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Unicum Riserva, digestivo “doppiamente invecchiato” che punta alla mixability

Sbarca nei cocktail bar Unicum Riserva, risultato di un processo produttivo esclusivo, fra tradizione e innovazione, con un doppio invecchiamento e una miscelazione con Tokaji Aszu. Da servire in purezza o "on the rocks", ma si candida anche a giocare il ruolo di ingrediente erbaceo e vellutato di signature e miscelati

Unicum, brand storico molto conosciuto in Italia, soprattutto tra le generazioni dei baby boomers e con un heritage che pochi brand possono vantare, ritorna in grande stile sulla scena tricolore con un nuovo digestivo, Unicum Riserva (40% alc., bottiglia da 70 cl). Un prodotto di fattura artigianale che, come ha spiegato Izabella Zwack (rappresentante della sesta generazione dell'omonima famiglia fondatrice) durante l'anteprima milanese tenutasi al Fioraio Bianchi Caffè di Milano, è frutto della continua attività di sperimentazione e di innovazione che contraddistingue l'antica distilleria ungherese. Si tratta di un amaro "invecchiato" in due fasi. Nella prima, l’invecchiamento avviene nella botte più grande e antica delle cantine della distilleria a Budapest. Nel corso dei decenni, grazie alle erbe e alle spezie, il suo legno ha acquisito un rivestimento interno unico, denominato “miele nero”, caratteristica dominante dell'Unicum Riserva, che conferisce al liquore il suo carattere di base e la sua profondità. Nella seconda, Unicum viene trasferito nelle tipiche barrique Tokaji. Questo affinamento dona all'Unicum Riserva un carattere inimitabile, merito della botrytis, una muffa nobile grigio-bluastra che si forma sull'uva che nasce solo in terroir favorevoli, per via della nebbia che sale dai fiumi convergenti nel Tokaji e che è il segreto per la produzione del celebrato vino passito ungherese Tokaji Aszu.

 

«Con Unicum Riserva - ha spiegato Izabella Zwack a Bargiornale - vogliamo riprendere il dialogo mai interrotto con i consumatori italiani, offrendo un prodotto che nasce dalla visione di mio padre e che è sinonimo di eccellenza e di un savoir faire ultrasecolare». Per il lancio del digestivo, sono previste campagne pubblicitarie sui principali media di settore e si sta pensando anche a un ritorno del brand sui canali televisivi italiani. D'altronde, il rapporto che unisce Unicum e l'Italia è sempre stato molto stretto. Basti pensare che, a causa delle travagliate vicende che nel secondo Dopoguerra hanno colpito la famiglia Zwack, l'amaro è stato prodotto nel nostro Paese per trent'anni e la Penisola ha sempre rappresentato, dopo l'Ungheria, il suo principale mercato di sbocco. Da quattro anni, il brand fa parte del portafoglio di Illva Saronno che si occuperà di distribuire Unicum Riserva, puntando preferibilmente, come conferma Claudio Giuliano, marketing manager di Illva Saronno, a ristoranti, enoteche e cocktail bar di medio- alto livello. Il suo perfect serve? Dopo pasto, in purezza o "on the rocks". Non solo. Unicum Riserva intende giocare le proprie carte di liquore premium, dal gusto morbido e vellutato, anche come ingrediente di miscelati e cocktail. Un saggio delle sue potenzialità lo si è avuto proprio in occasione  dell'anteprima milanese dove l'head bartender del Fioraio Bianchi Caffè Dimitrios Papageorgiiu ha preparato un vigoroso e riuscito pre dinner a base di Unicum Riserva (2,5 cl), Select (2 cl) e succo di lime (1 cl).

 

 

 

 

 

Foodini, la stampante che sta creando il Tiramisù 3D a Barcellona

Gli organizzatori della Tiramisù World Cup hanno testato una stampante 3D. Ecco come funziona il macchinario che può aiutare i pasticceri in laboratorio

Foodini è una interessante apparecchiatura tecnologica nel campo della stampa 3D dedicata al settore gastronomico. Creata dalla Natural Machines, a Barcellona, da Emilio Sepulveda (CEO di Natural Machines) e Lynette Kucsma, Co-founder & CMO, il macchinario lavora ricevendo ricette a distanza e realizzando una stampa tridimensionale. Per testarne le capacità l'azienda ha scelto la Tiramisù World Cup per preparare in 3D uno dei dessert più celebri al mondo.

NM Foodini in kitchen plating chocolate spiral

Come funziona Foodini

Foodini crea ricette gastronomiche a distanza, grazie a una stampante tridimensionale che, una volta ricevuti tutti gli ingredienti, realizza i piatti associati alle istruzioni ricevute via file. È possibile creare fino a quattro dessert contemporaneamente, scegliendo anche fino a due varianti e forme diverse nello stesso intervallo di produzione, che dura circa 15 minuti. La macchina non si limita solo a creare la ricetta, ma ne cura la guarnizione. L'obiettivo è quello di rendere più facile la customizzazione e la produzione programmata dei prodotti da pasticceria, senza sostituire il sapere dei professionisti. Foodini è dotato di ricette preimpostate, ma può ricevere anche istruzioni di preparazioni personalizzate ed è pensato per supportare il lavoro di chef, produttori, fornitori di servizi per la ristorazione, mense scolastiche, aziende impegnate nella salute e nutrizione.

