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52 Mule Road, il gin premium artigianale delle Prealpi vicentine

52 Mule Road gin
Il nuovo distillato è un cold compound gin preparato con le botaniche tipiche delle Prealpi vicentine, tra le quali la maresina (tanaceto partenio) che con le sue note amaricanti che ne caratterizza il profilo

C’è una new entry nel panorama gin italiano. Si chiama 52 Mule Road ed è un distillato premium artigianale dalla forte impronta territoriale. Il territorio è quello delle Prealpi vicentine, al quale i due ideatori, Mauro Feltrin e Tamara Gelaini Fardelli, entrambi manager di una multinazionale del food, ma con la passione per il mondo beverage, hanno voluto rendere omaggio con un distillato non tradizionale per la zona, questa è terra di grappa, dando vita a un prodotto che ne fosse una piena espressione, ma al tempo stesso con un’aspirazione internazionale: un gin.

Un progetto nato durante il periodo del lockdown, portato avanti con un lungo lavoro di ricerca per metterne a punto la ricetta e che ora vede la luce, grazie alla collaborazione con un liquorificio, al quale è stata affidata la produzione, e con Terre Gaie, cantina veneta che sorge sui Colli Euganei che ha supportato la realizzazione del progetto a vai livelli.

Le botaniche delle Prealpi

Omaggio al territorio che si concretizza innanzitutto nella scelta delle botaniche, attraverso una selezione di piante ed erbe caratteristiche della zona, quali assenzio, genziana e, in particolare, il tanaceto partenio o erba madre, l’ingrediente che ne caratterizza il profilo e che regala al gin quella leggera nuance verde che ne contraddistingue il colore. È questa un’erba dalla nota amara, poco conosciuta nel resto della Penisola, ma molto popolare in parte del Veronese e nell’Alto Vicentino, dove è chiamata maresina e tradizionalmente molto utilizzata in cucina e come medicamento, tanto che ora ha denominazione DeCo (denominazione di origine comunale) nel comune di Valdagno e la sua coltivazione è regolata da un preciso disciplinare.

L’elemento amaricante viene bilanciato dalle altre botaniche che ne completano la formula, che, oltre alle classiche bacche di ginepro, comprendono angelica, coriandolo, salvia, rosmarino e limone. Da questo incontro nasce 52 Mule Road, un cold compound gin (alc 42% in vol) che conquista subito il naso con la ricchezza dei suoi profumi e il palato con la sua freschezza, nella quale emergono leggere note di limone, seguite dalle note amare delle botaniche montane, che restano a lungo in bocca, differenziando questo distillato dagli altri della sua categoria.

Un prodotto perfetto per la miscelazione, per donare nuove sfumature di sapore ai classici o per nuove creazioni, come hanno potuto appurare gli ospiti che hanno preso parte alla presentazione in anteprima di 52 Mule Road, in occasione del Pitti Taste presso l’Harry’s Bar di Firenze, dove è stato proposto in un Gin&Tonic, con Acqua Tonica Indian Dry di Alpex, e in un Martini Cocktail, il tutto accompagnato dai sapori del caviale italiano Cru Caviar, i prosciutti e le carni di Carlo Giusti e i cioccolatini dell’azienda veneta Fabrika Cioccolato Asiago.

Un omaggio al territorio

Ma l’omaggio al proprio territorio questo gin lo porta anche nel nome. 52 Mule Road fa infatti riferimento alla Strada delle 52 Gallerie del Pasubio, una mulattiera militare costruita nel 1917 lungo il costone della montagna per approvvigionare le nostre truppe al fronte, durante la Grande Guerra. Una grande opera di ingegneria militare, realizzata in soli 10 mesi, e oggi tra i sentieri escursionistici più belli d’Europa, lunga 6,3 km dei quali 2,3 costituiti da gallerie, citata anche nell’etichetta che impreziosisce la bottiglia (formato 500 ml) che custodisce il gin. Questa, disegnata dal giovane artista Alfredo Del Bene, in arte The Animismus, riporta la porta numero 1, ovvero l’ingresso della prima galleria, mentre sul retro è stata inserita un’immagine del sentiero, a mostrare il mondo montano, fatto di natura, storia e bellezza, al quale è spirato questo gin.

Dopo la prima presentazione a Firenze, 52 Mule Road sarà lanciato ufficialmente al Vinitaly (a Verona dal 10 al 13 aprile) presso lo stand di Terre Gaie (padiglione 8 stand F2) per poi partire con la distribuzione, per la quale i due creatori stanno valutando alcuni partner, focalizzata sul mondo dei locali.

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Colombe in mostra sotto la Mole

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A Torino, il 2 e 3 aprile, 30 Maestri pasticceri e fornai provenienti da Italia presenteranno le loro creazioni: oltre 150 colombe tradizionali e creative

Torino si prepara ad assaggiare Una Mole di Colombe. La manifestazione, giunta alla quarta edizione, si terrà il 2 e il 3 aprile presso l’Hotel Principi di Piemonte, nel capoluogo piemontese. Circa 30 Maestri pasticceri e fornai provenienti da Italia, presenteranno le loro creazioni: oltre 150 colombe tradizionali e creative. Oltre ai momenti degustazione e acquisto pubblici, Una Mole di Colombe si concluderà con un concorso a porte chiuse, che si svolgerà domenica 3 aprile.

