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Cocktail alla spina, irriverenza al neon: AfterLove apre a Milano

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Credit foto: Studio Maigiu
La “giungla urbana” di Tommaso Regondi nel quartiere Isola. Cibo da strada, miscelazione semplice ma innovativa e spirito di sana stravaganza. Milo Occhipinti firma la direzione creativa

Via Traù, appena oltre la rotonda di piazzale Lagosta, in Milano: AfterLove è la creatura di Tommaso Regondi, navigato professionista del settore moda che ha deciso di «appendere la MilleMiglia al chiodo e iniziare qualcosa che si basasse sulle mie passioni: enogastronomia ed estetica». Di indubbio impatto estetico è infatti questa nuovissima giungla urbana, che mescola piante vere (con tanto di giardiniere addetto), neon e mattoni crudi: all'apparenza anacronistico, è in realtà un incrocio tra Miami Vice e gli anni Novanta, tutt'altro che casuale. «La brand identity, sia per nome che per immagine coordinata, è frutto di un immaginario coerente», racconta Milo Occhipinti, già pioniere con il suo Unseen di Lambrate e qui in veste di direttore creativo (leggi Unseen, il cocktail bar visionario e senza compromessi).

Intimità e convivialità

Al centro dei cinquanta metri quadri della sala si può sedere allo sharing table, marchio di fabbrica di Occhipinti al suo Unseen («Anche se oggi si vede un po' ovunque...»); da un lato si schierano divanetti singoli, sotto una parete a scacchi «che doveva essere un pavimento, ma poi ci è piaciuta così». All’estremità opposta un bancone ordinato, una bottigliera essenziale e una mensola che affaccia sulla strada. Intimità e convivialità, anche se concettualmente agli antipodi, qui trovano il loro spazio naturalmente, come d’altronde potrebbe raccontare il nome: «Ognuno ci vede quello che vuole. A noi sembrava un nome nuovo, suonava bene: e parlare di amore in senso lato non è mai una cattiva idea».

Cibo da strada

Una nicchia di novità nell'eclettico quartiere di Isola, e un concetto che si è «rimodellato sulla zona e sull'involucro che abbiamo trovato. Qui c'era un ex ristorante messicano, prima ancora un pub, ne abbiamo ribaltato completamente l'estetica. Non c'erano neanche i mattoni a vista». Dall'idea iniziale di una cucina che fosse mero accompagnamento all'esperienza, Regondi ha poi virato su una proposta più corposa e soprattutto goduriosa: «Senza esagerare, ma è inutile nascondersi dietro un dito. Non vendiamo frullati da bere, e allora perché non offrire un cibo che sia di altrettanto "comfort"?  La difficoltà principale è stata trovare qualcosa che non ci vincolasse con un'immagine regionale o nazionale; quindi, abbiamo attinto a tutto il mondo (crab rangoon, hummus, samosa, chicken wings, ndr). Principalmente cibo da strada, con una base grassa o salata perfetta per la notte, e che fosse prettamente bar food: l’aperitivo è il minimo indispensabile, per invogliare gli ospiti a provare dalla carta, come funziona ovunque nel mondo».

Signature e superclassici alla spina

Occhipinti firma anche la proposta beverage, divisa in due comparti: ai signature, di oggettiva pulizia e d’impatto diretto (superbo il Dirty Afterparty, twist sul Martini con una salamoia di jalapeno) si contrappongono i draft, quattro classicissimi serviti direttamente alla spina (1600 litri stoccati), ciascuno con una variazione rispetto alla ricetta originale (Moscow Mule, Gin Tonic, Americano, Paloma) e con un nome che richiama l’insegna (After Mule, Love Tonic, etc). «I draft cocktail sono un trend da almeno tre anni, ma su Milano si vedono poco», racconta Occhipinti. «Non è innovazione quindi, ma è effettivamente una strada percorsa poco, e Tommaso ha deciso di crederci. Abbiamo creato quattro linee di spine con il supporto dell’azienda Bubble: sono drink rapidi, costanti, personalizzati». Tutti i cocktail hanno almeno una preparazione homemade, dettaglio non banale per un locale “mass market” come AfterLove vuole essere. Disponibili anche tre birre e quattro vini.

Un locale pop e inclusivo

Essenziale ma di carattere, soffuso e rumoroso al tempo stesso. Regondi lo definisce «un ambiente da trattoria, confidenziale, il luogo perfetto per l’unione di persone sconosciute, in un ambiente curato. Anche se di primo impatto potrebbe non sembrarlo, conserva una sua eleganza, e soprattutto un’estrema approcciabilità», che gioca sulla creatività ed è quindi in divenire. «Come per la moda, è una reinterpretazione continua, ed è bello perché imperfetto. AfterLove è pop, facile, ma non banale. E soprattutto è inclusivo, libero, rispettoso: non abbiamo neanche le posate, si può lavorare di fantasia».

Le cinque cose più bizzarre di Cortina Cocktail Weekend

Cortina Cocktail Weekend
Si è svolta da venerdì 22 a domenica 24 marzo a Cortina d'Ampezzo la seconda edizione della manifestazione a tutta mixology sulla neve ideata da Palo Mencarelli. Il racconto "personalissimo e partigiano" del nostro inviato speciale

Una cosa divertente che non farò mai più era il titolo di un ottimo libro di David Foster Wallace che, nelle vesti di un giornalista, veniva invitato a partecipare a una settimana in crociera.

Devo ammetterlo, da animale cittadino o al più marittimo che sono, da ignorante in fatto di montagna e da persona fondamentalmente pigra, quando ho ricevuto l'invito a partecipare alla seconda edizione di Cortina Cocktail Weekend (CCW), mi sentivo dentro di me un po' Foster Wallace.

Occorre però una precisazione: ero certo che un evento organizzato da Paola Mencarelli e il suo staff sarebbe stato eccellente, e le mie rimostranze erano del tutto personali; di quelle che scavi nei traumi del passato: come quel tremendo capodanno all'Abetone, dove quasi non morii assiderato, o come la mia prima e ultima esperienza con uno snowboard. Ma insomma, armato di spirito d'avventura, mi metto in macchina con moglie, cane e coppia di amici, e salgo alla volta di Cortina d'Ampezzo. Nei tre giorni, che vanno da venerdì 22 a domenica 24 marzo, questo è il personalissimo e partigiano resoconto delle cose più divertenti che mi sono capitate durante la Cortina Cocktail Weekend.

L'aperitivo dopo la spa

Non essendo mattiniero, arrivo a Cortina alle 16.30 di venerdì e ho la fortuna di essere ospite di Faloria SPA Resort. Fortuna resa ancora più sfacciata dal fatto che uno dei primi eventi di Cortina Cocktail Weekend è proprio all'interno di questo hotel. Tempismo perfetto per provare la spa. Una piscina semiolimpionica illuminata dall'ultimo sole del giorno si distende davanti a me. È un'immagine così bella che perfino uno sportivo da divano come me si mette a fare qualche vasca (quattro, per la precisione). Dopo tanto sport, una sessione di idromassaggio, poi di bagno turco e, infine di sauna, alle 18.30 avere in mano un Margarama, il signature cocktail di Davide Zavasi (giovane barman che mi vedrà fin troppo spesso), è un'esperienza onirica. Sarà la perdita di liquidi, sarà il viaggio, sarà... Ma sorso dopo sorso, mi sciolgo sul divano e vengo invaso da una sensazione di benessere, di connessione con il mio mondo interiore. Mi sento un fagiolino bollito felice di far parte di una bellissima insalata russa nella quale mi sto per tuffare: sì, sono a Cortina. Intorno a me tutta montagna, ma al piano di sotto la sicurezza di un bagno turco. Posso sicuramente abituarmici.

I vocalist

L'Hotel De La Poste, storico albergo del centro di Cortina, ospita al suo interno sia il Bar del Posta, dove tra l’altro è nato il Puccini, l'italian sparkling più d'alta quota che ci sia, sia il Villevenete Lounge, che come frizzantezza non ha da invidiare nessuno. L'evento è promosso da Distillerie Nonino, in compagnia della vulcanica Cristina Nonino. Il Villevenete è un salotto caldo e montano, in stile baita. Sono le 19 e i Paper Plane rendono onore al loro nome volando per tutta la stanza. Intorno, un pubblico variegato, perlopiù over 50. Mi rendo conto che i ritmi montani sono più sostenuti, rispetto alla apparentemente sobria Toscana, perché la velocità con cui gli Spritz finiscono nei bicchieri è sbalorditiva e, in men che non si dica, il salotto diventa un club con musica italo-disco. Sotto le note di Radio Cecchetto, dj Riccardo Piermattei è il complice di ciò che sta accadendo: nelle vesti del vocalist, è una figura mitica che incita la folla e che noncurante dell’ora e del pubblico, tramuta il salottino invernale in una gara a chi lancia lo sguardo più giaguaresco tra un tavolo e l’altro. Non ero pronto. Mi rendo conto di esser fuori forma per questo contesto e sono piacevolmente spiazzato. Sono solo le otto di sera e già mi sento a fine serata.

L'après-ski e il Bombardino

Non avendo mai sciato, non conosco i ritmi di vita degli sciatori. Immagino che sulle piste si vada al mattino presto e che una buona giornata di sci consista in 5/6 ore di salite e discese. Ma dopo cosa succede? Alle 16 circa inizia l’après-ski. Francesismo che potrebbe tranquillamente essere tradotto in aperi-ski. Fondamentalmente, si iniziano a sbocciare bollicine, a bere Gin&Tonic e a trattenersi finché non ci si trova a ballare in tuta da sci, nuovamente con la complicità di un vocalist. È qui che mi ritrovo faccia a faccia con il mio primo Bombardino, composto da VOV caldo, rum e panna montata. Apprendo che la ricetta originale sarebbe con il brandy, per cui necessariamente devo provarle entrambe. Il Bombardino è qualcosa su cui mi sono trovato a riflettere per molti giorni successivi: non posso dire che non sia buono, perché è effettivamente buonissimo. Non posso nemmeno dire che sia qualcosa che ricercherei in qualsiasi altro momento, perché non lo farei mai. Semplicemente, il Bombardino e l'après-ski sono complementari. Vado via con una domanda in testa: si può fare l'après-ski senza aver sciato? Io l'ho fatto, e mi sento un misto tra l'orgoglioso e il truffaldino.

