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Oscar.697 Vermouth e Ginrosa Bitter entrano nel catalogo di Stock Spirits Italia

Oscar.697 Vermouth Bianco
Oscar.697 Vermouth Bianco
Ufficializzata la partnership tra le due realtà: dal prossimo primo aprile le specialità dell'azienda creata da Stefano Di Dio saranno distribuite in esclusiva per l'Italia da Stock Spirits

Il corteggiamento andava avanti da tempo e finalmente è stato ufficializzato il fidanzamento. Parliamo di Stock Spirits Italia e Oscar.697, l’azienda produttrice di vermouth creata da Stefano Di Dio, che lo scorso anno ha festeggiato i suoi primi 10 anni di vita (leggi Un nuovo look e una campagna globale per festeggiare 10 anni da Oscar.697). Le due realtà hanno siglato una partnership, grazie alla quale i vermouth Oscar.697 e Ginrosa Bitter entrano a far parte del portafoglio di Stock Spirits Italia, che si occuperà della loro distribuzione in esclusiva per l’Italia a partire dal prossimo primo aprile.

Un accordo win win per le due aziende. Per la società di Di Dio, la nuova partership si inscrive nel percorso di crescita portato avanti negli ultimi anni, che punta a rafforzare la presenza del brand sul mercato italiano e, al tempo stesso, a consolidare la sua posizione di Indie premium Italian Craft Company nei mercati extra Ue, dove esporta l’80% della sua attuale produzione, e ad aumentare la sua presenza in Europa.

Stock, da parte sua, arricchisce il suo catalogo, forte di oltre 100 referenze, con le specialità Oscar.697 che le permettono di rafforzare la proposta per il momento aperitivo e la mixology.

La tradizione riletta in chiave contemporanea

Specialità rappresentate dai tre vermouth Oscar.697, Rosso, Bianco ed Extra Dry, che in interpretano con stile nuovo un pezzo del patrimonio italiano, quello del Vermouth storico di Torino al quale appartengono, e che ne fanno un’alta espressione del made in Italy contemporaneo.

Ottenuto a partire da una base di vino Trebbiano di Romagna, come per le altre due referenze, scelta per la sua neutralità e persistenza, Oscar.697 Rosso, si caratterizza per i marcati sentori di assenzio, rabarbaro e liquirizia, ingrediente quest’ultimo utilizzato in sostituzione della china perché pulisce la bocca e incentiva la bevuta e permettere un più ampio uso in miscelazione al di là dei grandi classici. Dal colore intenso, al quale contribuisce anche l’utilizzo di caramello naturale, al posto di quello sintetico, ha un contenuto alcolico pari al 16% vol. con 140 gr/l di zucchero, altra scelta effettuata per ottenere un prodotto meno stucchevole e più adatto alla creazione di drink in combinazione con London dry gin, whisky, rum e mezcal.

Una bassa gradazione zuccherina (140 gr/l di zucchero) caratterizza anche Oscar.697 Bianco (alc, 16% in vol), nella cui formulazione troviamo bergamotto, invece di limone o altre botaniche citriche solitamente utilizzate, e fiori di sambuco. Il primo utilizzato per dare freschezza, il secondo per rendere il vermouth molto amabile, solleticando il gusto del consumatore che oggi apprezza sempre più certe finiture aromatiche. A questo si aggiungono i sentori di achillea moscata e pepe nero, che vanno a creare uno stuzzicante gioco di contrasti tra dolce e amaro, ma perfettamente bilanciato. Peculiarità che lo rendono indicato da miscelare con prosecco per la creazione di aperitivi, ma anche per abbinarsi a distillati come tequila, vodka, rum agricoli, o gin overproof dai profumi mediterranei, dei quali va ad amplificare il bouquet aromatico.

Infine, Oscar.697 Extry Dry (alc 18% in vol), ideale per la preparazione del re dei cocktail, il Martini Cocktail, sia a base gin, sia a base vodka, grazie a una gradazione zuccherina bassissima (25 grammi/litro), che ne fanno uno dei vermouth più secchi in assoluto. Nonostante ciò, conserva tutte le componenti aromatiche del suo intrigante bouquet floreale donategli dal finocchio selvaggio e dalla rosa canina. Altra peculiarità è l’uso di un ingrediente quale l’infuso di rovere, un estratto ricavato dalla macerazione a freddo di chips di rovere americano in soluzione idroalcolica, che gli regala morbidezza e rotondità.

A questi si aggiunge un altro pezzo storico del patrimonio spirit italiano Ginrosa Bitter (alc 25% in vol), le cui origini risalgono alla fine dell’Ottocento, quando l’imprenditrice Annunciata Bourne, che gestiva l’omonimo locale in piazza San Babila, nel cuore di Milano, oggi riconosciuto come Locale Storico d’Italia, ne mise a punto la ricetta, fatta di infusi di erbe aromatiche, radici di piante officinali e distillato di bacche di ginepro, con la volontà di dare vita a un "aperitivo rosa", dedicato a tutte le donne di quell’epoca. Una ricetta rimasta inalterata nel tempo e sempre attuale, che lo render perfetto da servire sia liscio sia shakerato con ghiaccio e versatile in miscelazione.

Cocktail di cultura: vita e passioni di Gianfranco Sciacca, l’alchimista di Bagheria

Dal laboratorio alla mixology. La straordinaria storia di Gianfranco Sciacca, l’ingegnere agroalimentare trasformato in bartender che con due lauree in tasca e una passione per le erbe officinali ha rivoluzionato il mondo cocktail di Bagheria

La storia di Gianfranco Sciacca sembra perfetta per un romanzo di formazione dal quale, possibilmente, si può trarre fuori una serie tv. Siciliano di Bagheria, 37 anni, tra i profumi degli agrumi e il calore del sole mediterraneo, ha trasformato il suo sogno in una realtà straordinaria partendo da qualcosa che non è certo il primo pensiero di chi intraprendente la strada del bartendering: Una laurea in Ingegneria, Agroalimentare per la precisione. Ed ecco nascere l’ibrido, la dicotomia d’inestricabile fattura, metà barman, metà ingegnere. Un piede nella scienza e l'altro nel jigger, ammesso che ci entri. Mentre la maggior parte dei suoi colleghi di laurea si dirigeva verso carriere tradizionali nei laboratori o in aziende alimentari, Gianfranco sentiva che il suo destino lo chiamava altrove.

