Home Blog Pagina 392

Decreto Sostegni: gli indennizzi e le misure per i locali

decreto Sostegni
Un'analisi delle misure a favore delle imprese e dei professionisti del fuoricasa contenute nel nuovo provvedimento del governo

Il 23 marzo è entrato in vigore il decreto Sostegni che prevede misure a favore delle imprese, dei professionisti, dei lavoratori autonomi e dipendenti, della scuola, università e ricerca e degli enti territoriali.

Vediamo le misure più rilevanti che riguardano in particolare le imprese del nostro settore (scopri lo speciale "Le novità normative" che raccoglie le più importanti norme di interesse per i gestori di pubblici esercizi).

Contributo a fondo perduto per imprese e professionisti

Per aiutare i soggetti Iva più deboli fragili colpiti dalla pandemia Covid-19, viene stabilita la corresponsione di un contributo a fondo perduto per imprese e professionisti titolari di partita Iva che nel 2020 hanno perso almeno il 30% del fatturato medio mensile rispetto al 2019.

Il contributo è calcolato sul questo calo di fatturato medio mensile con le seguenti percentuali, con riferimento al fatturato del 2019:

  • 60% per fatturati inferiori a 100.000 euro
  • 50% per fatturati fra 100.000 e 400.000 euro
  • 40% per fatturati fra 400.000 e 1 milione di euro
  • 30% per fatturati fra 1 e 5 milioni di euro
  • 20% per fatturati fra 5 e 10 milioni di euro
  • Nessun contributo per i fatturati superiori a 10 milioni di euro.

Il contributo è generale e spetta per tutte le attività e a tutti i titolari di partita Iva che rispettino le condizioni previste; non è più presente il riferimento ai codici Ateco.

Il meccanismo di calcolo premia maggiormente le strutture con minor fatturato, che potranno conseguire un contributo del 60% che, però, considerando la mensilizzazione, diventa pari a un contributo massimo pari al 5% del calo di fatturato, salvo per gli importi adeguati al minimo.

Infatti, spetta un contributo minimo di 1.000 euro per le persone fisiche e di 2.000 per le persone giuridiche. È anche stabilito un massimo nella misura di 150.000 euro per beneficiario.

Esempio:

  1. Fatturato/corrispettivi 2019: euro 96.000 = media mensile 2019: euro 8.000
  2. Fatturato/corrispettivi 2020: Euro 60.000 = media mensile 2020: euro 5.000
  3. Calo di fatturato di euro 3.000 mensili, superiore al 30%.
  4. Il contributo spettante sarà pari a 3.000 euro x 60% = 1.800 euro pari al 5% del calo di fatturato annuo (36.000).

Il contributo spetta anche a chi ha aperto la partita Iva dal 1° gennaio 2019 e fino al 23 marzo 2021. Non spetta a chi ha chiuso la partita iva prima del 24 marzo 2021.

Per chi ha aperto la partita Iva dal 2019 il contributo viene riconosciuto anche in assenza di calo di fatturato del 30%, anche solo nella misura minima; il loro fatturato medio mensile 2019 deve essere determinato considerando i mesi successivi a quello di inizio dell’attività.

La richiesta dovrà essere presentata con apposita istanza telematica tra il 30 marzo e il 28 maggio prossimi.

Aumento del Fondo per l’esonero dei contributi previdenziali

Il decreto Sostegni ha aumentato il Fondo per l’esonero dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti che nel 2020 hanno subito un calo del reddito superiore al 33% rispetto al 2019.

Ulteriori interventi per settori gravemente colpiti

Il provvedimento ha introdotto interventi a sostegno di:

  • attività commerciali o di ristorazione nei centri storici, con ulteriori contributi a fondo perduto da definire;
  • matrimoni ed eventi privati;
  • fiere, manifestazioni fieristiche internazionali e congressi;
  • cultura e spettacolo, mostre e musei;
  • filiere dell’agricoltura, della pesca e dell’acquacoltura.

Sostegno ai Comuni a vocazione montana in comprensori sciistici

Vengono stanziati fondi per la concessione di contributi in favore dei soggetti esercenti attività di impresa di vendita di beni o servizi al pubblico (tra questi ultimi anche bar e ristoranti) svolte nei Comuni a vocazione montana appartenenti a comprensori sciistici.

Verranno ripartiti, con decreto del ministro del Turismo da adottare entro il 22 aprile prossimo, tra le regioni e province autonome sulla base delle presenze turistiche registrate nell’anno 2019 nei comuni classificati dall’Istat come “E Comuni con vocazione montana” e “H Comuni a vocazione montana e con vocazione culturale, storica, artistica e paesaggistica” appartenenti a comprensori sciistici”.

Le regioni e le province autonome assegneranno poi i fondi ricevuti alle imprese destinatarie.

Protezione e sostegno del reddito dei lavoratori

Cassa integrazione ordinaria senza contributi addizionali fino al 30 giugno 2021.

Cassa integrazione in deroga e assegno ordinario legati all’emergenza Covid fino al 31 dicembre 2021.

Blocco dei licenziamenti

Il decreto Sostegni ha prorogato il blocco dei licenziamenti fino:

  • al 30 giugno 2021 per i lavoratori delle aziende che dispongono di Cig ordinaria e Cig straordinaria.
  • al 31 ottobre 2021 per i lavoratori delle aziende coperte da strumenti in deroga (soprattutto terziario e pubblici esercizi).

Come per il passato, il blocco non si applica per:

  • i licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività dell’impresa anche conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, neanche parziale, dell’attività e senza che vi sia una cessione d’azienda o di un suo ramo.
  • la stipula di accordo collettivo aziendale per la risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo.

Deroga sulle causali dei contratti a termine

Per aiutare il mantenimento dei posti di lavoro per i lavoratori a termine, il decreto Sostegni introduce una nuova possibilità di prorogare o rinnovare il contratto di lavoro subordinato, per un massimo di 12 mesi.

Rinvio scadenze per rottamazione ter e saldo e stralcio

È rinviato il pagamento delle rate in scadenza nel 2020 e nel 2021, mantenendo l’efficacia delle definizioni:

  • entro il 31 luglio 2021, per le rate in scadenza nel 2020;
  • entro il 30 novembre 2021, per le rate 2021.

Nuovo stralcio carichi iscritti a ruolo

Per i carichi di importo inferiore a 5.000 euro affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, è previsto lo stralcio per i soggetti che abbiano avuto un reddito imponibile 2019 non superiore a 30.000 euro.

