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Sciroppi, pre-mix, puree di frutta: DOuMIX? rende più facile la vita del barman

Andrea Bressan, brand manager di DouMIX?, racconta caratteristiche e vantaggi delle nuove linee lanciate dal brand di Mec3 per semplificare il lavoro dei bartender.

DouMIX? è il nuovo brand lanciato da Mec3 per offrire a chi lavora dietro il bancone una serie di prodotti di servizio pensate per velocizzare i tempi di preparazione e di servizio. Da Syrup a Squeeze, a Fruit Elixir una gamma completa e profonda sia per il canale serale che per i bar diurni

Caffèlab, miscele personalizzate e sostegno alle donne

Chemex, Caffèlab
Il laboratorio online del caffè propone oltre 50 referenze tra singole origini e miscele sempre disponibili, anche certificate Women in Coffee Project, e una linea completa di accessori

Il caffè di qualità è l’obiettivo e la passione comune della squadra che opera nel laboratorio online Caffèlab: la sua proposta di caffè comprende oltre 50 referenze tra singole origini e miscele, tra cui numerose certificate Women in Coffee Project, nonché una linea completa di accessori per il professionista e l’appassionato. Per chi desidera un prodotto su misura per i gusti propri o della propria clientela, la sezione Caffè personalizzato ospita un configuratore di caffè, ovvero un programma con cui qualsiasi visitatore può realizzare una o più miscele personalizzate, regolando gusto e flavour, e diventando chef della propria tazza.

Nato nel 2015, è una realtà giovane in cui Robert Brinck, italo/olandese tostatore & coffee expert consultant e Simone Celli, barista trainer di Espresso Academy & coffee expert consultant, si occupano della ricerca, selezione e tostatura di specialty coffee, che si presentano con nuove confezioni con il fondo bianco per i caffè di piantagione e nero per le miscele, sul quale spiccano i colori vivaci di rami con foglie verdi e drupe rosse; sul fronte l’etichetta riporta l’origine e note sintetiche sul caffè; il retro parla del progetto Caffèlab (che fa capo alla torrefazione Mokaflor di Firenze) e invita a visitare il sito e ricercare le informazioni sulla provenienza, la lavorazione e le caratteristiche del prodotto in tazza, attraverso un QR Code. 

Tra gli specialty di Caffèlab, cinque hanno un bollino rosa in etichetta: El Salvador Volcano, Colombia San Alberto, Rwanda Nova Cafe Des Mamas, Myanmar The Lady e Rwanda Nova Café Des Mamas. I bollini rosa sono importanti: sono i caffè coltivati da mani femminili e certificati Women in Coffee Project.

Un’importante iniziativa da poco arrivata anche nel nostro Paese che Caffèlab sostiene con convinzione è infatti la fondazione di IWCA (International Women’s Coffee Alliance) Italia, il chapter italiano dell’Associazione internazionale fondata nel 2003. «Il suo obiettivo - spiega Eleonora Bernini, export e marketing manager - è supportare l’empowerment, ovvero la conquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire da parte delle donne lungo tutta la catena del caffè, con focus principale sui Paesi produttori. Vogliamo dare risalto e spazio alle piantagioni condotte da donne e ai loro caffè e sostenere i progetti al femminile da un punto di vista culturale, sociale, economico e lavorativo. Siamo fiere di essere tra i sette soci fondatori di una realtà che vuole contribuire alla divulgazione della conoscenza del caffè di qualità e aiutare le donne lungo tutta la sua filiera: anche in Italia la figura femminile è esclusa da alcuni ruoli e in generale non è considerata e valutata come meriterebbe. Da parte nostra offriremo alle iscritte i corsi di Espresso Academy a un prezzo scontato. Per ora la cosa più importante è fare crescere la base delle iscritte». 

Viene posta inoltre grande attenzione a caffè ai quali si accompagnano progetti di sostenibilità sociale e ambientale, come la permacoltura, un processo integrato che mira a ripristinare l’equilibrio dei sistemi alla base della vita, dando come risultato un ambiente sostenibile ed equilibrato. «Il nostro Perù coltivato nella regione di Oxapampa è coltivato senza l’utilizzo di erbicidi né pesticidi - afferma Bianca Bernini, project e marketing manager di Caffèlab. Cerchiamo anche progetti di agricoltura sperimentale e nuove lavorazioni, come fermentazioni anaerobiche e doppie fermentazioni. Questa ricerca continua ci distingue e raccoglie attorno a noi un crescente consenso, sia in Italia sia all’estero, con importanti incrementi del fatturato».

Infine, una nota su un argomento tornato di grande interesse: il prezzo della tazzina e il riscontro negativo da parte dei consumatori. «Da parte nostra - riprende Bianca Bernini - abbiamo realizzato un sondaggio per sapere cosa i clienti - composti per lo più da 30-50enni open mind, viaggiatori e in cerca di qualcosa di nuovo - ricercano in un caffè specialty. I risultati vedono al primo posto le note aromatiche e al secondo la sostenibilità sia ambientale sia sociale.

L’ultima sfida di Moltivolti: Barconi, la gelateria sociale

Barconi Insegna
Barconi Insegna
L’impresa sociale e ristorante aprirà un punto vendita gestito da migranti nel cuore di Ballarò. Al timone, Antonio Cappadonia

Moltivolti, impresa sociale impegnata con i migranti, si prepara a una nuova sfida. Nel cuore di Ballarò, in Piazzetta Mediterraneo, apre Barconi, un bar e gelateria gestito da donne e uomini migranti. L'inaugurazione è prevista per l'11 giugno, a pochi passi dal ristorante che qualche mese fa è stato quasi distrutto da un incendio.

Antonio Cappadonia al timone di Barconi

Barconi è un bar-gelateria, realizzato grazie al sostegno della Fred Foundation con sede in Olanda e dalla Fondazione Svizzera Haiku Lugano, che si avvale del supporto tecnico di Antonio Cappadonia, uno dei più noti maestri gelatieri in Italia, vincitore di molti premi e riconoscimenti che ha recentemente sviluppato il suo format di gelaterie artigianali a Palermo. Il maestro gelatiere fornirà il prodotto finale nella prima fase del progetto, affidando la vendita e poi la creazione del gelato al personale di Barconi e ai ragazzi. Un giovane pasticcere palermitano si occuperà invece della parte di produzione di dolci, torte e piccoli lievitati pure presente nell'offerta gastronomica.

