DouMIX? è il nuovo brand lanciato da Mec3 per offrire a chi lavora dietro il bancone una serie di prodotti di servizio pensate per velocizzare i tempi di preparazione e di servizio. Da Syrup a Squeeze, a Fruit Elixir una gamma completa e profonda sia per il canale serale che per i bar diurni
Caffèlab, miscele personalizzate e sostegno alle donne
Il caffè di qualità è l’obiettivo e la passione comune della squadra che opera nel laboratorio online Caffèlab: la sua proposta di caffè comprende oltre 50 referenze tra singole origini e miscele, tra cui numerose certificate Women in Coffee Project, nonché una linea completa di accessori per il professionista e l’appassionato. Per chi desidera un prodotto su misura per i gusti propri o della propria clientela, la sezione Caffè personalizzato ospita un configuratore di caffè, ovvero un programma con cui qualsiasi visitatore può realizzare una o più miscele personalizzate, regolando gusto e flavour, e diventando chef della propria tazza.
Nato nel 2015, è una realtà giovane in cui Robert Brinck, italo/olandese tostatore & coffee expert consultant e Simone Celli, barista trainer di Espresso Academy & coffee expert consultant, si occupano della ricerca, selezione e tostatura di specialty coffee, che si presentano con nuove confezioni con il fondo bianco per i caffè di piantagione e nero per le miscele, sul quale spiccano i colori vivaci di rami con foglie verdi e drupe rosse; sul fronte l’etichetta riporta l’origine e note sintetiche sul caffè; il retro parla del progetto Caffèlab (che fa capo alla torrefazione Mokaflor di Firenze) e invita a visitare il sito e ricercare le informazioni sulla provenienza, la lavorazione e le caratteristiche del prodotto in tazza, attraverso un QR Code.
Tra gli specialty di Caffèlab, cinque hanno un bollino rosa in etichetta: El Salvador Volcano, Colombia San Alberto, Rwanda Nova Cafe Des Mamas, Myanmar The Lady e Rwanda Nova Café Des Mamas. I bollini rosa sono importanti: sono i caffè coltivati da mani femminili e certificati Women in Coffee Project.
Un’importante iniziativa da poco arrivata anche nel nostro Paese che Caffèlab sostiene con convinzione è infatti la fondazione di IWCA (International Women’s Coffee Alliance) Italia, il chapter italiano dell’Associazione internazionale fondata nel 2003. «Il suo obiettivo - spiega Eleonora Bernini, export e marketing manager - è supportare l’empowerment, ovvero la conquista della consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità e del proprio agire da parte delle donne lungo tutta la catena del caffè, con focus principale sui Paesi produttori. Vogliamo dare risalto e spazio alle piantagioni condotte da donne e ai loro caffè e sostenere i progetti al femminile da un punto di vista culturale, sociale, economico e lavorativo. Siamo fiere di essere tra i sette soci fondatori di una realtà che vuole contribuire alla divulgazione della conoscenza del caffè di qualità e aiutare le donne lungo tutta la sua filiera: anche in Italia la figura femminile è esclusa da alcuni ruoli e in generale non è considerata e valutata come meriterebbe. Da parte nostra offriremo alle iscritte i corsi di Espresso Academy a un prezzo scontato. Per ora la cosa più importante è fare crescere la base delle iscritte».
Viene posta inoltre grande attenzione a caffè ai quali si accompagnano progetti di sostenibilità sociale e ambientale, come la permacoltura, un processo integrato che mira a ripristinare l’equilibrio dei sistemi alla base della vita, dando come risultato un ambiente sostenibile ed equilibrato. «Il nostro Perù coltivato nella regione di Oxapampa è coltivato senza l’utilizzo di erbicidi né pesticidi - afferma Bianca Bernini, project e marketing manager di Caffèlab. Cerchiamo anche progetti di agricoltura sperimentale e nuove lavorazioni, come fermentazioni anaerobiche e doppie fermentazioni. Questa ricerca continua ci distingue e raccoglie attorno a noi un crescente consenso, sia in Italia sia all’estero, con importanti incrementi del fatturato».
Infine, una nota su un argomento tornato di grande interesse: il prezzo della tazzina e il riscontro negativo da parte dei consumatori. «Da parte nostra - riprende Bianca Bernini - abbiamo realizzato un sondaggio per sapere cosa i clienti - composti per lo più da 30-50enni open mind, viaggiatori e in cerca di qualcosa di nuovo - ricercano in un caffè specialty. I risultati vedono al primo posto le note aromatiche e al secondo la sostenibilità sia ambientale sia sociale.