Definizione avvisi bonari

Per i soggetti con partita Iva attiva alla data del 23 marzo che hanno subito una riduzione maggiore del 33% del volume d’affari dell’anno 2020 rispetto al volume d’affari del 2019 è prevista la possibilità di definire, con modalità agevolate, le somme dovute a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2017 e 31 dicembre 2018, non inviate per effetto della sospensione disposta dal Dl Rilancio.

Canone Rai

Le imprese ricettive e di somministrazione e consumo di bevande in locali pubblici o aperti al pubblico per il 2021 avranno una riduzione del 30% del canone speciale Rai.

Spese per elettricità

Riduzione della spesa per “trasporto e gestione del contatore" e "oneri generali di sistema" sostenuta da utenze elettriche in bassa tensione diverse dagli usi domestici per i mesi di aprile, maggio e giugno 2021.

Sostegno al piano vaccinale e politiche per la salute

Il decreto Sostegni ha introdotto nuove risorse per i finanziamenti per:

  • il piano vaccinale
  • il sistema sanitario,
  • l’emergenza Covid-19
  • la logistica della campagna vaccinale
  • la produzione di vaccini in Italia

Inoltre è prevista la nuova possibilità di realizzare la vaccinazione anche nelle farmacie.

Iginio Massari Alta Pasticceria, il popUp tiene banco in stazione

Iginio Massari Alta pasticceria_popUp Torino
Prolungata l'apertura dei temporary shop del maestro Massari nelle stazioni di 4 importanti città

Il PopUp più dolce? In stazione. Con il suo brand Iginio Massari Alta Pasticceria il maestro bresciano è approdato in 4 fra le più importanti stazioni ferroviarie italiane (delle sue novità abbiamo parlato anche qui).

All'appello per ora ci sono Venezia Mestre, Bologna Stazione Centrale, Roma Termini e l'ultima della serie, Torino, alla stazione di Porta Nuova. Nel listino dei temporary store si possono trovare i prodotti più indicati al trasporto: macaron, biscotti, torte gelatine di frutta e poi praline, tavolette monorigine e i grandi lievitati: in questo periodo la colomba di Pasqua, che come ogni anno registra un grande successo, tanto che sullo shop on line la versione Cacao e Cioccolata è sold out. E poi il Bussolà, tipico dolce bresciano, che viene prodotto tutto l’anno. Visto il successo che i temporary store del maestro Ampi stanno ottenendo, la loro apertura (in un primo tempo prevista fino al 15/4) sarà proluungata fino alla fine del mese di aprile. E - in vista del prossimo Natale - c’è il programma di raddoppiarne il numero, in altre stazioni di grandi città.

Cocktail ready to drink, il nuovo trend che affascina i bartender

Stafforini cocktail ready to drink
Nel panorama sempre più ricco e interessante di cocktail ready to drink fanno il loro esordio tre nuove linee firmate da tre assi della mixology italiana: Dennis Zoppi, Claudio Perinelli e Matteo Stafforini

Ampliare le possibilità di consumo dei miscelati anche al di fuori del tradizionale circuito dei cocktail bar, raggiungendo direttamente i consumatori nelle loro case, o rendendoli disponibili anche nei locali, come piccoli bar o ristoranti, dove non è presente un barman. È con questa duplice visione che anche in Italia negli ultimi anni si è sviluppata un’interessante proposta di cocktail ready to drink. L’emergenza sanitaria, con le restrizioni alle attività dei locali, ha poi dato un’accelerata al fenomeno, da un lato facendo impennare i consumi domestici, dall’altro stimolando l’iniziativa dei bartender che hanno visto nella produzione di drink pronti al consumo un’opportunità per reagire al momento di difficoltà. Un’opportunità da sfruttare anche oltre il momento contingente. È in questo quadro che hanno appena fatto, o stanno per fare, il loro esordio tre nuovi progetti, Negronis, Ciapasü e The Soda Cans, firmati da tre assi della mixology italiana, rispettivamente, Dennis Zoppi, Claudio Perinelli e Matteo Stafforini. Tutti e tre che, tra l’altro hanno fatto parte, in annate diverse, del magico Drink Team di Bargiornale.

Quattro estrose variazioni sul Negroni

Negronis, la collezioni di cocktail premium pronti da bere di Zoppi, è uno dei primi frutti di un progetto più ampio, quello di Cipango, la microdistilleria aperta dal mixologist lo scorso anno nel centro di Torino, a due passi da Porta Palazzo, per produrre spirit di sua creazione o, in piccoli lotti e personalizzabili, per altri locali che vogliono far crescere il proprio brand. Un laboratorio nato all’insegna dell’artigianalità, del bere bene e sostenibile, dotato di sistemi di lavorazione all’avanguardia, nel quale è stato partorito anche il progetto dei cocktail ready to drink.

La collezione è rivolta sia al consumatore finale sia ai locali che vogliono ampliare la loro offerta per l’asporto e il delivery, ed è proposta in eleganti bottiglie di vetro da 500 ml o 200 ml, con etichetta personalizzabile per i locali. È composta da quattro cocktail, tutti originali variazioni del Negroni, che riflettono in pieno l’estrosità del loro creatore e pensati per stuzzicare la fantasia e il palato del drink lover. Drink che vengono preparati con ingredienti e materie prime di qualità e lavorati in modo da esaltarne e conservarne le caratteristiche olfattive e degustative. Nello specifico: Zoppi Negroni, preparato con vermouth, bitter e Gin Lady Lame, il gin creato dallo stesso Zoppi, che arricchisce il bouquet del grande classico di nuove tonalità di agrumi e di spezie. Zoppi Negroni Zenzero, caratterizzato da una nota di zenzero, frutto dell’aggiunta agli ingredienti precedenti di un’infusione della spezia fresca, Zoppi Negroni al Caffè, dalle intense note di caffè, grazie all’infusione di chicchi 100% arabica, e Zoppi Negroni Cioccolato, dove la nota caratterizzante è quella del cacao. Tutti i cocktail hanno un contenuto di alcol in volume al 22%, che permette di conservarli a lungo.

Drink espressi in lattina

Ciapasü, il progetto di Matteo Stafforini, ha invece preso vita, almeno in questa sua prima fase, per rispondere a un’esigenza del suo locale, il Radici di Pavia: offrire ai clienti un servizio di asporto e di delivery di qualità, che consentisse loro di degustare a casa le creazione del bartender in questo periodo che non possono farlo all’interno del cocktail bar. Obiettivo che il progetto porta nello stesso nome, Ciapasü, che in dialetto pavese significa “prendi e porta via”. In linea con questo obiettivo la gamma è composta da 6 signature, proposti in lattina da 33 cl, pensati per una bevuta veloce. Preparati con spirit premium e ingredienti di qualità, contengono infatti anche ingredienti deperibili, come succhi freschi e altri ingredienti analcolici, per cui si conservano in frigo e vanno consumati entro 72 ore dalla loro preparazione.

