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Coca-Cola Hbc Italia è il distributore esclusivo di Naked Malt

Naked Malt_Coca-Cola Hbc Italia
Coca-Cola Hbc Italia rafforza la partnership con Edrington e arricchisce il suo portafoglio con il pluripremiato blended malt scotch whisky

Si rafforza la partnership tra Coca-Cola HBC Italia ed Edrington, tra le più importanti realtà internazionali nel segmento degli spirit ultra premium. Le due realtà hanno infatti siglato un accordo in base al quale il principale produttore e distributore delle bevande a marchio The Coca-Cola Company sul territorio nazionale diventa il distributore esclusivo per il fuoricasa del whisky super premium Naked Malt. La nuova intesa è un ulteriore passo della collaborazione avviata lo scorso anno che ha già portato nel portafoglio spirit di Coca-Cola Hbc un altro brand di punta di Edrington, ovvero lo scotch whisky The Famous Grouse (leggi Per Coca-Cola Hbc Italia un portfolio spirits ancora più ampio).

Partner dei World's 50 Best Bars, Naked Malt (alc 40% in vol) è un blended malt scotch whisky frutto dell’assemblaggio di alcuni tra i più pregiati single malt scozzesi. Il blend viene poi fatto maturare per almeno sei mesi in botti di sherry Oloroso, accuratamente scelte, che prima non hanno mai contenuto whisky e per questo chiamate “naked”.  Questo processo aggiunge al prodotto un sapore ricco e fruttato, dando vita a un whisky molto versatile, ideale sia da servire liscio, ma che lavora bene anche in miscelazione.

Un whisky di alta qualità, come testimoniano i tanti premi internazionali ottenuti da Naked Malt, tra i quali la doppia medaglia d’oro all’edizione di quest’anno della San Francisco World Spirits Competition, e il riconoscimento come Top Trending Scotch Whisky 2022 di Drinks International.

Il pluripremiato Naked Malt va così a rendere ancora più ricco il portafoglio spirit di Coca-Cola Hbc Italia, frutto della collaborazione con alcuni dei più importanti brand nazionali e internazionali, che comprende oltre 70 referenze in diverse categorie: vodka, rum, tequila, mezcal, whisky, gin, aperitivi, vermouth, amari e liquori dolci.

Cesano Boscone rende omaggio a Euride Zini, fondatrice dello storico pastificio

Cesano Boscone, inaugurazione e intitolazione della rotatoria a Zini
L'inaugurazione della rotatoria intitolata a Euride Zini. Da sx: Maurizio Vezzani ceo dell'azienda, Corrado Vezzani, figlio di Euride, e il sindaco Simone Negri sindaco (foto: Spf/Ansa)
Il comune alla porte di Milano ha dedicato una rotatoria all'imprenditrice che 66 anni fa ha fondato il pastificio Zini, un'azienda modello per qualità e non solo

È stata inaugurata a Cesano Boscone una rotatoria intitolata a Euride Zini, la fondatrice dello storico pastificio Zini Prodotti Alimentari. Un atto con il quale il comune alle porte di Milano ha voluto rendere omaggio a una donna coraggiosa e determinata che ha saputo farsi strada in un periodo storico in cui l’imprenditoria femminile era una vera eccezione.

Originaria di Reggio Emilia, Euride Zini si è trasferita a Milano negli anni Cinquanta, fondando nel 1956 il suo piccolo laboratorio artigianale, dopo qualche anno trasferito a Cesano, diventato uno dei più importanti stabilimenti di pasta fresca surgelata in Italia. Una realtà che oggi esporta i suoi prodotti in tutto il mondo e che ha sempre dedicato grande attenzione al settore del fuoricasa, con un’offerta di prodotti dedicati al canale bar. Come le Monoporzioni, una gamma forte di una ventina di referenze di piatti pronti monoporzione surgelati (300 g), che comprendono preparazioni di riso, primi piatti di pasta e pasta ripiena e secondi piatti, includendo anche proposte gluten free, o la linea Gnocchi 100% vegetali, che offre una soluzione in più alle tendenze vegetariane con le quattro referenze Gnocchi di Cavolfiore, Gnocchi di Cavolfiore e Spinaci, Gnocchi di Barbabietola, Gnocchi di Spinaci (leggi Gusto e benessere nella nuova linea Gnocchi 100% vegetali di Zini). Senza dimenticare le diverse linee di pasta semplice e ripiena, come la Emilia Pasta Collection, con i grandi classici di pasta ripiena della tradizione italiana (ravioli, tortelli, cappelletti, piemontesi), la Milano Pasta Collection, una gamma gourmet dai formati di impatto e dai ripieni fatti con materie prime pregiate, le Trafilate al Bronzo, con 100% di farina di grano duro 100% italiano, o la Gamma Bio, di pasta e pasta ripiena a base di ingredienti 100% da filiera biologica italiana.

Prodotti, ai quali si aggiunge una linea di salse, che spiccano per la loro alta qualità, garantita dalla ricettazione pulita, che prevede solo gli ingredienti necessari (farina di grano duro e uova fresche di galline allevate a terra) da filiera italiana, dalla cottura rigorosamente in acqua come da tradizione e dall’immediata surgelazione Iqf (Individual Quick Frozen), unico metodo di conservazione utilizzato, che assicura un veloce rinvenimento.

Le donne al centro

Ma insieme alla qualità riconosciuta, altro elemento distintivo del pastificio Zini è l’attenzione da sempre rivolta alla valorizzazione della figura delle donne. Oltre la metà dei dipendenti dell’azienda è costituito infatti da donne, con, dato ancora più rilevante, la quasi totalità del management rappresentato da figure femminili. Un modello imprenditoriale virtuoso che rende lo storico pastificio un unicum a livello europeo (leggi La leadership rosa di Zini: un esempio virtuoso anche in Europa).

