Il consigliere e direttore amministrativo di Toso Vini si è spento all'eta di 68 anni. Nell'azienda di famiglia dalla fine degli anni Settanta, ha contribuito a farne una delle realtà vitivinicole più importanti del Piemonte
Un grave lutto ha colpito il mondo del vino italiano: domenica 21 settembre si è spento Pietro Toso, consigliere e direttore amministrativo di Toso Vini.
68 anni, Pietro Toso era entrato in azienda alla fine degli anni Settanta, affiancando il fratello Gianfranco e il cugino Massimo, rappresentanti della quarta generazione della famiglia. Con il suo lavoro ha dato un contributo determinante alla crescita e allo sviluppo in Italia e sui mercati internazionali della cantina di Cossano Belbo, diventata una delle aziende vitivinicole più importanti del Piemonte ed entrata anche nel mondo spirit con l’acquisizione e il rilancio del marchio Gamondi.
A dare la notizia della scomparsa una nota dell’azienda. «La sua passione e l’instancabile dedizione al lavoro restano un’eredità preziosa, già raccolta dalla figlia Chiara, oggi attiva in azienda, e tramandata anche a Roberta e Andrea – vi si legge -. La Società esprime la propria vicinanza alla famiglia e alla moglie Paola in questo momento di grande dolore e si unisce al lutto di tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e lavorare con lui».
Per il presidente di Campari Group, Luca Garavoglia, «una promozione da un ruolo operativo a uno in cui Marchesini possa offrire la sua visione strategica»
Dopo aver rivestito per 28 anni la posizione di Cfo (Chief Financial and Operating Officer) di Campari Group, Paolo Marchesini è il nuovo vice presidente dell'azienda. Il suo percorso interno in azienda è stato cruciale per la crescita del gruppo: ha rivestito prima il ruolo di Group Chief Financial Officer e successivamente Chief Financial & OperatingOfficer. Sotto la sua guida finanziaria, l'azienda ha messo a segno numerose acquisizioni e l'integrazione di 40 nuovi business (per un valore complessivo di €5,2 miliardi), nonché la cessione di 12 marchi non strategici (per un totale di circa €1 miliardo). Marchesini ha avuto un ruolo operativo anche nella quotazione della società alla Borsa Italiana nel 2001 e nel trasferimento della sede legale nei Paesi Bassi nel 2020. Una promozione, che per il presidente Luca Garavoglia sancisce il passaggio da «un ruolo operativo a uno in cui possa offrire la sua grande visione strategica». A succedergli nella posizione di Cfo, è stato chiamato, invece, Francesco Mele. «Un solido manager dall'esperienza internazionale», come lo ha definito Marchesini. Ex amministratore delegato di Cdp Equity (la holding di partecipazioni interamente controllata da Cdp), Mele è entrato in contatto con Campari Group nel 2003 come membro del team Goldman Sachs coinvolto nell'acquisizione di Aperol.
Sei i bartender che si sono sfidati sulla terrazza della sede milanese di Red Bull nella finale della seconda edizione del concorso. Tra originali ricette zero e low alcohol, blind tasting e creatività in tandem
Sei finalisti, due categorie, due vincitori: Elia Michelacci del 2100 mmc di Forlì, per la categoria Mocktail, e Simone Sterbini del Black Rabbit di Roma, per la categoria Low Abv. Sono loro i trionfatori della Red Bull Bar Staff Arena, la drink competition che accende i riflettori sulla miscelazione con i prodotti della gamma Red Bull. Una miscelazione a zero o basso tenore alcolico, come previsto dalle due categorie del concorso, che ha sfidato i bartender di tutta Italia a creare un drink analcolico (categoria Mocktail) con protagonista una referenza della gamma Red Bull Energy Drink, o un drink a bassa gradazione (categoria Lov Abv) utilizzando un mixer della linea The Organics by Red Bull.
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Elia Michelacci, vincitore nella categoria Mocktail drink
Simone Sterbini, vincitore nella categoria Lov drink
La finale della seconda edizione del concorso si è tenuta sulla terrazza dell’head quarter milanese dell’azienda del toro rosso. A presentare l’evento Emanuele Principe Bruni, che ha diretto la gara con simpatia, ma anche con piglio e carattere di un arbitro di serie A quando c’era da far rispettare le regole.
A contendersi la vittoria i sei bartender, tre per categoria, qualificatisi per la finalissima: oltre ai due vincitori, Elèna Ciliberti del Botanicals & CO2 di Bisceglie (BT), Andrea Bovo del Mochidel di Bolzano, Francesco Lisco dell’Astare di Torre a Mare (BA) e Roberto Cavallaro dell’Exenel Longe Bar di Traversetolo (PR).
In giuria c’erano Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, Luca Pirola di Bartender.it, il cavaliere Danilo Bellucci e Luca Domenici per Red Bull.