La Mixology's Cup

L’idea di mettere un paio di sci ai piedi di barman, proprietari di brand, giornalisti e appassionati vari e di farli scendere su una pista a slalom con un Martini Cocktail in mano è quanto di più geniale possa esser pensato per un cocktail weekend d'alta quota. La seconda edizione della Mixology's Cup ha visto concorrere una settantina tra snowboarder e sciatori che, partendo da un percorso di circa 300 metri, hanno disceso la pista con una coppa piena di Gin N°3 con tanto di twist o oliva all'interno. L'obiettivo è scendere versando la minor quantità possibile di liquido, pesando il bicchiere a fine corsa.

Per dovere di cronaca e per rendere onore agli atleti, ecco i vincitori: nella categoria sci vince Chloe Orlando con il pettorale di Amante 1530; per lo snowboard uno strategico Ivan Patruno con pettorale Colesel esegue una discesa perfetta e lentissima, che gli varrà anche il premio nella categoria Bartender&Hospitality.

Coronare un sogno che non sapevi di avere

Per quanto dotato di autoironia, l'idea di mettermi alla berlina, inforcando per la prima volta degli sci e buttandomi giù con un prezioso Martini in mano, non mi sconfinferava per niente. Per cui ho optato per ridare dignità a uno sport largamente sottovalutato, inspiegabilmente non olimpionico e insospettabilmente pericoloso: lo slittino. Questa è la storia di due stecche di legno unite da un sedile in pelle e indirizzate da uno spago da arrosto, domate da un individuo di ben oltre un quintale determinato a non spillare una goccia di Martini e dalla voglia di coronare un sogno che non sapeva nemmeno di avere: ridare dignità allo slittino. Ebbene, la vittoria morale la abbiamo portata a casa, assieme a ben 190 ml di Martini appoggiato sulla bilancia. E, mentre gli atleti del Telemark che si sono esibiti durante la Mixology's Cup hanno riportato ai nostri occhi la prima forma di sport invernale, ora c'è una tangibile possibilità che, in vista delle Olimpiadi invernali 2026 che si svolgeranno proprio a Cortina, il lobbismo dello slittino, sotto lo slogan “make slittino great again” potrebbe raggiungere quell’obiettivo per il quale, senza falsa modestia, mi sento di essermi battuto egregiamente.

Una cosa divertente che spero di fare ancora.

Mionetto brinda ai conti 2023: fatturato e volumi sono da record

Mionetto
Il fatturato della storica cantina di Valdobbiadene è cresciuto del 10% sul 2022, raggiungendo i 153,4 milioni di euro, con i volumi che hanno toccato i 42,7 milioni di bottiglie. E ora arriva l'Aperitivo zero alcol

Il 2023 è stato un anno da incorniciare per Mionetto. La storica cantina di Valdobbiadene ha realizzato nell’anno un fatturato record, pari a 153,4 milioni di euro, con un aumento dei ricavi a doppia cifra: +10% rispetto all’anno precedente. Risultati notevoli accompagnati da un altrettanto notevole incremento delle vendite globali, per un totale di  42,7 milioni di bottiglie .

Ottime le performance del brand in Italia, dove l’incremento è stato del 5%, e ancora migliori quelle dell’export, con una crescita dell’11,45%. Export che rappresenta il 78% del fatturato e dove ai mercati consolidati come Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Polonia si sono aggiunti Paesi emergenti, come Francia, Svezia, Repubblica Ceca, Romania e Lituania, grazie anche all’internazionalità e alla forza commerciale e distributiva del Gruppo Henkell-Freixenet, del quale Mionetto fa parte, che oggi annovera 30 consociate distribuite in oltre 70 Paesi del mondo.

A rafforzare ulteriormente il posizionamento del marchio nel panorama italiano e internazionale i diversi premi e riconoscimenti ottenuti in alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali, come il Berliner Wine Trophy, il Mundus Vini e l’inserimento nella lista dei 100 migliori vini di Wine Spectator, con il più alto punteggio nella storia per il Prosecco ottenuta dal Mionetto Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Luxury Collection.

Ai riconoscimenti alla qualità della produzione della cantina si aggiungono quelli che ne sottolineano le peformance sul mercato, come il Best-selling international Prosecco brand 2022 da parte di Iwsr, tra i più autorevoli enti di ricerca nel mondo alcolico, che confermano la posizione di Mionetto nella categoria.

In arrivo l'Aperitivo zero alcol

Forte di questi risultati, il marchio guarda al futuro, puntando sull’innovazione per conquistare ulteriori quote di mercato: così dopo il lancio lo scorso autunno di Mionetto Aperitivo (leggi In arrivo da Valdobbiadene il nuovo Mionetto Aperitivo) è atteso a breve l’arrivo di Mionetto Aperitivo 0% Alcohol-free, prodotto che guarda alle nuove tendenze del settore beverage e ensato in particolare per soddisfare le esigenze dei consumatori che ricercano un’esperienza capace di coniugare gusto e leggerezza.

La Vancouver Cocktail Week: una gemma nascosta sulla West Coast

Vancouver Cocktail Week Jeff Savage at Gala (photo Living Room Creative)
Jeff Savage alla serata di Gala della Vancouver Cocktail Week (photo Living Room Creative)
Tantissimi i cocktail lover e i professionisti da tutto il mondo che hanno preso parte alla terza edizione della Cocktail Week, che ha acceso i riflettori sulla bar scene in continua ascesa della città canadese. Il racconto del nostro inviato

Dal 3 al 10 marzo, la Vancouver Cocktail Week ha riunito nella splendida città costiera del Canada occidentale consumatori, bartender e brand ambassador, tutti accomunati dall’amore per i cocktail. Organizzata dalla rivista The Alchemist, la manifestazione è giunta al suo 3° anno e l'edizione attuale è stata la più grande di sempre, con la partecipazione di un numero impressionante di professionisti internazionali del settore. Tuttavia, a differenza di altri eventi come Mixology Experience a Milano, Roma Bar Show e Bar Convent a Berlino, l'obiettivo della Vancouver Cocktail Week è attrarre i consumatori, che sono coloro che contribuiscono ad alimentare l'ecosistema dei bar.

Per contestualizzare meglio la kermesse canadese, è utile comprendere la storia della scena bar di Vancouver, che ha acquistato notorietà grazie alle Olimpiadi invernali del 2010. Le Olimpiadi hanno coinciso anche con l'apertura del Keefer Bar e del Pourhouse, due cocktail bar artigianali che continuano a essere i punti di riferimento per la mixology a Vancouver. Tuttavia, negli ultimi anni la scena bar della città ha registrato una crescita più lenta, ostacolata da leggi severe sugli alcolici, dall'aumento vertiginoso del costo degli immobili e dall'isolamento da mercati mediatici più grandi come Toronto e New York.

Un potenziale tutto da esprimere

Con eventi focalizzati sul mondo cocktail che si rivolgono sia ai consumatori sia agli operatori del settore, a livello locale e internazionale, Vancouver potrebbe realizzare il suo potenziale inespresso come meta per i cocktail lover. Lewis Hart, proprietario di Laowai e Bagheera, due nuovi locali di Vancouver, è ottimista per il futuro della bar culture in città: «Vancouver ha tutte le carte in regola per diventare una città dei cocktail riconosciuta a livello mondiale, ma non abbiamo raggiunto la massa critica di città come Atene, che hanno eventi imponenti come l'Athens Bar Show. Considero Vancouver una gemma da scoprire. Abbiamo cocktail bar eccezionali e grandi talenti locali».

Fioriscono i talenti

A testimonianza del grande potenziale dei talenti locali basta guardare i risultati delle recenti finali della World Class, considerata la più importante competizione mondiale di bartending. Grazie alle Olimpiadi invernali, l'australiano Grant Sceney si è trasferito nella Columbia Britannica e ha iniziato a lavorare al Fairmont Pacific Rim di Vancouver. Mentre realizzava un bar program di successo al Fairmont Pacific Rim, Sceney è stato il primo talento di Vancouver a imporsi alla World Class come finalista canadese alle finali mondiali del 2014. Poi, nel 2015, Lauren Mote di Vancouver (34° posto nella classifica dei personaggi influenti del settore di Bar World 100) è diventata la prima donna a essere incoronata World Class Canada Bartender of the Year. A coronare questo percorso il successo di Kaitlyn Stewart, originaria della città, diventata nel 2017 la prima donna a vincere la finale mondiale della World Class a Città del Messico.

Anche molti noti bartender internazionali hanno affinato le loro capacità lavorando nei bar di Vancouver. Il bartender e imprenditore del jet set Nico de Soto ha lavorato al George Lounge e al Keefer Bar durante le Olimpiadi invernali del 2010, mentre Bastien Ciocca di Hope & Sesame China era il bartender del C Restaurant (ora chiuso) nel 2009. Infine c'è il canadese, originario di Vancouver, Paul Gabie, al n. 29, la posizione più alta nella classifica di Bar World 100, che nel 2011 si è trasferito a Singapore per avviare il cocktail bar 28 HongKong Street. Il successo di questo locale ha dato a Paul e ai suoi co-fondatori l'ispirazione per aprire Proof and Company, che è diventata una società di distribuzione, formazione e consulenza di grande successo nel Sud-est asiatico. Attualmente Paul è impegnato a ridurre l'impronta di carbonio dell'industria dei bar con il suo innovativo progetto ecoSPIRITS.

Un evento di successo

Vancouver ha chiaramente una solida base per diventare un'importante città dei cocktail e, come co-ospite della Coppa del Mondo 2026 e ora con la Vancouver Cocktail Week, questo mercato poco conosciuto inizia ad avere la visibilità che merita. L'evento di apertura della Cocktail Week è stato un brunch a base di signature cocktail al Botanist, il pluripremiato ristorante e bar del Fairmont Pacific Rim. L'executive chef Hector Laguna, uno degli chef più talentuosi di Vancouver, ha creato una rivisitazione dei classici piatti da brunch abbinati alle fantasiose creazioni del team del bar del Botanist e dei bartender ospiti Coral Anderson e Camila Aguirre Priego del Bar Swift di Londra.