La dedica della rotatoria, che si trova vicino alla sede dell’azienda, a Euride Zini è insomma un riconoscimento ai traguardi raggiunti dal pastificio su tutti i fronti, compreso quello dell’inclusione, del suo patrimonio di persone e della condivisione dei suoi valori, come sottolineato dal sindaco di Cesano Boscone, Simone Negri, che ha presenziato alla cerimonia di inaugurazione. Cerimonia alla quale era presente il figlio di Euride, Corrado Vezzani, il nipote Maurizio Vezzani, attuale ceo Zini, e la piccola pronipote Cecilia, che insieme alla sorella Viola rappresentano lo sguardo al futuro dell’azienda.

Coupe du Monde de la Pâtisserie: al via gli allenamenti del Team Italia

Team Italia
Team Italia
Martina Brachetti, Alessandro Petito e Jacopo Zorzi hanno iniziato ad esercitarsi sotto la supervisione del Club Italia. Il tema della Coupe du Monde de la Pâtisserie 2023 sarà il cambiamento climatico

La Coupe du Monde de la Pâtisserie non è lontana. L'evento, che nel 2021 ha visto l'Italia sul gradino più alto del podio, è già in calendario. L'appuntamento è per i prossimi 20 e 21 gennaio 2023 al Sirha di Lione, Francia. Il Team Italia ha iniziato ad allenarsi sotto la supervisione del Club Italia e un pool di consulenti. L'obiettivo: affrontare, preparati, il tema dell'edizione 2023, il cambiamento climatico.

Gli allenamenti del Team Italia

Dopo la vittoria dello scorso anno, la squadra italiana formata da Martina Brachetti, Alessandro Petito e Jacopo Zorzi sta affrontando la preparazione all'edizione 2023 con determinazione e ambizione. Per questo il Club ha definito un gruppo di allenatori di prim’ordine, essendo tutti campioni del mondo. Nello specifico: Emmanuele Forcone, Francesco Boccia, Fabrizio Donatone (vincitori nel 2015), Lorenzo Puca, Andrea Restuccia e Massimo Pica (vincitori nel 2021), con il coordinamento del presidente del Club stesso, Alessandro Dalmasso. Per questo biennio poi è anche stato nominato un direttore tecnico nella persona di Forcone. Da sottolineare che, accanto al trio, sono sempre presenti le due preziose riserve, Carmen Peluso e Daniele Mascia, a dimostrare quanto il Club Italia punti a creare un eterogeneo gruppo di lavoro coeso e proiettato verso il futuro, in una visione plurale di evoluzione tecnica ed artistica del Made in Italy.

Le novità del regolamento della Coupe du Monde

I tre giovani professionisti sono già al lavoro sui progetti di base insieme al pool di allenatori, con confronti continui, spesso di persona, presso la sede ufficiale, ovvero CAST Alimenti di Brescia. Ogni mossa prende spunto dal regolamento aggiornato e appena diffuso dal Comitato della Coupe du Monde. Oltre a rendere noto il tema dell'edizione 2023, cioè il cambiamento climatico, sono state introdotte alcune novità. Per esempio, nelle 10 ore di gara, si richiedono quattro prove di degustazione e tre prove artistiche. Oltre al dolce al cioccolato da condividere, sarà necessario realizzare l’entremets gelato alla frutta, il dessert al piatto e i mini gelati, quale novità del 2023. Inoltre, una pièce in cioccolato con inserito un blocco scolpito sempre in cioccolato, la pièce in zucchero e la scultura in ghiaccio alta non più di 50 cm.

DOuMIX? e Marco Dongi firmano i cocktail più “unexpected” di Roma Bar Show

DOuMIX
Alla kermesse romana il bar manager del Siddharta Lounge by Buddha Bar di Dubai darà vita a esperienze gustative inaspettate create con le cinque linee di prodotto DOuMIX?

Dopo il successo riscosso a Mixology Experience, il fantastico duo formato da DOuMIX? by Mec3 e il bartender Marco Dongi è pronto a stupire il pubblico di Roma Bar Show (30 - 31 maggio) con cocktail inaspettati e assolutamente innovativi!

Un evento dedicato all’industria del beverage e al mondo della mixology organizzato nella storica cornice del Palazzo dei Congressi di Roma, che unisce migliaia di brand e di operatori, rivolgendosi a tutto il mondo dell’hospitality e dei consumatori consapevoli.

Marco Dongi, bar manager del Siddharta Lounge by Buddha Bar di Dubai e brand ambassador DOuMIX?

Allo stand T05, sulla esclusiva terrazza del palazzo, la fantasia e la grande professionalità di Marco Dongi, bar manager del Siddharta Lounge by Buddha Bar di Dubai e brand ambassador DOuMIX?, daranno vita a esperienze gustative inaspettate create con le 5 linee di prodotti DOuMIX?: Cream, Fruit Elixir, Syrup, Squeeze e Base. Soluzioni che vanno oltre quello che il mercato già propone e destinate a chi desidera stupire i propri clienti e dare un twist al proprio estro creativo con bevande straordinarie.

Un’ampia gamma composta da referenze innovative, perfette per coprire tutti i momenti di consumo della giornata, dai caffè gourmet del mattino fino ai cocktails della notte, con packaging attraenti, ergonomici, easy to use!

Inoltre, in occasione dell’evento romano, nella serata di lunedì 30 maggio DOuMIX? e il suo ambassador saranno ospiti di un inedito “after show” presso il White Rabbit di via Spalato 35, con una cocktail list di quattro proposte create appositamente per l’occasione, che conquisteranno tutti al primo assaggio: Toki, Flower Spritz, Funky Colada e Golden Hour.