Le tre prove della finale
La gara si è articolata in tre prove che hanno messo in gioco talento, creatività, tecnica e, non ultimo, capacità di collaborare dei finalisti. Nella prima i concorrenti hanno presentato il loro drink. Michelacci ha portato AmaRed Bull (Red Bull Original, cordiale analcolico di aloe, amarena e passion fruit), un drink pensato per celebrare il “rito Red Bull”: la pausa pomeridiana che ricarica dopo una mattinata intensa e prepara al servizio serale. Mentre Sterbini ha presentato Yucatan Organic Mule (mexcal mix aromatizzato con jalapeño e lavato con olio di cocco, cordiale di ananas, mango e curcuma, succo di lime, nettare d’agave e Ginger Beer The Organics by Red Bull), reinterpretando il concetto di Mule cocktail in chiave messicana.
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Elèna Ciliberti
Andrea Bovo
Roberto Cavallaro
Francesco Lisco
I giudici (da sx): Luca Domenici, Stefano Nincevich, Danilo Bellucci e Luca Pirola
La seconda sfida ha messo alla prova le capacità sensoriali dei concorrenti, con un blind tasting su un totale di 10 referenze di casa Red Bull, tra special edition e mixer The Organics by Red Bull.
Al termine, in base alle classifiche delle precedenti prove e alle scelte di chi ha totalizzato più punti, sono stati fatti gli accoppiamenti per la terza e ultima sfida: la gara in tandem, che ha messo alla prova la capacità di fare squadra dei concorrenti. Ogni coppia di finalisti, ciascuna composta da un concorrente per categoria e con una mistery box con la quale lavorare, ha avuto quaranta minuti di tempo per ideare e preparare a quattro mani un nuovo cocktail. A spiccare è stata la coppia Sterbini-Michelacci, complice anche un’amicizia sbocciata la sera prima, che ha regalato la migliore performance. Un risultato che ha consolidato la posizione in classifica dei due bartender, portandoli alla vittoria della Red Bull Bar Staff Arena nelle rispettive categorie. Le altre coppie in gara erano composte dal duo pugliese Ciliberti-Lisco e da Bovo-Cavallaro.
Nasce dall’iniziativa di un gruppo di imprenditori e di torrefattori un progetto che punta a riunire le piccole realtà sotto un gruppo comune per affrontare insieme le sfide del mercato. Identità, radici e legame con il territorio restano al centro, mentre le sinergie offrono nuove opportunità di crescita
Prima la pandemia, poi lo scoppio del conflitto russo-ucraino che, con l’incremento dei costi dell’energia, ha innescato la spirale inflattiva, riducendo il potere di acquisto dei consumatori, infine l’esplosione dei prezzi della materia prima. Da un po’ di anni il mondo del caffè è attraversato da una serie di turbolenze che rischiano di minare l’operatività delle torrefazioni, soprattutto le piccole aziende locali, maggiormente esposte agli effetti negativi di questa tempesta perfetta. In questo contesto è nato il progetto Epico Caffè, a opera di un gruppo di imprenditori e di torrefattori, con una missione ben chiara: salvaguardare e rafforzare le storiche torrefazioni locali che operano nell’horeca riunendole in un’unica realtà, per fare fronte comune e affrontare le sfide imposte dal nuovo panorama.
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Giorgio Grecchi, amministratore unico di Epico Caffè, e Stefano Stretti, fondatre della Torrefazione Mokasol
Grecchi con Claudio Maghella (a sx), amministratore di Regina Caffè
«L’Italia è ricchissima di storiche torrefazioni artigianali, che costituiscono un prezioso patrimonio della nostra cultura del caffè. Realtà spesso di piccole dimensioni o a conduzione familiare, con un forte radicamento nel territorio e che si distinguono per l’attenzione alla qualità, per la maggiore propensione alla personalizzazione delle miscele, adattandosi alle esigenze dei clienti, e non di rado per l’apertura all’innovazione, sperimentando nuove miscele e tecniche di tostatura per soddisfare la domanda di un mercato in evoluzione – racconta Giorgio Grecchi, amministratore unico di Epico Caffè -. Il nostro obiettivo è salvaguardare questo patrimonioaggregando le realtà all’interno di un gruppo che garantisca loro energie e risorse per svilupparsi e continuare a crescere».
L’unione che valorizza le identità locali
Il principio è, insomma, quello del vecchio adagio: “l’unione fa la forza”. Una forza che nel caso di Epico Caffè nasce dal rispetto dell’identità di ogni singolo marchio, elemento distintivo di tutto il progetto. «Il progetto si fonda sul rispetto della storia, delle radici e del rapporto che ogni torrefazione ha costruito con il proprio territorio – spiega Grecchi -. Ogni torrefazione che entra nel gruppo continua a essere sé stessa, con il proprio marchio, le proprie miscele con le loro caratteristiche uniche, i suoi clienti e le persone che da anni la portano avanti. L’obiettivo è consolidarle e, grazie alle sinergie e allo scambio di know how tra le varie realtà, dare loro nuova linfa per crescere».
