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La linea Stillabunt di Orsadrinks si arricchisce con il Supersour

Stillabunt Supersour è il nuovo esaltatore di acidità al servizio della mixology di altagamma: poche gocce per aggiungere un tocco di magia

Un blend di sali e acidi, che fa da esaltatore di acidità, al servizio della mixology d’alta gamma. È il nuovo Stillabunt Supersour, l’ultimo prodotto lanciato da Orsadrinks, azienda di Marene (Cn), attiva dal 1992 e specializzata in soluzioni innovative per la miscelazione. I prodotti della linea Stillabunt sono pensati per «aggiungere un tocco di magia ai drink in poche gocce», come afferma l’azienda piemontese.

Il nuovo prodotto Supersour può essere usato concentrato in gocce, come tocco finale nei cocktail, per dare al drink un boost di acidità. In alternativa, se diluito, può servire per sostituire il succo di limone o il lime, quando la consistenza degli agrumi freschi non è necessaria, oppure per la preparazione di super juice.

Disponibile in flacone di vetro da 95 ml, è un prodotto senza alcol, composto di materie prime 100% naturali, garantito vegano e gluten-free e con una lunga shelf life. Supersour va ad aggiungersi agli altri prodotti della linea Stillabunt, composta da cocktail foamer, come il Magic Velvet, che risolve con un prodotto vegano le criticità legate all'utilizzo dell’albume fresco, e la gamma di bitter naturali, che aggiungono sapore e profumo in poche gocce.

Torna a settembre il Whisky Live Paris

Whisky Live Paris
Dal 27 al 29 settembre a Parigi la ventunesima edizione della manifestazione, tra le principali a livello internazionale dedicate ai whisky e agli spirit. Ad attendere professionisti e appassionati centinaia i brand che nelle 7 aree tematiche presenteranno le loro novità e un ricco programma di seminari e masterclass

Fervono a Parigi i lavori per la ventunesima edizione del Whisky Live Paris, tra le maggiori manifestazioni internazionali dedicate al whisky e agli spirit. L’evento, che lo scorso anno ha accolto oltre 22.500 visitatori, è in programma a la Grande Halle de La Villette da sabato 27 a lunedì 29 settembre, con le prime due giornate aperte a tutti e l’ultima solo ai professionisti.

La tre giorni, sui suoi 16.000 m² di superficie, proporrà anche quest’anno un viaggio immersivo nel mondo degli spirit che si snoda attraverso 7 aree tematiche. Al centro della scena i whisky, protagonisti del Tasting Plateau. Qui i visitatori troveranno centinaia di brand da tutti i Paesi produttori del distillato, dalla scozia al Giappone passando per gli Usa, che presenteranno e proporranno in assaggio le loro etichette e le novità fresche di lancio o in arrivo sul mercato. Spazio poi agli altri distillati, con la Rhum Gallery, dedicata ai “figli” della canna da zucchero, il Gin Lane che offrirà un’ampia panoramica della produzione gin mondiale, spirit, sempre di forte tendenza, il Saké District, con una selezione dei maggiori marchi giapponesi, e il Patio des Agave, area interamente dedicata a tequila e mezcal, categorie in forte ascesa. Completano il viaggio il French Pavillion, novità di questa edizione, che porterà sotto i riflettori le produzioni francesi di whisky, cognac, armagnac e altro ancora, riunendo sia gli storici produttori sia i marchi emergenti, e la Vip area, dove si potranno trovare nuove prestigiose uscite, edizioni limitate e imbottigliamenti indipendenti.

Formazione e cocktail

A soddisfare la sete di conoscenza dei visitatori contribuirà il ricco programma (in aggiornamento) di masterclass, workshop, seminari e tavole rotonde, come quelle dedicate alla nuova era dei whisky artigianali giapponesi, al mondo rum, ai grandi distillati della tradizione francese, al panorama delle distillerie scozzesi, che animerà il Masterclass Forum, dove a salire in cattedra e a confrontarsi saranno personaggi di primo piano della scena beverage mondiale.

Ovviamente al Whisky Live Paris non mancherà la mixology, con l’ottava edizione della Cocktail Street, che renderà omaggio al meglio della scena mixology francese e internazionale. Una grande festa della miscelazione, che unisce cocktail, street food e musica.

Assaggi d'eccezione

Ma la nuova edizione della manifestazione porta con sé anche un altro evento chiave per gli appassionati del bere di qualità, la Golden Promise Week, con la quale dal 25 settembre al 2 ottobre, l'esperienza del Whisky Live Paris si estende al rinomato Golden Promise Whisky Bar di Parigi. Per tutta la settimana nel locale verrà proposto uno speciale menu con una selezione di oltre 1.000 distillati rari, dai prestigiosi single malt scozzesi ai whisky giapponesi e americani a rum da collezione.

Come sarà il bar nel 2030

bar futuro
Come evolve il design dei locali in cinque punti chiave: seconda puntata del viaggio di Bargiornale nel futuro del fuori casa

Seconda puntata del nostro reportage del 2030: dopo un primo passaggio con il quale abbiamo profetizzato come cambierà il cliente di qui a cinque anni e, dunque, come sarà e che aspettative avrà l'avventore che si siederà al di là del bancone, stavolta proviamo a ragionare su che forma avrà... il bancone stesso. In altre parole, come sarà concepito il locale di domani.

In cerca di spunti per capire il domani

Breve ripasso: durante la settimana di TuttoFood, nell’arena di Mixology Experience, abbiamo interpellato tre esperti, coinvolti nell’incontro intitolato appunto “Il mercato del beverage 2030”, perché ci dessero degli spunti utili a capire quali buone opportunità per il futuro si possono cogliere se si è in grado di guardare avanti.

Uno di loro è Giorgio Triani, firma della rubrica Stravagando sull'edizione cartacea di Bargiornale, sociologo, docente all'Università di Parma. Abbiamo sfruttato la visione di un sociologo per fare uno sforzo creativo da architetti, per osare un pochino e senza nulla togliere alla categoria dei professionisti del design, ci mancherebbe.