Gli eventi più interessanti per i consumatori durante la settimana sono state le happy hour Cinq a Sept, dalle ore 17 alle 19, in decine di locali della città. Uno di questi aperitivi è stato organizzato alla Brass Fish Tavern, con lo sponsor Fords Gin che ha celebrato i classici iconici del gin. I partecipanti hanno potuto conoscere le botaniche del gin mediante un tavolo dimostrativo di aromi e sperimentare i sapori con un menù di Gin&Tonic fai-da-te.

Un altro evento di grande successo è stata la cena di cinque portate abbinata al whisky presso L'Abattoir, sotto la guida di Jeff Savage, originario di Calgary, secondo classificato alle finali mondiali di World Class 2019. L'evento, che ha registrato il tutto esaurito, ha esplorato le intricate  sfumature dei whisky scozzesi di diverse regioni, abbinati ai piatti del team della cucina de L'Abbatoir. Savage ha condiviso con noi le sue impressioni sull'evento: «Sono rimasto impressionato dall'affluenza dei consumatori a L'Abattoir. Ho avuto cinquanta persone per una cena abbinata al whisky, tutte molto interessate agli alcolici e agli abbinamenti. Dal punto di vista dei consumatori, credo che la Vancouver Cocktail Week sia stata un successo».

Le star internazionali del bartending

Dal punto di vista dell'industria, le maggiori attrazioni sono state i turni degli ospiti con le star internazionali del bartending, tra cui Bar Swift London con i suoi cocktail a base di spirit Diageo al Botanist, Oscar Fuentes e Vicente J. Gutierrez del Salmon Guru di Madrid con i cocktail a base di whisky Michter's al Laowai, e Hisatsugu Saito, un ex bartender di Vancouver che ora lavora all'Owl&Rooster di Sapporo, che prepara fantasiosi cocktail a base di whisky Nikka al Keefer Bar.

Kelsey Ramage, educatrice alla sostenibilità e consulente di cocktail, originaria della Columbia Britannica (n. 48 nella classifica di Bar World 100), era in città ed è stata felice di vedere molti amici della scena internazionale alla Vancouver Cocktail Week: «Sono stata lì solo per pochi giorni, ma è stata veramente fantastica la partecipazione di molti personaggi di livello internazionale a questo evento! Sono orgogliosa che i bar locali abbiano portato nella mia città talenti così straordinari».

Amber Bruce, manager del Keefer Bar, è rimasta colpita dal sapore internazionale della Vancouver Cocktail Week: «È sempre bello poter presentare la nostra città, i nostri bar e ciò che facciamo a un gruppo di professionisti internazionali del settore. Il Canada è un Paese gigantesco, ma un mercato relativamente piccolo, quindi creare connessioni in tutto il mondo è fondamentale. Ospitare seminari e pop up è fonte di ispirazione per i nostri talenti locali e aiuta davvero ad ampliare la loro conoscenza degli stili di drink, dell'ospitalità, delle tecniche di bartending e di sapori innovativi. I turni degli ospiti si susseguono a ritmo continuo, ma è stato bello averne così tanti in una volta sola».

Il fondatore di Laowai, Lewis Hart, ha organizzato ben cinque eventi di guest bartending, coinvolgendo Jesse Vida del Catbite Club di Singapore, Bastien Ciocca di Hope and Sesame China, Salmon Guru Madrid e Tato Giovannoni della Floreria Atlantico Buenos Aires. In tutti i casi, i seminari pomeridiani e i turni serali degli ospiti sono stati ben frequentati, fornendo una motivazione in più ai bar locali per organizzare altri eventi internazionali. «Sono rimasto impressionato dall'industria dei bar e dai locali che hanno organizzato i loro eventi, perché è questo che ha reso possibile la realizzazione di questa settimana – ha raccontato Hart -. Consultando l'industria locale dei bar, esiste un margine di miglioramento per le future edizioni della Vancouver Cocktail Week».

Jon Smolensky, fondatore dell'agenzia di liquori Sovereign Canada, presidente per il Canada dei Tales of Cocktail Spirited Awards e sponsor di diversi eventi della Vancouver Cocktail Week, ci ha raccontato la sua opinione sulla settimana: «Al suo terzo anno, la Vancouver Cocktail Week si è davvero affermata. Vancouver è conosciuta a livello internazionale come una comunità di bartender molto esperta e consolidata, e il modo in cui tutta la leadership si è unita per sostenere l’evento è stato davvero straordinario. Esattamente come ogni atleta professionista non è nulla senza i tifosi che assistono alle sue partite, i bartender sanno di non essere nulla senza gli ospiti che frequentano i nostri locali e gli spazi per eventi. Grazie a seminari educativi, cene spiritose e serate di gala piene di avidi cocktail lover, la manifestazione è stata un successo senza precedenti. Questa è diventata la Cocktail Week più importante del Canada e, grazie alla comunità dei locali che collabora in modo così armonioso per il bene degli ospiti, ha un futuro brillante davanti a sé».

English version

Vancouver Cocktail Week: showcasing the hidden gem on the West Coast

From 3 to 10 March 2024, Vancouver Cocktail Week brought together cocktail loving consumers, bartenders and brand ambassadors to the beautiful coastal city in Western Canada. Organized by The Alchemist magazine, Vancouver Cocktail Week is now in its 3rd year, with this year’s edition its biggest yet, attracting an impressive number of international bar professionals. However, unlike other bar events like Mixology Experience in Milano, Roma Bar Show and BCB, the focus of Vancouver Cocktail Week is attracting consumers, which at the end of the day, help power the bar eco system.

Talents flourish

To give better context to Vancouver Cocktail Week, it is helpful to understand the history of the Vancouver bar scene, which was first put on the map thanks to the 2010 Winter Olympics. The 2010 Olympics also coincided with the opening of Keefer Bar and Pourhouse, two craft cocktail bars that continue to be yardsticks for mixology in Vancouver. However, recent years have brought slower growth to Vancouver’s bar scene, hampered by tough liquor laws, the skyrocketing cost of real estate and an isolation from larger media markets like Toronto and New York.

With cocktail events that cater to both consumers and industry, locally and internationally, Vancouver could reach its untapped potential as a cocktail destination. Lewis Hart, owner of Laowai and Bagheera, two newer additions to the Vancouver bar scene, is optimistic for the future of Vancouver bar culture: “Vancouver has everything it needs to be a globally recognized cocktail city, but we haven’t reached critical mass like cities such as Athens which have massive bar events like the Athens bar show. I consider Vancouver to be an undiscovered gem. We have outstanding cocktail bars and great local talent.”

A successful event

For evidence of the home-grown talent in Vancouver, just look at the results of recent World Class finals, considered to be the most important global bartending competition. Thanks to the Winter Olympics, Australian native Grant Sceney moved to British Columbia and soon began working at the Fairmont Pacific Rim Vancouver. While building a successful bar program at Fairmont Pacific Rim, Sceney became the first Vancouver talent to make a mark at World Class as the Canadian finalist in 2014 global finals. Then in 2015, Vancouverite Lauren Mote (34th place on Bar World 100 list of influential bar figures) became the first woman to be crowned World Class Canada Bartender of the Year. Vancouver’s crowning achievement came in 2017 when local Kaitlyn Stewart became the first woman to win the World Class global final in Mexico City.

Many well-known international bartenders have also honed their skills while working at Vancouver bars. The jetset bartender and entrepreneur Nico de Soto worked at George Lounge and Keefer Bar during the 2010 Winter Olympics, and Bastien Ciocca of Hope & Sesame China used to bartend at Vancouver’s C Restaurant (now closed) in 2009. Then there is Vancouverite Paul Gabie, the highest placed Canadian at no. 29 place on the Bar World 100, who moved to Singapore to start a cocktail bar called 28 HongKong Street in 2011. The success of 28 HongKong Street gave Paul and his co-founders the inspiration to open Proof and Company, which has become a very successful distribution, education and consulting company in Southeast Asia. These days Paul is looking to reduce the carbon footprint of the bar industry with his innovative ecoSPIRITS project.

Vancouver clearly has a strong base to become an important cocktail city and as co-host of 2026 World Cup and now with Vancouver Cocktail Week, this less lesser-known market is starting to get the visibility it deserves. The kick-off event of Vancouver Cocktail Week was a signature cocktail brunch at Botanist, the award-winning restaurant and bar within Fairmont Pacific Rim. Executive chef Hector Laguna, one of Vancouver’s most talented chefs, created twists on classic brunch dishes paired with the imaginative creations from the bar team at Botanist as well as guest bartenders Coral Anderson and Camila Aguirre Priego from Bar Swift in London, UK.

The most consumer-facing events during the week were the “Cinq a Sept” 5pm to 7pm happy hours, at dozens of participating venues around town. One such aperitif was at Brass Fish Tavern, with sponsor Fords Gin celebrating iconic gin classics. Participants were able to learn about gin botanicals through an aromatic demonstration table and experiment with Flavors with a do-it-yourself gin and tonic menu.

Another popular event was a five-course whisky paired dinner at L’Abattoir, led by Calgarian Jeff Savage, runner up of the 2019 World Class global finals. The sold-out event explored the intricate nuances of Scotch whiskies from diverse regions, paired with dishes from the kitchen team at L’Abbatoir. Savage shared his impressions of his event at Vancouver Cocktail Week: «I was impressed with the consumer turn out at L’Abattoir. I mean, I had fifty people for a paired whiskey dinner that were all super engaged in the spirits and pairings. It honestly was a banger. From a consumer perspective, I think Vancouver Cocktail Week was a success».

The international bartending stars

From an industry perspective, the biggest attractions were the guest shifts featuring international bartending stars including Bar Swift London with their Diageo-based cocktails at Botanist, Oscar Fuentes and Vicente J. Gutierrez of Madrid’s Salmon Guru preparing Michter’s whiskey tipples at Laowai, and Hisatsugu Saito, a Vancouver bartender alumnus now at Owl&Rooster Sapporo making imaginative Nikka whisky cocktails at Keefer Bar.

Sustainability Educator and Cocktail Consultant and British Columbia native Kelsey Ramage (no. 48 on Bar World 100) was in also town and happy to see many international friends at Vancouver Cocktail Week: «I was only there for a few days, but it is really great that a lot of internationals got brought in for it! I am proud of the local bars for bringing in such great talent to my hometown».