Sinergie e nuove opportunità
Sinergie che si traducono in una maggiore solidità organizzativa, una logistica più efficiente e in servizi più puntuali per il mondo del fuori casa, senza però intaccare, anzi rafforzando, la relazione diretta che lega le torrefazioni ai propri clienti. «È un rapporto fatto di fiducia e continuità che intendiamo salvaguardare», aggiunge Grecchi.
A questo si aggiungono i vantaggi di far parte di un gruppo più ampio: condizioni migliori per l’acquisto della materia prima, grazie a una maggiore forza contrattuale, investimenti per mantenere costante la qualità delle miscele, per svilupparne di nuove, il potenziamento dei servizi, dalle consegne all’assistenza tecnica e manutenzione delle attrezzature, e la possibilità di offrirne di nuovi.
A tale proposito, nel gruppo sono presenti anche imprenditori con una grande esperienza nel fornire ai clienti horeca supporto nella crescita dell’attività, rinnovare l’offerta per tenerla in linea con le richieste di un mercato in costante evoluzione. Così come è presente all’interno del gruppo una società finanzia che può supportare negli investimenti i gestori che vogliono rinnovare o far crescere la propria attività. «Sono opportunità che una piccola torrefazione, da sola, difficilmente riuscirebbe a garantire, ma che all’interno di Epico Caffè diventano possibili e che segnano un ulteriore salto di qualità nel rapporto con i clienti, sottolinea Grecchi».
I primi risultati
Due esempi concreti dei benefici che Epico Caffè garantisce arrivano dalla Torrefazione Mokasol di Gussago (Brescia) e da Regina Caffè di Castiglione delle Stiviere (Mantova), le prime due storiche torrefazioni che hanno abbracciato il progetto e che ora stanno aprendo un nuovo capitolo nella loro storia. La prima, fondata negli anni Cinquanta e guidata da Stefano Stretti, è da sempre “il caffè dei bresciani”. Una realtà che ora sta estendendo la propria presenza oltre i confini storici. Le sue miscele sono sbarcate per la prima volta in Sardegna, dove è stato aperto un magazzino di distribuzione e il marchio conta già oltre 50 clienti attivi nella provincia di Cagliari: un progetto che l’azienda da sola non avrebbe potuto realizzare.
Altrettanto positiva l’esperienza di Regina Caffè di Claudio Maghella, che ha dato il via al suo percorso di consolidamento. La torrefazione, molto radicata nel mantovano, ha esteso la propria presenza in Veneto e Friuli, ampliando la base clienti e incrementando i volumi di vendita.
Intanto, il progetto Epico continua il suo percorso di sviluppo, con diverse new entry attese nei prossimi mesi. «Stiamo formalizzando gli accordi per l’ingresso nel gruppo di altri torrefattori che hanno intuito le potenzialità e i benefici dei quali le loro realtà possono godere per consolidarsi e puntare a crescere in un mercato fortemente competitivo».
La storica distilleria del Monferrato fa il suo esordio nel mondo vermouth. Con un’interpretazione identitaria e contemporanea del prodotto della tradizione piemontese
Dopo il lancio, lo scorso anno del whisky Animo (leggi Animo, il whisky nato in Piemonte di Mazzetti d’Altavilla), e in precedenza dei due gin, Gin Mazzetti e Gin Mazzetti Black Edition, è ora la volta del vermouth. È a questa categoria di prodotto che appartiene l’ultima creazione di Mazzetti d’Altavilla: il Vermouth di Torino Mazzetti. Con la nuova etichetta la distilleria del Monferrato, nota per la sua produzione di grappe, liquori e amari, continua dunque a esplorare territori del mondo spirit per lei inediti, focalizzandosi in questo caso su uno storico prodotto della tradizione piemontese. Tradizione della quale ha voluto fornire una reinterpretazione contemporanea, con il tocco identitario di casa Mazzetti.
Una scelta originale
Tocco identitario che si manifesta in primo luogo nella scelta come base vino principale della Malvasia di Casorzo, raro vitigno monferrino a bacca rossa coltivato sulle colline di Casorzo (Asti) a poca distanza dalla distilleria, dal profilo estremamente fruttato e floreale: una scelta originale nel panorama vermouth e che va a valorizzare un vitigno del territorio. A completare il blend c’è il Cortese, “bianco” storico delle colline piemontesi, che vi porta le sue notefini e fresche.
Dalla combinazione di questi vitigni con una selezione, tenuta segreta, di spezie, tra le quali la noce moscata, e botaniche, tra le quali, il rabarbaro e la china, prende vita il nuovo vermouth di Torino Superiore (alc 18% in vol).
Dal colore rosso rubino brillante, il Vermouth di Torino Mazzetti si caratterizza per la sua spiccata e intensa aromaticità, nella quale si percepiscono sentori speziati ed erbaceiben armonizzati al gusto, che resta raffinato e piacevolmente morbido.