Circondato dalla cultura ricca e vibrante della Sicilia, la passione per l'arte della mixology ha preso il sopravvento, portandosi dietro tutto l’amore per la cultura che da sempre lo sostiene. Iniziato la sua formazione nel 2005 con AIBES (Associazione Italiana Barman e Sostenitori), dove ha affinato le sue abilità nel campo della miscelazione classica. Da allora, ha partecipato a oltre 80 corsi di formazione, tra cui corsi di sommelier di sake, degustazione di grappe e corsi avanzati di mixology. Nel 2016 ha fondato la Drink Project Academy, un'accademia di mixology che ha la mission di formare bartender di alto profilo. È ambasciatore di Amaro Montenegro e Rebis Gin e ha collezionato alcuni riconoscimenti, come quello di “Ambasciatore del buon bere” dall’International Maîtres Association Hotel Restaurant e premi, come quello di “Barman dell'anno” assegnato dalla testata regionale di settore “All Food Sicily”.

Nel tempo libero che gli resta studia le ultime materie comparative che gli servono per il conseguimento della seconda laurea, questa in geofisica e vulcanologia, iniziata durante la sua esperienza scozzese. La sera, come un novello supereroe, dismette i panni del docente e formatore per indossare quelli del bartender dietro il bancone del Bacio Élite di Bagheria: Ottimo contesto, servizio esclusivo ai tavoli e vasta selezione di distillati di alta qualità. Ma è la miscelazione di Gianfranco a distinguere il Bacio Élite. Con uno sguardo sempre rivolto all'innovazione e alla particolarità della materia prima, crea cocktail sartoriali che trovano unicità nel palato dei suoi ospiti. Utilizzando elementi vegetali insoliti come erbe di campo, fiori, radici, rizomi, cortecce e melasse e grazie all’utilizzo di strumenti all'avanguardia come il micro distillatore da banco, l'agitatore magnetico e il siphoon coffee si creano alchimie al bicchiere di grande impatto e gusto. Lo abbiamo raggiunto per farci raccontare qualcosa di più di uno stile che da accademico diventa pratico e insolitamente panteistico.

Gianfranco Sciacca, si dice che spesso voi barman parliate il "barese", uno slang di chi sta dietro al bancone che non brilla certo per accademismi e figure retoriche. Lei con due lauree non si sente un pesce fuor d'acqua?

“Non voglio dire di sentirmi un pesce fuor d’acqua perché una delle mie caratteristiche più importanti è sicuramente l’umiltà, ma certamente da un bartender professionale mi aspetto che ci sia una base di cultura generale elevata. Quando lavoravo in Scozia il Director-Manager imponeva la lettura del quotidiano prima dell’inizio del turno e questo perché chi lavora dietro il bancone dovrebbe essere sempre in grado di intrattenere il suo ospite qualsiasi sia la tematica che lo stesso voglia trattare. In moltissimi paesi esteri il nostro è visto come un lavoro di grande respiro e, al di là di quello che penso io, leggendo le storie dei cocktail non si può che approfondirne la storia. Ad esempio come su può pensare di fare un cocktail futurista se non si conosce il futurismo? Come si può parlare di speakeasy se non si conosce il proibizionismo? Come si può parlare di cocktail floreali se non si conosce lo stile liberty ed il rococò? Da sempre i grandi barman sono sempre stati portatori di grande cultura ed ahimè questa sembra latitare al momento”.

Abbiamo capito che il suo ingrediente segreto è la cultura. Cos'altro mette nello shaker?

“Sicuramente ingredienti di tipo botanico, legati inevitabilmente con i percorsi di studio che ho intrapreso, sia accademici che professionali. Elementi a volte inusuali, di cui spesso mi approvvigiono durante le mie escursioni in montagna. Vedo la materia vegetale come un’altissima fonte di cultura. Bisogna conoscere ogni elemento chimico da cui è composta, valutarne la commestibilità, gli acidi contenuti nella pianta, la tipologia di resina, la fioritura, la trasformazione e così via. Inevitabilmente l’altro ingrediente segreto è l’amore verso questa meravigliosa arte. Traggo la giusta ispirazione dal singolo momento e cercando di capire e interpretare i desideri dell’ospite che ho di fronte, sto attento a tutto: il modo in cui mi parla, i colori che ha addosso, il profumo che indossa. Il bartender deve essere in grado di cogliere tutte le sfaccettature del proprio ospite per creare una vera e propria opera cucita sul suo palato”.

Lei ha una grande passione per le erbe officinali, usate per la maggior parte in cucina. Scommetterebbe su un possibile trend anche al bar?

“C’è da dire che da qualche anno le piante officinali stanno riscuotendo un buon successo anche al bar, perché danno la possibilità di creare cocktail fuori dagli stereotipi convenzionali ed anche gli ospiti più esigenti apprezzano molto questa miscelazione. Il problema principale rimane però la conoscenza blanda di ciò che si sta utilizzando. Spesso mi ritrovo a chiacchierare con qualche collega che non ha idea dei punti fumo degli elementi botanici che porta in miscelazione. Bisogna fare molta attenzione”.

Ci si avvicina sempre di più alla terra. La cucina del futuro dialogherà sempre di più con i contadini. E il bar del futuro come se lo immagina?

“Il bar del futuro lo immagino con personale altamente qualificato e di grande cultura, proprio perché il lavoro del bartender sta diventando di scelta e non più di ripiego. Prevedo e auspico una clientela sempre più selezionata poiché poter bere un cocktail ricercato sta diventando un bene di lusso. La mia mente mi porta inevitabilmente ai caffè letterali del ‘900 frequentanti da studiosi, poeti e letterati in un futuro che cerca amalgama con il passato. La miscelazione dopo l’incredibile processo di industrializzazione richiederà un’inversione di marcia che ci affiancherà sempre più alla figura degli alchimisti di un tempo ormai andato”. 

Dall’università, all’insegnamento, passando per il bancone dove shakera in pianta stabile. Le è rimasto un sogno nel cassetto?

“Grazie a determinazione e perseveranza, con un pizzico di fortuna, ho raggiunto quasi tutti i miei sogni. Ho sempre sperato di arrivare ad essere un barman di grande livello e trasmettere parallelamente conoscenze sulle mie tecniche di miscelazione e ad oggi anche questo sta accadendo, ancora un sogno però è presente nel famoso cassetto, quello di poter vivere a contatto con la natura e con gli animali che per me sono linfa vitale, potendo esprimere l’arte miscelatoria in un contesto ameno, magari uno chalet di montagna, dove gli avventori possano gustare creazioni incredibili facendo un percorso sensoriale che li porti dalla conoscenza della materia prima, alla raccolta fino alla miscelazione finale, passando attraverso lo studio e percorrendo quelli che sono anche i miti e le leggende che spesso e volentieri si celano dietro tutto ciò che appartiene al fantastico mondo della natura”.