Invece di partire dall'immagine di un bar con arredi futuristici, materiali freddi, toni di grigio e robot che servono drink, l'esperto porta l'esempio di Cluely, un assistente digitale basato su intelligenza artificiale sviluppato da due ex studenti della Columbia University e salito in cronaca nelle ultime settimane perché ci propone l'idea di una società in cui non serve più sapere nulla e in cui le relazioni sociali sono totalmente e definitivamente affidate alle macchine. Un chatbot evoluto proietta in tempo reale le sue risposte su un pannello invisibile e permette di "barare" alla grande di fronte a qualsiasi domanda. Per capire meglio basta cercare l'ormai famosissimo spot di lancio di questa tecnologia: la scena immaginata è quella di un ragazzo che flirta con una ragazza (guarda un po') al tavolino di un bar. Lui usa l'A.I. per spulciare i profili social di lei e carpire informazioni che lo facciano ben figurare. Poi bara sulla sua età, viene beccato ma cerca di uscirne (ne esce, ma poi rovina tutto e va in bianchissimo, giusto per il gusto di spoilerare).

Implicazioni a parte di questa tecnologia (per alcuni una meraviglia, per altri demoniaca, di sicuro dirompente e accompagnata da un claim programmatico "Invisible A.I. to cheat on everything", ossia "L'intelligenza artificiale per imbrogliare su qualsiasi cosa"), fa riflettere l'idea che il bar resti ancora un luogo privilegiato per le relazioni sociali e che, insieme, quella mediazione tecnologica estrema - che conosciamo tutti anche senza schermi invisibili - ci lasci, alla fine, un po' più soli. Proprio come accade a quel ragazzo dello spot. «La scommessa - dice il sociologo - è rifare la società, ripensare la convivialità. Soprattutto per andare incontro ai giovani, che si sentono soli, un bel po' sopra media rispetto alle altre generazioni».

Cinque caratteristiche dei locali di domani

Allora, vediamo come l'esperto ha sintetizzato le caratteristiche che dovranno avere i locali nel 2030 per valorizzare quel che davvero servirà al cliente. Legati da un senso comune: favorire un ambiente accogliente dove le persone possano incontrarsi, condividere interessi e sentirsi parte di una comunità.

1. Spazi fluidi e multifunzionali

Dimentichiamo la rigida distinzione tra bar, caffè, enoteca. Il 2030 vedrà locali camaleontici, capaci di trasformarsi durante la giornata.

2. Tecnologia invisibile

La tecnologia sarà onnipresente, ma discreta. Ordinazioni tramite app o comandi vocali, ma anche macchinari intelligenti che automatizzano le preparazioni e aiutano i professionisti. Illuminazione e musica adattabili all'umore e all'ora del giorno. Schermi interattivi mostreranno info su prodotti, eventi o opere d'arte.

3. Biocompatibilità e sostenibilità

Materiali riciclati e riciclabili, arredi modulari e longevi, illuminazione a basso consumo, elementi naturali come piante verticali o piccoli giardini interni per migliorare la qualità dell'aria. Sistemi intelligenti per la gestione dei rifiuti e orientati al risparmio energetico.

4. Sensorialità

Il bar non sarà solo un luogo dove consumare, ma un'esperienza a 360 gradi. Realtà aumentata per visualizzare origine dei prodotti o preparazione dei cocktail, profumi d'ambiente, suoni avvolgenti e playlist che varieranno col succedersi dei momenti di consumo nel corso della giornata.

5. Flessibilità

Diverse zone pensate per diverse esigenze: aree più intime per conversazioni private, tavoli condivisi per socializzare, postazioni individuali con prese e connessione per chi lavora o studia, spazi esterni attrezzati e confortevoli utilizzabili tutto l'anno.

Va da sé che, sullo sfondo, deve rimanere un'offerta di alto livello di food & beverage. Ma quella è la base, altrimenti non ha senso stare a parlare di esperienza di comunità. E a quel povero ragazzo dello spot non avremo lasciato proprio speranza alcuna.

A Milo Occhipinti non piacciono i cocktail

Milo Occhipinti

Quando nel pieno della pandemia si navigava a vista e il settore dell’ospitalità (come quasi tutti) era alla ricerca di una bussola, Milo Occhipinti ha deciso di fare le cose alla sua maniera. Nel 2020 ha infatti aperto Unseen, a Milano: un locale come non si era mai visto, che nel giro di pochissimo è diventato l’indirizzo più ricercato dalla comunità notturna della città, gremita di artisti underground, creativi, sex workers, musicisti, grafici, alla ricerca di un luogo completamente nuovo e in qualche modo spiazzante. Lo abbiamo incontrato poco dopo gli ultimi Barawards, un buon momento per una “intervista scomoda”.

A inizio anno i Barawards in Italia, nel corso dei mesi fioccano le premiazioni internazionali. Ti piacciono questi eventi?
Vanno osservati e valutati su due piani differenti: è piacevole avere occasioni dove ritrovare l'industria e fare network in modo leggero, perché considerando il tipo di vita che facciamo non è mai facile vedere spesso i volti che vorremmo. Umanamente hanno senso, è l'aspetto dell'assegnazione di valore ad averne meno: non sono un grande fan del giudizio, se qualcuno è stato migliore vuol dire che qualcuno è stato peggiore, non apprezzato o addirittura escluso. Io non ho mai fatto grande attività sociale o promozionale, è vero, ma Unseen non è mai stato considerato per nessun premio relativo all’innovazione o alle rivelazioni, cosa che mi sembra sinceramente strana.

In che modo Unseen ha spaccato il mercato?
È stato il contrario di tutto ciò che si vedeva prima. Un progetto per certi versi violento, che si è imposto in un momento storico molto poco inclusivo come quello relativo alla pandemia, dimostrando che le cose potevano farsi in maniera nuova. È stato il contrario degli speakeasy, che non detesto ma prendo come capostipiti di un trend, sono stati anche maestri per certi versi. Unseen è stato capostipite dell’esatta antitesi: prima di Unseen non esistevano in Italia bar che lavorassero così, di certo per la parte grafica e per la struttura con uno sharing table e senza bottigliera, ma anche per una comunicazione social dirompente, un team fatto da una sola persona, cocktail completamente innovativi, dato che nel 2020 nessuno lavorava con fermentazioni o ricette disco.