Per un tocco distintivo ai classici
Ottimo da proporre come classico aperitivo, liscio, freddo o con ghiaccio, è anche ideale per la miscelazione, mondo al quale Mazzetti d’Altavilla, guarda con sempre maggior interesse e del quale il nuovo arrivato va ad arricchire l’offerta della casa. Come ingrediente dei cocktail è infatti perfetto sia per realizzare nuove creazioni sia per donare con la sua aromaticità un profilo distintivo a molti grandi classici, a partire da un iconico Negroni o un Boulevardier, in quest’ultimo caso ancor meglio se miscelato con Animo e Bitter Mazzetti.
Sette i concorrenti, da tre continenti, che con le loro “storie liquide” si sono sfidati nella finale del concorso internazionale di Rossi d’Asiago. Ad avere la meglio il bar manager del Cape of Senses di Torri del Benaco con un Tiramisuper Asiago
Sette bicchieri, sette storie. Un Veneto che parla al mondo. Ci sono competizioni che sembrano gare di velocità e altre che diventano romanzi corali. L’AkademyLab 20/20 Global Cocktail Competition by Rossi d’Asiago appartiene alla seconda categoria: un mosaico di voci, gesti e sapori che, invece di contendersi solo il podio, hanno raccontato un’unica grande storia fatta di ospitalità e identità. Dentro i bicchieri, i brand della casa madre - dal Kranebet Botanic Gin, con i suoi sentori balsamici da bosco in quota, ai liquori Volare nelle sfumature più ardite (dal Lychee al Red Cinnamon, dall’Espresso Coffee al White Cacao) - hanno fatto da collante tra i finalisti provenienti da tre continenti. E mentre scorrevano i drink, la giuria (con me accanto agli esperti Michele Di Carlo e Danilo Bellucci) prendeva appunti che erano più racconti che voti.
Le storie liquide dei finalisti
Un esempio? Il Tiramisuper Asiago di Michele Pedrett, vincitore e bar manager al Cape of Senses di Torri del Benaco (Verona), era più di un cocktail: era il tiramisù in versione liquida, vellutata e avvolgente, che correva verso le papille dei giudici come il Diavolo Rosso del ciclismo. Un dolce da condividere, capace di sciogliere la distanza tra dessert e dopocena.
I finalisti della Competition con le loro creazioni
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Michele Pedrett (il vincitore) con Tiramisuper Asiago
Alex Gill con Roses in December
Anastasiia Kazarina con Note di Natura
Ruta Klemkaite con Regina d'Essenza
Elisa Locci con Dopo
Xue Zini con Country Road, Take Me Home
Olha Tochka con A Fuoco
Diverso ma complementare il “regalo floreale” di Alex Gill, quel Roses in December che invitava a sfogliare un ricordo petalo dopo petalo, lasciando che Kranabet botanic gin, il succo di rosa e lime chiarificato e il Volare Lychee danzassero insieme con grazia invernale. Un grande impatto anche dal punto di vista estetico. Gill, infatti, ha quel “magic touch” di chi è passato dal mondo della fotografia prima di approdare al bar.
E poi c’era Anastasia Kazarina (Lettonia), appena ventidue anni, con le sue Note di Natura: un cocktail che sembrava un poema fatto di gin che canta la primavera, liquore alla banana che risponde col tropico e succo di carota per la par condicio. Un drink innocente e deciso insieme, come un bruco che sa già di farfalla.
Più matura, quasi intima, la proposta della lituana Rūta Klemkaitė, che con la sua Regina d’Essenza ha trasformato un bicchiere in fragranza: elderflower, cacao e gin intrecciati come un profumo da indossare sulle labbra, un omaggio dichiarato, anzi una lettera d’amore, per Laura Bosetti Tonatto, la più grande esperta italiana di profumi.
La Sardegna di Elisa Locci (Forte Village Resort) si è materializzata in Dopo, un tè, di più, un punch: gin, cannella rossa e miele, serviti in tazza da tè con accanto un cucchiaino di gel ricavato dagli scarti. Un invito alla lentezza, un after che diventa rito che ci è stato servito all’ora del “tea o’ clock”.
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L'Akademy Lab 20/20, l’area multisensoriale, di ricerca, sperimentazione e formazione della distilleria Rossi d’Asiago. Gli interni e gli arredi dello spazio, che ha ospitato la finale del concorso, sono realizzati con il legno degli alberi travolti dalla tempesta Vaia nel 2018
Dalla Cina, invece, Zini Xue ha portato un’idea di ospitalità totale: Country Road, Take Me Home era cocktail e pairing insieme, whiskey e Volare Triple Sec da un lato, le tradizionali costolette agrodolci dall’altro. Il risultato? Un viaggio che accorciava la distanza tra Asiago e Chongqing in un paio di morsi e sorsi.
Più teatrale ma altrettanto incisivo il bicchiere della concorrente ucraina Olha Tochka, A Fuoco: aquavit, pesca, ananas e Prosecco in un crescendo che sembrava un fuoco d’artificio controllato, acceso ma elegante, chiuso da una chiave di cioccolato per aprire il sipario del gusto.