«Il primo tiramisù realizzato da Foodini era più buono dell'80% dei prodotti assaggiati nei nostri viaggi in giro per il mondo – ha confessato Francesco Redi, organizzatore della competizione. «Per noi era importante confrontarci con questa avanzata tecnologia culinaria. I puristi potrebbero rimanere quantomeno “scettici” dinanzi a questa nuova esperienza, ma la realtà è che la stampa in 3D del cibo è solo un nuovo apparecchio in cucina».

Foodini all'opera nella cucina di un ristorante

L'intervista a Lynette Kucsma

Perché avete scelto di far testare Foodini alla Tiramisù World Cup?

Siamo entrati in contatto nel 2020. Non avevamo mai provato Foodini sul tiramisù. Sapendo quanto è popolare questo dessert nel mondo, abbiamo voluto testarlo su questa ricetta per renderne il funzionamento più facile, veloce e semplice da personalizzare. Abbiamo stampato pizza e pasta e abbiamo osservato che il risultato non cambia. È come quando dobbiamo preparare della salsa di pomodoro: useremo un coltello per tagliare gli ortaggi o potremmo usare una stampante 3D per farlo. Non cambierebbe il risultato: sarebbe pur sempre un sugo fatto in casa.

Quali sono state le più importanti difficoltà incontrate per la realizzazione della macchina fino a creare il tiramisù perfetto?

Ci sono state due difficoltà: quella del bilanciamento degli ingredienti e la stampa della crema. Abbiamo lavorato per restituire la giusta esperienza di texture e di degustazione. Il vantaggio più grande è che Foodini cancella la necessità di avere stampi diversi per realizzare lo stesso prodotto, ma in forme diverse.

Come potrebbe migliorare la vita dei pasticceri?

Dato che Foodini è un elettrodomestico e non un robot che sostituisce il pastry chef, può essere un valido aiuto nella personalizzazione dei prodotti, ma anche nel contenimento del food cost, limitando gli sprechi e rendendo possibile il print on demand dei propri dolci.

Restyling e street art nel nuovo 12oz torinese

Bancone 12 oz Torino Mole
Bancone 12 oz Torino Mole
La catena punta ad avere 700 locali entro il 2027. Movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo sono i suoi tratti principali

Anche in Italia, seppure con numeri molto più piccoli rispetto all’estero, cresce il numero dei locali in catena. Il movimento è il cuore del format 12oz, la catena fondata nel 2015 dall’idea dell’imprenditore italiano David Nathaniel, che si ispira ai grandi trend internazionali del beverage. Ha da poco aperto a Torino il terzo punto vendita della città subalpina che sopra l’ingresso presenta il posizionamento del brand: Street coffee for people on the move.

Infatti, spiega Roberta Piga, marketing manager, «le nostre bevande sono sono concepite in versione to go.12oz non è un bar tradizionale, non è la classica caffetteria, non è il ‘’terzo luogo’’, è un nuovo concept consumer centric. Grazie al servizio di tutti i nostri prodotti in modalità “to go”, riesce ad accompagnare il cliente in tutti i momenti della sua giornata e gli dà la possibilità di scegliere dove e come consumarli: all’interno dello store per ricaricare le batterie o lungo la strada verso il lavoro o l’università, ma anche nei suoi spostamenti in città. È un luogo portatile, come le nostre iconiche cup». E 12oz (12 once, ovvero 0,35 litri) dall’unità di misura inglese della grande paper cup, diventa il parametro che serve alle persone per misurare l’energia, il tempo, la ricarica, la vitalità e molti altri aspetti della vita quotidiana.

Una novità importante è il nuovo utilizzo del brand come logo-luogo, ovvero, come spiegano i responsabili dell’agenzia creativa Gem, «uno spazio non statico in cui le persone possono interagire con il marchio, muoversi con esso, viverlo. Ecco perché nel locale appena aperto a Torino, le pareti mostrano alcune delle declinazioni possibili: il logo è un palloncino, oppure la parete da cui salta un giovane traceur, o ancora la palla del cestista, la nuvola su cui siedono due giovani innamorati…».

A pochi passi dalle sedi dell’Università torinese, Palazzo Nuovo e Campus Einaudi, il nuovo locale punta a coinvolgere l’ampio pubblico di giovani studenti che frequentano il quartiere, ma anche i turisti italiani e internazionali che visitano il centro della città e, in particolare, il Museo Nazionale del Cinema ospitato all’interno della Mole Antonelliana, distinguendosi nel panorama variegato dell’offerta food locale con la sua formula specifica di “street coffee” accompagnati da una selezione di donut e altri dolci di stampo cosmopolita. Una formula che piace alle giovani generazioni, specialmente GenZ, che, grazie a una vita in costante connessione con il resto del mondo, sono aperti e curiosi verso le nuove tendenze.

Da Torino parte anche il progetto 12oz di street art: ogni nuovo locale avrà una parete che ospiterà l’opera permanente di uno street artist locale, una forma di espressione particolarmente vicina a Millennials  e GenZ  e tipica dell’ambiente urbano. Il file rouge delle opere sarà la reinterpretazione da parte di ciascun artista dello spirito della catena: movimento, caffeina, energia e nuove modalità di consumo.