Una risposta all'impegno dei migranti

Barconi punta a diventare un ritrovo per turisti e avventori del mercato, che qui possono fare colazione o bere un caffè. In un luogo strappato all'incuria, nasce un obiettivo importante: integrare all'interno della comunità economica del mercato giovani palermitani insieme a donne e uomini migranti provenienti dall'Africa centrale e dal Maghreb. Tutti saranno coinvolti in un percorso di empowerment, formazione e apprendistato che li porterà gradualmente a gestire in autonomia la gelateria, dalla produzione alla vendita. La volontà è quella di offrire una risposta e un sostegno concreto a tanti giovani migranti, ricattati da norme e decreti sempre più stringenti, che guardano al contratto di lavoro come unico strumento per vivere in un paese diverso da quello di provenienza. Inoltre, è un modo per delineare modelli di impresa e sviluppo non solo sostenibili, ma che tengano anche in considerazione prospettive di lavoro più eque, più solidali e più giuste.

Ribaltare la negatività

Barconi lancia la sfida sin dal nome del punto vendita, che mira a dare un nuovo significato a una parola finora carica di negatività. «Sappiamo che la decisione di battezzare un bar-gelateria con il nome Barconi attirerà su di noi più di qualche critica – racconta Giovanni Zinna, socio fondatore di Moltivolti – La nostra intenzione è sempre quella di accendere una speranza, creare un’opportunità, promuovere nuove forme di comunità e di impresa, senza rinunciare all’ironia che ci contraddistingue. Questo nome vuole ribaltare la negatività e l’idea di disperazione legata, in questo caso, al mezzo in cui in condizioni disperate i nostri migranti provano ad attraversare il Mediterraneo. Vogliamo trasformarlo in un elemento di gioia e speranza, che si concretizza in un progetto di lavoro capace di offrire a nuovi cittadini percorsi di inclusione lavorativa. L’assonanza tra la parola Barconi e i coni gelato ha fatto il resto. Potrei aggiungere altre mille motivazioni ma la verità è che non ci piace prenderci troppo sul serio, abbiamo a che fare ogni giorno con situazioni drammatiche ma abbiamo imparato che il sorriso è l’unica arma per andare avanti».

Masterclass e tasting: gli appuntamenti firmati Gamondi al Roma Bar Show

Gamondi Roma Bar Show
Gli incontri con Mirko Meneghello e la presentazione del nuovo nato, l'Aperitivo Fiori di Sambuco, tra gli eventi clou dello storico marchio piemontese alla kermesse romana

C’è Gamondi tra i protagonisti di Roma Bar Show, la kermesse della bar industry in programma nella Capitale il 30 e 31 maggio (leggi Tutto pronto nella Capitale per il Roma Bar Show). Durante la due giorni il pubblico di professionisti potrà conoscere e degustare l’ultimo nato dello storico brand piemontese, l’Aperitivo Fiori di Sambuco Gamondi: un vino aromatizzato ai fiori di sambuco.

Un prodotto realizzato con i fiori che vengono raccolti freschi nel fondovalle tra le colline delle Langhe, nei pressi del sito di produzione, durante i mesi di aprile e maggio utilizzando semplicemente forbici e cestino. Un processo completamente manuale che consente di scegliere solo i fiori più profumati e rigogliosi, che vengono poi sapientemente infusi in alcol in modo da ottenere una base fresca e dal ricco bouquet aromatico. Ne nasce un prodotto di buon tenore alcolico (21% vol.) dal sapore fresco e delicato, con un bouquet che spazia dalle note floreali alla frutta fresca e agli agrumi. Ottimo all’ora dell’aperitivo, perfetto liscio, il nuovo prodotto è perfetto anche come base in miscelazione, ideale per la preparazione dello Spritz Bianco o dell’Hugo.

La gamma Gamondi: l'eccellenza di un mix tra tradizione e modernità

Allo stand del brand sarà poi sempre possibile testare l’intera gamma di prodotti del marchio, vera eccellenza della tradizione liquoristica piemontese recuperata da Casa Toso. Gamma che si compone di vere eccellenze, come il Vermouth di Torino Superiore Rosso Gamondi (alc 18% in vol), dal profumo aromatico, con note di china, coriandolo e arancia amara, e dal sapore intenso e persistente, con un piacevole retrogusto amaro, e il Vermouth di Torino Superiore Bianco Gamondi (alc 17% in vol), fine ed elegante al palato e dal bouquet carico di profumi, con note floreali di assenzio e sambuco che si aggiungono a quelle speziate di cardamomo, pepe e cannella e a quelle dolci della vaniglia, entrambi prodotti recuperando un’antica ricetta dell’erborista Carlo Gamondi, il fondatore del marchio.

A questi si aggiungono il Vermouth di Torino Rosso (alc 18% in vol) e quello Bianco (alc 16% in vol), preparati secondo l’antica formula della casa e che hanno nell’artemisia piemontese il loro elemento distintivo. E ancora, il Bitter Gamondi (alc 25% in vol), un aperitivo tradizionalmente amaro che si caratterizza per l’aroma forte e deciso, l’Aperitivo Gamondi (alc. 13,5% in vol), frutto di un elegante blend di vini bianchi e infusi di scorze di arance e piante aromatiche, che gli donano un gusto pieno, fresco e agrumato e un profumo dalle tipiche note dolci-amare delle scorze di arancia.

Completano la gamma l’Amaro Gamondi (alc 27% in vol), anche questo realizzato con un’originale ricetta del fondatore, che spicca per l’equilibrio di gusto dolce-amaro, che ne fanno un prodotto perfetto anche per la mixology, la Sambuca (alc. 40% in vol), grande classico della liquoristica italiana dal vivace profumo di anice stellato, e la Crème de Cassis (alc. 15% in vol), liquore cremoso ottenuto dall’infusione di frutti freschi di ribes nero e dal finale piacevolmente dolce ed equilibrato.

