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Carpigiani Pastomaster 120 RTL

Pastomaster Carpigiani
Il pastorizzatore Carpigiani è la scelta di Andrea Fassi, per la sua gelateria Palazzo del Freddo, a Roma
Andrea Fassi, titolare della gelateria Palazzo del Freddo di Roma (di cui abbiamo parlato qui) racconta le sue scelte in tema di pastorizzatore: «Avremmo potuto prendere un Trittico che pastorizza e manteca, ma personalmente credo nel riposo delle basi fra un passaggio e l’altro, che ne aiuta la stabilizzazione; di qui la scelta del pastorizzatore della Carpigiani» dice. Per non uscire dal solco della tradizione, da Fassi si utilizzano le basi crema anche per gusti come nocciola o pistacchio, quindi quello del pastorizzatore è un lavoro intenso. Inoltre passano per il pastorizzatore anche la maggior parte delle basi che andranno a unirsi alla panna per formare i semifreddi, che da Fassi costituiscono praticamente la metà del business.

Andrea Fassi: «Ho aperto le porte del mio laboratorio»

Andrea Fassi
Un laboratorio per la produzione di gelato in grandi numeri, fruibile anche per i tour. Succede al Palazzo del Freddo a Roma, la "casa" del gelato da 5 generazioni della famiglia Fassi

Le ricette del bisnonno, gli strumenti di oggi. Pochi gli aggiustamenti per adattarsi alla modernità, dopo 140 anni di onorata carriera Fassi, aka il Palazzo del Freddo, resta sempre una vera e propria istituzione del gelato a Roma. Una gelateria in un intero palazzo umbertino, in via Principe Eugenio, in pieno Esquilino, quartiere costruito per la nobiltà romana, oggi cuore della Chinatown cittadina. Cinquecento metri quadrati di sala, 150 di laboratorio e ancora altri 60 per la sala Giuseppina, dedicata dal bisnonno alla moglie e alla madre, che portavano entrambe questo nome. Senza contare l’intero palazzo, ancora oggi abitato da un Fassi, Andrea, che rinnova la tradizione iniziata dal nonno che credeva fermamente nel concetto di “casa e bottega”.

Cinque generazioni nel nome del gelato

Andrea Fassi, quinta generazione della dinastia di gelatieri, ha preso le redini del Palazzo del Freddo dopo anni di personale ritrosia. Un po’ costretto dagli eventi, un po’ spinto dal forte sentimento di appartenenza che lo contraddistingue, da qualche anno ha messo il grembiule e si è lanciato nell’attività di famiglia. «Alla fine mi sono scoperto pure un bravo gelatiere, ma d’altra parte vedo fare il gelato da quando sono nato», afferma. Sua l’idea di ristrutturare il laboratorio, di renderlo fruibile anche per i tour (temporaneamente sospesi, ndr), che in poco tempo sono diventati una voce di business importante, perché garantiscono migliaia di accessi l’anno, da ogni parte del mondo. Si comincia osservando gli strumenti di un tempo, nel mini-museo ospitato nella grande sala, di fianco al bancone, poi si entra in laboratorio e ci si sofferma davanti al box dei Sampietrini, il must have di Fassi. Fondamentale anche l’effetto storytelling, resosi necessario soprattutto dopo l’affaire Corea. «È stato un momento duro per noi. Era il 2015, avevamo appena perso lo zio Fabrizio, l’ultimo Fassi che aveva dato anima e corpo alla gelateria, mentre mio padre già si occupava del franchising che avevamo lanciato appunto in Corea con un’azienda locale. La stessa che ci è venuta incontro, finanziando le quote, acquistando di fatto solo il marchio, che nel loro Paese è diventato sinonimo di buon gelato italiano, con 82 punti vendita ai quali noi forniamo tuttora le ricette e il know how. Noi Fassi abbiamo mantenuto il totale controllo del Palazzo del Freddo di Roma e per noi i coreani non sono niente di più di un socio finanziatore, ma agli occhi dell’opinione pubblica Fassi da quel giorno aveva gli occhi a mandorla. È stata dura far cambiare idea alla gente e far capire che nulla era cambiato nel cuore della gelateria». È in quel momento che Andrea ha deciso di rimboccarsi le maniche e metterci la faccia. Ci voleva un volto di famiglia, per ridare al Palazzo del Freddo il suo sapore totalmente italico e recuperarne la gloriosa reputazione. Ed è così che sono nati i tour, le masterclass, gli incontri con gli chef, gli show cooking e le serate a quattro mani, perfino una scuola di scrittura con storie a tema gelato.

Il prodotto cult, il Sanpietrino

Di fatto, nel nucleo dell’attività Fassi è cambiato ben poco: resta una macchina da guerra da 700 kg di gelato al giorno in estate e 400 d’inverno (pre pandemia), senza contare sampietrini, caterinette, tronchetti e le altre torte gelato che ne hanno fatto l’identità. I Sampietrini soprattutto, benché non siano il prodotto più antico, sono diventati uno dei più famosi, anche grazie all’intelligente packaging perfetto per l’asporto. «Hanno solo 25 anni e li ha inventati mio zio Fabrizio». Si tratta di cubotti di semifreddo ricoperti di cioccolato; quelli al fondente ricordano effettivamente i sampietrini del selciato romano, i gusti sono quelli più ordinati al banco, come pistacchio, nocciola, crema, gianduia e così via. Poi ci sono i Sampietrini gourmet, in sei versioni: Cristina Bowerman con l’arachide salata, Arcangelo Dandini con tuorlo d’uovo e semi di finocchio, Andrea Roscioli immancabilmente con il pane, Carla Trimani ovviamente al vino, infine Claudia Massara, chef del ristorante multietnico Altrove, che ha proposto rapa rossa e zenzero. «Stiamo studiando un’edizione speciale per i 140 anni, che festeggeremo finita l’emergenza che stiamo vivendo, ma i gusti sono top secret». Fra le novità promesse per i 140 anni, Andrea Fassi ci aggiunge anche un’ulteriore ricerca sulla materia prima, che vuole riavvicinare sempre di più al territorio («Per esempio adesso usiamo la tonda gentile del Piemonte, ma voglio passare alla nocciola viterbese del Monte Cimino», rivela Andrea).