Amber Bruce, manager of Keefer Bar was impressed with the international flavour to Vancouver Cocktail Week: «It’s always great to be able to showcase our city our bars and what we do to a collection of international bar professionals. Canada is a gigantic country, but a relatively small market, so building connections across the globe is vital. Hosting seminars and pop ups is inspiring for our local talent, and really helps broaden their awareness of styles of drinks, hospitality, bartending techniques, and inventive flavours. Guest shifts happen all the time, but it was cool to have so many happening at once».

Laowai founder Lewis Hart organized an impressive five guest bartending events, bringing in Jesse Vida of Catbite Club Singapore, Bastien Ciocca of Hope and Sesame China, Salmon Guru Madrid and Tato Giovannoni of Floreria Atlantico Buenos Aires.  In all cases, the afternoon seminars and evening guest shifts were well attended, providing added motivation to local bars to organize more international events.

Lewis shared his thoughts of the week: «I was impressed with the bar industry and venues operating their own events as that is what made this week come together. Through consultation with the local bar industry, there is room for improvement for future editions of Vancouver Cocktail Week».

Jon Smolensky, founder of liquor agency Sovereign Canada, Canada chair of Tales of Cocktail Spirited Awards, and a sponsor of several events at Vancouver Cocktail Week gave us his opinion on the week: «In its third year, Vancouver Cocktail Week has really come into its own. Vancouver is known internationally as a very experienced, tenured bartending community, and the way all the leadership came together to prop-up this week was thoroughly impressive. Just as any professional athlete is nothing without the fans that come to their games, bartenders know that they are nothing without the guests that come to our bars and event spaces. With educational seminars, spirited dinners and galas filled with eager cocktail-goers, Vancouver Cocktail Week has to be considered an unmitigated success. This cocktail week has now become the premier cocktail week in Canada, and with the on-premise community working in such harmony for the sake of the guests, it has a bright future ahead».

 

Maurizio Santin nella squadra di Puratos Italia

Il pasticcere Maurizio Santin ricoprirà il ruolo di Customer Experience & Technical Support Manager. «Per me una nuova sfida»

Il famoso pasticcere Maurizio Santin entrerà a far parte della squadra di Puratos Italia, azienda del Gruppo Puratos. La multinazionale belga specializzata in ingredienti, soluzioni e servizi innovativi per l'industria della panificazione, pasticceria e cioccolato, gli affiderà il ruolo di Customer Experience & Technical Support Manager.

Il nuovo incarico di Maurizio Santin

Santin, nome di riferimento per la pasticceria italiana e internazionale, andrà a ricoprire un ruolo importante nell’azienda di Parma. Avrà la responsabilità dei centri di innovazione - dieci in tutta Italia - e del supporto tecnico ai clienti. Centrale sarà anche la collaborazione con i colleghi impegnati nella ricerca per sviluppare soluzioni funzionali alle esigenze di chi si affida a Puratos non solo per acquistare prodotti, ma anche per ricevere formazione e consulenza. «È per me una sfida nuova che affronto con entusiasmo, convinto che una grande azienda come Puratos possa offrire a chi ama il mestiere di pasticciere le condizioni ideali per dare un contributo a una squadra che è già di altissimo livello. Sono sicuro che anche per me ci saranno molte cose da imparare e che insieme, partendo dal gruppo che avrò l’onore di guidare, sapremo dare ai clienti ancora qualcosa in più affinché la loro attività imprenditoriale ne possa trarre il massimo», ha sottolineato Santin. «Si tratta di un inserimento per noi molto importante, sia per le straordinarie qualità tecniche che tutti nel nostro ambiente conoscono, sia per la passione che, da sempre, caratterizza il modo di lavorare di Santin - ha affermato Alberto Molinari, general manager di Puratos Italia - A ciò si aggiunge anche una capacità non comune di unire il rigore professionale a una contagiosa empatia che, ne sono certo, gli permetterà di portare elementi di novità sia all’interno dell’azienda sia nel rapporto con i nostri clienti».

Chi è Maurizio Santin

Dopo il diploma, Maurizio Santin ha vissuto in Francia per frequentare prestigiose scuole di pasticceria. Qui ha lavorato come chef pasticciere in ristoranti famosissimi come il Louis XV di Alain Ducasse. Rientrato in Italia ha iniziato a lavorare nel ristorante di famiglia Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano, secondo in Italia, dopo Gualtiero Marchesi, ad ottenere le tre stelle Michelin. Negli anni, lasciando sempre un segno positivo, Santin ha ricoperto il ruolo di consulente per prestigiose aziende. Ha lavorato per importanti pasticcerie italiane quale, ad esempio, l’Antico Caffè Spinnato di Palermo ottenendo nel 2018 e 2019 Tre Torte sulla Guida del Gambero Rosso dedicata alle pasticcerie. Santin è anche Maestro dell'Accademia Maestri Pasticcieri Italiani (Ampi) e un volto noto al grande pubblico grazie alla conduzione di rubriche televisive su network nazionali come Gambero Rosso Channel. Ha pubblicato numerosi libri dedicati all’arte dolciaria. Tra i premi ricevuti spiccano quello di Pasticcere dell’Anno che gli hanno assegnato, nel 1998, la Guida Gambero Rosso e, nel 2008, Identità Golose.

Casa Manfredi a Roma: «Un laboratorio più grande migliora la qualità della vita»

Il nuovo laboratorio di Casa Manfredi, a Roma, permette una rivoluzione nell'organizzazione grazie agli spazi ampliati e alla progettazione "da architetto" della pasticcera

Lavorare il doppio, ma con maggiore serenità. Il benessere della squadra è il motivo per cui Giorgia Proia e Daniele Antonelli, rispettivamente pastry chef e “frontman” di Casa Manfredi a Roma, hanno fatto il grande passo di investire su un vero e proprio teatro del gusto per poter ampliare offerta e produzione. Coppia nella vita e soci nel lavoro, già molto conosciuti per il Casa Manfredi a viale Aventino, quando è arrivata l’occasione di acquisire e ridisegnare in base alle proprie esigenze quello che un tempo era il teatro dei Conciatori, 300 metri quadrati in tutto, hanno capito che non potevano lasciarsela sfuggire. Oggi Casa Manfredi Teatro è il nuovo bar pasticceria (che non va a sostituire l’esistente, ma raddoppia l’offerta), in uno spazio disegnato in stile newyorkese, con laboratorio a vista, un bel banco pieno di lievitati, monoporzioni dai mille colori e un corner dedicato ai caffè 1895 Coffee Designers by Lavazza, la linea specialty dell’azien da torinese. Ma è anche nuovo teatro della produzione di tutta la galassia Casa Manfredi: «Siamo passati da un laboratorio di 18 metri quadrati a uno di 120». Giorgia Proia ammette di averlo disegnato rispolverando la sua formazione da architetto e pensando a tutti i difetti che c’erano prima. «Immaginiamo il laboratorio come un grande rettangolo - lo descrive la pastry chef - con al centro le postazioni di lavoro, una per ciascuno, in modo da non dover fare i turni. In fondo ci sono i forni e la stessa progettazione si è basata proprio sul posizionamento della zona calda, allontanandola il più possibile dalla zona del freddo, dove sono i frigoriferi, gli abbattitori e la temperatrice». E ancora due temperatrici («una svolta, finora temperavamo a mano») e una sfogliatrice, uno dei grandi investimenti di questo progetto: 4 metri e 30 di sfogliatrice automatica, che consente di avere un prodotto costante, grazie al software che imposta in autonomia gli spessori, a seconda della tipologia di sfogliati. Dal cornetto all’italiana ai vari tipi di croissant, dalle veneziane al Pan au Caramel e au Chocolat, fino ad arrivare al Coffee Cruffin. Senza contare i lievitati salati, che sono una delle grandi novità della produzione di questo Casa Manfredi 2.0. Una volta conclusa la lavorazione, viene tutto abbattuto. «Questa è la vera novità: oggi abbiamo la possibilità di stoccare una grande quantità di prodotto, grazie all’ampliamento del laboratorio e della parte del freddo», afferma Giorgia Proia. Ampliata anche la zona degli impasti, cruciale soprattutto quando arriverà il periodo caldo dei panettoni e pandori, per cui negli anni Casa Manfredi ha ottenuto premi e riconoscimenti. Una nuova impastatrice da 130 chili è pronta per la prossima “campagna d’inverno” e va ad aggiungersi alle due macchine da 50 e 30 litri che già erano in laboratorio a viale Aventino. «Mi sono voluta portare tutto nel nuovo laboratorio, anche le macchine più piccole, perché possono capitare delle produzioni su numeri ridotti». La vera grande rivoluzione sono stati i turni: «Avendo più spazio possiamo lavorare su un turno unico e ognuno ha la responsabilità del suo settore». Pur ammettendo un’attitudine da maniaca del controllo, Giorgia ha fatto della responsabilizzazione e della fidelizzazione dei suoi collaboratori un punto d’orgoglio. «Coordino una squadra di quattro ragazzi, due di loro sono con me da 7 anni, e sono cresciuti con me, gli altri due sono in laboratorio da un anno e mezzo». Il vantaggio di lavorare su un turno unico migliora anche i rapporti umani: «Voglio che si sentano parte della famiglia», dice Giorgia. Detto da una che ha dato il nome del figlio Manfredi al suo progetto di vita e di lavoro, bisogna crederci.

Giorgia Proia e Daniele Antonelli

L'intervista a Giorgia Proia

Giorgia, quali sono gli obiettivi di questo laboratorio? Più che raddoppiare la produzione, ma volevamo farlo con maggiore serenità. La partita finale sarà quella dell’autunno fino a dicembre, quando conto di raddoppiare la produzione di panettoni e pandori. L’anno scorso siamo arrivati a quota 3.500, quest’anno l’obiettivo è 7mila. Inoltre abbiamo aumentato i volumi sul catering e abbiamo ancora margine di movimento. Senza contare le collaborazioni, come quella con Palazzo Anantara. Lì abbiamo aperto un corner Casa Manfredi, dove vendiamo le nostre monoporzioni e i gelati. Le monoporzioni a Palazzo Anantara, che è un hotel cinque stelle lusso, sono servite su una linea di piatti realizzata in esclusiva: si può scegliere su che piatto si vuole mangiare il proprio dolce. Presto annunceremo un altro corner in un altro hotel. Ed è solo l’inizio. Cosa ne è stato del vecchio punto laboratorio a viale Aventino? È diventato una cucina, con l’ingresso in squadra di Ornella De Felice, una chef già molto nota a Roma. Con lei abbiamo studiato una proposta di lunch e brunch, che va ad aggiungersi a quella di bar e pasticceria per cui eravamo già famosi e che oggi è gestita con le consegne dal laboratorio del teatro. Inoltre Ornella ci aiuta per la linea dei salati, proponendo ripieni creativi.