If you have to Mix, Mix the Unexpected!

Il drink alla spina di Sips per eventi, ristoranti e hotel

sips brindisi
Flavio Esposito lancia Sips, linea di cocktail premixati in fusto per la spillatura. Un'idea che guarda alle esigenze di ristorazione, hotellerie ed eventi, per introdurre con semplicità e meno costi un'offerta di cocktail di qualità

Saranno in distribuzione da giugno i cocktail premixati Sips, ideati e prodotti da Bespoke Distillery di Flavio Esposito e Vincenzo Russo. I due soci, il primo mixology expert con la passione per l'innovazione di prodotto, il secondo amministratore della storica distilleria campana Distillatori Russo 1899, hanno voluto osare con un progetto che offre al mondo bar un diverso modo di concepire il servizio dei cocktail.

Un fusto di drink in pre-batch per spillatore

«Una linea di ricette base e drink personalizzati»

Come funziona? «Con l’ausilio del nostro team di ricerca e sviluppo e del nostro laboratorio chimico botanico, ricreiamo e standardizziamo ricette per cocktail realizzati con ingredienti di prima scelta», spiega Esposito. «Poi li produciamo in fusti Polykeg Pro con sacca alimentare, forniti di un sistema che garantisce una corretta spillatura, evitando schiuma eccessiva e perdita di prodotto. I fusti sono disponibili nei formati 12 litri, 16, 20, 24 e 30 litri, e stiamo studiando una referenza in 5 litri per l'uso domestico. Sono compatibili con normalissimi spillatori, quindi facili da mettere in opera. Abbiamo ideato una linea base di cocktail, che include la maggior parte dei classici: Spritz, Moscow Mule, Gin tonic, Paloma, Negroni, Americano per cominciare. Poi introdurremo anche Mojito, Bellini, Margarita e tanti altri. Non c'è solo questa possibilità, per i clienti: possiamo studiare anche ricette personalizzate o riprodurre il signature drink di un locale. Il drink nel fusto ha una shelf life di 2 anni - a fusto chiuso - di circa 6 mesi dall'apertura. La conservazione è a temperatura ambiente, evitando l'esposizione diretta alla luce solare». Per dare un'idea della resa, un fusto da 20 litri contiene 165 cocktail da 12 cl.

Impianto di spillaggio in comodato d'uso

L'idea è di fornire una servizio il più possibile completo: il progetto Sips prevede anche la fornitura dell'impianto di spillaggio in comodato d'uso o di una intera station per la preparazione dei cocktail, professionista incluso. «Siamo la prima distilleria diretta che propone il concetto di cocktail in fusto e lo distribuisce affidandosi a grossisti, governando tutto il processo: produciamo, prepariamo i cocktail con il coinvolgimento di grandi esperti della bar industry e lo rendiamo disponibile al servizio», ci spiega Flavio Esposito. «Crediamo molto in questa idea perché i cocktail in pre-batch non sono solo un trend in ascesa, ma anche una soluzione e permettono al locale di razionalizzare sui costi di personale e materie prime, oltre che su tempi di preparazione e spazi». Infatti il target di Sips è il settore degli eventi - catering, mostre, concerti - e dell'hotellerie, dove può essere sensato inserire una cocktail station in spazi limitati, o della ristorazione o le pizzerie, dove l'abbinamento con i drink è in crescita.

I Sips cocktail bar con solo drink alla spina

Il progetto ha ampi margini di crescita, perché Esposito e Russo vogliono andare molto oltre la semplice fornitura di cocktail premixati. «Stiamo chiudendo un accordo per i SIPS DRAFT, locali legati al nostro brand e dove si serviranno soltanto drink alla spina. Stiamo ragionando con un gruppo importante, per fine anno puntiamo ad aprire i primi pdv e poi avvieremo un piano di espansione nazionale dal 2023 con un paio di locali per regione almeno».

L'intervista a Flavio Esposito: «Non vogliamo sostituire il bartender»

Flavio, da dove nasce la vostra convinzione che i drink in pre-batch spillati siano un campo in cui investire?
«Ce lo insegnano anche Monica Berg e Alex Kratena del Tayēr + Elementary di Londra, che offre anche uno spazio per cocktail casual alla spina. Dietro questa scelta c'è la convinzione che il drink possa essere servito anche in questa modalità meno teatrale, senza la preparazione al banco. Oggi i cocktail bar più raffinati lavorano con il pre-batch, non è un'eresia, tutto il contrario. È una nuova frontiera da esplorare guardando a quanto accade anche negli Stati Uniti».

Perché è interessante per un locale adottare questo tipo di servizio?
«Perché viviamo un periodo complesso e la carenza di personale è il problema più impattante. Con un sistema come il nostro si può introdurre un servizio in più - penso sempre a un target di locali che non siano cocktail bar puri - con esigenze di personale ridottissime. Oltre a fornire prodotto e spillatore in comodato d'uso, possiamo dare anche una formazione basilare da bartender, con una giornata di formazione in loco e un manuale d'uso semplicissimo. Questo per aiutare clienti che abbiano appena fatto entrare degli apprendisti o stagionali ancora inesperti. Insomma, semplifichiamo. Però non vogliamo sostituire il bartender, ma dare un servizio completo a chi non lo ha, per permettere al cliente di dare a sua volta un servizio di qualità al suo ospite».