Telegelato, quando il gelato viaggia col ghiaccio secco

Di contro, pensa di diminuire i gusti dei gelati, mantenendo naturalmente quelli che vanno di più, fra cui spiccano i grandi classici (nocciola, pistacchio, crema, cioccolato) ma anche delle chicche come il mango. Particolare che fa pensare al pubblico multietnico che frequenta questa gelateria, nel cuore della Chinatown romana, eppure Fassi smentisce: «Piace soprattutto ai romani, anche perché sono grandi consumatori di gelato da asporto: come tradizione vuole, specialmente la domenica mattina, vengono da noi ad acquistare il gelato da portare a pranzo a casa». Il pubblico di Fassi è composto al 60% da italiani e al 40% da stranieri, specialmente asiatici. L’asporto è una componente importante del business, non solo per il gelato, ma anche per l’ampia proposta di semifreddi, oltre ai Sampietrini. A questo si aggiunge l’idea di servizio di servirsi del ghiaccio secco: è il famoso “Telegelato”, che consente ai prodotti Fassi di fare anche migliaia di chilometri e arrivare perfetto ogni parte del mondo.

L’intervista ad Andrea Fassi

Qual è la routine del laboratorio? Produciamo quotidianamente le basi del gelato fresche. Abbiamo in linea ancora le ricette ereditate dal mio bisnonno, che abbiamo solo riadattato quando la tecnologia lo richiedeva o al massimo modificato nelle materie prime. Il Ninetto, per esempio (una specie di stecco gelato, ndr) è lo stesso da cinquant’anni. D’altra parte il romano è tradizionalista: se gli cambi il prodotto si destabilizza. Nessuno stoccaggio? Qualcosa solo per quanto riguarda torte e semifreddi. Prepariamo anche quelli quotidianamente, ma abbiamo bisogno che ci sia sempre un po’ di riserva per soddisfare le richieste. L’unico prodotto che viene preparato sempre in eccedenza sono i sampietrini, perché devono sempre esserci in stock, se mancano è un disservizio. Al contrario, per quanto riguarda il gelato, non è sconvolgente se un giorno un gusto finisce. Quante sono le linee di produzione? Sono due, una per il gelato e l’altra per i semifreddi. Nel caso del gelato si preparano le basi nel pastorizzatore e poi vanno al mantecatore. Nel caso dei semifreddi il gusto si prepara aggiungendo la panna al gusto in questione: ad esempio quello alla crema prevede che la crema sia cotta in precedenza in un cuocicrema e poi unita alla panna montata e zuccherata. I prezzi popolari vi hanno sempre caratterizzati. Mantenere i prezzi bassi, pur aumentando la qualità, è una promessa implicita che abbiamo fatto al bisnonno fondatore, che aveva lanciato il gelato per il popolo. Quando ha aperto lui c’erano le neviere, il ghiaccio costava e il gelato era appannaggio dell’alta borghesia. Oggi abbiamo il gelato a 16 euro al chilo, una scatola di sampietrini costa 9,60 euro e ce ne sono dodici, inoltre nel periodo invernale ci sono sempre delle scontistiche che ci aiutano a destagionalizzare il prodotto.

Magnum Purgatorio: la seconda referenza della limited edition MagnumXDante

gelato Magnum Purgatorio
Il nuovo gelato della limited edition dedicata a Dante, nell'anno del 700° anniversario della morte del poeta, è ispirato al purgatorio ed è disponibile solo da maggio a giugno

Dopo l’Inferno è il momento del Purgatorio. Prosegue la saga delle limited edition di Magnum dedicate alle celebrazioni per i 700 della morte Dante Alighieri (leggi Magnum celebra Dante con una limited edition dedicata alla Divina Commedia). Così dopo il lancio a marzo di Magnum Inferno, arriva la nuova referenza, Magnum Purgatorio, ispirata alla Divina Commedia e che rende omaggio alla seconda cantica del poema.

La nuova referenza, disponibile sia nell’iconica versione a stecco sia in versione wrap, è composta da un gelato al gusto di biscotto e nuova variegatura al gusto di noce pecan, racchiusa da una copertura di cioccolato bianco al caramello con pezzetti di biscotto. Ingredienti d’eccezione che danno vita a un matrimonio di gusti che proietta il consumatore nel mondo sospeso e di trepidante attesa che caratterizza il Purgatorio dantesco.

Le referenze di MagnumXDante, la limited edition dedicata a Dante, in totale tre, sono state infatti concepite dal brand di gelato premium di Unilever per condurre in un gustoso viaggio nei diversi mondi della Divina Commedia. Un viaggio scandito anche nel tempo, della durata complessiva di sei mesi, e che ha preso il via lo scorso marzo: come il precedente, anche il nuovo gelato sarà disponibile in edizione limitata per soli due mesi, in questo caso da maggio a fine giugno.

Ogni referenza, inoltre, si presenta anche con un “vestito” che ne richiama le caratteristiche principali, con simboli e colori unici e coinvolgenti, su ognuno dei quali è riportata una terzina che, ispirandosi a una terzina della cantica di riferimento, ne dà l’interpretazione secondo Magnum, svelando insieme le peculiarità del gelato. Per Magnum Purgatorio, il pack è caratterizzato da tinte con ombre dorate e calde, mentre la terzina recita: “Sovra candido vel di cioccolato caramello doppio, dorato manto ricolmo di gelato biscottato”.