Altra peculiarità del progetto è che i cocktail vengono preparati espressi: in pratica, il giorno successivo all’ordine, che può essere fatto fino alle ore 23, i drink vengono realizzati e confezionati al momento nel laboratorio di Radici dove è stata anche installata la linea di lattinatura. Il cliente può passare a ritirarli presso il locale dalle ore 16 alle 18, orario nel quale è attivo il sevizio di asporto, oppure li riceve direttamente a casa, servizio questo garantito però in un raggio di massimo 20-30 km da Pavia.

Le lattine hanno una grafica contraddistinta da un colore diverso per ogni drink: Sapore di mare 8 (etichetta verde) fatto con nettare di agave, succo di lime, Blue curaçao liqueur, Briottet, Tequila Blanco El Jimador, Mezcal Joven Amores, Assenzio Bianco Quaglia, Chocolate bitters Bob's; Boulevardoni (etichetta mattone), con Bitter La Cannellese, Carpano Antica Formula, Chacha Our Wine Georgia, bourbon, Teapot Bitters; Lettonia dreaming (etichetta senape), con sciroppo di fiore di sambuco, succo di lime, Riga black balsam, London dry gin, soda al pompelmo; Non ti ca-Pisco (etichetta viola), con sciroppo di zucchero, succo di lime, ginger beer, Liqueur de mure sauvage Chartreux, Pisco Acholado; Me-Dai-Na-Colada (etichetta pistacchio), con orzata di pistacchi homemade, Coconut exotic infusion liqueur Alamea, sciroppo di zucchero, succo di lime, Old Reserve Arrak 47’, Rum Light Varadero, Pineapple Rum Plantation, Spiced dark rum Alamea. Infine, M’illumi-Nix d'immenso (etichetta pesca), un drink creato in omaggio alla collaborazione con il Nix Pub, che sorge nelle vicinanze di Radici e di proprietà di Nicola Grande, mastro birraio e patron del birrificio artigianale Nix Beer, che ha suggerito a Stafforini l’idea di proporre i cocktail in lattina. Il drink è infatti preparato con la Belgian Strong Ale del Nix Beer, che per la sua struttura, il carattere cristallino e zuccheroso si è rivelata un ottimo ingrediente per la miscelazione, unita a Peach Liqueur, Carpano Antica Formula e Highland Scotch Whisky Sherry Cask.

Nato da un’esigenza del momento, il progetto Ciapasü è però destinato a ulteriori sviluppi. L’idea del mixologist è infatti, coerentemente alla filosofia del suo locale, di variare l’offerta stagionalmente, e in futuro magari anche di implementarla con proposte a maggiore conservabilità. Proposta quest’ultima che sarà giocata sui classici e su loro originali reinterpretazioni.

I 12 signature del The Soda Jerk

Sono invece 12 i cocktail ready to drink che compongono la linea The Soda Cans, firmata dal bartender Claudio Perinelli, titolare con il socio Thomas Bianco del cocktail bar The Soda Jerk di Verona. La collezione farà il suo esordio il prossimo mese e nasce per ampliare il raggio di azione del locale, portando le creazioni che lì nascono in tutta Italia. I cocktail ready to drink infatti costituiranno la proposta per l’asporto e il delivery (nell’area di Verona), del locale, ma saranno acquistabili anche dagli appassionati del resto della Penisola, in questo caso ordinando un almeno un kit da 12 lattine.

Anche la linea The Soda Cans riflette in pieno lo stile di miscelazione di Perinelli e del suo staff. Non a caso, è composta da alcuni signature del The Soda Jerk, tra rivisitazioni di classici e creazioni originali, la cui formula è stata rivista dopo un accurato lavoro di ricerca per bilanciarne gusto, acidità e gasatura, e renderli disponibili per questa diversa forma di consumo. Eccoli: El Giannisero, con vodka, Jerk Liqueur, cranberry, aceto di mele, bitter speziato, succo di limone e ginger beer, House Ginto, con London dry gin e tonica, Americano Jerk, con bitter, liquore al carciofo, agave, bitter al sedano e ginger ale, Gin Basil Fizz, con London dry gin, basilico, zucchero, limone e soda, Spritz Veneziano, con Select, prosecco e soda, Paloma, con tequila, agave, lime, soluzione salina e soda al pompelmo rosa, Batanga, con tequila, lime, soluzione salina e Coca-Cola, Dark & Stronzy, con rum scuro, cognac, cannella, zucchero, limone, tè nero, Angostura e ginger beer, Liquy Gimlet, con London dry gin, liquirizia, lime e zucchero, Bloody Pery, con vodka, pomodoro Jerk Mix, limone, sale, pepe, tabasco e salsa Worchestershire, Mint Whiskey Sling, con bourbon, menta, zucchero e soda, e Zucca White, con Amaro Zucca, tonica light e succo di limone.

Preparati con ingredienti di qualità e spirit premium, senza uso di conservanti e acidificanti, vengono prodotti nel nuovo laboratorio messo in piedi con un importante investimento da parte dei due soci e dotato di una linea di lattinatura. I cocktail sono infatti proposti in lattina da 33 cl, hanno tutti una gradazione alcolica inferiore agli 11° e si conservano in frigo. A impreziosire la lattina una grafica accattivante e di grande appeal, diversa per ogni drink e caratterizzata da fresche illustrazioni in un mix tra stile futurista e cartoon.

 

Il whisky giapponese si dà finalmente una regola

Non è un segreto che i whisky giapponesi, distillati che contano su una tradizione ormai secolare (la prima distilleria risale al 1923), siano i più ricercati al mondo. Tanto che i single malt invecchiati con definizione d’età sono praticamente introvabili e vantano quotazioni stellari. Single malt a parte, categoria che rappresenta una nicchia di mercato, il Giappone ha fatto fronte, anche negli anni passati, alla richiesta crescente di bottiglie, ricorrendo a malti esteri. E, a differenza della Scozia, dove "allungare" i malti autoctoni con distillati provenienti fuori dai confini del territorio locale comporta la perdita della denominazione "scotch whisky", nel Sol Levante chiunque ha sempre potuto miscelare e imbottigliare malti realizzati con distillati importati da altri Paesi e venderli come whisky giapponesi. A porre rimedio a questa situazione che rischiava di ledere l’immagine e l'alta reputazione di cui gode il settore, ci ha pensato l'associazione nazionale dei produttori di liquori e distillati, la Japan Spirits & Liqueurs Makers Association che ha stilato, dopo anni di consultazioni, una serie di criteri che un malto deve soddisfare per potersi definire un autentico "whisky giapponese". Ecco i più importanti (sul sito dell'organizzazione è possibile trovare il documento completo in inglese):

- i processi di saccarizzazione, fermentazione e distillazione devono avvenire in una distilleria in Giappone;
- l'acqua utilizzata deve provenire da una fonte ubicata in Giappone;
- la materia prima deve essere un cereale maltato (es. orzo, segale, grano). Non sono ammessi cereali non maltati;
- il whisky deve essere invecchiato per almeno 3 anni e il processo d'invecchiamento deve avvenire in Giappone;
- il whisky deve essere imbottigliato in Giappone e deve avere un grado alcolico di almeno 40%. 