Prodotti autentici, genuini e freschi che rappresentano al meglio i valori Gamondi, perfetto mix tra modernità e storia, dove l’artigianalità e la selezione delle materie prime a chilometro zero valorizzano un processo produttivo unico e tradizionale.

Scoprila al Bar Show

Una gamma di eccellenze ricca e variegata che permettono al marchio di approcciare il mondo bar come fornitore one-solution: scegliere Gamondi significa infatti avere la possibilità di creare un ampio range di cocktail, la soluzione ideale per non limitare l’estro e il palato di chi sta da entrambe le parti del bancone, come ampiamente dimostrato con l’iniziativa Benvenuti in casa Gamondi (leggi Benvenuti al Bar Gamondi!).

Ad approfondire tutti questi aspetti durante la kermesse romana saranno le masterclass dal titolo Gamondi e il rituale dell'aperitivo di Mirko Meneghello, in programma il 30 e 31 maggio, entrambe alle ore 13 presso la sala Sweet Room Masterclass. Inoltre, allo stand del brand nelle due giornate sarà presente il flair bartender Giorgio Facchinetti.

Tutto pronto nella Capitale per il Roma Bar Show

ROMA BAR SHOW 2022 locandina
È per il 30 e 31 maggio al Palazzo dei Congressi l'appuntamento con l'edizione 2022 della kermesse dedicata alla bar industry. Ad attendere i visitatori un ricco programma di appuntamenti con i big della mixology internazionale

Conto alla rovescia nella Capitale per il Roma Bar Show. La seconda edizione dell’evento internazionale dedicato al mondo bar si terrà al Palazzo dei Congressi all'Eur lunedì 30 e martedì 31 maggio.

Ideata da Andrea Fofi, Giuseppe Gallo, Fabio Bacchi e dai ragazzi di The Jerry Thomas Project, la kermesse si propone come un importante momento di incontro e di confronto per tutti gli attori della spirit industry e della mixology in Italia per condividere le loro esperienze e conoscenze su trend e novità del settore.

Tutto ciò grazie a una ricca area espositiva e ai numerosi appuntamenti in programma che animeranno la manifestazione. Per quanto riguarda la prima, diverse le aree tematiche che arricchiscono questa nuova edizione. Dal Mexico Village, la zona dedicata ai mezcal e alle tequila, alle novità Coffee Village, dove scoprire il mondo dei roaster e dei piccoli produttori artigianali, a Piazza Italia, che avrà come protagonisti le eccellenze del made in Italy, dagli storici marchi di spirit ai nuovi produttori. E proprio l'artigianalità italiana sarà al centro di questa edizione di Roma Bar Show, con prodotti provenienti da piccole distillerie e medie imprese che spaziano su tutto l’arco beverage, dai distillati alla birra fino ai whisky italiani, con questi ultimi che rappresentano ormai una realtà consolidata. Non da meno l'offerta gastronomica, con i food-truck dedicati a ogni tipo di gusto e palato.

Gli appuntamenticon i big della mixology

Altrettanto ricco il calendario di appuntamenti, a cominciare da due grandi eventi: la finale italiana della Diageo World Class, il 31 maggio, e la finale mondiale di Art of Italicus, il 30 (leggi In 12 a Roma per la finale mondiale di Art of Italicus Aperitivo Challenge).

Per proseguire con il folto programma di conferenze, masterclass e talk, che avranno come protagonisti i big della bar industry italiana e internazionale (qui il programma completo), presentati da Stefano Nincevich e Patrick Pistolesi.

Da Jeff Berry e Ian Burrell che, insieme a Luca Gargano terranno un seminario sulla tiki cocktail culture (30 maggio ore 17), a Monica Berg, Dave Broom e Ryan Chetywayrdana che nel loro incontro si soffermeranno sulla sostenibilità e stagionalità delle materie prime nel bar (30 maggio ore 15). Da Jeffrey Morgenthaler e Robert Simonson, che racconteranno i grandi classici americani della miscelazione, a Claire Warner e Roberta Mariani che rifletteranno sul futuro della bar industry (30 maggio ore 13), da Marian Bake che tratterà dell’utilizzo delle spezie esotiche nei drink (30 maggio ore 14.30) a Erik Lorincz che terrà una lezione al motto di Less is more (31 maggio ore 14.30). Così come da non perdere sono gli incontri con Simone Caporale, che parlerà della miscelazione proposta nel suo Sips a Barcellona (31 maggio ore 14.30), con Salvatore The Maestro Calabrese e Antonio Parlapiano dal titolo Old guard vs avantgarde (30 maggio ore 13.15), con Giacomo Giannotti sull’ipegno nella sostenibilità del suo Paradiso di Barcellona (31 maggio ore 15.45), con Valentino Longo, che tratterà dei twist on classic (31 maggio ore 12), con Daniele Gentili, che invece si soffermerà su come ridurre gli sprechi grazie alle sode (30 maggio ore 12), Simone Onorati, che spiegherà l'uso del rotavapor (31 maggio ore 18.15), e con Marc Alvarez e lo chef Albert Adrià, che focalizzeranno il loro intervento sul food pairing (30 maggio ore 19).

Senza dimenticare, infine, gli appuntamenti del Fuori Salone, ovvero le iniziative che si terranno oltre gli orari della fiera presso diversi locali della Capitale.

Come partecipare

Il Roma Bar Show si svolge presso Palazzo dei Congressi (piazza John Kennedy, 1) lunedì 30 e martedì 31 maggio dalle ore 12 alle 21. Il costo del biglietto, acquistabile solo online è di 30 euro per una sola giornata e di 50 euro per entrambe.

Arancia e fave di cacao nel gin premium che ama l’Africa

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Il progetto di responsabilità sociale di Elephant Gin ha raccolto 1 milione di euro per azioni di salvaguardia degli elefanti africani. A breve nascerà la Elephant Gin Foundation

Ha raggiunto quota 1 milione di euro il progetto di responsabilità sociale di Elephant Gin, e per agosto è annunciata la nascita della Elephant Gin Foundation, un trust che si occuperà di raccogliere ed erogare fondi per progetti di salvaguardia dell'ambiente naturale africano.