Arriva la nuova Summer Edition Red Bull

Red Bull Summer Edition
Red Bull Summer Edition 2022
Disponibile da aprile in lattina da 250 ml, la nuova referenza che arricchisce la gamma di energy drink è al gusto di albicocca e fragola

È stata svelata la nuova Red Bull Summer Edition. La nuova referenza dell’energy drink è al gusto di albicocca e fragola, con l’aggiunta di un tocco finale di pesca.

L’ultima nata è una bevanda che offre gli stessi benefici funzionali della classica Red Bull Energy Drink, in quanto ne contiene gli stessi ingredienti principali, quali caffeina, taurina e alcune vitamine del gruppo B, importanti stimolanti per il corpo e la mente e per fornire micronutrienti essenziali per il mantenimento delle normali funzioni corporee, con in più tutto il sapore dei frutti, che la rendono perfetta per dissetarsi e fare il pieno di energia nei mesi caldi.

La Summer Edition al gusto di fragola e albicocca sarà disponibile a partire da aprile, nella lattina da 250 ml interamente color arancione. La new entry va ad arricchire la linea di energy drink di Red Bull che, oltre all’iconica lattina a rombi blu e argento, disponibile anche nelle versioni Sugarfree e Zero (leggi Arriva Red Bull Zero, l’energy drink senza zuccheri e calorie), è stata ampliata negli anni con, appunto, le Red Bull Edition, che abbinano “le ali” di Red Bull Energy Drink con gusti specifici: White Edition al gusto cocco-açai, Red Edition al gusto anguria e Green Edition al dragoncello.

Ma non solo, perché dal 2018 il brand ha lanciato anche la gamma Organics by Red Bull, la linea di soft drink certificati bio che conta otto referenze (disponibili anche in vetro per i bar): Simply Cola, Bitter Lemon, Ginger Ale, Tonic Water, Viva Mate, Purple Berry, Black Orange e Ginger Beer, ottime da consumare da sole o come ingrediente per la miscelazione.

52 Mule Road, il gin premium artigianale delle Prealpi vicentine

52 Mule Road gin
Il nuovo distillato è un cold compound gin preparato con le botaniche tipiche delle Prealpi vicentine, tra le quali la maresina (tanaceto partenio) che con le sue note amaricanti che ne caratterizza il profilo

C’è una new entry nel panorama gin italiano. Si chiama 52 Mule Road ed è un distillato premium artigianale dalla forte impronta territoriale. Il territorio è quello delle Prealpi vicentine, al quale i due ideatori, Mauro Feltrin e Tamara Gelaini Fardelli, entrambi manager di una multinazionale del food, ma con la passione per il mondo beverage, hanno voluto rendere omaggio con un distillato non tradizionale per la zona, questa è terra di grappa, dando vita a un prodotto che ne fosse una piena espressione, ma al tempo stesso con un’aspirazione internazionale: un gin.

Un progetto nato durante il periodo del lockdown, portato avanti con un lungo lavoro di ricerca per metterne a punto la ricetta e che ora vede la luce, grazie alla collaborazione con un liquorificio, al quale è stata affidata la produzione, e con Terre Gaie, cantina veneta che sorge sui Colli Euganei che ha supportato la realizzazione del progetto a vai livelli.

Le botaniche delle Prealpi

Omaggio al territorio che si concretizza innanzitutto nella scelta delle botaniche, attraverso una selezione di piante ed erbe caratteristiche della zona, quali assenzio, genziana e, in particolare, il tanaceto partenio o erba madre, l’ingrediente che ne caratterizza il profilo e che regala al gin quella leggera nuance verde che ne contraddistingue il colore. È questa un’erba dalla nota amara, poco conosciuta nel resto della Penisola, ma molto popolare in parte del Veronese e nell’Alto Vicentino, dove è chiamata maresina e tradizionalmente molto utilizzata in cucina e come medicamento, tanto che ora ha denominazione DeCo (denominazione di origine comunale) nel comune di Valdagno e la sua coltivazione è regolata da un preciso disciplinare.

L’elemento amaricante viene bilanciato dalle altre botaniche che ne completano la formula, che, oltre alle classiche bacche di ginepro, comprendono angelica, coriandolo, salvia, rosmarino e limone. Da questo incontro nasce 52 Mule Road, un cold compound gin (alc 42% in vol) che conquista subito il naso con la ricchezza dei suoi profumi e il palato con la sua freschezza, nella quale emergono leggere note di limone, seguite dalle note amare delle botaniche montane, che restano a lungo in bocca, differenziando questo distillato dagli altri della sua categoria.

Un prodotto perfetto per la miscelazione, per donare nuove sfumature di sapore ai classici o per nuove creazioni, come hanno potuto appurare gli ospiti che hanno preso parte alla presentazione in anteprima di 52 Mule Road, in occasione del Pitti Taste presso l’Harry’s Bar di Firenze, dove è stato proposto in un Gin&Tonic, con Acqua Tonica Indian Dry di Alpex, e in un Martini Cocktail, il tutto accompagnato dai sapori del caviale italiano Cru Caviar, i prosciutti e le carni di Carlo Giusti e i cioccolatini dell’azienda veneta Fabrika Cioccolato Asiago.