Pensi che ci vorrebbero mille Unseen, che sia un modello da replicare per tutti i locali?
Assolutamente no. Diventerebbe altrettanto noioso, mentre per fortuna quelle come Unseen sono aperture che si susseguono ciclicamente, e ci sta che siano episodi sporadici e magari rari, altrimenti non sarebbero così dirompenti. Penso servirebbe un panorama più eterogeneo, tutto qui.

«emozioni e stupore? a milano non li provo più da anni»

Della recente (ri)apertura del 1930, noto speakeasy milanese, hai ironicamente detto: “Se ne sentiva il bisogno”. Perché?
Ho evidentemente un problema personale con la tradizione e la convenzionalità. Dieci anni fa alcune cose erano avanguardistiche, oggi sono mainstream. Quelle stesse menti geniali che hanno partorito idee simili dieci anni fa, possono riproporre solo loro stessi? Secondo me potrebbero fare molto di più

Di cosa si sente il bisogno allora?
Ho girato molto nell'ultimo anno, alcune cose mi hanno stupito ed emozionato. A Milano sono svariati anni che non provo più queste emozioni e questo stupore: servirebbero idee che possano guardare oltre, perché tutte le nuove aperture sono fatte di qualità eccelsa, certo, ma nulla di così audace da farmi emozionare.

Una parola per descrivere il sistema bar italiano.
Acerbo.

Perché?
Perché sento che ci sono molta voglia, potere, potenziale, intraprendenza, ma non vedo le effettive manifestazioni di queste cose. Ci sono talenti giovani, tentativi di innovazione, metodo e storia, poi alla fine ci ritroviamo sempre i soliti quattro gatti a dire le stesse cose. C'è forse troppa timidezza, ci vorrebbe qualcosa di potente.

Milo Occhipinti

Serve più trasgressione?
La trasgressione fine a se stessa non basta. Servono trasgressione e potenza, anche da un punto di vista economico magari. Unseen è nato con tanta trasgressione e potenza medio-bassa, intendo proprio in termini di mezzi a disposizione, però sono soddisfatto. Mi piacerebbero più progetti a unire queste due grandezze.

Unseen ha una politica relativamente rigida riguardo alle richieste degli ospiti, che non possono chiedere nulla che non sia in menu. Cosa che in qualche modo contrasta con l’idea generale di bar, dove anche i classici fuori carta si possono richiedere sempre, tranquillamente. È ospitalità anche questa?
Questo è un aspetto naturale. Non siamo più negli anni Venti, durante i quali talmente pochi erano i luoghi dove bere che potevi chiedere qualsiasi cosa. Adesso siamo super saturi, l'unico modo per offrire qualcosa di diverso, è offrire qualcosa di diverso: perché una persona dovrebbe venire da me, se non per quello che ho da offrire io, operando una scelta?

Qual è la cosa che più detesti del bar in questo momento?
Le classifiche e le competition perché includono delle classifiche. Cerco di combattere questo senso comune di egoriferimento, di arroganza.

Quale, invece, quella che apprezzi di più?
Apprezzo che l’industria si stia depurando molto, la qualità dell’accoglienza sta migliorando. E che ci sia varietà umana. L’ospitalità è un fedele specchio della società ed è positivo vedere come sempre più personalità ci si approccino.

Questa positività si può coltivare?
Sì, ma è necessario un cambio generazionale in qualche modo. Vorrei magari che i bartender più esperti della industria italiana mollassero un po' la sedia, facessero più da mentori che da protagonisti, e in generale ci fosse più spazio per i giovani.

Come fanno i giovani a potersi affermare, senza sufficiente esperienza?
Non esiste solo l'esperienza: certo ha un valore enorme, ma a volte contano allo stesso modo il coraggio, un'idea ardita, il fare qualcosa che nessuno ha fatto prima.

«non sono interessato ai cocktail. mi piace prepararli, ma non berrei nemmeno i miei»

Ci sono degli esempi di bar che ti piace frequentare?
In questo momento non sono molto interessato al mondo dei cocktail; mi piace prepararli, ma non berrei nemmeno i miei. È più una questione umana, che di contenuto dei bicchieri. Ho adorato ad esempio un locale di Tokyo dove ho trovato due bartender che fumavano dietro al banco, versavano solo vodka, soda e birrette, e mi permettevano di mettere la mia playlist.

Cosa serve alla industry italiana per una spinta?
Maggiore apertura verso l'estero, siamo indietro sotto più punti di vista, anche se va detto che il consumatore è il primo a dover essere meno conservatore, sperimentare. Ed è importante che la vecchia guardia molli la presa, dia spazio ai giovani e i brand si fidino di più della creatività delle nuove leve.

Se questo non avviene, in che direzione si va?
Si mantiene lo status quo.

E va bene così?
Questo lo decide il pubblico. Ma se si ha un atteggiamento così conservatore, la storia insegna che ci saranno derive estreme come quella di Unseen, perché non ci si può fossilizzare per sempre. Tutta questa tradizione, che è preziosa, corre anche il rischio di essere fonte di smarrimento.

Un cocktail elettrico a Istanbul

La scena mixology sul Bosforo è in crescita, ma bere bene è un lusso per pochi: un bartour di Istanbul che parte dal Mathilda’s sul lato asiatico

Metti una sera in un bar di Istanbul, lato “asiatico”, nel quartiere di Kadıköy, fra un gatto che si lascia accarezzare, un cocktail che pizzica la lingua e una serie di meze ad accompagnare. È l’occasione di vivere un’esperienza da local, con la guida dei soci del Mathilda’s, cocktail bar fra i migliori della “capitale in pectore” turca: Vedat Akar, uno dei fondatori insieme a Murat Güney, è fra i bartender più noti sulla scena turca, ha partecipato più volte alla World Class di Diageo nel suo paese, sfiorando la vittoria un paio di volte; insieme a Deniz Olcay Turgut, l’head bartender di Mathilda’s, che ci ha accompagnato nel viaggio di scoperta di questa nuova frontiera della miscelazione.