Nasce Slow Food Coffee Coalition, rete globale della filiera del caffè

Slow Food Coffee Coalition

Una rete aperta che vuole coinvolgere tutti gli attori della filiera del caffè: agricoltori, trader, torrefattori, baristi, ristoratori, esperti di settore, istituzioni pubbliche, grandi aziende, appassionati e semplici bevitori di caffè, animati dalla curiosità e dalla voglia di dare un contributo positivo alla causa comune di un caffè buono, pulito e giusto per tutti. Tutto questo (e molto ancora) è Slow Food Coffee Coalition, presentata in occasione della Giornata Mondiale della Terra in chiusura della lunga maratona di Terra Madre Salone del Gusto. Un progetto presentato dai suoi ideatori: Carlo Petrini, presidente di Slow Food e Giuseppe Lavazza, vicepresidente di Lavazza Group, che ha da poco presentato la sua Roadmap to Zero, l’obiettivo carbon free entro il 2030.

Carlo Petrini, presidente di Slow Food
Carlo Petrini, presidente di Slow Food

Il primo ha sottolineato l’importanza di unire la dimensione agricola a quella produttiva e distributiva: molti consumatori non conoscono la filiera e la cultura del caffè. Il nuovo obiettivo, prende il via dal caffè ma si dovrà allargare a qualsiasi prodotto, unendo la cultura alimentare a quella ambientale e ai diritti di chi coltiva e lavora. Da parte sua, Giuseppe Lavazza ha sottolineato come la collaborazione sia un tema fondamentale per affrontare temi e problemi di ampio raggio quali il cambiamento climatico, le disuguaglianze, le questioni di genere, il cambiamento generazionale che vede i giovani allontanarsi dalle campagne; problematiche alle quali nell’ultimo anno si è innestato negativamente la pandemia.

Giuseppe Lavazza, vicepresidente di Lavazza Group
Giuseppe Lavazza, vicepresidente di Lavazza Group

A fronte di un orizzonte sempre più complesso, la necessità di collaborare emerge con forza: l’obiettivo è creare uno spazio, un’arena al cui interno tutti gli operatori possano dare un contributo per il miglioramento complessivo della filiera, intesa come qualità del prodotto, prosperità, creando una ricchezza diffusa. L’auspicio è di un passaggio da una competitività basata sul prezzo a una fatta anche di valori, che le aziende devono trasmettere per prime, avendo come obiettivo l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Terre d'origine caffèSi tratta di un passaggio che vede il consumatore in parte preparato o comunque ben disposto: il grande pubblico oggi è sensibile anche a questioni di cuore; certo, rimane il problema del prezzo, che per molti è il primo riferimento. Lavazza vuole soddisfare questo mercato, comprendendo anche la parte che si rivolge al cuore del consumatore, forte della sua lunga esperienza sul campo accanto ai farmer nei paesi d’origine; chi comprenderà questi valori sarà anche disposto a spendere un po’ di più.

Le esperienze di alcuni produttori hanno messo in luce i grandi problemi legati ai cambiamenti climatici, che chiedono un deciso cambio di passo, per non vedere compromesse le loro colture e, sul lungo termine, l’intero settore del caffè. Sono emergenze che, ha nuovamente osservato Carlo Petrini, chiedono risposte dal mondo politico soprattutto da parte dei giovani, consapevoli del fatto che, se le cose non cambiano, il loro futuro è compromesso.

Il Manifesto della Slow Food Coffee Coalition
Il Manifesto della Slow Food Coffee Coalition

Tutti gli attori della filiera del caffè possono aderire al Manifesto della Slow Food Coffee Coalition, con i 10 pilastri per un caffè buono, pulito e giusto:

La tutela dell’ambiente e degli ecosistemi come elemento fondamentale nella resilienza alla crisi climatica • La biodiversità come approccio sistemico tra ambiente, comunità e prodotti locali La sicurezza alimentare garantita dall’applicazione dei principi dell’agroecologia La salvaguardia dei diritti fondamentali dell’uomo e del lavoro lungo tutta la filiera L’inclusione sociale a prescindere da identità di genere, razza, etnia, età e religione L’educazione e l’incoraggiamento al dialogo tra i partecipanti alla filiera perché la conoscenza condivisa genera consapevolezza La trasparenza lungo tutta la filiera del caffè La tracciabilità come buona pratica a tutela della qualità nei diversi processi del caffè, dall’origine alla tazzina L’origine specifica del caffè: da chi viene prodotto e in quale luogo Il diritto al piacere: saper apprezzare gusto, aromi e sentori del caffè.

Cosa comporta questo per un operatore? «Siano essi baristi o ristoratori, sono gli interpreti del caffè e attraverso il loro savoir faire ci regalano il piacere della nostra tazza quotidiana o l’emozione di una ricetta sorprendente. Con la Slow Food Coffee Coalition si impegnano a utilizzare un caffè buono, pulito e giusto e a dare importanza al lavoro di tutti i partecipanti della filiera, valorizzando le loro storie ed esperienze: baristi e ristoratori sono la nostra più importante fonte di conoscenza e consapevolezza».

Dehors e spazi all’aperto: le nuove regole nelle città principali

regole dehors
Un viaggio tra le agevolazioni introdotte nelle principali città della penisola per favorire l'utilizzo degli spazi pubblici e i dehors

Per favorire il diffondersi dei dehors e l'occupazione di suolo pubblico da parte dei pubblici esercizi (che in base al Decreto riaperture possono lavorare solo con i tavoli all'aperto), numerose amministrazioni comunali hanno dato vita a provvedimenti di semplificazione e agevolazione. Ecco il nostro viaggio da Nord a Sud con le decisioni di alcune amministrazioni (verificate se sono ancora in essere).

Torino

Possibilità di creare una struttura esterna leggera o di ampliare quella esistente fino a 60 mq, negli spazi davanti ai locali, ma anche di prati, tappeti erbosi, aiuole, aree alberate e in tutti i parchi e giardini storici, compreso il parco del Valentino. L’iter per le autorizzazioni prevede l’invio di una semplice Pec (posta certificata). A ciò si unisce l’esenzione del pagamento della Cosap.

Genova

I locali sono esentati dal pagamento di ogni canone legato ai dehors, esenzione che vale sia per le nuove occupazioni, sia per l’ampliamento di quelli esistenti. Ampliamenti che sono possibili su marciapiede, sulle parti di strada riservate alla sosta e su aree a verde. Inoltre, dallo scorso ottobre è stata prevista una semplice autodichiarazione per poter attrezzare gli spazi per la stagione invernale.