I premi di Una Mole di Colombe

Per rientrare nella selezione di Una Mole di Colombe, la società organizzatrice Dettagli ha valutato i Maestri in base a rigorose regole di qualità: l’utilizzo di lievito madre e l’esclusione di conservanti, emulsionanti, additivi chimici, aromi artificiali e semilavorati. Al termine della parte aperta a golosi, gourmet, esperti e curiosi, il 3 aprile si terrà il concorso a porte chiuse, in cui verranno decretati i vincitori delle targhe per Migliore Colomba Tradizionale e Migliore Colomba Creativa. A giudicare le opere di pasticceria, ci sarà una giuria composta da tecnici e addetti ai lavori.

«La filosofia di Dettagli – affermano le due fondatrici, Laura Severi e Matilde Sclopis di Salerano – ha come obiettivo la valorizzazione dei grandi lievitati di eccellenza artigianale». Prima del Covid, dal 2012 al 2019,il format “Una Mole di…” ha registrato in ogni edizione un incremento di pubblico di circa il 30%. Nata nel 2012 con Una Mole di panettoni, la manifestazione è ormai diventata un appuntamento fisso degli eventi enogastronomici torinesi. Dal 2020 è sbarcata sul web con l’obiettivo di riunire produttori italiani selezionati per l’eccellenza delle loro proposte.              

Una Mole di Colombe per il pubblico

La manifestazione inizia con una giornata aperta al pubblico, in cui tutti potranno degustare e acquistare al prezzo speciale di 30 € al Kg la protagonista dei dolci di Pasqua. Ci saranno preparazioni classiche con glassa, granella di zucchero, mandorle o nocciole armelline e in quelle dai ripieni più creativi. Secondo gli ultimi dati di vendita, la colomba conquista sempre nuovi estimatori, soprattutto quella artigianale che, grazie al talento dei maestri pasticceri, si arricchisce di un caleidoscopio di profumi e sapori tipici delle varie regioni italiane.

Mix-thology, il nuovo album di cocktail dell’Atrium Bar

Atrium Bar
Tommaso Ondeggia (a sinistra) ed Edoardo Sandri, rispettivamente, bar manager e head bartender dell'Atrium Bar, con il cocktail book Mix-thology
Con i nuovi signature e una selezione di cocktail iconici, abbinati alle musiche del dj Maurizio Solforetti e del pianista Maurizio Tomberli, la drink list racconta non solo la miscelazione, ma anche l'atmosfera del bar del Four Season di Firenze

L’Atrium Bar del Four Seasons di Firenze apre nel 2008, anno di inaugurazione dell’albergo. La struttura di lusso ha saputo, negli anni, far conoscere il suo senso dell’ospitalità non solo agli ospiti interni, ma anche a una clientela cittadina sempre più fidelizzata, che vede nell’Atrium un posto dove lasciarsi andare, affidandosi a mani esperti per soddisfare i propri sfizi. Nell’ultimo anno, con l’uscita di scena dello chef Vito Mollica, il settore F&B ha subìto un cambio di management, che la struttura ha saputo gestire al meglio, sfornando nuove idee e puntando sulla valorizzazione dei talenti che ha in casa.

Il percorso dell’Atrium Bar segue due periodi distinti: il primo va dall’apertura fino all’estate del 2017. In questi anni consolida la sua posizione come grande bar d’albergo, dallo stile classico e dal servizio impeccabile. Nella seconda fase, sancita dalla direzione di Tommaso Ondeggia nell’autunno 2017, inizia il momento sperimentale e avanguardista dell’Atrium. Si cominciano a proporre menu tematici dove sono sempre più presenti ingredienti atipici, gusti contrastanti, bicchieri bespoke e tecniche sofisticate. Edoardo Sandri, come head bartender, e Simone Corsini, come sua spalla, cominciano a sbizzarrirsi e si accorcia la distanza che c’è tra il bancone e il tavolo, coinvolgendo sempre più i clienti nelle creazioni dei bartender.

Un menu supersonic

La nuova drink list, presentata il 17 marzo a un pubblico di amici e aficionados (tra i quali l’ospite d’onore David Wondrich), rappresenta un tributo a questi due “lati” dell’Atrium Bar. Il menu Mix-thology è infatti un vinile che, oltre ai cocktail, contiene 4 tracce musicali inedite.

Il lato A è composto da una selezione dei cocktail più venduti di sempre. Greatest hits come il Vintage Negroni, il Tiramisu o il Coppi-Bartali. Sono i drink più apprezzati dai menu precedenti, quelli che, quando vengono cambiati, si fa fatica a lasciarli andare perché i clienti continueranno a richiederli. Ad accompagnare questi cocktail, due composizioni del maestro Maurizio Tomberli, il pianista che da sempre allieta le serate all’Atrium.

Girando il vinile e posizionando la puntina sul lato B, si attivano i beat di Marco Solforetti, dj resident del Four Seasons: è da questo lato che si trovano i nuovi signature cocktail del bar: dai Martini ammaestrati con Calvados e bitter alla prugna ai tropicals a base di distillati giapponesi e liquori medicei. In totale 4 “nuove tracce” accompagnate da due “bonus track” analcoliche e da una selezione di finger food firmata dal nuovo chef Paolo Lavezzini. La registrazione del nuovo album è durata circa un anno e il risultato ha lo stesso nome di uno dei nuovi drink: supersonic.