Un omaggio al territorio

Ma l’omaggio al proprio territorio questo gin lo porta anche nel nome. 52 Mule Road fa infatti riferimento alla Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, una mulattiera militare costruita nel 1917 lungo il costone della montagna per approvvigionare le nostre truppe al fronte, durante la Grande Guerra. Una grande opera di ingegneria militare, realizzata in soli 10 mesi, e oggi tra i sentieri escursionistici più belli d’Europa, lunga 6,3 km dei quali 2,3 costituiti da gallerie, citata anche nell’etichetta che impreziosisce la bottiglia (formato 500 ml) che custodisce il gin. Questa, disegnata dal giovane artista Alfredo Del Bene, in arte The Animismus, riporta la porta numero 1, ovvero l’ingresso della prima galleria, mentre sul retro è stata inserita un’immagine del sentiero, a mostrare il mondo montano, fatto di natura, storia e bellezza, al quale è spirato questo gin.

Dopo la prima presentazione a Firenze, 52 Mule Road sarà lanciato ufficialmente al Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile) presso lo stand di Terre Gaie (padiglione 8 stand F2) per poi partire con la distribuzione, per la quale i due creatori stanno valutando alcuni partner, focalizzata sul mondo dei locali.

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Colombe in mostra sotto la Mole

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A Torino, il 2 e 3 aprile, 30 Maestri pasticceri e fornai provenienti da Italia presenteranno le loro creazioni: oltre 150 colombe tradizionali e creative

Torino si prepara ad assaggiare Una Mole di Colombe. La manifestazione, giunta alla quarta edizione, si terrà il 2 e il 3 aprile presso l’Hotel Principi di Piemonte, nel capoluogo piemontese. Circa 30 Maestri pasticceri e fornai provenienti da Italia, presenteranno le loro creazioni: oltre 150 colombe tradizionali e creative. Oltre ai momenti degustazione e acquisto pubblici, Una Mole di Colombe si concluderà con un concorso a porte chiuse, che si svolgerà domenica 3 aprile.

I premi di Una Mole di Colombe

Per rientrare nella selezione di Una Mole di Colombe, la società organizzatrice Dettagli ha valutato i Maestri in base a rigorose regole di qualità: l’utilizzo di lievito madre e l’esclusione di conservanti, emulsionanti, additivi chimici, aromi artificiali e semilavorati. Al termine della parte aperta a golosi, gourmet, esperti e curiosi, il 3 aprile si terrà il concorso a porte chiuse, in cui verranno decretati i vincitori delle targhe per Migliore Colomba Tradizionale e Migliore Colomba Creativa. A giudicare le opere di pasticceria, ci sarà una giuria composta da tecnici e addetti ai lavori.

«La filosofia di Dettagli – affermano le due fondatrici, Laura Severi e Matilde Sclopis di Salerano – ha come obiettivo la valorizzazione dei grandi lievitati di eccellenza artigianale». Prima del Covid, dal 2012 al 2019,il format “Una Mole di…” ha registrato in ogni edizione un incremento di pubblico di circa il 30%. Nata nel 2012 con Una Mole di panettoni, la manifestazione è ormai diventata un appuntamento fisso degli eventi enogastronomici torinesi. Dal 2020 è sbarcata sul web con l’obiettivo di riunire produttori italiani selezionati per l’eccellenza delle loro proposte.              

Una Mole di Colombe per il pubblico

La manifestazione inizia con una giornata aperta al pubblico, in cui tutti potranno degustare e acquistare al prezzo speciale di 30 € al Kg la protagonista dei dolci di Pasqua. Ci saranno preparazioni classiche con glassa, granella di zucchero, mandorle o nocciole armelline e in quelle dai ripieni più creativi. Secondo gli ultimi dati di vendita, la colomba conquista sempre nuovi estimatori, soprattutto quella artigianale che, grazie al talento dei maestri pasticceri, si arricchisce di un caleidoscopio di profumi e sapori tipici delle varie regioni italiane.

Mix-thology, il nuovo album di cocktail dell’Atrium Bar

Atrium Bar
Tommaso Ondeggia (a sinistra) ed Edoardo Sandri, rispettivamente, bar manager e head bartender dell'Atrium Bar, con il cocktail book Mix-thology
Con i nuovi signature e una selezione di cocktail iconici, abbinati alle musiche del dj Maurizio Solforetti e del pianista Maurizio Tomberli, la drink list racconta non solo la miscelazione, ma anche l'atmosfera del bar del Four Season di Firenze

L’Atrium Bar del Four Seasons di Firenze apre nel 2008, anno di inaugurazione dell’albergo. La struttura di lusso ha saputo, negli anni, far conoscere il suo senso dell’ospitalità non solo agli ospiti interni, ma anche a una clientela cittadina sempre più fidelizzata, che vede nell’Atrium un posto dove lasciarsi andare, affidandosi a mani esperti per soddisfare i propri sfizi. Nell’ultimo anno, con l’uscita di scena dello chef Vito Mollica, il settore F&B ha subìto un cambio di management, che la struttura ha saputo gestire al meglio, sfornando nuove idee e puntando sulla valorizzazione dei talenti che ha in casa.

