Home Blog Pagina 506

La mostra di Fondazione Barilla contro lo spreco alimentare

spreco alimentare Fondazione Barilla

Il prossimo 5 febbraio si celebra la giornata contro lo spreco alimentare. Un fenomeno, purtroppo, di proporzioni enormi, considerando che circa un terzo del cibo prodotto a livello globale non viene mangiato, ma viene gettato via o si perde lungo la filiera: una quantità sufficiente a sfamare 4 volte le oltre 820 milioni di persone malnutrite o che non hanno accesso al cibo nel mondo. Anche in Italia la quantità di cibo che viene gettata è piuttosto elevata, circa 65 kg per abitante. Uno spreco di alimenti che si traduce anche in spreco di risorse naturali, basti pensare che solo la frutta e verdura che buttiamo ogni anno, i prodotti più gettati, per essere prodotta, ha richiesto oltre 73 milioni di metri cubi di acqua, la stessa quantità che potrebbe soddisfare il fabbisogno di acqua potabile di tutti gli abitanti della Lombardia. Per sensibilizzare i cittadini su questo tema Fondazione Barilla ha organizzato a Parma la mostra Noi, il cibo, il nostro Pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile.

mostra spreco alimentare Fondazione BarillaCreata in collaborazione con National Geographic Italia, Sustainable Development Solutions Network Mediterranean, Madegus e Civicamente, col contributo di un comitato scientifico multidisciplinare, la curatela di Codice Edizioni e il patrocinio del Comune di Parma, la mostra, gratuita e aperta fino al prossimo 13 aprile, nasce per mettere evidenziare il ruolo fondamentale che la cultura del cibo riveste nell’evoluzione della nostra società e come scelte alimentari più sostenibili, dalla produzione al consumo, possano favorire il nostro benessere e, più in generale, quello del Pianeta.

Tutto ciò attraverso un percorso espositivo digitale e multidisciplinare che si sviluppa in più parti. Si comincia con l’area interattiva presso gli spazi della Galleria San Ludovico, dove si parte per un viaggio virtuale che punta a evidenziare i paradossi globali del sistema alimentare, quali fame vs obesità, perché per ogni persona malnutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso, cibo vs carburante, considerando che un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per produrre i biocarburanti, nonostante il problema della fame e della malnutrizione, e spreco vs fame, che sottolinea l’entità dello spreco a fronte delle oltre 820 milioni di persone malnutrite in tutto il mondo.

Fondazione Barilla mostra spreco alimentare
Uno degli scatti esposti: una donna Yupik accanto al pesce essiccato lungo il fiume Kuskokwim, nell’Alaska Occidentale

Al tempo stesso vengono esplorate anche i legami che il cibo ha con il mondo che ci circonda, analizzando il rapporto tra cibo e cultura, cibo e città e del legame tra cibo e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, fino alla sezione dedicata al Piatto Virtuale, che permette di scoprire se la nostra dieta è effettivamente sostenibile, per noi e per l’ambiente.

Il percorso prosegue nella seconda area della mostra, presso i Portici del Grano, dove sono esposti gli scatti realizzati da fotografi di National Geographic Italia e dedicati ai mille volti delle culture del cibo nel mondo. Infine, una terza area dedicata ai ragazzi e alle scuole, con laboratori e momenti ludico didattici pensati per consolidare ulteriormente le loro le loro conoscenze sul tema.

Come partecipare

La mostra Noi, il cibo, il nostro Pianeta si tiene presso la Galleria San Ludovico a Parma (Borgo del Parmigianino, 2). È gratuita ed è visitabile tutti i giorni fino al 13 aprile. Per le prenotazioni e altri dettagli, visitare il sito: www.noiilciboilpianeta.it/parma2020

Non solo cocktails, il co-working della miscelazione

Non solo Cocktails
Mattia Pastori e Alessandro Melis, "anime" del nuovo spazio di formazione Non solo cocktails-La scuola

Unire le forze: è il punto di partenza da cui è nata Non solo Cocktails-La scuola, ma anche l'obiettivo a cui puntano. A unire le forze sono stati Mattia Pastori e Alessandro Melis, professionisti di lungo corso che hanno scelto di creare un luogo dedicato alla crescita e allo sviluppo professionale dove anche i bartender potessero a loro volta unire le proprie forze. Non solo una scuola di formazione per bartender, baristi e co. ma uno spazio di condivisione dove venire a studiare, fare ricerca, provare, sperimentare e confrontarsi.

«Vogliamo portare nuova linfa vitale al bartending - spiega Mattia Pastori - cercando di allargare gli orizzonti dei professionisti di casa nostra. Per questo da un lato puntiamo a portare in Italia i migliori professionisti a livello internazionale e dall'altro a sviluppare le competenze legate all'ospitalità e alla gestione».