 

 

Più bolle, meno alcol: il nuovo trend della miscelazione

Bolle Visentin
Salgono le bolle e scende la gradazione alcolica. Le proposte low alcol a base di Bibite Sanpellegrino e Perrier dei barman di Santa Cocktail Club di Firenze e Terrazza Les Étoiles di Roma

Più bolle, meno alcol. Al bancone le richieste dei clienti sembrano essere, sempre più spesso, queste. E in questa direzione guardano i barman, come dimostrano alcune proposte uscite da Identità Cocktail, la sezione dedicata al mondo della mixology di Identità Golose (congresso di alta cucina che si è svolto a Milano a marzo). Giocando con le parole chiave dell'edizione 2024 della manifestazione: disobbedienza, innovazione, rivoluzione.

Secondo Simone Covan del Santa Cocktail Club di Firenze, un «ingrediente disobbediente» per sua natura è l'acqua frizzante. Nello specifico la Perrier, sponsor di Identità Cocktail insieme a Bibite Sanpellegrino. «È un'acqua gasata con forte e netta frizzantezza rispetto ad altre bevande gasate», spiega. «I low alcol vanno sempre più di moda e in questo senso Perrier ha ruolo fondamentale». Nei tre cocktail presentati da Covan al congresso è sempre presente, abbinata a una ricerca quasi spinta sugli ingredienti. Innovare quando la clientela di norma preferisce andare sul sicuro non è facile, riconosce il barman. «Ma un'arma che noi bartender abbiamo è il dialogo. Poter parlare con l'ospite e spiegare il procedimento e la lavorazione è essenziale».

Ricerca sugli ingredienti e zero waste

L'innovazione secondo il Santa, aperto da dopo la pandemia in piazza santa Maria Novella in un contesto d'albergo (e oggi anche a Roma, Venezia e nella fiorentina Villa Cora), passa per esempio per Revolution e il suo velluto all'olio extravergine di oliva (fatto con acqua, olio, gomma xantana e un additivo per arie e foam). «L'olio, come il vino, ha caratteristiche olfattive e aromatiche particolari», spiega Covan. «Il gas dell'acqua aiuta a portare al naso la sua parte aromatica». Su una base di vermouth e bitter ridistillati alla nepitella selvatica, Chartreuse Verte e oleo saccharum, si aggiungono quindi il top di Perrier e il velluto d'olio, ottenendo un'esplosione di aromi al naso, molto interessante.

Nel solco dei low alcol va il Pumpkin Spritz, che rilegge il classico Spritz con un vino di zucca. «Il vino di frutta all'estero è più diffuso che da noi», commenta Simone Covan. «Molti tipi di frutta sono adatti a prepararlo, usando zuccheri e lieviti o, come in questo caso, le Yeast Balls (palline di lievito utilizzate in Oriente per creare bevande fermentate di riso, ndr)». Una volta preparato il vino, per il drink bastano bitter, Perrier e una chips di zucca». E se la sperimentazione simil-contadina vi attrae, sappiate che il terzo cocktail presentato dal bar manager del Santa viene fatto affinare in un barattolo foderato di cera d'api. Bee Cocktail è un twist su un cocktail champagne, dove le bollicine vengono in realtà sostituite da un top di Perrier. A comporre il drink ci sono rye whiskey, cognac, bitter mix e uno sciroppo di champagne, perfettamente anti-spreco perché permette di recuperare i fondi di champagne esausti invece di buttarli.

Una ricercata semplicità

Anche alla Terrazza Les Étoiles di Roma, a 300 metri da San Pietro, Riccardo Marinelli (beverage consultant) e Valerio Visentin (head bartender) abbracciano il principio del no-waste nel Garibaldi 2.0, in cui i fondi delle bottigliette di Aranciata Sanpellegrino (chi ha un bar sa quanti avanzi delle bottigliette vadano sprecati) e la riduzione di bitter vengono messi in un sifone Isi Twist'n Sparkle e gasati al momento. Non ci sono avanzi, lo stoccaggio è controllato e servono pochi secondi per preparare un drink in cui «la texture cambia da quasi cremosa a carica di bollicina», spiega Marinelli. Un drink che nella terrazza su tre livelli, all'altezza del Cupolone, si paga 18 euro.

«Disobbedire è andare controtendenza. Ora si vuole stupire il cliente per forza, mentre a mio avviso la semplicità è l'unica cosa che davvero paga», spiega il consulente. «Inoltre si tende a usare ingredienti troppo particolari senza tenere a mente il food cost e la sostenibilità economica del progetto». Non sorprende quindi che gli altri due cocktail proposti a Milano per Identità Cocktail richiamino il classicissimo punch al mandarino (nome completo del cocktail: Punch al Mandarino? Anche no!) e l'Americano. Nel primo caso quello che Marinelli definisce un ready-to-drink ante litteram, sempre presente nel frigorifero delle case degli italiani, ritrova vita grazie a rum giamaicano e agricole, oleo saccharum e succo di limone e mandarino, cannella, pimento e, a dare la bolla, Cocktail Sanpellegrino.

L'Italo Americano invece è semplice da realizzare e «da digerire, sia come percezione per il bilanciamento tra amaro e dolce sia per la soda che facilita la bevuta», spiega Riccardo Marinelli. È fatto con vermouth rosso, bitter home made che varia con le stagioni (floreale d'estate e più terroso e balsamico d'inverno) e Chinò Sanpellegrino che dà la nota di arancia amara e la frizzantezza. «Sul nostro rooftop i cocktail più venduti sono Negroni, Spritz e French 75. E gli ultimi due sono scelti proprio per le bolle».