Tipicciotto, evoluzione dolciaria di un prodotto iconico

Pasticciotto
Il pasticciotto è nato da ricetta antispreco ed è diventato il simbolo di un territorio. Ma c'è anche chi è andato oltre, recuperandone la storia per creare una versione unica: è il caso del pasticcere Luigi Derniolo

Quello del pasticciotto è uno dei trend in ascesa della pasticceria italiana. Lo dimostra la risalita lungo lo stivale dei prodotti della catena Martinucci, laboratorio artigianale che ha varcato i confini della Puglia arrivando ad aprire un pdv nell'area food della Stazione Termini a Roma. Ma anche la scelta di Pasticceria Martesana, che lo ha introdotto sia nella sua nuova offerta nei pdv storici sia nel suo punto vendita presso il Mercato Centrale di Milano. C'è chi, come Caffè Palmieri di Galatina, qualche anno fa lo ha portato a Dallas, vendendone a migliaia e diventando una leggenda nella città dove il pasticciotto è nato. E c'è chi come Andrea Colitta, proprietario dell'omonima pasticceria di Cellino San Marco, ha creato persino un kit per prepararlo a casa, con tanto di pasta frolla, farina, formine riutilizzabili, mattarello, spatolina e sac à poche con tre farciture differenti (disponibili anche le versioni vegan, senza glutine e senza zucchero).

Ma questa preparazione di pasticceria, che viene ben identificata anche col nome della città in cui è nata, ha ricevuto anche un'importante rivisitazione. Il merito va agli studi e alla perseveranza di Luigi Derniolo, seconda generazione della Pasticceria Eros di Galatina. Ecco com'è nato e cos'è il tipicciotto.

Grani lavorati a pietra come nel 1745

Il tipicciotto è una versione del pasticciotto di Galatina che, pur aderendo al disciplinare, apporta un cambiamento importante alla farina utilizzata. Grazie alla collaborazione con l'Università di Lecce e alla rete agricola sul territorio, Derniolo ha studiato i grani antichi, presumibilmente coltivati ai tempi dell'invenzione del Pasticciotto. Infatti, nel 1745 è improbabile che si utilizzasse farina raffinata. Dopo aver individuato i grani del tempo, il pasticcere ha scoperto anche chi li produceva ancora: Mulino di Comunità - Casa delle Agriculture, che li lavora a pietra. Dopo alcuni esperimenti sulla granulosità, il grano Maiorca è risultato il più adatto per produrre un dolce molto simile a quello che si faceva in passato.

Il ruolo storico dello strutto

Derniolo, membro dell'Associazione Pasticcieri Salentini e titolare della Pasticceria Eros, vive una forte vocazione alla divulgazione delle specialità della "sua" Galatina. Per questo, nel raccontare gli studi fatti sul passato della pasticceria locale, si sofferma molto anche nella presenza dello strutto nelle ricette. Infatti, questo è un grasso tipico di queste zone, al contrario di quello che possono far pensare le distese di ulivi nelle campagne. «Anche se Galatina produceva tanto latte, non veniva trasformato in burro perché tutta la materia prima era destinata al formaggio. In più, lo strutto costava anche meno, il che ci avvicina molto alla pasticceria napoletana. Del resto, anche questa era terra di Borboni, un ex colonia bizantina e un approdo degli arabi: un vero e proprio crocevia di contaminazioni», spiega Derniolo.

I corsi per presentare ai clienti il tipicciotto

Alla vista, il tipicciotto appare più scuro e, degustandolo, il morso è fragrante, anche se l'impasto è più strutturato. La crema pasticciera resta fedele all'originale. Questo prodotto è in vendita solo presso la Pasticceria Eros, che da tempo aderisce a progetti di promozione del territorio come il Pasticciotto Tour Galatina organizzato da Barbara Perrone, Francesco Fumarola e l'Associazione Galatina al Centro. Inoltre, sfruttando la piattaforma Experience di Airbnb o chiamando direttamente in negozio, è possibile partecipare a corsi per imparare a preparare il tipicciotto.

Decreto Riaperture 2022: le novità per i locali e i lavoratori

decreto riaperture 2022
Foto di youleks da Pixabay
Il nuovo provvedimento delinea il calendario per il graduale ritorno alla normalità. Dal primo aprile basta il Green pass base per consumare all'interno, mentre niente certificato per i tavoli all'esterno. Novità anche per i lavoratori

La strada per il ritorno alla normalità è tracciata. Lo scorso 17 marzo il governo ha varato un nuovo decreto legge, il cosiddetto decreto Riaperture 2022 (dl n 24/2022, pubblicato in Gazzetta ufficiale n 70 del 24 marzo 2022), che disegna la road map per il superamento delle restrizioni anti Covid. Un percorso che si sviluppa attraverso il graduale allentamento delle misure restrittive, definito da uno specifico calendario, che accompagnerà il Paese al ritorno alla piena normalità. Percorso che passa per la fine dello stato di emergenza, che cesserà il prossimo 31 marzo, del sistema delle zone colorate (dal 1° aprile) e per il graduale superamento del Green pass, che viene definitivamente abolito a partire dal 1° maggio.

In questo percorso rientra anche l’uso delle mascherine, che resta obbligatorio nei luoghi al chiuso fino al 30 aprile. In particolare, si dovranno indossare le Ffp2 per utilizzare i mezzi di trasporto, sia locali sia a lunga percorrenza, per partecipare a spettacoli aperti al pubblico che si svolgono in sale teatrali, da concerto, cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo, e a eventi sportivi. Le chirurgiche sono invece obbligatorie per accedere all’interno di bar, ristoranti, pub pasticcerie, gelaterie, sale da ballo e discoteche. Il decreto Riaperture 2022 prevede importanti novità anche per le attività e i lavoratori del settore del fuoricasa.

Stop al green pass per consumare all'aperto

Per quanto riguarda bar, caffetterie, pub, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, la prima novità è che dal 1° aprile non è più necessario alcun Green pass (né quello rafforzato né quello base) per consumare ai tavoli all’aperto.