Corsi, masterclass e aperitivi

Tre i principali ambiti su cui si articolano le attività dello spazio: dai classici corsi, rivolti sia a bartender che a baristi e con un occhio di riguardo ai temi dell'ospitalità, le masterclass con grandi nomi della miscelazione nazionale e internazionale (alcune gratuite, come la giornata dedicata ai 5 migliori bartender del Sud America andata in scena a ottobre, altre a pagamento) e l'aperitivo dinamico, un format per Cocktail lover che punta a far "creare il proprio drink" a tutti quelli che vogliono cimentarsi a casa propria con shaker&co.

Ma la vera innovazione è offrire gli spazi della scuola come un luogo di co-working: «Puntiamo a diventare un punto di riferimento per professionisti e team che vogliono venire per studiare, provare le attrezzature, mettere a punto un menu, confrontarsi con altri colleghi - spiega Mattia Pastori -. Abbiamo fissato una membership annuale, che costa circa come Netflix (9,97 euro al mese, ndr) e permettere di utilizzare questi spazi».

Quanto ai corsi di mixology, si spazia dal Classic bartender (il percorso base) al Modern bartender (per approfondire le tecniche più innovative ma anche per fissare le basi del mestiere di head bartender), al Bar management.

A lezione dal Nottingham Forest

Il prossimo corso pronto a partire è una chicca: tre giorni a lezione di Modern Bartender con lo staff del Nottingham Forest, dal 10 al 12 febbraio: un'occasione unica per conoscere le alchimie del lavoro di Dario Comini.

Sempre a febbraio (18 e 19) Ci sarà Antonio Esposito a insegnare i segreti degli home made, mentre a maggio sarà la volta di Terry Monroe con una masterclass di tre giorni dedicata alla Speziology, la miscelazione con le spezie.

Dalla miscelazione all'ospitalità

Non di sola tecnica vive la miscelazione: per questo la scuola propone anche approfondimenti legati alla gestione del locale. Come la Master Class Ospitalità che terrà Mattia Pastori il 24 e 25 marzo o la tre giorni sul Bar Management di Fabio Bacchi (6-8 aprile).

Caffè Cagliari, un nuovo blend bio per festeggiare

Caffè Cagliari
La sede della torrefazione Caffè Cagliari e la latta di Puro 44 bio, lanciata per festeggiare i 110 anni di attività
La modenese Caffè Cagliari celebra i 110 anni di attività con eventi e iniziative, e lancia la nuova miscela biologica Puro44

Sono 110 gli anni di attività che Caffè Cagliari ha festeggiato nel 2019, con un susseguirsi di manifestazioni e iniziative, culminate nella festa di compleanno “Notte d’aroma” del 15 maggio. In questa occasione lo storico stabilimento in via Emilia Est a Modena ha aperto le porte a clienti, collaboratori e alle tante persone vicine alla torrefazione, che hanno potuto effettuare visite guidate nel reparto produttivo per scoprire i passaggi dal caffè verde alle miscele che si gustano ogni giorno al bar, a casa, in ufficio.
«È sempre un piacere - afferma Alessandra Cagliari, amministratore delegato di Caffè Cagliari - cogliere il grande interesse dei clienti e del pubblico nei confronti della nostra torrefazione quando organizziamo le giornate a porte aperte. Per noi considerare il barista e il cliente finale come parte della nostra famiglia è un percorso naturale che ci fa sentire vicino alle persone».

Il taglio della grande torta di anniversario ha visto vicini Alberto Cagliari e la figlia Alessandra, che ha raccontato la storia aziendale che prosegue da quattro generazioni: ad avviarla nel 1909 fu il bisnonno Ambrogio che, tornato dal Brasile dove si era innamorato del caffè, aprì in Piazza Grande la prima bottega per la tostatura e la degustazione di caffè. Da allora, passione ed esperienza, tradizione e innovazione contraddistinguono la storia aziendale.
«Abbiamo deciso di lasciare un segno di questa ricorrenza con Puro 44, una nuova miscela 100% Arabica da agricoltura biologica - continua Alessandra Cagliari -. Il numero 44 si riferisce ai cromosomi della varietà Arabica, il doppio della Canephora, più conosciuta come Robusta. Negli ultimi anni l’ambiente fa molto parlare di sé e i consumatori sono più attenti e sensibili alle tematiche ambientali. La nuova miscela, destinata al canale professionale, è un blend raffinato di origini di caffè a basso contenuto di caffeina, che provengono da piantagioni del Centro e Sud America, coltivate secondo gli standard dell’agricoltura biologica, sfruttando la naturale fertilità del terreno. L’espresso che ne risulta è piacevole e molto particolare: in tazza si colgono note di cioccolato e caramello, tipiche del Guatemala, e gli aromi agrumati che caratterizzano i caffè colombiani».