Aperto nel 2019, Mathilda’s è un locale moderno, in cui si uniscono un’ottima mixology e una cucina di stampo internazionale. Il nome? Un omaggio al film Leon e all’indimenticabile caschetto di una giovanissima Natalie Portman. Non è un caso, quindi, che uno dei drink più rappresentativi sia The Leon: vodka che incontra il gusto dolce delle albicocche secche, un tocco speziato con rosmarino e un cordiale di uva sultanina, infine una chiusura amara (e un omaggio alla tradizione italica) con Fernet Branca. Se la batte con Tesla X, un twist “elettrico” sul Martini, che fa frizzare le papille gustative, che sembra abbiano subito uno choc (il trucco è il pepe di Sichuan) dopo aver incontrato questo mix di gin, liquore al kumquat, cardamomo, camomilla e un mix di amari.

La proposta è stata pensata non tanto per un cliente straniero, ma proprio per quei giovani turchi contemporanei e, possiamo dire, secolarizzati. Sono i turchi che bevono (anche piuttosto forte), a dispetto delle regole musulmane che impongono l’astensione e delle accise sugli alcolici imposte dal “sultano” Recep Tayyip Erdoğan: una sorta di tassazione religiosa che affligge gli spirits di ogni ordine e grado. Questo rende i drink (almeno quelli ben fatti, diffidare dagli indirizzi turistici) in Turchia particolarmente costosi, al punto che un cocktail costa praticamente quanto un main course di carne o pesce: calcolando il cambio fra lira turca ed euro, siamo a circa 17 euro per un drink contro i 20 di una portata principale. Questo è il motivo, ci spiega Vedat, per cui il trend del low alcohol non attecchisce in Turchia: «I turchi che bevono vogliono cocktail in cui l’alcol sia ben riconoscibile, solo a questi danno più valore». Il ruolo di cocktail bar come il Mathilda's è quello di far entrare i conterranei nel terzo millennio della miscelazione: «Noi andiamo oltre le mode, perché siamo convinti che i cocktail per prima cosa devono essere ben fatti e contemporanei, nelle tecniche e nella presentazione. Qui da noi sono di moda ingredienti come il passion fruit, per esempio, ma nella costruzione di un cocktail la nostra scelta è di non prediligere ciò che ci chiede il pubblico, ma ciò che chiede il drink», aggiunge l'head bartender Deniz Olcay Turgut.

La cura delle presentazioni, un ambiente piacevole su due piani, in cui il bancone è predominante, il dj-set sempre operativo fanno il resto, rendendo l’esperienza piacevole e memorabile. La cucina è parte integrante del progetto, con un mix intelligente fra gastronomia turca, che torna specialmente negli starter, e ispirazioni internazionali. Come si diceva, Mathilda’s ha un pubblico soprattutto local e non avrebbe senso proporre solo cucina tipica. Altro tema degno di nota: fra bancone, sala e cucina, una dozzina di collaboratori, sia uomini che donne. E in un paese come la Turchia non è affatto scontato vedere una donna dietro al bancone.

Se a Kadıköy non abbiamo dubbi, è Mathilda’s il posto giusto per bere, per gli altri indirizzi da consigliare in città abbiamo chiesto consiglio alle nostre guide. Dal lato “europeo” di Istanbul, a due passi dalla Torre di Galata, merita la citazione il Moretender’s Cocktail Crib, l’unico ad essere presente in una classifica internazionale, quella della Top 500 Bars del 2024 (ma scommettiamo che presto vedremo comparire anche il Mathilda’s, che già milita nella lista dei migliori bar di Gault&Millau). Non lontano, c’è la terrazza del ristorante stellato Mikla's, dove andare per un’esperienza fine dining, ma anche per ammirare, cocktail alla mano, una vista magnifica sul Bosforo. Per chi ha la possibilità di accedervi, segnaliamo il cocktail bar della Soho House, più per l’atmosfera che per i drink. Ospitato all’interno di quella che fino a qualche tempo fa era stata l’ambasciata americana, un bellissimo palazzotto di fine Ottocento, nel fine settimana si accende, diventando il place to be più glamour della città.
In attesa del raddoppio del Mathilda's promesso da Vedat: «Fra qualche mese - anticipa - apriremo dal lato europeo». Tornare a Istanbul sarà un piacere!

 

Nude presenta Bar/Giani, la collezione di bicchieri firmata Giorgio Bargiani

Firmata dal pluripremiato mixologist, la nuova gamma è composta da quattro bicchieri per cocktail e un mixing glass, dal design elegante e funzionale perfetto per ogni bartender

È un perfetto connubio di estetica sofisticata e alta funzionalità Bar/Giani, la nuova collezione di bicchieri e mixing glass di Nude. Una collezione d’autore: è frutto, infatti, della collaborazione tra il marchio di design di Şişecam, uno dei principali operatori mondiali del settore vetro, e Giorgio Bargiani, pluripremiato Assistant Director of Mixology all’altrettanto pluripremiato Connaught Bar di Londra.

Bar/Giani 1

Nata per celebrare l'arte della mixology, la nuova linea è stata progettata per esaltare la drink experience, dando vita a una raffinata reinterpretazione dei tradizionali bicchieri da cocktail pensata per una varietà di occasioni e contesti. Quattro i bicchieri che la compongono: un Martini Glass, dal design ricurvo che dona un’eleganza senza tempo al servizio del re dei cocktail, un Cocktail Glass Long, un highball dalla silhouette slanciata che aiuta a mantenere freschi i long drink, un Cocktail Glass Short dalla apertura ampia per valorizzare aromi importanti, e un elegante Cocktail Glass Long Stem per servire drink leggeri e rinfrescanti, permettendo il perfetto equilibrio tra ghiaccio e liquido.

Design curato in ogni dettaglio

Ogni pezzo è stato meticolosamente progettato per esaltare sia i cocktail classici sia le nuove creazioni, con un design tanto originale quanto versatile che si adatta al gusto e allo stile di ogni bartender. Ulteriore aspetto distintivo della collezione Bar/Giani è il gambo, presente in tutti i bicchieri, anche in quelli che tradizionalmente sono privi di stelo, conferendo a ogni pezzo un tocco di stile in più.

Completa la gamma il Mixing Glass, soffiato a bocca e dal design ergonomico, che fonde tradizione e stile contemporaneo, garantendo che il versamento e la miscelazione degli ingredienti sia comoda e fluida.