Sempre da quella data, ovvero dal 1° aprile, basta il Green pass base (guarigione da Covid o tampone) per poter accedere e consumare all’interno dei locali, sia al tavolo sia al bancone. L'unica eccezione riguarda chi alloggia in hotel, che potrà consumare al ristorante della struttura anche senza certificato verde.

Fino al 30 aprile resta l’obbligo del possesso del Super green pass per poter accedere a feste che si svolgono al chiuso, sale gioco, sale scommesse, sale bingo, casinò, sale da ballo, discoteche, e partecipare a spettacoli che si svolgono al chiuso.

La seconda grande novità è che dal 1° maggio l’obbligo del possesso del Green pass decade totalmente per accedere e consumare, oltre che all’esterno, anche all’interno dei locali: da quella data dunque si potrà ricominciare a servire tutti i clienti, anche quelli privi del certificato. Novità che per hotel e strutture ricettive viene anticipata già dal 1° aprile.

Lavoratori: dal 25 marzo basta il Green pass base

Novità importanti riguardano anche i lavoratori. Dall'entrata in vigore del decreto, ovvero dal 25 marzo, è possibile per tutti, anche gli over 50, accedere ai luoghi di lavoro con il green pass base. In pratica, decade l’obbligo vaccinale per i lavoratori che hanno più di 50 anni di età: anche quelli non vaccinati potranno recarsi al lavoro dopo aver effettuato il tampone con esito negativo, da meno di 48 ore se rapido o da meno di 72 se molecolare, come avveniva prima dello scorso 15 febbraio (leggi Super green pass: le novità per locali e lavoratori).

Il Green pass, anche quello base (ottenuto dopo tampone), cessa di essere obbligatorio anche per i lavoratori dopo il primo maggio.

Fipe: locali ancora penalizzati

Il percorso di ritorno alla normalità tracciato dal decreto Riaperture 2022 non ha soddisfatto pienamente la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), che sottolinea come il mantenimento per l’intero mese di aprile dell’obbligo del Green pass per accedere all’interno dei locali sia una misura fortemente penalizzante per i locali.

«L’eliminazione del green pass con la fine dello stato di emergenza non può escludere la ristorazione. Oltre il 40% dei turisti alloggia in strutture ricettive extra alberghiere e bar e ristoranti sono servizi essenziali del soggiorno – lamenta la Federazione in una nota -. In più il controllo del certificato verde a carico degli esercenti per l'accesso ai pubblici esercizi era ed è una misura emergenziale e come tale deve essere superata nel momento in cui si conclude lo stato d’emergenza. Imporre questo impegno per altri 30 giorni ai gestori dei locali, in una stagione determinante per le attività turistiche quale è l’avvio della primavera e con la Pasqua alle porte, non ha più alcuna giustificazione». Un costo inutile in un periodo fortemente critico per Fipe, che si attendeva scelte più coraggiose da parte del governo.

«Resta la spiacevole sensazione che non si comprenda pienamente lo stato in cui versa il settore e la sua importanza come seconda voce di spesa dei turisti – prosegue la nota -. Bisognava avere maggior coraggio dando un po’ di respiro alle nostre imprese, piegate da due anni di pandemia, da un aumento esorbitante dei costi dell’energia e delle materie prime alimentari e dall’assenza di flussi turistici».

DECRETO RIAPERTURE dl n 24 del 24 marzo 2022

Il WBC arriva a Milano con 5 finali mondiali

World of Coffee - Milano
Il World of Coffee si sposta da Varsavia a Milano a causa del conflitto in Ucraina. In pedana Carmen Clemente, Andrea Villa, Elvira Niki Di Landa, Davide Cobelli, Fabio Dotti

Dopo le competizioni di Host, anche le finali mondiali di  Latte Art, Coffee in Good Spirits, Cup Tasters, Cezve/Ibrik e Roasting si svolgeranno a Milano dal 23 al 25 giugno presso il MiCo, Milano Convention Center nell’ambito del World of Coffee, nelle stesse giornate in cui si sarebbe dovuto svolgere a Varsavia (Polonia). La decisione di questo spostamento è stata presa a fronte del recente conflitto in Ucraina che ha costretto migliaia di persone a cercare rifugio a Varsavia, anche all’interno del centro congressi Ptak, che avrebbe dovuto accogliere la manifestazione. Con una nota, Yannis Apostolopoulos, amministratore delegato della Specialty Coffee Association, si è detto dispiaciuto per le circostanze e al contempo impaziente di portare World of Coffee in Italia, culla dell’espresso: sarà la prima volta che Milano lo ospiterà.

«In questo momento – afferma Apostolopoulos – il nostro pensiero va alla comunità polacca che ha accolto i rifugiati a braccia aperte, scegliendo di destinare anche il Ptak Warsaw Expo all’accoglienza della gente ucraina. Con la decisione di trasferire World of Coffee a Milano, vogliamo evitare di sovraccaricare con questo impegno la comunità di Varsavia, sostenendo i chapter Sca Polonia e Repubblica Ceca che continuano a fornire aiuti e supporto a coloro che sono fuggiti dalla guerra. Non vediamo l'ora di poter tornare a Varsavia in futuro e ci siamo impegnati a donare il 100% delle entrate derivanti dalla vendita dei biglietti del World of Coffee alle aziende e ai professionisti del caffè ucraini».