Tra i prodotti di punta della storica torrefazione modenese, le miscele Superoro ed Espresso Bar sono confezionate con una speciale valvola monodirezionale ad alta pressione che non consente la fuoriuscita dei gas che il caffè sviluppa dopo la tostatura. Grazie a ciò si crea all’interno della confezione un ambiente saturo di aromi naturali emanati dal caffè, che così conserva a lungo le proprie caratteristiche organolettiche.
Gli studi effettuati confermano che la valvola ad alta pressione garantisce un più elevato indice di freschezza rispetto a quella tradizionale e comporta una minore ossidazione dell’atmosfera contenuta nella confezione. È un pack che si distingue per la fisionomia a palloncino, in cui i gas che si sprigionano dopo la tostatura proteggono i chicchi di caffè.

Kühbacher, la birra dello stambecco con radici bavaresi e cuore italiano

Abbraccio di Birre Kühbacher sulle nevi del Monte Rosa in Val d'Aosta
Abbraccio di Birre Kühbacher sulle nevi del Monte Rosa in Val d'Aosta

Dal 1862 Birra Kühbacher è prodotta in Baviera, nel castello di Kühbach dalla famiglia Von Beck-Peccoz, il cui ramo italiano ha origini in Valle D’Aosta, a Gressoney-Saint Jean, e ne cura la distribuzione nella nostra Penisola.

La prima produzione di birra a Kühbach risale addirittura all'anno 1.011 dC per iniziativa delle monache del convento benedettino San Magnus di KüHbach, a nord-ovest di Monaco di Baviera. Distrutto una prima volta nel 1160, e in seguito durante la sanguinosa Guerra dei Trentanni (1618-1648) tra cattolici e protestanti che coinvolse tutta l'Europa Centrale, il monastero mantenne la produzione di birra fino al 1803, quando fu confiscato per effetto della secolarizzazione dei beni ecclesiastici durante il periodo napoleonico. Nel 1839 Massimiliano duca di Baviera costruì un nuovo birrificio all'interno del ricostruito castello che nel 1862 fu acquistato dall'imprenditore siderurgico Joseph Anton Beck-Peccoz che proseguì la produzione birraria.

Da oltre 150 il bene è in mano della famiglia Beck-Peccoz, appartenente alla comunità Walser di origine germanica che nel dodicesimo secolo si insediò nella regione alpina, tra Vallese svizzero e Valle d'Aosta. La famiglia Beck-Peccoz può vantare una doppia nobiltà, quella Freiherr conferita da Ludwig Re di Baviera nel 1840, seguita dopo un paio d'anni da quella di Baron de Peccoz da parte dei Savoia.

Un legame con la casata piemontese durato a lungo e molto forte (rinforzato anche a base di battute di caccia) tanto che la Regina Margherita (consorte di Re Umberto I°) volle costruire a fine Ottocento una dimora a Gressoney-Saint-Jean proprio per poter frequentare più spesso la famiglia dei baroni Beck-Peccoz ivi residente, e dove per anni era stata ospite nella loro villa di famiglia (ora di proprietà della Comunità montana e denominata “Villa Margherita” in suo onore).

Come stemma araldico è stato scelto lo stambecco, possente animale selvatico erbivoro dalle lunghe corna corrugate, diffuso da sempre in tutto l'arco alpino, abituato a pascolare fino a grandi altezze, anche oltre i duemila metri. Stemma araldico che è poi transitato nell'insegna della birreria di Kühbach. Preda ambita dai cacciatori alpini per le scenografiche corna da appendere alla parete, lo stambecco è stato salvato dall'estinzione per intervento del Re d'Italia Vittorio Emanuele II° che fece radunare gli ultimi esemplari per il successivo ripopolamento in una riserva in Valsavarenche (Valle d'Aosta).

I due rami della famiglia, quello bavarese di Kühbach e quello valdostano di Gressoney-Saint-Jean, sono rimasti da sempre molto legati tra loro, rinsaldati anche dalla festa popolare di Birra Kühbacher organizzata ogni anno a Gressoney-Saint-Jean nel giorno di San Giovanni (24 Giugno) patrono del paese. Nel 2014 i cugini Egon e Umberto Von Beck-Peccoz hanno deciso di aprire una filiale Kühbacher in Italia, con sede a Rho, nei pressi di Milano, per gestire direttamente le esportazioni della birra bavarese di famiglia, presente ormai in quasi tutta la Penisola.

 

La produzione birraria è da sempre fedele all'Editto di Purezza bavarese del 1516, il celebre Reinheitsgebot del Duca di Baviera Guglielmo IV, che prevede l'impiego unicamente di acqua, malto d'orzo, luppolo (e lieviti), nato in verità per impedire l'impiego di frumento, cereale nobile da pane il cui raccolto era stato in quell'anno particolarmente disastroso. Oggi, la gamma Kühbacher è particolarmente ricca, composta da 13 prodotti non pastorizzati come:
Lager Premium (4,8%)
Pils Premium (5%)
X-Weizen (5,3%)
Festbier (märzen 5,8%)
Peccator Doppelbock (7%)
Red Doppelbock (8,5%)
Hell (chiara 4,8%)
Export (chiara 5,5%)
Josefi Bier (ambrata 5,5%)
Schloss Weizen (5,5%)
Schloss Weizen Dunkel (scura 5,5%)
1862 Kellerbier (märzen non filtrata 5,8%)
Radler (7%).
I formati sono diversi e vanno dalle bottiglie da 33 e 50 cl (riciclabili) alle magnum con tappo meccanico, ai fusti da 5, 10, 20 e 30 litri.