Milano

I locali sono stati esentati dal pagamento della Cosap. Approvato un nuovo regolamento, in vigore fino al 2022, con un iter semplificato sulle occupazioni di suolo pubblico per la posa di strutture leggere rimovibili, come tavoli, sedie, ombrelloni, tende, fioriere, su aree a verde, marciapiedi, carreggiate e isole pedonali.

Udine

Concesso ai locali di occupare gratuitamente il suolo pubblico di propria pertinenza per una superficie pari al 100% di quella normalmente utilizzata all’interno e, ove possibile, di raddoppiare tale limite. Tale possibilità è stata estesa fino alla fine del 2022 (ma ad ora non la gratuità) e accompagnata da un incremento delle aree pedonali in città.

Bologna

Insieme all’esonero del pagamento della Cosap, si dà la possibilità di realizzare dehors, anche in aree verdi, parchi e giardini pubblici (con limitazioni per alcune aree del centro storico), per i locali che non li hanno per un’area massima di 20 mq  e di raddoppiare la superficie di quelli esistenti, restando però entro una superficie massima di 30 mq.

Ferrara

Azzeramento della Cosap e consentite nuove occupazioni di suolo e l’ampliamento di quelle esistenti, queste possibili fino al 50% delle autorizzazioni già concesse. Le agevolazioni riguardano anche le storiche Piazza Verdi, Sant’Anna e Corte Vecchia. Riqualificato e riaperto il quattrocentesco Giardino delle Duchesse, nel cuore del Palazzo Ducale, in collaborazione con alcuni locali che vi hanno allestito le loro distese.

Firenze

Permesse nuove occupazioni di suolo con sedie e tavolini ed ampliamenti di quelle esistenti su marciapiedi, strade pedonalizzate e spazi sosta. Gli ampliamenti sono possibili fino al 25% della superficie già autorizzata negli spazi pedonali o per 12 m lineari su marciapiede nelle aree del centro storico Unesco, e fino al 50% o 12 metri nel resto della città. Esonero pagamento Cosap.

Roma

Esonero dal pagamento della Cosap e possibilità di estendere lo spazio esterno fino al 50% di quello già autorizzato o della superficie del locale per le nuove concessioni per le attività che si trovano all’interno del sito Unesco. Del 70% se si trovano fuori del centro storico. Unici limiti alle estensioni, il Codice della strada e la distanza minima di 5 metri dai monumenti.

Napoli

Iter semplificato per le nuove occupazioni di suolo e l’estensione di quelle già autorizzate, con arredi di impatto minimo (tavoli, sedute, ombrelloni), con un limite legato alla capacità operativa del locale (dimensioni area preparazione degli alimenti e numero bagni in rapporto ai posti a sedere) e all’esercizio di vicinato. Esenzione dal pagamento della Cosap.

Bari

Permesso di occupare il suolo pubblico con strutture leggere (tavoli, sedie, ombrelloni, paratie) per una superficie maggiore fino al 25% rispetto a quanto previsto dal regolamento comunale, nelle zone davanti ai locali, ma non in giardini e prati. Introdotte procedure semplificate per le autorizzazioni e azzerata la Cosap.

 

Debic, con i nuovi pack dei burri arrivano anche le Masterclass per i professionisti

Debic Saint Tropez+pack
La gamma dei burri Debic rinnova colori e impostazione, valorizzando le informazioni utili. Prende il via una serie di Masterclass per i pasticceri, per scoprirne tutti i segreti

Scambio di informazioni e condivisione di idee: in concomitanza con il lancio dei nuovi packaging dei burri della gamma Debic, l'azienda lattiera casearia ha deciso di mettere a disposizione nuove ricette e preziosi consigli ideati dai suoi Ambassador.

Masterclass: iscrizioni aperte per il primo appuntamento

Tutte le novità saranno raccolte in un ricettario scaricabile gratuitamente sul sito di Debic. Non solo: l'azienda dà il via a una serie di Masterclass pensate dai Culinary Advisor proprio per un pubblico di professionisti. È già possibile iscriversi gratuitamente al primo appuntamento, sempre sul sito Debic. Temi dell'incontro saranno l'utilizzo della panna e dei sei burri che formano la gamma per la pasticceria, ciascuno adatto per preparazioni specifiche ma tutti accomunati da doti di stabilità, plasticità e funzionalità.

Tutte le informazioni a portata di mano

Intanto, veniamo al nuovo packaging. Ogni burro della gamma ha il suo colore di riferimento. Il sistema di codice colori è pensato per rendere più semplice scegliere il burro ideale per le diverse preparazioni. Il nuovo pack è stato studiato per far individuare immediatamente il punto di fusione, le caratteristiche e le destinazioni d’uso di ciascun prodotto, agevolando il lavoro dalla fase di scelta degli ingredienti. La gamma è composta da Burro Créme Debic, un burro da incorporazione stabile, che grazie al suo basso punto di fusione garantisce un aumento di volume e una consistenza morbida; da usare per creme morbide e omogenee, ripieni e decorazioni. C'è poi Burro Croissant Debic, un burro sviluppato appositamente per la laminazione, ideale per la realizzazione di viennoiserie, croissant e dolci da forno, grazie alla sua consistenza, all’elevata plasticità e all’aroma naturale di burro. O ancora Burro Cake Debic, un burro da incorporazione, dal colore dorato e ideale per impasti, frolle, bignè, plum cake e molto altro. Completano la gamma Burro Millefoglie Debic, Burro Tradizionale Debic e Burro Concentrato Ice Cream Debic.