Giacobini ritorna al bar con due vermouth mediterranei e un bitter

Nuova gamma Giacobini
Lo storico brand calabrese, rivive in due nuovi vermouth mediterranei, a base vitigni autoctoni, e in un bitter. Un progetto nato dalla collaborazione tra la chef Caterina Ceraudo e Vittorio Gargaglione, depositario della tradizione liquoristica di Altomonte. La distribuzione verrà curata da Pellegrini, partner del progetto

Giacobini è un marchio storico del Sud Italia, anzi, per essere precisi, di Altomonte (Cs) in Calabria. Un brand noto per avere elaborato, a partire dalla fine dell'Ottocento, un originale vermouth mediterraneo espressione del territorio calabrese. Ebbene, oggi torna sui banconi e nelle bottigliere grazie a Spirito Rurale, giovane realtà imprenditoriale nata dalla sinergia tra l'azienda vitivinicola Ceraudo, il produttore di liquori artigianali di Altomonte Essenza mediterranea e il distributore Pellegrini. Al centro di questo rilancio, due vermouth biologici (rosso e bianco) e un bitter. Il rosso, molto strutturato e tannico, è realizzato con vino Dattilo Ceraudo, 100% Gaglioppo (vitigno autoctono calabrese), e 18 botaniche. Il bianco, fresco e agrumato, si basa su una formula che impiega un altro vino locale, il Petelia Cereaudo, ottenuto da vitigni autoctoni Greco Bianco e Mantonico, e 16 botaniche. Il bitter è, invece, frutto di un processo di macerazione a freddo di un mix botanico che incrocia bacche, radici, erbe aromatiche e officinali che si fondono con agrumi tipici della macchia mediterranea provenienti da agricoltura biologica. A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare: due nuovi vermouth, ma non ve ne sono già troppi? No se, come in questo caso, si tratta di prodotti a valore aggiunto di forte personalità in grado di sorprendere professionisti e consumatori finali.

 

Se ne è avuta contezza nel corso di una recente presentazione al Bella Milano, cocktail bar e bistrot nel quartiere di Porta Romana a Milano condotto magistralmente dal bar manager Umberto Oliva. I due vermouth e il bitter oltre ad essere davvero unici serviti in purezza o con solo del ghiaccio sono stati miscelati da Umberto Oliva e sposati a creazioni gastronomiche realizzate per l'occasione dalla chef Caterina Ceraudo del Ristorante Dattilo (1 stella Michelin). Questi gli abbinamenti proposti: Spigola marinata, arance speziate, finocchio e peperoncino in tandem con Orosganos, mix a base di Vermouth Giacobini Bianco, mezcal al pomodoro e origano, Bitter Fusetti; Tartare di podolica, tuorlo marinato al caffè, cialda di pane soffiato associata a Che Fico, long drink a base di Vermouth Giacobini Rosso, melassa di fico, Rittenhouse Rye Whiskey, soda al fico; Linguine prezzemolo, cozze e limone abbinate a A Luvara, mix a base di Bitter Giacobini, cordiale di olive e cacao bianco, Sipsmith Gin e soda all'artemisia e fiori di sambuco. Pairing tutti largamente riusciti, in particolare quello che tra la tartare con il long drink beverino studiato da Oliva: perfetto per "sgrassare" il palato e, allo stesso tempo, amaricante al punto giusto per donare una persistente sensazione di freschezza. Un cocktail da memorizzare e che recupera la grande tradizione dei "vermouth&soda". «Il nostro obiettivo - ha spiegato Vittorio Gargaglione - è stato subito chiaro: lo sviluppo di un vermouth e di un bitter che rappresentassero al meglio il territorio e il Mediterraneo nel senso più ampio, sfruttando al meglio le capacità agricole, enologiche e il ruolo di Caterina Ceraudo, grande interprete dal punto di vista delle erbe aromatiche. In particolare, il Vermouth Giacobini, oltre all’utilizzo di botaniche mediterranee e alla certificazione biologica, è caratterizzato dalla collaborazione con un’azienda agricola enologica, la Ceraudo di Strongoli (Kr), che, oltre a conferire il proprio vino, ha partecipato allo sviluppo della ricetta in tutte le fasi». Si parla, ovviamente, di una produzione volutamente a tiratura limitata che prevede in questa fase di lancio delle tre nuove referenze volumi di circa 10 mila bottiglie. Durante la serata di presentazione, sono stati proposti in degustazione anche due prodotti firmati Essenza Mediterranea già sul mercato e conosciuti dagli addetti ai lavori: Amaro Eroico e Elixir di Liquirizia.

La nuova avventura di Fulvio Piccinino tra alveari e campi di erbe mellifere

Dopo il vermouth, è l'ora del miele. La nuova impresa dell'inventore di Saperebere.com si chiama "Il Giardino delle Api", un luogo dedicato alla divulgazione su apicoltura, sostenibilità e rispetto della natura. Il progetto, realizzato in collaborazione con l'azienda Mirbì 1990, verrà inaugurato ufficialmente a Moncrivello, nel vercellese, il prossimo 13 aprile

Fulvio Piccinino, l'inventore di Saperbere.com e l'instancabile animatore di Esperienza Vermouth, nonché professionista impegnato da sempre su mille fronti: dalla formazione a studenti e professionisti alla ricerca storica su polibibite futuriste e spirits riscende in campo con una nuova impresa. Dolce come il miele. Sì, perché il prossimo 13 aprile a Moncrivello (Vc), varerà ufficialmente un luogo educativo in piena natura che diventerà sede per divulgare "nuove esperienze": "Il Giardino delle Api". «Chi mi conosce - racconta a Bargiornale - sa che ho una passione “segreta”: le api. Una passione che coltivo da anni senza però essere mai riuscito a realizzare il sogno di avere qualche alveare. Mancanza di tempo, soprattutto, non di volontà. Lavorando nel mondo dei liquori e della ricerca storica mi sono più volte imbattuto nel miele, utilizzato lungo i secoli come dolcificante prima dell’avvento dello zucchero europeo. Non solo. Durante la mia attività formativa presso le scuole alberghiere ho approfondito il tema dell'apicoltura, constatando un grande interesse tra gli studenti. Un'attività che ho potuto avviare nel tempo grazie al supporto di Genagricola 1851 che ogni volta offriva i mieli in degustazione. Un'esperienza decisiva che mi ha convinto che ero sulla strada giusta. E, oggi, finalmente completo e realizzo il mio sogno, in collaborazione con Mirbì 1990, azienda biologica di Moncrivello specializzata nella produzione di frutti rossi ed in special modo del mirtillo».