Grandi protagonisti a Mixology Experience 2024

Mixology Experience 2024 Senatori Drink Team Bargiornale
I Senatori del Drink Team di Bargiornale che hanno partecipato al talk Trend e fake trend
Oltre 7.000 i visitatori e più di 120 le aziende che hanno preso parte alla terza edizione della tre giorni milanese dedicata alla bar industry. Bargiornale è stato della partita con un ricco programma di attività che hanno impreziosito l'evento

Buona anche la terza per Mixology Experience. Oltre 7.000 visitatori e più 120 di aziende presenti sono alcuni numeri che certificano il successo dell’edizione 2024 della tre giorni milanese, andata in scena negli spazi del Superstudio Maxi, confermandola come uno degli appuntamenti italiani di riferimento per tutta la industry del comparto spiriti e liquori e i professionisti che gravitano intorno all’universo bar.

Merito di una formula collaudata, firmata Bartender.it, in grado di mixare un'offerta espositiva che riunisce insieme piccoli, medi e grandi brand, con eventi collaterali, una ristorazione di qualità e lo shop di "chicche". Il tutto ha permesso di creare l'habitat giusto per generare opportunità di matching e business.

Grande successo per i talk di Bargiornale

Presente all’evento anche Bargiornale, media partner del trade show organizzato da Bartender.it, che ha impreziosito il programma della manifestazione con un ricco palinsesto di attività, tra talk, speed date e momenti di confronto con protagonisti alcuni big del bartending, consulenti ed esperti che hanno approfondito diverse tematiche del mondo dei locali e fornito indicazioni utili per far crescere il business, che hanno visto una grande partecipazione da parte del pubblico dei professionisti. Nei prossimi giorni saranno pubblicate su Bargiornale TV tutte le interviste realizzate dalla nostra redazione a Mixology Experience.

Ad aprire gli appuntamenti firmati dalla nostra rivista il talk Barman a domicilio, moderato dal vicedirettore Stefano Nincevich, dove Gerardo “Jerry” Marcogiuseppe, co-founder di Io Bartender, Io Bartender Academy e di MMC 2100, il primo speakeasy in Romagna, Ivan Patruno di Nonsolococktails e Mirko Scorteccia, specilizzato in home bartending e Luca Coslovich dal Principato di Monaco, hanno illustrato le buone regole per offrire un servizio di bar catering per i grandi eventi e per le feste private. Molto partecipati gli incontri con Gianni Vitale, titolare dello Studio Vitale Commercialisti, e con l’esperto di social media Lino Garbellini, condotti da Andrea Mongilardi, vicedirettore di Bargiornale. Al centro del primo il tema del controllo dei costi e di come intervenire su questi per aumentare gli utili dell’attività, mentre nel secondo si è parlato di come costruire una presenza efficace sui social media per migliorare la visibilità del locale. Il programma è proseguito con il talk Coffee Mixology, moderato da Nadia Rossi, la nostra “lady coffee”, focalizzato sul gusto amaro per scoprirne le ragioni del suo gradimento con Simone Amenini, Michele Di Carlo, Andrea Villa e Dennis Zoppi. E ancora l’incontro con Mattia Gaballo, head of music a Radio101, moderato da Nincevich, sull’importanza della musica come fattore decisionale per il consumo nei locali e come questa influisca sui comportamenti del cliente.

Altro appuntamento clou la tavola rotonda, attorno alla quale Mongilardi ha riunito alcuni big della distribuzione, come Paolo Antonini di Circana, Giuseppe Arditi, presidente Ristopiù Lombardia, Davide Daturi, strategies manager Doreca, Andrea Onesti, ceo Onesti Group, e Leonardo Bindi publisher di Surgelati Magazine, per analizzare andamento e prospettive degli spirit per la mixology. Ha chiuso il programma dei nostri incontri il talk Trend e fake trend, dove Nincevich e Mongilardi hanno indagato e approfondito con i Senatori del Drink Team di Bargiornale le nuove tendenze della mixology.

A tutto speed date

Altra iniziativa di grande successo firmata Bargiornale gli speed date professionali, gli incontri a tu per tu (previa prenotazione) con i massimi esperti del business dell'ospitalità per “15 minuti” gratuiti di consulenze. A mettere a disposizione dei professionisti le loro competenze personaggi del calibro di: Marco Ranocchia, fondatore di Planet One ed esperto di gestione di locali; Filippo Sisti, profeta della “Cucina Liquida” che ha fatto della sperimentazione il suo stile di miscelazione; Nick Maltese, tra le più apprezzate firme dell’architettura d’interni per il mondo dell’hospitality; Carlo Meo, direttore del Corso Brand & Retail Experience di POLI.design di Milano e fondatore di Marketing&Trade; Oscar Quagliarini, figura eclettica e visionaria tra le più apprezzate del bartending europeo; Mario Farulla, bartender fondatore con Carola Abrate e Gigi Tuzzi del Dirty di Milano Bar Rivelazione dell’Anno ai Barawards 2023; Gianni Vitale, commercialista specializzato in controllo di gestione di pubblici esercizi e firma di Bargiornale; Giacomo Diamante, figura di spicco della bar industry, bartender, formatore, ricercatore e fondatore di Enjoy! Artigiani del Bere; Rocco De Angelis, bartender, gestore e creator, diventato un caso di successo su TikTok; Placido Losacco, esperto in video marketing e fondatore di LivingMedia; Lino Garbellini, fondatore dell’agenzia di comunicazione digitale CloseToYou; Dennis Zoppi, il bartender dall’effetto wow e maestro del cocktail design e delle tecniche per comunicare i cocktail oltre il liquido; Nicola Olianas, brand ambassador di Fratelli Branca e creatore della "moneta dei bartender".

La mixology incontra la pasticceria

La terza edizione di Mixology Experience si è inoltre caratterizzata per diverse novità. Come il progetto Pastry InTheMix, organizzato in collaborazione con Apei, l'associazione degli Ambasciatori pasticceri dell'eccellenza italiana presieduta da Iginio Massari, che ha esplorato le connessioni tra la mixology e il mondo dell'alta pasticceria.

Gli Awards agli spirit di tradizione italiana

Al debutto in questa edizione di Mixology Experience anche gli Awards, i premi dedicati a tre categorie di spirit di tradizione prevalentemente italiana, Grappa, Vermouth e Amaro, assegnati da una giuria di esperti che si è avvalsa del metodo del blind test. A distinguersi nella categoria Grappa l'invecchiata Popphof Barrique di Distilleria Unterthurner, la Elena Borra Barolo Riserva di Distilleria Vieux Moulin, la Riserva Cognac di Domenis 1898, la Candolini di Fratelli Branca Distillerie, la Grappa di pura Vinaccia Vicentina di Carlotto Liquori e La Morbida di Roner.

Nell categoria Vermouth i sono stati invece premiati, per i rossi, Antica Formula di Fratelli Branca Distillerie e il Civico 10 di Distilleria Sibona, mentre nei bianchi il Biologico Giacobini di Essenza Mediterranea e GW di Roner.

Tra gli amari, a ricevere l’Awards sono stati l'Amaro delle oche di Almayer Society, l'Amaro Eroico di Essenza Mediterranea e il Fernet Branca di Fratelli Branca Distillerie. Menzioni speciali sono andate ad Amaruno di Ginificio Microdistillery, all’Amaro della casa di Distilleria Unterthurner e Hàntak di Viere Hänte come amaro alpino, a Salmastro di Gin del Molo e Mzero Sea Amaro di Mzero Sea Lab come amaro marittimo.

Ulteriori riconoscimenti sempre nell’ambito degli amari sono stati assegnati per il concept di prodotto e il packaging. Il premio per il concept è andato a Salmastro, ad Amaro Patrum di Bonaventura Maschio e a Franklin di Next. Ad aggiudicarsi il premio per il pack invece Mzero Sea Amaro, Amaro delle oche e Hàntak.

Il bartender più veloce d'Italia

E sempre nell’ambito concorsi a Mixology Experience si è svolta anche la seconda edizione della Speed&Taste Challenge, una lunga maratona per decretare il bartender più veloce d’Italia del 2024 presentata da Emanuele Bruni di The Prince Factory. 96 i professionisti del bancone da tutta la Penisola che hanno preso parte alla gara, dando fondo alle loro doti di rapidità, stile e gusto. Ad aggiudicarsi il titolo è stato Mattia Cilia meritandosi l’ambito premio: un viaggio in Tasmania.

Per il canale horeca, Birra Theresianer punta sul formato Mezzo Litro

4 specialità Theresianer in formato Mezzo Litro
Premium Pils Non Filtrata, Wit Non Filtrata; India Pale Ale Non Filtrata e Bock Non Filtrata sono le quattro specialità Birra Theresianer ora disponibili in formato Mezzo Litro per il canale horeca.

Bottiglia 75 cl addio. Birra Theresianer ha deciso di distribuire per il canale horeca quattro specialità non filtrate come Premium Pils, Wit, India Pale Ale e Bock in bottiglia Mezzo Litro.
Fondata nel 1776 dall'Imperatrice Maria Teresa d'Austria a Trieste, Birra Theresianer (gruppo Hausbrandt/Zanetti) produce una ricca gamma di specialità birrarie pluripremiate, in fusto e bottiglia, nel moderno stabilimento di Nervesa della Battaglia (Treviso) inaugurato nel 2000. Inoltre Theresianer produce distillati come Bierbrand (acquavite di birra) e Gin.