Breadily Baked, la bakery dal volto del tutto nuovo

Il punto vendita della pasticceria indiana Breadily Baked gioca sull'accostamento di soluzioni originali ed eccentriche
A Mumbai (India) Breadily Baked non è solo un piccolo laboratorio di prodotti da forno, ma un locale dai tratti marcatamente originali. Il suo design eclettico lo rende un luogo indiscutibilmente versatile ed eccentrico. Nato dalla esuberante genialità di due giovani interior designer indiane, Shilpa Agarwal e Komal Jain (studio Ssk Associates), il Breadily Baked ha una superficie di poco più di 65 mq e un dehors dove poter sostare per una piacevole pausa. I clienti vengono accolti sotto una sorta di tettoia metallica, in uno spazio all’insegna della creatività arredato con un mix divertente di materiali e colori. A una pavimentazione scura, decorata con motivi geometrici bianchi, sono accostate una serie di poltroncine in legno bianco con sedili in pelle nera che riportano sullo schienale la grafica di grandi labbra rosse. Sul lato opposto, le iconiche poltroncine di Kartell in policarbonato trasparente, in tonalità verde acido, richiamano cromaticamente l’innovativo rivestimento vegetale della parete di fronte, che riduce il rumore e lo stress. Se da un lato lo spazio esterno rappresenta di per sé una sorta di estensione del locale, dall’altra assume anche la funzione di anticipare lo spirito del locale. A segnarne l’ingresso, una parete a quadrotti in vetro e una porta in legno bianco dagli echi ottocenteschi, decorata con una serie di motivi ornamentali in rilievo che rappresentano delle originali teste di leone, alternate a decori dalle forme sferiche. Una volta dentro, ci si ritrova in un piccolo ambiente che ripropone la stessa pavimentazione a motivi geometrici del dehors. Qui l’atmosfera si fa decisamente più ricercata, ricca di colori, forme e simboli che non si mescolano tra loro in modo indefinito, ma hanno l’intento di catturare l’attenzione del cliente prima ancora che si possa concentrare sui prodotti da acquistare.

Volti di donna alle pareti

Le due pareti antistanti si contraddistinguono per le differenti tipologie di rivestimento, che nella loro diversità mantengono un equilibrio compositivo e formale. Da un lato una parete che monta specchi neri spessi 6 mm e che ha l’importante funzione di amplificare lo spazio. Davanti ad essa c’è il grande bancone, in parte rivestito con specchi neri, attrezzato con due grandi vetrine a vista dove sono esposti in modo invitante i prodotti di pasticceria. Dall’altro lato la grande protagonista: una parete allestita come se fossimo all’interno di una mostra d’arte, dominata dall’esposizione di vere e proprie opere artistiche: una serie di piccoli pannelli che ritraggono volti di donna differenti. Sono 18 tavole di forma rotonda, realizzate in cartone ad alta densità, che rappresentano volti femminili con varie espressioni. Ispirate al noto artista italiano Fornasetti, sono opera di Prakash, un altrettanto importante artista indiano. È il muro in cui viene celebrata l’espressione umana, al di fuori di ogni tempo o mondo virtuale, con una tale forza espressiva da divenire letteralmente una sorta di “angolo selfie”. Una piccola scala segna un discreto dislivello tra la zona vendita e quella destinata all’esposizione dei prodotti da forno in vendita. Qui i prodotti, contenuti in piccoli vassoi rettangolari in legno, sono esposti in una sorta di moderna scaffalatura, realizzata con tubi metallici tinteggiati di nero e grandi mensole laccate bianche.

L'intervista alle designer

Qual è stato il concept da cui siete partite per definire gli elementi fondamentali del progetto? Il cliente che ci ha commissionato il progetto per questa catena di pasticcerie desiderava che Breadily Baked diventasse un luogo in cui le persone fossero in grado di incontrarsi senza filtri o rapporti virtuali. Voleva che gli ospiti potessero vivere un’esperienza diversa, che potesse parlare loro direttamente su un terreno personale, fondamentalmente connettendosi con le loro corde emotive. Il locale rispecchia una creatività e una genialità compositiva che si esprime anche nella scelta di una porta d’ingresso eccentrica. Qual è il significato di una porta così decorata? L’ingresso principale doveva rappresentare una sorta di biglietto da visita e trasmettere un’emozione molto forte. Così abbiamo scelto di optare per le facce di leone scolpite in pannelli di legno e rifinite con vernice bianca, alternate a una serie di piastre circolari convesse assemblate insieme a forma di sole.
La parete interna è il fulcro espressivo del progetto. Perché l’idea di un muro con una serie di volti diversi? In una metropoli, ogni mattina è una gara, una corsa tra persone. I social media svolgono un ruolo cruciale nella nostra vita e presentano vantaggi e svantaggi. In questo processo, le persone stanno perdendo il contatto con i loro cari e le loro emozioni. Con la realizzazione di questa parete volevamo che gli ospiti, una volta entrati nella pasticceria, potessero “osservare” lo spazio intorno e interagire visivamente con questi volti umani, le creature più espressive del nostro pianeta, invece di stare costantemente connessi con il mondo virtuale. Volevamo celebrare l’espressione umana e volevamo che il design fosse in linea con questa nostra idea.

Casa Martini in festa per i 60 anni dell’aperitivo italiano

Casa Martini, Pessione (Torino)
Fondata nel 1961 nello stabilimento di Pessione (Torino), insieme con il Museo dell'Enologia, Casa Martini è al centro di una serie di iniziative per il 60.o anniversario

Creata all'interno dello storico stabilimento di Pessione, Casa Martini festeggia i 60 anni di attività con una serie di eventi a tema, presentati nel corso di un apposito collegamento webinar.

Martini Rosso, Martini Bianco, Martini Dry e Asti Martini sono nomi diventati "leggendari" in tutto il mondo, identificando fin dall'Ottocento un apprezzato e originale rito socializzante di Torino conosciuto come Aperitivo Italiano.

In occasione del sessantesimo anniversario di attività (dal 1961), Casa Martini ha lanciato una serie di eventi a supporto delle attività storiche presenti nello storico stabilimento di Pessione, nel comune di Chieri, in provincia di Torino. A cominciare dal Museo Martini di Storia dell'Enologia, il primo museo del vino aperto in Italia che raccoglie ogni anno fino a 50 mila visitatori (pre-Covid), professionisti di settore o semplici curiosi, attirati da oltre 600 oggetti in mostra, databili dal VII secolo dC a tutto il Novecento.