Un luogo educativo e coinvolgente anche a livello sensoriale

"Il Giardino delle Api" si sviluppa su un terreno di 900 metri quadrati con oltre 100 specie di erbe e piante, tutte mellifere (una parte di queste sono, come si sa, anche alla base della liquoristica e utilizzate da secoli per la produzione di vermouth ed amari) e con un capannone sostenibile dove si svolgeranno due principali esperienze multisensoriali: una avrà come tema il miele, con assaggi ed abbinamenti al cibo, con approfondimenti sulla biologia e la storia dell’apicoltura italiana lungo i secoli. L’altra sarà la classica esperienza che conosce chi ha già frequentato i corsi e le masterclass di Piccinino con protagoniste le tinture alcoliche delle erbe che si trovano all’interno del giardino per produrre amari o  vermouth. «In pratica - aggiunge l'esperto - si tratta di un percorso sensoriale che porterà il partecipante a vedere la materia prima e la sua trasformazione. Le altre esperienze possibili saranno legate alla distillazione ad acqua dei fiori di lavanda, di cui abbiamo circa mille piante in un campo poco lontano ed una collegata alla conoscenza ed alla raccolta dei mirtilli. Sarà una sorta di apprendimento sul campo che coinvolgerà, in prima battuta, appassionati, famiglie e studenti» Il progetto sarà presentato, in anteprima, a Torino,  all’interno del laboratorio Esperienza dove Piccinino "guida" tradizionalmente le sue "esperienze" vermouth e gin, il prossimo 4 aprile alle ore 20.30 con la prima data della nuova masterclass “Api Gourmet, l’esperienza per farti vedere con occhi diversi il tuo prossimo cucchiaino di miele”.

 

 

Camparino e Trois Rivières insieme per un’edizione limitata da intenditori

Firmato da Tommaso Cecca e Daniel Boudin. Vintage 2008, invecchiato in botti ex bourbon: appena 250 bottiglie disponibili per l’acquisto.

L’appuntamento è al di sotto del leggendario Bar di Passo del Camparino in Galleria: la nuovissima Sala Gaspare, omaggio al fondatore di Campari e salotto esclusivo che gronda storia e sapere, tra gli scaffali dove si allineano bicchieri d’antan, bottiglie rare e una collezione da brividi di libri originali sulla miscelazione. L’occasione è di quelle che quasi non ci si aspetterebbe: nel tempio dell’aperitivo all’italiana, viene presentata una limited edition del rum Trois Rivières (entrato in portfolio Campari nel 2019) realizzata appositamente per il Camparino, grazie alla collaborazione tra il master distiller Daniel Boudin e Tommaso Cecca, Global Head of Camparino License & Mixology.

«In questo momento, pur essendo un aperitivo bar consumiamo una più che discreta quantità di rum, per cui siamo in grado di selezionare il liquido che vogliamo proporre agli ospiti». E che liquido: Cecca si è affiancato allo storico master distiller di Trois Rivières (in azienda dal 1991) per arrivare a un’espressione praticamente unica (e quasi insolita) della AOC martinicana, storicamente una delle più rigide in assoluto in termini di disciplinare. Un rhum millèsime single cask, invecchiato sull’isola a partire dal 2008 in botti ex bourbon (conservando quindi il tropical ageing caraibico): si sono aggiunti sei mesi di riposo in bottiglie “involontario”, dovuto ai ritardi delle spedizioni via mare.

Dalle venti tipologie di canna da zucchero che la AOC permette, Trois Rivières utilizza le due che meglio sposano il terroir che circonda la distilleria, settecento acri di piantagione, al sud dell’isola, quindi più secco e bisognoso di un maggiore apporto di zucchero. Trois Riviéres X Camparino è prodotto da puro succo di canna da zucchero, distillato in colonna singola, la cosiddetta creola.

Il risultato è una beva di impressionante cremosità, che pur rivelando le note rotonde tipiche della botte in cui il liquido riposa, mantiene il finale fresco, quasi verde dell’agricole, arricchendolo con sentori di pasticceria, torrefazione, spezia. Baudin si dice «onorato di aver condiviso con Tommaso Cecca le nostre competenze e la nostra passione per l'arte della miscelazione», riversate in un signature cocktail dal sapore di storia: Cecca, rinomato collezionista di rum, tra le pagine dei volumi originali custoditi nella Sala Gaspare rispolvera e riproduce il King Alfonso, con Trois Riviéres X Camparino, Dubonnet e gocce di Angostura.

Cecca conclude definendo questa limited edition un’espressione «leggera, dritta, che si allontana da un eventuale pairing complesso ma può essere goduta in qualsiasi momento della giornata». L’edizione limitata Trois Rivières x Camparino Vintage 2008 è disponibile in sole 250 unità, acquistabile presso il Camparino in Galleria, al prezzo di 450 euro a bottiglia, in formato da 70 cl (45°).

La techno di Berlino è patrimonio Unesco

techno berlinese
Foto di Jerome Govender da Pexels
Il 13 marzo 2024 ha segnato una data storica per la musica elettronica da ballo berlinese, che da fenomeno undeground è stata riconosciuta patrimonio dell'umanità protetto dall'Unesco

Dopo una campagna lunga circa 10 anni, Rave the Planet, associazione no-profit che sostiene la musica elettronica in Germania, ha raggiunto il suo scopo. La techno berlinese lo scorso 13 marzo è stata inserita nell'elenco dei beni immateriali protetti dall'Unesco. La candidatura, presentata ufficialmente nel 2021, è stata accettata e finalmente la musica che da decenni in città fa scatenare club di culto come il Watergate o il Tresor, è diventata patrimonio culturale dell’umanità.

Da fenomeno underground a patrimonio artistico

Da fenomeno underground, la techno berlinese diventa così mainstream e viene riconosciuto anche a livello internazionale il suo valore artistico. In realtà, a Berlino, elettronica da ballo e Cultura con la "C" maiuscola vanno d'accordo da sempre. Al Berghain, ex centrale elettrica situata in quella che era Berlino Est, per esempio, non è possibile scattare selfie sul dancefloor. Non tutti sono ammessi in questo tempio del divertimento, dove lo staff effettua una severa selezione all'ingresso per lasciar fuori chi potrebbe disturbare l'atmosfera folle e scatenata sul dancefloor. Spesso però il club ospita eventi culturali e balletti e concerti live aperti a tutti. Successe anche nell'agosto 2020, in piena pandemia.