 

 

 

Semplice ed elegante: il San Valentino di Peck by Reposo

Peck_SanValentino (2)

Per la festa degli innamorati, l'alta pasticceria dà il meglio di sé. E non è da meno la sezione "dolce" della storica gastronomia gourmet di Milano, Peck. Il team guidato dal talentuoso pastry chef Galileo Reposo ha pensato sei diverse proposte dolci realizzate a mano. Prodotte negli storici laboratori di via Spadari, selezionando le più pregiate materie prime, come le fave di cacao provenienti da piantagioni equatoriali, sono 6 idee regalo originali, che reinterpretano i classici doni di San Valentino. I dolci sono disponibili presso i negozi Peck in via Spadari, via Salvini e CityLife a Milano.

Ecco le sei proposte ideate da Galileo Reposo.

L'offerta del ristorante a Citylife: food pairing con i cocktail di Riccardo Brotto

Per la festa degli innamorati Peck CityLife - che è anche ristorante, enoteca e cocktail bar - propone una speciale degustazione ideata per San Valentino. Il bar tender Riccardo Brotto ha creato due cocktail "accoppiati", che si completano e specchiano l'uno nell’altro. Sono Bonnie & Clyde, ispirati alla celebre coppia di malviventi-amanti. Il primo ha un gusto morbido e delicato ed è preparato con vodka, bacche di goji, liquore Chambord, spuma di champagne, succo di mirtillo nero e mango piccante. Il secondo è più robusto e corposo, ed è realizzato con whisky, mango, caffe, pepe e fiori di camomilla. I cocktail sono accompagnati da un tagliere che propone una selezione di affettati e formaggi. Dolce, naturalmente, la chiusura del menu di San Valentino del ristorante. Il dessert Rose Passion, a base di fragole e rosa con crema montata al cioccolato bianco e vaniglia, appositamente creato dal Pastry Chef Peck Galileo Reposo, chiude in bellezza la serata speciale.

La bar station di Alpex debutta a Hospitality

Alpex di Fonte Plose debutta a Hospitality di Riva del Garda (Tn) con una bar station dedicata. La nuova linea di acqua toniche e bevande sodate premium dell'azienda di Bressanone (Bz) è pensata per l'alta miscelazione

Debutto con i fiocchi per Alpex, la nuova linea di toniche e altre bibite sodate premium di Fonte Plose, che si presenta a Hospitality a Riva del Garda in programma dal 2 al 5 febbraio. A riguardo, nello spazio espositivo di Fonte Plose (PAD. C3 - Stand E01) è stata allestita una “bar-station” ad hoc dedicata alla degustazione delle nuove referenze Alpex in purezza o potendo scegliere dalla “drink list” ideata per l’occasione.

Fonte d'ispirazione per nuovi cocktail 

Acqua Tonica Indian Dry, Acqua Tonica Italian Taste, Ginger Beer, Ginger Ale e Soda Water sono infatti i protagonisti dei nuovi cocktail realizzati sul momento da un bartender sempre a disposizione per illustrare le caratteristiche di ogni prodotto Alpex, ciascuno dotato infatti di un carattere proprio e allo stesso tempo versatile nella valorizzazione di spirit e cocktail alcolici e analcolici. Tra i signature cocktail in degustazione: "Alpex Salato" con Gin Capricius, "The Spicy Apple" e il "Gin Tonic Alpino" dove Alpex Indian Dry Tonic Water ha sposato il Gin Roner Z44. Dopo Hospitality nuovi appuntamenti attendono Alpex che si appresta a “scalare” i banconi dei migliori bar d’Italia ed Europa, andando a completare la ricca offerta di bevande premium che contraddistingue il marchio Fonte Plose.

 

Bottega Nazionale, operazione semplicità

Bottega Nazionale
L'esterno della Bottega Nazionale, ristorante e cocktail bar di Chiavari
Valorizzare il genius loci attraverso un format contemporaneo che coniuga cucina e miscelazione è la sfida di Bottega Nazionale a Chiavari. L'idea in più? Una drink list-racconto

Nell’Italia degli 8.000 comuni, i format originali non sono più solo ad appannaggio delle grandi città. Prendiamo la Bottega Nazionale, tra i portici di Chiavari, a pochissimi metri dalla via principale, quella che i locali chiamano con affetto caruggio (vicolo, in dialetto). È una riuscita contaminazione tra ristorante, street food, cocktail bar. Non si fa fatica a scoprire, però, che dietro c’è la visione di persone che hanno girato il mondo. Su tutti Francesco Leoni, da oltre vent’anni nel settore, rientrato “a casa” dopo importanti esperienze tra Londra, Dubai e Melbourne. Con lui, i soci Aligi Cavagnaro e Nicola Dondero, che nel 2014 hanno fondato Leoni Group. Oggi sono quattro le attività dell’azienda: Bottega Nazionale, appunto, ma anche il Circolo dello Sport, la gestione dello Yacht Club Italiano di Portofino e il Leoni Training Lab.