Tra gli eventi realizzati, il recente webinar con una visita guidata alla collezione curata da Anna Scudellari, Martini Heritage Manager Italia: «Il Museo racconta oltre 2.600 anni di storia enologica che si fonde con le origini del vermouth e con il rito del banchetto come antica forma di socialità. Una testimonianza che passa attraverso la bellezza, l’arte, l’alto artigianato e gli strumenti della tradizione produttiva nel settore».

Dopo i saluti di cortesia di Vittoria Poggio, Assessore alla Cultura e Turismo di Regione Piemonte; Luisa Papotti, Sovrintendente all'Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Torino; Alessandro Sicchiero, Sindaco del Comune di Chieri, il collegamento web con Casa Martini ha visto la partecipazione di Giorgio Castagnotti, direttore di stabilimento Martini, Anna Scudellari, Martyini Heritage Curator, Marco Budano, Brand Homes General Manager Martini e Francesca Badellino, Shop Supervisor Casa Martini.

«Per le nostre attrezzature tecnologiche all'avanguardia - sottolinea Giorgio Castagnotti, direttore di stabilimento Martini - i nostri impianti sono da sempre un vanto dell'industria, non solo italiana. Dal nostro stabilimento di 160mila mq partono ogni anno oltre duecento milioni di bottiglie all'anno, tra vermouth, liquori aperitivi, vini aromatizzati e spumanti, ai quali si è aggiunto nel 2017 l'imbottigliamento dei rum Bacardi destinati al mercati europeo e dell'Estremo Oriente. Un bel riconoscimento delle nostre capacità professionali da parte della multinazionale Bacardi che nel 1993 ha acquisito la Martini & Rossi».

«Insieme con le Terrazze Martini -. precisa Marco Budano, Brand Homes General Manager Martini - Casa Martini rappresenta sempre, dopo quasi 150 anni di attività, l'anima attiva dei suoi fondatori, da Alessandro Martini a Luigi Rossi, punto d'incontro tra tradizione e modernità. Non a caso, in periodo pre-Covid, oltre a ospitare quasi 50mila visitatori all'anno, professionisti di settore o semplici "turisti industriali", la struttura di Pessione viene scelta da centinaia di aziende e associazioni per organizzare le rispettive attività sociali e convegnistiche».

Accolti dalla vivace Francesca Della Savia, guida TurinTour, la visita ha riguardato gli aspetti più interessanti e meno conosciuti del Museo Martini di Enologia, passando dalla collezione di anfore romane utilizzate dagli arbiter bibendum (i sommelier di allora) per animare i banchetti del tempo, versando i vini in vasi di ceramica e di vetro. Di particolare interesse e valore iconografico la collezione di poster e manifesti pubblicitari, da quelli liberty degli Anni Venti (a cominciare dalla iconica Dama Bianca) a quelli più moderni e d'impatto firmati Armando Testa.

Per finire degnamente la visita non poteva mancare una sosta (purtroppo solo digitale) presso il salone con la maestosa bottigliera in compagnia di Cristiana Fanciotto, Event Specialist Casa Martini e da un impeccabile bartender e Brand Ambassador Martini come Nicola Piazza che ha servito il Fiero Tonic, ultima proposta Martini in tema di aperitivo firmata dal Master Blender Beppe Musso: 50% Fiero Martini, 50% acqua tonica, direttamente nel tumbler con ghiaccio e fetta d'arancia.

«Il vino bianco delle nostre colline - precisa Fabio Pane, Martini Marketing Manager Italia - è da sempre l'ingrediente base degli Aperitivi Martini, da quelli storici come Martini Rosso al più recente Martini Fiero. In ciascuna ricetta al vino vengono aggiunte le migliori erbe e piante aromatiche, tra le quali artemisia e dittamo, china e zenzero, scelte da nostro Master Blender, insieme ad alcol e zucchero, che hanno la capacità di sollecitare lo stomaco all'assunzione di cibo. Da citare la gamma premium dei prodotti Martini come Riserva Speciale Vermouth di Torino, nelle varianti Rubino e Ambrato».

Per tutto il 2021, pandemia Covid permettendo, sarà possibile prendere parte a una serie di eventi che permetteranno di conoscere meglio le tre anime di Casa Martini:
Museo MARTINI di Storia dell’Enologia, ideato nel 1961 per illustrare le origini della cultura enologica, del vermouth e degli aperitivi;
Mondo MARTINI Gallery che, a partire dal 2005, conduce il visitatore in un viaggio attraverso lo stile Martini, simbolo dell'aperitivo italiano dal 1863;
MARTINI Discovery Tour inaugurato nel settembre 2020 in una veste completamente rinnovata e pensato per raccontare la fusione di tradizione e innovazione nel processo produttivo Martini, caratterizzato da artigianalità e qualità, e per accompagnare il visitatore all’interno dello stabilimento produttivo Martini.
A completare le visita guidate a Casa Martini non possono mancare le sosta all'Area Tasting, al Bar della Terrazza Martini e al Martini Store.

 

 

 

 

Mirtillo Of, il nuovo liquore premium di Distillerie Bonollo

liquore Mirtillo Of Bonollo
La nuova specialità della distilleria veneta è un originale liquore (alc 22% in vol), molto versatile, che nasce dall'unione di grappa e mirtillo

Una nuova specialità firmata Distillerie Bonollo Umberto di Padova fa il suo ingresso sul mercato. La distilleria veneta ha lanciato Mirtillo Of, un liquore premium che amplia la gamma Of Bonollo, che comprende grappe, liquori e amari.

Il nuovo prodotto, preparato artigianalmente, nasce dal matrimonio di grappa e mirtillo. Più precisamente, dall’unione di un blend selezionato di Grappe Giovani Of con uno speciale infuso di mirtilli selvatici, raccolti a mano, con succo di mirtilli e, in più, contiene oltre 50 g di mirtilli interi.