Ritmo, energia e sperimentazione

La techno nacque tra fine anni Settanta e inizio anni Ottanta negli Usa, nei club gay di Detroit frequentati dalla comunità nera, ma il sound che oggi conosciamo deve molto anche a eventi come la Love Parade, che per decenni, dal 1989 in poi, ha riempito i grandi viali di Berlino di milioni di persone. Tra i dj simbolo della scena techno cittadina è impossibile non citare artisti come Paul Van Dyk ed Ellen Allien. Molto diversi tra loro, rappresentano bene un genere musicale in cui ritmo ed energia vengono sempre mixati con vera sperimentazione.

La potente Clubcommission, l'associazione dei club berlinesi, oggi gioisce. Sembra infatti che in città il turismo legato al clubbing sia oggi un po’ in calo rispetto al 2019. Il riconoscimento da parte dell’Unesco senz’altro può aiutare

Vola Mavolo Beverages: superati i 100 milioni di euro di fatturato

L'azienda mette a segno una crescita a doppia cifra (+10%), l'aumento dei dipendenti e delle etichette distribuite in esclusiva

Mavolo Beverages, azienda veneta specializzata nella distribuzione di bevande e spirits, ha chiuso il 2023 con un fatturato di quasi 102 milioni di euro, pari a una crescita del 10% sul 2022. Il risultato conferma il trend degli ultimi anni, che ha consentito un importante ampliamento dei dipendenti, raddoppiati negli ultimi due anni (+94%).

Si registra un incremento anche per il progetto Anthology by Mavolo. La selezione che raccoglie prodotti premium e ultra premium distribuiti in esclusiva ha chiuso il 2023 con un +25% e un ampliamento delle etichette nel catalogo. Se a fine 2022 si contavano 165 referenze, a inizio 2024 sono già 344.

Obiettivi possibili grazie alle persone

Quelli raggiunti sono obiettivi che la Mavolo Beverages aveva fissato per guidare lo sviluppo della propria attività. “Condividiamo questi risultati con i nostri dipendenti in quanto senza il loro lavoro e la loro professionalità non sarebbero stati raggiungibili – afferma Alessandro Mavolo, CEO di Mavolo Beverages – Siamo fieri di aver raddoppiato in soli due anni il numero di persone in azienda. Continueremo a lavorare sulla strada già tracciata, consapevoli della bontà delle scelte prese fino a oggi, e siamo convinti che il 2024 sarà ricco di ulteriori grandi soddisfazioni".

Il mercato dei prodotti come liquori e spirits è in crescita e sta trainando il settore. "Il nostro catalogo, in costante espansione, ci consente di fornire ai clienti alcune delle etichette più rinomate a livello globale. Un altro elemento fondamentale è la nostra presenza su tutto il territorio italiano. Tutto grazie alle agenzie specializzate, che ci consentono di raggiungere diversi segmenti del mercato, e a una rete di distribuzione progettata con avanzate tecnologie di gestione e pianificazione”.

Chi sono i drinksetter

I numeri permettono ad Alessandro Mavolo di ipotizzare anche l'espansione del team dei drinksetter, "il fiore all’occhiello del progetto Anthology by Mavolo". Setti anche "spirit specialist", sono ex bartender con una importante esperienza nel settore. Grazie alle loro competenze e conoscenze approfondite, collaborano strettamente con la rete di vendita per potenziarla ulteriormente, contribuendo quotidianamente alla valorizzazione del portfolio di prodotti esclusivi.

I trend secondo i dati Mavolo Beverages

I dati di Mavolo Beverages mettono in evidenza una crescita positiva, che abbraccia diversi segmenti del mercato delle bevande. Il gin, che è stato il best seller del 2023, ha confermato le sue buone performance. Il whisky ha mantenuto sostanzialmente i livelli di vendita del 2022. Questi dati dimostrano come le preferenze dei consumatori si stiano orientando sempre di più verso prodotti in passato considerati di nicchia.

La selezione esclusiva Anthology by Mavolo nel 2023 è cresciuta del 25% rispetto al 2022. I consumatori stanno mostrando un crescente interesse per i distillati a base di agave, ingrediente con cui vengono prodotti tequila e mezcal. A riprova dell’attenzione di Anthology ai trend, di recente ha fatto il suo ingresso nel portfolio esclusive il Tequila Hussong, nelle referenze Silver, Reposado e Añejo. Il prodotto si contraddistingue per qualità e design, grazie alla tradizionale bottiglia in ceramica con cui viene proposto, al fine di preservarne il gusto.

In costante crescita anche il numero di etichette in esclusiva disponibili in questo catalogo: a fine 2022 erano 165, mentre a inizio 2024 conta già 344 referenze diverse. Tra questi il celebre Cachaça 51 sudamericano e Black Sinner e Iovem, due prodotti inediti firmati dal campione del mondo di bartending e imprenditore Bruno Vanzan e dalla sua genialità creativa.

Alla ricerca della qualità

“Il mercato del beverage è in costante mutamento. Quello che ieri era di tendenza, domani non lo sarà più. Il fattore che resta immutato nelle scelte dei consumatori è la costante ricerca della qualità, sia nelle etichette sia nei drink nel bicchiere. Il consumatore è più attento e mostra un crescente interesse nel bere in modo più consapevole e qualitativo, preferendo la qualità alla quantità”.

“Il nostro obiettivo con Anthology è riuscire a restare al passo con questa tendenza, e intercettare i desideri dei clienti. Per questo motivo Anthology sarà sempre più al centro della nostra strategia di sviluppo aziendale e sarà oggetto di significativi investimenti, volti a consolidare questa divisione come fulcro del nostro business” conclude il CEO Alessandro Mavolo.

La selezione esclusiva Anthology è il frutto di un’attenta ricerca di qualità nei prodotti. Un esempio è il rhum agricole Damoiseau, che presenta una vasta gamma di rum classici, invecchiati e arrangés. Un altro esempio è la linea di mixers Le Tribute, riconosciuta per la sua eccellenza e la cui gamma verrà a breve ampliata. Importanti risultati anche per il gin Amuerte. Secondo una ricerca di Witailer, brand specializzato in marketplace, data analysis e business intelligence, e Mr. Dee Still, “shoppable magazine” del mondo del Beverage, risulta tra i gin più ricercati online dagli utenti nell’ultimo trimestre del 2023.