Il percorso dell’Atrium Bar segue due periodi distinti: il primo va dall’apertura fino all’estate del 2017. In questi anni consolida la sua posizione come grande bar d’albergo, dallo stile classico e dal servizio impeccabile. Nella seconda fase, sancita dalla direzione di Tommaso Ondeggia nell’autunno 2017, inizia il momento sperimentale e avanguardista dell’Atrium. Si cominciano a proporre menu tematici dove sono sempre più presenti ingredienti atipici, gusti contrastanti, bicchieri bespoke e tecniche sofisticate. Edoardo Sandri, come head bartender, e Simone Corsini, come sua spalla, cominciano a sbizzarrirsi e si accorcia la distanza che c’è tra il bancone e il tavolo, coinvolgendo sempre più i clienti nelle creazioni dei bartender.

Un menu supersonic

La nuova drink list, presentata il 17 marzo a un pubblico di amici e aficionados (tra i quali l’ospite d’onore David Wondrich), rappresenta un tributo a questi due “lati” dell’Atrium Bar. Il menu Mix-thology è infatti un vinile che, oltre ai cocktail, contiene 4 tracce musicali inedite.

Il lato A è composto da una selezione dei cocktail più venduti di sempre. Greatest hits come il Vintage Negroni, il Tiramisu o il Coppi-Bartali. Sono i drink più apprezzati dai menu precedenti, quelli che, quando vengono cambiati, si fa fatica a lasciarli andare perché i clienti continueranno a richiederli. Ad accompagnare questi cocktail, due composizioni del maestro Maurizio Tomberli, il pianista che da sempre allieta le serate all’Atrium.

Girando il vinile e posizionando la puntina sul lato B, si attivano i beat di Marco Solforetti, dj resident del Four Seasons: è da questo lato che si trovano i nuovi signature cocktail del bar: dai Martini ammaestrati con Calvados e bitter alla prugna ai tropicals a base di distillati giapponesi e liquori medicei. In totale 4 “nuove tracce” accompagnate da due “bonus track” analcoliche e da una selezione di finger food firmata dal nuovo chef Paolo Lavezzini. La registrazione del nuovo album è durata circa un anno e il risultato ha lo stesso nome di uno dei nuovi drink: supersonic.

Tipicciotto, evoluzione dolciaria di un prodotto iconico

Pasticciotto
Il pasticciotto è nato da ricetta antispreco ed è diventato il simbolo di un territorio. Ma c'è anche chi è andato oltre, recuperandone la storia per creare una versione unica: è il caso del pasticcere Luigi Derniolo

Quello del pasticciotto è uno dei trend in ascesa della pasticceria italiana. Lo dimostra la risalita lungo lo stivale dei prodotti della catena Martinucci, laboratorio artigianale che ha varcato i confini della Puglia arrivando ad aprire un pdv nell'area food della Stazione Termini a Roma. Ma anche la scelta di Pasticceria Martesana, che lo ha introdotto sia nella sua nuova offerta nei pdv storici sia nel suo punto vendita presso il Mercato Centrale di Milano. C'è chi, come Caffè Palmieri di Galatina, qualche anno fa lo ha portato a Dallas, vendendone a migliaia e diventando una leggenda nella città dove il pasticciotto è nato. E c'è chi come Andrea Colitta, proprietario dell'omonima pasticceria di Cellino San Marco, ha creato persino un kit per prepararlo a casa, con tanto di pasta frolla, farina, formine riutilizzabili, mattarello, spatolina e sac à poche con tre farciture differenti (disponibili anche le versioni vegan, senza glutine e senza zucchero).

Ma questa preparazione di pasticceria, che viene ben identificata anche col nome della città in cui è nata, ha ricevuto anche un'importante rivisitazione. Il merito va agli studi e alla perseveranza di Luigi Derniolo, seconda generazione della Pasticceria Eros di Galatina. Ecco com'è nato e cos'è il tipicciotto.

Grani lavorati a pietra come nel 1745

Il tipicciotto è una versione del pasticciotto di Galatina che, pur aderendo al disciplinare, apporta un cambiamento importante alla farina utilizzata. Grazie alla collaborazione con l'Università di Lecce e alla rete agricola sul territorio, Derniolo ha studiato i grani antichi, presumibilmente coltivati ai tempi dell'invenzione del Pasticciotto. Infatti, nel 1745 è improbabile che si utilizzasse farina raffinata. Dopo aver individuato i grani del tempo, il pasticcere ha scoperto anche chi li produceva ancora: Mulino di Comunità - Casa delle Agriculture, che li lavora a pietra. Dopo alcuni esperimenti sulla granulosità, il grano Maiorca è risultato il più adatto per produrre un dolce molto simile a quello che si faceva in passato.

Il ruolo storico dello strutto

Derniolo, membro dell'Associazione Pasticcieri Salentini e titolare della Pasticceria Eros, vive una forte vocazione alla divulgazione delle specialità della "sua" Galatina. Per questo, nel raccontare gli studi fatti sul passato della pasticceria locale, si sofferma molto anche nella presenza dello strutto nelle ricette. Infatti, questo è un grasso tipico di queste zone, al contrario di quello che possono far pensare le distese di ulivi nelle campagne. «Anche se Galatina produceva tanto latte, non veniva trasformato in burro perché tutta la materia prima era destinata al formaggio. In più, lo strutto costava anche meno, il che ci avvicina molto alla pasticceria napoletana. Del resto, anche questa era terra di Borboni, un ex colonia bizantina e un approdo degli arabi: un vero e proprio crocevia di contaminazioni», spiega Derniolo.