Dal 23 al 25 giugno a Milano si terranno anche gli attesi Campionati Mondiali di cinque  competizioni del mondo del caffè. Torneranno in pedana dopo due anni di assenza i campioni italiani Carmen Clemente - Latte Art, Andrea Villa - Coffee in Good Spirits, Elvira Niki Di Landa - Cezve/Ibrik , Davide Cobelli - Roasting; infine per il Cup Tasters Fabio Dotti, che ha vinto la competizione nazionale il 16 marzo, nel’ambito di Sigep.

Sca Italy ha appreso con rammarico le motivazioni che hanno reso impossibile ospitare l’evento a Varsavia. Allo stesso tempo, afferma Alberto Polojac, coordinatore nazionale dell’Associazione, «siamo contenti di poter ospitare nuovamente uno degli eventi di settore più importanti a livello internazionale in casa nostra. Siamo già al lavoro con l'organizzazione per garantire un passaggio di consegne agevole e lineare, non certo facile a due mesi dall'inizio dell'evento. Siamo inoltre elettrizzati dall'idea di ospitare ben 5 campionati mondiali, che da due anni sono congelati in attesa di decretare dei nuovi vincitori. In un momento storico complesso come quello attuale la miglior risposta che possiamo dare come settore è quella di mostrarci coesi e compatti, supportandoci a vicenda, con il dinamismo e il coraggio che contraddistingue tutti noi appassionati di caffè».

Le aziende che volessero essere espositori o sponsor della manifestazione possono contattare l’organizzazione al link: worldofcoffee.org/contact-us.

Bitter Lemon, il nuovo mixer firmato Lurisia

Lurisia Bitter Lemon
Il nuovo mixer arricchisce la linea per la miscelazione dello storico marchio piemontese di acque minerali e bibite premium, che comprende altre quattro specialità a base di eccellenze italiane

Si amplia la gamma di mixer firmata Lurisia. Lo storico marchio piemontese di acque minerali e bibite premium, ora di proprietà di Coca-Cola Hbc Italia (leggi Coca-Cola Hbc Italia mette nel mirino Lurisia) ha lanciato la nuova referenza Lurisia Bitter Lemon, che come tutte le sue bevande del brand si ispira a ricette della tradizione, rendendo omaggio, attraverso la scelta delle materie prime, a delle vere eccellenze della produzione italiana.

Nel caso di Lurisia Bitter Lemon l’ingrediente caratterizzante è l’estratto di limone Primofiore, la prima fioritura del Femminello siracusano e prodotto dalle elevate caratteristiche organolettiche, che si unisce al succo di limone, dando vita a un mixer ricco di gusto e di profumi.

La gamma per la mixability

La nuova referenza completa la linea Lurisia pensata per la miscelazione che comprende altri quattro prodotti, tutti in bottiglia di vetro in formato 15 cl.

Lurisia Mixer_completa
La linea di mixer Lurisia

Acqua Tonica con Ireos Toscano, una tonica ideale per miscelarsi al gin e impreziosita dall’estratto di ireos toscano, un fiore esportato in tutto il mondo la cui radice dona un tocco aromatico unico. Ginger Beer con peperoncino calabrese, una bevanda dal temperamento vivace, perfetta per il Moscow Mule frutto della combinazione tra lo zenzero e il gusto piccante del peperoncino di Calabria. Gazzosa Amara con Quassia Amara, omaggio alla bevanda italiana per eccellenza, la gazzosa, arricchita dal tocco amaro apportato dalla quassia, che la rende perfetta anche per il consumo liscio. Acqua Tonica con una nota di Vermouth, una bevanda che celebra le origini piemontesi del brand con l’aggiunta di una goccia di vermouth alla tonica, che ne fa un prodotto ottimo anche da servire liscio.

Una gamma che Lurisia ha creato per rispondere alla domanda di prodotti nuovi e di pregio da parte di bartender e consumatori. Domanda alla quale il marchio ha risposto con proposte che accompagnano in un viaggio tra sapori e ingredienti locali di prima qualità. Una filosofia che Lurisia porta avanti da sempre e al quale ha dato nuovo slancio con un piano di investimenti da 10 milioni di euro annunciato nel 2020, anno del suo 80° anniversario, per il rinnovamento del suo sito produttivo di Roccaforte Mondovì (Cuneo) nell’ottica di un’ulteriore espansione del business.

Doppio Malto cresce a Milano anche con un modern bistrot

Brindisi per l'inaugurazione del nuovo Doppio Malto milanese
Battesimo a Milano per il trentesimo locale della catena Doppio Malto di Foodbrand, con un progetto per un modern bistrot dagli spazi più contenuti.

Eravamo abituati a vedere l'apertura di nuove birrerie Doppio Malto su grandi superfici o all'interno dei centri commerciali. Arrivato a contare ben 27 locali in Italia e 3 all'estero (Francia, Scozia, Inghilterra) per un giro d'affari di 60 milioni di euro e 400 dipendenti, di recente invece il format creato nel 2016 dalla Foodbrand di Giovanni Porcu ha focalizzato il proprio interesse su cittadine in provincia e centri storici con locali dagli spazi più ridotti.

A gennaio infatti è stata la volta del locale a Lentate sul Seveso (Monza-Brianza) affacciato sulla strada Nazionale dei Giovi, 700 mq distribuiti su tre livelli completo di biliardini e campo da minigolf, con 20 persone di servizio.

Il trentesimo locale invece è stato inaugurato a Milano in via Morosini, in una zona storica della movida come Porta Romana, negli spazi di una storica pizzeria, con un ambiente che ricorda più un colorato modern bistrot.