L’importanza della filtrazione dell’acqua per il sapore del caffè

Brita
L’acqua gioca un ruolo decisivo nell’estrazione del caffè. Ma in natura non è mai pura. Brita spiega come questa impatta su tutte la caratteristiche della bevanda e perché è importante usare un sistema di filtrazione per ottenere una tazzina di qualità

Come si crea una tazza di caffè equilibrata? Richiede abilità, conoscenza, esperienza e un pizzico di intuizione. L'acqua di rete è il punto di partenza per preparare un caffè delizioso. Tuttavia, non esiste acqua chimicamente pura in natura. L'acqua è conosciuta come un solvente universale perché è in grado di dissolvere una vasta gamma di altre sostanze. Quando l'acqua delle precipitazioni filtra attraverso il terreno, raccoglie altri atomi e molecole lungo il percorso.

Quindi l'acqua che incontriamo nella nostra quotidianità (oceani, laghi, fiumi, falde acquifere e acqua del rubinetto, ecc.) contiene inevitabilmente una miscela di minerali e sostanze chimiche, e la sua composizione – e quindi le sue proprietà – varia da luogo a luogo. Altre sostanze disciolte nell'acqua possono causare problemi tecnici alle macchine da caffè, per esempio, lasciando depositi di calcare o di gesso, e appiattire o alterare i flavors del caffè preparato con acqua che li contiene.

Problematiche che Brita conosce bene. Per questo ha sviluppato una vasta gamma di soluzioni per la filtrazione, che permettono di ottenere un’acqua con le giuste proprietà per garantire la qualità del risultato finale in tazza e la protezione ottimale delle attrezzature.

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Come incide l’acqua sull’estrazione del caffè

Per realizzare una tazza di caffè dal sapore armonico e bilanciato è anche molto importante evitare alcune sostanze come il cloro, i residui metallici o i composti organici e regolare la mineralità dell’acqua, scegliendo un contenuto bilanciato dei sali “buoni”.

L’acqua ha infatti un impatto importante sull’estrazione del caffè.

Le principali interazioni sono:

  • Gusto: i diversi sali minerali contenuti in acqua giocano un ruolo. fondamentale nel bilanciamento tra amarezza, acidità e dolcezza in tazza
  • Mouthfeel: la mineralità dell’acqua ha un’influenza sull’astringenza o l’aftertaste del caffè. Anche le sostanze disinfettanti, come il cloro utilizzato per rendere l’acqua potabile, lavorano in ossidazione dei grassi del caffè, sbiancandone la crema e creando un mouthfeel poco piacevole.
  • Olfatto: sostanze organiche e disinfettanti impattano moltissimo sulla percezione aromatica della tazza.

Ecco perché la regola per una buona interazione è sempre bilanciare i sali minerali ed eliminare cloro e composti organici: e i sistemi di filtrazione di Brita permettono di ottenere questo risultato!

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Destinazione Como sempre più glamour, riapre il Ceccato Garden Bar

Inaugurato il nuovo Ceccato, affacciato con la sua terrazza panoramica e il garden sulla passeggiata del nuovo lungolago. Un progetto firmato Villa d'Este che ha guidato il restyling completo degli spazi prima occupati da una storica gelateria. Il concept del bar e la drink list sono stati studiati in collaborazione con Giancarlo Mancino

Dopo alcuni mesi di chiusura, torna a brillare un'altra stella del fuori casa comasco, Rinasce  Ceccato Garden Bar, un luogo caro da sempre a locali e turisti per essere stata una storica e frequentatissima gelateria affacciata strategicamente sulla passeggiata di fronte al lungolago. Un'operazione che porta la firma di Villa d’Este, già protagonista quest'anno dell'acquisizione dell'Harry's Bar di Cernobbio (Co), che ha fortemente voluto rilanciare la storica insegna con un progetto di restyling completo che ha riguardato sia la terrazza panoramica, sia il garden. «Ogni giorno ci impegniamo al fine di valorizzare la destinazione aggiungendo valore ed esperienze e proponendo al visitatore nuove ragioni per scegliere il Lago di Como - ha spiegato Davide Bertilaccio, amministratore delegato di Villa d’Este -. Con il nuovo Ceccato Garden Bar l’opportunità è quella di rinvigorire l’offerta comasca riportando agli antichi fasti un luogo del cuore rivolgendosi anche al pubblico locale». Villa d’Este si è affidata a Vincenzo Dascanio per il design dei nuovi spazi che nel rispetto dell’atmosfera Liberty e della tradizione estetica tipica del lago, si è lasciato ispirare dalla storica gelateria che una volta ne occupava gli spazi. Sedie in ferro battuto, tende avorio e cuscineria rigata dove il colore predominante è quel verde profondo dell’edera che caratterizza i giardini del lago, acceso dai toni di un nobile rosso che tinge i menu e i fiori del giardino.

 

Il  concept del bar è stato ideato in collaborazione con Giancarlo Mancino, quotato bartender e consulente, a partire dalla cocktail list che si divide in quattro sezioni: Futurist, audaci fusioni di sapori con l’utilizzo di spirits non convenzionali che riscoprono l’essenza avanguardista delle “polibibite” (16 euro). I Classics, drink che rendono omaggio al passato celebrando la ricca eredità della miscelazione d’autore (15 euro). I Signature, i cui nomi richiamano i gusti di gelato, come il Fragola e panna Gimlet o il Negroni zuppa inglese, un riferimento, anche in questo caso, alle origini di storica gelateria del locale (18 euro). E infine, la sezione Aperitivo Collection che celebra l’essenza del classico amaricante pre-cena (16 euro). Affianca la cocktail list un menu all day dining firmato dallo chef Michele Zambanini, Group Executive Chef di Villa d’Este, con insalate, snacks, sandwichs, donburi, pizza gourmet e desserts.

 

 

Pratum, l’amaro biologico di Bonaventura Maschio

Bonaventura Maschio Amarum Pratum Bio
L'ultima creazione della distilleria veneta è un amaro dal ricco profilo aromatico, preparato solo con ingredienti 100% bio certificati. Un omaggio alla natura e una nuova espressione della ricerca della qualità e dell'eccellenza che caratterizzano gli oltre 100 anni di storia dell'azienda

È il frutto della sapiente infusione di una selezione di selezione di botaniche certificate biologiche nell’origine e nella lavorazione Amaro Pratum Bio, ultimo nato della Distilleria Bonaventura Maschio.

Una scelta quella del bio, che rappresenta un omaggio alla natura nella sua veste più autentica e che rientra nella propensione dell’azienda al rispetto delle materie prime, sempre accuratamente selezionate, e verso la ricerca della complessità aromatica, aspetti che rappresentano il filo rosso di tutta la sua ricca produzione spirit.