Questo progetto è nato in Bespoke Distillery: come funziona la vostra distilleria-atelier?
«Mi piace pensare Bespoke non come una semplice distilleria, ma come uno studio creativo. Ci dedichiamo completamente al mondo della mixology. Analizziamo i trend di mercato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, individuiamo i progetti che valgono e ci attiviamo. Siamo in uno spazio di 5 mila mq, a 15 chilometri da Amalfi, e abbiamo attrezzature di prim'ordine per la distillazione. Trattiamo materie prime autoctone e le botaniche principali dei nostri prodotti sono raccolte nel Parco nazionale del Cilento ed essiccate naturalmente. Abbiamo, tra le altre cose, anche una camera per l'invecchiamento in barrique certificato e tre reparti di imbottigliamento per oltre 20 mila bottiglie al giorno. Con Distillatori Russo 1899 abbiamo un rapporto di cooperazione stretta: noi mettiamo in linea i prodotti più innovativi, altrimenti ci appoggiamo al loro know how per la produzione. Assieme a loro e all'Università di Salerno abbiamo in corso un progetto di ricerca sulla produzione di distillati da materie prime locali e sul riciclo della materia prima inutilizzata».

Opificio Fred lancia la nuova linea Fred Alkemil

Gin43 e Alkemil
Federico Cremasco, fondatore di Opificio Fred, racconta al mondo l’autenticità del Friuli-Venezia Giulia e dell’Italia, lanciando la nuova linea Fred Alkemil

Una linea di liquori pensata per i professionisti e gli appassionati della mixology: è la novità lanciata da Federico Cremasco, fondatore di Opificio Fred. L’azienda, nata nel 2014, con la sua linea di spirit artigianali composta da Gin, Vermut, Bitter Fernet e Amaro mira ad esaltare il patrimonio botanico del territorio, raccontando al mondo l’autenticità del Friuli-Venezia Giulia e dell’Italia.

Opificio Fred ha presentato la nuova linea di liquori Fred Alkemil. Un nome che ci riporta all’Alchemilla, pianta nota per le sue innumerevoli proprietà antinfiammatorie e disinfettanti. Realizzata artigianalmente con botaniche friulane, la nuova linea di liquori è composta oltre che dal Curaçao Imperiale e dal Rosolio di Bergamotto, da Crème de Cassis, Ratafia alla ciliegia, Maraschino, Creme Violette, Liqueur Peach e Alchermes.

Cremasco descrive il Rosolio di Bergamotto come uno spirit derivato dall'estrazione naturale di bergamotti italiani che acquisisce nella lavorazione un gusto avvolgente e ben strutturato, dove la percezione di alcool rimane delicata, come vuole l’antica tradizione. L’elisir ha un corpo caratterizzato da una morbida dolcezza e una delicata acidità, con una complessità che regala un finale rotondo e persistente. Emergono le note intense di olii essenziali estratti a freddo da buccia fresca con un’acidità delicata che richiama un retrogusto amaro, riducendo la percezione zuccherina. Il Bergamotto viene lavorato a mano e con totale assenza di additivi chimici. La gradazione alcolica è pari al 18%. 

Gli agrumi sono protagonisti anche del Dry Curacao Imperiale, realizzato per mezzo di un infuso di arance amare e spezie, dal gusto dolce ma in perfetto equilibro con i sapori amari e speziati. Il founder di Opificio Fred sostiene che si distingue per spessore, calore, rotondità e giusta spalla amaricante; il risultato è un liquore da assaggiare sia freddo, sia con ghiaccio al dessert. La sua versatilità gli consente di offrire un tocco speciale ai cocktail o di divenire la base per grandi classici come il White Lady, il Margarita o il Cosmopolitan. Al naso emergono fiori d’arancio, diversi agrumi e spezie, per un timbro elegante e pulito, presente e mai eccessivo. I fiori dell’arancio amaro Bigaride sono la componente che determina i tratti peculiari di una ricetta nata nel 1882, riproposta oggi con un tocco di modernità, senza snaturarne le origini e con l’assoluta assenza di additivi chimici. La gradazione alcolica è di 38%.

La linea Fred Jerbis: dal trittico ai nuovi spirit

Nel 2014 dopo anni di studi e sperimentazioni nel primo laboratorio di Polcenigo (Pn), Federico Cremasco, classe 1976, fonda Opificio Fred creando la linea Fred Jerbis che inizialmente vede la produzione di Gin 43, Vermut 25 e Bitter 34: il trittico liquoroso che si ispira al mix del famoso cocktail negroni.

Gin 43 ha una colorazione giallo-paglierina data dall’infusione a freddo dei fiori d’arancio e zafferano, una gradazione alcolica di 43 gradi ed è composto da 43 erbe italiane, il 50% delle quali raccolto e coltivato in regione. Vermut 25 invece, realizzato con un vino autoctono friulano di qualità, il Verduzzo, presenta una gradazione alcolica di 18 gradi ed è composto da 25 erbe, con un affinamento del prodotto di quasi 1 anno. Infine troviamo Bitter 34, dalle note agrumate e dolci che lo rendono facile da bere, con un colore distintivo che conferisce unicità e personalità perdendo la classica connotazione rossastra.

Oggi la linea Fred Jerbis, presente sul mercato italiano e in continua espansione su quello estero, si è allargata anche a nuovi spirit – Gin 7 Acacia Barrel, Fernet 25 Chestnut Barrel, Vermut 16 Cherry Barrel, – che ricalcando le caratteristiche di tutti i prodotti di Opificio Fred, si presentano equilibrati, facili da bere, ma allo stesso tempo ricchi di profumi e sfumature.