Premium Pils Non Filtrata

colore giallo paglierino
aspetto velato
gusto secco con note amare persistenti
corpo medio
gradazione alcolica 5%
temperatura di servizio 6-8 °C
abbinamenti gastronomici consigliati con torte salate alle verdure, salumi cotti, fesa di tacchino, pesce fritto
ingredienti principali malto d'orzo e di frumento
grado amaro 33 Ibu

Wit Non Filtrata

colore giallo paglierino
aspetto torbido
gusto fruttato con note di banana e pera, cereali e spezie (chiodi di garofano)
gradazione alcolica 5,1%
temperatura di servizio 6-8 °C
abbinamenti gastronomici consigliati con verdure pastellate, pesce fritto, sushi, macedonia e crostate di frutta
ingredienti principali malto d'orzo e frumento (Baviera)
grado amaro 18 Ibu

India Pale Ale Non Filtrata

colore ambrato
aspetto opalescente
gusto amaro bilanciato con luppoli (Mandarina Bavaria, Citra) in dry hopping, note di agrumi e fiori
corpo pieno
gradazione alcolica 5,8%
temperatura di servizio 9-11 °C
abbinamenti gastronomici consigliati con pietanze piccanti, pesci grassi (rombo al forno) anatra all'arancia, Grana Padano, pizza con salame
ingrediente principale malto d'orzo

Bock Non Filtrata

colore bruno rossastro
aspetto opalescente
gusto dolce maltato, note di prugne mature
gradazione alcolica 6,5%
temperatura di servizio 9-11 °C
abbinamenti gastronomici consigliati con formaggi stagionati, salumi cotti alla brace, primi piatti con sughi di carne, lasagne alla bolognese, carne in umido, crostata di prugne
ingrediente principale malto d'orzo.

DC Campus Costa Rica, l’esplorazione ha lasciato il segno

DC Campus Costa Rica
Il costruttore di macchine espresso Dalla Corte ha organizzato un viaggio educativo che ha guidato nel cuore della cultura del caffè nel Paese centroamericano.

Dalla Corte ha offerto a clienti e partner un nuovo viaggio immersivo nel cuore della cultura del caffè con il DC Campus Costa Rica. Questo Stato centroamericano è noto per i caffè di alta qualità dell’aroma dolce, con un’acidità medio-elevata che qui si producono. Vivere in prima persona la prima parte della filiera permette di cogliere aspetti inaspettati e di cogliere in modo diverso e più consapevole la seconda parte della filiera, che va dalla tostatura al prodotto in tazza.

È quanto emerge dalle dichiarazioni di alcuni dei partecipanti, come Federica Trombetta di Costadoro che ha osservato «Solo ora, dopo essere nata nel mondo del caffè, posso capire la complessità di questa materia prima! Una materia nobile, piena di sfumature e di persone, di mani che la lavorano e la amano. Fino ad arrivare a Torino, nella nostra torrefazione, per poi essere lavorata e spedita in tutto il mondo. Quante variabili possono esserci per arrivare a quella tazzina che beviamo svogliati, solo ora riesco a percepirle davvero! Ho una nuova visione verso il mondo del caffè e non vedo l’ora di condividerla con tutti».

Da parte sua, J. Marie Carlan, proveniente dagli Stati Uniti, ha dichiarato che «dopo aver visto quanto sia difficile coltivare, raccogliere, lavorare ed esportare il caffè dai Paesi produttori, non riesco più a guardare la mia tazza di caffè allo stesso modo. Vedere il duro lavoro delle persone dietro ogni chicco è stata un'esperienza che mi ha aperto gli occhi. Ho scherzato con i miei compagni di viaggio su come avrei risposto la prossima volta che qualcuno mi avesse detto che il caffè è troppo caro: "Se pensate che sia economico e facile, provate a coltivarlo voi stessi"». Tutti hanno sottolineato la soddisfazione per l’esperienza vissuta, ringraziato Dalla Corte ed espresso il desiderio di contribuire a garantire un futuro prospero al settore del caffè specialty in Costa Rica.

E veniamo ad una rapida visione del viaggio, che è durato una settimana. La spedizione è iniziata con una visita a Coopro Naranjo, nella zona di produzione del caffè della West Valley. Guidati dal direttore generale Mario Arroyo Uder, i partecipanti hanno acquisito informazioni sulle attività della cooperativa e sulla sua dedizione alla sostenibilità e alla tracciabilità. La giornata è proseguita con una visita alla Finca Banyai, dove il team padre-figlio di Sándor Tóth e Márk Tóth ha condiviso la propria esperienza nella coltivazione del caffè.

Nella provincia di Cartago, i partecipanti hanno ammirato le collezioni botaniche di caffè di Catie - Centro agronomico per la ricerca e l’insegnamento superiore, a testimonianza dell'impegno decennale dell'istituzione nella ricerca e nell'innovazione sul caffè. Il viaggio è proseguito con una visita a CoopeTarrazú, la più grande cooperativa di caffè del Costa Rica, dove i partecipanti hanno potuto constatare di persona gli sforzi per migliorare le pratiche di sostenibilità e il benessere sociale.

Il quarto a Las Margaritas, si è sperimentata la tradizione della raccolta del caffè sotto la guida di Emmanuel Solis. A Santa Maria de Dota, i partecipanti hanno esplorato Coopedota, una delle principali cooperative della Paese, e hanno acquisito informazioni sulle certificazioni e sulle pratiche sostenibili, tra cui la produzione di caffè a emissioni zero. Il viaggio è proseguito con le visite alle fattorie La Pira e Don Cayito.

Presso l'Hacienda San Isidro Labrador, il gruppo ha avuto modo di conoscere il concorso Cup of Excellence e di partecipare a una gara di latte art. La spedizione si è conclusa con una visita a Coricafe.s.a, dove i partecipanti hanno avuto modo di conoscere in prima persona il processo di esportazione del caffè, e con un tour a piedi per le vivaci strade di San Jose, immergendosi nel ricco arazzo della storia del caffè e della cultura locale delle selezioni di grado specialty.

Pasqua 2024, le uova dei grandi cioccolatieri italiani

La collezione pasquale di Charlotte Dusart
Non è festa senza l’ovale di cioccolato con sorpresa: ecco le creazioni più belle dei maestri che vogliono rendere omaggio alla festività di primavera

Pasqua 2024 porta con sé tante colombe, ma anche diverse e bellissime versioni dell’immancabile uovo di cioccolato. Un grande classico di cui non tutti ne conoscono la complessità della realizzazione. Infatti, la lavorazione artigianale prevede una serie di accurati passaggi e lunghe tempistiche: dal temperare il cioccolato al colarlo negli stampi, che devono poi essere “girati” a mano per circa 15 minuti per fare in modo che il cioccolato si diffonda al loro interno omogeneamente, creando un sottile e croccante guscio. La fase conclusiva è quella della decorazione, sempre rigorosamente fatta a mano secondo i talenti e gli obiettivi dei vari maestri. La tendenza per la Pasqua 2024 porta i pasticceri e i cioccolatieri ad esaltare l’allegria, a evocare emozioni luminose, dolci e colorate. Come le colombe, anche le uova di alta pasticceria trasmettono brio, creatività, allegria e gioia di vivere. Ecco la selezione di uova di cioccolato di Dolcegiornale.

Bodrato Cioccolato

L'uovo di Bordato
Il laboratorio di Novi Ligure propone due versioni del classico uovo di Pasqua. La prima è al lampone e pistacchio, mentre la seconda è l'uovo petali. Quest'ultimo è una versione artistica che richiama la primavera, abbinandola al piacere del cioccolato. Il design cattura l'essenza della stagione proprio attraverso l'elmento dei petali, dipinti a mano dagli artigiani di Bordato.

Giacomo Boidi - Giraudi

L'uovo di Giraudi firmato da Giacomo Boidi
L’innovazione è il fil rouge che contraddistingue tutte le ricette pasquali della cioccolateria di Castellazzo Bormida (AL). A partire dalla Giraudi Limited Edition “Lunare”, un uovo di vellutato cioccolato fondente 61% arricchito da nocciole trilobate tostate e ricoperte di cremino pralinato, fino ad arrivare al Nido d’ape, un uovo decorato a mano per ricordare i petali di un fiore, con due piccole api in cioccolato accolte all’interno di una nicchia esagonale che ricorda una celletta di un alveare.

Charlotte Dusart

La collezione pasquale di Charlotte Dusart
Quest’anno la Pasqua della cioccolatiera belga Charlotte Dusart, la quinta da quando ha aperto la sua boutique-laboratorio a Milano, s’intitola “Déjeuner à la ferme”, ovvero un picnic chic in fattoria, con uova, galline e coniglietti rigorosamente di cioccolato. Le uova di Pasqua sono disponibili in quattro misure diverse e sono fatte con cioccolato fondente monorigine Madagascar 71% oppure un dolce cioccolato al latte, anche bianco su richiesta. Sono classiche decorate a mano con un raffinato dripping alla Pollock: leggeri spruzzi colorati nei colori rosa, oro, arancione e verde. Dalla misura media in poi sono ripiene di pezzi di cioccolato al latte, fondente e bianco, un misto di dragées e alcuni tartufi ripieni (i gusti sono misti: cremino e arachidi, cremino bianco, cremino e pistacchio, gianduia). La misura più piccola contiene solo dragées.

La Perla di Torino

La linea Uouo di La Perla di Torino
La nuova collezione Uouo firmata La Perla di Torino è la proposta di Pasqua del brand torinese, che per primo lancia sul mercato un uovo di cioccolato ripieno che racchiude un goloso strato di Tartufo di cioccolato. Quattro le sfumature di gusto proposte per la Pasqua 2024, che si ispirano ad altrettanti Tartufi di cioccolato: dal fondente Triple Chocolate al vegano Latte senza Latte, passando per l’irresistibile freschezza di Limoncello e Meringa e l’esplosione di gusto di Pistacchio e Lampone. Il pack richiama l’incarto originale dei diversi Tartufi di cioccolato, elemento distintivo di ogni creazione del brand torinese, ed è confezionato a mano. La sorpresa? Un tartufo di cioccolato all’interno del pack per prolungare il piacere dell'assaggio.