Africa e italianità nel twist sull'Hanky Panky 

L'annuncio arriva in concomitanza con il lancio ufficiale, sul mercato italiano, dell'ultima referenza di questa azienda tedesca distribuita da Compagnia dei Caraibi: si chiama Elephant Orange Cocoa Gin (40% Vol). La bartender Katerina Logvinova, brand manager di Elephant Gin, lo ha presentato usandolo come base per un drink che ha chiamato Italian Sundowner, un twist sull'Hanky Panky, inventato nel 1903 da Ada Coleman, prima barlady della storia e una delle più celebri del XX secolo, per anni protagonista all'Hotel Savoy di Londra. «Abbiamo deciso di puntare sull'italianità con un tocco più moderno, usando il Roger Bittere Extra Strong e il Vermouth Rosso Carlo Alberto Riserva. La base, naturalmente, è Elephant Gin Orange Cocoa. Una referenza lanciata come una limited edition, ma poi rimasta come una presenza fissa nella nostra offerta. Per produrre questo gin distilliamo l'intero frutto dell'arancia sotto vuoto a freddo insieme a delle fave di cacao. Poi misceliamo con il nostro London Dry Gin».

italian sundownerLa ricetta di Italian Sundowner 

Ingredienti

  • 50 ml Elephant Orange Cocoa Gin
  • 30 ml Vermouth Riserva Carlo Alberto RED
  • 7,5 ml Roger

Preparazione

Stir & strain, servire in coupette

Sono 14 le erbe e le spezie che caratterizzano il distillato amico dell'Africa

Elephant Gin, dalla sua fondazione, nel 2013, dedica particolari attenzioni all'Africa. A partire dalla selezione delle 14 erbe e spezie che compongono la miscela di questo distillato molto particolare. Protagoniste sono cinque piante africane: l'Artiglio del Diavolo, proveniente dal Sudafrica e dal caratteristico sapore aromatico e amaro; il Bucco, che ricorda il ribes nero; il frutto del Baobab, dal Malawi; la Coda di leone, considerata un'erba dai poteri magici in Sudafrica; l'Artemisia Africana, che dona al gin una nota floreale e amara. Da un processo di distillazione tradizionale, con alambicchi di rame, nascono anche le altre referenze: Elephant London Dry Gin (45% Vol), con ginepro, mela fresca e bucco; Elephant Strength Gin (57% Vol), con scorza d'arancia, pino mugo e bucco, versione più "potetne" del London, e Elephant Sloe Gin (35% Vol), un liquore a base di prugnolo selvatico e gin.

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La bottiglia di Elephant Gin Orange cocoa

Il 15% dei profitti per salvare gli elefanti

Il cuore del progetto resta l'azione di responsabilità sociale, tanto cara ai fondatori Tessa e Robin Gerlach, amanti del continente africano e da esso ispirati nell'ideazione di questo distillato premium: Elephant Gin contribuisce con il 15% dei propri guadagni alle attività di fondazioni come Big Life Foundation e Space for Elephants, che operano per la salvaguardia dell'elefante africano, per proteggerlo dall'estinzione.

Ogni bottiglia è decorata con l'etichetta scritta a mano, sulla quale compare il nome di un elefante, mentre sul collo presenta collanine di perline colorate realizzate dalla popolazione Masai. Ad ogni lotto - di 600 bottiglie - si cambia il nome sull'etichetta. I piani di social responsibility, con l'imminente avvio delle attività della fondazione, si estendono a progetti di educazione e di offerta di opportunità di lavoro in Sudafrica e in Kenya.

 

Panettone Day, c’è tempo fino al 4 giugno per iscriversi

panettone
Iscrizioni aperte fino al 4 giugno per l'edizione 2022 del longevo concorso che mette alla prova i migliori esperti di lievitati d'Italia

Torna Panettone Day e c'è tempo fino al 4 giugno per iscriversi. Il longevo concorso ideato dall’azienda Braims in partnership con Novacart, in sponsorship con CallebautVitalfood e in collaborazione tecnica con FB e Cast Alimenti, andrà a premiare i migliori panettoni artigianali e promuovere l’eccellenza della pasticceria italiana. In giuria, tantissimi esperti coordinati dal Maestro Gino Fabbri.

Panettone Day 2022: le categorie in gara

Per la finale di Panettone Day 2022 sono previsti 40 creazioni artigianali. A gareggiare per il titolo di Miglior Panettone Tradizionale potranno esserci fino a 30 concorrenti, mentre per il Miglior Panettone Creativo Dolce saranno in 5. Stesso numero di finalisti anche per il Miglior Panettone al Cioccolato Ruby.

Le fasi del concorso

C'è tempo fino al 4 giugno per iscriversi sul sito ufficiale del concorso. Dopo di che, si dovrà attendere lo svolgimento delle fasi successive:

  • Entro il 13 giugno: bisognerà inviare i panettoni a "Cast Alimenti - Selezione Panettone Day 2022", c/o Cast Alimenti, via Serenissima, 5, 25135 Brescia. Per il concorso bisogna preparare 2 panettoni tradizionali da 1 kg e/o 2 panettoni creativi dolci da 1 kg e/o 2 panettoni al cioccolato Ruby da 1 kg;
  • 16 giugno: selezione (fino a 30 panettoni tradizionali, 5 creativi dolci, 5 al cioccolato Ruby) - presso Cast Alimenti, dove una giuria tecnica coordinata dal maestro Gino Fabbri valuterà tutti i panettoni iscritti e pervenuti;
  • 13 settembre: finale e proclamazione dei vincitori presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II, Milano.

Le novità di questa edizione

Cambio al vertice in giuria. Infatti, alla sua guida c'è un nuovo presidente, il Maestro Gino Fabbri. Al suo fianco ci saranno lo Chef stellato Carlo Cracco, Marco Pedron, Head Pastry Chef dei Ristoranti Cracco, il Maestro Vittorio Santoro, presidente e direttore di Cast Alimenti e infine, come da tradizione, anche il vincitore per la categoria panettone tradizionale dell’edizione 2021 di Panettone Day. Come sempre, i prodotti dei finalisti saranno presenti durante il mese di ottobre nel Temporary Shop Panettone Day a Milano in Corso Garibaldi angolo via Palermo 21. Ma la novità è che ci sarà anche un secondo appuntamento, a novembre, con la vendita speciale di panettoni "best of" di queste 10 edizioni.