Dal ricco bouquet aromatico, Amaro Pratum Bio ha un gusto intenso e vibrante, caratterizzato dalle note di camomilla, menta, timo e salvia, unite alle sfumature amaricanti di tarassaco, piantaggine, genziana e cardo mariano. Al palato regala un genuino sentore balsamico e officinale che ricorda l’aroma di un prato di montagna appena falciato. Il suo basso contenuto di zucchero e il colore chiaro, dovuto all’importante presenza di erbe aromatiche nella sua ricetta, lo rendono la scelta ideale per chi ama prodotti naturali e autentici. Peculiarità che sono valse al prodotto il premio Barawards Innovazione dell’anno 2023 di Bargiornale nella categoria Superalcolici – Liquori.

Una storia fatta di ricerca dell'eccellenza

Amaro Pratum Bio è solo l’ultima espressione di un’azienda con oltre un secolo di storia, fondata da Antonio Maschio e ora guidata da Italo, insieme ai figli Anna e Andrea, della quinta generazione della famiglia, portando avanti una tradizione che ha fatto del lavoro, della ricerca e della qualità i suoi valori essenziali. Tutto finalizzato a un unico importante obiettivo: la diffusione della cultura dell’eccellenza della distillazione italiana nel mondo.

Una delle pietre miliari nella storia dell’azienda è il 1984, anno in cui Bonaventura Maschio ha un ruolo di primo piano in un’iniziativa volta a modificare le norme italiane sulla distillazione dell’uva intera, una produzione non consentita prima. Ciò ha portato nel 1987 alla nascita di Prime Uve, distillato d’uva intera, con il quale l’azienda ha contribuito a cambiare il modo di bere i distillati a base di uva. Un prodotto dalla ricchezza aromatica unica al quale guarda con interesse anche il mondo della mixology: solo qualche mese fa il bartender Leo Ko, campione alla IBA World Cocktail Competition 2023 (categoria low abv), ha realizzato un drink con Prime Uve Bianche protagonista.

Nel 1999 è nata La Grappa 903 Barrique che, anticipando le tendenze dei consumatori attenti al mondo dei distillati affinati, ha esordito nel mercato on-trade e in breve tempo si è imposta come una delle più bevute nei bar e ristoranti italiani.

Più recentemente, nel 2021 la Distilleria Bonaventura Maschio si è concentrata sul Tiramisù, il dolce che scalda il cuore di ogni italiano e non solo, creando il liquore Tiramisù Di Casa, anch’esso vincitore del premio Barawards – Innovazione dell’anno (2021).

Caputo Bread Project 2024, come partecipare al contest

Selezioni aperte per tutti i candidati under 35: sarà possibile iscriversi fino al 3 aprile 2024. Il tema di quest'anno è "Pane e Cioccolato"

Al via le candidature per la terza edizione del Caputo Bread Project. La competizione sarà dedicata ancora ai professionisti under 35, che avranno tempo di candidarsi fino al prossimo 3 aprile. I giovani talenti dell'arte bianca dovranno misurarsi attorno a un tema appassionante e di grande tendenza: "Pane e cioccolato".

Caputo Bread Project: comunicare la cultura del pane

La mission del Caputo Bread Project 2024 è divulgare tutta la conoscenza racchiusa nel pane. Da sempre sinonimo di tradizione e ospitalità, seppure realizzato con pochi e semplici ingredienti quali farina, sale e acqua, per un risultato ottimale necessita soprattutto di competenza e tecnica. Il panificatore deve essere in grado di coniugare arte tradizionale con utilizzo di nuove tecniche di produzione e cottura. Deve conoscere approfonditamente le diverse tipologie di farine, considerando le esigenze dei consumatori, sempre più attenti ai temi della salute e della ricercatezza delle materie prime.

Come partecipare

I partecipanti al Caputo Bread Project 2024 dovranno realizzare una proposta creativa, coerente con il tema “Pane e Cioccolato”, pensata per la prima colazione. Dovranno utilizzare una o più referenze della linea di farine Caputo. Inoltre, dovranno raccontare il processo creativo che ha dato origine alla preparazione. Le ricette saranno valutate considerando i seguenti parametri: • Tecnica di impasto, lievitazione e maturazione; • Tipologia di pane presentato e relative farine scelte; • Risultato estetico; • Creatività e rispetto del tema; • Chiarezza espositiva della ricetta. Il contest è aperto ad artigiani e professionisti della ristorazione compresi chef e pasticceri, specializzati in lievitazione che non abbiano compiuto il 35° anno di età e che abbiano una comprovata esperienza nel settore. Entro il 3 aprile 2024 si potrà inviare la propria candidatura a info@50topitaly.it contenente: • Nominativo • Luogo e data di nascita • Numero telefonico • Curriculum o elenco dettagliato delle esperienze professionali • Propria foto in alta risoluzione, in giacca da lavoro • Nome del locale presso cui si lavora • Indirizzo completo a cui spediremo eventuale campionatura Alla selezione saranno ammessi 15 artigiani, che riceveranno una campionatura di farine da parte del Mulino Caputo. La comunicazione di ammissione sarà data via mail.

La seconda fase: invio dell'elaborato

Il candidato elaborerà una ricetta utilizzando uno o più tipi di farina ricevuta. Invierà poi alla nostra redazione, all’indirizzo info@50topitaly.it entro il 24 aprile 2024:

  • Un video di massimo 60 secondi, in formato MP4, che abbia un’inquadratura verticale, durante cui il candidato ci racconterà la preparazione realizzata;
  • Ricetta dettagliata della preparazione inserita nel file word che riceverà dalla redazione;
  • Due foto della preparazione, in alta definizione, in formato orizzontale;
  • Una foto della preparazione, in alta definizione, in formato verticale.

Valutazione dei concorrenti

A valutare i concorrenti del Caputo Bread Project 2024 ci sarà una giuria nominata da 50 Top Italy valuterà i lavori ricevuti, scegliendo le preparazioni finaliste. Alla finale saranno ammesse le migliori tre ricette, secondo l’insindacabile giudizio della giuria, che saranno esaminate attraverso la prova del taglio e l’assaggio nel corso dell’evento finale. Il vincitore riceverà una fornitura di prodotti Caputo. Partecipando all’iniziativa si autorizza la pubblicazione di foto, video e ricette, sempre citando l’autore e il progetto, sui siti www.50topitaly.it www.lucianopignataro.it , www.mulinocaputo.it e sulle relative pagine social.

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