I corsi per presentare ai clienti il tipicciotto

Alla vista, il tipicciotto appare più scuro e, degustandolo, il morso è fragrante, anche se l'impasto è più strutturato. La crema pasticciera resta fedele all'originale. Questo prodotto è in vendita solo presso la Pasticceria Eros, che da tempo aderisce a progetti di promozione del territorio come il Pasticciotto Tour Galatina organizzato da Barbara Perrone, Francesco Fumarola e l'Associazione Galatina al Centro. Inoltre, sfruttando la piattaforma Experience di Airbnb o chiamando direttamente in negozio, è possibile partecipare a corsi per imparare a preparare il tipicciotto.

Decreto Riaperture 2022: le novità per i locali e i lavoratori

decreto riaperture 2022
Foto di youleks da Pixabay
Il nuovo provvedimento delinea il calendario per il graduale ritorno alla normalità. Dal primo aprile basta il Green pass base per consumare all'interno, mentre niente certificato per i tavoli all'esterno. Novità anche per i lavoratori

La strada per il ritorno alla normalità è tracciata. Lo scorso 17 marzo il governo ha varato un nuovo decreto legge, il cosiddetto decreto Riaperture 2022 (dl n 24/2022, pubblicato in Gazzetta ufficiale n 70 del 24 marzo 2022), che disegna la road map per il superamento delle restrizioni anti Covid. Un percorso che si sviluppa attraverso il graduale allentamento delle misure restrittive, definito da uno specifico calendario, che accompagnerà il Paese al ritorno alla piena normalità. Percorso che passa per la fine dello stato di emergenza, che cesserà il prossimo 31 marzo, del sistema delle zone colorate (dal 1° aprile) e per il graduale superamento del Green pass, che viene definitivamente abolito a partire dal 1° maggio.

In questo percorso rientra anche l’uso delle mascherine, che resta obbligatorio nei luoghi al chiuso fino al 30 aprile. In particolare, si dovranno indossare le Ffp2 per utilizzare i mezzi di trasporto, sia locali sia a lunga percorrenza, per partecipare a spettacoli aperti al pubblico che si svolgono in sale teatrali, da concerto, cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo, e a eventi sportivi. Le chirurgiche sono invece obbligatorie per accedere all’interno di bar, ristoranti, pub pasticcerie, gelaterie, sale da ballo e discoteche. Il decreto Riaperture 2022 prevede importanti novità anche per le attività e i lavoratori del settore del fuoricasa.

Stop al green pass per consumare all'aperto

Per quanto riguarda bar, caffetterie, pub, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, la prima novità è che dal 1° aprile non è più necessario alcun Green pass (né quello rafforzato né quello base) per consumare ai tavoli all’aperto.

Sempre da quella data, ovvero dal 1° aprile, basta il Green pass base (guarigione da Covid o tampone) per poter accedere e consumare all’interno dei locali, sia al tavolo sia al bancone. L'unica eccezione riguarda chi alloggia in hotel, che potrà consumare al ristorante della struttura anche senza certificato verde.

Fino al 30 aprile resta l’obbligo del possesso del Super green pass per poter accedere a feste che si svolgono al chiuso, sale gioco, sale scommesse, sale bingo, casinò, sale da ballo, discoteche, e partecipare a spettacoli che si svolgono al chiuso.

La seconda grande novità è che dal 1° maggio l’obbligo del possesso del Green pass decade totalmente per accedere e consumare, oltre che all’esterno, anche all’interno dei locali: da quella data dunque si potrà ricominciare a servire tutti i clienti, anche quelli privi del certificato. Novità che per hotel e strutture ricettive viene anticipata già dal 1° aprile.

Lavoratori: dal 25 marzo basta il Green pass base

Novità importanti riguardano anche i lavoratori. Dall'entrata in vigore del decreto, ovvero dal 25 marzo, è possibile per tutti, anche gli over 50, accedere ai luoghi di lavoro con il green pass base. In pratica, decade l’obbligo vaccinale per i lavoratori che hanno più di 50 anni di età: anche quelli non vaccinati potranno recarsi al lavoro dopo aver effettuato il tampone con esito negativo, da meno di 48 ore se rapido o da meno di 72 se molecolare, come avveniva prima dello scorso 15 febbraio (leggi Super green pass: le novità per locali e lavoratori).

Il Green pass, anche quello base (ottenuto dopo tampone), cessa di essere obbligatorio anche per i lavoratori dopo il primo maggio.

Fipe: locali ancora penalizzati

Il percorso di ritorno alla normalità tracciato dal decreto Riaperture 2022 non ha soddisfatto pienamente la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), che sottolinea come il mantenimento per l’intero mese di aprile dell’obbligo del Green pass per accedere all’interno dei locali sia una misura fortemente penalizzante per i locali.

«L’eliminazione del green pass con la fine dello stato di emergenza non può escludere la ristorazione. Oltre il 40% dei turisti alloggia in strutture ricettive extra alberghiere e bar e ristoranti sono servizi essenziali del soggiorno – lamenta la Federazione in una nota -. In più il controllo del certificato verde a carico degli esercenti per l'accesso ai pubblici esercizi era ed è una misura emergenziale e come tale deve essere superata nel momento in cui si conclude lo stato d’emergenza. Imporre questo impegno per altri 30 giorni ai gestori dei locali, in una stagione determinante per le attività turistiche quale è l’avvio della primavera e con la Pasqua alle porte, non ha più alcuna giustificazione». Un costo inutile in un periodo fortemente critico per Fipe, che si attendeva scelte più coraggiose da parte del governo.