Arancia e fave di cacao nel gin premium che ama l’Africa
Ha raggiunto quota 1 milione di euro il progetto di responsabilità sociale di Elephant Gin, e per agosto è annunciata la nascita della Elephant Gin Foundation, un trust che si occuperà di raccogliere ed erogare fondi per progetti di salvaguardia dell'ambiente naturale africano.
Africa e italianità nel twist sull'Hanky Panky
L'annuncio arriva in concomitanza con il lancio ufficiale, sul mercato italiano, dell'ultima referenza di questa azienda tedesca distribuita da Compagnia dei Caraibi: si chiama Elephant Orange Cocoa Gin (40% Vol). La bartender Katerina Logvinova, brand manager di Elephant Gin, lo ha presentato usandolo come base per un drink che ha chiamato Italian Sundowner, un twist sull'Hanky Panky, inventato nel 1903 da Ada Coleman, prima barlady della storia e una delle più celebri del XX secolo, per anni protagonista all'Hotel Savoy di Londra. «Abbiamo deciso di puntare sull'italianità con un tocco più moderno, usando il Roger Bittere Extra Strong e il Vermouth Rosso Carlo Alberto Riserva. La base, naturalmente, è Elephant Gin Orange Cocoa. Una referenza lanciata come una limited edition, ma poi rimasta come una presenza fissa nella nostra offerta. Per produrre questo gin distilliamo l'intero frutto dell'arancia sotto vuoto a freddo insieme a delle fave di cacao. Poi misceliamo con il nostro London Dry Gin».
La ricetta di Italian Sundowner
Ingredienti
- 50 ml Elephant Orange Cocoa Gin
- 30 ml Vermouth Riserva Carlo Alberto RED
- 7,5 ml Roger
Preparazione
Stir & strain, servire in coupette
Sono 14 le erbe e le spezie che caratterizzano il distillato amico dell'Africa
Elephant Gin, dalla sua fondazione, nel 2013, dedica particolari attenzioni all'Africa. A partire dalla selezione delle 14 erbe e spezie che compongono la miscela di questo distillato molto particolare. Protagoniste sono cinque piante africane: l'Artiglio del Diavolo, proveniente dal Sudafrica e dal caratteristico sapore aromatico e amaro; il Bucco, che ricorda il ribes nero; il frutto del Baobab, dal Malawi; la Coda di leone, considerata un'erba dai poteri magici in Sudafrica; l'Artemisia Africana, che dona al gin una nota floreale e amara. Da un processo di distillazione tradizionale, con alambicchi di rame, nascono anche le altre referenze: Elephant London Dry Gin (45% Vol), con ginepro, mela fresca e bucco; Elephant Strength Gin (57% Vol), con scorza d'arancia, pino mugo e bucco, versione più "potetne" del London, e Elephant Sloe Gin (35% Vol), un liquore a base di prugnolo selvatico e gin.

Il 15% dei profitti per salvare gli elefanti
Il cuore del progetto resta l'azione di responsabilità sociale, tanto cara ai fondatori Tessa e Robin Gerlach, amanti del continente africano e da esso ispirati nell'ideazione di questo distillato premium: Elephant Gin contribuisce con il 15% dei propri guadagni alle attività di fondazioni come Big Life Foundation e Space for Elephants, che operano per la salvaguardia dell'elefante africano, per proteggerlo dall'estinzione.
Ogni bottiglia è decorata con l'etichetta scritta a mano, sulla quale compare il nome di un elefante, mentre sul collo presenta collanine di perline colorate realizzate dalla popolazione Masai. Ad ogni lotto - di 600 bottiglie - si cambia il nome sull'etichetta. I piani di social responsibility, con l'imminente avvio delle attività della fondazione, si estendono a progetti di educazione e di offerta di opportunità di lavoro in Sudafrica e in Kenya.
Panettone Day, c’è tempo fino al 4 giugno per iscriversi
Torna Panettone Day e c'è tempo fino al 4 giugno per iscriversi. Il longevo concorso ideato dall’azienda Braims in partnership con Novacart, in sponsorship con Callebaut, Vitalfood e in collaborazione tecnica con FB e Cast Alimenti, andrà a premiare i migliori panettoni artigianali e promuovere l’eccellenza della pasticceria italiana. In giuria, tantissimi esperti coordinati dal Maestro Gino Fabbri.