Lo street food come "grimaldello"

Bottega Nazionale, dicevamo. Il nome è già un programma: la bottega richiama l’anima più profonda e vitale di ogni agglomerato urbano, l’aggettivo nazionale in qualche modo allarga gli orizzonti. All’interno, è una crasi di materiali del territorio: le cementine (piastrelle) che decorano la zona bar, il legno d’ulivo, il marmo, l’ardesia, nonché cimeli originali del bisnonno di uno dei soci. È un’atmosfera che non lascia indifferenti. Ma è bello anche prendere posto nel dehors, sotto i portici di pietra. «Qui si viene per un aperitivo, per una sosta veloce, oppure per una cena - racconta Francesco Leoni -. Lo street food è il grimaldello che allarga l’offerta. In tanti vengono per un cocktail accompagnato da un piattino, ad esempio un cono di totanetti o acciughe fritte, e poi si fermano a cena. Lo street food è anche un modo per non dire di no, quando i tavoli sono pieni».
Tre le parole chiave del menu, curato dallo chef Gianluca Lucchi: semplicità, varietà e nazionalità. «C’è un focus sulla cucina ligure, e poi un lavoro sulla tradizione, non solo locale, riletta nelle ricette e nelle presentazioni.
Ad esempio, le trenette al pesto sono servite all’interno di un vero mortaio. Nel menu, che cambia stagionalmente ed è ridotto nelle proposte per offrire sempre freschezza e qualità delle materie prime, si alternano carne, pesce e piatti vegetariani».

La carta dei drink si ispira al cinema

Anche la carta dei cocktail, curata dall’head barman Nicolò Pieri, riserva non poche sorprese. «Eravamo partiti da una busta e una cartolina, col tempo abbiamo aumentato la sua dimensione. Perché lo storytelling è fondamentale: nella carta trovano spazio la descrizione del bicchiere, un’idea dei sapori che si troveranno nel drink, ma anche qualche cenno storico». Sono 15 i cocktail in carta, tutti signature, e 3 i mocktail. «Ogni nome è ripreso da vecchi pezzi d’arte cinematografica, perlopiù italiana. Quest’estate abbiamo pescato anche dai tormentoni estivi: canzoni che hanno lasciato traccia indelebile nella memoria collettiva».

Un esempio di storytelling? “L’Eccezziunale veramente” è così descritto: “Dolce e fruttato. Mmmm, che idea bizzarra, ma aguzza shakerare insieme marmellata di ciliegie, Cachaça brasileira, succo di lime e poi certo... non può mancare un eccezziunale vermouth bianco ...”.
La filosofia di miscelazione è abbastanza chiara: la semplicità vince su tutto. «Generalmente usiamo pochi ingredienti e pochissime preparazioni home made, perché secondo noi c’è un mercato talmente vasto di prodotti certificati che farseli in casa è controproducente per svariati motivi». E per la gestione della bottigliera? «La nostra politica è non affollare magazzino e bottigliera, bensì creare un ciclo, grazie alla comunicazione con i fornitori, di offerte e prodotti diversi. Ciò garantisce un’offerta dinamica». Con un occhio al drink cost, anche perché siamo pur sempre in provincia, e i prezzi per cocktail oscillano tra i 7 e gli 8 euro.

Con Roman Breakfast la pizza si unisce al caffè da 180g

Roman Breakfast @Romedia Studio

«Nel momento in cui ti viene servita la odori, avverti il caffè; quando la mangi scopri che ogni ingrediente è bilanciato e il caffè non sovrasta il resto; si avverte quando si masticano i suoi pezzetti in superficie». Così Federico Lucas Pezzetta di #coffeeandlucas  descrive Roman Breakfast, risultato dell’unione di due simboli dell’offerta culinaria italiana quali sono pizza e caffè. Una sua idea realizzata grazie alla collaborazione con Jacopo Mercuro, pizzaiolo di 180g Pizzeria Romana. Non è stato utilizzato un caffè qualunque, ma uno specialty di Ditta Artigianale di Francesco Sanapo. La nuova proposta fa il suo debutto in tavola in questo weekend.