Pino Ladisa

Le creazioni artistiche di Pino Ladisa
La Pasqua di cioccolato firmata da Pino Ladisa per il 2024 omaggia il regno animale. Partendo dai cioccolati Valrhona (Guanaja 70% per le versioni fondenti, il Jivara 40% per quelle al latte e l'Ivoir 35% per le varianti al cioccolato bianco) il pasticcere barese firma una nuova collezione di uova artistiche, corredate da sfiziosi ingredienti aggiuntivi come nocciole caramellate e pezzettini di caramello salato. Inoltre, continua la tradizione dei “salumi e formaggi” dolci, fatti partendo da ingredienti di pasticceria come cioccolato, mandorle, nocciole, cocco e menta fresca.

Tommaso Perrucci

L'uovo di Tommaso Perrucci
Tommaso Perrucci firma un uovo di Pasqua con la sorpresa… nel guscio! Infatti, oltre ai classici al cioccolato bianco 35% con crumble frutti russi e il classico nocciolato, la novità è un uovo tartufato. Realizzato a partire da un cioccolato 72% monorigine Ecuador, crea un guscio al cui centro inserisce un cremino alle arachidi salate e tostate.

Gerla 1927

L'uovo Gold di Gerla 1927
La pasticceria torinese Gerla 1927 cavalca la hit di Mahmood dedicando alla Pasqua 2024 l'Uovo Gold. Il pastry chef Evi Polliotto ha messo tra i due strati di cioccolato fondente un avvolgente cremino alle arachidi profumato con una punta di sale e arricchito da croccanti arachidi caramellate.

Bonfissuto

Per la Pasqua 2024 Bonfissuto affianca alle colombe anche una nuova linea di uova di cioccolato. Tra le novità la ricetta al caramello salato. Si tratta di un uovo realizzato con cioccolato al latte al caramello ricoperto con un crumble al caramello salato che contiene al suo interno una dolce sorpresa.

Paolo Griffa

Paolo Griffa e Hilde Soliani insieme per TulipChoc
Dalla collaborazione fra Paolo Griffa, executive chef dello stellato Al Caffè Nazionale di Aosta, e l’artista dei profumi Hilde Soliani, nasce TulipChoc. Si tratta di un uovo di cioccolato fondente profumato all’essenza “il Tuo Tulipano”. Ispirato da un sogno fatto durante una vacanza sull’isola di Vulcano, il Tuo Tulipano riprende i sentori che rappresentano la Sicilia: arancio, mandarino e bergamotto per comporre un agrumato dolce che si fissa con l’aroma di pesca.

Pasticceria Martesana

L'uovo di Pasqua di Pasticceria Martesana
Non solo colombe per la storica insegna milanese. Tra le novità della Pasqua 2024 c'è anche l'uovo con caramello, arachidi e sale. Ogni uovo è finemente decorato dagli artigiani con l'obiettivo di omaggiare la capacità di modernizzare la storicità della tradizione del cioccolato della bottega meneghina in un gusto ricercato e di tendenza.

Pasticceria Antoniazzi

Le uova Fabergé di Antoniazzi
Per chi non rinuncia alla tradizione dell’uovo di cioccolato, Antoniazzi realizza le iconiche uova artistiche della collezione Fabergè, un omaggio alle celebri opere di gioielleria realizzate come uova di Pasqua e ideate presso la corte dello zar di tutte le Russie da Peter Carl Fabergé. Arricchiscono la collezione l’uovo Essenziale Antoniazzi in finissimo cioccolato fondente con pattern Antoniazzi ritagliato. Presenti anche le uova Rocher disponibili in 3 declinazioni nel formato da 550 gr (finissimo cioccolato al latte con granella di nocciola pralinata, finissimo cioccolato fondente con bastoncini di mandorla pralinata e in finissimo cioccolato bianco al pistacchio con granella di pistacchio pralinata) e nella confezione Degustazione Lusso Antoniazzi con 5 diverse varianti in formato da 300 gr.

Fusto

L'uovo LimOne di Gianluca Fusto
La prima novità della collezione Pasqua 2024 di Gianluca Fusto è l’Uovo LimONE, il primo uovo di Fusto Milano a base di cioccolato bianco, che racchiude due simboli dell’eccellenza italiana: il Limone e la Mandorla. Completano l’opera i decori fatti con i frammenti dell’uovo stesso, che si sovrappongono all’originale in un gioco di forme che è un omaggio all’arte giapponese del Kintsugi, simbolo e metafora di resilienza. La forma dell’UovoWOW! è forse la più complessa: le due metà dell’uovo sono di due cioccolati diversi (una al Latte, l’altra Fondente), separate e contemporaneamente unite da uno strato di Cioccolato biondo caramellato. l’Uovo EVOlution è la proposta gourmet della collezione. Cioccolato Fondente al 74%, Olio Extra Vergine di Oliva, Olive Nere di Nocellara del Belice e biscotto alle Olive nere, con una spolverata finale di polvere d’oro. Altra grande novità, l’Uovo Omaggio a Milano, che deve il nome a una delle ricette più amate della cioccolateria di Gianluca Fusto: una pralina che, grazie al connubio tra Zafferano e Mandorla, rievoca al gusto l’inconfondibile Riso Giallo e Oro, rivisitazione del piatto iconico milanese del Maestro Gualtiero Marchesi.

Pasticceria Marchesi 1824

Una delle uova di Pasqua di Marchesi 1824
Per chi non rinuncia alla tradizione dell’uovo di cioccolato, Marchesi 1824 realizza le classiche uova pasquali con cioccolato al latte monorigine proveniente dalla Repubblica Dominicana al 46% e cioccolato fondente monorigine dell’Ecuador al 74%. Arricchiscono la collezione di Pasticceria Marchesi le uova di Pasqua con elementi floreali e pulcini dipinti a mano con fini decori in alto-rilievo in ghiaccia reale e pasta di zucchero su una base di finissimo cioccolato fondente, al latte o bianco. Inoltre, presentianche le pregiate uova ripiene al gusto gianduja, pistacchio, lampone o caramello salato. Tra queste lo speciale uovo mandorlato che racchiude la migliore frutta secca. L’esterno di cioccolato fondente al 61% è arricchito da un interno al latte e gianduia e un mix di mandorle, pistacchi e nocciole.

Denis Dianin

L'uovo di Denis Dianin
Oltre alle colombe, la Pasqua del Maestro Dianin si completa con le uova di cioccolato al latte e fondente. Da non perdere il particolarissimo Art Uovo - L’uovo inaspettato, in cui un uovo di cioccolato al latte è racchiuso in una camicia di cioccolato bianco sulla quale spicca un “graffio rosso”.

Guido Gobino

Novità di questa collezione le due versioni bistrato latte e pera, fondente e lampone dell’iconico N’Uovo Guido Gobino. Accanto alle colorate uova, al latte o fondente, tornano gli ovetti in sei ricette. Ci sono le tre versioni classiche (fondente 70% monorigine Ecuador Deforestation-free, caramello pralinato e gianduja) e i gusti con morbido ripieno al Fondente 75% con cuore ai frutti di bosco, alla nocciola Piemonte Igp e al pistacchio di Sicilia. Perfetti per un piccolo momento di gusto i mezzi ovetti al cioccolato al Latte decorato con cioccolato bianco, fondente con gruè di cacao impreziosito dal cioccolato al latte, agrumi di Sicilia e sale, fragola, frutti di bosco e cioccolato bianco con gruè di cacao.

Simona Solbiati

Le uova di Pasqua di Simona Solbiati
Pur rimanendo legata alle forme classiche Simona Solbiati ama creare qualcosa di nuovo ogni anno, come il nuovo Uovo Nido: un guscio croccante, lucido e profumato di cioccolato fondente che accoglie al suo interno un simpatico coniglietto di cioccolato al latte. Poi ci sono l’uovo Calimero e l’uovo Bunny, realizzati nelle versioni al latte, fondente e bianco anche nei formati xl. Infine, c'è l’uovo Mongolfiera, realizzato con cioccolato fondente e ricoperto con piccoli cuori rossi di cioccolato bianco e sfere al fondente.

Peck

La collezione di uova di Pasqua da Peck
Novità di questa festività da Peck è il “Chocolate surprise egg”, uno scrigno ovale di cioccolato fondente che racchiude al suo interno un uovo di cioccolato bianco con una dolce sorpresa. Si tratta di piccole praline di cioccolata in tre gusti diversi: yuzu, lampone e Mandorla. A questa versione speciale e alle tradizionali uova, si aggiunge un universo di personaggi di cioccolato ispirate al mondo della fattoria che reinterpretano con ironia l’iconografia pasquale.

Da Nutrifree il Cornetto XL al Pistacchio gluten free in edizione limitata

Cornetto XL al Pistacchio gluten free espositore
Senza glutine, ma anche senza lattosio, e con una delle farciture più amate e di tendenza la novità in edizione limitata che amplia l'offerta per la colazione sicura e inclusiva del marchio dei free from

È dedicata ai bar che vogliono accogliere e coccolare i clienti, soprattutto quelli che hanno particolari necessità alimentari legate a celiachia e intolleranze al glutine e al lattosio, con una proposta per la colazione gustosa e inclusiva la novità di Nutrifree. La novità firmata dal marchio del food free from è il Cornetto XL al Pistacchio, un cornetto soffice e fragrante, dal profilo aromatico delicato, grazie alla presenza del burro, farcito con un’avvolgente crema al pistacchio, gusto, quest’ultimo in cima alle classifiche di gradimento dei consumatori italiani.

Sena glutine e lattosio, il nuovo cornetto è in edizione limitata e ha un’altra peculiarità nel suo formato XL, equivalente a 80 g, 20 g in più rispetto agli altri cornetti farciti Nutrifree. Pronto per il consumo, il prodotto è anche facile e sicuro da gestire per l’operatore bar, grazie al pratico pack monoporzione, che evita qualsiasi rischio di contaminazione.

Una gamma sempre più variegata

Il nuovo arrivato amplia l’offerta di cornetti del brand, che già comprende la versione Classica e i farciti nella varianti al Cioccolato, all’Albicocca e ai Frutti di bosco, e testimonia della continua evoluzione della sua proposta pensata per offrire anche nel fuoricasa un’esperienza del primo pasto del mattino sicura e appagante anche per chi ha problemi di allergia o di intolleranza al glutine. Un target in costante crescita, considerando che attualmente in Italia sono oltre 240.000 le persone con diagnosi di celiachia e più del 50% della popolazione è intollerante al lattosio: saper accogliere le persone con queste problematiche con un’offerta completa e di qualità rappresenta un vantaggio competitivo per il locale, che permette di distinguersi e di attirare un nuovo segmento di clientela.