Panettone Day 2022: le categorie in gara
Per la finale di Panettone Day 2022 sono previsti 40 creazioni artigianali. A gareggiare per il titolo di Miglior Panettone Tradizionale potranno esserci fino a 30 concorrenti, mentre per il Miglior Panettone Creativo Dolce saranno in 5. Stesso numero di finalisti anche per il Miglior Panettone al Cioccolato Ruby.
Le fasi del concorso
C'è tempo fino al 4 giugno per iscriversi sul sito ufficiale del concorso. Dopo di che, si dovrà attendere lo svolgimento delle fasi successive:
- Entro il 13 giugno: bisognerà inviare i panettoni a "Cast Alimenti - Selezione Panettone Day 2022", c/o Cast Alimenti, via Serenissima, 5, 25135 Brescia. Per il concorso bisogna preparare 2 panettoni tradizionali da 1 kg e/o 2 panettoni creativi dolci da 1 kg e/o 2 panettoni al cioccolato Ruby da 1 kg;
- 16 giugno: selezione (fino a 30 panettoni tradizionali, 5 creativi dolci, 5 al cioccolato Ruby) - presso Cast Alimenti, dove una giuria tecnica coordinata dal maestro Gino Fabbri valuterà tutti i panettoni iscritti e pervenuti;
- 13 settembre: finale e proclamazione dei vincitori presso la Sala Mengoni del Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele II, Milano.
Le novità di questa edizione
Cambio al vertice in giuria. Infatti, alla sua guida c'è un nuovo presidente, il Maestro Gino Fabbri. Al suo fianco ci saranno lo Chef stellato Carlo Cracco, Marco Pedron, Head Pastry Chef dei Ristoranti Cracco, il Maestro Vittorio Santoro, presidente e direttore di Cast Alimenti e infine, come da tradizione, anche il vincitore per la categoria panettone tradizionale dell’edizione 2021 di Panettone Day. Come sempre, i prodotti dei finalisti saranno presenti durante il mese di ottobre nel Temporary Shop Panettone Day a Milano in Corso Garibaldi angolo via Palermo 21. Ma la novità è che ci sarà anche un secondo appuntamento, a novembre, con la vendita speciale di panettoni "best of" di queste 10 edizioni.
Ad Astra: Campari, Heineken e Lavazza uniti per insegnare il lavoro ai ragazzi con fragilità personale

Si chiama Ad Astra ed è il programma ideato e sostenuto da Fondazione Comunità Milano insieme a Campari Group, Heineken e Lavazza Group in questa occasione uniti per insegnare il lavoro ai ragazzi con fragilità personale ed economica.
Rivolto ai ragazzi con età tra 18 e 27 anni residenti nella città metropolitana di Milano quest'anno Ad Astra (dal latino "verso le stelle") è alla sua seconda edizione, presentata oggi, 26 maggio, presso la Campari Academy a Sesto San Giovanni, e si avvale del Patrocinio di Regione Lombardia e di Comune di Milano. Dopo una prima avviata nel 2019 che ha ovviamente patito della crisi pandemica, sono stati diciannove i ragazzi che hanno intrapreso un percorso un percorso lungo 12 mesi. Dei 19 ragazzi 74% sono maschi, il 26% femmine; la maggioranza dei partecipanti è italiana (74%), oltre un terzo vive in comunità alloggio (37%), più della metà di loro ha interrotto gli studi dopo la licenza media (63%), mentre l’11% non ha un titolo di studio riconosciuto.
Il percorso: tra bar e caffetteria...

In base alle attitudini emerse i ragazzi sono stati suddivisi in due gruppi. Uno che si è specializzato in bar e caffetteria, e uno che ha approfondito i temi della mixology. Due i momenti fondamentali del percorso. Innanzitutto la formazione di 40 ore bar-caffetteria che si è tenuta presso il Training Center di Lavazza Group a Torino. Qui ai ragazzi sono state trasmesse le tecniche essenziali per inserirsi nel mondo del lavoro come baristi, approfondendo gli aspetti relativi al caffè e alla sua preparazione, insieme ad un percorso legato al corretto utilizzo delle attrezzature. Teoria e pratica del bar sono stati trasmessi loro grazie ai tutor che hanno insegnato le tecniche professionali ma anche puntato a sviluppare creatività e intraprendenza.