Un matrimonio consumato per regalare una inedita esperienza di gusto, capace di esprimere al meglio le peculiarità dei suoi ingredienti, il distillato e le bacche blu, al tempo stesso fondendole in qualcosa di nuovo. Dal colore rosso rubino carico, Mirtillo Of esprime infatti tutta la vivacità aromatica della Grappa Of di Bonollo alla quale il mirtillo dona una nuova personalità. Il nuovo prodotto si presenta infatti al naso con delicati sentori fruttati sui quali dominano le intense note delle bacche, mentre al palato è armonioso, amabile e di buona persistenza.

Un liquore, insomma, pensato per coloro che amano i gusti fruttati e rotondi e quindi in grado di conquistare anche il pubblico femminile e i consumatori più giovani.

Ottimo da degustare in purezza, meglio se servito freddo, Mirtillo Of (alc 22% in vol) è anche un prodotto versatile, perfetto per arricchire dolci, gelati e macedonie, ma anche da sperimentare nella miscelazione, grazie alla sua ricchezza aromatica.

L’alto posizionamento è sottolineato, poi, dal suo pack dal look elegante e ricercato. Una bottiglia (formato 700 ml) in vetro trasparente dalla forma di raffinato decanter, caratterizzata dalla bocca larga, che facilita la mescita dei mirtilli freschi, con tappo in legno, impreziosita da un’originale e fresca etichetta che mette i mirtilli in primo piano. Bottiglia racchiusa in un astuccio dalle tonalità che richiamano i colori del liquore.

 

Da accessori a protagoniste, le macine dei single dose di Ceado

Macina Opalglide
Macina Opalglide

Da un anno Ceado produce le macine dei suoi macinacaffè, un progetto frutto dello studio di alcuni anni. «In genere si parla solo di diametro e di forma (piane o coniche) e spesso sono considerate solo un accessorio; in realtà le macine sono il vero cuore di un grinder e al loro migliore funzionamento concorrono numerosi fattori: geometrie, angolature, inclinazioni, materiali, lavorazioni, rivestimenti - afferma Riccardo Fabrin, marketing & business director di Ceado -. Il primo risultato della nostra ricerca sono state le macine Opalglide, che grazie al disegno ottimizzato per il single dosing permettono di lavorare molto bene sia con l’espresso, che richiede la presenza di fini, sia con il brewing, dove invece le particelle più piccole di macinato sono un problema; con una stessa coppia di macine riusciamo a dosarne la quantità, fino ad azzerarli, per ottenere il miglior gusto in tazza».

Si trovano montate di serie nei macinacaffè E37SD ed E5SD; quest’ultimo ha regolazione micrometrica della macinatura; il sistema Steady Lock mantiene la distanza tra le macine da 64 mm senza variazioni causate dagli sbalzi dello stress d’uso, anche dopo il riassemblaggio per la pulizia o la sostituzione delle macine stesse. E37SD  con macine da 83 mm, con un solo pulsante permette di settare il meccanismo di regolazione Quick Set Gear passando rapidamente dalla macinatura per l’espresso, al V60, alla french press. In entrambi i modelli i chicchi entrano direttamente nella camera di macinatura. Battendo con la mano sul soffietto zero retention, il caffè macinato esce completamente dalla camera di macinatura, subito pronta per accogliere una nuova single dose.

«Queste macine sono sul mercato dallo scorso febbraio e subito il riscontro degli operatori è stato molto positivo - riprende Riccardo Fabrin -. Opalglide è un insieme di elementi: rivestimento, lavorazione meccanica che riduce al minimo la rugosità e soprattutto abbassa l’indice di frizione, dunque l’attrito del caffè al suo passaggio tra le macine, migliorandone il flusso e l’uscita, che si fa più regolare. L’assenza di rugosità del metallo evita che si abbia la classica retention strutturale, con particelle di caffè che diventano praticamente parte della macina stessa (questo dà il via a processi di irrancidimento e alla chiusura delle gole, ndr). Ancora, dove non si ha un flusso perfetto dall’entrata all’uscita, una parte del caffè viene trattenuto e si riscalda, riversando nel filtro un macinato perfetto e uno alterato, anche a causa del calore».

Ceado ha dato il via allo studio e alla produzione di macinacaffè on demand nel 2007 e da allora è in stratto contatto con le community che vivono il mondo del caffè come una cultura da presidiare e arricchire, che si impegna a soddisfare al meglio. La ricerca è incessante e i prossimi sviluppi - ovviamente top secret - si preannunciano molto interessanti per chi ama il caffè.

Nuvola di agrumi, la creazione del maestro Bourdeaux per Martesana

Nuvola di Agrumi Alexandre Bourdeaux per Martesana
La creazione di Bourdeaux, la Nuvola di agrumi
Seconda edizione del progetto Be My Guest ideato da Vincenzo Santoro di Pasticceria Martesana: la pasticceria milanese ospita un illustre talento internazionale. Scopriamo come Alexandre Bourdeaux ha rivisitato una classica cheesecake

Nel 2019 Vittorio Santoro ha dato vita a un'idea: aprire le porte della sua Pasticceria Martesana a talenti della pasticceria internazionale. Il progetto Be My Guest ha visto come primo ospite uno dei pasticceri più noti al mondo, Paco Torreblanca. Dopo lo stop imposto dalla pandemia nel 2020, quest'anno eccoci al secondo capitolo: ospite illustre della pasticceria milanese è Alexandre Bourdeaux, pasticcere e cioccolatiere belga responsabile del World Chocolate Masters.

L'idea resta quella di creare un momento di comunanza, contaminazione e formazione. Naturalmente, concentradosi insieme sulla creazione di un dolce inedito.