Le nuove regole stabiliscono che anche se solo uno dei suddetti criteri non dovesse essere rispettato, le aziende produttrici non potranno utilizzare diciture come “Japanese whisky” o "Japanese Whiskey", né in alcun modo instillare nell’acquirente l’idea di un prodotto giapponese: sono, quindi, vietati nomi propri, nomi famosi, nomi di città e luoghi, bandiere e qualsiasi elemento che possa far presumere di aver rispettato i criteri di produzione. Il nuovo disciplinare entrerà in vigore il prossimo 1° aprile, che coincide in Giappone con l’inizio del nuovo anno fiscale (i produttori avranno peró tempo fino al 31 marzo del 2024 per adeguarsi alle nuove norme). «È un'ottima notizia - afferma Pino Perrone, uno dei massimi esperti di whisky in Italia, colonna portante del Roma Whisky Festival e co-fondatore di Whisky&Co. e di Oro Whisky Bar - perché fa chiarezza su un mondo che ha vissuto negli ultimi vent'anni, a partire dal 2001 quando il Nikka Yoichi Single Malt invecchiato 10 anni vinse a sorpresa il premio "Best of the Best" ai Whisky Magazine's Awards, un boom straordinario sia a livello economico, sia a livello di marketing e d'immagine. Negli anni, i whisky del Sol Levante hanno vinto montagne di premi, conquistando larghi consensi fra esperti e consumatori finali tanto che oggi sono diventati anche un bene d'investimento. Un boom, dicevamo, generato da una domanda globale che si è concentrata su un Paese dove, fino a qualche anno fa, c'erano in attività solo 8 distillerie ed era quindi palese che molti prodotti in commercio non contenessero whisky giapponese. D’altronde è risaputo che i grandi gruppi nipponici hanno cominciato, sin dagli anni Ottanta, a fare shopping di distillerie in Scozia (es. la Ben Nevis rilevata da Nikka, la Tomatin rilevata dalla Takara Shuzo, la Bowmore da Suntory ecc.) e che le importazioni di malti da Stati Uniti, Scozia, Canada ecc. siano da anni in continuo aumento. Non dimentichiamoci, poi, che le leggi giapponesi sono sempre state molto lasche in materia, dando praticamente mano libera ai brand giapponesi di importare alcolici dall'estero e di utilizzare malti autoctoni in proporzioni minoritarie all'interno di bottiglie etichettate come "whisky giapponese". C'era dunque il bisogno di correre ai ripari e di ridare trasparenza a una situazione che rischiava di sfuggire di mano». Una trasparenza, aggiungiamo noi, che dovrebbe riguardare, ovviamente, tutto il mondo dei distillati, non solo giapponesi. «Riguardo al disciplinare - aggiunge Perrone - i produttori giapponesi si sono assolutamente ispirati al modello scozzese. Anzi, direi che hanno ricalcato molti dei criteri contenuti nel disciplinare dello "scotch whisky". Ad esempio, dalla capienza della botte, che deve essere di 700 litri, al principio determinante che il prodotto deve essere interamente distillato e imbottigliato all'interno del Paese».

Un accordo volontario e non vincolante per ogni prodotto

«Si tratta di una svolta importante ed è forse il primo step per una regolamentazione ancora più rigorosa della produzione - concorda Alessandro Coggi, esperto di whisky giapponese, appassionato del Sol Levante e collaboratore di Whisky Club Italia -. Teniamo, però, conto che non si tratta di una legge, ma di un regolamento associativo al quale quasi tutti, ma non tutti, i produttori giapponesi hanno dichiarato di sottoporsi volontariamente. E alcuni big, come Nikka, hanno comunque dichiarato che non tutte le proposte del loro portafoglio saranno oggetto del regolamento. Ad esempio, il celebre Nikka from the Barrel avrà in etichetta una dicitura che specificherà come il prodotto non sia in linea con il disciplinare. Gli effetti sul mercato? È probabile che ci sarà un innalzamento dei prezzi, già molto elevati, che riguarderà ovviamente i whisky che rispettano in toto il disciplinare. È vero che i grandi gruppi hanno aumentato negli anni scorsi la produzione e che delle nuove distillerie hanno approcciato il mercato, ma parallelamente la domanda mondiale è cresciuta a livello esponenziale. Quello che più preoccupa è la forbice oggi esistente tra il prezzo di vendita di un whisky sul mercato interno e il prezzo dello stesso prodotto quando raggiunge i mercati esteri di destinazione: un prezzo che può essere anche 5 o 6 volte superiore a quello di partenza». Una forbice non si sa fino a quando sostenibile dalla domanda. «I single malt invecchiati potrebbero forse aumentare ancora di prezzo - aggiunge Perrone - mentre i whisky che non rispetteranno i criteri potrebbero subire dal mercato una sorta di declassamento. Ma potrebbe anche succedere che molte distillerie di soshu, che in Giappone sono migliaia, decidano di convertirsi in distillerie di whisky, andando di fatto a coprire il gap di offerta. Concludendo, dal momento che il consumatore è oggi obbligato a pagare un prezzo molto elevato per qualsiasi whisky proveniente dal Sol Levante, è giusto che conosca la verità e che quando legge "whisky giapponese" abbia la garanzia che si tratti di un prodotto distillato interamente in Giappone e invecchiato per almeno 3 anni».