Dare forma a un’icona senza tempo
Michele Pedrett, vincitore del’Akademylab 20/20 Global Cocktail Competition
Tra queste storie liquide, Pedrett ha avuto il merito di dare forma a un’icona senza tempo. «Gli ospiti sono la mia fonte di ispirazione - racconta -. Sono loro a lanciarmi sfide, a chiedere sempre qualcosa di nuovo. Io li uso come complici, ma complici felici. E il bello è vederli stupiti al primo sorso». Pedrett parla con la naturalezza di chi vive il bar come una vocazione più che un mestiere. «Ho iniziato a 14 anni e oggi, a 38, non ho mai smesso di divertirmi. La musica e l’arte sono parte del mio lavoro: ogni drink è un quadro che ha bisogno di una cornice, e quella cornice è l’ospitalità».
Così il Tiramisuper Asiago - costruito mattone per mattone con Kranebet Botanic Gin, Volare Espresso Coffee, Volare Butterscotch, Amaretto e White Cacao, completato da panna montata e cacao amaro - non è soltanto una ricetta vincente, ma una dichiarazione: la tradizione può essere liquida, la memoria può essere condivisa, e un cocktail può essere super. SuperAsiago.
La ricetta
Tiramisuper Asiago (foto cocktail) di Michele Pedrett, Cape of Senses, Torri del Benaco, vincitore AkademyLab20/20 Cocktail Competition by Rossi d’Asiago Ingredienti: 30 ml Kranabet Botanic Gin, 30 ml Volare Espresso Coffee, 10 ml Volare Butterscotch, 5 ml Volare Amaretto, 5 ml Volare White Cacao, top di Floating Shaked Double Cream Tecnica: build Guarnizione:
spolverata di cacao amaro Bicchiere: old fashioned.
La voce del Ceo Nicola Dal Toso
Nicola Dal Toso, Ceo e vicepresidente di Antiche Distillerie Riunite – Rossi d’Asiago
«Non abbiamo assaggiato un solo drink mediocre. Ognuno aveva una storia, un suono, un’emozione da trasmettere. È questo che rende grande la mixology: non solo tecnica, ma narrazione». Così Nicola Dal Toso, Ceo e vicepresidente di Antiche Distillerie Riunite – Rossi d’Asiago, sintetizza lo spirito della competizione.
«Il territorio per noi è imprescindibile: Asiago è radici, memoria, rinascita. L’Akademy stessa è stata costruita con il legno della tempesta Vaia. Al tempo stesso guardiamo al mondo: vendiamo in 55 Paesi e vogliamo che i nostri prodotti siano una lingua comune. Il bartender è il nostro traduttore: prende il Kranebet, i Volare e li fa parlare con accenti diversi».
E sul futuro: «L’anno prossimo torneremo ad Asiago con un’edizione ancora più globale. Vogliamo più voci, più lingue, più emozioni. Perché un cocktail non è mai solo un drink: è un racconto che si beve».
Andrea Villa, Consulente Coffee Mixology di Starbucks Reserve Roastery Milano
Dopo il successo dello scorso anno, torna a Milano il 22 settembre l’appuntamento con WeCoffee Club, l’evento professionale (gratuito e su registrazione) dedicato al mondo del caffè. Dalle 10 alle 19, gli spazi di Combo Milano ospiteranno talk, masterclass e degustazioni pensate per baristi, bartender e operatori del settore, con l’obiettivo di favorire la condivisione di conoscenze, idee e innovazioni e aprire nuove opportunità di business. Tra i protagonisti dell’appuntamento ci sarà la Starbucks Reserve Roastery Milano, che porterà il suo approccio al caffè, fatto di qualità, sperimentazione e contaminazioni creative. La partecipazione a WeCoffee Club rappresenta per la Roastery un’occasione per confermarsi non solo come luogo iconico, ma come vero laboratorio di ricerca e innovazione e partner autorevole per i professionisti del caffè.
La masterclass con Andrea Villa
La Starbucks Reserve Roastery Milano sarà presente con uno dei momenti più esclusivi della giornata, la masterclass, riservata a un gruppo selezionato di 15 professionisti, con un big del mondo del caffè: Andrea Villa, tre volte Campione italiano di Coffee in Good Spirits e Consulente Coffee Mixology della Roastery.
Barista, sommelier e mixologist, Villa racconterà la sua collaborazione con la Roastery e come il suo approccio rivoluzionario al mondo dei cocktail a base di caffè - dove la tecnica si coniuga allo storytelling per trasformare ogni bicchiere in un racconto da vivere - sia in perfetta sintonia con la filosofia della Roastery di Starbucks che, sin dalla sua apertura nel 2018, offre un’esperienza di caffè sensoriale e culturale.
Un sodalizio dal quale è nata la nuova drink list firmata da Villa per l’Arriviamo Bar, l'elegante cocktail bar all'interno della scenografica Starbucks Reserve Roastery Milano. Una carta cocktail che dimostra come il caffè possa diventare non solo bevanda, ma anche ingrediente di creazione, coniugando tradizione e innovazione.