Una produzione naturale e a Km 0

Nel 2021 Opificio Fred ha trasferito la produzione, sempre a Polcenigo, da via San Giovanni a via Gorgazzo, sulle rive dell’omonima sorgente, avviando la nuova distilleria e realizzando grazie alla campagna di crowfunding JERBIS VENTÛRS, un giardino botanico e un cocktail bar dove poter degustare tutti i prodotti. In quest’area Cremasco coltiva la maggior parte delle botaniche e delle erbe utilizzate per la creazione degli spirit, mentre le restanti provengono da diverse regioni italiane grazie alla collaborazione di piccoli produttori che garantiscono all’azienda prodotti a km 0 e di prima qualità.

L’obiettivo è creare prodotti artigianali, bio, ecosostenibili, no waste ed eco-friendly.

Le botaniche vengono essiccate, macerate e distillate in corrente di vapore, senza l’aggiunta di coloranti o di altre sostanze chimiche. Le bottiglie, tutte da 700 ml, sono realizzate in vetro riciclato con il tappo in faggio naturale mentre gli imballaggi sono in cartone riciclato all’80%. L'obiettivo è rendere il packaging 100% riciclabile. L’energia utilizzata nella produzione arriva da fonti rinnovabili e non vengono utilizzati combustibili fossili.

 

In 12 a Roma per la finale mondiale di Art of Italicus Aperitivo Challenge

Art of Italicus Aperitivo Challenge
Il 29 maggio nella Capitale la finale mondiale della quarta edizione del contest firmato dal Rosolio di bergamotto. 12 i bartender da tutto il mondo a contendersi la vittoria con i loro aperitivi artistici

Verrà proclamato il prossimo 29 maggio nella Capitale il vincitore della quarta edizione di Art of Italicus Aperitivo Challenge. In quella data, in occasione dell’apertura del Roma Bar Show, si svolgerà infatti la finale mondiale del contest firmato dal Rosolio di bergamotto creato da Giuseppe Gallo.

Una gara all’insegna del binomio arte e miscelazione: la sfida che la competition ha posto ai bartender è di creare un cocktail aperitivo a base Italicus ispirandosi a una qualsiasi forma d’arte. A confrontarsi nell’ultimo atto del concorso saranno 12 bartender provenienti da tutto il mondo: i 10 vincitori delle sezioni nazionali, più i 2 concorrenti selezionati nella wild list, la sezione alla quale sono stati iscritti i bartender dei Paesi non compresi in quelli che hanno aderito al concorso.

I 12 finalisti

A rappresentare l’Italia sarà Nicolò Rossi, del Barrier di Bergamo, con il suo drink Eclisse, che ha ideato ispirandosi a una lampada del famoso designer Vico Magistretti, con il quale ha conquistato la finale italiana, svoltasi al Locale di Firenze all’inizio di maggio (leggi Svelati gli 11 finalisti italiani di Art of Italicus Aperitivo Challenge).

A contendergli il titolo di Italicus Bar Artist Of The Year 2021-2022 ci saranno: il campione di Danimarca Tarek Abdallah del Tata di Copenhagen, con il cocktail Chiara, quello di Francia Quentin Monnier del Gina Cocktail Bar di Bordeaux con Tales of Gold, quello di Grecia Alexandre Spyridon Angelis del Matsuhisa Athens Bar di Atene con Altered State, quello di Norvegia Adrian Michalcik del Pier 42 Amerikalinjen di Oslo con The Smile as Aperitivo, quella di Svezia Josephine Sondlo del Nori Bar di Stoccolma con Michi Cocktail, quello di Spagna Agustín Gómez del Bad Company 1920 di Madrid con Giambel, il campione di Svizzera Marco Colelli del Tales Bar di Zurigo con The Ensemble, il campione del Regno Unito Juan Jose Orellano del Savoy American Bar di Londra con Crescendo, e il campione Usa Korab Loga del Bella’Gio di Cheshire (in Connecticut), con Eternity.

Completano la rosa dei finalisti i due bartender selezionati nella wild list: Nathalie Wenko del Die Parfuemerie Bar di Vienna (Austria) con Inferno e Jan Sporleder del Bar Seibert di Kassel (Germania) con Immortalità.

Il vincitore di Art of Italicus, oltre l’ambito titolo, si aggiudicherà un’esperienza gastronomica e di mixology unica al Sips Bar di Barcellona con Marc Alvarez, tra i bartender più creativi e innovativi, attraverso un programma di mentorship dedicato.

Il giusto prezzo dell’espresso? Si riapre il dibattito

Espresso
Recenti episodi saliti agli onori della cronaca hanno aperto la strada a un confronto su ampia scala sul tema. Allontanarsi dalla logica dell’euro a tazzina è sempre più un’urgenza

Bargiornale ha più volte affrontato la tematica del prezzo dell’espresso al bar, per il quale una larga platea di esperti ha osservato come il rimanere ancorato a 0,80-0,90 ed anche 1 euro non sia più sostenibile per l’intero settore. A cominciare dai coltivatori, che soffrono per le bassissime quotazioni del caffè fino ad arrivare ai baristi che, con un cassetto medio di un locale italiano di 350 euro al giorno e un guadagno del 10%, difficilmente può stare in piedi.

Vogliamo un prezzo equo per l’espresso è stato il tema quantomai attuale organizzato dalla nostra rivista a Sigep 2020, coinvolgendo professionisti ed esponenti delle diverse associazioni del caffè (Aicaf, Iei e Sca Italy). Osservava allora Francesco Sanapo, il primo ad avere proposto nel 2014 nel suo locale Ditta Artigianale in via de Neri a Firenze, l’espresso a 1,50 euro: «Non è stato semplice. Mi sono trovato di fronte a situazioni difficili, in cui ho messo la faccia, spiegando il motivo del prezzo. Ditta Artigianale è formata da diversi baristi e torrefattori competenti, che hanno reso necessario un aumento del prezzo. È scandaloso pensare di pagare un euro la tazzina, persino a prescindere dalla qualità; ed è impossibile se si ha un barista che ha seguito un percorso formativo di livello». La mancata comprensione da parte di un cliente di questo valore aggiunto e l’assenza della specifica merceologia nel menu (tuttavia disponibile nella lista visibile con il Qr code), hanno portato alla denuncia del locale per un decaffeinato venduto a 2 euro e la consegna di una multa di 1000 euro da parte della Polizia municipale di Firenze. Per molti operatori del settore si è trattato di un salto nel passato (purtroppo ancora molto presente) con la logica dell’euro a tazzina.