 

 

Vetrine frigorifere più ecologiche e con l’etichetta

Ecodesign e risparmio energetico sono i cardini delle nuove norme della Unione Europea

Dall’inizio di marzo, chi acquista una vetrina refrigerata per il proprio bar, per i gelati o per la pasticceria, per il libero servizio da parte del pubblico o per la vendita assistita da un addetto, si trova di fronte a una serie di novità. La più evidente è l’etichetta energetica, che, come per i frigoriferi domestici, d’ora in avanti accompagnerà tutti, o quasi tutti questi prodotti. Ma cambierà qualcosa anche riguardo a una serie di informazioni su consumi e prestazioni, che d’ora in avanti i produttori sono tenuti a comunicare ai loro clienti, in modo da consentire, a chi decide di dotarsi di un’apparecchiatura di questo tipo, di individuare quella che gli converrà di più dal punto di vista delle gestione e, in particolare, dei consumi. Sempre da marzo, inoltre, i produttori devono attenersi a nuove regole di “ecodesign”, cioè di progettazione mirata a un minor impatto ambientale dei prodotti. Per le vetrine refrigerate commerciali questo non si traduce solo in una concezione più efficiente dei gruppi refrigeranti, ma anche nella scelta di gas meno impattanti sull’ambiente, in particolare sul clima, e, in generale, in una ingegnerizzazione del prodotto che tenga in conto anche del suo “fine vita”, facilitandone lo smaltimento. Per quanto riguarda l’etichetta energetica, una novità per il mondo commerciale, a parte le iniziative volontarie dei produttori, ciò che cambia rispetto al sistema adottato per i frigoriferi domestici è, soprattutto, la scala con cui vengono definite le classi energetiche. Viene mantenuta una distinzione basata sulle lettere dell’alfabeto, in cui la A indica la più efficiente, ma con periodici aggiornamenti, in modo da evitare che si verifichi quanto accaduto agli inizi del Duemila con i prodotti di largo consumo. In quel caso, la rapida evoluzione dei prodotti portò alla necessità di introdurre nuove categorie, come le classi A+ e A++, per individuare quelli più virtuosi dal punto di vista dei consumi. Ora non sarà più così, per non creare un affollamento nelle classi migliori, che renderebbe più complicata la scelta per l’esercizio commerciale. Una prima conseguenza di questa decisione è che, all’entrata in vigore della normativa, cioè ora, in un momento in cui i produttori hanno perlopiù adeguato i loro prodotti già esistenti alla normativa, sarà difficile trovare prodotti in classe A. Questa si affollerà molto probabilmente in un prossimo futuro, quando usciranno sul mercato nuove vetrine refrigerate più performanti e ispirate ai nuovi regolamenti di ecodesign. Un’altra conseguenza è l’uscita dai canali commerciali dei prodotti più obsoleti. L’obiettivo dell’Unione Europea è, con questo pacchetto di normative, di indurre anche per gli apparecchi della refrigerazione commerciale il processo virtuoso che ha portato a una maggiore consapevolezza dei consumatori domestici quando fu introdotta la prima etichetta energetica, quella per i frigoriferi di casa. Allora il pubblico si orientò velocemente verso i modelli più efficienti e convenienti, innescando un processo che ha indotto i produttori a migliorare sempre di più i loro elettrodomestici. Detto questo, va anche considerato che molte imprese produttrici della refrigerazione commerciale non hanno le dimensioni dei colossi mondiali che producono gli apparecchi domestici. Questo va tenuto in conto soprattutto per l’enorme quantità di adempimenti che i nuovi regolamenti hanno imposto alle aziende del settore. Non si è trattato soltanto di predisporre le nuove etichette energetiche e inserire nuove informazioni nelle schede tecniche, ma anche di aggiornare tutti i manuali d’uso in tutte le lingue e, soprattutto, di certificare i loro prodotti, seguendo le procedure indicate dal regolamento di ecodesign, quindi con test appositi di laboratorio. Se grandi gruppi di livello globale possono creare al loro interno laboratori attrezzati per effettuare le prove richieste, tutt’altro che banali, lo stesso non può avvenire per aziende di dimensioni più piccole, o anche artigianali. L’introduzione delle nuove norme ha quindi creato non poche difficoltà per il settore. Alcuni protagonisti del mercato ci hanno parlato di un impegno estremamente gravoso, che ha impegnato interi reparti aziendali per mesi per tenere conto di tutte le novità. Qualcuno si è ache trovato in difficoltà, e probabilmente non tutti erano perfettamente pronti al primo marzo, anche perché le novità normative sono cadute nel momento storico peggiore per le aziende del settore, quello della crisi pandemica che, come ben sappiamo, ha messo in ginocchio una buona parte della clientela a cui si rivolgono tradizionalmente, in particolare i bar e i ristoranti. In definitiva, quali sono i prodotti interessati dalla nuova etichetta energetica e dalla progettazione basata sui principi di ecodesign? Ci siamo rivolti a Efcem, l’Associazione dei produttori di attrezzature per la ristorazione e per l’ospitalità, che ci ha in- viato, a questo proposito, una nota. I nuovi regolamenti UE di ecodesign (2019/2024) e di etichettatura energetica (2019/2018), spiega Efcem, chiariscono il perimetro di applicazione e, dunque i prodotti che saranno etichettati e, cioè, “gli apparecchi di refrigerazione con funzione di vendita diretta”. Più precisamente, “i mobili frigoriferi dotati di uno o più scomparti regolati a temperature specifiche, raffreddati per convezione naturale o forzata mediante uno o più sistemi che consumano energia, e destinati all’esposizione e alla vendita ai clienti, con o senza servizio assistito, di alimenti e altri articoli (anche non alimentari) a temperature specifiche inferiori alla temperatura ambiente, direttamente accessibili attraverso aperture laterali e/o attraverso una o più porte o cassetti”. L’associazione specifica anche che “nei regolamenti questi prodotti sono raggruppati nel cosiddetto Lotto 12, ossia armadi refrigerati (frigoriferi o congelatori) da supermercato, mobili plug-in a gruppo incorporato, refrigeratori per bevande, piccoli congelatori per gelati, vetrine per gelato sfuso e distributori automatici refrigerati”. Alcune, poche, categorie di prodotto sono escluse, come per esempio gli armadi frigoriferi e gli abbattitori, i frigo-cantina e i minibar degli alberghi o altri apparecchi alimentati da fonti di energia non elettrica. Esclusi anche i banchi bar o, meglio, come specifica Efcem, “banchi orizzontali a servizio assistito, con area integrata per la conservazione, progettati per funzionare a temperature di esercizio di refrigerazione”. Non ci si riferisce, quindi, ai banchi modulari, quelli ormai più diffusi in commercio, in cui le vetrine refrigerate sono elementi a sé stanti inseriti nella composizione, ma in sostanza a pezzi “monolitici”, banchi su misura che incorporano anche una parte refrigerata. Come per ogni nuova normativa dovremo comunque osservare i prossimi aggiustamenti e assestamenti, accompagnati da chiarimenti delle associazioni per i possibili dubbi sui campi di applicazione. Chi acquisterà queste attrezzature, d’ora in avanti, avrà comunque a propria disposizione strumenti per confrontare con precisione i consumi dei vari prodotti, non solo grazie ai dati di potenza e di assorbimento, ma anche a quelli dei consumi annui e di efficienza energetica. Quest’ultimo dato non rappresenta soltanto i consumi in kWh della vetrina, ma li mette in relazione alla superficie espositiva reale della vetrina, in modo da mettere in relazione i costi energetici con l’effettiva quantità di prodotto esposto. Informazioni estremamente interessanti, che finora i produttori non erano tenuti a comunicare all’acquirente.