... e bartender e mixology
Presso la Campari Academy e l’Università della Birra il corso di formazione di 100 ore per bartender e mixology ha puntato a sviluppare nei partecipanti capacità tecniche, teoriche e di interazione per entrare in maniera consapevole nel mondo del lavoro come veri professionisti. Anche in questo caso le lezioni hanno previsto una parte teorica di approfondimento su temi specifici e una parte pratica direttamente alle postazioni bar.
Durante la formazione all’Università della Birra è stato addirittura chiesto ai partecipanti di progettare il loro locale ideale così da immergersi in modo creativo e divertente nel settore, con obiettivi e metodologie ben definite.
Apprendimento professionalizzante
«Mai era capitato di vedere tre marchi importanti come Campari, Lavazza e Heineken uniti per un motivo così importante - ha detto Aldo Davoli, Global Public Affairs & Sustainability Sr Director Campari che ha proseguito - Campari Group sostiene da sempre l’educazione e la cultura, unite a una formazione professionale d’eccellenza: per questo, siamo felici di partecipare nuovamente alla seconda edizione di AdAstra, progetto che sin da subito abbiamo sostenuto attraverso la nostra Campari Academy. Un percorso di apprendimento professionalizzante pensato per un gruppo di giovani desiderosi di fare il loro ingresso nel mondo del lavoro. Grazie alla collaborazione con alcuni partner di eccellenza, AdAstra si conferma un’esperienza di successo che vede il settore delle imprese private cooperare con il mondo del no-profit in una partnership virtuosa che genera un impatto positivo sulla società».
Investire nella formazione
«La nostra azienda – ha spiegato Marcello Arcangeli, Training Center Director Lavazza Group -, da più di 30 anni, investe nella formazione per far conoscere il caffè e le sue tecniche di preparazione, con la volontà di garantire la miglior esperienza di caffè in ogni sua forma e per offrire un momento di piacere con il prodotto perfetto in qualsiasi occasione della giornata. La conoscenza della nostra preziosa materia prima, unita al saper fare, è quindi al centro dell’attività del Training Center che, siamo felici, possa contribuire grazie ad una partnership di valore come questa del progetto “Ad Astra” a creare nuovi appassionati professionisti del caffè, riconoscendo alla formazione anche un ruolo sociale, uno strumento utile a favorire un processo di integrazione e inclusività. Fin dalla sua fondazione, Lavazza ha a cuore le persone e si prende cura delle comunità in cui opera, da quelle produttrici di caffè a quelle del territorio, realizzando progetti concreti e facendo rete con i più importanti attori e stakeholders del territorio”.
A giugno il corso HoReCa Workshop per ideare e progettare locali di successo
È in programma da venerdì 24 a domenica 26 giugno a Milano la nuova edizione del corso internazionale HoReCa Workshop – Architettura & Marketing Ideare, progettare e ristrutturare ristoranti, bar e locali di successo di Milano Business School. Un momento di alta formazione dedicato ad architetti, progettisti e imprenditori del fuori casa che desiderano approfondire i nuovi linguaggi della progettazione di bar, ristoranti e hotel e le nuove tendenze internazionali nel campo dei locali pubblici e del retail.
Il corso è incentrato sull’innovazione degli spazi commerciali destinati a ristorazione, ospitalità, entertainment e retail, settori in grande trasformazione dove l’architettura d’interni può trasformarsi in strumento concreto di marketing strategico per aumentare i ricavi e la redditività dei locali. A questo scopo il corso è concepito per avvicinare il mondo dell’architettura d’interni e il mondo del marketing e per fare interagire in modo efficace i protagonisti della progettazione e gli imprenditori del fuoricasa, per ideare, ristrutturare, arredare e realizzare locali pubblici di successo. Ai progettisti il corso fornisce nuove idee di business, soluzioni concrete e stimoli per l’evoluzione della loro professionalità. Agli imprenditori gli elementi strategici per comprendere meglio la complessità e l’importanza del progetto, dagli interni all’organizzazione degli spazi.
Il piano didattico
Il piano didattico di Horeca Workshop prevede un ciclo di lezioni in aula, della durata complessiva di 24 ore divise nelle tre giornate. Si tratta di lezioni di carattere critico e formativo nelle quali verranno illustrati i più attuali risultati di ricerca internazionale sui temi dell’architettura d’interni e del marketing, per fornire conoscenze che possano essere subito applicate.