Il caffè di Ditta Artigianale macinato manualmente su Roman BreakfastVista da vicino. Roman Breakfast è composta da una base bianca, lardo speziato e affumicato, crema di uovo aromatizzata al caffè, conciato di San Vittore e caffè in grani. Quest’ultimo è un Finca la Colombia di Ditta Artigianale, naturale, coltivato a 1700-1900 metri con sentori di fragola, caramello e cioccolato al latte. Viene macinato con due granulometrie: una fine per aromatizzare e “perdersi” nella crema di uovo e una più grossolana, con una consistenza simile allo zucchero di canna, che viene spolverato sulla pizza dando un effetto “crunch” durante la masticazione: sorprende, rilascia un poco di aroma senza sovrastare il buon gusto della preparazione. «Il caffè si sposa benissimo con il lardo su cui ricade con la macinatura più grossolana e all’interno della crema di uovo: sono ingredienti che lo ammorbidiscono. L’armonia del piatto è data dal bilanciamento di ogni ingrediente in cui non si hanno gusti che si sovrastano» riprende Pezzetta. 

L’idea trae spunto dall’english breakfast, la colazione tipica anglosassone in cui al gusto del caffè si uniscono cibi sostanziosi come uova e carne, che qui viene rivisitata in chiave romana con prodotti tradizionali e tipici del territorio. L’obiettivo di questo progetto è quello di portare sempre più gente ad avvicinarsi al mondo dello specialty anche attraverso la gastronomia: «Penso sia interessante e anche divertente l’idea di contaminare con uno specialty situazioni che non sono da coffee nerd - conclude Pezzetta -; di qui una pizza che ha uno specialty coffee come ingrediente in un locale dove le persone non vengono per il caffè». 

In scena a Solobirra la sfida tra birre artigianali e tra etichette originali

Solobirra 2020

Saranno svelati domenica 2 febbraio i vincitori dei due contest lanciati da Solobirra, l’area speciale dedicata al mondo della birra artigianale di Hospitality, il salone dell’accoglienza in programma a terrà a Riva del Garda (Trento) fino al 5 febbraio.

Due concorsi tecnici nati per valorizzare le eccellenze brassicole artigianali sotto tutti i punti di vista e che hanno riscontrato un gran numero di adesioni. Il primo, anch’esso dal nome Solobirra, premierà infatti le migliori birre artigianali sotto il profilo della tecnica e del gusto. Ben 303 le referenze, tutte italiane, in gara nelle 26 diverse categorie brassicole, per lo più firmate da piccole realtà del Nord della Penisola, ma con una presenza significativa, circa il 25%, anche dal Centro e dal Sud, territori dove l’emergere delle produzioni artigianali è più recente.

A decretare le primi tre classificate per le varie categorie, una giuria composta da 22 esperti del settore e coordinata da Romano Gnesotto, consulente di Solobirra e sommelier Ais, che attribuirà anche il premio speciale alla miglior Birra dell’anno 2020.

Numeri importanti anche per il secondo contest, Best Label, che invece premia la creatività del pack, più nello specifico dell’etichetta, e i visual più originali. In questo caso a concorrere per i tre gradini del podio saranno 97 etichette, non solo italiane: a concorrere per i primi tre gradini del podio ci sono infatti anche creativi di oltreconfine, con diversi studi grafici di Croazia, Repubblica Ceca e Svizzera.

Numeri che nel loro complesso testimoniano l’interesse verso un settore che in Italia, secondo i dati dall’Annual report 2018 di AssoBirra, l’associazione dei birrai e dei maltatori, conta 862 aziende tra microbirrifici e brewpub e dà lavoro a circa 3.000 addetti, con una produzione annua pari a 504.000 ettolitri.

Un comparto sul quale Hospitality ha voluto accendere i riflettori attraverso la creazione al suo interno di un’area tematica dedicata e, appunto, dei due contest. Le birre vincitrici, proprio in quest’ottica, saranno esposte nei giorni di fiera nell’area speciale Solobirra (padiglione B4), nella cui area espositiva, oltre alle varie produzioni italiane e internazionali, trovano spazio anche le tecnologie e l’impiantistica per la produzione.

In aggiunta, ad animare l'area due tavole rotonde: la prima, in programma martedì 4, dal titolo La filiera del luppolo in Italia tra produzione e ricerca, con Dario Cherubini dell'azienda agricola Vizi di luppolo di Cori (Latina), Sofia Paccapelo dell'azienda agricola La Contea di Tavullia (Pesaro-Urbino), Massimo Scalet di Dalaip dei Pape di San Martino di Castrozza (Trento) e moderata da Katya Carbone del Centro di ricerca olivicoltura, frutticoltura e agrumicoltura di Roma, e la seconda, mercoledì 6, dal titolo L’importanza della tutela del made in Italy anche nel settore delle birre artigianali, a cura della special guest Teo Musso, fondatore del birrificio Baladin e presidente del consorzio Birra Italiana.

 

Nonino premiata come distilleria dell’anno da Wine Enthusiast

Nonino Wine Enthusiast

È un riconoscimento all’Italia e al suo distillato per eccellenza, la grappa, il Wine Star Awards come Spirit Brand / Distiller of the Year assegnato a Nonino da Wine Enthusiast, il prestigioso magazine di New York che da 30 anni racconta le migliori produzioni mondiali nel mondo del vino e degli spirit. Si tratta infatti di uno dei più importanti premi internazionali del settore, che per la prima volta viene assegnato a un’azienda italiana e, altro primato, a una distilleria di grappa.