Peace Pop, il primo gelato su stecco di Ben & Jerry’s

gelato Peace Pop_Ben & Jerry’s
Primo su stecco dello storico marchio di gelati del Vermont, mantiene le caratteristiche del resto della gamma: utilizzo di ingredienti di qualità, certificati e da commercio equosolidale, e un pack sostenibile

È arrivato in Italia Peace Pop, il primo gelato su stecco di Ben & Jerry’s, storico produttore americano di gelati del gruppo Unilever. La nuova referenze è composta da una base di gelato di panna con cioccolato e un cuore di biscotto, il celebre cookie dough, il tutto ricoperto ancora da croccante cioccolato sul quale si staglia il simbolo della pace.

Un prodotto che come il resto della gamma si caratterizza per qualità e sostenibilità. Come tutti i prodotti Ben & Jerry’s è infatti preparato con ingredienti certificati e di qualità, esclusivamente equosolidali e frutto di coltivazioni impegnate in tecniche agricole ecocompatibili. In questo caso, per esempio, il cacao utilizzato per il cioccolato è certificato Fairtrade.

Mentre il suo pack è composto per l’88% di carta, materiale facilmente riciclabile.

Scelte insite nel dna del brand sin dalla sua fondazione. Ben & Jerry’s è infatti nato nel 1978, a Burlington, Vermont (Usa), con la volontà da parte dei suoi fondatori, Ben Cohen e Jerry Greenfield, di creare un marchio di gelati unico e responsabile verso la comunità. Da qui l’adozione di pratiche ecosostenibili applicate a tutta la filiera, anche alle pratiche commerciali, e il sostegno ai fornitori e produttori di materie prime, con la garanzia di assicurare loro giusti compensi e una migliore qualità di vita, attraverso il commercio equo e solidale e la collaborazione con associazioni no profit attive a livello locale e internazionale.

Peculiarità che il marchio ha conservato anche dopo l’ingresso nel colosso mondiale Univer, nel 2000. Ciò grazie a un accordo di acquisizione particolare, che ha portato all’istituzione di un Consiglio di amministrazione indipendente a garanzia del mantenimento e dell’espansione della missione sociale di Ben&Jerry’s, sull’integrità del marchio e la qualità dei suoi prodotti.

E a proposito di prodotti, le referenze disponibili nel nostro Paese, oltre al nuovo gelato a stecco includono Cookie Dough 'Wich (80 ml), un gelato alla vaniglia con pezzetti di cacao racchiuso tra due biscotti con pezzi di cioccolato, le coppette (100 ml) nei gusti Cookie Dough (gelato alla vaniglia, pezzi di impasto di biscotto con scaglie di cioccolato e copertura di cacao), e Chocolate Fudge Brownie (gelato al cacao, con morbidi pezzi di biscotti a cacao magro, e le vaschette (465 ml) nei gusti Cookie Dough, Chocolate Fudge Brownie, Peanut Butter (gelato al burro di arachidi con pezzi di burro d’arachidi ricoperti di cacao) e Netflix&Chill'd (gelato al burro di arachidi con pezzetti di bretzel dolci e salati e brownie al cioccolato).

Obiettivo sul Kenya con Ditta Artigianale e Martin Shabaya

Martin Shabaya
Martin Shabaya

Martin Shabaya, tre volte campione baristi keniota, è il testimonial dello specialty coffee Muthunzuuni, protagonista del mese dell’offerta di Ditta Artigianale. La Torrefazione fiorentina guidata da Francesco Sanapo (da sempre in prima fila per la promozione degli specialty coffee in Italia) prosegue infatti il suo cammino tra i caffè africani più pregiati e le realtà che le producono, con cui il suo team di esperti ha costruito un rapporto di fiducia.

Lo specialty coffee Muthunzuuni di Ditta Artigianale
Lo specialty coffee Muthunzuuni di Ditta Artigianale

Questo nuovo viaggio guida nella contea di Machakos, nel Sud del Paese, dove si trova una cooperativa istituita nel 1979 che conta 1020 soci, ognuno dei quali coltiva in media mezzo ettaro di terreno a un’altitudine di circa 1800 metri. Il caffè viene tipicamente depolpato, fermentato per 24 ore prima di essere lavato, selezionato per densità, per passare infine al processo di essiccazione dei chicchi in pergamino su letti sopraelevati per circa 14 giorni. In tazza è caratterizzato da un corpo succoso con note fruttate di arancia e mirtilli e un finale molto pulito e delicato.

Presenta la nuova referenza il giovane capo barista dell’Artcaffe di Nairobi, che al World Barista Championship di Seoul (Corea del Sud) nel novembre 2017 è stato il primo concorrente di un Paese africano ad arrivare alla semifinale della competizione: Martin Shabaya.

Martin Shabaya
Martin Shabaya

«Il caffè del Kenya cresce ad altitudini elevate su un terreno vulcanico: condizioni che giocano un ruolo importante sulla qualità della tazza. Le varietà botaniche più utilizzate sono la SL28 e la SL34, molto ricercate dai torrefattori». Tra i valori in cui Martin crede di più per il successo nel suo lavoro annovera passione e condivisione, senza dimenticare l’importanza dello studio. Sulla percezione del caffè osserva che «è importante fornire accesso alla conoscenza, ai mercati e alle opportunità per aggiungere valore e migliorare educazione e consapevolezza sulla mitigazione dei cambiamenti climatici, l'adattamento e il sistema di allarme precoce. Soprattutto in Kenya, tuttavia, esistono ostacoli normativi complessi e costosi che scoraggiano chi vorrebbe entrare nel settore, specialmente donne e giovani come me: è una situazione da cambiare, rapidamente». L’urgenza riguarda soprattutto le donne, molto presenti nel lavoro nei campi, nella raccolta e nella cernita: il lavoro manuale per la produzione del caffè. Sono tuttavia molto meno rappresentate nel commercio, nell’esportazione e nel lavoro di laboratorio. Poche donne possiedono terreni o attività commerciali: una disuguaglianza denunciata dalla Sca White Paper. Lentamente le cose stanno cambiando.