Un invito a esprimere la propria creatività

«Cerco sempre nuovi modi per creare un'esperienza di degustazione personalizzata per i miei ospiti e desideravo realizzare un design elegante che non appartenesse a un unico stile o ambiente – ha raccontato Giorgio Bargiani, spiegando la genesi del progetto -. Ogni persona può fare propria questa collezione e adattarla ai propri gusti e contesti. Che si tratti di servire un classico come un Negroni o un Martini, o di presentare una creazione esclusiva, ho progettato questa linea con la visione di incoraggiare le persone a esprimere la propria creatività, proprio come faccio io con i miei drink e i miei ospiti».

Curata in ogni dettaglio, come da tradizione di Nude, la collezione Bar/Giani è realizzata in cristallo senza piombo, materiale che garantisce massima brillantezza e trasparenza, leggerezza, robustezza e longevità: caratteristiche che soddisfano in pieno le esigenze dei bartender più esigenti.

Ruta Maya Rum Challenge: il rum del Belize si presenta con una sfida in canoa

Il lancio "acquatico" delle quattro nuove referenze di Ruta Maya rimarca la connessione fra il rum del Belize e i fiumi che attraversano il paese

Un lago, ventidue bartender e undici canoe. Nella cornice di Umoya, immersa nell’Ecoparco del Mediterraneo a Castel Volturno, si è svolta la prima edizione italiana di Ruta Maya Rum Challenge. Una competizione sui generis, organizzata per il lancio del brand caraibico in Italia, che ha visto barman e barlady provenienti da tutta la Campania sfidarsi in una competizione in canoa. No shaker o mixing glass, ma pagaie e acqua dolce per raccontare il legame profondo tra il rum e il territorio da cui proviene, il Belize. Questa particolare sfida, infatti, si ispira alla celebre Ruta Maya Belize River Challenge, una gara fluviale che ogni anno attraversa la foresta pluviale del Belize lungo 290 km, da San Ignacio al Mar dei Caraibi.

«Lo scopo di questa gara - racconta Alfonso Califano, brand ambassador Italia di Ruta Maya e co-fondatore di Cinquanta Spirito Italiano di Pagani - era quello di far immergere i partecipanti nell’essenza del marchio, trasmettere le emozioni positive che creano connessione con i valori legati alla sostenibilità, all’outdoor experience al contatto con la natura, tipici del brand, piuttosto che vederli competere nelle classiche batterie».

Lontano, quindi, dai soliti contesti competitivi legati al bar, i vincitori di questo primo contest sul lago sono stati al primo posto, i ragazzi del Kong Experience di Salerno, che voleranno a Londra il prossimo autunno per una guest bartending al Savage Garde; al secondo posto, invece, il team del Pepi Vintage Room di Napoli che avrà modo di prendere parte a una guest bartending in Italia (location da definire); al terzo posto Nick & Nora, sempre di Napoli, che ha portato a casa le bottiglie di Ruta Maya Rum.

Artefici del progetto sono Olivier Scaramucci e Danilo Tersigni di Boutique Brands, imprenditori il primo francese e il secondo italiano, che hanno sviluppato il brand e le ricette, affidando la produzione alla storica Travellers Distillery a Belize City, fondata 70 anni fa da Don Omario e oggi gestita dalla Famiglia Pedromo, da un team tutto al femminile. Ogni fase – dalla melassa al blend finale – coinvolge attivamente comunità agricole e artigiani locali. Il 10% dei profitti del brand è destinato alla tutela dei corsi d’acqua e della biodiversità del Belize, confermando un impegno concreto verso la sostenibilità.

Quattro le referenze destinate al mercato italiano: Blanco Rum, da melassa Fairtrade e fermentato naturalmente, viene distillato a colonna per una maggiore armonia, si presenta con un profilo morbido, leggermente dolce, con note fresche di agrumi; Ouro Rum, blend naturale di rum invecchiati 3-5 anni in botti ex-Kentucky bourbon, esprime note di caramello salato, legno tostato e una chiusura agrumata; Cocolime Liqueur Rum, una base leggera, filtrata due volte, arricchita con cocco tostato artigianale e lime fresco della Belize Citrus Factory; infine, Coffee Liqueur Rum, infuso con caffè Pacamara, Catuai e Bourbon, coltivati oltre i 1000 m in Guatemala, tostati in loco e macerati in rum ad alta gradazione.

Foto Ruta Maya Challenge credits: Jean-Philippe Vaquier

Assobirra: 2024 difficile, ma crescono fuori casa e birre low&no alcohol

Brindisi birrario con le low e no alcol
I numeri del Report Assobirra 2024: 21,5 milioni gli ettolitri consumati, con un +0,9% nel fuoricasa e una crescita del 13,4% del segmento low&no alcohol

A leggere i dati dell’Annual Report di AssoBirra sembrerebbe un annus horribilis, eppure il sentimento generalizzato è di fiducia. Si assiste a una flessione dei principali indicatori di mercato, che registrano nel 2024 il segno meno sia nella produzione (-1,27%) che nei consumi (-1,54%), nonché, in maniera più marcata, su export (-7,82%) e import (-4,95%). Fa eccezione solo il segmento low&no alcohol, che cresce del 13,4% nel 2024 rispetto all’anno precedente (qui i dati 2023). Positivo anche l'impatto sul fuoricasa, che registra un ulteriore aumento rispetto all’anno precedente in termini di incidenza sul totale dei consumi (38,5% vs 37,6% nel 2023) e compensa il calo del consumo domestico (61,5% nel 2024 vs 62,4% nel 2023).