Dalla miscela al cocktail
Nel corso dell’incontro, Villa, in collaborazione con Christian Orsini - Operations Services Manager della Roastery -, proporrà un percorso esperienziale che accompagnerà i partecipanti alla scoperta del caffè Whiskey Barrel-Aged: prima assaggiato in versione cold brew, poi trasformato in Endless Reverie, il signature cocktail che incarna la visione della Roastery.
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Un drink che unisce profumi avvolgenti di cola, caramello e arancia a un gusto elegante e amaricante, ammorbidito da una lieve dolcezza. Le note fresche di agrumi e le sfumature di erbe balsamiche trovano equilibrio nella frizzantezza del chinotto, per un cocktail raffinato, dissetante e a bassa gradazione alcolica, pensato per accompagnare con leggerezza ogni momento della giornata. Un vero viaggio sensoriale che esprime pienamente la filosofia della Roastery milanese di Starbucks: qualità assoluta, tecniche d’avanguardia e sperimentazione continua al servizio della community del caffè.
Una pausa di gusto
Accanto alla masterclass, la Starbucks Reserve Roastery Milano offre ai partecipanti un’altra esperienza di gusto durante la pausa pranzo, con la degustazione del Cold Brew Lemon Sour. Spirit-free e dall’anima fresca e agrumata, questo signature drink è tra i più iconici e tra i best seller della Roastery fin dalla sua apertura. Preparato con un cold brew shakerato, sciroppo d’acero e limone fresco, completato da ciliegina Luxardo, zest e zucchero di canna Demerara, rappresenta perfettamente la capacità della Roastery di unire ricerca, semplicità e raffinatezza.
Vivere la cultura del caffè
Con la sua partecipazione a WeCoffee Club, la Starbucks Reserve Roastery Milano conferma il proprio ruolo di punto di riferimento internazionale per la cultura del caffè e di partner per i professionisti del settore, portando un racconto fatto di gusto, ricerca, innovazione e contaminazione creativa. Un invito a pensare al caffè non solo come bevanda, ma come cultura da scoprire, vivere e condividere.
C'è tempo fino al 31 Ottobre per partecipare con una ricetta che contenga sale Maldon al concorso promosso da Montosco, il Maldon Salt Cocktail Contest
Torna il concorso che mette in correlazione mixology e fiocchi di sale: il Maldon Salt Cocktail Contest. Giunto alla quarta edizione, l'evento è organizzato da Montosco, brand di spezie e salse di La Collina Toscana Spa, importatore esclusivo del Sale Maldon. Il contest, organizzato per valorizzare in mixology il pregiato sale marino prodotto sulle coste inglesi, è dedicato a tutti i talenti della miscelazione, che abbiano voglia di cimentarsi con la creazione di una ricetta in cui il sale sia protagonista (qui il regolamento). Il vincitore andrà ad arricchire la bacheca del concorso, in cui sono già presenti Matteo Cassan (vincitore del contest che si è svolto a Perugia nel 2022), Luca Goracci (che ha dominato la tappa di Roma nel 2023) e Gian Maria Ciardulli, che si è aggiudicato la terza edizione, svoltasi a Milano. Stessa città in cui il 18 novembre si sfideranno i selezionati della quarta edizione.
C'è tempo fino al 31 ottobre per candidarsi e le regole di ingaggio sono semplici: creare un cocktail originale, ispirandosi a una figura emblematica del passato o del presente, che rappresenti una fonte di ispirazione nel mondo della miscelazione. La ricetta dovrà contenere il sale Maldon, (classico, affumicato o al peperoncino) come ingrediente costruttivo del drink, non solo come decorazione o guarnizione. Il 7 novembre sarà pubblicato l'elenco dei 20 semifinalisti, che si sfideranno nella gara del 18 novembre a Milano.
Alla kermesse milanese l’azienda di Colle Val d'Elsa presenterà le nuove collezioni glassware per il fuori casa e la mixology. Soluzioni che valorizzano l’esperienza di consumo e che coniugano design, innovazione e sostenibilità
Dal 17 al 21 ottobre Rcr Cristalleria Italiana sarà tra i protagonisti di HostMilano 2025, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo horeca. Ad accogliere i visitatori, uno stand a forma di mongolfiera (Pad. 9P – Stand D09 E10), simbolo del viaggio visionario dell’azienda verso un futuro in cui design, innovazione e sostenibilità si fondono in un nuovo modo di interpretare il vetro.
Rcr presenterà a Milano nuovi lanci e collezioni dedicate al mondo del fuori casa e mixology, con l’obiettivo di rompere i paradigmi tradizionali del glassware e offrire soluzioni all’avanguardia. Ogni prodotto è realizzato in Luxion®, il vetro sonoro superiore brevettato dall’azienda di Colle Valdelsa: 100% riciclabile, brillante, resistente e sicuro, pensato per coniugare estetica, funzionalità e responsabilità ambientale.