Leggerezza e croccantezza, con decoro in cioccolato bianco

Se Paco Torreblanca aveva firmato Chocolate al Horno, una torta al cioccolato "da viaggio" da conservare anche fuori dal frigo, il maestro belga per l’occasione ha ideato la Nuvola di agrumi, rivisitazione della classica cheesecake con un twist di profumi e diverse consistenze. Spiegano dalla storica insegna milanese: «Alla base del dolce c’è una profumata pasta frolla aromatizzata con arancia e limone, quindi una moelleux alle mandorle e soffice crema preparata con limone e yuzu, agrume giapponese dalle spiccate note acidule, insieme a una leggera mousse allo yogurt greco. La copertura della torta rivela, infine, il suo lato più dolce e croccante grazie alla meringa nuvola e all’elegante decorazione in cioccolato bianco».

La novità per la Festa della Mamma 2021

La pasticceria di Santoro, dallo scorso autunno guidata dalle capaci mani di Alessandro Di Clemente, naturalmente procede anche di par suo con lo sviluppo dei dolci per le occasioni speciali primaverili. Ultima creazione di Domenico Di Clemente e Vincenzo Santoro è la torta per la Festa della Mamma 2021 (9 maggio). Ecco come è composta: base di pasta frolla e Pan di Spagna meringato alle mandorle, cuore composto da soffice Pan di Spagna e mousse al mascarpone da cui si sprigionano sentori di vaniglia; a decorare la torta in superficie sono piccoli cuori rossi, gialli e bianchi, quelli rossi realizzati con una gelèe di fragole e fragoline di bosco, i gialli con una mousse al mascarpone e vaniglia, mentre quelli bianchi con piccoli fiocchi di panna montata.

I dolci cult e quelli "sartoriali" ordinati online

In più, la pasticceria lancia alcune nuove iniziative. Una per valorizzare i dolci "signature" che hanno fatto la storia del locale di via Sarpi. Dal 5 giugno i dolci cult (come la cheesecake alla ciliegia) saranno disponibili, uno per ogni fine settimana e in quantità limitata, nelle tre sedi della pasticceria. In parallelo si sviluppa il progetto delle torte sartoriali ordinabili online dal sito di Deluxy e personalizzabili fin nei dettagli. Dalla piattaforma il cliente può creare e ordinare la torta desiderata indicando, attraverso l’apposito format, tutte le sue caratteristiche: dalla selezione delle materie prime alle dimensioni, fino al colore e alla decorazione finale, con la possibilità di caricare anche alcune immagini. Inviato l’ordine, i pastry chef di Martesana contattano il cliente, consigliandolo e affiancandolo per definire gli ultimi dettagli prima della creazione del dolce.  

Milk Train, la gelateria che si ispira a un treno Art Deco

Milk Train
I gusti e le opinioni dei follower hanno ispirato lo stile ferroviario della gelateria Milk Train di Londra
Londra. Una gelateria che interpreta una stazione ferroviaria Art Deco. Così si presenta Milk Train a Covent Garden, progettata dall’agenzia FormRoom. Un’insegna che acquista un forte impatto emotivo e visivo, grazie a una strategia precisa che prende ciò che i consumatori già conoscono e amano, lo sovverte e lo adatta alle finalità della nuova attività, attraverso una nuova prospettiva basata su quattro concetti: surreale, senza tempo, british e coinvolgente. Il risultato è un locale unico, onirico, impostato su una tavolozza di bianco, blu pastello e legno chiaro che ripropone lo stile Art Deco delle stazioni ferroviarie tradizionali e con un’iconografia di grande presa su Instagram, la piattaforma su cui è stato promosso. Il primo punto vendita, dal quale se ne svilupperanno altri, doveva risultare facilmente adattabile a tutte le tendenze senza rinnegare i propri prodotti e la propria identità e, in considerazione della grande popolarità acquisita tramite i social, essere adatto a una permanenza limitata e a una fruizione veloce da parte della clientela.

I dettagli che rievocano i vagoni

I dettagli risultano fondamentali per definire lo spazio dall’atmosfera rarefatta. Le grandi arcate a supporto dell’illuminazione a globo e le alte sedute imbottite della zona consumazione rievocano le carrozze ferroviarie, strutturando lo spazio in modo giocoso. L’insegna su mosaico, la segnaletica e l’iconico “Mind the Gap” della metropolitana londinese, (qui trasformato in “Mind the Melt”) a pavimento, definiscono un design senza tempo. Le nuvole ritagliate sul soffitto e il vetro opaco delle vetrine richiamano il vapore del treno e offrono una soluzione facilmente adattabile a future installazioni artistiche. I tre finestrini nel mezzo della grande vetrina evidenziano il concept del negozio, senza svelarne la natura golosa che si concretizza solo al bancone posto di fronte all’ingresso. Un’esperienza immersiva giocata su una serie di particolari, dalle mensole sospese che espongono valigie di sostegno alla “rotaia” a pavimento, ai contorni neri delle insegne, fino ai manometri per i topping. I giochi di parole sui viaggi sparsi all’interno sono pensati con l’obiettivo di “indurre” a scattare foto e a condividerle sui social.

Dal mondo digital a quello fisico

Da sottolineare che Milk Train è tra i primi food brand al mondo ad aver compiuto un percorso inverso rispetto alla normale “scalata” di un brand. Vale a dire: prima di inaugurare un negozio fisico, è stata creata una community di persone, un popolo di avventori virtuali che con i loro gusti e feedback hanno condizionato lo sviluppo del progetto. Le storie segnalate dagli utenti Instagram e la condivisione sui social sono stati presi in grande considerazione da FormRoom, che ha cercato account con un gran numero di follower e un forte impatto sulle tendenze del mercato per operare alcune scelte di design, tali da lanciare il marchio nell’immenso mercato digitale. L’insieme di codici visivi ed emotivi che strutturano il marchio è stato fondamentale per impostare il design, farlo crescere oltre l’estetica e promuovere “l’amore per il marchio” tramite Instagram. Il passo successivo è stato quello di offrire ai follower un’esperienza fisica e condivisibile con il più vasto pubblico possibile. Una strategia, quella dello studio londinese, sviluppata nel solco di quell’omnicanalità evocata da molti, dove ai marchi viene offerta un’esperienza senza soluzione di continuità tra on line e luoghi fisici.

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