Da sinistra, Federico Sannella e Alfredo Pratolongo, rispettivamente vicepresidente e presidente di Assobirra

Sebbene la maggior parte degli indicatori siano caratterizzati dal segno meno, per i big di Assobirra i dati sono da leggere in maniera più ampia e approfondita, per scoprire un settore, quello brassicolo, complessivamente solido. Per quanto riguarda la produzione, tiene rispetto ai livelli livelli pre-pandemici, con la produzione che ha raggiunto 17,2 milioni di ettolitri (erano 17,3 milioni nel 2019). Ancor meglio i consumi, che rapportati ai valori pre-Covid vedono il segno più: i 21,5 milioni di ettolitri del 2024, che vedono una lieve contrazione rispetto all'anno precedente, che va di pari passo con il calo del consumo pro capite (36,4 litri vs 37,1 litri nel 2023), sono superiori al 2019 (21,2 milioni) e segnano una crescita di oltre il 20% rispetto a dieci anni fa (17,6 milioni), indice di una domanda oggi più strutturalmente solida. Anche la diminuzione delle importazioni (-4,95%) non va vista negativamente: è un segnale di maggior attenzione che i consumatori rivolgono alle birre territoriali. I dati dell'export sono invece da considerare in un quadro internazionale complesso e mutevole.

«Solidità, resilienza e investimenti», lo slogan pronunciato dal presidente Alfredo Pratolongo. Che aggiunge: «Dopo un decennio di crescita e due anni segnati da rallentamenti, il settore mostra segnali di maturità e visione strategica, mantenendo saldo il proprio ruolo economico e culturale. L’Italia è oggi uno dei Paesi europei con la reputazione più alta in ambito birrario, risultato raggiunto grazie alla varietà dell’offerta, alla qualità dei prodotti e alla capacità di adattamento ai gusti e alle culture locali».

Sugli investimenti, quantificati in circa 100 milioni di euro all’anno, spesi in innovazione, sostenibilità e sviluppo della filiera, si sofferma Federico Sannella, vice presidente di Assobirra, con delega alla Transizione Ecologica e Sostenibilità, che rimarca le sfide legate alla transizione ecologica, che ha un chiaro obiettivo: «Individuare le soluzioni più efficaci per rendere il comparto più efficiente, sia nella sua dimensione complessiva, sia nell’operatività quotidiana delle singole aziende, sempre più attente a contenere consumi, emissioni e sprechi». Il valore della sostenibilità si riflette anche sul percepito dei consumatori, specialmente nel caso delle generazioni più giovani, ma non solo, se è la Gen X (nati fra 1965 e 1980) quella più influenzata dalla comunicazione sostenibilte (41%). «La sostenibilità è una scelta di consumo», commenta Sannella, esponendo il dato che mostra che più del 50% degli italiani è disposto a pagare fino al 10% in più per una birra sostenibile.

E, sempre a proposito di prezzi, resta cruciale il tema accise: la tassazione incide fino al 40% del prezzo finale nel formato più popolare e venduto in Italia, la 66 cl. Nel 2024 le accise sulla birra hanno superato i 714 milioni di euro, in crescita di oltre 20 milioni rispetto all’anno precedente, principalmente a causa dell’aumento dell’aliquota, considerando il calo nei consumi. La riduzione delle accise è proprio una delle richieste avanzate dal presidente Pratolongo: «Servono interventi mirati: un alleggerimento strutturale della fiscalità sulla birra, una legge sulla birra più attuale, un supporto concreto alla produzione nazionale di materie prime».

In questo contesto, si inserisce la richiesta di AssoBirra di riconoscere ufficialmente la birra come bevanda da pasto, come effettivamente stabiliscono i dati Censis: per l'istituto di ricerca nazionale, la birra è consumata in oltre il 60% dei casi durante i pasti. Dato favorito anche dalla prevalenza di scelte di consumo collegate alla moderazione da parte degli italiani, che preferiscono le lager (di solito sotto il 5% Abv) e che sono sempre più orientati a scelte low&no alcohol. Secondo il Report Assobirra, il 50% degli italiani apprezza queste varianti, il 40% le considera un'opzione valida per il consumo quotidiano ed è la Gen Z a guidare la tendenza, che al 53% ne apprezza il profilo aromatico.

Il Signor Camillo Presenta DiMarsala: il moonshine ligure incontra l’eredità siciliana

La special release della distilleria guidata da Diego Assandri è prodotta in sole 400 bottiglie numerate ed è un moonshine affinato in botti ex Marsala

È un viaggio dai Monti Liguri alla Sicilia, passando per i monti Appalachi, patria dei moonshine, i "whisky illegali" born in the Usa. Si chiama DiMarsala la nuova special release 2025 del moonshine Il Signor Camillo, firmata dalla distilleria di Sassello (Sv), guidata da Diego Assandri. Questa nuova etichetta, prodotta in sole 400 bottiglie numerate, è realizzato con mais Ottofile selezionato e affina per sei mesi in barrique da 225 litri precedentemente usate per il Marsala. Il risultato è un distillato dal colore ambrato intenso, con note olfattive vinose ed eleganti e un palato setoso, equilibrato tra la dolcezza speziata del Marsala e la struttura impressa dal cereale. «Con DiMarsala abbiamo voluto creare un ponte tra la nostra terra e una delle più grandi tradizioni liquoristiche italiane. È la nostra interpretazione di un viaggio attraverso i sapori che hanno segnato la storia del nostro Paese, mantenendo salda la nostra identità di distillatori agricoli», spiega Diego Assandri.

Questo nuovo prodotto si aggiunge a una gamma già acclamata, che ai World Whiskies Awards 2025 ha conquistato tre Medaglie d’Oro e tre primi posti assoluti con Il Signor Camillo Classico (non invecchiato e non affinato, come vuole il dna di un vero moonshine, ottenuto da 100% mais), il Cuore di Legno (affinato con chips di rovere) e il Chinotto e Miele (da prodotti locali). Questi successi, che bissano quelli del 2023 e 2024, confermano la validità di un progetto basato sulla filiera corta: mais coltivato in proprio, macinato a pietra nell'antico mulino di famiglia del 1830, acqua locale e una doppia distillazione artigianale.

La filosofia de Il Signor Camillo è chiara: controllo totale della materia prima e un forte legame con il territorio di Sassello, nel Parco del Beigua. Un approccio che si riflette anche nelle precedenti special release, come il diPorto (affinato in botte ex-Porto) e il diCastagno (affinato in botti di castagno), e che culminerà con l'atteso debutto del primo Whisky Il Signor Camillo a inizio 2026. Questo sarà un single grain da farro non maltato, il primo di una serie destinata a valorizzare i cereali italiani. La gamma Il Signor Camillo è distribuita in esclusiva da 1492 Coloniale Group, e la produzione è accessibile anche tramite visite guidate alla distilleria e al mulino.