«Resta la spiacevole sensazione che non si comprenda pienamente lo stato in cui versa il settore e la sua importanza come seconda voce di spesa dei turisti – prosegue la nota -. Bisognava avere maggior coraggio dando un po’ di respiro alle nostre imprese, piegate da due anni di pandemia, da un aumento esorbitante dei costi dell’energia e delle materie prime alimentari e dall’assenza di flussi turistici».

DECRETO RIAPERTURE dl n 24 del 24 marzo 2022

Il WBC arriva a Milano con 5 finali mondiali

World of Coffee - Milano
Il World of Coffee si sposta da Varsavia a Milano a causa del conflitto in Ucraina. In pedana Carmen Clemente, Andrea Villa, Elvira Niki Di Landa, Davide Cobelli, Fabio Dotti

Dopo le competizioni di Host, anche le finali mondiali di  Latte Art, Coffee in Good Spirits, Cup Tasters, Cezve/Ibrik e Roasting si svolgeranno a Milano dal 23 al 25 giugno presso il MiCo, Milano Convention Center nell’ambito del World of Coffee, nelle stesse giornate in cui si sarebbe dovuto svolgere a Varsavia (Polonia). La decisione di questo spostamento è stata presa a fronte del recente conflitto in Ucraina che ha costretto migliaia di persone a cercare rifugio a Varsavia, anche all’interno del centro congressi Ptak, che avrebbe dovuto accogliere la manifestazione. Con una nota, Yannis Apostolopoulos, amministratore delegato della Specialty Coffee Association, si è detto dispiaciuto per le circostanze e al contempo impaziente di portare World of Coffee in Italia, culla dell’espresso: sarà la prima volta che Milano lo ospiterà.

«In questo momento – afferma Apostolopoulos – il nostro pensiero va alla comunità polacca che ha accolto i rifugiati a braccia aperte, scegliendo di destinare anche il Ptak Warsaw Expo all’accoglienza della gente ucraina. Con la decisione di trasferire World of Coffee a Milano, vogliamo evitare di sovraccaricare con questo impegno la comunità di Varsavia, sostenendo i chapter Sca Polonia e Repubblica Ceca che continuano a fornire aiuti e supporto a coloro che sono fuggiti dalla guerra. Non vediamo l'ora di poter tornare a Varsavia in futuro e ci siamo impegnati a donare il 100% delle entrate derivanti dalla vendita dei biglietti del World of Coffee alle aziende e ai professionisti del caffè ucraini».

Dal 23 al 25 giugno a Milano si terranno anche gli attesi Campionati Mondiali di cinque  competizioni del mondo del caffè. Torneranno in pedana dopo due anni di assenza i campioni italiani Carmen Clemente - Latte Art, Andrea Villa - Coffee in Good Spirits, Elvira Niki Di Landa - Cezve/Ibrik , Davide Cobelli - Roasting; infine per il Cup Tasters Fabio Dotti, che ha vinto la competizione nazionale il 16 marzo, nel’ambito di Sigep.

Sca Italy ha appreso con rammarico le motivazioni che hanno reso impossibile ospitare l’evento a Varsavia. Allo stesso tempo, afferma Alberto Polojac, coordinatore nazionale dell’Associazione, «siamo contenti di poter ospitare nuovamente uno degli eventi di settore più importanti a livello internazionale in casa nostra. Siamo già al lavoro con l'organizzazione per garantire un passaggio di consegne agevole e lineare, non certo facile a due mesi dall'inizio dell'evento. Siamo inoltre elettrizzati dall'idea di ospitare ben 5 campionati mondiali, che da due anni sono congelati in attesa di decretare dei nuovi vincitori. In un momento storico complesso come quello attuale la miglior risposta che possiamo dare come settore è quella di mostrarci coesi e compatti, supportandoci a vicenda, con il dinamismo e il coraggio che contraddistingue tutti noi appassionati di caffè».

Le aziende che volessero essere espositori o sponsor della manifestazione possono contattare l’organizzazione al link: worldofcoffee.org/contact-us.

Bitter Lemon, il nuovo mixer firmato Lurisia

Lurisia Bitter Lemon
Il nuovo mixer arricchisce la linea per la miscelazione dello storico marchio piemontese di acque minerali e bibite premium, che comprende altre quattro specialità a base di eccellenze italiane

Si amplia la gamma di mixer firmata Lurisia. Lo storico marchio piemontese di acque minerali e bibite premium, ora di proprietà di Coca-Cola Hbc Italia (leggi Coca-Cola Hbc Italia mette nel mirino Lurisia) ha lanciato la nuova referenza Lurisia Bitter Lemon, che come tutte le sue bevande del brand si ispira a ricette della tradizione, rendendo omaggio, attraverso la scelta delle materie prime, a delle vere eccellenze della produzione italiana.