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I nuovi calici della collezione Timeless
La collezione Sabina
Tiki Pulcinella e Tiki Venezia
Le novità in mostra nascono da un dialogo costante con i professionisti del settore e sono progettate per rispondere alle esigenze del mercato contemporaneo: materiali di altissimo pregio, forme studiate per valorizzare l’esperienza di consumo e un design che anticipa le tendenze.
La presenza di Rcr a Host arriva in un momento di forte fermento per il comparto. Il settore horeca ha ritrovato slancio, tornando ai livelli pre-pandemia e mostrando una crescita costante a livello globale. Anche il segmento glassware segue questo trend positivo, trainato dalla richiesta di soluzioni sempre più sostenibili e di alta qualità.
Le virtù del vetro
«Il vetro è come un migliore amico. Trasparente, versatile, permanente: non mente mai, si adatta a ogni situazione e resta fedele a sé stesso – commenta Roberto Pierucci, Ceo di Rrc -. La qualità migliore? È immortale. Si ricicla al 100%, può essere riutilizzato all’infinito. Esiste da 4.000 anni e continuerà a esistere, rappresentando la più solida relazione di sostenibilità con il nostro pianeta».
Una visione che si integra perfettamente con i valori promossi da Host, punto di riferimento per le tendenze green nei settori Dining, Living, Giving e Working. Con il lancio delle nuove collezioni, Rcr invita il pubblico del salone internazionale dell’ospitalità a salire a bordo della sua mongolfiera, per scoprire un glassware che guarda in alto, senza perdere di vista l’equilibrio tra bellezza e responsabilità.
L’appuntamento è dal 17 al 21 ottobre al Padiglione 9 Stand D09E10!
Conclusa la 13esima edizione del concorso Panettone Day. Il primo premio va ad Arianna Verucci della Cioccolateria Vetusta Nursia (Norcia, Pg), che ha vinto con il suo panettone tradizionale
Si sono presentati in 57, tanti erano i finalisti della 13esima edizione di Panettone Day. A salire sul gradino più alto del podio per il Miglior Panettone Tradizionale è stata Arianna Verucci della Cioccolateria Vetusta Nursia (Norcia, PG).
Il lievitato primo classificato categoria Panettone tradizionale, opera di Arianna Verucci della Cioccolateria Vetusta Nursia (Norcia, PG)
Gli altri premi assegnati durante la finale di Panettone Day 2025
Ecco gli altri pasticceri premiati nella finale del concorso.
Antonio Giannotti di Perrotta (Montella, AV) per il Miglior Panettone Creativo Dolce
Diego Malafonte di Caffetteria Pasticceria Diego 2000 (Piedimonte San Germano, FR) per il Miglior Panettone al Cioccolato
Andrea Songia di Luman srl, Pasticceria Fumagalli (Albese Con Cassano, CO) per il Miglior Panettone ai Cereali Antichi Waldkorn
Menzione speciale a Gianluca Prete di Moderno srl, Pasticceria Fumagalli (Lurago d'Erba, CO) per il Miglior Lievitato Dolce Abbraccio del Giubileo 2025
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Miglior panettone creativo dolce
Miglior Panettone al cioccolato
Miglior Panettone ai cereali antichi Waldkorn
Menzione speciale Miglior Lievitato del Giubileo
Il concorso, nato dalla collaborazione tra Braims (marchio di CSM Ingredients, multinazionale attiva nella ricerca e produzione di ingredienti e soluzioni a valore aggiunto per il settore alimentare) e Novacart, quest'anno ha cambiato formula e ha previsto una selezione più serrata, l'introduzione di una categoria in più (oltre a tradizionale, creativo e al cioccolato sono stati inseriti anche il premio al Miglior Panettone ai cereali antichi Waldkorn e la Menzione speciale per il Miglior Lievitato Dolce Abbraccio del Giubileo 2025.
Gino Fabbri e Marco Pedron in giuria
Una super giuria al lavoro con 24 esperti
A partire da questa edizione anche la formula del voto finale è cambiata. La giuria tecnica era composta da 24 esperti, da pasticceri e tecnologi alimentari, e presidiata dal Maestro Gino Fabbri, con il supporto del Pastry Chef Marco Pedron e di Domenico Napoleone - vincitore dell’ultima edizione del concorso. Gli esperti, divisi in diversi tavoli di lavoro, hanno assaggiato e valutato in gruppo i panettoni delle diverse categorie di prodotto.
Temporary store a Milano nel mese di ottobre
Confermata, invece, un'iniziativa da sempre molto apprezzata, ottima vetrina per gli artigiani che hannno partecipato al concorso. Dall'1 al 26 ottobre, 26 panettoni selezionati dalla giuria di Panettone Day saranno protagonisti del Temporary Store, uno spazio esclusivamente dedicato a celebrare quest’icona dell’arte pasticcera nel cuore di Milano. Tra degustazioni esclusive ed eventi serali dedicati al pubblico, il Temporary Store sarà l’occasione per scoprire alcuni dei migliori panettoni vincitori del contest Panettone Day negli ultimi 12 anni e acquistare le creazioni artigianali top di quest'anno.