Ad Astra: Campari, Heineken e Lavazza uniti per insegnare il lavoro ai ragazzi con fragilità personale

Un momento della presentazione della seconda edizione di Ad Astra tenutasi alla Campari Academy di Sesto San Giovanni
Presentata alla Campari Academy la seconda edizione di Ad Astra, progetto formativo rivolto ai giovani in difficoltà

Si chiama Ad Astra ed è il programma ideato e sostenuto da Fondazione Comunità Milano insieme a Campari Group, Heineken e Lavazza Group in questa occasione uniti per insegnare il lavoro ai ragazzi con fragilità personale ed economica.

Rivolto ai ragazzi con età tra 18 e 27 anni residenti nella città metropolitana di Milano quest'anno Ad Astra (dal latino "verso le stelle") è alla sua seconda edizione, presentata oggi, 26 maggio, presso la Campari Academy a Sesto San Giovanni, e si avvale del Patrocinio di Regione Lombardia e di Comune di Milano. Dopo una prima avviata nel 2019 che ha ovviamente patito della crisi pandemica, sono stati diciannove i ragazzi che hanno intrapreso un percorso un percorso lungo 12 mesi. Dei 19 ragazzi 74% sono maschi, il 26% femmine; la maggioranza dei partecipanti è italiana (74%), oltre un terzo vive in comunità alloggio (37%), più della metà di loro ha interrotto gli studi dopo la licenza media (63%), mentre l’11% non ha un titolo di studio riconosciuto.

Il percorso: tra bar e caffetteria...

Due dei partecipanti alla seconda edizione di Ad Astra

In base alle attitudini emerse i ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi. Uno che si è specializzato in bar e caffetteria, e uno che ha approfondito i temi della mixology. Due i momenti fondamentali del percorso. Innanzitutto la formazione di 40 ore bar-caffetteria che si è tenuta presso il Training Center di Lavazza Group a Torino. Qui ai ragazzi sono state trasmesse le tecniche essenziali per inserirsi nel mondo del lavoro come baristi, approfondendo gli aspetti relativi al caffè e alla sua preparazione, insieme ad un percorso legato al corretto utilizzo delle attrezzature. Teoria e pratica del bar sono stati trasmessi loro grazie ai tutor che hanno insegnato le tecniche professionali ma anche puntato a sviluppare creatività e intraprendenza.

... e bartender e mixology

Presso la Campari Academy e l’Università della Birra il corso di formazione di 100 ore per bartender e mixology ha puntato a sviluppare nei partecipanti capacità tecniche, teoriche e di interazione per entrare in maniera consapevole nel mondo del lavoro come veri professionisti. Anche in questo caso le lezioni hanno previsto una parte teorica di approfondimento su temi specifici e una parte pratica direttamente alle postazioni bar.

Durante la formazione all’Università della Birra è stato addirittura chiesto ai partecipanti di progettare il loro locale ideale così da immergersi in modo creativo e divertente nel settore, con obiettivi e metodologie ben definite.

Apprendimento professionalizzante

«Mai era capitato di vedere tre marchi importanti come Campari, Lavazza e Heineken uniti per un motivo così importante - ha detto Aldo Davoli, Global Public Affairs & Sustainability Sr Director Campari che ha proseguito - Campari Group sostiene da sempre l’educazione e la cultura, unite a una formazione professionale d’eccellenza: per questo, siamo felici di partecipare nuovamente alla seconda edizione di AdAstra, progetto che sin da subito abbiamo sostenuto attraverso la nostra Campari Academy. Un percorso di apprendimento professionalizzante pensato per un gruppo di giovani desiderosi di fare il loro ingresso nel mondo del lavoro. Grazie alla collaborazione con alcuni partner di eccellenza, AdAstra si conferma un’esperienza di successo che vede il settore delle imprese private cooperare con il mondo del no-profit in una partnership virtuosa che genera un impatto positivo sulla società».

Investire nella formazione

«La nostra azienda – ha spiegato Marcello Arcangeli, Training Center Director Lavazza Group -, da più di 30 anni, investe nella formazione per far conoscere il caffè e le sue tecniche di preparazione, con la volontà di garantire la miglior esperienza di caffè in ogni sua forma e per offrire un momento di piacere con il prodotto perfetto in qualsiasi occasione della giornata. La conoscenza della nostra preziosa materia prima, unita al saper fare, è quindi al centro dell’attività del Training Center che, siamo felici, possa contribuire grazie ad una partnership di valore come questa del progetto “Ad Astra” a creare nuovi appassionati professionisti del caffè, riconoscendo alla formazione anche un ruolo sociale, uno strumento utile a favorire un processo di integrazione e inclusività. Fin dalla sua fondazione, Lavazza ha a cuore le persone e si prende cura delle comunità in cui opera, da quelle produttrici di caffè a quelle del territorio, realizzando progetti concreti e facendo rete con i più importanti attori e stakeholders del territorio”.

 

A giugno il corso HoReCa Workshop per ideare e progettare locali di successo

HoReCa Workshop – Architettura & Marketing corso
Aperte le iscrizioni per il nuovo corso di Milano Business School dedicato a progettisti e imprenditori del fuoricasa, in programma a Milano dal 24 al 26 giugno

È in programma da venerdì 24 a domenica 26 giugno a Milano la nuova edizione del corso internazionale HoReCa Workshop – Architettura & Marketing Ideare, progettare e ristrutturare ristoranti, bar e locali di successo di Milano Business School. Un momento di alta formazione dedicato ad architetti, progettisti e imprenditori del fuori casa che desiderano approfondire i nuovi linguaggi della progettazione di bar, ristoranti e hotel e le nuove tendenze internazionali nel campo dei locali pubblici e del retail.