A fronte di ciò, Sca Italy vuole aprire un tavolo di discussione con figure fondamentali del panorama del caffè italiano per portare il dibattito sul prezzo della tazzina di caffè a un livello più ampio. Lo scopo di questo progetto sarà valorizzare la qualità del caffè, l’investimento nelle attrezzature e la professionalità che oggi sono il credo di molti baristi italiani. Chi vuole partecipare raccontando la sua storia può scrivere a iinfo@scaitaly.coffee.

Hanno preso la parola sull’argomento anche due figure da sempre impegnate nella divulgazione della cultura del caffè quali Andrej Godina e Mauro Illiano, che osservano come si sia innescato un cortocircuito tra chi considera il caffè un prodotto “nazional-popolare” che non “può” staccarsi da soglie minime (0,80-1 euro) anche a costo di non vedere riconosciuto il giusto compenso a chi lo produce, lo lavora e lo trasforma nella bevanda che gli italiani amano: il primo e l’ultimo anello sono i più deboli della catena, spesso sottopagati e vincolati a una costante precarietà, per soddisfare la miopia di baristi che non sanno fare bene i conti e di consumatori che ignorano tutto ciò o, francamente, “se ne fregano”. «La risposta da dare a questo sistema è innanzitutto la differenziazione del prezzo della tazzina al pubblico, così come accade in un’enoteca con i differenti tipi di vino – afferma Andrej Godina -. Il caffè della casa deve avere un prezzo minimo di almeno 1,50-2 euro che dipende dalla qualità del prodotto e dalla qualità del servizio offerto. A seguire, una carta con  differenti tipi di caffè e diversi sistemi di estrazione (filtro, french press, cold brew, per citarne alcuni), ognuno con il proprio prezzo. Nessuno, credo, si scandalizza se un calice di vino di una particolare annata e di grande pregio costa 15 o 20 euro, la medesima cosa deve avvenire anche per caffè altrettanto pregiati». Al fine di dare più valore alla propria offerta, Mauro Illiano propone di puntare sulla carta dei caffè: «in veste di curatore della prima Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia avverto forte la necessità di supportare e incentivare tutti i protagonisti interessati a stilare le Carte dei Caffè, che permettano finalmente di sdoganare la tazzina dalla sua costante di prezzo. Ad esempio, come si può pensare di porre sullo stesso piano economico un caffè coltivato in piantagioni intensive a cielo aperto e uno ottenuto da piantagioni site nei luoghi più angusti e impervi del pianeta? E caffè che hanno subito lavorazioni complesse? E paragonare il prezzo di tazzine composte da sola qualità Arabica con miscele a prevalenza Robusta, senza considerare l’enorme varietà qualitativa di entrambe le specie? Il discorso potrebbe continuare per ore, passando da considerazioni di tipo politico, burocratico, ambientale, industriale, questioni afferenti la diversa geografia dei Paesi produttori, il differente costo della manodopera, l’eterogeneità della legislazione vigente nel mondo, e tanto altro ancora. Ma è bene riportare l’attenzione sulla necessità di iniziare a identificare, dividere, classificare ed organizzare il caffè, anzi i caffè, realizzando delle vere e proprie carte, esattamente come avviene per il vino da diversi decenni. Solo così sarà possibile donare a ogni caffè la sua dignità e trasferire al consumatore il senso e la necessità di stabilire diversi prezzi per diversi caffè».

Il neuromarketing applicato al prezzo dell’espresso è un ulteriore interessante intervento sul tema realizzato lo scorso febbraio da Davide Cobelli, titolare di Garage Coffee Bros. e di Coffee Training Academy, che ha osservato: «Io nutro da sempre un’idea che spesso condivido con i professionisti che incontro: l’espresso è una bevanda che richiede un tempo relativamente breve di preparazione, ma soprattutto un brevissimo tempo di consumo in pochi sorsi. Questo è il suo grande problema in quanto il cliente finale, nella sua mente, da sempre attribuisce un “valore temporale” a ciò che acquista o consuma, parametrato al tempo del consumo. Questo valore attribuito è tanto inferiore quanto più è breve il tempo di consumo». Il neuromarketing offre alcuni interessanti spunti, che passano tra l’aumento della percezione di valore della bevanda, della professionalità al banco bar e della comunicazione, indispensabile per generare nei consumatori una coscienza al consumo consapevole. Dunque, al giusto prezzo.

Brujas, il cocktail bar tutto al femminile di Città del Messico

GABRIELA LOZADA Brujas
Con il suo team di 6 barlady, il locale del gruppo di Walter Meyenberg è portabandiera della miscelazione messicana contemporanea e della valorizzazione del lavoro delle donne dietro il bancone

Dal nome di antiche figure indigene al futuro delle donne del bar in Messico. Il primo bar tutto al femminile di Città del Messico si ispira alle leggendarie curanderas, erboriste che ancora oggi pare vivano nelle regioni montuose della nazione: Brujas è l'insegna dove gli equilibri professionali delle barlady messicane si stanno finalmente scuotendo. Sei donne e un inno alla semplicità, «per mostrare come il lato femminile del lavoro al bar possa essere trasmesso attraverso l'ospitalità, e non l'aspetto», racconta la bar manager Georgina "Gina" Barbachano.