L'acqua filtrata è un ingrediente fondamentale nelle ricette di pasticceria: i consigli di Cesare Murzilli per usarla al meglio nei prodotti per la prima colazione
In pasticceria, ogni dettaglio conta. La precisione è fondamentale: dalla scelta delle materie prime di qualità alla temperatura del forno, ogni elemento può determinare la differenza tra un dolce buono e uno davvero indimenticabile. Eppure, c’è un ingrediente spesso sottovalutato: l’acqua. Non solo come elemento chiave nei processi di cottura, pulizia e preparazione, ma anche come componente essenziale di molte ricette di pasticceria.
Perché l’acqua è cruciale nelle ricette di pasticceria
L’acqua filtrata è un ingrediente fondamentale, presente in quasi tutte le ricette di pasticceria: dagli impasti alle creme, dalle glasse alle bagne, fino alle gelatine e ai lievitati. La sua qualità ha un impatto diretto sulla riuscita del prodotto finale. Una composizione sbilanciata, ricca di cloro o di minerali indesiderati, può compromettere la lievitazione, alterare il gusto delicato di una mousse o rendere instabili le emulsioni. Al contrario, un’acqua filtrata, con una composizione minerale equilibrata, favorisce l’espressione degli aromi naturali, migliora la consistenza degli impasti e contribuisce a un aspetto visivo più uniforme e professionale. È proprio grazie a questo ingrediente invisibile che si possono ottenere dolci più stabili, aromatici e costanti nel tempo.
I sistemi BRITA utilizzano tecnologie avanzate come la decarbonatazione e la filtrazione al carbone attivo per rimuovere cloro, odori e sapori indesiderati, mantenendo una qualità dell’acqua costante. Questo migliora l’affidabilità delle preparazioni e riduce gli scarti, un vantaggio importante in pasticceria, dove la precisione è tutto.
L’acqua filtrata è essenziale anche nella produzione di vapore nei forni combinati, spesso impiegati per dolci delicati come bignè, meringhe e lievitati. Un vapore pulito garantisce una cottura uniforme e risultati visivamente impeccabili. In pasticceria, l’acqua non è solo un supporto tecnico: è un vero ingrediente di qualità. Investire in un sistema di filtrazione professionale significa scegliere eccellenza, sicurezza e costanza. Ogni giorno, in ogni dolce.
Cesare Murzilli: l’acqua filtrata di BRITA alleato perfetto per chi punta all’eccellenza
Cesare Murzilli, pasticcere e membro dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, lo dice chiaramente: l’acqua è un ingrediente tecnico, spesso sottovalutato, ma decisivo. Nei lievitati regola la formazione del glutine, attiva i lieviti e incide su morbidezza e struttura. Nelle mousse, ganache e glasse, migliora le emulsioni e rende i colori più brillanti. Nei sorbetti e gelati, esalta gli aromi e dona finezza. Anche nei caramelli e sciroppi, garantisce cristallizzazioni precise e limpidezza.
Con la tecnologia BRITA, l’acqua viene filtrata per eliminare cloro, impurità e disinfettanti, bilanciando i sali minerali. Il risultato? Preparazioni più stabili, aromatiche e visivamente perfette, attrezzature protette e una maggiore efficienza energetica.
Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.
I due avventurieri italiani, in questo episodio, approfondiscono i segreti del mezcal e la cultura che lo circonda. I due italiani passano da piccoli produttori a distillerie innovative, per scoprire lo spirito dell'agave e il suo impatto culturale. Nell'episodio n.12 di "La Punta Documental", Roberto Artusio e Cristian Bugiada intraprendono un viaggio libero e caotico nel cuore rurale del Messico, dove l'agave è radice, cultura e resistenza. Nessun copione, nessun piano, solo una destinazione: Oaxaca, Puebla e le loro riserve della biosfera, palenques a conduzione familiare, leggende locali e mezcal che raccontano secoli di storia.
L'episodio numero 12 segue le precedenti avventure dei due italiani perduti in Messico: nei primi due episodi il viaggio è iniziato da Città del Messico (guarda il primo e il secondo episodio), per poi approdare nell’affascinante città di Puebla (guarda il terzo episodio) e iniziare il pellegrinaggio alla ricerca dei mezcal Papalometl selvatici (guarda il quarto episodio). Nel quinto episodio tappa a Santa Maria Xoyatla, sempre inseguendo le radici della cultura del mezcal (guarda il quinto episodio), per poi incontrare Asunción Matilde Vargas, una produttrice che esalta l’arte del mezcal pechuga e domandarsi cosa unisce i combattimenti dei galli alla produzione del mezcal (guarda il sesto, il settimo, l'ottavo, il nono, il decimo episodio e l'undicesimo episodio).