Il corso è incentrato sull’innovazione degli spazi commerciali destinati a ristorazione, ospitalità, entertainment e retail, settori in grande trasformazione dove l’architettura d’interni può trasformarsi in strumento concreto di marketing strategico per aumentare i ricavi e la redditività dei locali. A questo scopo il corso è concepito per avvicinare il mondo dell’architettura d’interni e il mondo del marketing e per fare interagire in modo efficace i protagonisti della progettazione e gli imprenditori del fuoricasa, per ideare, ristrutturare, arredare e realizzare locali pubblici di successo. Ai progettisti il corso fornisce nuove idee di business, soluzioni concrete e stimoli per l’evoluzione della loro professionalità. Agli imprenditori gli elementi strategici per comprendere meglio la complessità e l’importanza del progetto, dagli interni all’organizzazione degli spazi.

Il piano didattico

Il piano didattico di Horeca Workshop prevede un ciclo di lezioni in aula, della durata complessiva di 24 ore divise nelle tre giornate. Si tratta di lezioni di carattere critico e formativo nelle quali verranno illustrati i più attuali risultati di ricerca internazionale sui temi dell’architettura d’interni e del marketing, per fornire conoscenze che possano essere subito applicate.

Più nello specifico, vengono analizzati e affrontati aspetti che riguardano il rapporto con il committente e il mercato, gli aspetti della progettazione, dell’arredamento, dell’illuminazione, dei materiali, con approfondimenti sulla percezione visiva, la sostenibilità e l’utilizzo del colore, in sintonia con il posizionamento del locale.

Le lezioni sono curate e tenute da docenti esperti del settore, quali architetti, imprenditori e professionisti di esperienza internazionale e diretta nel mondo del fuoricasa. A loro si aggiungono rappresentanti di aziende partner del corso, che terranno brevi interventi incentrati sul rapporto tra prodotti, innovazione, mercato, e illustreranno alcune soluzioni concrete e funzionali per la progettazione.

I partecipanti potranno integrare il percorso formativo con una visita, accompagnata dai docenti, in alcuni bar, ristoranti e hotel di Milano per un’analisi diretta e critica delle trasformazioni in atto, delle esigenze del pubblico e delle potenzialità di un approccio diretto al rapporto strategico tra architettura e marketing (la visita si terrà il venerdì o il sabato dalle ore 18.30 alle ore 21.30, e il suo costo, 150 euro più Iva, non è compreso in quello del corso).

Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di frequenza di Milano Business School e la documentazione relativa alle lezioni.

Come partecipare

Il corso Horeca Workshop si svolge presso la Sala Duomo al 2° piano dell’Hotel de la Ville in via Hoepli 6 (a due passi da piazza Duomo) a Milano, da venerdì 24 a domenica 26 giugno dalle ore ore 18.30 alle 21.30. La partecipazione avrebbe un costo di 1.000 euro più Iva, ma grazie al contributo delle aziende partner sono ora disponibili riduzioni che permettono di iscriversi al costo di 500 euro sempre più Iva. Attenzione, però, perché la partecipazione è limitata a sole 25 persone.

Per iscriversi e ulteriori informazioni consultare il sito: www.horecaworkshop.it oppure inviare una mail a segreteria@horecaworkshop.it o telefonare al numero 3471435380.

Il manifesto dell’Espressionismo Liquido di Simone Mina

Simone Mina_Espressionismo Liquido
Presentato alla Biennale di Venezia, il manifesto dell'Espressionismo Liquido punta a riconoscere il cocktail e il lavoro del bartender come espressione di un movimento artistico performativo

Un'impresa non sempre segue una strada tracciata e lineare. Talvolta ha bisogno di un piccolo aiuto del destino, di una mistica impalpabile che guida le cose verso la giusta direzione. Simone Mina è uno di quei professionisti che non lasciano nulla al caso: si interroga, studia, sviluppa un proprio pensiero, mette in discussione. Per inquadrarlo basta descrivere la sua professione principale: bartender all'interno del ristorante di famiglia. Il CH 18 87 è un cocktail bar al primo piano di Checchino 1887, uno dei punti di riferimento per la cucina capitolina (lì la sua trisavola ha inventato la coda alla vaccinara).

Il cocktail: un'opera d'arte che viene consumata e vissuta

Un'istituzione culinaria che Simone riesce a rispettare con i suoi cocktail, spesso abbinati ai piatti, spesso frutto di un lavoro concettuale che tocca gastrofisica, scienza sociale e arte. Per fare un esempio, il nuovo menu scent è interamente basato sul mondo della profumeria. Mina già da tempo si interrogava su come dare una connotazione al “bar” differente da quella canonica, su come presentarlo per quello che – di fatto – è: l'espressione di un movimento artistico performativo, composto da una serie di elementi che sono presi da diversi ambiti artistici, e che si traducono infine in un drink (o un piatto). Che in concreto è un'opera d'arte effimera, poiché viene “consumata” nel vero senso della parola. Ma viene anche vissuta, non solo come fine a sé stessa, ma come elemento all'interno di un contesto (il luogo, il modo, il momento in cui viene usufruita).

L'occasione: la Biennale di Venezia

L'occasione di dare voce a questo pensiero, di trovare finalmente il filo rosso che collega il bar all'arte, gli arriva grazie alla Biennale d'Arte Contemporanea di Venezia. Quest'anno per la prima volta è stato dedicato un padigione all'arte del Guatemala, la cui opera principale è una tela di 7 metri creata da Chris Papita. In quanto ambassador del rum guatemalteco Botran, Simone è stato contattato per supportare l'inaugurazione del padiglione. L'idea è di presentare un cocktail che si ispiri al Guatemala.

Un aiuto inaspettato arriva da un profumo, trovato casualmente in un negozio di Parigi, che ha all'interno alcune delle materie prime più caratteristiche del Paese centroamericano: il caffè, il pepe, il cardamomo. Nasce da qui il cocktail Mistica e cresce da qui l'idea di presentare in occasione della Biennale un vero e proprio manifesto, cent'anni dopo quello Futurista di Marinetti (e i vari manifesti del futurismo che seguiranno).

Espressionismo Liquido: arte, creatività e comunità

L'Espressionismo Liquido è un movimento che ha molteplici intenti: da un lato il riconoscimento di un cocktail o un piatto alla stregua di un quadro «che si guarda con lo stomaco e si capisce con il fegato. Un'opera d'arte effimera che sparisce cosi! Bevendola! Influenzando l'animo di chi la consuma, come un virus benevolo».