Un titolo che viene assegnato alle aziende che hanno ottenuto risultati eccezionali nel mondo degli Wine&Spirits e che celebra la grande sfida portata avanti dalla distilleria di Percoto (Udine): portare la grappa nell’Olimpo dei grandi distillati mondiali. Una sfida conclusa con successo, come sottolineato da Kara Newman, responsabile dei distillati per Wine Enthusiast, nel corso della cerimonia di assegnazione del premio, andata in scena al Palace of Fine Arts di San Francisco (Stati Uniti). «Anche se la distilleria Nonino ha avuto origine nel 1897, la sua storia inizia realmente negli anni Settanta, quando Benito Nonino e la moglie Giannola iniziarono a produrre grappe Monovitigno di alta qualità – si legge nella motivazione -. Giannola in particolare ha contribuito a ribaltare l’immagine grezza e forte della grappa. Come lei stessa ha detto, desiderava trasformare la grappa da Cenerentola a Regina [...] con energia, coraggio, visione rivoluzionaria che sottolinea la capacità di ridisegnare un distillato tradizionale per l’era moderna [...] rappresenta the Best of Made in Italy. Un continuo impegno verso l'eccellenza basato sulla ricerca dell'innovazione, nel rispetto della cultura e dell'identità del territorio».

Nonino e Francis Ford Coppola
Elisabetta, Giannola e Francesca Nonino con il regista Francis Ford Coppola,

Un impegno che l’azienda ha portato avanti puntando tutto sulla qualità della sua produzione, la costante ricerca dell’eccellenza, rivoluzionando così l’immagine di un prodotto della tradizione contadina e fino ad allora considerato “povero” e facendone un prodotto di prestigio pari a quello dei grandi distillati mondiali, fino ad aprirlo a nuove possibilità di consumo, compresa la nuova frontiera della miscelazione.

«È la prima volta che una distilleria italiana riceve questo riconoscimento e il fatto che lo sia una distilleria di grappa ci riempie il cuore di orgoglio e di gioia perché ci dimostra che tutto è possibile quando si mettono assieme passione, ottimi ingredienti, innovazione e uno spirito resiliente», ha commentato Elisabetta Nonino, presente alla cerimonia insieme alla mamma Giannola e alla nipote Francesca, a rappresentare tre generazioni di Nonino.

Bon Jovi e Nonino
Le Nonino con il musicista Jon Bon Jovi, premiato con il Wine and Culture Award

Nel corso della serata sono stati premiati altri prestigiosi personaggi, tra i quali gli importatori italo americani Tony e Bill Terlato, che rappresentano Nonino negli Usa, il regista Francis Ford Coppola, insignito del premio Lifetime Achievement Award alla carriera, e il musicista Jon Bon Jovi, premiato con il Wine and Culture Award. Successi tutti celebrati con brindisi a base di alcuni dei grandi prodotti della distilleria friulana: la Grappa Nonino Cru Monovitigno Picolit, L'Aperitivo BotanicalDrink e l'Amaro Nonino Quintessentia servito on the rocks.

San Giorgio amplia la gamma con il pane surgelato

San Giorgio
San Giorgio entra nel mercato del pane surgelato con una gamma ad alto valore aggiunto in termini di qualità, fragranza, velocità e praticità di preparazione. Per un'offerta a tutte le ore

C’è il pane nel mirino di San Giorgio. L'azienda campana, tra i principali produttori di prodotti da forno surgelati per il mondo bar, dopo essersi affermata nel segmento della colazione e dell’aperitivo, senza trascurare il break di metà mattina e metà pomeriggio e lo spuntino notturno, punta ora a conquistarsi uno spazio anche con il pane, oggetto di un momento di consumo trasversale che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’attività dei locali. Lo fa lanciando sul mercato una gamma di pane surgelato, tipologia di prodotto che rappresenta una novità assoluta per San Giorgio e che ne va ad arricchire ulteriormente l’offerta per questo canale. Offerta già forte di oltre 500 referenze e che comprende una ricchissima linea dolce (circa 350 referenze) dai croissant alle sfoglie, dai già cotti (krapfen, zeppole, ciambelle, muffin) alle specialità napoletane (sfogliatelle, ricce e frolle, e code d’aragosta) e una non meno assortita (150 referenze) linea salata (rustici salati e pizzette, oltre snack da friggere e pre-fritti). 

Altrettanto ricca è la nuova linea di pane, che al momento conta una decina di referenze, ma per la quale si sta lavorando per creare un assortimento vasto e completo. Referenze nate come da tradizione dell’azienda, per rispondere a una esigenza del settore: disporre di pane di qualità, ricercato nelle materie prime, in linea con la domanda di naturalità e benessere dei consumatori, che aiutino a differenziare la proposta del locale e con un alto livello di servizio. 