Interni in marmo e legno, la sensazione di essere in una vecchia libreria, dove inutile dirlo, per giudicare bisogna andare ben oltre la copertina: «È sbagliato descrivere un cocktail o un gusto come femminile. È uno degli stereotipi che qui cerchiamo di smontare e lo facciamo attraverso creatività e competenza». La drink list di Brujas, di cui Gina è responsabile, parla di toni diretti e improntati al classico, con prodotti che in Messico sono tutt'altro che la normalità, come amari e liquori europei.

Miscelazione messicana contemporanea

Brujas fa parte del gruppo di Walter Meyenberg, designer e fondatore di Hanky Panky, eletto al numero 12 dell'ultima classifica World's 50 Best Bars, gli Oscar della miscelazione, come più alta new entry del 2021. È una delle realtà che cerca di far emergere la miscelazione messicana contemporanea, divincolandola dalle bevute tradizionali (e semplici) come Margarita e Paloma, che raccontano di ingredienti locali, esperienze fresche e complessità minima. Alla sfida merceologica («Trovare prodotti intercontinentali era praticamente impossibile fino a pochi anni fa») si aggiunge quella sociale: perché che lo si concepisca o meno, una bartender donna continua a vedersi la strada lastricata di ostacoli legati a una mentalità antiquata, che descrive il bancone come un universo tutto al maschile. A maggior ragione in alcune località: «Purtroppo il pregiudizio esiste. Il Messico è intriso di una cultura machista, le donne sono represse e faticano incredibilmente a trovare le stesse opportunità. Al bar è anche peggio, il sessismo è un fenomeno praticamente quotidiano, che si tratti di commenti inopportuni o atteggiamenti denigratori».

Barlady: professioniste non solo donne

Brujas è allora anche un megafono, che in nome della professionalità non scade però mai nello strumento promozionale: «Siamo come un'affermazione, vogliamo mostrare al mondo come le donne al bar possano avere una voce e una forza, possano dire lo stesso o anche più degli uomini. Stiamo creando delle energie interessanti, e mandiamo un messaggio forte: il consumatore medio entra pensando di ritrovarsi ne Le ragazze del Coyote Ugly e invece rimane impressionato dal livello della nostra proposta. È un fenomeno sociale, qui le donne hanno le possibilità che meritano, ma non vogliamo farne una bandiera: ci promuoviamo come cocktail bar, non come bar femminile, perché non serve sottolinearlo». È la visione a dover cambiare, la concezione della professione, in toto e a maggior ragione quando si tratta di barlady: «Si sta finalmente iniziando a capire che il lavoro al bar può trasformarsi in una carriera e non deve per forza essere una tappa, o un ripiego. Brujas è un trampolino per permettere alle ragazze che vogliono approcciarsi al bancone, di mostrare il proprio talento, e far capire a loro stesse che possono essere indipendenti».

Valorizzare il talento

Il gruppo di Meyenberg conta una dozzina di insegne e attività di successo, in tutto il mondo. Una dimensione che riconosce il talento e lo valorizza, a prescindere da genere, orientamento, credo, idee: «Walter e il team hanno creduto in me, ho iniziato come bartender e mi hanno portato ad avere più fame di imparare e crescere. Io sono un esempio, ma di certo non l'unica che lo merita: in Brujas viviamo anche della positività che ci regala il vedere donne talentuose che danno il meglio di sé: cerchiamo di trasmettere come la vera sensualità sia nella bravura e nell'impegno».

La crescita di una professionista passa quindi anche attraverso un percorso di quello che gli anglosassoni definirebbero empowerment, una assunzione di consapevolezza delle proprie possibilità e del proprio valore: Brujas si fa portavoce di un intero movimento. «È un processo che necessita di connessioni umane fondamentali, di supporto nell'ambiente di lavoro, sia economico sia personale. Non è una reale possibilità lavorativa, senza un salario equo e rapporti validi: a chi si unisce a noi mostriamo le tecniche, ma anche l'intera sfera professionale, dagli ingredienti alla gestione degli ospiti. Si tratta di conoscerle, per permettere loro di conoscere se stesse: iniziano come dipendenti, ma arrivano a essere partner della società». Non chiamatele quote rosa: Brujas si batte per la normalità.

BRUJAS
Superficie: 30 m2
Personale: 6 bartender
Posti a sedere: 45 posti
Prezzo medio: $ 190 pesos/drink (ca 9 €)

Si parte con il Tour PanMojito Summer Party by Attilio Servi

PanMojto -IMMAGINE PRINCIPALE-Attilio Servi
Il 22 giugno a Fregene la prima data del party tour con protagonista PanMojito, la versione estiva del Panettone al gusto del noto cocktail creata dal pastry chef Attilio Servi

La bella stagione è alle porte e porta con sé tanta voglia di spensieratezza, libertà, mare, feste, musica e cocktail estivi. Tra questi, vero principe dell’estate è il rinfrescante Mojito. La “pozione” amata da Ernest Hemingway è un mix di rum, zucchero di canna, menta, lime e soda o acqua gassata. Ed è pensando a questo drink che il maestro dei lievitati Attilio Servi, fondatore e titolare di Attilio Servi Pasticceria, realtà artigianale di alta gamma, nel 2016 ha creato il PanMojito, la versione estiva del Panettone al gusto Mojito.