Al di là dei dettami del suo manifesto, il messaggio che Mina (e tutti coloro che lo seguiranno, anche solo con l'hashtag #espressionismoliquido sui propri drink) vuole trasmettere è quello di esortare i professionisti italiani del bar e della cucina ad abbracciare una visione più creativa del bar, perché ci troviamo in un contesto dove molto è visto e rivisto, dove i vari famosi a giro per il mondo, poi in fondo, presentano drink che sono simili tra loro, sia nelle tecniche sia nelle presentazioni, dove le “parole chiave” sono sempre le stesse e le regole sembrano essere già state scritte da altri. L'Espressionismo Liquido è un invito a slegare la creatività, ma anche a legare sempre più la comunità dei barman italiani, che – come ricorda Mina – rappresentano la scuola di bar più importante al mondo. Solo che a volte se lo dimenticano.

Ebbene, proclamiamo anche noi oggi la nascita dell'Espressionismo Liquido!

Paolo Uberti, coinvolgere i giovani è fondamentale

Mauro Aranci e Paolo Uberti
Mauro Aranci e Paolo Uberti
Interesse e grande partecipazione di giovani alla finale della Trismoka Challenge 2022: un’iniziativa che si auspica possa “contagiare” il settore

Tanti giovani studenti interessati ed entusiasti (finalmente si è tornati in presenza) hanno seguito e fatto il tifo durante la finale della Trismoka Challenge 2022, che, all’interno dell’Auditorium Giorgio Gaber di Castel Mella (BS), ha visto gareggiare in pedana i quattro finalisti: Giulia Cominardi dell’Istituto Serafino Riva di Sarnico (BG), Samuele Broglia e Mauro Aranci del C.F.P. Galdus di Milano, Fabian Lusha, fondazione Ikaros di Calcio (BS).

Ha vinto un sorridente e spigliato Mauro Aranci, che ha presentato un drink con una base realizzata con rum bianco, bitter al cioccolato e liquore alla nocciola Giffard in cui sono state lasciate in infusione un paio di brioche; quindi sciroppo di zucchero, Frangelico e 4 espressi ristretti. Il drink è stato sormontato da una spuma realizzata con Frangelico e sucrestere. Fabian Lusha ha ricevuto il premio della Centrale del Latte di Brescia per il migliore cappuccino; infine Chiara Cugini ha meritato il titolo di Coffee Digital Ambassador. Tra una competizione e l’altra, dimostrazioni di latte art che hanno coinvolto numerosi giovani, condotte da Daniele Carvalho Ricci, tre volte vincitore della competizione e campione italiano Baristi Sca 2020, e Federico Pinna.

L’appello comune rivolto a studenti e insegnanti è stato a credere in una professione che può dare grandi soddisfazioni, con una buona formazione di base e una sana voglia di crescere e di formarsi che sono alla base dell’affermazione e del successo professionale nel settore. Nel suo saluto, Paolo Uberti, amministratore delegato di Trismoka, ha ricordato il padre, mancato dieci anni fa, al quale è  intitolato il premio e a cui si deve l’avvio della competizione: «nel 2003, dopo la prima edizione del campionato baristi di quella che allora era Scae (oggi Sca - Specialty Coffee Association, ndr), Roberto Pregel di Brasilia ci spronò a puntare sulla formazione, sottolineando la sua importanza per un miglioramento globale del settore negli anni a venire. Abbiamo subito coinvolto numerosi nostri clienti offrendo corsi gratuiti: ero emozionato. Avrei potuto riscontrare la contrarietà di chi operava da più anni, invece con il nostro entusiasmo abbiamo coinvolto i partecipanti e non ci siamo più fermati. Ci siamo poi rivolti alle scuole alberghiere organizzando il talent show per i migliori baristi di domani. Non era il nostro obiettivo individuare il migliore barista del mondo, ma uno l’abbiamo avuto con Davide Berti nell’Ibrik, e più di un campione si è piazzato ai primi posti nelle competizioni di Sca. Il nostro focus era e rimane  la diffusione della cultura del buon espresso».

Negli anni ha preso il via un percorso formativo interno all’azienda, e da 15 anni il centro formativo si trova all’ingresso della torrefazione. In molti istituti il mondo del caffè vive una realtà ancorata al passato oppure è sottovalutato; di qui l’appello ad “adottare” uno o più istituti da parte delle diverse realtà produttive presenti in Italia: «un’attività deve creare ricchezza - riprende Uberti -: una parte di questa si può donare ai giovani e giovanissimi per migliorare la formazione: un patrimonio che un domani le stesse persone restituiranno lavorando bene e facendo cultura in un settore che ne ha decisamente bisogno».

Un ultimo appello è rivolto a Sca, affinché, nuovamente, si rivolga ai giovani e li coinvolga in un cammino di crescita: «troppo spesso vedo l’attenzione concentrata sull’effetto dell’essere campioni: certo, sono un riferimento, ma c’è bisogno di tornare a parlare in italiano durante le gare per farle comprendere a pieno e richiamare l’attenzione di chi sta facendo un percorso di qualità o lo vuole intraprendere. Se avvicinarsi è troppo difficile, se si creano barriere o l’obiettivo si prospetta inarrivabile, probabilmente molte persone non proveranno a farsi avanti. Sono fatto per abbattere i muri, non per crearli: dobbiamo tornare a parlare a tutti; il mio appello è a collaborare, ad aiutarsi per permettere al settore di crescere attraverso l’inclusione, e di farlo bene».

La lezione di Ibiza: esclusività e collaborazione

Ibiza
Black Coffee, il dj sudafricano resident tutti i sabati all'Hï Ibiza
Intervista a Oreste Carpi, imprenditore italiano da oltre 30 anni ad Ibiza e titolare di una serie di locali. I suoi consigli per rilanciare il sistema delle discoteche (e non solo)

Dopo due estati di sostanziale fermo a causa dell’emergenza sanitaria, quest’estate Ibiza è pronta a tornare quello che è sempre stata, ovvero l’isola dance per antonomasia, dove per cinque mesi abbondanti si concentrano le migliori discoteche, i migliori party, i migliori dj. Se ne è avuto un corposo assaggio a fine aprile, quando si è svolto l’International Music Summit, uno dei raduni mondiali più importanti per gli addetti ai lavori legati all’industria della musica elettronica; negli stessi giorni i locali ibizenchi hanno organizzato le prime serate stagionali, per poi partire con una programmazione intensissima già da maggio.