Martin si è organizzato per far fronte alle difficoltà causate dal covid: «La pandemia ha colpito tutti nel mondo in generale, ma mi considero anche fortunato. Siamo stati messi in congedo non retribuito completo dal giugno dello scorso anno, cosa che mi ha costretto a perseguire l'altra mia passione; faccio consulenza per un paio di bar e sto integrando con lavori in legno per sostenere la mia famiglia».

Il mantecatore per gelato Valmar Smart 12TTi, fino a 75 kg di gelato all’ora

La caffetteria-pasticceria Pavè di Milano a inizio anno ha inaugurato il suo nuovo laboratorio produttivo, 400 mq destinati a pasticceria, pane e gelati (ne abbiamo scritto diffusamente qui). Fra i macchinari presenti nel nuovo laboratorio non poteva mancare il mantecatore, dato che la gelateria è una linea di sviluppo che interessa molto a Pavè. Nel futuro potrebbe esserci un nuovo pdv dedicato, dopo quello di via Cesare Battisti. Nello spazio dedicato alla gelateria spicca la macchina combinata per gelateria Valmar Smarty 12 TTi. È in grado di soddisfare le esigenze delle lavorazioni più complesse nel settore della gelateria, permettendo di lavorare su singola ricetta o da base bianca, con l’affiancamento di uno o più pastorizzatori. Doppie resistenze, parzializzabili a secco e a gestione elettronica: possono funzionare singolarmente, alternativamente e contemporaneamente. La macchina dà la possibilità di cuocere uniformemente dal minimo del 20% al massimo del 100% della capacità della vasca. Il rubinetto esterno garantisce il passaggio della miscela diretto alla vasca di mantecazione e indipendenza della parte di riscaldamento da quella di raffreddamento. Produce dai 12 ai 75 kg di gelato all’ora, e dai 3 ai 10 kg di granita.

Sfogliatrice Automat Cutomat SSO685C Rondo, con doppia stazione di taglio

La caffetteria-pasticceria Pavè di Milano a inizio anno ha inaugurato il suo nuovo laboratorio produttivo, 400 mq destinati a pasticceria, pane e gelati (ne abbiamo scritto diffusamente qui). Nel laboratorio di Pavè regna la sfogliatrice Automat Cutomat di Rondo. «A regime, in condizioni di normalità - dice Giovanni Giberti, socio del locale - prepariamo circa 3.500 pezzi da colazione in tutto a settimana con questa macchina». Il modello in questione è una SSO685C combinata, con testata Automat con abbassamento automatico dei cilindri, sistema sincro antistrappo progressivo, tavolo dotato di stazione di taglio doppia e rulli di contropressione, velocità variabile e supporto portarulli. Il basamento è in inox, su tre ruote. Il modello attualmente in commercio è prodotto solo nella versione interamente in acciaio inox.

Forno MD/CO/S Cimav, con camere ad altezza differenziata

La caffetteria-pasticceria Pavè di Milano a inizio anno ha inaugurato il suo nuovo laboratorio produttivo, 400 mq destinati a pasticceria, pane e gelati (ne abbiamo scritto diffusamente qui). In tema di forno la scelta di Pavè è caduta su Cimav, che costruisce i suoi forni a camere perfettamente modulari e completamente indipendenti tra di loro. Proprio la modularità assicura la migliore cottura di prodotti differenti, quando sono necessari tempi, temperature e modalità diversi. Il forno statico installato nel laboratorio è un MD/CO/S. «Lo usiamo per il pane, le pizze e le focacce - dice Giovanni Giberti, co-titolare del locale -. Proprio il pane è uno degli elementi su cui vorremmo puntare di più in futuro: oggi ne sforniamo circa 400 chili alla settimana, vorremmo almeno arrivare a 100 chili al giorno, e da lì salire ancora». Le camere hanno diverse altezze della bocca d’infornamento, 10 o 25 cm, per dare la possibilità di cuocere pane a pezzature maggiori. All’interno di ogni camera di cottura il controllo elettronico permette di gestire separatamente la parte alta dalla parte bassa per ottenere una cottura omogenea per ogni tipo di prodotto. Il piano di cottura permette di lavorare prodotti sia su teglie che direttamente sul suolo, come nei classici forni a pietra.

Distillati e liquori gentili da birre doppio malto

Controllo dell'evoluzione del distillato in cantina courtesy by Distilleria Sibona

La distillazione della birra è una pratica diffusa in Nord Europa, dal Belgio (eau de vie) alla Germania (bierbrand), e negli Stati Uniti, ma ha bisogno di elementi certi: quantità di prodotto base (rapporto 8 parti di birra per 1 parte di distillato), tipologie aromatiche o doppio malto, impianti di distillazione dedicati, grado alcolico minimo di 38% e nessuna aggiunta d’alcol (Ce n. 110/2008).

In Italia i distillati di birra rientrano nella categoria “acquavite di cereali” e, insieme ai liquori a base di birra, stanno vivendo un felice momento creativo e di consumi, da Bierbrand Theresianer (41%), a L’Esprit (40%) e L’Esprit de Nöel (40%) di Baladin, ai distillati Weisse, Raaf e Rossa di Birradamare (gruppo Molson Coors Brewing Co.), ai distillati Classico e Barricato di L’Olmaia prodotti dalla Microdistilleria Alboni di Colle Val d'Elsa (Siena).
Antesignani del settore sono stati la piemontese Mazzetti d’Altavilla con Acquavite di Birra e il distillatore veneto Vittorio Capovilla che (dal 1995) ha puntato sulle doppio malto poco luppolate e non filtrate Theresianer producendo tre Bierbrand (bianca 42% e due invecchiate 5 anni, da 46% e 52%): «Essendo gentile e rotondo, il distillato di birra è di facile beva e viene metabolizzato facilmente, perché non contiene metanolo o residui di conservanti come l’anidride solforosa». Una soluzione ideale per accompagnare un dessert a base di cioccolato o frutta, come digestivo finepasto o come bevanda da conversazione.

L’opportunità di mercato non è sfuggita ad altri distillatori e birrai, come la piemontese Sibona con Distillato di Birra 2.1 (da birra doppio malto, 38%) e la friulana Bepi Tosolini con Acquavite di Birra (da mix di tre birre, 40%). Ma la creatività italiana è andata oltre, utilizzando l’arte liquoristica. Il piemontese Teo Musso di Baladin, insieme con Dennis Zoppi e Giacomo Donadio, ha messo a punto un prodotto originale come Amaro (altro mix di botaniche infuse sempre in birra Xyauyù, 20%).
Insieme con Genziana Distillati, il birrificio trevigiano 32 Via dei Birrai ha presentato l’amaro alla birra A+B Ambedue (mix di erbe e birra ambrata Nebra, 25%). Ultima novità italiana di settore: la bellunese Riso Sake propone Hope, distillato di riso (10% alc) che utilizza luppolo e lieviti American Ipa in aggiunta al tradizionale lievito koji.