Per dare un supporto in più al gestore anche su questo fronte Nutrifree ha realizzato e fornisce degli espositori da banco di grande appeal visivo, che per quanto il Cornetto XL al Pistacchio è costituito da un display box da 10 confezioni.

Pasqua 2024, le colombe artigianali dei grandi pasticceri d’Italia – seconda parte

Continua la rassegna dei grandi lievitati di primavera su e giù per l’Italia: ecco le versioni tradizionali e creative da non perdere

Pasqua 2024 è alle porte. I motori delle impastatrici di tutti i pasticceri d’Italia sono caldissimi e pronti a dare vita a colombe creative e tradizionali di grandissimo livello. C’è chi reinterpreta la ricetta tradizionale in nuove forme e ricette e chi, invece, resta fedele alla tradizione. Dopo una prima ricognizione, ecco la seconda parte della selezione di Dolcegiornale delle migliori colombe per la Pasqua 2024.

Fusto

La ColombaLinda di Gianluca Fusto
Innovare significa ridisegnare i confini della tradizione, guardare al cambiamento forti di un’esperienza in continua evoluzione. È questo il filo conduttore della Collezione Metamorfosi, un concept inconsueto per creazioni dolci e salate che il pasticciere e cioccolatiere Gianluca Fusto e la creative director Linda Massignan hanno ideato per celebrare la Pasqua 2024. Tra le colombe proposte non manca la ColombaLinda (limone e albicocca), affiancata dalla ColombaGian, arricchita con arancia di Sicilia candita e cioccolato gianduja. Entrambe sono disponibili in soli 250 pezzi.

Bonfissuto

La colomba al caramello di Bonfissuto
Per la Pasqua 2024, la pasticceria di Canicattì propone due nuove colombe artigianali che raccontano il territorio siciliano: la colomba mela e limoncello con limoni di Sicilia e la colomba al caramello salato con sale di Mozia, pregiato sale marino naturale ottenuto per evaporazione dell'acqua incontaminata delle saline della Laguna nella mitica isola punica delle Egadi.

Ciacco

La colomba di Stefano Guizzetti
Stefano Guizzetti omaggia la Pasqua con la sua idea di colomba. Oltre alla versione classica, da Ciacco è possibile acquistare la lamponi e pistacchio (con glassa al pistacchio, lampone semi candito e crema al pistacchio di Bronte firmata Ciacco che viene siringata nell’impasto solo prima dell’assaggio, grazie allo speciale tubetto in dotazione) e la versione albicocche e cioccolato (con albicocche candite e le gocce di cacao che, come la copertura, sono di cioccolato fondente di Colzani, un mono origine Uganda 60% intenso e aromatico).

Pasticceria Martesana

La proposta pasquale di Pasticceria Martesana
Anche quest'anno tornano le colombe di Pasticceria Martesana. Oltre alla versione tradizionale, presenti in store anche la versione al cioccolato e frutti rossi e la Colomba dell’Enzo, versione pasquale del Panetùn de l’Enzo, omaggio a un’icona della pasticceria austriaca.

Forno Brisa

La Bolomba di Forno Brisa
Forno Brisa rilancia la Bolomba, una rivisitazione salata del tradizionale dolce pasquale, dall’autentico sapore emiliano. Un omaggio a Bologna, la città che ha ispirato e nutrito la passione del forno fin dalla sua fondazione. A rendere unico questo lievitato sono le materie prime selezionate dal team di Brisa, da sempre attento a valorizzare le piccole realtà artigianali attente alla filiera o con cui condividono valori: il Parmigiano Reggiano è di Caseificio Rosola di Zocca e la Mortadella del laboratorio artigianale bolognese, Artigian Quality. Oltre alla Bolomba, negli store e sull'e-commerce sono in vendita le varianti Classica, Gianduia autoprodotto e due declinazioni vegan friendly, una dolce e una salata. Nello spaccio in Bolognina, inoltre, anche quest'anno sono in vendita le Brutte ma Buone, ovvero quelle colombe imperfette a livello estetico per chi ha il cuore green.

Pasticceria Antoniazzi

La colomba con ovette di Pasticceria Antoniazzi
A Mantova il cognome Antoniazzi è sinonimo di eccellenza e qualità nell'alta pasticceria artigianale. Fondata nel 1968 con un primo laboratorio a Bagnolo San Vito (MN), per la festività di primavera il brand propone la colomba classica, quella all'albicocca, al cioccolato, al pistacchio e ciliegie e le colombe decorate. Queste ultime sono ricoperte da cioccolato artistico e zucchero in versione Artistica, Fabergè e con ovette.

Luigi Biasetto

La colomba al caramello e fior di sale di Luigi Biasetto
Il maestro Luigi Biasetto firma la sua offerta pasquale a base di grandi lievitati, proponendo la colomba classica e quella in versione cioccolato e albicocca. Ma la novità 2024 è la colomba al caramello e fior disale. L'impasto realizzato a partire da lievito madre incontra i due ingredienti principali e un bland di vaniglie. Ad arricchire e impreziosire ci pensa la regina delle nocciole, la Tonda Gentile delle Langhe.

Pasticceria Marchesi 1824

La colomba decorata a mano di Marchesi 1824
La collezione pasquale di Pasticceria Marchesi 1824 comprende i classici lievitati sia in versione tradizionale che decorate a mano. In occasione del 200esimoanniversario, le dolci creazioni del Pastry Art Director Diego Crosara rappresentano un mondo bucolico dando vita a un’atmosfera sognante adatta a grandi e piccini. Oltre alla Colomba Classica, Marchesi 1824 presenta tre nuove varianti nel formato da 1 kg: quella al pistacchio e limone con crema al pistacchio, la versione cioccolato, gianduja e arancia, e quella albicocca, zenzero e amaretti.

Salvatore De Riso

La colomba di Sal De Riso
Il pluripremiato pasticcere porta sulla tavola pasquale le sue colombe. Due novità è per la primavera 2024: la colomba al caramello e quella albicocca e amaretto, farcita con albicocche candite e con una glassa all’amaretto. Inoltre, dopo il grande successo di Natale, anche a Pasqua vengono presentate due limited edition solo nel formato da 500 gr per la linea “Raggi di Sole”, dedicata ai lievitati senza glutine e senza lattosio. La proposta vede protagoniste la Mandorlata, farcita con bucce d’arancia candite e glassa di mandorle e la Cioccolato e Arancia, farcita con gocce di cioccolato fondente 60%, cubetti d'arancia candite e glassa alle mandorle.

Andrea Tortora

L'uovo di Tortora
Andrea Tortora ha dato il suo nome alla creazione dedicata alla Pasqua 2024, presentando l'uovo di Tortora. Il croccante guscio glassato, ricco di mandorle e nocciole, vivacizza l'impasto di grande leggerezza. Le note burrose di vaniglia si alternano armoniosamente con quelle briose d’arancia candita. Presente anche nella versione olio, albicocca e mandarino.

Denis Dianin

La colomba classica firmata da Dianin
Un anno di conferme per il maestro Denis Dianin, che conferma l'intera gamma dei grandi lievitati primaverili, proponendo la colomba classica con canditi di arancia, la versione arancia e pesca, quella albicocca, cioccolato bianco e caffè, la ricetta albicocca, mandorla e zenzero, quella cioccolato bianco, amarena e limone, e infine la versione cioccolato bianco, arancia, limone e fave di Tonka.

Vincenzo Donnarumma

Vincenzo Donnarumma e la sua colomba
I lievitati pasquali di Vincenzo Donnarumma nascono tutti grazie a Gennarino, il lievito madre usato in laboratorio. Le proposte per Pasqua 2024 comprendono la versione classica, la multicereali, la nocciolata, la Vesuviana (con albicocca "Pellecchiella" del Vesuvio, cioccolato bianco belga e fava Tonka, glassata con mandorle e granella di zucchero). Un omaggio al Sud Italia è la colomba Mediterranea con fragoline di bosco e glassata con cioccolato bianco, pasta di pistacchio di Sicilia e ancora pistacchi caramellizzati, accompagnata da un pregiato vasetto di crema al pistacchio. Novità di quest'anno, dopo il successo del panettone dello scorso Natale, è la colomba Campana con Mela Annurca IGP e cannella.

Mamm

Il kit picnic di Mamm
La pasticceria pugliese a Udine lancia un kit speciale pensato proprio per i picnic di Pasquetta. In questa limited edition ci sono la colomba a base di olio extravergine di oliva del frantoio Mancino di Gioia del Colle (BA), la birra artigianale di Mamm, ottenuta utilizzando il pane avanzato dalla produzione quotidiana del panificio e i nuovi tarallini del forno. Oltre al kit di Pasquetta, nello store e sull'e-commerce sono sempre disponibili la colomba Classica, quella ai Quattro Cioccolati e la colomba Zero senza canditi per soddisfare anche tutti coloro a cui non piacciono. Parte del ricavato dalle vendite pasquali, quest'anno sarà devoluto a sostegno del collettivo Breastfast Club di Udine, impegnato nella prevenzione del tumore al seno.

Forme Restaurant

La colomba di Forme Restaurant
Il ristorante bresciano, la cui cucina è affidata alla giovane e talentuosa chef Arianna Gatti, propone due versioni di colomba, entrambe in vendita sul proprio e-commerce: la classica e quella all’albicocca con cioccolato caramellato. Entrambe le versioni sono preparate al naturale e senza conservanti.

Davide Longoni

Dai canditi di arance calabresi al lievito madre e il miele di agrumi, anche quest’anno Davide Longoni e il suo team valorizzano l’intera filiera attraverso il lievitato della Pasqua. A lanciare le colombe del panificio gli slogan “Milano fa la pace” e “Milano è di tutti”, stampati sul packaging disegnato da Gianluca Cannizzo. Per Longoni, infatti, questo non è solo un dolce delle feste, è anche un messaggio positivo, simbolo di una città aperta e inclusiva. Disponibile solo nella versione classica.

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