Nel caso di Lurisia Bitter Lemon l’ingrediente caratterizzante è l’estratto di limone Primofiore, la prima fioritura del Femminello siracusano e prodotto dalle elevate caratteristiche organolettiche, che si unisce al succo di limone, dando vita a un mixer ricco di gusto e di profumi.

La gamma per la mixability

La nuova referenza completa la linea Lurisia pensata per la miscelazione che comprende altri quattro prodotti, tutti in bottiglia di vetro in formato 15 cl.

Lurisia Mixer_completa
La linea di mixer Lurisia

Acqua Tonica con Ireos Toscano, una tonica ideale per miscelarsi al gin e impreziosita dall’estratto di ireos toscano, un fiore esportato in tutto il mondo la cui radice dona un tocco aromatico unico. Ginger Beer con peperoncino calabrese, una bevanda dal temperamento vivace, perfetta per il Moscow Mule frutto della combinazione tra lo zenzero e il gusto piccante del peperoncino di Calabria. Gazzosa Amara con Quassia Amara, omaggio alla bevanda italiana per eccellenza, la gazzosa, arricchita dal tocco amaro apportato dalla quassia, che la rende perfetta anche per il consumo liscio. Acqua Tonica con una nota di Vermouth, una bevanda che celebra le origini piemontesi del brand con l’aggiunta di una goccia di vermouth alla tonica, che ne fa un prodotto ottimo anche da servire liscio.

Una gamma che Lurisia ha creato per rispondere alla domanda di prodotti nuovi e di pregio da parte di bartender e consumatori. Domanda alla quale il marchio ha risposto con proposte che accompagnano in un viaggio tra sapori e ingredienti locali di prima qualità. Una filosofia che Lurisia porta avanti da sempre e al quale ha dato nuovo slancio con un piano di investimenti da 10 milioni di euro annunciato nel 2020, anno del suo 80° anniversario, per il rinnovamento del suo sito produttivo di Roccaforte Mondovì (Cuneo) nell’ottica di un’ulteriore espansione del business.

Doppio Malto cresce a Milano anche con un modern bistrot

Brindisi per l'inaugurazione del nuovo Doppio Malto milanese
Battesimo a Milano per il trentesimo locale della catena Doppio Malto di Foodbrand, con un progetto per un modern bistrot dagli spazi più contenuti.

Eravamo abituati a vedere l'apertura di nuove birrerie Doppio Malto su grandi superfici o all'interno dei centri commerciali. Arrivato a contare ben 27 locali in Italia e 3 all'estero (Francia, Scozia, Inghilterra) per un giro d'affari di 60 milioni di euro e 400 dipendenti, di recente invece il format creato nel 2016 dalla Foodbrand di Giovanni Porcu ha focalizzato il proprio interesse su cittadine in provincia e centri storici con locali dagli spazi più ridotti.

A gennaio infatti è stata la volta del locale a Lentate sul Seveso (Monza-Brianza) affacciato sulla strada Nazionale dei Giovi, 700 mq distribuiti su tre livelli completo di biliardini e campo da minigolf, con 20 persone di servizio.

Il trentesimo locale invece è stato inaugurato a Milano in via Morosini, in una zona storica della movida come Porta Romana, negli spazi di una storica pizzeria, con un ambiente che ricorda più un colorato modern bistrot.

«Con questo nuovo locale vogliamo regalare ai nostri clienti una proposta diversa, un Doppio Malto più piccolo e raccolto rispetto agli altri – spiega Giovanni Porcu, Ceo di Foodbrand, titolare del marchio Doppio Malto – L’idea è quella di differenziare la nostra offerta: se la birra rimane l’elemento caratterizzante del brand, vogliamo permettere ai nostri clienti di scegliere l’ambiente più adatto a seconda del pranzo o della serata che si aspettano ci sembra fondamentale. Quella del locale di via Morosini, nel cuore di Porta Romana, non è però l’unica apertura in programma a Milano: il marchio continua a crescere e nei prossimi mesi arriveremo anche in Duomo e in zona Bicocca».

Particolarmente curata la parte gastronomica, come accostamenti intriganti come gli snack salati guttiau, insieme con Grana Bella Lodi e pancetta,o come l’hamburger caprino e cipolla, a classici come la brace mista o la pizza parmigiana e fiordilatte.
Ovviamente non mancano anche piatti a base di birra come la salamella cotta con la birra Honey Ipa o il birramisù, con biscotti savoiardi inzuppati nella Birra Black Stout, e proposte dedicate ai vegetariani come insalate e burger vegetali.
Per quanto riguarda le birre, invece, quelle spillate nel locale, tutte prodotte artigianalmente dal brand nei birrifici di Iglesias ed Erba, sono 14: dalle Super Chiara alla Bella Rossa, passando per pinte piccanti e balsamiche, come la Zingi Ale, fino all’Extra Bitter, dissetante e persuasiva.

Il punto forte dell'iniziativa Doppio Malto è sempre una larga gamma di 18 specialità birrarie (alla spina e in bottiglia), per un totale di 600mila litri prodotti principalmente nel moderno e grande birrificio di Iglesias (Sud Sardegna) che si estende su una superficie di 4.500 mq, con una particolare attenzione al risparmio di acqua ed energia. Offerta liquida importante, a cui si deve aggiungere una proposta food altrettanto interessante e varia, dalla lavorazione di carni rosse e bianche alla brace alle pizze, comprese proposte senza glutine.

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