Roma Bar Show 2025: i principali eventi da non perdere

Roma Bar Show 2024
Together we shake: tutto pronto per la quinta edizione di Roma Bar Show, la prima targata Fiere di Parma e con un buyers program in sinergia con l'Agenzia Ice

"Together we shake": questo il payoff dell'edizione 2025 del Roma Bar Show, che sta per aprire i battenti. Vedere il countdown sul sito della manifestazione per credere: manca davvero poco per la fiera che porterà a Roma il 26 e il 27 maggio il meglio della mixology internazionale, sempre nelle sale dello storico Palazzo dei Congressi dell’Eur. Giunto alla quinta edizione, Rbs 2025 è la prima targata anche Fiere di Parma, entrata pochi mesi fa nel board. In occasione della presentazione, Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, aveva spiegato le sue intenzioni: «La nostra strategia è chiara - ha detto -: confermare la nostra leadership nel food e replicarla anche nel beverage, completando così il più grande hub fieristico integrato a livello internazionale che comprende Cibus, TuttoFood e la partnership con Anuga. Con il Roma Bar Show rafforziamo il nostro presidio nella spirit industry, settore che vede l’Italia protagonista». L'ingresso di Fiere di Parma nel Board per  l’amministratore delegato di Roma Bar Show, Andrea Fofi, «è un punto di arrivo di un percorso identitario forte, consapevole ed emancipato, ma è anche un punto di partenza, per aprirci a nuove opportunità, affinché la bar industry si affermi come leader di un indotto e di un’immagine del made in Italy indiscussa».

Da sinistra, Andrea Fofi, ad di Roma Bar Show, e Antonio Cellie, ad di Fiere di Parma

L'edizione 2025 si prepara ad implementare il suo respiro internazionale: grazie alla sinergia tra Roma Bar Show, Ice e Fiere di Parma, parte il primo Buyers Program internazionale. Un programma strategico nato per facilitare quelle connessioni di valore con stakeholder provenienti da tutto il mondo (lo abbiamo raccontato qui). «Per Roma Bar Show - anticipa Matteo Zoppas, presidente dell'Agenzia Ice - abbiamo selezionato 50 operatori strategici tra buyers e stakeholders, provenienti da 12 paesi differenti. Il nostro obiettivo è chiaro: generare un impulso forte e duraturo per il sistema economico, supportando anche i settori in crescita e favorendo la collaborazione per il successo collettivo».

Oltre visitare le aree espositive dedicate alla spirit industry, conoscere i brand e i loro prodotti, come ogni anno Roma Bar Show offrirà ai visitatori l’opportunità di incontrare nomi illustri e speaker di fama internazionale. Conferenze, masterclass, workshop, laboratori di ricerca sulle tecniche più innovative: il palinsesto è come ogni anno ricco di tematiche e nomi importanti.

Nel main stage dell'Auditorium il piatto più ricco, con due appuntamenti che vedranno coinvolto Bargiornale: sarà Stefano Nincevich a moderare gli interventi di Tristan Stephenson (26 maggio alle 14), che parlerà della sua esperienza nell'appuntamento dal titolo "The Curious Bartender Live", e quello di Rodrigo Urraca, che racconterà "The Formula behind the success of Handshake Speakeasy", ovvero il segreto del successo dell'Handshake (il 27 alle 14). E ancora, formazione e divulgazione nei seminari dell'Academy del Roma Bar Show, negli spazi Tasting e nei singoli stand, dove le oltre 200 aziende espositrici hanno realizzato un ricchissimo palinsesto di eventi e degustazioni. Nello stand di Amaro Montenegro, sarà sempre Stefano Nincevich a condurre il dibattito, con Edoardo Nono e Alice Musso, sul tema "La miscelazione del futuro by Amaro Montenegro" (26 maggio, h. 15,30, stand S01).

Pallini festeggia i 150 anni con un party e un francobollo

150 anni e cinque generazioni: l'azienda romana oggi guidata da Micaela Pallini celebra i successi internazionali e annuncia il restyling del Mistrà

Una festa scintillante per un anno speciale: il 2025 coincide con i 150 anni dello storico liquorificio Pallini, l'unico ancora attivo nella Capitale e l'azienda romana si prepara per un party dal dress code oro. Per l'occasione di questo "Giubileo", a settembre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) emetterà un francobollo celebrativo dedicato all’azienda che oggi è sinonimo di limoncello: quello di Pallini è il più venduto al mondo.

Micaela Pallini, presidente e amministratore delegato, alla quinta generazione della famiglia di distillatori romani

Presente in 70 paesi del mondo con i suoi oltre 100 prodotti tra cui principalmente distillati e liquori, Pallini nel 2024 ha raggiunto quota oltre 3 milioni di litri di prodotti venduti nel 2024 (+4% sul 2023, qui tutti i dati 2024), mentre in termini di fatturato ha toccato 24,5 milioni di euro (superando i 20 milioni del 2023 con un incremento del +12.5%). Oltre al Pallini Limoncello, che nel 2024 ha registrato un +15%, a trainare questi risultati etichette come l’Amaro Formidabile, il No.3 London Dry Gin (in distribuzione, cresciuto del 20% in Italia), l’innovativo ready to drink Pallini Limoncello Spritz in lattinaLimonzero, primo limoncello analcolico sul mercato. Tra le novità più imminenti, c’è invece il restyling dello storico Mistrà che manterrà la sua identità e riconoscibilità, diventando al contempo più attrattivo per le nuove generazioni. «Celebrare questo anniversario - commenta Micaela Pallini, presidente e amministratore delegato del gruppo, quinta generazione della famiglia di distillatori romani - per noi è un grande traguardo e indica quanto l’azienda abbia contribuito a portare l’eccellenza italiana nel mondo. Il nostro obiettivo è continuare a muoverci verso questa direzione, cercando di fare sempre del nostro meglio».