La gamma spazia dalle referenze più tradizionali, come la classica la Ciabattina (110 g) e la Baguette classica in tre diversi formati (280 g, 230 g, 140 g) a quelle più ricercate, come le specialità Demi Baguette Finlandese con farina di segale (140 g), la Ciabattina all’olio extravergine d’oliva, la Ciabattina multicereali, e la Demi Baguette integrale (140 g), dove il gusto va a braccetto  con uno stile alimentare più sano ed equilibrato. Gusto che, inoltre, si abbina a una grande praticità: i prodotti della linea sono già parzialmente cotti, così che basta un breve passaggio di qualche minuto in forno per completarne la cottura, o addirittura, come per la linea di Ciabattine pretagliate, interamente cotte, per cui basta un velocissimo rinvenimento in forno o direttamente sulla piastra e sono pronte all’uso.
Il tutto sempre all’insegna della massima qualità, garantita da un’attenta selezione delle materie prime e da un processo di lavorazione lento e accurato, con una lievitazione di 72 ore, vero “must” di San Giorgio, che accentua la digeribilità del pane e, soprattutto, assicura che il prodotto, una volta rinvenuto, conservi tutta la sua fragranza molto a lungo: un altro vantaggio per il barista che può proporre il suo pane sempre come fosse appena sfornato.

Patrón Perfectionists Cocktail Competition: vince l’italiana Giulia Cuccurullo

Ventuno concorrenti giunti da trenta Paesi diversi si sono sfidati nella finale mondiale della Patrón Perfectionists Cocktail Competition giunta quest’anno alla quinta edizione. Ad alzare il trofeo, dopo una serrata “battaglia” a colpi di shaker e davanti a una giuria di peso, è stata Giulia Cuccurullo, napoletana doc anche se ormai residente a Londra dove lavora all’Artesian Bar. Giulia ha superato la finale nazionale britannica sempre attenta al tema di quest’anno ovvero valorizzare, attraverso un cocktail, la cura e la dedizione che si possono trovare in ogni bottiglia di Tequila Patrón. «Questa gara è stata un viaggio indimenticabile che ho avuto il piacere di condividere con bartender di gran talento provenienti da ogni dove», è stato il primo commento di Giulia. «Sono ancora incredula per questa vittoria e ringrazio tutte le persone che mi hanno sostenuto in questo percorso, dai colleghi a Londra, agli amici e la famiglia a casa, gli altri partecipanti e Tequila Patrón, soprattutto perché il mio cocktail, The Bridge, si ispira proprio a queste persone e luoghi: le mie origini, Napoli, la mia nuova casa, Londra, e il Messico, la patria di Patrón. Tramite ingredienti tipici The Bridge racconta storie che si intrecciano alla ricerca di connessioni. È questo il mio concetto di perfezione. Adesso mi aspetta un anno pieno di viaggi per portare questa storia ad altri bartender in tutto il mondo con Tequila Patrón. E non vedo l’ora che inizi».

Un livello sempre più alto, grazie ai bartender internazionali

Il cocktail di Giulia, The Bridge, è una combinazione di Tequila Patrón Silver, cordiale di rabarbaro, una miscela di vermut, acqua di pomodoro e un tocco di soluzione salina. Una creazione bilanciata in cui il contrasto tra dolce e sapido creano armonia e la consistenza e il corpo rendono possibile che ogni nota del cocktail sia esaltata fino in fondo. La finale mondiale, che ha avuto luogo nella spettacolare Hacienda Patrón, nel cuore della regione di Jalisco in Messico, ha visto ovviamente la partecipazione dei top manager del brand, da gennaio 2018 entrato nel portafoglio del gruppo Bacardi, incluso Matthew Sykes, senior director global marketing per Patrón Spirits che ha così chiosato la finale 2020: «Ogni anno il livello di questa gara è sempre più alto. Le storie e i drink che vengono presentati stupiscono i giudici di tutti i Paesi e quest’anno non ha fatto eccezione. L’innovazione e la passione che ognuno dei partecipanti ha infuso nel proprio drink sono straordinarie e riescono davvero a riassumere i valori della Patrón Perfectionists e del nostro brand. Abbiamo creato una vera e propria comunità mondiale di bartender che continuano a spingere la categoria del Tequila verso nuovi orizzonti di creatività e Giulia ne è un grande esempio».

 

The Bridge
di Giulia Cuccurullo

 

Ingredienti

50 ml Patrón Silver tequila

50 ml Cordiale di rabarbaro (fatto in casa)

30 ml Blend di vermut (Martini Ambrato e Cocchi Americano)

30 ml Acqua di pomodoro (fatta in casa)

1 tocco di soluzione salina

Preparazione

Aggiungere tutti gli ingredienti nello shaker.

Servire su ghiaccio cristallino in un bicchiere highball.

Decorare con pelle di pomodoro e rabarbaro.

 

 

 

css.php