«Con questo nuovo locale vogliamo regalare ai nostri clienti una proposta diversa, un Doppio Malto più piccolo e raccolto rispetto agli altri – spiega Giovanni Porcu, Ceo di Foodbrand, titolare del marchio Doppio Malto – L’idea è quella di differenziare la nostra offerta: se la birra rimane l’elemento caratterizzante del brand, vogliamo permettere ai nostri clienti di scegliere l’ambiente più adatto a seconda del pranzo o della serata che si aspettano ci sembra fondamentale. Quella del locale di via Morosini, nel cuore di Porta Romana, non è però l’unica apertura in programma a Milano: il marchio continua a crescere e nei prossimi mesi arriveremo anche in Duomo e in zona Bicocca».

Particolarmente curata la parte gastronomica, come accostamenti intriganti come gli snack salati guttiau, insieme con Grana Bella Lodi e pancetta,o come l’hamburger caprino e cipolla, a classici come la brace mista o la pizza parmigiana e fiordilatte.
Ovviamente non mancano anche piatti a base di birra come la salamella cotta con la birra Honey Ipa o il birramisù, con biscotti savoiardi inzuppati nella Birra Black Stout, e proposte dedicate ai vegetariani come insalate e burger vegetali.
Per quanto riguarda le birre, invece, quelle spillate nel locale, tutte prodotte artigianalmente dal brand nei birrifici di Iglesias ed Erba, sono 14: dalle Super Chiara alla Bella Rossa, passando per pinte piccanti e balsamiche, come la Zingi Ale, fino all’Extra Bitter, dissetante e persuasiva.

Il punto forte dell'iniziativa Doppio Malto è sempre una larga gamma di 18 specialità birrarie (alla spina e in bottiglia), per un totale di 600mila litri prodotti principalmente nel moderno e grande birrificio di Iglesias (Sud Sardegna) che si estende su una superficie di 4.500 mq, con una particolare attenzione al risparmio di acqua ed energia. Offerta liquida importante, a cui si deve aggiungere una proposta food altrettanto interessante e varia, dalla lavorazione di carni rosse e bianche alla brace alle pizze, comprese proposte senza glutine.

Oro per Grappa Bianca Nardini all’International Wine & Spirit Competition

Grappa Bianca Nardini
L'iconica grappa della distilleria di Bassano ha trionfato nella prestigiosa competition internazionale dedicata agli spirit e ai vini, che quest'anno ha visto in gara oltre 4000 prodotti da 90 Paesi del mondo

Dopo il pieno di riconoscimenti dello scorso anno (leggi Altre medaglie per le grappe Nardini dalla Spirits Selection), anche questi primi mesi del 2022 regalano grandi soddisfazioni a Nardini con un nuovo premio che ne arricchiscono il già ricco medagliere. Si tratta della medaglia d’oro nella categoria Grappa che la distilleria più antica d’Italia si è appena aggiudicata all’International Wine & Spirit Competition (Iwsc), prestigiosa competition internazionale che dal 1969 premia ogni anno i migliori vini, spirit e liquori. Una medaglia dal sapore molto particolare perché a conquistarla è stato il prodotto iconico della distilleria: la Grappa Bianca Nardini.

Ma non solo, perché il distillato di casa Nardini è anche l’unica grappa bianca nella categoria ad aver ricevuto il prestigioso riconoscimento in questa edizione del concorso. Concorso che quest’anno ha registrato il suo record di prodotti in gara: oltre 4.000, nel complesso, provenienti da 90 Paesi del mondo.

«Uno stile classico con sapori meravigliosamente rotondi di uva dolce e un pizzico di deliziosa spezia al palato. Una grappa splendidamente integrata, piena di carattere e benedetta da un finale straordinariamente intenso e succulento. Meravigliosa», il lusinghiero giudizio della giuria internazionale, composta da grandi esperti del mondo spirit, che ha assegnato il premio alla Bianca.

Un premio che rende merito alla sinfonia di aromi floreali e fruttati che caratterizzano questa grappa, la prima nata della distilleria. Una grappa ottenuta dalla distillazione, con tre metodi differenti, di vinacce plurivitigno per ottenere un prodotto dal colore cristallino, dal gusto pieno e complesso. Un’attenta selezione delle componenti aromatiche, ottenute grazie al triplo metodo di distillazione, che rende la Grappa Bianca Nardini un distillato perfetto sia per la bevuta liscia sia, grazie alla sua versatilità, per la miscelazione.

Un prodotto che ha alle spalle secoli di storia e che racchiude l’arte distillatoria della casa di Bassano. Che non a caso, lo scorso anno, ha voluto vestirla con un nuovo pack: una bottiglia dal design contemporaneo, elegante e slanciato, impreziosita da un’etichetta e da altri elementi che richiamo l’heritage del distillato, a sottolineare la storicità di questa grappa, ma insieme il suo sguardo rivolto al futuro (leggi Un nuovo pack per Grappa Bianca e Grappa Riserva 3 anni Nardini).

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Comte de Montaigne brinda alla Terra con i Cocktail Zero by Facundo Gallegos

Facundo Gallego_Comte de Montaigne
Facundo Gallegos, bar manager de The St. Regis Venice
La maison di champagne ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale della Terra (22 aprile) con tre drink a basso impatto creati per l'occasione dal bar manager de The St. Regis Venice

La sostenibilità rappresenta la nuova frontiera anche per il mondo della mixology. Sempre più numerosi sono infatti i bartender che per le loro creazioni seguono un approccio finalizzato a ridurre l’impatto ambientale del loro lavoro, realizzando cocktail ispirati alla filosofia zero sprechi, ingredienti a km zero e 100% plastic free. Principi ai quali si ispira anche l’attività di Comte de Montaigne, tra le più prestigiose maison di champagne la regione dell’Aube che da sempre si è distinta, oltre che per l’altissima qualità delle sue bollicine, per la sua particolare attenzione al rispetto del territorio. Proprio per sottolineare l’importanza dell’impegno individuale per la salvaguardia del Pianeta la maison presenta ora tre Cocktail Zero, a base dei suoi champagne e firmati da un nome di punta della miscelazione: Facundo Gallegos, bar manager dell’hotel The St. Regis Venice.