Per capire meglio quale sia la magia di Ibiza e se il suo modello di business relativo all’intrattenimento serale e notturno sia applicabile o possa fornire spunti e suggerimenti agli imprenditori italiani del settore, niente di meglio che un’intervista ad un capitano di lungo, lunghissimo corso, l’emiliano Oreste Carpi, da oltre 30 anni sulla isla. Carpi ha iniziando il suo percorso lavorativo balearico occupandosi delle prevendite per le discoteche; adesso è titolare e socio di una serie di locali quali Zoo, Tango, Chupito, Divino Café, America, Tantra e Rio. Attraverso una fitta rete vendita ed il suo portale Ibiza Disco Ticket gestisce tutt’ora le prevendite per i locali e con i siti Ibiza My Property e My Villa si occupa anche di immobiliare, dalle locazioni alle vendite. Difficile trovare una persona più adatta e più competente per farsi raccontare Ibiza.

 

Oreste Carpi
Oreste Carpi

Che cosa ha Ibiza di così speciale?

Un mix tra marketing, strategie e contenuti. Chi detiene e gestisce i locali è riuscito a renderla esclusiva, con la clientela da tutto il mondo - dagli Stati Uniti all’Australia - che fa gara a chi spende di più tra jet privati, ville, auto fuoriserie, cene e tavoli nelle discoteche con conti a quattro zeri. Più un prodotto o un servizio diventa esclusivo e più si alza il prezzo: la classica applicazione della legge della domanda e dell’offerta, esasperata ai massimi livelli. Non è un caso che i calciatori più importanti d’estate vengano tutti a Ibiza”.

Ibiza quindi è molto costosa.

“Per un cliente Ibiza è una vacanza che ha il suo prezzo, tra biglietto aereo, albergo o appartamento, andare al ristorante e in discoteca. Anche per un imprenditore è un mercato che ha i suoi costi. Ad esempio sappiamo già dai fornitori che le scorte di champagne di pregio potrebbero già essere finite a luglio, così come anche la fornitura di carne e pesce per i ristoranti potrebbe essere contingentata, con inevitabile aumento dei costi per gli imprenditori e dei prezzi per la clientela”.

Come funziona il meccanismo delle prevendite che avete allestito ed affinato in oltre 25 anni di attività?

Abbiamo creato un network che ci consente di collaborare con tutte le discoteche di Ibiza: capiamo quando aiutare a spingere una serata meno forte delle altre, così come ci ‘accontentiamo’ di pochi biglietti quando invece il party va già di suo. In base ai nostri accordi non anticipiamo il prezzo del biglietto ma paghiamo quando abbiamo incassato dal cliente. Siamo in quattro persone a gestire l’operatività, tra i trenta e i quaranta i venditori tra punti e vendita e quelli che vanno in giro per l’isola”.

 Come utilizzate internet per il vostro lavoro?

“Abbiamo un sito dove si può pagare una parte o meglio prenotare la prevendita al prezzo di cinque euro. Poi si viene nei locali del nostro circuito - bar e ristoranti - a pagare la differenza: esistono prezzi diversi anche in base all’orario di entrata in discoteca, in media 40 euro se si va entro l’1, 60 se si va dopo, così come le nostre sono prevendite in un certo senso open, ovvero se si decide di cambiare serata o locale per usufruirne, per noi nessun problema, idem se per qualsiasi motivo il cliente non è riuscito ad entrare in discoteca. Internet ha la sua importanza, ma il nostro tipo di lavoro si basa in gran parte sul cosiddetto contatto umano, anche perché per le vendite dei biglietti via web ogni discoteca ha già i suoi canali, noi offriamo qualcosa che va oltre la semplice prevendita. Un meccanismo che abbiamo affinato con gli anni”.

 Vi occupate esclusivamente di prevendite?

“Per i nostri locali Tantra e Rio offriamo anche un pacchetto completo: serata, drink e trasporto per chi magari alloggia o alberga in strutture distanti. Anche in questi casi conviene a tutti: il locale acquisisce clienti, i clienti a loro volta pagano l’ingresso ed hanno diritto ad un servizio in più. Un’altra forma di fidelizzazione”.

 Che cosa si potrebbe applicare in Italia del modello Ibiza?

Puntare sull’esclusività e giocare sempre al rialzo - mai al ribasso - con i prezzi. Tener duro quando il cliente vuole un trattamento troppo di favore per un tavolo nel privé, per fare un esempio. Un discorso che forse in Italia si potrebbe applicare soltanto in Sardegna e a Forte dei Marmi”.

Un suggerimento per i mercati italiani meno esclusivi e meno costosi, che siano un punto di riferimento per i cosiddetti clubber. Lignano, Jesolo, la Romagna tutta e il Salento, giusto per fare qualche esempio.

Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo iniziato ad occuparsi di prevendite per le discoteche di Ibiza tantissimi anni fa: così si creava una base sia al bar che le vendeva sia per le discoteche stesse. E siamo arrivati a vendere 200mila prevendite in una stagione. Un sistema sinergico che in Italia potrebbe anzi dovrebbe diffondersi di più, al netto delle prevendite on line che ovviamente hanno radicalmente modificato questo mercato: non lo si inventa dall’oggi al domani ma lo si può creare anche in Italia, sia d’estate sia d’inverno”.

In concreto come si dovrebbe agire?

“Si deve creare una sorta di circolo virtuoso, ovvero inserire negozi, bar e ristoranti un meccanismo nel quale si abbina la vendita di un capo d’abbigliamento, un cocktail o una cena all’ingresso in discoteca: così la clientela viene fidelizzata ed aumenta per tutti, salvaguardando sempre il rapporto con le persone. Il cameriere che vende la prevendita è utile poi raggiunga i clienti in discoteca per accertarsi di aver proposto un buon servizio: così fa felice tutta la filiera. Su questo i titolari e i gestori dei locali italiani possono e devono investire: serve davvero fare sistema e come sempre sono i dettagli a fare la differenza”.

Le più importanti discoteche di Ibiza

 

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