Ma non mancano due altri interessanti esempi limited edition come Fernetic (mix di erbe aromatiche in Imperial Black Ale, 8,4%) realizzata dalla birreria artigianale Forbidden Root di Chicago (Usa) con l'impiego delle erbe aromatiche utilizzate da F.lli Branca per il suo celebre digestivo. In Svizzera invece c'è stato un tentativo sperimentale come Herbaliser, realizzato dalla Brauerei Unser Bier di Basilea con l'impiego dello storico mix di 13 erbe Ricola in birra spice.
Tra i tanti prodotti esteri sul mercato, citiamo Esprit d'Achouffe, distillato della belgian ale Chouffe della birreria Duvel Moortgat (Belgio) che ha dato vita di conseguenza anche al liquore al caffè Chouffe Coffee (60% alc) che utilizza lo stesso beer spirit come base.

Ultima curiosità. Per aromatizzare i propri Irish Whiskey, Jameson (gruppo Pernod-Ricard) utilizza botti che hanno contenuto birra stout e birra Ipa: Jameson Stout Edition e Jameson Ipa Edition. Una vera nemesi per quei birrai che aromatizzavano birre in botti che avevano contenuto a loro volta distillati aromatici.

 

Idee per salvare la Pasqua/1 – Cinque grandi nomi fanno innovazione con le colombe

colomba dianin
La colomba tradizionale di d&g Patisserie del Maestro Ampi Denis Dianin

La Pasqua 2021 ha un carico di responsabilità addosso. Deve essere l'ultima grande festività ancora toccata dagli effetti della pandemia. È così nelle speranze di tutti gli operatori del settore, che guardano ai prossimi mesi con maggiore fiducia e sperano in un futuro roseo per i consumi in pasticceria. Come per lo scorso Natale, diamo spazio alle soluzioni e alle scelte dei pasticceri nel disegnare la loro offerta per la festività pasquale. Cominciamo con una prima "puntata" dedicata alle colombe firmate da alcuni grandi nomi della pasticceria.

Sal De Riso dà il benvenuto a due novità

Due novità nell'offerta pasquale del Maestro Ampi di Minori Sal De Riso. La nuova colomba Sol Levante è un viaggio profumato tra Italia e Giappone, tra Campania e Oriente. Gli agrumi sono l'anima di questo lievitato pasquale: mandarino, pompelmo rosa e limone vengono contaminati dall’agrume giapponese. La pasta lievitata, senza cubetti di arance candite e glassa di mandorle, è farcita con ananas semi candita, fragole Candonga e Inspiration Yuzu Valrhona. La seconda novità firmata Sal De Riso è la colomba I tre cioccolati gianduia: nasce dalla fusione fra la nocciola e tre differenti tipologie di cioccolato: bianco, fondente e al latte. Una colomba che valorizza tutte le sfumature di gusto del cacao. Anche qui la pasta è senza cubetti di arance candite e glassa di mandorle, è farcita con crema al gianduia e gocce di cioccolato bianco, al latte, fondente uniti alle nocciole.

Innovazione, tutto il sapere di Claudio Gatti

Claudio Gatti (Pasticceria Tabiano) è stato uno dei primi in Italia a credere nei lievitati a basso contenuto di grassi e all'utilizzo di grassi vegetali. Quest'anno ha voluto coniugare in un unico lievitato pasquale, in produzione limitata, tutta la sua esperienza e ricerca. La colomba si chiama Innovazione ed è il frutto congiunto delle sue ultime creazioni come la colomba ai grani antichi, la colomba ai dieci zuccheri naturali e ai cereali biologici. Nasce da un blend di farina di grani antichi e farina biologica delle coltivazioni della Food Valley di Parma, a cui si aggiungono zuccheri biologici integrali naturali, burro biologico e uova bio, all'interno anche semi di zucca, lino, papavero, girasole e cioccolato bianco biologico aromatizzato alla vaniglia. La copertura, invece di usare mandorle zuccherate, è una spolverata di semi decorticati che si trovano anche all'interno.

Dianin, la colomba è anche in vasocottura

Altro grande sperimentatore è il Maestro Ampi Denis Dianin, della pasticceria d&g Patisserie di Selvazzano (Padova). Dal triplo impasto, con 36 ore di lievitazione, nascono le colombe in due "versioni". Quella classica, che tutti riconosciamo, e quella in vasocottura Invero, che si conserva fino a 3 anni e che viene proposta con la patinata confezione dai colori pastello e il coniglietto pasquale stilizzato. Entrambe le versioni sono disponibili nei gusti: classica; arancia e pesca; albicocca, cioccolato bianco e caffè; albicocca, mandorla e zenzero; cioccolato bianco, amarena e limone; cioccolato bianco, arancia, limone e fava di Tonka.

Biasetto punta su gianduia e albicocca

Anche per Luigi Biasetto è tempo di novità in ambito lievitati. Accanto alla colomba tradizionale, realizzata esclusivamente con materie prime italiane, lievito madre centenario, uova provenienti da allevamenti nazionali a terra, arance candite della Calabria lavorate a bassa temperatura e mandorle di Bari, ecco esordire la colomba alla gianduia con cubetti di gianduia glassato e nocciole. Nella colomba cioccolato e albicocca, un impasto al cioccolato con cubetti di albicocca semicandita. 

Simone De Feo sfodera il Panettone di Pasqua

La colomba di Cremeria Capolinea e del gelatiere e pasticcere Simone De Feo è preparata secondo tradizione, nella ricetta classica con la farcitura dei canditi all’arancia e una croccante copertura di glassa alla mandorla. Due varianti: la colomba al cioccolato, che nasce dall’impasto classico ed è farcita con i canditi all’arancia, le gocce di cioccolato e ha una glassa al gianduia, e la colomba al pistacchio, con una farcitura di canditi all’amarena e ricoperta da una glassa al pistacchio. A questi lievitati più "tradizionali" si aggiunge il Panettone di Pasqua. Si tratta del primo di una collezione limited edition. Rompe gli schemi, De Feo, proponendo un lievitato certamente più consono ad altre situazioni in due formati (da 500g e da 1kg), è un impasto profumato alla nocciola con note di fiori d’arancio e di cioccolato bianco.  

css.php