Più nello specifico, vengono analizzati e affrontati aspetti che riguardano il rapporto con il committente e il mercato, gli aspetti della progettazione, dell’arredamento, dell’illuminazione, dei materiali, con approfondimenti sulla percezione visiva, la sostenibilità e l’utilizzo del colore, in sintonia con il posizionamento del locale.
Le lezioni sono curate e tenute da docenti esperti del settore, quali architetti, imprenditori e professionisti di esperienza internazionale e diretta nel mondo del fuoricasa. A loro si aggiungono rappresentanti di aziende partner del corso, che terranno brevi interventi incentrati sul rapporto tra prodotti, innovazione, mercato, e illustreranno alcune soluzioni concrete e funzionali per la progettazione.
I partecipanti potranno integrare il percorso formativo con una visita, accompagnata dai docenti, in alcuni bar, ristoranti e hotel di Milano per un’analisi diretta e critica delle trasformazioni in atto, delle esigenze del pubblico e delle potenzialità di un approccio diretto al rapporto strategico tra architettura e marketing (la visita si terrà il venerdì o il sabato dalle ore 18.30 alle ore 21.30, e il suo costo, 150 euro più Iva, non è compreso in quello del corso).
Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di frequenza di Milano Business School e la documentazione relativa alle lezioni.
Come partecipare
Il corso Horeca Workshop si svolge presso la Sala Duomo al 2° piano dell’Hotel de la Ville in via Hoepli 6 (a due passi da piazza Duomo) a Milano, da venerdì 24 a domenica 26 giugno dalle ore ore 18.30 alle 21.30. La partecipazione avrebbe un costo di 1.000 euro più Iva, ma grazie al contributo delle aziende partner sono ora disponibili riduzioni che permettono di iscriversi al costo di 500 euro sempre più Iva. Attenzione, però, perché la partecipazione è limitata a sole 25 persone.
Per iscriversi e ulteriori informazioni consultare il sito: www.horecaworkshop.it oppure inviare una mail a segreteria@horecaworkshop.it o telefonare al numero 3471435380.
Paolo Uberti, coinvolgere i giovani è fondamentale
Tanti giovani studenti interessati ed entusiasti (finalmente si è tornati in presenza) hanno seguito e fatto il tifo durante la finale della Trismoka Challenge 2022, che, all’interno dell’Auditorium Giorgio Gaber di Castel Mella (BS), ha visto gareggiare in pedana i quattro finalisti: Giulia Cominardi dell’Istituto Serafino Riva di Sarnico (BG), Samuele Broglia e Mauro Aranci del C.F.P. Galdus di Milano, Fabian Lusha, fondazione Ikaros di Calcio (BS).
Ha vinto un sorridente e spigliato Mauro Aranci, che ha presentato un drink con una base realizzata con rum bianco, bitter al cioccolato e liquore alla nocciola Giffard in cui sono state lasciate in infusione un paio di brioche; quindi sciroppo di zucchero, Frangelico e 4 espressi ristretti. Il drink è stato sormontato da una spuma realizzata con Frangelico e sucrestere. Fabian Lusha ha ricevuto il premio della Centrale del Latte di Brescia per il migliore cappuccino; infine Chiara Cugini ha meritato il titolo di Coffee Digital Ambassador. Tra una competizione e l’altra, dimostrazioni di latte art che hanno coinvolto numerosi giovani, condotte da Daniele Carvalho Ricci, tre volte vincitore della competizione e campione italiano Baristi Sca 2020, e Federico Pinna.
L’appello comune rivolto a studenti e insegnanti è stato a credere in una professione che può dare grandi soddisfazioni, con una buona formazione di base e una sana voglia di crescere e di formarsi che sono alla base dell’affermazione e del successo professionale nel settore. Nel suo saluto, Paolo Uberti, amministratore delegato di Trismoka, ha ricordato il padre, mancato dieci anni fa, al quale è intitolato il premio e a cui si deve l’avvio della competizione: «nel 2003, dopo la prima edizione del campionato baristi di quella che allora era Scae (oggi Sca - Specialty Coffee Association, ndr), Roberto Pregel di Brasilia ci spronò a puntare sulla formazione, sottolineando la sua importanza per un miglioramento globale del settore negli anni a venire. Abbiamo subito coinvolto numerosi nostri clienti offrendo corsi gratuiti: ero emozionato. Avrei potuto riscontrare la contrarietà di chi operava da più anni, invece con il nostro entusiasmo abbiamo coinvolto i partecipanti e non ci siamo più fermati. Ci siamo poi rivolti alle scuole alberghiere organizzando il talent show per i migliori baristi di domani. Non era il nostro obiettivo individuare il migliore barista del mondo, ma uno l’abbiamo avuto con Davide Berti nell’Ibrik, e più di un campione si è piazzato ai primi posti nelle competizioni di Sca. Il nostro focus era e rimane la diffusione della cultura del buon espresso».