Formatosi presso il Cipriani di Venezia e con una lunga carriera presso i bar di hotel di lusso tra l’Italia e il Regno Unito, tra i quali il Coburg Bar dell’Hotel Connaught e il Dorchester Hotel a Londra, Gallegos ha realizzato i tre drink, Il Cavaliere del Comte, Honey Lagoon e Red Knight, per brindare in occasione della prossima Giornata Mondiale della Terra, in programma per il 22 aprile. Ma le tre creazioni, facili e veloci da realizzare, rappresentano una proposta che può essere inserita nella carta di tutti i locali che vogliono offrire ai loro clienti cocktail dove l’eleganza, il gusto e la classe dello champagne si sposa con l’attenzione alla sostenibilità.

Protagonisti tre eccellenze Comte de Montaigne

Protagonisti dei cocktail alcune delle eccellenze di Comte de Montaigne: il Brut Grande Réserve, il Blanc de Blancs Grande Réserve e il Rosé Grande Réserve. Il primo, fatto con uve Pinot Nero (70%) e Chardonnay, si caratterizza per gli aromi ricchi e fruttati di grande intensità, con note di frutta bianca, come mela, pera e pesca, mentre in bocca è fresco, persistente rotondo, con note spiccate note minerali.

Blanc de Blancs Grande Réserve è invece uno champagne elegante di grande potenza e mineralità, fatto con sole uve Chardonnay. Si caratterizza per la sottile armonia tra rotondità e morbidezza, mentre al naso per gli intensi sentori fruttati, dove spiccano i sentori agrumati accompagnati da quelli di frutta esotica e di fiori bianchi.

Rosé Grande Réserve è uno champagne molto elegante e piacevole, ottenuto da 100% di uve Pinot Nero, che presenta aromi di frutta rossa (lamponi e ribes), che invecchiando evolvono verso la frutta nera, come la mora. Sensazioni di frutta rossa matura, catturata in tutta la sua freschezza, che tornano anche al palato, con un finale fresco e raffinato.

Tornando ai cocktail, Honey Lagoon nasce dall’incontro tra le note del Select e quelle di vermouth infuso con carciofi di Sant’Erasmo, che gli regalano un ricco profilo di spezie, erbe e fiori che Brut Grand Réserve rende ancora più seducente arricchendolo del suo gusto fruttato, del profumo di frutta bianca e della sua mineralità.

L’ingrediente plus de Il Cavaliere del Comte è invece il Blanc de Blancs Grande Réserve, che si mescola con liquore ai fiori di sambuco, liquore alla camomilla, Angostura, completando con una scorza di arancia essiccata come decorazione, .

In Red Knight le erbe aromatiche e le radici dell’Amaro Venesian, elisir botanico inebriato dalle note del carciofo violetto, delle scorze di agrumi e dal mix di cannella, anice, cardamomo, genziana, china, centaurea e rabarbaro, conquistano il palato mescolandosi all’Agresto, il tutto stemperato dalle note del miele e della frutta rossa matura nel finale fresco e raffinato del Rosé Grande Réserve. Cocktail da decorare con una composizione da realizzare a piacere con isomalto, sostituto naturale dello zucchero ricavato dalla barbabietola, disponibile in polvere o granuli da scioglierlo per modellarlo nella forma desiderata.

Le ricette Facundo Gallegos

Il Cavaliere del Comte

Il Cavaliere del Comte
Ingredienti:
2 cl St. Germain, 1,5 cl Farmily Mediterraneo, 2-3 gocce liquore alla camomilla, 3 gocce Angostura, top Comte de Montaigne Blanc de Blancs Grande Réserve
Preparazione:
build
Decorazione:
scorza di arancia essiccata
Bicchiere:
cordial glass

Honey Lagoon

Cocktail Zero Honey Lagoon
I
ngredienti:
30 ml di Select, 30 ml di vermouth in infusione con carciofi di Sant’Erasmo, top Brut Grand Réserve Comte de Montaigne
Preparazione:
shake
Decorazione:
frutti di bosco essiccati
Bicchiere:
calice vintage

Red Knight

Cocktail Zero Red Knight
I
ngredienti:
30 ml Amaro Venesian, 10 ml Agresto da uva glera, 15 ml miele, 2 gocce di amaro ai frutti rossi homemade*, top Rosé Comte de Montaigne
*Amaro ai frutti rossi: ingredienti: 1 kg frutti di bosco, 1 l alcol, 500 g
zucchero, Preparazione: mettere i frutti di bosco lavati e asciugati in un
contenitore ermetico insieme all’alcol e far riposare al buio per 20 giorni. Poi,
bollire 500 g di zucchero in un litro d’acqua per preparare lo sciroppo. Filtrare
il contenuto del barattolo con i frutti di bosco con un setaccio con telo di lino.
Unire lo sciroppo al liquore e versare in una bottiglia che dovrà riposare al buio e al fresco per almeno 30 giorni.
Preparazione:
shake
Decorazione:
composizione di isomalto
Bicchiere:
calice da vino rosso