150 anni e cinque generazioni: l'avventura comincia nel 1875 ad Antrodoco, comune fra Lazio e Abruzzo, da un'idea di Nicola Pallini. Inizialmente emporio di stoffe e liquori, l’azienda si trasferirà nel centro di Roma nel 1922, a due passi dal Pantheon. È nel 1962, sotto la guida dei nipoti Giorgio e Nicola, che Pallini diventa una vera e propria distilleria, con l'inaugurazione dell’attuale stabilimento di via Tiburtina, che oggi è guidato da Micaela Pallini, artefice di un vero e proprio nuovo corso dell'azienda romana. Da leader sul mercato degli anici, infatti, Pallini ha consolidato sotto la direzione di Micaela Pallini la sua posizione nel mercato del limoncello, che lo ha portato ad essere il limoncello più venduto al mondo, contribuendo alla diffusione internazionale del marchio.

Due cocktail d’autore per il lancio di Sol de Yungas

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Il caffè Sol de Yungas è un monorigine Bolivia, coltivato a 1.600 metri e lavorato con metodi naturali, è l'ultimo nato in casa 1895 Coffee Designers by Lavazza. Nelle mani di Abi El Attaoui, bar manager di Ceresio 7, diventa ingrediente di due cocktail estivi e freschi, pensati passo passo per esaltarne le note fruttate e di agrumi

Proviene dalla regione dello Yungas, in particolare da Caranavi, in Bolivia. Sol de Yungas, ultimo monorigine della famiglia 1895 Coffee Designers by Lavazza, è un pregiato caffè prodotto in quantità limitatissime, coltivato a 1.600 metri nelle piantagioni della famiglia Los Rodrìguez. Specie arabica, varietà S28 per essere precisi, raccolto a mano dopo che è cresciuto in un ambiente ricco di biodiversità, viene processato con metodo naturale: si lasciano essiccare i frutti al sole sugli african bed - spiega la coffelier Stefania Zecchi che «sono dei letti in legno rialzati da terra, con delle griglie che assicurano la perfetta circolazione dell'aria, per evitare le fermentazioni muffe» - e poi, dopo una settimana sui letti, si procede con l'essiccazione con un processo ideato dalla stessa famiglia Rodrìguez.

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Il pack di Sol de Yungas, monorigine Bolivia di 1895 Coffee Designers by Lavazza

«Si chiama Coco Natural. Pedro, il papà, ha lavorato per tanto tempo con questi metodi con la frutta secca e il cacao, e ha impiegato una macchina utilizzata per l'essiccazione del cacao riproponendo la lenta essiccazione anche con il caffè: i frutti vengono messi in vasche d'acciaio, dove la temperatura non supera i 40 gradi e permette una stratificazione dei sapori. Ci vogliono circa 35 ore e durante il processo i frutti vengono rigirati continuamente, ogni 30 minuti, per garantire uniformità». Una volta essiccati, vengono poi portati a La Luna, moderno impianto di lavorazione secca a La Paz, e vengono decorticati utilizzando i raggi ultravioletti e le luce solare. «Tutto questo porta all'enfatizzazione di gusti e aromi già in piantagione».

Il menu del Ceresio7 chiude con un drink signature

Il risultato è una special edition, un caffè con aroma di frutta dolce e agrumi, con note di frutti di bosco e mandarino, disponibile per i partner di 1895 Coffee Designers by Lavazza. Il brand - lanciato nel 2020 - sta continuando l'espansione su un target alto, sia nella ristorazione che in pasticceria. E proprio a una tavola importante, quella del Ceresio7 Pools & Restaurant a Milano, è stata presentata la nuova referenza. Un menu studiato per l’occasione dagli Chef di Ceresio7, Elio Sironi e Alberto Airaghi accompagnati dalla coffelier Stefania Zecchi.

Eccolo. Estrazione in Chemex con Toast di avocado con salmone marinato, shiso e aceto balsamico. Poi Cold brew e Carpaccio di ricciola. Infine, il Claire de cafè, drink studiato proprio per l’occasione, in abbinamento con frutta fresca.

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Claire de cafè, il drink ideato per lanciare Sol de Yuncas

La ricetta di Claire de cafè di Abi El Attaoui

Ingredienti

  • 35 ml taglio di rum (2/3 Appleton Estate 8 Y.O. e 1/3 River Antoine)
  • 40 ml caffè Sol de Yungas estratto in cold drip
  • 30 ml cordiale di lamponi freschi e vaniglia

Preparazione

Chiarificazione con latte di soia. Build in tumbler basso con chunk di ghiaccio e bottone di cioccolato e caffè.

Un drink davvero particolare, che a inizio bevuta esalta il lampone e la vaniglia e che più avanti fa emergere tutto il valore del caffè. Ci racconta Abi El Attaoui, bar manager di Ceresio7: «Perché restasse molto delicato, abbiamo inserito solo un'oncia di rum contro la "normale" oncia e mezza che si utilizzerebbe in un cocktail come questo. Per preparare il cordiale chiudiamo il lampone fresco e le bacche di vaniglia in una busta sottovuoto con una grattugiata di buccia di lime e dello zucchero semolato. Resta sotto vuoto per 12 ore, rilasciando tutti gli oli essenziali, poi apriamo, aggiungiamo succo di lime, blendiamo e filtriamo tutto».

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Soraya, cocktail al caffè Sol de Yungas che entra nella carta di Ceresio 7

La ricetta di Soraya, il cocktail che entra nella carta di Ceresio7

Altro cocktail, questa volta pensato per inserimento nella cocktail list della location per l’estate: si chiama Soraya.

Ingredienti

  • ⁠⁠22,5 ml Appleton Estate 12 Y.O.
  • ⁠⁠15 ml Russel Bourbon
  • Sol de Yungas estratto in espresso
  • 20 ml passion fruit water
  • 5 bacche di vaniglia
  • 15 ml zucchero
  • 10 ml succo di lime
  • un pizzico di sale

Preparazione

Si ottiene il succo (o "acqua") di passion fruit usando il frutto fresco. Si estrae la polpa, si frulla/scalda in un robot da cucina insieme a un enzima (Pectinex SP Ultra) che aiuta a separare meglio il liquido dalla parte solida. Chiarificazione con 20 ml di latte di soia. ⁠Stir & strain, versare su ⁠⁠cubo di ghiaccio. All'inserimento in menu verrà servito in bicchiere old fashioned.

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