Negli anni ha preso il via un percorso formativo interno all’azienda, e da 15 anni il centro formativo si trova all’ingresso della torrefazione. In molti istituti il mondo del caffè vive una realtà ancorata al passato oppure è sottovalutato; di qui l’appello ad “adottare” uno o più istituti da parte delle diverse realtà produttive presenti in Italia: «un’attività deve creare ricchezza - riprende Uberti -: una parte di questa si può donare ai giovani e giovanissimi per migliorare la formazione: un patrimonio che un domani le stesse persone restituiranno lavorando bene e facendo cultura in un settore che ne ha decisamente bisogno».
Un ultimo appello è rivolto a Sca, affinché, nuovamente, si rivolga ai giovani e li coinvolga in un cammino di crescita: «troppo spesso vedo l’attenzione concentrata sull’effetto dell’essere campioni: certo, sono un riferimento, ma c’è bisogno di tornare a parlare in italiano durante le gare per farle comprendere a pieno e richiamare l’attenzione di chi sta facendo un percorso di qualità o lo vuole intraprendere. Se avvicinarsi è troppo difficile, se si creano barriere o l’obiettivo si prospetta inarrivabile, probabilmente molte persone non proveranno a farsi avanti. Sono fatto per abbattere i muri, non per crearli: dobbiamo tornare a parlare a tutti; il mio appello è a collaborare, ad aiutarsi per permettere al settore di crescere attraverso l’inclusione, e di farlo bene».
La lezione di Ibiza: esclusività e collaborazione
Dopo due estati di sostanziale fermo a causa dell’emergenza sanitaria, quest’estate Ibiza è pronta a tornare quello che è sempre stata, ovvero l’isola dance per antonomasia, dove per cinque mesi abbondanti si concentrano le migliori discoteche, i migliori party, i migliori dj. Se ne è avuto un corposo assaggio a fine aprile, quando si è svolto l’International Music Summit, uno dei raduni mondiali più importanti per gli addetti ai lavori legati all’industria della musica elettronica; negli stessi giorni i locali ibizenchi hanno organizzato le prime serate stagionali, per poi partire con una programmazione intensissima già da maggio.
Per capire meglio quale sia la magia di Ibiza e se il suo modello di business relativo all’intrattenimento serale e notturno sia applicabile o possa fornire spunti e suggerimenti agli imprenditori italiani del settore, niente di meglio che un’intervista ad un capitano di lungo, lunghissimo corso, l’emiliano Oreste Carpi, da oltre 30 anni sulla isla. Carpi ha iniziando il suo percorso lavorativo balearico occupandosi delle prevendite per le discoteche; adesso è titolare e socio di una serie di locali quali Zoo, Tango, Chupito, Divino Café, America, Tantra e Rio. Attraverso una fitta rete vendita ed il suo portale Ibiza Disco Ticket gestisce tutt’ora le prevendite per i locali e con i siti Ibiza My Property e My Villa si occupa anche di immobiliare, dalle locazioni alle vendite. Difficile trovare una persona più adatta e più competente per farsi raccontare Ibiza.

Che cosa ha Ibiza di così speciale?
“Un mix tra marketing, strategie e contenuti. Chi detiene e gestisce i locali è riuscito a renderla esclusiva, con la clientela da tutto il mondo - dagli Stati Uniti all’Australia - che fa gara a chi spende di più tra jet privati, ville, auto fuoriserie, cene e tavoli nelle discoteche con conti a quattro zeri. Più un prodotto o un servizio diventa esclusivo e più si alza il prezzo: la classica applicazione della legge della domanda e dell’offerta, esasperata ai massimi livelli. Non è un caso che i calciatori più importanti d’estate vengano tutti a Ibiza”.
Ibiza quindi è molto costosa.