 

 

 

 

Sweet&Shake Cup, finale a tre mercoledì 30 marzo. In diretta streaming

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Segui in diretta streaming su Fb redazione.bargiornale la finale del concorso organizzato da Bargiornale in collaborazione con Debic. Matteo Cassan, Lorenzo Muscolo e Alessia Mannara si contenderanno il premio del valore di mille euro in palio per il vincitore

Sicilia, Lombardia e Veneto: ecco da dove arrivano i finalisti della terza edizione di Sweet&Shake Cup, il concorso organizzato da Debic in collaborazione con Bargiornale per valorizzare la miscelazione a base panna. Tema di questa terza edizione è il pairing perfetto.
Questi i loro nomi: Matteo Cassan, freelance; Lorenzo Muscolo del Twain di Milano; Alessia Mannara del Talea di Palermo si sfideranno alla Chocolate Academy di Milano.

A giudicare le loro creazioni un terzetto di giudici d'eccezione: Cinzia Ferro, titolare dell'Estremadura Cafè di Verbania; Antonio Cuomo, chef culinary advisor di Debic; Diego Poli, chef academy di Chocolate Academy. Saranno loro, con i loro voti, a decretare chi dei tre si aggiudicherà il premio destinato al vincitore: un buono del valore di mille euro in corsi Planet One. Che vinca il migliore (pairing)!

Segui la finale in diretta streaming dalle ore 15 su Facebook @Redazione.bargiornale - @Debic.Italia

Creativa e sostenibile: l’esperienza perfetta fuori casa

fuori casa
Desiderosi di divertirsi e attenti all’ambiente (e al portafoglio): il ritratto dei nuovi consumatori secondo Euromonitor International

A caccia di esperienze divertenti e creative, purché alla portata del proprio portafoglio, pronti a dare la preferenza a chi si dimostra più attento alla sostenibilità: è il ritratto del cliente che emerge dall’indagine “Top 10 global consumer trends 2020” di Euromonitor International. Ma, in realtà, parlare di cliente come se fosse un’unica entità dai contorni ben definiti è un errore: «Ci sono alcune tendenze evidenti - afferma Alison Angus, head of lifestyles del team di ricerca della società londinese - come il desiderio di prendersi maggiormente cura di sé e di curare maggiormente il proprio equilibrio, e altri aspetti in cui atteggiamenti ed attitudini sembrano contrapposti».
«Molte persone  stanno riconsiderando profondamente il proprio stile di vita e i propri valori - prosegue Angus -. Vogliono un maggior equilibrio nella propria vita, uno stile più sano. Ma in questo desiderio di innalzare la qualità della propria vita vanno anche alla ricerca di esperienze creative, nuove e divertenti, purché sostenibili per le loro finanze».

I giovani spingono verso la sostenibilità

Lo stesso accade con la sostenibilità ambientale: sono soprattutto i giovani a indirizzarsi verso i locali che dimostrano di tenere in considerazione la questione ambientale, anche se non necessariamente sono disposti a spendere di più. La soluzione? «Non occorre “essere al 100% sostenibili”, ma dimostrare e mostrare, in onestà e trasparenza, che ci si sta muovendo nella direzione di una maggiore sostenibilità». Nel frattempo, si moltiplicano le App che aiutano a individuare i luoghi “verdi” (negozi, ristoranti, bar ecc.) da premiare, diventando veri e propri moltiplicatori di stili e di scelte più rispettose dell’ambiente.
«Se è vero che la sostenibilità è un tema che sta a cuore soprattutto ai più giovani - spiega l’esperta - non va dimenticato il loro lavoro di sensibilizzazione nei confronti di genitori e nonni, che sta portando dei cambiamenti nella vita e nelle scelte anche delle generazioni precedenti».
La sostenibilità, oltre che verso l’ambiente, si dirige sempre di più anche verso le scelte di vita personali: «Da un lato c’è ci si sposta fuori città, in aree più periferiche dove la vita costa meno e si hanno ritmi più pacati. Dall’altra si cerca di limitare gli spostamenti. Crescono le opportunità per i locali di provincia e nelle aree residenziali delle città, specie quelle più verdi, accoglienti. Il limite dei 15 minuti negli spostamenti comincia a essere un criterio di selezione per molte più persone di prima».

Voglia di socializzare e timori residui

Un altro aspetto su cui Angus pone l’accento è quello che chiama “il paradosso della socializzazione”:  «Da un lato ci sono quelli che non vedono l’ora di tornare alla vita che facevano prima della pandemia, e lo stanno già facendo. Dall’altro, però, c’è chi esita, chi non si sente ancora a proprio agio nell’uscire. Credo sia importante, se si vuole riconquistare entrambe le tipologie di clienti, continuare a mettere in atto quegli accorgimenti che fanno sentire al sicuro le persone, anche se è fondamentale farlo in modo soft, in modo da ricreare un’atmosfera piacevole e rilassata».

L’ultimo aspetto su cui Angus pone l’accento è quello della digitalizzazione: «L’utilizzo delle tecnologie è sempre più fondamentale, ma lo è altrettanto il capire in quali aspetti possono essere utili e in quali no. Se anestetizzano o in qualche modo attenuano la qualità e l’intensità dell’esperienza che si vive nel locale, rischiano di essere controproducenti. Dove invece possono avere un ruolo cruciale è nella comunicazione: usare il potere dei social per raccontarsi, per farsi conoscere, per comunicare le proprie iniziative, per rendersi attraenti agli occhi dei clienti può fare davvero la differenza».

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