Il PanMojito è un panettone a lievitazione naturale realizzato con ingredienti di alta qualità, accuratamente selezionati, al cui interno troviamo scorze di lime semicandito e foglie di menta hierba buena con zucchero di canna. Ma il vero gusto dell’estate si aggiunge a ogni fetta con il dosatore spray che vaporizza un brown rum agricolo prodotto artigianalmente in Italia. Il risultato è un panettone artigianale con tutto l’aroma e il gusto del drink cubano, ottimo da proporre in qualsiasi locale.

Un tour a tutto gusto

PSSS! PSSS! Due spruzzi ed è già estate, i piedi nella sabbia, il rumore del mare e un Mojito da mangiare… È quello che succederà nelle serate in programma del Tour PanMojito Summer Party, un tour che toccherà alcuni dei più bei locali delle spiagge italiane e che avrà come grande protagonista il PanMojito. La prima data è il 22 giugno alle 18 a Fregene (Roma) presso Ondanomala Suite Club, in via Silvi Marina, 105.

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www.attilioservipasticceria.com

Bitter Fusetti: in arrivo l’American Edition super limitata

Bitter Fusetti American Edition
Arriverà a settembre Bitter Fusetti American Edition, la speciale release firmata Angiolillo & Co a base di bourbon whiskey in sole 1893 bottiglie

Bitter Fusetti compie quest’anno il suo secondo compleanno. Per celebrare la ricorrenza Dripstillery, la distilleria autonoma che lo produce, fondata dal Gruppo Farmily del mixologist Flavio Angiolillo e soci con i fratelli Mattia e Luca Vita, hanno pensato di esplorare nuove frontiere del gusto lanciando Bitter Fusetti American Edition: una nuova originale versione del prodotto in edizione super limitata.

Peculiarità del nuovo prodotto è di essere il primo bitter a base di bourbon whiskey. Per realizzarlo il tradizionale bouquet aromatico di Bitter Fusetti, composto da ingredienti quali la genziana, il rabarbaro, la china, il quassio, l’arancia amara e il chinotto, viene infatti fatto macerare in un bourbon con tre anni di invecchiamento con un volume alcolico del 66,7%. Successivamente il bitter viene filtrato, leggermente zuccherato e infine diluito con acqua per portarlo alla gradazione alcolica finale (alc 25% in vol) e quindi imbottigliato (formato 70 cl).

Il risultato di questo processo è un prodotto originale che però non tradisce l’identità del Bitter Fusetti. L’utilizzo del bourbon esalta e arricchisce di note di caramello, vaniglia e leggeri sentori di legno la versione originaria, rendendo Bitter Fusetti American Edition estremamente gradevole al palato e perfetto da servire liscio, fresco o con ghiaccio. Estremamente versatile, il nuovo prodotto si esprime al meglio anche proposto shakerato, ma grazie alla ricchezza del suo profilo, si rivela anche un ingrediente ideale per dare un tocco contemporaneo alla miscelazione, sia nella creazione di cocktail originali sia nella rivisitazione di grandi classici dell’aperitivo, a partire da un Boulevardier.

Bitter Fusetti American Edition sarà disponibile dal 13 settembre, giorno del compleanno di Bitter Fusetti, ma in sole 1893 bottiglie numerate (si può preordinare già ora scrivendo alla mail ordini@vita-srl.com). Un numero non casuale: si tratta infatti dell’anno di nascita dell’eroico militare italiano Mario Fusetti: nella strada a lui intitolata a Milano c’è la sede di Farmily Spirits e sorge anche l’Iter, uno dei locali del gruppo (gli altri sono il Mag Cafè, il Mag La Pusterla e lo lo speakeasy 1930 Cocktail Bar).

La ricetta
U.S.A Shakerato con Bitter Fusetti American Edition
Ingredienti:
60 ml American Bitter Fusetti
Preparazione:
shake
Bicchiere:
coppetta ben fredda

Alberto Marchetti sbarca a Eataly Smeraldo

Marchetti Eataly Smeraldo
Marchetti Eataly Smeraldo
Nuovo punto vendita a Milano per il maestro gelatiere. Con quelli di Torino, Alba e Alassio sale a quota otto

Alberto Marchetti porta il suo gelato a Eataly Smeraldo. Sarà il suo secondo punto vendita a Milano e l'ottavo in Italia. Il suo gelato sarà disponibile dalla fine di maggio.

Chi è Alberto Marchetti

Ormai da molti anni, il nome di Alberto Marchetti è associato ai concetti di qualità e professionalità nel mondo della gelateria. Premi, riconoscimenti e soprattutto la fedeltà e il passaparola dei clienti fanno delle sue gelaterie in Italia un punto di riferimento . Storia e passione, tradizione e creatività, semplicità e ricerca si incontrano nel suo gelato. Marchetti muove i primi passi nel mondo della gelateria da bambino, nella gelateria di famiglia. Da allora, il suo lavoro si è concentrato nella riproduzione della ricchezza gustativa, genuinità e freschezza di quella esperienza.

L'impegno di Alberto Marchetti con Eataly

L’impegno di Alberto anche in Eataly Smeraldo sarà quello di offrire un gelato fresco, semplice e buono. Fresco perché, «il mio gelato viene lavorato e mantecato ogni giorno nei miei laboratori a vista presenti nelle mie gelaterie». Semplice perché, «uso solo quello che serve non aggiungo niente di più. Le materie prime vado a trovarle personalmente girando per l’Italia e attingendo da Slow Food». Buono perché, «la bontà sta nello scegliere ingredienti di alta qualità e freschi che rievocano emozioni vere come quelle dell'infanzia». Oltre ai gelati da Eataly Smeraldo si potrà assaggiare una delle specialità di Alberto, Zabà, lo zabaione, tipica crema che rappresenta una specialità dolciaria della tradizione sabauda, nella ricetta di Casa Marchetti.

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