“Per un cliente Ibiza è una vacanza che ha il suo prezzo, tra biglietto aereo, albergo o appartamento, andare al ristorante e in discoteca. Anche per un imprenditore è un mercato che ha i suoi costi. Ad esempio sappiamo già dai fornitori che le scorte di champagne di pregio potrebbero già essere finite a luglio, così come anche la fornitura di carne e pesce per i ristoranti potrebbe essere contingentata, con inevitabile aumento dei costi per gli imprenditori e dei prezzi per la clientela”.
Come funziona il meccanismo delle prevendite che avete allestito ed affinato in oltre 25 anni di attività?
“Abbiamo creato un network che ci consente di collaborare con tutte le discoteche di Ibiza: capiamo quando aiutare a spingere una serata meno forte delle altre, così come ci ‘accontentiamo’ di pochi biglietti quando invece il party va già di suo. In base ai nostri accordi non anticipiamo il prezzo del biglietto ma paghiamo quando abbiamo incassato dal cliente. Siamo in quattro persone a gestire l’operatività, tra i trenta e i quaranta i venditori tra punti e vendita e quelli che vanno in giro per l’isola”.
Come utilizzate internet per il vostro lavoro?
“Abbiamo un sito dove si può pagare una parte o meglio prenotare la prevendita al prezzo di cinque euro. Poi si viene nei locali del nostro circuito - bar e ristoranti - a pagare la differenza: esistono prezzi diversi anche in base all’orario di entrata in discoteca, in media 40 euro se si va entro l’1, 60 se si va dopo, così come le nostre sono prevendite in un certo senso open, ovvero se si decide di cambiare serata o locale per usufruirne, per noi nessun problema, idem se per qualsiasi motivo il cliente non è riuscito ad entrare in discoteca. Internet ha la sua importanza, ma il nostro tipo di lavoro si basa in gran parte sul cosiddetto contatto umano, anche perché per le vendite dei biglietti via web ogni discoteca ha già i suoi canali, noi offriamo qualcosa che va oltre la semplice prevendita. Un meccanismo che abbiamo affinato con gli anni”.
Vi occupate esclusivamente di prevendite?
“Per i nostri locali Tantra e Rio offriamo anche un pacchetto completo: serata, drink e trasporto per chi magari alloggia o alberga in strutture distanti. Anche in questi casi conviene a tutti: il locale acquisisce clienti, i clienti a loro volta pagano l’ingresso ed hanno diritto ad un servizio in più. Un’altra forma di fidelizzazione”.
Che cosa si potrebbe applicare in Italia del modello Ibiza?
“Puntare sull’esclusività e giocare sempre al rialzo - mai al ribasso - con i prezzi. Tener duro quando il cliente vuole un trattamento troppo di favore per un tavolo nel privé, per fare un esempio. Un discorso che forse in Italia si potrebbe applicare soltanto in Sardegna e a Forte dei Marmi”.
Un suggerimento per i mercati italiani meno esclusivi e meno costosi, che siano un punto di riferimento per i cosiddetti clubber. Lignano, Jesolo, la Romagna tutta e il Salento, giusto per fare qualche esempio.
“Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo iniziato ad occuparsi di prevendite per le discoteche di Ibiza tantissimi anni fa: così si creava una base sia al bar che le vendeva sia per le discoteche stesse. E siamo arrivati a vendere 200mila prevendite in una stagione. Un sistema sinergico che in Italia potrebbe anzi dovrebbe diffondersi di più, al netto delle prevendite on line che ovviamente hanno radicalmente modificato questo mercato: non lo si inventa dall’oggi al domani ma lo si può creare anche in Italia, sia d’estate sia d’inverno”.
In concreto come si dovrebbe agire?
“Si deve creare una sorta di circolo virtuoso, ovvero inserire negozi, bar e ristoranti un meccanismo nel quale si abbina la vendita di un capo d’abbigliamento, un cocktail o una cena all’ingresso in discoteca: così la clientela viene fidelizzata ed aumenta per tutti, salvaguardando sempre il rapporto con le persone. Il cameriere che vende la prevendita è utile poi raggiunga i clienti in discoteca per accertarsi di aver proposto un buon servizio: così fa felice tutta la filiera. Su questo i titolari e i gestori dei locali italiani possono e devono investire: serve davvero fare sistema e come sempre sono i dettagli a fare la differenza”.
Le più importanti discoteche di Ibiza









