese al centro tra Federico Pavan, assistant bar manager, e Maurizio Parlermo, bar manager del Donovan Bar

Dal 2003, il Brown’s fa parte dei Rocco Forte Hotels e nel 2018 il bar dell’albergo è stato rilanciato dopo una riprogettazione da parte della famosa interior designer Inge Moore. La ristrutturazione ha introdotto nuovi livelli di glamour e di seduzione visiva all’interno degli ambienti, aggiungendo dettagli per ricordare agli ospiti l’omonimo bar. La palette di colori in tutto il bar combina spruzzi d’oro con il verde delle auto da corsa britanniche, e bianchi e grigi, che ricordano le fotografie in bianco e nero di Donovan che si trovano anche sulle pareti del bar e sono la più grande collezione privata esistente di Sir Terence Donovan.

Durante la riprogettazione, il bar principale è stato ampliato, in modo da incorniciare una vetrata originale del 19° secolo che raffigura San Giorgio. Il bancone ha una splendida retroilluminazione blu che mette in risalto gli splendidi bicchieri. In concomitanza con la riprogettazione del bar, ha fatto il suo arrivo al Donovan Bar il bartender e consulente di fama mondiale Salvatore Calabrese, con il suo stile italiano e la sua sconfinata conoscenza.

La carriera di “The Maestro” è iniziata quando aveva solo 10 anni, sotto la guida del suo primo mentore, il signor Raffaello all’Hotel Reginna, a Maiori, sulla Costiera Amalfitana. Da allora, Calabrese ha raccolto, dovunque andasse, successi e riconoscimenti, soprattutto a Londra. Basterebbe ricordare alcune delle tappe più significative del suo percorso professionale londinese che lo hanno visto protagonista dietro i banconi dei meeting point più esclusivi della capitale come il Dukes Hotel, dove diventa subito famoso per i suoi Martini, il Lanesborough Hotel, il suo “Salvatore at Fifty” al Fifty St. James Club o, ancora, il suo “Salvatore at Playboy” all’interno dell’omonimo club di Mayfair. È stato presidente dell’United Kingdom Bartenders’ Guild ed è autore di best-seller, nonché un rinomato collezionista di liquori rari. Appassionato in particolare di Cognac, è uno dei massimi esperti mondiali soprattutto del mercato di nicchia dei cosiddetti Cognac extra-speciali.

Per il Donovan ha creato una carta dei cocktail speciale che ha battezzato “Our Generation” che celebra il senso di libertà sfrenata e istintiva degli anni ‘60. Un menu che rievoca i film, la musica e la moda di quel decennio dinamico, oltre ai suoi personaggi più popolari. «La mia carriera di bartender è iniziata proprio negli anni ‘60, mentre sbocciava anche la carriera del fotografo londinese Terence Donovan. “Our Generation”, che si ispira al lavoro di Donovan e ai volti famosi che fotografava, celebra i miei ricordi e questo periodo speciale della storia di Londra».

Il menu si articola in quattro sezioni: Portrait (ritratti), Fashion (moda), Music (musica) e Screen (cinema) dell’epoca. Ogni sezione include cinque cocktail creati da Salvatore Calabrese insieme al bar manager Maurizio Palermo e all’assistente bar manager Federico Pavan. Alcuni particolarmente emblematici come Starman, dedicato alla leggenda londinese David Bowie e dal nome di una delle sue canzoni più influenti e famose. Si tratta di un cocktail caratterizzato da foglie di kikuna (erbe aromatiche usate da secoli in Asia per aromatizzare le pietanze, ndr) e Whisky Dalmore invecchiato 12 anni. Un altro modello è il Madam Loren, dedicato alla superdiva italiana. Il cocktail rosato è preparato con un pizzico di liquore al pomodoro e decorato con basilico fritto, un omaggio alle origini italiane di Sophia Loren. Nella sezione Portrait troviamo anche Black Trinity, un omaggio al lavoro di Donovan e dei colleghi fotografi David Bailey e Brian Duffy. Si tratta di un drink realizzato nel tumbler con Cognac Hennessy, vermouth Martini Riserva Speciale Rubino, Porto e Disaronno.

Il cocktail è sormontato da una spuma di melone Cantalupo e accompagnato da un cubetto di melone su un bastoncino da cocktail. Il drink, sorprendentemente morbido e setoso, si ispira ai ricordi di Calabrese che ha visto il melone Cantalupo abbinato al Porto in molti menu negli anni ‘60. Una sezione speciale del menu è, infine, dedicata ai Signature Cocktail di “The Maestro”, tra cui i noti Breakfast Martini e Spicy Fifty. Inoltre, ci sono cocktail vintage, alcuni dei quali sono preparati con le bottiglie super rare della collezione personale di Calabrese. Per 5.500 sterline è possibile degustare il famoso cocktail da Guinness dei Primati, Salvatore’s Legacy realizzato per la prima volta nel 2012 con distillati e liquori che vantano un’età complessiva di circa 700 anni. Si tratta del cocktail più “antico” del mondo e contiene del Cognac Close de Griffier Vieux del 1788, del liquore Kummel del 1770, del liquore Dubb Orange del 1860 e dell’Angostura Bitter del 1930.

Oltre all’ambiziosa lista di drink, Calabrese si è dedicato a una revisione completa delle postazioni di lavoro, per migliorare notevolmente l’efficienza della preparazione dei drink. Una delle più grandi preoccupazioni di Calabrese è infatti quella di accorciare il tempo di attesa per gli ospiti. Con il rinnovamento delle postazioni dei bar, Calabrese mira a servire i cocktail ai suoi ospiti in meno di cinque minuti.

Una delle innovazioni include il Calabrese Sink (lavello), che riduce i tempi di preparazione consentendo ai baristi di lavare rapidamente tutto ciò che è deperibile come le bucce di frutta e verdura. *

Salvatore Calabrese È artefice di una carriera straordinaria, fatta di tenacia, lavoro (ha iniziato a 11 anni nella sua Maiori), grandi intuizioni come la liquid history (cocktail vintage preparati con ingredienti originali d’epoca) e un senso non comune per l’ospitalità. Nell’ambiente è conosciuto come “The Maestro”. Oggi è alla guida The Donovan Bar al Brown’s Hotel, al 63° posto nella lista dei World’s 50 Best Bars 2020.

 

STARMAN

di SALVATORE CALABRESE

Ingredienti

40 ml di whisky Dalmore 12 anni

15 ml di liquore Aqua Bianca di Salvatore

top di Umeshu wine soda

Preparazione

Build

Servire in un highball con ghiaccio e foglie di kikuna.

 

Breakfast Martini

di SALVATORE CALABRESE

Ingredienti

50 ml di Star of Bombay

15 ml di Cointreau

15 ml di succo di limone

1 barspoon raso di marmellata di arance

Preparazione

Shakerare e servire direttamente in una coppetta da Martini

Guarnire con una scorza d’arancia.

 

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